LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: IL NABUCCO INGAGGIA LA SAIPEM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 31, 2013

La compagnia controllata dall’ENI scelta per la fornitura di materiale per la costruzione di uno dei gasdotti del Corridoio Meridionale UE. Il Gasdotto Trans Adriatico sostenuto dal Primo Ministro greco, Antonis Samaras.

C’e molta Italia nella sicurezza energetica europea. Nella giornata di martedì, 29 Gennaio, il consorzio per la costruzione del gasdotto Nabucco ha affidato la fornitura di materiale per la costruzione delle tubature alla compagnia italiana Saipem.

Come riportato da una nota ufficiale del consorzio, la Saipem, ente controllato dall’ENI, e stata selezionata dopo una gara avviata nel Settembre 2012.

Il Nabucco e un gasdotto progettato nell’ambito del Corridoio Meridionale UE per trasportare gas dall’Azerbaijan direttamente in Austria transitando per Bulgaria, Romania e Ungheria, per diminuire la dipendenza dell’UE da Russia ed Algeria.

Sostenuto politicamente dalla Commissione Europea e dai Governi di Austria, Turchia, Polonia, Slovacchia e Romania, il Nabucco e compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, e dalla bulgara BEH.

Sempre martedì, 29 gennaio, anche l’altro progetto del Corridoio Meridionale, il Gasdotto Trans Adriatico – TAP – ha accelerato la sua realizzazione con l’ottenimento dell’endorsement ufficiale a parte del Primo Ministro greco, Antonis Samaras.

Come riportato dalla UPI, il Primo Ministro ha definito la TAP – che veicolerà 21 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine tra Turchia e Grecia fino in Italia attraverso l’Albania – come un progetto di importanza strategica per la Grecia e l’Europa.

Sostenuto dai Governi di Italia, Grecia, Albania e Svizzera, il Gasdotto Trans Adriatico e compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e da quella tedesca E.On.

Un’opportunità per l’economia italiana

La realizzazione della TAP comporta un notevole vantaggio per l’Italia, destinata a diventare l’hub del gas dell’Azerbaijan in Europa: il Gasdotto Trans Adriatico aumenta infatti il peso politico del nostro Paese in ambito UE, e crea anche posti di lavoro in un Paese colpito da una forte crisi economica e sociale.

Sia il Nabucco che la TAP hanno concesso la meta delle loro azioni alle compagnie che controllano lo sfruttamento del giacimento Shakh-Deniz – situato in Azerbaijan al largo della Capitale Baku: il colosso azero SOCAR, quello britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total.

Matteo Cazzulani

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LA GEORGIA VULE ENTRARE NELLA COMUNITA ENERGETICA EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 30, 2013

Il Ministro degli Esteri georgiano, Maya Pandzhykidze, invia la domanda ufficiale per il riconoscimento dello status di Paese membro nella UE del gas. La manovra significa un passo in avanti per la messa in sicurezza degli approvvigionamenti energetici dell’Europa dall’Azerbaijan

Il percorso del Gasdotto del Caucaso del Sud

Il percorso del Gasdotto del Caucaso del Sud

L’integrazione politica assieme a quella energetica. Nella giornata di martedì, 29 Gennaio, la Georgia ha presentato la domanda ufficiale di ingresso nella Comunità Energetica Europea: una sorta di UE del gas che, oltre ai 27 Paesi dell’Unione Europea, accoglie anche Moldova, Ucraina, Serbia, Macedonia, Albania, Croazia e Bosnia Herzegovina.

Come riportato da una nota ufficiale della Comunità Energetica Europea, il Ministro degli Esteri georgiano, Maya Pandzhykidze, ha dichiarato la volontà di tramutare lo status della Georgia nella UE del gas a membro effettivo, dopo che Tbilisi ha ricoperto il ruolo di osservatore dal 2007.

L’allargamento della Comunità Energetica Europea rappresenta per Bruxelles un importante passo in avanti per mettere in sicurezza in maniera definitiva la realizzazione dei progetti per l’importazione diretta di di gas dall’Azerbaijan.

Il trasporto diretto dell’oro blu azero, proveniente dal giacimento Shakh Deniz, ubicato al largo di Baku, la capitale dell’Azerbaijan, è infatti previsto lungo tutta la Turchia tramite il Gasdotto Trans Anatolico – TANAP – e, prima ancora, il Gasdotto del Caucaso Sud Est, che veicola il gas in territorio turco attraverso la Georgia.

Con l’ingresso nella Comunità Energetica Europea, Tbilisi dovrà applicare il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che dispone la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici degli stati membri, e, nel contempo, vieta il controllo dei gasdotti dei Paesi della Comunità Energetica Europea da parte di monopoli che controllano anche la compravendita di gas.

La legge UE permette sopratutto di evitare l’aggressione del monopolista russo del gas, Gazprom, che per mantenere il controllo del 40% delle forniture energetiche dell’Unione Europea, e per mandare in fumo i progetti di diversificazione degli approvvigionamenti varati da Bruxelles per importare il carburante dall’Azerbaijan, ha messo gli occhi sulla Georgia.

