LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: DOPO IL NO DI YANUKOVYCH LA POLIZIA REPRIME I MANIFESTANTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 30, 2013

Dieci contusi, tra cui cittadini europei, dopo la repressione da parte della polizia delle manifestazioni pacifiche di piazza per l’integrazione di Kyiv nell’UE. L’Europa lascia la porta aperta all’Ucraina

Dopo il no all’Europa, la violenza sui manifestanti. Nella giornata di sabato, 30 Novembre, le forze speciali di polizia ucraine hanno attaccato i dimostranti che, in più di 10 Mila, hanno manifestato in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Come riportato da diversi media, l’esito dello scontro è stato u una decina di feriti, tra cui alcuni cittadini polacchi accorsi a Kyiv per dare sostegno ai dimostranti ucraini.

La manifestazione, sempre pacifica, ha ottenuto una carica di motivazione supplementare in seguito alla mancata firma da parte del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dell’Accordo di Associazione: un documento che avrebbe integrato l’economia di Kyiv nel mercato unico UE.

Al posto dell’Accordo di Associazione, l’UE, alla fine del Vertice di Vilna del Partenariato Orientale europeo, ha rilasciato un Documento in cui dichiara l’intenzione di avvicinare l’Ucraina all’Europa, ma si riconoscono problemi legati alla giustizia selettiva utilizzata dalle Autorità ucraine nei confronti dell’Opposizione.

Nel Documento, l’UE ha anche rinunciato a coinvolgere la Russia nelle trattative per l’accordo di Associazione con l’Ucraina, come invece ha proposto Yanukovych, timoroso di ritorsioni commerciali da parte di Mosca in caso di integrazione di Kyiv nel mercato economico europeo.

Il Presidente russo Putin vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dalla Russia per estendere l’egemomia di Mosca nello spazio ex-sovietico, e creare un nuovo impero russo che, come dichiarato a più riprese, ha lo scopo di eliminare l’UE dalla competizione internazionale.

Schulz sostiene Yulia Tymoshenko

Durante la presentazione del documento, il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha contestato le ritorsioni commerciali attuate dalla Russia nei confronti dell’Ucraina come un’infrazione degli accordi internazionali e dei principi dell’Osce, che garantiscono ad ogni Stato il diritto di orientare la propria politica estera e commerciale in maniera libera e sovrana.

Posizione in sostegno dei Diritti Umani è stata presa dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che, dopo avere dichiarato l’ennesimo prolungamento della missione diplomatica speciale UE in Ucraina -formata dall’ex-Presidente polacco Aleksander Kwasniewski e dall’ex-Premier irlandese Pat Cox- ha invitato la Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko, a porre fine allo sciopero della fame iniziato in carcere in sostegno ai manifestanti per l’integrazione di Kyiv nell’UE.

Schulz ha illustrato come lo scopo dell’attività della Missione Cox-Kwasniewski, che prossimamente presenterà un rapporto sul caso Tymoshenko, sia quello di portare alla liberazione della leader dell’Opposizione ucraina, incarcerata dal 2011 a seguito di un processo riconosciuto come politicamente motivato dalla totalità degli osservatori internazionali indipendenti.

Matteo Cazzulani

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YANUKOVYCH COME LUKASHENKA: L’UCRAINA FUORI DALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 29, 2013

Il Presidente ucraino relegato assieme ai rappresentanti del Dittatore bielorusso durante il Vertice del Partenariato Orientale dell’Unione Europea di Vilna, durante il quale Kyiv non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE. Yanukovych scaricato anche dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz

Peggio di così non poteva andare per un Presidente isolato paragonato palesemente a un dittatore. Nella giornata di venerdì, 29 Novembre, l’Ucraina non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero dell’Unione Europea che, secondo programma, avrebbe dovuto essere firmato a chiusura del Summit del Partenariato Orientale europeo di Vilna.

