LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA BRITISH PETROLEUM HA PROBLEMI IN RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on September 27, 2012

Il colosso britannico impossibilitato a vendere le proprie azioni alla compagnia russa Rosneft – controllata dal Cremlino – per via di una maxi-offerta miliardaria di oligarchi russi. A rischio la luna di miele tra la BP e il Presidente, Vladimir Putin. 

Il Presidente russo, Vladimir Putin

La necessità di riparare i danni causati nel Golfo del Messico e la difficoltà di svincolare – a caro prezzo – le azioni in Russia sono i due elementi che stanno tenendo in scacco il colosso energetico britannico. In seguito alla fuoriuscita di greggio al largo delle coste statunitensi dell’Aprile 2010, e ai continui litigi con gli oligarchi russi, la compagnia British Petroleum ha deciso di dismettere le sue azioni nel consorzio TNK-BP: terzo ente energetico per importanza in Russia, compartecipato al 50% dalla compagnia britannica, e dal restante 50% dalla russa Alfa Access Renova – AAR.

Nella giornata di Domenica, 23 Dicembre, il Capo della compagnia statale Rosneft, Igor Sechin, ha dichiarato di avere raggiunto l’accordo per l’acquisto della metà delle azioni TNK-BP possedute dal colosso britannico.

Nell’ambito dell’operazione, che avrebbe fruttato alle casse della BP circa 15 Miliardi di Dollari, la British Petroleum si sarebbe impegnata nell’acquisto dal Cremlino di un pacchetto minoritario delle azioni della Rosneft.

L’accordo tra la British Petroleum e la Rosneft è stato sostenuto dal Presidente russo, Vladimir Putin – di cui Sechin è stretto collaboratore – in quanto consente alla compagnia energetica della Federazione Russa, e al Cremlino, consistenti vantaggi. Da un lato, l’acquisto del 10% delle sue azioni da parte dei britannici permetterebbe di realizzare il piano del Cremlino varato per dismettere una parte delle azioni possedute nella Rosneft.

Dall’altro, come riportato dal Sunday Times, il patto di ferro tra Rosneft e British Petroleum potrebbe portare ad uno scambio di azioni tra i due enti, con l’ingresso nel Consiglio Di Amministrazione della BP di un esponente della compagnia russa: un precedente nella storia del colosso di Londra, che in 104 anni ha mantenuto la sua indipendenza.

Ad ostacolare l’operazione tra Rosneft e British Petroleum è stata tuttavia una maxi-offerta di circa 20 Miliardi di Dollari per l’acquisto del 50% della TNK-BP avanzata da azionisti della compagnia AAR.

Come riportato dalla Reuters, la AAR possiede il diritto di prelazione nell’acquisto delle azioni della British Petroleum nel consorzio TNK-BP. Se sarà confermata l’offerta miliardaria degli azionisti russi – che hanno già dichiarato di avere avviato consultazioni con alcune banche – il piano tra il Cremlino e Londra andrebbe dunque in fumo.

La questione della dismissione delle azioni britanniche della TNK-BP non è il primo caso di matrimonio non riuscito tra la British Petroleum e la Rosneft. Nel 2011, il progetto di scambio delle azioni tra i due enti per lo sfruttamento dei giacimenti di greggio nell’Oceano Artico – appoggiato da Vladimir Putin, allora Primo Ministro – è stato fermato sempre dall’opposizione degli azionisti della AAR.

Dal punto di vista britannico, l’accordo con Rosneft è considerato strategico, in quanto consente alla British Petroleum di mantenere un rapporto preferenziale con il Cremlino, spendibile per l’ottenimento di concessioni per lo sfruttamento di giacimenti di greggio sparsi per il mondo controllati da compagnie russe.

Inoltre, la dismissione delle azioni nella TNK-BP permette alla British Petroleum di incassare denaro utile per onorare la riparazioni promesse alla Comunità Internazionale in seguito alla catastrofe ambientale provocata nel Golfo del Messico dell’Aprile 2010.

