LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Europa: Anche la Georgia ratifica l’Accordo di Associazione con l’UE

Posted in Georgia by matteocazzulani on July 19, 2014

Dopo la Moldova, anche il Parlamento georgiano vota all’unanimità il Documento che integra l’economia georgiana nel mercato economico comune dell’Unione Europea. L’Opposizione in aula denuncia processi politici

Una ratifica all’unanimità che bussa diritto all’Europa, anche se il dibattito non è mancato. Nella giornata di venerdì, 18 Luglio, la Georgia, durante una sessione speciale del suo Parlamento, ha ratificato l’Accordo di Associazione che il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, ha firmato a Bruxelles lo scorso 27 Giugno.

Oltre al Premier Garibavshili, alla votazione hanno preso parte anche il Presidente georgiano, Giorgi Margvelashvili, i Ministri degli Esteri di Bulgaria e Lettonia, Kristina Vigenin e Edgards Rinkevics, il Vicepresidente del Parlamento austriaco, Karlheinz Kopf, e il Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule.

Proprio il Commissario Fule, in un suo discorso, ha dichiarato che l’Accordo di Associazione apre molte opportunità per la Georgia, come la realizzazione di una Zona di Libero Mercato con l’UE.

A sua volta, il Ministro degli Esteri georgiano, Maja Panjikidze, ha promesso l’attuazione dell’80% delle clausole dell’Accordo nel vicino termine, mentre il Presidente della Commissione per l’Integrazione Europea del Parlamento georgiano, Victor Dolidze, ha invitato fin da subito ad implementare il Documento per arrivare ad una più stretta integrazione europea di Tbilisi.

“Con il voto di oggi, noi georgiani stiamo bussando attentamente alla porta dell’Europa, e continueremo a farlo” ha dichiarato il Deputato Gigla Agulashvili, della coalizione centrista Sogno Georgiano -GD- a cui appartengono il Premier Garibavshili e il Presidente Margvelashvili.

La portata storica della votazione è stata sottolineata dalla GD Tina Khidashledi, che ha evidenziato come il merito sia da attribuire anche ai Presidenti georgiani che hanno fortemente creduto e lavorato per l’integrazione della Georgia nella Comunità euro-atlantica, come Zviad Gamsakhurdia, Eduard Shevernadze, e Mikheil Saakashvili.

Proprio il Partito di Saakashvili, il Movimento Popolare Unito -UNM- ha accolto con soddisfazione la ratifica dell’accordo, ma ha denunciato la mancata maturità in senso europeo espressa dalla maggioranza.

Come dichiarato dall’UNM Giorgi Tsereteli, in Georgia, a partire dai tempi del Governo dell’ex-Premier Bidzina Ivanishvili, fondatore del GD, sono avvenuti casi di giustizia selettiva che hanno portato ad arresti e processi politicamente motivati come quello organizzato dall’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, all’ex-Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko.

“Oggi stiamo compiendo un enorme passo nella giusta direzione -ha dichiarato l’UNM Giorgi Gabashvili- A volerlo sono i georgiani, e la maggioranza deve attenersi al mandato europeo che il popolo ha chiaramente dichiarato di volere”.

L’approvazione dell’Accordo passa all’UE

Finora, l’Accordo di Associazione con l’Europa è stato ratificato solo dalla Moldova, dopo una votazione in cui la colazione pro-europea si è imposta sull’opposizione comunista, mentre in Ucraina la ratifica del documento deve essere ancora calendarizzata.

Per entrare in vigore, l’Accordo di Associazione tra Georgia, Moldova e Ucraina ed Unione Europea richiede la ratifica dei 28 Paesi UE.

Per adesso, solo la Lituania tra i Paesi membri dell’UE, ha ratificato l’Accordo firmato tra l’UE e la Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: il Governo Yatsenyuk in bilico sulla riforma europea del sistema energetico nazionale

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 13, 2014

Il Premier ucraino presenta dimissioni anticipate in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge che recepisce le norme del Terzo Pacchetto Energetico dell’Unione Europea. Il provvedimento è già stato approvato in prima lettura dopo che la Maggioranza filo europea è però andata sotto per una volta.

Una misura preventiva, anche se rischiosa, qualora il Parlamento non dovesse approvare un provvedimento che avvicina l’Ucraina all’Europa. Nella giornata di sabato, 12 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha inviato allo Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, una lettera contenente le sue preventive dimissioni in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico nazionale.

La Rada ucraina ha già approvato il Progetto di Legge in prima lettura lo scorso 4 Luglio, ma solo dopo un’accesa discussione -favorevole si è schierata la maggioranza filoeuropea, composta dal Partito moderato UDAR e dal social-popolare Batkivshchyna, mentre contro hanno votato le opposizioni: Partito delle Regioni, comunisti e dal gruppo Per la Pace e la Stabilità- e solo dopo che, il giorno precedente, il documento è stato respinto.

Il Progetto di Legge, sulla cui approvazione definitiva regna forte incertezza per via dei risicati numeri della maggioranza filoeuropea, è uno dei documenti più importanti che la Rada Ucraina è chiamata ad approvare per armonizzare il proprio sistema energetico nazionale a quello della Comunità Energetica Europea: una sorta di Unione Europea del gas, alla quale appartengono i Paesi membri dell’UE, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Serbia e Moldova.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, la proposta prevede lo scorporo del colosso nazionale ucraino Naftohaz in due compagnie, la Ukrayinska Hazotransportna Systema e la Ukrayinski Hazovi Skhovyshcha, deputate rispettivamente alla distribuzione del gas e alla gestione dei siti di stoccaggio, mentre il controllo della rete dei gasdotti spetta per intero alla compagnia Ukrtranshaz.

In particolare, lo scorporo della Naftohaz, a cui resta la compravendita del gas con i Paesi fornitori, è una clausola prevista dal Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce presso i Paesi della Comunità Energetica Europea criteri di libera concorrenza e vieta la creazione di monopoli.

