LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Gas ed economia: la Russia da il vis alla Zona di Libero Scambio CSI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 22, 2012

Il progetto di integrazione economica della Comunità di Stati Indipendenti voluto da Mosca per consolidare la sua egemonia nello spazio ex-sovietico e per rafforzare la politica energetica del Cremlino a discapito di quella varata dalla Commissione Europea per diversificare le proprie forniture di gas. Nel Southstream anche la Republika Srpska

L’integrazione economica della Comunità di Stati Indipedenti e la maschera con cui la Russia sta cercando di impossibilitare la realizzazione dei piani di diversificazione energetica varati dalla Commissione Europea. Nella giornata di venerdì, 21 Settembre, il Segretario Esecutivo della CSI, Sergey Lebedev, ha comunicato l’avvio della fase conclusiva del varo di una Zona di Libero Scambio nello spazio ex-sovietico, della quale faranno parte la Russia, la Bielorussia, l’Ucraina, il Kazakhstan e l’Armenia – che ancora deve presentare la documentazione necessaria.

La Zona di Libero Scambio CSI entrerà definitivamente in funzione il prossimo 12 Ottobre, e permetterà una stretta integrazione tra le economie dei Paesi membri mediante la facilitazione fiscale della circolazione delle merci, l’abbattimento delle dogane per il trasferimento delle merci, e la semplificazione delle procedure burocratiche finalizzata alla creazione di un sistema unico a cui tutti gli Stati aderenti al progetto dovranno attenersi.

L’implementazione dell’integrazione economica della CSI e un preciso piano del Presidente russo, Vladimir Putin, per assicurare l’egemonia della Russia sul piano economico e politico nello spazio ex-sovietico. Di pari passo, la Zona di Libero Scambio e un escamotage per rafforzare la posizione energetica di Mosca nei confronti di un’Unione Europea che, ultimamente, e riuscita ad avviare iniziative concrete per diminuire la propria dipendenza dal gas del Cremlino.

Come confermato dallo stesso Lebedev, la Zona di Libero Scambio CSI prevede anche la facilitazione del commercio del gas nello spazio ex-sovietico, con la relativa concessione di sconti per i Paesi che fanno parte del progetto.

Questa clausola e particolarmente importante per l’Ucraina. Kyiv e membro della Comunità Energetica Europea – una sorta di Unione Europea dell’energia, in cui i Paesi membri sono chiamati ad unificare la rete dei gasdotti nazionali e a garantire l’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico UE: legge continentale che prevede la liberalizzazione della gestione delle condutture e della compravendita del gas – ma di recente il Presidente Yanukovych ha guardato con interesse al vettore russo.

L’ingresso degli ucraini nella Zona di Libero Scambio CSI potrebbe provocare ripercussioni sulla Comunità Energetica Europea, ed impossibilitare la realizzazione di politiche comuni UE sul piano energetico estese anche a Paesi che dell’Unione politicamente non sono parte, come Moldova – che tuttavia ha dichiarato fedeltà all’Europa – e, appunto, Ucraina.

Inoltre, la misura adottata sul piano energetico dalla CSI e speculare alla recente Proposta della Commissione Europea inerente all’avvio di una contrattazione unica a livello continentale con i Paesi esportatori di materie prime energetiche, tra cui Mosca per il gas.

Un altro piano con cui la Russia sta cercando di affossare la politica energetica comune europea e la costruzione del Southstream: gasdotto concepito sul fondale del Mar Nero per rifornire di gas russo direttamente l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica, bypassare Paesi osteggiati politicamente dal Cremlino come Romania e Polonia, ed impossibilitare a Bruxelles l’accesso diretto con proprie condutture ai giacimenti dell’Azerbajdzhan, con cui la Commissione Europea ha già firmato accordi per diversificare le proprie forniture di oro blu da quelle russe e nordafricane.

Sempre venerdì, 21 Settembre, al Southstream ha aderito la Republika Srpska: regione serba della Bosnia Erzegovina che, imitando quanto deciso dalla Serbia, ed anche dai Governi macedoni, montenegrino, e sloveno, ha deciso di sostenere politicamente il progetto energetico di Mosca.

A confermare la natura politica del Gasdotto Ortodosso – com’e altrimenti noto il Southstream – e stato il Capo del consorzio deputato alla sua costruzione, Marcel Kramer, che alla Bloomberg ha confermato la volontà di implementare la costruzione della conduttura com’e risposta all’apertura da parte della Commissione Europea di un’inchiesta ufficiale per condotta anticoncorrenziale del monopolista russo del gas, Gazprom – posseduto per più del 50% dal Cremlino – nei mercati dell’Europa Centro-Orientale.

Il giacimento bulgaro può fermare il Southstream

Oltre alla posizione risoluta della Commissione Europea – che tuttavia e contrastata da Germania, Francia, e dalle lobby filorusse molto forti anche in altri Paesi dell’Europa Occidentale, tra cui l’Italia – a frenare Il Southstream, che gode del sostegno economico di Gazprom, del colosso italiano ENI, e delle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF, potrebbe essere la posizione politica della Bulgaria.

Di recente, Sofia ha comunicato l’intenzione di non partecipare al Southstream in seguito alla richiesta da parte del Cremlino di un maxirisarcimento per la mancata costruzione della centrale nucleare di Belene. Inoltre, lo scorso Marzo al largo delle coste bulgare e stato individuato un giacimento di gas di 15 Mila metri quadrati, che, secondo le stime, potrebbe garantire alla Bulgaria l’autosufficienza energetica per i prossimi vent’anni circa.

L’individuazione del giacimento al largo delle coste bulgare aiuta la realizzazione della politica energetica della Bulgaria, intenzionata a diversificare le proprie forniture di gas per evitare la totale dipendenza che finora ha legato Sofia alla Russia. Per questa ragione, il Governo bulgaro ha sostenuto finanziariamente, con l’aiuto dell’Unione Europea, la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali con quelli della Romania, ed ha avviato lavori per collegare il suo sistema infrastrutturale energetico con quello della Turchia.

Matteo Cazzulani

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Giorno dell’Indipendenza ucraina: Yanukovych dice no all’Europa e si alla Russia

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 25, 2012

Il Presidente ucraino pone In primo piano i rapporti con Mosca a quelli con Bruxelles durante il suo discorso ufficiale, sancendo una volta ancora la rottura delle relazioni con l’UE. La voce registrata di Yulia Tymoshenko durante la protesta dell’Opposizione Democratica Unita per il ristabilimento della democrazia e del vettore occidentale in politica estera.