A rendere facile il gioco di Mosca è stata la sconfitta nelle Elezioni Parlamentari dell’Ottobre 2012 dello schieramento del Presidente, Mikheil Saakashvili, il più acceso sostenitore dell’integrazione euro-atlantica della Georgia.

La nuova maggioranza, capeggiata dall’imprenditore più ricco del Paese, Bidzina Ivanishvili, ha dichiarato l’intenzione di limitarsi a ricoprire un ruolo di player regionale, cercando il dialogo con la Russia, con cui le relazioni bilaterali sono interrotte in seguito all’aggressione militare dell’esercito russo nell’Agosto 2008.

Tbilisi verso la firma dell’Accordo di Associazione con Bruxelles

Una marcia indietro è stata però registrata nelle parole del Ministro Pandzykidze, che in un’intervista a Gazeta Wyborcza ha dichiarato l’impossibilità per il Governo georgiano di arrivare a un miglioramento delle relazioni con Mosca.

Inoltre, il Ministro degli Esteri di Tbilisi ha comunicato l’intenzione di procedere non solo con l’integrazione energetica nell’Europa, ma anche in quella politica, con la firma dell’Accordo di Associazione UE-Georgia nel prossimo summit del Partenariato Orientale di Vilna.

“La Russia continua ad occupare le nostre regioni di Abkhazia e Ossezia del Sud – ha dichiarato la Padzykidze – speriamo di firmare l’Accordo di Associazione UE-Georgia a Vilna”.

L’Accordo di Associazione è un documento che dispone un’integrazione economica tra l’UE e il Paese firmatario. Oltre alla Georgia, è prevista la firma della Moldova, che similmente a Tbilisi ha dimostrato progressi in campo democratico.

Ancora indietro è invece l’Ucraina, con cui la firma dell’Accordo di Associazione è stata congelata dalla Commissione Europea.

La motivazione di Bruxelles è maturata in seguito al regresso democratico impresso dal Presidente Viktor Yanukovych e, sopratutto, all’incarcerazione della Leader dello schieramento dei democratici “arancioni” Yulia Tymoshenko dopo un processo, palesemente irregolare, basato su accuse di carattere politico.

Matteo Cazzulani

GAS: LA TURCHIA IN CRISI CON ISRAELE A CAUSA DI CIPRO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 29, 2013

Ankara congela la realizzazione di un gasdotto per trasportare oro blu dai giacimenti israeliani in territorio turco a causa della collaborazione di Tel Aviv con Nicosia. Le ragioni di politica estera e interna dell’impasse geopolitico

Il sistema energetico della Turchia

Il sistema energetico della Turchia

Niente partnership energetica con la Turchia se Israele continua a cooperare con Cipro. Nella giornata di lunedì, 28 Gennaio, il quotidiano turco Hurriyet Daily News ha riportato la notizia secondo la quale Ankara avrebbe condizionato la realizzazione di piani energetici congiunti con Tel Aviv a causa della cooperazione tra il Governo israeliano e quello cipriota.

Nello specifico, durante il Summit Economico Eurasiatico di Istambul, il Viceministro turco dell’Energia ha informato un Rappresentante governativo israeliano in merito alla possibilità di bloccare la realizzazione di un gasdotto progettato, nel Novembre 2012, per veicolare gas da Israele alla Turchia.

Come riportato da Natural Gas Europe, la posizione risoluta di Ankara è motivata dalla cooperazione energetica che Israele ha di recente rafforzato con Cipro.

Tel Aviv ha pianificato con Nicosia infrastrutture per trasportare in Grecia, e poi in Unione Europea, il gas estratto dai giacimenti Tamar e Leviathan, ubicati al largo delle coste israeliane del Mar Mediterraneo.

L’avvicinamento di Israele con Cipro ha causato il raffreddamento delle relazioni con la Turchia: Ankara dal 1974 occupa militarmente tre quarti dell’isola di Cipro, e nonostante il mancato riconoscimento da parte della comunità internazionale mantiene la sua presenza militare sull’isola.

Oltre alla ragione politica, a provocare l’impasse tra Turchia e Israele è la situazione energetica dei due Paesi nei confronti dell’Unione Europea.

Per diversificare le forniture di gas, e limitare la dipendenza dal gas della Russia – che copre il 40% del fabbisogno complessivo UE – la Commissione Europea ha avviato un progetto per l’importazione diretta di oro blu dall’Azerbaijan attraverso la Turchia.

Nel contempo, con la scoperta dei giacimenti Leviathan e Tamar, anche Israele è risultato per Bruxelles una potenziale fonte di approvvigionamento di gas alternativa alla Russia, mettendo così in discussione il ruolo di Ankara come Paese chiave per la realizzazione della politica di diversificazione delle forniture energetiche.

Ankara alla ricerca della diversificazione delle forniture di oro blu

Al panorama geopolitico va poi aggiunto lo scenario interno turco. Così come Bruxelles, anche Ankara sta diversificando il più possibile le forniture di gas per diminuire la dipendenza da Russia e Iran.

Oltre ad avere implementato l’importazione di gas dall’Azerbaijan, la Turchia ha considerato il gas israeliano una valida fonte di approvvigionamento supplementare su cui puntare, ma la cooperazione di Israele con Cipro per il trasporto in Grecia dell’oro blu del Leviathan e del Tamar ha messo in forse questo progetto.

