LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

YULIA TYMOSHENKO TORNA A PARLARE CON UN VIDEO: “UCRAINA, SVEGLIA!”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 30, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina invita i suoi compatrioti a destituire con le armi della democrazia il regime del Presidente, Vitkor Yanukovych. Un’ulteriore registrazione mostra come all’eroina della Rivoluzione Arancione siano sistematicamente vietati colloqui con gli esponenti del dissenso rimasti in libertà.  

La leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko, dal carcere in cui è reclusa

Un filmato di due minuti circa girato da un telefonino nonostante l’opposizione fisica delle Guardie carcerarie per denunciare la condotta autoritaria del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e invitare in massa il popolo ucraino alle urne. Nella giornata di sabato, 29 Settembre, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko, ha fatto sentire la sua voce dal carcere dove è detenuta per scontare una sentenza politica.

Nel video, girato dal suo avvocato con un telefonino, la Tymoshenko si è appellata al popolo ucraino affinché esso si ribelli alla mafia che, secondo lei, governa il Paese dalla salita al potere di Yanukovych.

La Leader dell’Opposizione Democratica ha contestato le Autorità politiche per l’uso politico della magistratura, della quale il Presidente Yanukovych si sarebbe servito per eliminare dalla scena politica gli esponenti di spicco dello schieramento democratico, a partire dalla sua carismatica guida.

Infine, la Tymoshenko ha denunciato pressioni psico-fisiche da parte delle Autorità carcerarie: ree di sorvegliare la Leader dell’Opposizione Democratica notte e giorno e di non permetterle l’incontro con gli altri esponenti di spicco del dissenso arancione rimasti ancora in libertà.

“Avverto su di me cosa sia davvero il regime – ha dichiarato la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina – per la mafia di Yanukovych è importante solo l’arricchimento personale e la corruzione con cui essa governa l’Ucraina”.

Nella serata, le Autorità carcerarie hanno diffuso un altro video in cui la Tymoshenko, costretta su una sedia a rotelle per via di un’ernia al disco, cerca di scalfire con le mani e con le scarpe una barriera architettonica che le impedisce l’incontro con i visitatori.

Con tutta probabilità, la registrazione fa riferimento a qualche giorno prima, quando alla Guida della Rivoluzione Arancione – il processo democratico avvenuto in Ucraina nel 2004 – è stato negato l’incontro con il suo braccio destro, Oleksandr Turchynov, e il Leader in pectore dell’Opposizione Democratica Unita, Arseniy Yatsenyuk.

L’Ucraina di Yanukovych – dove alla fine di Ottobre avranno luogo Elezioni Parlamentari fondamentali per il futuro geopolitico del Paese – è passata in due anni dall’essere una democrazia rispettosa della libertà di stampa e dei diritti umani vicina all’Europa al divenire un regime filo-putiniano che reprime i dissidenti ed esercita pressioni su giornalisti e media liberi.

Dissidenti in carcere, giornalisti minacciati

La Tymoshenko è stata arrestata l’11 ottobre 2011, dopo un processo in cui la Difesa è stata privata di tutti i diritti, per la firma di accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato, ma che in realtà hanno permesso il ripristino dell’invio del gas dalla Russia in Ucraina ed Unione Europea in seguito alla crisi del gas del Gennaio 2009.

Oltre alla Leader dell’Opposizione Democratica, tra gli arrestati politici vi è, tra gli altri, l’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko: noto in Ucraina per avere condotto una lotta contro la corruzione che ha punito alcuni degli esponenti dell’attuale establishment Presidenziale.

Le televisioni notoriamente critiche con l’Amministrazione Presidenziale, come il TVi, sono stati eliminati dal pacchetto di canali trasmessi dalla tv via-cavo, ed alcuni giornalisti, come la Redattrice della Ukrayinska Pravda, Olena Prytula, e il suo collega Mustafà Nayem, sono stati aggrediti fisicamente da guardie del corpo dell’entourage del Presidente, e minacciati verbalmente dallo stesso Yanukovych.

Dinnanzi al regresso democratico sulle Rive del Dnipro, la Commissione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato, ed avrebbe istituito una Zona di Libero Scambio per integrare l’economia ucraina con quella europea.

Critiche sono state espresse anche dal Consiglio d’Europa e dagli Stati Uniti d’America. L’Assemblea di Strasburgo ha contestato la violazione dei diritti umani e civili in Ucraina, mentre il Senato di Washington ha richiesto l’applicazione di sanzioni personali nei confronti di Yanukovych e dei suoi stretti collaboratori.

Matteo Cazzulani

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TAP: UFFICIALIZZATO IL SUPPORTO POLITICO DI ITALIA, GRECIA E ALBANIA

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on September 29, 2012

Firmato a New York, a margine della sessione plenaria dell’ONU, un memorandum tra i governi italiano, greco e albanese per il sostegno al Gasdotto Transadriatico: conduttura progettata dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas per il Vecchio Continente. E’ la prima volta che il Belpaese compie un passo concreto in armonia con le iniziative di Bruxelles in ambito energetico.

Il progetto della TAP

Quello avvenuto a New York a margine del vertice ONU potrebbe essere un fatto di rilevante importanza destinato a modificare la politica energetica italiana ed europea. Nella serata di giovedì, 27 Settembre, i Governi di Italia, Grecia, ed Albania hanno siglato un memorandum per il sostegno politico al Gasdotto Transadriatico – TAP.

Questa infrastruttura è progettata nell’ambito del piano di diversificazione delle forniture di gas varato dalla Commissione Europea per trasportare carburante dall’Azerbajzhan in Europa, senza più dipendere da infrastrutture controllate dalla Russia: Paese che, sopratutto nella parte Centro-Orientale del Vecchio Continente, detiene il monopolio nella compravendita di oro blu.

Come riportato da una nota ufficiale, alla dichiarazione di New York i tre Governi faranno seguire iniziative in ambito istituzionale per garantire la realizzazione della TAP entro i prossimi mesi.

“Sono grato ai Governi di Italia, Grecia e Albania per l’appoggio politico – ha dichiarato il Capo della TAP, Kjetl Tungland – il Gasdotto Transadriatico è un progetto sempre più robusto, dopo l’ottenimento dell’accordo per lo sfruttamento dei giacimenti azeri e l’espressione di interesse nei nostri confronti da parte dei colossi energetici British Petroleum, SOCAR e Total”.

Apprezzamento per la dichiarazione di sostegno politico di Italia, Grecia e Albania è stata espressa anche dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, che ha definito il fatto come un passo in avanti che permette all’Europa di facilitare l’accesso ai giacimenti di gas dell’Azerbajdzhan.