Non si e trattato di una novità, ma chi a Kyiv ancora sperava nel compimento del processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa ha subito una doccia fredda, proprio nel Giorno dell’Indipendenza Nazionale. Nella giornata di venerdì, 24 Agosto, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha messo in chiaro la volontà dell’Ucraina di preferire in politica estera il vettore orientale a quello occidentale.

Nello specifico, il Capo di Stato ucraino ha dichiarato che Kyiv non e intenzionata ad accettare l’integrazione nelle strutture europee per non perdere la propria indipendenza e sovranità. Al contrario, Yanukovych ha apprezzato i passi compiuti dall’Ucraina verso il rafforzamento della partecipazione ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI: un progetto di integrazione sovranazionale voluto dalla Russia di Putin per ripristinare l’egemonia politica ed economica del Cremlino in Europa Orientale.

“Dobbiamo rafforzare i legami con i Paesi CSI: perché essi rappresentano il principale sbocco dei prodotti della nostra industria – ha dichiarato il Presidente ucraino – Non possiamo ignorare tutti i processi di integrazione che ci interessano, ma non siamo pronti a concedere la nostra partecipazione a qualsiasi prezzo. Aspettiamo risposte dai nostri partner europei, perché vogliamo che il dialogo con Bruxelles sia impostato su un piano bilaterale”.

La presa di posizione di Yanukovych non rappresenta una novità, dal momento in cui il Capo di Stato ucraino ha in più occasioni dimostrato più attenzione alla Russia piuttosto che all’Europa. Tuttavia, e significativo il fatto che tale presa di posizione e stata ribadita con molta evidenza durante il discorso ufficiale dedicato al Giorno dell’Indipendenza ucraina.

Del resto, i rapporti tra il Presidente ucraino e l’UE sono da tempo logori. Bruxelles male ha digerito il regresso democratico realizzato da Yanukovych dal momento della sua elezione nel Febbraio 2010, mediante processi ed arresti politici – realizzati per eliminare i suoi più temibili avversari dalla scena politica nazionale – falsificazione delle Elezioni Amministrative, accentramento dei poteri nelle sue mani a danno del Parlamento, e innalzamento della pressione sulla stampa dopo cinque anni di libertà dovuti ai progressi in senso occidentale compiuti dai Governi successivi alla Rivoluzione Arancione.

A contestare il Presidente e stata l’Opposizione Democratica Unita, che ha colto l’occasione del Giorno dell’Indipendenza per richiedere pubblicamente la liberazione dei prigionieri politici: l’ex-Primo Ministro, e guida della Rivoluzione Arancione, Yulia Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko.

Durante la manifestazione di piazza, partecipata da 5 Mila persone, gli organizzatori hanno diffuso un nastro magnetico con la voce di Yulia Tymoshenko. Dal carcere, con tono lento e intermittente – probabilmente dovuto alla malattia che l’ha colpita dal momento della sua detenzione – la Leader dell’Opposizione Democratica Unita ha invitato i suoi elettori e tutti gli ucraini a ribellarsi alla dittatura di Yanukovych per costruite un’Ucraina giusta, veramente indipendente, democratica ed europea.

Giornalista arrestata per tre ore

Oltre che dalla querelle politica, il Giorno dell’Indipendenza ucraina e stato caratterizzato anche da un giallo politico-giornalistico. Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, la cronista Tetyana Chornovil e stata arrestata dalle forze di polizia per tre ore, per poi essere rilasciata dopo essere stata privata del suo telefono cellulare.

La Chornovil si e introdotta nella residenza presidenziale Mezhihirya per realizzare un reportage sul lussuoso edificio che, secondo quanto denunciato in più occasioni dalla stessa Ukrayinska Pravda, Yanukovych avrebbe realizzato con denaro pubblico.

Secondo le autorità, l’episodio sarebbe stata una semplice esercitazione anti-spionaggio, alla quale la Chornovil avrebbe partecipato sua sponte.

Matteo Cazzulani

IL CASO TYMOSHENKO 2 ANCORA FERMO MENTRE JANUKOVYCH PORTA L’UCRAINA SEMPRE PIU’ VICINO ALLA RUSSIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 2, 2012

Rinviato per la quinta volta il via al processo in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è imputata per malversazione finanziaria. La maggioranza parlamentare fedele al Presidente ucraino vara due provvedimenti che diminuiscono l’indipendenza nazionale di Kyiv dinnanzi ai disegni egemonici di Mosca

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo sugli accordi del gas. FOTO ® MATTEO CAZZULANI

L’eroina della Rivoluzione Arancione sarà monitorata durante le udienze del processo per garantire la sua presenza, a prescindere dalle condizioni di salute. Nella giornata di martedì, 31 Luglio, il giudice Kostjantyn Sadovs’kyj, incaricato della conduzione del processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, per malversazione finanziaria durante la presidenza del colosso energetico JEESU pari a 4 milioni di Dollari – un fatto risalente a metà degli anni Novanta – ha respinto per la quinta volta l’avvio del procedimento dinnanzi all’assenza dell’imputata.

Julija Tymoshenko, affetta da una seria ernia al disco, ha rifiutato sia la presenza in Aula che il collegamento video proposto dall’accusa: la videoconferenza, come ha motivato l’ex-Primo Ministro ucraino, non permette di dialogare con gli avvocati difensori durante la seduta e, quindi, priva l’eroina della Rivoluzione Arancione di uno dei diritti fondamentali garantiti ad un imputato in un qualsiasi processo.

La posizione della Tymoshenko ha costretto Sadovs’kyj a rimandare la seduta, non prima di avere accolto la richiesta dell’accusa di prendere comunque in esame la possibilità di stabilire un contatto video per la seduta successiva. Inoltre, il Giudice ha respinto la proposta con la quale la Difesa ha richiesto il riaggiornamento del processo ad avvenuta guarigione della Leader dell’Opposizione Democratica.

Secondo il pool di medici tedeschi – che hanno ottenuto il permesso di curare la Tymoshenko presso una sala dell’Ospedale dei Ferrovieri di Khar’kiv – la Leader dell’Opposizione Democratica necessita non meno di 8 settimane per ristabilirsi in maniera soddisfacente.

Lo staff medico delle Autorità carcerarie ritiene invece che l’eroina della Rivoluzione Arancione sia pronta per presenziare in aula e, sopratutto, che ella debba ritornare al più presto nel Penitenziario femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, dove la Tymoshenko sta scontando sette anni di reclusione in isolamento per avere firmato nel Gennaio 2009 accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Nel frattempo, l’assenza dalla scena politica della Tymoshenko permette ai suoi avversari – che a detta dell’Opposizione Democratica sono responsabili dei processi politici che hanno costretto l’eroina della Rivoluzione Arancione al carcere – di realizzare indisturbati una politica che allontana Kyiv dall’Europa e avvicina sempre più l’Ucraina alla Russia.

