LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Repubblica Ceca mette a rischio la TAP

Posted in Guerra del gas, Repubblica Ceca by matteocazzulani on June 14, 2014

Il Governo di Praga, dopo avere ventilato il veto alla concessione dello status di candidato alla membership UE all’Albania, mette a serio repentaglio la sicurezza del Gasdotto Trans Adriatico. I legami economici con la Russia la vera ragione della cautela dimostrata anche nei confronti dell’Ucraina

Un no secco all’Albania, con l’occhio schiacciato verso la Russia, e tanta timidezza nei confronti dell’Ucraina. Nella giornata di giovedì, 12 Giugno, la Repubblica Ceca ha ventilato l’ipotesi di bloccare il riconoscimento dello status di Paese candidato alla membership dell’Unione Europea all’Albania.

Come riportato dall’autorevole Euractiv, la posizione della Repubblica Ceca è motivata dal divieto ad operare in Albania, e dal successivo commissariamento, imposto dal Governo di Tirana alla compagnia energetica Ceca CEZ Shperndarje.

L’atteggiamento del Governo albanese nei confronti della compagnia energetica ceca rischia di compromettere l’ingresso dell’Albania in Europa: un passo di estrema importanza geopolitica per tutta l’Unione Europea, destinato ad incrementare la sicurezza nazionale ed energetica dei Paesi membri dell’UE, sopratutto dell’Italia.

L’Albania è infatti uno dei Paesi di transito del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura progettata per veicolare in Italia dalla Grecia 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan, supportata dall’Europa per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas da quelle di Algeria e Russia.

La TAP non è utile solo a decrementare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia, ma per l’Italia, questo gasdotto è necessario per abbattere la bolletta energetica per industrie ed utenti privati, creare nuovi posti di lavoro, e diventare l’hub in Europa della distribuzione del gas dell’Azerbaijan.

A dare una spiegazione supplementare all’opposizione di Praga all’ingresso in UE dell’Albania è la nuova politica estera adottata dal Governo ceco, composto da una Grande Coalizione tra i socialdemocratici del CSSD del Premier, Bohuslav Sobotka, dai liberal-democratici del movimento ANO, e dai cristiano-democratici del UKD-CLS.

Secondo l’autorevole centro studi OSW, il Governo Sobotka ha appiattito la politica estera della Repubblica Ceca a logiche puramente economiche, e, così, ha mantenuto una posizione morbida, talvolta accomodante, nei confronti della Russia: il Paese verso il quale la Praga ha moltiplicato il suo export di più del 130% dal 2009.

Prova dell’atteggiamento morbido della Repubblica Ceca, come rilevato dall’OSW, è l’opposizione di Sobotka in ambito europeo alle dure sanzioni proposte nei confronti della Russia da Stati Uniti ed Unione Europea.

Sobotka, sulla medesima onda di Mosca, si è anche detto contrario all’incremento della presenza di reparti militari NATO per tutelare la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, come invece richiesto a gran voce da altri Stati della regione, come Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania: comprensibilmente terrorizzati per la rinata aggressività di stampo imperialista della Russia di Putin ai loro confini.

A favorire la politica di appeasement di Praga nei confronti di Putin è anche la posizione del Presidente della Repubblica, Milos Zeman, che oltre a vantare tra i suoi stretti collaboratori un consigliere della compagnia energetica russa Lukoyl, si è speso per incrementare gli investimenti russi in Repubblica Ceca, ed ha dichiarato irreversibile l’annessione militare della Crimea alla Federazione Russa.

Come rileva l’OSW, l'”economizzazione” della politica estera di Praga chiude definitivamente con la tradizionale vocazione della Repubblica Ceca, che è stata sempre in prima fila nel supportare lo sviluppo della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo, sopratutto quando a Capo del Ministero degli Esteri è stato il Leader del movimento liberal-conservatore TOP09, Karel Schwarzenberg.

A dire il vero, la politica di Schwarzenberg -legata a filo diretto con quella del Primo Presidente ceco, lo storico dissidente Vaclav Havel, nonostante la stretta collaborazione tra Praga e Mosca stabilita sulla base dell’amicizia personale tra l’ex-Presidente ceco, il conservatore Vaclav Klaus, e Putin – è stata ripresa dall’attuale Capo della Diplomazia Ceca, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek.

Tuttavia, dopo avere duramente contestato l’aggressione militare della Russia all’Ucraina, Zaoralek è stato criticato dai suoi colleghi socialdemocratici, e, da allora, la politica estera ceca sul fronte orientale è stata condotta da Sobotka e Zeman.

A parole con Putin, ma di fatto con la NATO

Nonostante la contrarietà pubblica all’incremento delle strutture difensive della NATO in Europa Centro-Orientale, la Repubblica Ceca ha tuttavia dimostrato, nei fatti, di temere anch’essa possibili aggressioni da parte della Russia.

Il Ministro della Difesa ceco, il liberal-democratico Martin Stropnicky, ha messo a disposizione quattro velivoli militari JAS-39 Gripen, e 300 soldati, per rafforzare la difesa NATO in Europa Centro-Orientale.

