LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Kopacz Premier e Bienkowska Commissario UE: la Polonia dà lezioni di quote rosa

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on September 4, 2014

Il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco ottiene la candidatura ufficiale alla guida del Governo da parte della Segreteria della Piattaforma Civica. Il dopo-Tusk potrebbe verso una svolta a sinistra della forza politica di maggioranza relativa di orientamento cristiano democratico

Hanna Suchocka, la prima Premier donna della Polonia, è rimasta alla guida del Governo per 15 mesi: questo è il record che il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, Ewa Kopacz, è chiamata a superare dopo avere ottenuto, mercoledì, 3 Settembre, la nomina a candidata ufficiale alla guida del Governo da parte del suo Partito, la Piattaforma Civica -PO.

Come riportato da radio TOK FM, la Kopacz, nonostante alcuni tentennamenti, ha accettato il sostegno che la PO -forza di orientamento cristiano democratico che detiene la maggioranza relativa in Parlamento- ha voluto conferirle all’unanimità per subentrare alla guida del Governo a Donald Tusk.

L’attuale Premier, nominato Presidente del Consiglio Europeo venerdì, 29 Agosto, è l’unico nella storia della Polonia ad avere ottenuto la riconferma dal voto popolare: un fardello considerevole, che la Kopacz è chiamata ora a raccogliere e sfruttare per migliorare l’azione di Governo.

Possibilista sulla nomina della Kopacz si è detto anche il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che, dopo avere sottolineato la necessità di garantire la stabilità del Governo per favorire il passaggio di Tusk in Europa nella maniera meno complicata possibile, ha tuttavia rimarcato che la scelta finale spetta a lui, e non alla PO.

La nomina della Kopacz a Premier, oramai data quasi per certa, non è una sostituzione volante del Capo del Governo durante la legislatura, ma ha tutte le carte in regola per diventare un’operazione di rilancio dell’iniziativa politica della PO con una decisa apertura a sinistra.

La Kopacz, già Ministro della Sanità e medico di professione, è infatti nota per le sue posizioni aperte su alcune tematiche sensibili, in primis sulla fecondazione assistita.

Questo sguardo sul mondo decisamente liberale, è già valso alla Kopacz il plauso di alcuni esponenti della sinistra polacca, ad oggi priva di una solida rappresentanza partitica.

La concessione della guida del Governo alla Kopacz è un aspetto importante anche per quanto riguarda le pari opportunità di genere: un tema di progresso sociale e culturale su cui la Polonia oramai da anni sta dando lezioni ai partner europei.

A dimostrazione del grado di progresso raggiunto dalla Polonia a proposito di quote rosa è anche la scelta presa dal Premier Tusk di nominare il Ministro delle Infrastrutture e dello Sviluppo, Elzbieta Bienkowska, come membro polacco della Commissione Europea

Il Governo polacco punta al ruolo di Commissario UE al Mercato Interno

Nel nominare il giovane Ministro, Tusk ha sottolineato che la Bienkowska -che ha già intrattenuto un colloquio con il Presidente-eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker- ambisce al ruolo di Commissario UE al Mercato Interno: uno dei settori su cui il Premier polacco ha sempre dichiarato di puntare per il suo Paese.

La nomina della Bienkowska, che aiuta non poco Juncker nel suo intento di formare una Commissione rispettosa della parità di genere, potrebbe tuttavia essere utilizzata per ricoprire altre due caselle non ancora assegnate su cui la Polonia ha manifestato vivo interesse.

Come infatti dichiarato a più riprese da Tusk, la Polonia aspira sia al ruolo di Commissario UE al Bilancio che a quello di Commissario UE all’Energia: carica che la Bienkowska si troverebbe a contendere all’uscente tedesco, Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Ucraina diversifica le forniture di gas con un gasdotto dalla Slovacchia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 9, 2014

La compagnia energetica slovacca Eustream da il via libera allo sfruttamento in senso inverso del gasdotto Vojani per l’invio in territorio ucraino di 16,5 Miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il colosso energetico nazionale di Kyiv Naftohaz indice un’asta per importare più energia anche da Polonia ed Ungheria

Un restauro di 20 Milioni di Euro per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina e integrare Kyiv all’Europa, per lo meno dal punto di vista dell’energia. Nella giornata di martedì, 8 Luglio, la compagnia energetica slovacca Eustream ha dichiarato che a breve sarà possibile avviare l’utilizzo del gasdotto Vojani per inviare in territorio ucraino 16,5 Miliardi di metri cubi di gas.

Come ha riportato l’agenzia Bloomberg, la manovra e possibile in seguito alla ristrutturazione del gasdotto Vojani: un’infrastruttura inattiva da 15 anni, costruita per alimentare un’industria elettrica a gas mai realizzata, che la Eustream sta ristrutturando per permettere il transito del gas da ovest verso est.

Il gasdotto Vojani -concepito inizialmente per veicolare il gas da est verso ovest- consente all’Ucraina di ricevere la giusta quantità di oro blu che, aggiunta alle riserve conservate nei siti di stoccaggio ucraini, permette a Kyiv di superare l’inverno senza temere tagli delle forniture da parte della Russia.