Lunedì, 30 Luglio, il Parlamento, convocato in seduta straordinaria, ha ratificato l’accordo di ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI: processo di integrazione economica sovranazionale nello spazio ex-sovietico che consente alla Russia di estendere la sua egemonia sui Paesi un tempo appartenenti all’URSS oggi indipendenti.

Il progetto è stato registrato e sostenuto dal Presidente, Viktor Janukovych, che, dopo avere provocato il congelamento del processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, ha deciso di perseguire il vettore eurasiatico con l’avvicinamento di Kyiv sotto la sfera di influenza della Russia.

In Ucraina si parlerà sempre più in russo

Sempre nell’ambito del processo di avvicinamento a Mosca voluto da Janukovych il Parlamento ha votato in definitiva il provvedimento che riconosce la lingua russa come idioma di Stato in Ucraina al pari dell’ucraino.

Il documento, che è già stato firmato dallo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, è fortemente contrastato dall’Opposizione Democratica, in quanto limita l’uso della lingua nazionale – che in Ucraina, così come in altri Paesi ex-URSS e, più in generale, in altre realtà ex-coloniali, rappresenta un fattore che garantisce l”unità della nazione ed il mantenimento della cultura nazionale – e aumenta l’influenza della lingua di un Paese straniero, la Russia, intenzionato a sottomettere politicamente l’Ucraina.

A forzare l’approvazione della legge linguistica è stata la maggioranza filo-presidenziale, che ha insistito per la calendarizzazione del provvedimento in una seduta straordinaria prima della pausa estiva. Il documento era già stato votato dal Parlamento in maniera frettolosa ed irregolare, al punto da portare Lytvyn a rassegnare per protesta le proprie dimissioni.

La maggioranza ha poi respinto le dimissioni dello Speaker del Parlamento in cambio del suo impegno a firmare il documento qualora esso fosse stato riapprovato in una nuova seduta nel pieno rispetto delle regole.

Matteo Cazzulani

TRA L’UE E LA RUSSIA L’UCRAINA SCEGLIE IL CREMLINO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 26, 2012

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha registrato in Parlamento l’Accordo per l’ingresso di Kyiv nella Zona di Libero Scambio CSI assieme a Bielorussia, Kazakhstan, Tadzhikistan, Kygyzstan ed Armenia. Motivazioni politico-energetiche alla base dell’adesione di Kyiv al progetto di integrazione sovranazionale voluto da Mosca

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Buon viso a cattivo gioco cercando di mantenere un piede in due scarpe, ma difatti la scelta è stata compiuta e l’Ucraina punta dritto tra le braccia della Russia. Nella giornata di martedì, 24 Luglio, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha registrato in Parlamento la ratifica dell’accordo per l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI: un progetto ideato e voluto dalla Russia per estendere la propria egemonia economica nello spazio ex-sovietico, e consolidare lo status del Cremlino di leader politico della regione dell’ex-URSS.

Secondo il calendario dei lavori della Rada, il provvedimento sarà esaminato in una delle ultime sedute dell’attuale legislatura, dove la maggioranza, composta da un patto di ferro tra comunisti e il Partija Rehioniv – il Partito del potere, a cui, oltre al Presidente Janukovych, appartengono anche il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – ha già dichiarato di votare a favore dell’ingresso di Kyiv nel progetto economico di Mosca.

La decisione di Janukovych di porre ai voti il documento per ottenerne un’approvazione certa dimostra l’avvenuta scelta di campo tra l’Europa e l’Eurasia del Presidente ucraino. Finora, il Capo dello Stato si è sempre barcamenato tra la Russia e l’Unione Europea, ed ha cercato fino all’ultimo di mantenere attuali entrambi i fronti della sua politica estera.

Tale condotta è stata attuata fino a pochi giorni dalla registrazione dell’Accordo per l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI. Nella giornata di lunedì, 23 Luglio, il Ministro degli esteri di Kyiv, Kostjantyn Hryshchenko e il Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule, hanno firmato un documento per la facilitazione del rilascio dei visti Schengen ai cittadini ucraini.

La settimana precedente, l’Amministrazione di Janukovych ha dato enorme risalto alla conclusione della stesura del testo dell’Accordo per la Zona di Libero Scambio UE-Ucraina, annunciata dal Ministro per lo Sviluppo Economico, Petro Poroshenko. Tuttavia, a riguardo è pervenuta la pronta rettifica da parte della Commissione Europea, che ha sottolineato come l’entrata in vigore dell’Accordo per la Zona di Libero Scambio sia strettamente legata alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Con questo documento, Kyiv avrebbe ottenuto lo status di partner privilegiato dell’UE – oggi goduto da Norvegia, Islanda e Svizzera – ma esso è stato congelato da Bruxelles per via degli arresti politici a carico degli esponenti dell’Opposizione Democratica.

E’ dinnanzi alle proteste dell’Europa per l’assenza di democrazia sulle Rive del Dnipro che Janukovych ha scelto Mosca anziché Bruxelles, ed ha portato l’Ucraina nella sfera di influenza economica di Mosca assieme a Bielorussia, Kazakhstan, Tadzhikistan, Armenia e Kyrgyzstan: gli altri Paesi che hanno già ratificato l’ingresso nella Zona di Libero Scambio CSI.

Oltre che ai malumori dell’Occidente dinnanzi alle repressioni a carico degli arancioni, a motivare quella che appare non solo come una scelta di campo ben precisa, ma anche come una sconfitta diplomatica delle Autorità ucraine – Janukovych ha sempre richiesto l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI previo mantenimento di una cospicua autonomia che nel documento registrato alla Rada non è prevista – sono altri due fattori.

Il primo è legato alla volontà di Janukovych di mantenere il controllo del Paese per mezzo di metodi autoritari: se Kyiv avesse optato per la piena integrazione nell’Unione Europea, il Presidente ucraino avrebbe dovuto attenersi al rispetto della democrazia e del pluralismo partitico. Nella CSI, Janukovych può invece contare sulla compagnia del dittatore bielorusso, Aljaksandr Lukashenka, del regime di Alma Ata e della stessa Russia di Putin: noti per avere in più occasioni messo a tacere il dissenso con metodi poco leciti ed imbavagliato la stampa con l’uso della forza e del terrore.

La seconda motivazione riguarda il gas. Da tempo, l’Ucraina sta cercando di ottenere dal monopolista russo, Gazprom, uno sconto sulle forniture di oro blu che oggi Kyiv, per precisa scelta politica di Mosca, paga secondo un tariffario più caro rispetto a quello imposto dal Cremlino a Paesi alleati come Germania e Francia.

