LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ELEZIONI BIELORUSSE: LUKASHENKA ORCHESTRA LA NUOVA RICONFERMA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 30, 2010

Un discorso del presidente bielorusso apre la campagna per le presidenziali di dicembre. In corsa una decina di altri candidati. Dubbi sulla reale trasparenza del voto
 

Il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Politici, giuristi, lavoratori autonomi, disoccupati e pensionati. Questi i profili dei candidati che, finora, hanno avanzato la propria candidatura alle elezioni presidenziali bielorusse, in programma il prossimo 19 di dicembre. Con tutta probabilità, l’ennesima consultazione pilotata dalle autorità.
 
Del resto, gli ultimi tentativi di condurre libere elezioni in Bielorussia sono sempre andati a monte, con gli esponenti delle opposizioni repressi o estromessi dalla competizione. Per questa ed altre ragioni, Minsk è riconosciuta come capitale di uno Stato non-libero.
 
Primo a lanciare la corsa, il presidente uscente, Aljaksandar Lukashenka. Il Bat’ka – come è chiamato in Patria – corre per un quarto mandato, e nulla sembra poter contrastare la sua terza riconferma. Il regime controlla tutti i media del Paese, ai giornalisti indipendenti è riservato, alla meglio, l’arresto. Voci di prime azioni di disturbo dell’attività degli avversari sono sempre più insistenti. Inoltre, un’opposizione già fiaccata si presenta estremamente frammentata.
 
Democratici bielorussi divisi 
 

Il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Grygorij Kastusev

Oltre a Lukashenka, a raccogliere le 100 mila firme necessarie sono stati anche il segretario del partito social-democratico Hramada, Nikolaj Statkevych, il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Grygorij Kastusev, il vice presidente della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rimashevskij, il coordinatore delle associazioni Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, e Di la Verità, Valadimir Nekljaev, ed il vice segretario dei Verdi, Jurij Glushakov.
 
Oltre ad essi, candidati tecnici, come il giurista Aleksej Mykhalevych, il pensionato Petro Borysov, l’imprenditore Valadimir Proval’skij, l’operaio Dmitrij Us, ed i disoccupati Sjargej Ivanov ed Illja Dobrotvir.
 
Ritorno alle origini
 
Malgrado la ricchezza di personalità, diritto di condurre la campagna elettorale è riservato a Lukashenka. Il quale, tuttavia, ha regalato un elemento di novità, criticando aspramente la Russia, un tempo sua fedele alleata. In realtà, da tempo i rapporti con Mosca sono tesi. E la stessa carta del nazionalismo bielorusso è stata utilizzata dal Bat’ka già in occasione della sua prima elezione, nel 1994.
 
Nel discorso alla nazione, pronunciato dalla tv nel fine settimana, il presidentissimo ha assicurato che alcuna interferenza da parte russa sarà ammessa, affermando di avere a cuore l’espressione della volontà dei bielorussi, prima ancora che la sua ennesima rielezione. In particolare, Lukashenka ha criticato il suo collega russo, Dmitrij Medvedev per la decisione di aprire un blog personale. Un canale di cui il leader bielorusso non intende avvalersi, preferendo una campagna elettorale di vecchio stampo.
 
Infine, una critica agli oppositori, definiti traditori al soldo di Occidente e Federazione Russa. Ovviamente, a costoro non è stato permesso alcun diritto di replica. Una costante a Minsk, che, complice la cecità dell’Europa e di Obama, anche in questa tornata è riservata ai dissidenti.
 
Matteo Cazzulani

MOLDOVA AL VOTO IN NOVEMBRE. IN BILICO IL FRONTE DEMOCRATICO.

Posted in Moldova by matteocazzulani on September 30, 2010

Sciolto il Parlamento, i Moldavi di nuovo al voto dopo il referendum, fallito, dello scorso settembre. A giocarsi la partita i comunisti ed un’Alleanza per l’Integrazione Europea frammentata.
 

Lo speaker del Parlamento moldavo, leader del Partito Liberale, Mihai Ghimpu

La lotta fratricida dei democratici moldavi ha inizio. Nella giornata di martedì, 28 settembre, lo speaker del Parlamento, Mikhai Ghimpu, ha sciolto la Camera, e fissato le elezioni per il prossimo 28 novembre. Un atto dovuto, che segue il via libera datogli, la scorsa settimana, dalla Corte Costituzionale, dinnanzi all’incapacità dell’Assemblea di eleggere il Capo dello Stato.
 