Per rafforzare la diversificazione delle forniture di gas dal monopolio di Mosca, da cui Kyiv dipende per il 92% del proprio fabbisogno, la compagnia nazionale ucraina Naftohaz ha indetto un’asta per appaltare la commessa per le forniture di gas attraverso i gasdotti di Ungheria e Polonia.

Ad oggi, il sistema infrastrutturale energetico ungherese e quello polacco sono sfruttati dall’Ucraina per importare 55 Milioni di metri cubi di gas per due mesi: una quantità molto bassa, che Kyiv intende incrementare ad almeno 15 Milioni di metri cubi al giorno.

Tecnicamente, l’importazione di carburante da ovest non è da definirsi una diversificazione, in quanto il gas importato dall’Ucraina attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria, è acquistato in Germania e proviene dalla Russia, che attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato sul fondale del Mar Baltico, rifornisce il mercato tedesco di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Tuttavia, il gas russo, una volta giunto in Germania, è commercializzato dalla compagnia tedesca RWE secondo le regole dell’Unione Europea improntate sulla trasparenza e sulla libera concorrenza. Per questo, acquistando gas dall’UE, e non più solo dalla Russia, l’Ucraina si integra appieno nel mercato energetico europeo.

L’Unione Energetica Europea prende il via

La decisione di importare gas russo attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria è dovuta anche alla necessità di reperire energia nel più breve tempo possibile, dopo che la Russia, oltre ad avere invaso militarmente la Crimea e le regioni orientali del Paese, ha tagliato le forniture di oro blu all’Ucraina lo scorso 26 Giugno.

La posizione dei russi è stata presa in seguito alla rottura delle trattative con la parte ucraina e con la Commissione Europea per il rinnovo dei contratti: il monopolista statale russo Gazprom, la longa manus del Cremlino, ha imposto a Naftohaz il tariffario di 385 Dollari per mille metri cubi, mentre Kyiv, che ha accusato la natura politica del prezzo di Mosca, si è detta disposta a pagare 326 Dollari per mille metri cubi di gas.

Il braccio di ferro sul gas tra Russia e Ucraina, che ha interrotto le forniture di gas verso l’Europa, ha spinto l’UE ad accelerare la realizzazione dell’Unione energetica Europea.

Questo progetto, concepito dal Premier polacco, Donald Tusk, e sostenuto dal Presidente francese, Francois Hollande, prevede la diversificazione delle forniture di gas mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, la liberalizzazione del mercato dell’energia, e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Un passo a supporto dell’Unione Energetica Europea è stato compiuto dal Parlamento Europeo, che, lunedì, 7 Luglio, ha eletto rispettivamente alla presidenza e alla vicepresidenza della Commissione Energia -ITRE- due personalità che sostengono convintamente questo progetto: l’ex-Premier polacco, Jerzy Buzek, e l’ex-Ministro degli Affari Comunitari italiano, Patrizia Toia.

Da attendere è anche il nome del prossimo Commissario UE all’Energia, per la cui carica il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, dovrà affrontare la concorrenza dell’uscente tedesco Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Il Governo Tusk ottiene la fiducia del Parlamento dopo lo scandalo intercettazioni

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 26, 2014

Il Premier polacco ottiene la Fiducia dopo la messa ai voti di una mozione urgente da lui presentata per dare pieno mandato al suo Governo di negoziare la nomina delle più altre Cariche in seno all’Unione Europea. L’opposizione promette battaglia con una sua Mozione di Sfiducia

La Polonia ha un Premier e un Governo autorevole in grado di avere un forte peso durante le trattative per le nomine che contano davvero in seno all’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 25 Giugno, il Premier polacco, Donald Tusk, ha ottenuto la fiducia della Camera Bassa del Parlamento sulla base di una sua specifica richiesta rivolta, un po’ a sorpresa, alla fine del discorso con cui ha riferito ai Deputati in merito allo scandalo intercettazioni che ha coinvolto alcune delle alte Cariche dello Stato, Ministri e Viceministri del suo Governo.

Nello specifico, la fiducia è stata votata da 237 Deputati, tra cui 201 della cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO- la forza politica a cui appartengono Tusk e i Ministri e i Viceministri intercettati: il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, l’ex-Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, e l’ex-portavoce del Premier, Pawel Gras.

Ai sostenitori del Governo si sono poi aggiunti 31 Deputati del Partito contadino PSL -che è alleato di Governo della PO- un esponente del radicaleggiante Tuo Movimento -TR- e 4 Indipendenti.

Contrari alla fiducia a Tusk si sono invece schierati 203 Parlamentari, di cui 127 del principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- 32 di Tuo Movimento, 23 della socialdemocratica SLD, 11 del Gruppo di orientamento conservatore Polonia Solidale -SP- e 10 Indipendenti.

Dopo avere chiesto scusa per il linguaggio scurrile utilizzato dai suoi Ministri nelle intercettazioni, ed avere sottolineato, in maniera indiretta ma chiara, come lo scandalo sia stato organizzato in maniera irregolare con tutta probabilità da lobby energetiche legate alla Russia, Tusk ha chiesto la fiducia immediata al Parlamento.