In più occasioni, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha lasciato intendere che Janukovych può sperare in un ribasso delle tariffe solo in seguito a concessioni alla Russia in termini politici, come il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero fino al 2042 – concessa dal Capo dello Stato ucraino nel Maggio del 2010 in cambio di un risibile sconto sulla bolletta del gas – e, per l’appunto, l’ingresso dell’Ucraina nei progetti di integrazione sovranazionali di Mosca.

I rischi per l’Europa

La Commissione Europea ha comunicato la complementarietà tra la Zona di Libero Scambio CSI e quella tra UE ed Ucraina, ma l’ingresso di Kyiv nel progetto di Mosca rappresenta un dato politico tanto chiaro quanto pericoloso per l’interesse geopolitico del Vecchio Continente. Con l’inglobamento dell’Ucraina, la Russia può autenticarsi come una superpotenza mondiale in grado di estromettere l’Europa da un Mondo sempre più globalizzato, in cui i principali attori sono Cina, India, Sud Africa, Brasile e, sempre meno, gli Stati Uniti d’America.

Dopo quattro anni di politica estera morbida, che ha portato il faro della democrazia nel Mondo a diventare il paladino dello sterile dialogo con i peggiori dittatori della terra, senza se e senza ma, Washington ha notevolmente indebolito la sua presenza in Europa Centro-Orientale, ed ha permesso alla Russia di realizzare i propri disegni geopolitici in teatri cruciali per la sicurezza nazionale dell’Unione Europea, come Caucaso e Bacino del Mar Nero.

Senza dubbio, oltre alle tendenze autoritarie, e alla nostalgia per i tempi e i costumi politici dell’Unione Sovietica, a permettere a Janukovych di scegliere Mosca anziché Bruxelles è stata anche la debolezza del Presidente USA, Barack Obama.

L’Amministrazione democratica della Casa Bianca avrebbe dovuto leggere meglio la situazione geopolitica mondiale, e comprendere che l’unica possibilità di successo per le economie dell’Occidente è il consolidamento di uno stretto asse atlantico tra Bruxelles e Washington capace di concorrere con le cosiddette economie emergenti in nome di solidi principi, come il libero mercato e il rispetto della democrazia e dei diritti umani.

Matteo Cazzulani

ALLARGAMENTO UE: MOLDOVA E TURCHIA SUPERANO L’UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 29, 2012

La Commissione Europea concede a Chisinau il secondo step nel processo di integrazione, mentre i Ministri degli Esteri dei principali Paesi Europei firmano una lettera in sostegno alle aspirazioni europee di Ankara. La Russia esercita pressioni su Kyiv per l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio nello spazio post-sovietico

Il primo ministro moldavo, Vlad Filat

Al via il secondo step per l’integrazione in Europa della Moldova. Questa è la decisione presa dalla Commissione Europea nella giornata di giovedì, 28 Giugno, a conclusione dell’incontro tra il Commissario UE agli Affari Interni, Cecilia Malmstroem, e il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat.

Come riportato dalla Malmstroem, Chisinau ha dimostrato un notevole progresso nella strada di avvicinamento agli standard europei, ed è sempre più vicina al completamento del processo di integrazione nell’UE.

L’Unione Europea ha dunque firmato un accordo che prevede la semplificazione della concessione dei visti a lungo termine per industriali, studenti e presidenti di ONG, l’aumento delle categorie di persone esentate dal pagamento dei visti Schengen, e l’eliminazione dell’obbligo del visto per chi possiede un passaporto biometrico e diplomatico.

Un altro Paese che avanza nel processo di avvicinamento all’Europa è la Turchia. Sempre giovedì, 28 Giugno, i Ministri degli Esteri della maggior parte dei Paesi UE – Germania, Polonia, Gran Bretagna, Ungheria, Italia, Bulgaria, Svezia, Lettonia, Estonia, Lituania, Spagna, Slovacchia, Slovenia, Romania, Portogallo, e Finlandia – con una lettera hanno lodato il ruolo ricoperto negli ultimi tempi da Ankara per la diffusione della democrazia in Medio Oriente e il contenimento dell’aggressività di alcuni regimi dittatoriali, come quello della Siria.

Oltre ad avere riconosciuto la capacità della Turchia di saper riformare il proprio sistema militare e giudiziario in senso occidentale, i firmatari della lettera hanno tuttavia invitato Ankara a migliorare la situazione legata ai diritti alle donne e alla tutela delle minoranze, su cui, secondo il documento, il Governo turco deve ancora avvicinarsi ai parametri di Bruxelles.

La Russia si riprende l’Ucraina

Il Paese che invece si sta allontanando dall’Europa è l’Ucraina. Nella giornata di mercoledì, 27 Giugno, il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, si è recato in visita ufficiale a Kyiv per incontrare il suo collega, Viktor Janukovych, e il Primo Ministro ucraino Mykola Azarov.

Durante il vertice, Medvedev ha invitato Janukovych a ratificare al più presto il varo della Zona di Libero Scambio nella Comunità di Stati Indipendenti: un processo di integrazione economico fortemente voluto da Mosca per rinsaldare la sua egemonia nello spazio ex-sovietico.

Inoltre, i due Presidenti hanno firmato alcuni contratti per la collaborazione russo-ucraina nel settore dell’aviazione e dell’ingegneria spaziale, e, durante le dichiarazioni ufficiali, hanno riservato poca importanza al conflitto tra Mosca e Kyiv per la revisione delle tariffe del gas, su cui l’Ucraina richiede da tempo uno sconto.

Matteo Cazzulani

ACCORDO RUSSIA-UCRAINA PER LE FORNITURE DI GAS IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 9, 2012

Il monopolista russo, Gazprom, concede al colosso nazionale ucraino Naftohaz un anticipo di 2 Miliardi di Dollari per l’affitto dei siti di stoccaggio. Mosca si conferma soggetto egemone nelle esportazioni di oro blu all’Europa, mentre Kyiv è sempre più isolata e dipendente dal Cremlino sul piano energetico, economico e politico

Il Capo di Gazprom, Aleksej Miller

Un anticipo di 2 Miliardi di Dollari per assicurare gas all’Europa. Nella giornata di giovedì, 7 Giugno, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha raggiunto un accordo con il colosso ucraino, Naftohaz, per garantire l’invio di oro blu dalla Russia al Vecchio Continente attraverso i gasdotti dell’Ucraina.

I russi pagheranno a Naftohaz l’affitto dei siti di stoccaggio controllati da Naftohaz, che saranno riempiti di una quantità di gas sufficiente per soddisfare il fabbisogno degli acquirenti dell’Europa Occidentale durante i mesi invernali.

