LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La TAP si rafforza con un rimpasto

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 1, 2014

La compagnia spagnola Enagas entra nel consorzio per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico, mentre la belga Fluxys incrementa le sue quote. La francese Total e la tedesca E.On lasciano il progetto sostenuto dall’Unione Europea

Via tedeschi e francesi, dentro gli spagnoli e più spazio ai belgi. Nella giornata di lunedì, 29 Settembre, la compagnia energetica spagnola Enagas è entrata nel consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- un’infrastruttura supportata dall’Unione Europea per veicolare gas dell’Azerbaijan dalla Grecia in Italia meridionale tramite l’Albania.

Come riportato da una nota ufficiale del consorzio, oltre all’ingresso della Enagas, che ha rilevato il 16% delle azioni TAP, la compagnia energetica del Belgio Fluxys ha incrementato le sue quote all’interno del gasdotto, passando dal 16% al 19%.

Nessun cambiamento, invece, tra i vertici: il colosso britannico British Petroleum, quello azero SOCAR e quello norvegese Statoil mantengono il 20% ciascuno delle azioni della TAP, mentre la compagnia svizzera AXPO ha confermato il suo 5%.

L’ingresso di Enagas, è motivato dalla richiesta di nuovi partner all’interno del consorzio espressa a più riprese dall’UE, che vede nella presenza di un alto numero di aziende economicamente e politicamente forti una sicurezza per l’adeguata realizzazione di un gasdotto ritenuto fondamentale per la sicurezza energetica europea.

“La Enagas è una compagnia con un’indubbia esperienza mondiale nella realizzazione di gasdotti anche a lungo chilometraggio sia in Europa che in Sud America: la sua presenza ci aiuta a rendere la TAP un vero e proprio progetto europeo anche sul lato della qualità” ha dichiarato il Direttore Manageriale del gasdotto, Kjetil Tungland.

Oltre a rafforzare la TAP con l’ingresso di nuovi membri di alta esperienza, l’ingresso di Enagas serve a tamponare la fuoriuscita dal consorzio della compagnia tedesca E.On e della francese Total, che hanno venduto le quote finora possedute nel gasdotto.

La notizia del disimpegno di E.On e Total è stata già nell’aria fin dallo scorso Luglio, quando, come riportato dalla Reuters, le due compagnie hanno avvisato i partner del consorzio della loro intenzione di abbandonare il progetto.

Come più tardi confermato dal Financial Times, la Total, ritenendo sconvenienti i progetti, ha anche rinunciato alle sue quote sia nel Shakh Deniz -il giacimento da cui proviene il gas veicolato dalla TAP- che nel Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- infrastruttura che veicola il carburante dall’Azerbaijan alla TAP.

Il gasdotto sostenuto dai moderati

Lunga circa 870 chilometri, con una portata media di 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, la TAP, assieme alla TANAP, è parte del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito dall’Unione Europea per diversificare le forniture di gas dei Paesi membri, che ad oggi sono fortemente dipendenti da un numero limitato di fornitori come Russia ed Algeria, Paesi che spesso si avvalgono dell’energia come mezzo di ricatto geopolitico.

Parte del Corridoio Meridionale sono anche le diramazioni della TAP previste per veicolare il gas dell’Azerbaijan anche in Europa Centrale e nei Balcani: il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- è concepito per trasportare il carburante azero dall’Albania a Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -e, successivamente, in Ungheria, Slovacchia e Polonia- mentre l’Interconnettore Grecia-Bulgaria potrà essere poi prolungato anche a Romania e Moldova.

La TAP è un progetto di fondamentale importanza sopratutto per l’Italia, che grazie alla sua realizzazione è destinata a diventare l’hub europeo del gas azero: una posizione che, da un lato, incrementa il peso politico del nostro Paese in Europa e, dall’altro, crea nuovi posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica.

La realizzazione della TAP, fortemente voluta dai Governi Renzi e Letta, e prima ancora da quello Monti, è stata sostenuta in Parlamento da Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Socialisti, che hanno evidenziato l’importanza di un’infrastruttura che crea occupazione e incrementa la sicurezza energetica del nostro Paese.

Contrari alla TAP, invece, si sono schierati Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sinistra-Ecologia-Libertà, parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia: forze populiste ed ‘estremiste’ che alla TAP sembrano preferire il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per intralciare la TAP ed incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Europa diversifica le forniture di gas: a Baku varato il Corridoio Meridionale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 23, 2014

Il progetto, composto dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- consente all’Europa di incrementare la sicurezza energetica importando carburante dal territorio azero. Nel complesso, le infrastrutture, per cui è previsto un investimento di più di 45 Miliardi di Dollari, raggiungono una lunghezza di circa 2 Mila chilometri

Un insieme di gasdotti di circa 2 Mila chilometri dal Caucaso all’Italia, attraverso Turchia, Grecia ed Albania, senza contare le diramazioni che assicureranno a molti Paesi dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas. Nella giornata di sabato, 20 Settembre, a Baku, in Azerbaijan, è stato varato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti, supportato dall’Unione Europea, concepito per veicolare fino a 20 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato dall’Hurriyet Daily News, il Corridoio Meridionale è composto dal già esistente Gasdotto del Caucaso Sud Orientale, che veicola il gas dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia, dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP, che attraversa tutto il territorio turco- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- che conduce il carburante dalla Grecia alla Provincia di Brindisi attraverso l’Albania.

