LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

OBAMA: “CAMPI DI STERMINIO POLACCHI”. E’ BUFERA IN POLONIA

Posted in Polonia, USA by matteocazzulani on May 31, 2012

Con una gaffe in un’occasione pubblica, il Presidente statunitense definisce i lager hitleriani come polacchi anziché nazisti. Forti le critiche di Varsavia, mentre Washington chiarisce l’accaduto ma non porge le sue scuse. La rabbia del Premier Tusk: “negazionismo”

Il presidente USA, Barack Obama

Una gaffe storica fa vacillare il ben saldo ponte diplomatico tra Washington e Varsavia. Nella giornata di lunedì, 28 Maggio, nel corso di una manifestazione pubblica, il Presidente statunitense, Barack Obama, ha utilizzato il termine “campi di sterminio polacchi” per indicare i lager nazisti in cui, durante la Seconda Guerra Mondiale, morirono in milioni tra ebrei e resistenti al regime hitleriano.

La gaffe è avvenuta durante il conferimento della Medaglia della Libertà a Jan Karski: postino polacco dell’Armia Krajowa – l’esercito della Polonia libera che ha combattuto il nazifascismo al fianco dei britannici – che per primo denunciò in Occidente lo sterminio degli ebrei attuato dai nazisti.

“I partigiani hanno informato Karski sullo sterminio di massa degli ebrei, così lo hanno portato nel ghetto di Varsavia e presso i campi di sterminio polacchi”. ha dichiarato Obama nel corso della premiazione, avvenuta presso la Casa Bianca.

Sul momento, all’infelice uscita di Obama nessuno ha replicato, sopratutto perché il conferimento a Karski della prestigiosa onorificenza è stato considerato come un gesto di notevole importanza da parte dell’inquilino della Casa Bianca.

Tuttavia, il giorno successivo, complice anche lo scarso risalto dato alla questione dai principali media statunitensi – ad eccezione della Fox e di pochi altri – la Comunità polacca ha deciso di fare sentire le proprie ragioni e, anche a livello politico, ha richiesto un dietrofront da parte di Obama.

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski ha riconosciuto le parole del suo collega statunitense come inesatte e dolorose per la Polonia, ma ha illustrato come esse non rispecchino affatto la vera opinione che Obama ha nei confronti di un solido alleato.

Inoltre, Komorowski ha evidenziato come il conferimento della Medaglia della Libertà a Karski sia il riconoscimento civile più importante che un Presidente statunitense abbia mai concesso a un polacco, e ha sottolineato come l’enfatizzazione della questione possa essere dettata unicamente dalla campagna elettorale interna agli USA.

“Se Obama decidesse di scusarsi e di chiarire il suo errore, sarebbe un gesto di notevole importanza da parte degli Stati Uniti d’America per la Polonia e per tutto il Mondo, affinché tali uscite non si ripetano mai più – ha dichiarato l’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek – il Capo di Stato USA dovrebbe correggere quanto a lui suggerito dai suoi assistenti, non ci sarebbe nulla di errato”.

Concorde sulla necessità da parte di Obama di porgere delle scuse alla Polonia si è detto anche Zbigniew Brzezinski. L’ex-Consigliere alla Politica Estera del Presidente Jimmy Carter – democratico come Obama – ha evidenziato come, tuttavia, non sia necessario dare troppo peso alle affermazioni dell’Inquilino della Casa Bianca, che a più riprese ha dichiarato il suo apprezzamento per il coraggio dimostrato dai polacchi nella lotta al nazifascismo e al comunismo.

Nella tarda serata di martedì, 29 Maggio, l’entourage di Obama ha diffuso i materiali nei quali il Presidente USA ha effettivamente apprezzato i polacchi. L’incaricato della Casa Bianca per i rapporti con la stampa, Jay Carney, ha poi illustrato come l’infelice uscita di Obama non si ripeterà mai più.

L’assenza delle scuse da parte del Presidente USA ha mandato su tutte le furie il Premier polacco, Donald Tusk, che, sempre nella serata di martedì, 29 Maggio, ha convocato una conferenza stampa nella quale, con parole significative, ha condannato il comportamento dell’inquilino della Casa Bianca.

“Quando qualcuno parla di campi di concentramento polacchi nega l’esistenza dei nazisti e di Hitler – ha dichiarato Tusk alla stampa – queste parole hanno sconvolto i polacchi. Abbiamo sempre reagito alle incomprensioni dovute all’ignoranza in merito al nostro passato e ai fatti della Seconda Guerra Mondiale, ma non possiamo restare indifferenti. Dagli amici ci aspettiamo rispetto. Nelle relazioni polacco-statunitensi il rispetto verso il partner più debole è fondamentale per il mantenimento del legame”.

Nonostante la forte presa di posizione di Tusk, da Obama non è pervenuta alcuna scusa per le parole pronunciate. Bensì, il Presidente USA ha preferito congratularsi con il vincitore delle Primarie repubblicane, Mitt Romney, che sfiderà nelle elezioni presidenziali, e e intrattenere contatti telefonici con i principali Capi di Stato e di Governo europei sulla crisi.

La liaison compliquée tra l’Amministrazione Obama e l’Europa Centrale

Lo strappo diplomatico tra Polonia e Stati Uniti è tuttavia lontano dall’essere una prospettiva attuabile. A Varsavia, così come nel resto dell’Occidente – eccetto poche e circoscritte eccezioni – gli Stati Uniti d’America sono riconosciuti come la superpotenza mondiale che, nel passato e nel presente, con il suo ruolo nel pianeta garantisce lo sviluppo della democrazia in aree dove essa è assente.

