LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ANNA POLITKOVSKAYA: NON DIMENICHIAMO LA GIORNALISTA ESEMPIO DI CORAGGIO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 7, 2012

Al sesto anniversario dell’assassinio della coraggiosa giornalista russa ancora nessun progresso sul mandante dell’omicidio. Il legame tra l’uccisione della reporter della Novaya Gazeta e la politica energetica della Russia di Putin

La coraggiosa giornalista russa, Anna Politkovskaya

Morire assassinati per raccontare la verità in maniera assidua e documentata, mossi da una passione per l’informazione e da un amore sconfinato per il giornalismo indipendente e intellettualmente onesto. Era il 7 Ottobre del 2006 quando a Mosca, non lontano dalla stazione Belorusskaya, la giornalista russa Anna Politkovskaya è stata uccisa a colpi di revolverate.

La reporter russa della Novaya Gazeta – uno dei pochi giornali critici con il Presidente, Vladimir Putin, e con il sistema di potere insediatosi nel Cremlino – era nota ed apprezzata per avere documentato le violenze perpetrate dall’esercito della Federazione Russa in Cecenia e nel Caucaso Settentrionale.

Anna Politkovskaya si è recata spesso in loco, ha seguito ogni seduta dei processi aperti da una magistratura russa che si è dimostrata poco indipendente, ed ha dimostrato come la forza della parola libera spesso valga più di un’assalto armato.

Anna Politkovskaya ha pagato la sua volontà di sondare e raccontare il vero con la vita, dopo essere stata minacciata a più riprese, e persino avvelenata.

Sul suo omicidio, avvenuto il medesimo giorno del compleanno di Putin – sospettato di essere il mandante – ancora non è stata fatta chiarezza. Sono stati individuati gli esecutori, ma resta da chiarire chi ha ordito l’assassinio della giornalista della Novaya Gazeta.

Quanto accaduto ad Anna Politkovskaya impone un’opportuna riflessione: poco infatti sembra essere cambiato dall’assassinio della coraggiosa giornalista, in Russia come in altre parti del pianeta.

A Mosca, altri operatori della carta stampata critici con il Cremlino sono stati assassinati, come Anastasia Baburova, Natalia Estemirova e Stanislav Markelov.

La repressione dei giornalisti va di pari passo con la censura degli organi di informazione non-allineati con il Cremlino e, sul piano politico, di una repressione diffusa del dissenso, che provoca ad ogni manifestazione delle opposizioni decine di arresti e cariche delle forze di polizia.

Casi di repressione della Libertà di Stampa si verificano anche in altre parti del Mondo non-libero, dove i parametri occidentali di rispetto dell’informazione corretta ed indipendente sono ritenuti pericolosi virus di un sistema euro-atlantico da combattere e reprimere, senza se e senza ma.

Basti pensare all’Ucraina, dove dopo la sconfitta degli arancioni l’involuzione democratica del Presidente, Viktor Yanukovych, ha portato Kyiv a diventare una semi-dittatura, dove i politici del dissenso – come Yulia Tymoshenko e Yuri Lutsenko – sono arrestati, e i media critici nei confronti dell’Amministrazione Presidenziale – come TVi – sono oscurati.

Si potrebbe parlare anche di quanto avviene in altre parti del Mondo, ma il caso della Russia è quello che più ci interessa in quanto Occidentali ed Europei.

Non deve essere infatti la quasi totale dipendenza energetica dal gas di Mosca a costringere l’Europa a tacere in merito al rispetto della Libertà di Stampa e di espressione nella Federazione Russa, come, purtroppo, spesso accade.

Le Diplomazie dei Paesi dell’Europa Occidentale – Germania e Francia – sono troppo attente a non irritare il Cremlino per non mandare a monte la stipula di accordi energetici di cui la stessa Russia si avvale per mantenere la sua egemonia politica nel Vecchio Continente.

Oltre a non sollevare la questione dei diritti umani e della libertà di stampa con Mosca, Berlino e Parigi cercano in ogni modo di impossibilitare la realizzazione della politica energetica comune europea.

Per diminuire il peso della Russia nel settore energetico dell’UE, la Commissione Europea ha varato un progetto per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas tramite lo sfruttamento diretto dei giacimenti di Azerbaijan e Turkmenistan, e l’adozione di un alto numero di rigassificatori per importare oro blu liquefatto da Stati Uniti, Qatar e Norvegia.

Inoltre, Bruxelles ha aperto un’inchiesta ufficiale per condotta anti-concorrenziale nei mercati dei Paesi dell’Europa Centrale nei confronti del monopolista russo, Gazprom.

Posseduto per metà dal Cremlino, Gazprom ha concesso sconti ai soli Paesi dell’Europa Occidentale “fedeli a Mosca” e, sempre con il sostegno di Germania e Francia, ha programmato la costruzione di un gasdotto sottomarino, il Southstream: concepito per impossibilitare lo sfruttamento diretto da parte di Bruxelles dei giacimenti azeri e turkmeni, e bypassare quei Paesi dell’UE politicamente osteggiati da Mosca, come Polonia e Romania.

Non tacere sul gas, non dimenticare Anna Politkovskaya

L’excursus sula situazione energetica è dunque strettamente legato con la vicenda di Anna Politkovskaya e, più in generale, con il rispetto della libertà di stampa.

Ricordare la coraggiosa giornalista significa non solo mantenere vivo il ricordo di una personalità esemplare, ma anche rendersi conto di come il gas sia utilizzato dalla Russia per scopi politici, sopratutto nei confronti di un’Europa che Mosca ha tutto l’interesse a mantenere debole e divisa.

Se, come progettato dalla Commissione Europea, nel Vecchio Continente sarà creato un mercato unico del gas con forniture diversificate – che non esclude l’oro blu della Russia, ma attinge da più fonti di approvvigionamento – l’UE, e i singoli Paesi che oggi pongono gli affari con Mosca su un piano privilegiato rispetto a quello dei diritti civili e dell’interesse generale dell’Europa, si sentiranno meno succubi di un regime autoritario.

Forse, anche i Governi degli Stati dell’Unione Europea avranno il coraggio di nominare piazze, vie ed edifici alla Politkovskaya, come già fatto dal Parlamento Europeo e, in Italia, da alcune Amministrazioni Locali come quelle di Milano, Brescia, Genova e Ferrara.