Oltre a questi tre gasdotti, il Corridoio Meridionale prevede alcune diramazioni, come il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- che conduce parte del gas dell’Azerbaijan dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -dove sarà immesso nel Corridoio Nord-Sud che conduce il gas dal rigassificatore croato di Krk fino alla Polonia- e l’Interconnettore Grecia-Bulgaria.

Nel suo complesso, il progetto è compartecipato, oltre che dai Governi dei Paesi interessati, anche da alcune compagnie energetiche, come il colosso azero SOCAR, quello britannico British Petroleum, quello norvegese Statoil, la compagnia francese Total, la tedesca E.On, la belga Fluxys, e la svizzera Axpo.

Soddisfazione per la realizzazione del Corridoio Meridionale, che come dichiarato dal Capo della SOCAR, Rovnag Abdullaev, comporta investimenti per più di 45 Miliardi di Dollari, è stata dichiarata dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che, come riportato dall’autorevole Trend, ha illustrato come il progetto sia necessario a garantire la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, che, ad oggi, dipende quasi esclusivamente da pochi fornitori che, spesso, si avvalgono dell’energia come arma di ricatto geopolitico.

Apprezzamenti sono stati dichiarati anche dal Ministro del Commercio britannico, John Livingston, che ha sottolineato come il Corridoio Meridionale, di cui si sta progettando il prolungamento dall’Italia alla Gran Bretagna, attraverso Svizzera, Germania, Francia e Belgio, sia necessario per lo sviluppo sia di tutti i Paesi interessati dal percorso dei gasdotti, che di tutti quelli dell’UE.

Pareri favorevoli all’infrastruttura sono stati dichiarato da altri rappresentanti dei Paesi coinvolti nel Corridoio Meridionale presenti all’inaugurazione, come, tra gli altri, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, il Premier greco, Antonis Samaras, e il Ministro dell’Energia albanese, Damian Gjiknuri.

Un successo anche del Governo Renzi

Degne di nota sono state le dichiarazioni del Viceministro dello Sviluppo Economico italiano, Claudio De Vincenti, che ha sottolineato come l’Italia sia tra i Paesi più attivi nella realizzazione del Corridoio Meridionale per perseguire una politica mirata alla messa in sicurezza delle proprie forniture di idrocarburi.

Ad oggi, l’Italia dipende quasi esclusivamente dalle forniture di gas di Algeria e Russia, ma con la realizzazione della TAP -l’ultimo tratto del Corridoio Meridionale- ha la possibilità di diventare l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan, e, così, di rafforzare notevolmente il suo peso energetico e politico in UE.

A volere fortemente la realizzazione della TAP, che oltre ad incrementare la sicurezza energetica dell’Italia è destinata a creare nuovi posti di lavoro, sono stati l’attuale Premier, Matteo Renzi, e i due Capi di Governo che lo hanno preceduto, Enrico Letta e Mario Monti.

Per quanto riguarda l’arco parlamentare, a sostenere la TAP, in Italia, sono stati Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica, Socialisti e parte di Forza Italia, mentre parere contrario all’ultimo tratto del Corridoio Meridionale è stato espresso da Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Sinistra-Ecologia-Libertà, Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia.

Esemplificativo della motivazione dell’opposizione di alcune forse politiche alla TAP è il loro totale assenso al Southstream: un gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, e dall’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, per incrementare la quantità di gas russo inviata in Italia.

A differenza della TAP, il Southstream non diversifica le forniture di gas per l’Italia e l’Europa e, per questo, è osteggiato alla Commissione Europea, che ritiene il gasdotto russo non in linea con i principi di rafforzamento della sicurezza energetica che l’UE si è posta con la realizzazione del Corridoio Meridionale e di una serie di rigassificatori in tutto il continente.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Guerra del Gas: Polonia e Lituania avanti con la diversificazione

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 25, 2014

I Governi polacco e lituano chiedono alla Commissione Europea il finanziamento del 75% di un gasdotto concepito per unificare i sistemi infrastrutturali energetici dei due Paesi. Anche la realizzazione di due importanti rigassificatori fanno di Varsavia e Vilna i battistrada dell’integrazione energetica europea e della diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dell’Europa Centrale dalla Russia

La Polonia con il Qatar, la Lituania con la Norvegia: questa è la strategia di diversificazione delle forniture di gas adottata dal Governo polacco e da quello lituano per diversificare le importazioni di energia, come previsto dalla Commissione Europea per decrementare la dipendenza dei Paesi membri dell’Unione Europea dall’import dalla Russia.