In cambio, il colosso energetico ucraino ha promesso al monopolista russo di garantire l’invio di oro blu al Vecchio Continente, e ha rinunciato ad imporre a Gazprom di ulteriori tariffe di transito.

L’intesa tra le due compagnie pone fine a una disputa durata a lungo. L’Ucraina, che paga il gas alla Russia in base a tariffe più care rispetto a quelle applicate da Mosca alla Germania, ha chiesto ai russi uno sconto sul prezzo dell’oro blu importato, e ha proposto a Gazprom l’affitto dei propri siti di stoccaggio per garantire le esportazioni di carburante in Europa.

Dal canto suo, il monopolista russo ha accusato Naftohaz di volere prelevare il gas inviato dalla Russia al Vecchio Continente attraverso i gasdotti ucraini per soddisfare il fabbisogno nazionale dell’Ucraina, e per questa ragione ha sostenuto la necessità di risolvere la questione prima dell’inizio dell’inverno.

“E’ un accordo importante per i nostri partner europei – ha dichiarato il Capo di Gazprom, Aleksej Miller – la conferma dello sfruttamento dei siti di stoccaggio ucraini per l’invio di gas in Occidente rende sicure le forniture al Vecchio Continente per il prossimo inverno”.

Per la Russia, l’intesa energetica raggiunta con l’Ucraina rappresenta una vittoria strategica: Infatti, essa garantisce a Gazprom il monopolio sui rifornimenti di gas all’Europa Occidentale attraverso i gasdotti ucraini anche per il prossimo inverno.

Inoltre, la messa in sicurezza delle esportazioni di gas al Vecchio Continente consente a Mosca di realizzare con minore fretta il Southstream: gasdotto progettato sul fondale del Mar Nero, concepito per bypassare l’Ucraina e rifornire di oro blu russo direttamente gli acquirenti occidentali.

Da parte ucraina, questo accordo rischia di avere ripercussioni di seria portata: ricevuto l’anticipo per il transito del gas russo, Naftohaz sarà obbligata dapprima a utilizzare i propri siti di stoccaggio per conservare l’oro blu di Gazprom, poi dovrà garantirne l’invio in Europa, senza ottenere alcun vantaggio in termini economici oltre ai 2 miliardi già ricevuti.

Inoltre, la situazione ucraina è particolarmente delicata anche sul piano politico. Per ottenere la revisione dei contratti attualmente in vigore – che costringono Kyiv a pagare per il gas un prezzo medio pari a 416 Dollari per mille metri cubi contro i 166 della media europea – Mosca ha posto come contropartita l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI e nell’Unione Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico è voluto e coordinato dal Cremlino per riportare la Russia a esercitare un ruolo di superpotenza nella geopolitica mondiale, a spese dell’indipendenza nazionale dei Paesi dell’Europa Orientale e degli interessi economici dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, finora ha temporeggiato, e ha cercato fonti di oro blu alternative. Dopo avere raggiunto accordi con Azerbajdzhan e Georgia per l’acquisto e il trasporto di gas centro-asiatico in Ucraina – che tuttavia richiedono la costruzione di infrastrutture irrealizzabili a breve termine – il Capo di Stato ucraino è stato costretto a riaprire le trattative con la Russia per ottenere il permesso di importare gas turkmeno dai gasdotti della Federazione Russa.

Le ripercussioni per l’indipendenza energetica italiana

Oltre che per i Paesi protagonisti, l’accordo tra Russia e Ucraina è destinato ad avere serie ripercussioni sopratutto per l’Italia e per il resto dei Paesi dell’Europa centro-meridionale che dipendono quasi totalmente dal gas proveniente dai gasdotti ucraini.

Nel caso si verificasse un inverno particolarmente rigido, e la Russia per destabilizzare la situazione interna all’Ucraina decidesse di tagliare le forniture di gas a Kyiv – come già fatto in più occasioni negli ultimi dieci anni – Naftohaz sarebbe costretta a ricorrere all’oro blu stoccato riservato agli acquirenti occidentali per soddisfare il fabbisogno nazionale ucraino, e, così, lascerebbe Italia, Slovacchia, Slovenia e Austria completamente a secco di rifornimenti.

Per l’Europa, e l’Italia in particolare, l’unica soluzione a questa situazione di perenne instabilità è la diminuzione della dipendenza dalle importazioni russe, e il pieno sostengo ai progetti di diversificazione delle forniture di gas varati dalla Commissione Europea.

Tuttavia, essi sono contrastati con ogni mezzo da Gazprom, spesso con l’appoggio di Germania e Francia – i due Paesi economicamente e politicamente più vicini al Cremlino – e di alcuni colossi energetici di particolare rilievo, come l’italiana ENI, le tedesche Wintershall ed E.On, le francesi EDF e Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA AUTORITARIA GUARDA A MOSCA: DALL’UNIONE EUROPEA UNA NUOVA ROAD MAP

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on May 16, 2012

Constatato il regresso della democrazia ucraina, la Commissione Europea mette a disposizione di Kyiv fondi per le riforme in senso democratico previa loro realizzazione, e lancia un chiaro segnale di disapprovazione in occasione della riunione del gruppo di lavoro UE-Ucraina. il Presidente Janukovych promette una maggiore integrazione con la Russia, e invita Mosca nel progetto di ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico del Paese da lui guidato

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Più fai, più ricevi. Questo è lo spirito di fondo della nuova road map adottata dalla Commissione Europea nei confronti dell’Ucraina, che, con una nota, è stata anticipata nella giornata di martedì, 15 Maggio.

L’iniziativa prevede la concessione di un prestito di 130 Milioni di Euro alle Autorità ucraine per la realizzazione di una serie di riforme atte a modernizzare il Paese in senso democratico e occidentale. Inserita nell’ambito del Partenariato Orientale UE, la Road Map durerà fino al 2013, e coinvolgerà anche la Bielorussia.

A motivare il varo dell’iniziativa è stato il rapporto annuale sullo stato della democrazia in Europa Orientale della Commissione Europea, dal quale è risultato che, nell’arco del 2011, in Ucraina è avvenuto un vertiginoso regresso democratico che ha messo a serio repentaglio il prosieguo del cammino di Kyiv verso l’integrazione economica e politica con l’UE.

In particolare, a preoccupare sono stati il rafforzarsi del controllo delle Autorità su stampa e giornalisti, il dilagare della corruzione in diversi ambiti dell’economia, il varo di una legge elettorale iniqua, e l’ondata di arresti politici attuata nei confronti di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko.

