LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Polonia e Romania i prossimi obiettivi di Putin

Posted in Polonia, USA by matteocazzulani on July 9, 2015

Il Cremlino minaccia i Governi polacco e romeno per la decisione di ospitare gli elementi del Sistema di Difesa Antimissilistico. Mosca critica anche il dispiegamento di un minicontingente NATO per garantire la sicurezza dei Paesi dell’Europa Centrale



Varsavia – 40 missili nucleari puntati sull’Europa. Questa è l’arma con la quale il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha dichiarato di volere tenere sotto scacco un’Unione Europea particolarmente debole, presa com’è da una crisi finanziaria interna e, sopratutto, divisa in merito alle sanzioni applicate alla Russia in seguito all’annessione armata della Crimea e all’occupazione illegale dell’Ucraina orientale.

Il messaggio di Putin, riportato dai principali media russi ed internazionali, è stato meglio declinato dal Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Yevgeniy Lukianov, che ha sottolineato come gli obiettivi del riarmo nucleare di Mosca siano, in primis, Polonia e Romania, due Paesi membri di Unione Europea e NATO che ospiteranno gli elementi del Sistema di Difesa Antimissilistico dell’Alleanza Atlantica.

Lukianov ha anche criticato la recente decisione del Segretario di Stato USA, Ash Carter, di dislocare in Europa Centrale un contingente di 5 Mila soldati NATO, una misura presa per garantire la sicurezza militare e nazionale di quei Paesi dell’Alleanza Atlantica particolarmente esposti all’aggressione militare russa in seguito al rafforzarsi dell’attività militare dell’esercito della Russia in Ucraina orientale, nonché alle continue provocazioni aeree e marittime attuate da Mosca nei confronti di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Gran Bretagna. 

Oltre che rappresentare un monito per l’Europa in merito alle reali intenzioni belliche della Russia, Paese che mira chiaramente a disgregare l’Unione Europea e a paralizzare la NATO, le minacce nucleari della Russia sono un puro prodotto della propaganda anti-occidentale di cui Putin si serve per consolidare il consenso attorno alla sua figura.

Infatti, il Sistema Antimissilistico programmato in Polonia e Romania, concepito dall’Amministrazione democratica del Presidente USA, Barack Obama, prevede l’installazione di una postazione radar in territorio romeno e il dislocamento di batterie di missili di categoria SM-3, privi di alcuna capacità offensiva.

Questo Sistema Antimissilistico -adottato per reagire al posizionamento nell’enclave di Kaliningrad da parte di Putin di missili Iskander puntati su Berlino e Varsavia- è dunque un progetto puramente difensivo incapace di rappresentare alcuna minaccia per Mosca

Nulla di comparabile all’originale -e ben più coraggioso e utile- progetto di Scudo Spaziale concepito dall’Amministrazione repubblicana del precedente Presidente USA, George W Bush, che prevedeva l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca ed il dislocamento di batterie di missili Patriot, dotati di testate esplosive, in Polonia.

Inoltre, anche il dislocamento di un contingente di 5 Mila soldati NATO in Europa Centrale dichiarato dal Segretario Carter non rappresenta alcuna minaccia reale per la Russia dal momento in cui questo reparto militare, oltre che scarso nei numeri, sarà costretto a stazionare in diversi Paesi della regione a rotazione, senza potere presidiare, e difendere, nessuna zona in maniera permanente.

A richiedere un ruolo più attivo degli Stati Uniti per garantire la difesa dell’Europa dalla Russia è stato il Presidente della Commissione Difesa e Servizi Armati, il repubblicano John McCain, che ha sottolineato come la Russia stia attuando una politica militare fortemente aggressiva nei confronti non solo di Ucraina e Georgia, ma anche di tutta la Civiltà Occidentale.

Durante una recente visita al Presidente ucraino, Petro Poroshenko, McCain ha ritenuto necessario che i Paesi della Comunità Trans Atlantica forniscano armi all’esercito ucraino per permettere la difesa di uno Stato, l’Ucraina, che combatte per la difesa sia del suo territorio che degli ideali dell’Occidente.

Infine, McCain si è detto perplesso dinnanzi allo scarso coinvolgimento dell’Unione Europea a sostegno dell’Ucraina.

Necessaria la presenza permanente NATO in Europa Centrale

Con la realizzazione del Sistema Antimissilistico in Polonia e Romania, e con la decisione di dislocare il contingente NATO in Europa Centrale, l’Amministrazione Obama ha dimostrato di avere compreso la reale minaccia alla sicurezza dell’Occidente rappresentata dalla Russia di Putin.