Similmente all’Italia, in Moldova il Presidente è eletto dal Parlamento, che, tuttavia, per ben due volte non è riuscito a raggiungere la maggioranza dei 3/5 dei deputati.  Ne è seguito un referendum per introdurre l’elezione diretta della carica, boicottato, lo scorso 5 settembre, dall’opposizione comunista, e disertato dagli elettori. Dinnanzi a tale impasse, si è deciso di restituire la decisione al popolo, e rinnovare la composizione di un Parlamento che, ad oggi, si regge su soli 9 voti di maggioranza.
 
I comunisti tentano il ritorno al potere
 

Il capo dei comunisti moldavi, l'ex Presidente, Vladimir Voronin

A sfidarsi saranno l’opposizione comunista, guidata dall’ex Capo di Stato, Vladimir Voronin, e l’Alleanza per l’Integrazione Europea – la coalizione finora al governo, composta dal Partito LiberalDemocratico di Moldova, PLDM, dal Partito Democratico di Moldova, PDM, dal Partito Liberale, PL, e dall’Alleanza “Moldova Noastra”.
 
I comunisti hanno già amministrato il Paese fino alla rivoluzione Twitter del 2008: l’ennesima contestazione colorata, pacifica e non violenta nel Mondo ex sovietico, con cui i democratici moldavi si sono ribellati ai brogli elettorali e alle velleità autoritarie di Voronin, allora presidente. Oggi, l’ex Capo di Stato promette, in campo interno, stabilità, paghe sociali ed incremento delle pensioni. In ambito estero, riavvicinamento alla Russia.
 
Idee, stando ai sondaggi, condivise da una buona fetta dell’elettorato. Ma ad agevolare i comunisti è soprattutto l’estrema litigiosità interna all’Alleanza, priva di un leader e divisa da dissidi e distinguo tra i suoi principali esponenti.
 
Il Fronte Democratico a ranghi sparsi
 

L'attuale premier, leader del Partito LiberalDemocratico moldavo, Vlad Filat

La personalità più accreditata a salvare le speranze europee di Chisinau è l’attuale primo ministro, Vlad Filat. Leader del Partito LiberalDemocratico, Filat gode di una consolidata partnership con l’ALDE e Bruxelles, da cui ha ottenuto l’impegno della semplificazione del regime dei visti dal 2012. Inoltre, il suo governo ha compiuto enormi progressi in campo legislativo e, soprattutto, spinto la Moldova ad una maturazione in senso democratico.
 
Altra figura di spicco è il già citato Mihai Ghimpu, guida del Partito Liberale. Anch’egli convinto europeista, propone un adattamento dell’economia agli standard del Vecchio Continente. Fino ad oggi Presidente ad interim, ha definito quello dell’Alleanza come l’unico governo della storia del Paese ad essere guidato da legge e Costituzione.
 
Segue Serafin Urechean, capo di Moldova Noastra: forza politica, di ispirazione liberale e patriottica, che punta tutto sulla lotta al ritorno dei comunisti al governo.
 
Ciò nonostante, ad insidiare la leadership di Filat è Marian Lupu. Fuoriuscito dal Partito Comunista, già è stato il candidato alla presidenza della maggioranza, obiettivo mancato per due volte. Inoltre, il Segretario del Partito Democratico è uno dei più accesi sostenitori dell’alleanza con Mosca. La sua forza politica collabora con Russia Unita, il partito del Presidente russo, Dmitrij Medvedev, e del primo ministro, Vladimir Putin. Di recente, ha dichiarato che l’Europa è un traguardo a cui Chisinau non deve ambire, ritenendo migliore l’opzione dell’alleanza col Cremlino.
 
Forse un’altra Ucraina
 

Il segretario del Partito Democratico moldavo, Marian Lupu

Da un lato, il raggruppamento di personalità alleate e concorrenti certifica il progresso del sistema partitico moldavo. Ma, dall’altro, ricorda Paesi similmente liberatisi da autocrazie post-sovietiche, come l’Ucraina.
 
Resta la speranza che, diversamente da Kyiv, tale competizione non prevalga sull’interesse della nazione. E, in nome di personalismi ed invidie, non porti lo schieramento democratico a rompersi, ed a sacrificare la legittima volontà del popolo moldavo, per cui esso è oggi al potere: l’ingresso nell’Unione Europea, dopo anni di sofferenze.
 