Pessima è stata la figura del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che, nonostante abbia voluto interrompere di sua spontanea volontà le trattative per la firma dell’Accordo con l’UE, ha comunque partecipato al Vertice di Vilna dove, come riportato dalla Ukrayinska Pravda, non è stato considerato dai colleghi, ed è stato confinato nel tavolo dei lavori accanto agli esponenti della Bielorussia del dittatore Alyaksandr Lukashenka.

Gli unici colloqui avuti dal Presidente ucraino sono stati durante la cena di gala di giovedì, 28 Novembre, quando, rivolgendosi al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha lamentato pressione da parte della Russia, ed ha ribadito la richiesta di un’alta somma di denaro come compensazione dei danni che, secondo lui, la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE avrebbe portato a Kyiv in seguito al peggioramento delle relazioni con Mosca.

L’UE, tuttavia, ha compiuto ingenti sforzi anche durante il Vertice di Vilna, come il tentativo da parte del Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, sempre durante la cena, di convincere Yanukovych a firmare l’accordo, oppure le ennesime aperture alla possibilità di un sostegno economico da parte dell’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski, Inviato Speciale in Ucraina del Parlamento Europeo.

Proprio il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che si è sempre battuto per tenere aperta la porta all’Ucraina, ha però scaricato Yanukovych, esprimendo, come riportato da Dzerkalo Tyzhnya, il desiderio di firmare l’Accordo di Associazione con Kyiv con un nuovo Presidente ed una nuova classe politica ucraina.

L’insuccesso di Yanukovych è dimostrato anche dalla mancata firma di un documento alternativo all’Accordo di Associazione, che i vertici UE avevano preparato per mantenere comunque la porta aperta ai lavori con l’Ucraina.

Come riportato da Radio Liberty, il documento cancellava ogni riferimento alla Russia, che, invece, Yanukovych ha voluto coinvolgere a tutti i costi per stabilire i dettagli dell’Accordo di Associazione, ottenendo la pronta risposta dei vertici UE, secondo cui l’Europa non bilancia la sua politica estera in base alla volontà di Paesi terzi.

Importante anche citare le aperture di carattere ideologico che l’UE ha fatto all’Ucraina, come la concessione della possibilità di posticipare la risoluzione dei casi di violazione della democrazia e dei Diritti Umani in Ucraina -come il caso della Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko, arrestata per ragioni politiche dal 2011- pur di facilitare a Yanukovych la firma dell’Accordo di Associazione.

Manifestazione a Milano per l’Ucraina in Europa sabato pomeriggio

Con la mancata firma dell’Accordo di Associazione, che invece è stato ultimato da Moldova e Georgia -che così sono ora più vicine all’UE rispetto a Kyiv- l’Ucraina si trova isolata e, giocoforza, potrà diventare facile preda dell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dalla Russia di Putin per ricreare nello spazio ex-sovietico un nuovo impero che, come dichiarato più volte dallo stesso Presidente russo, intende indebolire l’Unione Europea

Per l’UE, la mancata integrazione di un Paese ricco di potenziale agricolo, industriale ed umano, di un mercato ove collocare i beni prodotti dalle industrie europee, oggi in crisi, e di uno Stato attraverso cui transitano i gasdotti che trasportano la maggior parte del gas che l’Europa importa dalla Russia, rappresenta una sconfitta diplomatica che mette a serio repentaglio la sicurezza economica del Continente europeo.

Proteste sono state già organizzate dagli ucraini che, da giovedì 21 Novembre, in decine di migliaia stanno già protestando nelle principali piazze ucraine sotto le bandiere dell’UE contro la decisione del Presidente Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE.

In Italia, un presidio è stato programmato a Milano per sabato 30 Novembre, alle ore 15, in via Dante angolo piazza Castello, a cui parteciperanno tutte le persone, di qualsiasi nazionalità, che sostengono le aspirazioni europee del popolo ucraino.