“Da domani sarò a Bruxelles per importanti negoziati che riguardano la posizione della Polonia in Europa -ha dichiarato Tusk- Il Governo necessita la fiducia del Parlamento per avere pieno mandato a trattare con i nostri Partner europei”.

Pronta è stata la risposta del PiS, che per voce del Capogruppo, Mariusz Blaszczak, ha promesso di presentare al più presto una propria Mozione di Sfiducia al Governo, supportata anche dalla Leader di Polonia Solidale, Beata Kempa, e dal Capo dell’altro gruppo conservatore moderato Polonia Insieme, Jaroslaw Gowin.

“Non vedo come ci sia da discutere dinnanzi ad uno scandalo che ha dimostrato l’arroganza, la volgarità e l’attenzione degli interessi privati del singolo su quello della collettività” ha dichiarato il Segretario SLD, Leszek Miller, supportato anche dal Leader di TR, Janusz Palikot.

Il voto di fiducia conferisce a Tusk pieno mandato di trattare in Europa per permettere la nomina di importanti personalità polacche in posti cruciali per gli interessi nazionali della Polonia.

Inoltre la decisione di mettere il Governo alla prova del voto di Fiducia ha rappresentato una scelta tattica adeguata da parte di Tusk, che, così, ha disinnescato sul nascere una crisi di Governo che avrebbe indebolito l’immagine della Polonia nel Mondo e, sopratutto, il suo peso politico in Europa.

L’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa europea e il Commissario UE all’Energia per il Ministro Sikorski

Tra le posizioni desiderate da Tusk vi è quella dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, per cui il Governo polacco ha candidato il Ministro degli Esteri Sikorski.

Sikorski, indebolito dallo scandalo intercettazioni, deve superare la concorrenza di altri Ministri degli Esteri: lo svedese Carl Bildt, il francese Laurent Fabius, l’italiana Federica Mogherini, l’olandese Frans Timmermans, lo slovacco Miroslav Lajcak, e la bulgara Kristalina Georgieva.

In caso di mancata nomina, Sikorski potrebbe essere nominato Commissario UE all’Energia: una posizione fortemente voluta dal Governo polacco per potere realizzare con ancora più incisività il progetto di Unione Energetica Europea, che Tusk sta supportando assieme al Presidente francese, Francois Hollande, al Premier romeno, Victor Ponta, e al Premier spagnolo, Mariano Rajoy.

Tuttavia, per la carica di Commissario UE all’Energia, Sikorski dovrà vincere la concorrenza dell’uscente Gunther Oettinger, che, sempre mercoledì, 25 Giugno, è stato riconfermato candidato Commissario dal Governo tedesco.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Putin avvia la Guerra del Gas contro Europa ed Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 16, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom riduce la quantità di gas veicolata in territorio ucraino per il mancato pagamento di un acconto da parte di Kyiv. Rifiutate da parte di Mosca tutte le proposte di mediazione avanzate dal Governo ucraino e dall’Unione Europea

Oltre che con l’infiltrazione in Crimea prima ed in Ucraina orientale poi di agenti dell’esercito russo, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha colpito l’Ucraina e l’Europa anche con la sua arma tradizionale: il gas.

Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha preteso il pagamento anticipato del gas esportato in Ucraina, dopo che il colosso nazionale energetico ucraino Naftohaz non ha pagato a Mosca un anticipo di 1,95 Miliardi di Dollari per saldare il debito accumulato negli anni, pari a circa 4,458 Miliardi di Dollari.

La decisione di Gazprom, che ha già portato ad una sensibile riduzione della quantità di gas esportata in Ucraina, è stata anche motivata dal mancato raggiungimento di un accordo per il rinnovo del tariffario che Gazprom intende applicare a Naftohaz per rinnovare le forniture di gas.

Durante un incontro a Kyiv, Domenica, 15 Giugno, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha proposto alla Russia di applicare all’Ucraina uno sconto per l’estate pari a 300 Dollari per Mille Metri Cubi di gas.

Differente è stata la posizione del Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che ha chiesto dapprima uno sconto di 268 Dollari per Mille Metri Cubi di gas, e, successivamente, ha accettato una cifra di mediazione di 326 Dollari per Mille Metri Cubi di gas.

La proposta di Prodan si è avvicinata a quella di 385 Dollari per Mille Metri Cubi che la Russia ha imposto all’Ucraina nelle precedenti trattative di mercoledì, 11 Giugno.

Tuttavia, il Capo di Gazprom, Alexei Miller, ha ritenuto la proposta di Kyiv irricevibile, ed ha posto l’ultimatum per il pagamento dell’anticipo alle ore 10 di lunedì, 16 Giugno: pena, la progressiva interruzione del flusso di gas inviato in Ucraina.

Oltre che sull’Ucraina, Miller si è poi rifatto anche sull’Europa, a cui ha criticato la decisione di supportare il transito del gas russo in Ucraina da Ovest, autorizzato da Slovacchia, Polonia ed Ungheria.