Matteo Cazzulani

UCRAINA: L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA CHIEDE AIUTO ALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 29, 2010

Lettera aperta dei partiti democratici per sollecitare Bruxelles a scongiurare falsificazioni del voto amministrativo. Hrycenko: “Sia rispettata la volontà degli ucraini”. Continua la pressione politica delle autorità, il vice di Julija Tymoshenko – la leader dell’Opposizione – ancora in procura. Protestano Giornalisti ed ONG.

I rappresentanti dei partiti dell'Opposizione Democratica, sostenitori dell'appello all'Occidente

L’Opposizione ucraina si appella all’Occidente. Con un documento congiunto, le forze democratiche si sono rivolte al Consiglio d’Europa, all’Osce, ed all’Unione Europea, affinché, con la loro presenza, garantiscano il regolare svolgimento delle prossime elezioni amministrative.

Prove di brogli elettorali

Stando alla nota, le autorità avrebbero già attuato meccanismi per falsificare il voto. Tra essi, continue pressioni su media indipendenti e politici, la registrazione di liste clone – con la medesima denominazione dei partiti dell’Opposizione. Ed una legge elettorale iniqua, che vieta la partecipazione a blocchi, alleanze e partiti nati da meno di un anno, e garantisce al Partija Rehioniv – la forza politica egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Primo Ministro, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – una rappresentanza maggiore rispetto agli altri soggetti in seno alla Commissione Elettorale Centrale.

“Con un simile regolamento – riporta la lettera, esposta dall’ex ministro della difesa, Anatolij Hrycenko – le elezioni non possono essere riconosciute come regolari. E’ necessaria una revisione della legge, per permettere al popolo ucraino, e non alle autorità, di decidere l’esito della consultazione”.

A firmare il documento, i principali partiti dell’Opposizione Democratica, finalmente uniti: il Partito Popolare Ucraino, il Narodnyj Rukh, Narodna Samooborona, il Partito Europeo, la Piattaforma Ucraina, la Hromadjans’kaja Pozycija, il Partito dei Difensori della Patria, Reformy i Porjadok, e Bat’kivshchyna –  il partito della Leader del fronte Democratico, Julija Tymoshenko.

Turchynov ancora davanti ai giudici

L'esponente di Bat'kivshchyna, Oleksandr Turchynov

Proprio la Lady di Ferro ucraina, impegnata in un tour elettorale per le principali città del Paese, ha denunciato continue pressioni ai danni della sua forza politica. Non da ultimo, nella giornata di martedì, 28 settembre, il suo braccio destro, Oleksandr Turchynov, è stato convocato dalla procura. Per la quarta volta, nel giro di poche settimane. 

“Mi hanno posto le medesime domande – ha evidenziato l’ex vice premier, sottolineando come l’ennesima convocazione dei giudici gli abbia impedito di partecipare ad un appuntamento elettorale – a cui ho dato le stesse risposte. E’ un chiaro tentativo di ostacolare i lavori dell’Opposizione. Non vedo altra spiegazione”.

Lecito ricordare che, negli ultimi mesi, quattro stretti collaboratori di Julija Tymoshenko sono stati arrestati: l’ex vice capo di Naftohaz [il colosso ucraino del gas, n.d.a.] Ihor Didenko, l’ex capo del controllo Statale di frontiera, Anatolij Makarenko, e l’ex ministro degli esteri, Bohdan Danylyshyn. Da tempo, si vocifera di un simile trattamento nei confronti dello stesso Turchynov.

Anche i giornalisti manifestano

La manifestazione di giornalisti ed ONG nei pressi della sede dei servizi segreti ucraini

A dimostrazione della reale delicatezza della situazione, la manifestazione dei giornalisti e delle associazioni non governative, riunite, proprio presso la sede dei Servizi Segreti, per richiedere delucidazioni sulla raccolta di informazioni a loro carico da parte delle autorità. Tra il centinaio di dimostranti, redattori, cronisti, privati cittadini, persino volti noti dell’informazione televisiva.

“Durante l’attività sociale e lavorativa – sancisce il comunicato dell’evento, distribuito in diverse copie e sottoscritto dai presenti – spesso si criticano governo ed alte personalità politiche. Succede anche di interagire con stranieri, e dialogare su tematiche di attualità. Vogliamo sapere se, in base a tale comportamento, siamo sotto osservazione dei servizi segreti, e se siamo ritenute persone pericolose per la sicurezza nazionale. Se la nostra quotidianità è monitorata, e le nostre conversazioni telefoniche, intercettate”.

Matteo Cazzulani

CINA E RUSSIA: I DISSIDENTI PAGANO PER GLI ACCORDI ENERGETICI

Posted in Cina, Russia by matteocazzulani on September 29, 2010

Mosca e Pechino siglano accordi energetici, finanziari e territoriali. Riconosciuta, e supportata da ambo le parti, la repressione in Tibet, Taiwan, Xi Jiang e Caucaso.
 

