LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Più NATO in Europa: Duda parla chiaro alla Merkel

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 19, 2015

Il Presidente Eletto polacco si attiva per l’installazione di basi permanenti NATO in Europa Centrale e per il rafforzamento della collaborazione con gli Stati Uniti d’America. Stop al veto sulla presenza permanente dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale e inclusione della Polonia nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia le principali condizioni poste dall’Amministrazione Duda al Cancelliere tedesco.



VARSAVIA – In Europa ci vuole più atlantismo, sopratutto da quando Putin si arma e continua a provocare l’Unione Europea. E la Merkel stia ad ascoltare. Queste sono le linee guida della nuova politica estera della Polonia improntate dal Presidente Eletto, il conservatore Andrzej Duda, giovane politico capace di sconfiggere il Capo di Stato uscente, il moderato Bronislaw Komorowski, nelle Elezioni Presidenziali polacche.

Come dichiarato dal parlamentare Krzystof Szczerski -stimato Professore dell’autorevole Università Jagellonica di Cracovia prossimo a diventare Ministro degli Affari Esteri presso l’Amministrazione Duda- in un’intervista al giornale Rzeczpospolita, il Presidente Eletto ha già avviato una tattica diplomatica destinata a portare nuovamente la Polonia in prima fila nel supportare il rafforzamento delle strutture trans atlantiche in Europa, a partire della NATO.

Infatti, come dichiarato da Szczerski, la priorità della politica estera di Duda è l’apertura di basi permanenti della NATO in Polonia, così da garantire la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, oggi messa seriamente a repentaglio dall’assenza di reparti militari in grado di resistere ad un attacco da parte della Russia -che, considerando la condotta in Georgia ed Ucraina del Presidente russo, Vladimir Putin, sembra essere tutt’altro che improbabile.

Per ottenere questo scopo, sempre secondo le parole di Szczerski, Duda deve chiedere al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, la rinuncia al veto tedesco sull’installazione di basi permanenti della NATO in Europa Centro-Orientale, un’idea a cui la Germania si è sempre opposta assieme a Paesi notoriamente filorussi dell’Unione Europea, come Francia e Italia.

Oltre alla rinuncia del veto sulla presenza permanente dell’Alleanza Atlantica in Polonia, Duda porrà alle Merkel altre tre condizioni per mantenere vivo il rapporto di stretta collaborazione tra Polonia e Germania: astensione da parte di Berlino alla politica climatica contraria al carbone, inclusione di Polonia e Stati Uniti nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia -a cui finora partecipano anche Germania e Francia- rispetto dei diritti della diaspora polacca in territorio tedesco.

Per controbilanciare il ruolo della Germania, e per rafforzare le strutture trans atlantiche in Europa, Duda, sempre secondo quanto dichiarato da Szczerski, punta su un più stretto rapporto con gli USA e con quei Paesi dell’Unione Europea fortemente atlantisti, come la Gran Bretagna, con cui il Presidente Eletto polacco condivide la richiesta di rivedere il Trattato Europeo per dare più potere ai Parlamenti Nazionali.

Infine, Duda sarà impegnato a rilanciare la Polonia come il Paese leader del Gruppo di Vysehrad e, più in generale, di tutti i Paesi dell’Europa Centrale dal Mar Baltico al Mar Nero: una nuova Intermarium che, secondo Szczerski, permette all’Amministrazione Presidenziale polacca di perseguire la naturale vocazione del Paese come guida regionale di una serie di Stati accomunati da problematiche geopolitiche che il resto dell’Unione Europea, sopratutto nella sua parte occidentale, fatica a comprendere.

Già una solida collaborazione con Stoltenberg e Bush

Coerentemente con quanto dichiarato da Szczerski, Duda ha dimostrato di avere ben chiara la priorità trans atlantica fin durante i suoi primi incontri ufficiali da Presidente Eletto.

Durante un incontro con il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, nella giornata di giovedì, 18 Giugno, Duda ha invitato l’Alleanza Atlantica ad un rafforzamento consistente delle proprie strutture militari in Europa Centro-Orientale, anche attraverso un percorso di informazione dell’opinione pubblica in merito all’opportunità, nonché la necessità, di aumentare la difesa dei confini dell’Unione Europea.

Nella giornata di giovedì, 11 Giugno, Duda ha ricevuto il candidato alle Elezioni Primarie del Partito Repubblicano USA, Jeb Bush, con cui il Presidente Eletto polacco ha condiviso una visione della geopolitica mondiale basata sulla necessità di rafforzare l’impegno degli Stati Uniti nel garantire la sicurezza dell’Europa Centrale.

Fermezza e valori

Con la nuove direttive di politica estera, Duda ha la possibilità di implementare con forza il rafforzamento delle relazioni trans atlantiche finalizzate alla creazione di un fronte comune tra Stati Uniti ed Unione Europea per la difesa, e possibilmente la promozione nel Mondo, dei valori della Civiltà Occidentale, quali democrazia, libertà, diritti umani e prosperità.

Per farlo, Duda, oltre ad riportare la Polonia ad essere il Paese guida del Gruppo di Vysehrad -i cui Paesi membri hanno ultimamente effettuato un pericoloso riavvicinamento politico alla Russia- può contare su importanti alleati come Jeb Bush negli USA e il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, in Europa.

Con la sua politica estera basata su atlantismo ed Intermarium, Duda riprende il percorso fortemente lungimirante avviato dall’ex-Presidente polacco, Lech Kaczynski. 

Il predecessore di Duda, durante l’aggressione russa alla Georgia nel 2008, ha saputo prevedere l’atteggiamento aggressivo della Russia di Putin nei confronti non solo dei Paesi dell’Europa Orientale, ma anche di Stati membri dell’Unione Europea dell’Europa Centrale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

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Tusk: dopo la nomina in Europa, la Polonia è alla ricerca di un nuovo Premier

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 31, 2014

Con l’assunzione della Presidenza del Consiglio Europeo da parte del Premier polacco si apre la corsa alla successione sia alla guida del Governo, che alla Segreteria della cristiano democratica Piattaforma Civica. Il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, Ewa Kopacz, e il Ministro della Difesa Nazionale, Mateusz Siemoniak, i principali favoriti.