Per chi invece si occupa di informazione, è bene arrestare per un giorno la routine della continua informazione per dedicare il sesto anniversario dall’assassinio di Anna Politkovskaya al ricordo di questa Donna dallo straordinario coraggio: per non dimenticare chi ancor oggi soffre la mancanza di libera espressione sotto regimi “gasati”.

Matteo Cazzulani

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NIHIL NOVI IN BIELORUSSIA: PER LUKASHENKA UN’ALTRA “CONFERMA” DALLE URNE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 24, 2012

Caroselli elettorali, coercizione al voto, e un’opposizione divisa hanno consentito al Dittatore bielorusso di ottenere una conferma elettorale nelle Elezioni Parlamentari di Domenica, 23 Settembre. Pochi i giornalisti e gli osservatori internazionali ammessi per monitorare la consultazione. 

Il dittatore bielorusso, Alyaksandr Lukashenka

Nel 2004, il dissidente politico bielorusso Syarhyey Kalakin in una conferenza stampa ha comunicato, grazie ad una soffiata di una talpa vicina alle Autorità, gli esiti esatti delle Elezioni Parlamentari a due settimane dal loro svolgimento, nelle quali a vincere, con percentuali plebiscitarie, sarebbe stato – come poi effettivamente avvenuto – lo schieramento fedele al Dittatore della Bielorussia, Alyaksandr Lukashenka.

Pronosticare l’ennesima vittoria a valanga per il Bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – dopo la tornata elettorale di Domenica, 23 Settembre, è ancor più semplice e scontato rispetto a quanto fatto da Kalakin nel 2004.

A consentire percentuali bulgare allo schieramento che sostiene il Presidente bielorusso sono state le solite tecniche di manipolazione del voto attuate dalle Autorità del politiche sin dalla salita al potere di Lukashenka, nel 1994.

L’Organizzazione Non Governativa bielorussa Viasna, impegnata nel rispetto dei Diritti Civili in Bielorussia, è stata affiancata da un numero esiguo di osservatori internazionali, per via delle limitazioni nel rilascio dei visti che le Autorità di Minsk hanno approntato per il periodo dello svolgimento della consultazione elettorale.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza dall’esponente di Viasna, Valancin Stefanovych, in tutto il Paese sono stati organizzati i cosiddetti “caroselli elettorali”: autobus incaricati di portare elettori a votare, ovviamente a favore dello shcieramento pro-Lukashenka, in più di un seggio.

Oltre al trasporto gratuito, presso i seggi gli elettori hanno beneficiato di vettovaglie e prodotti alimentari: offerti a quantità maggiorata ai tanti che hanno fornito prove di avere votato per lo schieramento filo-presidenziale.

Nella campagna di induzione al voto non sono mancati anche metodi coercitivi, come le minacce di licenziamento e di espulsione da scuole ed Università nei confronti di operai, impiegati e studenti: costretti a spendere ore del riposo domenicale, o a recarsi ai seggi nelle giornate di venerdì e sabato – la votazione ha avuto luogo su tre giorni – per sostenere, con il loro voto, il regime.

Cronaca di ordinaria repressione anche per quanto riguarda l’atteggiamento assunto dalla polizia nei confronti di oppositori e giornalisti. Alla vigilia dell’apertura delle urne, alcuni attivisti del movimento Di La Verità, che stavano distribuendo materiale elettorale presso un supermercato, sono stati arrestati assieme ad alcuni giornalisti della Reuters, dell’Associated Press, e di altre agenzie di stampa internazionali che stavano documentando quanto accadeva.

Nella medesima giornata, a Mohylev, sei cittadini di Unione Europea e Stati Uniti d’America sono stati rinchiusi in carcere per avere organizzato un seminario pubblico dedicato all’imminente tornata elettorale, con l’accusa di vilipendio dell’immagine della Bielorussia e diffusione di informazioni false e tendenziose.

A urne chiuse, ma a scrutini ancora in corso, il Presidente Lukashenka ha cantato vittoria, sottolineando come il suo Paese abbia dato l’ennesima prova di maturità democratica in un’Elezione Parlamentare di importanza fondamentale per il futuro dei figli del popolo bielorusso.

Inoltre, il Bat’ka ha criticato le accuse mosse a suo carico per mancato rispetto della libertà di parola e di espressione, ed ha invitato l’Occidente a prendere esempio dalla democrazia bielorussa.

Responsabilità per la vittoria a valanga di Lukashenka sono da addossare anche alle opposizioni, che non sono state in grado di cooperare ed unire le forze per creare un unico schieramento anti-governativo.

Dopo la decisione delle Autorità di non permettere la corsa a un seggio ai Leader del dissenso, tra cui lo storico oppositore di Lukashenka, Alyaksandr Milinkevich, i due principali partiti dello schieramento democratico – il Fronte Nazionale Bielorusso e il Partito Nazionale Civico – hanno ritirato tutte le loro candidature. I soggetti politici rimasti in corsa – il partito socialdemocratico Hramada, il partito Mondo Giusto, e Di La Verità – hanno optato per la battaglia in solitaria.

Lukashenka guarda alla Russia

Dopo le Elezioni Parlamentari, Alyaksandr Lukashenka resta libero di attuare una politica estera schizofrenica, destinata ad accentuare la dipendenza della Bielorussia nei confronti della Russia sul piano politico, economico ed energetico.

Nella giornata di Domenica, 16 Settembre, Lukashenka ha incontrato a Sochi il Presidente russo, Vladimir Putin, per confermare le tappe dell’integrazione della Biielorussia nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico voluto da Mosca per sancire l’egemonia del Cremlino nell’URSS di un tempo.

Inoltre, i due Presidenti hanno concordato l’avvio della costruzione di una centrale nucleare in Bielorussia, a Ostrovets, compartecipata da compagnie russe e bielorusse.

L’asse di ferro tra Mosca e Minsk è stato confermato mercoledì, 19 Settembre, dall’incontro a Mosca tra il nuovo Ministro degli Esteri bielorusso, Uladzimir Makey, e il suo collega russo, Sergey Lavrov. Per Makey, si è trattato della prima visita da capo della Diplomazia della Bielorussia.

Totalmente assenti sono invece i rapporti con l’Unione Europea, che ha deciso di chiudere i rapporti diplomatici con la Bielorussia dopo l’espulsione dal territorio bielorusso dell’Ambasciatore della Svezia Stefan Ericsson: ritenuto responsabile dell’azione dimostrativa organizzata dall’associazione svedese Studio Total.

