LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH A MOSCA CHIEDE A PUTIN L’INTERVENTO MILITARE IN UCRAINA

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on February 27, 2014

Il Presidente ucraino invita il suo collega russo ad intervenire per ristabilire il suo regime a Kyiv. I filorussi di Crimea occupano il Parlamento ed accendono le tensioni con i tatari locali

Rifugiato in Russia, provocatore di una guerra civile con l’intervento esterno che sembra essere sempre più annunciata. Nella giornata di giovedì, 27 Febbraio, l’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha richiesto alla Russia di garantire il ripristino dell’ordine politico sovvertito dalla rivoluzione che, il sabato precedente, ha destituito il suo regime dittatoriale.

L’invito di Yanukovych, che fonti ben accreditate danno come rifugiato a Mosca, arriva subito dopo l’occupazione in Crimea del Parlamento della Repubblica Autonoma locale da parte di attivisti filo-russi, che si stanno fronteggiando con i tartari della penisola, a loro volta favorevoli al mantenimento dell’unità nazionale ucraina.

A preoccupare è anche il riarmo dell’esercito russo, che il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha iniziato a dislocare lungo i confini con l’Ucraina, al punto da suscitare la reazione sia del Presidente ad Interim ucraino, Oleksandr Turchynov, che dei principali esponenti politici di Unione Europea, Stati Uniti d’America e NATO, che hanno invitato Mosca a rispettare l’integrità territoriale ucraina.

Nel frattempo, è stata presentata la nuova squadra di governo che dovrà riportare a galla l’economia dell’Ucraina da una situazione di profonda crisi e, come dichiarato dal Premier candidato, Arseniy Yatsenyuk, firmare l’Accordo di Associazione con l’UE.

Ecco i nomi del nuovo Governo

Il governo, composto da un misto di politici di primo e secondo piano del principale partito di opposizione Batkivshchyna, e da personaggi illustri che si sono distinti durante la battaglia contro il regime di Yanukovych, che ha provocato più di cento morti tra i manifestanti, ha ottenuto l’appoggio esterno del partito moderato UDAR di Vitaliy Klichko, che ha dichiarato di volersi candidare alle elezioni presidenziali.

Oltre al Premier Yatsenyuk, leader in pectore del Partito Social-popolare-democratico Batkivshchyna, rilevanti sono le nomine di Borys Tarasyuk -ex-Ministro degli Esteri e fervente atlantista- a Vicepremier con delega agli Affari Europei, Oleksandr Shlyapak -ex Capo dell’apparato Presidenziale dell’ex-Preidente arancione Viktor Yushchenko- a Ministro dell’Economia, di Yuri Prodan -già membro dei Governi arancioni dell’anima della Rivoluzione Arancione Yulia Tymoshenko- a ministro dell’Energia, e di Arsen Avakov -uno dei due dissidenti che ha ottenuto Asilo politico in Italia- a Ministro degli Interni.

Oltre alla parte politica, importante è anche la nomina di Dmytro Bulatov, leader della protesta Euromaidan noto per essere stato torturato, amputato di un orecchio e addirittura crocifisso dalla polizia di regime Berkut, a ministro dello Sport, e della giornalista barbaramente picchiata Tetyana Chornovol a Capo dell’Ufficio Anticorruzione.

A Capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa è stato nominato Andriy Parubyi, uno dei deputati Batkivshchyna più attivi durante la lotta partigiana contro il Regime di Yanukovych.

Matteo Cazzulani

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LA ROMANIA VERSO UN GOVERNO DI CENTRO-SINISTRA DOPO IL SUPERAMENTO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Balcani by matteocazzulani on February 26, 2014

Il Partito Nazionale Liberale rompe l’Unione Sociale Liberale con il Partito Social Democratico dopo il mancato accordo sulle nomine dei nuovi Ministri in un rimpasto. Anche lo scontro per la candidatura comune alle elezioni presidenziali romene alla base dello scontro tra il Premier, il socialdemocratico Victor Ponta, e il Presidente del Parlamento, il liberale Crin Antonescu

Un cambio al governo che semplifica le carte in tavola per la corsa alle elezioni presidenziali ma mette a serio repentaglio la tenuta del Governo, che ora ha numeri decisamente più risicati. Nella giornata di martedì, 25 Febbraio, il Partito Nazionale Liberale -PNL ha deciso dopo consultazioni interne di ritirare i suoi ministri dal governo di Larghe Intese con il Partito Social Democratico -PSD- del Premier, Victor Ponta.

La decisione è stata presa ufficialmente dopo il diniego da parte del Premier Ponta di rassegnare le proprie dimissioni, chieste a gran voce dal Presidente del Parlamento, il Leader dei Liberali Crin Antonescu, che, tuttavia, ha dichiarato la volontà di mantenere la carica da lui ricoperta.

Il bracco di ferro tra Ponta e Antonescu è tuttavia iniziato da quando il Premier, chiamato ad un rimpasto di Governo, ha rifiutato di nominare a Capo del Ministero degli Interni il Sindaco di Sibiu Klaus Joannis: una delle figure più note ed apprezzate del PNL.