La misura, che interessa il gas russo esportato in Germania attraverso il gasdotto Nordstream, è stata sostenuta dall’Europa per permettere all’Ucraina di decrementare la dipendenza dalle forniture dirette della Russia, a cui Kyiv è legata per più del 90% del suo fabbisogno.

“Il flusso di gas russo in Ucraina dalla Germania è totalmente in linea con il regolamento UE” ha dichiarato, con una nota, la portavoce del Commissario UE all’Energia, Sabine Berger.

La Russia contrasta diversificazione e shale in UE

L’attacco di Gazprom all’Europa oltre che all’Ucraina, dimostra come, per Mosca, il vero obiettivo della Guerra del Gas più che Kyiv sia l’Unione Europea, a cui la Russia vuole presentare l’Ucraina come partner inaffidabile per il transito di gas nei Paesi dell’UE.

In particolare, lo scopo della manovra è lo sblocco della realizzazione del Southstream: gasdotto, progettato sul Fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Austria, concepito dalla Russia per aumentare la quantità di gas russo inviato in Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

L’Unione Europea ha congelato la realizzazione del Southstream, considerato un’infrastruttura non in linea con i regolamenti UE in materia di trasparenza e di libera concorrenza.

Tuttavia, Mosca non si è data per vinta, e con una forte campagna mediatica ha cercato anche di contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas varata dall’Unione Europea per decrementare la forte dipendenza da Russia ed Algeria.

In particolare, l’UE ha progettato un fascio di gasdotti, il Corridoio Meridionale, per veicolare in Italia gas proveniente dall’Azerbaijan.

L’Europa ha anche pianificato la realizzazione di una serie di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Mosca, come pronta risposta, ha fomentato una campagna mediatica contro lo sfruttamento in Europa del gas shale: carburante estratto da rocce argillose poste a bassa profondità già sfruttato con regolarità in USA, di cui, secondo i dati EIA, l’Europa sarebbe ricca, sopratutto in Polonia, Francia, Romania e Bulgaria.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: Poroshenko reagisce al fallimento della Troyka di Kaliningrad

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 12, 2014

Il gruppo di contatto informale di Polonia, Germania e Russia non è riuscito a trovare una posizione comune sulla questione ucraina. Il nuovo Presidente ucraino avvia le trattative per la pace nell’est dell’Ucraina

Unita o divisa, l’Europa non riesce a portare la crisi ucraina ad una soluzione definitiva a causa dell’immobilismo della Russia. Nella giornata di martedì, 10 Giugno, a San Pietroburgo, un summit urgente dei Ministri degli Esteri della Troyka di Kaliningrad -gruppo informale di contatto composto da Germania, Polonia e Russia- ha illustrato quanto ancora troppo lontane tra loro, e per certi verdi inconcilianti, siano le posizioni di Europa e Russia sull’Ucraina.

Il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha fortemente voluto questo incontro, ha sottolineato come la Polonia, Paese confinante con l’Ucraina, veda con forte preoccupazione la presenza di militari russi nelle regioni orientali ucraine.

“Gli ucraini hanno tutte le ragioni per reagire alle attività militari illegali compiute da soldati di Paesi stranieri presenti nelle regioni orientali del Paese -ha dichiarato Sikorski- l’obiettivo di costoro è quello di destabilizzare l’Ucraina, che di recente ha compiuto una scelta politica importante con l’elezione di un nuovo Presidente”.

Accento sull’elezione del nuovo Presidente ucraino, Petro Poroshenko, è stata posta anche dal Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che ha illustrato come, con l’elezione plebiscitaria del nuovo Capo di Stato, gli ucraini abbiano voluto dare un mandato forte alla loro guida politica.

“Anche la Germania è profondamente turbata per una situazione, quella ucraina, che rischia di ripristinare vecchie divisioni in Europa -ha dichiarato Steinmeier- È indispensabile che la Russia faccia la sua parte nel processo di desescalation della tensione militare”.

In risposta a Steinmeier, il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, si è detto favorevole al piano di pace proposto dal Presidente dell’OSCE, Didier Bulkhalter, sulla base di un Accordo trovato precedentemente a Ginevra.

“Le ragioni della crisi sono tutte interne all’Ucraina -ha dichiarato Lavrov- Però, è Poroshenko che deve avere un ruolo di primaria importanza per porre fine alle violenze militari”.

La posizione di Lavrov è stata smentita fin dalla giornata di mercoledì, 11 Giugno, quando lo stesso Poroshenko, dopo avere promesso di porre fine alla guerra nell’Est dell’Ucraina entro un mese dal suo insediamento, ha invitato i guerriglieri russi a deporre le armi.

Poroshenko, che ha anche chiesto la creazione di un corridoio umanitario per permettere ai civili di fuggire dai teatri di guerra, si è detto pronto a sedersi al tavolo con chiunque, a patto che sia raggiunto un’immediate cessate il fuoco.

