LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

“Wałęsa agente comunista”: così Kaczynski vorrebbe vendicarsi del leader di Solidarność. 

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on February 22, 2016

Pubblicate alcune delle documentazioni che proverebbero la collaborazione del primo Presidente della Polonia libera con i Servizi Segreti della Polonia filo-sovietica. La rivalità con il Capo del Partito di maggioranza nel Paese una delle motivazioni che potrebbero riscrivere la storia d’Europa



Varsavia – 183 pagine destinate a cambiare la storia della Polonia e dell’Europa, dietro le quali, oltre al giallo storico, si celano scenari ancor più inquietanti. Nella giornata di lunedì, 22 Febbraio, l’Istituto per la Memoria Nazionale polacco -IPN- ha reso noto alla stampa documentazioni dei Servizi Segreti della Polonia Popolare che proverebbero la collusione, con il regime filo-sovietico, di Lech Wałęsa: lo storico Capo del sindacato autonomo Solidarność, primo Presidente della Polonia libera, nonché guida del processo democratico che ha portato Varsavia, nel 1989, a divenire una moderna democrazia europea con un’economia di mercato.

I documenti, ritrovati in casa di Maria Kiszczak -la vedova del Generale Czesław Kiszczak: uno dei gerarchi di spicco della Polonia Popolare giudicato responsabile di eccidi e repressioni politiche- testimonierebbero che Wałęsa ha collaborato con i Servizi Segreti del regime filo-sovietico tra il 1970 e il 1976: un fatto che il leader di Solidarnosc ha negato a più riprese, pur ammettendo, tuttavia, di avere avuto contatti con la polizia di regime.

Dinnanzi alla questione, la società polacca è fortemente divisa. “Wałęsa ha chiuso con il passato sovietico e ha portato la Polonia in Europa: ciò che ha fatto negli anni Settanta, se comprovato, non cambia l’opinione, positiva, che ho di lui” dichiara Piotr, giovane architetto di orientamento politico moderato.

“Si è scoperto quello che già si sapeva: Wałęsa è un agente del regime filo-sovietico che, coerentemente, ha poi continuato a fare politica dopo la sua presidenza” sostiene, invece, Bartosz: ingegnere informatico di orientamento conservatore.

Oltre alla portata storico-sociale, il Caso Wałęsa ha una forte connotazione di carattere politico. Essa, infatti, si ascrive nel solco della rivalità tra Walesa e Jarosław Kaczyński: il Capo del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS- la forza politica, di maggioranza assoluta nel Paese, alla quale appartengono il Premier, Beata Szydło, il Presidente, Andrzej Duda, e tutti i Ministri del Governo.

Del resto, tra Wałęsa e Kaczyński non è mai corso buon sangue fin dai tempi della comune militanza in Solidarność, anche se il punto di rottura definitivo tra i due si registra quando Kaczyński crea un movimento di protesta contro l’Amministrazione Presidenziale tutto interno all’area Solidarność che accusa il Capo dello Stato di avere collaborato con i servizi segreti della Polonia Popolare.

Il primo atto della guerra tra i due membri di Solidarność si consuma nel 1992, quando il Presidente Wałęsa dimissiona il Governo di Jan Olszewski, appoggiato da Kaczyński, alla vigilia della presentazione di un rapporto che, secondo l’allora ministro degli interni, Antoni Macierewicz -storico braccio destro di Kaczyński- avrebbe comprovato la connivenza tra il leader di Solidarność e il regime della Polonia Popolare.

Con la nomina a Premier di Kaczyński nel 2005, il Governo avvia la Lustrazione: procedura, che avrebbe dovuto portare alla luce i nomi delle persone che hanno collaborato con i servizi Segreti della Polonia Popolare, mirata anche a provare la presunta connivenza di Wałęsa con il regime filo-sovietico. 

Con la caduta del Governo Kaczyński nel 2007, anche il progetto della Lustrazione viene accantonato. Tuttavia, la recente pubblicazione del rapporto su Wałęsa ha, ora, riaperto la diatriba tra il leader di Solidarność e Kaczyński. Il tutto, a tre mesi dal ritorno al potere di Kaczyński che, pur non ricoprendo incarichi di Governo, de facto mantiene una fortissima influenza sia sull’Esecutivo che sulla Amministrazione Presidenziale: una coincidenza che ha non ha lasciato indifferenti.


Oltre al recente ritorno al Governo di Kaczyński, a destare curiosità sulla faccenda sono anche due avvenimenti che hanno visto il Governo polacco perdere prestigio sul piano internazionale.

Con il raggiungimento del compromesso per il mantenimento della Gran Bretagna nell’Unione Europea, che prevede la diminuzione dei diritti sociali goduti dagli emigrati polacchi nelle isole britanniche, Kaczyński ha dimostrato di non avere appeal sul Primo Ministro britannico, David Cameron, finora ritenuto dal PiS il migliore alleato di Varsavia in Europa Occidentale per via della comune ispirazione conservatrice.

Inoltre, la recente dichiarazione di preoccupazione in merito allo stato della democrazia in Polonia espressa del Senatore degli Stati Uniti d’America John McCain -uno dei leader del Partito Repubblicano notoriamente attento alle vicende dell’Europa Centro-Orientale- ha incrinato uno dei legami transatlantici sui quali Kaczynski contava maggiormente.

Nello specifico, McCain ha criticato le riforme di Giustizia e media approvate, di recente, dal Governo polacco: provvedimenti che sottopongono sia i Giudici della Corte Costituzionale, che i Capi di Redazione delle testate televisive e radiofoniche statali al diretto controllo del Governo.

Per via di queste casualità, in molti in Polonia vedono nell’apertura del Caso Wałęsa un’occasione, per Kaczyński, di deviare l’attenzione dei media nazionali ed internazionali dalle crescenti critiche che il Governo di Varsavia sta riscuotendo in campo internazionale.


Intanto i giovani polacchi e parte del Governo guardano a Putin 

Oltre alla questione meramente politica e personale, il Caso Wałęsa potrebbe essere anche l’inizio di una deriva nazionalista in Polonia che -il condizionale è d’obbligo- spingerebbe Varsavia dall’essere il Paese leader della promozione di democrazia e libertà in Europa Centrale ed Orientale di oggi all’allinearsi al fronte dei Paesi membri dell’Unione Europea con chiaro orientamento anti europeo e filo russo, al quale già appartengono Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Grecia e Cipro.

Infatti, la demolizione dell’immagine di Wałęsa porta giocoforza ad una rivalutazione totale del movimento di Solidarność e del percorso non violento che la Polonia ha compiuto verso l’Europa e l’Occidente, così che l’onestà intellettuale e la statura politica dei leader del processo democratico polacco, a partire dal Primo Presidente della Polonia libera, verrebbero, pericolosamente, messe in discussione.