Con un aereo partito da Vilna, la capitale della Lituania, attivisti della Studio Total, abbigliati con maschere da orso, hanno riversato su Minsk volantini inneggiati al rispetto della libertà di stampa e di parola: un gesto mal sopportato dalle Autorità bielorusse.

I rapporti tra l’UE e la Bielorussia si sono incrinati già nel Dicembre 2010, quando a seguito della falsificazione di massa delle Elezioni Presidenziali bielorusse – in cui i candidati alternativi a Lukashenka sono stati picchiati ed arrestati – Bruxelles ha escluso Minsk dalla Politica di Partenariato Orientale: iniziativa europea, voluta da Svezia e Polonia, per preparare i Paesi dell’Europa Orientale – Bielorussia, Ucraina, Moldova, Georgia, Azerbajdzhan ed Armenia – all’integrazione politica ed economica nelle strutture del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

YULIA TYMOSHENKO SENZA CONTATTI CON POLITICI E STAMPA DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 13, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina impossibilitata ad incontrare esponenti di spicco dell’Unione Europea e giornalisti di testate nazionali ed internazionali a causa di un ordine delle Autorità Carcerarie. Peggiora la situazione della libertà di stampa in Ucraina, con il divieto di trasmettere all’estero imposto al canale indipendente TVi.

La leader dell’opposizione democratica, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo

Allontanata dal Mondo, dalla politica, e dal contatto con i media nazionali ed internazionali a un mese circa da un importante appuntamento elettorale nel suo Paese. Nella giornata di mercoledì, 12 Settembre, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, l’ex-Primo Ministro Yulia Tymoshenko, si è vista negare la possibilità di ricevere la visita di una nutrita delegazione di esponenti di spicco dell’Unione Europea, tra cui il Ministro degli Esteri svedese, Karl Bildt, e l’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek.

Secondo le Autorità Carcerarie dell’Ospedale dei Ferrovieri di Kharkiv – dove la Tymoshenko è stata tardivamente ricoverata per curare una grave ernia al disco a lungo trascurata durante i primi mesi della sua detenzione – la Leader dell’Opposizione Democratica ha già incontrato altri esponenti UE, e la visita di Bildt e Buzek la avrebbe disturbata durante la somministrazione delle cure giornaliere.

Proteste sono state sollevate dall’avvocato della Tymoshenko, Serhii Vlasenko, che ha sottolineato come la la Leader dell’Opposizione Democratica abbia il diritto di ricevere visite di politici, famigliari e di chiunque sia intenzionato a esprimerle la propria vicinanza.

Inoltre, il Difensore dell’ex-Primo Ministro ha denunciato minacce da parte delle Autorità Carcerarie nei confronti della compagna di cella della Tymoshenko, “rea” di avere reso pubblica una lettera in cui ha confermato le ripetute pressioni psicologiche esercitate su di lei e sulla Leader dell’Opposizione Democratica da parte della polizia penitenziaria.

A prendere la parola, seppur solo in maniera figurata, è stata la stessa Yulia Tymoshenko, che ha emanato una nota in cui ha lamentato l’impossibilità di interagire con i giornalisti inviati dai principali media nazionali indipendenti e da quelli internazionali. La Leader dell’Opposizione Democratica ha invitato le Autorità Carcerarie a non privarla di un diritto che le spetta in quanto personaggio di spicco della politica ucraina coinvolto nella campagna elettorale per le prossime Elezioni Parlamentari.

In merito al voto ucraino sono intervenuti anche il Consiglio d’Europa e l’OSCE. I due organismi internazionali hanno dichiarato di tenere da conto l’assenza forzata della Leader dell’Opposizione Democratica dalle prossime Elezioni Parlamentari nel loro giudizio complessivo sull’andamento di una consultazione dalla cui regolarità dipende il mantenimento in vita delle prospettive di integrazione europea dell’Ucraina.

In seguito all’arresto della Tymoshenko, avvenuto l’11 Ottobre 2011, la Commissione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento con cui Bruxelles avrebbe concesso a Kyiv lo status di partner privilegiato dell’Unione Europea, ed avrebbe costituito una Zona di Libero Scambio per integrare il mercato ucraino con quello dell’Europa – e ne ha condizionato il varo definitivo all’effettivo rispetto della democrazia e della libertà sulle Rive del Dnipro.

Ad aggravare la posizione internazionale di Kyiv, e del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, è anche il mancato rispetto della libertà di stampa in Ucraina. Martedì, 11 Settembre, il canale TVi – noto per proporre un’informazione spesso critica nei confronti dell’Amministrazione Presidenziale – è stato sanzionato con una forte multa, ed è stato impossibilitato a trasmettere all’estero senza l’autorizzazione delle Autorità.

Le misure, che mercoledì, 12 Settembre, hanno scatenato una partecipata protesta di piazza, sono state cancellate con un provvedimento urgente del Ministero dello Sviluppo Economico solo nella mattinata di giovedì, 13 Settembre.

Tuttavia, il tardivo intervento non mitiga l’atteggiamento che le Autorità ucraine hanno assunto con il mondo dell’informazione: non è la prima volta che TVI, così come altri canali critici nei confronti del Presidente Yanukovych, sono oggetto di pressioni ed azioni di disturbo da parte delle Autorità.

Arrestati per motivi politici

La Tymoshenko, nota in occidente per avere guidato nel 2004 il processo democratico in Ucraina, passato alla storia come Rivoluzione Arancione, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento più altri tre di interdizione dalla vita politica per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti svantaggiosi per le casse dello Stato.

Per avere preso una decisione politica, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata arrestata in misura cautelativa, ed è stata sottoposta ad un processo dalla palese irregolarità, con la Difesa sistematicamente privata dei suoi diritti e un Corte intenzionata a condannare l’imputata nonostante la maggior parte dei testimoni abbia scagionato l’ex-Primo Ministro.

La Tymoshenko ha sempre ritenuto colpevole del suo arresto il Presidente, Viktor Yanukovych, intenzionata a cancellare dalla scena politica la sua più insidiosa concorrente.

Oltre alla Leader dell’Opposizione Democratica, ad essere stati arrestati per ragioni politiche, o costretti all’esilio, è un’altra decina di esponenti del dissenso arancione, tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko, e l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn.