Oltre che nel settore del gas naturale, la Turchia ha approntato misure per implementare l’importazione di gas liquefatto con accordi, recentemente firmati, per l’acquisto di LNG da Algeria e Qatar.

Infine, come riportato sempre dallo Hurriyet Daily News, la compagnia energetica turca TPAO ha selezionato il colosso olandese Shell per l’avvio dello sfruttamento di giacimenti di gas sul fondale del Mar Nero, nei pressi del Golfo di Mersin.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA RIAPRE LA CONTESA CON L’UCRAINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 28, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, richiede un maxirisarcimento al colosso nazionale ucraino Naftohaz per il decremento del gas importato. L’isolamento internazionale di Kyiv rischia di favorire l’espansione geopolitica di Mosca in Europa Orientale.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un maxirisarcimento per onorare la clausola “Prendi o Paga”. Nella giornata di Domenica, 27 Gennaio, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha richiesto al colosso energetico ucraino Naftohaz i danni per mancato rispetto degli accordi contrattuali.

Come riportato dal Financial Times, Gazprom – ente controllato direttamente dal Cremlino – ha richiesto il saldo della clausola “Prendi o Paga”, che costringe Naftohaz a pagare una determinata quota per il gas importato a prescindere dal suo effettivo utilizzo.

Secondo il contratto vigente, firmato in fretta nel Gennaio 2009 dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko pur di ripristinare il flusso di gas verso l’Unione Europea che i Russi avevano strumentalmente tagliato, Naftohaz è obbligata ad acquistare all’anno un minimo di 41 Miliardi di metri cubi di gas, ma nel 2012 la quota importata è stata solo di 33 Miliardi di metri cubi.

La diminuzione delle importazioni di gas è stata decisa dal Governo ucraino dopo l’ennesimo diniego da parte di Gazprom di limitare le tariffe per il gas venduto a Naftohaz, come invece concesso dal monopolista russo ad alcune compagnie “alleate” dell’Unione Europea.

Per l’Ucraina – che dipende al 90% dalle forniture di gas dalla Russia – la risoluzione della controversia con la Russia appare difficile da risolvere.

Con la realizzazione del Nordstream – gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente la Germania – e l’avvio del Southstream – infrastruttura concepita per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas in Austria tramite il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia – Mosca ha isolato Kyiv, e, nel contempo, ha privato il Governo ucraino della possibilità di rifarsi sui diritti di transito del gas russo verso l’Unione Europea.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, un’ipotesi per la risoluzione della controversia potrebbe essere il ricorso da parte di Naftohaz all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma, che già in passato ha sanzionato Gazprom per condotta anti-concorenziale nei mercati energetici dei Paesi UE dell’Europa Centro-Orientale.

A rendere difficile la riuscita dell’operazione potrebbe essere però il mancato appoggio all’Ucraina da parte della Comunità Occidentale, irritata in seguito alla condotta autoritaria del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Una volta preso il potere nel 2010 con la vittoria nelle Elezioni Presidenziali, Yanukovych ha limitato la libertà di stampa, ed ha disposto arresti politici nei confronti dei principali esponenti dell’Opposizione, tra cui la carismatica leader dello schieramento democratico “arancione” Yulia Tymoshenko: condannata a 7 anni e mezzo di carcere dopo un processo in cui la difesa è stata sistematicamente privata dei suoi diritti.

La nuova crisi del gas tra Russia e Ucraina potrebbe comportare conseguenze geopolitiche di notevole importanza anche per l’Unione Europea.

Alla fine del 2012, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha ventilato l’ipotesi di concedere il richiesto sconto per le tariffe del gas importato dall’Ucraina in cambio dell’ingresso di Kyiv nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale coordinato da Mosca per ristabilire la leadership del Cremlino nello spazio ex-Sovietico.

Mosca contro la ricerca di shale in Ucraina

Come riportato sempre da Gazeta Wyborcza, la minaccia della Russia è anche motivata dalla scelta dell’Ucraina di avere affidato ai colossi energetici occidentali Chevron – USA – e Shell – Paesi Bassi – l’avvio dello sfruttamento di gas shale in territorio ucraino.

Non è un caso che la richiesta di risarcimento da parte di Gazprom sia stata inviata a Naftohaz a pochi giorni dalla firma di un accordo tra il Governo ucraino e la Shell per lo sfruttamento del giacimento di shale di Yuziv, avvenuta a margine del Forum Internazionale Economico di Davos.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un carburante non convenzionale ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto con sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate in sicurezza solo in Nordamerica.

Secondo diverse stime, anche l’Europa è ricca di shale, sopratutto nel sottosuolo di Polonia, Gran Bretagna, Lituania, Romania, Ucraina e Germania: Paesi che hanno avviato la ricerca dello scisto. Al contrario, Francia e Bulgaria sullo shale hanno posto una moratoria.

Matteo Cazzulani

REPUBLICA CECA: SCHWARZENBERG PERDE LA CORSA ALLA PRESIDENZA

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on January 27, 2013

Il Ministro degli Esteri ceco, ex-dissidente dell’emigrazione, sconfitto nelle prime Elezioni Presidenziali della storia del suo Paese. Vince Milos Zeman: ex-Primo Ministro SocialDemocratico, Leader di un soggetto politico di centro-sinistra.  