Un probabile contrasto politico dietro alla questione della TNK-BP

 

Dalla prospettiva russa, la questione sembrerebbe testimoniare un contrasto interno tra l’establishment del Cremlino e quello degli oligarchi che, secondo quanto riportato da Gazeta Wyborcza, sarebbero legati all’entourage del Premier, Dmitriy Medvedev.

Di recente, si sono moltiplicate voci su un possibile sollevamento di Medvedev dalla guida del Governo, e – sempre secondo Gazeta Wyborcza – la questione legata alla TNK-BP potrebbe rispecchiare sul piano economico una frizione politica nel rapporto tra i due Leader che hanno governato la Russia nell’ultimo decennio.

Matteo Cazzulani

REFERENDUM DI SANGUE IN SIRIA.

Posted in Mondo Arabo by matteocazzulani on February 27, 2012

Il presidente siriano, Bashar al Asad indice una consultazione per apportare mutamenti cosmetici al regime, ma reagisce all’invito di disertare le urne da parte dell’opposizione aprendo il fuoco sui civili. Le condanne dell’Occidente e il supporto della Russia alle Autorità di Damasco

Il presidente siriano, Bashar al-Asad

Tra le urne e il fuoco dei miliari. Questa è l’atmosfera nel quale, Domenica, 26 Febbraio, si è svolto in Siria il Referendum per la riforma della Costituzione: un’iniziativa intrapresa dal Presidente, Bashar al-Asad per cercare di dare un volto democratico al regime di Damasco.

Nello specifico, il Referendum prevede l’evoluzione dello Stato da un sistema mono-partitico ad un pluripartitismo destinato a formare un governo di coalizione in un nuovo ordinamento in cui, tuttavia, il grosso del potere è mantenuto dal Presidente.

A osteggiare l’iniziativa è stata l’opposizione, che ha definito il referendum una “farsa”, e ha invitato i siriani a boicottare le urne. Un’indicazione tuttavia che non tutti hanno condiviso: in molti hanno ritenuto la partecipazione alla consultazione un’opportunità unica da sfruttare per allentare le tenaglie del governo voluto da Asad.

Di carattere opposto alle sperate aperture democratiche è stata la reazione dell’esercito, che, secondo le opposizioni, hanno aperto il fuoco nelle città periferiche di Homs, Idilib, Deir az-Zur, e Dabaa, provocando la morte di circa 100 civili.

Pronta la critica dell’Occidente, che ha contestato duramente le violenze perpetrate da Damasco. Il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, si è appellata ai businessman e ai soldati affinché non appoggino le iniziative del presidente contro i propri connazionali e, con un gesto di coraggio e di eroismo patriottico, decidano di appoggiare l’opposizione.

Concorde anche il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, che ha concordato sul definire una “farsa” il referendum, mentre il suo collega turco, Ahmet Davutoglu, ha illustrato come non sia ipotizzabile invitare i cittadini alle urne dopo avere aperto il fuoco su di essi.

Contrari alle critiche Russia e Cina, che appoggiano il regime di Damasco in sede ONU e, nel caso di Mosca, anche con l’appoggio militare della propria flotta. Nella giornata di giovedì, 24 Febbraio, i Ministri degli Esteri russo e cinese, Sergej Lavrov e Yang Jiechi, hanno concordato una posizione unica che l’asse Mosca-Pechino intende mantenere per guidare sotto la propria egida le trattative tra Autorità e insorti democratici.

Il regime a gestione famigliare che spara su democratici e giornalisti

Il Partito BAAS governa incontrastato in Siria dagli anni ’60, mentre dagli anni ’70 il potere è stato esercitato solamente dalla famiglia degli Assad: dapprima da Hafiz-al-Asad, poi dal figlio, Bashar.

Dopo tutti questi anni di mancata democrazia, i siriani hanno deciso di cogliere l’onda democratica della cosiddetta primavera araba per ribellarsi ad un oppressione che ha reagito con la violenza, provocando, dal 2011, circa 7 Mila vittime. Tra essi, anche giornalisti, tra cui, mercoledì, 24 Febbraio, la fotoreporter francese, Remy Ochlik, e la corrispondente del Sunday Times, Mary Colvin.

Matteo Cazzulani