Una nomina storica per la Polonia, che dopo 15 anni di libertà ha visto finalmente riconosciuto il ruolo da protagonista che le dovrebbe già da tempo spettare in Unione Europea, ed anche per l’Europa, che grazie alla guida del Consiglio Europeo da parte di un polacco appare oggi meno ‘carolingia’ e sicuramente più moderna e attenta ai suoi membri della parte centro-orientale del Continente, finora troppo colpevolmente trascurati.

La nomina del Premier polacco, Donald Tusk, alla guida del Consiglio Europeo ha rappresentato uno dei rari casi in cui l’UE ha saputo prendere una decisione in maniera unanime e decisa: a favore della guida del Consiglio da parte del Premier polacco si sono infatti espressi sia il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, sia il Primo Ministro britannico, David Cameron, che il Presidente-Eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker.

La guida del Consiglio Europeo a Tusk è anche un meritato riconoscimento ad un ex-giovane esponente del movimento democratico polacco dell’era di Solidarnosc nonché all’unico Premier della Polonia che ha saputo essere riconfermato alla guida del Governo dal voto popolare, grazie a sette anni di buona amministrazione del Paese.

Oltre ad avere mantenuto in Polonia un buon tasso di crescita e sviluppo nonostante la concomitante forte crisi che ha colpito il resto dell’Europa, Tusk ha anche il merito di aver saputo ‘europeizzare’ la Polonia stringendo buone relazioni con la Germania senza sacrificare nel contempo lo storico impegno dei Governi polacchi a sostegno della democrazia e della libertà in Ucraina e nel resto nell’Europa Orientale.

Oltre al prestigio per la Polonia, la dipartita del Premier in Europa lascia un clima di incertezza nello scenario politico polacco, nel quale due importanti posizioni dovranno essere riempite a breve: la guida dell’Esecutivo e il ruolo di Segretario della cristiano democratica Piattaforma Civica -PO, la forza politica fondata da Tusk che oggi governa in coalizione con il Partito contadini PSL.

L’ipotesi più probabile per la successione a Tusk al premierato è quella di Ewa Kopacz: Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, nota non solo per essere una personalità estremamente fedele al Premier, ma anche personale amica del neo-nominato Presidente del Consiglio Europeo.

Il passaggio del premierato alla Kopacz darebbe anche la possibilità al Governo di continuare sia con il programma di riforma del settore previdenziale, che con gli altri punti dell’agenda di Governo che Tusk, pochi giorni prima della sua nomina europea, ha esposto in Parlamento per rilanciare l’attività dell’esecutivo dell’esecutivo per il nuovo anno legislativo.

Tuttavia, alla Kopacz potrebbe essere preferito il Ministro della Difesa Nazionale, Mateusz Siemoniak. Questa decisione porterebbe alla guida del Governo una personalità più tecnica rispetto alla Kopacz che, così, assieme agli altri vertici di Partito sarebbe libera di preparare con più calma la candidatura a Premier per le prossime Elezioni Parlamentari.

La nomina del giovane Siemoniak a Premier potrebbe tuttavia essere dettata anche da contingenze esterne, quali la crescente minaccia militare della Russia del Presidente, Vladimir Putin, che, secondo fonti di intelligence, dopo l’Ucraina potrebbe presto aprire un fronte anche nei Paesi Baltici e in Polonia.

Sulla base di quest’ultima motivazione prende quota anche la nomina a Premier di Radoslaw Sikorski: Ministro degli Esteri, dotato di una lunga e rispettabile esperienza, che ha saputo dapprima co-realizzare la sistemazione delle relazioni tra Polonia e Germania dopo gli anni ‘bui’ dei Governi del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS.

Lo scorso Febbraio, Sikorski ha poi saputo dare un forte contributo sia all’abbattimento del regime dittatoriale di Viktor Yanukovych in Ucraina, che alla firma da parte di Georgia e Moldova -oltre che dell’Ucraina- dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre alla carica di Premier, resta aperta la corsa alla successione a Tusk per quanto riguarda anche la guida della PO, che è legata a stretto filo con la corsa al premierato.

Qualora la Kopacz non dovesse ottenere la guida del Governo, per il Presidente della Camera Bassa del Parlamento si aprirebbe la possibilità di guidare il Partito: una carica alla quale aspirano anche l’attuale Vice-Premier, Elzbieta Bienkowska, e il leader della corrente alternativa a Tusk interna alla PO, Grzegorz Schetyna.

La guida della PO rappresenta un nodo fondamentale per garantire alla forza di Governo cristiano democratica il mantenimento della maggioranza in Parlamento, messa in seria discussione dal crollo di consensi registrato nei recenti sondaggi.

Secondo il Professor Norbert Maliszewski dell’Università di Varsavia, la decisione di Tusk di accettare la guida del Consiglio Europeo è motivata dalla necessità di dare una spinta propulsiva all’attività di Governo della PO. Una scelta, quella di Tusk, che sarebbe simile per logica alla decisione di Matteo Renzi di diventare Premier a pochissimi mesi dalla sua elezione alla guida del Partito Democratico.

Secondo l’opinionista Renata Grochal di Gazeta Wyborcza, la decisione di Tusk di andare in Europa è invece destinata ad indebolire la PO che, priva del suo carismatico leader, sarebbe così destinata a consegnare le redini del Paese al PiS del conservatore Jarosław Kaczynski: ex-Premier famoso per la sua retorica euroscettica ed anti-tedesca.

In UE scoppia il ‘caso Vysehrad’

A parte i dilemmi di Governo e di Partito, Tusk, che ha dichiarato la necessità di adottare misure risolute per incrementare la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, si troverà fin da subito a dovere risolvere un problema ben più grande legato alla posizione contraria all’inasprimento delle sanzioni UE nei confronti della Russia espressa dai suoi più strenui sostenitori alla nomina a Presidente del Consiglio Europeo: Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria.