A giovare di questo vacuum storico-culturale potrebbe essere non solo Kaczyński, ma anche la corrente di pensiero, sempre più forte sopratutto tra i giovani, di chi, in Polonia, vede nel Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, l’unico garante della stabilità e dei valori “tradizionali cristiani” nella regione dell’Eurasia.

Del resto, Putin stesso, che ha considerato la caduta dell’URSS “la più grande tragedia del secolo scorso” presenta di proposito la Russia come il Paese storicamente leader degli Stati dell’Ex-Patto di Varsavia e saldamente radicato alle tradizioni cristiane per ottenere l’appoggio alla politica internazionale di Mosca da parte di cittadini europei, perlopiù di estrema destra ed estrema sinistra -ma anche di tanti moderati, come dimostra il caso dell’Italia- delusi dall’Unione Europea e impauriti dallo spettro dell’immigrazione selvaggia.


A supportare la tesi della “putinizzazione ideologica” della Polonia collegata con il Caso Wałęsa è sia la stretta alleanza tra Kaczyński e il Premier ungherese Viktor Orbán -entrambi delusi dall’Unione Europea e fortemente contrari alla politica di accoglienza dei migranti approvata dalla Cancelliera tedesca, Angela Merkel- ma anche il recente varo di una coalizione tra PiS e il Movimento Kukiz’15: forza politica  di orientamento nazionalista e populista fortemente euroscettica e filorussa.

Non a caso, in cambio dell’appoggio a PiS per ottenere la maggioranza necessaria a cambiare la Costituzione, Paweł Kukiz -ex-rock star passato alla politica- ha preteso, e ottenuto, la nomina di giornalisti a lui politicamente vicini, di chiaro orientamento filorusso ed antieuropeo, a Capo delle principali testate televisive e radiofoniche statali.

Se, come dichiarato dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, la Polonia rischia davvero una putinizzazione politica, il Caso Wałęsa, il crescente peso del Movimento di Kukiz e la sempre maggiore influenza delle frange giovanili antieuropee e filo putiniane potrebbero essere i segnali dell’involuzione democratica di un Paese-faro, per ragioni storiche e culturali, della civiltà europea.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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“Profughi ucraini”: così la Polonia ha fatto arrabbiare l’Ucraina

Posted in Polonia by matteocazzulani on January 22, 2016

Durante il dibattito sulla questione polacca, la Premier Beata Szydło parla di “un milione di ucraini” riparati a Varsavia. Pronta la reazione dell’Ambasciatore ucraino, Andriy Deshchytsya, che ha sottolineato come gli ucraini in Polonia siano migranti che non percepiscono alcun sussidio sociale



Varsavia – “Migranti” e non “profughi”. Questa è la differenza, testo semantica quanto politica, che ha aperto un acceso dibattito, che rasenta la vera e propria crisi politica, tra Polonia e Ucraina.

Il tutto è iniziato con l’intervento del Premier polacco, Beata Szydło, nel dibattito presso il Parlamento Europeo dedicato alle riforme costituzionali a Varsavia, durante il quale il Capo del Governo della Polonia ha affermato che il suo Paese non è d’accordo con la quota di ricollocazione dei migranti imposta dal piano Merkel dopo avere accolto “circa un milione di profughi dall’Ucraina che nessuno in Europa ha voluto”.

La dichiarazione della Szydło contiene una svista lessicale bella e buona, dal momento in cui il termine “profugo” -“uchodźca” in polacco- ha un significato molto differente, se non dispregiativo, rispetto a “migrante” -“migrant” in polacco.

Ad accorgersene è stato l’Ambasciatore dell’Ucraina in Polonia, Andriy Deshchytsya, che, prontamente, ha emanato una nota stampa per rettificare lo status dei tanti ucraini presenti nel territorio polacco, definendoli non come “profughi”, bensì come “migranti regolari”.

Nello specifico, l’Ambasciatore Deshchytsya ha sottolineato come, a differenza dei profughi, i migranti ucraini in Polonia non ricevono alcun sostegno sociale, pagando di propria tasca le spese per vitto, alloggio e studi e, nel contempo, contribuendo alla crescita dell’economia del Paese che li ha accolti.

Inoltre, Deshchytsya ha evidenziato come in Ucraina si abbia il timore che la questione degli immigrati ucraini possa essere stata utilizzata dal governo polacco come leva politica per esercitare pressione sull’Unione Europea affinché Bruxelles riveda le quote automatiche di ricollocamento dei migranti, che prevedono lo stanziamento in Polonia di 7 Mila profughi ad oggi stanziati in Italia.

La gaffe della Szydło rappresenta un campanello di allarme per un Governo, quello polacco, oggi sotto stretta osservazione da parte della Comunità Internazionale in seguito alla sostituzione repentina dei giudici della Corte Costituzionale e ad una riforma del sistema dei media che ha posto i Direttori delle principali testate pubbliche sotto il diretto controllo dell’Esecutivo.

Varata la coalizione anti ucraina Kaczyński-Kukiz

Eppure, in politica estera il nuovo Governo polacco si era mosso, per lo meno agli esordi, molto bene, rilanciando il ruolo della Polonia come Paese leader dell’Europa Centro Orientale dopo un’epoca nella quale Varsavia ha, invano, cercato un rapporto stretto con la Germania piuttosto che badare alla salvaguardia degli interessi dei Paesi dell’Unione Europea ubicati tra il territorio tedesco e la Russia.

L’Ucraina, della quale la Polonia si è sempre considerata l’avvocato presso le Istituzioni Europee, ha tuttavia smesso di richiamare immagini positive presso l’élite governativa polacca da quando, per via della riforma dei media, ai vertici della televisione statale TVP e dell’emittente radiofonica pubblica sono stati nominati personaggi di estrema destra dalle tendenze apertamente anti ucraine, come Marcin Palade.

La nomina di queste personalità ai vertici di importanti mezzi di informazione è legata alla nascita di una coalizione tra il conservatore Diritto e Giustizia -PiS, il Partito della Szydło che governa in solitaria- e il movimento nazionalista-populista Kukiz ’15, creato dalla rockstar Pawel Kukiz sulla base di proclami antieuropei e filo putiniani.

Lo scopo della coalizione è la riforma della Costituzione voluta dal leader di Diritto e Giustizia, Jarosław Kaczyński, che PiS, malgrado la maggioranza assoluta in parlamento, non può cambiare senza un alleato dalla forza numerica sufficiente che permetta il raggiungimento della maggioranza dei 2/3 dei seggi.

Matteo Cazzulani

Analista politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Polonia e Ungheria: l’incontro Kaczyński-Orbán mostra le divisioni interne al governo polacco

Posted in Polonia, Ungheria by matteocazzulani on January 12, 2016

Il leader del principale Partito polacco riceve il Premier ungherese per prendere una posizione comune sulla permanenza della Gran Bretagna nell’UE. Fronte comune contro le critiche dell’Unione Europea e collaborazione energetica le vere tematiche dell’incontro.



