LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Turkish Stream e Nord Stream. Putin con Tsipras e Germania lancia l’offensiva energetica all’Unione Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 28, 2015

Il Presidente russo e il Premier greco rilanciano il gasdotto progettato per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno dalla Federazione Russa in Grecia attraverso il fondale del Mar Nero. A rischio la realizzazione della TAP e la politica energetica comune dell’UE



Varsavia – L’attivismo militare russo in Ucraina e Siria non ha posto nel dimenticatoio il disegno del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di sottomettere l’Unione Europea sul piano energetico. Nella giornata di venerdì, 25 Settembre, Putin ha concordato con il Premier greco, Alexis Tsipras, il rilancio del gasdotto Turkish Stream, infrastruttura concepita per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal territorio russo alla Grecia attraverso il fondale del Mar Nero.

Il contatto tra Putin e Tsipras è stato confermato sia dall’ufficio stampa del Cremlino, che dalla Cancelleria del neo-rieletto Premier greco, che ha sottolineato il carattere strategico dell’alleanza tra Grecia e Russia in merito al Turkish Stream, così come stabilito da un memorandum sottoscritto da Mosca e Atene durante il recente vertice economico di San Pietroburgo.

Dal punto di vista geopolitico, il Turkish Stream è concepito dalla Russia per evitare la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura supportata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia veicolando gas dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Grecia, Albania e Italia.

Oltre a contrastare la TAP, per incrementare la dipendenza energetica da Mosca dell’Europa Centrale il Turkish Stream potrebbe potenzialmente avvalersi della realizzazione di un gasdotto, l’Eastring, concepito da altri Paesi membri dell’Unione Europea alleati della Russia -Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca- per veicolare il gas russo nel territorio slovacco, ungherese e ceco.

A conferma, sono arrivate le dichiarazioni del Presidente della compagnia energetica slovacca Eustream, Thomas Marecka, che ha ribadito come l’Eastring, progettato dalla Grecia alla Slovacchia attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, sia un progetto compatibile con la TAP ma sopratutto con il Turkish Stream.

Nonostante il vento in poppa dato dal supporto di Tsipras -che ha sempre sostenuto gli interessi energetici e commerciali russi in Europa- il Turkish Stream potrebbe subire rallentamenti per via della posizione della Turchia, che nonostante un iniziale sostegno ha poi congelato il progetto sostenendo la necessità di soppesare la possibilità di realizzare il gasdotto sul fondale delle acque territoriali turche. 

Oltre al Turkish Stream, che malgrado l’opposizione turca ha buone chance di essere realizzato grazie al supporto politico che Paesi dell’Unione Europea tradizionalmente filorussi daranno sicuramente al progetto -Grecia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Austria in primis- un altro mezzo della politica energetica aggressiva di Putin in Europa è il raddoppio del gasdotto Nord Stream.

L’accordo per il raddoppio dell’infrastruttura, realizzata nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente dalla Russia alla Germania, è stato sottoscritto lo scorso 4 Settembre, in occasione del Forum Economico di Vladivostok, da esponenti delle compagnie energetiche coinvolte nel progetto: il monopolista russo del gas Gazprom, il colosso olandese Shell, la compagnia austriaca OMV e la tedesca E.On.

La politica bilaterale tra Russia e Germania annichilisce l’Europa

Più che di natura commerciale, il raddoppio del Nordstream è un accordo bilaterale tra Putin e il Governo tedesco volto a rafforzare i legami energetici e politici tra Russia e Germania a discapito delle sanzioni che l’Unione Europea, e più in generale l’Occidente, hanno imposto a Mosca in seguito all’annessione militare della Crimea e all’occupazione dell’est dell’Ucraina.

Inoltre, il Nordstream è stato realizzato per bypassare energeticamente Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, Paesi membri dell’Unione Europea fortemente dipendenti dalle forniture di gas russo, in merito ai quali la Germania non ha dimostrato quella solidarietà europea che la stessa Berlino ha imposto agli Stati dell’Europa Centro Orientale in occasione delle quote obbligatorie per la distribuzione dei migranti.

Così come in diverse altre occasioni della storia -si pensi alle Spartizioni della Prima Repubblica Polacca e al Patto Molotov-Ribbentrop- la politica bilaterale tra Russia e Germania porta ad una disgregazione inesorabile dell’Europa Centro Orientale, ed oggi anche dell’Unione Europea.