Come riportato dal Financial Times, questi tre Paesi dell’Europa Centrale -che assieme alla Polonia fanno parte del Quartetto di Vysehrad- hanno invitato l’Europa a non adottare misure restrittive nei confronti di Putin nonostante la Russia, come oramai ampiamente confermato e documentato, ed in piena violazione del Diritto Internazionale, abbia invaso militarmente l’Ucraina.

Nello specifico, il Premier ungherese, Viktor Orban -che è legato alla Russia da interessi di carattere privato e bilaterale- si è detto pronto a capeggiare una coalizione pro-Putin all’interno dell’UE alla quale devono aderire tutti quei Paesi dell’Europa che non condividono l’inasprimento delle relazioni con la Russia.

L’invito di Orban è stato raccolto dal Premier slovacco, Robert Fico, che, come riportato dalla Reuters, ha minacciato l’uso del diritto di veto qualora le sanzioni dovessero rivelarsi dannose per la Slovacchia.

Peggiore è stata la posizione del Presidente ceco, Milos Zeman, che ha pubblicamente affermato che il processo democratico in Ucraina è stato realizzato non solo dai democratici ucraini, ma anche da nazionalisti di estrema destra.

Quella dei ‘fascisti in Ucraina’ è una menzogna, fabbricata dalla propaganda del Cremlino per discreditare il movimento democratico in Ucraina, a cui, tuttavia, il Capo di Stato della Repubblica Ceca ha creduto.

“Con l’invasione militare dell’Ucraina, che sta per ratificare l’Accordi di Associazione con l’UE, Putin ha inteso dichiarare guerra all’Europa, e non a Kyiv” è stato il commento del Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, in risposta alla posizione dei tre Capi di Stato e di Governo filorussi dell’Europa Centrale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Attentato in Ucraina: Poroshenko chiede alla Comunità Internazionale che le milizie prorusse siano riconosciute come organizzazioni terroristiche

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 20, 2014

Il Presidente ucraino accusa le milizie prorusse di avere colpito l’aereo della Malaysian Airlines, e di non permettere agli osservatori internazionali di recarsi sul luogo dell’abbattimento. Gran Bretagna, Olanda, Australia e USA accanto alla Polonia per sollevare in sede NATO la questione ucraina

Le cose e le persone vanno chiamate con il loro nome: chi abbatte un aereo passeggeri durante l’occupazione militare di una parte di uno Stato straniero è un terrorista. Questo è il messaggio lanciato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, sabato 19 Luglio, si è appellato alla Comunità Internazionale affinché le sia applicato lo status di associazione terroristica alla Repubblica Popolare di Donetsk e alla Repubblica Popolare di Luhansk: entità statali autoproclamate sotto l’occupazione militare delle milizie prorusse in Ucraina orientale.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, la richiesta di Poroshenko è motivata da due motivi: in primis, le milizie pro-russe hanno abbattuto il Boeing 777 della Malaysian Airlines su cui viaggiavano 298 civili di nazionalità malese, olandese, americana, britannica e neozelandese.

In secondo luogo, i miliziani non hanno permesso né alle Autorità ucraine, né agli ispettori dell’OSCE di recarsi sul luogo dell’abbattimento per avviare le indagini e restituire i cadaveri alle famiglie.

“Gli informatori europei sono impossibilitati a recarsi presso il luogo dell’abbattimento, e ci riferiscono di cadaveri trasportati da un posto all’altro brutalmente: questa situazione è inaccettabile -ha dichiarato Poroshenko- Questi comportamenti non possono restare impuniti: un processo a carico delle milizie prorusse deve essere effettuato al più presto”.

Concorde con Poroshenko si è detto il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha assicurato l’impegno della Polonia a supportare la posizione di Kyiv preso la riunione dei Paesi del Gruppo di Vysehrad, la NATO e l’Unione Europea.

Oltre alla Polonia, tradizionale alleato dell’Ucraina, Poroshenko ha incassato anche il sostegno di Gran Bretagna e Olanda, dopo che il Primo Ministro britannico, David Cameron, e il Premier olandese, Mark Rutte, hanno ritenuto necessario assicurare i responsabili alla giustizia, come riportato dall’agenzia AFP.

Concorde con Cameron e Rutte si è detto il Premier australiano, Toni Abbott, mentre il Presidente degli Stati Uniti D’America, Barack Obama, ha illustrato le evidenti responsabilità delle milizie prorusse e della Russia nell’abbattimento del Boeing 777 della Malaysian Airlines in Ucraina orientale.

Duro con le milizie prorusse si è anche dichiarato anche il Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che, in un’intervista all’autorevole Bild, ha criticato la Russia per permettere ai miliziani che occupano l’est dell’Ucraina e la Crimea di continuare ad approntare azioni militari tese a destabilizzare il Governo ucraino.

Differente è l’ipotesi espressa dal Premier turco, Tajip Erdogan, che, come riportato dall’Hurriyet, si è detto convinto che l’aereo malaysiano sia stato abbattuto dai russi.

La Russia si riarma ai confini con l’Ucraina

A dare ragione a Erdogan è un’inchiesta dell’autorevole Wall Street Journal, che, sulla base di documenti dell’intelligence degli Stati Uniti d’America e dell’Ucraina, ha provato il coinvolgimento della Russia nel supportare attivamente le milizie pro-russe con armamenti di ogni tipo.

Oltre al sistema BUK, con cui i miliziani pro-russi hanno abbattuto il volo della Malaysia, i russi hanno fornito anche carri armati, batterie missilistiche terra-aria e uomini da infiltrare nelle regioni ucraine orientali.

A sostegno dei timori del Wall Street Journal sono anche le segnalazioni della NATO e del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa ucraino, che, Domenica, 20 Luglio, hanno fissato il movimento di 30 carri armati dell’esercito russo nelle regioni occidentali della Russia, a ridosso del confine ucraino.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: Orban rompe il fronte con Tusk

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 18, 2014

Il Premier ungherese sostiene la tesi con cui il Presidente russo, Vladimir Putin, ha giustificato l’aggressione militare a Kyiv. Una politica estera ed energetica personalistica alla base dell’orientamento del Capo del Governo di Budapest.