Tuttavia, le misure adottate dalla Casa Bianca risultano ancora insufficienti a far desistere Putin dalle sue velleità militari nei confronti di Paesi confinanti e membri di Unione Europea e NATO.

Come dichiarato da McCain, e ribadito dal Capo del Collegio dei Capi degli Stati Maggiori dell’Esercito USA, Joseph Dunford, durante un’audizione presso il Senato, solo un dispiegamento concreto e permanente delle forze armate della NATO in Europa Centrale può costituire un argine forte alle azioni militari di una Russia ritenuta, a ragione,  la principale minaccia alla sicurezza dei Paesi della Comunità Trans Atlantica.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

USA e Gran Bretagna rispondono a Putin in Ucraina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 25, 2015

Il Segretario di Stato statunitense, John Kerry, definisce i ribelli pro-russi un progetto militare per realizzare gli scopi geopolitici della Russia. Il Primo Ministro britannico, David Cameron, invia un contingente militare per addestrare ed assistere l’esercito ucraino

Philadelphia – La Gran Bretagna c’è, gli Stati Uniti quasi. Nella giornata di martedì, 24 Febbraio, il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha dichiarato che il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha mentito sul coinvolgimento della Russia nelle forniture di armamenti ai cosiddetti ribelli pro-russi che hanno occupato le regioni dell’Ucraina orientale.

Kerry, durante un’audizione presso la Commissione Relazioni Estere del Senato, ha ritenuto l’attivismo dei russi in Ucraina la causa dell’uccisione di più di 5 Mila persone, ed ha definito i cosiddetti ribelli pro-russi come uno strumento della Russia per realizzare scopi di natura geopolitica.

Kerry, dopo avere sottolineato come, presso l’Amministrazione Presidenziale USA, un piano per inasprire le sanzioni economiche alla Russia sia ancora attuale qualora Putin dovesse continuare con la sua politica aggressiva nei confronti dell’Ucraina, ha infine dichiarato che la decisione se armare o meno l’esercito ucraino spetta al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Chi, invece, ha preso l’iniziativa per arrestare l’aggressione militare della Russia all’Occidente è la Gran Bretagna. Il Primo Ministro britannico, David Cameron, ha infatti disposto l’ invio in Ucraina di personale militare per fornire all’esercito dell’Ucraina addestramento e sostegno di carattere logistico, tecnico e medico.

Cameron, sempre nella giornata di martedì, 24 Febbraio, ha dichiarato che il Governo britannico non intende ancora rifornire l’esercito ucraino di armamenti, anche se l’adozione di questa misura non è esclusa nel caso in cui la Russia dovesse continuare a provocare l’Occidente.

Infine, Cameron ha evidenziato che la decisione di inviare personale militare in Ucraina è dovuta alla necessità di dare un chiaro segnale da parte dell’Occidente, prima che Putin, dopo l’Ucraina, e dopo ancora della Georgia, possa attaccare anche la Moldova e i Paesi Baltici, membri sia della NATO che dell’Unione Europea.

Gentiloni rischia di fare un assist alla Russia

La posizione di Kerry, ed ancor più quella di Cameron, rappresenta la giusta reazione che la Comunità Trans Atlantica è chiamata a prendere per porre fine non solo all’aggressione militare di Putin all’Ucraina, ma anche alle ripetute provocazioni effettuate dall’esercito russo nei confronti di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia, Svezia, Danimarca e, per l’appunto, Gran Bretagna.

Inoltre, la posizione di Cameron serve a bilanciare, e a colmare, l’inefficienza dimostrata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal Presidente francese, Francois Hollande, che nei confronti di Putin hanno ostinatamente voluto sempre mantenere la via del dialogo, senza, tuttavia, ottenere alcun allentamento dell’avanzata militare russa in Europa.

La posizione di Kerry e Cameron è utile anche per affrontare la presenza di stretti alleati di Putin in seno all’Unione Europea, come il Premier ungherese, Viktor Orban, il Premier greco, Alexis Tsipras, il Presidente ceco, Milos Zeman, e il Premier slovacco, Robert Fico.