Il presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev

Un oleodotto, e 150 miliardi di dollari nei prossimi vent’anni uniranno il maggiore produttore ed il principale consumatore di nafta mondiale. Il vertice sino-russo, conclusosi lo scorso lunedì, 27 settembre, ha sancito il ritorno alla politica di buon vicinato tra la Federazione Russa e la Cina. Il tutto, in nome dell’energia, della finanza e della repressione delle minoranze nazionali.

Oltre all’oleodotto, con cui Mosca rifornirà Pechino di proprio carburante, le parti hanno raggiunto un’intesa su una proposta comune di riforma in seno al Fondo Monetario Internazionale per agevolare le economie emergenti. Un accordo che pone fine a mezzo secolo di relazioni difficili, quando tra l’URSS e la Cina contese ideologico-territoriali erano pressoché all’ordine del giorno.

Comune impegno contro i dissidenti

Il vice presidente cinese, Xi Jinping

Purtroppo, la ritrovata alleanza è stata raggiunta a spese delle minoranze nazionali che, all’interno delle due autocrazie, si battono legittimamente per la propria indipendenza. Il presidente russo, Dmitrij Medvedev, ed il vice presidente cinese, Xi Jinping hanno siglato un accordo per il reciproco sostegno dei propri interessi territoriali: in Taiwan, Tibet e Xinjiang per la Cina, in Caucaso per la Russia.

Medvedev ha definito il summit di Pechino il punto più alto delle relazioni bilaterali tra i due Paesi. Xi Jimping la più bella pagina della storia dell’amicizia sino-russa.

Nel frattempo, continuano le repressioni ai danni di minoranze e dissidenti. Il tutto, dinnanzi ad un occidente silente, con Bruxelles impegnata a discutere di nutella, e Obama in partite di golf.

Matteo Cazzulani

LUZHKOV DIMISSIONATO. MEDVEDEV CACCIA IL SINDACO MILIARDARIO.

Posted in Russia by matteocazzulani on September 28, 2010

Un ordine del Cremlino solleva il primo cittadino della Capitale, da 18 anni alla guida della città. E’ tra i possibili candidati alle prossime presidenziali del 2012. Per la successione, in corsa Sobjanin e Shancev.

L'ex sindaco di Mosca, il miliardario Jurij Luzhkov

Silurato il sindaco di Mosca. Con un apposito decreto, il presidente della Federazuone Russa, Dmitrij Medvedev, ha dimissionato il Primo cittadino della Capitale, Jurij Lizhkov. Ufficialmente, per mancata fiducia da parte del Cremlino, che ha affidato la guida della città capo della politica dell’edilizia moscovita, Vladimir Resin. Secondo la legislazione del Paese, un sindaco può essere sollevato o da una propria decisione, o per mezzo di un decreto presidenziale, come in questo caso.

Noto per le sue campagne omofobe ed anticaucasiche, e per le dichiarazioni revansciste, Luzhkov è uno dei principali esponenti di Russia Unita, il partito di Medvedev e del Primo Ministro, Vladimir Putin. Nonostante la comune militanza, l’ex sindaco di Mosca è stato obiettivo di una campagna mediatica dei media controllati dal Cremlino, che ne hanno svelato la corruzione e la condotta antidemocratica della politica locale.

Del resto, il miliardario che rivendica il possesso della Crimea è considerato uno dei competitor in grado di contrastare, alle prossime elezioni del 2012, la corsa alla presidenza del candidato ufficiale, sia esso Putin – in cerca di un terzo mandato – o Medvedev – che mira alla riconferma.

Da vent’anni alla guida della città

Il presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev

Luzhkov ha amministrato Mosca per più di 18 anni. A nominarlo, il 6 giugno 1992, l’allora capo di Stato, Boris El’cyn, al posto di Gavrilo Popov. Alle amministrative del 1996, con il 95% dei consensi, la rielezione, bissata nel dicembre 1999, e nello stesso mese del 2003. L’ultima riconferma, nel giugno 2007.

Il suo mandato sarebbe dovuto scadere nel luglio 2011. Ma le dimissioni, da tempo nell’aria, sono arrivate anzitempo. In lizza per la successione, il membro del governo, Sergej Sobjanin, ed il governatore dello Stato di Nizhnij Novgorod, Valerij Shancev.