Inoltre, Stropnicky ha anche incrementato le risorse di bilancio destinate all’esercito, che, per la prima volta dopo anni di tagli e riduzione di dotazioni, riceverà un incremento di 1,58 Miliardi di Euro.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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REPUBBLICA CECA: LE LARGHE INTESE PUNTANO SU EUROPA E DIRITTI UMANI

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on February 3, 2014

Il nuovo Ministro degli Esteri ceco, Lubomir Zaoralek, supporta l’adozione dell’Euro e del Fiscal Compact in tempi brevi, mentre la Ministra del Lavoro e il Ministro dei Diritti Umani, Michaela Maksimova Tominova e Jiri Dienstriber, invitano il Governo a dare pieno sostegno alla Carta Fondamentale dei Diritti. Il Presidente, Milos Zeman, promette di non opporsi ai piani europei del Premier, Bohuslav Sobotka.

Nel cuore dell’Europa l’Unione Europea piace, e piace addirittura l’euro. Nella giornata di mercoledì, 29 Gennaio, in Repubblica Ceca è stato varato il Governo delle Larghe Intese tra il Partito SocialDemocratico Ceco, il movimento moderato ANO, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco.

Oltre al Premier, Bohuslav Sobotka, che è anche il Segretario del Partito, i socialdemocratici hanno ottenuto la guida di sette Ministeri, tra cui Interni, Esteri, Lavoro e Politiche Sociali, Sanità, ed Industria e Commercio. ANO, guidato dal Vicepremier e Ministro delle Finanze, l’imprenditore Andrej Babis, ha ottenuto anche i Dicasteri di Difesa, Giustizia, Trasporto, Ambiente e Sviluppo Regionale, mentre i cristiano democratici, oltre al Vicepremier e Ministro della Scienza Pavel Belobradek -segretario del Partito- guiderà i Dicasteri di Agricoltura e Cultura.

A dare una svolta al nuovo Governo sono state le dichiarazioni del Ministro degli Esteri, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek: un federalista euro entusiasta che ha evidenziato come la Repubblica Ceca debba al più presto accedere alla Zona Euro, ed aderire con convinzione al Fiscal Compact per evitare di rimanere ai margini dell’UE.

Inoltre Zaoralek, un socialdemocratico con buoni contatti con il centrosinistra europeo, ha dichiarato che la Repubblica Ceca continuerà con la politica estera basata sula promozione della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo, secondo il modello dato dal primo Presidente ceco post-sovietico, Vaclav Havel.

Il nuovo corso della politica estera della Repubblica Ceca è stato confermato dal Ministro del Lavoro, Michaela Maksimova Tominova, e dal Ministro per i Diritti Umani, Jiri Dienstriber, che hanno invitato il Governo ad assumere come primo provvedimento una risoluzione che ratifica il pieno sostegno di Praga alla Carta Fondamentale dei Diritti.

A rendere bene l’idea del nuovo corso della politica europea della Repubblica Ceca è anche la designazione a Primo Consigliere del Premier dell’ex-Capo del Governo ed ex-Commissario della Commissione Europea, Vladimir Spidla: un fatto che segnala un chiaro cambio di passo in un Paese che, durante i Governi conservatori di Mirek Topolanek e Petr Necas, ha cercato in tutti modi di frenare il processo di integrazione monetaria e politica dell’Europa.

Meno radicale è il cambiamento che si registra in politica estera, dal momento in cui il Ministro degli Esteri uscente, Karel Schwarzenberg, è stato uno dei più attivi promotori della difesa dei Diritti Umani nel Mondo, sopratutto in Ucraina: impegno dimostrato con la concessione dell’Asilo Politico all’ex-Ministro dell’Economia ucraino, Bohdan Danylyshyn, e ad Oleksandr Tymoshenko, il marito dell’ex-Premier Ucraina Yulia Tymoshenko condannata al carcere dopo un processo politicamente motivato.

Un più timido cambio in chiave pro-europea è stato registrato anche presso l’Amministrazione Presidenziale, in quanto il nuovo Capo di Stato, Milos Zeman, ha dichiarato pieno sostegno all’accelerazione in chiave europea preventivata dal Governo: tutta un’altra musica rispetto alle dichiarazioni del suo predecessore, l’euroscettico Vaclav Klaus, che ha sempre sostenuto una politica estera basata su accordi bilaterali di Praga con diversi Paesi, tra cui la Russia di Putin, con cui l’ex-Capo di Stato intrattiene una forte amicizia personale.

L’Europa divide la Grande Coalizione

Proprio il sostegno all’Europa potrebbe però essere la causa di frizioni all’interno di una Coalizione Grande e frastagliata: se da un lato socialdemocratici e popolari sono favorevoli all’adozione dell’Euro in tempi brevi -si parla addirittura di anticipare la Polonia entro il 2018- i moderati di ANO, che rappresentano gran parte del tessuto imprenditoriale, si sono detti contrari a tale misura.

Del resto, il tema europeo è stato accantonato durante le trattative per la formazione del Governo delle Larghe Intese, che, invece, ha posto in cima alla sua agenda la riforma delle pensioni e la lotta alla corruzione.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: GIÀ È CRISI TRA IL PRESIDENTE E IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on January 13, 2014

Milos Zeman dichiara l’intenzione di non accettare alcuni dei Ministri del patto tra Partito SocialDemocratico Ceco, movimento moderato ANO e Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare ceco proposti dal Premier Bohuslav Sobotka. Il Capo dello Stato intende incrementare il potere politico del Presidente e varare una colazione di sinistra-centro tra socialdemocratici e comunisti

La Coalizione non è ancora nata, ma già il Governo è alle prese con la prima crisi con il Presidente. Nella giornata di venerdì, 11 Gennaio, il Capo di Stato della Repubblica Ceca, Milos Zeman, ha dichiarato l’intenzione di bloccare la nomina di alcuni dei Ministri proposti dal nuovo Premier ceco, Bohuslav Sobotka.