Con la capienza di 20 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, e una lunghezza di 800 chilometri – dalla località greca di Komotini a San Foca, in Puglia – la TAP è compartecipata per il 42% dal colosso norvegese Statoil e dalla compagnia svizzera EGL, e, per il restante 15%, dalla tedesca E.On.

Oltre che dalla Britush Petroleum, dalla SOCAR e dalla Total, interesse a compartecipare al progetto è stato espresso dalla compagnia greca DEPA e da quella italiana Enel.

Il sostegno italiano al Gasdotto Transadriatico rappresenta una svolta nella politica energetica del Belpaese, che finora ha contrastato le iniziative della Commissione Europea, preferendo sostenere il Southstream.

Noto anche come Gasdotto ortodosso, il Southstream è progettato dalla Russia per rifornire l’Europa Sud-Occidentale di gas russo, isolando Paesi dell’Europa Centrale politicamente invisi al Cremlino – come Romania e Polonia – e vanificando i tentativi di Bruxelles di accedere in misura autonoma da Mosca a fonti di oro blu alternative.

Nonostante il sostegno del Governo alla TAP, per l’Italia resta ancora da chiarire la posizione del colosso nazionale ENI. Il Cane a Sei Zampe possiede il 20% delle azioni del Southstream, ed è uno dei più solidi partner in Europa del monopolista russo Gazprom – posseduto per il 50% dal Cremlino.

Tuttavia, la realizzazione del Gasdotto Transadriatico potrebbe permettere alla Penisola Italiana di affermarsi come il principale – e unico – hub per l’importazione e la distribuzione in Europa del gas del Bacino del Caspio: una possibilità che, oltre che a Roma, potrebbe fare gola anche a San Donato Milanese.

La TAP tra Nabucco e Southstream

Forte del sostegno di Italia, Grecia e Albania, la TAP si trova ora a vincere non solo la concorrenza del Souhstream, ma anche quella tutta interna all’Unione Europea con il Nabucco: conduttura concepita per trasportare il gas azero dalla Turchia fino al terminale austriaco di Baumgarten attraverso Romania ed Ungheria.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione è sostenuto politicamente dalla Commissione Europea e dai Paesi del Quartetto di Vysehrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – e, sul piano economico, è compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dall’ungherese MOL, dalla romena Transgaz, e dalla tedesca RWE.

Quale conduttura tra la TAP e il Nabucco sarà scelta per trasportare in Europa il gas dell’Azerbajdzhan sarà noto in seguito alla decisione del consorzio che controlla il giacimento Shakh-Deniz, da cui l’UE potrà importare 16 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Nel febbraio 2010, la Commissione Europea ha stretto con Baku un pre-accordo per lo sfruttamento dello Shakh-Deniz e, nel Settembre 2012, Bruxelles ha ottenuto anche la volontà del Turkmenistan di contribuire alle forniture di oro blu per il Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

AGRI: AL VIA LA FASE PRELIMINARE PER LA COSTRUZIONE DI UN GASDOTTO UTILE PER LA DIVERSIFICAZIONE DELLE FONTI DI GAS UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 28, 2012

Avviati dalla compagnia britannica Penspen gli studi di fattibilità per la costruzione di una conduttura deputata al trasporto del gas azero in Romania attraverso la Georgia e il fondale del Mar Nero. Il sostegno della Commissione Europea a un progetto di importanza strategica per la sicurezza energetica dell’Europa

Il percorso del progetto AGRI

Valutazione della possibilità di espansione del mercato, della fattibilità del progetto, del rispetto dell’ambiente e della reale capacità di garantire gas all’Europa sono i punti che saranno trattati dallo studio di fattibilità del gasdotto AGRI. Questa conduttura, sostenuta dalla Commissione Europea, è progettata per trasportare 7 miliardi di gas azero in Romania, presso il porto di Costanza, attraverso il territorio della Georgia e una lunga tratta sottomarina sui fondali del Mar Nero.

Come riportato da Pipelines International, i rilevamenti per la fattibilità del progetto sono stati avviati nella giornata di giovedì, 27 Settembre, e dureranno per circa due mesi.

“Attingeremo a tutta la nostra esperienza accumulata nel settore – ha dichiarato il direttore della Penspen, la compagnia britannica incaricata dello lo studio di fattibilità, Michael Simm – L’AGRI ha davvero le potenzialità per aprire all’Europa le porte dei giacimenti dell’Azerbajdzhan”.

Il progetto AGRI – Azerbajdzhan Georgia Romania Interconnector – è stato inserito dalla Commissione Europea tra le infrastrutture del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepiti per diversificare le forniture di gas per l’Europa, attingendo dai giacimenti del Mar Caspio senza appoggiarsi su condutture controllate direttamente o indirettamente dalla Russia – il Paese che, ad oggi, detiene il monopolio della compravendita di oro blu nella parte Centro-Orientale del Vecchio Continente.

La costruzione del gasdotto AGRI è derivata dalla decisione di evolvere – e rendere più sicuro – l’attuale omonimo progetto, che vede impegnati i medesimi Stati nel trasporto di oro blu azero mediante un sistema combinato di gasdotti e rigassificatori.

Come stabilito in un accordo intergovernativo, firmato il 13 Aprile 2010 dal Ministro dell’Energia e dell’Industria azero, Natig Aliyev, dal Ministro dell’Economia e del Commercio romeno, Adriean Videanu, e dal Ministro dell’Energia georgiano, Alexander Khetaguri, il progetto AGRI prevede il trasporto del gas proveniente dall’Azerbajdzhan via terra fino alle coste georgiane, da dove, una volta liquefatto, l’oro blu azero viene trasportato via nave in Romania, presso il terminale LNG di Costanza

Nel febbraio 2011, all’AGRI si è aggiunta anche l’Ungheria, interessata a sostenente la politica energetica della Commissione Europea. Quello di Budapest potrebbe tuttavia non essere l’unico allargamento del progetto a nuovi Paesi.

Anche Bulgaria, Ucraina e Turkmenistan interessate all’AGRI

Come riportato dall’autorevole Trend, anche Ungheria, Bulgaria ed altri Stati della regione sarebbero interessati all’ingresso nell’AGRI per importare gas liquefatto presso i propri terminali LNG.

A dare un fondamento all’indiscrezione, rivelata dal Vice-Ministro dell’Industria azero, Natig Abbasov, è la situazione energetica dei due Paesi in questione.