Nella giornata di giovedì, 21 Agosto, Polonia e Lituania hanno inviato richiesta ufficiale alla Commissione Europea per il finanziamento del 75% di un Gasdotto progettato per unificare il sistema dei gasdotti nazionali dei due Paesi, come riportato da Euractiv.

Il progetto, il cui costo complessivo ammonta a 558 milioni di Euro, ha una portata di 2,3 Miliardi di metri cubi di gas, ed è concepito per integrare sul piano energetico due dei Paesi UE più fortemente dipendenti dalle importazioni della Russia.

Il gasdotto polacco-lituano non è l’unico del suo genere pronto ad essere finanziato dalla Commissione Europea: la Polonia, ad esempio, ha progettato la realizzazione di infrastrutture per unificare il suo sistema energetico nazionale con quello di Repubblica Ceca, Slovacchia e Germania, mentre la Lituania ha varato un simile piano per unificare le sue infrastrutture con quelle di Lettonia ed Estonia.

Tuttavia, a conferire particolare importanza al gasdotto polacco-lituano è la realizzazione di due importanti rigassificatori, quello di Swinoujscie in Polonia e quello di Klaipeda in Lituania, da cui dipende il funzionamento dell’infrastruttura per cui Varsavia e Vilna hanno chiesto il finanziamento alla Commissione Europea.

Per quanto riguarda il rigassificatore di Swinoujscie, che è ancora in fase di realizzazione, la Polonia, nel 2009, ha firmato un accordo con il Qatar per l’importazione di 1,5 Miliardi di metri cubi di gas liquefatto annui per un totale di 550 Milioni di Dollari all’anno a partire dalla fine dei lavori, come riportato da una nota della Cancelleria del Premier polacco.

Il gas del Qatar servirà non solo per decrementare la dipendenza della Polonia dalla Russia -da cui Varsavia dipende per l’82% del suo fabbisogno di oro blu- ma, attraverso i gasdotti in via di realizzazione, sarà utilizzato anche per rifornire Repubblica Ceca, Slovacchia e Lituania e, indirettamente, anche gli altri Stati membri dell’UE.

Il rigassificatore di Klaipeda è invece concepito per importare gas liquefatto in primis dalla Norvegia, come confermato da un contratto firmato, venerdì, 22 Agosto, dalla compagnia lituana LitGas con il colosso energetico norvegese Statoil.

Estonia e Lettonia puntano sulla Norvegia

Il contratto lituano-norvegese, come riportato dall’agenzia PAP, prevede l’acquisto da parte della Lituania di 540 Milioni di metri cubi di gas liquefatto all’anno secondo un tariffario che fissa il prezzo del LNG alle quotazioni di mercato, e non più al prezzo del greggio, come invece sancito nel contratto tra Polonia e Qatar.

Oltre al lato tariffario del contratto tra LitGas e Statoil, a rendere importante l’accordo lituano-norvegese è l’avvio di un impegno concreto che, come dichiarato a più riprese dalla Norvegia, vede Oslo impegnata nel garantire rifornimenti di gas costanti a tutti i Paesi del Baltico.

In questo progetto, la Lituania ricopre un ruolo fondamentale, dal momento in cui il rigassificatore di Klaipeda è ubicato in un porto accessibile tutto l’anno da navi di grosse dimensioni con pescaggio profondo.

I porti degli altri Paesi del Baltico, invece, sono inutilizzabili perché ghiacciati durante i mesi più freddi dell’anno, in cui la richiesta di gas aumenta.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Gas: Anche Barroso presenta una proposta di politica energetica europea comune

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 29, 2014

Il Presidente della Commissione Europea sostiene la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione Europea, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e un maggior ruolo dell’Europa per aiutare i Paesi membri a negoziare contratti con gli Stati terzi. La proposta collima con l’Unione Energetica Europea del Premier polacco, Donald Tusk, che prevede anche maggiore solidarietà interna e un’Agenzia Unica UE per l’acquisto di gas da Paesi terzi.

È forse l’ultimo atto della Commissione Barroso, ma di sicuro è quello che può dare il via ad un provvedimento per garantire la sicurezza energetica e politica dell’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 27 Maggio, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha esposto le linee guida per una Comune Politica Energetica dell’UE in grado in tempi brevi, di affrontare le conseguenze legate all’instabilità politica dei Paesi del Nord Africa e, sopratutto, alla politica imperialista della Russia di Vladimir Putin.

Il progetto di Barroso prevede alcune priorità, come la messa in comunicazione di almeno il 15% dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE entro il 2015, e la realizzazione di infrastrutture per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas da quelle russe, norvegesi ed algerine, da cui l’Europa importa rispettivamente il 39%, il 33% e il 22% del fabbisogno complessivo di oro blu.