Oltre agli amici della Russia, anche altri Paesi dell’Unione Europea stanno commettendo gravi errori sulla questione ucraina, come dimostrato dalla proposta del Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, di coinvolgere Putin nella lotta contro l’ISIL permettendo lo stazionamento di navi militari russe nel Mediterraneo.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: Obama concede l’ultima chance alla Merkel con Putin

Posted in USA by matteocazzulani on February 10, 2015

Il Presidente degli Stati Uniti supporta l’iniziativa diplomatica del Cancelliere tedesco ma lascia aperta la possibilità di rifornire di armi l’esercito ucraino. Cresce il sostegno del Congresso e degli Adviser di Obama al sostegno militare all’Ucraina

Philadelphia – Passi ancora la linea morbida, quella delle pacche sulle spalle e del timore reverenziale nei confronti del Presidente della Russia, Vladimir Putin, ma se la via diplomatica non dovesse arrestare l’aggressione militare Russia in Ucraina occorrerà cambiare verso, e la Germania si accollerà tutta la responsabilità del fallimento.

Questo è il messaggio lanciato dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, durante un vertice bilaterale presso la Casa Bianca, nella giornata di lunedì, 9 Febbraio.

Pur di non rompere l’unità dell’Occidente, Obama ha dichiarato di sostenere l’iniziativa diplomatica che la Merkel ed il Presidente francese, Francois Hollande, hanno intrapreso nei confronti di Putin, nonostante ogni tentativo di mediazione con la Russia non abbia portato ad alcun miglioramento della situazione in Ucraina, dove miliziani pro-russi armati da Mosca stanno occupando le regioni dell’est ucraino.

Per questa ragione, il Presidente statunitense non ha escluso l’ipotesi di autorizzare l’invio di armi all’Ucraina per permettere agli ucraini di difendersi e di garantire l’inviolabilità dei confini nazionali, una conditio sine qua non che sia Obama che la Merkel hanno indicato come necessaria per il mantenimento della pace in Europa.

Tuttavia, la Merkel ha manifestato un’opinione differente da quella di Obama nel rifiutare categoricamente ogni invio di armi all’Ucraina, in quanto, secondo il Cancelliere tedesco, il gesto incrementerebbe l’ostilità di Putin.

Seppur evidente, la frattura tra Obama e la Merkel sull’atteggiamento da mantenere nei confronti di Putin è stata mitigata dallo stesso Presidente statunitense, che, come dimostrato dal suo sguardo durante la conferenza stampa, ha dato alla Germania l’ultima chance di perseguire una via diplomatica con la Russia in cui sempre meno personalità hanno oramai fiducia negli Stati Uniti.

Oltre ad una nutrita pattuglia di adviser personali del Presidente, anche Ash Carter, il candidato Segretario alla Difesa scelto da Obama, ha dichiarato di essere favorevole ad inviare armi agli ucraini per colmare il gap con l’esercito russo.

Come riportato dalla Reuters, la posizione di Obama, che finora ha dimostrato riluttanza nei confronti di ogni possibile invio di armi sia in Ucraina che in Siria, è motivata da una mozione, approvata dal Congresso lo scorso Dicembre in maniera bipartisan, che autorizza il Presidente degli Stati Uniti ad inviare equipaggiamenti militari all’esercito ucraino.

Obama ha firmato il provvedimento, ma ne ha sospeso l’esecuzione in attesa di risvolti positivi da parte di Putin che, tuttavia, non si sono verificati.

Finita la luna di miele con la Russia

Anche per questa ragione, Obama, nel National Security Strategy, un documento che enuncia le priorità del Presidente in materia di sicurezza, ha definito la Russia come un Paese che rappresenta un potenziale pericolo internazionale.

Come riportato da Politico, nella versione precedente del documento, emanata nel 2010, il Presidente statunitense ha invece ritenuto la Russia essere un potenziale partner.

La posizione di Obama, un democratico liberale che ha oramai perso fiducia nei confronti di Putin, è stata criticata dai repubblicani, che, per voce del Presidente della Commissione Servizi Armati del Senato, John McCain, hanno contestato la mancata volontà di autorizzate l’invio di armi in Ucraina.

McCain, durante la conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco di Baviera, ha criticato la decisione di Obama di inviare agli ucraini solamente mezzi non offensivi e generi di conforto che, tuttavia, nulla possono contro le armi dell’esercito russo.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama e Boehner evitano lo Shut Down

Posted in USA by matteocazzulani on December 14, 2014

Il Congresso passa il nuovo bilancio che evita un’impopolare chiusura forzata degli uffici pubblici. Centristi democratici e moderati repubblicani favorevoli al provvedimento, mentre i liberali del Partito Democratico e i conservatori del Partito Repubblicano si sono schierati contro la misura

Philadelphia – Un accordo bipartisan per evitare una chiusura degli uffici statali avvertita come impopolare. Nella nottata di sabato, 13 Dicembre, il Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato il bilancio federale per il nuovo anno.

