LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH IMPONE UNA FINTA AMNISTIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 30, 2014

Il Parlamento ucraino approva a colpi di maggioranza la liberazione dei partigiani detenuti solo previa evacuazione degli Uffici Pubblici occupati. La Russia congela il prestito di danaro al Presidente ucraino fino alla formazione del nuovo Governo

Una maratona lunga tutto il pomeriggio, alla quale ha partecipato anche il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, per dare l’ennesima prova di come le Autorità ucraine non vogliano concedere aperture ai dimostranti. Nella giornata di mercoledì, 29 Gennaio, il Parlamento ucraino ha approvato un provvedimento che garantisce l’amnistia per i manifestanti arrestati durante gli assalti armati della polizia di regime Berkut, solamente a condizione che i partigiani ucraini liberino gli edifici pubblici occupati, come il Ministero della Giustizia e il Municipio della Capitale Kyiv.

Il Progetto di Legge sull’amnistia è stato approvato con i voti del Partito delle Regioni del Presidente Yanukovych solo dopo che lo stesso Capo di Stato si è recato in Parlamento ed ha condotto incontro su incontro con il Gruppo parlamentare a lui fedele, per assicurarsi che nessuno tra i suoi Deputati avrebbe infranto la disciplina di Partito votando per le proposte dell’Opposizione, che prevedevano un’amnistia non condizionata, secondo quanto invece promesso dallo stesso Capo di Stato.

Negativo, per l’appunto, è stato il parere dell’Opposizione, che ha ritenuto l’amnistia votata dal Partito di Yanukovych una presa in giro delle promesse fatte ufficialmente durante le trattative e, sopratutto, ha chiesto al Capo di Stato di rendere esecutive con la propria firma l’abolizione parziale delle Leggi Liberticide, che il Parlamento ha approvato martedì, 28 Gennaio.

Diversamente dall’opposizione, il Primo Firmatario del Progetto Di Legge approvato, Serhiy Miroshnichenko, Deputato del Partito delle Regioni e Delegato del Presidente presso il Parlamento, ha considerato il provvedimento ragionevole, ed ha ritenuto l’ex-Ministro degli Interni, Yuriy Zakharchenko, non responsabile per l’uccisione da parte della polizia di regime di almeno sette persone tra i manifestanti.

A proposito di Governo, resta ancora aperta la questione del nuovo esecutivo, dopo che Yanukovych ha dimissionato il Premier, Mykola Azarov, ed ha concesso la guida ad interim al Vice-Premier, Serhiy Arbuzov.

Secondo indiscrezioni, Yanukovych manterrà alla guida del Governo una persona a lui fedele, come Arbuzov per l’appunto, per evitare ritorsioni da parte della Russia, che è tornata ad esercitare pressioni economiche sull’Ucraina per influenzare gli equilibri interni a Kyiv.

Il Premier russo, Dmitry Medvedev, per soppesare quale sarà la politica del nuovo Esecutivo, ha congelato il prestito di 15 miliardi di Dollari che il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha concesso a Yanukovych in cambio della sua rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea.

A Kyiv continuano le repressioni sui giornalisti

Oltre alle pressioni da parte della Russia, continua la repressione in Ucraina sui giornalisti, con l’incursione da parte di agenti dei Servizi Segreti in casa del giornalista Oleksandr Mykhelson.

Il noto cronista dell’Ukrayinsky Tyzhden ha ricevuto la visita di agenti che hanno confiscato materiali in quanto pericoloso estremista.

Mykhelson è solo l’ennesima vittima del mancato rispetto della Libertà di Stampa in Ucraina, dopo i più di dieci canali indipendenti costretti a chiudere e i circa cento giornalisti aggrediti fisicamente, tra cui il noto caso della giornalista Tetyana Chornovol: ridotta in ospedale da aggressioni di agenti dei Servizi Segreti per avere indagato sul giro di danaro del Presidente Yanukovych.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: YANUKOVYCH STRUMENTALIZZA I TAFFERUGLI A KYIV. ECCO COME

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 20, 2014

Una trentina i feriti e più di venti gli arrestati dalla polizia, che durante gli sconti ha usato proiettili di gomma, gas lacrimogeno ed idranti nonostante le temperature polari. L’Opposizione contraria alla violenza.

30 feriti e più di 20 arrestati, tra cui alcuni giornalisti anche di testate internazionali sono i numeri della notte di scontri che, Domenica, 19 Gennaio, ha infiammato in Ucraina le strade della Capitale Kyiv, con le forze speciali di polizia da un lato e i militanti, divisi tra frange pacifiche e facinorosi, dall’altro.

Da parte della polizia sono volati gas lacrimogeni, proiettili di gomma e acqua sui manifestanti in una notte gelata, gettata ad hoc per congelare il più alto numero possibile tra i 2 Mila dimostranti assiepati presso lo stadio della Dinamo Kyiv.

Dall’altra, un gruppetto di manifestanti -che non è escluso siano agenti infiltrati dalle Autorità politiche per discreditare la protesta, che finora ha mantenuto carattere pacifico- ha lanciato bombe molotov ed ha incendiato un pullman delle forze speciali di polizia Berkut per cercare di raggiungere la sede dell’Amministrazione Presidenziale e il Parlamento, dove lo scorso giovedì sono state approvate Leggi che limitano il Diritto di manifestare.

Pronta è stata la reazione dei Leader dell’Opposizione, con Vitaly Klichko, ex-pugile a capo del Partito moderato UDAR, che si è posto di persona tra i manifestanti e il cordone di polizia per evitare l’escalation violenta degli scontri.

Dal palco sul Maydan, il Leader in pectore del Partito social-popolar-democratico Batkivshchyna, Arseny Yatsenyuk, ha invitato i facinorosi a mantenere il carattere nonviolento della protesta, che finora ha contraddistinto le dimostrazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Chi esce vincitore dalla notte di scontri è il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che ha approfittato del primo atteggiamento violento di una minoranza di manifestanti per accogliere la richiesta di trattative dell’Opposizione dopo più di due mesi dalla sua formulazione.

È infatti dal 21 Novembre, da quando le manifestazioni in supporto dell’Ucraina in Europa hanno avuto inizio, che l’Opposizione chiede al Presidente colloqui urgenti per risolvere la crisi.

