LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: la Polonia vuole il Corridoio Settentrionale Energetico Europeo

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 30, 2016

Varsavia intende coniugare l’importazione di gas naturale dalla Norvegia tramite il gasdotto Baltic Pipe e l’importazione di gas liquefatto presso i rigassificatori di Świnoujście e Danzica. L’Europa Centro Orientale ottiene una compensazione per la mancata realizzazione del Nabucco



Varsavia – La prospettiva temporale è molto dilatata, ma il progetto del Corridoio Settentrionale Energetico Europeo è tutt’altro che infattibile. Nella giornata di mercoledì, 27 Gennaio, la Polonia ha fatto sapere di essere intenzionata ad avviare l’importazione di gas naturale dalla Norvegia.

L’importazione, che inizierebbe dopo la scadenza del contratto tra la compagnia nazionale energetica polacca PGNiG e il monopolista statale russo del gas Gazprom -dalle cui forniture la Polonia dipende per circa l’80% del proprio fabbisogno- avverrebbe tramite la Baltic Pipe, un gasdotto progettato tra il territorio polacco e la Danimarca, da dove Varsavia imporrebbe il gas norvegese.

Oltre che una misura per la diversificazione delle forniture di gas, le importazioni di oro azzurro dalla Norvegia sono considerate parte di un progetto più ampio, atto ad aiutare l’Europa a diminuire la dipendenza energetica da Russia ed Algeria, che interessa anche il rigassificatore di Świnoujście e il terminale di Danzica, in via di realizzazione.

I due terminali polacchi potrebbero essere utilizzati per importare gas liquefatto non solo dal Qatar -dal quale viene rifornito il rigassificatore di Świnoujście- ma anche da altri fornitori di LNG come Egitto e Stati Uniti d’America, consentendo all’Unione Europea di immettere nel proprio sistema infrastrutturale energetico all’incirca 12 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Se realizzato, il Corridoio Settentrionale Energetico Europeo servirebbe sopratutto per diminuire la dipendenza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale che, ad oggi, restano fortemente dipendenti dalle importazioni dalla Russia. 

Infatti, il gas importato in Danimarca e nei terminali polacchi potrebbe essere convogliato nel Corridoio Nord Sud, un gasdotto progettato dalla Polonia alla Croazia, tramite Repubblica Ceca, Ungheria e Croazia, per collegare il rigassificatore di Swinoujscie con quello croato di Krk.

Per l’Europa Centro Orientale si arriverebbe così a colmare un vuoto originato dalla mancata realizzazione del gasdotto Nabucco, progettato dalla Commissione Europea per importare gas dall’Azerbaijan in Austria attraverso Turchia, Bulgaria, Romania ed Ungheria.

La mancata realizzazione del Nabucco è dovuta alla costruzione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progetto alternativo al Nabucco che veicolerà il gas dell’Azerbaijan in Italia attraverso Grecia ed Albania.

La TAP è uno dei gasdotti, assieme al Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- che compongono il Corridoio Meridionale Energetico Europeo, un fascio di gasdotti concepito dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di energia dell’UE veicolando in Europa gas dall’Azerbaijan e, in prospettiva, dall’Iran.

Si rafforza anche la via israeliana

Proprio per quanto riguarda il versante sud delle forniture di gas, possibile è anche l’opzione, per l’Unione Europea, di importare gas da Israele, che, con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti Leviathan, Tamar e Dalit, intende esportare in Europa all’incirca 122 trilioni di piedi cubi di gas.

A rendere possibile l’esportazione del gas israeliano potrebbe essere un gasdotto che Israele ha pianificato fino alla Grecia attraverso Cipro. 

Sulla questione, il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha avuto un incontro con il Presidente cipriota, Nicos Anastasiades, e il Premier greco, Alexis Tsipras, nella giornata di giovedì, 28 Gennaio.

Come riportato dall’autorevole Algemeiner, l’incontro, avvenuto a Nicosia, ha segnato la prima volta che greci ciprioti e israeliani si siedono attorno allo stesso tavolo.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Non solo Siria. A New York nasce il nuovo Intermarium

Posted in Polonia, Unione Europea by matteocazzulani on October 5, 2015

Polonia, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania ed Ungheria formano il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero. I Presidenti polacco e croato guidano l’associazione di Stati sorta per rappresentare gli interessi dell’Europa Centro Orientale per quanto riguarda energia, trasporti, telecomunicazioni, fondi europei e cooperazione politica  



Varsavia – Insieme per una nuova Europa, con più giustizia ed equità. Questo potrebbe essere lo slogan del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero, un’associazione di Paesi, formata da Polonia, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania ed Ungheria, creata ufficialmente nella giornata di mercoledì, 30 Settembre, a New York, in occasione della 70 sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. 