Il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg

Il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg

Ha conosciuto e combattuto la dittatura sovietica, seppur dall’emigrazione, ha collaborato a costruire la Repubblica Ceca dopo la caduta del Muro di Berlino, ed ha preso parte attiva alla vita politica del Paese per rendere Praga una capitare europea. Tutto questo non è bastato al Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg, per vincere le Elezioni Presidenziali di sabato, 26 Gennaio.

Secondo i dati ufficiali, Milos Zeman, ex-Primo Ministro SocialDemocratico e Capo del soggetto politico di centro-sinistra Partito dei Diritti Civici, ha vinto la corsa alla presidenza con il 54,8% dei consensi, lasciando Schwarzenberg staccato al 45%.

“Dieci punti sono abbastanza per definire una vittoria certa – ha dichiarato Schwarzenberg nel commentare l’esito delle prime Elezioni Presidenziali della storia del Paese, rese possibili dopo una modifica alla Costituzione – riconosco la sconfitta e ringrazio chi mi ha sostenuto nel primo e nel secondo turno”.

Nonostante la sconfitta, il risultato del Ministro degli Esteri è soddisfacente. Dato per basso nei consensi da tutti i sondaggi, Schwarzenberg al primo turno ha saputo recuperare, fino ad arrivare a poca distanza da Zeman.

Contando sul voto delle grandi città e della fascia giovane della popolazione, nel ballottaggio Schwarzenberg, che ha contato sul voto moderato e su quello di centro, è riuscito ad imporsi solo nella regione della capitale, Praga.

Zeman, forte del voto confluito dal Partito SocialDemocratico Ceco, dai comunisti, e dal terzo classificato al primo turno, Jan Fischer – anch’egli ex-Primo Ministro SocialDemocratico – ha invece vinto nelle restanti regioni della Repubblica Ceca.

Esponente del dissenso ceco dell’emigrazione, Schwarzenberg è stato Cancelliere del primo Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Havel, ed ha preso parte attiva nella vita politica del Paese partecipando con il suo movimento moderato TOP09 ad un governo di coalizione con i conservatori del Partito Democratico Civico dal 2009, di cui è divenuto Ministro degli Esteri.

Battuto un alfiere della democrazia e del rafforzamento dell’Unione Europea 

Schwarzenberg ha fortemente criticato Presidente uscente, Vaclav Klaus, di cui ha contestato le posizioni strenuamente anti-europee e lo stretto rapporto – anche di amicizia personale – stabilito con il Capo di Stato della Federazione Russa, Vladimir Putin, che ha reso la Repubblica Ceca fortemente dipendente dalla Russia sul piano energetico.

Inoltre, Schwarzenberg, memore del suo passato, si è distinto per avere concesso asilo in Repubblica Ceca ai perseguitati politici ucraini fuggiti dalla dittatura del Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych.

Oltre all’ex Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, a trovare rifugio e protezione a Praga è stato anche Oleksandr Tymoshenko, il marito di Yulia Tymoshenko: la Leader dello schieramento democratico arancione condannata a sette anni di carcere dopo un processo riconosciuto come irregolare dalle principali ONG internazionali indipendenti.

Come sarà la Repubblica Ceca sotto l’Amministrazione Zeman non è facile da prevedere, ma è possibile ipotizzare come sarebbe stata Praga sotto la presidenza Schwarzenberg: un Paese nel cuore dell’Europa pienamente integrato nell’Unione Europea, attento ai rapporti euro-atlantici, fiero difensore di democrazia, diritti umani e libertà sia in Europa Orientale che in altre aree del pianeta.

Matteo Cazzulani

IL SOUTHSTREAM SI FA FARAONICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 26, 2013

Il monopolista russo del gas, Gazprom, annuncia sofisticate tecniche di realizzazione della conduttura destinata ad incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dall’oro blu di Mosca. La scarsa convenienza del Gasdotto Ortodosso per l’interesse dei Paesi UE.

I percorsi di Nabucco e Southstream

I percorsi di Nabucco e Southstream

Condannerà per molti anni l’Europa alla dipendenza energetica dalla Russia, ma almeno il Southstream sarà un gasdotto all’avanguardia. Nella giornata di venerdì, 25 Gennaio, Alexei Miller, Capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha annunciato l’intenzione di realizzare il gasdotto Southstream secondo moderne tecniche di costruzione.

Come riportato da una nota di Gazprom, Miller ha comunicato che il Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – avrà una scorza di 39 millimetri, e sarà in grado di sostenere una pressione di 27,73 Megapascal.

Come argomentato dal Capo di Gazprom, la necessità della particolare costruzione è legata alla natura del Southstream: in parte realizzato su terra, in parte progettato sul fondale marino.

Infatti, il Gasdotto Ortodosso è pianificato per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia al terminale di Baumgarten, in Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Critiche al Southstream sono state sollevate dalla Commissione Europea, che ha ritenuto il progetto contrario all’interesse dell’UE in quanto aumenta notevolmente la dipendenza del Vecchio Continente dalle esportazioni di gas della Russia, che ad oggi coprono già il 40% del fabbisogno totale dell’Europa.

Inoltre, diversi esperti hanno evidenziato come il Southstream non sia un investimento opportuno, prendendo atto della sempre minore quantità di gas estratta dai giacimenti russi.

La realizzazione del Gasdotto Ortodosso legherebbe il Vecchio Continente ad un solo fornitore destinato a non essere in grado di soddisfare la crescente domanda di gas dell’Europa.

A dare sostegno alle obiezioni sul Southstream è la natura squisitamente politica del progetto. Con la costruzione del Gasdotto Ortodosso, la Russia blocca la realizzazione del Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per importare gas direttamente dall’Azerbaijan e, così, diversificare le forniture di oro blu dal quasi monopolio di Russia e Algeria.

La TAP esce rafforzata dal summit di Davos

Una delle infrastrutture progettate per diversificare le fronti di approvvigionamento di gas per l’Europa, il Gasdotto Trans Adriatico – TAP – è uscito rafforzato dal Forum Internazionale dell’Economia di Davos.

Come riportato da una nota del consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico, sempre venerdì, 25 Gennaio, Italia, Grecia, Svizzera e rappresentanti delle principali compagnie energetiche coinvolte nel progetto hanno ribadito con un documento il loro sostengo e coinvolgimento nella TAP.

La dichiarazione è stata sottoscritta dal Ministro italiano per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, dal Vice Ministro greco per lo Sviluppo Economico, Notis Mitarachi, dal Direttore dell’Ufficio Federale svizzero per l’Energia, Walter Steinmann, dal Capo del colosso energetico dell’Azerbaijan SOCAR, Rovnag Abdullayev, dal Capo della compagnia tedesca E.On, Klaus Schafer, e dall’Amministratore Delegato della compagnia svizzera AXPO, Hans Schultz.

Il Gasdotto Trans Adriatico è progettato per veicolare all’anno 21 Miliardi di metri cui di gas proveniente dall’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Grecia fino in Italia attraverso l’Albania.

Compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla AXPO e dalla E.On – con un’opzione per la SOCAR, il colosso britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total per il controllo del 50% del pacchetto azionario dell’infrastruttura – la TAP è sostenuta politicamente dai governi di Italia, Grecia, Svizzera e Albania.

Il Gasdotto Trans Adriatico ha un’importanza strategica per l’interesse dell’Unione Europea e dell’Italia. Oltre a diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea da Russia e Algeria, la TAP rende l’Italia il principale hub in Europa dell’oro blu azero, consente di abbattere i costi della bolletta per industrie e privati cittadini, e favorisce la creazione di posti di lavoro in un Paese fortemente interessato da una crisi economica e sociale.

Matteo Cazzulani

GAS: L’ALGERIA PUNTA ALLA RISCOSSA ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 25, 2013

Il governo algerino concede incentivi per trattenere le compagnie internazionali dopo l’assalto armato di un gruppo di terroristi alla centrale di In Amenas. Rischi e vantaggi per l’Unione Europea derivati dell’incremento del peso di Algeri nella geopolitica del gas.

Il percorso del Medgaz e del Gasdotto Trans Mediterraneo

Il percorso del Medgaz e del Gasdotto Trans Mediterraneo

Congelare le condizioni contrattuali al livello attuale per ravvivare l’interesse delle compagnie straniere nel mercato del gas algerino. Nella giornata di lunedì, 21 Gennaio, il Parlamento dell’Algeria ha concesso incentivi alle compagnie internazionali impegnate in diversi progetti energetici sul territorio algerino.

Come riportato dalla Reuters, la misura si è rivelata necessaria per restituire fiducia  agli investitori internazionali, dopo che lo scorso 16 Gennaio un commando di terroristi affiliati ad Al Qaeda ha assaltato la centrale di In Amenas, controllata dal colosso nazionale algerino Sonatrach, da quello britannico British Petroleum e da quello norvegese Statoil.

L’episodio, che ha provocato una sessantina di morti tra gli ostaggi, ha posto un serio interrogativo sulle reali condizioni di sicurezza in cui gli operatori del settore energetico sono costretti a lavorare in Algeria, ed ha portato diverse compagnie a considerare l’ipotesi di abbandonare i progetti in territorio algerino.

Per l’Algeria, la fiducia delle compagnie straniere è fondamentale per mantenere un ruolo da protagonista nella geopolitica del gas in Africa e in Europa. Ad oggi, l’Algeria è il terzo Paese africano per possesso di giacimenti di gas naturale, ed è il terzo esportatore di oro blu in Unione Europea.

Come rilevato da uno studio della Stratford, il ruolo dell’Algeria nel settore energetico UE è destinato a rafforzarsi in seguito al calo delle esportazioni di gas naturale da parte di Norvegia, Gran Bretagna e Paesi Bassi.

Il venir meno del carburante da Nord permette infatti ad Algeri di incrementare le proprie forniture di gas all’Unione Europea, e di rafforzare notevolmente la propria presenza sopratutto nel mercato spagnolo, francese e italiano.

Per stabilizzare il prezzo del gas, ed assicurarsi forniture permanenti, all’inizio del 2013 la Spagna ha siglato con l’Algeria un accordo per l’importazione di gas naturale valido per 18 anni.

L’oro blu dal territorio algerino a quello spagnolo è rifornito attraverso il gasdotto Medgas: conduttura realizzata sul fondale del Mar Mediterraneo dalla città algerina di Hassi R’Mel a quella spagnola di Almeria.

Con una portata di 8 milioni di metri cubi di gas, il Medgas è compartecipato dalla Sonatrach, dalle compagnie spagnole Iberdola, CEPSA ed Endesa, e dalla compagnia francese Suez Gaz de France.

La presenza dei francesi nel Medgas non è casuale, in quanto la Francia, che oggi dipende per il 45% del fabbisogno nazionale dal gas della Norvegia, ha visto nell’Algeria l’alternativa per compensare l’ammanco di oro blu proveniente da nord previsto per i prossimi anni.

Sfruttando il Terzo Pacchetto Energetico – legge UE che prevede la messa in comunicazione dei gasdotti dei Paesi dell’Unione – la Francia ha programmato la costruzione di infrastrutture per collegare le proprie condutture con quelle della Spagna, e permettere l’importazione diretta del gas algerino attraverso il il sistema infrastrutturale energetico spagnolo.

Per quanto riguarda l’Italia, l’Algeria è il primo fornitore di gas del nostro Paese con l’invio 23 miliardi di metri cubi di gas all’anno, pari al 30% circa del fabbisogno nazionale.

Il gas dall’Algeria è trasportato in Italia attraverso la Tunisia tramite il Gasdotto Trans Mediterraneo: conduttura dalla portata massima di 30 Miliardi di metri cubi all’anno, compartecipata dalla Sonatrach, dal colosso italiano ENI, e dalla compagnia tunisina Sotugat.

In aggiunta all’invio diretto di gas naturale, Algeri ha incrementato anche l’esportazione di gas liquefatto. Il 5 Gennaio, l’Algeria ha firmato con la Turchia un accordo per l’esportazione di 4 miliardi di metri cubi di LNG per i prossimi dieci anni, ed ha raggiunto una pre-intesa con l’Ucraina per avviare rifornimenti di gas liquefatto anche nel porto di Odessa, dove il Governo ucraino ha pianificato la costruzione di un rigassificatore.

In Unione Europea, anche la Croazia e la Polonia si sono dette interessate a firmare accordi con Algeri per l’importazione di gas liquefatto nei rigassificatori di Krk e Swinoujscie, in fase di realizzazione.

L’ultimo aspetto su cui l’Algeria intende puntare è il gas shale: oro blu presente in rocce porose ubicate a bassa profondità estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate in sicurezza solo in Nordamenrica.

Secondo le principali stime, l’Algeria possiede una riserva di shale pari a 17 trilioni di metri cubi, e l’avvio del suo sfruttamento consentirebbe ad Algeri di incrementare in misura notevole le esportazioni di energia verso Europa e Asia.

Le conseguenze per l’Europa e per il mercato globale dell’energia

Se da un lato i rifornimenti dall’Algeria costituiscono una fonte di approvvigionamento più o meno stabile, nel contempo il ruolo di Algeri può rallentare la politica di diversificazione delle forniture di gas naturale approntata dalla Commissione Europea per tutelare la sicurezza energetica dei Paesi UE.

In primis, l’incremento delle esportazioni di gas dall’Algeria in Europa rende più difficile la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettato Bruxelles per importare oro blu dall’Azerbaijan direttamente in Europa, e limitare la dipendenza dell’UE dalle forniture della Russia – che, ad oggi, coprono il 40% del fabbisogno totale del Vecchio Continente.

Dall’altro, la crescente offerta per il mercato europeo di LNG da parte dell’Algeria potrebbe scoraggiare l’avvio delle esportazioni di gas liquefatto degli Stati Uniti d’America, che Washington ha preventivato per permettere all’UE di diversificare le proprie fronti di approvvigionamento da quelle russe ed algerine.

Con l’avvio dello sfruttamento del gas shale, gli USA hanno già incrementato le esportazioni di gas liquefatto verso l’Asia, e si sono imposti come uno tra i principali fornitori di energia sopratutto in India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

Matteo Cazzulani

ROMANIA: PONTA APPROVA LA TOBIN TAX DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 24, 2013

Il Premier romeno innalza l’imposizione fiscale per le grandi compagnie energetiche per varare misure in aiuto dei cittadini meno abbienti. Nel mirino del Governo OMV, Romgaz, E.On e Suez Gaz de France

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta

Denaro dalla compagnie energetiche per garantire ai cittadini meno abbienti sussidi che consentano loro il pagamento della bolletta per il gas. Nella giornata di martedì, 22 Gennaio, il Premier romeno, il socialista Victor Ponta, ha varato l’aumento dell’imposizione fiscale per le grandi compagnie energetiche che operano nel territorio romeno.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, nel mirino del Premier romeno sono finite le compagnie Romgaz e l’austriaca OMV, che per il mantenimento delle concessioni per lo sfruttamento di gas in Romania dovranno pagare un’imposta pari al 60% del surplus di oro blu estratto dai giacimenti da loro controllati.

Inoltre, Ponta ha approvato l’imposizione di tasse anche sulle compagnie deputate al trasporto del gas in Romania: la tedesca E.On e la francese Suez-Gaz Suez.

L’obiettivo ultimo del Primo Ministro socialista è quello di incassare circa 600 Milioni di Dollari da destinare ad un fondo in sostegno ai cittadini meno abbienti, per consentire loro di superare la fase della liberalizzazione del mercato energetico nazionale.

Adeguandosi alla legge UE, anche la Romania ha pianificato la liberalizzazione del mercato energetico nazionale, aprendo il settore della compravendita del gas e della distribuzione dell’oro blu a compagnie registrate in diversi Stati dell’Unione Europea.

Temendo una ripercussione nel breve periodo, che possa comportare un rincaro delle bollette i cittadini, Ponta ha deciso di varare misure in sostegno degli utenti privati, sostenute economicamente da risorse prelevate dalle grandi compagnie energetiche.

A rischio la sicurezza energetica romena e dell’UE

Se da un lato la Tobin Tax del gas consente di tutelare il cittadino meno abbiente nel momento del bisogno, dall’altro l’incremento dell’imposizione fiscale sulle concessioni potrebbe scoraggiare le compagnie straniere a sfruttare oro blu in un Paese che, grazie alla sua ricchezza di giacimenti, consente di diminuire la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia – le cui forniture di gas coprono il 40% del fabbisogno complessivo UE.

Sostenuta dal Presidente romeno, il moderato Traian Basescu, la OMV ha avviato un piano per lo sfruttamento di giacimenti di gas naturale ubicati al largo delle coste della Romania nel Mar Nero.

Inoltre,il colosso USA Chevron ha avviato gli studi per lo sfruttamento di gas shale: oro blu presente in rocce porose ubicate a bassa profondità estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate con sucurezza solo in Nordamerica.

A favore dello shale, il cui sfruttamento in Romania potrebbe ulteriormente diminuire la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia, si è schierato sia il Presidente Basescu – aperto sostenitore di una politica energetica comune dell’UE – che il Premier Ponta, nonostante quest’ultimo sia stato inizialmente spinto ad approvar una moratoria per soddisfare la protesta ecologista.

Secondo le informazioni finora divulgate, non è chiaro se anche la Chevron sarà coinvolta dall’aumento della tassazione per il surplus del gas prodotto nei giacimenti della Romania.

Matteo Cazzulani

GAS: SOCAR, BRITISH PETROLEUM E TOTAL CON UN PIEDE NELLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 23, 2013

Gli enti investitori del giacimento Shakh Deniz ottengono un’opzione per il 50% delle azioni del Gasdotto Trans Adriatico. Si rafforza la posizione di un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza energetica dell’Italia

L'itinerario della TAP

L’itinerario della TAP

Si allarga e si rafforza la platea degli investitori che vuole puntare sull’Italia per rifornire l’Unione Europea di gas proveniente dall’Azerbaijan. Nella giornata di martedì, 22 Gennaio, il consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico – TAP – ha firmato un accordo per la cessione del 50% delle azioni della conduttura agli enti investitori del giacimento azero Shakh Deniz: il colosso azero SOCAR, quello britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total.

Come riportato da una nota della TAP, l’accordo prevede il riconoscimento da parte del consorzio del Gasdotto Trans Adriatico di una clausola che SOCAR, British Petroleum e Total possono esercitare nel futuro, secondo tempistiche e modi a loro discrezione.

Il Capo del consorzio TAP, Kjetl Tungland ha commentato l’accordo come un ulteriore passo in avanti per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico, poiché ne è uscita rafforzata la cooperazione con gli enti investitori del giacimento Shakh Deniz, da cui proverrà il gas trasportato in Europa dalla conduttura.

La TAP è un’infrastruttura concepita per trasportare 21 Miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Grecia fino in Italia attraverso l’Albania.

Compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e da quella tedesca E.On, il Gasdotto Trans Adriatico è sostenuto politicamente dai Governi di Italia, Grecia, Albania e Svizzera.

Per l’Italia, la TAP rappresenta un’infrastruttura di interesse nazionale. Il Gasdotto Trans Adriatico rende infatti l’Italia l’hub in Europa per la distribuzione del gas proveniente dall’Azerbaijan, favorisce la diversificazione delle forniture di energia per l’economia italiana – con un evidente ribasso della bolletta per industrie e privati cittadini – e crea posti di lavoro in un Paese particolarmente colpito dalla crisi economica e sociale.

La TAP rappresenta un’infrastruttura di interesse strategico anche per l’Unione Europea, in quanto aiuta a diversificare le forniture di gas e a diminuire la dipendenza dalla Russia, che ad oggi, con le sue esportazioni, copre il 40% del fabbisogno dell’Europa.

Particolare interesse nella realizzazione dell’accordo proviene anche dall’Azerbaijan, che vede nell’Europa un mercato importante ove collocare le esportazioni di gas.

Il GasdottoTrans Adriatico rappresenta infatti l’ultimo tratto del tragitto per il trasporto in Europa Occidentale del carburante azero, che, una volta estratto dal giacimento Shakh Deniz, passa dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia tramite il Gasdotto del Caucaso Sud Est, ed attraversa tutto il territorio turco per mezzo del Gasdotto Trans Anatolico – TANAP.

Anche il Nabucco offre la metà delle azioni agli investitori del giacimento Shakh Deniz

A concorrere con la TAP per il trasporto del gas dell’Azerbaijan è il Nabucco: gasdotto sostenuto da Commissione Europea, Austria, Romania, Bulgaria, Polonia e Turchia per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla regione turca occidentale fino al terminale austriaco di Baumgarten attraverso il territorio bulgaro, romeno ed ungherese.

Così come fatto dal consorzio del Gasdotto Trans Adriatico, venerdì, 18 Gennaio, anche il Nabucco ha garantito agli enti investitori del giacimento Shakh Deniz l’opzione per rilevare il 50% delle azioni dell’infrastruttura, ad oggi possedute dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, e dalla bulgara BEH.

Come dichiarato dal Direttore Generale del Nabucco, Reinhard Mitschek, l’eventuale ingresso tra gli azionisti del Nabucco di SOCAR, British Petroleum e Total consente di compensare la fuoriuscita dal consorzio deputato alla realizzazione del gasdotto dalla verdiana denominazione della compagnia ungherese MOL e di quella tedesca RWE.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA VERSO UNA DEREGULATION ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 22, 2013

Il Ministro dell’Ambiente polacco, Marcin Korolec, elimina vincoli e regole di carattere ambientale per semplificare l’afflusso di investitori nel mercato dell’energia polacco. Il gas non-convenzionale per l’indipendenza dalla Russia il vero obiettivo di Varsavia

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Una semplificazione delle regole per consentire al Paese la sicurezza energetica. Nella giornata di lunedì, 21 Gennaio, il Ministro dell’Ambiente polacco, Marcin Korolec, ha dichiarato il termine della stesura di un decreto che permette la liberalizzazione della tassazione e dei requisiti ambientali nel settore dell’energia e degli idrocarburi.

Intervenuto in un convegno, il Ministro Korolec ha dichiarato che il provvedimento interessa il 40% del settore dell’energia, ed ha lo scopo di rendere il mercato polacco più semplice per poter attrarre un alto numero di investimenti esteri.

La manovra preannunciata dal Governo polacco è stata motivata dalla protesta degli operatori del settore industriale, che hanno lamentato un’eccessiva presenza di regole e vincoli nel settore energetico, sopratutto per quanto riguarda i parametri ambientali.

Nell’Ottobre 2012, Varsavia ha approntato un regolamento per il settore energetico che prevede una tassazione del 5% sull’estrazione di gas, del 10% sullo sfruttamento del greggio, e del 20-25% sulla sua raffinazione.

La deregulation del Governo polacco è voluta sopratutto per sostenere l’afflusso di investitori esteri nel settore della ricerca e dello sfruttamento del gas shale: carburante ubicato in rocce porose a bassa profondità estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate in sicurezza solo in Nordamerica.

Secondo i più autorevoli studi, la Polonia conterrebbe la più grande riserva di shale in Europa. Per questa ragione, Varsavia ha concesso fin da subito diritti di sfruttamento dei propri serbatoi ad enti polacchi e statunitensi, tra i quali il colosso PGNiG, le compagnie Tauron e Orlen, e il colosso USA Chevron.

La Polonia vede nello sfruttamento dello shale la possibilità di diminuire la dipendenza dalle forniture di gas naturale dalla Russia, che ad oggi coprono il 90% del fabbisogno energetico nazionale di Varsavia.

La guerra degli oligarchi russi e le ripercussioni per la sicurezza energetica di Varsavia

Oltre che nel settore del gas, la dipendenza del mercato polacco dalle importazioni russe è anche molto forte per quanto riguarda il greggio.

Sempre lunedì, 21 Gennaio, la compagnia polacca Orlen è rimasta priva dei rifornimenti di greggio dall’oleodotto Druzhba, che collega la Russia alla Polonia.

Come riportato dalla Reuters, la compagnia russa Souz Petrolium – con cui la Orlen ha firmato un contratto per le forniture di greggio attraverso il Druzhba – è stata privata del diritto di rifornimento del greggio verso la Polonia dalla compagnia Transneft: ente posseduto dal Cremlino che controlla gli oleodotti nel territorio della Russia.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, la Polonia risente delle conseguenze della guerra intestina ai clan degli oligarchi russi per il controllo del settore energetico.

La Souz Petrolium è infatti controllata da una personalità vicina al Vicepremier russo, Arkadiy Dworkovich. Egli è il principale avversario di Igor Sechin: Capo della compagnia statale Rosneft e braccio destro per le questioni energetiche del Presidente della Russia, Vladimir Putin.

Con la recente acquisizione della totalità delle azioni della terza compagnia energetica russa, la TNK-BP, da oligarchi vicini al Premier Dmitriy Medvedev – gruppo di interessi a cui appartiene anche la Souz Petrolium – la Rosneft è divenuta la prima oil company del pianeta, ed ha lanciato un’offensiva per rilevare i contratti dello schieramento energetico avversario.

Come riportato sempre dalla Reuters, la Polonia rappresenta un obiettivo interessante per la Rosneft, che già all’inizio del 2013 ha manifestato interesse nei confronti della rilevazione dei contratti per le forniture di greggio alla Polonia.

Matteo Cazzulani