Invece di accogliere la richiesta, Yanukovych ha dato ordine di reprimere a più riprese le manifestazioni, ha fatto picchiare politici dell’opposizione e giornalisti, ed ha assediato la piazza in cui sono accampati i dimostranti per vietare loro gli approvvigionamenti di cibo e legname.

Ci sta prendendo in giro

Con la furba, ma tardiva apertura -enfatizzata dai media filorussi- Yanukovych cerca di accreditarsi agli occhi dell’Opinione Pubblica come tollerante e aperto.

Tuttavia, con ancora più di cento tra oppositori arrestati per ragioni politiche e una decina di dissidenti costretti all’esilio in Europa, con i media indipendenti imbavagliati, e con Leggi che de facto rendono illegale ogni forma di espressione di dissenso, sarà difficile sperare nel buon esito delle aperture di un autocrate che, in quattro anni, ha reso l’Ucraina un’autocrazia post-sovietica sul modello della Bielorussia.

Matteo Cazzulani

APPROVATE LEGGI LIBERTICIDE: L’UCRAINA È UFFICIALMENTE UNA DITTATURA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 17, 2014

Il Parlamento ucraino, senza una votazione vera e propria, approva la reclusione per chi manifesta senza permesso e chi viaggia in caroselli formati da più di cinque auto, la de-liberalizzazione dell’acquisto di carte SIM, e la definizione delle Associazioni di volontariato civile e sociale che ottengono finanziamenti dall’Estero come “agenti di Paesi Stranieri”. Approvato un bilancio che rende Kyiv sempre più dipendente dalla Russia di Putin

Dall’essere simile alla Bielorussia di Lukashenka all’imitare in tutto e per tutto il modello di dittatura della Russia di Putin. Nella giornata di giovedì, 16 Gennaio, il Parlamento ucraino -la Rada- ha approvato un pacchetto di misure urgenti che limitano la libertà di manifestazione, di stampa, di associazione e di riunione.

Il provvedimento, registrato con il numero 3879, già firmato -quindi reso esecutivo- dal Presidente, Viktor Yanukovych, impone la detenzione per chi manifesta senza permesso delle autorità, vieta agli autisti di viaggiare in caroselli composti da più di cinque auto e di sostare presso case ed abitazioni private.

Le misure prevedono anche l’obbligo da parte delle Associazioni che ottengono fondi dall’Estero -persino per quelle impegnate nel volontariato civile e sociale- di dichiararsi come “Organizzazioni che svolgono funzione di Agente di uno Stato straniero”, ed impone la de-liberalizzazione dell’acquisto di carte SIM, che, ora, saranno associate ad un preciso documento in un determinato registro.

Le misure sono state approvate ad hoc per criminalizzare le manifestazioni pacifiche in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, che hanno luogo in tendopoli installate nelle piazze delle principali città ucraine dallo scorso 21 Novembre.

In particolare, le misure contro gli autisti impediscono l’organizzazione di proteste presso la Dimora privata del Presidente: una villa lussuosa, costruita con i soldi pubblici, situata a qualche Chilometro dalla capitale.

L’approvazione del pacchetto di misure restrittive è stato approvato dal Parlamento su alzata di mano, e non su voto elettronico, come da prassi per provvedimenti del genere, per via dell’ostruzionismo dell’opposizione, che ha fatto mancare a più riprese il numero legale.

Oltre che con la votazione sul modello putiniano -presso la Duma russa la presa d’atto dei provvedimenti avviene molto spesso senza la conta di quanti effettivamente hanno espresso voto favorevole- l’ostruzionismo dell’opposizione è stato infranto dalle aggressioni fisiche che hanno ridotto un parlamentare dell’opposizione con la testa insanguinata.

Pronta è stata la condanna da parte dell’Ambasciatore UE a Kyiv, Jan Tombinski, che ha sottolineato come i provvedimenti, se non sono approvati secondo le procedure, pongano in serio dubbio la natura democratica dell’Ucraina.

Critiche sono pervenute anche dal Ministro degli Esteri svedese Karl Bild, dal Capo della diplomazia polacca Radoslaw Sikorski, e dal Titolare del Dicastero degli Esteri lituano, Linas Linkevicius.

Più forti sono state le posizioni degli Stati Uniti d’America che, con una nota del Dipartimento di Stato, ha ritenuto inammissibili misure che limitano la democrazia e la Libertà, e la modalità con cui esse sono state approvate.

Le misure restrittive sono state accompagnate anche dall’approvazione del Bilancio preventivo, che il Parlamento ha deliberato senza alcuna discussione sempre su votazione “facilitata” dalla sola alzata di mano.

Il Budget è basato unicamente sul prestito di 15 Miliardi di Dollari che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso all’Ucraina dopo che Yanukovych ha rinunciato alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico europeo.

Oggi Kyiv, domani la democrazia e la libertà in Europa

Con la nuova manovra, l’Ucraina diventa de facto dipendente dalla Russia sia sul piano morale -le leggi restrittive approvate dalla Rada ricordano molto quelle liberticide imposte da Putin- che su quello economico, dal momento in cui, tra tre mesi, Kyiv sarà chiamata a rinegoziare gli accordi per l’acquisto di gas da Mosca che la Federazione Russa ha concesso a Yanukovych sempre in cambio della rinuncia all’integrazione con l’UE.

Tale passo, che costringerà l’Ucraina a cedere ingenti parti di sovranità politica alla Russia, favorisce l’inglobamento di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per ristabilire un nuovo Impero Russo nello spazio ex-sovietico che, come ha dichiarato a più riprese lo stesso Putin, ha lo scopo di estromettere ed annichilire l’UE.

L’Europa sta così perdendo una battaglia importante: un fatto da cui potrebbe essere messa a serio repentaglio la tenuta dell’UE stessa, poiché è solo grazie all’inglobamento dell’Ucraina nella sua sfera di influenza che la Russia può ritornare ad avere ambizioni imperiali.