L’unità nella diversità è il motto dell’Unione Europea che sembra essere appieno rappresentato nel ‘piccolo’ del Quartetto di Vysehrad, che su Ucraina ed Energia ha assunto posizioni divergenti e nel contempo unanimi. Nella giornata di giovedì, 14 Maggio, durante il Forum della Sicurezza Globale di Bratislava, il Premier ungherese Viktor Orban ha sostenuto la necessità di garantire i diritti di autodeterminazione della minoranza ungherese in Ucraina, a cui, secondo il Capo del Governo magiaro, Kyiv deve riconoscere l’indipendenza.

Orban ha inoltre espresso dubbi sulla capacità da parte dello Stato ucraino di costruire una forte statualità che sia in grado garantire i diritti non solo della minoranza ungherese, ma anche delle altre minoranze nazionali presenti in Ucraina.

Pronta è stata la risposta del Premier polacco, Donald Tusk, che ha sottolineato come il problema non risieda nell’analizzare lo Stato ucraino, bensì nel sostenere le tesi sollevate dal Presidenre della Russia, Vladimir Putin, per giustificare l’annessione militare della Crimea prima e, poi, le provocazioni militari in alcune città dell’Ucraina come Donetsk, Luhansk ed Odessa.

Tusk ha inoltre sottolineato come sia pericolosa l’incapacità da parte di alcuni dei Leader politici dell’Europa di riconoscere l’atteggiamento fortemente aggressivo in Europa Orientale della Russia di Putin: un vizio che finisce per fornire un’inappropriata comprensione all’attività di guerriglia attuata da agenti dell’esercito russo che stanno destabilizzando con l’aiuto delle armi le Regioni sud-orientali dell’Ucraina.

Una giustificazione alla posizione di Orban è tuttavia arrivata poco più tardi, quando lo stesso Premier ungherese ha supportato la realizzazione del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia di Putin per veicolare in Europa 63 miliardi di metri cubi di gas russo dalle coste della Russia meridionale attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Austria.

Il Southstream, su cui il Governo magiaro sta lavorando per definire la realizzazione del tratto che collega l’Ungheria all’Austria, è un gasdotto ritenuto contrario alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’UE approntato dalla Commissione Europea per decrementare la dipendenza dalle importazioni di oro. Lì dalla Russia.

Ciononostante, Orban, che attua una politica estera basata più sui rapporti personali che sulla tattica geopolitica, ha supportato non solo il Southstream, ma anche la realizzazione di una centrale nucleare a Parks finanziata dalla Russia.

Il Premier magiaro ha finito così per condividere le argomentazioni con cui Putin si è ritenuto autorizzato ad intervenire militarmente in Ucraina -a torto, in quanto mai in territorio ucraino alcuna minoranza è mai stata discriminata.

Così facendo, il Premier ungherese ha rotto il fronte del Quartetto di Vysehrad, che finora si è sempre schierato in sostegno dell’integrità territoriale dell’Ucraina, considerata condicio sine qua non per la sicurezza politica ed energetica dei Paesi dell’Europa Centrale e, più in generale, di tutti gli Stati membri dell’UE.

Dal Quartetto di Vysehrad sostegno all’Unione Energetica Europea

Differente è la posizione assunta dal Quartetto di Vysehrad sull’Unione Energetica Europea: una proposta avanzata da Tusk in collaborazione con il Presidente francese Francois Hollande, per diversificare le forniture di gas dell’UE, mettere in comunicazione i sistemi infrastrutturali dell’energia europei, sfruttare le risorse energetiche interne all’Europa, provvedere all’acquisto comune di fonti di approvvigionamento di energia.

Come dichiarato dal Premier della Repubblica Ceca, Bohuslav Sobotka, e dal Capo del Governo della Slovacchia, Robert Fico, l’azione di Tusk rappresenta una proposta concreta propedeutica al rafforzamento dell’integrazione dell’Unione.

Concorde con Sobotka e Fico si è detto anche Orban, che, tuttavia, ha dichiarato la necessità da parte dei Paesi dell’Unione Europea di collaborare in maniera più stretta con la Russia.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

UCRAINA: LA TYMOSHENKO NON SI CANDIDA. YANUKOVYCH ACCUSATO DI ECCIDIO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 25, 2014

La Leader dell’Opposizione Ucraina accetta cure mediche urgenti presso la clinica privata Charite di Berlino, mentre l’ex-Presidente è accusato assieme ad altri 50 gerarchi di regime della morte di almeno 74 persone. L’Europa in prima fila per garantire a Kyiv aiuti economici ed integrità territoriale

C’è chi fin da subito l’ha accusata di volere concorrere alla vita politica del Paese per salire sullo scranno presidenziale, nonostante ella ne abbia tutto il diritto morale dopo il barbaro trattamento ricevuto durante una detenzione politica lunga quattro anni. Yulia Tymoshenko, leader dell’opposizione ucraina costretta al carcere dal 2011 per via di una sentenza politica, ha tuttavia sorpreso quando, nella giornata di lunedì, 24 Febbraio, ha dichiarato di non nutrire alcun interesse alle poltrone, ed ha accettato l’offerta del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, di ricevere cure mediche urgenti in Germania.

Parallelamente alla vicenda della Tymoshenko, il Presidente ucraino, Oleksandr Turchynov, assieme al Plenipotenziario del Parlamento per il controllo sull’attività della Procuratura, Yuri Makhnitsky, ha stilato una lista di 50 persone ricercate per crimini di massa contro i civili, capeggiata dall’ex-Capo di Stato, il dittatore Viktor Yanukovych.

Secondo documenti ritrovati nella residenza privata dell’ex-Presidente, Yanukovych non solo ha dato l’ordine di aprire il fuoco sui manifestanti, provocando più di cento morti e diverse centinaia di feriti, ma ha anche predisposto il dispiegamento di migliaia di soldati inquadrati regolarmente nell’esercito per liquidare le proteste sul Maidan .

Oltre al riaffiorare dell’atteggiamento dittatoriale di Yanukovych, l’Europa si è mossa per fornire un aiuto concreto all’Ucraina che cerca di voltare pagina. A nome dei Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria, a cui si sono aggiunti anche Romania, Bulgaria e Grecia, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha dichiarato che con la riabilitazione dei prigionieri politici, la liberazione di Yulia Tymoshenko, e il ripristino dei poteri per il Parlamento, l’Ucraina ha ora le carte in regola per la forma dell’Accordo di Associazione.

