LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’ALBANIA VUOLE L’EUROPA. L’ITALIA DEVE SUPPORTARE TIRANA NEL SUO AVVICINAMENTO ALL’UE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 31, 2013

Il Premier albanese, Edi Rama, vuole lo status di candidato all’integrazione europea. Favorevoli Commissione Europea ed Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, contrari Gran Bretagna, Paesi Bassi, Danimarca, Francia e Germania.

Un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni il cui ingresso nell’Unione Europea è fondamentale per garantire all’UE sicurezza energetica, prosperità economica e rafforzamento dell’idea di Europa come Comunità di Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani. La definizione be si applica non solo all’Ucraina -per cui l’UE sta compiendo notevoli passi in avanti, nonostante la reticenza del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ad accettare democrazia ed Europa- ma anche all’Albania.

Nella giornata di lunedì, 31 Dicembre, il Premier albanese, Edi Rama, ha dichiarato che l’ottenimento dello status di Paese candidato all’integrazione nell’UE è un obiettivo strategico che l’Albania intende perseguire.

Le parole del Premier Rama riecheggiano quelle del Ministro per l’Integrazione Europea, Klajda Gjosha, che ha sottolineato come l’ingresso dell’Albania nell’UE rappresenti una priorità più per il popolo albanese che per la politica del Paese balcanico.

Sostegno alle parole del Premier Rama e del Ministro Gjosha è stato dato lo scorso Ottobre dalla Commissione Europea, secondo cui l’Albania ha raggiunto tutti gli standard necessari per l’ottenimento dello status di Paese candidato all’ingresso nell’UE.

In particolare, il Commissario UE all’Integrazione e Allargamento, Stefan Fule, ha sottolineato come importante sia stato l’esito delle Elezioni Parlamentari che, per la prima volta in maniera regolare nella storia dell’Albania indipendente, lo scorso Settembre hanno portato alla vittoria del Partito Socialista del Premier Rama, in coalizione con il Movimento per l’Integrazione di Ilir Meta.

L’evento, che ha posto fine al dominio del conservatore Partito Democratico albanese dell’ex-Premier Sali Berisha, è stato apprezzato anche dal responsabile per la politica di Allargamento ed Integrazione dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Libor Roucek, che ha evidenziato come la Commissione Europea bene abbia fatto a proporre la concessione dello status di Paese candidato all’Albania.

Differente, però, è l’opinione di una serie di Governi dell’Europa Occidentale che vedono non di buon occhio l’allargamento dell’UE all’Albania, tra cui il Premier della Gran Bretagna, David Cameron: un conservatore che ha contestato l’apertura del mercato del lavoro britannico a nuovi Stati membri attuata dal suo predecessore laburista Tony Blair.

La chiusura di Cameron -che segna una svolta nella politica estera della Gran Bretagna, tradizionalmente a sostegno dell’allargamento dell’UE a nuovi Paesi- è stata condivisa dal Premier liberal-conservatore olandese Mark Rutte, che ha spinto il Paelamento dei Paesi Bassi a votare una mozione che impone al Governo di bloccare la concessione dello status di Paese candidato all’Albania.

Simile posizione a quella di Cameron e Rutte è anche quella di due socialisti come il Premier danese Helle Thorning-Schmidt, e il Presidente francese, Francois Hollande, mentre il Cancelliere tedesco cristiano democratico, Angela Merkel, ha espresso in merito all’ingresso dell’Albania i perplessità.

Le differenti opinioni tra Istituzioni UE e i singoli Paesi membri rischia di escludere per ancora troppo tempo dall’Europa un Paese che, seppur con ancora un alto tasso di corruzione, rappresenta una pedina di cruciale importanza per il rafforzamento dell’Unione.

In primis, l’Albania è il principale Paese di transito del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura che dal 2018 veicolerà in Italia dalla Grecia 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan, con la possibilità di aumentare la quantità di carburante condotta anche ad altri Paesi UE -Croazia, Bulgaria, Romania, Austria e Slovenia- tramite deviazioni della conduttura.

Oltre alla TAP, che consente all’UE di diversificare le forniture di gas dal monopolio detenuto da Russia ed Algeria -Paesi che si avvalgono dell’energia come strumento di coercizione geopolitica a danno di Stati terzi- l’Albania rappresenta un modello di integrazione culturale ed interreligiosa tra cattolici, ortodossi e mussulmani che, nel suo piccolo, riprende l’ideale di tolleranza e fraternità su cui l’Europa politica è stata creata.

Infine, l’Albania è un Paese storicamente e culturalmente legato all’Italia, che ama il Nostro Paese e che, in caso di ingresso nell’UE, è in grado di assorbire i prodotti delle industrie italiane, oggi colpite da una forte crisi economica.

Gli italiani siano gli avvocati dell’integrazione UE degli albanesi

Per questa ragione, e sopratutto per la TAP, l’Italia deve essere in prima fila per sostenere la concessione dello status di Paese candidato all’integrazione nell’UE dell’Albania.

L’impegno in tale direzione permetterebbe al Premier Enrico Letta di rafforzare ulteriormente l’immagine e la posizione del nostro Paese in seno all’UE, come lo Stato che si fa promotore dell’estensione dei valori di integrazione, democrazia e libertà tipici dell’Europa.

L’Europeizzazione dell’Albania è per l’Italia una questione di primaria importanza per il nostro interesse nazionale, che Letta ben farebbe a perseguire in sede UE, così come la Polonia sostiene strenuamente l’allagamento dell’Europa politica all’Ucraina.

Per ragioni culturali, storiche ed economiche, i polacchi ben sanno che non vi potrà mai essere un’Europa davvero prospera e libera senza un’Ucraina democratica ed indipendente, integrata in Europa.