Queste infrastrutture sono, in primis, il Corridoio Meridionale -concepito per veicolare in Italia dalla Turchia attraverso Grecia ed Albania gas naturale proveniente dall’Azerbaijan- e rigassificatori atti ad importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Tra le priorità del progetto di Barroso, rientrano anche meccanismi di solidarietà tra gli Stati UE in caso di emergenza energetica, lo sviluppo delle fonti di energia indigene, tra cui le rinnovabili, e un maggiore ruolo della Commissione Europea nella fase preliminare dei negoziati per le forniture di gas tra Stati UE e Paesi terzi.

La proposta di Barroso, che sarà testata con una prova atta a verificare l’effettiva capacità degli attuali sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE di rispondere positivamente a possibili crisi energetiche provocate da Stati terzi, ricalca molto da vicino l’Unione Energetica Europea avanzata dal Premier polacco Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande.

Il progetto di Tusk, che riprende l’intuizione dell’ex-Presidente della Commissione Europea, il Francese Jacques Delors, prevede sei filari: realizzazione di un meccanismo solidaristico tra gli Stati UE, un maggiore impegno delle Istituzioni Europee per la costruzione di infrastrutture necessarie per la sicurezza energetica sopratutto dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, diversificazione delle forniture di gas, comune acquisto di gas per mezzo della creazione di un’Agenzia Europea per l’Importazione del gas, sfruttamento del carbone e dei giacimenti europei di shale.

La proposta di Tusk e Hollande è stata appoggiata dal Ministro dell’Energia lituano, Jaroslav Neverovic, e dal Premier ungherese, Viktor Orban, mentre il
Segretario di Stato per gli affari energetici ceco, Tomas Prouza, ha supportato il disegno ad eccezione della realizzazione dell’Agenzia Europea per l’acquisto di gas.

Sia la proposta di Barroso che quella di Tusk saranno discusse durante la prossima riunione del Consiglio Europeo.

La Bulgaria rimproverata per il Southstream

Nel frattempo, Barroso ha fortemente criticato la Bulgaria per l’appoggio dato al Southstream: gasdotto, progettato dalla Russia di Putin per incrementare la quantità di gas inviata da Mosca in Europa, che la Commissione Europea ha a più riprese ritenuto essere contrario alla politica UE di diversificazione delle forniture di gas.

Inoltre, la compagnia incaricata di realizzare il tratto in Bulgaria del Southstream, la russo-bulgara Stroytransgaz, appartiene ad un’ente, la Volga Group, appartenente a Gennady Timchenko: oligarca russo inserito nella lista delle persone russe a cui USA e UE hanno applicato sa zio mi per rispondere all’aggressione militare all’Ucraina.

Esempio contrario a quello della Bulgaria è la Lituania che, per decrementare la dipendenza dalle importazioni della Russia, da cui Vilna dipende per il 99% del suo fabbisogno complessivo di energia, si è accordata per l’importazione di gas liquefatto dal colosso norvegese Statoil.

Come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, l’LNG norvegese sarà importato in territorio lituano tramite il rigassificatore di Klaipeda: uno dei progetti necessari per decrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di energia dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

SEMPRE MENO GAS DALLA LIBIA ALL’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 2, 2013

Assalto di ribelli alla centrale ENI di Nalout provoca l’interruzione del flusso di oro blu nel Greenstream. Il Nord Africa si rivela fonte di energia sempre meno affidabile

Non solo la crisi di Governo, negli ultimi giorni l’Italia è stata nuovamente sull’orlo dell’emergenza energetica. Nella giornata di lunedì, 30 Settembre, il gasdotto Greenstream, che veicola in Italia 8,5 Miliardi di Metri Cubi di gas all’anno, è stato interrotto.

Come riportato da Natural Gas Europe, a provocare lo stop del flusso di gas attraverso l’infrastruttura che collega Melillah a Gela è stato l’assalto alla stazione del colosso energetico italiano ENI di Nalout da parte di manifestanti berberi che richiedono l’inserimento della loro lingua nella Costituzione della Libia.

L’ennesima interruzione del flusso di gas dalla Libia, da cui l’Italia importa sempre meno gas, è simile a quella registrata dall’Algeria nel Gennaio 2013, quando un assedio da parte di un’organizzazione affiliata ad Al Qaeda alla centrale di Amenas -gestita dal colosso britannico British Petroleum e da quello norvegese Statoil- ha portato a allo stop delle forniture di oro blu in territorio italiano per qualche giorno.

Il venir meno del gas libico, che copre il 10% del fabbisogno di gas italiano, aumenta le forniture di oro blu in Italia da Algeria e Russia, che, secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio di Milano, coprono ciascuna più del 35% del fabbisogno nazionale.

Tale incremento ha una ripercussione diretta sia sulla sicurezza nazionale, poiché l’Italia si trova completamente dipendente da due sole fonti di approvvigionamento, sia sul prezzo del gas per industrie e privati, destinato a lievitare.