Matteo Cazzulani

GERMANIA: IL GAS DI PUTIN DIETRO ALLA GRANDE COALIZIONE TRA LA MERKEL E LA SPD

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 28, 2013

I cristianodemocratici della CDU-CSU e i socialdemocratici hanno concordato l’introduzione di un salario minimo, la riduzione dell’età previdenziale, la concessione più diffusa della doppia nazionalità, ed una spartizione dei Ministeri. Concesso anche al monopolista statale russo del gas Gazprom il controllo totale dei gasdotti che trasportano il gas russo nel territorio della Germania e il potenziamento del Nordstream, controllato dall’ex-Cancelliere SPD Gerard Schroder

La Germania si erge a paladina e controllore dell’Europa, ma è la prima a piegare le leggi dell’Unione Europea per i suoi interessi nazionali e, sopratutto, alle logiche politiche interne. Nella giornata di giovedì, 27 Novembre, il Partito cristianodemocratico del Cancelliere uscente Angela Merkel, la CDU, ed il Partito cristianosociale bavarese ad esso associato CSU hanno raggiunto l’accordo per il varo di una Grande Coalizione con i socialdemocratici della SPD.

L’accordo, necessario dopo che alla CDU-CSU, nonostante la grande vittoria nelle ultime Elezioni Parlamentari tedesche, sono mancati pochi seggi in Parlamento per formare una maggioranza, prevede l’introduzione di alcune prerogative volute dalla SPD: una paga minima fissa di 8,50 Euro all’ora, l’abbassamento dell’eta pensionabile da 67 a 63 anni per gli uomini che hanno maturato 45 anni di contributi, il mantenimento della doppia nazionalità per i tedeschi nati fuori Germania.

Oltre all’aspetto contenutistico, importante è anche la distribuzione dei Ministeri che, secondo le indiscrezioni, dovrebbero essere assegnati nel numero di 5 per la CDU, 3 per la CSU e 6 per la SPD, tra cui quello pesante degli Esteri.

Ciò nonostante, la formazione del Governo non è ancora stata resa nota per evitare che l’elettorato SPD, chiamato ad un Congresso straordinario per approvare l’ingresso dei Socialdemocratici nella Grande Coalizione, possa interpretare la scelta di aderire al Governo delle Larghe Intese come un modo per i Vertici del Partito di ottenere una collocazione ministeriale.

Oltre ai posti di potere, un aspetto sottaciuto dalla stampa è anche quello energetico. Nella giornata di giovedì, 21 Novembre, la Merkel ha concesso al monopolista statale russo del gas, Gazprom, il controllo totale del gasdotto OPAL, deputato al trasporto in Germania, e nel resto dell’Europa Centrale, del gas proveniente dal Nordstream.

Il Nordstream è un gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare gas dalla Russia alla Germania bypassando Stati UE dell’Europa Centrale -Polonia e Paesi Baltici- che, secondo quanto dichiarato dalla Merkel, presto sarà ampliato per permettere a Gazprom l’invio di 70 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno nel territorio europeo.

La concessione del monopolio OPAL a Gazprom, e la promessa di ampliare il Nordstream, sono due delle altre contropartite che la Merkel avrebbe potuto offrire alla SPD in cambio dei seggi necessari per varare la Grande Coalizione.

Infatti, non è una novità che il Presidente del Consiglio di Amministrazione del consorzio Nordstream è Gerard Schroder: ex-Cancelliere socialdemocratico, molto amico del Presidente russo Vladimir Putin, che, tutt’oggi, è una delle persone più influenti della SPD.

La manovra della Merkel incontra però l’opposizione della Commissione Europea, che ha invitato la Germania a rispettare il Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta a compagnie energetiche impegnate nella compravendita di gas nel mercato europeo, come Gazprom, il possesso anche della rete di distribuzione del carburante.