Matteo Cazzulani

UCRAINA E POLONIA: E’ CHIARA LA FRATTURA

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 27, 2010

I due Paesi discutono di politiche comuni, ma sono sempre più lontani sul piano diplomatico. Il Capo di Stato ucraino diserta l’incontro con il collega polacco. Varsavia infrange le leggi UE e si accorda con Mosca per il gas.

Il presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Lezione di perfetta finzione. Il vertice ucraino-polacco tra il premier di Kyiv, Mykola Azarov, ed il presidente di Varsavia, Bronislaw Komorowski, è stato improntato su un’atmosfera di finta collaborazione che, se analizzata cum grano salis, cetifica l’effettivo allontanamento tra due Paesi, stretti alleati solo qualche anno fa.

I due politici si sono incontrati a Kharkiv, lo scorso 25 settembre, per commemorare le vittime dei rastrellamenti dell’NKVD nel 1940. In seguito, un mini summit, in cui Kyiv ha dichiarato di contare sull’appoggio di Varsavia non solo per accelerare il processo di integrazione europea, ma, soprattutto, per creare una zona di libero mercato ed avviare una stretta cooperazione industriale, finalizzata alla realizzazione di infrastrutture per l’europeo di calcio del 2012, in programma nei due Paesi.

“Dinnanzi ai nostri amici polacchi – ha dichiarato Azarov – chiediamo il loro aiuto per facilitare la sigla del trattato di associazione UE-Ucraina”.

Una separazione reciproca

Il primo ministro ucraino, Mykola Azarov

Mere dichiarazioni, finora mai supportate da fatti concreti. Come rilevato dal quotidiano polacco Dziennik-Gazeta Prawna, la nuova amministrazione ucraina ha relegato le relazioni con il vicino occidentale in secondo piano. Non a caso, ad incontrare il Capo di Stato polacco è stato il premier, e non il suo omologo, Viktor Janukovych, altresì impegnato in visita a New York. Inoltre, la fonte polacca ha ricordato che già lo scorso 8 settembre Janukovych ha evitato l’incontro con Komorowski, e dato priorità, nella sua agenda, rispettivamente a Bruxelles, Mosca, Washington, Pechino, Atene e persino Ankara.

L'ex ministro della Cancelleria presidenziale, Witold Waszczykowski

D’altro canto, molto è stato fatto anche, se non soprattutto, da parte polacca. Il governo del primo ministro, Donald Tusk, ha compiuto una virata a 180 gradi, passando dall’aperto sostegno delle aspirazioni euroatlantiche di Bielorussia ed Ucraina, ad un orientamento marcatamente filorusso, incoerente, e spesso in contrasto con la stessa UE.

Il perché di tutto ciò lo ha spiegato l’ex ministro della cancelleria presidenziale, Witold Waszczykowski. “Questo governo – ha dichiarato alla Deutsche Welle – preferisce celeri soluzioni che si possono tradurre in vantaggi nell’immediato. Piuttosto che appoggiare il cammino di Minsk e Kyiv verso Bruxelles – ha aggiunto l’esponente di Diritto e Giustizia, il principale partito di opposizione – Varsavia ha scelto di appoggiare Mosca”.

Anche Bruxelles contro Varsavia

Proprio l’indomani, Domenica, 26 settembre, la Polonia ha firmato con il monopolista energetico russo Gazprom un accordo per il rinnovo delle forniture di gas, fino al 2037, a prezzo calmierato. Moneta di scambio dell’operazione, la cessione del 50% dei gasdotti di Varsavia.

Una clausola che ha mandato su tutte le furie Bruxelles, in quanto, impedendo l’accesso al mercato energetico polacco a Paesi terzi, contrasta la legislazione continentale. Per questa ragione, la Commissione Europea ha dichiarato l’avvio della procedura di infrazione a carico di Varsavia.

Matteo Cazzulani

ENERGIA: I PAESI BALTICI ALLA CACCIA DELLA BENZINA BIELORUSSA.

Posted in Bielorussia, Paesi Baltici by matteocazzulani on September 26, 2010

Riga e Vilna in corsa per il transito dell’oro nero di Minsk. Sidorski: “Sceglieremo in base alla convenienza”. La ricetta di Tallin per la competitività del Baltico

Il primo ministro estone, Andrius Ansip

Benzina bielorussa per il motore economico del Baltico. Il Forum Economico di Riga, avvenuto tra il 23 ed il 24 settembre, non è stata solo l’occasione per riunire i tre Paesi UE e riflettere sulle strategie da adottare per superare la crisi, ma anche l’inizio di una vera e propria asta per il trasporto della nafta bielorussa, in arrivo dal Venezuela.