Questo fatto è ben noto a Putin, che si avvale dei rapporti bilaterali della Russia con Germania, Grecia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ma anche con Francia e Italia, come un mezzo per annichilire l’Europa ben più efficace dell’uso dell’esercito, peraltro oggi impegnato attivamente in Siria ed Ucraina.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Europa suddita del gas di Putin: l’Iran ripropone il Nabucco

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 14, 2014

Il Ministro del Petrolio iraniano, Ali Madjedi, ha dichiarato che Teheran è pronta a rispolverare il gasdotto dalla verdiana denominazione per aiutare l’Unione Europea nella sua politica di diversificazione delle forniture di gas. La compagnia austriaca OMV dichiara fedeltà al Southstream

Un gasdotto dalla verdiana denominazione che potrebbe avere la medesima storia di una fenice: rinato dalle sue ceneri dopo essere stato definitivamente accantonato, nella giornata di sabato, 10 Agosto, il gasdotto Nabucco, progettato per veicolare gas non russo dalla Turchia in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, ha ripreso quota dopo che il Ministro del Petrolio iraniano, Ali Madjedi, ha dichiarato che l’Iran è pronto ad esportare il proprio gas in Europa.

Come riportato dall’agenzia Novinite, il Ministro iraniano ha considerato la distensione dei rapporti tra l’Occidente e Teheran, avvenuta dopo l’elezione del nuovo Presidente, il moderato Hassan Rouhani, come un buon pretesto per avviare una partnership energetica di cui, a detta di Madjedi, l’Europa non può fare a meno per diversificare le proprie forniture di gas.

In particolare, Madjedi ha dichiarato che l’Iran è pronto ad esportare il suo gas attraverso Iraq, Siria, Caucaso e Mar Nero, ma, secondo il Ministro iraniano, l’itinerario ideale è quello attraverso il Nabucco lungo tutta la Turchia.

Sulla carta, la proposta di Madjedi sarebbe utile per decrementare la dipendenza dell’Europa dal gas di Russia ed Algeria: Stati che, sopratutto nel caso di Mosca, spesso si avvalgono dell’energia come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi, sovrani e indipendenti, come l’Ucraina.

Tuttavia, la riproposizione del progetto Nabucco appare oggi poco probabile, in primis per via della scelta da parte della Commissione Europea di puntare, per diversificare le forniture di gas, su un’altra infrastruttura: il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

La TAP, progettata per veicolare in Italia dalla Grecia attraverso l’Albania gas dell’Azerbaijan, è stata preferita al Nabucco da parte del colosso energetico dell’Azerbaijan SOCAR: una decisione a cui Bruxelles si è attenuta, esprimendo pieno appoggio politico al Gasdotto Trans Adriatico.

Un’altra ragione per la quale il Nabucco è difficile da restaurare, per lo meno dal punto di vista progettuale, è legata alla decisione della compagnia energetica austriaca OMV -uno degli azionisti principali del gasdotto dalla verdiana denominazione- di passare alla concorrenza e sostenere il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, progettato fino all’Austria dalla Russia meridionale attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovacchia, è concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas russo.

Il Southstream, contestato dalla Commissione Europea, mira anche a contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas messa a punto dall’Unione Europea, e priva l’Ucraina dello status di Paese di transito dell’oro blu di Mosca in territorio UE.

“Il Southstream, che appoggiamo con convinzione, contribuirà in maniera notevole alla fornitura di gas a tutta l’Europa, sopratutto all’Austria” ha dichiarato il Capo della OMV, Gerhard Roiss, al Wall Street Journal, dimenticando che l’UE non ritiene affatto strategica la scelta di incrementare la dipendenza da un fornitore, la Russia, che già soddisfa circa il 30% del fabbisogno europeo di gas.

Gazprom affila le armi contrattuali contro l’Europa

Nella sua intervista, Roiss ha anche negato di volere utilizzare il gas russo veicolato dal Southstream per aiutare l’Ucraina a diversificare le proprie forniture di gas, come invece sta facendo la compagnia slovacca Eustream, che ha consentito il trasporto di gas russo a senso inverso da ovest verso est.

Forte del consenso di Roiss, e di altri esponenti di eminenti colossi energetici di Paesi dell’Unione Europea, la Russia ha avviato una nuova aggressione energetica puntando sulla revisione dei contratti con i Paesi europei sulla base dell’ubicazione geografica.

Come dichiarato dall’ufficio stampa del monopolista statale russo del gas, Gazprom -la longa manus del Cremlino in politica energetica- la Russia continuerà a privilegiare anche i Paesi che, finora, hanno mantenuto buoni rapporti con Mosca.

Nello specifico, la tattica di Gazprom risponde alla logica del divide et impera: da un lato, il monopolista statale russo concede sconti a quegli Stati che supportano la politica energetica di Mosca, come Germania, Francia e Italia.