In particolare, Zeman ha sottolineato come la carica di Ministro possa essere ricoperta solo da persone che dimostrano di non avere collaborato in passato con i Servizi Segreti sovietici, ed ha richiesto a Sobotka l’approvazione, come primo atto dell’agenda di Governo, di una Legge sul Servizio Civile che prevede il possesso da parte dei Titolari di Dicastero di un passato eticamente limpido.

Pronta è stata la riposta del Premier Sobotka, che ha invitato il Presidente a rispettare la Costituzione, che prevede l’obbligo da parte del Capo dello Stato di accettare la Nomina dei Ministri approvata dalla Camera dei Deputati.

Sobotka, che in caso di mancata nomina di alcuni Ministri ha evidenziato la volontà di appellarsi alla Corte Costituzionale contro il Presidente, è il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco che, dopo il mancato trionfo annunciato lo scorso Ottobre nelle Elezioni Parlamentari ceche, è stato costretto a varare una colazione delle Larghe Intese con il movimento moderato ANO e con l’Unione dei Cristiano Democratici-Partito Popolare ceco.

Zeman, ex-Premier socialdemocratico e primo Presidente ceco eletto direttamente dal popolo, sta invece cercando di incrementare i poteri del Capo dello Stato, e, per questo, ritiene una sua prerogativa l’intromettersi nell’attività di Governo.

Secondo indiscrezioni, Zeman mira a far saltare in primis la nomina del Leader di ANO, il miliardario Andrej Babis, a Ministro delle Finanze -Babis è sospettato di avere collaborato coi Servizi Segreti sovietici in Slovacchia, Stato da cui proviene- e quella dei socialdemocratici Lubomir Zaoralek e Svatopluk Nemecek rispettivamente a Ministro degli Esteri e Ministro della Sanità.

Le tre cariche prese di mira da Zeman hanno il preciso scopo di indebolire non solo la coalizione delle Larghe Intese -che senza il Ministero delle Finanze ricoperto da Babis non avrebbe ragione di esistere- ma anche gli equilibri interni al Partito SocialDemocratico, di cui Zeman è stato uno dei principali esponenti.

Il tentativo di rompere l’armonia interna al principale Partito ceco da parte del Presidente è già stata evidente quando, durante le consultazioni per il varo di una Coalizione di Governo, Zeman ha sostenuto il Vicesegretario Michal Hasek nel suo tentativo di formare un Governo di minoranza di socialdemocratici e Partito Comunista di Boemia e Moravia.

Le Larghe Intese possono funzionare

Nella giornata di lunedì, 6 Gennaio, Sobotka, Babis e il Capo dei cristiano democratici, Pavel Belobradek, hanno firmato la versione definitiva dell’Accordo di Coalizione, che prevede una lotta alla corruzione e all’evasione, la stabilizzazione del sistema sanitario e di welfare e l’incremento della spesa pubblica.

Secondo l’accordo, i socialdemocratici, oltre al Premierato per il Segretario Sobotka, ottengono importanti ministeri come Esteri, Interni, Lavoro e Politiche Sociali, e Industria e Commercio.

Oltre al Dicastero delle Finanze per Babis, i moderati del movimento ANO ottengono anche Difesa, Trasporti e Sanità.

Infine, l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare, oltre al Vicepremierato e al Ministero della Scienza e Innovazione per il suo Leader Belobradek, ottiene anche i Dicasteri di Agricoltura e Sanità.

Matteo Cazzulani

LARGHE INTESE IN REPUBBLICA CECA: TROVATO L’ACCORDO PER LA FORMAZIONE DEL GOVERNO

Posted in Repubblica Ceca, Slovacchia by matteocazzulani on December 24, 2013

I SocialDemocratici mantengono il premierato per il Segretario, Bohuslav Sobotka, e otto Ministeri, il movimento moderato ANO dell’imprenditore Andrej Babis riceve sette Dicasteri tra cui quello delle Finanze, e l’Unione dei Cristiano Democratici-Partito Popolare Ceco ha l’Agricoltura, la Cultura ed un’altra delega senza portafoglio. Da superare l’opposizione del Presidente, Milos Zeman

Sotto l’Albero di Natale gli abitanti della Repubblica Ceca trovano un nuovo Governo con Ministeri distribuiti, ma il tutto deve essere ancora confermato. Nella giornata di sabato, 22 Dicembre, il Partito SocialDemocratico Ceco, il movimento moderato ANO, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco hanno raggiunto l’accordo sui Dicasteri da ricoprire in un Governo delle Larghe Intese reso necessario dalla mancata vittoria alle ultime Elezioni Parlamentari da parte di alcuna delle forze politiche in campo.

I SocialDemocratici, che secondo i sondaggi avrebbero dovuto stravincere, ma che invece hanno ottenuto solo il 20% dei consensi, hanno mantenuto il posto di Premier per il loro Segretario, Bohuslav Sobotka, più altri otto Ministeri, tra cui molti con portafoglio.

Il movimento ANO, fondato e guidato dall’imprenditore Andrej Babis, che alle ultime Elezioni ha avuto il 18% dei voti, ha ottenuto il controllo di sette Dicasteri, tra cui quello pesante delle Finanze.

I Cristianodemocratici, ultima forza ad entrare in Parlamento con il 6% dei consensi, si sono aggiudicati i Ministeri dell’Agricoltura, della Cultura e un altro incarico senza portafoglio.