Come riportato dalla Reuters, la misura, precedentemente approvata alla Camera dei Rappresentanti, permette di evitare lo Shut Down, ossia lo stop all’erogazione dei fondi per il funzionamento dei Dipartimenti e degli uffici pubblici.

Il provvedimento, che conferma fino a Settembre gli stanziamenti economici per tutti i Dipartimenti fatto salvo quello della Sicurezza Nazionale, che ha ottenuto una copertura solo fino a Febbraio, è stato supportato al Senato da una maggioranza composta da centristi democratici e moderati repubblicani.

Nello specifico, il budget, opposto da alcuni democratici liberali e dai repubblicani conservatori, prevede una misura di 1,1 trilioni di Dollari, frutto di una mediazione accettata dal Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, elaborata dallo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Boehner.

Da un lato, Obama ha ottenuto fondi per la lotta contro ebola, finanziamenti per rafforzare la lotta contro lo stato islamico ISIL e denaro per sostenere lo sviluppo in America Centrale.

Dall’altro, i repubblicani hanno ottenuto il finanziamento parziale del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, dei cui fondi il Presidente intende avvalersi per legalizzare 4,7 milioni di immigrati irregolari.

Oltre a mettere a repentaglio la realizzazione di una delle proposte politiche di Obama, i repubblicani hanno anche ottenuto fondi per incrementare le strutture difensive della NATO in Europa Centro-Orientale dall’aggressione militare della Russia e per supportare la gestione della crisi in Siria.

La corsa alla Casa Bianca importante negli schieramenti

Nonostante la misura sia passata con una maggioranza bipartisan, la votazione sul budget ha comportato fratture notevoli all’interno sia dello schieramento democratico che di quello repubblicano, motivati dal rimescolamento degli equilibri interni ai due schieramenti in vista delle primarie presidenziali.

Lo scontro interno allo schieramento democratico si è verificato durante la votazione del provvedimento alla Camera dei Rappresentanti, dove la Capogruppo del Partito Democratico, Nancy Pelosi, ha compattato l’ala liberale del suo schieramento nell’opporre la misura perché ritenuta lesiva del ceto medio.

Cos riportato dall’autorevole Politico, con la sua strenua opposizione ad un provvedimento supportato dal Presidente Obama, la Pelosi, venendo sostenuta al Senato da Elizabeth Warren, ha effettuato una decisa scelta di campo.

Nelle prossime primarie presidenziali democratiche, la liberale Warren intende infatti contrastare la centrista Hillary Clinton.

Nel campo repubblicano, la divisione interna si è fatta più visibile al Senato, dove il senatore vicino al Tea Party Ted Cruz ha compattato l’ala conservatrice nel contrastare un documento ritenuto insufficiente per frenare l’azione e di Obama sull’immigrazione.

A favore del documento si è però schierato il Capogruppo del Partito Repubblicano al Senato, Mitch McConnel, che sembra essere orientato a supportare la corsa alle primarie presidenziali dei republicans di Jeb Bush al posto di quella di Ted Cruz.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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UCRAINA: UE VERSO LE SANZIONI. GLI USA LE RAFFORZANO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 20, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, firma il diniego dei visti USA per 20 Autorità ucraine ritenute responsabili della violazione delle democrazia e dei diritti umani. Anche i vertici dell’Unione Europea verso misure punitive dopo la repressione violenta che ha provocato circa 40 vittime tra i manifestanti

Venti persone senza un visto per gli Stati Uniti d’America. Questa è la misura punitiva che, nella giornata di mercoledì, 19 Febbraio, il Presidente USA, Barack Obama, ha apportato nei confronti di 20 Autorità ucraine -i cui cognomi sono rimasti segreti, come prevede la Legge statunitense- ritenuti responsabili della violazione della democrazia e dei diritti umani in Ucraina.

La presa di posizione di Obama, supportata dal Capogruppo democratico Harry Reid e dal senatore repubblicano John McCain, è stata presa in seguito alla repressione violenta delle manifestazioni per il ripristino delle libertà democratiche da parte delle forze speciali di polizia che, su ordine del Ministero degli Interni, martedì 18 Febbraio e mercoledì 19 Febbraio hanno sparato sulla folla, provocando 29 morti e più di cento feriti.