Dall’altro, Gazprom mantiene alte le tariffe -ben al di sopra dei livelli di mercato- per quei Paesi membri dell’UE che hanno combattuto per affrancarsi dalla sudditanza politica, culturale ed economica della Russia, come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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L’Austria sostiene il Southstream nonostante le sanzioni a Putin dell’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 4, 2014

Il Capo della compagnia energetica austriaca OMV, Gerhard Roiss, sostiene la realizzazione del gasdotto voluto dal Presidente russo per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia. La Francia limita solo parzialmente la cooperazione armata con Mosca, mentre Germania e Italia sospendono progetti militari con il Cremlino

Tutti parlano tanto di Europa, ma quando il discorso si sposta sul gas in Austria sembra prevalere l’interesse del singolo Paese: anche a costo di fare affari con uno Stato militarmente aggressivo dalle rinnovate velleità imperiali come la Russia.

Nella giornata di lunedì, 4 Agosto, il Capo della compagnia energetica austriaca OMV, Gerhard Roiss, ha dichiarato che le sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia in reazione all’aggressione militare all’Ucraina non pregiudicano la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal carburante russo, e per bypassare l’Ucraina nell’invio di gas in territorio UE, è progettato fino all’Austria -il cui Governo ha siglato un accordo per la realizzazione del Southstream con il monopolista statale russo del gas Gazprom- attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia ed Ungheria.

“Gli ultimi 50 chilometri del Southstream, progettati in territorio austriaco, vanno realizzati: non ci sono storie a riguardo” ha dichiarato Roiss al giornale Profil in merito al gasdotto russo, che, al contrario, non è ritenuto dalla Commissione Europea un’infrastruttura prioritaria per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Oltre all’Austria, a non realizzare le sanzioni imposte dall’UE alla Russia lo scorso Primo di Agosto è anche la Francia, che ha fortemente voluto portare a termine la consegna di portaerei Mistral all’esercito russo, secondo un contratto varato nel 2011.

Tuttavia, la Francia, come riportato dall’agenzia Interfax, ha sospeso la realizzazione di sottomarini militari di categoria S1000 destinati all’esercito russo.

La medesima misura è stata poi presa dall’Italia, che, come riportato dall’autorevole Yevropeyska Pravda, ha posto fine alla costruzione congiunta con Mosca degli stessi sistemi navali sottomarini.

Chi, invece, ha aderito con più convinzione alle sanzioni europee alla Russia è la Germania, che, come dichiarato alla Suddeutsche Zeitung dal Ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, ha sospeso il rifornimento di armamenti per l’addestramento dei soldati russi.

Finora, sulla base di un contratto stipulato sempre nel 2011, la compagnia tedesca Rheinmettall ha addestrato militari russi nel campo di Mulino, ubicato nella Russia sud-occidentale.

La Romania sostituisce Turchia e Cina alla Russia

Una reazione adeguata e coerente rispetto alle sanzioni adottate dall’UE è stata presa dal Premier romeno, Victor Ponta, che, durante un’intervista alla televisione Digi24, ha ritenuto oramai superati i rapporti economici e commerciali con la Russia.

A motivare la posizione di Ponta, come dichiarato dallo stesso Premier romeno, non è stata solamente l’aggressione militare della Russia all’Ucraina orientale e l’annessione armata della Crimea, ma anche la pressione energetica e commerciale esercitata da Mosca sulla Moldova.

La Russia ha infatti minacciato di interrompere le forniture di gas per Chisinau, ed ha anche imposto un embargo sui prodotti agricoli moldavi.

“Non vedo prospettive di miglioramento delle relazioni con la Russia, anzi, ritengo che esse vadano sempre più a peggiorare -ha dichiarato Ponta- Abbiamo per questo deciso di rafforzare le relazioni con nostri nuovi partner strategici, come Turchia e Cina” ha continuato il Premier romeno.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Southstream: Putin in Austria divide l’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 25, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom firma un accordo con la compagnia energetica austriaca OMV per la realizzazione del gasdotto colpito dalle sanzioni dell’Unione Europea. Il Presidente russo accolto con tutti gli onori da un Capo di Stato UE per la prima volta dopo l’aggressione militare all’Ucraina

Il Southstream si farà ed arriverà in Austria, inondando l’Europa di un’ampia quantità di gas russo destinato solamente a mettere a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 24 Giugno, il monopolista statale russo del gas Gazprom e la compagnia energetica austriaca OMV hanno firmato un accordo per la realizzazione del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per veicolare in Austria 32 Miliardi di metri cubi di gas attraverso Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia.

Oltre al Southstream, su cui l’investimento stimato è pari ad un minimo di 25 Miliardi di Euro, Gazprom e la OMV hanno discusso in merito alla cessione al monopolista russo di una quota considerevole del terminale di Baumgartner: il punto di arrivo del Southstream, destinato a diventare il principale hub del gas russo in Europa.

L’operazione Southstream rappresenta una vittoria geopolitica per la Russia, che con la realizzazione del gasdotto, ed il controllo del terminale di Baumgartner, rafforza la presenza di Mosca nei mercati energetici dei Paesi dell’Europa Centrale, già di per sé fortemente dipendenti dalle forniture di gas russo.