Allo stesso modo, gli italiani devono capire che non vi sarà mai un’Italia protagonista nel Mondo e sicura sul piano energetico senza un’Albania in Europa.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: VIOLENZE SU UN ALTRO ORGANIZZATORE DELLE MANIFESTAZIONI PER L’INGRESSO IN EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 31, 2013

Il Consigliere Comunale di Kherson, Stanislav Troshyn, picchiato dopo l’Euromaidan nella sua città. Nessun dubbio sulla natura politica dell’aggressione

Non solo il volto sfigurato dopo l’aggressione da parte di personalità vicine al Regime del Presidente, Viktor Yanukovych, della giornalista Tetyana Chornovol, ma anche quello del 28enne Consigliere Comunale di Kherson Stanislav Troshyn è l’immagine della repressione del dissenso in atto in Ucraina.

Nella giornata di lunedì, 30 Dicembre, il giovane politico locale del principale Partito di opposizione, Batkivshchyna -a cui appartiene l’ex-Premier Yulia Tymoshenko: arrestata nel 2011 per motivi politici- è stato percosso da tre ignoti che, dopo l’aggressione, hanno rubato documenti e chiavetta usb: una chiara prova della natura esclusivamente politica dell’agguato.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, Troshyn ha subito l’agguato al rientro dalla manifestazione organizzata a Kherson in supporto dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Per la stessa motivazione, la Notte della Vigilia di Natale è stata anche aggredita la giornalista Tetyana Chornovol: una delle organizzatrici delle manifestazioni a Kyiv in sostegno dell’Europa, ridotta sulla sedia a rotelle dopo avere cercato informazioni sull’operato del Ministro degli Interni, Yuri Zakharchenko.

Il Ministro degli Interni è ritenuto responsabile delle aggressioni a giornalisti, politici dell’opposizione e manifestanti donne e bambini lo scorso 9, 10 ed 11 Dicembre, quando le dimostrazioni in supporto all’integrazione dell’Ucraina in Europa sono state represse dalle forze speciali di polizia Berkut, che agiscono su ordini dell’Amministrazione Presidenziale.

Le aggressioni su manifestanti e giornalisti sono l’ennesima dimostrazione di autoritarismo del Presidente Yanukovych, che, dalla sua salita al potere, nel 2010, ha avviato processi selettivi su esponenti del dissenso, ha limitato la libertà di stampa, ha accentrato nelle sue mani i poteri esautorati dal Parlamento, ed ha falsificato le Elezioni Amministrative del 2010 e quelle Parlamentari del 2012.

Con una decisione unilaterale, il Presidente Yanukovych ha anche rinunciato alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE -documento che avrebbe integrato l’Ucraina nel mercato unico europeo- ed ha accettato dal suo collega russo, Vladimir Putin, un prestito di 15 Miliardi di Dollari più uno sconto sul prezzo del gas da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5: una decisione che aumenta la dipendenza di Kyiv dalla Russia.

La decisione di Yanukovych mette a serio repentaglio la sicurezza dell’UE, in quanto permette a Putin di realizzare in tempi rapidi l’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dal Presidente russo, permettere alla Russia di annichilire l’Europa nella competizione internazionale globale.

Per Europa e libertà manifestano anche gli automobilisti

Contro la deriva autoritaria di Yanukovych e, sopratutto, l’aggressione alla Chornovol, Domenica, 29 Dicembre hanno protestato 50 Mila automobilisti che, sono il divieto da parte della polizia in assetto antisommossa a raggiungere la Residenza del Presidente ucraino, hanno bloccato la strada che collega la dimora a Kyiv.

Nonostante il dispiegamento delle forze dell’ordine, gli automobilisti hanno promesso di ripetere la dimostrazione contro il regresso democratico ucraino.

Matteo Cazzulani

IN POLONIA LA SINISTRA CORRE DIVISA ALLE ELEZIONI EUROPEE

Posted in Polonia by matteocazzulani on December 29, 2013

Il movimento europeista e progressista di centro-sinistra Europa Plus presenta programma e liste con la presenza di un testimonial d’eccezione come l’ex-Presidente, Aleksander Kwasniewski. Il Partito socialdemocratico SLD corre ai ripari con il giovane ex-Segretario Grzegorz Napieralski

Un nuovo centro-sinistra europeista e progressista per lanciare la concorrenza ai socialdemocratici tradizionali nelle prossime elezioni europee, con testimonial d’eccezione e candidati forti nei loro collegi. Nella giornata di sabato, 28 Dicembre, il movimento Europa Plus ha comunicato di essere a buon punto nel processo di composizione delle liste per le Elezioni Europee e nella redazione del programma elettorale.

Il movimento di centro-sinistra a forte vocazione europeista ha promesso di combattere in Europa per un migliore utilizzo da parte della Polonia dei fondi europei -che, a dire il vero, sono stati sfruttati in maniera eccellente dai governi della cristiano-democratica Piattaforma Civica- e, per quanto riguarda la politica interna, per una semplificazione del sistema previdenziale e sociale e per l’istituzione del limite dei due mandati per Presidenti di Regione, Provincia e Sindaci di tutte le città.

Ancor più attrattiva per Europa Plus è la composizione della lista per le elezioni europee che, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere guidata nel collegio della Masovia -la Regione della Capitale, Varsavia- dall’ex-Presidente socialdemocratico, Aleksander Kwasniewski.

L’ex-Capo di Stato, della cui Amministrazione dal 1995 al 2005 i polacchi hanno un buonissimo ricordo, potrebbe essere accompagnato nella lista della Masovia da Ryszard Kalisz: noto politico fuoriuscito dal partito socialdemocratico SLD che, ora, milita nel movimento radical-liberale Tuo Movimento -TR- e che, secondo stime, potrebbe correre alla carica di Sindaco di Varsavia.