Per questa ragione, è opportuno realizzare un progetto di diversificazione delle forniture di gas, così da consentire all’Italia di contare su una vasta gamma di approvvigionamenti in caso di crisi politiche in Nord Africa, oppure del taglio arbitrario delle forniture di gas che la Russia spesso attua come strumento di pressione politica nei confronti dell’Europa Centro-Orientale.

Gas azero e shale USA le soluzioni, ambientalisti permettendo

La dipendenza da Libia, Russia ed Algeria è legata alla politica energetica dei Governi Berlusconi, sotto cui i contratti per l’acquisto di gas sono stati negoziati, e firmati, sulla base dell’amicizia personale dell’ex-Premier italiano con il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex-Dittatore libico, Muhammar Gheddafi.

Il Governo Monti prima, e sopratutto quello Letta poi, hanno dato un forte contributo alla diversificazione delle forniture di gas con il sostegno alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Quest’infrastruttura è progettata per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia -con un possibile suo prolungamento in Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna- dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Oltre che sul gas azero della TAP, l’Italia può puntare anche sull’aumento delle importazioni di gas liquefatto dal Qatar, sull’avvio delle forniture di LNG da Norvegia ed Egitto, e sull’acquisto dello shale dagli Stati Uniti d’America.

Come dichiarato sia dal Ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, che dall’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, il gas liquefatto e lo shale dagli USA sono un’opportunità che l’Italia deve cogliere per mezzo della realizzazione di rigassificatori.

Secondo i progetti, terminali per l’importazione di gas liquefatto sono in programma a La Spezia, Brindisi ed Agrigento, ma la loro realizzazione può trovare ostacoli notevoli, nonostante il parere favorevole del Parlamento.

La crisi economica, che rischia di provocare un taglio negli investimenti dello Stato, è il primo impedimento alla realizzazione di infrastrutture necessarie per diversificare le forniture di gas.

Inoltre, la presenza di associazioni ambientaliste, tradizionalmente contrarie ad ogni investimento in materia energetica, può rallentare la costruzione dei rigassificatori e, con esso, privare l’Italia di infrastrutture di importanza fondamentale per la sicurezza nazionale e le casse dei cittadini.

Matteo Cazzulani

GERMANIA E FRANCIA RUBANO LA TAP ALL’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 21, 2013

I contratti firmati dalla compagnia tedesca E.On e della francese Suez Gaz de France con l’Azerbaijan presuppongono il prolungamento del Gasdotto Trans Adriatico in Nord Europa. Si rafforza anche la posizione di Albania, Grecia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Turchia, Belgio e Svizzera

Contratti che rafforzano un progetto energetico europeo ma mettono a serio rischio la posizione dell’Italia. Nella giornata di venerdì, 20 Settembre, due importanti compagnie energetiche europee hanno annunciato la firma di contratti per l’importazione di gas dall’Azerbaijan attraverso il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Come riportato dall’autorevole UPI, la compagnia tedesca E.On ha firmato un contratto per l’acquisto di 1,4 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno, mentre la francese Suez Gaz de France ha concordato l’importazione di 92 miliardi di metri cubi di oro blu dell’Azerbaijan.

Proprio l’Azerbaijan dall’accordo trae il massimo del vantaggio, in quanto è riuscito ad aprire un’importante breccia nel mercato energetico dell’Europa centro-occidentale che, finora, è stato appannaggio della sola Russia.

Positiva è anche la posizione di Germania e Francia, che possono contare sul gas dell’Azerbaijan per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas sempre dal monopolio russo.

La Turchia si rafforza come Paese di transito del gas azero ai confini dell’UE, in quanto la TAP riceve l’oro blu dell’Azerbaijan dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP-, progettato dalla Georgia alle Regioni turche occidentali.

Altro importante elemento è il rafforzamento della TAP, che è stata individuata dalla Commissione Europea come il gasdotto deputato al trasporto del gas azero in UE dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Oltre a greci ed albanesi, ad essere avantaggiati dai contratti delle compagnie energetiche franco-tedesche con l’Azerbaijan sono anche Montenegro, Bosnia Erzegovina e Croazia: Paesi che importeranno il gas azero dalla TAP attraverso il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP.

La IAP è concepita per veicolare 5 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dall’Albania attraverso il territorio montenegrino e bosniaco fino a quello croato, dove il gasdotto confluirà nel Corridoio Nord-Sud che collega il rigassificatore di Krk, sul Mare Adriatico, con quello di Swinoujscie, in Polonia.

Nonostante le ricadute positive, ad avere la posizione più delicata è l’Italia, che rischia di passare dall’essere il Paese di approdo della TAP a diventare un mero Paese di transito, senza avere negoziato in termini contrattuali il cambio di status.