Ancora nessun accordo sul gas

Il ruolo di Poroshenko sarà anche necessario per trattare con il Presidente russo, Vladimir Putin, il rinnovo del prezzo del gas che l’Ucraina importa dalla Russia, dopo che, sempre mercoledì, 11 Giugno, le trattative tra Kyiv e Mosca, coordinate dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, sono fallite.

La Russia ha preteso dall’Ucraina il pagamento di un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas: una quota inferiore rispetto a quella di 485 Dollari per mille metri cubi oggi in essere, ma pur sempre al di fuori delle logiche di mercato.

“Non possiamo accettare una proposta unilaterale formulata da Mosca per mettere Kyiv in difficoltà -ha dichiarato il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan- La Russia vuole far saltare il tavolo per mostrare agli occhi dell’Europa che l’Ucraina è un partner inaffidabile, e che quindi è necessaria la realizzazione del gasdotto Southstream”.

L’allarme lanciato da Prodan è confermato dalla recente decisione di Bulgaria e Serbia di congelare la realizzazione del Southstream perché non in linea con i regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Il Southstream è un gasdotto concepito da Putin per incrementare di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno la già alta dipendenza dell’Europa dal gas russo, di cui Mosca si avvale come arma di coercizione geopolitica nei confronti dei Paesi UE e dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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L’Unione Energetica Europea di Tusk e Hollande fa discutere i Partiti in Europa

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 21, 2014

Popolari e Socialisti e Democratici accolgono con favore la proposta del Premier polacco. Contrari ad un progetto che permette all’Europa di parlare con una voce sola in tema di energia Conservatori e verdi

Comuni negoziati per l’importazione di gas, prezzi parificati per tutti i Paesi dell’Unione Europea, nuove infrastrutture, miglioramento della solidarietà interna all’UE in caso di crisi energetiche, migliore sfruttamento delle fonti di gas europee, come lo shale e le rinnovabili, e un’unica contrattazione delle tariffe per le importazioni da Paesi terzi.

Questi sono i filari dell’Unione Energetica Europea: un progetto, proposto dal Premier polacco Donald Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande, su cui l’UE sta lavorando in vista della prossima riunione del Consiglio Europeo.

Sulla materia, nonostante la Campagna Elettorale per le europee sia ancora in corso, si è già aperto il dibattito tra le forze politiche del continente. Herbert Reul, del Partito Popolare Europeo, ha ritenuto la proposta di Tusk utile affinché l’Europa inizi a parlare finalmente con una voce sola in materia di energia.

Parere favorevole è stato espresso dal capogruppo dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, che, tuttavia, ha sottolineato come la paternità dell’Unione Energetica Europea appartenga all’ex-Presidente della Commissione Europea, Jacques Delors, e non a Tusk.

“Il progetto dell’Unione Energetica Europea manca di praticità ed è troppo generico” ha commentato, negativamente, Konrad Szymanski, dei Conservatori e Riformatori Europei.

Critiche sono state espresse anche dal Verde Claude Turnes, che ha ritenuto il progetto un’escamotage per agevolare lo sfruttamento dei giacimenti di shale in Europa, di cui la Polonia è uno dei Paesi più ricchi.

L’Unione Energetica Europea acquisisce particolare importanza sopratutto dopo la firma di un maxicontratto tra il monopolista statale russo del gas Gazprom e la compagnia nazionale cinese CNPC, che avvia le forniture di gas dalla Russia alla Cina per i prossimi 30 anni.

L’accordo tra Mosca e Pechino, che apre alle esportazioni russe il mercato cinese, è utile al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, come arma di ricatto per l’Europa, che finora è stato l’importatore di energia più importante per la Russia.

La strategia di Putin ha già avuto i primi frutti: il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, poche ore dopo la firma del contratto tra Mosca e Pechino, ha dichiarato che le sanzioni che l’UE imporrà alla Russia per l’aggressione militare all’Ucraina non interesseranno il settore dell’energia.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale

Gas: USA e UE varano un nuovo Piano Marshall dell’energia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 3, 2014

Il Consiglio per l’Energia tra Stati Uniti d’America e Unione Europea favorisce l’avvio delle forniture di gas liquefatto statunitense nel mercato europeo. Aiuti anche per la realizzazione di gasdotti per importare gas dal Caucaso

Necessario per la sicurezza dell’Europa, fondamentale per compattare l’Occidente in un Mondo sempre più globalizzato, in cui Cina, India, Sudafrica e Brasile, oltre che la Russia di Putin, sono i competitor con cui fare i conti. Nella giornata di mercoledì, 2 Aprile, il Consiglio per l’Energia tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione Europea, a cui hanno preso parte, tra gli altri, il Segretario di Stato USA, John Kerry e il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha approvato un piano per la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa.

Il progetto contempla l’avvio dell’esportazione in Europa di gas shale statunitense, che, come dichiarato in una nota ufficiale dell’evento, gli USA sono pronti ad esportare nel mercato europeo ok grandi quantità a prezzi bassi, grazie anche alla larga disponibilità di oro blu.