Altro esponente importante di Tuo Movimento è il Parlamentare Europeo Marek Siwiec, che potrebbe senza dubbio guidare la lista di Europa Plus nella Wielkopolska -la Regione di Poznan- mentre il Braccio destro del Rabbino Capo di Cracovia, Jan Hartman, potrebbe guidare la lista in Malopolska.

Possibile per Europa Plus anche la candidatura della Vice Presidente del Parlamento, Wanda Nowicka, e della Professoressa Magdalena Sroda, mentre in dubbio sembrano essere gli inserimenti dell’ex-Sindaco di Varsavia, Pawel Piskorski -in rappresentanza dello Stronnictwo Demokratyczne -SD: partito di centrosinistra che fa parte del movimento- e dell’ex-Ministro di Finanze ed Esteri Andrzej Olechowski, che, tuttavia, ha criticato l’adesione del Movimento al Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei.

Europa Plus è un progetto politico concepito da Kwasniewski, Siwiec e dal Leader di Tuo Movimento, Janusz Palikot -con la partecipazione anche dello Stronnictwo Demokratyczne e dei Demokraci.pl -forza cristiano democratica di sinistra fondata dall’ex-Ministro degli Esteri, Bronislaw Geremek- per rilanciare un nuovo centrosinistra che sia in grado di rafforzare una parte della politica che in Polonia è all’opposizione dal 2005.

Alle prese con le liste per le europee è anche il partito socialdemocratico SLD, che, secondo indiscrezioni, intende compensare la perdita di personalità di spessore in favore di Europa Plus con candidature di peso, tra cui quella probabile del Segretario Nazionale, Leszek Miller.

In anticipo rispetto ad Europa Plus, SLD, durante il suo Congresso Nazionale ha sostenuto la candidatura alla Commissione Europea del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ed ha promesso impegno in Europa ed in Polonia per l’abbattimento del costo dei medicinali per i ceti meno abbienti, una riforma previdenziale nel segno dell’equità, e la moltiplicazione dei Voivodati per dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini.

Per SLD, Nel Collegio della Masovia potrebbe essere candidato il giovane ex-Segretario Grzegorz Napieralski -anche ex-Candidato alla presidenza nel 2010- mentre negli altre Regioni potrebbero essere collocati militanti di lunga tradizione SLD, come Joanna Senyszyn, Boguslaw Liberadzki e l’ex-Ministro dell’Agricoltura, nonché esponente della Commissione Europea e già Capogruppo in Parlamento, Wojciech Olejniczak.

Cristiano Democratici e Conservatori in testa nelle consultazioni elettorali

Data per favorita nonostante la perdita di consensi è la cristiano democratica Piattaforma Civica -PO- che per il collegio della Masovia sta optando per l’ex-Ministro della Digitalizzazione, Michal Boni, e per l’Europarlamentare uscente Dariusz Rosati, mentre per vincere la concorrenza del partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS sarebbero da nominare le candidature dell’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, e dell’ex-Ministro dello Sport, Johanna Mucha: convinti dal Premier polacco, Donald Tusk, in persona.

Proprio PiS per il collegio della Masovia starebbe pensando al tecnico Piotr Glinski -capace di attirare gli elettori di centro in una delle roccaforti della PO- e ad altri esponenti fedeli alla linea del Capo di Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, come l’ex-Ministro degli Esteri Anna Fotyga, l’Europarlamentare Ryszard Legutko e il Segretario Generale del sindacato Solidarnosc Andrzej Duda, che potrebbe correre in Malopolska per contrastare Zbigniew Ziobro: conservatore fuoriuscito per creare il suo Partito Polonia Solidale -SP.

Altre candidature importanti sono quelle dell’europarlamentare uscente Pawel Kowal per il nuovo creato Partito conservatore Polonia Razem -PR, nato dalla scissione di Jaroslaw Gowin dalla Piattaforma Civica- dell’altro ex-PiS Marek Migalski, e quella di Jaroslaw Kalinowski per il partito contadino PSL.

Secondo i sondaggi di Novembre, PiS -che nel Parlamento Europeo appartiene al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, sarebbe supportato dal 25%, la PO -che governa con PSL e che, così come il Partito contadino, appartiene al Partito Popolare Europeo- sarebbe votata dal 24%, SLD -che appartiene al gruppo S&D, come Europa Plus- dal 10%. A seguire, PSL otterrebbe il 7%, mentre Europa Plus il 3%.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH INCOLPA L’OPPOSIZIONE PER LE VIOLENZE SULLA CHORNOVOL

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 28, 2013

Uno degli arrestati per avere percosso la giornalista attivista delle manifestazioni in supporto dell’integrazione ucraina nell’Unione Europea dichiara di avere avuto contatti personali con l’opposizione. Uno dei leader del Dissenso, Vitali Klichko, accusa il Presidente ucraino di evadere dalle sue responsabilità.

Dal presidente ucraino, Viktor Yanukovych, nessuna sorpresa né possibilità di risveglio democratico: prima si picchiano a sangue i giornalisti, poi si da la colpa all’opposizione.

Nella giornata di sabato, 28 Dicembre, la polizia Ucraina ha arrestato quattro persone per avere ridotto sulla sedia a rotelle, la Notte della Vigilia di Natale, la giornalista dell’indipendente Hromadske TV Tetyana Chornovol: una delle organizzatrici delle manifestazioni a Kyiv in supporto all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Come riportato da diversi media ucraini, tre degli accusati hanno dimostrato di avere alibi: uno di loro ha persino mostrato un video registrato in un ristorante al momento dell’aggressione alla Chornovol.