Oltre alla firma di un importante documento che permette l’integrazione economica di Kyiv nel mercato unico europeo, Sikorski si è anche detto pronto a mediare presso il Fondo Monetario Internazionale per l’erogazione di un prestito necessario per risollevare la situazione economica dell’Ucraina.

Simili preoccupazioni sono state sollevate anche dal Presidente francese, Francois Hollande, che, durante una telefonata con il suo collega russo, Vladimir Putin, non solo ha auspicato un impegno congiunto per lo sviluppo dell’Ucraina, ma ha anche invitato Mosca a collaborare per il mantenimento dell’integrità territoriale ucraina.

Putin pronto allo scenario georgiano in Ucraina

Il monito di Hollande, che è stato condiviso dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, e dalla Merkel, è una condicio sine qua non per la soluzione della crisi ucraina, in quanto la Russia ha ora tutto l’interesse a fomentare diversità ad oggi inesistenti all’interno dell’Ucraina per legittimare un suo intervento armato.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, Putin sarebbe infatti pronto a riprendere la distribuzione a pioggia dei passaporti russi in Crimea per legittimare l’esercito russo ad attuare un’aggressione militare simile a quella organizzata contro la Georgia in Abkhazia ed Ossezia del Sud nell’Agosto del 2008.

Matteo Cazzulani

POLONIA: LA LOTTA INTERNA ALLA PO RISCHIA DI FAR CADERE IL GOVERNO

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 1, 2013

La fazione conservatrice interna al principale partito di Governo, la Piattaforma Civica, lascia il Gruppo parlamentare. In forse l’approvazione del bilancio e la tenuta della maggioranza, rimasta senza un margine certo di voti.

OSWIECIM – Una crisi di Governo che si avvicina nel momento del l’approvazione del bilancio. Nella giornata di venerdì, 29 Agosto, il leader dell’opposizione interna al Premier Tusk della Piattaforma Civica – PO- l’ex-Ministro Jaroslaw Gowin, ha sospeso la sua appartenenza al partito.

La decisione dell’ex-Ministro delle Giustizia è pervenuta come gesto di solidarietà nei confronti di Jacek Zalek, parlamentare PO che è stato punito con tre mesi di sospensione dall’appartenenza al Gruppo parlamentare della Piattaforma Civica per avere infranto la disciplina di partito.

Gowin, che per le stesse ragioni è stato solo multato, ha criticato la disparità di trattamento, ed ha così rigettato l’offerta del Premier Tusk di ricucire uno strappo interno alla PO originatosi dopo che l’ex-Ministro della Giustizia ha ottenuto il 20% dei consensi -contro il 79% riscossi dal Capo del Governo- nelle primarie congressuali della Piattaforma Civica, caratterizzate da una bassa frequenza.

Lo strappo di Gowin e Zalek, rappresentanti della fazione conservatrice interna alla cristiano-democratica PO, è stato anticipato da quello di John Godson, che ha lasciato la Piattaforma Civica per differenze di vedute con il resto del Gruppo parlamentare.

La motivazione della fuoriuscita dei tre parlamentari PO è legata al dissenso dimostrato durante la votazione sull’aumento del limite di indebitamento dello stato -sostenuto dal Premier Tusk ma osteggiato dalle opposizioni di destra e di sinistra- sull’istituzione della fecondazione assistita, e su altre tematiche di carattere etico.

Con la fuoriuscita Gowin, Godson e Zalek, a cui si è aggiunta quella del Parlamentare Europeo Artur Zasada dalla delegazione PO a Strasburgo, la maggioranza di Governo, composta dalla Piattaforma Civica e dal partito contadino PSL, rischia di non avere i voti necessari per approvare il bilancio statale, in quanto essa si reggeva su quattro voti di vantaggio sulle opposizioni.

Il budget statale steso sulla base dell’aumento del limite di indebitamento, ha apportato tagli al settore della difesa e a quello dei trasporti, ma ha mantenuto consistenti le spese per i servizi sociali.

La destra avanza, la sinistra crede, la PO in preda alle fronde interne

Conseguenze per lo strappo interno alla PO riguardano gli equilibri politici interni allo scenario polacco, dove il partito di opposizione conservatore Diritto e Giustizia -PiS- è in forte ascesa nei sondaggi.

È proprio all’ingresso nel PiS che Gowin e i suoi fedelissimi dell’ala conservatrice PO potrebbero puntare per ottenere, nelle liste di Diritto e Giustizia, un’elezione sicura in vista delle prossime Elezioni Legislative.

Soddisfazione per la situazione è stata espressa anche dal Partito socialdemocratico SLD, il cui Segretario, Leszek Miller, si è detto convinto che la PO, ora in crisi, valuterà la ricerca di un intesa a sinistra per arginare le perdite a destra.

Per ora, all’interno della Piattaforma Civica nessun commento, anche perché la PO si sta preparando alla battaglia interna per l’elezione dei vertici locali delle strutture del Partito.

All’interno della PO, oltre alla fazione centro-liberal del Premier Tusk e a quella conservatrice di Gowin, in gioco entra anche quella di Grzegorz Schetyna, l’ex-Maresciallo del Sejm, molto forte nelle regioni centro-occidebtali, dove la Piattaforma Civica ottiene un alto numero di consensi.

La guerra interna alla PO rischia di porre fine ad un periodo di sei anni caratterizzato da una buona politica da parte del Premier Tusk, che è riuscito ad integrare totalmente la Polonia nell’Unione Europea da un punto di vista politico e diplomatico.

Con i Governi Tusk, la Polonia è anche diventata il primo Paese per PIL in UE, e, grazie al Gruppo di Vysehrad con Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria, ed alla Trojka di Weimar, con Germania e Francia, ha incrementato la sua importanza per l’integrazione e la cooperazione politica a livello regionale.