Varsavia – La tradizionale carpa natalizia polacca con vino ungherese di eccezione sono stati i piatti forti del menù dell’incontro segreto tra Jarosław Kaczyński e Viktor Orbán, rispettivamente il leader del principale partito della Polonia, Diritto e Giustizia -PiS, la forza politica alla quale appartengono il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, il Premier, Beata Szydło, e tutti i Ministri del Governo polacco- e il Premier dell’Ungheria.

Come dichiarato dagli uffici stampa dei due protagonisti, Kaczyński e Orbán, incontratisi senza comunicazioni alla stampa in una località di villeggiatura presso il confine polacco-slovacco, nella giornata di mercoledì, 6 Gennaio, hanno concordato una posizione comune di Polonia e Ungheria in merito alle condizioni che la Gran Bretagna ha posto all’Unione Europea per restare Paese membro dell’UE.  

In realtà, come dimostra la presenza dell’esperto PiS in materia energetica, Piotr Naimski, Kaczyński e Orbán durante l’incontro, che il Premier ungherese ha descritto come un cordiale incontro tra amici e oppositori del regime sovietico, hanno anche discusso di energia e, più in generale, di politica regionale.

A confermare il presunto ordine del giorno dell’incontro è la necessità per il governo polacco di controbattere alle obiezioni che l’Unione Europea ha mosso alla Polonia per la sostituzione repentina dei giudici della Corte Costituzionale e per l’approvazione di una riforma dei media che sottopone i Direttori delle televisioni statali al controllo delle finanze pubbliche.

Le misure prese dal governo polacco, che hanno portato il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, a parlare di “orbanizzazione” e “putinizzazione” della Polonia, assomigliano a quelle approvate da Orbán in Ungheria nel 2010, all’indomani di una vittoria schiacciante alle elezioni legislative che ha garantito al suo partito, il conservatore Fidesz, la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento.

Dunque, l’incontro con Orbán sarebbe servito al leader del PiS, che nelle ultime Elezioni Parlamentari, così come Fidesz, ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento, per creare un fronte comune di Polonia ed Ungheria in nome di euro scetticismo, cattolicesimo patriottico e conservatorismo: i valori che uniscono PiS e Fidesz.

Tuttavia, l’opposizione all’Unione Europea, e sopratutto alle bordate di Schulz, non è l’unica ragione che ha portato all’incontro tra Kaczyński e Orbán. 

Per la Polonia, l’Ungheria è infatti un alleato chiave nella realizzazione dell’Intermarium, alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale che il Presidente Duda ha fortemente voluto per contrastare lo strapotere della Germania in seno all’UE e la rinata aggressività militare della Russia.

All’interno dell’Intermarium si può sviluppare infatti una collaborazione di ordine politico ed energetico che Polonia ed Ungheria, ad esempio attraverso il flusso di gas dal rigassificatore polacco di Świnoujście all’Ucraina, potrebbero avviare per agevolare la diminuzione della dipendenza dell’Europa Centro-Orientale dalle forniture di gas dalla Russia.

Politica Jagellonica vs politica dei Kresy all’interno del PiS

Proprio la Russia, tuttavia, rappresenta la seconda ragione per la quale Kaczyński -uno dei politici più fortemente critici nei confronti della Russia in Europa- ha voluto incontrare Orbán, che negli ultimi anni ha instaurato una collaborazione con la Russia sul piano politico ed energetico.

Infatti, Kaczyński deve fare i conti con una fazione interna al suo partito, i sostenitori della “politica dei Kresy”, che vede con favore una collaborazione strategica con la Russia per riprendere il controllo dei territori della Polonia interbellica oggi appartenenti a Ucraina, Bielorussia e Lituania.

A questo gruppo, al quale appartiene il famoso giornalista Mariusz Kolonko, noto per le sue posizioni ucrainofobe e recentemente ingaggiato dalla televisione nazionale polacca TVP attraverso un voto congiunto di PiS e del Movimento Kukiz ’15, forza politica di ispirazione populistica e nazionalistica, si oppone il fronte interno al PiS dei sostenitori della cosiddetta “politica Jagellonica”.

Questa dottrina, che ha come storico promotore Lech Kaczyński, ex-Presidente e fratello-gemello di Jarosław scomparso nella controversa catastrofe di Smolensk nel 2010, prevede l’impegno della Polonia a garanzia della democrazia e dell’integrazione nelle strutture euroatlantiche di Ucraina, Georgia e Bielorussia.

Questa seconda fazione, alla quale appartengono il Ministro degli Esteri, Witold Waszczykowski, e il suo vice, Konrad Szymański, resta maggioritaria all’interno del PiS.

Tuttavia, le frange dei giovani militanti del partito di Kaczyński guardano con sempre più interesse ad un’alleanza con i populisti del Movimento Kukiz ’15, che presenta chiari accenti anti-europei ed anti-ucraini.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

La Germania vuole rompere la solidarietà Europea per il Nordstream 

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 3, 2015

Il Vice Cancelliere tedesco Sigmar Gabriel chiede a Putin la regia politica del raddoppio del gasdotto russo-tedesco per forzarne l’approvazione presso la Commissione Europea. L’opposizione dei Paesi dell’Europa Centro Orientale e del Commissario all’Unione Energetica, Maroš Ševčovič.



Varsavia – La solidarietà europea fa comodo quando non tocca gli egoismi nazionali. Nella giornata di venerdì, 20 Novembre, il Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, ha dichiarato la volontà da parte della Germania di prendere il controllo politico dell’ampliamento del gasdotto Nordstream II al fine di aggirare la legge europea che, in nome della diversificazione energetica, rende impossibile la realizzazione dell’infrastruttura.

Nello specifico, il Nordstream è un progetto varato dalla Russia per veicolare in Germania 100 miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso il fondale del Mar Baltico: un’iniziativa che incrementa la già alta dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di gas russo e bypassa i Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale, Polonia, Paesi Baltici, Finlandia e Svezia in primis.

Come dichiarato dal Vice Cancelliere Gabriel durante un incontro con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, la Germania intende assumere la regia politica del Nordstream -il cui primo blocco, dalla capacità di 55 miliardi di metri cubi annui, è già stato realizzato nel 2012- e fare leva sul peso di Berlino all’interno dell’Unione Europea per forzare il Terzo Pacchetto Energetico.

Questa legge UE vieta il controllo congiunto della compravendita del gas e delle infrastrutture da parte del medesimo gestore che, nel caso del Nordstream, è il monopolista statale russo del gas Gazprom. Inoltre, la Commissione Europea è, per lo meno a parole, impegnata nella realizzazione di misure politiche atte a diversificare le forniture di gas al fine di ridurre la dipendenza dalle importazioni di oro blu da Russia ed Algeria.

Pronta all’iniziativa del Vice Cancelliere Gabriel -che in più occasioni si è incontrato con Putin e con i vertici Gazprom per concordare una linea comune riguardo al Nordstream- è stata la risposta di importanti Paesi membri dell’UE, che hanno inviato una lettera al Commissario UE per l’Unione Energetica Europea, Maroš Ševčovič, per richiedere la sospensione dell’iniziativa, in quanto contraria sia alla legislazione europea, che allo spirito di solidarietà europea.