Nonostante la legge UE, la Merkel non sembra intimidita, come ha dimostrato nei confronti del Commissario Europeo all’Energia Gunther Oettinger, a cui, come ha ricordato l’autorevole Gazeta Wyborcza, la Cancelliera tedesca ha espressamente richiesto di rivedere il Terzo Pacchetto Energetico per permettere alla Germania di concedere larghe fette del mercato energetico del Paese a Gazprom.

Se realizzato, il piano della Merkel, in collaborazione con il sempre presente Schroder, porterà al rafforzamento del monopolio energetico della Russia in Europa: una situazione che mette a serio repentaglio il rafforzamento della posizione dell’UE nel mercato globale, e, nel contempo, fa di Putin il Leader di una superpotenza mondiale che, per spezzare le reni all’Europa Unita, ambisce alla creazione di un nuovo impero zarista nello spazio ex-sovietico, in primis in Ucraina.

Un no bipartisan allo shale

A conferma del supporto della Germania alle mire energetiche della Russia di Putin è l’imposizione, votata sia dalla CDU-CSU che dalla SPD, di una moratoria sullo sfruttamento nel territorio tedesco del gas shale: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking verticale e orizzontale, che permetterebbe all’Europa di diminuire la dipendenza dalle importazioni di carburante da Mosca.

La Russia, come riportano fonti ben aggiornate, si è sempre opposta allo sfruttamento dello shale in Europa, ad esempio incentivando compagnie statunitensi ad abbandonare la ricerca di questo gas in Polonia -che secondo le stime EIA possiede un’immensa riserva di oro blu non convenzionale- oppure finanziando campagne di comtroinformazione che, con dati sommari e poco elaborati, presentano come pericolose ed inquinanti le procedure di fracking.

Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH NON FIRMA L’ASSOCIAZIONE CON L’UE E VUOLE ANCHE PUTIN NEI COLLOQUI CON L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 27, 2013

Il Presidente ucraino ritiene insufficiente l’offerta economica dell’Unione Europea per la firma del documento che integra Kyiv nel mercato unico UE, e propone il varo di un tavolo trilaterale con la partecipazione della Russia. Le perplessità dell’UE che invita il Capo di Stato dell’Ucraina alla lungimiranza.

L’accordo va bene solo se è comodo. Nella giornata di martedì, 26 Novembre, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha dichiarato l’intenzione di non firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea -documento che integra l’economia dell’Ucraina nel mercato unico UE- perché le condizioni offerte da Bruxelles non lo soddisfano.

Durante un’intervista alla televisione, il Presidente Yanukovych ha illustrato come l’UE abbia proposto a Kyiv l’erogazione di ‘soli’ 610 Milioni di Euro e la firma di un protocollo di intesa con il Fondo Monetario Internazionale che obbliga l’Ucraina a riforme strutturali del suo sistema finanziario, in cambio della firma dell’Accordo di Associazione.

A rincarare la dose è il Premier, Mykola Azarov, che ha fatto cenno alla presenza di Yanukovych al Vertice del Partenariato Orientale dell’Unione Europea di Vilna -dove l’Accordo di Associazione dovrebbe essere firmato- durante il quale il Presidente ucraino proporrà la convocazione di un Tavolo Trilaterale Ucraina-UE-Russia per risolvere le trattative sull’integrazione di Kyiv nel mercato unico libero europeo.

La proposta di Yanukovych è subito piaciuta al Presidente russo, Vladimir Putin, che, durante il Vertice Italo-Russo di Trieste, ha anche dichiarato di non avere ancora dato mandato di concedere sconti sul prezzo del gas che l’Ucraina importa a caro prezzo dalla Russia.

Putin vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepita per estendere l’egemonia di Mosca nell’ex-URSS e, come dichiarato dallo stesso Presidente russo, contrastare l’UE nella competizione internazionale.