Un’altra delle motivazioni che ha portato alla rottura dell’Unione Sociale Liberale -così è nominata la colazione delle larghe intese che ha visto socialdemocratici e liberali governare insieme dal 2012- è la volontà sia del PSD che del PNL di presentare proprie candidature alle prossime elezioni presidenziali.

Secondo gli accordi di coalizione, l’Unione Sociale Liberale avrebbe dovuto presentare la candidatura unitaria di Antonescu, appoggiata dal Premier Ponta, per sconfiggere l’attuale Presidente, Traian Basescu: il Leader del moderato Partito Democratico Liberale -PDL- che, ora, ha la possibilità di mettere in seria difficoltà i socialdemocratici.

Dall’USL alla USD

Con la fuoriuscita dei liberali, Ponta può ora contare solo sull’appoggio del suo PSD, che creerebbe l’Unione Sociale Democratica -USD: un Gruppo parlamentare unico con l’Unione Nazionale per il Progresso in Romania -UNPR- e con i radicali del Partito Conservatore -PC- che già si presenterà con liste uniche alle prossime elezioni europee.

Per governare, la USD potrebbe contare senza difficoltà sull’appoggio dell’Unione degli Ungheresi in Romania -UDMR- e su quello delle altre minoranze nazionali garantite in Parlamento arrivando a possedere un totale di 317 parlamentari di maggioranza su 576.

Con il passaggio del PNL all’opposizione, che finora è stata formata dal PDL, dal Partito Popolare -PPDD- e da alcuni indipendenti, la minoranza arriva a quota 259.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA TYMOSHENKO NON SI CANDIDA. YANUKOVYCH ACCUSATO DI ECCIDIO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 25, 2014

La Leader dell’Opposizione Ucraina accetta cure mediche urgenti presso la clinica privata Charite di Berlino, mentre l’ex-Presidente è accusato assieme ad altri 50 gerarchi di regime della morte di almeno 74 persone. L’Europa in prima fila per garantire a Kyiv aiuti economici ed integrità territoriale

C’è chi fin da subito l’ha accusata di volere concorrere alla vita politica del Paese per salire sullo scranno presidenziale, nonostante ella ne abbia tutto il diritto morale dopo il barbaro trattamento ricevuto durante una detenzione politica lunga quattro anni. Yulia Tymoshenko, leader dell’opposizione ucraina costretta al carcere dal 2011 per via di una sentenza politica, ha tuttavia sorpreso quando, nella giornata di lunedì, 24 Febbraio, ha dichiarato di non nutrire alcun interesse alle poltrone, ed ha accettato l’offerta del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, di ricevere cure mediche urgenti in Germania.

Parallelamente alla vicenda della Tymoshenko, il Presidente ucraino, Oleksandr Turchynov, assieme al Plenipotenziario del Parlamento per il controllo sull’attività della Procuratura, Yuri Makhnitsky, ha stilato una lista di 50 persone ricercate per crimini di massa contro i civili, capeggiata dall’ex-Capo di Stato, il dittatore Viktor Yanukovych.

Secondo documenti ritrovati nella residenza privata dell’ex-Presidente, Yanukovych non solo ha dato l’ordine di aprire il fuoco sui manifestanti, provocando più di cento morti e diverse centinaia di feriti, ma ha anche predisposto il dispiegamento di migliaia di soldati inquadrati regolarmente nell’esercito per liquidare le proteste sul Maidan .

Oltre al riaffiorare dell’atteggiamento dittatoriale di Yanukovych, l’Europa si è mossa per fornire un aiuto concreto all’Ucraina che cerca di voltare pagina. A nome dei Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria, a cui si sono aggiunti anche Romania, Bulgaria e Grecia, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha dichiarato che con la riabilitazione dei prigionieri politici, la liberazione di Yulia Tymoshenko, e il ripristino dei poteri per il Parlamento, l’Ucraina ha ora le carte in regola per la forma dell’Accordo di Associazione.

Oltre alla firma di un importante documento che permette l’integrazione economica di Kyiv nel mercato unico europeo, Sikorski si è anche detto pronto a mediare presso il Fondo Monetario Internazionale per l’erogazione di un prestito necessario per risollevare la situazione economica dell’Ucraina.

Simili preoccupazioni sono state sollevate anche dal Presidente francese, Francois Hollande, che, durante una telefonata con il suo collega russo, Vladimir Putin, non solo ha auspicato un impegno congiunto per lo sviluppo dell’Ucraina, ma ha anche invitato Mosca a collaborare per il mantenimento dell’integrità territoriale ucraina.