Matteo Cazzulani

GAS: TUSK E NECAS AVVIANO IL MERCATO ENERGETICO UNIFICATO DELL’EUROPA CENTRALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 14, 2013

Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Croazia ed Austria uniscono le forze per garantire la diversificazione delle forniture in UE. I vantaggi economici e quelli politici del progetto

Il cuore dell’Europa come centro dell’indipendenza energetica dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 14 Maggio, i Paesi dell’Europa Centrale -Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria- hanno rafforzato il progetto di un Mercato Energetico Unificato dell’Europa Centrale.

Come riportato dall’agenzia AFP, il programma è stato esposto dal Primo Ministro ceco, Petr Necas, e dal suo collega polacco, Donald Tusk, durante un incontro a Varsavia.

Come riportato da Tusk, il Mercato Energetico Unificato dell’Europa Centrale riguarda non solo i Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia- ma anche Austria e Croazia.

Il piano è ideato sulla base di un progetto ad oggi sponsorizzato dalla Commissione Europea quale il Corridoio Nord-Sud, gasdotto progettato per collegare il rigassificatore polacco di Swynoujscie con quello croato di Krk, entrambi in fase di realizzazione.

Un secondo progetto su cui si basa il Mercato Energetico Unificato dell’Europa Centrale è l’esportazione di gas naturale russo in Ucraina dalla Germania, ad oggi veicolato attraverso i gasdotti polacchi, slovacchi ed ungheresi.

Oltre che puramente economico, il progetto ha anche la ratio politica di implementare l’indipendenza energetica di una parte dell’Europa fortemente dipendente dalle importazioni di gas dalla Russia.

Come dichiarato dal Premier Necas al termine dell’incontro, il mercato Energetico Unificato dell’Europa Centrale permette una diversificazione sia degli approvvigionamenti che del trasporto del gas nel centro dell’UE.

Matteo Cazzulani

GERMANIA E FRANCIA SI ACCORGONO DELL’EUROPA CENTRALE PER BATTERE LA CRISI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 7, 2013

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il Presidente francese, Francois Hollande, cercano il sostegno dei Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia- per controbilanciare l’Opposizione della Gran Bretagna all’integrazione UE e la difficile situazione economica degli Stati dell’Europa Mediterranea. Concordato un maggiore coinvolgimento tra Berlino Parigi, Varsavia, Budapest, Praga e Bratislava, e il varo di un esercito unico. 

Il Premier polacco, Donald Tusk

Il Premier polacco, Donald Tusk

Un’incontro storico con tre obiettivi non facili da realizzare: bilanciare la crisi interna all’Unione Europea nei Paesi Mediterranei, contrastare l’opposizione all’integrazione europea della Gran Bretagna mediante l’ausilio dell’Europa Centrale, e convincere la Francia che Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia sono Stati UE a tutti gli effetti.

Nella giornata di mercoledì, 6 Marzo, a Varsavia ha avuto luogo l’incontro dei Capi di Governo dei Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca- allargato -per la prima volta nella storia- al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e al Presidente francese, Francois Hollande,

I temi all’ordine del giorno hanno riguardato la politica interna UE. Oltre ad alcuni scambi di vedute su questioni energetiche, i sei Capi di Governo hanno discusso in merito alla situazione finanziaria e monetaria nell’Unione Europea, all’incremento della concorrenza interna all’UE, e alla comune politica di difesa.

Oltre all’aspetto strettamente tematico, il vertice di Varsavia ha avuto anche un aspetto politico di estrema importanza. Da un lato, i Paesi del Gruppo di Vysehrad hanno voluto dimostrare a tedeschi e francesi di essere pienamente coinvolti e responsabili in merito alla situazione interna all’Unione Europea, e, sopratutto, di essere capaci di dare risposte alla crisi.

Dall’altro, l’allargamento del vertice di Vysehrad a Germania e Francia ha aperto a Berlino e Parigi la possibilità di puntare sul rafforzamento dell’alleanza con i Paesi dell’Europa Centrale per arginare l’ostracismo della Gran Bretagna all’implementazione dell’integrazione europea e la crisi profonda degli Stati UE del Mediterraneo.

Come riportato alla Bloomberg, il Cancelliere Merkel ha evidenziato come la zona Euro non sia un gruppo chiuso e ristretto, ed ha promesso di coinvolgere pienamente gli Stati dell’Europa Centrale nel rafforzamento dell’economia europea, della concorrenza interna, e nella creazione di un’UE davvero forte ed integrata.

Aperture significative sono provenute anche dal Presidente Hollande, che, come riportato dall’agenzia PAP, ha sottolineato la forte responsabilità dei Paesi di Eurolandia al varo di politiche in difesa dell’Euro, e, nel contempo, ha apprezzato il ruolo degli Stati che non hanno ancora adottato la moneta unica nel rafforzamento di una comune casa europea, che prescinde dal mero aspetto monetario.

“L’Unione Europea deve essere fonte di unità, non di differenza -ha dichiarato il Premier polacco, Donald Tusk- dobbiamo aumentare la coesione interna all’UE, e preparare gli Stati che ancora non hanno adottato la moneta unica a compiere quei cambiamenti necessari per favorire il loro ingresso nella zona Euro”.

Il Premier slovacco, Robert Fico, ha illustrato come i Paesi dell’Europa Centrale siano oramai in stretto coordinamento con Germania e Francia per la risoluzione dei problemi comuni dell’Unione Europea, mentre il Premier ceco, Petr Necas, ha sottolineato il consistente peso politico interno all’UE acquisito dal Gruppo di Vysehrad.

“Occorre una politica che regola il deficit -ha infine commentato il Premier ungherese, Viktor Orban- c’è bisogno di un coordinamento per la limitazione del debito dei Paesi UE”.

L’unità di intenti raggiunta sul piano politico si è subito tradotta in un’iniziativa concreta nell’ambito della Difesa, con la creazione di un gruppo di contatto atto a coordinare le politiche militari di Germania, Francia e dei Paesi dell’Europa Centrale.

Gli Stati del Gruppo di Vysehrad hanno inoltre firmato una lettera di intenti per il varo di un esercito comune dei Paesi dell’Europa Centrale, da impiegare in primis per le operazioni umanitarie e di peacekeeping.