Il secondo punto del progetto riguarda il rafforzamento del Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti che veicolano gas dal Caucaso -Azerbaijan e Turkmenistan- tra cui è contemplato il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita per trasportare oro blu azero dalla Grecia all’Italia attraverso l’Albania.

Terzo provvedimento del progetto è la realizzazione di un mercato unico del gas UE attraverso la messa in comunicazione dei gasdotti dei Paesi dell’Unione che, una volta favorita la libera circolazione del gas, consente a Stati fortemente dipendenti da un solo fornitore di contare su fonti alternative.

Il progetto contempla anche aiuti all’Ucraina per la diversificazione delle forniture attraverso l’integrazione dei gasdotti ucraini nel mercato unico del gas UE: un passo fondamentale per permettere a Kyiv di decrementare la dipendenza dalla Russia, che si avvale dell’energia come strumento di coercizione geopolitica.

Attenzione al Global Warming e alla sicurezza geopolitica

Ultimo punto dell’accordo è un richiamo all’implementazione di forme di energia pulite e rinnovabili che consenta, oltre alla diversificazione delle forniture, anche il rispetto dell’ambiente e la lotta al surriscaldamento globale.

La manovra è stata resa necessaria dall’occupazione russa dell’Ucraina, e dalla conseguente annessione della Crimea da parte di Mosca: un gesto, che ha portato alla violazione di Trattati Internazionali che garantiscono l’integrità territoriale ucraina, seguito dal riarmo dell’esercito della Federazione Russa ai confini di Kyiv e dell’Europa.

Proprio per questa ragione, il Presidente USA, Barack Obama, ha supportato progetti per la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, la cui forte dipendenza dalle forniture russe impedisce il consolidamento economico e politico dell’UE.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: L’EUROPA VERSO SANZIONI ANCHE ENERGETICHE ALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 11, 2014

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, sospende le trattative per la realizzazione del Southstream e per la gestione del gasdotto OPAL. Dall’Unione pieno sostegno all’importazione di gas russo in territorio ucraino dalla Germania attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria.

Non solo iniziative di carattere economico e commerciale: le sanzioni imposte dall’Europa alla Russia per l’occupazione militare della Crimea potrebbero riguardare anche l’energia. Nella giornata di lunedì, 10 Marzo, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha dichiarato la sospensione delle trattative con la Russia per la realizzazione e la gestione di un diverso numero di gasdotti realizzati dai russi in territorio europeo.

Come riportato dalla Welt, Oettinger ha sottolineato come alcun colloquio sarà portato avanti per quanto riguarda in primis il Southstream: gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, per veicolare in Europa 63 Miliardi di metri cubi di gas.

Il Southstream, la cui costruzione è stata affidata al monopolista statale russo Gazprom, è concepito per aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di Mosca che, secondo i dati IEA, coprono 167 Miliardi di metri cubi di gas all’anno sui 270 importati complessivamente dai Paesi UE.

Negli scorsi mesi, il Southstream è stato fortemente criticato dalla Commissione Europea perché non in linea con la legislazione UE, che vieta ad un unico ente di controllare sia la rete dei gasdotti che il gas da esso trasportato: la Russia ha infatti firmato accordi bilaterali con i Paesi in cui il Southstream dovrebbe transitare -Bulgaria, Serbia, Ungheria, Croazia, Slovenia ed Austria- che prevedono la gestione unica dell’infrastruttura da parte di Gazprom.

Oltre al Southstream, ad essere sospese sono anche le trattative per la gestione dell’OPAL: conduttura, che veicola il gas russo esportato da Mosca in territorio tedesco tramite il Nordstream -gasdotto realizzato da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per bypassare Paesi UE come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Svezia e Finlandia- dal Nord della Germania fino in Repubblica Ceca, su cui il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha ventilato l’ipotesi di concedere a Gazprom il controllo totale, nonostante la Legge UE impossibiliti tale operazione.

Il gasdotto OPAL rappresenta uno snodo cruciale anche per l’Ucraina, in quanto è proprio da questa infrastruttura che Kyiv, per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia in reazione all’occupazione della Crimea da parte dell’esercito russo, ha avviato un progetto di importazione di gas commercializzato a buon mercato dalla compagnia tedesca RWE.

Il colosso nazionale del gas ucraino Naftohaz ha concordato l’importazione di gas russo dalla Germania in Ucraina attraverso l’uso invertito dei gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria: Paesi con cui Kyiv ha già firmato accordi in merito, che, ora, l’UE ha deciso di appoggiare appieno per garantire una maggiore autonomia energetica allo Stato ucraino.

Un invito a diminuire la dipendenza dalla Russia è provenuto anche dal Premier polacco Donald Tusk, che, come riportato da EU Observer, ha chiamato la Merkel a diminuire la quantità di gas importata dalla Russia per permettere all’Europa in caso di crisi di assumere una reazione più dinamica di quella avuta finora per quanto riguarda l’Ucraina.

Per timore di subire ripercussioni di carattere economico ed energetico da parte di Mosca, molti Paesi UE non hanno contestato con la dovuta fermezza la violazione della sovranità territoriale di Kyiv attuata da Putin, lasciando che la posizione sulla questione dell’Europa venisse percepita come debole ed inconcludente.