In risposta alla lettera, inviata inviata, tra gli altri, da Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia e Grecia, il Commissario Šefčovič ha garantito il rispetto della legge UE. Ciononostante, l’attivismo della Germania in supporto del Nordstream rappresenta un segnale preoccupante da parte di un Paese che si sta dimostrando pronto a forzare il principio della solidarietà europea pur di realizzare accordi bilaterali con uno Stato extra-UE.

La Polonia in prima fila

Per questa ragione, un particolare attivismo è stato intrapreso dalla Polonia, che ha avviato un pressing politico atto a bloccare il raddoppio del Nordstream e sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni europee in merito alle conseguenze negative che il gasdotto russo-tedesco ha per la sicurezza energetica dei Paesi UE.

Nello specifico, il Presidente polacco, Andrzej Duda, è riuscito a formare una coalizione contraria al raddoppio del Nordstream composta non solo da Paesi membri dell’UE come Polonia, Romania, Paesi Baltici e Slovacchia -e in parte anche da Ungheria e Repubblica Ceca, legate da forti accordi energetici con la Russia- ma anche da Stati extra UE come l’Ucraina.

In secundis, la Polonia ha avviato un lavoro di sensibilizzazione bipartisan presso le Istituzioni Europee che ha portato all’approvazione di un Rapporto che definisce il Nordstream come minaccia per alcuni Paesi dell’UE promosso dall’ex-Europarlamentare conservatore Marek Gróbarczyk -attualmente Ministro dell’Economia Marittima del nuovo Governo polacco- e di un pronunciamento contro al Nordstream da parte del Partito Popolare Europeo -PPE, la principale forza politica del Parlamento Europeo- fortemente voluto dall’Europarlamentare Jacek Saryusz-Wolski.

Infine, il nuovo Governo polacco ha ripristinato il sostegno alla Baltic Pipeline, un gasdotto progettato per veicolare gas proveniente dalla Norvegia dalla Danimarca alla Polonia che, collegando due Paesi dell’Unione Europea e diversificando le forniture di gas dell’UE, risulta molto più in linea con la legislazione UE rispetto che il Nordstream.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

La giusta battaglia di Cameron contro l’ipocrisia di Juncker

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 12, 2015

Il Primo Ministro britannico propone condizioni ragionevoli per mantenere la Gran Bretagna in un’Unione Europea riformata. Pari opportunità tra eurozona e Paesi extra-Euro la questione principale che l’Unione Europea deve risolvere per mantenersi viva e forte nel Mondo



Varsavia – La richiesta di riforma dell’Unione Europea del Primo Ministro britannico, David Cameron, è una battaglia per un’UE più equa, contro lo strapotere -e l’arroganza- dell’Asse franco-tedesco. Nella giornata di lunedì, 9 Novembre, con una lettera inviata al Presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, Cameron ha posto quattro condizioni per la permanenza della Gran Bretagna all’interno dell’Unione Europea: maggiore ruolo dei Parlamenti nazionali, deregulation per favorire imprese, sviluppo e lavoro, limitazione delle migrazioni interne, pari diritti tra Paesi della zona euro e Paesi che preferiscono mantenere una propria moneta nazionale.

Se solo su uno dei punti proposti da Cameron, la limitazione delle migrazioni interne, possono essere mosse perplessità -anche se la Gran Bretagna è oggi meta di centinaia di cittadini degli Stati dell’UE del sud alla disperata ricerca di un lavoro che Londra fa fatica ad assorbire nel suo tessuto sociale- per il resto il Primo Ministro britannico pone sul tavolo punti che, se realizzati, possono portare ad un’UE finalmente più attiva e dinamica.

Concedendo maggiore potere ai Parlamenti nazionali, l’Unione Europea diventa maggiormente capace di tutelare gli interessi specifici di quei Paesi la cui voce è finora poco se non per nulla ascoltata a Bruxelles. Inoltre, il ruolo dei Parlamenti nazionali è maggiormente vincolante rispetto a quello di un Parlamento Europeo al quale, ad oggi, non si è voluto concedere poteri legislativi, bensì solamente consultativi.

Per quanto riguarda la deregulation, Cameron propone di eliminare quegli ostacoli burocratici che, ad oggi, limitano sia la libera iniziativa in ambito economico -il vero sale della salute economica di ogni Paese, dato che la possibilità di aprire attività commerciali senza uno stato controllore ed impositore di tasse crea lavoro e benessere- sia la presa di decisioni importanti per il futuro dell’Unione Europea, come l’approvazione del Trattato di Partnership Trans Atlantica -TTIP- per creare una zona di libero scambio tra UE e Stati Uniti.

Sulla questione delle pari opportunità tra Paesi della Zona Euro e Paesi extra-Euro, Cameron solleva una questione sacrosanta, dal momento in cui, ad oggi, l’appartenenza all’eurogruppo è un discrimine adottato dall’asse franco-tedesco per favorire alcuni Paesi membri dell’Unione Europea piuttosto che altri. 

Ne sono esempio Polonia, Lituania e Romania, Paesi non appartenenti all’eurozona -la Lituania appartiene all’eurogruppo dal 2015- che nel 2012 hanno visto inascoltato, e calpestato il diritto ad opporsi alla realizzazione del Nordstream, gasdotto progettato da Russia, Germania, Francia, Olanda e Belgio per incrementare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo bypassando i Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

La battaglia di Cameron per la riforma dell’Unione Europea è dunque una battaglia di civiltà per un’Europa più equa, in cui i diritti di tutti i Paesi siano rispettati, e in cui i bisogni di ogni Stato membro siano compresi e risolti. 

Ad esempio, la richiesta attuale di Gran Bretagna, Polonia, Danimarca, Romania e Croazia -Stati non appartenenti alla zona Euro- di una maggiore presenza della NATO in Europa Centro Orientale per garantire la sicurezza nazionale dei Paesi della regione messa a repentaglio dalle continue provocazioni militari russe ai confini della UE è fortemente opposta da Germania, Francia, Italia, Olanda e Belgio, Paesi della zona euro legati strettamente alla Russia di Putin da interessi che, come nel caso del sopracitato Nordstream, infrangono la solidarietà interna dell’Unione Europea in materia di energia e difesa.

Tusk nel mirino della “vecchia Europa”

Oltre alla questione statutaria, la proposta di Cameron si intreccia con una querelle interna alle Istituzioni europee tra il Presidente del Consiglio Europeo Tusk, e il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, tra i quali, nonostante la comune appartenenza al Partito Popolare Europeo, non corre buon sangue.