L’accordo sulla spartizione dei posti di Governo segue quello sul programma, che ha visto punti in comune solo sulla lotta alla corruzione, su una riforma delle pensioni edulcorata, e sulla necessità di mantenere il deficit di bilancio al di sotto del 3% del PIL.

Ciò nonostante, la Coalizione delle Larghe Intese, forte di 111 seggi in Parlamento su 200, ora attende il vaglio del Presidente, Milos Zeman, che ha già paventato la possibile non accettazione di alcuni dei Ministri.

Leader del Partito dei Diritti Civili, forza politica di centrosinistra che non ha superato lo sbarramento nelle ultime Elezioni Parlamentari, Zeman ha sempre sostenuto la necessita di formare un Governo di sinistra-centro di SocialDemocratici e Partito Comunista di Boemia e Moravia: la terza forza del Paese con il 15% dei consensi.

Il Premier slovacco si candida a fare il Presidente

Un Presidente forte rischia di esserci anche nella vicina Slovacchia dopo che, lunedì, 23 Dicembre, il Premier slovacco, Robert Fico, ha dichiarato la sua discesa in campo nelle prossime Elezioni Presidenziali, indette per designare il successore dell’attuale Capo di Stato, il conservatore Ivan Gasparovic.

Leader carismatico del Partito socialdemocratico SMER, Fico ha sorpreso tutti con la scelta di scendere in campo per una carica che, in Slovacchia, ha un valore quasi solo rappresentativo.

Secondo indiscrezioni, Fico sarebbe stanco dopo anni di premierato, e vorrebbe optare per una carica più tranquilla.

Altre ipotesi sostengono che, grazie all’ampia maggioranza in Parlamento, Fico potrebbe spingere SMER a cambiare la Costituzione per dare più poteri al Presidente.

Nonostante sia dato per favorito, Fico, con tutta probabilità, dovrà affrontare la concorrenza del primo Ministro degli Esteri Milan Knazko: uno dei protagonisti della Rivoluzione di Velluto che potrebbe essere in grado di raccogliere attorno a se il voto compatto delle opposizioni cristianodemocratica e conservatrice.

Altri candidati alle Elezioni Presidenziali slovacche, che, come in Repubblica Ceca, sono dirette, potrebbero essere l’ex-Premier Jan Carnogursky e l’ex-Presidente del Parlamento, Pavol Hrusovsky, entrambi di orientamento cristianodemocratico.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: VARATO IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on December 17, 2013

Il Partito SocialDemocratico Ceco si accorda con i populisti-moderati di ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco per la formazione di un Governo guidato dal Segretario SocialDemocratico, Bohuslav Sobotka. Riforma delle pensioni e lotta alla corruzione i due punti fondamentali dell’Accordo.

Non solo in Germania, anche in Repubblica Ceca al Governo ci sarà una Grande Coalizione che, più che a quella tedesca tra i crisitanodemocratici della CDU e i socialdemocratici della SPD, ricorda di più le Larghe Intese in Italia. Nella giornata di Domenica, 15 Dicembre, il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha comunicato di avere raggiunto l’accordo per il varo di una Coalizione di Governo con il Partito populista-moderato ANO e con la Unione dei Cristianodemocratici-Partito Popolare Ceco.

Secondo l’accordo, presentato da Sobotka dopo circa due mesi di trattative, i SocialDemocratici hanno rinunciato al rafforzamento del welfare e all’incremento delle tasse per via dell’opposizione dei moderati-populisti di ANO, il cui Capo, Andrej Babis, rappresenta gli imprenditori del Paese.

In cambio, Sobotka ha ottenuto l’imprimatur per eliminare la riforma delle pensioni approntata dal precedente Governo del conservatore Petr Necas, che ha cercato di introdurre un sistema previdenziale basato quasi esclusivamente sul settore privato.

Un accordo tra il Partito SocialDemocratico Ceco, ANO e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco è stato raggiunto anche sulla lotta alla corruzione, da cui, secondo le previsioni del Governo, dovrebbero arrivare risorse da reinvestire in tre promesse elettorali chiave delle Forze della Maggioranza: rafforzamento dello stato sociale, realizzazione di nuove infrastrutture, e aiuti alle famiglie con figli.

Nonostante l’accordo trovato, restano ancora dei punti irrisolti, in primis l’ingresso della Repubblica Ceca nell’Euro: i socialdemocratici e i cristianodemocratici sono a favore, ma ANO si oppone.

In forse resta anche la realizzazione della centrale nucleare a Temelin, che, secondo l’accordo di Coalizione, sarà costruita solo se ritenuta realmente redditizia.

Resta anche aperta la questione della restituzione dei beni alla Chiesa Cattolica avviata dall’ex-Premier Necas, che Sobotka vorrebbe fermare senza però aver potuto avere la meglio dell’opposizione del Segretario dell’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare, Pavel
Belobradek.

Il Presidente contro la nuova Coalizione

A rendere precaria la Coalizione delle Larghe Intese è anche il ruolo del Presidente ceco, Milos Zeman, ex-Premier socialdemocratico che, dopo avere sostenuto la necessita di formare un Governo di minoranza del Partito SocialDemocratico Ceco con l’appoggio esterno del solo Partito Comunista di Boemia e Moravia, ha cercato di prolungare il mandato del Premier, Jiry Rusok: un tecnico che non ha mai ottenuto la fiducia dal Parlamento.