Putin pronto allo scenario georgiano in Ucraina

Il monito di Hollande, che è stato condiviso dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, e dalla Merkel, è una condicio sine qua non per la soluzione della crisi ucraina, in quanto la Russia ha ora tutto l’interesse a fomentare diversità ad oggi inesistenti all’interno dell’Ucraina per legittimare un suo intervento armato.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, Putin sarebbe infatti pronto a riprendere la distribuzione a pioggia dei passaporti russi in Crimea per legittimare l’esercito russo ad attuare un’aggressione militare simile a quella organizzata contro la Georgia in Abkhazia ed Ossezia del Sud nell’Agosto del 2008.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: TURCHYNOV È IL NUOVO PRESIDENTE. YANUKOVYCH RICERCATO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 24, 2014

Il Parlamento ucraino nomina il Vicecapo di Batkivshchyna come Capo di Stato ad interim, dimissiona i Ministri imposti dall’ex-Presidente ucraino, ed annulla leggi che mettono a repentaglio l’unità nazionale. Il nuovo Capo dello Stato promette impegno nel sociale, nella posizione di Kyiv in campo economico, la ripresa dei negoziati con l’Europa, e rapporti paritetici con la Russia.

Corporatura robusta, sguardo attento e pensiero profondo da filosofo vero di credo luterano -una rarità nello scenario politico ucraino. Così si presenta il nuovo Presidente ucraino, Oleksandr Turchynov, eletto Domenica, 23 Febbraio, Capo di Stato ad interim dal Parlamento ucraino, di cui pochi giorni prima è stato eletto Speaker.

A favore della nomina del Vice-Capo del Partito social-popolare-democratico Batkivshchyna, che ha già ricoperto il Vicepremierato, il Premierato ad interim e la guida del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, ha votato la maggioranza totale del Parlamento, che, nella medesima giornata, ha provveduto anche a dimissionare i Ministri imposti dall’ex-Presidente Yanukovych.

Nel suo discorso di insediamento, Turchynov ha promesso di mettersi subito al lavoro per garantire il pagamento delle provvidenze sociali, tra cui stipendi e pensioni, e ha posto il recupero di fiducia da parte dei mercati internazionali come priorità della sua Amministrazione.

Per quanto riguarda la politica estera, Turchynov ha dichiarato la ripresa dei negoziati con l’Unione Europea per la firma dell’Accordo di Associazione: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico UE.

Il nuovo Capo dello Stato ha poi dichiarato la volontà di stabilire buoni e stretti rapporti con la Russia sulla base del principio di parità e comune rispetto.

Oltre alla nomina di Turchynov, il Parlamento ha anche votato per la nazionalizzazione della lussuosa residenza presidenziale Mezhyhirya -che sarà probabilmente destinata ad orfanotrofio- e l’abolizione di alcune delle controverse Leggi fatte approvare da Yanukovych, come quella sulla concessione alle lingue delle minoranze nazionali dello status di idiomi ufficiali dell’Ucraina.

Nella giornata di lunedì, 24 Febbraio, il Parlamento ucraino ha poi varato un mandato di arresto per lo stesso ex-Presidente Yanukovych che, dopo essere stato incolpato di crimini contro l’umanità dagli stessi parlamentari del suo Partito delle Regioni, ha cercato di fuggire in Russia: fonti lo danno ora nascosto nel Donbas, nell’est del Paese, altre addirittura in Crimea.

Reazioni positive all’insediamento e ai primi passi compiuti dall’Amministrazione Turchynov sono state pronunciate dal Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, mentre il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha accusato l’opposizione di avere sovvertito l’ordine con l’uso della forza.

In tre per il Premierato

Nel frattempo, sono cominciate le procedure per la formazione di un nuovo Governo di Unità Nazionale per traghettare l’Ucraina alle prossime elezioni presidenziali anticipate. Secondo le prime indiscrezioni, la carica di Premier potrebbe essere affidata al Leader di Batkivshchyna, Arseniy Yatsenyuk, oppure al Deputato indipendente Petro Poroshenko: imprenditore della cioccolata che molto si è speso per sostenere il corso europeo del suo Paese.

Tra i possibili candidati al Premierato è emerso anche il nome di Yulia Tymoshenko, l’ex-Premier liberata da due giorni dalla detenzione politica a cui è stata costretta dall’Agosto del 2011, che, tuttavia, ha fatto sapere di non essere interessata alla guida del Governo.

Secondo indiscrezioni, la Tymoshenko, che nella giornata di Domenica, 23 Febbraio, ha incontrato gli Ambasciatori di UE ed USA in Ucraina, ed ha ricevuto sia la chiamata del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che le felicitazioni del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, si starebbe preparando per correre alle elezioni presidenziali.

A contenderle la candidatura come leader dello schieramento democratico ci sarebbe il Capo del Partito moderato UDAR, Vitaly Klichko.

Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH DESTITUITO E TYMOSHENKO LIBERATA: IN UCRAINA VINCE LA DEMOCRAZIA, MA OCCORRE ANCORA PRUDENZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 23, 2014

Il Parlamento ucraino elegge un nuovo Speaker, destituisce il Presidente e libera dalla detenzione politica la leader dell’Opposizione, incarcerata dal 2011 dopo un caso di Giustizia Selettiva. Elezioni anticipate fissate il 25 Maggio, mentre Yanukovych cerca invano di riparare in Russia

I sanitari d’oro, un parco auto da museo, per poi passare ai documento in cui si testimoniano le violazioni dei diritti umani e gli ordini di reprimere le manifestazioni pacifiche in sostegno dell’Europa prima e della democrazia poi, fino ai mutandoni rossi di alta moda: nulla di diverso rispetto a quanto già visto presso Gheddafi, Saddam Husseyn ed altri sanguinari dittatori.