La conferma della profonda delusione nutrita dall’Unione Europea nei confronti delle Autorità ucraine si è avuta nel corso della seduta del gruppo di lavoro UE-Ucraina di martedì, 15 Maggio, che ha visto la presenza a Bruxelles del Primo Ministro di Kyiv, Mykola Azarov.

Ad esso, non hanno partecipato né il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, né il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, mentre il Commissario per l’Allargamento, Stefan Fule, e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton, hanno espresso forte turbamento per lo stato della democrazia in Ucraina.

In contemporanea al vertice di Bruxelles, l’Ucraina, rappresentata dal Presidente, Viktor Janukovych, è stata protagonista del summit della Comunità di Stati Indipendenti: organizzazione interstatale che riunisce buona parte dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica sotto l’egida della Russia.

Come promesso al Presidente russo, Vladimir Putin, il Capo di Stato ucraino ha dichiarato l’intenzione di profondere sforzi per aderire alla zona di libero scambio interna alla CSI e di approntare una serie di misure per rafforzare la collaborazione tra Kyiv e Mosca. Inoltre, Janukovych ha richiesto l’afflusso di capitali russi nel progetto di ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina – al quale, sempre secondo il Capo di Stato ucraino, saranno presenti anche investitori dall’UE – e ha invitato le Autorità del Cremlino a ricambiare la visita in occasione del campionato europeo di calcio.

Julija Tymoshenko rinuncia ancora alle cure mediche

Mentre in campo estero l’Ucraina ha parlato con Bruxelles e ha strizzato l’occhio a Mosca, all’interno del Paese si è consumata l’ennesimo capitolo del caso Tymoshenko. La Corte di Cassazione ha deciso di rinviare al 26 Giugno il vaglio del ricorso esposto dagli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica contro l’arresto sentenziato alla loro assistita per motivi politici a sette anni di carcere l’11 Ottobre 2011, poi confermato dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre.

Il Giudice, Stanislav Mishchenko, ha infatti deciso di accogliere la richiesta della Pubblica Accusa di rimandare la seduta per via dell’assenza dell’imputata. In risposta, l’Avvocato difensore, Serhij Vlasenko, ha ritenuto la decisione come scorretta, e ha comunicato la presentazione di un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti Umani ancor prima del pronunciamento definitivo della Cassazione.

Inoltre, la Tymoshenko – reduce da uno sciopero della fame attuato per protestare contro le percosse subite da parte delle Autorità carcerarie il 20 Aprile – ha deciso di rinunciare alle cure mediche, dopo che il Ministero della Sanità ha diffuso notizie di carattere confidenziale riguardanti lo stato di salute e il regime medico applicato alla Leader dell’Opposizione democratica.

Come dichiarato dal medico curante, il tedesco Lutz Harms, la pubblicazione di dati coperti dal segreto professionale ha fatto venir meno la fiducia della paziente, e ha messo in forse il prosieguo delle cure di cui la Tymoshenko ha bisogno per guarire da un’ernia al disco che è stata trascurata durante i primi 8 mesi di detenzione.

Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH SCEGLIE LA RUSSIA: TRA UCRAINA ED EUROPA RELAZIONI INTERROTTE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 21, 2012

In seguito al vertice della Comunità Economica Eurasiatica, Kyiv rinuncia all’applicazione di misure protezionistiche in caso di ritorsioni da parte di Mosca per la mancata partecipazione ai processi di integrazione sovranazionale voluti dal Cremlino per sancire la propria egemonia sull’ex-Unione Sovietica. Inoltre, il Presidente ucraino promette al suo collega, Vladimir Putin, il varo della Zona di Libero Scambio CSI in contemporanea nei Parlamenti dei due Paesi, e il riconoscimento del russo come lingua ufficiale dello Stato da lui rappresentato

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dalla Comunità Economica all’Unione politica. E’ questo lo scopo ufficializzato a Mosca, martedì, 20 Marzo, nel corso del vertice della Comunità Economica Eurasiatica: una federazione economica, gestita e controllata dalla Russia, dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica, a cui appartengono anche Tadzhikistan, Kyrgyzstan, Kazakhstan, Bielorussia, e, come Stati osservatori, Ucraina, Moldova, e Armenia.

Come sottolineato dal Presidente uscente della Russia, Dmitrij Medvedev, l’evoluzione dalla Comunità Economica all’Unione Eurasiatica è un processo politico oramai avviato: destinato ad unire i Paesi dell’area ex-URSS in una nuova entità statale dotata di indubbio peso sul piano internazionale. Inoltre, il Capo di Stato russo ha invitato le realtà coinvolte a partecipare a tutte le tappe del progetto di integrazione voluto da Mosca, pena la complicazione delle relazioni commerciali col Cremlino.

Diretto destinatario del monito di Mevedev è stata l’Ucraina, che finora ha mantenuto lo status di Paese osservatore, e ha avanzato la propria candidatura alla Comunità Economica Eurasiatica solo previo mantenimento di una cospicua autonomia. Dinnanzi ai primi passi della CEE di Mosca – inizialmente composta da Russia, Kazakhstan e Bielorussia – Kyiv ha proposto la propria compartecipazione solo secondo la formula 3+1, e ha confermato di non volere un pieno coinvolgimento anche dopo il successivo ingresso di Kyrgyzstan e Tadzikistan.

Tuttavia, la posizione risoluta dell’Ucraina si è notevolmente ammorbidita, come dimostrato dalla dichiarazione del Vice-Premier ucraino, Valerij Khoroshkovs’kyj, il quale, durante il vertice, ha dichiarato la volontà di rinunciare all’applicazione delle misure protezionistiche varate da Kyiv in caso di ritorsioni commerciali da parte di Mosca.

Durante un incontro bilaterale, il neo-rieletto Presidente russo, Vladimir Putin, ha convinto il Capo di Stato ucraino, Viktor Janukovych, a ratificare in contemporanea l’accordo per il varo della Zona di Libero Scambio CSI: un altro progetto di integrazione economica pianificato dal Cremlino, simile alla Comunità Eurasiatica, progettato per abbattere le frontiere tra i Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti – a cui appartiene quasi la totalità dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica -, stabilire principi di sussidiarietà, e istituire un solo regolamento per un’area su cui Mosca vuole esercitare la propria egemonia.

L’avvicinamento dell’Ucraina ai progetti egemonici della Russia, confermato dall’intenzione di Janukovych di rendere il russo lingua ufficiale dello Stato ucraino, ha conseguenze di notevole importanza per gli equilibri geopolitici del Vecchio Continente: da un lato, consente a Mosca il consolidamento della sua egemonia sull’ex-URSS, e, dall’altro, certifica la fine di ogni possibile integrazione di Kyiv nell’Unione Europea.