Zeman ha dichiarato di accettare l’accordo di Coalizione, ma ha illustrato come sarà lui stesso in persona a porre un veto alla nomina di alcuni Ministri del Governo che Sobotka è chiamato a presentare in Parlamento.

Le Larghe Intese si sono rivelate necessarie dopo che, nelle ultime Elezioni Parlamentari, il Partito SocialDemocratico Ceco ha ottenuto solo il 20% dei voti, seguito da ANO con il 18% e, a sorpresa, dai comunisti con il 15%.

Al quarto posto si sono posti i liberal-conservatori di TOP09, con l’11%, mentre i conservatori del Partito Democratico Civico dell’ex-Premier Necas sono crollati al 7%, così come i post-fascisti del movimento Usvit.

Ad entrare in Parlamento sono stati anche i cristianodemocratici con il 6%, mentre il Partito dei Diritti Civili del Presidente Zeman, di centro-sinistra, non ha superato lo sbarramento necessario per ottenere seggi alla Camera Bassa.

Matteo Cazzulani

IN REPUBBLICA CECA TROVATO L’ACCORDO PER UN GOVERNO DI CENTRO-SINISTRA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on December 12, 2013

Il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha concesso una redifinizione della politica fiscale per ottenere il sostegno del movimento populista ANO dell’imprenditore Andrej Babis e dell’Unione Cristiano-Democratica. La Coalizione impedisce il varo di un Governo di sola sinistra tra SocialDemocratici e comunisti fortemente caldeggiato dal Presidente, Milos Zeman, per rafforzare la sua posizione nella politica del Paese

Un Governo di centro-sinistra basato quasi interamente sull’economia. Nella giornata di giovedì, 10 Dicembre, il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Bohuslav Sobotka, ha annunciato di avere trovato l’accordo per la formazione di un Governo delle larghe intese con il movimento populista ANO e l’Unione Cristiano-Democratica.

La decisione è arrivata dopo lunghe trattative che hanno impegnato i tre soggetti politici sopratutto sul tema dell’economia: come dichiarato da Sobotka, le tre forze politiche hanno concordato di mantenere il deficit di bilancio al di sotto della soglia europea del 3%.

Discorso più complicato ha riguardato la politica fiscale, nella quale, secondo indiscrezioni che verranno sciolte solo nel fine settimana, i SocialDemocratici hanno modificato la decisione di imporre tasse di categoria su banche, Agenzie di telecomunicazione e rendite dai Titoli di Stato, opposte da ANO.

L’accordo trovato da Sobotka mette così fine al tentativo di creare una Coalizione alternativa di sola sinistra formata prevalentemente da SocialDemocratici e comunisti, alla quale stavano lavorando il Presidente, Milos Zeman, e il Vicesegretario del Partito SocialDemocratico Ceco, Michal Hasek.

Seppur di minoranza, il Governo di sola sinistra avrebbe rafforzato il potere del Presidente che, secondo indiscrezioni ben accreditate, sarebbe stato pronto ad indire Elezioni Anticipate per presentarsi come leader di una Coalizione tra SocialDemocratici e comunisti.

Un risultato al di sotto delle aspettative

La necessita di formare un Governo di Coalizione è dettata dal risultato delle ultime Elezioni Parlamentari ceche, che, contrariamente rispetto a quanto previsto, hanno visto una vittoria modesta dei SocialDemocratici con il 20% dei voti.

Secondo posto è stato ottenuto da ANO, forza populista creata dall’imprenditore Andrej Babis con il 18%, mentre, a sorpresa, terzo si è classificato il Partito Comunista Ceco, con il 15%.

Crollo invece è stato ottenuto dalle forze del Governo di centro-destra crollato per una serie di scandali: i liberal-conservatori TOP09 hanno ottenuto l’11% dei voti, mentre il Partito Democratico Civico è stato votato solo dal 7% degli aventi diritto.

Chiudono il movimento post-fascista Usvit, con il 7%, e i Cristiano-Democratici, che, grazie al 6% dei consensi, sono entrati nella coalizione di Governo.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: I SOCIALDEMOCRATICI ALLA CONTA INTERNA DOPO LA NON-VITTORIA ALLE ELEZIONI PARLAMENTARI

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 31, 2013

Il Segretario del Partito Social Democratico Ceco, Bohuslav Sobotka, dimissionato dalla conduzione delle trattative per il varo di una Coalizione di Governo dal suo Vice, Michal Hasek. Nella contesa per la guida dell’Esecutivo c’è anche la vendetta del Presidente della Repubblica, Milos Zeman.

Dopo il magro risultato elettorale, presso i Socialdemocratici cechi la resa dei conti interna è iniziata molto duramente. Nella giornata di martedì, 29 Ottobre, il Segretario del Partito Social Democratico Ceco, Bohuslav Sobotka, è stato estromesso dalle consultazioni per la formazione di un Governo di coalizione dal suo Vice, Michal Hasek.

La decisione, presa da un organismo interno del Partito, e che paventa anche il dimissionamento di Sobotka dalla guida dei Socialdemocratici, è stata accolta con fermezza dal Segretario, che ha sottolineato come egli possa essere cacciato solo con un voto a scrutinio segreto da parte del Comitato Centrale Esecutivo.

Oltre alla corrente interna di Hasek, vero regista dell’operazione anti-Sobotka è il Presidente della Repubblica, Milos Zeman: ex-Premier Socialdemocratico fuoriuscito dal Partito, che intende vendicarsi con l’attuale Segretario per il mancato sostegno alle votazioni parlamentari del 2003 e del 2013.