A rendere bene l’idea della delusione dei polacchi è stato l’autorevole Economist, che ha evidenziato come la gaffe di Obama sia l’ennesimo sgarbo dell’Amministrazione democratica ad un fedele alleato.

L’avvio si è avuto con la rinuncia da parte di Obama alla costruzione dello scudo di difesa antimissilistica con il dislocamento in Polonia di batterie di missili Patriot, rimpiazzati da intercettori privi di capacità difensiva non in grado di rassicurare Varsavia da possibili attacchi provenienti dall’Iran, e dalla Russia, da cui i polacchi si sono minacciati.

Inoltre, Obama ha rifiutato di concedere ai polacchi l’abbattimento dell’obbligo dei visti per l’ingresso negli States richiesto a più riprese dalle Autorità di Varsavia per rafforzare i legami tra le due nazioni.

Matteo Cazzulani

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AZERBAJDZHAN E STATI UNITI RIATTUALIZZANO IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 30, 2012

Il rappresentante della compagnia azera SOCAR considera ancora il gasdotto dalla verdiana denominazione un progetto utile per l’indipendenza energetica dell’Europa, mentre il Dipartimento di Stato USA illustra la necessità per Bruxelles di combattere il monopolio della Russia. In forse la realizzazione del ramo settentrionale del Southstream

Il percorso del Nabucco e del Southstream

Nessun progetto è escluso a priori e tutte le strade per l’indipendenza energetica sono degne di considerazione. Questo è il messaggio con cui il rappresentante della compagnia energetica azera SOCAR, Elshad Nasyrov, ha corretto la posizione espressa dalla British Petroleum in merito al Nabucco.

Secondo Nasyrov, il gasdotto dalla verdiana denominazione è un’infrastruttura valida per il trasporto del gas dai giacimenti azeri in Europa sia per quanto riguarda il suo progetto originario – che ha previsto la costruzione di una conduttura dall’Azerbajdzhan all’Austria – sia se si considera la sua variante più corta.

Per limitare le spese, ed evitare la costruzione di un’infrastruttura supplementare sul territorio turco oltre al Gasdotto Transanatolico – TANAP: una conduttura deputata al trasporto del gas azero lungo tutta la Penisola Anatolica – il consorzio incaricato di realizzare il Nabucco ha optato per un suo ridimensionamento ad un Nabucco Occidentale costruito tra l’Austria e la Turchia, e non più l’Azerbajdzhan.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione è stato concepito dalla Commissione Europea per allentare la dipendenza dell’UE dal gas della Russia grazie al trasporto diretto nel Vecchio Continente dell’oro blu estratto dal ricco giacimento di Shakh Deniz, in Azerbajdzhan. Esso è sostenuto economicamente dalla compagnia energetica austriaca OMV, turca Botas, tedesca RWE, romena Transgaz e ungherese MOL.

Lunedì, 29 Maggio, il Nabucco ha ottenuto il supporto ufficiale anche degli Stati Uniti d’America, che, per voce della Rappresentante del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, è stato considerato una proposta indispensabile per l’indipendenza energetica dell’Occidente e un incentivo per garantire la concorrenza nel mercato del gas tra diversi soggetti.

Pochi giorni prima, il portavoce della British Petroleum, Ian Conn, ha ritenuto sia il Nabucco, che il Nabucco Occidentale, due progetti inadatti per trasportare il gas azero in Europa, e ha sostenuto che l’unica infrastruttura in grado di assolvere a tale compito è il Gasdotto Europeo Sud-Est – SEEP. Questa conduttura, supportata finanziariamente dalla stessa British Petroleum e dalla SOCAR, è progettata per collegare l’Azerbajdzhan all’Europa tramite lo sfruttamento delle infrastrutture già esistenti.

“Le dichiarazioni della British Petroleum sono state espresse a titolo personale – ha dichiarato Nasyrov – per la SOCAR sia il Nabucco che il Nabucco Occidentale rappresentano possibili itinerari per il trasporto del gas dai giacimenti di Baku in Europa”.

Niente gas russo in Pianura Padana

La sovrabbondanza di proposte per diversificare le forniture di gas europee sembrerebbe avere messo in difficoltà il Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per rifornire direttamente l’Europa Occidentale del proprio gas transitando per il fondale del Mar Nero, bypassando Paesi politicamente osteggiati da Mosca, come Romania, Ucraina, Moldova e Polonia, e affossando sia il Nabucco che la SEEP.

Secondo quanto dichiarato dal monoposto russo Gazprom – che sostiene il progetto assieme al colosso italiano ENI, alle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF, e a quella nazionali di Montenegro, Slovenia, Serbia e Macedonia – il Southstream potrebbe non essere realizzato nel suo ramo settentrionale che, secondo i progetti, avrebbe dovuto portare il gas dalla Russia direttamente in Pianura Padana.

D’altro canto, il monopolista russo ha confermato l’intenzione di procedere nella realizzazione del resto del progetto che prevede l’attraversamento del fondale del Mar Nero fino alla Bulgaria, e la prosecuzione di un ramo meridionale verso Grecia e Italia meridionale.

Se realizzato, il tronco settentrionale del Southstream transiterà per Macedonia, Montenegro, Repubblica Srpska, Serbia e Slovenia fino al Tavisio e ad una località del Nord Italia ancora non ufficialmente definita.

Matteo Cazzulani

LA GRECIA PROMETTE ALL’UE L’INDIPENDENZA ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 29, 2012

Nel discorso di apertura della Conferenza Gas e Petrolio di Atene, il Capo della compagnia nazionale greca DEPA, Harry Sachinis, ha comunicato l’avvio dei lavori di sfruttamento dei giacimento di oro blu ubicati nel Mediterraneo Orientale in collaborazione con Cipro. I vantaggi per l’Italia dall’operazione che, se realizzata, potrebbe contare su una fornitura costante differente da quella russa

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

Due congressi, tre soluzioni per l’indipendenza energetica europea dalla Russia. Nella giornata di lunedì, 28 Maggio, il Capo della compagnia greca DEPA, Harry Sachinis, ha comunicato l’avvio dello sfruttamento dei bacini situati nel Mediterraneo sud-orientale in collaborazione con Cipro.