Kyiv, isolata energicamente dalla Russia e politicamente dall’Europa, è in cerca di nuove fonti di approvvigionamento, mentre Sofia ha varato un programma per abbattere la forte dipendenza da Mosca che, negli ultimi anni, ha visto l’economia bulgara dipendente dall’oro blu del Cremlino per il 100% del suo fabbisogno.

Tra gli altri Paesi interessati alla compartecipazione all’AGRI potrebbe rientrare anche il Turkmenistan: Paese ricco di giacimenti di gas che di recente ha avviato una campagna per la diversificazione delle esportazioni dell’oro blu, aprendo non più solo alla Russia, ma anche a Cina ed Europa.

Come riportato sempre alla Trend da Abbasov, l’Azerbajdzhan si è detta pronta a garantire il transito di gas turkmeno attraverso il proprio territorio.

Matteo Cazzulani

LA BRITISH PETROLEUM HA PROBLEMI IN RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on September 27, 2012

Il colosso britannico impossibilitato a vendere le proprie azioni alla compagnia russa Rosneft – controllata dal Cremlino – per via di una maxi-offerta miliardaria di oligarchi russi. A rischio la luna di miele tra la BP e il Presidente, Vladimir Putin. 

Il Presidente russo, Vladimir Putin

La necessità di riparare i danni causati nel Golfo del Messico e la difficoltà di svincolare – a caro prezzo – le azioni in Russia sono i due elementi che stanno tenendo in scacco il colosso energetico britannico. In seguito alla fuoriuscita di greggio al largo delle coste statunitensi dell’Aprile 2010, e ai continui litigi con gli oligarchi russi, la compagnia British Petroleum ha deciso di dismettere le sue azioni nel consorzio TNK-BP: terzo ente energetico per importanza in Russia, compartecipato al 50% dalla compagnia britannica, e dal restante 50% dalla russa Alfa Access Renova – AAR.

Nella giornata di Domenica, 23 Dicembre, il Capo della compagnia statale Rosneft, Igor Sechin, ha dichiarato di avere raggiunto l’accordo per l’acquisto della metà delle azioni TNK-BP possedute dal colosso britannico.

Nell’ambito dell’operazione, che avrebbe fruttato alle casse della BP circa 15 Miliardi di Dollari, la British Petroleum si sarebbe impegnata nell’acquisto dal Cremlino di un pacchetto minoritario delle azioni della Rosneft.

L’accordo tra la British Petroleum e la Rosneft è stato sostenuto dal Presidente russo, Vladimir Putin – di cui Sechin è stretto collaboratore – in quanto consente alla compagnia energetica della Federazione Russa, e al Cremlino, consistenti vantaggi. Da un lato, l’acquisto del 10% delle sue azioni da parte dei britannici permetterebbe di realizzare il piano del Cremlino varato per dismettere una parte delle azioni possedute nella Rosneft.

Dall’altro, come riportato dal Sunday Times, il patto di ferro tra Rosneft e British Petroleum potrebbe portare ad uno scambio di azioni tra i due enti, con l’ingresso nel Consiglio Di Amministrazione della BP di un esponente della compagnia russa: un precedente nella storia del colosso di Londra, che in 104 anni ha mantenuto la sua indipendenza.

Ad ostacolare l’operazione tra Rosneft e British Petroleum è stata tuttavia una maxi-offerta di circa 20 Miliardi di Dollari per l’acquisto del 50% della TNK-BP avanzata da azionisti della compagnia AAR.

Come riportato dalla Reuters, la AAR possiede il diritto di prelazione nell’acquisto delle azioni della British Petroleum nel consorzio TNK-BP. Se sarà confermata l’offerta miliardaria degli azionisti russi – che hanno già dichiarato di avere avviato consultazioni con alcune banche – il piano tra il Cremlino e Londra andrebbe dunque in fumo.

La questione della dismissione delle azioni britanniche della TNK-BP non è il primo caso di matrimonio non riuscito tra la British Petroleum e la Rosneft. Nel 2011, il progetto di scambio delle azioni tra i due enti per lo sfruttamento dei giacimenti di greggio nell’Oceano Artico – appoggiato da Vladimir Putin, allora Primo Ministro – è stato fermato sempre dall’opposizione degli azionisti della AAR.

Dal punto di vista britannico, l’accordo con Rosneft è considerato strategico, in quanto consente alla British Petroleum di mantenere un rapporto preferenziale con il Cremlino, spendibile per l’ottenimento di concessioni per lo sfruttamento di giacimenti di greggio sparsi per il mondo controllati da compagnie russe.

Inoltre, la dismissione delle azioni nella TNK-BP permette alla British Petroleum di incassare denaro utile per onorare la riparazioni promesse alla Comunità Internazionale in seguito alla catastrofe ambientale provocata nel Golfo del Messico dell’Aprile 2010.

Un probabile contrasto politico dietro alla questione della TNK-BP

 

Dalla prospettiva russa, la questione sembrerebbe testimoniare un contrasto interno tra l’establishment del Cremlino e quello degli oligarchi che, secondo quanto riportato da Gazeta Wyborcza, sarebbero legati all’entourage del Premier, Dmitriy Medvedev.

Di recente, si sono moltiplicate voci su un possibile sollevamento di Medvedev dalla guida del Governo, e – sempre secondo Gazeta Wyborcza – la questione legata alla TNK-BP potrebbe rispecchiare sul piano economico una frizione politica nel rapporto tra i due Leader che hanno governato la Russia nell’ultimo decennio.

Matteo Cazzulani

POLITICA ENERGETICA UE: TAP E NABUCCO SI RAFFORZANO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 26, 2012

Compagnie greche, britanniche ed azere vicine al Gasdotto Transadriatico, sostenuto politicamente da Grecia, Albania e presto anche Italia. Per assicurare il funzionamento della conduttura dalla verdiana denominazione, che potrebbe trasportare oro blu turkmeno e iracheno oltre che azero, la compagnia austriaca OMV intenzionata ad aderire alla TANAP

Il percorso del Nabucco e del Southstream

L’economia intrecciata alla politica è il leit motiv che sta accompagnando la realizzazione dei progetti varati dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas per il Vecchio Continente. Nella giornata di lunedì, 24 Settembre, l’autorevole portale di informazione Natural Gas Europe ha reso noto la possibilità di compartecipazione nel Gasdotto Transadriatico – TAP – da parte di nuovi enti energetici.

L’infrastruttura, progettata per trasportare gas di provenienza azera dal confine tra Turchia e Grecia fino all’Italia Meridionale, a Brindisi, ad oggi è posseduta dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia elvetica EGL e dalla tedesca E.On. Interesse al sostengo economico alla TAP è stato espresso anche dalla britannica British Petroleum, dall’azera SOCAR, e dalla greca DEPA.