Il Gruppo di Vysehrad chiede agli USA lo shale

Altro invito alla diversificazione delle forniture di gas per diminuire la dipendenza dalla Russia è provenuto anche dai Ministri degli Esteri del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, che hanno invitato gli Stati Uniti d’America ad avviare l’esportazione in Europa di gas shale liquefatto.

La richiesta, inviata tramite una lettera indirizzata al Capogruppo democratico al Senato Harry Reid e allo Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, vorrebbe la rimozione per tutti i Paesi UE del divieto di esportazione dello shale USA, ad oggi commercializzato solo in alcuni Paesi che hanno con l’Amministrazione statunitense Zone di Libero Scambio, come Gran Bretagna, India, Corea del Sud e Taiwan.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale -gas estratto da rocce porose poste a bassa profondità tramite sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica- gli USA hanno aumentato esponenzialmente la quantità di gas prodotto, tale da potere diventare, secondo le stime EIA, il primo esportatore mondiale di gas davanti alla Russia.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: DALL’EUROPA UN PIANO DI SALVATAGGIO FINANZIARIO ED ENERGETICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 6, 2014

La Commissione Europa concede a Kyiv 11 Miliardi di Euro di aiuti ed è pronta a mediare per l’erogazione di aiuti presso Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Avviati i lavori anche per diminuire la dipendenza dell’Ucraina dalle importazioni di gas dalla Russia attraverso la diversificazione delle forniture energetiche.

Aiuti economici, politici ed energetici per supportare la democrazia e l’indipendenza di un Paese europeo che si trova oggi sotto una minaccia militare. Nella giornata di mercoledì, 5 Marzo, l’Europa ha accordato un pacchetto di aiuti per l’Ucraina per un totale di 11 miliardi di euro, e si è posta come mediatore presso il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale per l’erogazione a Kyiv di un credito che consenta il salvataggio dell’economia ucraina.

Le misure, presentate in conferenza stampa dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, comprendono in particolare dotazioni dal bilancio dell’Unione Europea per 3 miliardi di euro, 3,5 miliardi di euro proverranno dal Fondo per la Facilitazione del Vicinato, 1,6 miliardi saranno costituiti da aiuti di carattere macro finanziario, 1,4 miliardi saranno gli aiuti aggiuntivi, e 8 miliardi di euro proverranno dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.

Oltre che in aiuti economici, l’Europa è molto attiva per ciò che riguarda anche la diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina, che ad oggi dipende al 92% dal carburante importato dalla Russia: Paese che, con Kyiv, ma anche con altri Stati, spesso si avvale dell’oro blu come arma di costrizione geopolitica.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, l’Europa sostiene l’avvio dell’esportazione di gas russo dalla Germania all’Ucraina attraverso l’uso inverso dei gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia che, sempre mercoledì, 5 Marzo, ha confermato il suo impegno a diventare a breve paese di transito dell’oro blu dal territorio tedesco a quello ucraino.

Oltre all’invio di gas dalla Germania, su cui ha già espresso la sua disponibilità a ricoprire un ruolo attivo anche la compagnia tedesca RWE, l’UE aiuterà l’Ucraina ad integrarsi appieno nel mercato unico UE dell’energia per importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Algeria e Stati Uniti d’America per mezzo del rigassificatore di Krk, in Croazia. L’Ucraina potrà poi ricevere oro gas naturale proveniente dall’Azerbaijan, trasportato in Europa dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP, attraverso l’Interconnettore Grecia-Bulgaria.

Le misure della Commissione Europea prevedono, tra l’altro, anche un ruolo attivo a livello politico per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina -documento che integra l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo- assistenza tecnico-giuridica per l’attuazione di riforme nel settore giudiziario e per il varo delle legge elettorale, e la liberalizzazione del regime dei visti.

La liberalizzazione dei visti in particolare è una delle due misure, assieme all’imposizione di sanzioni al regime di Yanukovych per la violazione dei diritti umani e della democrazia in Ucraina, richieste alle Istituzioni Europee dal Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, che è attivo sul fronte ucraino sia per conto sia dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici che del Segretario del PD Matteo Renzi.

Aiuti anche dagli USA

Oltre all’UE, anche gli USA hanno erogato aiuti urgenti per un totale di 1 Miliardo di Dollari che, come dichiarato dal Segretario di Stato, John Kerry, servono a tamponare la falla nei conti ucraini.

Come riportato dal Segretario Kerry, la misura, fortemente voluta dal Presidente USA, Barack Obama, sarà votata al Senato in maniera urgente per consentire un primo, piccolo aiuto all’Ucraina in un momento di grande difficoltà per questo Paese.

Le misure prese dalla Commissione Europea sono necessarie dopo che il Presidente russo Putin, per tutelare le minoranza russofone che a suo dire sarebbero discriminate da Kyiv -un’accusa priva di fondamento, tanto che in Crimea il russo è la lingua ufficiale e in Ucraina regna un bilinguismo di fatto che mai ha provocato alcuna vittima per ragioni etniche- ha invaso militarmente la regione ucraina della Crimea, ed ha minacciato l’estensione dell’occupazione anche ad altre zone del’Ucraina.