Inoltre, l’asse tra Gazprom e la OMV ha anche una valenza politica, in quanto il Southstream è stato congelato in seguito alle sanzioni applicate dall’Unione Europea alla Russia per l’aggressione militare all’Ucraina.

La firma dell’Accordo per il Southstream tra Gazprom e la OMV è stata infatti l’occasione per il Presidente russo, Vladimir Putin, di rompere l’isolamento internazionale posto nei suoi confronti dai principali Paesi UE, facendosi ricevere con tutti gli onori dal Capo di Stato austriaco, Heinz Fischer.

Putin, che con sé a Vienna ha portato anche Vladimir Yakunin, Capo delle Ferrovie russe colpito dalle sanzioni applicate dall’Occidente, ha dimostrato di essere in grado di rompere il fronte europeo, che nei confronti della Russia si è sempre mosso diviso tra Paesi occidentali filorussi e Paesi dell’Europa Centro-Orientale maggiormente critici nei confronti di Mosca.

Il divide et impera di Putin ha come primo obiettivo la Commissione Europea, che oltre ad avere congelato il Southstream ha anche questionato la conformità del gasdotto con i regolamenti UE in materia di trasparenza e di libera concorrenza.

La Commissione Europea, che sta approntando un progetto di diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dal carburante russo, ha anche ammonito la OMV sulla cessione a Gazprom di quote del terminale di Baumgartner: una decisione ritenuta pericolosa per l’indipendenza energetica dei Paesi UE.

Infine, l’accordo di Putin con l’Austria rappresenta un colpo inferto a singoli Paesi UE, tra cui l’Italia, che, secondo i progetti iniziali, sarebbe dovuta essere il punto di approdo del Southstream, al posto dell’Austria.

Con l’approdo del gasdotto a Baumgartner, l’Italia è stata così punita dalla Russia per il sostegno dato al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato dall’Unione Europea per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan dalla Grecia attraverso l’Albania direttamente in Salento.

L’accordo Putin-Austria sul Southstream colpisce anche la Slovacchia, che finora è stato il principale Paese UE di transito del gas russo dall’Ucraina all’Europa occidentale.

La Slovacchia, che col Southstream si troverà de facto bypassata, è stata punita dalla Russia per essersi avvalsa dei suoi gasdotti per rifornire l’Ucraina di gas russo da ovest.

Infine, tra i puniti da parte di Putin c’è la Polonia: il Paese che, più di tutti, sta supportando la realizzazione dell’Unione Energetica Europea per dotare l’UE di un’unica politica in materia di energia che porti l’Europa a decrementare la dipendenza dalla Russia.

I polacchi mostrano agli austriaci come si sta in Europa

A commento dell’accordo tra Gazprom e OMV per il Southstream, criticato fin da subito dal Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, il Presidente austriaco Fischer ha dichiarato che il ruolo geopolitico dell’Austria è quello di costruire ponti tra l’Europa e la Russia, a prescindere dalla posizione assunta dall’Unione Europea.

Più tagliente delle dichiarazioni di stampo eurasista di Fischer sono state le parole del Ministro austriaco dell’Economia, Reinhold Mitterlehner, riportate dall’autorevole Gazeta Wyborcza. “Quando questo inverno mancherà il gas -ha dichiarato- sarà inutile spiegare alla nostra gente che esiste una solidarietà europea”.

A smentire le parole di Mitterlehner sono tuttavia i fatti compiuti dalla Polonia, che, grazie ai finanziamenti europei, sta realizzando nuovi gasdotti per mettere in comunicazione il sistema infrastrutturale energetico polacco con quello di Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia e degli altri Paesi UE.

La Polonia, sempre grazie anche ad investimenti europei, sta inoltre realizzando il rigassificatore di Swinoujscie, in Pomerania, per importare in Europa gas liquefatto proveniente da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America.

“Se tutti i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE fossero uniti tra loro l’Europa Centro-Orientale, che è fortemente dipendente dal gas della Russia, potrebbe tranquillamente importare gas dai rigassificatori della Spagna” ha dichiarato il Premier polacco, Donald Tusk, durante una conferenza stampa con il suo collega spagnolo, Mariano Rajoy.

Il progetto di Tusk è avallato dall’Unione Europea, ed è fortemente sostenuto anche da altri Paesi UE che necessitano di diversificare la loro dipendenza dalle forniture di gas della Russia, come la Repubblica Ceca.

Oggi, Praga è legata al gas che la Russia veicola in Germania attraverso il gasdotto Nordstream, ubicato sul fondale del Mar Baltico, e, successivamente, via terra attraverso le condutture OPAL e Gazelle.