L’ingresso della DEPA nella TAP va di pari passo con il progetto varato dal Governo greco mirante alla privatizzazione della compagnia nazionale, alla quale hanno già espresso il loro interesse la SOCAR e il colosso italiano ENI. L’impegno della Grecia per il rafforzamento delle quote di partecipazione nel Gasdotto Transadriatico è stato inoltre manifestato anche sul piano politico.

Come riporta sempre il Natural Gas Europe, a breve è in programma una visita tra il Ministro degli Esteri greco, Dmitris Avramopoulos, e il suo collega albanese Edmond Panariti per varare ufficialmente un accordo intergovernativo con cui Grecia ed Albania dichiareranno sostegno politico alla TAP.

Ruolo particolarmente attivo nel sostegno alla TAP è esercitato anche dall’Italia, che per mezzo della sua Ambasciata ad Atene ha supportato il varo dell’accordo greco-albanese, giudicato un passo importante per il rafforzamento della cooperazione adriatica sul piano non solo energetico, ma anche economico, industriale e finanziario.

Se da un lato la TAP si rafforza, dall’altro progressi sono registrati anche in casa Nabucco: l’altro gasdotto progettato dalla Commissione Europea, sostenuto politicamente dal quartetto di Vysehrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – per trasportare direttamente in Europa gas proveniente dall’Azerbajdzhan attraverso Romania, Ungheria e Austria.

Nella giornata di lunedì, 24 Settembre, la compagnia austriaca OMV – uno degli enti che compartecipano al Nabucco assieme all’ungherese MOL, alla romena Transgaz, e alla tedesca RWE – ha dichiarato la propria intenzione di entrare a far parte dei finanziatori del Gasdotto Transanatolico – TANAP: conduttura progettata dalla SOCAR e dalla compagnia turca Botas per trasportare il gas dall’Azerbajdzhan alle coste orientali della Turchia attraverso la Georgia.

La presenza della OMV nella TANAP potrebbe rivelarsi necessaria per garantire l’effettivo funzionamento del Nabucco, che, così come la TAP, necessita di cooperare con il gasdotto Transanatolico per poter trasportare in Europa l’oro blu proveniente dall’Azerbajdzhan.

TAP e Nabucco sono due infrastrutture di fondamentale importanza per la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati dalla Commissione Europea per garantire all’Europa la diversificazione delle forniture di gas da quelle russe e nordafricane.

Oltre all’oro blu del giacimento Shakh-Deniz, situato nel Mar Caspio, nelle acque territoriali dell’Azerbajdzhan, il Corridoio Meridionale rende possibile il trasporto in Europa anche di oro blu proveniente dal Turkmenistan.

Come riportato dall’autorevole Trend, a inizio settembre il Presidente turkmeno, Gurbanguli Berdymuhammedov, durante un incontro con il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha espresso la volontà di cooperare con l’Unione Europea con contratti a lungo termine.

Nella giornata di martedì, 25 Settembre, ha inoltre preso corpo anche la candidatura kurdo-irachena per garantire forniture di gas all’Europa. Come riportato dall’Hurriyet Daily News, il Ministro dell’Energia dell’Autonomia regionale del Kurdistan iracheno, Ashti Havrami, ha ottenuto il permesso dal Governo centrale di Bagdad per l’esportazione in Turchia di 15 Miliardi di metri cubi di gas destinati all’Unione Europea.

La contrarietà della Russia alla diversificazione delle forniture per l’Europa

La politica di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea è contrastata dalla Russia, intenzionata a mantenere il proprio monopolio energetico sul Vecchio Continente.

Per impedire la costruzione del Corridoio Meridionale, il monopolista russo del gas, Gazprom – posseduto per più del 50% dal Cremlino – ha avviato la costruzione del Southstream: gasdotto concepito per rifornire del gas di Mosca l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica, bypassare quei Paesi che sostengono con forza la politica energetica ella Commissione Europea – come Polonia e Romania – e vanificare la realizzazione di TAP e Nabucco.

Per assicurarsi il sostegno politico dei Paesi dell’Europa Occidentale in seno all’UE, la Russia ha inoltre concesso sconti sui contratti per le forniture di gas a compagnie tedesche, italiane e francesi, lasciando tuttavia alte le tariffe imposte agli Stati della parte Centro-Orientale del Vecchio Continente.

Il divide et impera di Mosca sul piano energetico ha portato la Commissione Europea ad aprire un’inchiesta ufficiale sul conto di Gazprom per condotta anti-concorrenziale, e a varare un Progetto Di Legge mirante all’unificazione dei sistemi infrastrutturali dei 27 Paesi UE e alla creazione di u mercato unico del gas a livello continentale.

Matteo Cazzulani

OBAMA TEMPOREGGIA: LA POLONIA DA IL VIA AL SUO SCUDO SPAZIALE

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 25, 2012

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, da il via libera definitivo alla costruzione di un sistema di difesa antimissilistico nazionale per tutelare il suo Paese da possibili minacce balistiche provenienti da Stati extra-europei. Il progetto di Varsavia sarà parte integrante del piano NATO del 2018, concepito per proteggere l’Europa da attacchi iraniani e nordcoreani

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Un progetto per la sicurezza militare della Polonia e dell’Europa utile anche al rafforzamento delle strutture delle forze armate polacche. Nella giornata di lunedì, 24 Settembre, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha dato il via all’attuazione di un Decreto per la costruzione di un sistema di difesa antimissilistico in Polonia.

Secondo Komorowski, il progetto sarà composto da postazioni radar e missili di medio e corto raggio dislocati sul territorio polacco. Tra gli scopi principali dell’operazione, il Presidente della Polonia ha illustrato la necessità di dotare Varsavia di una struttura all’avanguardia in grado di proteggere i confini nazionali e di modernizzare l’apparato militare del Paese.

Lo scudo spaziale polacco – che sarà parte integrante del costituendo sistema di difesa missilistico della NATO in Europa Centrale – è stato varato durante l’ultima riunione del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa: organismo che riunisce le massime cariche dello Stato e i Leader del delle forze politiche rappresentate in Parlamento.

Il perché della decisione della Polonia di costruire un proprio sistema di difesa missilistico è dovuto alla scarso impegno in materia prestato dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha rimandato la realizzazione dello scudo spaziale NATO in Europa Centrale a dopo il 2018.

Secondo quanto riportato dal Presidente polacco, Varsavia ha necessità di dotarsi di uno strumento difensivo prima del termine fissato dal Capo di Stato USA. Per questa ragione, la Polonia ha accelerato i tempi, sottolineando come lo scudo spaziale di Varsavia sarà comunque destinato a confluire in quello dell’Alleanza Atlantica.