Matteo Cazzulani

AUNG SAN SUU KYI E JULIJA TYMOSHENKO: DONNE CHE LOTTANO PER LA DEMOCRAZIA

Posted in Birmania, Ukraina by matteocazzulani on April 2, 2012

La guida del Movimento Popolare per la Democrazia in Birmania, vincitrice delle elezioni suppletive di Domenica, Primo di Aprile, e la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, detenuta per avere guidato il dissenso al Presidente Viktor Janukovych, come due esempi di coraggio femminile e di attaccamento costante alla libertà e ai valori dell’Occidente

La Leader del Movimento Popolare per la Democrazia birmano, Aung San Suu Kyi

La democrazia si tinge di rosa: oggi in Birmania, ieri, e forse anche un Domani, in Ucraina. Nella giornata di Domenica, Primo di Aprile, la Leader del Fronte Popolare per la Democrazia birmano, Aung San Suu Kyi, ha portato la sua forza politica alla netta vittoria nelle elezioni suppletive con cui il regime di Rangoon ha posto fine a venticinque anni di impasse politica, durante i quali l’Opposizione non è stata ammessa ad alcuna consultazione elettorale.

Un successo quasi plebiscitario – nel suo collegio, la carismatica politica ha ottenuto l’89% dei consensi – che ha visto il Regime dei militari battuto anche nelle roccaforti tradizionalmente a esso fedeli, ma che, dato il carattere limitato dei seggi messi in palio, non servirà a mutare la situazione del Parlamento, in cui il governo mantiene comunque una salda maggioranza.

Ciò nonostante, quella di Aung San Suu Kyi è una dimostrazione di come la tenacia e l’attaccamento ai valori di libertà e democrazia possono, prima o poi, trionfare. La leader politica birmana, figlia del leggendario generale Aung San, ha passato 15 anni agli arresti domiciliari per essersi opposta a un regime che si è reso protagonista di una sistematica violazione dei diritti umani, di una censura sulla stampa, che ha portato la Birmania all’isolamento internazionale, e che ha registrato addirittura casi di violenza su donne appartenenti alle minoranze etniche.

Con il suo coraggio, e la logica nonviolenta da lei sempre adoperata, la San Suu Kyi è riuscita a fendere questa cortina di buio, ha riacceso le speranze degli elettori – che vedono in lei la paladina della libertà, della democrazia e del progresso – e ha portato l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America a togliere le sanzioni imposte alla Birmania, nonostante quelle di Domenica non siano state consultazioni pienamente libere.

Il pavone giallo su sfondo rosso – il simbolo del Movimento Popolare per la Democrazia della San Suu Kyi – ricorda molto l’arancione che in Ucraina nel 2004 è stato adottato da un’altra donna, Julija Tymoshenko, per protestare pacificamente contro i brogli elettorali e realizzare un processo democratico che, dopo dodici anni di mancato sviluppo del Paese, e 5 anni di involuzione sotto il secondo mandato del presidente Leonid Kuchma, ha reso Kyiv capitale di un Paese libero, democratico, rispettoso dello stato di diritto e pienamente in linea con i parametri occidentali in merito a pluralismo partitico e libertà di stampa.

Tuttavia, questa parentesi europea dell’Ucraina è durata, a singhiozzo, solo un quinquennio: i contrasti in seno alla coalizione arancione tra la Tymoshenko, Primo Ministro per tre legislature, e il Presidente, Viktor Jushchenko, hanno dissipato un notevole patrimonio di consenso ottenuto durante la Rivoluzione nonviolenta del 2004 da parte di un popolo che ha visto nel Capo dello Stato, e ancor più nella carismatica Guida del Governo, paladini di democrazia, giustizia, Europa e Indipendenza dell’Ucraina.

Nel 2010, le Elezioni Presidenziali sono state vinte da Viktor Janukovych, l’avversario sconfitto dalla Rivoluzione Arancione, che, dopo soli pochi mesi, ha accresciuto i suoi poteri a spese di quelli del Parlamento, ha falsificato le Elezioni Amministrative, e ha avviato una campagna di controllo sui media e di arresti politici a carico di esponenti di spicco del campo democratico, tra cui la Tymoshenko: rimasta sempre sua Leader.

Costei, l’11 Ottobre 2011, dopo un processo palesemente irregolare, è stata condannataa sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione alla vita politica, per avere firmato accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse statali.

La situazione dell’Ucraina di Janukovych non è ai livelli della Birmania dei generali – a Kyiv non avvengono violenze sulle donne appartenenti alle minoranze etniche – ma il controllo sulla stampa, l’imprigionamento degli esponenti dell’Opposizione, la limitazione del dissenso, e l’isolamento internazionale – dopo essersi visto congelata la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, il Capo di Stato ucraino è stato ripetutamente ignorato dai suoi colleghi mondiali in ogni occasione pubblica – sono elementi in comune tra Kyiv e Rangoon.

Anche l’Europa ha la sua San Suu Kyi

L’aggravante, dal punto di vista europeo e italiano, risiede nel fatto che l’involuzione democratica di cui è stata vittima la Tymoshenko ha colpito un Paese fondamentale per l’indipendenza energetica e la sicurezza nazionale degli Stati dell’UE: dall’Ucraina transita l’89% del gas con cui è soddisfatto il fabbisogno italiano e il 70% di quello europeo, e la presenza a Kyiv di un regime democraticamente immaturo e isolato internazionalmente, com’è quello di Janukovych, non risiede nell’interesse geopolitico del Vecchio Continente.

Altresì, Julija Tymoshenko è stata condannata per avere firmato accordi con cui, nel Gennaio 2009, ha convinto la Russia a ripristinare l’invio di gas verso l’Europa – che Mosca ha precedentemente tagliato per mettere in difficoltà il governo filo-europeo degli arancioni – ha mantenuto il possesso ucraino sui propri gasdotti nazionali, e ha garantito all’Europa l’afflusso dell’oro blu necessario per dare linfa all’economia di Bruxelles e per scaldare le case degli europei.

E’ anche per questa ragione che non è peregrino auspicare per la Tymoshenko una parabola politica simile a quella coronata dalla San Suu Kyi, affinché, in un Mondo sempre più libero, al sorriso della tenace guida del Fronte Popolare per la Democrazia birmano si possa aggiungere quello dell’altrettanto carismatica Leader dei democratici ucraini – nonché, per le ragioni illustrate, paladina dell’indipendenza energetica europea.