Rimangono divisioni sulla politica economica

Nonostante i punti in comune, dal vertice di Varsavia sono tuttavia emerse differenze di carattere ideologico.

Se da un lato il cancelliere cristiano-democratico Merkel ha infatti invitato i Paesi dell’Europa Centrale, in particolare la Polonia, ad adottare misure di austerità simili a quelle varate dalla Germania per arginare gli effetti della crisi, dall’altro il Presidente socialista Hollande ha posto come primo obiettivo della politica comune la crescita anziché la limitazione della spesa pubblica.

In Polonia, il Governo cristiano-democratico di Tusk ha rafforzato il legame con Berlino, ed ha posto l’adozione dell’Euro come obiettivo strategico da raggiungere entro pochi anni.

In Repubblica Ceca, l’Esecutivo conservatore di Necas è invece contrario all’adozione della moneta unica, e all’implementazione dell’integrazione europea.

In linea con Praga è anche l’Ungheria, dove il Premier conservatore Orban ha più volte criticato la moneta unica europea.

In Slovacchia -Paese che ha adottato l’Euro nel 2009- il Premier socialdemocratico Fico è impegnato nell’implementazione dell’integrazione di Bratislava nelle strutture dell’Unione.

Matteo Cazzulani

TAP: UFFICIALIZZATO IL SUPPORTO POLITICO DI ITALIA, GRECIA E ALBANIA

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on September 29, 2012

Firmato a New York, a margine della sessione plenaria dell’ONU, un memorandum tra i governi italiano, greco e albanese per il sostegno al Gasdotto Transadriatico: conduttura progettata dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas per il Vecchio Continente. E’ la prima volta che il Belpaese compie un passo concreto in armonia con le iniziative di Bruxelles in ambito energetico.

Il progetto della TAP

Quello avvenuto a New York a margine del vertice ONU potrebbe essere un fatto di rilevante importanza destinato a modificare la politica energetica italiana ed europea. Nella serata di giovedì, 27 Settembre, i Governi di Italia, Grecia, ed Albania hanno siglato un memorandum per il sostegno politico al Gasdotto Transadriatico – TAP.

Questa infrastruttura è progettata nell’ambito del piano di diversificazione delle forniture di gas varato dalla Commissione Europea per trasportare carburante dall’Azerbajzhan in Europa, senza più dipendere da infrastrutture controllate dalla Russia: Paese che, sopratutto nella parte Centro-Orientale del Vecchio Continente, detiene il monopolio nella compravendita di oro blu.

Come riportato da una nota ufficiale, alla dichiarazione di New York i tre Governi faranno seguire iniziative in ambito istituzionale per garantire la realizzazione della TAP entro i prossimi mesi.

“Sono grato ai Governi di Italia, Grecia e Albania per l’appoggio politico – ha dichiarato il Capo della TAP, Kjetl Tungland – il Gasdotto Transadriatico è un progetto sempre più robusto, dopo l’ottenimento dell’accordo per lo sfruttamento dei giacimenti azeri e l’espressione di interesse nei nostri confronti da parte dei colossi energetici British Petroleum, SOCAR e Total”.

Apprezzamento per la dichiarazione di sostegno politico di Italia, Grecia e Albania è stata espressa anche dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, che ha definito il fatto come un passo in avanti che permette all’Europa di facilitare l’accesso ai giacimenti di gas dell’Azerbajdzhan.

Con la capienza di 20 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, e una lunghezza di 800 chilometri – dalla località greca di Komotini a San Foca, in Puglia – la TAP è compartecipata per il 42% dal colosso norvegese Statoil e dalla compagnia svizzera EGL, e, per il restante 15%, dalla tedesca E.On.

Oltre che dalla Britush Petroleum, dalla SOCAR e dalla Total, interesse a compartecipare al progetto è stato espresso dalla compagnia greca DEPA e da quella italiana Enel.

Il sostegno italiano al Gasdotto Transadriatico rappresenta una svolta nella politica energetica del Belpaese, che finora ha contrastato le iniziative della Commissione Europea, preferendo sostenere il Southstream.

Noto anche come Gasdotto ortodosso, il Southstream è progettato dalla Russia per rifornire l’Europa Sud-Occidentale di gas russo, isolando Paesi dell’Europa Centrale politicamente invisi al Cremlino – come Romania e Polonia – e vanificando i tentativi di Bruxelles di accedere in misura autonoma da Mosca a fonti di oro blu alternative.

Nonostante il sostegno del Governo alla TAP, per l’Italia resta ancora da chiarire la posizione del colosso nazionale ENI. Il Cane a Sei Zampe possiede il 20% delle azioni del Southstream, ed è uno dei più solidi partner in Europa del monopolista russo Gazprom – posseduto per il 50% dal Cremlino.

Tuttavia, la realizzazione del Gasdotto Transadriatico potrebbe permettere alla Penisola Italiana di affermarsi come il principale – e unico – hub per l’importazione e la distribuzione in Europa del gas del Bacino del Caspio: una possibilità che, oltre che a Roma, potrebbe fare gola anche a San Donato Milanese.

La TAP tra Nabucco e Southstream

Forte del sostegno di Italia, Grecia e Albania, la TAP si trova ora a vincere non solo la concorrenza del Souhstream, ma anche quella tutta interna all’Unione Europea con il Nabucco: conduttura concepita per trasportare il gas azero dalla Turchia fino al terminale austriaco di Baumgarten attraverso Romania ed Ungheria.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione è sostenuto politicamente dalla Commissione Europea e dai Paesi del Quartetto di Vysehrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – e, sul piano economico, è compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dall’ungherese MOL, dalla romena Transgaz, e dalla tedesca RWE.