È quindi interesse strategico dell’Europa il mantenimento di un’Ucraina indipendente, sovrana, democratica ed europea che, oltre a salvaguardare l’UE, agevoli una democratizzazione della Russia, in vista anche di un suo possibile coinvolgimento in relazioni strette con l’UE basate sul rispetto reciproco e sul riconoscimento dei Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH MINACCIA LA CHIESA GRECO-CATTOLICA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 14, 2014

Il Viceministro degli Interni, Tymofy Kokhan, invita il Capo dei Greco-cattolici, l’Arcivescovo Svyatoslav Shevchuk, a non fornire assistenza spirituale durante le manifestazioni che, dal 21 Novembre scorso, hanno radunato in piazza a Kyiv un milione di persone. Papa Francesco prega per l’Unità e la Pace degli ucraini

Non solo protestare ed esprimere il proprio dissenso, nell’Ucraina del Presidente Viktor Yanukovych è vietato anche pregare. Nella giornata di lunedì, 13 Gennaio, il Capo della Chiesa Greco-cattolica, l’Arcivescovo Svyatoslav Shevchuk, ha reso noto di avere ricevuto agli inizi di Gennaio da parte del Viceministro degli Interni, Tymofy Kokhan, il divieto di organizzare preghiere sul Maydan durante le manifestazioni in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Durante una conferenza stampa convocata ad hoc per illustrare il fatto, l’Arcivescovo Shevchuk ha evidenziato come il Ministero degli Interni abbia anche invitato il clero greco-cattolico a non partecipare alle dimostrazioni, nemmeno da privati cittadini, a non costruire cappelle per permettere ai fedeli che prendono parte alle dimostrazioni pacifiche di potere pregare, e a non organizzare Messe e Processioni senza il permesso delle Autorità.

In risposta, l’Arcivescovo Shevchuk, che si è detto preoccupato per la presa di posizione delle Autorità ucraine, ha sottolineato come la preghiera sia particolarmente necessaria per colmare il crescente malcontento del popolo ucraino nei confronti della Autorità, con cui, ad oggi, il dialogo è quasi assente.

La minaccia alla Chiesa Greco-cattolica è una risposta del Presidente Yanukovych al messaggio di vicinanza che, quattro giorni, fa è stato mandato agli ucraini da Papa Francesco, che, tramite il Nunzio Apostolico di Kyiv, ha espresso la sua preghiera per l’unità e la pace di tutto il popolo ucraino.

Del resto, il legame tra Papa Francesco e l’Arcivescovo Shevchuk è molto stretto fin da quando l’attuale Capo della Chiesa Greco-cattolica era alle dipendenze dell’allora Cardinale Bergoglio a Buenos Aires come guida dei greco-cattolici di Argentina.

Oltre che l’apertura delle ostilità diplomatiche con il Vaticano, le minacce di Yanukovych alla Chiesa greco-cattolica rappresentano una mossa politica per indebolire uno dei principali enti che, assieme alla Comunità Ebraica di Ucraina, alle comunità musulmane, alla Chiesa Cattolica ucraina e a quella Ortodossa del Patriarcato di Kyiv hanno da sempre sostenuto l’unità degli ucraini e l’integrazione dell’Ucraina in Europa.

La presa di posizione delle Chiese ucraine è stata necessaria per fronteggiare la feroce campagna di supporto delle idee della Russia di Putin, contrarie ad ogni avvicinamento dell’Ucraina all’Europa e ad ogni tentativo di rappacificazione interna di tutti gli ucraini, da parte del Capo della Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Mosca, il Patriarca Cirillo, che non ha mai lesinato di affrontare temi politici durante le sue visite pastorali.

L’Ucraina è sempre più una dittatura

Oltre che un’attacco ad un’Istituzione religiosa in un Paese in cui le Chiese esercitano un forte ruolo di attrazione sociale e politica, le minacce di Yanukovych alla Chiesa Greco-cattolica pongono anche un problema di Libertà Religiosa in Ucraina, che si somma al mancato rispetto della Libertà di Stampa, dei Diritti Umani, del diritto di opposizione e, più in generale, della Democrazia.

Lo stop imposto alla Chiesa Greco-cattolica -un fatto che non vede precedenti dalla delegalizzazione del 1946 operata da Stalin- si somma al pestaggio di oppositori e giornalisti -tra cui Tetyana Chornovol e l’ex-Ministro degli Interni Yuri Lutsenko- ai processi politici a un centinaio di dissidenti -tra cui l’ex-Premier Yulia Tymoshenko- ai brogli operati durante le Elezioni Amministrative del 2010 e quelle Parlamentari del 2012, all’esautorazione dei poteri del Parlamento in favore di quelli del Presidente, e alle ripetute pressioni su stampa ed organi di informazione indipendenti.

Matteo Cazzulani

PS: Da cattolico credente e praticante ritengo poco opportuno trattare di Papa Francesco come un personaggio politico, anche se il dovere di cronaca mi ha costretto a questa non voluta banalizzazione. Sia chiaro che, per me, il Santo Padre ha oggi una missione ben più importante che litigare con un dittatorello post sovietico -posto che sia opportuno condannarne le malefatte, anche se, come ci ha detto proprio il Papa, noi non siamo nessuno per giudicare-: dare Fede e Speranza ad un’umanità persa in se stessa, demoralizzata e stanca di se stessa.

VADO A KYIV CON PITTELLA. PER L’UCRAINA IN EUROPA, LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTÀ

Posted in Attivita politica by matteocazzulani on January 3, 2014

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo incontrerà i manifestanti per l’integrazione dell’Ucraina in Europa e la figlia della Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko. Libertà di Stampa, Diritti Umani e Progresso gli ideali alla base della missione

Non sarà una pagina di storia, ma di sicuro è un gesto di coraggio e lungimiranza che fa bene all’Europa, all’Italia, ed anche al Partito Democratico.

Nei prossimi giorni, il Vicepresidente del Parlamento Europeo ed esponente del Partito Democratico, Gianni Pittella, porterà a Kyiv il suo sostegno personale all’Euromaidan: la protesta pacifica in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea che, dallo scorso 21 Novembre, ha coinvolto milioni di persone in diverse città ucraine e nel Mondo.

Con la sua visita in Ucraina, che comprende anche un incontro con la figlia di Yulia Tymoshenko -la Leader dell’Opposizione arrestata nel 2011 per motivi politici- e, probabilmente, una visita in ospedale alla giornalista Tetyana Chornovol – l’organizzatrice dell’Euromaidan di Kyiv ridotta sulla sedia a rotelle dopo un’aggressione subita la Notte di Natale- Pittella intende sostenere in maniera forte e risoluta il rispetto delle libertà politiche e del Diritto alla libera espressione in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Il gesto di Pittella dimostra che la libertà in Ucraina e il rafforzamento politico dell’UE sono due aspetti legati reciprocamente, come, del resto, dimostra il milione di manifestanti dell’Euromaidan che, proprio sotto le bandiere europee, considera l’ingresso di Kyiv in Europa come l’unica garanzia di Pace, Progresso, Diritti Umani e Democrazia per il loro Paese – mentre in Europa c’è chi fa della contestazione all’UE il suo manifesto politico.