Per la Leader politica ucraina non sarà facile superare i sette anni di detenzione in isolamento in una colonia penale di periferia – a cui potrebbero sommarsene altri dodici: per via di un secondo processo montato a suo carico per evasione fiscale – ma, forse, l’esempio della Signora – com’è chiamata la San Suu Kyi in patria – potrà servire alla Lady di Ferro ucraina – come invece è stata battezzata la Tymoshenko – come motivazione in più per resistere, e progettare l’arresto di un processo di involuzione democratica che sta colpendo un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani

CAPODANNO DI ORDINARIA REPRESSIONE IN RUSSIA ED UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 1, 2012

Ottanta arrestati nelle manifestazioni per la libertà di associazione a Mosca e Pietroburgo, tra cui il candidato alle Elezioni Presidenziali, Eduard Limonov. A Kharkiv meeting in solidarietà della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: detenuta per motivi politici nella colonia penale femminile Kachanivs’kyj. A Kyiv, il Presidente, Viktor Janukovych, elimina ogni accenno alla Lady di Ferro ucraina, ed anche l’inno nazionale dal tradizionale discorso di fine anno

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, durante il tradizionale messaggio di fine anno. FOTO UKRAJINS'KA PRAVDA

Un silenzio assordante rotto dal tintinnio delle manette e da vuote parole di pura retorica dittatoriale. Così è stato vissuto il Capodanno 2012 in Russia ed Ucraina: due Paesi in cui regimi autoritari hanno sfruttato le distrazioni delle masse, impegnate a preparare i festeggiamenti per l’Anno Nuovo, per dare l’ennesima prova della vera natura di sé.

A Mosca, una settantina di dimostranti è stata arrestata per avere partecipato alla tradizionale manifestazione che, il 31 di ogni mese, raduna in Piazza Triumfal’naja le opposizioni di qualsiasi orientamento – dall’estrema desta ai bolscevichi – per rivendicare la libertà di associazione: diritto garantito dall’Articolo 31 della Costituzione della Federazione Russa, puntualmente calpestato dal Cremlino.

Tra gli arrestati, giornalisti, blogger, attivisti politici ed il Leader dell’Altra Russia, Eduard Limonov. L’esponente del movimento di opposizione liberal-progressista, candidato alle prossime Elezioni Presidenziali di Marzo in concorrenza all’attuale Premier, Vladimir Putin, non ha fatto in tempo nemmeno a scendere dalla propria auto: subito, una manciata di poliziotti lo ha prelevato e caricato su una camionetta diretta al primo commissariato.

Simili manifestazioni anche a San Pietroburgo, dove gli arrestati sono stati “solo” dieci. La cifra è stata riportata da Radio Liberty, e confermata poco dopo dalla direzione regionale della polizia della Oblast’ di Leningrado – così si chiama ancora la regione di Pietroburgo.

Janukovych impara dal Cremlino

Medesima atmosfera anche in Ucraina, dove le manifestazioni sono state quelle dei sostenitori della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: accampati a Kharkiv presso la colonia penale femminile Kachanivs’kyj in sostegno dell’ex-Primo Ministro. La Lady di Ferro ucraina è stata deportata dal carcere di Kyiv nella mattinata del giorno precedente, nonostante le precarie condizioni di salute che le impediscono la deambulazione per la propria cella.

La Tymoshenko deve scontare sette anni di detenzione per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin: una sentenza politica, maturata dopo un processo farsa in cui la difesa è stata sistematicamente privata dei propri diritti, e le imputazioni montate ad hoc per incastrare l’ex-Primo Ministro.

Inoltre, alla Leader dell’Opposizione Democratica è stato inflitto un secondo arresto cautelativo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo del procedimento in cui la Lady di Ferro ucraina è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato dalla Tymoshenko prima della discesa in campo del 1998.

Per questa ragione, la detenuta doc non ha potuto né giovare del menù speciale concesso ai detenuti per Capodanno, né distrarsi con la partecipazione al concerto organizzato dalle Autorità carcerarie: la Tymoshenko è stata costretta ad attendere la mezzanotte sola, in compagnia di un brodo tiepido e di un silenzio gelido.

Ovviamente, della Tymoshenko non si è ricordato il Presidente, Viktor Janukovych, che, altresì, ha sfruttato il tradizionale messaggio di fine anno per annichilire ulteriormente ogni simbolo di indipendenza nazionale ucraina. Dopo avere elogiato il raggiungimento della stabilità, la costruzione di infrastrutture, l’ottenimento degli europei di calcio, e il miglioramento dell’immagine di Kyiv nel Mondo, il Capo di Stato ha concluso gli Auguri con un semplice saluto: senza il tradizionale inno nazionale.

Janukovych si sta rilevando un Presidente autoritario, capace di spazzare ogni conquista democratica, anche simbolica, ottenuta dall’Ucraina degli ultimi anni. Di recente – dopo avere indebolito il Parlamento, falsato le Elezioni Amministrative dell’Ottobre 2010, e concesso il prolungamento dell’esercito russo in Crimea – il Capo di Stato ha abolito con un decreto urgente il Giorno della Libertà – la festa in ricordo della Rivoluzione Arancione – e cancellato altre ricorrenze patriottiche istituite dal suo predecessore, Viktor Jushchenko.

Il 19 Dicembre, l’Unione Europea ha congelato la Firma dell’Accordo di Associazione: storico documento con cui Kyiv avebbe ottenuto lo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera. I Presidenti di Commissione Europea e Consiglio Europeo, José Manuel Barroso e Herman Van Rompuy, non hanno potuto ratificare tale passo dinnanzi al regresso democratico in Ucraina che, oltre alla Tymoshenko, ha portato tra carcere, prigione ed esilio una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko – in detenzione preventiva, ancor prima che una sentenza lo abbia condannato per abuso d’ufficio – e l’ex-Titolare dell’Economia, Bohdan Danylyshyn – in asilo politico in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: LA CORTE D’APPELLO CONFERMA LA CONDANNA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 24, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica costretta a sette anni di detenzione in isolamento più tre successivi di esclusione dalla vita politica. La difesa boicotta il verdetto, rinuncia al ricorso in Cassazione, e si appella alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo. L’Ucraina sempre più lontana dall’Occidente libero. Politici ed esperti concordi sulla vendetta personale del Presidente, Viktor Janukovych, sul principale avversario politico

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Sette anni in cinquanta minuti cancellano la libertà in Ucraina. Nella giornata di venerdì, 23 Dicembre, la Corte d’Appello di Kyiv ha confermato la condanna di primo grado a sette anni di reclusione in isolamento alla Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko.