Per prevenire minacce balistiche da Iran e Corea del Nord, la NATO nel 2010 ha preventivato la costruzione di un sistema di difesa antimissilistico composto da una postazione radar in Turchia e batterie di missili mobili, privi di capacità offensiva, dislocati a rotazione in Polonia e Romania.

Previsto inizialmente per il 2015, il via dello scudo spaziale è slittato al 2018, come dichiarato da Obama durante il vertice NATO del Maggio 2012, avvenuto a Chicago.

La Russia e i suoi Iskander a Kaliningrad

L’idea del progetto di divezza antimissilistica è un’evoluzione approntata dall’Amministrazione democratica dello suo spaziale concepito dal Presidente repubblicano George W Bush, che, sempre per proteggere l’Occidente da possibili attacchi balistici iraniani e nordcoreani, ha progettato l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca e il posizionamento di missili Patriot – dotati di capacità offensiva – in Polonia.

Ottenuta la partecipazione di Praga e Varsavia dopo l’aggressione militare della Russia ai danni della Georgia – che ha svelato l’inesistenza di una politica comune europea in grado di tutelare la sicurezza militare dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale – gli USA hanno poi rinunciato al progetto dopo la salita il potere di Obama, che ha deciso di ammorbidire lo scudo spaziale per stemperare le tensioni della Russia.

Mosca ritiene che il progetto di difesa antimissilistico NATO sia schierato contro i russi, e il Cremlino arroga a se il diritto di porre il veto sulla decisione legittima dell’Alleanza Atlantica di costruire impianti militari nel Vecchio Continente, entro i confini di Stati membri.

Per cercare di convincere i Paesi europei a non partecipare al sistema di difesa spaziale, la Russia ha inoltre dislocato una posizione radar e batterie di missili Iskander – dotati di capacità offensiva – nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, nel cuore dell’Europa.

Matteo Cazzulani

NIHIL NOVI IN BIELORUSSIA: PER LUKASHENKA UN’ALTRA “CONFERMA” DALLE URNE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 24, 2012

Caroselli elettorali, coercizione al voto, e un’opposizione divisa hanno consentito al Dittatore bielorusso di ottenere una conferma elettorale nelle Elezioni Parlamentari di Domenica, 23 Settembre. Pochi i giornalisti e gli osservatori internazionali ammessi per monitorare la consultazione. 

Il dittatore bielorusso, Alyaksandr Lukashenka

Nel 2004, il dissidente politico bielorusso Syarhyey Kalakin in una conferenza stampa ha comunicato, grazie ad una soffiata di una talpa vicina alle Autorità, gli esiti esatti delle Elezioni Parlamentari a due settimane dal loro svolgimento, nelle quali a vincere, con percentuali plebiscitarie, sarebbe stato – come poi effettivamente avvenuto – lo schieramento fedele al Dittatore della Bielorussia, Alyaksandr Lukashenka.

Pronosticare l’ennesima vittoria a valanga per il Bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – dopo la tornata elettorale di Domenica, 23 Settembre, è ancor più semplice e scontato rispetto a quanto fatto da Kalakin nel 2004.

A consentire percentuali bulgare allo schieramento che sostiene il Presidente bielorusso sono state le solite tecniche di manipolazione del voto attuate dalle Autorità del politiche sin dalla salita al potere di Lukashenka, nel 1994.

L’Organizzazione Non Governativa bielorussa Viasna, impegnata nel rispetto dei Diritti Civili in Bielorussia, è stata affiancata da un numero esiguo di osservatori internazionali, per via delle limitazioni nel rilascio dei visti che le Autorità di Minsk hanno approntato per il periodo dello svolgimento della consultazione elettorale.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza dall’esponente di Viasna, Valancin Stefanovych, in tutto il Paese sono stati organizzati i cosiddetti “caroselli elettorali”: autobus incaricati di portare elettori a votare, ovviamente a favore dello shcieramento pro-Lukashenka, in più di un seggio.

Oltre al trasporto gratuito, presso i seggi gli elettori hanno beneficiato di vettovaglie e prodotti alimentari: offerti a quantità maggiorata ai tanti che hanno fornito prove di avere votato per lo schieramento filo-presidenziale.

Nella campagna di induzione al voto non sono mancati anche metodi coercitivi, come le minacce di licenziamento e di espulsione da scuole ed Università nei confronti di operai, impiegati e studenti: costretti a spendere ore del riposo domenicale, o a recarsi ai seggi nelle giornate di venerdì e sabato – la votazione ha avuto luogo su tre giorni – per sostenere, con il loro voto, il regime.

Cronaca di ordinaria repressione anche per quanto riguarda l’atteggiamento assunto dalla polizia nei confronti di oppositori e giornalisti. Alla vigilia dell’apertura delle urne, alcuni attivisti del movimento Di La Verità, che stavano distribuendo materiale elettorale presso un supermercato, sono stati arrestati assieme ad alcuni giornalisti della Reuters, dell’Associated Press, e di altre agenzie di stampa internazionali che stavano documentando quanto accadeva.

Nella medesima giornata, a Mohylev, sei cittadini di Unione Europea e Stati Uniti d’America sono stati rinchiusi in carcere per avere organizzato un seminario pubblico dedicato all’imminente tornata elettorale, con l’accusa di vilipendio dell’immagine della Bielorussia e diffusione di informazioni false e tendenziose.

A urne chiuse, ma a scrutini ancora in corso, il Presidente Lukashenka ha cantato vittoria, sottolineando come il suo Paese abbia dato l’ennesima prova di maturità democratica in un’Elezione Parlamentare di importanza fondamentale per il futuro dei figli del popolo bielorusso.

Inoltre, il Bat’ka ha criticato le accuse mosse a suo carico per mancato rispetto della libertà di parola e di espressione, ed ha invitato l’Occidente a prendere esempio dalla democrazia bielorussa.

Responsabilità per la vittoria a valanga di Lukashenka sono da addossare anche alle opposizioni, che non sono state in grado di cooperare ed unire le forze per creare un unico schieramento anti-governativo.

Dopo la decisione delle Autorità di non permettere la corsa a un seggio ai Leader del dissenso, tra cui lo storico oppositore di Lukashenka, Alyaksandr Milinkevich, i due principali partiti dello schieramento democratico – il Fronte Nazionale Bielorusso e il Partito Nazionale Civico – hanno ritirato tutte le loro candidature. I soggetti politici rimasti in corsa – il partito socialdemocratico Hramada, il partito Mondo Giusto, e Di La Verità – hanno optato per la battaglia in solitaria.