Oltre che per avere recepito un concetto per il quale mi batto da anni, esprimo la mia gratitudine a Pittella anche per avermi voluto come membro della delegazione che lo accompagnerà a Kyiv in qualità co-organizzatore ed esperto di Ucraina.

Quella del Vicepresidente del Parlamento Europeo è una decisione gratificante dopo anni di battaglie condotte contro l’indifferenza degli italiani nei confronti di un Paese da cui dipende la nostra sicurezza nazionale ed energetica.

È infatti dall’Ucraina che, ad oggi, transita il gas che l’Italia importa dalla Russia, pari al 30% circa del totale importato dal nostro Paese: una percentuale in aumento per via delle periodiche interruzioni dell’export dell’oro azzurro dal Nord Africa.

Un’Ucraina libera, indipendente e democratica evita il controllo diretto di Mosca sulle infrastrutture attraverso le quali il gas russo è inviato in Europa: una situazione che esporrebbe l’UE al ricatto energetico del quale il Presidente russo, Vladimir Putin, come noto, usa avvalersi per estendere l’egemonia geopolitica della Russia nel continente europeo a spese di Paesi sovrani, indipendenti e democratici.

L’iniziativa di Pittella rende sopratutto onore al Partito Democratico e all’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei -il Gruppo del Parlamento Europeo a cui appartiene il PD.

Una forza di centrosinistra deve sempre stare dalla parte della Democrazia, della Libertà e di chi vede tanto lesi i propri Diritti quanto repressa la propria volontà -come, ora, gli ucraini- senza timore nei confronti degli zar de gas, né degli sceicchi del petrolio.

Oltre che a Pittella, un riconoscimento opportuno va anche a chi da tempo condivide l’attenzione nei confronti dell’Ucraina, come la Vicepresidente del gruppo S&D, Patrizia Toia, le Parlamentari PD Lia Quartapelle e Simona Malpezzi, il Consigliere Regionale del PD della Lombardia Carlo Borghetti e Daniele Marconcini del PD di Mantova.

Un ringraziamento anche ai collaboratori della Vicepresidenza del Parlamento Europeo, con cui ho contribuito ad organizzare questa improntante missione, al Segretario del PD Metropolitano Milanese, Pietro Bussolati, per la fiducia che mi ha riposto per le questioni estere, ed anche ai miei genitori, parenti e ragazza, che con la loro pazienza, comprensione e disponibilità mi permetteranno di accettare l’invito di Pittella interrompendo un periodo di riposo nell’amata Polonia.

Senza esagerare, né peccare di presunzione, sono convinto che la missione in Ucraina del Vicepresidente del Parlamento Europeo -e, prima ancora, l’attenzione prestata all’Ucraina da parte degli esponenti politici lombardi, italiani ed europei sopra citati- renda il PD un partito davvero Democratico, e il Gruppo S&D un’Alleanza davvero Progressista.

È anche da un Partito protagonista nella difesa della Libertà e dei Diritti Umani nel Mondo che ha inizio l’opera di sprovincializzazione e ammodernamento del nostro Paese promessa dal Segretario del PD, Matteo Renzi.

Matteo Cazzulani
Responsabile PD Metropolitano Milanese per i Rapporti con i Partiti Democratici e Progressisti nel Mondo

LA RUSSIA DI PUTIN INIZIA L’OFFENSIVA DEI GASDOLLARI IN BIELORUSSIA ED UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 26, 2013

Il Presidente russo accorda un prestito di due Miliardi di Dollari al suo collega bielorusso Alyaksandar Lukashenka. Erogati anche i primi 3 Miliardi di Dollari dei 15 promessi dalla Federazione Russa al Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych.

17 Miliardi di Dollari e un mare di gas è quanto ammonta l’OPA che la Russia ha sferrato per ottenere il controllo di Ucraina e Bielorussia e, nel contempo, indebolire il rafforzamento interno dell’Unione Europea. Nella giornata di Natale, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso alla Bielorussia un prestito di 2 Miliardi di Dollari per garantire a Minsk risorse necessarie per aiutare il Paese ad inserirsi nel mercato economico mondiale.

Il prestito, concordato durante un incontro tra Putin e il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, rende la Bielorussia ancor più dipendente dalla Russia, dopo che, nel 2012, Minsk è stata costretta a cedere a Mosca il controllo di metà del tessuto industriale e produttivo del Paese, tra cui la gestione dell’importantissima compagnia energetica nazionale Beltransgaz al monopolista statale russo del gas, Gazprom.

La manovra della Russia l’unico aiuto che Lukashenka ha la possibilità di ottenere dopo che il Presidente bielorusso ha rotto le relazioni con l’Europa ed il Fondo Monetario Internazionale a causa della ripetuta violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Simile situazione è quella dell’Ucraina: altro Paese a cui la Russia ha offerto un ‘aiuto fraterno’ di 15 Miliardi di Dollari più uno sconto sul prezzo del gas russo esportato a Kyiv da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5.

Sempre a Natale, la Russia ha versato nelle casse ucraine la prima tranche del prestito pari a 3 Miliardi di Dollari che, secondo gli accordi firmati tra Putin e il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, servono per acquistare obbligazioni statali di Kyiv.

Così come Lukashenka in Bielorussia, anche Yanukovych si è rivolto alla Russia dopo avere rotto di proposito i rapporti con l’Europa con la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato economico comune dell’UE.

Altra similitudine con Lukashenka è la sistematica violazione dei Diritti Umani e della Democrazia da parte di Yanukovych, fattasi particolarmente viva durante le repressioni violente a carico di donne, giornalisti e politici dell’opposizione impegnati in pacifiche manifestazioni, partecipate da più di un milione di persone, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

L’offerta di aiuto economico a Bielorussia ed Ucraina è una manovra lanciata di proposito da Putin per costringere Minsk e Kyiv ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

Se realizzato, il progetto di Putin, che per ragioni storiche, economiche, geopolitiche ed anche psicologiche non può essere realizzato senza inglobare in esso l’Ucraina, mette a serio repentaglio la sicurezza dell’UE, che, in caso di ricomposizione di un forte Impero Russo ai suoi confini, vede minacciata la sua presenza nella competizione internazionale.