Quale conduttura tra la TAP e il Nabucco sarà scelta per trasportare in Europa il gas dell’Azerbajdzhan sarà noto in seguito alla decisione del consorzio che controlla il giacimento Shakh-Deniz, da cui l’UE potrà importare 16 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Nel febbraio 2010, la Commissione Europea ha stretto con Baku un pre-accordo per lo sfruttamento dello Shakh-Deniz e, nel Settembre 2012, Bruxelles ha ottenuto anche la volontà del Turkmenistan di contribuire alle forniture di oro blu per il Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

POLITICA ENERGETICA UE: TAP E NABUCCO SI RAFFORZANO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 26, 2012

Compagnie greche, britanniche ed azere vicine al Gasdotto Transadriatico, sostenuto politicamente da Grecia, Albania e presto anche Italia. Per assicurare il funzionamento della conduttura dalla verdiana denominazione, che potrebbe trasportare oro blu turkmeno e iracheno oltre che azero, la compagnia austriaca OMV intenzionata ad aderire alla TANAP

Il percorso del Nabucco e del Southstream

L’economia intrecciata alla politica è il leit motiv che sta accompagnando la realizzazione dei progetti varati dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas per il Vecchio Continente. Nella giornata di lunedì, 24 Settembre, l’autorevole portale di informazione Natural Gas Europe ha reso noto la possibilità di compartecipazione nel Gasdotto Transadriatico – TAP – da parte di nuovi enti energetici.

L’infrastruttura, progettata per trasportare gas di provenienza azera dal confine tra Turchia e Grecia fino all’Italia Meridionale, a Brindisi, ad oggi è posseduta dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia elvetica EGL e dalla tedesca E.On. Interesse al sostengo economico alla TAP è stato espresso anche dalla britannica British Petroleum, dall’azera SOCAR, e dalla greca DEPA.

L’ingresso della DEPA nella TAP va di pari passo con il progetto varato dal Governo greco mirante alla privatizzazione della compagnia nazionale, alla quale hanno già espresso il loro interesse la SOCAR e il colosso italiano ENI. L’impegno della Grecia per il rafforzamento delle quote di partecipazione nel Gasdotto Transadriatico è stato inoltre manifestato anche sul piano politico.

Come riporta sempre il Natural Gas Europe, a breve è in programma una visita tra il Ministro degli Esteri greco, Dmitris Avramopoulos, e il suo collega albanese Edmond Panariti per varare ufficialmente un accordo intergovernativo con cui Grecia ed Albania dichiareranno sostegno politico alla TAP.

Ruolo particolarmente attivo nel sostegno alla TAP è esercitato anche dall’Italia, che per mezzo della sua Ambasciata ad Atene ha supportato il varo dell’accordo greco-albanese, giudicato un passo importante per il rafforzamento della cooperazione adriatica sul piano non solo energetico, ma anche economico, industriale e finanziario.

Se da un lato la TAP si rafforza, dall’altro progressi sono registrati anche in casa Nabucco: l’altro gasdotto progettato dalla Commissione Europea, sostenuto politicamente dal quartetto di Vysehrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – per trasportare direttamente in Europa gas proveniente dall’Azerbajdzhan attraverso Romania, Ungheria e Austria.

Nella giornata di lunedì, 24 Settembre, la compagnia austriaca OMV – uno degli enti che compartecipano al Nabucco assieme all’ungherese MOL, alla romena Transgaz, e alla tedesca RWE – ha dichiarato la propria intenzione di entrare a far parte dei finanziatori del Gasdotto Transanatolico – TANAP: conduttura progettata dalla SOCAR e dalla compagnia turca Botas per trasportare il gas dall’Azerbajdzhan alle coste orientali della Turchia attraverso la Georgia.

La presenza della OMV nella TANAP potrebbe rivelarsi necessaria per garantire l’effettivo funzionamento del Nabucco, che, così come la TAP, necessita di cooperare con il gasdotto Transanatolico per poter trasportare in Europa l’oro blu proveniente dall’Azerbajdzhan.

TAP e Nabucco sono due infrastrutture di fondamentale importanza per la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati dalla Commissione Europea per garantire all’Europa la diversificazione delle forniture di gas da quelle russe e nordafricane.

Oltre all’oro blu del giacimento Shakh-Deniz, situato nel Mar Caspio, nelle acque territoriali dell’Azerbajdzhan, il Corridoio Meridionale rende possibile il trasporto in Europa anche di oro blu proveniente dal Turkmenistan.

Come riportato dall’autorevole Trend, a inizio settembre il Presidente turkmeno, Gurbanguli Berdymuhammedov, durante un incontro con il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha espresso la volontà di cooperare con l’Unione Europea con contratti a lungo termine.

Nella giornata di martedì, 25 Settembre, ha inoltre preso corpo anche la candidatura kurdo-irachena per garantire forniture di gas all’Europa. Come riportato dall’Hurriyet Daily News, il Ministro dell’Energia dell’Autonomia regionale del Kurdistan iracheno, Ashti Havrami, ha ottenuto il permesso dal Governo centrale di Bagdad per l’esportazione in Turchia di 15 Miliardi di metri cubi di gas destinati all’Unione Europea.

La contrarietà della Russia alla diversificazione delle forniture per l’Europa

La politica di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea è contrastata dalla Russia, intenzionata a mantenere il proprio monopolio energetico sul Vecchio Continente.

Per impedire la costruzione del Corridoio Meridionale, il monopolista russo del gas, Gazprom – posseduto per più del 50% dal Cremlino – ha avviato la costruzione del Southstream: gasdotto concepito per rifornire del gas di Mosca l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica, bypassare quei Paesi che sostengono con forza la politica energetica ella Commissione Europea – come Polonia e Romania – e vanificare la realizzazione di TAP e Nabucco.

Per assicurarsi il sostegno politico dei Paesi dell’Europa Occidentale in seno all’UE, la Russia ha inoltre concesso sconti sui contratti per le forniture di gas a compagnie tedesche, italiane e francesi, lasciando tuttavia alte le tariffe imposte agli Stati della parte Centro-Orientale del Vecchio Continente.

Il divide et impera di Mosca sul piano energetico ha portato la Commissione Europea ad aprire un’inchiesta ufficiale sul conto di Gazprom per condotta anti-concorrenziale, e a varare un Progetto Di Legge mirante all’unificazione dei sistemi infrastrutturali dei 27 Paesi UE e alla creazione di u mercato unico del gas a livello continentale.

Matteo Cazzulani