Oltre che per la sua importanza tecnica, il Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico ucraino rappresenta la fine di un lungo percorso politico, che ha visto l’Ucraina, in maniera lenta ma progressiva, recepire ed armonizzare le prerogative UE in materia di energia.

Nel Settembre 2010, l’Ucraina ha firmato il protocollo d’intesa per l’ingresso nella Comunità Energetica Europea, documento che è stato poi votato dalla Rada nel Dicembre 2010 e ratificato in definitiva nel Febbraio 2011.

Nell’Ottobre 2011, il Governo ucraino si è poi impegnato a realizzare i postulati del Terzo Pacchetto Energetico UE entro il 2015 mediante la sua approvazione in Parlamento.

Su questo obiettivo, preso dall’Amministrazione del precedente Presidente Viktor Yanukovych -ma mai realizzato a causa della riluttanza dell’allora Capo di Stato verso ogni forma di avvicinamento dell’Ucraina all’UE- sia il Premier Yatsenyuk che l’attuale Presidente, Petro Poroshenko, puntano molto per dimostrare di potere cambiare davvero verso al Paese.

Gazprom e Southstream minacciano della sicurezza di Kyiv

Oltre all’armonizzazione del settore energetico ucraino a quello dell’Unione Europea, la motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a presentare dimissioni anticipate è dovuta anche alla necessità di approvare il Progetto di Legge in tempi brevi per garantire la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Dallo scorso 16 giugno, la Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 92% del suo fabbisogno di gas, ha tagliato le forniture di oro blu verso il territorio ucraino in seguito al mancato rinnovo dei Contratti tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la Naftohaz.

Gazprom, che ha voluto imporre a Kyiv un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas, mentre Naftohaz si è detta disponibile ad accettare un prezzo di non più di 326 Dollari per mille metri cubi, è stata denunciata dal Governo ucraino presso l’Arbitrato di Stoccolma: una decisione che ha portato la Russia ad interrompere le forniture di oro blu riservate al cliente ucraino.

Un’altra motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a ventilare le proprie dimissioni anticipate è l’accelerazione della realizzazione del gasdotto Southstream: infrastruttura progettata da Gazprom, in collaborazione con alcuni colossi energetici europei -come l’italiana ENI, la francese EDF e la tedesca E.On- per bypassare l’Ucraina e rifornire di gas direttamente l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria e la Slovenia.

Il Southstream, che veicolerà in Europa circa 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, è progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, anche per incrementare la dipendenza dalla Russia dell’Unione Europea, che è già fortemente legata alle forniture di oro blu di Gazprom.

Proprio per questa ragione, Domenica, 13 Luglio, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha dichiarato che l’Europa non ritiene la realizzazione del Southstream necessaria per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas.

Al contrario, il Commissario ha ribadito l’impegno dell’Europa nella realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori per importare gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto, Israele, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, decrementare l’alta dipendenza dell’UE dalle forniture della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’EUROPA DIVISA SENZA UNA POSIZIONE COMUNE SULL’UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 11, 2014

Il Consiglio Europeo per gli Affari Esteri ha approvato un Documento che offre aiuto logistico e lobbistico a Kyiv, interpretato diversamente dagli esponenti dei singoli Paesi. Differenti le vedute su prospettiva europea e sanzioni per le Autorità ucraine.

Non è una questione di colore politico, ma di assenza di uno spirito di comune appartenenza ad un’Europa ancora divisa dagli interessi particolari dei singoli Stati membri, che fatica a trovare persino una comune interpretazione ad una propria risoluzione. Nella giornata di lunedì, 10 Febbraio, il Consiglio Europeo per gli Affari Esteri ha emanato una nota in cui condanna l’uso della violenza in Ucraina da parte della Autorità Presidenziali sui manifestanti e, nel contempo, promette a Kyiv consulenza logistica e lobbistica presso il Fondo Monetario Internazionale ed altre Istituzioni mondiali per garantire l’erogazione di prestiti che possano aiutare il Paese ad uscire dalla crisi politica.

A commento del documento, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, la laburista Catherine Ashton, ha dichiarato che l’offerta che l’UE ha proposto all’Ucraina non può essere superiore a quella inoltrata ai Paesi del Balcani, a cui l’Unione ha promesso l’integrazione economica e politica in Europa.

Differente il parere del Ministro degli Esteri polacco, il cristiano-democratico Radoslaw Sikorski, che ha commentato le aperture contenute nella nota come positive, in quanto offrono all’Ucraina una chiara prospettiva di integrazione politica che va oltre la sola integrazione economica già promessa a Kyiv con l’Accordo di Associazione: documento che il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha rifiutato di firmare, provocando la protesta nonviolenta dei dimostranti.

Del medesimo parere di Sikorski è il Ministro degli Esteri lituano, il socialdemocratico Linas Linkevicius, che ha sottolineato come il documento approvato dal Consiglio Europeo lasci la porta aperta per l’integrazione politica di Kyiv in Europa.

Altro punto che ha portato differenti vedute, seppure più sfumante, è quello delle sanzioni personali sulle Autorità ucraine che si sono rese responsabili della violazione dei diritti umani e della democrazia.

Dell’argomento non c’è menzione alcuna nella nota del Consiglio d’Europa perché, come spiegato dal Ministro francese per l’Europa, il socialista Thierry Repentin, le sanzioni sono l’ultimo mezzo che l’UE intente adottare per cercare di risolvere la crisi politica in Ucraina.

Differente è la posizione del nuovo Capo della Diplomazia Ceca, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek, che ha ritenuto opportuno imporre le sanzioni nell’immediato, in quanto le violazioni della democrazia e dei diritti umani alle porte dell’Unione sono un fatto inaccettabile su cui l’Europa deve prendere una chiara posizione dura.

A mediare le due anime è il ministro degli Esteri della Germania, il socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier che, dopo avere pubblicamente sostenuto la necessità di imporre sanzioni, ha sottolineato come l’UE intenda concedere un’altra possibilità alle Autorità ucraine per trovare una soluzione pacifica prima di adottare misure fortemente punitive.