L’Autoritarismo di Putin contro il soft-power di Libertà dell’UE

Del resto, lo stesso Putin ha a più riprese sottolineato come l’Unione Doganale Eurasiatica sia un progetto concepito proprio per annichilire l’Europa, vista, secondo la propaganda russa, come una ‘terra sinistrorsa moralmente deviata dal riconoscimento di diritti quali la democrazia, l’integrazione multirazziale, il divorzio, l’aborto e le Civil Union’.

La contesa per l’Ucraina, su cui Putin è in vantaggio per via dell’immediata disponibilità di denaro rispetto ad un’Europa affannata dalla crisi economica, è dunque non solo una questione geopolitica, ma anche una battaglia che l’UE deve vincere per difendere i valori di Libertà su cui, dopo la sconfitta del nazifascismo, un continente da secoli diviso da guerre, odi e divisioni ha finalmente trovato pace ed unità.

Per reagire ai gasdollari di Putin, l’Europa deve innanzitutto abbattere il regime dei visti per bielorussi ed ucraini, per dimostrare a due popoli europei per storia, cultura e tradizioni -fino al 1654 Ucraina e Bielorussia sono appartenute al Commonwealth Polacco-Lituano, senza avere nulla a che vedere con la Moscovia- che l’UE è davvero un’Entità statale aperta ed accogliente.

Altro passo che l’Europa deve compiere è la diversificazione delle forniture di gas per non dipendere più fortemente dalla Russia, che, al contrario di quello che racconta certa stampa parziale, non è l’unico Paese che è in grado di soddisfare il crescente bisogno di energia dell’UE.

L’importazione di LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, di shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e di oro blu naturale dall’Azerbaijan -per cui Commissione Europea, Italia, Grecia ed Albania hanno di recente firmato la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico TAP- sono importanti soluzioni che permettono all’UE di diversificare le fonti di importazione di gas e, così, evitare di essere esposta al ricatto della Russia: Paese che suole avvalersi dell’energia come arma di costrizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

Inoltre, l’Europa non deve temere le offensive di Putin -che, nonostante la presentazione istrionica di Putin, nascondono una debolezza militare, economica e sociale di cui gli stessi russi hanno imbarazzo- e deve puntare sul rafforzamento dell’idea di UE come Comunità basata non solo su una comune valuta, ma sopratutto su quattro principi: Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani.

Questi tre principi rappresentano un soft-power molto più forte del denaro e del gas di Putin, come ha dimostrato il milione di ucraini che, nonostante il freddo e le cariche delle forze speciali di regime, sono in piazza da più di un mese per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa manifestando sotto le bandiere europee.

Matteo Cazzulani

PUTIN ATTACCA L’UCRAINA COL GAS PER BLOCCARE L’INTEGRAZIONE ECONOMICA DI KYIV NELL’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 10, 2013

Il Presidente russo abbassa il prezzo per l’oro blu agli ucraini ed aumenta la quantità di carburante da stoccaggio esportata nelle centrali ucraine. Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, concede un credito all’Ucraina per l’acquisto del carburante

Avvalersi del gas come strumento di forzatura geopolitica è oramai una prassi consolidata da parte della Russia nei confronti dei Paesi ex-URSS e dell’Europa. Nella giornata di martedì, 8 Ottobre, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha dichiarato la volontà di decrementare il prezzo per il gas esportato in Ucraina.

Come riportato durante il vertice APEC, Putin ha deciso di ridurre a 260 Dollari per Mille Metri Cubi di gas il costo applicato all’Ucraina per il carburante da stoccaggio e, nel contempo, il monopolista statale russo Gazprom ha concesso a Kyiv un prestito di 750 Milioni di Dollari per permettere al Governo ucraino l’acquisto dell’oro blu.

Infine, come dichiarato sempre da Putin, la Russia ha programmato l’aumento dell’esportazione del gas da stoccaggio in Ucraina a 19 Miliardi di Metri Cubi, nonostante Kyiv preferisca l’acquisto di soli 14 Miliardi di Metri Cubi.

La decisione di Putin incrementa la dipendenza dell’Ucraina dalla Russia, e vanifica i tentativi finora operati da Kyiv per diminuire la quantità di gas importata da Mosca, per cui il Governo ucraino è arrivato a pagare fino a 400 Dollari per Mille Metri Cubi.

Per ridurre l’alto tariffario, che l’ex-Premier Yulia Tymoshenko è stata costretta ad accettare nel Gennaio 2009 per consentire il ripristino delle importazioni del gas russo in Ucraina ed Europa -che la Russia aveva precedentemente tagliato per ottenere concessioni da Kyiv- il Presidente Yanukovych ha limitato al minimo contrattuale la quantità di oro blu russo importato.

Inoltre, l’Ucraina ha incrementato l’uso di greggio e carbone, e, grazie al sostegno della Commissione Europea, ha importato gas russo a basso prezzo dalla Germania attraverso Polonia, Slovacchia ed Ungheria.

La decisione di Putin di diminuire il tariffario per il gas all’Ucraina è anche dettato dalla volontà di impedire la firma dell’Accordo di Associazione Ue-Ucraina: documento che integra Kyiv nel mercato unico UE.

Oltre che col gas, Putin ha imposto a Yanukovych consultazioni permanenti per essere informato sul progresso delle trattative per la firma dello storico documento che, de facto, sancirebbe l’entrata dell’Ucraina nell’UE, anche se solo sul piano economico.

Mosca vuole tornare un Impero

Il disegno di Putin è invece quello di inglobare i Paesi ex-URSS nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale, a cui già partecipano Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan ed Armenia, progettato a Mosca per estendere l’egemonia del Cremlino.

La costituzione dell’Unione Doganale Eurasiatica è perseguita anche nei confronti di altri Paesi ex-URSS che hanno chiaramente dimostrato di ambire all’integrazione nell’UE e nella NATO come la Georgia, che la Russia ha attaccato militarmente nell’Agosto 2008.

Per quanto riguarda l’Ucraina, Mosca si avvale dell’arma del gas per influenzare le decisioni politiche di un Paese indipendente che il Cremlino mira a soggiogare per potere ottenere lo status di impero.