Pronta è stata la risposta a Yanukovych , Azarov e Putin dei vertici UE. La Portavoce dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Maja Kocjancic, ha dichiarato scetticismo nei confronti della proposta di un vertice trilaterale per la risoluzione dell’impasse diplomatica.

Come riportato da Radio Liberty, la bozza della dichiarazione della fine del Vertice di Vilna riporta ancora l’annuncio della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un’ennesima apertura che dimostra la buona volontà della Diplomazia europea.

L’inviato speciale del Parlamento Europeo in Ucraina, l’ex-Presidente polacco, Aleksander Kwasniewski, ha sottolineato come lo sforzo economico preteso dall’Ucraina per la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE sia troppo oneroso e, durante un intervento su Radio Zet, ha dichiarato che la Russia sta esercitando pressioni su Kyiv tramite ritorsioni commerciali per convincere Yanukovych a non integrare l’economia del suo Paese con il mercato unico europeo.

Critico è stato anche il Premier polacco, Donald Tusk, che ha dichiarato a Yanukovych che l’Associazione con l’UE non ha un prezzo, ma è una strategia a lungo termine che garantisce agli ucraini vantaggi considerevoli.

Appello alla volontà del popolo ucraino è stato fatto anche dai Ministri degli Esteri di Polonia e Germania, Radoslaw Sikorski e Guido Westerwelle, che hanno sottolineato come la decisione di firmare o meno l’Accordo di Associazione sia dei cittadini che, a decine di migliaia, stanno manifestando pacificamente da circa una settimana.

La protesta si unisce a Kyiv

Proprio la protesta, sempre martedì, 26 Novembre, ha visto un giorno importante quando, nella serata, i due centri della protesta pacifica si sono uniti in un’unica manifestazione sotto bandiere dell’UE.

La decisione è stata presa dopo che i Partiti dell’Opposizione, che finora hanno manifestato in Piazza Europa, hanno raggiunto la protesta spinta ira di Associazioni e cittadini nel Maydan Nezalezhnosti.

L’invito a tale passo è stato avanzato dalla Leader dell’Opposizione ucraina Yulia Tymoshenko -che oggi compie 53 anni- che, dal carcere in cui è rinchiusa dal 2011 a seguito di una condanna politica, ha invitato gli oppositori ad unirsi al resto della manifestazione abbandonando i simboli di partito per adottare solo la bandiera dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: REPRESSE ALCUNE MANIFESTAZIONI PER L’INTEGRAZIONE NELL’UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 26, 2013

La polizia reprime nel sangue manifestazioni a Chernivtsi ed Odessa, mentre a Kyiv i dimostranti reagiscono. La Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko in sciopero della fame dal carcere in cui è detenuta per motivi politici dal 2011.

Nell’Ucraina del Presidente Viktor Yanukovych l’Unione Europea sembra proprio dar fastidio. Nella giornata di lunedì, 25 Novembre, a Chernivtsi ed Odessa le forze speciali di polizia hanno posto fine con la forza alle manifestazioni locali in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’UE.

Simile provvedimento è stato preso durante le manifestazioni a Kyiv, dove in 5 Mila si sono ritrovati, come sempre, presso il Maydan Nezalezhnosti e Piazza Europa: la polizia ha utilizzato gas irritanti ma, a differenza che a Chernivtsi ed Odessa, ha dovuto fare i conti con la determinazione dei dimostranti, che hanno reagito e messo in fuga gli agenti in tenuta antisommossa.

Divieto di manifestare in sostegno dell’ingresso dell’Ucraina in UE è stato ordinato dalle Autorità cittadine di Kharkiv, che, nel contempo, hanno anche vietato ai parenti ed avvocati di recarsi in visita presso la colonia penale femminile locale Kachanivska alla Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko.

Come risposta, la Tymoshenko ha dichiarato l’avvio di uno sciopero della fame per esprimere solidarietà ai manifestanti che, in diverse piazze ucraine e di Paesi UE, stanno dimostrando con tenacia contro la decisione di bloccare le trattative per l’integrazione economica nell’UE presa dal Parlamento ucraino su direttiva del Presidente Yanukovych.