Come evidenziato nel discorso di apertura della Conferenza Gas e Petrolio di Atene, la compagnia greca ha già avviato il percorso di preparazione per l’estrazione di oro blu dai giacimenti Leviathan e Tamar: due importanti serbatoi situati nelle acque territoriali israeliane, libanesi e cipriote.

Se da un lato i partner di Atene non sono ancora stati definiti ufficialmente – oltre a Cipro è comunque quasi certo che a sostenere la Grecia sarà anche Israele – dall’altro sono già noti i principali beneficiari del progetto di estrazione del gas mediterraneo: oltre alla Commissione Europea – che potrà contare su Atene per realizzare il progetto di diversificazione delle forniture di gas dalla Russia – l’oro blu sarà inviato sopratutto in Italia, Balcani e, più in generale, Europa Meridionale.

Certa è anche l’infrastruttura deputata al trasporto del gas del Mediterraneo orientale in Europa: Sachinis ha comunicato di considerare l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI – come il gasdotto più adatto per adempiere alla funzione preventivata da Atene.

Qualora tale scelta fosse confermata, l’Italia otterrebbe notevoli vantaggi: l’ITGI è compartecipato dalla compagnia Edison, e il punto di arrivo del gasdotto -ancora in fase di realizzazione – è fissato in Puglia.

“Dobbiamo anticipare i lavori per trasportare in Europa gas dall’Azerbajdzhan – ha dichiarato il Capo della DEPA – e impedire a Baku di divenire il primo esportatore sul mercato dell’Europa Mediterranea alternativo a Mosca. Questo deve servire di stimolo per il governo greco, quello cipriota, e quello israeliano”.

Le dichiarazioni di Sachinis collimano con quanto contemporaneamente dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, presso la Conferenza Annuale del Gasdotti di Cracovia.

L’esponente europeo ha evidenziato come il gas sia destinato ad esercitare un ruolo sempre più importante nell’economia dell’Europa, e, per questo, sia necessario per l’UE realizzare infrastrutture che consentano di allentare la dipendenza dal gas della Russia.

Tra i progetti, oltre a nuovi gasdotti che consentano il trasporto di oro blu centro-asiatico in Europa, come il Gasdotto Europeo Sud-Est e il Nabucco, Oettinger ha illustrato l’efficacia dei rigassificatori, la cui produzione negli ultimi tempi è stata notevolmente implementata, sopratutto nella regione del Baltico.

La Lituania estromette Gazprom dai gasdotti nazionali

Particolare esperienza in materia è stata dimostrata dalla Lituania: Paese UE costretto a combattere contro una dipendenza dalla Russia pari a circa il 90% del fabbisogno nazionale.

Per diminuire il legame con l’unico fornitore russo, Vilna non solo ha avviato la costruzione di un importante rigassificatore a Klajpeda – che servirà anche Estonia, Lettonia e parte della Polonia – ma è anche riuscita ad escludere i russi dal proprio mercato energetico nazionale.

Secondo quanto dichiarato dall’autorevole Associated Press, la Lituania ha ripreso il controllo sulla Lietuvos Dujos – la compagnia a cui appartengono i gasdotti del Paese – per mezzo dell’espulsione da essa del monopolista russo, Gazprom, finora padrone del 37% dell’ente energetico nazionale.

La manovra è stata possibile grazie all’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico: una legge dell’Unione Europea che vieta agli enti esportatori di gas – come lo è Gazprom per Vilna – il controllo totale o parziale dei gasdotti UE.

Lo scopo con cui la Commissione Europea ha appuntato il Terzo Pacchetto è la tutela della concorrenza e la lotta ai monopoli. Per questa ragione, il Governo lituano ha dichiarato di voler re-privatizzare la Lietuvos Dujos cedendone quote a enti registrati in Lituania o in altri luoghi dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

GEORGIA: AL VIA LA CAMPAGNA ELETTORALE

Posted in Georgia by matteocazzulani on May 28, 2012

Un partecipato comizio dell’opposizione da inizio alla corsa al Parlamento georgiano. Il Movimento Nazionale Unito del Presidente uscente, Mikheil Saakashvili contrastato dal Partito “Sogno Georgiano” del miliardario Bidzina Ivanishvili

Il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili

L’attuale Capo dello Stato contro il miliardario alla prima esperienza in politica. Questo è lo scenario che, in Georgia, caratterizza la campagna elettorale per le Elezioni Parlamentari, aperta nella giornata di Domenica, 27 Maggio, con un comizio del Partito di opposizione “Sogno Georgiano”.

All’evento, organizzato nella Capitale, Tbilisi, presso la centrale Piazza della Libertà, hanno partecipato 80 Mila persone accorse per udire le proposte di Bidzina Ivanishvili: businessman fondatore di una nuova forza politica di opposizione al Movimento Nazionale Unito dell’attuale Presidente, Mikheil Saakashvili.

Il Capo di Stato uscente, che con tutta probabilità si candiderà alla guida del Governo – non potendo per legge correre per un terzo mandato presidenziale – ha reagito con pacatezza alla partecipata manifestazione dei suoi avversari, e ha ritenuto comprensibile come migliaia di cittadini possano essere scontenti delle riforme radicali approntate dalla sua Amministrazione.