Anche Repubblica Ceca e Polonia ammettono la chiusura delle relazioni con Kyiv

In un’intervista all’autorevole Den’, l’Ambasciatore in territorio ucraino della Repubblica Ceca, Ivan Pocuch, ha evidenziato come il persistere a Kyiv di arresti politici, pressioni sull’Opposizione arancione, e casi di mancato rispetto della libertà di stampa abbiano provocato il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Questo storico accordo ha previsto una parziale integrazione ucraina nell’Unione Europea, e il varo di una Zona di Libero Scambio tra Kyiv a Bruxelles, ma le trattative per il suo avvio – iniziate nel 2008: con l’Ucraina ancora guidata dagli arancioni – si sono interrotte, nel dicembre 2011, in seguito agli arresti politici della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di altri avversari politici di Janukovych.

Anche il Parlamentare Europeo Marek Siwiec, noto per avere sempre supportato la firma dell’Accordo di Associazione nonostante la condotta autoritaria del Presidente Janukovych, ha ammesso che la detenzione della Tymoshenko, e il regresso della democrazia ucraina, è destinato a mantenere Kyiv lontano da Bruxelles per molto tempo.

Come riportato sul suo blog ufficiale, l’esponente socialdemocratico polacco ha individuato la conduzione di Elezioni Parlamentari regolari come unica condizione per riaprire il discorso in merito all’avvicinamento dell’Ucraina all’UE, ma, nel contempo, ha riconosciuto l’esistenza di forti pressioni politiche da parte di Mosca che potrebbero inglobare una volta per tutte Kyiv nell’Unione Eurasiatica.

Matteo Cazzulani

I SOCIALDEMOCRATICI EUROPEI SCARICANO JANUKOVYCH: “BASTA PARTNERSHIP CON UN ILLIBERALE”

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on January 15, 2012

In esclusiva per La Voce Arancione, l’Europarlamentare austriaco Hannes Swoboda analizza il caso di Julija Tymoshenko e commenta la situazione politica in Ucraina. L’immaturità democratica del Capo di Stato non solo ha provocato congelamento delle relazioni tra Bruxelles e Kyiv – e l’avvicinamento di quest’ultima alla Russia – ma porterà alla rottura tra i socialdemocratici europei ed il Partito del Capo di Stato ucraino: finora legati da un accordo di collaborazione

Il parlamentare europeo austriaco, Hannes Swoboda. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

L’Ucraina non è un Paese democratico e il suo Presidente, Viktor Janukovych, compie un grosso errore nel condurre iniziative illiberali. E severo il giudizio sulla situazione politica ucraina dell’Europarlamentare austriaco, Hannes Swoboda, che, per conto dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei – APSDE: il gruppo del Parlamento Europeo a cui appartiene – ha seguito l’evolversi dell’ondata di arresti politici avvenuti in Ucraina a carico di esponenti dell’Opposizione Democratica, con particolare attenzione al procedimento contro la Leader della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko.

Intervenuto a un’assemblea pubblica a Milano sabato, 14 Gennaio, il politico di origine ceco-ungherese – e per questo di vedute mitteleuropee – ha accettato di commentare per La Voce Arancione quanto accade sulle Rive del Dnipro, rilasciando dichiarazioni di importanza considerevole per il destino europeo di Kyiv.

“Janukovych sbaglia a condurre la faccenda come una vendetta personale – ha dichiarato Swoboda, riferendosi al processo Tymoshenko – l’avvenimento è chiaramente stato condotto al di fuori delle regole della democrazia. Per questa ragione non escludo che la partnership tra i socialdemocratici europei ed il Partija Rehioniv [la forza politica di Janukovych a cui, oltre al Presidente, appartengono il Premier, Mykola Azarov, ed la maggioranza dei membri del Consiglio dei Ministri] sarà rivista ed interrotta al più presto. Un gruppo dell’Europarlamento non può collaborare con chi non rispetta la libertà”.

Il rosso diretto a Janukovych è destinato a pesare nella politica interna di Kyiv. Stretto nel Novembre 2010, l’accordo di collaborazione con i socialdemocratici europei è stato utilizzato da Janukovych in chiave propagandistica per presentarsi dinnanzi all’opinione pubblica ucraina come ben accetto in Europa al pari di Julija Tymoshenko: il cui Partito, Bat’kivshchyna, è invece legato al Partito Popolare Europeo. Privato dell’alleanza con l’APSDE, il Presidente ucraino resta ora senza argomenti per giustificare la riluttanza con cui è visto a Bruxelles.

Una volta congelata la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – storico documento con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera e Norvegia – proprio a causa dell’immaturità democratica delle Autorità ucraine, Janukovych ha optato repentinamente per l’adesione alla Zona di Libero Scambio CSI. Questo progetto di integrazione economica dell’ex-Unione Sovietica è sostenuto da Mosca per tornare superpotenza mondiale, a discapito proprio dell’Unione Europea.

“Janukovych sbaglia a ricattare l’Europa con l’avvicinamento alla Russia – ha continuato Swoboda – almeno per due motivi. Da un lato, si inimica anche chi in Europa è disposto a soprassedere alla sua condotta illiberale pur di integrare l’Ucraina nell’UE. Dall’altro, non rispetta la volontà del popolo ucraino e degli industriali suoi sponsor: decisamente favorevoli all’integrazione europea piuttosto che al vettore eurasiatico”.

Il caso Tymoshenko è un problema europeo

Come illustrato dall’europarlamentare austriaco, il caso Tymoshenko è da considerarsi un problema europeo, di cui è bene che tutte le strutture UE si occupino con la dovuta attenzione: a prescindere dalle appartenenze partitiche e dagli interessi delle singole nazioni.

L’Ucraina è situata in una zona geopoliticamente calda, tra l’Unione Europea e la Russia: due vicini tra i quali, per ragioni di equilibri energetici e militari, Kyiv non può mantenersi equidistante, ma è chiamata compiere una scelta di campo tra la Bruxelles democratica e la Russia illiberale.

“Non so se la Tymoshenko è colpevole o innocente, ma il suo caso è un problema Europeo – ha evidenziato l’Europarlamentare austriaco – si parla tanto di politica estera UE nel Mediterraneo, ma è bene non dimenticare i confini orientali, dove Bruxelles deve fare i conti con una Russia non democratica. L’Ucraina deve compiere la sua scelta tra l’Unione Europea e quella Eurasiatica – ha continuato – ma a farlo deve essere il popolo sovrano, e non solo il suo Presidente. Nel Vecchio Continente parliamo tanto di diminuzione della democrazia al nostro interno – ha concluso – ma non dimentichiamoci che senza un’Ucraina democratica non avremo mai un’Europa veramente libera”.