Il quarto, invece, dopo essere stato trovato sul posto dell’aggressione alla Chornovol ha accusato l’opposizione di averlo coinvolto prima del fatto.

Pronta la riposta del leader del Partito di opposizione UDAR, Vitaly Klichko, che ha accusato le Autorità di volere deviare le proprie responsabilità su chi, pacificamente, manifesta contro la decisione unilaterale del Presidente Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea: documento che avrebbe integrato l’Ucraina nel mercato unico europeo.

A dare ragione a Klichko in merito al coinvolgimento delle Autorità ucraine è lo status della stessa Chornovol, che è stata aggredita dopo avere indagato sull’operato del Ministro degli Interni, Yuri Zakharchenko, e sui beni da lui posseduti.

Inoltre, l’aggressione alla giovane giornalista non è la prima azione violenta operata nei confronti degli operatori della stampa: lo scorso 9, 10 ed 11 Dicembre, cronisti impegnati a testimoniare le repressioni della polizia sui manifestanti sono stati a loro volta percossi, assieme ad alcuni politici dell’opposizione.

La violenza sui giornalisti è l’ennesima prova di autoritarismo fornita dal Presidente Yanukovych, che dalla sua salita al potere, nel 2010, ha avviato processi selettivi nei confronti di una decina di esponenti dell’opposizione, ha esautorato il Parlamento dei suoi poteri, ed ha falsificato le Elezioni Amministrative nel 2010 e Parlamentari nel 2012.

Con una decisione unilaterale, Yanukovych, dopo la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione, ha accettato dalla Russia un prestito di 15 Miliardi di Dollari ed uno sconto sul prezzo del gas da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5.

Le concessioni d Yanukovych a Putin mettono in pericolo l’Europa

La decisione di Yanukovych comporta l’allontanamento dell’Ucraina dall’Europa e il suo inglobamento nell’Unione Doganale Eurasiatica: processo di integrazione sovranazionale concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

Il progetto di Putin, che per Mosca non è possibile realizzare senza inglobare l’Ucraina, è stato accompagnato da un riarmo che coinvolge anche l’adozione da parte della Russia di armi nucleari, è orientato contro l’UE.

Come dichiarato dallo stesso Putin, l’Europa è vista come il primo nemico geopolitico della Russia, nonché, secondo la retorica putiniana, la “sede di deviazioni morali come omosessualità, aborto, divorzio e Civil Union”.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA DI PUTIN SI RIARMA CONTRO L’EUROPA E CONTRO OBAMA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 27, 2013

Il Presidente russo vara sottomarini in grado di trasportare testate nucleari. A rischio la tenuta politica dell’Unione Europea e lo scudo antimissilistico della NATO in Europa Centro-Orientale

8 sottomarini e 16 missili con possibilità di caricare testate nucleari sono gli armamenti adottati dal Presidente russo, Vladimir Putin, per rafforzare la posizione della Russia in Europa Orientale, e contrastare il rafforzamento dell’Unione Europea e della NATO. Nella giornata di mercoledì, 26 Dicembre, Putin ha dichiarato di avere ordinato il dislocamento nelle acque del Mar Bianco del sottomarino Aleksander Nevsky: mezzo militare di classe 955 -il cui primo esemplare, il Yuri Dolgoruki, è stato varato nel FGennaio 2013- a cui saranno aggiunti altri sette esemplari della stessa categoria.

Come riportato da diversi ufficiali dell’Esercito russo, i sottomarini di nuova generazione saranno armati con 16 missili di categoria Bulava: intercettori in grado di caricare testate nucleari e, sopratutto, di infrangere le difese anti missilistiche che la NATO si appresta a dislocare in Europa e nel Pacifico.

“È un grande evento per la storia del nostro Paese -ha dichiarato Putin- con i nuovi elementi militari la Russia rafforza in maniera significativa le sue difese”.

Nonostante i proclami, non è chiaro se effettivamente le strutture militari russe saranno in grado di superare il livello di quelle dell’Alleanza Atlantica. Tuttavia, resta il dato geopolitico, che vede la Russia decisa nel perseguire una politica di riarmo orientata chiaramente verso l’Europa.

Le dichiarazioni di Putin seguono infatti di una settimana le indiscrezioni riportate dalla Bild, secondo cui la Russia ha dislocato nell’enclave di Kaliningrad -tra la Polonia e la Lituania- batterie di missili Iskander pronti a colpire Capitali europee come Berlino, Varsavia, Praga, Budapest, Vilna, Stoccolma ed Helsinki.

Alle iniziative militari si sommano le pressioni di carattere economico, energetico e commerciale attuate da Putin nei confronti di Ucraina, Bielorussia, Armenia, Moldova e Georgia per costringere questi Paesi ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è concepito dalla Russia per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, in particolare, annichilire l’UE, che, come dichiarato a più riprese, Putin vede come il primo avversario geopolitico da eliminare -nonché, a suo dire, la patria di “teorie sinistrorse che tutelano deviazioni pericolose come l’omosessualità, il divorzio, l’aborto e le Civil Union”.

Il riarmo della Russia è concepito anche per rispondere alla realizzazione del sistema di difesa antimissilistico della NATO in Europa che, di recente, ha ottenuto l’imprimatur del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Il progetto, che prevede l’installazione di una postazione radar in Turchia e batterie di missili S3 -privi di capacità offensiva- in Romania e Polonia, è concepito per proteggere l’Occidente da possibili minacce balistiche provenienti dall’Iran.

Ciò nonostante, Putin ha sempre ritenuto il progetto lesivo degli interessi della Russia, che ritiene ancora Romania e Polonia appartenenti alla propria sfera di influenza, nonostante l’oramai pluriennale appartenenza di Bucarest e Varsavia all’UE.