Queste sono le immagini provenienti da Mezhihyrya: la residenza privata del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, a cui la stampa ha potuto accedere nella serata di sabato, 22 Febbraio, dopo che il Parlamento ha votato all’unanimità per la decadenza del Capo dello Stato, ed ha fissato la data di nuove elezioni presidenziali per il 25 Maggio.

Oltre alla cacciata di Yanukovych -fino alle nuove elezioni le funzioni del Presidente saranno ricoperte dal nuovo Presidente del Parlamento, Oleksandr Turchynov- il Parlamento ha approvato l’immediato rilascio di Yulia Tymoshenko: Leader dell’opposizione ucraina detenuta dal 2011 in seguito ad un processo irregolare riconosciuto da tutti gli osservatori internazionali e da un pronunciamento della Corte Europea per i Diritti Umani come politicamente motivato.

Appena liberata dalla colonia di Kharkiv, la Tymoshenko -ridotta sulla sedia a rotelle in seguito alle violenze subite in prigione e all’ernia al disco di cui è affetta, che non è stata curata dalle Autorità carcerarie- è stata trasportata a Kyiv, dove, sul Maidan, ha invitato i manifestanti a restare sulla piazza fino a quando Yanukovych non sarà del tutto destituito.

Lo stesso Yanukovych, dopo avere cercato invano di fuggire in Russia con un jet privato fermato dalle forze di polizia, che assieme ai Servizi Segreti, sono passate dalla parte della nuova maggioranza, si è rifugiato nel Donbass, la sua regione d’origine, da dove ha ritenuto illegittime le decisioni prese dal Parlamento.

Quanto accaduto sabato, 22 Febbraio, è un ottimo risultato per un popolo, quello ucraino, che dopo avere subito la repressione violenta delle forze di polizia del regime di Yanukovych, che ha provocato più di cento morti e diverse centinaia di feriti, non ha rinunciato alla protesta e, con le armi della determinazione, ha ottenuto la sua libertà.

Il fatto è stato anche una dimostrazione di come l’Unione Europea possa contare davvero tanto quando decide di prendere una posizione chiara ed attiva di politica estera: l’armistizio tra il regime di Yanukovych e l’opposizione, a cui è seguita la destituzione del Presidente ucraino e la liberazione della Tymoshenko, è stato possibile anche e sopratutto grazie all’intervento di mediazione dei Ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radoslaw Sikorski e Frank-Walter Steinmeier, inviati a Kyiv dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton, per risolvere la situazione.

L’Europa deve fare ancora molto per garantire pace e progresso

Tuttavia, la partita non è ancora chiusa. Nella giornata di Domenica, 23 Febbraio, mentre le comunità ucraine di tutto il Mondo si riuniranno per dimostrare -a Milano alla manifestazione, fissata per le ore 15 in piazza Castello, partecipa anche il PD metropolitano milanese- si chiudono le olimpiadi di Sochi: un fatto che potrebbe consentire al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di fornire appoggio anche militare a Yanukovych per riprendere il potere.

Per reagire a questo possibile scenario, l’Europa deve attivarsi fin da subito per aprire le sue frontiere agli ucraini abbattendo il regime dei visti per un popolo che per ragioni culturali, storiche e sociali appartiene alla Grande Famiglia Europea.

Inoltre, deve essere protagonista dell’organizzazione di un gruppo di lavoro contestualizzato nell’Osce che sia in grado di gestire lo svolgimento di elezioni presidenziali anticipate davvero libere e democratiche, affinché sia lasciata ai soli ucraini la scelta di dove collocarsi nel Mondo senza condizionamenti geopolitici né ricatti energetici di alcun tipo provenienti dall’esterno.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: RIABILITATI TYMOSHENKO E PARLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 22, 2014

L’Europa trova l’accordo tra l’opposizione e il Presidente, Viktor Yanukovych, per ripristinare le libertà democratiche, indire nuove elezioni presidenziali, riabilitare i prigionieri politici e formare un governo tecnico provvisorio. Fondamentale il ruolo del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, inviato per conto dell’Unione Europea

O la firma o la morte. Questo è stato l’invito con cui il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, presente a Kyiv con il suo collega tedesco Frank Walter Steinmeier per contro dell’Unione Europea, ha incoraggiato i leader dell’opposizione Ucraina ad accettare un accordo con il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, che proprio i due diplomatici europei hanno negoziato fino alle prime ore di venerdì, 21 Febbraio.

L’accordo prevede il ripristino delle libertà democratiche che Yanukovych ha progressivamente cancellato dalla sua salita al potere nel 2010, la riabilitazione dei prigionieri politici vittime di casi di giustizia selettiva, l’indizione di elezioni presidenziali anticipate nel Dicembre 2014 e la formazione di un Governo tecnico provvisorio per guidare il Paese in un periodo di forte crisi.