Secondo fonti ben informate, che hanno chiesto l’anonimato, Juncker, politico di lungo corso delle Istituzioni Europee con buoni contatti ed una padronanza linguistica adatta ad ottenere il consenso di tedeschi e francesi, starebbe orchestrando il dimissionamento di Tusk che, al contrario, ha ancora poca esperienza in Europa ed è gravato da una scarsa conoscenza dell’inglese.

Il motivo della rivalità di Juncker con Tusk è legato a due fattori. In primis, la nazionalità di Tusk, in quanto molti dirigenti UE mal digeriscono la presenza di un esponente di un Paese non appartenente alla zona euro -e ancor più appartenente all’Europa Centro Orientale- a Capo di una delle tre Istituzioni europee.

In secondo luogo, Juncker intrattiene stretti rapporti con Putin, come dimostrato dalle recenti dichiarazioni con cui il Presidente della Commissione Europea in persona ha sostenuto la necessità di rompere con la tradizionale alleanza dell’UE con gli USA proponendo l’eliminazione delle sanzioni imposte alla Russia in seguito all’annessione della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina Orientale.

Ponendosi in contrapposizione a Juncker, esponente di una “vecchia Europa” filorussa, antiamericana e polonofoba -orientamento condiviso in Italia da Berlusconi, Salvini, Meloni, Grillo e Gentiloni- Cameron sostiene una coraggiosa riforma per un’Unione Europea davvero in grado di agire da protagonista nel Mondo del XXI Secolo come parte della Comunità Occidentale stretta alleata di Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia e degli altri Paesi che hanno in democrazia, libertà e progresso i propri principi fondanti. 

Qualora, invece, dovesse vincere la linea Juncker, l’Unione Europea finirebbe inevitabilmente per diventare un rottame politico, vassallo della Russia e preda facile del terrorismo internazionale che, così come Putin, nella divisione interna tra “Vecchia Europa” ed “Europa extra-euro” vede l’unica possibilità di affossare una volta per tutte la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Unione Energetica Europea: varato il Gasdotto Polonia Lituania

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on October 23, 2015

Il GIPL integra il sistema nazionale energetico polacco con quello lituano, lettone ed estone. In via di progettazione un simile gasdotto per coinvolgere l’Ucraina.



Varsavia – Come atteso, e del resto giusto, l’Unione Energetica Europea parte dall’Europa Centro Orientale. Nella giornata di giovedì, 15 Ottobre, i Governi di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno firmato un accordo per la realizzazione dell’Interconnettore Polonia Lituania -GIPL- un’infrastruttura di 534 chilometri concepita per veicolare 2,4 miliardi di metri cubi gas dalla Polonia alla Lituania, e 1 miliardo di metri cubi di gas dal territorio lituano a quello polacco. 

L’accordo, alla cui firma hanno preso parte il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il Premier polacco, Ewa Kopacz, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ed anche il Premier lettone, Laimdota Straujuma, e il Premier estone, Taavi Roivas, prevede un finanziamento di 558 Milioni di euro, di cui 225 a carico della Commisione Europea, 120 erogati dalla Polonia, e i restanti 43 milioni da parte dei Paesi Baltici. 

Nello specifico, il GIPL integra i sistemi energetici di Polonia e Lituania, due Paesi che, assieme a Lettonia ed Estonia, sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, che spesso si avvale delle risorse energetiche come strumento di coercizione geopolitica teso a mantenere l’influenza di Mosca sull’Europa Centro Orientale.

A rifornire di gas il GIPL è sopratutto il rigassificatore di Swinoujscie, infrastruttura di recente realizzazione che permette alla Polonia di importare, ed immettere nel costituendo sistema energetico europeo integrato, gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed altri produttori di LNG.

Oltre al rigassificatore di Swinoujscie, a servire il GIPL sarà anche il terminale croato di Krk, che sarà collegato al gasporto polacco tramite il Corridoio Nord-Sud, un gasdotto progettato dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca ed Ungheria.

Infine, anche il rigassificatore lituano di Klaipeda, in via di realizzazione, potrebbe entrare nel meccanismo del GIPL per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il GIPL è il primo dei gasdotti realizzati nell’ambito dell’Unione Energetica Europea, ambizioso progetto che Tusk stesso ha ideato, in partnership con il Presidente francese, Francois Hollande, per integrare i sistemi energetici dei Paesi dell’Unione Europea, creare un mercato unico europeo del gas e, possibilmente, introdurre un meccanismo di acquisto unico del gas per tutti gli Stati membri dell’UE.

Da parte sua, il Premier polacco Kopacz ha sottolineato come la Polonia si sia fatta carico di una fetta consistente dei costi del GIPL per dimostrare quanto la solidarietà sia il principio alla base dell’infrastruttura e, più in generale, dell’Unione Energetica Europea.

Il Presidente lituano Grybauskaite ha dichiarato che il GIPL rappresenta un passo nella giusta direzione per la sicurezza energetica non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche di tutta l’Unione Europea.

Il Premier lettone Straujuma ha evidenziato l’importanza del GIPL per la sicurezza energetica dei Paesi del Baltico, mentre il Premier estone Roivas ha descritto l’infrastruttura come necessaria anche per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Oltre al GIPL, al vaglio nella regione vi è anche uno studio inerente alla realizzazione di un gasdotto per integrare i sistemi energetici di Polonia ed Ucraina, un progetto su cui stanno lavorando la compagnia polacca Gaz System e l’ucraina UkrTransHaz.

Il progetto, presentato lo scorso 9 Ottobre, prevede la realizzazione di un gasdotto di 112 chilometri per incrementare ad 8 miliardi di metri cubi all’anno il transito di gas dalla Polonia all’Ucraina, e 7 miliardi di metri cubi all’anno dal territorio ucraino a quello polacco.

Il Nordstream è l’antitesi

Sia il GIPL che il gasdotto tra Polonia e Ucraina sono progetti concettualmente alternativi al raddoppio del Nordstream, infrastruttura realizzata sul fondale del Mar Baltico nel 2012 che veicola 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania, i due Paesi che, assieme ad Olanda, Svezia e Francia, hanno sostenuto politicamente questo progetto.

Diversamente che il GIPL, il Nordstream è stato progettato dalla Russia con il preciso scopo di dividere l’Unione Europea, privilegiando i Paesi tradizionalmente filorussi dell’Europa Occidentale ed isolando gli Stati membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

Malgrado la Germania richiami alla solidarietà europea per quanto riguarda la questione dei migranti, il Governo tedesco sostiene apertamente il raddoppio del Nordstream, nonostante la strenua opposizione dei Paesi membri dell’Europa Centro Orientale e dei maggiori Gruppi del Parlamento Europeo.