La firma dei contratti con l’Azerbaijan da parte di E.On e Suez Gaz de France conferma le indiscrezioni sul prolungamento della TAP in Svizzera, Germania, Francia, Belgio e Gran Bretagna: un disegno sostenuto dalle compagnie che compartecipano la TAP.

È probabilmente interesse del colosso britannico British Petroleum, di quello norvegese Statoil, di quello azero SOCAR, della compagnia belga Fluxys, della francese Total, della tedesca E.On e della svizzera AXPO terminare la TAP in Europa Nord-Occidentale, e non in Italia.

Da hub del gas azero a Stato di transito

Se questo dovesse accadere, l’Italia si troverebbe ridotta da principale hub in UE del gas dell’Azerbaijan a Paese di transito dell’oro blu azero in Nord-Europa, senza avere negoziato diritti di trasporto del carburante in termini economici.

Per questo, è necessario che la politica italiana vigili e, immediatamente, agisca per evitare che una grande occasione, come l’afflusso del gas azero in Europa, non diventi per l’Italia un’opportunità persa.

Matteo Cazzulani

L’ALBANIA PASSA A SINISTRA

Posted in Balcani by matteocazzulani on September 19, 2013

La coalizione del Partito Socialista di Edi Rama e del Movimento Socialista per l’Integrazione di Ilir Meta non cambia le priorità euro-atlantiche della politica estera albanese. Finita l’era del conservatore-liberale Sali Berisha

Cambia il colore del Governo, ma non le priorità. Nella giornata di Domenica, 15 Settembre, il Parlamento albanese ha votato la fiducia al nuovo Governo presieduto da Edi Rama, retto da una coalizione del Partito Socialista -PS, guidato dal Premier Rama- e dal Movimento Socialista per l’Integrazione -LSI- di Ilir Meta.

Alle ultime elezioni, la coalizione di sinistra ha ottenuto il 57,7% dei consensi, mentre il conservatore-liberale Partito Democratico -PD- dell’ex-Premier Sali Berisha ha ottenuto solo il 39,9% dei voti degli aventi diritto.

Il risultato elettorale ha comportato il primo cambiamento nella storia politica dell’Albania, dove, dal 1992, a Governare è stato ininterrottamente Berisha, che, spesso, è stato protagonista di un duro scontro con l’opposizione, culminato nel 2009 con la paralisi del Parlamento e il blocco dell’attività politica nel Paese.

Il cambio di Maggioranza non segna tuttavia un cambiamento sostanziale della politica estera ed interna, poiché i programmi elettorali del PD e del PS pongono entrambi come priorità l’integrazione nell’Unione Europea e nella NATO, e il rafforzamento dei rapporti con gli Stati Uniti d’America e con i Paesi confinanti come il Kosovo.

Per quanto riguarda l’UE, lo svolgimento regolare delle elezioni può essere la chiave di volta per accelerare il processo di integrazione dell’Albania nell’Unione, poiché proprio l’Europa ha posto il verificarsi di consultazioni elettorali regolari e corrette come condicio sine qua non per l’avvio dell’iter di avvicinamento albanese.

Ad aiutare la coalizione di sinistra nel processo di integrazione nell’UE sono anche una serie di risoluzioni che il precedente Governo moderato ha varato lo scorso Maggio, e che prevedono una riforma della giustizia, del funzionamento del Parlamento e del Servizio Civile.

Differenze, invece, possono palesarsi nel Governo per quanto riguarda la politica interna, in quanto, da un lato, il Premier Rama ha dichiarato la volontà di riformare il settore della Giustizia, mentre il suo partner di coalizione Meta è indagato per corruzione.

Il Governo albanese protagonista nella politica energetica dell’UE

Sul piano energetico, un’eredità da Berisha che si trova ora il Premier Meta è la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- che rende il Paese uno dei più importanti Stati di transito del gas proveniente dall’Azerbaijan in Europa.

La TAP, che è stata ritenuta dalla Commissione Europea un progetto indispensabile per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE, rafforza la posizione dell’Albania nei confronti dell’Unione, che, ora, ha tutto l’interesse ad integrare un importante Paese per la sicurezza energetica dell’Europa.

La TAP, compartecipata economicamente dal colosso energetico azero SOCAR, da quello britannico British Petroleum, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia francese Total, dalla belga Fluxys, dalla tedesca E.On e dalla svizzera AXPO, è progettata per trasportare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno dalla Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Supportata politicamente dai Governi di Italia, Grecia, Albania, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro, la TAP potrà essere prolungata per raggiungere i mercati dell’Europa Nord-Occidentale in Svizzera, Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio, fino alla Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

GAS: CONTINUA LA GUERRA TRA ISRAELE E LIBANO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 14, 2013

La compagnia israeliana Delek scopre più oro blu nel giacimento Tamar. Il Governo libanese vive un periodo di impasse politica

Sul gas del Mediterraneo Israele c’è, il Libano no. Nella giornata di giovedì, 12 Settembre, la compagnia energetica israeliana Delek ha dichiarato l’intenzione di ampliare lo sfruttamento del giacimento Tamar, situato nel Mar Mediterraneo.