Il gruppo, riunitosi su iniziativa della Presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarovic, ha stabilito la nascita di un’associazione i cui i Paesi membri avviano piani di azione comuni inerenti a tematiche di importanza fondamentale per la regione dell’Europa Centro-Orientale, quali energia, trasporti e telecomunicazioni. 

Inoltre, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero ha sostenuto la necessità di unire le forze per rafforzare la fiducia reciproca tra i Paesi membri, e per riuscire ad attrarre e gestire in maniera efficiente la maggiore quantità possibile di Fondi Europei attraverso la pianificazione di progetti comuni.

Oltre al Capo di Stato croato, deciso promotore del Gruppo è stato il Presidente polacco, Andrzej Duda, che proprio nel rafforzamento della Polonia come Paese-guida dell’Europa Centro-Orientale ha sempre evidenziato la priorità della sua attività in politica estera.

Come riportato dal Ministro degli Affari Esteri dell’Amministrazione Presidenziale polacca, Krzystof Szczerski, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero è concepito per supportare le posizioni in seno all’Unione Europea dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, i cui interessi sono schiacciati dagli accordi bilaterali che, troppo spesso, Germania e Francia stringono con la Russia, come l’esempio del gasdotto Nordstream.

Proprio a riguardo del Nordstream, gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico tra Russia e Germania per isolare energeticamente i Paesi dell’Europa Centrale -in primis Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, membri sia dell’Unione Europea che della NATO- si sono dichiarati Duda e il Presidente della Slovacchia, Andrej Kiska.

In una nota congiunta a margine di un incontro bilaterale in Slovacchia, Duda e Kiska hanno sottolineato come l’accordo per il raddoppio del Nordstream, stretto lo scorso 4 Settembre nonostante le sanzioni applicate alla Russia dall’Occidente in seguito all’annessione militare russa della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina orientale da parte dell’esercito di Mosca, sia un progetto politico volto a danneggiare l’interesse energetico ed economico dell’Europa Centro Orientale.

La nascita del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero è sia una necessità per garantire gli interessi dell’Europa Centro Orientale, che un’opportunità per l’Unione Europea per rinnovarsi in un’entità politica davvero collegiale, con pari dignità e trattamento tra i suoi Paesi membri.

Come dimostra il caso del Nordstream, Germania, Francia e gli altri Stati dell’Europa Occidentale hanno spesso considerato l’Europa Centro Orientale come una zona di secondo rango, quasi sempre privata del diritto di parola, quando non discreditata, su tematiche di importanza continentale.

Ne è un esempio l’opposizione di Germania e Francia all’insediamento di basi permanenti della NATO in Europa Centro Orientale, una misura richiesta a gran voce da Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania come mezzo per tutelare la sicurezza di Paesi esposti alle velleità aggressive della Russia.

Inoltre, lecito ricordare che Germania e Francia non hanno sostenuto la realizzazione del gasdotto Nabucco -progettato per decrementare la dipendenza energetica dell’Europa Centro Orientale dalle forniture di gas russo- preferendo supportare sia il Nordstream, che il Southstream, un altro gasdotto concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dall’oro azzurro di Mosca veicolando gas in Italia attraverso Fondale del Mar Nero, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria ed Austria.

Una necessità storica

Infine, la nascita del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero a guida polacca rappresenta un’opportunità anche per rafforzare la posizione dell’Occidente nell’ambito di una politica mondiale in cui, in seguito al disimpegno degli Stati Uniti da Europa e Medio Oriente, a ricoprire un ruolo fondamentale per la sicurezza del blocco occidentale saranno sempre più potenze regionali, come la Polonia de facto è per vocazione storica.

Infatti, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero non è altro che la riattualizzazione dell’Intermarium, Federazione di Stati dell’Europa ubicati tra il Mar Baltico, il Mar Nero e il Mare Adriatico, concepita dal Leader della Seconda Repubblica polacca, Jozef Pilsudski, per tutelare la sicurezza dell’Europa Centro Orientale dalle velleità espansionistiche di Unione Sovietica e Germania.