Accusata di abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, la Tymoshenko è costretta al pagamento di una multa salata al colosso nazionale energetico, Naftohaz, ed al divieto di partecipazione alla vita politica per i tre anni successivi alla fine della detenzione.

Una tegola per la libertà sulle Rive del Dnipro – sempre più compromessa da quando al potere è salito il Presidente, Viktor Janukovych – pronunciata in una sala semivuota, dopo nemmeno un’ora tra dibattito e camera di consiglio. Ad assistere alla lettura del verdetto è stata solo la Pubblica Accusa: non la difesa che, perse le speranze in una giustizia ritenuta strumento dell’Amministrazione Presidenziale per eliminare gli avversari politici, ha deciso di boicottare le sedute, cercando giustizia solo presso la Corte Europea dei Diritti Umani.

A Bruxelles, a tutelare gli interessi della Tymoshenko saranno l’avvocato di fiducia, Serhij Vlasenko, e Valentyna Telychenko, il difensore della vedova di Gija Gogadze: noto giornalista di opposizione alla Presidenza Kuchma – era di autoritarismo e corruzione, spazzata pacificamente, nel 2004, dalla Rivoluzione Arancione, guidata proprio dalla Tymoshenko – barbaramente assassinato nel 2000, e, per questo, divenuto icona della Libertà di Stampa in Ucraina.

“E’ una sentenza vergognosa che testimonia il passaggio a Kyiv da una presidenza autoritaria ad una dittatura – ha commentato il braccio destro della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Turchynov – è chiaramente una vendetta personale di Janukovych, arrivato a toccare il livello più basso che si sia mai potuto immaginare”.

Niente Europa per Janukovych

Parere condiviso non solo da politici ed attivisti per i diritti umani – critici all’unisono dinnanzi al regresso della democrazia sulle Rive del Dnipro – ma anche autorevoli esperti. Tadeusz Iwanski del Centro di Studi Orientali di Varsavia – OSW – ha rilevato come per il Presidente ucraino il caso Tymoshenko sia ben più importate delle ambizioni europee del Paese. A dimostrarlo sarebbe non solo la conferma della condanna a 7 anni di reclusione, ma sopratutto il secondo arresto a danno della Leader dell’Opposizione Democratica, inflitto dopo un processo-lampo condotto in carcere dai risvolti macabri: con giudice e pubblica accusa seduti attorno al letto, da cui l’ex-Primo Ministro, quasi paralizzata, è impossibilitata a muoversi per via un lancinante mal di schiena.

“E prova che per Janukovych la priorità è impossibilitare la Tymoshenko alla partecipazione in elezioni parlamentari regolari – ha illustrato Iwanski – l’ennesima condanna seguita a quella per l’affare gas rende vana ogni speranza di giustizia nella magistratura ucraina. E’ dalla riabilitazione di Julija Tymoshenko – ha continuato l’esperto polacco – che dipendono la firma e la ratifica dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina”.

Lecito ricordare che nel summit UE-Ucraina dello scorso 19 Dicembre, Bruxelles ha congelato la firma di un documento storico, con cui l’Unione Europea avrebbe riconosciuto all’Ucraina lo status di partner privilegiato – oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera. Come evidenziato dai Presidenti di Commissione Europea e Consiglio Europeo, José Manuel Barroso ed Herman Van Rompuy, la causa principale è la preoccupante ondata di repressioni politiche che, oltre alla Tymoshenko, ha colpito altri esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: detenuto in isolamento dallo scorso 26 Dicembre, senza che un verdetto lo abbia condannato.

Matteo Cazzulani

ANCHE IL GRUPPO DI VYSEHRAD SCARICA JANUKOVYCH: UCRAINA SEMPRE PIU VICINA ALLA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 17, 2011

I Paesi dell’Europa Centrale criticano la condanna della Leder dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, al punto da chiudere ogni prospettiva di Accordo di Associazione UE-Ucraina. Il Presidente ucraino nomina una Commissione per l’integrazione nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, de facto condannando il Paese alla sottomissione a Mosca, come accaduto in Bielorussia

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’isterico ripiego alle radici sovietiche dopo la bacchettata sulle mani e la cacciata dalla compagnia. Questa la situazione con cui le Autorità ucraine hanno reagito alla rottura del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria: una vera e propria notizia, dal momento in cui proprio i Paesi dell’Europa Centrale hanno supportato fino all’ultimo le ambizioni europee dell’Ucraina, cercando di convincere i riluttanti membri occidentali della necessità, per la sicurezza europea, di tenere la porta aperta ad un regime, seppur sempre più simile alla Bielorussia di Lukashenka.

“Siamo giunti alla conclusione di continuare a supportare le ambizioni occidentali dell’Ucraina, ma non a queste condizioni – ha dichiarato il Primo Ministro ceco, Petr Necas, padrone di casa del summit dei quattro Stati del cuore dell’Europa – non fino a quando Julija Tymoshenko starà in carcere, e non potrà partecipare ad elezioni libere e regolari”.

Una posizione forte, condivisa anche dal primo Ministro polacco, Donald Tusk, nonostante sia stata proprio la Polonia a cercare a tutti i costi di mantenere in vita le prospettive di integrazione di Kyiv con Bruxelles, riuscendo, con un ottimo ruolo diplomatico, a convincere lo scettico asse franco-tedesco nel corso del summit del Partenariato Orientale UE.

Ora, anche per Varsavia la misura è colma, sopratutto dopo che la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, ex-Primo Ministro, è stata condannata a sette anni di carcere, più tre di interdizione alla vita politica, per gestione fraudolenta del bilancio statale, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin: accuse costruite su documentazioni falsate, imprecise, addirittura datate il 31 Aprile, e negate persino dalla maggior parte dei testimoni chiamati alla comparsa in un processo farsa in perfetto stile sovietico.

“I negoziati per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina sono a buon punto, ma non per questo siamo disposti ad accettarne la sigla dinnanzi a quanto avviene a Kyiv – ha illustrato Tusk – ci sono certi valori che vanno rispettati: regole a cui nell’Unione Europea tutti, membri ed associati, devono attenersi”.