Per questa ragione, in seguito alla riunione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, il Ministro dell’Industria ceco, Jan Mladek, ha ritenuto importante per la Repubblica Ceca la realizzazione del Corridoio Nord-Sud, su cui la Polonia sta investendo molto, per importare gas alternativo a quello russo dal terminale di Swinoujscie e dal rigassificatore di Krk, in via di costruzione in Croazia.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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L’Unione Energetica Europea di Tusk e Hollande piace a tutti tranne che alla Merkel

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 30, 2014

Il progetto del Premier polacco e del Presidente francese è sostenuto da Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia ed Estonia, mentre ancora una risposta deve provenire da Italia e Spagna. Anche i principali candidati alla Presidenza della Commissione Europea, Schulz, Juncker e Verhofstadt, a favore del piano che implementa la sicurezza energetica dell’Unione Europea

Un sostegno positivo da parte di quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea ad un progetto fondamentale per la diversificazione e la sicurezza energetica degli Stati UE. Questo è il bilancio del primo round di consultazioni attuato dal Premier polacco, Donald Tusk, in merito alla realizzazione dell’Unione Energetica Europea: progetto, supportato in primis dal Presidente francese, Francois Hollande, che prevede da un lato la messa in comunicazione dei gasdotti dei Paesi UE e, nel contempo, la diversificazione delle forniture di gas, che oggi gli Stati membri importano a troppe alte quantità da poche fonti.

Come riportato dall’agenzia PAP, Tusk, dopo avere incassato l’ok di Hollande, ha ottenuto il supporto anche degli altri Paesi del Gruppo di Vysehrad – Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, oltre alla Polonia- e si appresta ora a consultazioni con il suo collega spagnolo, Mariano Rajoy.

Approccio positivo all’Unione Energetica è stato anche quello dei Paesi Baltici -Lituania, Lettonia ed Estonia- che soffrono una forte dipendenza da un solo forniture di energia, la Russia, mentre, come ha dichiarato Tusk, con il Premier italiano, Matteo Renzi, la discussione a riguardo è stata fissata a breve.

L’unico Paese ad avere avuto una reazione fredda all’Unione Energetica Europea è stata la Germania dove, secondo il Premier polacco, il sostegno al progetto del Cancelliere, Angela Merkel, è fondamentale per varare l’avvio della realizzazione del progetto già nella prossima seduta del Consiglio Europeo, come Hollande e Tusk hanno dichiarato di volere.

Malgrado l’opposizione della Merkel, l’Unione Energetica Europea ha ottenuto, seppur con sfumature differenti, il sostegno dei principali Candidati alla Presidenza della Commissione Europea che, lunedì, 27 Aprile, si sono fronteggiati nel primo dibattito tv tra i concorrenti alla guida dello scranno più ambito delle Istituzioni UE.

Il binomio inscindibile di energia e lavoro è stato sottolineato dal candidato del Partito dei Socialisti e Democratici Europei, Martin Schulz, che ha evidenziato come la realizzazione dell’Unione Energetica Europea sia necessaria non solo per rafforzare la sicurezza energetica dell’UE, ma anche e sopratutto per creare nuova occupazione.

La necessità di diminuire la dipendenza energetica sopratutto dalla Russia, e di avviare forniture di gas alternative per tutti i Paesi UE è stata supportata dal candidato del Partito Popolare Europeo, Jean Claude Juncker, che ha tuttavia evidenziato come la politica energetica debba rimanere una competenza delle singole nazioni.

Opposta è stata la visione del candidato dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, Guy Verhofstad, che, dopo avere posto la realizzazione dell’Unione Energetica Europea come sua priorità in caso di elezione a Presidente della Commisisione, ha invece evidenziato come l’energia debba essere una stretta competenza di un’unica Istituzione Europea creata ad hoc.

La Slovacchia avvia le forniture di gas inverse all’Ucraina

Un passo verso la realizzazione dei postulati dell’Unione Energetica Europea è stato realizzato dalla Slovacchia che, sempre lunedì, 27 Aprile, ha avviato le forniture di gas russo a senso inverso dalla Germania all’Ucraina attraverso il gasdotto Vojany.

Il memorandum, che permette l’esportazione in Ucraina attraverso i gasdotti slovacchi di un massimale di 9 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dalla Germania -che importa 55 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico- segue gli accordi già firmati con Polonia ed Ungheria, attraverso i cui gasdotti Kyiv ha ottenuto la possibilità di importare un 8 miliardi di metri cubi di carburante.

La quota complessiva di oro blu importato attraverso l’utilizzo inverso dei gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria permette all’Ucraina di acquisire 17 Miliardi di metri cubi di gas all’anno: una quantità che, seppur di poco, aiuta Kyiv a decrementare la dipendenza dalle importazioni dalla Russia, da cui l’Ucraina oggi dipende per il 90% circa del proprio fabbisogno.

Chi, invece, va contro il progetto di Unione Energetica Europea sono alcune delle principali compagnie energetiche europee, che badano più all’interesse personale che alla diminuzione della dipendenza dell’Europa da poche forniture di gas.