Bielorussia protagonista

Non a caso, ai lavori ha partecipato attivamente anche il primo ministro di Minsk, Sjargej Sidorski, presente al meeting nella veste di rappresentante del Belarus expo 2010 – un sottoevento, appositamente incluso nella manifestazione.

L’importanza della seconda carica bielorussa è anche legata al fatto che tra i Paesi Baltici è in atto una competizione per assicurarsi i diritti di transito della nafta che Minsk importa da Caracas. D’altro canto, la Bielorussia è interessata ad abbattere la frontiera commerciale con i suoi vicini nord-occidentali, ed intende sfruttare l’oro nero per raggiungere vantaggiosi accordi in ambito economico.

Il primo ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Ad oggi, il carburante sudamericano scorre attraverso gli oleodotti ucraini e quelli estoni, ma Minsk sta valutando l’ipotesi di localizzare il terminale europeo per la sua ricezione nel porto lituano di Klajpedi o in quello lettone di Ventspilski.

“Sceglieremo la soluzione che ci garantirà maggiori comfort e vantaggi economici – ha dichiarato Sidorski – ciò riguarda anche i servizi di trasferimento del petrolio dalle navi alla rete degli oleodotti. Tutte le clausole saranno soppesate”.

Paesi Baltici in ripresa

Quale delle due soluzioni sarà preferita dalla Bielorussia ancora non è chiaro. Invece, certo è che l’oro nero venezuelano ha dato una forte spinta propulsiva alle economie del Baltico, in particolare a quella lettone. Che, grazie alle manovre del primo ministro, Valdis Dombrovskis, è oggi finalmente stabile.

“Un eroe del Baltico – lo ha definito il suo collega lituano, Andrjus Kubiljus – il cui operato ha giovato non solo a Riga, ma anche a Vilna e Tallin”.

Il primo ministro lituano, Andrijus Kubilijus

Proprio l’Estonia ha indicato la strada per il rilancio dell’economia dell’area. Il capo del governo, Andrus Ansip, ha espresso la convinzione che solamente una forte politica fiscale potrà permettere alle tre economie una maggiore competitività in campo internazionale. In particolare, fulcro della ripresa è l’accumulo di un capitale, da utilizzare solamente in caso di nuova crisi.

Lecito ricordare che uno studio dell’autorevole gruppo Capital Economics ha certificato che, grazie alle politiche adottate negli ultimi mesi, Estonia, Lettonia e Lituania sono destinate ad uscire dalla crisi più velocemente rispetto a quanto preventivato.

A Vilna governa una coalizione guidata dal partito conservatore Cristiano-Democratico Unione della Patria, a Riga il popolar-conservatore Partito della Nuova Era, e a Tallin il liberale Partito delle Riforme.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: IN POLONIA E’ BATTAGLIA POLITICA. OPPOSIZIONE ED UE CONTRO LA NUOVA STRATEGIA ENERGETICA.

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 25, 2010

Governo attaccato per i nuovi accordi energetici con Mosca. Preventivata la cessione dei gasdotti del Paese. L’opposizione: “Difesa degli interessi nazionali”. Il ministro: “Stabilità”. Critiche anche dall’Unione Europea.

Il leader dell'opposzione polacca, Jaroslaw Kaczynski

L’opposizione contro i nuovi accordi energetici e la svendita dell’interesse nazionale. Il governo per stabilità e pax gasata. Contrariamente all’apparenza, la situazione in questione non ha avuto luogo in Ucraina, ma nella vicina Polonia.

A Varsavia, una sessione straordinaria del Parlamento si è trasformata in un acceso dibattito sui nuovi accordi energetici che i polacchi si apprestano a stringere con i russi. Stando alle indiscrezioni, Varsavia siglerà un contratto fino al 2037, con cui, in cambio di uno sconto sul gas, cederà buona parte dei propri gasdotti Mosca. Condizioni svantaggiose, da accettare entro il 20 ottobre, quando il vecchio contratto terminerà di validità.

Le ragioni dell’opposizione

Sugli scudi il principale partito di opposizione, Diritto e Giustizia, che, ottenuta una seduta ad hoc per la questione, ha criticato fortemente la politica energetica del governo. In particolare, ad essere osteggiate sono la durata del contratto e l’impossibilità da parte polacca di vendere il gas russo in eccesso. Inoltre, la forza politica conservatrice ha comunicato ufficialmente l’inizio della procedura di sfiducia a carico del ministro dell’Economia, Waldemar Pawlak, tra i principali supporter dell’accordo con Mosca.