Sulla base dell’accordo, già nella serata di venerdì, 21 Febbraio, il Parlamento ucraino ha votato per il ripristino della Costituzione del 2004, che ha reso l’Ucraina nuovamente una Repubblica Parlamentare-Presidenziale, restituendo alla Rada -il Parlamento ucraino- i poteri che il Presidente aveva ad essa prelevato ed accentrato nelle sue mani.

Importarte è stata anche la votazione di un provvedimento per la liberazione di Yulia Tymoshenko: la leader dell’opposizione ucraina incarcerata dal 2011 in seguito ad un caso di giustizia selettiva organizzato da Yanukovych per eliminare la sua più temuta avversaria politica.

L’accordo tra il Presidente e l’opposizione ottenuto grazie alla mediazione di Sikorski e Steinmeier ha anche permesso il cessate il fuoco a Kyiv, che, dopo l’aggressione violenta con armi da fuoco della polizia speciale di regime Berkut, ha provocato 100 vittime e più di un migliaio di feriti sopratutto tra i manifestanti.

Secondo notizie ben informate, come testimoniato dall’invito che Sikorski ha utilizzato per convincere l’opposizione a firmare l’accordo, il Presidente Yanukovych sarebbe stato pronto ad utilizzare l’esercito ed imporre la Legge Marziale per sedare la rivolta.

Yanukovych scappa a Kharkiv

Nonostante la votazione del Parlamento, i provvedimenti per essere esecutivi necessitano della firma del Presidente, che, tuttavia, ha dichiarato di non volere adempiere a tale obbligo istituzionale e, nella serata di venerdì, 21 Febbraio, è fuggito a Kharkiv per partecipare ad un incontro con un manipolo di Deputati a lui fedeli.

La decisione del Presidente pone un interrogativo sulla reale possibilità di cambiamento, e non esclude il riprendersi delle ostilità e della repressione non appena l’attenzione dell’Opinione Pubblica sarà calata.

Matteo Cazzulani

IN UCRAINA ARRIVANO LE EUROSANZIONI MA È TARDI: YANUKOVYCH PROVOCA CENTO MORTI E MIGLIAIA DI FERITI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 21, 2014

Il Consiglio Europeo congela i conti bancari e revoca i visti Schengen per le Autorità ucraine che non rispettano i Diritti Umani. Fuga in Europa degli oligarchi che supportano il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Una posizione necessaria ma tardiva che non frena un’escalation violenta che già si è verificata. Nella giornata di giovedì, 20 Febbraio, il Consiglio Europeo ha finalmente approvato l’imposizione di sanzioni personali mirate per le Autorità ucraine che hanno violato la democrazia ed i diritti umani, e che si sono rese responsabili del massacro di più di cento persone negli ultimi due giorni e di più di mille feriti, provocate dall’aggressione armata delle forze speciali di polizia Berkut su preciso ordine del Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych.

Nello specifico, le sanzioni prevedono il congelamento dei conti bancari per le Autorità ucraine e per i loro famigliari, che hanno interessi e che studiano in Paesi dell’Unione Europea, il diniego della concessione dei visti Schengen per queste personalità, il bando di importazione di strumenti che possono essere utilizzati per reprimere il dissenso con la forza e la violenza.

Oltre alle sanzioni, il Consiglio Europeo ha anche invitato i Paesi UE a facilitare l’erogazione dei visti per i cittadini ucraini, sopratutto per arginare una crisi umanitaria alle porte dell’Unione, e per rafforzare i legami umani con un Popolo che appartiene alla grande famiglia europea per ragioni di carattere storico, culturale e sociale.

La decisione del Consiglio Europeo è stata presa mentre la rivolta si è consumata nel sangue, con scene che testimoniano una vera e propria guerra civile provocata dall’uso della forza sui manifestanti ordinato dal Presidente Yanukovych, che durante il massacro del suo popolo ha intrattenuto colloqui con la delegazione UE, composta dai Ministri degli Esteri di Polonia, Francia e Germania: Radoslaw Sikorski, Laurent Fabius, Frank-Walter Steinmeier.

Le trattative hanno portato alla convocazione urgente di una seduta del Parlamento, durante la quale, da parte dell’opposizione compatta e di alcuni esponenti del Partito delle Regioni del Presidente Yanukovych, è stato approvato il divieto per i reparti Berkut di permanere in città.

Il cessate il fuoco, che per essere effettivo necessità comunque della firma del Presidente, che non ha ancora firmato, non è stato votato dalla maggioranza dei Parlamentari del Partito delle Regioni, che sono riparati in alcuni Stati UE per mettere al sicuro i loro capitali prima dell’entrata in vigore delle tardive eurosanzioni.

Ad esempio, Rinat Akhmetov, uno dei principali sponsor di Yanukovych, noto per essere il Presidente della squadra di calcio Shakhtar Donetsk, è volato subito a Londra, dove ad attenderlo ha trovato un nutrito comitato di accoglienza di emigrati ucraini inferociti per la repressione violenta del dissenso.

Putin con Yanukovych si comporta come con Assad

Otre all’Europa, chi si muove meglio e con più coraggio è il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che, durante una visita ufficiale in Messico, ha accusato il Presidente russo, Vladimir Putin, di inferire in Ucraina per destabilizzare la democrazia, così come fatto nei confronti della Siria.

In particolare, Obama, ripreso dal Guardian, ha sottolineato come Putin abbia dimostrato di non avere alcun rispetto per la volontà di autodeterminazione del popolo ucraino, che è sceso in piazza per la propria democrazia e per la propria libertà.

Nella mente di Obama è sicuramente la pressione economica, commerciale ed energetica -fatta di interruzione arbitraria delle forniture di gas ed embargo sui prodotti alimentari ucraini- che Putin sta da anni esercitando sull’Ucraina per destabilizzare la situazione interna al Paese ed inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale concepito per ricostruire un impero russo a forte matrice xenofoba e sciovinista orientato in primis alla distruzione dell’Europa e al contrasto della cultura occidentale.

Anche il Canada ha preso posizione, ed ha dichiarato, come già hanno fatto gli USA, di volere inasprire le sanzioni già imposte sugli ucraini responsabili della violazione dei Diritti Umani, come il restringimento dei visti.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: UE VERSO LE SANZIONI. GLI USA LE RAFFORZANO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 20, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, firma il diniego dei visti USA per 20 Autorità ucraine ritenute responsabili della violazione delle democrazia e dei diritti umani. Anche i vertici dell’Unione Europea verso misure punitive dopo la repressione violenta che ha provocato circa 40 vittime tra i manifestanti

Venti persone senza un visto per gli Stati Uniti d’America. Questa è la misura punitiva che, nella giornata di mercoledì, 19 Febbraio, il Presidente USA, Barack Obama, ha apportato nei confronti di 20 Autorità ucraine -i cui cognomi sono rimasti segreti, come prevede la Legge statunitense- ritenuti responsabili della violazione della democrazia e dei diritti umani in Ucraina.

La presa di posizione di Obama, supportata dal Capogruppo democratico Harry Reid e dal senatore repubblicano John McCain, è stata presa in seguito alla repressione violenta delle manifestazioni per il ripristino delle libertà democratiche da parte delle forze speciali di polizia che, su ordine del Ministero degli Interni, martedì 18 Febbraio e mercoledì 19 Febbraio hanno sparato sulla folla, provocando 29 morti e più di cento feriti.

La misura di Obama segue le sanzioni che, lo scorso Gennaio, il Senato USA ha già approvato dopo precedenti repressioni violente ordinate dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che hanno portato alla morte di almeno sette persone: tutte sempre solo tra i manifestanti.

Sulla medesima strada degli USA sembra volere procedere anche l’Europa, che finora, per via di una decisione unilaterale della Commissione Europea, ha posto un freno all’adozione di misure restrittive nei confronti delle Autorità ucraine responsabili della repressione violenta del dissenso, nonostante il Parlamento Europeo abbia precedentemente approvato una Risoluzione condivisa da tutte le forze politiche che richiedeva l’imposizione di sanzioni.

A dettare il dietrofront è stato proprio il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, che non ha escluso l’adozione di misure punitive, come le sanzioni, dopo che l’Ucraina è sprofondata in una quasi guerra civile.

La posizione di Barroso riprende quella del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che, su invito del suo Vicepresidente Vicario, Gianni Pittella -che si è recato a Kyiv lo scorso Gennaio per verificare di persona la situazione nel Paese- ha da tempo chiesto sanzioni per la violazione della democrazia e dei diritti umani in Ucraina e che, sempre mercoledì, 19 Febbraio, ha confermato la sua posizione dopo avere sottolineato che le Autorità ucraine si sono squalificate agli occhi dell’opinione pubblica europea.

A spingere verso le sanzioni sono anche i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, a partire dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che, d’accordo con il Presidente francese, Francois Hollande, ha sostenuto la necessità di adottare misure punitive nei confronti delle Autorità ucraine responsabili della morte violenta di circa 40 dimostranti dall’inizio della protesta.

L’ipotesi di sanzioni è stata supportata anche dal Premier polacco, Donald Tusk, e dal Capo del Governo lituano, Algirdas Butkevicius, che hanno evidenziato l’opportunità di congelare i conti bancari e di imporre il diniego della concessione dei visti Schengen per le Autorità ucraine come segnale che il segno della tolleranza UE è stato passato.

Sikorski, Steinmeier e Fabius a Kyiv per parlare con Yanukovych

Nel frattempo, dopo un’altra giornata di aggressione armata da parte della polizia le vittime a Kyiv sono salite a 29, dopodiché, nel corso della notte, è stata stabilità una tregua in occasione dell’arrivo in Ucraina del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, inviato speciale dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton.

Sikorski sarà raggiunto dai Ministri degli Esteri di Germania e Francia, Frank-Walter Steinmeier e Laurent Fabius, per cercare di convincere il Presidente Yanukovych a fermare la repressione armata del dissenso.

Matteo Cazzulani

IN UCRAINA YANUKOVYCH INIZIA LA GUERRA CIVILE: GIÀ 25 MORTI TRA I MANIFESTANTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 19, 2014

Anche centinaia di dimostranti feriti e dispersi è il bilancio del primo giorno di guerriglia provocato dagli attacchi delle forze speciali di polizia Berkut su ordine del Ministero degli Interni ucraino. Il Presidente ucraino valuta lo stato di guerra ed evita il contatto telefonico con i leader europei

Granate, fucili, altre armi da fuoco e bombe molotov sono gli armamenti utilizzati dalla polizia speciale di regime ucraina Berkut per reprimere la manifestazione pacifica degli oppositori ucraini: una vera e propria guerra civile all’interno della capitale, Kyiv, che in una manciata d’ore ha provocato la morte di 25 persone e diverse centinaia di feriti, tutti solo tra i manifestanti.

Il bollettino di guerra della giornata di martedì, 18 Febbraio, testimonia una repressione violenta del dissenso che non lascia dubbi sul fatto di come essa sia stata da tempo preparata dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che nei giorni passati ha solamente fatto finta di aprire la porta alle opposizioni per avviare un negoziato.

Tutto è iniziato quando i manifestanti hanno presidiato il Parlamento ucraino, dove lo Speaker, Volodymyr Rybak, esponente del Partito delle regioni del Presidente Yanukovych, si è rifiutato di porre ai voti il ripristino delle libertà democratiche che il Capo di Stato ha sotratto proprio al Parlamento.

Ai primi spari della polizia, che hanno provocato le prime tre vittime, i manifestanti, che hanno installato un ospedale volante addirittura presso il Monestero Mykhaylvsky, hanno risposto con la ri-occupazione degli edifici pubblici precedentemente sgombrati, mente le forze speciali di polizia hanno continuato ad aprire il fuoco sulla folla fino ad inizio mattinata, portando il numero delle vittime a 25.

Ancora più dura degli spari della polizia è la pozione del Presidenre Yanukovych, che, durante colloqui notturni con i Leader dell’Opposizione, ha ventilato l’ipotesi di varare lo Stato di Guerra se i manifestanti non avessero nell’immediato abbandonato la piazza.

Yanukovych, che ha addossato la responsabilità degli sconti sull’opposizione, è stato contestato dall’Amministrazione Presidenziale del Capo di Stato degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che si è detta pronta a rafforzare le sanzioni che già sono state imposte nei confronti di quelle autorità ucraine che non rispettano i diritti umani e la democrazia.

Da parte loro, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il Presidenre polacco, Bromislaw Komorowski, hanno cercato un contatto con Yanukovych, che, tuttavia, non ha risposto al telefono.

La decisione di Yanukovych di usare la forza contro i manifestanti chiude le porte ad ogni possibile forma di dialogo, ed apre alla possibilità che in Ucraina si arrivi ad una guerra civile che renda ancor più alto il numero delle vittime.

In Europa serve un cambio di passo dopo il fallimento della Commissione Barroso

In tutto questo, una forte responsabilità spetta alla Commissione Europea, che si è sempre rifiutata di imporre sanzioni, nonostante l’adozione di misure punitive nei confronti delle Autorità ucraine, come il blocco dei conti bancari e il diniego della concessione di visti Schengen, fosse stata richiesta a gran voce dal Parlamento Europeo con una risoluzione unitaria approvata all’unanimità da tutte le forze politiche.

L’escalation dei fatti a Kyiv dimostra l’inconsistenza della Commissione Europea presieduta dal popolare José Manuel Barroso, che ha perso un’occasione irripetibile per prendere una posizione forte ed unita in difesa della democrazia e della libertà in un paese, l’Ucraina, che per ragioni storiche, culturali e sociali appartiene alla grande famiglia europea.

A nulla sono valsi gli appelli per una posizione più risoluta dell’UE da parte del Presidente e del Vicepresidente del Parlamento Europeo, i socialisti e democratici Martin Schulz e Gianni Pittella, condivisa dall’altro Vicepresidente popolare Jacek Protaszewicz e da Europarlamentari di tutti gli schieramenti, tra cui il Capogruppo dei Socialisti e Democratici Hannes Swoboda, il Presidente della Commissione Esteri del Parlamento Europeo, il popolare Elmar Brok, il popolare Jacek Saryusz-Wolski, la Socialista e Democratica Patrizia Toia, la verde Rebecca Harms e il conservatore Pawel Kowal.

Ll’UE deve approfittare della questione ucraina per diventare finalmente non sarà politicamente forte e unita, e sopratutto consapevole della propria missione nel Mondo come modello per lo sviluppo della pace, del progresso, della Giustizia Sociale e dei Diritti Umani e civili, così come propone il Partito Socialista Europeo, che alle prossime elezioni europee candida proprio Martin Schulz alla Presidenza della Commissione.