Lo scenario bielorusso, con Mosca pronta a vincere

Una vera doccia fredda per il popolo ucraino – secondo un recente sondaggio, favorevole al partenariato con l’UE, anche solo sul piano economico – ma non per il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che non ha perso tempo, e nominato una commissione di lavoro per la preparazione dell’integrazione nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: una tentazione, quella di Mosca, da dove Putin, non ha mai nascosto il desiderio di prendere l’Ucraina sotto la propria sfera d’influenza per dare linfa alle ambizioni imperiali con cui la Russia punta a tornare superpotenza mondiale a spese dei vicini, ergo dell’Europa.

A testimoniare la reale convinzione di Janukovych, la nomina a capo della Commissione di colui che fino ad oggi ha trattenuto i rapporti con l’UE in preparazione della firma dell’Accordo di Associazione: il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko. Un segnale chiaro di rinuncia all’Europa che, tuttavia, diversi esperti leggono anche in chiave isolazionista: la Commissione non sarebbe altro che uno spauracchio per convincere Mosca a concedere condizioni favorevoli a Kyiv, tra cui un partnership separata, che lasci all’Ucraina una maggiore autonomia.

Infatti, non sono pochi tra gli esperti a rilevare nella condotta di Janukovych una similitudine con quella del dittatore bielorusso, Aljaksandar Lukashenka: dopo avere tentato di negoziare con la Russia alla pari, il Bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – ha dovuto arrendersi, e, sempre più isolato dall’Unione Europea per via delle continue repressioni ai danni dell’opposizione, cedere al Cremlino autonomia economica, politica ed energetica. Da ultimo, l’intero pacchetto azionario che controlla i gasdotti di Minsk.

 

Matteo Cazzulani

CINQUE ANNI SENZA ANNA POLITKOVSKAJA

Posted in Russia by matteocazzulani on October 7, 2011

Il 7 ottobre 2006, compleanno dell’allora, e futuro, Presidente russo, Vladimir Putin, la coraggiosa reporter della Novaja Gazeta e stata assassinata per il suo amore per la liberta, contro ogni ingiustizia perpetrata dal regime di Mosca. Il suo ricordo come monito per il futuro

La giornalista russa, Anna Politkovskaja

Cinque anni sono passati dalla scomparsa di Anna Politkovskaja, ma nulla, in Russia ed Unione Europea, sembra essere cambiato. A Mosca, le violenze ai danni degli oppositori politici continuano, la censura ai danni della stampa libera e un dato di fatto oramai assodato, ed al Cremlino sta per ritornare per la terza volta Vladimir Putin: pronto alla terza presidenza per i prossimi sei anni – questa la durata del nuovo mandato – dopo l’interregnum del fido Dmitrij Medvedev, destinato a rimpiazzarlo come Primo Ministro.

Un futuro a tinte fosche, da cui, con i suoi articoli, la coraggiosa giornalista della Novaja Gazeta ha messo in guardia il Mondo: assidue cronache circa le barbarie commesse da un regime pericoloso non solo per i russi, ma anche per l’Europa tutta. Una superba capacita di lettura, quella della Politkovskaja, che, fosse ancora viva, non esiterebbe a collegare il rigurgito imperiale di Mosca contro il popolo ceceno all’aggressione militare in Georgia dell’Agosto 2008, alle Guerre del Gas con Paesi Baltici ed Ucraina, ai rinati proclami di supporto all’Euroasismo dello stesso Putin, e, sopratutto, all’aggressiva politica energetica, che mantiene la Russia una superpotenza politica, seppur economicamente in declino.

Complici di tutto cio, le Cancellere occidentali che, in cambio di un risibile sconto sull’oro blu, sono pronte a chiudere entrambi gli occhi dinnanzi alla violazione di democrazia e diritti umani in Russia e, sopratutto in data odierna, ad esprimere parole di ricordo di Anna: assassinata da sicari ancora ignoti, il giorno del compleanno di Vladimir Putin. Chi vive, o, semplicemente, ha a che fare con l’Europa dell’Est, sa benissimo che certe circostanze non sono casuali. Cosi come chi e giornalista di professione, e crede veramente nel mestiere, non puo restare silente quando sul proprio calendario legge la data del 7 Ottobre.

Dimenticare Anna sarebbe come rinnegare la propria liberta di parola: un diritto assodato in Europa, ma per nulla in Russia, dove chi, come la Politkovskaja, ha il coraggio di lottare per la verita viene giustiziato con cinque colpi di makarov nell’ascensore di casa propria, al ritorno dalla spesa.

Una Donna forte

Ma non e solo una coraggiosa giornalista che bisogna ricordare: Anna Politkovskaja e stata una grande donna che, forse per l’audacia che contraddistingue il genere femminile, non si e mai arresa, ed ha continuato a spendere fiumi di parole per rendere giustizia a vittime di un regime, ancora sovietico nei modi e nella retorica. A nulla sono servite nemmeno le raccomandazioni dei colleghi, preoccupati – ma nel contempo affascitati – da simile coraggio.

Oggi, di Anna non rimane che il ricordo, e l’energia sprigionata dai suoi articoli, tanto precisi quanto significativi. Nella redazione della Novaja, la sua scrivania e ancora cosi come l’ha lasciata l’ultima volta: vuota, ma carica di passione ed ardore per la liberta.

Matteo Cazzulani

UNDICI ANNI SENZA GIJA GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 16, 2011

L’Ucraina ricorda il reporter di origine georgiana assassinato per la sua attività di opposizione all’ex-Presidente, Leonid Kuchma. Diverse manifestazioni in ucraina e Georgia in suffragio del simbolo della libertà di stampa. L’appello della Leader dell’Opposizione democratica, Julija Tymoshenko, a lottare per la stampa libera

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Un vuoto profondo nella stampa ucraina ed europea, difficile da colmare, sopratutto oggi. Il 16 Settembre 2000 il giornalista di opposizione ucraino di origine georgiana, Heorhij Gongadze, è sparito al momento del suo ritorno a casa. Rapito e poi ucciso, come si saprà tre giorni più tardi al ritrovo del suo corpo: privato della testa, ed abbandonato non lontano dalla Capitale, Kyiv.

Una pagina nera della storia ucraina, purtroppo ancora non risolta. Le indagini sull’omicidio di Gija – com’è ricordato dai colleghi – provvedono in disordine, ed il processo aperto per stabilire mandanti ed esecutori lungi dall’essere chiuso con una condanna chiara e netta dei responsabili.