Inoltre, Saakashvili ha illustrato di voler continuare a guidare il processo di integrazione della Georgia nelle strutture euro-atlantiche – Unione Europea e NATO – e ha accusato gli avversari di ricevere dalla Russia finanziamenti volti a destabilizzare la situazione interna di un Paese sovrano, che Mosca ritiene appartenere alla propria sfera di influenza.

Ivanishvili – che tra i suoi sostenitori d’eccezione annovera la ex-Capo del Parlamento, Nino Burdzhanadze e l’ex-calciatore Kakà Kaladze – ha promesso una lotta alla povertà e alla disoccupazione, e ha contestato il Capo dello Stato per non avere utilizzato i due mandati spesi finora alla guida del Paese per accrescere il benessere del popolo georgiano.

In aggiunta, il Capo di “Sogno Georgiano” ha accusato Saakashvili di volere mantenere il potere nelle sue mani ambendo alla carica di Premier dopo che, su sua iniziativa, il Parlamento ha approvato una modifica della Costituzione con la quale, dalla prossima legislatura, il Capo del Governo godrà di maggiori poteri rispetto a quelli del Presidente.

Il bilancio dopo nove anni di presidenza Saakashvili

Salito al potere nel 2003, dopo avere guidato il processo democratico in Georgia passato alla storia come Rivoluzione delle Rose, Saakashvili è stato protagonista di una serie di riforme che, secondo le stime UE, hanno avvicinato in maniera notevole Tbilisi agli standard occidentali sul piano economico, commerciale, e militare.

In politica estera, l’attuale Presidente ha supportato la vocazione euro-atlantica dei georgiani, e ha costantemente dimostrato l’intenzione di integrare il Paese nell’Unione Europea e nella NATO. Per questa ragione, nel 2008 Saakashvili ha subito un’aggressione militare da parte Russia, che con l’uso della forza ha cercato di moderare la posizione diplomatica pro-europea assunta da Tbilisi.

Ivanishvili ha ottenuto il permesso di fondare un suo partito nonostante sia stato privo della cittadinanza georgiana. Secondo l’autorevole Forbes, il Capo di Sogno Ucraino possiede una ricchezza pari a 5,5 Miliardi di Dollari – la metà del bilancio statale georgiano – maturati con operazioni finanziarie realizzate nell’ambito delle grandi privatizzazioni dell’economia russa.

Matteo Cazzulani

Janukovych fa l’antirusso con i liberali europei

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 27, 2012

Nell’incontro con gli esponenti liberaldemocratici del Parlamento Europeo, Il Presidente e il Premier ucraino dichiarano l’intenzione di integrare l’Ucraina con l’UE. Ma gli esponenti dell’Opposizione Democratica restano in carcere, e la sua Leader, Julija Tymoshenko, soffre di precarie condizioni di salute

L’Ucraina e un Paese filoeuropeo e la situazione interna e nettamente migliore di quanto finora presentato. Questo e quanto dichiarato dal capo liberali polacchi, Janusz Palikot, al termine della visita in Ucraina dei rappresentanti del gruppo dell’Europarlamento dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei.

Come riportato dall’autorevole PAP, Palikot ha Evidenziato come le Autorità di Kyiv siano seriamente intenzionate a riportare l’Ucraina sui binari della democrazia e del rispetto delle libertà secondo i parametri occidentali, e ha avviato un programma di riforma del Codice Penale volta a rimuovere gli articoli 364 e 365 – che derivano dall’epoca sovietica – in nome dei quali sono stati arrestati una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

“La maggior parte dell’incontro con il Presidente, Viktor Janukovych, e il Premier, Mykola Azarov, e stato dedicato al convincimento del carattere antirusso e proeuropeo delle Autorità ucraine – ha dichiarato Palikot – la situazione e nettamente migliore di quanto mi aspettavo”.

Il liberale polacco ha poi ritenuto la posizione della Polonia nei confronti del dialogo tra l’Unione Europea e l’Ucraina come ottimale, e ha informato la stampa in merito all’incontro con Julija Tymoshenko, avuto presso la cella del carcere in cui la Leader dell’Opposizione Democratica e detenuta dal 5 Agosto.

“Julija Tymoshenko ha invitato a boicottare i campionati europei di calcio in Ucraina – ha evidenziato – ma si e rivolta solo ai politici, non ai tifosi”.

Guy Verhofstadt: il caso Tymoshenko alla Corte Europea dei Diritti Umani

Presente all’incontro con la Tymoshenko e stato anche il Capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, Guy Verhofstadt, che ha contestato il sistema giudiziario ucraino per la sua mancata indipendenza dal potere politico, che spesso si avvale della magistratura per estromettere esponenti dell’Opposizione Democratica dalla competizione elettorale.

“Bisogna che a pronunciassi sul caso Tymoshenko sia la Corte Europea dei Diritti Umani – ha evidenziato Verhofstadt a Radio Liberty – un organismo indipendente che si pronuncia sui ricorsi in maniera del tutto estranea da pressioni politiche. Solo dopo il verdetto europeo potremmo riprendere il percorso di integrazione europea dell’Ucraina”.

Inoltre, Verhofstadt ha espresso preoccupazione per le condizioni di salute della Tymoshenko, con cui e legato da un rapporto di simpatia reciproca e collaborazione originato dalle visite reciproche compiute quando entrambi sono stati Primi Ministri dei rispettivi Paesi.

Matteo Cazzulani

INDIPENDENZA ENERGETICA UE: LA SEEP AVANTI SUL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 26, 2012

In merito al gasdotto dalla verdiana denominazione, critiche sono espresse dalla British Petroleum: uno degli enti che gestisce il giacimento azero Shakh Deniz. Dalle possibilità per il Gasdotto Europeo del Sud-Est di ottenere il permesso di trasportare in Europa in gas dall’Azerbajdzhan potrebbe trarre vantaggio anche l’Italia.