“Come in epoca URSS – ha dichiarato il leader di Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski – il gas è utilizzato come arma politica. Un accordo di ampia durata con la Federazione Russa lede gli interessi dei polacchi. Non possiamo permettere – ha concluso l’ex-candidato alla presidenza – la sigla di un siffatto contratto”.

Le giustificazioni del governo

Il ministro dell'economia polacco, Waldemar Pawlak

Pronte le giustificazioni di Pawlak, che ha evidenziato la necessità della pronta firma dell’accordo per cercare di scoraggiare i russi dall’utilizzo intensivo del NorthStream: gasdotto sottomarino che, collegando la Federazione Russa alla Germania, isola Polonia e Paesi Baltici. Inoltre, il ministro dell’Economia – nonché vice premier – ha confermato l’importanza del ruolo di Varsavia nella regione, malgrado di recente la sua politica estera si sia orientata su posizioni spiccatamente filorusse, spesso criticate persino dall’Unione Europea.

“La Polonia – ha spiegato il leader del Partito Popolare Contadino, alleato della sedicente liberale Piattaforma Civica, forza politica egemone nel Paese – mantiene una salda membership nella NATO e nell’UE, e la sua forza nell’area dell’Europa Centro-Orientale si è rafforzata. Al Paese, ora, occorre stabilità”.

Anche l’Europa contraria

A criticare la stabilità alla polacca, e le clausole del patto energetico con Mosca, proprio Bruxelles, scettica sulla vendita a Gazprom dei gasdotti di un Paese membro. Negli scorsi giorni, l’UE ha invitato la Polonia a rivedere l’accordo, consigliandole di adottare un punto di vista più europeo. Richiesta respinta da Varsavia, che, tuttavia, continua a dichiararsi membro solido del Vecchio Continente.

Lecito ricordare che, lo scorso agosto, in merito alla semplificazione del regime dei visti con l’enclave russa di Kaliningrad, il ministro degli esteri, Radoslaw Sikorski, ha affermato che Varsavia intende supportare le ragioni di Mosca presso l’UE. Solo pochi anni prima, lo stesso esponente di governo aveva presentato il suo Paese come paladino dello sviluppo della democrazia in Ucraina e Bielorussia, nonché avvocato di Kyiv e Minsk presso le strutture occidentali.

Matteo Cazzulani

POLO NORD: DAL SUMMIT DI MOSCA, LA NUOVA GUERRA FREDDA

Posted in Canada, Guerra del gas, Polo Nord, Russia by matteocazzulani on September 24, 2010

Il vertice “Artico – terra del dialogo” ha sancito l’inizio di una nuova corsa al Polo Nord, ricco serbatoio energetico. In campo Russia, Canada, Norvegia, Danimarca e Stati Uniti.

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

La nuova guerra fredda su un ex mare ghiacciato. Da tempo, la calotta glaciale Artica si sta ritirando progressivamente, ed ha lasciato a disposizione della navigazione una vasta area di oceano una volta inincrociabile, il cui fondale, ricco di gas naturale, petrolio ed altre materie prime, è ambito dai Paesi da esso bagnati.

A tal proposito, 400 politici di Canada, USA, Norvegia, Danimarca e Russia si sono incontrati a Mosca, in un apposito summit. Nome della convention, Artico – la terra del dialogo. Scopo, risolvere con le armi della diplomazia una situazione potenzialmente conflittuale, che ha già visto i suoi primi episodi.

La nuova corsa al Polo Nord

Da tempo, Mosca rivendica il possesso di un’area sottomarina di 1,2 milioni di chilometri quadrati, Polo Nord incluso. Su di esso, nel 2007, per certificare le ambizioni artiche del Cremlino, un sottomarino russo ha piantato persino una bandiera della Federazione Russa. Diversi studi hanno avanzato l’ipotesi che l’area in questione sia un prolungamento della catena Lomonosov, sistema montuoso sottomarino che si snoda dalle rive della Russia.

Altri, invece, evidenziano come, malgrado il nome del letterato russo, la Lomonosov sia la continuazione della piattaforma continentale su cui poggia la Groenlandia, di possesso danese.

Ulteriori ricerche sostengono che il Polo Nord geograficamente appartiene alla medesima terra dell’isola canadese di Ellesmere. Ed altri ancora ritengono che l’intero bacino sia collegato all’Alaska, ergo agli Stati Uniti.