La misura di Obama segue le sanzioni che, lo scorso Gennaio, il Senato USA ha già approvato dopo precedenti repressioni violente ordinate dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che hanno portato alla morte di almeno sette persone: tutte sempre solo tra i manifestanti.

Sulla medesima strada degli USA sembra volere procedere anche l’Europa, che finora, per via di una decisione unilaterale della Commissione Europea, ha posto un freno all’adozione di misure restrittive nei confronti delle Autorità ucraine responsabili della repressione violenta del dissenso, nonostante il Parlamento Europeo abbia precedentemente approvato una Risoluzione condivisa da tutte le forze politiche che richiedeva l’imposizione di sanzioni.

A dettare il dietrofront è stato proprio il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, che non ha escluso l’adozione di misure punitive, come le sanzioni, dopo che l’Ucraina è sprofondata in una quasi guerra civile.

La posizione di Barroso riprende quella del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che, su invito del suo Vicepresidente Vicario, Gianni Pittella -che si è recato a Kyiv lo scorso Gennaio per verificare di persona la situazione nel Paese- ha da tempo chiesto sanzioni per la violazione della democrazia e dei diritti umani in Ucraina e che, sempre mercoledì, 19 Febbraio, ha confermato la sua posizione dopo avere sottolineato che le Autorità ucraine si sono squalificate agli occhi dell’opinione pubblica europea.

A spingere verso le sanzioni sono anche i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, a partire dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che, d’accordo con il Presidente francese, Francois Hollande, ha sostenuto la necessità di adottare misure punitive nei confronti delle Autorità ucraine responsabili della morte violenta di circa 40 dimostranti dall’inizio della protesta.

L’ipotesi di sanzioni è stata supportata anche dal Premier polacco, Donald Tusk, e dal Capo del Governo lituano, Algirdas Butkevicius, che hanno evidenziato l’opportunità di congelare i conti bancari e di imporre il diniego della concessione dei visti Schengen per le Autorità ucraine come segnale che il segno della tolleranza UE è stato passato.

Sikorski, Steinmeier e Fabius a Kyiv per parlare con Yanukovych

Nel frattempo, dopo un’altra giornata di aggressione armata da parte della polizia le vittime a Kyiv sono salite a 29, dopodiché, nel corso della notte, è stata stabilità una tregua in occasione dell’arrivo in Ucraina del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, inviato speciale dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton.

Sikorski sarà raggiunto dai Ministri degli Esteri di Germania e Francia, Frank-Walter Steinmeier e Laurent Fabius, per cercare di convincere il Presidente Yanukovych a fermare la repressione armata del dissenso.

Matteo Cazzulani

L’OCCIDENTE VERSO LE SANZIONI PER YANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 16, 2014

Al Parlamento Europeo apprezzata la dimostrazione di supporto per l’Europa da parte dei manifestanti ucraini. La Commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti d’America per il rispetto della democrazia e della libertà in Ucraina

Sanzioni, democrazia ed esempio di mobilitazione per la Libertà ed i Diritti sono i concetti sull’Ucraina su cui hanno dibattuto il Parlamento Europeo e il Senato degli Stati Uniti d’America. Nella giornata di martedì, 14 Gennaio, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha evidenziato come la manifestazione per l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea renda chiaro l’attaccamento all’Europa di un popolo che, finora, è rimasto escluso dalle strutture politiche continentali.

Intervenuto durante la Seduta Plenaria del Parlamento Europeo, Barroso, che è anche esponente del Partito Popolare Europeo, ha sottolineato come la manifestazione pacifica degli ucraini in supporto all’integrazione europea sia da prendere da esempio per tutti quegli euroscettici che, oggi, negli Stati UE dimostrato poca fiducia nell’Europa.

Il Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, a sua volta ha illustrato come la mobilitazione degli ucraini in sostegno dell’Europa sia un segnale di vitalità civile che dimostra la precisa volontà geopolitica di un popolo.

Swoboda ha anche osservato come la richiesta di ingresso nell’UE degli ucraini siano valori ben più forti dei soldi che, invece, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha dimostrato di volere privilegiare sacrificando la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina ad un prestito di danaro dalla Russia.

Prima del dibattito al Parlamento Europeo, l’esponente popolare Michael Galer e il Vicepresidente del Parlamento Europeo, il progressista Gianni Pittella, hanno avanzato l’ipotesi di applicare sanzioni personali alle Autorità ucraine che sono responsabili della violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Il tema della sanzioni è stato sollevato anche dal Vicesegretario di Stato USA con delega all’Europa, Victoria Nuland che, durante una sessione della Commissione Esteri del Senato dedicata all’Ucraina, mercoledi, 15 Gennaio, ha dichiarato che il Dipartimento di Stato sta lavorando sull’ipotesi di misure punitive nei confronti di alcune Autorità ucraine.