Senza poteri legislativi al Parlamento l’Europa resta debole e ininfluente nel Mondo

La posizione del Consiglio Europeo è in linea con quella della Commissione Europea che, come dichiarato dal Commissario UE per l’Integrazione e l’Allargamento, il socialdemocratico Stefan Fule, non intende per ora avvalersi delle sanzioni per punire le violazioni della democrazia in Ucraina, come invece già hanno fatto Stati Uniti d’America e Canada.

Consiglio Europeo e Commissione Europea hanno però ignorato la richiesta proveniente dal Parlamento Europeo che, con una Risoluzione condivisa da tutte le forze politiche, ha richiesto l’imposizione di sanzioni per arrestare una situazione di violenza che, dal 21 Novembre scorso, ha provocato almeno sette vittime e diverse centinaia di feriti ed arresti, tutti solo tra i manifestanti.

Sostegno alle sanzioni è stato dato anche dal Presidente del Parlamento Europeo, il socialdemocratico Martin Schulz, che ha accolto una richiesta inviata dal suo vice, il democratico Gianni Pittella, dopo un incontro a Kyiv con gli oppositori ucraini, la giornalista barbaramente picchiata Tetyana Chornovol, e la figlia di Yulia Tymoshenko -una delle più di cento vittime di giustizia selettiva in Ucraina.

Le divisioni delle Istituzioni Europee non permettono all’UE di prendere una posizione comune ed immediata per risolvere una crisi politica in un Paese, l’Ucraina, che appartiene alla grande famiglia europea per ragioni di carattere storico, culturale e sociale.

Preoccupa ancor di più che la decisione del Parlamento, in cui è rappresentato il popolo europeo, sia stata ignorata dai due organismi esecutivi dell’Unione -il Consiglio e la Commissione- che sono frutto di nomine effettuate dai singoli Stati e, di conseguenza, rispecchiano le sensibilità di ciascun Paese, impedendo l’approvazione di posizioni comuni europee.

Fino a quando al Parlamento Europeo non saranno concessi pieni poteri legislativi, tra cui il diritto di nomina del Presidente e dei membri della Commissione Europea, l’Unione rimarrà divisa e priva di una voce sola, e permetterà che un Paese che bussa alle sue porte, l’Ucraina, sia lacerato dalla violenza di una quasi-guerra civile, lasciato in balia delle mire imperialistiche e scioviniste della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

NULAND COME SNOWDEN: PUTIN CERCA DI DIVIDERE USA ED EUROPA ANCHE IN UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 7, 2014

Pubblicata in Russia una conversazione con l’Ambasciatore a Kyiv degli Stati Uniti d’America, Geoffrey Pyatt, in cui il Vice Segretario di Stato USA Victoria Nuland manda letteralmente a quel Paese l’Unione Europea. L’Europa invita a chiarire la modalità con cui i russi sono venuti in possesso della registrazione, mentre il Cancelliere tedesco Angela Merkel critica Washington.

Un Vaffa che ha poco di grillino e molto di spy story internazionale per destabilizzare il fronte occidentale nella situazione ucraina. Nella giornata di giovedì, 6 Febbraio, è stata resa nota la registrazione di una conversazione tra il Vice Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Victoria Nuland, e l’Ambasciatore USA a Kyiv, Geoffrey Pyatt, nella quale la Nuland dice a Pyatt di volere mandare letteralmente a quel Paese l’Unione Europea per via dell’immobilismo dimostrato nei confronti del Regime del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dopo l’uccisione di almeno sette manifestanti e il ferimento di centinaia tra i dissidenti provocati dalle forse speciali di polizia Berkut su ordine del Ministero degli Interni.

Pronta è stata la replica della stessa Nuland, che si è scusata per le frasi inopportune, descritte come una conversazione privata tra due colleghi intercettate e pubblicate da parte di chi ha un preciso interesse ad indebolire il lavoro comune che USA ed UE stanno approntando in Ucraina.

In risposta, la portavoce dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Maja Kocjancic, ha declinato ogni commento, ed ha evidenziato come importante il fatto che la conversazione tra la Nuland e l’Ambasciatore Pyatt sia stata pubblicata per la prima volta su Twitter da Dmitry Loskutov, il braccio destro del Vicepremier russo Dmitry Rogozin: una delle personalità più vicine al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

A notare la coincidenza del coinvolgimento della Russia nella questione è stato il Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, che ha illustrato come sia curiosa la decisione di pubblicare solo parti scelte della conversazione tra la Nuland e Pyatt.

Differente è stata la reazione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha espresso profondo turbamento per le frasi pronunciate dal Vice Segretario USA, ed ha dichiarato piena fiducia all’operato della Ashton in Ucraina, ritenuto dalla Nuland debole e inconcludente.

La rivelazione della conversazione tra la Nuland e Pyatt rileva sì un atteggiamento poco elegante da parte degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, ma dimostra come la Russia di Putin sia stata abile nell’avvalersi delle sue capacità di intercettare messaggi, che dovrebbero essere segreti, per discreditare l’Occidente e dividere USA ed UE, anche sulla questione ucraina, nella quale Washington e Bruxelles hanno collaborato strettamente in difesa della democrazia e della libertà.

Nella sostanza, la pubblicazione delle conversazioni che rischiano di rendere le relazioni tra USA ed UE ancor più tese ha come precedente quello di Edward Snowden: talpa, riparata poi in Russia, che ha rivelato il piano statunitense di monitoraggio di alcuni alleati europei come la Germania.

Lecito anche sottolineare che il caso Snowden ha provocato il congelamento delle trattative per la realizzazione dell’Unione Trans Atlantica: progetto di abbattimento delle barriere doganali tra USA e UE per creare un unico mercato dell’Occidente in grado di tutelare gli interessi europei e statunitensi in un’economia sempre più globalizzata.

Ancora feriti in Ucraina mentre Bulatov mostra le prove delle torture

In aggiunta all’incrinamento dei rapporti tra USA ed UE, le rilevazioni della conversazione tra la Nuland e Pyatt hanno permesso alla Russia di aiutare il regime di Yanukovych a distogliere l’attenzione dei media dall’escalation della violenza in Ucraina, dove un pacco bomba mascherato da confezione di medicine è esploso nel quartier generale dei manifestanti, provocando due feriti che hanno perso dita e occhio.