Tra i sospettati mandanti, l’ex-Presidente, Leonid Kuchma, l’attuale Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchuk, suicidatosi nel 2005. Secondo registrazioni audio ottenute da Mykola Melnychenko, l’ex-guardia del corpo del Capo di Stato Emerito, Gija sarebbe stato eliminato per la sua attività di opposizione alle Autorità allora governanti, espresso platealmente un anno prima, quando, in occasione delle Elezioni Presidenziali del 1999, pur essendo liberale e patriota invitò gli ucraini a sostenere il comunista Petro Symonenko proprio contro Kuchma, ritenuto un pericolo per la democrazia del Paese.

Oggi, del coraggioso giornalista resta il giornale on-line da lui fondato, la Ukrajins’ka Pravda – la più autorevole fonte di informazione libera ed indipendente in Ucraina – ed un monumento in centro a Kyiv, ai piedi del quale è stata organizzata una manifestazione in suo ricordo, che unisce la Capitale ad altre città del Paese, e persino a Tbilisi, dove anche la comunità georgiana ricorderà Gija.

Un reporter coraggioso

Doveroso anche ricordare le conseguenze politiche che il suo sacrifico ha comportato: una forte reazione al suo omicidio provocò la costituzione del movimento Ucraina senza Kuchma e del Comitato di Rinascita dell’Ucraina, ai quali aderirono le principali forze dell’Opposizione patriottica, in una battaglia non-violenta per la democrazia e la libertà di stampa in ucraina ottenute solo nel 2005, in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Proprio l’anima di quei movimenti, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko – oggi detenuta in isolamento, e, come un’altra decina di politici dell’Opposizione Democratica, sottoposta ad un processo politico – ha invitato al ricordo di una personalità importante per l’Ucraina, simbolo della lotta per il libero pensiero.

“E’ una persona da ricordare, anche solo con poche righe – ha dichiarato la Tymoshenko dalla sua cella all’Ukrajins’ka Pravda – perché la lotta per la democrazia passa dalla garanzia della Libertà di parola. Nessuna stabilità, nessuno sviluppo può essere ottenuto a costo della stampa indipendente – ha continuato – per questo, continuiamo a lottare – ha concluso – e a contrastare ogni tentativo di censura”.

Matteo Cazzulani

LA DIFESA DI JULIJA TYMOSHENKO DENUNCIA LA GESTIONE ARBITRARIA DELLE IMPUTAZIONI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 1, 2011

Tra i capi d’accusa inseriti persino una puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino –  le dichiarazioni Twitter della Leader dell’Opposizione Democratica, e due faldoni ricomparsi nella notte. Respinti gli studi dell’autorevole Ernst and Young ed i materiali dell’Ukrajins’ka Pravda, certificanti l’innocenza dell’ex-Primo Ministro. Nuove condanne al processo politico da parte del centro-destra europeo ed americano, dagli Esteri USA, dalla Polonia, e persino dalla Federazione Russa

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo a suo carico

Nuova fase e nuove critiche internazionali, ma sempre vecchi metodi di stampo sovietico ed illiberale. Nella giornata di mercoledì, 31 Agosto, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha chiuso la fase della lettura delle imputazioni, non senza le proteste della difesa che, sconcertata, ha assistito alla comparsa di due faldoni precedentemente resecati dai capi d’accusa, e, fatto assai più grave, si è vista negare l’inserimento agli atti di materiali certificanti l’innocenza dell’imputata, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julia Tymoshenko.

Nello specifico, il PM ha rifiutato l’esame in aula dello studio dell’autorevole Ernst and Young – che ha sancito come gli accordi per il gas del Gennaio 2009, per cui l’ex-Primo Ministro è accusata, alle casse statali abbiano portato guadagni, e non perdite – e simili materiali pubblicati dalla testata on-line Ukrajins’ka Pravda. Viceversa, Kirejev ha accettato la registrazione di una puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino – e le dichiarazioni della Tymoshenko pubblicate sulla sua pagina Twitter.

“La ricomparsa dei faldoni testimonia la fabbricazione delle imputazioni notte tempo – ha dichiarato l’avvocato difensore, Mykola Siryj – secondo il regolamento, i legali almeno dovrebbero avere del tempo per il loro esame, ma non ci è stato concesso”.

Oltre alla pausa tecnica per la presa visione delle imputazioni, ad essere negata è stata l’ennesima richiesta della difesa di liberazione di Julija Tymoshenko da una detenzione in isolamento che dura da quasi un mese – esattamente dallo scorso 5 Agosto – e che ha visibilmente indebolito la Leader dell’Opposizione Democratica, impossibilitata persino a ricevere la visita dei propri medici di fiducia. Una condizione illiberale che ha provocato l’ennesima mobilitazione internazionale: con una nota congiunta, il Presidente del partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, ed il Senatore repubblicano USA, John McCain, si sono rivolti alle Autorità ucraine per un’immediata liberazione dell’anima della Rivoluzione Arancione, illustrando come festeggiare il ventennale dell’Indipendenza dal regime sovietico reprimendo il dissenso non sia dimostrazione di maturità politica e storica. Una dichiarazione forte, subito ripresa e condivisa anche dal Dipartimento di Stato USA.

Persino la Russia contesta le Autorità ucraine

All’indomani della visita privata a Danzica, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha confermato di avere avvertito il suo collega ucraino, Viktor Janukovych, che il processo e la detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica rendono difficile alla Polonia il supporto delle ambizioni europee dell’Ucraina, sopratutto alla vigilia della firma di un Accordo di Associazione che, allo stato attuale, è sempre più in bilico.

A contestare Kyiv è persino la Federazione Russa, il cui Presidente, Dmitrij Medvedev, parallelamente ai tradizionali arresti di manifestanti dell’opposizione celebrati ogni 31 del mese – data in cui si organizzano manifestazioni silenziose per rivendicare la Libertà di Associazione, garantita dall’articolo 31 della Costituzione russa, ma puntualmente calpestata dalle autorità – si è detto stupito del trattamento disumano riservato alla Tymoshenko, ed ha invitato Janukovych, con cui Mosca è ai ferri corti per questioni energetiche relative al rinnovo delle forniture di gas, ad un comportamento più adeguato agli standard democratici.

Lecito ricordare che la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, è accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio del corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Oltre a Partito Popolare Europeo, USA, Polonia, e Federazione Russa, a condannare il trattamento applicato all’anima della Rivoluzione Arancione sono stati anche Unione Europea, Consiglio d’Europa, i Capi delle Chiese e delle confessioni ucraine, e le maggiori ONG internazionali indipendenti, tra cui l’autorevole Freedom House.

Matteo Cazzulani