I percorsi della TAP e del Nabucco

L’importante è il fine, non i mezzi con cui esso viene raggiunto. Questo è il parere espresso dalla Rappresentante della Commissione Europea, Marlene Holzner, dinnanzi alla crisi del Nabucco: un gasdotto progettato dall’Esecutivo di Bruxelles per trasportare in Europa gas naturale proveniente dai giacimenti del Mar Caspio, in Azerbajdzhan, con il fine di diminuire la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia

Come riportato dall’autorevole Reuters, nella giornata di venerdì, 25 Maggio, la conduttura dalla verdiana denominazione è stata oggetto di una forte critica da parte del colosso energetico British Petroleum, che, assieme alla compagnia azera DNKAR e a quella norvegese Statoil, controlla il giacimento Shakh Deniz, il cui oro blu avrebbe dovuto riempire i tubi del Nabucco.

L’esponente della BP Ian Conn ha dichiarato alla stampa di non ritenere il Nabucco un progetto economicamente sostenibile in grado di trasportare dall’Azerbajdzhan all’Austria, con una conduttura di circa 4 mila chilometri, 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Inoltre, Conn ha espresso forti dubbi anche dinnanzi ad un possibile ridimensionamento del gasdotto dalla verdiana denominazione che, con il nome Nabucco Ovest, al posto dell’oro blu azero potrebbe trasportare in Europa gas proveniente da Irak, Iran e Turkmenistan.

Nonostante il parere dell’ente britannico, il Nabucco resta in gara per l’assegnazione della licenza che consente il trasporto dell’oro blu del Mar Caspio. A sostegno del progetto restano infatti la compagnia austriaca OMV, la romena Transgaz, la bulgara Ven, la tedesca RWE e l’ungherese MOL.

Tuttavia, gli ultimi due enti energetici hanno espresso forti perplessità in merito alla loro permanenza nel Nabucco, e, nel caso dei magiari, hanno sospeso addirittura per qualche tempo la loro partecipazione nel progetto.

Il gasdotto dato per favorito dai principali esperti nella corsa all’eldorado energetico dell’Azerbajdzhan è il Gasdotto Europeo Sud-Est – SEEP: un progetto elaborato dalla British Petroleum, e compartecipato dai partner dello Shakh Deniz – la compagnia azera DNKAR e quella norvegese Statoil.

Oltre che per il maggiore peso politico degli enti che finanziano questo secondo gasdotto, la SEEP ha il vantaggio di costare molto meno rispetto al Nabucco, in quanto la sua costruzione è prevista tramite lo sfruttamento di condutture già esistenti: un elemento che ha attratto l’interesse della Commissione Europea che, in un periodo di crisi economica, vede con favore la razionalizzazione dei costi per realizzare progetti di strategica importanza.

Inoltre, la possibile assegnazione della licenza dello sfruttamento dei giacimenti azeri potrebbe giovare anche all’Italia. La coalizione energetica britannico-norvegese sostiene la necessità di collegare la SEEP con il Gasdotto Transadriatico: una conduttura progettata per collegare la Grecia all’Italia tramite l’Albania, compartecipata dalla Statoil, dalla compagnia tedesca E.On, e dall’elvetica EGL, sulla quale di recente ha espresso interesse l’italiana Enel.

La Russia mette a repentaglio i piani dell’Unione

La concorrenza tra i progetti candidati al trasporto del gas dall’Azerbajdzhan può tuttavia nuocere all’interesse dell’Europa, in quanto la Russia ha già avviato la propria risposta con la costruzione del Southstream. Questo gasdotto è progettato per bypassare Paesi ritenuti ostili da Mosca come Romania, Moldova, e Ucraina, e per costruire una seconda via – oltre a quella terrestre già esistente – per rifornire il Vecchio Continente di gas russo.

Se realizzato, il Gasdotto Ortodosso – come è anche noto il Southstream – aumenterebbe in maniera esponenziale la dipendenza dell’Europa dalle forniture energetiche della Russia, e neutralizzerebbe ogni tentativo approntato dalla Commissione Europea di diversificare le proprie forniture di gas ricorrendo ai giacimenti azeri e turkmeni.

La realizzazione del progetto di Mosca non solo porterebbe l’Europa a perdere la propria indipendenza energetica, ma metterebbe a serio repentaglio la sicurezza nazionale di un alto numero di Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia.

Ciò nonostante, a sostegno del Southstream, oltre al monopolista energetico Gazprom, si sono schierati in maniera attiva il colosso italiano ENI, le compagnie tedesca e francese Wintershall e EDF, e quelle nazionali di Serbia, Slovenia, Macedonia e Montenegro.

Matteo Cazzulani

VIKTOR JANUKOVYCH CRITICATO UFFICIALMENTE DALL’UNIONE EUROPEA. PER LA QUINTA VOLTA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 25, 2012

Approvata una risoluzione bipartisan del Parlamento Europeo che critica il regresso della democrazia in Ucraina, ed invita al rispetto della democrazia e dei diritti umani per mantenere attivo il processo di integrazione di Kyiv con Bruxelles. Il caso di Julija Tymoshenko come banco di prova per le Autorità ucraine

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

17 tirate d’orecchie a Janukovych e un rapporto con l’UE messo a serio repentaglio. Nella giornata di giovedì, 24 Maggio, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna all’Ucraina condivisa da tutte le forze partitiche dell’Emiciclo di Strasburgo.

Il documento, composto di 17 punti, inizia con la conferma della volontà da parte dell’Unione Europea di mantenere buone relazioni con l’Ucraina, ma riconosce che la mancata tutela dei diritti umani, l’uso politico della magistratura per reprimere gli esponenti dell’Opposizione Democratica, e il non rispetto della democrazia impossibilitano la firma dell’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Kyiv.