Così come quasi tutti gli accordi bilaterali tra Russia e Germania, il Nordstream, definito giustamente dal Presidente polacco, Andrzej Duda, come un progetto politico e non energetico, mette a serio repentaglio l’integrazione dell’Unione Europea ed incrementa l’influenza politica di Mosca e Berlino sull’Europa Centro-Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

L’Ucraina è Europa. La Russia no

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 6, 2015

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, nomina l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, Governatore della Regione di Odessa. La nomina segue la costituzione di una Commissione Speciale per l’adattamento di Kyiv agli standard dell’Unione Europea e la nomina di tre Ministri provenienti da Paesi della Comunità Trans Atlantica



C’è chi l’Europa la desidera e la include, e chi, invece, la combatte e la rifiuta. Questa è la differenza tra l’Ucraina e la Russia, due Paesi impegnati in una guerra ibrida provocata da Mosca dopo che, nel Febbraio 2014, il popolo ucraino, con il successo della “Rivoluzione della Dignità”, ha deposto il regime filorusso di Viktor Yanukovych ed ha scelto chiaramente l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea e, più in generale, nella Comunità Trans Atlantica come obiettivo della sua azione diplomatica.

Nella giornata di sabato, 30 Maggio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha nominato Governatore della Regione di Odessa l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili: la guida del processo democratico georgiano del 2003, passato alla storia come “Rivoluzione delle Rose”.

Saakashvili, che dopo la salita al potere dei suoi oppositori nel 2012 è finito nel mirino di una magistratura dalla dubbia imparzialità sulla base di presunte accuse di corruzione che la Comunità Internazionale ha ritenuto essere politicamente motivate, è stato nominato da Poroshenko per via della capacità dimostrata nell’avere evoluto la Georgia da Repubblica ex-sovietica a Paese pienamente democratico e totalmente in linea con gli standard politici dell’UE.

Nello specifico, Poroshenko ha incaricato Saakashvili di rendere la regione di Odessa la capitale del Mar Nero, valorizzandone, in particolare, il lato multiculturale, tenendo conto della presenza dell’elemento ucraino, russo, ebraico, romeno e bulgaro.

Prima della nomina a Governatore della Regione di Odessa, Saakashvili è stato nominato, sempre da Poroshenko, alla guida di una Commissione Speciale per l’adattamento dell’Ucraina agli standard economici e politici della Comunità Trans Atlantica.

Oltre che da Saakashvili, la Commissione Speciale è composta da politici di spicco di Paesi della Comunità Trans Atlantica pronti a dare il proprio contributo per evolvere l’Ucraina secondo gli standard politici ed economici dell’Unione Europea, come i Parlamentari Europei Elmar Brok e Jacek Saryusz-Wolski, gli ex-Premier di Lituania e Slovacchia, Andrijus Kubilijus e Mikulas Dzurinda, l’ex-Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, e l’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski. 

Seppur invitato, il Senatore degli Stati Uniti d’America, John McCain, ha rifiutato in quanto la legislazione statunitense non permette a nessun membro del Congresso di ricoprire cariche pubbliche in altri Paesi, ma si è detto pronto a collaborare con l’Amministrazione Presidenziale ucraina in altre maniere possibili.

Saakashvili e i membri della Commissione Speciale per l’Integrazione dell’Ucraina nella Comunità Trans Atlantica non sono gli unici casi in cui l’Amministrazione Poroshenko ha affidato incarichi di responsabilità a importanti esponenti politici di Paesi della Comunità Trans Atlantica per evolvere l’Ucraina secondo gli standard dell’Occidente.

Nel Dicembre 2014, il Presidente Poroshenko ha nominato tre esponenti politici provenienti da Georgia, Lituania e Stati Uniti d’America a Capo di tre dei Ministeri di cui, secondo un accordo di coalizione con il Premier, Arseniy Yatsenyuk, il Capo dello Stato avrebbe personalmente scelto la guida.

Nello specifico, il georgiano Aleksandr Kvitavshili è stato nominato alla guida del Ministero della Sanità -medesima carica ricoperta in Georgia ai tempi dell’Amministrazione Saakashvili- il lituano Aivaras Abromavicius a Capo del Dicastero dell’Economia, e la statunitense Natalie Jaresko Ministro delle Finanze.

Putin nega il visto a 89 politici UE

Se l’Ucraina si riempie di Europa e Comunità Trans Atlantica, dall’altro lato la Russia ha dimostrato di volere chiudere ogni rapporto con l’Unione Europea con l’emanazione, sempre nella giornata di sabato, 30 Maggio, di una Black List di 89 personalità di spicco della politica dei Paesi UE a cui è stato vietato l’ingresso in territorio russo.

Tra le persone inserite nella Black List russa vi sono il Capogruppo dell’Alleanza dei Democratici e Liberali Europei al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, il Presidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, la Presidente della Commissione Difesa del Parlamento Europeo, Anna Fotyga, il Coordinatore del Gruppo Parlamentare per l’Amicizia tedesco-ucraina del il Bundestag tedesco, Karl Georg Wellmann, il Maresciallo del Senato polacco, Bogdan Borusewicz, e l’ex-Presidente della Commissione per i Rapporti tra il Parlamento Europeo e l’Ucraina, Pawel Kowal.

Dopo l’aggressione militare a Georgia ed Ucraina, e le continue provocazioni militari sui cieli e nelle acque territoriali di Paesi della NATO come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca, la Black List della Russia dimostra la volontà da parte del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di aprile le ostilità con l’Unione Europea.

L’Unione Europea, in balia com’è delle lobby filorusse e divisa al suo interno tra Paesi legati ad una concezione arcaica ed anti-americana dell’UE -come Francia, Germania e Italia- e Stati membri illuminati consapevoli dell’importanza dei legami trans atlantici -come Gran Bretagna, Polonia, Danimarca e Romania- sembra incapace di reagire all’ennesima provocazione di Putin.

Da parte sua, la Russia ha ottenuto l’ennesima dimostrazione della debolezza dell’Unione Europea, e dell’incapacità di Bruxelles di aprire le porte ad un Paese, come l’Ucraina, che dimostra in tutto e per tutto di essere degno di fare parte politicamente, oltre che storicamente, culturalmente e socialmente, della Grande Famiglia Europea.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Andrzej Duda come Matteo Renzi: un paragone tutt’altro che azzardato

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 12, 2015

Cambiamento, modernità e sguardo verso i voti di centro sono gli elementi che hanno permesso al candidato conservatore alle Elezioni Presidenziali polacche di ottenere la maggioranza relativa al Primo Turno. Così come realizzato dal Premier italiano, il consenso ottenuto dall’esponente del Partito Diritto e Giustizia -PiS- può portare ad un rinnovamento radicale della politica anche in Polonia



Varsavia – C’è chi presso la stampa italiana lo ha descritto come un “pericoloso nazionalpolulista euroscettico e clericale di destra” la cui vittoria metterebbe addirittura in crisi l’Unione Europea. In realtà, Andrzej Duda, candidato conservatore capace, inaspettatamente, di ottenere la maggioranza relativa dei consensi nel Primo Turno delle Elezioni Presidenziali di Domenica, 10 Maggio, è invece il personaggio che potrebbe rinnovare la politica della Polonia.