Nel 2003, i deputati Socialdemocratici -tra cui Sobotka- non appoggiarono Zeman, che pure aveva vinto le primarie interne al Partito. Nel 2013, nelle prime Elezioni Presidenziali dirette in Repubblica Ceca, vinte da Zeman, Sobotka ha supportato un proprio candidato, Jiri Dienstbier.

La guerra intestina ai socialdemocratici cechi ha provocato una doppia trattativa per la creazione di una colazione di Governo, che ha visto sia Sobotka che Hasek corteggiare il movimento moderato ANO dell’imprenditore Andrej Babis.

Vera sorpresa della consultazione elettorale, ANO, che raccoglie sostegni populisti, è riuscita ad ottenere il secondo posto, con il 18,65% dei voti, nelle Elezioni Parlamentari di sabato 26 Ottobre, arrivando a poca distanza dal Partito Social Democratico, primo con il 20,5% dei consensi.

Sobotka, oltre che con ANO, ha intrapreso negoziazioni anche con l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco -settima forza partitica con il 6,78% dei voti- per il varo di una Coalizione di Governo delle Larghe Intese di minoranza.

Da parte sua, anche Hasek ha dichiarato di avere intrapreso negoziazioni con Babis, che, secondo il Vicesegretario, avrebbe accettato di buon grado la mediazione.

In forse i comunisti, fuori, per ora, le destre

Oltre alla guerra interna ai Socialdemocratici, resta ancora aperta la possibile partecipazione ad un Governo di minoranza del Partito Comunista di Boemia e Moravia, che ha ottenuto un inaspettato terzo posto con il 14,90% dei voti.

Sembrano, invece, esclusi dalla formazione di un esecutivo sia i liberal-conservatori di TOP09 -quarti con il 12% dei voti- che i conservatori del Partito Democratico Civico -crollati al 7% dei consensi dopo avere Governato per più di cinque anni.

Per ora, fuori sembra anche essere il movimento Alba per una Nuova Democrazia Rappresentativa, sesto con il 6,87% dei consensi.

Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: I SOCIALDEMOCRATICI SENZA UNA MAGGIORANZA NEMMENO PER LA GRANDE COALIZIONE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on October 27, 2013

Il basso risultato del Partito Social Democratico Ceco porta probabilmente alla formazione di un Governo di minoranza con l’appoggio esterno dei comunisti, i veri vincitori della contesa. Il movimento moderato ANO, l’altro trionfatore della consultazione, si tiene fuori dalla creazione di esecutivi, mentre tramonta l’idea di un Esecutivo delle Larghe Intese con liberal-conservatori e cristiano-democratici.

Un sostanziale pareggio che scontenta tutti e lascia il Paese nella totale ingovernabilità. Nella giornata di sabato, 26 Ottobre, il Partito Social Democratico Ceco ha ottenuto la maggioranza relativa nelle Elezioni Parlamentari ceche, con il 20,45% dei consensi, e, con esso, il diritto a formare una non facile coalizione di Governo.

Dopo quello dei Socialdemocratici, il miglior risultato è stato quello del movimento moderato ANO -sì- fondato dall’imprenditore post-comunista Andrej Babis, che ha ottenuto il 18,65% dei voti, davanti al Partito Comunista di Boemia e Moravia: la vera sorpresa della consultazione che ha ottenuto il 14,91% dei consensi.

A seguire ci sono il partito liberal-conservatore TOP09 -Tradizione, Responsabilità, Prosperità- con il 12% dei voti, il conservatore Partito Democratico Civico con il 7,72%, il movimento Alba di una Nuova Democrazia Rappresentativa con il 6,88%, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco, con il 6,78% dei consensi.

Secondo le prime indiscrezioni, i Socialdemocratici sono orientati alla formazione di un Governo di minoranza con i comunisti che, tuttavia, dovrebbero fornire solo un appoggio esterno: un fatto che, se realizzato, rappresenterebbe una novità in un Paese dove, per ragioni storiche, i movimenti comunisti sono sempre stati tenuti fuori dalla formazione degli esecutivi.

A favorire il Governo di minoranza con l’appoggio esterno dei comunisti è anche l’impossibilita di varare una Grande Coalizione tra Socialdemocratici, moderati, liberal-conservatori e cristiano-democratici.

Il Leader di ANO Babis -imprenditore sceso in politica che ha saputo raccogliere molti consensi anche dai conservatori- ha già comunicato la non volontà di partecipare alle Larghe Intese, e, inoltre, TOP09, popolari e lo stesso Partito Social Democratico Ceco hanno ottenuto un risultato troppo basso per la creazione di un Esecutivo.

Irriproponibile è anche la riedizione di un Governo di destra, come quello che, dal 2010 al 2013, è stato creato da Partito Democratico Civico, TOP09 e dal Partito Affari Pubblici sotto la guida dell’ex-Premier Petr Necas: costretto alle dimissioni anticipate a causa di scandali di corruzioni legati al suo Esecutivo.

Il potere del Presidente cresce

La situazione consente al Presidente, Milos Zeman, di accrescere la sua influenza in politica con la formazione di un nuovo Governo che, sulla base dei dati, resta debole nei confronti della Presidenza della Repubblica.