Oltre all’esplosione, importanti sono anche state le rivelazioni delle torture subite per mano delle forze speciali di polizia da parte dell’organizzatore della protesta Automaidan, Dmytro Bulatov.

Dalla Lituania, dove il dissidente è stato ricoverato per subire operazioni urgenti, Bulatov ha confermato in una conferenza stampa di avere subito ripetute percosse da parte di agenti professionisti dall’accento russo, che dopo averlo accusato di essere un agente pagato dagli USA, gli hanno tagliato un orecchio e lo hanno crocefisso alla porta: particolari mostrati ai giornalisti presenti in sala.

Il Parlamento Europeo chiede sanzioni, ma la Commissione non lo ascolta

In aggiunta alle violenze, da registrare è anche l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di una Risoluzione condivisa da tutte le forze politiche che invita la Commissione Europea a condannare con forza le repressioni sui manifestati attuate dall’Amministrazione Presidenziale.

Il Documento invita anche le Istituzioni Europee formulare un’offerta economica di aiuto all’Ucraina, anche in collaborazione con il FMI e, in caso di mancato dialogo tra il Presidente Yanukovych e i manifestanti, chiede l’imposizione di sanzioni personali, come il diniego della concessione dei visti e il congelamento dei conti bancari, per quelle Autorità ucraine ritenute responsabili della violazione della democrazia e dei diritti umani.

Ciò nonostante, la risoluzione del Parlamento Europeo -che non ha poteri legislativi come invece hanno i Parlamenti nazionali- non è stata accolta dal Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, che ha dichiarato come le sanzioni siano l’ultima delle misure che l’Europa intende prendere nei confronti dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani

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L’ALBANIA VUOLE L’EUROPA. L’ITALIA DEVE SUPPORTARE TIRANA NEL SUO AVVICINAMENTO ALL’UE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 31, 2013

Il Premier albanese, Edi Rama, vuole lo status di candidato all’integrazione europea. Favorevoli Commissione Europea ed Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, contrari Gran Bretagna, Paesi Bassi, Danimarca, Francia e Germania.

Un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni il cui ingresso nell’Unione Europea è fondamentale per garantire all’UE sicurezza energetica, prosperità economica e rafforzamento dell’idea di Europa come Comunità di Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani. La definizione be si applica non solo all’Ucraina -per cui l’UE sta compiendo notevoli passi in avanti, nonostante la reticenza del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ad accettare democrazia ed Europa- ma anche all’Albania.

Nella giornata di lunedì, 31 Dicembre, il Premier albanese, Edi Rama, ha dichiarato che l’ottenimento dello status di Paese candidato all’integrazione nell’UE è un obiettivo strategico che l’Albania intende perseguire.

Le parole del Premier Rama riecheggiano quelle del Ministro per l’Integrazione Europea, Klajda Gjosha, che ha sottolineato come l’ingresso dell’Albania nell’UE rappresenti una priorità più per il popolo albanese che per la politica del Paese balcanico.

Sostegno alle parole del Premier Rama e del Ministro Gjosha è stato dato lo scorso Ottobre dalla Commissione Europea, secondo cui l’Albania ha raggiunto tutti gli standard necessari per l’ottenimento dello status di Paese candidato all’ingresso nell’UE.

In particolare, il Commissario UE all’Integrazione e Allargamento, Stefan Fule, ha sottolineato come importante sia stato l’esito delle Elezioni Parlamentari che, per la prima volta in maniera regolare nella storia dell’Albania indipendente, lo scorso Settembre hanno portato alla vittoria del Partito Socialista del Premier Rama, in coalizione con il Movimento per l’Integrazione di Ilir Meta.

L’evento, che ha posto fine al dominio del conservatore Partito Democratico albanese dell’ex-Premier Sali Berisha, è stato apprezzato anche dal responsabile per la politica di Allargamento ed Integrazione dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Libor Roucek, che ha evidenziato come la Commissione Europea bene abbia fatto a proporre la concessione dello status di Paese candidato all’Albania.

Differente, però, è l’opinione di una serie di Governi dell’Europa Occidentale che vedono non di buon occhio l’allargamento dell’UE all’Albania, tra cui il Premier della Gran Bretagna, David Cameron: un conservatore che ha contestato l’apertura del mercato del lavoro britannico a nuovi Stati membri attuata dal suo predecessore laburista Tony Blair.

La chiusura di Cameron -che segna una svolta nella politica estera della Gran Bretagna, tradizionalmente a sostegno dell’allargamento dell’UE a nuovi Paesi- è stata condivisa dal Premier liberal-conservatore olandese Mark Rutte, che ha spinto il Paelamento dei Paesi Bassi a votare una mozione che impone al Governo di bloccare la concessione dello status di Paese candidato all’Albania.

Simile posizione a quella di Cameron e Rutte è anche quella di due socialisti come il Premier danese Helle Thorning-Schmidt, e il Presidente francese, Francois Hollande, mentre il Cancelliere tedesco cristiano democratico, Angela Merkel, ha espresso in merito all’ingresso dell’Albania i perplessità.

Le differenti opinioni tra Istituzioni UE e i singoli Paesi membri rischia di escludere per ancora troppo tempo dall’Europa un Paese che, seppur con ancora un alto tasso di corruzione, rappresenta una pedina di cruciale importanza per il rafforzamento dell’Unione.

In primis, l’Albania è il principale Paese di transito del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura che dal 2018 veicolerà in Italia dalla Grecia 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan, con la possibilità di aumentare la quantità di carburante condotta anche ad altri Paesi UE -Croazia, Bulgaria, Romania, Austria e Slovenia- tramite deviazioni della conduttura.