Martedì, 29 Aprile, la compagnia austriaca OMV ha firmato un accordo per la realizzazione in Austria del Southstream: gasdotto, progettato da un’accordo politico tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex-Premier italiano Silvio Berlusconi, concepito per veicolare in Europa ulteriori 63 Miliardi dimetri cubi di gas russo.

Il Southstream, che secondo i progetti transita dalla Russia meridionale sul fondale del Mar Nero, per poi approdare in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Austria, è stato duramente contestato dalla Commissione Europea perché incrementa notevolmente la dipendenza energetica dell’Europa dal gas russo.

Inoltre, la Commissione Europea ha bloccato la realizzazione del Southstream nell’ambito delle sanzioni imposte alla Russia per l’annessione militare della Crimea e, soprattutto, le provocazioni armate nell’Est dell’Ucraina.

Un accordo per la realizzazione materiale del Southstream è stato già stretto con la Russia dalla compagnia Italia Saipem, nonostante, pochi giorni prima, l’UE a essa dato il via alla prima delle due ondate di sanzioni nei confronti dell’entourage politico di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centrale ed Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

L’UNIONE EUROPEA MULTERÀ GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 4, 2013

La Commissione Europea vicina a multare il monopolista statale russo del gas per condotta anticoncorrenziale nel libero mercato UE. I contratti con Europa Centro-Orientale ed Occidentale nel mirino dell’Ente anti-trust europeo

In Unione Europea non si scherza: il libero mercato è un principio da rispettare. Nella giornata di giovedì, 3 Ottobre, la Commissione Europea ha dichiarato l’avvio della preparazione di una multa nei confronti del monopolista russo del gas Gazprom, accusato di condotta anticoncorrenziale nel mercato UE.

Come riportato dalla Reuters, la Commissione Europea ha terminato un’inchiesta durata un anno, con cui è stato certificato che Gazprom ha importo prezzi ingiusti, collegando il tariffario per il gas a quello mondiale del greggio, ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

L’inchiesta ha però riguardato l’attività di Gazprom non solo nei Paesi che dipendono per più del 75% dal gas della Russia -come Polonia, Estonia, Lituania, Lettonia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Bulgaria- ma anche presso i grandi colossi energetici dell’Europa Occidentale.

Come rilevato dalla Commissione Europea, il monopolista russo del gas ha imposto alla compagnia austriaca OMV e al colosso italiano ENI il divieto di riesportare in altri mercati il gas russo importato da Gazprom.

Da parte russa, nessuna reazione alla notizia della possibile multa, ma c’è chi in Europa è pronto a scommettere che, alla fine, Gazprom, che rifornisce un quarto del gas utilizzato in Europa, sarà pronto a fare concessioni pur di mantenere la posizione di monopolio in buona parte dell’UE.

La politica dei gasdotti di Mosca in UE

Da risolvere è però il nodo del gasdotto Southstream, che Gazprom ha progettato dalle coste meridionali russe fino in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia per incrementare sensibilmente la quantità di gas esportata in UE.

Lecito ricordare che la Russia si avvale dell’arma energetica per realizzare scopi di natura geopolitica, come la disgregazione dell’UE, in una logica di divide et impera del Vecchio Continente che, secondo i piani del Presidente russo, Vladimir Putin, deve portare Mosca a ricoprire un ruolo predominante nella geopolitica globale.

La Commissione Europea ha dichiarato contrarietà alla realizzazione di un gasdotto che mette a serio repentaglio la diversificazione delle forniture di gas UE.

Tuttavia, sono forti gli interessi, sopratutto di colossi energetici europei occidentali come l’ENI, la compagnia tedesca Wintershall e la francese EDF, nel realizzare l’infrastruttura.

Matteo Cazzulani

FONTI: LA TAP VINCE SUL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 27, 2013

Il consorzio deputato allo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz sceglie il Gasdotto Trans Adriatico come principale infrastruttura per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan. Vincitori e vinti di una decisione oramai definitiva

La notizia non è definitiva, ma c’è chi canta vittoria, e chi ammette la sconfitta. Nella giornata di martedì, 25 Giugno, l’agenzia New Europe ha riportato la notizia secondo cui il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è l’infrastruttura scelta per il trasporto del gas dall’Azerbaijan in Unione Europea.

Nello specifico, la TAP è stata preferita dal consorzio deputato allo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz -il colosso energetico dell’Azerbaijan SOCAR, quello norvegese Statoil, quello britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total- rispetto al Nabucco.

Sempre secondo l’autorevole fonte, la scelta del Gasdotto Trans Adriatico sarebbe stata già comunicata dal Consorzio Shakh Deniz al Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, ai Paesi interessati nella realizzazione della TAP -Italia, Grecia, Svizzera ed Albania- e a quelli che sostengono il Nabucco -Austria, Romania, Ungheria, Turchia e Bulgaria.