Primo Presidente ad essere stato eletto direttamente dal popolo ceco, Zeman, ex-Primo Ministro socialdemocratico che ha creato un suo soggetto partitico personale di centro-sinistra -il Partito dei Diritti Civili- non ha mai nascosto l’ambizione di prendere il comando della sinistra ceca.

Il basso risultato dei Socialdemocratici può facilmente portare il Presidente ad affidare solo un incarico investigativo al Segretario del Partito Social Democratico Ceco, Bohuslav Sobotka- con cui i rapporti sono molto tesi- e alla sua Vice, Miroslava Nemcova, per poi varare un Governo capeggiato da un suo uomo di fiducia.

Il medesimo scenario si è registrato subito dopo l’elezione di Zeman quando, dopo la caduta del Governo di destra, il Presidente ha nominato un Esecutivo tecnico guidato dal suo fedele Jiri Rusnok, che, senza la fiducia del Parlamento, è rimasto in carica fino alle Elezioni.

Tale sviluppo poeterebbe ad un mutamento dell’ordinamento politico ceco, che, per iniziativa del Presidente Zeman -che per via del suo orientamento filo-russo e Neoeuropeista finirebbe inevitabilmente per mutare anche la politica estera a Praga- passerebbe dall’essere una Repubblica Parlamentare ad una Repubblica Presidenziale.

Matteo Cazzulani

GAS: L’EUROPA CENTRALE TRA LIBERALIZZAZIONI ‘FILOEUROPEE’ E NAZIONALIZZAZIONI ‘FILORUSSE’

Posted in Guerra del gas, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria by matteocazzulani on April 2, 2013

L’Ungheria concede il controllo dei gasdotti nazionali al colosso statale MVM, mentre la Repubblica Ceca favorisce un consorzio tedesco-canadese ad un’ente ceco. La Lituania e la Polonia applicano alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico per diversificare le forniture di oro blu, e con la Romania vanno avanti sullo Shale.

In Europa Centrale c’è chi guarda all’Europa, chi ad Oltreoceano, e chi alla Russia. Nella giornata di lunedì, Primo di Aprile, il colosso energetico statale ungherese MVM ha rilevato il controllo della gestione della compravendita e della distribuzione del gas in Ungheria dalla compagnia tedesca E.On.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, l’operazione è stata varata dal Premier, Viktor Orban, per conferire al Governo di Budapest un più forte potere contrattuale con il monopolista russo del gas, Gazprom, e, di conseguenza, rafforzare i legami con la Russia.

Il Premier Orban di recente ha definito la Russia un partner economico e politico indispensabile per Budapest, e, nel 2012, ha portato l’Ungheria tra i Paesi sostenitori della costrizione del Southstream: gasdotto progettato da Gazprom per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas di Mosca -da cui l’UE già dipende per il 40% del proprio fabbisogno nazionale.

La nazionalizzazione della compravendita di gas in Ungheria è anche un’operazione economica che ha fruttato un lauto guadagno nelle casse dello Stato: nel 2005, la E.On ha pagato al Governo 2,5 Miliardi di Euro, mentre ora ha ottenuto dalla MVM solo 1,2 Miliardi di Euro.

Sul piano politico, la manovra di Orban è però contraria al Terzo Pacchetto Energetico UE: legge emanata dalla Commissione Europea per separare l’ambito della compravendita del gas con quello del trasporto dell’oro blu,

Il Terzo Pacchetto Energetico ha la finalità di evitare la creazione di monopoli, e di porre fine all’egemonia di colossi extraeuropei nel mercato dell’energia del Vecchio Continente.

In linea con la Legge UE ha agito la Repubblica Ceca, in cui la compagnia Net4Gas, incaricata della gestione della distribuzione del gas, è stata venduta dall’ente tedesco RWE alle compagnie assicurative Allianz e a quella canadese Borealis.

La vendita del controllo dei gasdotti nazionali della Repubblica Ceca al consorzio tedesco-canadese, che ha fruttato alla RWE 1,2 Miliardi di Euro, ha impedito il rafforzamento della posizione della compagnia energetica ceca EPH nella gestione dei gasdotti dell’Europa Centrale.

Nel 2012, la EPH ha infatti acquistato per 2,9 Miliardi di Euro dalla E.On e dalla compagnia francese Suez-Gaz de France il 49% della compagnia SPP, incaricata della gestione dei gasdotti della Slovacchia.

La vendita della SPP alla EPH è stata sostenuta dal Premier slovacco, Robert Fico, in cambio dell’impegno da parte della compagnia ceca sul mantenimento di un prezzo basso del costo del gas applicato alla popolazione.

Vilna e Varsavia a sostegno dell’Europa

Così come la Repubblica Ceca, in Europa Centrale anche la Lituania ha applicato alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico per diminuire la dipendenza dal gas della Russia, che ad oggi copre il 99% del fabbisogno nazionale di Vilna.

Nel Marzo 2013, il Governo lituano ha creato la Amber Grid: una compagnia incaricata di rilevare il 76% delle azioni dell’ente nazionale Lietuvos Dujos, finora possedute dalla E.On e da Gazprom.

La Lituania ha inoltre implementato la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda che, come preventivato dalla Legge UE, consente di immettere nel mercato unico europeo gas liquefatto proveniente da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Così come la Lituania, per realizzare i postulati del Terzo Pacchetto Energetico anche la Polonia ha varato la costruzione di gasdotti per unire il sistema infrastrutturale energetico di Varsavia con quello degli altri Paesi dell’Europa Centrale.