Oltre alla TAP, che consente all’UE di diversificare le forniture di gas dal monopolio detenuto da Russia ed Algeria -Paesi che si avvalgono dell’energia come strumento di coercizione geopolitica a danno di Stati terzi- l’Albania rappresenta un modello di integrazione culturale ed interreligiosa tra cattolici, ortodossi e mussulmani che, nel suo piccolo, riprende l’ideale di tolleranza e fraternità su cui l’Europa politica è stata creata.

Infine, l’Albania è un Paese storicamente e culturalmente legato all’Italia, che ama il Nostro Paese e che, in caso di ingresso nell’UE, è in grado di assorbire i prodotti delle industrie italiane, oggi colpite da una forte crisi economica.

Gli italiani siano gli avvocati dell’integrazione UE degli albanesi

Per questa ragione, e sopratutto per la TAP, l’Italia deve essere in prima fila per sostenere la concessione dello status di Paese candidato all’integrazione nell’UE dell’Albania.

L’impegno in tale direzione permetterebbe al Premier Enrico Letta di rafforzare ulteriormente l’immagine e la posizione del nostro Paese in seno all’UE, come lo Stato che si fa promotore dell’estensione dei valori di integrazione, democrazia e libertà tipici dell’Europa.

L’Europeizzazione dell’Albania è per l’Italia una questione di primaria importanza per il nostro interesse nazionale, che Letta ben farebbe a perseguire in sede UE, così come la Polonia sostiene strenuamente l’allagamento dell’Europa politica all’Ucraina.

Per ragioni culturali, storiche ed economiche, i polacchi ben sanno che non vi potrà mai essere un’Europa davvero prospera e libera senza un’Ucraina democratica ed indipendente, integrata in Europa.

Allo stesso modo, gli italiani devono capire che non vi sarà mai un’Italia protagonista nel Mondo e sicura sul piano energetico senza un’Albania in Europa.

Matteo Cazzulani

ABBATTIMENTO VISTI E CONDANNA DELLE VIOLENZE: DAL PARLAMENTO EUROPEO UNA RISOLUZIONE SULL’UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 13, 2013

Il Documento invita le Autorità UE a tenere la porta aperta a Kyiv dopo la decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, di non firmare l’Accordo di Associazione. Contestate le ritorsioni commerciali della Russia per convincere l’Ucraina a rinunciare all’integrazione nell’Unione

Solidarietà, Porte Aperte e rispetto della Libertà sono le parole chiave della Risoluzione sull’Ucraina che giovedì, 12 Dicembre, il Parlamento Europeo ha approvato all’unanimità. Il Documento esprime profonda delusione per la decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, di non firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea -documento che integra Kyiv nel mercato unico UE- ma, nel contempo, chiede alle Autorità Europee di mantenere la porta aperta all’Ucraina attraverso l’abbattimento del regime dei visti e l’integrazione del sistema energetico di Kyiv con quello dell’UE.

Il Parlamento Europeo ha fortemente condannato le violenze attuate dalla polizia ucraina contro i manifestanti, ed anche giornalisti e politici dell’Opposizione, le notti del 9, 10 ed 11 Dicembre, ha invitato all’immediato rilascio degli arrestati durante le pacifiche manifestazioni, che hanno portato in piazza più di un milione di persone, ed ha ricordato al Presidente Yanukovych l’importanza di rispettare la Libertà di Manifestazione, di Espressione e di Riunione.

Con la Risoluzione, che prevede l’organizzazione di una missione urgente in Ucraina, il Parlamento Europeo ha anche condannato le ritorsioni commerciali operate dalla Russia per convincere Yanukovych a non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE, ed ha invitato le Autorità Europee a chiedere sanzioni a Mosca nell’Ambito del WTO.

“La risoluzione è stata approvata da tutte le forze politiche del Parlamento -ha dichiarato a Welfare Network l’Europarlamentare PD, Vicepresidente dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Patrizia Toia- dall’Ucraina proviene una domanda di Europa che ci porta a riflettere sul vero senso dell’UE: non solo un’unione economica, ma sopratutto una Comunità di ideali quali democrazia e libertà che è riuscita a portare la pace in un continente per secoli lacerato da odi e divisioni”.

Come riportato da Toia, il dibattito sulla risoluzione presso il Parlamento Europeo è stato quasi unanime e, sopratutto, abbastanza partecipato sin da quando il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha sottolineato come de facto l’Accordo di Associazione sia stato firmato dall’Ucraina con le manifestazioni pacifiche di questi giorni.

“Yanukovych deve sentire la voce della sua gente -ha dichiarato il Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo, Elmar Brok, del Partito Popolare Europeo- l’uso delle pressioni commerciali sull’Ucraina da parte della Russia è una violazione delle regole internazionali del commercio che va condannata”.

Libor Roucek, del gruppo dei Socialisti e Democratici, ha sottolineato come il sostegno da parte del Parlamento Europeo del desiderio di Europa espresso dagli ucraini sia un obbligo morale che le Autorità europee non possono non portare a compimento. Graham Watson, dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, ha illustrato come lo stesso attaccamento ai valori di Europa dimostrato dagli ucraini dovrebbe essere manifestato anche da alcuni cittadini dei Paesi che sono nell’UE.

“Occorre dare fin da subito un segnale di apertura agli ucraini -ha dichiarato il Presidente del Gruppo Parlamentare UE-Ucraina Pawel Kowal, del gruppo dei Conservatori e Riformatori- Abbattiamo fin da subito il regime dei visti per chi dall’Ucraina vuole già sentirsi europeo”. Accolta in una sciarpa con i colori dell’Ucraina, la Capogruppo del Verdi, Rebecca Harms, ha invitato le Autorità Europee ad agire per evitare l’escalation della violenza in Ucraina.

Mosca continua con le ritorsioni nei confronti di Kyiv

La Risoluzione del Parlamento Europeo non ha però ottenuto pieno ascolto dall’Ucraina. Poco dopo la votazione di Strasburgo, il Vicepremier ucraino, Serhy Arbuzov, ha dichiarato di essere pronto alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE secondo condizioni che, a suo dire, tutelano gli interessi nazionali di Kyiv.