La notizia è stata confermata da una nota della compagnia austriaca OMV, coinvolta nel Nabucco, che ha dichiarato di rispettare la decisione del consorzio Shakh Deniz, ed ha comunque ribadito l’impegno a lavorare per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa.

Anche i media della Romania, Paese in prima fila in sostegno del gasdotto dalla verdiana denominazione, hanno riportato che le possibilità di scelta della TAP sul Nabucco sono decisamente alte.

Ottimistico il parere espresso dal Governo greco, che ha dichiarato pieno sostegno alla decisione di preferire la TAP al Nabucco per il trasporto del gas azero in UE.

Positiva anche la reazione del Premier albanese, Sali Berisha, che ha sottolineato l’appoggio fornito dall’Albania alla TAP.

Concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania, la TAP è compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, dalla tedesca E.On e dalla belga Fluxys.

Il Gasdotto Trans Adriatico è supportato politicamente da Italia, Svizzera, Albania, Grecia, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro.

Il Nabucco è concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato economicamente dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dalla bulgara BEH, dall’ungherese MMSZ e dalla francese Suez Gaz de France, il gasdotto dalla verdiana denominazione è appoggiato politicamente da Austria, Turchia, Romania, Ungheria, Polonia, Slovacchia, e Bulgaria.

L’UE resta dipendente dalla Russia

Se confermata, la scelta della TAP favorisce i Paesi UE del Mediterraneo -Italia, Grecia e Croazia- a ricoprire un ruolo di straordinaria importanza per la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea dal monopolio di Russia ed Algeria.

Tuttavia, l’esclusione del Nabucco condanna alla totale dipendenza dalle forniture della Russia l’Europa Centrale: l’Austria è legata alle importazioni di oro blu russo per il 52% del fabbisogno nazionale, la Romania per circa l’80%, la Polonia per l’82%, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia al 99%.

L’esclusione del Nabucco da inoltre il via libera alla realizzazione del Southstream: gasdotto, contrastato dalla Commissione Europea, progettato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno in Austria dalle coste russe attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

Considerato l’aumento della dipendenza dal gas della Russia, la scelta della TAP, e l’esclusione del Nabucco, è una decisione che non tutela la sicurezza energetica dell’Unione Europea per favorire non la diversificazione degli approvvigionamenti di gas, ma incrementa la presenza di Mosca nel mercato UE dell’energia.

Matteo Cazzulani

LA TAP SI RAFFORZA CON LA FLUXYS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 18, 2013

La compagnia energetica belga intenzionata a rilevare quote nel Gasdotto Trans Adriatico. Sempre più serrata la concorrenza col Nabucco per il trasporto del gas dell’Azerbaijan in Europa.

Un ingresso importante per la realizzazione di un’infrastruttura per la sicurezza energetica europea. Nella giornata di lunedì, 17 Giugno, la compagnia energetica belga Fluxys ha dichiarato l’imenzione di rilevare quote nel Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Come riportato da una nota ufficiale del consorzio TAP, la Fluxys intende compartecipare al Gasdotto Trans Adriatico dal momento in cui la conduttura Sara selezionata dal colosso azero SOCAR per veicolare in Europa il gas proveniente dall’Azerbaijan.

La Fluxys già controlla la realizzazione del rigassificatore di Dunkirk, in Francia, possiede il gasdotto BBL -che unisce la Gran Bretagna al continente europeo- il NELe il TEMP in Germania, la conduttura Transitgas in Svizzera, e collabora con SNAM Rete Gas nel settore della distribuzione di energia.

Come dichiarato dal Direttore Esecutivo della Fluxys, Walter Peerarer, l’ingresso della compagnia belga consente al Gasdotto Trans Adriatico di espandere la diffusione del gas azero in Europa Occidentale e Settentrionale.

Della medesima opinione è il Direttore Esecutivo della TAP, Kjetil Tungland, che ha sottolineato come la presenza della Fluxys consenta il controllo di altri mercati dell’Europa Occidentale oltre all’Italia.

La TAP è concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine greco-turco attraverso l’Albania.

Il Gasdotto Trans Adriatico è compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, mentre politicamente è supportato dai Governi di Italia, Svizzera, Albania, Grecia, Croazia, Bosnia Erzegovina e Montenegro.

La forza del Nabucco

Gasdotto rivale della TAP per veicolare in UE gas dall’Azerbaijan è il Nabucco, pianificato per condurre 30 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, come Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Supportato politicamente da Austria, Turchia, Romania, Bulgaria, Polonia, Slovacchia ed Ungheria, il Nabucco è compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla ungherese MOL, dalla bulgara BEH, dalla francese Suez Gaz de France, e dall’ungherese MSSZ.