Come riportato dall’agenzia UPI, la Delek, sulla base di studi accurati della società indipendente Netherland Sewell and Associates, ha individuato nel Tamar la presenza di 684 Miliardi di piedi cubi di gas aggiuntivi, rispetto ai 7 Trilioni di piedi cubi finora stimati nel giacimento.

Lo sfruttamento del Tamar va di pari passo con quella del Leviathan, giacimento, ubicato sempre nel Mediterraneo, al largo delle coste israeliane, che contiene 16 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il Tamar e il Leviathan sono tuttora al centro di tensioni diplomatiche tra Israele e Libano: due Paesi, ancora formalmente in guerra, che rivendicano il possesso dei due giacimenti.

Nel 2010, il Governo libanese ha proposto una delimitazione delle acque territoriali che non intacca il possesso di Israele sui due giacimenti.

Ma, secondo fonti israeliane, consegna al Libano il controllo di importanti pozzi di gas limitrofi al Tamar e al Leviathan che conterrebbero 27 Trilioni di Piedi Cubi di oro blu.

A decrementare le tensioni politiche è però l’impasse politica in Libano, dove la rivalità tra le fazioni religiose ha portato all’assenza di un Governo in grado di prendere decisioni di carattere diplomatico.

Prima della crisi, il Governo libanese ha compilato una lista delle compagnie energetiche ammesse a sfruttare il gas in Libano, tra cui i colossi statunitensi ExxonMobil e Chevron, quello norvegese Statoil, quello italiano ENI, l’olandese Shell e la compagnia francese Total, ma non è riuscita a votare il via libera allo sfruttamento.

Da un lato, l’impasse ha raffreddato lo scontro tra israeliani e libanesi, e, dall’altro, ha permesso ad Israele di avanzare con lo sfruttamento dei giacimenti di gas del Mediterraneo.

Oltre al Tamar e al Leviathan, il Governo israeliano ha scoperto di recente anche il Karish, che contiene 1,8 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il gas israeliano pronto per l’esportazione

Se confermata la notizia dell’alta capienza del Tamar, Israele incrementerebbe la sua posizione di Paese produttore di gas, e rafforzerebbe i piani di esportazione dell’oro blu.

Il Governo israeliano ha approvato l’esportazione del 40% del gas posseduto nei giacimenti nazionali che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere inviato verso Golfo Persico e Asia.

Probabile resta anche l’esportazione del gas israeliano in Unione Europea attraverso una partnership con Cipro, oppure con la realizzazione di un gasdotto per veicolare l’oro blu da Israele alla Turchia -che attraverso il Gasdotto Trans Adriatico invia carburante in UE.

Per l’UE, Israele rappresenta una possibile fonte di approvvigionamento di gas che, così come l’Azerbaijan, è in grado di diversificare le forniture di oro blu dal monopolio di Russia ed Algeria.

Matteo Cazzulani

ANCHE L’EIA SUPPORTA LA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 13, 2013

Il Dipartimento all’Energia degli Stati Uniti d’America favorevole alla costruzione del Gasdotto Trans Adriatico per veicolare gas dall’Azerbaijan in Europa. La politica energetica europea di Obama sempre a favore dello shale

Una risorsa energetica per la sicurezza dell’Europa e dell’Occidente. Nella giornata di mercoledì, 11 Settembre, il Dipartimento all’Energia Degli Stati Uniti d’America ha evidenziato l’importanza dell’Azerbaijan come Paese fornitore di gas per l’Unione Europea.

Come riportato dall’autorevole UPI, il Dipartimento USA ha ritenuto che i 35 Trilioni di piedi cubi di gas presenti in Azerbaijan consentono la realizzazione ed il funzionamento del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Nello specifico, il Dipartimento all’Energia statunitense sostiene la realizzazione delle due infrastrutture, poiché esse consentono all’UE di diversificare gli approvvigionamenti di gas dalle sole forniture di Russia ed Algeria, che ad oggi soddisfano la maggior parte delle importazioni di oro blu del Vecchio Continente.

Quella della EIA è la prima posizione ufficiale presa dall’Amministrazione statunitense del Presidente democratico, Barack Obama, in merito alle questioni di politica energetica in Europa, dopo che l’Azerbaijan ha scelto la TAP come unico gasdotto deputato al trasporto del gas azero in UE.

Precedentemente, l’Amministrazione repubblicana di George W. Bush ha espresso aperto sostegno al Nabucco: gasdotto alternativo alla TAP, non selezionato dall’Azerbaijan, che avrebbe dovuto veicolare il gas azero in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, per diminuire la dipendenza energetica dell’Europa Centrale dalla Russia.