Il ricorso alla storia non è casuale, dal momento in cui il riattivarsi del militarismo aggressivo di Putin a stampo imperialista in Georgia, Ucraina e Siria mette a serio repentaglio la sicurezza non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche dell’Unione Europea tutta.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Europa suddita del gas di Putin: l’Iran ripropone il Nabucco

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 14, 2014

Il Ministro del Petrolio iraniano, Ali Madjedi, ha dichiarato che Teheran è pronta a rispolverare il gasdotto dalla verdiana denominazione per aiutare l’Unione Europea nella sua politica di diversificazione delle forniture di gas. La compagnia austriaca OMV dichiara fedeltà al Southstream

Un gasdotto dalla verdiana denominazione che potrebbe avere la medesima storia di una fenice: rinato dalle sue ceneri dopo essere stato definitivamente accantonato, nella giornata di sabato, 10 Agosto, il gasdotto Nabucco, progettato per veicolare gas non russo dalla Turchia in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, ha ripreso quota dopo che il Ministro del Petrolio iraniano, Ali Madjedi, ha dichiarato che l’Iran è pronto ad esportare il proprio gas in Europa.

Come riportato dall’agenzia Novinite, il Ministro iraniano ha considerato la distensione dei rapporti tra l’Occidente e Teheran, avvenuta dopo l’elezione del nuovo Presidente, il moderato Hassan Rouhani, come un buon pretesto per avviare una partnership energetica di cui, a detta di Madjedi, l’Europa non può fare a meno per diversificare le proprie forniture di gas.

In particolare, Madjedi ha dichiarato che l’Iran è pronto ad esportare il suo gas attraverso Iraq, Siria, Caucaso e Mar Nero, ma, secondo il Ministro iraniano, l’itinerario ideale è quello attraverso il Nabucco lungo tutta la Turchia.

Sulla carta, la proposta di Madjedi sarebbe utile per decrementare la dipendenza dell’Europa dal gas di Russia ed Algeria: Stati che, sopratutto nel caso di Mosca, spesso si avvalgono dell’energia come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi, sovrani e indipendenti, come l’Ucraina.

Tuttavia, la riproposizione del progetto Nabucco appare oggi poco probabile, in primis per via della scelta da parte della Commissione Europea di puntare, per diversificare le forniture di gas, su un’altra infrastruttura: il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

La TAP, progettata per veicolare in Italia dalla Grecia attraverso l’Albania gas dell’Azerbaijan, è stata preferita al Nabucco da parte del colosso energetico dell’Azerbaijan SOCAR: una decisione a cui Bruxelles si è attenuta, esprimendo pieno appoggio politico al Gasdotto Trans Adriatico.

Un’altra ragione per la quale il Nabucco è difficile da restaurare, per lo meno dal punto di vista progettuale, è legata alla decisione della compagnia energetica austriaca OMV -uno degli azionisti principali del gasdotto dalla verdiana denominazione- di passare alla concorrenza e sostenere il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, progettato fino all’Austria dalla Russia meridionale attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovacchia, è concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas russo.

Il Southstream, contestato dalla Commissione Europea, mira anche a contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas messa a punto dall’Unione Europea, e priva l’Ucraina dello status di Paese di transito dell’oro blu di Mosca in territorio UE.

“Il Southstream, che appoggiamo con convinzione, contribuirà in maniera notevole alla fornitura di gas a tutta l’Europa, sopratutto all’Austria” ha dichiarato il Capo della OMV, Gerhard Roiss, al Wall Street Journal, dimenticando che l’UE non ritiene affatto strategica la scelta di incrementare la dipendenza da un fornitore, la Russia, che già soddisfa circa il 30% del fabbisogno europeo di gas.

Gazprom affila le armi contrattuali contro l’Europa

Nella sua intervista, Roiss ha anche negato di volere utilizzare il gas russo veicolato dal Southstream per aiutare l’Ucraina a diversificare le proprie forniture di gas, come invece sta facendo la compagnia slovacca Eustream, che ha consentito il trasporto di gas russo a senso inverso da ovest verso est.

Forte del consenso di Roiss, e di altri esponenti di eminenti colossi energetici di Paesi dell’Unione Europea, la Russia ha avviato una nuova aggressione energetica puntando sulla revisione dei contratti con i Paesi europei sulla base dell’ubicazione geografica.

Come dichiarato dall’ufficio stampa del monopolista statale russo del gas, Gazprom -la longa manus del Cremlino in politica energetica- la Russia continuerà a privilegiare anche i Paesi che, finora, hanno mantenuto buoni rapporti con Mosca.

Nello specifico, la tattica di Gazprom risponde alla logica del divide et impera: da un lato, il monopolista statale russo concede sconti a quegli Stati che supportano la politica energetica di Mosca, come Germania, Francia e Italia.