L’Unione Europea ha riconosciuto come causa di questa impasse la poca volontà delle autorità ucraine di compiere riforme in senso democratico, e ha invitato la Commissione di Venezia, il Consiglio d’Europa, e le altre Istituzioni UE ad aiutare Kyiv a compiere un’evoluzione in senso democratico e occidentale.

Particolare attenzione è stata dedicata al caso della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e degli altri esponenti del dissenso ucraino arrestati per motivi politici, di cui l’UE ha chiesto l’immediata scarcerazione. Inoltre, l’Emiciclo di Strasburgo ha evidenziato come, in Ucraina, il Parlamento debba tornare ad essere l’organo legislativo che controlla l’attività del Governo mediante la dialettica democratica, e non un mero organo consultivo che prende atto delle decisioni del Presidente, Viktor Janukovych.

Sulla Tymoshenko, l’Unione Europea ha dichiarato di riservare particolare attenzione allo svolgimento della seduta della Cassazione, presso la quale gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno esposto ricorso contro la condanna a sette anni di detenzione in isolamento che, l’11 Ottobre 2011, è stata sentenziata dopo un processo dalla palese irregolarità.

Oltre alla Tymoshenko, l’UE ha richiesto la garanzia dei diritti giudiziari per gli altri detenuti politici: l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Vice-Ministro della difesa, Valerij Ivashchenko. Inoltre, ha invitato le Autorità ucraine a garantire assistenza medica ai detenuti, e ad analizzare con particolare cura i ricorsi contro le torture subite in carcere esposti dalla Tymoshenko.

La risoluzione ha invitato Kyiv a creare una Commissione Internazionale per individuare ogni possibile infrazione nel rispetto delle libertà fondamentali commesse nei confronti dei detenuti politici, e a tal riguardo ha giudicato in maniera positiva l’esito del recente incontro tra il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e il Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, dal quale è maturata la decisione di inviare osservatori UE in materia di diritto presso le sedute dei processi aperti a carico della Tymoshenko.

Il Parlamento Europeo ha poi posto il corretto svolgimento delle Elezioni Parlamentari come l’ultima possibilità per l’Ucraina di dimostrare interesse nei confronti dell’integrazione con Bruxelles, e come un segnale di credibilità per confermare a Kyiv la Presidenza di turno dell’OSCE.

Infine, la risoluzione invita i Leader politici del Vecchio Continente a non boicottare le partite del campionato europeo di calcio, ma a cercare, durante il soggiorno in Ucraina, momenti per visitare i detenuti politici e cogliere l’occasione per esprimere pubblicamente la contrarietà dinnanzi al trattamento illiberale riservato ai dissidenti politici.

Janukovych fa orecchie da mercante

Al documento non è pervenuta alcuna reazione del Presidente ucraino, Viktor Janukovych: il vero oggetto delle critiche che, per la quinta volta nel giro di pochi mesi tra dichiarazioni delle Alte Autorità UE e risoluzioni simili a quella approvata, ha unito le forze politiche del Parlamento Europeo in una forte condanna nei confronti di un regime che, a causa dell’incarceramento degli esponenti dell’Opposizione e della privazione dell’indipendenza del Parlamento nei confronti dell’Amministrazione del Capo dello Stato, è oggi molto simile alla Bielorussia autoritaria di Aljaksandar Lukashenka.

A rispondere alle critiche UE è stato il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, che ha rilevato nella risoluzione aspetti positivi come il mantenimento delle porte aperte nel dialogo con l’Ucraina, e ha fornito alle Autorità un incentivo a riformare il proprio sistema giudiziario. Nel contempo, ha criticato l’eccesso di emotività dimostrato da alcuni Partiti del Parlamento Europeo nei confronti di Julija Tymoshenko e della situazione degli esponenti del’Opposizione ucraina.

Durante il dibattito sulla risoluzione di martedì, 22 Maggio, tutte le forze partitiche – con l’eccezione della Sinistra Europea – hanno riconosciuto il carattere repressivo dell’atteggiamento di Janukovych. Il Partito Popolare Europeo e i Verdi Europei hanno invitato l’Unione Europea ad applicare sanzioni nei confronti del Presidente Janukovych, mentre l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei ha ribadito l’intenzione di interrompere il rapporto di collaborazione strato con il Partija Rehioniv – il partito del potere in Ucraina, a cui appartengono il Capo dello Stato, il Premier, e quasi tutti i Ministri.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: PRENDE FORMA IL CORRIDOIO NORD-SUD DELL’UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 24, 2012

Ungheria e Slovacchia avviano l’unificazione dei gasdotti nazionali nell’ambito del progetto della Commissione Europea mirante alla diminuzione della dipendenza energetica dalla Russia. Benefici previsti anche per Croazia e Ucraina. Si alza la tensione tra Israele e Turchia per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo

Il Premier ungherese, Viktor Orban

Il gas unisce l’Europa ma divide il Mediterraneo. Nella giornata di mercoledì, 23 Maggio, Ungheria e Slovacchia hanno avviato il progetto di unificazione dei gasdotti dei due Paesi con la costruzione di una conduttura di 115 chilometri tra le località di Vel’ky Krtis e Vecses.

Come riportato dall’autorevole agenzia Ukrinform, l’accordo, siglato tra la compagnia ungherese Magiar Gaz Tranzit Zrt e la slovacca Eustream, segue un documento firmato il 28 Gennaio 2011 dai Primi Ministri dei due Paesi, Viktor Orban e Iveta Radicova – oggi sostituita da Robert Fico dopo le ultime elezioni legislative – per il rafforzamento dell’indipendenza energetica dell’Unione Europea.