Il risultato di Duda -avvocato di circa 43 anni, laureato presso l’Università Jagellonica di Cracovia, la sua città natale- è stato possibile grazie ad una campagna ben preparata sui social media e trascorsa per intero tra la gente, sia nelle grandi città che nei piccoli centri di campagna. 

Una ricetta vincente che, a dispetto dei sondaggi che lo davano per sicuro secondo, gli ha consentito di scavalcare, anche se per un solo punto percentuale, il Presidente uscente, il moderato Bronislaw Komorowski.

Nella sua breve carriera politica, Duda è stato esperto in materia legislativa presso il Gruppo Parlamentare del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS- poi Viceministro della Giustizia, e, dal 2006 al 2010, Sottosegretario di Stato presso la Cancelleria dell’allora Presidente, Lech Kaczynski.

In seguito, dopo una sconfitta nelle Elezioni Amministrative di Cracovia nel 2010, Duda è diventato Parlamentare e Addetto Stampa del suo Partito nel 2011. Infine, con più di 97 Mila preferenze, Duda, nel 2013, è stato eletto Parlamentare Europeo: carica che tutt’oggi mantiene tra le file del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR.

Dopo avere ottenuto l’investitura ufficiale a Candidato Presidente della Polonia, Duda ha puntato fin da subito ai voti di centro, ed ha avviato una campagna elettorale con contenuti talmente nuovi da rendere PiS espressione di un conservatorismo moderno “giovane” ed aperto alla società, di gran lunga più simile ai Tory di Cameron in Gran Bretagna che al vecchio PiS di Jarosław Kaczynski: una formazione profondamente di destra legata a doppio filo con le Gerarchie Ecclesiastiche più reazionarie.

Oltre che ad un successo inaspettato, la “ricetta Duda” -che ha come piatto forte l’utilizzo dei Fondi Europei per la creazione di nuovi posti di lavoro, per la costruzione di più case e per l’erogazione di incentivi per le famiglie con figli, oltre che la realizzazione di una Polonia totalmente sicura militarmente ed indipendente energeticamente in un’Europa dove la presenza della NATO è più forte- sta portando alla realizzazione dell’impresa, per nulla facile, di rinnovare una politica vecchia, arcaica e non più al passo coi tempi come quella polacca.

L’impresa di Duda in Polonia -impresa che ha ancora da compiersi con la vittoria al Secondo Turno delle Elezioni Presidenziali- è paragonabile a quanto realizzato in Italia da Matteo Renzi: attuale Premier arrivato a Palazzo Chigi forte di un sostegno popolare guadagnato dapprima come Sindaco di Firenze e, successivamente, come “rottamatore” della vecchia classe dirigente del suo Partito Democratico.

Così come fatto da Renzi con la “Ditta” di Pierluigi Bersani, anche Duda sta riuscendo nell’impresa di pensionare un Partito vecchio, al limite del reazionario, come il PiS di Kaczynski spostando la forza politica verso posizioni più centriste. 

Inoltre, sempre come realizzato dal Premier italiano nello scenario della politica italiana, Duda è considerato come un volto “nuovo” e “giovane” capace di mandare finalmente a riposo una classe politica che oramai da troppi anni, seppur con buoni risultati -ovviamente solo per quanto riguarda la Polonia- sta governando il Paese.

Il cambiamento e il discredito

Certo, per Duda la vittoria non sarà facile, anche perché dopo la sua vittoria al Primo Turno il rivale Komorowski si è ricordato di essere il Presidente uscente, ed ha ravvivato una campagna elettorale finora affrontata con leggerezza e superficialità.

All’apparentamento affrettato di Komorowski, che è appoggiato dalla moderata Piattaforma Civica -PO, la principale forza politica del Paese a cui appartengono il Premier Ewa Kopacz e il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk- con l’elettorato di sinistra, suggellato nella giornata di lunedì, 12 Maggio, da una conferenza stampa con il suo predecessore Aleksander Kwasniewski, Duda ha risposto con costanza e decisione, continuando ad incontrare associazioni sui territori ed invitando il suo rivale, per l’ennesima volta, ad un dibattito televisivo.

Seppur differente nelle modalità e nella tempistica, ed anche per quanto riguarda il posizionamento ideologico, l’epopea di Duda possiede la medesima forte carica di innovazione e rinnovamento che, dal 2012 al 2014, ha portato Matteo Renzi alla guida prima del PD, e poi del Governo italiano dopo una “rottamazione” di vecchie personalità e vecchi Partiti.

Per questo, non è affatto azzardato paragonare Duda a Renzi, né lo è affermare che la parabola politica del candidato conservatore polacco è destinata ad entrare nella storia della politica polacca. 

Questo, nonostante la disinformazione realizzata in Italia da chi, probabilmente senza conoscere a fondo il personaggio, né forse nemmeno il background politico della Polonia, sulle pagine di uno dei principali giornali italiani paragona Duda al Premier ungherese, il reazionario Viktor Orban.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Guerra del Gas: il Parlamento Europeo caccia la Commissaria filo-putiniana sostenuta da Juncker

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 9, 2014

La nomina a Vicepresidente della Commissione Europea con delega all’Unione Energetica Europea dell’ex-Premier slovena, Alenka Bratusek respinta dal voto di popolari, socialisti e democratici e liberali presso la Commissione Industria-Trasporti-Energia-Ricerca. Il suo supporto al Southstream la vera ragione che ha decretato il suo allontanamento

Una scelta di sovranità del Parlamento Europeo che rappresenta una vera e propria sconfitta per il Presidente-Eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker. Nella giornata di mercoledì, 8 Ottobre, la Commissione Industria-Trasporti-Energia-Ricerca del Parlamento Europeo -ITRE- ha respinto la nomina dell’ex-Premier sloveno, Alenka Brausek, a Vicepresidente della Commissione Europea con delega alla realizzazione dell’Unione Energetica Europea.

Come riportato da Euractiv, a motivare il respingimento della Bratusek è stato il voto negativo del Partito Popolare Europeo e del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, a cui si è aggiunto il parere contrario dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, a cui la Bratusek, seppur non ufficialmente, afferisce politicamente.

A influire contro la nomina della Bratusek è stata la prestazione della slovena durante le audizioni presso la Commissione ITRE che, secondo quanto dichiarato sia dai popolari che dai socialisti e democratici, non ha rispettato le attese minime che sono richieste al candidato chiamato a ricoprire un aspetto così delicato come la realizzazione dell’Unione Energetica Europea.

Altresì, oltre ad avere dato risposte vaghe sul suo progetto da Vicepresidente della Commissione Europea, la Bratusek è stata respinta anche per avere scelto di auto-proclamarsi candidata Commissaria per conto della Slovenia con un atto preso in maniera unilaterale durante gli ultimi giorni del suo Governo: una scelta che non è piaciuta ai Parlamentari Europei.

Un altro aspetto che ha squalificato la Bratusek è l’essere stata immortalata a cantare inni del regime sovietico durante un’occasione pubblica: un errore imperdonabile che un’alta carica dell’Unione Europea non può commettere.