Rafforzare l’UE e avviare l’Unione Eurasiatica

A fomentare le ambizioni imperialistiche e militariste di Putin è anche l’assenza di un’UE coesa sul piano politico, che sappia collaborare in maniera costruttiva nell’ambito della NATO, e che parli con una voce sola a livello internazionale.

La costruzione di un’Europa davvero forte, e l’avvio di un processo che evolva la NATO da organizzazione militare difensiva ad organismo politico motore dell’Unione Trans Atlantica tra UE, USA e Canada, sono dunque due passi fondamentali per evitare che, presto, la Russia di Putin diventi un problema geopolitico per tutto l’Occidente.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA DI PUTIN INIZIA L’OFFENSIVA DEI GASDOLLARI IN BIELORUSSIA ED UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 26, 2013

Il Presidente russo accorda un prestito di due Miliardi di Dollari al suo collega bielorusso Alyaksandar Lukashenka. Erogati anche i primi 3 Miliardi di Dollari dei 15 promessi dalla Federazione Russa al Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych.

17 Miliardi di Dollari e un mare di gas è quanto ammonta l’OPA che la Russia ha sferrato per ottenere il controllo di Ucraina e Bielorussia e, nel contempo, indebolire il rafforzamento interno dell’Unione Europea. Nella giornata di Natale, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso alla Bielorussia un prestito di 2 Miliardi di Dollari per garantire a Minsk risorse necessarie per aiutare il Paese ad inserirsi nel mercato economico mondiale.

Il prestito, concordato durante un incontro tra Putin e il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, rende la Bielorussia ancor più dipendente dalla Russia, dopo che, nel 2012, Minsk è stata costretta a cedere a Mosca il controllo di metà del tessuto industriale e produttivo del Paese, tra cui la gestione dell’importantissima compagnia energetica nazionale Beltransgaz al monopolista statale russo del gas, Gazprom.

La manovra della Russia l’unico aiuto che Lukashenka ha la possibilità di ottenere dopo che il Presidente bielorusso ha rotto le relazioni con l’Europa ed il Fondo Monetario Internazionale a causa della ripetuta violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Simile situazione è quella dell’Ucraina: altro Paese a cui la Russia ha offerto un ‘aiuto fraterno’ di 15 Miliardi di Dollari più uno sconto sul prezzo del gas russo esportato a Kyiv da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5.

Sempre a Natale, la Russia ha versato nelle casse ucraine la prima tranche del prestito pari a 3 Miliardi di Dollari che, secondo gli accordi firmati tra Putin e il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, servono per acquistare obbligazioni statali di Kyiv.

Così come Lukashenka in Bielorussia, anche Yanukovych si è rivolto alla Russia dopo avere rotto di proposito i rapporti con l’Europa con la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato economico comune dell’UE.

Altra similitudine con Lukashenka è la sistematica violazione dei Diritti Umani e della Democrazia da parte di Yanukovych, fattasi particolarmente viva durante le repressioni violente a carico di donne, giornalisti e politici dell’opposizione impegnati in pacifiche manifestazioni, partecipate da più di un milione di persone, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

L’offerta di aiuto economico a Bielorussia ed Ucraina è una manovra lanciata di proposito da Putin per costringere Minsk e Kyiv ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

Se realizzato, il progetto di Putin, che per ragioni storiche, economiche, geopolitiche ed anche psicologiche non può essere realizzato senza inglobare in esso l’Ucraina, mette a serio repentaglio la sicurezza dell’UE, che, in caso di ricomposizione di un forte Impero Russo ai suoi confini, vede minacciata la sua presenza nella competizione internazionale.

L’Autoritarismo di Putin contro il soft-power di Libertà dell’UE

Del resto, lo stesso Putin ha a più riprese sottolineato come l’Unione Doganale Eurasiatica sia un progetto concepito proprio per annichilire l’Europa, vista, secondo la propaganda russa, come una ‘terra sinistrorsa moralmente deviata dal riconoscimento di diritti quali la democrazia, l’integrazione multirazziale, il divorzio, l’aborto e le Civil Union’.

La contesa per l’Ucraina, su cui Putin è in vantaggio per via dell’immediata disponibilità di denaro rispetto ad un’Europa affannata dalla crisi economica, è dunque non solo una questione geopolitica, ma anche una battaglia che l’UE deve vincere per difendere i valori di Libertà su cui, dopo la sconfitta del nazifascismo, un continente da secoli diviso da guerre, odi e divisioni ha finalmente trovato pace ed unità.

Per reagire ai gasdollari di Putin, l’Europa deve innanzitutto abbattere il regime dei visti per bielorussi ed ucraini, per dimostrare a due popoli europei per storia, cultura e tradizioni -fino al 1654 Ucraina e Bielorussia sono appartenute al Commonwealth Polacco-Lituano, senza avere nulla a che vedere con la Moscovia- che l’UE è davvero un’Entità statale aperta ed accogliente.

Altro passo che l’Europa deve compiere è la diversificazione delle forniture di gas per non dipendere più fortemente dalla Russia, che, al contrario di quello che racconta certa stampa parziale, non è l’unico Paese che è in grado di soddisfare il crescente bisogno di energia dell’UE.

L’importazione di LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, di shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e di oro blu naturale dall’Azerbaijan -per cui Commissione Europea, Italia, Grecia ed Albania hanno di recente firmato la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico TAP- sono importanti soluzioni che permettono all’UE di diversificare le fonti di importazione di gas e, così, evitare di essere esposta al ricatto della Russia: Paese che suole avvalersi dell’energia come arma di costrizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

Inoltre, l’Europa non deve temere le offensive di Putin -che, nonostante la presentazione istrionica di Putin, nascondono una debolezza militare, economica e sociale di cui gli stessi russi hanno imbarazzo- e deve puntare sul rafforzamento dell’idea di UE come Comunità basata non solo su una comune valuta, ma sopratutto su quattro principi: Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani.