La messa in comune dei sistemi infrastrutturali di Budapest e Bratislava è infatti un passo fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: un sistema di gasdotti che unisce il Mar Baltico al Mar Mediterraneo, progettato dalla Commissione Europea, e sostenuto dal Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia – per consentire ai Paesi del’Europa Centrale approvvigionamenti di gas di provenienza non russa in maniera costante.

L’importanza europea del piano è confermata dai 30 Milioni di Euro stanziati da Bruxelles nell’ambito del Fondo European Energy Program for Recovery, che contribuiranno in maniera considerevole ad aiutare i governi ungherese e slovacco nella copertura delle spese complessive: pari a 160 Milioni di Euro.

“Il progetto soddisfa una strategia di medio raggio, e garantisce l’indipendenza energetica dell’Unione Europea – riporta una nota dell’ente energetico MVM, a cui appartiene la Magiar Gaz Tranzit Zrt – La messa in comunicazione dei gasdotti di Ungheria e Slovacchia è fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud dell’Unione Europea”.

Oltre al quartetto di Vysehrad, a beneficiare dell’infrastruttura saranno altri Paesi europei come la Croazia, in cui è prevista la costruzione del terminale sud del Corridoio della Commissione Europea, presso il quale il gas liquido importato via mare sarà rigassificato e inviato verso il centro del Vecchio Continente.

Un altro Stato potenzialmente interessato dal Corridoio Nord-Sud è la Lituania, che potrebbe deviare verso la tratta polacca parte del gas liquido rigassificato presso il terminale di Klajpeda – in via di realizzazione.

Discorso a parte merita l’Ucraina, che dall’unificazione dei gasdotti ungheresi e slovacchi potrebbe ottenere la possibilità di sfruttare il sistema infrastrutturale centro-europeo per diminuire la totale dipendenza dalla Russia.

Infatti, la realizzazione del Corridoio Nord-Sud permetterebbe l’invio di oro blu in circolazione nel Vecchio Continente verso est attraverso lo sfruttamento dei gasdotti della Slovacchia rimasti inutilizzati dall’avvio del progetto della Commissione.

Come riportato dall’esperto in materia energetica, Mykhajlo Honchar, Bratislava ha tutto l’interesse a mantenere attivo ogni suo gasdotto, e a riguardo trattative sono già state intavolate tra la Eustream e il colosso ucraino Naftohaz.

Israele e Turchia si misurano per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo

Mentre in Europa si unificano i gasdotti, sempre a causa della corsa all’oro blu, nel Mediterraneo si alza la tensione mediatica, e forse anche militare. Nella giornata di giovedì, 15 Maggio, il Ministero degli Esteri israeliano ha smentito l’invio di un contingente militare di 20 Mila soldati a Cipro per presidiare i giacimenti di gas di Nicosia.

La notizia è stata battuta, nella medesima giornata, dall’agenzia turca Anatolia, e secondo il parere di diversi esperti testimonierebbe l’innalzarsi della tensione nell’est del Mediterraneo in seguito all’individuazione di un ricco giacimento di oro blu nelle acque territoriali israeliane, libanesi, e cipriote.

Noto come Leviathan, il serbatoio di gas è già entrato nei progetti di un’alleanza tra Israele, Cipro e Grecia per il trasporto dell’oro blu in Europa. Se realizzato, questo piano diminuirebbe non solo lo status di monopolista nelle forniture di gas in Europa della Russia, ma anche il ruolo di Paese di transito dell’oro blu finora esercitato dalla Turchia.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: L’UNIONE EUROPEA E DIVISA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 23, 2012

Nel corso del dibattito al Parlamento Europeo, le forze politiche hanno espresso pareri differenti, seppur accomunati dalla forte contestazione nei confronti della condotta del regime del Presidente ucraino, Viktor Janukovych. L’allarme della figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija: “La pressione sale, ma a Kyiv nulla cambia” 

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Toni abbassati e punti di vista differenti hanno caratterizzato il dibattito del Parlamento Europeo sul caso di Julija Tymoshenko. Nella giornata di martedì, 22 Maggio, presso l’Emiciclo di Strasburgo si è svolto un dibattito sulla detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e sul regresso democratico in Ucraina.

Nella relazione di apertura, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha invitato a non dipingere la situazione in Ucraina a tinte fosche, e ha ritenuto il boicottaggio dei campionati europei di calcio una forma di protesta sterile.

Nel contempo, ha affermato che l’UE si fonda su principi quali il rispetto della democrazia e dei diritti umani, e per questo ha individuato nella repressione giudiziaria nei confronti di esponenti dell’Opposizione Democratica e nella falsificazione delle elezioni – avvenute dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych – le cause del congelamento del processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

In linea con il pensiero del Commissario si è detto il tedesco Elmar Brok, del Partito Popolare Europeo, che ha invitato l’Ucraina a rispettare le promesse fatte all’Unione Europea in merito al rispetto dei principi della democrazia per riprendere il cammino di Kyiv verso l’Europa: sospeso dopo l’arresto della Tymoshenko e di un’altra decina di politici di spicco del campo arancione.

“Signor Presidente, ci sono alcuni momenti della storia in cui occorre prendere delle decisioni – si è appellato a Janukovych il popolare polacco Krzysztof Lisiek – Lei deve scegliere se seguire l’esempio di Lech Walesa in Polonia e portare l’Ucraina nelle strutture Occidentali, oppure lasciare un Paese dell’Europa Orientale isolato dall’UE, come attuato in Bielorussia da Aljaksandr Lukashenka”.