La strategia europea di Obama in ambito energetico si è invece basata sul sostegno alle esportazioni di gas shale liquefatto in Europa: un’iniziativa che, tuttavia, richiede la realizzazione di un alto numero di rigassificatori nel Vecchio Continente.

I due gasdotti che veicolano gas dell’Azerbaijan in Europa

La TANAP, supportata economicamente dal colosso azero SOCAR e dalle compagnie turche TPAO e Botas, e politicamente dai Governi turco ed azero è concepita per veicolare il gas dell’Azerbaijan dal confine tra Georgia e Turchia alla Turchia Europea.

La TAP, sostenuta economicamente da SOCAR, dal colosso britannico British Petroleum, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia francese Total, da quella tedesca E.On, dalla svizzera AXPO e dalla belga Fluxys, è progettata per condurre il gas azero dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Secondo indiscrezioni, le compagnie che sostengono il Gasdotto Trans Adriatico hanno preventivato il prolungamento della TAP verso Svizzera, Germania, Francia, Olanda, Belgio e Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

GAS: LETTA IN AZERBAIJAN RAFFORZA LA POSIZIONE DELL’ITALIA NELLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 11, 2013

Il Premier italiano illustra l’importanza della realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dell’Italia. Un cambio di passo rispetto alla politica energetica dei precedenti Esecutivi

Un Leader europeo impegnato nella tutela della diversificazione energetica dell’Italia e dell’UE. Questa è l’immagine uscita dalla missione del Premier italiano, Enrico Letta, in Azerbaijan, per discutere della cooperazione energetica tra Roma e Baku, legata alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Letta ha illustrato l’importanza della TAP per diversificare le forniture energetiche italiane: con il trasporto diretto del gas dall’Azerbaijan, l’Italia romperà con la dipendenza dai soli approvvigionamenti di Russia ed Algeria, a cui il BelPaese si è fortemente legato negli ultimi tempi.

Il Premier Letta ha anche sottolineato come la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico abbia implementato la cooperazione tra Italia, Albania, Grecia e Turchia, i Paesi coinvolti dal transito dell’infrastruttura.

“La TAP è un mezzo che attrae investimenti” ha risposto il Presidente azero, Ilkham Aliyev, che si è detto concorde con la proposta del Premier Letta di implementare non solo la cooperazione sul piano energetico, ma anche i rapporti commerciali ed industriali tra Italia ed Azerbaijan.

Come riportato dall’agenzia Trend, Letta ed Aliyev hanno anche discusso della questione del Nagorno-Karabach: territorio conteso tra Azerbaijan ed Armenia fonte di forti tensioni militare.

La missione di Letta, dimostra il chiaro sostegno dell’Italia ad un progetto europeo concepito per diminuire la dipendenza dell’Unione Europea dal gas dalla Russia: un chiaro cambio di passo rispetto alla politica energetica di Roma degli ultimi tempi.

I Governi conservatori, guidati da Silvio Berlusconi a intervalli dal 2001 al 2010, hanno infatti portato l’Italia a rafforzare la dipendenza dalla Russia con accordi bilaterali tra Mosca e Roma che, nonostante l’opposizione dell’UE, hanno incentivato la realizzazione del gasdotto Southstream.

Questo gasdotto, contrastato dalla Commissione Europea perché destinato ad implementare il dominio russo nel mercato energetico UE, è progettato dalla Russia per rifornire l’Europa di ulteriori 63 Miliardi di Metri Cubi di gas.

Con l’appoggio del Governo Letta alla TAP, confermato dalla visita del Premier italiano a Baku, la politica italiana ha assunto un posizionamento finalmente in linea con l’Europa.

Il Governo Letta -retto dalle larghe intese tra Partito Democratico, Popolo Della Libertà, Lista Civica, e Centro Democratico- si è infatti dimostrato attento all’importanza di diversificare le forniture di gas del Paese, senza più subordinare la politica energetica italiana all’amicizia personale del Premier con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

L’Italia attenta a non perdere il vantaggio del gas azero sul territorio nazionale

Inoltre, la missione del Premier Letta in Azerbaijan ha avuto lo scopo di rafforzare la posizione italiana all’interno del Gasdotto Trans Adriatico che, secondo indiscrezioni, su pressione delle compagnie che compartecipano il progetto potrebbe seriamente essere prolungato dall’Italia all’Europa Nord-Occidentale.

Questo scenario comporterebbe il declassamento dell’Italia da principale mercato di sbocco del gas azero in Europa a mero Paese di transito, senza ottenere i vantaggi che, invece, gli altri Stati attraverso cui passa la TAP -Grecia ed Albania- hanno già ottenuto.

Il Gasdotto Trans Adriatico è l’infrastruttura selezionata per veicolare in Europa 10 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania in Italia.

La TAP è compartecipata dal colosso britannico British Petroleum, da quello azero SOCAR, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia francese Total, da quella belga Fluxys, da quella svizzera AXPO e dalla tedesca E.On.

Matteo Cazzulani