La Polonia è a che attiva nella realizzazione del Corridoio Nord-Sud: conduttura concepita, con il sostegno della Commissione Europea, per unificare il rigassificatore polacco di Swinoujscie con quello croato di Krk, entrambi in fase di realizzazione.

Polonia, Romania e Lituania in prima fila sullo Shale

La Polonia ha inoltre implementato la ricerca dello Shale: gas ubicato in rocce porose poste a bassa profondità, ad oggi estratto con sofisticate tecniche di fracking solo in Nordamerica.

Secondo gli studi, il territorio polacco contiene una riserva consistente di Shale tale da permettere a Varsavia di porre fine alla dipendenza dalla Russia, le cui forniture di gas naturale coprono oggi l’82% del fabbisogno energetico polacco.

In Europa Centrale, interessata allo Shale, oltre che la Polonia, ed anche la Lituania, è la Romania, il cui Premier, Victor Ponta, ha tolto la moratoria precedentemente imposta sullo sfruttamento di gas non convenzionale.

Ponta ha argomentato la decisione con la necessita di diversificare le fonti di approvvigionamento di Bucarest, e di garantire all’Europa una possibile soluzione alla forte dipendenza dalle importazioni di energia dall’estero.

La Romania ha anche sostenuto apertamente la realizzazione del Nabucco: gasdotto concepito per veicolare in Europa 30 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dall’Azerbaijan, che la Russia è intenzionata a bloccare con il Southstream per evitare di perdere il monopolio sul mercato dell’energia europeo.

Matteo Cazzulani

REPUBLICA CECA: SCHWARZENBERG PERDE LA CORSA ALLA PRESIDENZA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on January 27, 2013

Il Ministro degli Esteri ceco, ex-dissidente dell’emigrazione, sconfitto nelle prime Elezioni Presidenziali della storia del suo Paese. Vince Milos Zeman: ex-Primo Ministro SocialDemocratico, Leader di un soggetto politico di centro-sinistra.  

Il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg

Il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg

Ha conosciuto e combattuto la dittatura sovietica, seppur dall’emigrazione, ha collaborato a costruire la Repubblica Ceca dopo la caduta del Muro di Berlino, ed ha preso parte attiva alla vita politica del Paese per rendere Praga una capitare europea. Tutto questo non è bastato al Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg, per vincere le Elezioni Presidenziali di sabato, 26 Gennaio.

Secondo i dati ufficiali, Milos Zeman, ex-Primo Ministro SocialDemocratico e Capo del soggetto politico di centro-sinistra Partito dei Diritti Civici, ha vinto la corsa alla presidenza con il 54,8% dei consensi, lasciando Schwarzenberg staccato al 45%.

“Dieci punti sono abbastanza per definire una vittoria certa – ha dichiarato Schwarzenberg nel commentare l’esito delle prime Elezioni Presidenziali della storia del Paese, rese possibili dopo una modifica alla Costituzione – riconosco la sconfitta e ringrazio chi mi ha sostenuto nel primo e nel secondo turno”.

Nonostante la sconfitta, il risultato del Ministro degli Esteri è soddisfacente. Dato per basso nei consensi da tutti i sondaggi, Schwarzenberg al primo turno ha saputo recuperare, fino ad arrivare a poca distanza da Zeman.

Contando sul voto delle grandi città e della fascia giovane della popolazione, nel ballottaggio Schwarzenberg, che ha contato sul voto moderato e su quello di centro, è riuscito ad imporsi solo nella regione della capitale, Praga.

Zeman, forte del voto confluito dal Partito SocialDemocratico Ceco, dai comunisti, e dal terzo classificato al primo turno, Jan Fischer – anch’egli ex-Primo Ministro SocialDemocratico – ha invece vinto nelle restanti regioni della Repubblica Ceca.

Esponente del dissenso ceco dell’emigrazione, Schwarzenberg è stato Cancelliere del primo Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Havel, ed ha preso parte attiva nella vita politica del Paese partecipando con il suo movimento moderato TOP09 ad un governo di coalizione con i conservatori del Partito Democratico Civico dal 2009, di cui è divenuto Ministro degli Esteri.

Battuto un alfiere della democrazia e del rafforzamento dell’Unione Europea 

Schwarzenberg ha fortemente criticato Presidente uscente, Vaclav Klaus, di cui ha contestato le posizioni strenuamente anti-europee e lo stretto rapporto – anche di amicizia personale – stabilito con il Capo di Stato della Federazione Russa, Vladimir Putin, che ha reso la Repubblica Ceca fortemente dipendente dalla Russia sul piano energetico.

Inoltre, Schwarzenberg, memore del suo passato, si è distinto per avere concesso asilo in Repubblica Ceca ai perseguitati politici ucraini fuggiti dalla dittatura del Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych.

Oltre all’ex Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, a trovare rifugio e protezione a Praga è stato anche Oleksandr Tymoshenko, il marito di Yulia Tymoshenko: la Leader dello schieramento democratico arancione condannata a sette anni di carcere dopo un processo riconosciuto come irregolare dalle principali ONG internazionali indipendenti.

Come sarà la Repubblica Ceca sotto l’Amministrazione Zeman non è facile da prevedere, ma è possibile ipotizzare come sarebbe stata Praga sotto la presidenza Schwarzenberg: un Paese nel cuore dell’Europa pienamente integrato nell’Unione Europea, attento ai rapporti euro-atlantici, fiero difensore di democrazia, diritti umani e libertà sia in Europa Orientale che in altre aree del pianeta.

Matteo Cazzulani