Fino a quando l’UE non diventerà un soggetto politico forte e consapevole di sé, popoli che guardano all’Europa con ammirazione, come gli ucraini, saranno destinati a soccombere alla violenza di una dittatura come quella cruenta di Yanukovych, che la Commissione Barroso ha saputo solo condannare a parole.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI EUROPEE: NEL PPE È DUELLO JUNCKER-DOMBROVSKIS

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 18, 2014

L’ex-Premier lettone si candida per ottenere la nomination del Partito Popolare Europeo alla Presidenza della Commissione Europea contro l’ex-Presidente dell’Eurogruppo. Secondo i sondaggi è sempre più probabile il varo di una Grande Coalizione guidata dal Candidato del Partito Socialista Europeo Martin Schulz

A contendere al favorito lussemburghese la candidatura del Partito Popolare Europeo per la presidenza della Commissione Europea saranno dunque un lettone e un francese. Nella giornata di lunedì, 17 Febbraio, l’ex-Premier della Lettonia, Valdis Dombovskis, ha dichiarato l’intenzione di correre per la nomination del PPE per portare la sua esperienza da ex-Capo di Governo del primo Paese UE che ha fatto ricorso a prestiti internazionali per affrontare la crisi economica.

Dombovskis, che ha già ottenuto l’endorsement dei Partiti del PPE dei Paesi Baltici, è anche famoso per avere adottato misure di austerità per portare la Lettonia al di fuori dalla crisi con una politica di lacrime e sangue: uno sforzo che ha però permesso al suo Paese di entrare nell’Eurozona nel Gennaio 2014, e che oggi rischia di vedere un proprio esponente alla guida della più importante istituzione Europea.

A contendere la candidatura a Dombrovskis, Leader del Partito Vienotiba che ha rinunciato al Premierato lo scorso Novembre dopo il crollo del tetto di un supermercato che, a Riga, ha causato la morte di diverse persone, sarà Jean Claude Juncker: ex-Premier lussemburghese di lungo corso, nonché ex-Presidente dell’Eurogruppo.

Secondo indiscrezioni, Juncker porterebbe godere del sostegno del Cancelliere Angela Merkel, che, dopo non essersi mai sbilanciata sul suo parere tra i candidati in corsa per la candidatura PPE, ha dichiarato di nutrire per l’ex-Premier lussemburghese una profonda simpatia.

Oltre a Dombrovskis e Juncker, che ha perso la carica di Premier dopo una storica sconfitta del suo Partito Popolare Cristiano Sociale nelle Elezioni Parlamentari lussemburghesi, lo scorso 20 Ottobre, tra i possibili candidati PPE c’è anche il Commissario per il Mercato Interno, il francese Michel Barnier.

La corsa di Barnier è tuttavia ostacolata dagli scarsi appoggi politici che potrebbero sostenere la corsa del Commissario transalpino all’ottenimento della candidatura PPE alla Presidenza della Commissione Europea.

La designazione del Presidente della più alta carica europea avviene, secondo quanto prevede il Trattato di Lisbona, in base al risultato delle prossime elezioni europee, su segnalazione del Partito europeo che ha ottenuto il maggior numero di voti.

Secondo i più recenti sondaggi, il PPE potrebbe essere superato di poco dal Partito Socialista Europeo, che candida alla Presidenza della Commissione Europea l’attuale Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz.

Sempre secondo i sondaggi, la scarsa maggioranza che il PSE otterrebbe sul PPE potrebbe costringere le due forze partitiche a formare una Grande Coalizione per porre in minoranza le forze euroscettiche che, sopratutto in alcuni Paesi come Grecia, Francia, Italia, Polonia e Gran Bretagna, hanno sempre più consensi.

Tusk verso il Consiglio Europeo

La Grande Coalizione, che potrebbe ottenere l’appoggio esterno dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- e dei Verdi Europei, potrebbe portare la Merkel ad accettare la nomina di Schulz a Presidente della Commissione Europea, ma, in cambio, permetterebbe al PPE di mantenere la guida della seconda carica UE.

Secondo indiscrezioni, la Merkel avrebbe infatti proposto al Premier polacco, Donald Tusk, la Presidenza del Consiglio Europeo: posizione finora ricoperta dal belga Herman Van Rompuy e che, secondo il Cancelliere tedesco, dovrebbe ora spettare ad un rappresentante di uno dei più solidi Paesi dell’UE che è riuscito a tenersi fuori dalla crisi economica.

Tusk, che oltre ad essere Premier è anche Segretario del principale Partito polacco, la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO- potrebbe essere rimpiazzato da due nomine in rosa, come quella del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento Ewa Kopacz a leader della PO e quella del Ministro dello Sviluppo Regionale Elzbieta Bienkowska alla guida del Governo.

Secondo il magazine Newsweek, a contendere il Premierato alla Bienkowska sono però anche il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che è molto apprezzato dalla Merkel, e il Ministro degli Interni, Tomasz Siemoniak.

Matteo Cazzulani