Lukashenka guarda alla Russia

Dopo le Elezioni Parlamentari, Alyaksandr Lukashenka resta libero di attuare una politica estera schizofrenica, destinata ad accentuare la dipendenza della Bielorussia nei confronti della Russia sul piano politico, economico ed energetico.

Nella giornata di Domenica, 16 Settembre, Lukashenka ha incontrato a Sochi il Presidente russo, Vladimir Putin, per confermare le tappe dell’integrazione della Biielorussia nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico voluto da Mosca per sancire l’egemonia del Cremlino nell’URSS di un tempo.

Inoltre, i due Presidenti hanno concordato l’avvio della costruzione di una centrale nucleare in Bielorussia, a Ostrovets, compartecipata da compagnie russe e bielorusse.

L’asse di ferro tra Mosca e Minsk è stato confermato mercoledì, 19 Settembre, dall’incontro a Mosca tra il nuovo Ministro degli Esteri bielorusso, Uladzimir Makey, e il suo collega russo, Sergey Lavrov. Per Makey, si è trattato della prima visita da capo della Diplomazia della Bielorussia.

Totalmente assenti sono invece i rapporti con l’Unione Europea, che ha deciso di chiudere i rapporti diplomatici con la Bielorussia dopo l’espulsione dal territorio bielorusso dell’Ambasciatore della Svezia Stefan Ericsson: ritenuto responsabile dell’azione dimostrativa organizzata dall’associazione svedese Studio Total.

Con un aereo partito da Vilna, la capitale della Lituania, attivisti della Studio Total, abbigliati con maschere da orso, hanno riversato su Minsk volantini inneggiati al rispetto della libertà di stampa e di parola: un gesto mal sopportato dalle Autorità bielorusse.

I rapporti tra l’UE e la Bielorussia si sono incrinati già nel Dicembre 2010, quando a seguito della falsificazione di massa delle Elezioni Presidenziali bielorusse – in cui i candidati alternativi a Lukashenka sono stati picchiati ed arrestati – Bruxelles ha escluso Minsk dalla Politica di Partenariato Orientale: iniziativa europea, voluta da Svezia e Polonia, per preparare i Paesi dell’Europa Orientale – Bielorussia, Ucraina, Moldova, Georgia, Azerbajdzhan ed Armenia – all’integrazione politica ed economica nelle strutture del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

MAZOWIECKI: LA TYMOSHENKO E’ DETERMINATA NONOSTANTE LA DURA DETENZIONE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 23, 2012

Il Primo Premier della Polonia libera incontra la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina nella cella della colonia penale dove è incarcerata per una sentenza politica. Pochi giorni prima il colloquio è stato rifiutato al Ministro degli Esteri della Svezia, Carl Bildt 

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

La sofferenza dettata dalla malattia e dallo stress dovuto alla continua osservazione in carcere e la tenacia della Leader di Ferro che non si arrende nemmeno dinnanzi alla detenzione politica. Secondo quanto riportato dal primo Premier della Polonia libera, Tadeusz Mazowiecki, oggi consigliere del Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko, è consapevole in maniera lucida ed amaramente chiara della sua situazione personale e di quella del suo Paese.

Durante l’incontro, avvenuto presso la cella del carcere in cui la Tymoshenko è detenuta da quasi un anno, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina ha espresso preoccupazione per l’interruzione dell’integrazione europea dell’Ucraina dovuta alla campagna di repressione politica attuata dal Presidente, Viktor Yanukovych, che, oltre alla Tymoshenko, ha portato all’arresto di un’altra decina di esponenti del dissenso arancione filo-occidentale.

La Leader dell’Opposizione Democratica, che non ha espresso alcuna offesa alle Autorità oggi al potere, si è detta profondamente turbata anche dinnanzi alla modalità di svolgimento delle prossime Elezioni Parlamentari, che ritiene possano essere falsificate da brogli elettorali perpetrati dall’Amministrazione Presidenziale similmente a quanto fatto durante la tornata amministrativa dell’Ottobre 2010.

La Tymoshenko ha inoltre riconosciuto di avere compiuto degli errori durante la sua condotta di Governo – capeggiato a fasi alterne dal 2005 al 2009, dopo avere guidato nel 2004 il processo democratico in Ucraina, passato alla storia come Rivoluzione Arancione – ma, a differenza del Presidente Yanukovych, ha illustrato come ella non si sia mai discostata dal rispetto della democrazia, dei diritti civili e della tutela della libertà di stampa.

“La Tymoshenko non prova rancore e non è aggressiva con le Autorità, è lucida e razionale – ha dichiarato Mazowiecki all’autorevole Gazeta Wyborcza – Non è abbattuta moralmente dal dolore dell’ernia al disco che i medici tedeschi stanno cercando di curare, ma è turbata dallo stress derivato dal fatto di essere sorvegliata in maniera costante”.

La possibilità che ha avuto Mazowiecki di visitare la Leader dell’Opposizione Democratica è un privilegio che raramente Yanukovych concede a politici occidentali. Pochi giorni prima, un colloquio in carcere con la Tymoshenko è stato negato al Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt.

Secondo le Autorità Carcerarie, la Leader dell’Opposizione Democratica avrebbe già intrattenuto troppi incontri con altri esponenti di spicco della politica europea ed occidentale, accorsi presso la colonia penale Kachanivsky di Kharkiv per esprimere la loro vicinanza alla guida della Rivoluzione Arancione.

Il Senato USA chiede sanzioni per le Autorità ucraine

Particolarmente critica è stata la reazione della Comunità Occidentale. La Commissione Europea ha dichiarato che la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento con cui Kyiv otterrebbe da Bruxelles lo status di partner privilegiato, e il varo di una Zona di Libero Scambio per integrare l’economia ucraina a quella europea – non è possibile dinnanzi al comportamento autocratico di Yanukovych.

Nella notte di sabato, 22 Dicembre, il Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato all’unanimità una risoluzione che richiede la liberazione immediata della Tymoshenko e degli altri detenuti politici del campo democratico ucraino.

Inoltre, la Camera Alta statunitense ha richiesto il divieto di ingresso negli USA per il Presidente ucraino e per tutti gli esponenti delle Autorità Governative collusi con i processi organizzati per escludere i dissidenti arancioni dalla vita pubblica dell’Ucraina.

Yulia Tymoshenko è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato, il 19 Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato – che, tuttavia, hanno salvato l’Ucraina e l’Europa da una forte crisi energetica provocata dall’interruzione strumentale dell’invio di gas da parte dei russi per fini geopolitici.