L’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica rende infatti la Russia una superpotenza mondiale con una diretta influenza, anche geografica, in Europa.

Se il progetto di Mosca si realizzasse, l’UE finirebbe per essere declassata sul piano internazionale dalla presenza di un nuovo Impero Russo che compete direttamente con Stati Uniti e Cina sullo scenario globale.

Per questo, è bene che l’UE, appoggiata dagli USA, faccia di tutto per firmare l’Accordo di Associazione con l’Ucraina, ed integrare Kyiv il più presto possibile anche nella NATO.

L’Europa eviterebbe così di essere distrutta dalla politica gasata della Russia di Putin: un Paese che, a differenza dell’Occidente, si basa sul mancato rispetto della Democrazia, dei Diritti Umani e della Libertà di Stampa.

Matteo Cazzulani

NON DIMENTICHIAMO ANNA POLITKOVSKAYA. ANCHE SE PUTIN RISCHIA IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Editoriale, Russia by matteocazzulani on October 7, 2013

Sette anni fa è stata assassinata la coraggiosa giornalista della Novaya Gazeta che ha testimoniato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia. Prove indicano responsabilità per l’omicidio delle Autorità politiche russe

Coraggio, dedizione, passione ed ostinatezza nel raccontare violazioni dei Diritto Umani di cui il Mondo è tutt’oggi ancora ignaro. Le qualità che hanno caratterizzato Anna Politkovskaya, giornalista russa assassinata il 7 Ottobre del 2006, sono tanto chiare quanto terribilmente legate con la sua uccisione.

Mentre rientrava a casa dalla spesa, come una mamma qualunque, la Politkovskaya è stata uccisa da sicari con sette colpi di pistola nell’androne di casa. Il messaggio legato al gesto è inequivocabile: ad essere colpita, con la Politkovskaya, è stata anche la Libertà di Stampa, in un Paese, la Federazione Russa, in cui Democrazia e rispetto dei Diritti Umani sono puntualmente violati.

Del resto, la Politkovskaya, che ha documentato con minuzia le violazioni dei Diritti Umani perpetrate dall’esercito russo in Cecenia per mezzo dei suoi articoli sul giornale di impronta liberale Novaya Gazeta -uno dei pochi media non allineati con il Cremlino- dava fastidio a molti in Russia.

L’assassinio della Politkovskaya è ancora un caso irrisolto, anche se numerose prove -tra cui il giorno dell’omicidio: il compleanno del Presidente russo, Vladimir Putin- suggeriscono che i sicari abbiano agito per conto delle Autorità politiche della Russia.

Curioso come, proprio in questi giorni, il Presidente Putin sia stato candidato al Premio Nobel per la Pace per via della sua opposizione al presunto attacco armato degli Stati Uniti in Siria -azione che, come dimostrato dall’effettivo possesso delle armi chimiche da parte del Regime di Damasco, sarebbe stata legittima.

Se la Comunità Internazionale non ha la memoria corta, Putin più che il Nobel per la Pace riceverà un invito a chiarire il più presto possibile l’omicidio della coraggiosa giornalista russa, e, con lei, di molti altri operatori dei media ed attivisti per i Diritti Umani e Civili repressi con sistematicità dal 2000 -anno della presa del potere da parte del Presidente russo.

Gas e geopolitica imperialista

Inoltre, la Comunità Internazionale deve dire chiaramente basta all’uso delle risorse energetiche come mezzo per l’attuazione di disegni geopolitici di stampo imperialista, come da anni Putin fa con il gas.

Per imporre l’egemonia della Russia sull’Europa Orientale, ed impedire la realizzazione di un’Unione Europea forte e coesa -obiettivi che Putin ha dichiarato a più riprese anche durante l’ultima campagna elettorale- il Presidente russo ha imposto tariffe altissime per il gas ai Paesi dell’Europa Centrale -Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria.

Inoltre, il Cremlino ha concesso sconti ai colossi energetici degli Stati dell’Europa Occidentale -Francia, Germania, Olanda- ottenendo in cambio il loro appoggio politico a Mosca, ed ha progettato gasdotti per togliere ai Paesi dell’Europa Orientale -Ucraina e Bielorussia- lo status di territorio di transito del gas della Russia in UE.

Questo atteggiamento va di pari passo con l’aggressione militare del 2008 nei confronti della Georgia: Paese libero ed indipendente punito per avere dichiarato di ambire all’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea.

Una Russia democratica agevola i rapporti economici

La Russia è un Paese con una cultura letteraria inestimabile, ma sul piano politico rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale del Mondo civilizzato, sopratutto della Comunità Occidentale.

È per questo auspicabile e necessario uno sforzo maggiore rispetto a quanto fatto finora affinché, da dittatura nostalgica dell’URSS e dell’Impero zarista, la Russia evolva in una moderna democrazia rispettosa dei Diritti Umani e Civili, della Libertà di Stampa, e delle legittime scelte di politica estera dei suoi vicini.

Aiutare la Russia in questo non facile percorso non significa sacrificare il business con Mosca, bensì agevolare l’instaurazione di relazioni più chiare non solo sul piano commerciale, ma anche politico, umano ed amichevole.

Matteo Cazzulani
Attivista per i Diritti Umani e analista energetico
Presidente Comm. Integrazione Filitalia International-Distretto Italia
Testimone del processo Tymoshenko
Primo Presidente dell’associazione AnnaViva

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ANNA POLITKOVSKAYA: NON DIMENICHIAMO LA GIORNALISTA ESEMPIO DI CORAGGIO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 7, 2012

Al sesto anniversario dell’assassinio della coraggiosa giornalista russa ancora nessun progresso sul mandante dell’omicidio. Il legame tra l’uccisione della reporter della Novaya Gazeta e la politica energetica della Russia di Putin

La coraggiosa giornalista russa, Anna Politkovskaya

Morire assassinati per raccontare la verità in maniera assidua e documentata, mossi da una passione per l’informazione e da un amore sconfinato per il giornalismo indipendente e intellettualmente onesto. Era il 7 Ottobre del 2006 quando a Mosca, non lontano dalla stazione Belorusskaya, la giornalista russa Anna Politkovskaya è stata uccisa a colpi di revolverate.

La reporter russa della Novaya Gazeta – uno dei pochi giornali critici con il Presidente, Vladimir Putin, e con il sistema di potere insediatosi nel Cremlino – era nota ed apprezzata per avere documentato le violenze perpetrate dall’esercito della Federazione Russa in Cecenia e nel Caucaso Settentrionale.