Pronta è stata la risposta della Russia, che, alle parole di Arbuzov, ha fatto seguire i fatti: come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, l’importazione di carni congelate dall’Ucraina in territorio russo è stata sospesa.

Come testimoniato dal giornale russo Izvestiya -che è controllato dal monopolista statale russo del gas, Gazprom- la Russia ha programmato l’arresto dell’importazione dei missili Zenit: un gioiello della produzione dell’Ucraina di cui Mosca si è sempre avvalsa per lanciare in orbita i suoi satelliti.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA MANIFESTA PER L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 23, 2013

Repressa con la forza, seppur senza successo, la manifestazione di più di 3 Mila persome contro la decisione del Presidente, Viktor Yanukovych, di interrompere l’integrazione europea di Kyiv. Dimostrazioni anche in altre città del Paese.

La stessa piazza, la stessa voglia di Europa nove anni dopo la Rivoluzione Arancione. Nella giornata di venerdì, 22 Novembre, più di 3 Mila manifestanti sono scesi in piazza a Kyiv, nel centralissimo Maydan Nezalezhnosti per protestare contro la decisione del Presidente, Viktor Yanukovych, di sospendere il processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

La protesta -che, così come durante il processo democratico ‘arancione’ del 2004 ha radunato in maniera spontanea e non violenta i manifestanti nella piazza principale della capitale ucraina in favore dell’Europa, della Democrazia e dei Diritti Umani- non è stata gradita dalle Autorità che, dopo avere schierato le forze speciali di polizia, ha dato via ad alcune cariche per cercare, invano, di interrompere la manifestazione.

Simili dimostrazioni in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’UE hanno avuto luogo a Leopoli -dove la protesta ha visto un’alta partecipazioni di giovani e studenti- Chernivtsi, Kharkiv, Donetsk, Vinnitsya e Kryvy Rih, dove, nel complesso, hanno manifestato per tutta la notte in più di 15 Mila.

La protesta è apartitica, ma le voci di sostegno dei politici non si sono fatte attendere, come quella della Leader dell’Opposizione -già guida della Rivoluzione Arancione- Yulia Tymoshenko, con un lettera aperta dal carcere in cui è reclusa per motivazioni politiche.

La Tymoshenko ha invitato il Presidente Yanukovych ad adottare una strategia di lungo respiro e firmare l’Accordo di Associazione con l’UE, senza temere ripercussioni dalla Russia.

La Leader dell’Opposizione ucraina ha anche dichiarato, pur di permettere la firma dell’Accordo tra Ucraina e l’UE, di rinunciare alla sua liberazione temporanea per cure mediche urgenti in Germania: una condizione che l’Europa ha posto come basilare per il varo del documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero europeo.

Anche Milano si mobilita

Reazioni sono pervenute anche dal Commissario UE per l’Allargamento e l’Integrazione, Stefan Fule, che ha comunque lasciato intendere la possibilità per l’Ucraina di firmare l’Accordo di Associazione anche dopo la bocciatura da parte del Parlamento ucraino di sei Progetti di Legge che consentivano cure mediche urgenti alla Tymoshenko.

Più forte è stata la reazione del Segretario di Stato statunitense, John Kerry, che ha annullato la visita a Kyiv già pianificata come segno di protesta da parte degli Stati Uniti d’America nei confronti del mancato rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo.

Oltre alle manifestazioni di protesta in Ucraina, anche il resto del Mondo si mobilita. A Milano, la comunità ucraina locale ha organizzato per Domenica 24 Novembre, alle ore 15, un presidio in via Dante per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Tutti gli affezionati della Democrazia e dei Diritti Umani sono invitati a partecipare indossando qualcosa di arancione.

Matteo Cazzulani

CONSIGLIO A LETTA: L’ITALIA SIA AVVOCATO DELL’INTEGRAZIONE DELL’ALBANIA NELL’UE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 20, 2013

La Commissione Europea avvia le procedure per l’ingresso di Tirana nell’Unione Europea. Il Governo Letta deve sfruttare la situazione per realizzare una nuova politica estera italiana

L’Italia deve stare all’Albania come la Polonia sta all’Ucraina. Nella Giornata di venerdì, 17 Ottobre, la Commissione Europea ha comunicato l’intenzione di avviare le procedure per l’ingresso dell’Albania nell’UE.

Come riportato dal Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, che oltre all’Albania ha incluso Macedonia e Serbia tra gli Stati candidati all’ingresso nell’UE, i principi per entrare nell’Unione sono il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani, il buon vicinato con i Paesi confinanti, il mantenimento di un’economia di mercato libera.

L’apertura all’Albania è stata accolta con favore dal Capogruppo dei Socialisti e Democratici, Hannes Swoboda, che ha sottolineato come il richiamo al rispetto dei valori democratici sia fondamentale per la selezione dei Paesi a cui si da la possibilità di entrare nell’UE.

Marije Cornelissen, del Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, ha evidenziato come sia necessario monitorare le riforme che il Governo albanese è chiamato a realizzare per rispettare gli standard posti dalla Commissione Europea per l’ingresso dell’Albania.

Di recente, il Governo albanese è passato ad una coalizione di sinistra capeggiata dal Premier Edi Rama, composta dal Partito Socialista e dal Movimento Socialista per l’Integrazione, che ha mantenuto come priorità di politica estera l’integrazione nella NATO e nell’UE promossa dal precedente esecutivo di Sali Berisha, capo del moderato Partito Democratico.

Per realizzare gli obiettivi posti dall’UE, il Governo albanese ha avviato una riforma della giustizia, dopo che il precedente Esecutivo ha già riformato il regolamento del Parlamemto e il Servizio Civile.

L’apertura della Commissione Europea all’Albania rappresenta un’opportunità per l’Italia che, per diverse ragioni, deve ora porsi a livello internazionale come l’avvocato dell’ingresso di Tirana nell’Unione.