Il verdetto è stato formulato dopo un processo palesemente irregolare, con la Tymoshenko arrestata preventivamente dal 5 Agosto nonostante la sua malattia -perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo della indagini – la difesa costantemente privata della possibilità di convocare testimoni, e prove a favore dell’Accusa costruite in maniera sommaria e poco veritiera – alcune delle imputazioni datate addirittura il 31 Aprile!.

Matteo Cazzulani

Gas ed economia: la Russia da il vis alla Zona di Libero Scambio CSI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 22, 2012

Il progetto di integrazione economica della Comunità di Stati Indipendenti voluto da Mosca per consolidare la sua egemonia nello spazio ex-sovietico e per rafforzare la politica energetica del Cremlino a discapito di quella varata dalla Commissione Europea per diversificare le proprie forniture di gas. Nel Southstream anche la Republika Srpska

L’integrazione economica della Comunità di Stati Indipedenti e la maschera con cui la Russia sta cercando di impossibilitare la realizzazione dei piani di diversificazione energetica varati dalla Commissione Europea. Nella giornata di venerdì, 21 Settembre, il Segretario Esecutivo della CSI, Sergey Lebedev, ha comunicato l’avvio della fase conclusiva del varo di una Zona di Libero Scambio nello spazio ex-sovietico, della quale faranno parte la Russia, la Bielorussia, l’Ucraina, il Kazakhstan e l’Armenia – che ancora deve presentare la documentazione necessaria.

La Zona di Libero Scambio CSI entrerà definitivamente in funzione il prossimo 12 Ottobre, e permetterà una stretta integrazione tra le economie dei Paesi membri mediante la facilitazione fiscale della circolazione delle merci, l’abbattimento delle dogane per il trasferimento delle merci, e la semplificazione delle procedure burocratiche finalizzata alla creazione di un sistema unico a cui tutti gli Stati aderenti al progetto dovranno attenersi.

L’implementazione dell’integrazione economica della CSI e un preciso piano del Presidente russo, Vladimir Putin, per assicurare l’egemonia della Russia sul piano economico e politico nello spazio ex-sovietico. Di pari passo, la Zona di Libero Scambio e un escamotage per rafforzare la posizione energetica di Mosca nei confronti di un’Unione Europea che, ultimamente, e riuscita ad avviare iniziative concrete per diminuire la propria dipendenza dal gas del Cremlino.

Come confermato dallo stesso Lebedev, la Zona di Libero Scambio CSI prevede anche la facilitazione del commercio del gas nello spazio ex-sovietico, con la relativa concessione di sconti per i Paesi che fanno parte del progetto.

Questa clausola e particolarmente importante per l’Ucraina. Kyiv e membro della Comunità Energetica Europea – una sorta di Unione Europea dell’energia, in cui i Paesi membri sono chiamati ad unificare la rete dei gasdotti nazionali e a garantire l’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico UE: legge continentale che prevede la liberalizzazione della gestione delle condutture e della compravendita del gas – ma di recente il Presidente Yanukovych ha guardato con interesse al vettore russo.

L’ingresso degli ucraini nella Zona di Libero Scambio CSI potrebbe provocare ripercussioni sulla Comunità Energetica Europea, ed impossibilitare la realizzazione di politiche comuni UE sul piano energetico estese anche a Paesi che dell’Unione politicamente non sono parte, come Moldova – che tuttavia ha dichiarato fedeltà all’Europa – e, appunto, Ucraina.

Inoltre, la misura adottata sul piano energetico dalla CSI e speculare alla recente Proposta della Commissione Europea inerente all’avvio di una contrattazione unica a livello continentale con i Paesi esportatori di materie prime energetiche, tra cui Mosca per il gas.

Un altro piano con cui la Russia sta cercando di affossare la politica energetica comune europea e la costruzione del Southstream: gasdotto concepito sul fondale del Mar Nero per rifornire di gas russo direttamente l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica, bypassare Paesi osteggiati politicamente dal Cremlino come Romania e Polonia, ed impossibilitare a Bruxelles l’accesso diretto con proprie condutture ai giacimenti dell’Azerbajdzhan, con cui la Commissione Europea ha già firmato accordi per diversificare le proprie forniture di oro blu da quelle russe e nordafricane.

Sempre venerdì, 21 Settembre, al Southstream ha aderito la Republika Srpska: regione serba della Bosnia Erzegovina che, imitando quanto deciso dalla Serbia, ed anche dai Governi macedoni, montenegrino, e sloveno, ha deciso di sostenere politicamente il progetto energetico di Mosca.

A confermare la natura politica del Gasdotto Ortodosso – com’e altrimenti noto il Southstream – e stato il Capo del consorzio deputato alla sua costruzione, Marcel Kramer, che alla Bloomberg ha confermato la volontà di implementare la costruzione della conduttura com’e risposta all’apertura da parte della Commissione Europea di un’inchiesta ufficiale per condotta anticoncorrenziale del monopolista russo del gas, Gazprom – posseduto per più del 50% dal Cremlino – nei mercati dell’Europa Centro-Orientale.

Il giacimento bulgaro può fermare il Southstream

Oltre alla posizione risoluta della Commissione Europea – che tuttavia e contrastata da Germania, Francia, e dalle lobby filorusse molto forti anche in altri Paesi dell’Europa Occidentale, tra cui l’Italia – a frenare Il Southstream, che gode del sostegno economico di Gazprom, del colosso italiano ENI, e delle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF, potrebbe essere la posizione politica della Bulgaria.

Di recente, Sofia ha comunicato l’intenzione di non partecipare al Southstream in seguito alla richiesta da parte del Cremlino di un maxirisarcimento per la mancata costruzione della centrale nucleare di Belene. Inoltre, lo scorso Marzo al largo delle coste bulgare e stato individuato un giacimento di gas di 15 Mila metri quadrati, che, secondo le stime, potrebbe garantire alla Bulgaria l’autosufficienza energetica per i prossimi vent’anni circa.

L’individuazione del giacimento al largo delle coste bulgare aiuta la realizzazione della politica energetica della Bulgaria, intenzionata a diversificare le proprie forniture di gas per evitare la totale dipendenza che finora ha legato Sofia alla Russia. Per questa ragione, il Governo bulgaro ha sostenuto finanziariamente, con l’aiuto dell’Unione Europea, la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali con quelli della Romania, ed ha avviato lavori per collegare il suo sistema infrastrutturale energetico con quello della Turchia.