Contro l’invasione russa in Ucraina si sono mobilitati ucraini di tutte le città del Paese, non ultimi quelli della russofona Donetsk: la città Natale dell’ex- Presidente Yanukovych presentata dalla propaganda russa come una delle città più filo-moscovite del Paese.

Matteo Cazzulani

TAP: A BAKU LA FIRMA PER IL GASDOTTO CHE DIVERSIFICA LE FORNITURE DI GAS PER L’EUROPA E L’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 17, 2013

Commissione Europea, Gran Bretagna, Italia, Grecia, Albania, Azerbaijan, Georgia, Turchia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Bulgaria coinvolte in un progetto che crea posti di lavoro, abbatte il costo del gas e rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea. Oltre all’economia, positive le conseguenze sociali e politiche legate al Gasdotto Trans Adriatico

Un gasdotto che rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea e garantisce integrazione, pace e progresso in una zona del Mondo devastata da anni di guerra come i Balcani. La scommessa con cui è stato firmato l’accordo definitivo per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è ambiziosa e, nel contempo, necessaria.

Nella giornata di martedì, 17 Dicembre, a Baku, Commissione Europea, Italia, Grecia, Albania, Gran Bretagna, Croazia, Bulgaria, Georgia, Azerbaijan, Bosnia-Erzegovina e Montenegro hanno dato il via libera definitivo ad un Gasotto concepito per veicolare in territorio italiano, attraverso il suolo greco ed albanese, 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno a partire dal 2018: data prevista per la fine dell’infrastruttura.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, la TAP apre una fase storica, poiché consente all’UE di diversificare le forniture di gas naturale dal monopolio di Paesi a cui l’Europa è fortemente legata come Algeria e Russia che, come dimostrato in diverse occasioni -ad esempio durante le Guerre del Gas tra Mosca e l’Ucraina del 2006, 2008 e 2009- si avvalgono del gas come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Stati autonomi terzi.

Positivo è stato anche il commento del Segretario per gli Esteri della Gran Bretagna, William Hague, che ha illustrato come la TAP sia necessaria per decrementare il costo del gas per utenti privati ed industrie, dare un forte contributo alla lotta al surriscaldamento globale, e creare più di 30 Mila posti di lavoro.

Il valore politico dell’infrastruttura è stato sottolineato dal Premier albanese, Edi Rama, che ha evidenziato come la TAP, attraverso i prolungamenti già programmati in Bulgaria, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per avviare una proficua cooperazione tra i Paesi del Balcani, sopratutto in vista dell’allargamento dell’UE ad una Penisola a lungo sconvolta da guerre, odi e divisioni.

La TAP è stata considerata una grande occasione anche dal Premier bulgaro, Plamen Oresharski, che ha sottolineato la necessità per la Bulgaria di realizzare il Connettore Grecia Turchia: un’infrastruttura per importare a Sofia dal territorio greco il carburante del Gasdotto Trans Adriatico.

Il parere del Premier albanese è stato condiviso dal Capo del Governo croato, Zoran Milanovic, che ha evidenziato come la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- concepito per veicolare il gas della TAP dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per diversificare le forniture di gas anche di Zagabria.

Soddisfatto anche il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, che ha illustrato come il transito del gas dell’Azerbaijan verso la Turchia e la Grecia -dove inizia la TAP- consente alla Georgia di rafforzare la sua posizione geopolitica, sopratutto dinnanzi all’aggressione della Russia, che cerca in tutti i modi, commerciali e militari, di inglobare Tbilisi nella sua sfera di influenza.

L’Italia ora può avere gas meno caro e può creare posti di lavoro

Nell’ambito della firma per l’avvio della TAP importante è il ruolo giocato dall’Italia, che, rappresentata a Baku dal Ministro degli Esteri, Emma Bonino, ritiene l’infrastruttura strategicamente importante per recepire una Direttiva UE volta alla effettiva diversificazione delle forniture di oro blu che rende il nostro Paese l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan.

La TAP, con cui Enel ed Hera hanno già firmato contratti per l’importazione di gas, permette anche di diminuire il costo della bolletta dell’oro blu per utenti privati ed industrie, e consente la realizzazione di posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica e sociale.

Per questa ragione, la TAP è stata fortemente sostenuta dal Premier Letta, dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, e dai Deputati di Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Forza Italia, che hanno votato a favore della costruzione del gasdotto -il cui approdo in territorio italiano è previsto in Salento, a Medidugno.

Contrarie alla TAP si sono invece schierate le frange estreme e populiste del Parlamento -Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra Ecologia Libertà- che, così come per la realizzazione della TAV in Piemonte, hanno sollevato perplessità di carattere ambientale.

Malgrado le proteste, la TAP non rappresenta un rischio di carattere ambientale e, come promesso dal Governo, la sua realizzazione in Salento sarà comunque concertata con gli Enti Locali.

Matteo Cazzulani