Questi tre principi rappresentano un soft-power molto più forte del denaro e del gas di Putin, come ha dimostrato il milione di ucraini che, nonostante il freddo e le cariche delle forze speciali di regime, sono in piazza da più di un mese per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa manifestando sotto le bandiere europee.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: GIORNALISTA ATTIVISTA DELL’EUROMAIDAN PICCHIATA E IN RIANIMAZIONE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 25, 2013

Tetyana Chornovil è stata aggredita da agenti ignoti per avere osato indagare sul Ministro degli Interni, Yuri Zakharchenko. La svolta autoritaria del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha raggiunto il suo punto più basso

Picchiata e ridotta prima sulla sedia a rotelle, poi in rianimazione con un trauma cranico per avere osato scrivere un articolo sul Ministro degli Interni, Yuri Zakharchenko, ed essere stata tra gli organizzatori delle manifestazioni in supporto dell’integrazione dell’Ucraina in Europa. Nella notte della vigilia di Natale, la giornalista Tetyana Chornovil è stata aggredita da ignoti, secondo indiscrezioni riconducibili alle autorità governative, presso la residenza del Ministro degli Interni, vicino a Boryspil.

Ridotta quasi in fin di vita, la giornalista dell’indipendente Hromadske TV è ora costretta alla rianimazione, con il volto tumefatto e l’impossibilità di camminare con le proprie gambe.

L’aggressione alla Chornovil non è l’unica in Ucraina attuata contro giornalisti indipendenti e manifestanti che sostengono l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea.

Martedì, 17 Dicembre, l’attivista dell’Euromaidan -la protesta in supporto all’Ucraina nell’UE- Pavlo Mazurenko è deceduto in seguito a percosse ricevute dalla polizia ucraina.

Domenica, 22 Dicembre, il manifestante Volodymyr Moralov si è visto bruciare la sua macchina, mentre, in contemporanea, a Kharkiv la polizia ha brutalmente percosso l’organizzatore del locale Euromaidan, Dmytro Pylypec.

La reazione violenta su singole persone segue la repressione forzata delle manifestazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa, partecipate da più di un milione di persone, che, gli scorsi 9,10 ed 11 Dicembre, sono state represse, insieme con giornalisti e politici dell’Opposizione, dall’intervento delle forze speciali di polizia Berkut, corpo che agisce alle dirette dipendenze del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Proprio il Presidente ucraino è il principale contestato per la reazione autoritaria nei confronti del suo popolo, impressa da quando, nel 2010, è salito al potere.

Yanukovych ha dato avvio ad arresti di una decina di oppositori -tra cui la Leader dell’Opposizione Democratica, Yulia Tymoshenko- limitazioni della libertà di stampa e manifestazione, esautorazione dei poteri del Parlamento, e falsificazione delle Elezioni Amministrative del 2010 e di quelle Parlamentari del 2012.

Lo scorso 21 Novembre, il Presidente Yanukovych ha rifiutato di firmare con l’UE l’Accordo di Associazione: documento che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico europeo.

In compenso, Yanukovych ha accettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, un prestito di 15 Miliardi di Dollari, più uno sconto sul prezzo del gas da 400 Dollari per Mille metri cubi a 268,5: una riduzione tuttavia soggetta a revisioni arbitrarie da parte della Russia.

Yanukovych come Putin: a repentaglio la sicurezza europea

Il corso reazionario di Yanukovych, e la decisione di chiudere con l’Europa per aprire alla Russia, ha provocato da un lato la protesta degli ucraini nella Capitale Kyiv ed in altre città del Paese.

Dall’altro, il Presidente ucraino ha avuto la condanna del Parlamento Europeo che, tuttavia, come dichiarato dal Presidente dell’Emiciclo di Strasburgo, Martin Schulz, mantiene le porte aperte ad ogni ripensamento da parte del Capo di Stato ucraino.

La decisione di Yanukovych, simile a quella isolazionista compiuta dal Dittatore bielorusso Alyaksandar Lukashenka, mette a serio repentaglio la sicurezza dell’Europa perché avvicina inesorabilmente l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica di Putin.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è stato concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-Sovietico e, come richiamato a più riprese dallo stesso Putin, per eliminare l’UE dalla competizione economica e geopolitica mondiale.

L’integrazione anche solo economica dell’Ucraina, ugualmente per ragioni energetiche e commerciali, è per questo per l’Europa una questione strategica da cui dipende la prosperità dell’UE negli anni a venire.

Oltre al mantenimento delle Porte Aperte proposto da Schulz, l’UE ben farebbe ad abbattere fin da subito il regime dei visti per gli ucraini: un mezzo efficace per permettere ad un popolo europeo per cultura, storia e tradizioni di conoscere a fondo l’Europa e di sentirsi parte di un’Entità statale continentale realizzata su solidi principi quali Pace, Progresso, Democrazia e Libertà.

Matteo Cazzulani

LARGHE INTESE IN REPUBBLICA CECA: TROVATO L’ACCORDO PER LA FORMAZIONE DEL GOVERNO

Posted in Repubblica Ceca, Slovacchia by matteocazzulani on December 24, 2013

I SocialDemocratici mantengono il premierato per il Segretario, Bohuslav Sobotka, e otto Ministeri, il movimento moderato ANO dell’imprenditore Andrej Babis riceve sette Dicasteri tra cui quello delle Finanze, e l’Unione dei Cristiano Democratici-Partito Popolare Ceco ha l’Agricoltura, la Cultura ed un’altra delega senza portafoglio. Da superare l’opposizione del Presidente, Milos Zeman

Sotto l’Albero di Natale gli abitanti della Repubblica Ceca trovano un nuovo Governo con Ministeri distribuiti, ma il tutto deve essere ancora confermato. Nella giornata di sabato, 22 Dicembre, il Partito SocialDemocratico Ceco, il movimento moderato ANO, e l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare Ceco hanno raggiunto l’accordo sui Dicasteri da ricoprire in un Governo delle Larghe Intese reso necessario dalla mancata vittoria alle ultime Elezioni Parlamentari da parte di alcuna delle forze politiche in campo.