Energia, Immigrazione e Diplomazia regionale

In primis, l’Albania rappresenta per l’Italia un importante partner energetico di cui il BelPaese ha bisogno per assicurarsi le forniture di gas dall’Azerbaijan. L’Albania è infatti, assieme all’Italia ed alla Grecia, partner del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, progettata per veicolare 10 Miliardi di oro blu azero all’anno, che consente al BelPaese di diversificare le forniture di gas dal monopolio di Russia ed Algeria, con conseguente decremento del costo dell’energia per industrie e privati.

L’Albania rappresenta inoltre un partner naturale dell’Italia, sopratutto considerata la forte immigrazione albanese che, malgrado alcuni rari casi di criminalità, ha contribuito all’arricchimento sociale e culturale del BelPaese. Supportare l’integrazione dell’Albania in Europa significa stabilire fin da subito flussi migratori privilegiati che consentano a giovani albanesi di buona volontà di recarsi in Italia per ringiovanire una popolazione sempre più anziana.

Infine, l’Albania è un partner storico dell’Italia che permette al BelPaese di ritrovare finalmente una propria politica estera saggia e responsabile. Senza negare il suo passato coloniale -una parentesi di cui occorre tuttavia provare vergogna- l’Italia deve instaurare relazioni privilegiate con i Paesi del Mondo che parlano italiano, dove già operano centri di cultura italiana, e dove la popolazione locale considera il nostro Paese la loro madrepatria.

Questa prospettiva deve portare l’Italia considerare come prioritarie nella sua politica estera non più Medio-Oriente, Marocco, Tunisia, Russia e Cina, ma, prendendo atto della realtà geografica e storica, avviare rapporti privilegiati con Albania, Libia, Eritrea, e con le altre nazioni dove è presente una forte emigrazione italiana, come Stati Uniti d’America, Australia, Brasile ed Argentina.

Aprire flussi privilegiati con alcuni Paesi, come l’Eritrea, è poi una mossa strategica per evitare l’emigrazione della popolazione eritrea in Italia in condizioni precarie e disumane, come è stato dimostrato, ad esempio, dalla strage di Lampedusa, dove la maggior parte delle vittime era proveniente da Asmara.

Prendere esempio dei polacchi

L’esempio che il Governo di Enrico Letta dovrebbe prendere per supportare l’ingresso dell’Albania in Unione Europea è quello della Polonia, che, una volta ottenuta la membership UE, ha sempre sostenuto con forza l’allargamento dell’Europa all’Ucraina.

Per la Polonia, l’Ucraina è non solo un importante partner commerciale, ma anche e sopratutto un importante attore geopolitico, il cui ingresso nell’UE permette all’Europa di mantenere la propria integrità, senza permettere alla Russia di ricostituire un’impero nello spazio ex-URSS destinato a soppiantare l’Europa unita su scala mondiale e regionale.

Inoltre, per la Polonia il supporto alle aspirazioni europee dell’Ucraina ho portato all’ottenimento di un prestigio internazionale, sopratutto in sede UE: che proprio al Governo polacco ha affidato il coordinamento del Partenariato Orientale dell’Unione.

Per l’Italia, l’Albania deve essere in primo luogo il volano per permettere da un lato la diversificazione delle forniture di gas per l’UE.

Dall’altro, l’Albania rappresenta per l’Italia l’opportunità per promuovere l’allargamento dell’Europa, e con esso lo sviluppo della Democrazia e dei Diritti Umani, nei Balcani ed in alcuni altri Paesi del Mondo.

Matteo Cazzulani

PUTIN PROVOCA GEORGIA ED UCRAINA MENTRE IL MONDO PENSA -SOLO- ALLA SIRIA

Posted in Georgia, Russia, Ukraina by matteocazzulani on August 28, 2013

Il Presidente russo sfrutta la disattenzione dell’opinione pubblica, interessata solo alla Siria, per compiere ennesime provocazioni nello spazio ex-sovietico. Infranta nuovamente l’integrità territoriale georgiana

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è puntata sulla Siria, la Russia provoca la Georgia. Nella giornata di martedì, 27 Agosto, il Presidente russo, Vladimir Putin, si è recato in visita ufficiale regione separatista georgiana dell’Abkhazia.

La visita, effettuata il giorno del quinto anniversario del riconoscimento unilaterale dell’indipendenza dell’Abkhazia da parte della Russia, ha provocato la protesta ufficiale del Governo georgiano, che ha ritenuto il comportamento del Presidente Putin una violazione della sovranità nazionale di Tbilisi.

Condanna è stata espressa dal Ministro degli Esteri georgiano, Maia Pandzhikidze, che ha parlato di atteggiamento provocatorio da parte della Federazione Russa destinato a complicare le relazioni diplomatiche tra Tbilisi e Mosca.

L’Abkhazia, assieme all’Ossezia del Sud, è una regione georgiana che è stata occupata dalla Russia mediante un’aggressione militare nell’Agosto 2008.Q In seguito a questa guerra lampo, la Russia, nonostante la contrarietà della Comunità Internazionale, ha riconosciuto le due Regioni georgiane come indipendenti.

L’aggresione militare alla Georgia è stata mirata ad arrestare il processo di integrazione di Tbilisi nella NATO: un obiettivo strategico che il Governo georgiano ha di recente ribadito come priorità della Politica Estera del Paese.

Tuttavia, la provocazione di Putin alla Georgia non è la sola tensione scatenata ad hoc dalla Russia nei confronti di Paesi ex-URSS vicini all’integrazione con l’Occidente.

Sabato, 24 Agosto, la Russia ha confermato il blocco delle importazioni dall’Ucraina dei prodotti della dolciaria Roshen. La Roshen è posseduta da Petro Poroshenko, il Ministro del Governo ucraino che, più di tutti, sostiene l’avvicinamento di Kyiv all’Unione Europea.

Mosca contraria all’integrazione europea

L’Ucraina è vicina alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: documento che consente l’integrazione economica di Kyiv nell’Unione.

La Russia ha così avviato nei confronti dell’Ucraina di una ritorsione commerciale per constingere Kyiv all’adesione all’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico coordinato da Mosca per garantire alla Federazione Russa l’egemonia nel mondo ex-URSS.