Anna Politkovskaya si è recata spesso in loco, ha seguito ogni seduta dei processi aperti da una magistratura russa che si è dimostrata poco indipendente, ed ha dimostrato come la forza della parola libera spesso valga più di un’assalto armato.

Anna Politkovskaya ha pagato la sua volontà di sondare e raccontare il vero con la vita, dopo essere stata minacciata a più riprese, e persino avvelenata.

Sul suo omicidio, avvenuto il medesimo giorno del compleanno di Putin – sospettato di essere il mandante – ancora non è stata fatta chiarezza. Sono stati individuati gli esecutori, ma resta da chiarire chi ha ordito l’assassinio della giornalista della Novaya Gazeta.

Quanto accaduto ad Anna Politkovskaya impone un’opportuna riflessione: poco infatti sembra essere cambiato dall’assassinio della coraggiosa giornalista, in Russia come in altre parti del pianeta.

A Mosca, altri operatori della carta stampata critici con il Cremlino sono stati assassinati, come Anastasia Baburova, Natalia Estemirova e Stanislav Markelov.

La repressione dei giornalisti va di pari passo con la censura degli organi di informazione non-allineati con il Cremlino e, sul piano politico, di una repressione diffusa del dissenso, che provoca ad ogni manifestazione delle opposizioni decine di arresti e cariche delle forze di polizia.

Casi di repressione della Libertà di Stampa si verificano anche in altre parti del Mondo non-libero, dove i parametri occidentali di rispetto dell’informazione corretta ed indipendente sono ritenuti pericolosi virus di un sistema euro-atlantico da combattere e reprimere, senza se e senza ma.

Basti pensare all’Ucraina, dove dopo la sconfitta degli arancioni l’involuzione democratica del Presidente, Viktor Yanukovych, ha portato Kyiv a diventare una semi-dittatura, dove i politici del dissenso – come Yulia Tymoshenko e Yuri Lutsenko – sono arrestati, e i media critici nei confronti dell’Amministrazione Presidenziale – come TVi – sono oscurati.

Si potrebbe parlare anche di quanto avviene in altre parti del Mondo, ma il caso della Russia è quello che più ci interessa in quanto Occidentali ed Europei.

Non deve essere infatti la quasi totale dipendenza energetica dal gas di Mosca a costringere l’Europa a tacere in merito al rispetto della Libertà di Stampa e di espressione nella Federazione Russa, come, purtroppo, spesso accade.

Le Diplomazie dei Paesi dell’Europa Occidentale – Germania e Francia – sono troppo attente a non irritare il Cremlino per non mandare a monte la stipula di accordi energetici di cui la stessa Russia si avvale per mantenere la sua egemonia politica nel Vecchio Continente.

Oltre a non sollevare la questione dei diritti umani e della libertà di stampa con Mosca, Berlino e Parigi cercano in ogni modo di impossibilitare la realizzazione della politica energetica comune europea.

Per diminuire il peso della Russia nel settore energetico dell’UE, la Commissione Europea ha varato un progetto per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas tramite lo sfruttamento diretto dei giacimenti di Azerbaijan e Turkmenistan, e l’adozione di un alto numero di rigassificatori per importare oro blu liquefatto da Stati Uniti, Qatar e Norvegia.

Inoltre, Bruxelles ha aperto un’inchiesta ufficiale per condotta anti-concorrenziale nei mercati dei Paesi dell’Europa Centrale nei confronti del monopolista russo, Gazprom.

Posseduto per metà dal Cremlino, Gazprom ha concesso sconti ai soli Paesi dell’Europa Occidentale “fedeli a Mosca” e, sempre con il sostegno di Germania e Francia, ha programmato la costruzione di un gasdotto sottomarino, il Southstream: concepito per impossibilitare lo sfruttamento diretto da parte di Bruxelles dei giacimenti azeri e turkmeni, e bypassare quei Paesi dell’UE politicamente osteggiati da Mosca, come Polonia e Romania.

Non tacere sul gas, non dimenticare Anna Politkovskaya

L’excursus sula situazione energetica è dunque strettamente legato con la vicenda di Anna Politkovskaya e, più in generale, con il rispetto della libertà di stampa.

Ricordare la coraggiosa giornalista significa non solo mantenere vivo il ricordo di una personalità esemplare, ma anche rendersi conto di come il gas sia utilizzato dalla Russia per scopi politici, sopratutto nei confronti di un’Europa che Mosca ha tutto l’interesse a mantenere debole e divisa.

Se, come progettato dalla Commissione Europea, nel Vecchio Continente sarà creato un mercato unico del gas con forniture diversificate – che non esclude l’oro blu della Russia, ma attinge da più fonti di approvvigionamento – l’UE, e i singoli Paesi che oggi pongono gli affari con Mosca su un piano privilegiato rispetto a quello dei diritti civili e dell’interesse generale dell’Europa, si sentiranno meno succubi di un regime autoritario.

Forse, anche i Governi degli Stati dell’Unione Europea avranno il coraggio di nominare piazze, vie ed edifici alla Politkovskaya, come già fatto dal Parlamento Europeo e, in Italia, da alcune Amministrazioni Locali come quelle di Milano, Brescia, Genova e Ferrara.

Per chi invece si occupa di informazione, è bene arrestare per un giorno la routine della continua informazione per dedicare il sesto anniversario dall’assassinio di Anna Politkovskaya al ricordo di questa Donna dallo straordinario coraggio: per non dimenticare chi ancor oggi soffre la mancanza di libera espressione sotto regimi “gasati”.

Matteo Cazzulani

NIHIL NOVI IN BIELORUSSIA: PER LUKASHENKA UN’ALTRA “CONFERMA” DALLE URNE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 24, 2012

Caroselli elettorali, coercizione al voto, e un’opposizione divisa hanno consentito al Dittatore bielorusso di ottenere una conferma elettorale nelle Elezioni Parlamentari di Domenica, 23 Settembre. Pochi i giornalisti e gli osservatori internazionali ammessi per monitorare la consultazione. 