Il Vicesegretario di Stato, una democratica, ha anche sottolineato come gli USA si impegneranno affinché in Ucraina siamo ristabilite elezioni oneste e regolari, senza fare il tifo per nessun candidato, ed ha evidenziato come anche la questione del rilascio della Leader dell’opposizione ucraina Yulia Tymoshenko dalla detenzione politica a cui è costretta dall’Agosto 2011 sia una questione ancora aperta.

La Nuland ha anche apprezzato la mobilitazione pacifica degli ucraini, ed ha invitato l’Ucraina a rinnovare la partnership con il Fondo Monetario Internazionale per evitare di dipendere dai prestiti della Russia.

L’ex-Consigliere per la politica estera del Presidente Carter, Zbigniew Brzezinski, ha criticato la propaganda del Capo di Stato russo, Vladimir Putin, che presenta gli ucraini come etnicamente russi, quando invece le radici dell’Ucraina risalgono alla Rus di Kyiv: entità statale traducibile correttamente in italiano come Rutenia, che non va confusa con la Russia.

Intervenuto durante la seduta, Brzezinski, un democratico di origine polacca che ha tra i primi ha sostenuto la Corsa alle Primarie democratiche dell’attuale Presidente USA, Barack Obama, ha anche evidenziato come la mobilitazione degli ucraini sia la dimostrazione della consapevolezza nazionale di un popolo che rivendica la sua appartenenza all’Europa.

L’ex-Consigliere del Presidente Carter ha anche sottolineato come per l’opposizione ucraina sia necessario trovare un unico candidato per battere Yanukovych, che teme elezioni libere e regolari perché consapevole di perdere.

Infine, il Senatore repubblicano John McCain ha invitato gli USA a non lasciare soli gli ucraini con i loro problemi.

L’ex avversario di Obama nella corsa alla Casa Bianca del 2008 ha anche sottolineato come Yanukovych sia un Capo di Stato che si avvale del potere solo per arricchirsi.

Kyiv lontana dal rispetto della democrazia

Con il pestaggio a sangue del noto dissidente Yuri Lutsenko e della giornalista indipendente Tetyana Chornovol, e, prima ancora, con le repressioni nei confronti dei manifestanti non violenti che dimostrano in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa a Kyiv dallo scorso 21 Novembre, il Presidente Yanukovych ha dimostrato di non essere in grado di rispettare principi su cui l’Europa si basa, quali Democrazia e Libertà.

A questi fatti si sommano le detenzioni politiche a carico di un centinaio di esponenti dell’opposizione -tra cui la Tymoshenko- dopo processi riconosciuti come irregolari da parte degli osservatori internazionali, la limitazione della Libertà di Stampa, le minacce alla Chiesa Greco-cattolica per avere celebrato messe durante le manifestazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa, l’esautorazione dei poteri del Parlamento a vantaggio del Presidente, e la falsificazione delle Elezioni Amministrative del 2010 e di quelle Parlamentari del 2012.

Ripetute sono già state le condanne a Yanukovych inviate dal Parlamento Europeo, dalla Commissione Europea, dal Congresso USA e dalla Corte Europea dei Diritti Umani.

Matteo Cazzulani

KEYSTONE XL: HARPER SOSTIENE LA CRESCITA DEL CANADA NELLA GEOPOLITICA MONDIALE DELL’ENERGIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 20, 2013

Il Premier canadese invita gli USA ad accellare la realizzazione dell’oleodotto concepito per rafforzare l’indipendenza energetica di Canada e Stati Uniti. I rapporti tra Ottawa e il Presidente statunitense, Barack Obama, fortemente interessati dall’infrastruttura

Il Canada come l’Arabia Saudita per rafforzare la politica energetica di Ottawa e l’indipendenza del Nordamerica dalle forniture di greggio del Venezuela.

Nella giornata di sabato, 18 Maggio, il Premier candese, Stephen Harper, in un evento pubblico a New York, ha dichiarato che l’oleodotto Keystone XL ricopre un’importanza strategica per il Canada.

Come riportato dalla Bloomberg, il Premier Harper ha fatto appello agli Stati Uniti d’America affinché la realizzazione del Keystone XL sia avviata al più presto.