Meno dura è stata la posizione del ceco Libor Roucek, dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, che ha invitato ad attendere il risultato delle prossime Elezioni Parlamentari prima di arrestare in maniera definitiva il processo di integrazione dell’Ucraina in Europa.

Il socialdemocratico bulgaro, Kristian Vigenin, ha affermato che in caso di mancato miglioramento della situazione in Ucraina, la firma dell’Accordo di Associazione potrà essere congelato per sempre.

Un appello a non boicottare il campionato europeo di calcio è stato lanciato dal polacco Zbigniew Ziobro, del gruppo Europa per la Libertà e la Democrazia, che ha sottolineato come tale decisione danneggerebbe anche la Polonia, che, assieme all’Ucraina, organizza la manifestazione sportiva.

In merito alla manifestazione calcistica, il tedesco Werner Schulz, del gruppo dei Verdi, ha denunciato la diffusa corruzione presso l’establishment presidenziale, e ha invitato l’Unione Europea a visionare i contratti stretti dalle Autorità di Kyiv per la realizzazione delle infrastrutture costruite in occasione di Euro 2012.

Opposta alle posizioni del resto delle forze partitiche del Parlamento Europeo è stata la posizione della Sinistra Europea, che ha contestato il ruolo attivo profuso dall’UE nel sostenere l’Opposizione Democratica ucraina. Il ceco Jaromir Kolicek ha criticato il Governo di Praga per avere concesso l’Asilo Politico all’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e al marito della Tymoshenko, Oleksandr.

Nelle prossime sedute una risoluzione

“La pressione è sempre più forte, ma in Ucraina non avviene alcun cambiamento – ha dichiarato la figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija Tymoshenko, presente alla discussione – sul conto di mia madre sono stati aperti nuovi procedimenti giudiziari, mentre l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, è stato condannato anche in Appello, malgrado la sua palese innocenza”.

La discussione ha avuto luogo durante la sessione della mattinata. Nelle prossime sedute è prevista la votazione di una risoluzione con cui l’Emiciclo di Strasburgo si esprimerà per l’ennesima volta sulla situazione in Ucraina.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA RISPONDE ALLO SCUDO SPAZIALE DELLA NATO CON I MISSILI NUCLEARI

Posted in NATO by matteocazzulani on May 22, 2012

Secondo l’agenzia IAR, Mosca ha iniziato la dislocazione sul suo territorio di intercettori dotati di testate atomiche in risposta alla decisione dell’Alleanza Atlantica di avviare l’installazione sistema di difesa antimissilistico in Europa Centrale. La polemica polacco-lituana mette a serio repentaglio la sicurezza dell’Occidente

Il Presidente russo, Vladimir Putin

In Europa si starebbe per riaprire una nuova corsa agli armamenti. Come riportato dall’agenzia IAR, nella giornata di lunedì, 21 Maggio, la Russia ha avviato la dislocazione sul proprio territorio di missili di categoria RS-24: dotati di testate nucleari in grado di neutralizzare ogni forma di attacco balistico, anche atomico, alla Federazione Russa.

Secondo il generale dell’esercito di Mosca, Sergej Karakev, il Cremlino ha iniziato il posizionamento della propria difesa nucleare già a partire al 2010. Inoltre, l’agenzia IAR ha sottolineato come molti esperti di materia militare siano convinti che la notizia costituisce una risposta della Russia all’avvio della realizzazione dello scudo antimissilistico della NATO in Europa Centrale.

Al termine della prima sessione del summit annuale di Chicago, Domenica, 20 Maggio, l’Alleanza Atlantica ha varato l’installazione di una postazione radar in Turchia e la dislocazione di missili di categoria SM3 1-A – privi di capacità offensiva – su navi statunitensi che incrociano nel Mar Mediterraneo.

Dal 2015, le batterie di intercettori saranno ubicate in Romania e, dal 2018, in Polonia. Nel comunicato ufficiale, la NATO ha auspicato la collaborazione di Mosca nel progetto. Il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha evidenziato come l’ubicazione nel Mare Nostrum dei radar e dei missili certifichino come lo Scudo Spaziale sia orientato alla difesa da possibili attacchi provenienti dall’Iran.

Sempre restando in Polonia, critiche alla tempistica della realizzazione del progetto sono state sollevate dall’esponente dell’opposizione conservatrice, Witold Waszczykowski, che ha accusato il Presidente USA, Barack Obama, di non volersi assumere la piena responsabilità della realizzazione dello Scudo in Europa Centrale.

Secondo il politico polacco, la fase conclusiva della realizzazione del sistema di difesa antimissilistico è fissata per il 2018: giusto un anno dopo la scadenza di un possibile secondo mandato alla Casa Bianca dell’attuale Capo di Stato democratico.

Crisi tra Polonia e Lituania

Malgrado le polemiche, e il riarmo nucleare della Russia, a mettere a serio repentaglio la sicurezza del Vecchio Continente è stato il riaprirsi dello scontro diplomatico in Europa Centrale tra la Polonia e la Lituania.

Alla vigilia del vertice dell’Alleanza Atlantica, la Presidente lituana, Dalija Grybauskaite, ha accusato Varsavia di avere trascurato il dialogo con Vilna per cercare di instaurare buoni rapporti con Mosca. Durante il summit , la Grybauskaite ha poi aggiunto che l’asse polacco-russo limita le capacità difensive del suo Paese.

A risponderle è stato il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha espresso rammarico per l’affiorare della micro-polemica durante il summit NATO, e ha sottolineato come la Polonia, assieme ad Estonia, Lettonia e agli altri partner dell’Alleanza Atlantica, partecipa alla difesa aerea dello spazio del Baltico, che il vertice di Chicago ha ritenuto cruciale per la sicurezza nazionale dell’Occidente.

Matteo Cazzulani