Dall’altro, Gazprom mantiene alte le tariffe -ben al di sopra dei livelli di mercato- per quei Paesi membri dell’UE che hanno combattuto per affrancarsi dalla sudditanza politica, culturale ed economica della Russia, come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Swoboda e D’Alema: il PSE a Bruxelles prende posizione su Ucraina e Russia

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on April 4, 2014

Nel corso della Renaissance Conference, Il Presidente del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei sottolinea la necessità di una nuova politica di vicinato per l’Europa Orientale. L’ex-Premier italiano invita l’Unione Europea ad una posizione più risoluta in sostegno dei valori UE nei confronti del Presidente russo Putin

Bruxelles – Una nuova politica di vicinato con i Paesi dell’Europa Orientale per tenere alti i valori fondanti dell’Europa -Democrazia, Libertà e Diritti Umani- senza però rinunciare fino all’ultimo ad un dialogo con la Russia. Questa è la linea emersa venerdì, 3 Aprile, dalla tavola rotonda “Disordine nel vicinato: l’Ucraina, l’UE e il problema russo”, a Bruxelles, durante la Renaissance Conference del Partito Socialista Europeo.

Come evidenziato dal Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, l’Unione Europea necessita di una nuova tattica politica per garantire il diritto all’esistenza di popoli europei come ucraini, moldavi e georgiani, che si trovano oggi a fronteggiare la politica di forza della Russia di Putin.

Swoboda, dopo avere illustrato come l’Europa debba attivarsi per lo sviluppo di una società civile in Ucraina, ha sottolineato come l’UE debba al più presto provvedere a diversificare le forniture di gas per decrementare la dipendenza dalla Russia e, così, limitare le possibilità che Putin si avvalga dell’energia come mezzo di pressione geopolitica.

In particolare, Swoboda ha lamentato la mancata realizzazione del gasdotto Nabucco: un progetto , sostenuto dalla Commissione Europea, concepito per veicolare gas dall’Azerbaijan in Austria attraverso Turchia, Romania ed Ungheria, che il Presidente del Gruppo S&D ha ritenuto fondamentale per la diversificazione energetica dell’UE.

Infine, per quanto riguarda l’Ucraina, Swoboda ha sottolineato come la proposta di federalizzazione dello Stato ucraino possa portare ad un inasprimento della tensione tra Mosca e Kyiv destinato a nuocere a russi, ucraini e agli stessi europei.

Risoluta è stata anche la posizione espressa dall’ex-Premier italiano Massimo D’Alema, che ha sottolineato come sia necessario che l’Europa risponda alla Russia per evitare che la Federazione Russa diventi il catalizzatore geopolitico dei Paesi che esprimono un chiaro sentimento anti-occidentale.

D’Alema, che ha invitato l’Europa a difendere in maniera risoluta i diritti su cui è stata fondata -democrazia, diritti umani e libertà- per mantenere la credibilità internazionale, ha anche invitato l’UE a sollevare la questione della Cecenia, dove i russi hanno sterminato donne, bambini e uomini in piena infrazione del diritto internazionale.

L’ex-Premier ha poi evidenziato come la vicenda della Crimea non possa essere paragonata a quella del Kosovo: mentre l’occupazione della penisola ucraina ha portato all’annessione nella Russia di una Regione di un Paese sovrano, l’intervento della NATO nel Paese dei Balcani è stato necessario per porre fine alla violazione dei Diritti Umani sugli albanesi e per garantire l’indipendenza di Pristina dalla Serbia di Milosevic.

Sull’energia, D’Alema ha infine proposto che l’Europa impieghi risorse per garantire l’ibtegrazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE e, così, diminuire la dipendenza dell’Europa dalle forniture della Russia del 20%.

L’Ucraina ha bisogno anche dell’Europa

La posizione degli esponenti del PSE sull’Ucraina è basata sulla considerazione che l’annessione della Crimea da parte di Putin ha cambiato i paradigmi della politica internazionale. Oggi, i rapporti di forza sono regolati dal riarmo militare e non più da accordi commerciali e politici.

Come ho sottolineato nel mio intervento, l’UE ha perso un’occasione per prendere l’iniziativa nella questione ucraina con una voce sola, ma ha lasciato che la situazione del nostro continente -che comprende sia l’Ucraina che l’UE- sia regolata solo da colloqui bilaterali tra Stati Uniti d’America e Russia.

Insieme agli USA, è necessario che l’UE garantisca in Ucraina, e nel resto dell’Europa Orientale, pace, Democrazia, Diritti Umani e progresso, insieme al diritto di esistere di ucraini, moldavi, georgiani e bielorussi: popoli che per ragioni storiche, culturali e linguistiche appartengono a pieno diritto alla grande famiglia europea.

Matteo Cazzulani
Responsabile dei rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo – Partecipante della Renaissance Conference del PSE di Bruxelles

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NASCE IL CORRIDOIO ADRIATICO DEL GAS PER LA DIVERSIFICAZIONE DELLE FONTI DI BALCANI ED EUROPA CENTRO-ORIENTALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 24, 2013

L’infrastruttura concepita per trasportare oro blu dell’Azerbaijan in Ungheria ed Ucraina dalla Croazia, che a sua volta riceve il carburante azero da una diramazione del Gasdotto Trans Adriatico. Il Governo croato aumenta il suo prestigio all’interno dell’UE.

Appena entrata nell’Unione Eurooea, la Croazia può già ricoprire un ruolo fondamentale per la sicurezza energetica UE come Paese di transito del gas dell’Azerbaijan in Europa Centrale ed Orientale. Nella giornata di mercoledì, 23 Ottobre, il Vice Ministro degli Esteri, Josko Klisovic, ha presentato la realizzazione del Corridoio Adriatico del Gas: infrastruttura concepita per veicolare il gas azero dalla Croazia all’Ucraina attraverso l’Ungheria.

Nello specifico, il Corridoio Adriatico del Gas riceverà l’oro blu dell’Azerbaijan che arriva in Albania attraverso il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura che veicolerà 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno dal confine tra Grecia e Turchia in Italia.

Dall’Albania, il carburante azero sarà veicolato in Croazia tramite il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- chenè stato progettato attraverso Montenegro e Bosnia Erzegovina.

Come dichiarato dal Vice Ministro Klisovic, il Corridoio Adriatico del Gas consente ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che ad oggi dipendono dalle forniture della Russia per più dell’80% del loro fabbisogno, di decrementare la loro dipendenza da Mosca.

Oltre che alla diversificazione delle forniture per i Paesi dell’Europa Orientale -obiettivo fondamentale sopratutto considerato il tramonto del Nabucco: gasdotto alternativo alla TAP progettato per veicolare il gas azero dalla Turchia Occidentale in Austra attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria- il Corridoio Adriatico del Gas è importante per altri Paesi.

L’importanza della TAP e dell’integrazione nell’UE di Albania ed Ucraina

In primo luogo, è rafforzato il ruolo del Gasdotto Trans Adriatico, che, oltre al sostegno dei Paesi interessati -per l’Italia particolarmente importante è stato il sostegno dato dal Governo Letta e, prima ancora, da quello Monti- ha incassato anche il supporto di Commissione Europea e Stati Uniti d’America, e di Stati interessati ad un suo possibile allargamento -Gran Bretagna, Belgio, Francia, Germania e Svizzera.

Inoltre, si rafforza il ruolo della Croazia, che da pochi mesi possiede la membership nell’Unione Europea, e che ora può porsi non solo come un Paese attivo nell’Allargamento dell’UE al resto dei Paesi Balcanici, ma anche utile per l’integrazione dei sistemi energetici dei Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale.

Importante diventa sempre più il ruolo dell’Albania, che oltre ad ottenere lo status di Paese di transito del gas dell’Azerbaijan in Italia assumerà anche quello di snodo dell’oro blu azero verso la Croazia, e poi in direzione dell’Europa Centro-Orientale.

Per questa ragione, importante è ancora di più integrare l’Albania nell’UE al più presto possibile: un ruolo che per ragioni storico-culturali e geografiche deve essere proprio dell’Italia, anche grazie al supporto di altri Paesi dell’Unione coinvolti in relazioni energetiche con Tirana, come Grecia, Croazia ed Ungheria.

Infine, il Corridoio Adriatico del Gas è importante per l’Ucraina: un altro Paese che l’UE dovrebbe integrare al più presto -un obiettivo strategico sul piano geopolitico su cui stanno operando Polonia e Svezia- che da tempo sta cercando soluzioni alternative all’importazione del gas dalla Russia, per cui Mosca ha imposto a Kyiv un tariffario alto per ragioni politiche.

Dopo avere avviato l’importazione di oro blu russo dalla Germania attraverso l’uso invertito dei gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia, ora l’Ucraina ha l’ennesima possibilità non solo di importare gas da ovest, ma, sopratutto, di diversificare la provenienza del carburante, attingendo anche dall’Azerbaijan.

Matteo Cazzulani

GAS: LA COMMISSIONE EUROPEA SUPPORTA UN NABUCCO SHORT

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 18, 2013

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, sostiene la realizzazione di una versione ridotta del gasdotto dalla verdiana denominazione per incrementare l’importazione di gas dell’Azerbaijan in Unione Europea. Shale romeno e infrastrutture infrastatali le altre proposte della Commissione Eueopea.

Da fiume d’Europa a gasdotto per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE. Nella giornata di lunedì, 14 Ottobre, la Commissione Europea ha dichiarato l’intenzione di considerare la realizzazione di una nuova versione del Nabucco lungo il Danubio.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, la realizzazione di un gasdotto che, come il Nabucco, veicola in Europa gas proveniente dall’Azerbaijan attraverso i Paesi dell’Europa Centrale è fondamentale per decrementare la dipendenza dell’UE dalle forniture della Russia.

Il Commissario Oettinger ha anche ritenuto positiva, ma non sufficiente a garantire una cospicua diversificazione delle forniture di gas, la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: progetto preferito al Nabucco per trasportare 10 Miliardi di Metri Cubi di oro blu azero all’anno in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Oettinger ha poi sottolineato l’importanza per la geopolitica energetica UE della Romania non solo per il transito del nuovo Nabucco, ma anche per lo sfruttamento dello shale: gas presente in rocce argillose poste a bassa profondità che, secondo le rilevazioni EIA, è presente in grandi quantità in Europa Centro-Orientale.

Oltre alla realizzazione di gasdotti, per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia ed Algeria il Commissario UE all’Energia ha anche ricordato lo stanziamento di ingenti fondi per collegare tra loro i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

La Commissione Europea ha anche messo a disposizione incentivi per la realizzazione di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto e shale dagli Stati Uniti d’America.

La Russia di Putin insidia l’UE

La mancata realizzazione del Nabucco, progettato per veicolare gas dell’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, ha lasciato i Paesi dell’Europa Centro-Orientale fortemente dipendenti dalle forniture di gas della Russia.

Come dimostrato in diverse occasioni, Mosca si avvale dell’energia per assoggettare geopoliticamente gli Stati dello spazio ex-sovietico e contrastare il processo di integrazione europea.

Matteo Cazzulani

TAP E NABUCCO: L’EUROPA FORSE S’È DESTA!

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 24, 2013

Redatta la lista delle infrastrutture per diversificare gli approvvigionamenti di gas finanziate dalla Commissione Europea. Oltre al Gasdotto Trans Adriatico e al Nabucco, inseriti nella lista anche ITGI, IAP e Gasdotto Trans Baltico.

Sia la TAP che il Nabucco si faranno, con buona pace della Russia e della politica energetica imperialistica del Cremlino. Nella giornata di lunedì, 23 Settembre, la Commissione Europea ha inserito una serie di gasdotti nella lista delle infrastrutture che riceveranno fondi UE per la loro realizzazione.

Come riportato dalla Reuters, la lista contiene innanzitutto il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- l’unica infrastruttura che ha ottenuto il diritto di veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Altro gasdotto inserito nella lista della Commissione Europea è il Nabucco, progettato -ma poi scartato perché ad esso è stata preferita la TAP- per veicolare il gas azero in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Secondo indiscrezioni, tra i progetti finanziati dall’UE ci sarà anche il connettore ITGI -Turchia, Italia, Grecia- un progetto, parallelo alla TAP, concepito per veicolare gas in Italia dalla Turchia transitando attraverso le coste della Grecia del Mar Egeo.

Altre infrastrutture potrebbero essere il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP, che dal tratto in Albania della TAP veicolerà 5 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Croazia attraverso Montenegro e Bosnia Erzegovina- e il Gasdotto Trans Baltico.

Quest’ultima infrastruttura è progettata per veicolare LNG importato in Polonia, presso il rigassificatore di Swinoujscie, in Lituania, ed aiutare così il Paese Baltico a diminuire la forte dipendenza dalla Russia.

Nella lista non è stato inserito il Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per incrementare la quantità di gas russo esportata in UE attraverso un’infrastruttura dalle coste della Federazione Russa, il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Slovenia e l’Italia, fino in Austria.

Dalla lista dei finanziamenti della Commissione Europea, si evince innanzitutto il pieno sostegno di Bruxelles alla TAP che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere prolungata dall’Italia a Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna.

Il mantenimento in auge del Nabucco è un’importante notizia, perché comporta l’aumento dell’importazione di gas dall’Azerbaijan per diminuire la forte dipendenza energetica dalla Russia dei Paesi dell’Europa Centrale, che oggi soffrono l’utilizzo del gas come strumento politico da parte di Mosca.

La presenza dell’ITGI presuppone inoltre la realizzazione del progetto di importare gas da Cipro e Israele, che di recente hanno avviato lo sfruttamento di consistenti giacimenti di oro blu nelle proprie acque territoriali.

La notizia più rassicurante è l’esclusione del Southstream, che, come più volte ripetuto dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, lede al progetto di diversificazione delle forniture di energia dalla Russia che l’UE ha, faticosamente, avviato.

La politica russa ostruisce l’UE

Vincere il Southstream è però impresa difficile, a causa della forte lobby filorussa che, sulla stampa e nei corridoi della politica, difende la politica energetica imperiale della Russia di Putin sopratutto in Francia, Germania, Italia ed altri Paesi UE fortemente filorussi.

La politica energetica russa fa però molto male all’Europa, che, sotto la pressione del Cremlino, resta divisa e senza un unico piano d’azione.

In particolare, lo scopo della Russia è quello di bloccare il progetto di diversificazione delle forniture di gas UE, e di mantenere la totale egemonia sopratutto in Europa Centrale.

Matteo Cazzulani

IN ROMANIA IL CENTRO-SINISTRA È IN DIFFICOLTÀ

Posted in Balcani by matteocazzulani on September 20, 2013

Una manifestazione contro la cava d’oro a Rosia Montana crea dissidi all’interno della coalizione di Governo tra il Partito SocialDemocratico del Premier Ponta e il Partito NazionalLiberale del Presidente del Senato, Crin Antonescu. Differenze programmatiche ed Elezioni Presidenziali i principali punti di disaccordo

Una protesta ambientale può diventare la causa della caduta del Governo. Nella giornata di mercoledì, 18 Settembre, in Romania, presso il Comune di Rosia Montana, una manifestazione compartecipata da qualche migliaio di persone ha raggiunto le due settimane di durata.

I manifestanti protestano contro la decisione del Governo di concedere alla cava di oro locale lo status di infrastruttura di interesse nazionale strategico: un provvedimento che garantisce la concessione delle licenze necessarie per l’avvio dello sfruttamento entro breve.

Sulla spinta delle proteste, il Premier romeno, Victor Ponta, ha dichiarato che il Partito SocialDemocratico -PSD- di cui è Leader, non voterà per la concessione dello status di infrastruttura di interesse strategico per la cava, ma ha ribadito che l’operazione ha un’estrema importanza sul piano sociale ed economico.

La posizione del Premier Ponta non è piaciuta ai partner di coalizione dei socialdemocratici, il Partito NazionalLiberale -PNL, il cui Leader, Crin Antonescu, si è schierato contro l’installazione della cava.

La diversità di vedute tra i due partner dell’Unione Sociale Liberale -USL, coalizione di Governo formata dopo le elezioni del 2012, ha riaperto i dissidi tra due Partiti con vedute differenti, uniti solo dalla comune opposizione al Presidente romeno, il moderato Traian Basescu.

I socialdemocratici, che hanno una visione della politica nazionale improntata su provvedimenti di carattere sociale, stanno infatti accelerando per una riforma della Costituzione e delle Amministrazioni Locali, mentre i Nazional-Liberali, che perseguono una retorica politica simile a quella del Partito Democratico Liberale di Basescu, temono che il PSD possa rifiutare di appoggiare la candidatura di Antonescu alle prossime elezioni presidenziali romene.

La situazione energetica

Oltre che sul piano politico, la protesta contro la cava potrebbe avere conseguenze anche sul piano energetico: un ambito in cui la Romania è impegnata per l’ottenimento della propria sicurezza energetica e per quella dell’Unione Europea.

Particolarmente importante è lo sfruttamento di idrocarburi nel Mar Nero e, di recente, anche il via libera bipartisan dato allo sfruttamento del gas shale: oro blu estratto da rocce argillose presenti a basse profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

La Romania, grazie sopratutto all’impegno del Presidente Basescu, ha appoggiato fortemente il Nabucco: gasdotto progettato per veicolare in Austria, attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan.

Il Nabucco è stato però sostituito dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, che si estende dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania, prescelta per l’invio del gas azero in Unione Europea.

Matteo Cazzulani

ANCHE L’EIA SUPPORTA LA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 13, 2013

Il Dipartimento all’Energia degli Stati Uniti d’America favorevole alla costruzione del Gasdotto Trans Adriatico per veicolare gas dall’Azerbaijan in Europa. La politica energetica europea di Obama sempre a favore dello shale

Una risorsa energetica per la sicurezza dell’Europa e dell’Occidente. Nella giornata di mercoledì, 11 Settembre, il Dipartimento all’Energia Degli Stati Uniti d’America ha evidenziato l’importanza dell’Azerbaijan come Paese fornitore di gas per l’Unione Europea.

Come riportato dall’autorevole UPI, il Dipartimento USA ha ritenuto che i 35 Trilioni di piedi cubi di gas presenti in Azerbaijan consentono la realizzazione ed il funzionamento del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Nello specifico, il Dipartimento all’Energia statunitense sostiene la realizzazione delle due infrastrutture, poiché esse consentono all’UE di diversificare gli approvvigionamenti di gas dalle sole forniture di Russia ed Algeria, che ad oggi soddisfano la maggior parte delle importazioni di oro blu del Vecchio Continente.

Quella della EIA è la prima posizione ufficiale presa dall’Amministrazione statunitense del Presidente democratico, Barack Obama, in merito alle questioni di politica energetica in Europa, dopo che l’Azerbaijan ha scelto la TAP come unico gasdotto deputato al trasporto del gas azero in UE.

Precedentemente, l’Amministrazione repubblicana di George W. Bush ha espresso aperto sostegno al Nabucco: gasdotto alternativo alla TAP, non selezionato dall’Azerbaijan, che avrebbe dovuto veicolare il gas azero in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, per diminuire la dipendenza energetica dell’Europa Centrale dalla Russia.

La strategia europea di Obama in ambito energetico si è invece basata sul sostegno alle esportazioni di gas shale liquefatto in Europa: un’iniziativa che, tuttavia, richiede la realizzazione di un alto numero di rigassificatori nel Vecchio Continente.

I due gasdotti che veicolano gas dell’Azerbaijan in Europa

La TANAP, supportata economicamente dal colosso azero SOCAR e dalle compagnie turche TPAO e Botas, e politicamente dai Governi turco ed azero è concepita per veicolare il gas dell’Azerbaijan dal confine tra Georgia e Turchia alla Turchia Europea.

La TAP, sostenuta economicamente da SOCAR, dal colosso britannico British Petroleum, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia francese Total, da quella tedesca E.On, dalla svizzera AXPO e dalla belga Fluxys, è progettata per condurre il gas azero dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Secondo indiscrezioni, le compagnie che sostengono il Gasdotto Trans Adriatico hanno preventivato il prolungamento della TAP verso Svizzera, Germania, Francia, Olanda, Belgio e Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

LA TURCHIA INTERESSATA ALLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 3, 2013

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, la compagnia energetica turca Botas è vicina all’acquisto del 15% del Gasdotto Trans Adriatico. La Romania chiede un risarcimento per la mancata realizzazione del Nabucco

C’è chi cambia posizione e chi chiede risarcimenti per una scelta geopolitica che non è andata a buon fine. Nella Giornata di lunedì, 2 Settembre, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, ha dichiarato l’intenzione da parte della Turchia di compartecipare il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Come riportato dalla Trend, il Ministro Yildiz ha sostenuto la necessita per la compagnia energetica nazionale Botas di rilevare il 15% della TAP, secondo un’offerta che il consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico ha già fatto alla Turchia.

Concepita per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania, la TAP è compartecipata dal colosso britannico British Petroleum, da quello azero SOCAR, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia francese Total, dalla belga Fluxys, dalla tedesca E.On e dalla svizzera AXPO.

Oltre all’interesse per la TAP, il Ministro Yildiz ha anche espresso sostegno per il Nabucco: gasdotto concepito per veicolare il gas dell’Azerbaijan in Austria dalla Turchia occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Sostenuto politicamente dai Paesi coinvolti, più Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, il Nabucco è stato affossato dalla scelta del Gasdotto Trans Adriatico come unica infrastruttura deputata al trasporto dell’oro blu azero in Europa.

Il Ministro Yildiz ha tuttavia dichiarato che Nabucco e TAP non sono progetti concorrenti, sopratutto considerata la crescente richiesta di gas da parte dei Paesi dell’Unione Europea.

Chi invece si è rassegnato al tramonto del Nabucco è il Presidente romeno, Traian Basescu, che, martedì 27 Agosto, ha chiesto un risarcimento per la mancata realizzazione del gasdotto dalla verdiana denominazione.

Il Presidente Basescu ha ricordato come, più di altri Paesi coinvolti nel progetto, la Romania abbia sostenuto la realizzazione del Nabucco, che è stato preferito fin da subito da Bucarest non solo alla TAP, ma anche al Southstream.

La politica di espansione energetica russa in UE

Quest’infrastruttura è stata concepita dalla Russia in concorrenza con il Nabucco per incrementare le forniture di gas russo all’Europa con l’invio di 63 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno in Austria dalle coste meridionali della Federazione Russa attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

Sostenuto dai Paesi coinvolti nel progetto, il Southstream è compartecipato dal monopolista statale russo Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall e dalla francese EDF.

Il Southstream è criticato dalla Commissione Europea, in quanto la sua realizzazione mette a serio repentaglio il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Il Presidente Basescu ha ritenuto la realizzazione del Southstream il consolidamento del monopolio di Gazprom, e quindi della Russia, nel mercato energetico europeo.

Matteo Cazzulani