Il Premier canadese ha sottolineato la necessita per gli USA di realizzare al più presto l’oleodotto, concepito per veicolare greggio dallo Stato dell’Alberta alle raffinerie Golfo del Messico.

Come illustrato dal Premier Harper, il Keystone XL rappresenta un punto di svolta nelle relazioni tra USA e Canada.

Da un lato, l’oleodotto permette al Canada di diversificare le esportazioni di greggio, arrivando a superare l’Arabia Saudita nel mercato mondiale dell’oro nero.

Dall’altro lato, per quanto riguarda gli USA, il Keystone XL permette all’economia statunitense di diversificare le importazioni di greggio, e di limitare la dipendenza dal Venezuela.

Gli USA divisi sull’oleodotto

Attenta è stata la risposta finora data dal Presidente USA, il democratico Barack Obama, che pur avendo sottolineato il suo sostegno all’infrastruttura ha rinviato la sua realizzazione in attesa del parere del Dipartimento di Stato.

Diviso appare invece lo scenario politico statunitense. I democratici, che controllano il Senato, hanno sostenuto la realizzazione del Keystone XL nel budget approvato di recente, in quanto l’infrastruttura creerà nuovi posti di lavoro.

Ciò nonostante, una minoranza interna ai democratici, vicina agli ambienti ecologisti è fortemente contraria alla realizzazione dell’infrastruttura.

Pieno sostegno al Keystone XL è invece prestato dai repubblicani, che posseggono la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti.

Matteo Cazzulani

MAZOWIECKI: LA TYMOSHENKO E’ DETERMINATA NONOSTANTE LA DURA DETENZIONE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 23, 2012

Il Primo Premier della Polonia libera incontra la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina nella cella della colonia penale dove è incarcerata per una sentenza politica. Pochi giorni prima il colloquio è stato rifiutato al Ministro degli Esteri della Svezia, Carl Bildt 

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

La sofferenza dettata dalla malattia e dallo stress dovuto alla continua osservazione in carcere e la tenacia della Leader di Ferro che non si arrende nemmeno dinnanzi alla detenzione politica. Secondo quanto riportato dal primo Premier della Polonia libera, Tadeusz Mazowiecki, oggi consigliere del Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko, è consapevole in maniera lucida ed amaramente chiara della sua situazione personale e di quella del suo Paese.

Durante l’incontro, avvenuto presso la cella del carcere in cui la Tymoshenko è detenuta da quasi un anno, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina ha espresso preoccupazione per l’interruzione dell’integrazione europea dell’Ucraina dovuta alla campagna di repressione politica attuata dal Presidente, Viktor Yanukovych, che, oltre alla Tymoshenko, ha portato all’arresto di un’altra decina di esponenti del dissenso arancione filo-occidentale.

La Leader dell’Opposizione Democratica, che non ha espresso alcuna offesa alle Autorità oggi al potere, si è detta profondamente turbata anche dinnanzi alla modalità di svolgimento delle prossime Elezioni Parlamentari, che ritiene possano essere falsificate da brogli elettorali perpetrati dall’Amministrazione Presidenziale similmente a quanto fatto durante la tornata amministrativa dell’Ottobre 2010.

La Tymoshenko ha inoltre riconosciuto di avere compiuto degli errori durante la sua condotta di Governo – capeggiato a fasi alterne dal 2005 al 2009, dopo avere guidato nel 2004 il processo democratico in Ucraina, passato alla storia come Rivoluzione Arancione – ma, a differenza del Presidente Yanukovych, ha illustrato come ella non si sia mai discostata dal rispetto della democrazia, dei diritti civili e della tutela della libertà di stampa.

“La Tymoshenko non prova rancore e non è aggressiva con le Autorità, è lucida e razionale – ha dichiarato Mazowiecki all’autorevole Gazeta Wyborcza – Non è abbattuta moralmente dal dolore dell’ernia al disco che i medici tedeschi stanno cercando di curare, ma è turbata dallo stress derivato dal fatto di essere sorvegliata in maniera costante”.

La possibilità che ha avuto Mazowiecki di visitare la Leader dell’Opposizione Democratica è un privilegio che raramente Yanukovych concede a politici occidentali. Pochi giorni prima, un colloquio in carcere con la Tymoshenko è stato negato al Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt.

Secondo le Autorità Carcerarie, la Leader dell’Opposizione Democratica avrebbe già intrattenuto troppi incontri con altri esponenti di spicco della politica europea ed occidentale, accorsi presso la colonia penale Kachanivsky di Kharkiv per esprimere la loro vicinanza alla guida della Rivoluzione Arancione.