Tentativi di dialogo

Il ministro degli Esteri canadese, Lawrence Cannon

Dinnanzi a tutto ciò, le Nazioni Unite hanno mantenuto un certo equilibrio, e continuato a ritenere il nord del pianeta una zona neutrale. Dal meeting moscovita, invece, discorsi distensivi e propositi di pace per il futuro.

“Non siamo interessati alla guerra – ha dichiarato il Primo Ministro russo, Vladimir Putin – l’Artico deve essere conteso col dialogo”.

“Arriveremo a dimostrare che il Polo Nord appartiene alla medesima terra della Lomonosov – ha illustrato il presidente del Consiglio Russo per l’Artico, Anton Vasil’jev – sebbene sia un’operazione costosa e duratura”.

”Confidiamo nell’esito delle ricerche scientifiche – ha risposto il ministro degli esteri canadese, Lawrence Cannon – ed auspichiamo che la diatriba resti nell’ambito della diplomazia”.

Strategie all’opera

Malgrado gli intenti, le prime mosse della nuova guerra fredda hanno fatto la loro comparsa. Norvegia e Russia hanno firmato un accordo per la divisione di un’area di 175 mila chilometri quadrati nel Mare di Barents.

In seguito, Cannon è volato a mosca per incontrare il suo collega russo, e riaffermare la presenza di Ottawa nella corsa al Polo Nord.

Matteo Cazzulani

MID-TERM: OBAMA PREOCCUPATO GIOCA LA CARTA PHILADELPHIA

Posted in USA by matteocazzulani on September 23, 2010

Il presidente, in calo di consensi, si spende in prima persona in difesa del candidato della Pennsylvania, dato per favorito dai sondaggi. L’ennesima mossa per cercare di recuperare punti.

Il presidente americano, Barack Obama

A Obama piace vincere facile. Per aggiustare una situazione politicamente avversa, ed arginare l’emoraggia di consensi, il presidente degli Stati Uniti d’America è sceso in campo, in prima persona, nella campagna per le elezioni di mid-term, in programma il prossimo 2 novembre. In due anni di presenza nella Casa Bianca, quattro di maggioranza al Campidoglio, i democratici non hanno dimostrato di essere al’altezza della guida del Paese. E, ad oggi, le loro promesse elettorali sono accolte dall’elettorato con forte scetticismo.

L’ultima mossa politica del presidente, la visita a Philadelphia, lunedì, 20 settembre, per sostenere la corsa al seggio della Pennsylvania del candidato del suo partito, Joe Sestak. Inizialmente avversato dall’establishment presidenziale nelle primarie interne ai democratici, Sestak, ex ammiraglio, è riuscito ad avere la meglio su Arlen Specter, ed ora si appresta a sfidare il repubblicano Pat Toomey per un seggio al senato.

I sondaggi sono dalla sua parte: in controtendenza con la maggior parte degli stati, in Pennsylvania i democratici sono dati avanti con una forbice tra i cinque ed i nove punti percentuali. Un margine abbastanza netto e rassicurante.

Offensiva a tutto campo

Forse proprio per questa ragione, Obama, in cerca disperata di un rilancio della propria immagine, ha scelto di inserirsi nella competizione interna allo stato del Nord-Est. Oltre alla sua presenza, il leader democratico ha pronunciato un discorso elettorale con cui, facendo leva sulle parole chiave della sua elezione del 2008, ha attaccato gli avversari.

“E’ solamente la speranza contro la paura, il passato contro il futuro. La scelta tra il regresso ed il progresso. La stessa che gli americani dovranno fare anche il prossimo 2 novembre”. 

“Ma quale paura – gli ha risposto Toomey, attaccandolo sul suo punto di forza – il vero terrore è la riforma sanitaria. Tanto zoppa da aver avuto il solo risultato di frapporre lo Stato tra medico e paziente”.

Poche ore prima, sugli schermi della CNBC, Obama ha attaccato i grandi investitori di Wall Street, e confermato di avere come priorità riforme economiche a lunga prospettiva. Cercando, cos’, di giustificare gli scarsi risultati finora raggiunti.

Oltre al presidente, in prima persona nella campagna elettorale è impegnato anche il suo vice, Joe Biden. Nei prossimi mesi, i due visiteranno stati-chiave per le speranze democratiche di non perdere la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti ed al Senato: Pennsylvania, Ohio, Wisconsin e Nevada.

Alle elezioni di mid-term, il prossimo 2 novembre, gli americani sono chiamati a rinnovare tutti i 435 deputati del Campidoglio e 37 senatori su 100.

Matteo Cazzulani