Il dittatore bielorusso, Alyaksandr Lukashenka

Nel 2004, il dissidente politico bielorusso Syarhyey Kalakin in una conferenza stampa ha comunicato, grazie ad una soffiata di una talpa vicina alle Autorità, gli esiti esatti delle Elezioni Parlamentari a due settimane dal loro svolgimento, nelle quali a vincere, con percentuali plebiscitarie, sarebbe stato – come poi effettivamente avvenuto – lo schieramento fedele al Dittatore della Bielorussia, Alyaksandr Lukashenka.

Pronosticare l’ennesima vittoria a valanga per il Bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – dopo la tornata elettorale di Domenica, 23 Settembre, è ancor più semplice e scontato rispetto a quanto fatto da Kalakin nel 2004.

A consentire percentuali bulgare allo schieramento che sostiene il Presidente bielorusso sono state le solite tecniche di manipolazione del voto attuate dalle Autorità del politiche sin dalla salita al potere di Lukashenka, nel 1994.

L’Organizzazione Non Governativa bielorussa Viasna, impegnata nel rispetto dei Diritti Civili in Bielorussia, è stata affiancata da un numero esiguo di osservatori internazionali, per via delle limitazioni nel rilascio dei visti che le Autorità di Minsk hanno approntato per il periodo dello svolgimento della consultazione elettorale.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza dall’esponente di Viasna, Valancin Stefanovych, in tutto il Paese sono stati organizzati i cosiddetti “caroselli elettorali”: autobus incaricati di portare elettori a votare, ovviamente a favore dello shcieramento pro-Lukashenka, in più di un seggio.

Oltre al trasporto gratuito, presso i seggi gli elettori hanno beneficiato di vettovaglie e prodotti alimentari: offerti a quantità maggiorata ai tanti che hanno fornito prove di avere votato per lo schieramento filo-presidenziale.

Nella campagna di induzione al voto non sono mancati anche metodi coercitivi, come le minacce di licenziamento e di espulsione da scuole ed Università nei confronti di operai, impiegati e studenti: costretti a spendere ore del riposo domenicale, o a recarsi ai seggi nelle giornate di venerdì e sabato – la votazione ha avuto luogo su tre giorni – per sostenere, con il loro voto, il regime.

Cronaca di ordinaria repressione anche per quanto riguarda l’atteggiamento assunto dalla polizia nei confronti di oppositori e giornalisti. Alla vigilia dell’apertura delle urne, alcuni attivisti del movimento Di La Verità, che stavano distribuendo materiale elettorale presso un supermercato, sono stati arrestati assieme ad alcuni giornalisti della Reuters, dell’Associated Press, e di altre agenzie di stampa internazionali che stavano documentando quanto accadeva.

Nella medesima giornata, a Mohylev, sei cittadini di Unione Europea e Stati Uniti d’America sono stati rinchiusi in carcere per avere organizzato un seminario pubblico dedicato all’imminente tornata elettorale, con l’accusa di vilipendio dell’immagine della Bielorussia e diffusione di informazioni false e tendenziose.

A urne chiuse, ma a scrutini ancora in corso, il Presidente Lukashenka ha cantato vittoria, sottolineando come il suo Paese abbia dato l’ennesima prova di maturità democratica in un’Elezione Parlamentare di importanza fondamentale per il futuro dei figli del popolo bielorusso.

Inoltre, il Bat’ka ha criticato le accuse mosse a suo carico per mancato rispetto della libertà di parola e di espressione, ed ha invitato l’Occidente a prendere esempio dalla democrazia bielorussa.

Responsabilità per la vittoria a valanga di Lukashenka sono da addossare anche alle opposizioni, che non sono state in grado di cooperare ed unire le forze per creare un unico schieramento anti-governativo.

Dopo la decisione delle Autorità di non permettere la corsa a un seggio ai Leader del dissenso, tra cui lo storico oppositore di Lukashenka, Alyaksandr Milinkevich, i due principali partiti dello schieramento democratico – il Fronte Nazionale Bielorusso e il Partito Nazionale Civico – hanno ritirato tutte le loro candidature. I soggetti politici rimasti in corsa – il partito socialdemocratico Hramada, il partito Mondo Giusto, e Di La Verità – hanno optato per la battaglia in solitaria.

Lukashenka guarda alla Russia

Dopo le Elezioni Parlamentari, Alyaksandr Lukashenka resta libero di attuare una politica estera schizofrenica, destinata ad accentuare la dipendenza della Bielorussia nei confronti della Russia sul piano politico, economico ed energetico.

Nella giornata di Domenica, 16 Settembre, Lukashenka ha incontrato a Sochi il Presidente russo, Vladimir Putin, per confermare le tappe dell’integrazione della Biielorussia nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico voluto da Mosca per sancire l’egemonia del Cremlino nell’URSS di un tempo.

Inoltre, i due Presidenti hanno concordato l’avvio della costruzione di una centrale nucleare in Bielorussia, a Ostrovets, compartecipata da compagnie russe e bielorusse.

L’asse di ferro tra Mosca e Minsk è stato confermato mercoledì, 19 Settembre, dall’incontro a Mosca tra il nuovo Ministro degli Esteri bielorusso, Uladzimir Makey, e il suo collega russo, Sergey Lavrov. Per Makey, si è trattato della prima visita da capo della Diplomazia della Bielorussia.

Totalmente assenti sono invece i rapporti con l’Unione Europea, che ha deciso di chiudere i rapporti diplomatici con la Bielorussia dopo l’espulsione dal territorio bielorusso dell’Ambasciatore della Svezia Stefan Ericsson: ritenuto responsabile dell’azione dimostrativa organizzata dall’associazione svedese Studio Total.

Con un aereo partito da Vilna, la capitale della Lituania, attivisti della Studio Total, abbigliati con maschere da orso, hanno riversato su Minsk volantini inneggiati al rispetto della libertà di stampa e di parola: un gesto mal sopportato dalle Autorità bielorusse.

I rapporti tra l’UE e la Bielorussia si sono incrinati già nel Dicembre 2010, quando a seguito della falsificazione di massa delle Elezioni Presidenziali bielorusse – in cui i candidati alternativi a Lukashenka sono stati picchiati ed arrestati – Bruxelles ha escluso Minsk dalla Politica di Partenariato Orientale: iniziativa europea, voluta da Svezia e Polonia, per preparare i Paesi dell’Europa Orientale – Bielorussia, Ucraina, Moldova, Georgia, Azerbajdzhan ed Armenia – all’integrazione politica ed economica nelle strutture del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani