LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IN KYRGYSTAN “VINCE” IL CANDIDATO GRADITO ALLA RUSSIA

Posted in Kyrgystan by matteocazzulani on November 2, 2011

Il Primo Ministro Alzambek Atambajev in testa ad una consultazione dominata da brogli ed irregolarità, ritenuta dagli osservatori internazionali parzialmente regolare. Le proteste dell’opposizione ed una prospettiva geopolitica che vede Mosca sempre più protagonista a livello mondiale

Il Presidente kyrgyzo, Alzambek Atambajev

Un voto, con i soliti sospetti di brogli e la coda di proteste, ha riportato Bishek nell’orbita russa. Nella giornata di lunedì, 31 Ottobre, la Commissione Elettorale Centrale Kyrgyza ha attribuito la vittoria nelle consultazioni presidenziali del giorno precedente ad Almazbek Atambajev: 55enne candidato filo russo, fino ad oggi Primo Ministro, che, con il 63,2%, avrebbe staccato Adakhan Madumarov, Leader del Partito di Opposizione Butun Kyrgystan – Kyrgystan Unito – e Kamchybek Tashyjev, esponente di Ata Zhurt – Patria, forza politica nella coalizione di governo – fermi rispettivamente al 14,7% e 14,2%.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui accuse di brogli ed irregolarità sono state fin da subito lanciate al vincitore non solo da parte dei principali avversari, ma anche dagli osservatori internazionali dell’OSCE e del Parlamento Europeo, che hanno definito la consultazione non pienamente regolare, ed espresso delusione per il mancato superamento di una prova che avrebbe fatto del Kyrgystan l’unica democrazia di una regione politicamente instabile.

Già in seguito alla proclamazione dei risultati, Madumarov – ex-capo della sicurezza sotto la Presidenza Bakijev – ha preannunciato ricorso, e, così come Tashyjev – ex-Ministro delle Emergenze, e pugile amatoriale – ha mantenuto la promessa di portare in piazza centinaia di sostenitori per protestare contro un voto falsificato, sopratutto ad Osh: capitale del sud maggiormente fedele all’opposizione, in un Paese elettoralmente diviso, e, sopratutto, reduce da duri conflitti etnico-politici che, nell’ultimo anno e mezzo, hanno provocato fino a 500 vittime.

Tutto è iniziato nel Maggio del 2010, quando un colpo di stato ha instaurato al potere l’esponente filo russa Roza Otumbajeva, e rovesciato Kurmambek Bakijev: Leader della Rivoluzione dei Tulipani – protesta non violenta, simile alla Rivoluzione delle Rose in Georgia del 2003, e a quella Arancione in Ucraina del 2004, con cui nel 2005 il Kyrgystan si è liberato della precedente autocrazia post-sovietica – colpevole di avere dissipato un ampio sostegno popolare a causa di un’Amministrazione quinquennale caratterizzata da corruzione diffusa e scandali di ogni genere. Un rovesciamento politico che, nel contempo, ha comportato l’esplosione del conflitto etnico, con la minoranza uzbeka costretta ad abbandonare il Paese per fuggire a violenze e rastrellamenti.

A cessare le ostilità, l’intervento della Russia, unilateralmente impostasi come mediatore, che ha confermato la Otumbajeva Presidente ad interim incaricata di formare un nuovo governo poi affidato ad Atambajev, il quale, da un lato ha varato una nuova Costituzione – con cui il Kyrgystan è diventato una repubblica parlamentare-presidenziale – dall’altro, ha riavvicinato Bishek a Mosca, con l’aperto sostegno alla Zona di Libero Scambio CSI, l’ingresso nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka – progetti con cui il Cremlino sta ripristinando la propria egemonia politico-economico-militare sull’area ex-URSS – e persino l’indizione di una votazione parlamentare urgente per dedicare la montagna più alta del Paese a Vladimir Putin: Primo Ministro russo, e certo prossimo Presidente.

Una vittoria per l’Eurasia di Putin

In molti tra gli esperti hanno ritenuto le consultazioni appena concluse un’evento chiave non solo per il Kyrgystan, ma per la politica mondiale: concordemente con le promesse pre-elettorali, Atambajev intende reagire alla pressione economica cinese ed alla debolezza militare USA – che a Bishek mantiene una base aerea che il nuovo Capo di Stato ha promesso di smantellare al più presto, ben prima del termine del 2014, fissato per la dipartita dei soldati di Washington – stringendo i legami con una Russia vista come garanzia di stabilità ancor più strettamente di quanto fatto finora sotto l’interim Otumbajeva.

Il ritorno di Bishek nell’orbita di Mosca lascia un’interrogativo nel sud del Paese fedele all’opposizione, dove, sopratutto ad Osh, non è escluso che la tensione possa innalzarsi nuovamente. Inoltre, segna l’ennesima vittoria sullo scacchiere internazionale di una Russia dalle rinate velleità imperiali, decisa nel perseguire una politica eurasista pericolosa non solo per l’indipendenza dei Paesi un tempo già sottomessi al Cremlino nell’ambito dell’Unione Sovietica, ma sopratutto per un’Unione Europea che, con il riemergere di una superpotenza ai suoi confini – e la conseguente perdita di Paesi cruciali per la propria sicurezza come Ucraina, Moldova, Georgia, e Bielorussia: europei per storia, cultura, e tradizione, ma sempre più in preda ad uno slittamento verso Mosca – è destinata ad un ruolo subalterno in un Mondo sempre più globalizzato, in cui a dettare le regole sono sempre meno fari della democrazia – oggi governati dal volemose bene obamiano e dai sorrisetti meschini dell’Eliseo – e sempre più tigri emergenti ed orsi del gas.

Matteo Cazzulani

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UNIONE DOGANALE RUSSO-BIELORUSSO-KAZAKA: STALLO DI KYRGYSTAN ED UCRAINA ALL’INGRESSO NELLA CEE POSTSOVIETICA

Posted in Kyrgystan, Ukraina by matteocazzulani on June 20, 2011

A Bishek fermi i lavori per l’ingresso nella CEE euroasiatica, malgrado le volontà del Presidente, Roza Otumbajeva. Pressing di Mosca e Minsk sull’Ucraina, sempre più indecisa tra la riedizione URSS e la Zona di Libero Scambio con l’Unione Europea

Il presidente kyrgyso, Roza Otumbajeva

Tutti la vogliono, ma nessuno ci entra. Nella giornata di giovedì, 16 Giugno, la Presidente del Kyrgystan, Roza Otumbajeva, si è detta delusa per la lentezza con cui procede la ratifica dell’ingresso del Paese nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka.

Nello specifico, il Capo di Stato filo-russo non ha notato alcun dibattito presso la Keshena, malgrado l’adesione alla CEE post-sovietica – punto di forza del programma della sua Amministrazione – sia stata approvata dai Deputati lo scorso 11 Aprile.

Nella primavera del 2010, il Kyrgystan è stato al centro del ritorno al potere della fazione filo-russa, che, manu militari, ha scalzato il precedente governo filo-occidentale di Kurmanbek Bakijev, insediato in seguito alla pacifica Rivoluzione dei Tulipani, ma travolto da scandali e corruzione. Seguenti elezioni hanno certificato una composizione del parlamento molto frammentata, in cui, tuttavia, un atteggiamento estero che guarda a Mosca è abbastanza condiviso.

Russia e Bielorussia sponsorizzano la nuova URSS

Altro Paese nel mirino dell’Unione Doganale è l’Ucraina, verso cui la Russia nutre un vivo interesse, come dimostrato dalle dichiarazioni del Vice-Premier, Igor Shuvalov: in una conferenza a Pietroburgo, il braccio destro di Vladimir Putin ha spiegato come attraverso la CEE euroasiatica Mosca non solo abbia l’intenzione di integrare economicamente – e, quindi, politicamente – Kyiv, ma anche di trattare da un’affermata posizione di leader regionale le condizioni per un rapporto privilegiato con l’Unione Europea.

Ad illustrare meglio tale disegno ci ha pensato il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, che, in un commento alla BelTA, ha parlato espressamente di processo di integrazione post-sovietico mirato ad unire popoli fratelli con economie molto simili. Nello specifico, il Bat’ka ha dichiarato come nel mercato comune dell’Unione Doganale i prodotti saranno privi di tariffe doganali, ed anche le importazioni dall’UE saranno trattate in comune da Mosca, Minsk, e Kyiv.

Una prospettiva che, tuttavia, all’Ucraina non è necessaria, forse per non molto: A differenza dei Paesi della CEE post-sovietica, Kyiv è membro del WTO, e sta trattando con Bruxelles le clausole per il varo di una Zona di Libero Scambio con l’UE.

Oltre a precise garanzie economiche, condicio sine qua non per la sua istituzione è il rispetto di libertà di stampa e pluralismo politico, su cui le Autorità ucraine hanno ancora molto da lavorare, sopratutto alla luce delle crescenti pressioni sui giornalisti e sugli esponenti dell’Opposizione Democratica, confermate di recente dal rinvio a giudizio della Leader del campo arancione, Julija Tymoshenko.

Ad ostacolare l’avvicinamento all’Unione Europea, ma anche all’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, la posizione ufficiale del Presidente ucraino, Viktor Janukovych: deciso a perseguire una politica estera multilaterale, che porti Kyiv contemporaneamente nella Zona di Libero Scambio, WTO, e CEE post-sovietica, malgrado tale possibilità sia inattuabile a causa di incompatibilità contrattuali.

Matteo Cazzulani

KYRGYSTAN: UN PAESE INCERTO RIVUOLE LE BASI AMERICANE

Posted in Kyrgystan by matteocazzulani on October 15, 2010

Una forza minoritaria ottiene la riconta dei risultati delle parlamentari, ma le consultazioni per la creazione di un governo continuano. Possibili una grosse koalition, o un esecutivo filorusso. Continua il dibattito sulla permanenza delle basi USA nel Paese

Il presidente kyrgyso, Roza Otumbajeva

In Kyrgystan si contano voti, seggi e soldi. Come riportato dall’agenzia russa RIA Novosti, i cinque maggiori partiti del Paese hanno accolto la richiesta di verifica dei risultati elettorali delle parlamentari di Domenica, 10 ottobre. Ad esigerla, il partito Butun Kyrgystan, estromesso dalla Keshena con un misero 0,16%. Un risultato contestato dai suoi militanti, che, martedì, 12 ottobre, in 200 hanno presidiato la sede della Commissione Elettorale Centrale.

Accanto ciò, continuano le trattative per la creazione di una maggioranza di governo. Secondo i dati ufficiali, salvo mutamenti, nessuna lista ha ottenuto il 50% necessario per formare un esecutivo in autonomia.

Koalicijada alla kyrgysa

Al primo posto, con l’8,88% dei consensi, si è classificato il conservatore Ata Zhurt, seguito, con l’8,04%, dal Partito SocialDemocratico, e dai soggetti filorussi Ar-Namys e Respublika, rispettivamente con il 7,74% ed il 7,24%. Ultimo ad entrare in Parlamento, Ata Meken, il partito del presidente, Roza Otumbajeva, grande sconfitta della competizione, con un modesto 5,6% dei voti.

Stando alle indiscrezioni, sarebbe in atto il tentativo di formare una grosse koalition tra Ata Zhurt ed i SocialDemocratici, con la finalità di creare un governo di unità nazionale, in grado di risollevare un’economia disastrata dopo gli ultimi mesi di forte instabilità.

Ma la distanza tra i due soggetti in questione è ancora troppa. Ata Zhurt è il partito dell’ex presidente, Kurmanbek Bakijev, salito al potere nel 2005 con la Rivoluzione dei Tulipani. Poi detronizzato, la scorsa primavera, da un Colpo di Stato, che ha instaurato un governo gradito a Mosca, capeggiato dalla Otumbajeva, e sostenuto dai SocialDemocratici.

Per questa ragione, non si esclude anche una possibile convergenza tra Ar-Namys, Respublika, SocialDemocratici ed Ata Meken, per la creazione di un esecutivo progressista e filorusso.

Il dibattito sulle basi americane

L'ex presidente kyrgyso, Kurmanbek Bakijev

Dunque, una situazione in continua evoluzione, su cui regna grande incertezza. Chiaro, invece, il tema principale delle consultazioni: la permanenza delle basi USA in territorio Kyrgyso. Un argomento caldo, su cui i partiti si sono aspramente confrontati per tutta la campagna elettorale.

Apertamente a favore, Ata Zhurt. Scettici i partiti progressisti. Diversa la posizione dei soggetti filorussi, che se in principio hanno condannato la presenza nel Paese di un esercito sgradito al Cremlino, negli ultimi giorni hanno riconsiderato la possibilità di prolungare gli accordi in essere con Washington.

Alla base del ripensamento, la visione di Mosca, che considera l’impegno americano contro i talebani come utile anche per la propria sicurezza nell’area. Inoltre, a temere una possibile invasione dal confine meridionale sono anche i clan locali, politicamente influenti, e decisi a tutelare i propri interessi nel sud del Paese.

Tuttavia, l’aspetto principale sembra essere quello economico. Come sottolineato da diversi esperti, le basi USA sono una vera e propria risorsa, da sfruttare per ottenere sempre più denaro. Non a caso, l’anno scorso il Parlamento kyrgyso ha votato a favore della dismissione degli insediamenti militari. Per poi fare marcia indietro, dinnanzi alla promessa di Washington di pagare un affitto quadruplicato.

Matteo Cazzulani

KYRGYSTAN: LA RIVINCITA DEI TULIPANI

Posted in Kyrgystan by matteocazzulani on October 13, 2010

Le elezioni parlamentari hanno portato ad una situazione di frammentarietà politica. Vincono i conservatori di Ata Zhurt, vicini all’ex Capo di Stato, Kurmanbek Bakijev. Ma necessitato di alleati governare. Resta in piedi l’ipotesi di una maggioranza filorussa

L'ex Presidente kyrgyso, Kurmanbek Bakijev

Qualche certezza, molti dubbi. Le elezioni parlamentari in Kyrgystan hanno lasciato il Paese in una condizione di instabilità politica, dal momento in cui nessuno dei 29 partiti in corsa ha ottenuto il numero di seggi sufficienti per formare un governo in autonomia.

A spoglio concluso, solo cinque soggetti hanno superato lo sbarramento del 5%. Il primo, è il partito conservatore Ata Zhurt – Patria – con un 8,88% dei consensi, ottenuti soprattutto nel sud del Paese. Segue il Partito Social Democratico, con l’8,04%, incalzato dalla forza politica filorussa Ar-Namys, con il 7,74% dei voti. Chiudono l’altra forza filorussa Respublika, con il 7,24%, e la socialista Ata Meken – il Partito della Presidente, Roza Otumbajeva – con il 5,6%.

Buono l’esito della consultazione. Sia in termini numerici – con l’affluenza al 55,9% – che procedurali, dal momento in cui le operazioni di voto si sono svolte senza alcun incidente. Gli osservatori internazionali, mobilitati in massa per l’occasione, hanno sentenziato che le parlamentari kyrgyse si sono svolte secondo gli standard democratici.

Bene filo occidentali e filo russi. Arretra la sinistra.

La Presidente kyrgysa, Roza Otumbajeva

Altro aspetto inconfutabile, i vincitori. A trionfare nella consultazione, infatti, è stato Ata Zhurt, partito conservatore, nelle cui fila militano consiglieri e personalità vicine all’ex presidente, Kurmanbek Bakijev, deposto, la scorsa primavera, dal Colpo di Stato che ha portato al potere una compagine gradita a Mosca, capeggiata dalla Otumbajeva.

Bakijev è stato il protagonista della rivoluzione dei tulipani: protesta non violenta, che, sul modello di quella delle Rose in Georgia, ed Arancione in Ucraina, ha deposto un regime post-sovietico, in nome di principi liberali ed occidentali. Ciò nonostante, l’ex presidente non ha saputo mantenere gli impegni, ed ha sacrificato le riforme in senso democratico alla smania di accrescere i propri poteri.

Ad aver vinto, anche i partiti filo russi Ar-Namys e Respublika, che si sono serviti dell’appoggio di Mosca per raccogliere ampi consensi tra gli elettori delusi dal governo provvisorio della Otumbajeva. I leader delle due forze politiche non hanno esitato ad avvalersi di fotografie e cartelloni con la loro figura accanto a quella del Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e del Primo Ministro, Vladimir Putin.

Chiara è anche la schiera dei delusi, i partiti della sinistra. In particolare, a registrare un risultato poco soddisfacente è la stessa Otumbajeva, la cui forza, Ata Meken, è entrata per poco nella Keshena. Inoltre, il fatto che a ricevere minore consenso siano stati i partiti che appoggiavano il governo provvisorio, e che, più di tutti, hanno contribuito alla cacciata di Bakijev, registra una cospicua insoddisfazione per l’operato del governo provvisorio.

La vittoria di Ata Zhurt pone un quesito sul futuro governo. Secondo la Costituzione Kyrgysa – e la matematica – a poter formare un governo monocolore sono solo quelle liste che superano il 50% dei voti. Tuttavia, dinnanzi ad una siffatta situazione, il ricorso ad una coalizione di maggioranza è un obbligo.

Verso una grosse koalition, o un esecutivo gradito a Mosca.

Secondo alcuni esperti, l’ipotesi più papabile sarebbe la creazione di una grosse koalition tra Ata Zhurt ed i SocialDemocratici, incaricata di ricostruire le basi democratiche del Paese. Ciò nonostante, questi ultimi potrebbero valutare di stringere un accordo con Ata Meken, Ar Namys e Respublika, per una maggioranza progressista e filorussa.

Tutti gli scenari sono aperti. Ora, più che per quanto riguarda l’esito del voto, la vera prova che il Kyrgystan deve affrontare è una soluzione dell’impasse quanto più pacifica e Democratica. Un segnale che farebbe di Bishek la prima Democrazia nella regione degna di tale etichetta.

Matteo Cazzulani

KYRGYSTAN AL VOTO. RUSSIA ED USA ALLA FINESTRA

Posted in Kyrgystan by matteocazzulani on October 11, 2010

A spoglio non ancora ultimato sono cinque i partiti che avrebbero superato lo sbarramento per entrare nella Keshena. Alti gli interessi di Mosca e Washington sulla consultazione

La presidente kyrgysa, Roza Otumbajeva

Urne chiuse in Kyrgystan. Stando ai primi dati, sui 29 partiti in corsa, solo cinque avrebbero superato la soglia del 5% necessaria per spartirsi i 120 seggi del Parlamento monocamerale di Bishek. Al primo posto, il partito conservatore di opposizione Ata Zhurt, con il 10,34% dei consensi, incalzato dal Partito Social Democratico Kyrgyso – che sostiene il presidente, Rosa Otumbajeva – con l’8,06%. Seguono Repubblica – 6,97% – il filorusso Ar-Namys – 6,91% – e la forza politica progressista della Otumbajeva, Ata Meken, con il 6,1% dei consensi.

Al voto per la stabilità politica ed economica

Per la repubblica ex-sovietica sono le prime elezioni dopo il colpo di Stato dello scorso aprile, con cui al potere è salita una compagine gradita alla Federazione Russa, capitanata da Rosa Otumbajeva – divenuta, nel contempo, Presidente, e capo del governo ad interim.

Ad esso, sono seguite lotte intestine tra kyrgysi ed uzbeki, concentrate per lo più nel sud del Paese. Ove, per un certo tempo, si è rifugiato l’ex presidente destituito, Kurmanbek Bakijev. Centinaia i morti nei pressi della città di Osh, 400 mila gli sfollati.

Un triste capitolo che le elezioni cercano di chiudere, non solo per il futuro politico, ma anche per la ripresa economica di un Paese che, stando alle stime del Fondo Monetario Internazionale, è il più povero della regione, con un altissimo debito pubblico, ed un saldo di crescita contrassegnato dal segno negativo.

Una Keshena promiscua

Qualora i dati fossero confermati, ad ottenere il primo posto sarebbe un partito conservatore-patriottico, forte nel sud del Paese, e fortemente critico con il governo ad interim. Ata Zhurt è preferito anche dagli strati più giovani della popolazione, maggiormente favorevoli ai principi occidentali, piuttosto che sovietici.

La Otumbajeva, sostenuta dai partiti di sinistra, potrebbe comunque contare su una buona percentuale di voti in una Keshena in cui tutte le etnie del Kyrgystan sarebbero rappresentate. In diverse occasioni, la Presidente ha dichiarato di avere come obiettivo la stabilità politica del Paese, dopo mesi delicati.

L'ex presidente kyrgyso, Kurmambek Bakijev

Buono anche il risultato di Ar-Namys, soggetto conservatore e filorusso, capeggiato dall’ex ministro degli interni, Feliks Kulov, immortalato sui cartelloni pubblicitari a fianco del presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev. Ar Namys propone un referendum per riportare il Paese ad un presidenzialismo puro. A sostenerlo, le minoranze etniche, che lo considerano garante dei propri diritti.

Il ruolo di Russia ed USA

Oltre alla stabilità politica ed economica, Bishek deve anche ridefinire una propria collocazione internazionale. Nel Paese, sia la Russia che gli USA possiedono interessi e basi militari. Non è un caso se la presenza del Cremlino e della Casa Bianca si è fatta sentire durante la campagna elettorale.

Mosca, che ritiene il Kyrgystan una zona di propria influenza, ha criticato il pluripartitismo, ed invitato Bishek a ripristinare il sistema proporzionale. Washington, invece, che necessita le basi sul territorio kyrgyso per le operazioni di rientro dall’Afghanistan, ha sostenuto lo svolgimento delle consultazioni democratiche, e lo sviluppo di una repubblica parlamentare.

Matteo Cazzulani