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Il verdetto – maturato in seguito ad un processo farsa: con la difesa privata di ogni diritto e prove montate ad hoc, datate addirittura il 31 Aprile – è stato confermato il 24 Dicembre dalla Corte d’Appello.

Reclusa nel carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj di Kyiv – senza alcuna assistenza sanitaria – la Tymoshenko ha subito un secondo arresto: ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il proseguo del processo in cui è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato prima della sua discesa in campo del 1998.

Questa seconda sentenza è stata pronunciata in circostanze al limite del macabro: con PM e pubblica accusa nella cella della Tymoshenko, seduti attorno al letto in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è costretta a giacere da un forte mal di schiena trascurato dalle autorità carcerarie.

Il 30 Dicembre, la Tymoshenko è stata deportata nel penitenziario femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, separata dal centro della vita politica e dei famigliari alla vigilia di Capodanno: festività che in Ucraina ha lo stesso significato del Natale cattolico.

Matteo Cazzulani

WROCLAW CAPITALE DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA DI OGGI E DI DOMANI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 17, 2011

Incontro dei Presidenti polacco, tedesco ed ucraino in occasione dell’anniversario della fondazione dell’Università del capoluogo slesiano, segnato dalle barbarie staliniane del secondo dopoguerra. La firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina al centro dei colloqui. La Russia fissa la data per il varo dell’Unione Eurasiatica

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

La città slesiana ferita delle barbarie del Novecento come ultimo bastione per la difesa di un’Europa libera, democratica ed allargata da una Russia dalle rinate velleità imperiali. Nella giornata di martedì, 15 Novembre, i Presidenti di Polonia, Germania, ed Ucraina – Bronislaw Komorowski, Christian Wulff, e Viktor Janukovych – si sono incontrati a Wroclaw per celebrare l’anniversario di fondazione dell’Università Statale della città polacca.

Figlia della tradizione dell’Ateneo tedesco del periodo prebellico e di quello polacco di Leopoli – entrambi chiusi dopo la seconda guerra mondiale, quando, concordemente con gli accordi di Jalta, Stalin ordinò la deportazione dei polacchi del capoluogo galiziano in quello di una Slesia svuotata dell’elemento tedesco e restituita alla Polonia Popolare satellite dell’URSS – la struttura oggi non solo conserva il ricordo di un passato doloroso e tormentato, ma è uno dei centri più attivi per l’integrazione europea e la promozione del suo allargamento ad est: sopratutto ad una realtà appartenente di diritto al Vecchio Continente per storia, cultura, e tradizioni, ma ancora esclusa dall’unione politica di Bruxelles, come l’Ucraina.

Però, sul futuro europeo di Kyiv si addensano ancora troppe nubi: non solo quelle naturali, che hanno costretto l’aereo di Viktor Janukovych a posticipare l’atterraggio a Wroclaw, ma sopratutto quelle politiche, legate ad un’ondata di repressione a danno di giornalisti ed esponenti dell’Opposizione che, tra gli altri, ha portato alla condanna a sette anni di isolamento per la Leader del campo arancione, Julija Tymoshenko.

Un macigno sulle trattative per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento con cui Bruxelles intende riconoscere a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera – dal momento in cui il rispetto degli standard di libertà è una delle prerogative essenziali per la conclusione dei negoziati con l’Unione.

A conferma di tale problema, il contemporaneo pronunciamento del Parlamento ucraino a sfavore della decriminalizzazione dell’articolo 365 del Codice Penale ucraino, che avrebbe consentito la scarcerazione della Tymoshenko – condannata per abuso d’ufficio e gestione fraudolenta del bilancio statale durante il suo ultimo premierato, dal 2007 al 2010.

“Spero che le nubi si diradino non solo sulla Slesia, ma anche su un’Ucraina che ancora deve dimostrare di rispettare i principi democratici – ha dichiarato Wulff in seguito alla notizia – l’esempio è quello della Polonia che, liberatasi dal giogo sovietico, è oggi parte della casa europea”.

Pronta la risposta di Janukovych che, nei colloqui a tre del primo pomeriggio, ha rigettato ogni responsabilità sull’affare Tymoshenko, circoscritto l’evento alla lotta contro la corruzione – che finora ha interessato solo i suoi avversari politici – ed addossato ogni responsabilità ad una magistratura che, alla luce della modalità di conduzione dei processi agli esponenti del campo arancione – senza il rispetto dei diritti della Difesa, e basati su prove sommarie, prive di fondamento, persino datate il 31 di Aprile – è davvero difficile ritenere imparziale ed indipendente.

Sulla medesima linea di Wulff, il padrone di casa, Bronislaw Komorowski, che, nel corso dei colloqui privati con il collega ucraino, durati fino a tarda serata, ha invitato le Autorità di Kyiv a dare un chiaro segnale in controtendenza con quanto dimostrato nella mattinata dal Parlamento, e ribadito a Janukovych l’importanza della presidenza di turno polacca dell’Unione Europea: una delle poche a supportare pienamente le ambizioni occidentali dell’Ucraina.

Infatti, è proprio la Polonia è il Paese che, più di tutti, capisce l’importanza della ratifica dell’Accordo di Associazione per la sicurezza e la prosperità futura di un’Europa sempre più provincia in un Mondo dominato da tigri asiatiche ed orsi russi. L’integrazione dell’Ucraina e degli altri Paesi dell’Europa Orientale – Moldova, Georgia e Bielorussia – è condizione indispensabile per scongiurare il ripristino da parte di Mosca di una riedizione dell’Unione Sovietica in salsa sciovinista, fortemente propagandata dal Primo Ministro, Vladimir Putin, certo del ritorno sullo scranno presidenziale.

L’Eurasia di Putin la nuova URSS

Oltre ad un programma di politica estera espressamente rivolto all’eliminazione dell’Unione Europea, considerata il primo nemico da abbattere per riconquistare il rango di superpotenza perso con il crollo dell’URSS, lo zar del gas è passato ai fatti, con la costituzione dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka e della Zona di Libero Scambio CSI: progetti di integrazione economica, da evolvere quanto prima anche sul piano politico con il varo dell’Unione Eurasiatica.

Come dichiarato dallo stesso Putin, proprio poche ore prima del vertice di Wroclaw, il nuovo progetto – in cui è previsto l’ingresso di tutte le ex-Repubbliche sovietiche, tra cui l’Ucraina ed altri Paesei europei – è più che un ipotesi: retta da Commissari, e non da Presidenti e Ministri, sarà presentata simbolicamente il prossimo 25 Dicembre: anniversario del crollo di un’URSS di cui l’Eurasia putiniana si ritiene la legittima erede.

Matteo Cazzulani