Matteo Cazzulani

GASDOTTI: L’EUROPA CENTRALE SOSTIENE IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 17, 2013

Durante il summit di Bratislava i Presidenti di Austria, Romania, Ungheria, Bulgaria e Turchia hanno inviato una lettera al Capo di Stato dell’Azerbaijan per il sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione. Il progetto, che coinvolge anche Polonia e Slovacchia, necessario per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas in Europa.

Sulla diversificazione degli approvvigionamenti di gas per garantire la sicurezza energetica l’Europa Centrale non ha dubbi: il Nabucco è meglio della TAP. Nella giornata di Domenica, 16 Giugno, i Capi di Stato di Austria, Romania, Ungheria e Bulgaria hanno espresso pieno sostegno al gasdotto Nabucco.

Come riportato dall’agenzia UPI, a margine del Summit dei Paesi dell’Europa Centrale, a Bratislava, i Presidenti dei quattro Paesi dell’Europa Centrale hanno inviato al Capo di Stato azero, Ilham Aliyev, una lettera di supporto al gasdotto dalla verdiana denominazione.

Il Capo di Stato austriaco, Heinz Fischer, ha illustrato come il Nabucco consenta la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per Paesi che, oggi, sono quasi completamente dipendenti dalle forniture di gas dalla Russia.

Il Presidente romeno, Traian Basescu, che ha invitato i Capi di Stato dei Paesi coinvolti nel Nabucco ad esprimere pieno sostegno al gasdotto dalla verdiana denominazione, ha sottolineato come l’infrastruttura garantisca diversificazione delle formiture di gas anche a Polonia e Slovacchia.

Oltre al Presidente ungherese, Janos Ader, e a quello bulgaro, Rosen Plevneliev, la lettera è stata sostenuta anche dal Capo di Stato turco, Abdullah Gul.

Nabucco vs. TAP nella guerra dei gasdotti per la diversificazione delle forniture UE di gas

Il Nabucco è progettato per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, da quella romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH,e dalla francese Suez Gaz de France, il gasdotto dalla verdiana denominazione conta sul sostegno politico di Austria, Turchia, Slovacchia, Polonia, Romania, Bulgaria ed Ungheria.

Il Nabucco è in concorrenza per il trasporto del gas azero con il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- conduttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi all’anno di oro blu in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, la TAP è supportata politicamente da Italia, Svizzera, Grecia, Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia e Montenegro.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA LANCIA L’OFFENSIVA IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 5, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, aumenta le forniture di gas a Italia, Germania e Francia e diminuisce il prezzo dell’oro blu per ENI, Wintershall e Suez Gaz de France. In pericolo il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea

Aumento delle forniture e decremento dei prezzi sono le due tecniche adottate dalla Russia per mantenere l’egemonia nel mercato del gas dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 4 Giugno, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha dichiarato l’intenzione di incrementare le forniture di gas all’Europa a 152 miliardi di metri cubi all’anno, dai 138 dello scorso anno, per ottenere il controllo del 32% del mercato UE dell’oro blu.

Il Vice Capo di Gazprom, Aleksandr Medvedev, ha dichiarato anche l’intenzione di abbassare i prezzi del gas inviato via gasdotto al colosso italiano ENI, alla compagnia francese Suez Gaz de France, e alla tedesca Wintershall, con le quali il monopolista russo avvierà anche un rapporto di stretta collaborazione per la realizzazione di nuove infrastrutture.

Tra i progetti, Medvedev ha illustrato la realizzazione del Southstream: gasdotto concepito per rifornire l’Europa di 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria attraverso in fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Il decremento dei prezzi del gas punta ad assicurare a Gazprom il mantenimento di un’unica direttrice per l’esportazione di gas, quella dell’Europa Occidentale, dopo che il monopolista statale russo del gas sta perdendo la concorrenza con il monopolista statale del greggio, Rosneft, e con gli Stati Uniti d’America, per il controllo del crescente mercato asiatico.

La mossa di Gazprom ha conseguenze gravi per Francia, Germania e Italia, che, spinte dalle compagnie energetiche nazionali, finirebbero per incrementare la dipendenza dall’unico fornitore russo, mandando a monte i progetti di diversificazione degli approvvigionamenti di gas varate dalla Commissione Europea.

Per limitare le importazioni di gas dalla Russia, Paese che si avvale delle risorse energetiche per realizzare scopi di natura geopolitica, la Commissione Europea ha progettato la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti per veicolare gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa attraverso due percorsi.

Nabucco e Gasdotto Trans Adriatico in forse

Il primo dei due gasdotti è il Nabucco, concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Il Nabucco, compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH, e dalla francese Suez Gaz de France, è supportato politicamente da Austria, Romania, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Turchia.

Il secondo progetto, concepito per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas azero in Italia dalla Grecia via Albania, è il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, la TAP è sostenuta politicamente dai Governi di Italia, Grecia, Svizzera ed Albania.

Matteo Cazzulani