Critiche all’atteggiamento di Mosca sono state espresse dal Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule, che, con una nota, ha contestato l’uso da parte della Russia di ritorsioni commerciali per influenzare scelte di natura politica di uno Stato indipendente come l’Ucraina.

L’Occidente intervenga politicamente anche in sostegno di Tbilisi e Kyiv

Non è la prima volta che Putin approfitta della disattenzione dell’opinione pubblica internazionale per ristabilire con la prepotenza l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico, sopratutto nei confronti di Georgia ed Ucraina.

Questi due Paesi, per via della loro ubicazione geografica e della ricchezza di risorse naturali, rappresentano un obiettivo di interesse strategico che Mosca vuole a tutti i costi possedere per rendere la Russia una superpotenza globale.

L’integrazione di Ucraina e Georgia nell’Unione Doganale Eurasiatica consente alla Russia di soddisfare le proprie ambizioni imperiali mediante l’annichilamento della legittima aspirazione di Kyiv e Tbilisi all’integrazione nell’Occidente.

È per questa ragione che, più che alla Siria, sarebbe bene che Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Francia, Germania, Turchia e gli altri membri NATO intenzionati a punire il Regime di Damasco per le violazioni dei Diritti Umani riponessero attenzione anche alla situazione nello spazio ex-sovietico.

L’Occidente, in particolare USA e Gran Bretagna, che si sono sempre distinti per promuovere e difendere la democrazia nel Mondo, ben farebbe a prendere una chiara posizione in sostegno dell’Indipendenza di Georgia ed Ucraina, e della loro seppur non immediata integrazione nella NATO e nell’UE.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LUTSENKO LIBERATO DALLA DETENZIONE POLITICA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 8, 2013

UCRAINA: LUTSENKO LIBERATO DALLA DETENZIONE POLITICA

L’ex-Ministro degli Interni dei Governi ‘arancioni’ rilasciato dopo le ripetute proteste della Comunità Occidentale alla repressione in atto a Kyiv. Le ragioni energetiche e geopolitiche alla base della decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Un barlume di libertà in un Paese europeo in preda al regresso democratico. Nella giornata di Domenica, 7 Aprile, l’Amministrazione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha decretato la liberazione immediata dell’ex-Ministro degli Interni, Yuri Lutsenko.

A motivare la decisione è stata una richiesta del Garante dei Diritti Umani del Parlamento, Valeria Lutkovska, accolta in pochissimo tempo dalla Commissione per la Concessione della Grazia istituita dal Presidente Yanukovych per esaminare la questione.

Nella giornata di venerdì, 5 Aprile, la Corte Suprema Speciale ha dichiarato inammissibile la richiesta di scarcerazione di Lutsenko presentata dai suoi avvocati, un fatto che ha suscitato le reazioni della Comunità Internazionale.

Il Rappresentare della politica estera dell’Unione Europea, Catherine Ashton, il Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule, gli osservatori del Parlamento Europeo ai processi politici in Ucraina, Pat Cox e Aleksander Kwasniewski, e il Parlamentare Europeo, Rebecca Harms, hanno ritenuto la decisione della Corte ingiusta.

Una volta liberato, Lutsenko ha voluto raggiungere dal carcere nella Oblast di Chernihiv, dove è stato recluso per gli ultimi tre anni, il comizio dell’Opposizione Democratica organizzato nel centro di Kyiv.

Costretto a rinunciare al progetto per via del traffico, l’ex-Ministro degli Interni ha illustrato alla folla via telefono la necessità di continuare a lottare per la vittoria dell’Opposizione Democratica in Ucraina.

Un uomo sempre in difesa della democrazia

Lutsenko, ex-Vicecapo del Partito Socialista di Ucraina, nel 2000 ha guidato le azioni di protesta contro la svolta autoritaria impressa dal Presidente Leonid Kuchma.

Nel 2004, è stato attivo al fianco di Yulia Tymoshenko e Viktor Yushchenko nella Rivoluzione Arancione: processo democratico nonviolento che ha portato l’Ucraina a diventare una democrazia europea aperta all’Occidente.

Tra il 2004 e il 2009, Lutsenko ha ricoperto il ruolo di Ministro degli Interni nei Governi ‘arancioni’ guidati da Yulia Tymoshenko, ed è stato tra i più accesi sostenitori della corsa del Primo Ministro alla Presidenza nel 2010.

Con la vittoria nelle Elezioni Presidenziali del 2010 di Yanukovych, in Ucraina è stata avviata un’ondata di arresti politici a carico di una decina di esponenti del campo democratico arancione, tra cui Lutsenko e la Tymoshenko.

L’ex-Ministro degli Interni è stato condannato a quattro anni di carcere per abuso d’ufficio, dopo che tutti i testimoni al processo, persino quelli convocati dall’accusa, hanno negato la colpevolezza dell’imputato.

Dopo uno sciopero della fame in segno di protesta per l’ingiustizia subita, Lutsenko è stato nutrito forzatamente dalle guardie carcerarie, e si è visto a lungo negare le cure mediche per contrastare l’epatite, di cui ha sofferto.

La liberazione dell’ex-Ministro degli Interni è una mossa strategica del Presidente Yanukovych per mantenere il contatto con l’Unione Europea, che ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina in seguito agli arresti di Lutsenko e Tymoshenko.

L’Ucraina si trova oggi energeticamente dipendente dal gas della Russia, e necessita delle importazioni di oro blu russo acquistato dall’UE a minor prezzo per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento di oro blu

L’Ucraina resta ancora lontana dalla democrazia

La mossa di Yanukovych non basta tuttavia ad arrestare il regresso democratico ucraino.

Ancora in stato di detenzione politica di trovano infatti l’ex-Primo Ministro Tymoshenko ed una decina di esponenti del campo democratico.

Quattro attivisti dell’Opposizione Democratica sono stati inoltre costretti a richiedere Asilo Politico in Italia e Repubblica Ceca per evitare la repressione politica del regime di Yanukovych.

Matteo Cazzulani