I SocialDemocratici, che secondo i sondaggi avrebbero dovuto stravincere, ma che invece hanno ottenuto solo il 20% dei consensi, hanno mantenuto il posto di Premier per il loro Segretario, Bohuslav Sobotka, più altri otto Ministeri, tra cui molti con portafoglio.

Il movimento ANO, fondato e guidato dall’imprenditore Andrej Babis, che alle ultime Elezioni ha avuto il 18% dei voti, ha ottenuto il controllo di sette Dicasteri, tra cui quello pesante delle Finanze.

I Cristianodemocratici, ultima forza ad entrare in Parlamento con il 6% dei consensi, si sono aggiudicati i Ministeri dell’Agricoltura, della Cultura e un altro incarico senza portafoglio.

L’accordo sulla spartizione dei posti di Governo segue quello sul programma, che ha visto punti in comune solo sulla lotta alla corruzione, su una riforma delle pensioni edulcorata, e sulla necessità di mantenere il deficit di bilancio al di sotto del 3% del PIL.

Ciò nonostante, la Coalizione delle Larghe Intese, forte di 111 seggi in Parlamento su 200, ora attende il vaglio del Presidente, Milos Zeman, che ha già paventato la possibile non accettazione di alcuni dei Ministri.

Leader del Partito dei Diritti Civili, forza politica di centrosinistra che non ha superato lo sbarramento nelle ultime Elezioni Parlamentari, Zeman ha sempre sostenuto la necessita di formare un Governo di sinistra-centro di SocialDemocratici e Partito Comunista di Boemia e Moravia: la terza forza del Paese con il 15% dei consensi.

Il Premier slovacco si candida a fare il Presidente

Un Presidente forte rischia di esserci anche nella vicina Slovacchia dopo che, lunedì, 23 Dicembre, il Premier slovacco, Robert Fico, ha dichiarato la sua discesa in campo nelle prossime Elezioni Presidenziali, indette per designare il successore dell’attuale Capo di Stato, il conservatore Ivan Gasparovic.

Leader carismatico del Partito socialdemocratico SMER, Fico ha sorpreso tutti con la scelta di scendere in campo per una carica che, in Slovacchia, ha un valore quasi solo rappresentativo.

Secondo indiscrezioni, Fico sarebbe stanco dopo anni di premierato, e vorrebbe optare per una carica più tranquilla.

Altre ipotesi sostengono che, grazie all’ampia maggioranza in Parlamento, Fico potrebbe spingere SMER a cambiare la Costituzione per dare più poteri al Presidente.

Nonostante sia dato per favorito, Fico, con tutta probabilità, dovrà affrontare la concorrenza del primo Ministro degli Esteri Milan Knazko: uno dei protagonisti della Rivoluzione di Velluto che potrebbe essere in grado di raccogliere attorno a se il voto compatto delle opposizioni cristianodemocratica e conservatrice.

Altri candidati alle Elezioni Presidenziali slovacche, che, come in Repubblica Ceca, sono dirette, potrebbero essere l’ex-Premier Jan Carnogursky e l’ex-Presidente del Parlamento, Pavol Hrusovsky, entrambi di orientamento cristianodemocratico.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH PRONTO A CACCIARE 200 OCCIDENTALI SOLIDALI CON LE MANIFESTAZIONI PER L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 23, 2013

La lista delle Persone non Grate sarebbe stata redatta dal Deputato del Partito delle Regioni Oleh Tsariov, e, come riportato dal Financial Times, avrebbe già colpito imprenditori, accademici e politici dell’Occidente che hanno supportato le proteste in sostegno dell’integrazione ucraina in Unione Europea. Se confermata, l’indiscrezione testimonia la deriva autoritaria di Kyiv sul modello della Bielorussia.

Cacciati dal Paese come agenti stranieri per avere supportato le proteste pacifiche dell’opposizione. Non siamo in Corea del Nord, e nemmeno in Russia o in qualche altro noto regime del Mondo, ma in Ucraina, dove, secondo indiscrezioni, il Presidente, Viktor Yanukovych, ha dato l’ordine di vietare l’ingresso nel Paese a circa 200 tra imprenditori ed accademici “rei” di avere espresso supporto alle manifestazioni in sostegno all’integrazione ucraina in Unione Europea.

L’esistenza della lista nera è stata comunicata dall’autorevole Financial Times, che ha sottolineato come il Deputato del Partito delle Regioni -la forza partitica del Presidente Yanukovych- Oleh Tsariov abbia individuato 200 occidentali considerati dalle Autorità di Kyiv persone non grate.

Tra gli invisi dal Presidente Yanukovych ci sono l’ex-Capo di Stato georgiano, Mikheil Saakashvili -che a più riprese si è recato a Kyiv per sostenere le manifestazioni per l’ingresso di Kyiv nell’UE- il Leader dell’opposizione russa, Boris Nemtsov -a cui, a inizio Dicembre, è stato negato l’ingresso in Ucraina- e imprenditori noti per creare posti di lavoro, come il georgiano Georgi Kivkadze.