Matteo Cazzulani

UNA VISITA DI KOMOROWSKI CONFERMA LA ROTTURA TRA L’EUROPA E YANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 21, 2012

Il Presidente polacco ribadisce il sostegno all’integrazione europea di Kyiv, ma invita il collega a scegliere tra l’Unione Europea e la Russia, e a porre fine al regresso democratico caratterizzato dalla detenzione in carcere della Leader dell’opposizione arancione, Yulia Tymoshenko. Il Capo di stato ucraino dichiara di preferire l’Eurasia, e nega la liberazione della Lady di Ferro ucraina 

Il presidente polacco, Bronislaw Komorowski

La bella apparenza dettata dalla Ragion di Stato e l’amara realtà con un sonoro ultimatum al vicino sono state le due facce della visita in Ucraina del Presidente polacco, Bronislaw Komorowski. Nella giornata di venerdì, 20 Settembre, il Capo di Stato della Polonia si è recato a Kyiv per un incontro con il suo collega ucraino, Viktor Yanukovych, per tentare di mantenere viva la prospettiva di integrazione europea per l’Ucraina.

Coerentemente con la sua storia, e con l’interesse generale europeo, Varsavia più di tutti ha sempre il mantenimento delle porte aperte per l’Ucraina in vista di una sua pronta integrazione, ma le prospettive di un ingresso di Kyiv nell’UE si sono notevolmente affievolite a causa delle recenti decisioni politiche di Yanukovych.

Egli ha preferito guardare alla Russia anziché a Bruxelles e, sopratutto, si è reso protagonista di un’ondata di repressione del dissenso, con l’arresto di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui suoi due Leader, Yulia Tymoshenko e Yuri Lutsenko.

Consapevole della difficile situazione reale si è dimostrato essere lo stesso Komorowski, che dopo avere ribadito il supporto della Polonia ad ogni forma di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa, ha invitato Yanukovych a scegliere definitivamente tra l’Unione Europea e l’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale voluto dalla Russia di Putin per ripristinare l’egemonia di Mosca sul piano economico e politico nello spazio ex-sovietico.

Inoltre, il Capo di Stato polacco ha sollevato la questione dei diritti civili e del rispetto della democrazia, illustrando come il caso Tymoshenko abbia definitivamente bloccato il processo di integrazione dell’Ucraina nell’UE.

Oltre ad invitare Yanukovych a risolvere la situazione della Leader dell’Opposizione Democratica, Komorowski si è appellato anche affinché le Elezioni Parlamentari si svolgano secondo parametri legati alla correttezza ed alla trasparenza. Il loro svolgimento testimonia la maturità democratica di Kyiv, e da esso dipende la ripresa o meno del cammino dello stato ucraino verso l’Europa.

Chiara è stata la risposta di Yanukovych, che sul piano economico ha dichiarato l’intenzione di guardare sempre più insistentemente all’Unione Eurasiatica e ad altre forme di integrazione sovranazionale del Lontano Est come i Paesi BRICS, l’Organizzazione della Cooperazione di Shangai, e l’Associazione dei Paesi del Sud-Est asiatico.

Sul caso Tymoshenko – che nel mentre ha ricevuto la visita del Primo Premier della Polonia indipendente, Tadeusz Mazowiecki, oggi consigliere di Komorowski – il Capo di Stato ucraino ha augurato pronta guarigione alla Leader dell’Opposizione Democratica – affetta da una forte ernia al disco finora ignorata dalle Autorità carcerarie – ma ha escluso la sua liberazione.

L’evidente distanza tra Komorowski e Yanukovych conferma le dichiarazioni precedentemente rilasciate dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che ha illustrato come, ad oggi, non vi siano i presupposti per la ripresa delle trattative finalizzate alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento con cui Bruxelles è pronta a riconoscere a Kyiv lo status di partner privilegiato dell’Unione Europea, e a varare una Zona di Libero Scambio per integrare l’economia ucraina a quella del Vecchio Continente.

Durante il Vertice della prospettiva Europea di Yalta, simile posizione è stata espressa da una dichiarazione congiunta del Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, dal Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo, Elmar Brok, e dal Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, che hanno rilavato un peggioramento della situazione in Ucraina in merito a democrazia e libertà di stampa.

Una Corte ucraina obbliga Kyiv a pagare un forte indennizzo alla Russia

Ad approfondire il divario tra l’Ucraina e la Polonia – leggasi l’Europa – è l’inasprimento del caso Tymoshenko, avvenuto nella giornata di venerdì, 19 Settembre per via di una sentenza shock del Tribunale di Kyiv per gli Affari Economici, che ha ordinato al Governo ucraino il pagamento di un debito astronomico al Governo russo.

Nello specifico, la Corte ucraina ha ritenuto l’esecutivo di Kyiv colpevole per il mancato saldo di un debito di 400 Mila Dollari contratto 15 anni or sono dalla corporazione YEESU, allora presieduta dalla Tymoshenko. Secondo il contratto negli anni Novanta la YEESU si era impegnata a ripagare i russi con un baratto: il gas in cambio di materiali utili all’esercito russo.

A rendere sospetta la sentenza sono tre fattori. Il primo è ovviamente legato a Yulia Tymoshenko, che esce dalla questione ancor più discreditata rispetto a quanto finora attuato dai mezzi di informazione ucraini, fortemente controllati, nel complesso, dal Presidente Yanukovych.

Secondo il braccio destro della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Turchynov, la sentenza è politicamente motivata per presentare all’opinione pubblica nazionale una Tymoshenko colpevole di gestione fraudolenta delle casse dello Stato quando ancora non ricopriva posizioni di comando a livello politico.

La sentenza è sospetta anche per la tempistica con cui il caso YEESU è stato avviato. Il Ministero della Difesa russo si è infatti ricordato della questione della YEESU solo nel Settembre 2011, durante l’ultima fase del processo in cui la Tymoshenko è stata accusata – e poi arrestato – per la firma di accordi energetici ritenuti svantaggiosi per le casse ucraine il 19 Gennaio 2009.

Con quella decisione politica, la Tymoshenko – allora Primo Ministro, ha posto fine ad una crisi energetica senza precedenti, provocata dalla chiusura dei rubinetti del gas da parte della Russia: intenzionata a discreditare l’immagine del Governo arancione delle forze democratiche e filo-occidentali in ucraina agli occhi dell’Unione Europea.

Con la firma degli accordi – un diktat di Mosca che ha imposto a Kyiv prezzi onerosi – la Tymoshenko ha garantito al suo Paese e all’Europa il ripristino dell’invio di gas, consentendo a tutto il Vecchio Continente di superare al caldo un inverno terribilmente rigido.

Matteo Cazzulani