Il Senato USA chiede sanzioni per le Autorità ucraine

Particolarmente critica è stata la reazione della Comunità Occidentale. La Commissione Europea ha dichiarato che la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento con cui Kyiv otterrebbe da Bruxelles lo status di partner privilegiato, e il varo di una Zona di Libero Scambio per integrare l’economia ucraina a quella europea – non è possibile dinnanzi al comportamento autocratico di Yanukovych.

Nella notte di sabato, 22 Dicembre, il Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato all’unanimità una risoluzione che richiede la liberazione immediata della Tymoshenko e degli altri detenuti politici del campo democratico ucraino.

Inoltre, la Camera Alta statunitense ha richiesto il divieto di ingresso negli USA per il Presidente ucraino e per tutti gli esponenti delle Autorità Governative collusi con i processi organizzati per escludere i dissidenti arancioni dalla vita pubblica dell’Ucraina.

Yulia Tymoshenko è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato, il 19 Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato – che, tuttavia, hanno salvato l’Ucraina e l’Europa da una forte crisi energetica provocata dall’interruzione strumentale dell’invio di gas da parte dei russi per fini geopolitici.

Il verdetto è stato formulato dopo un processo palesemente irregolare, con la Tymoshenko arrestata preventivamente dal 5 Agosto nonostante la sua malattia -perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo della indagini – la difesa costantemente privata della possibilità di convocare testimoni, e prove a favore dell’Accusa costruite in maniera sommaria e poco veritiera – alcune delle imputazioni datate addirittura il 31 Aprile!.

Matteo Cazzulani

START: LA RUSSIA ASPETTA LA DECISIONE USA

Posted in Russia, USA by matteocazzulani on November 14, 2010

Obama promette una pronta ratifica al Senato del trattato per la riduzione degli armamenti nucleari, ma il GOP promette battaglia. Medvedev chiede l’appoggio di Washington per l’ingresso di Mosca nel WTO

Il presidente USA, Barack Obama

L’amicizia tra USA e Russia è nelle mani dei senatori americani. Questo, quanto emerso dall’incontro tra i Presidenti dei due Stati, Barack Obama e Dmitrij Medvedev, avvenuto a margine del vertice per la Cooperazione Economica Asiatico-Pacifica, in corso a Yokoama, in Giappone.

Oggetto del meeting, il trattato START, con cui le parti si sono impegnate a ridurre del 30% i propri armamenti nucleari, e a creare regole comuni per la realizzazione dello smantellamento. Una vittoria di Pirro per Obama, dal momento in cui il documento, siglato lo scorso aprile, deve ancora essere ratificato, sia dalla Duma di Mosca, che dal Senato di Washington.

Un passaggio non semplice. Infatti, la Russia ha dichiarato di attendere l’approvazione USA, prima di provvedere a sua volta. Inoltre, presso la Camera Alta americana, i democratici non non hanno più una solida maggioranza. E l’opposizione repubblicana, galvanizzata dalla recente vittoria nelle elezioni di mid-term, non intende mutare la propria posizione dinnanzi ad un trattato da sempre osteggiato.

“La ratifica dello START – ha spiegato Obama – è una priorità per la mia amministrazione. Ho invitato i senatori alla saggezza, dinnanzi ad un voto che migliorerà le relazioni con la Russia”.

WTO e NATO nel mirino

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

Oltre al disarmo, l’incontro ha toccato altre questioni care alla parte russa. In primis, l’adesione della Federazione Russa nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Obama ha promesso di spendersi per convincere la Georgia a togliere il proprio veto, imposto a seguito dell’aggressione militare subita nell’agosto 2008.

Inoltre, Medvedev ha spiegato di ritenere il prossimo vertice NATO di Lisbona un’occasione per avvicinare Mosca anche all’Alleanza Atlantica, con cui una buona collaborazione è già in essere su Afghanistan ed Iran.

A chiudere l’incontro, gli attestati di stima reciproca, e le dichiarazioni di soddisfazione dei due Capi di Stato dinnanzi alla ritrovata amicizia ed intesa. Una base su cui Obama cerca di restaurare il dialogo con Mosca. Improntato non più sulla difesa della Democrazia e dei Diritti Umani – come ci si aspetterebbe dal più importante Paese del Mondo occidentale – ma su un ostinato, pragmatico dialogo.

Come si direbbe nel Belpaese, un volemose bene. Senza se e senza ma.

Matteo Cazzulani