Oltre alle motivazioni ufficiali, il respingimento della Bratusek nasconde tuttavia ragioni ben più profonde, come la sua effettiva contrarietà all’Unione Energetica Europea, il progetto che è stata chiamata da Juncker a seguire e realizzare.

L’Unione Energetica Europea, progetto concepito dai Presidenti Emeriti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, di recente rilanciato dal Presidente-Nominato del Consiglio Europeo Donald Tusk e dal Presidente francese Francois Hollande, prevede infatti la creazione di un mercato unico del gas e la diversificazione delle forniture di energia per decrementare la dipendenza dell’Europa da Russia ed Algeria.

Ad esempio, per avviare l’Unione Energetica Europea, la Commissione Europea ha preventivato la realizzazione di nuovi rigassificatori e gasdotti -come il Gasdotto Trans Adriatico, che interessa l’Italia- per importare gas da nuovi fornitori come Azerbaijan, Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

La Bratusek, invece, durante la guida del Governo sloveno ha favorito la firma di accordi con il monopolista statale russo del gas Gazprom per la realizzazione in Slovenia del Southstream: gasdotto, progettato dalla Russia meridionale all’Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca.

Potocnik, Sefcovic e Navracsics in corsa per il posto della Bratusek

Con il respingimento della Bratusek, il Parlamento Europeo ha preso una chiara posizione in difesa della sovranità del popolo europeo e della sicurezza energetica di un’Europa che, se resta fortemente dipendente dalle forniture di energia di Paesi terzi, non può diventare forte e influente a livello globale.

Ora, il Presidente-Eletto della Commissione, Juncker, è chiamato a sostituire la Bratusek con un altro candidato sloveno alla Vicepresidenza con delega all’Unione Energetica Europea che, tuttavia, dovrà sempre superare l’esame della Commissione competente.

Come riportato da European Voice, la Bratusek potrebbe essere sostituita dal connazionale Janez Potocnik: Commissario uscente all’Ambiente che, per via della sua esperienza pregressa, sarebbe adatto a ricoprire tale ruolo.

In alternativa a Potocnik, la Slovenia potrebbe però nominare Tanja Fajon che, per via della sua scarsa esperienza, potrebbe essere dirottata a Commissario della Cultura: posto ad oggi occupato dall’ungherese Tibor Navracsics.

In questo caso, Navracsics andrebbe ad occupare il settore dei Trasporti, lasciando che ad occupare la Vicepresidenza della Commissione Europea con delega all’Unione Energetica Europea sia lo slovacco Maros Sevcovic.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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O.T.: Presentato in Italia un libro sulla prosecuzione della Yulia Tymoshenko – Dal sito tymoshenko.ua

Posted in Attivita politica by matteocazzulani on October 6, 2014

A Milano è stato presentato il libro Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko sulla prosecuzione della leader del Partito Batkivshchyna durante l’epoca del regime di Yanukovych.

Durante la presentazione, avvenuta nella sede del Consiglio della Regione Lombardia, sono intervenuti la Vicepresidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo Patrizia Toia, il deputato al Parlamento italiano Vinicio Peluffo, il membro del Consiglio Regionale della Lombardia Carlo Borghetti, l’autore del libro e analista politico Matteo Cazzulani, Yevhenia Tymoshenko [la figlia di Yulia Tymoshenko, n.d.t.] e il Presidente della Commissione Integrazione Europea della Rada ucraina Hryhoriy Nemyria.

“Il rilevante processo all’ex-Premier Yulia Tymoshenko è una pagina della storia sia dell’Ucraina che dell’Europa che gli italiani devono conoscere per capire cosa siano davvero la prosecuzione selettiva e l’autocrazia” ha dichiarato durante la presentazione Matteo Cazzulani, che ha osservato il processo a Yulia Tymoshenko e lo ha relazionato per i media italiani.

Matteo Cazzulani ha dichiarato che l’Ucraina e l’Europa sono strettamente legate, e che tutto ciò che accade in Ucraina ha un’influenza diretta sui Paesi dell’Unione Europea. “L’Europa non può assicurare la sicurezza ai suoi cittadini senza un’Ucraina democratica, indipendente, europea e libera” ha affermato.

La prefazione del libro è stata scritta dal Capo del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici del Parlamento Europeo Gianni Pittella, che si è impegnato per la liberazione di Yulia Tymoshenko dal carcere.

“È un momento molto toccante per me. È straordinario come l’influente analista politico Matteo Cazzulani abbia potuto osservare il processo a mia mamma e relazionare al
Mondo le repressioni politiche e la sua lotta per la giustizia e la libertà per l’Ucraina” ha dichiarato Yevhenia Tymoshenko.

Secondo le parole di Yevhenia Tymoshenko, il titolo del libro “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko” dimostra la totale comprensione da parte dell’autore che la questione energetica è la principale fonte di dipendenza dell’Ucraina. Cazzulani attua un simbolico parallelo tra l’Ucraina e le sorti di Yulia Tymoshenko, a cui pure è stata negata la libertà a causa della sua lotta contro la corruzione, le oligarchie e contro la dipendenza del settore energetico dell’Ucraina dalle risorse di energia della Russia.

Yevhenia Tymoshenko ha ricordato che sua madre è stata più volte imprigionata a causa della sua posizione contro il meccanismo della corruzione, e che ella è riuscita ad attuare riforme che ancor oggi recano vantaggio all’Ucraina.

“Mia madre è stata simbolo della lotta per la libertà e la giustizia in Ucraina. Durante la sua detenzione i politici europei spesso hanno detto “Liberare Yulia Tymoshenko significa liberare l’Ucraina” ha evidenziato.

Inoltre, durante la presentazione Yevhenia Tymoshenko si è rivolta ai presenti con l’invito ad aiutare l’Ucraina nella sua lotta contro l’aggressione della Russia, che mette a serio repentaglio non solo l’Ucraina, ma l’intero ordine mondiale.

Se il mondo democratico non fermerà Putin oggi, domani uscirà un simile libro nel quale si raccontano le sorti dei politici europei che lottano per difendere la libertà, i valori europei, e l’indipendenza energetica dei loro Paesi. Non permettete che ciò accada” ha dichiarato Yevhenia Tymoshenko.

Fonte originale – sito di Yulia Tymoshenko

Versione ucraina – http://www2.tymoshenko.ua/news/v-italiyi-prezentovano-knygu-pro-peresliduvannya-yuliyi-tymoshenko/

Versione inglese – http://www2.tymoshenko.ua/en/news-en/book-on-persecution-of-yulia-tymoshenko-presented-in-italy/

Versione russa – http://www2.tymoshenko.ua/ru/novosti/v-ytalyy-prezentovaly-knygu-o-presledovanyy-yulyy-tymoshenko/

L’Ufficio Stampa di “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”

Email – matteo.cazzulani.uagasmanette@gmail.com