L’indiscrezione, confermata anche dal politologo Andreas Umland -esponente del Gruppo di Esperti indipendenti del Parlamento ucraino per i rapporti dell’Ucraina con l’UE- sarebbe l’ennesima deviazione autoritaria del Presidente Yanukovych, dopo l’ondata di arresti che, dal 2010, ha portato in carcere una decina di esponenti dell’Opposizione, tra cui la Leader, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

A Yanukovych si devono anche i brogli durante le Elezioni Amministrative del 2010 e le Elezioni Parlamentari del 2012, l’esautorazione dei poteri del Parlamento per essere accentrati nelle mani del Presidente, e pressioni su giornalisti e stampa indipendente.

Di recente, il Presidente ha anche autorizzato la repressione violenta sul milione di dimostranti che, da più di un mese, manifesta contro la decisione del Capo di Stato ucraino di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia dell’Ucraina nel mercato unico europeo.

Ad aumentare la rabbia dei manifestanti è stata anche la decisione di Yanukovych di accettare dal Presidente russo, Vladimir Putin, uno sconto sul prezzo del gas e un prestito di 15 Miliardi di Dollari che, de facto, lega l’Ucraina alla Russia ed impedisce l’integrazione europea di Kyiv.

Autoritarismo e cessione alla Russia di parti di sovranità sono tratti che Yanukovych condivide con il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, noto per essere l’ultimo dittatore d’Europa che, dopo avere cercato di collocare la Bielorussia su una posizione equidistante tra Europa e Russia, è stato lentamente, ma inesorabilmente inglobato da Putin nella sua Unione Doganale Eurasiatica.

Questo processo di integrazione sovranazionale è concepito da Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, per mezzo della realizzazione di un nuovo impero russo nell’area ex-URSS -impossibile da creare senza l’Ucraina per motivi culturali, geopolitici, finanche psicologici- per contrastare l’UE nella competizione economica internazionale.

È nato il movimento nazionale Maidan

Nel frattempo, la protesta pacifica in supporto all’integrazione dell’Ucraina in Europa si è costituita dell’Unione Nazionale Maidan: un movimento transpartitico che raccoglie tutte le persone che supportano l’orientamento dell’Ucraina verso l’Europa.

Come dichiarato dall’ex-Ministro degli Esteri, Yuri Lutsenko -l’unico dissidente liberato dal carcere da Yanukovych- il movimento ha lo scopo di mantenere la protesta permanente per costringere il Capo di Stato a dimissionare il Governo del Premier filorusso, Mykola Azarov, e ascoltare la volontà del popolo di pieno appoggio all’Europa e alla democrazia.

Matteo Cazzulani

IL PPE CERCA UN CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE EUROPEA. JUNCKER FACORITO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 22, 2013

L’ex-Capo dell’Eurogruppo dato per favorito nella corsa alla Candidatura per la più alta carica UE. In corsa anche due Commissari Europei e quattro Premier voluti dalla Merkel

Sostegno del proprio Partito più di quello di altri due appartenenti al Partito Popolare Europeo. Questi sono i requisiti, stabiliti durante il vertice di Meise di giovedì, 20 Dicembre, che i Candidati alla Presidenza del Consiglio Europeo del PPE -la forza politica di maggioranza relativa al Parlamento Europeo- devono possedere per potere concorrere alla più alta carica dell’Unione Europea.

Il Candidato, che sarà selezionato nel prossimo vertice PPE, sarà anche il volto con cui la forza politica di centrodestra si presenterà agli elettori in una campagna elettorale che si preannuncia molto difficile, sopratutto in virtù del crescente euroscetticismo in molti dei Paesi in cui il Partito è molto forte.

Tra i nomi in lizza per la candidatura a Presidente della Commissione Europea risalta quello dell’ex-Presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, che già ha comunicato la sua disponibilità a correre come leader dei popolari europei e che, sulla base di primi calcoli, potrebbe essere supportato dai Paesi del Benelux, Germania, Danimarca, Svezia ed anche Francia.

Altro nome di peso è quello del Commissario UE alla Giustizia, Vivianne Reding, così come quello del Commissario al Mercato Interno, Michel Barnier. La Reding piace molto in Germania, e potrebbe ottenere appoggi anche in alcuni Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Possibili candidati sono anche molti Primi Ministri, a cui il Cancelliere tedesco, Angela Merkel -la vera regista del PPE- ha concesso tempo per valutare se lasciare i propri Paesi per la corsa alla Presidenza della Commissione.

Tra essi, ci sono il Premier irlandese, Enda Kenny, quello finlandese, Jurki Katainen, e l’ex-Capo del Governo lettone, Valdis Dombrovskis, che piace molto alla Cancelliere tedesca ed è rappresentativo dell’Europa Centro-Orientale, dove i popolari sono molto forti.

Notevole, come riportato da Gazeta Wyborcza, il pressing della Merkel sul Premier polacco, Donald Tusk, che, però, venerdì, 20 Dicembre ha dichiarato di essere interessato solamente al suo mandato in Polonia, che scade nel 2015.

PSE e Sinistra hanno già scelto, Liberali e Verdi al Congresso

Il PPE è l’ultimo Partito europeo che, come stabilito dal Trattato di Lisbona, deve indicare un candidato da contrapporre a quello del Partito Socialista Europeo, che ha scelto il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e a quello della Sinistra Europea, che ha già investito Alexis Tsipras.

L’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei ha indetto un Congresso per scegliere tra il Commissario UE all’Economia, Oli Rehn -appoggiato dai Partiti del Nord e Centro Europa- e il Capogruppo ALDE al Parlamento Europeo, Guy Verhofstad -supportato dai liberali del Sud e dell’Ovest dell’Unione.

Primarie sono state indette dai Verdi europei, che vedono la Capogruppo al Parlamento Europeo, Rebecca Harms, contrapposta all’italiana Angela Frassinetti.

Matteo Cazzulani