Proprio Yanukovych, sempre lunedì, 25 Novembre, è tornato a farsi vivo con una nota emessa dalla sua cancelleria con cui, al limite del cinismo, ha rassicurato gli ucraini la possibilità di vivere il Sogno Europeo.

L’UE lascia aperta la possibilità di integrazione a Kyiv

Più che dal Presidente Yanukovych, la vera garanzia di Europa agli ucraini è stata data dal Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, e dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, che, con una nota, hanno dichiarato che la porta per l’integrazione dell’Ucraina nell’UE è ancora aperta.

Apertura è stata comunicata anche dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che ha evidenziato come le proteste partecipate da un massimo di 10 Milioni di ucraini ha dato un chiaro segnale della volontà dell’Ucraina che l’UE tiene in considerazione.

Lunedì, 25 Novembre, anche gli Stati Uniti d’America hanno commentatocla situazione ucraina per voce dell’Ambasciatore USA all’Osce, Daniel Baer, che ha illustrato come non sia tollerabile che la Russia, per portare Kyiv a rinunciare all’integrazione nell’UE, abbia introdotto sanzioni nei conformti dell’Ucraina.

Putin minaccia gli ucraini

Per l’integrazione economica nell’UE, l’Ucraina deve firmare l’Accordo di Associazione, che prevede da parte di Kyiv la realizzazione di alcune riforme strutturali e, sopratutto, la liberazione temporanea per cure mediche urgenti per la Tymoshenko: costretta al carcere dal 2011 a seguito di una condanna politica.

Una delle motivazioni con le quali le Autorità ucraine hanno motivato la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione è la mancata erogazione da parte dell’UE di assicurazioni economiche per compensare le perdite generate dal certo inasprimento delle ritorsioni commerciali da parte della Russia.

La Russia vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-Sovietico e, con l’inclusione di Kyiv, estromettere l’UE dalla competizione nel mercato economico globale.

Matteo Cazzulani

ASSOCIAZIONE UCRAINA-UE: L’EUROMAIDAN SUPERA LA RIVOLUZIONE ARANCIONE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 25, 2013

Più di 10 Mila in piazza a Kyiv per sostenere l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea: molte di più del processo democratico del 2004. La polizia usa la forza mentre le Autorità organizzano contro-manifestazioni con truppe cammellate.

Sì all’Europa, no all’Unione Doganale della Russia sono alcuni degli slogan che la fiumana record di manifestanti ha intonato Domenica, 24 Novembre, presso il centrale Maydan Nezalezhnosti durante le dimostrazioni in sostegno dell’Integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea. La manifestazione, chiamata “Euromaidan”, ha ottenuto numeri da record: più di 10 Milioni di persone scese in piazza volontariamente, molte di più di quante, sempre nel mese di Novembre, ma nel 2004, hanno partecipato al processo democratico passato alla storia come “Rivoluzione Arancione”.

Nello specifico, i punti della protesta sono due. Il primo è il Maydan Nezalezhosti, dove sono riunite le Associazioni di cittadini senza bandiere politiche, mentre in Piazza Europa si è mobilitata l’Opposizione con una tendopoli che, già nella notte, è finita nel mirino delle forse speciali di polizia, che hanno cercato, invano, di disperdere la folla.

La protesta europea ha anche varato un piano d’azione: mobilitazione permanente fino al 29 Novembre -data del Vertice di Vilna in cui l’Ucraina è chiamata a firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che integra l’economia di Kyiv nel mercato libero europeo- e richiesta al Parlamento di votare le clausole chieste dall’Unione per la firma dell’Accordo di Associazione -tra cui la liberazione temporanea per cure mediche urgenti per la Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko: incarcerata nel 2011 dopo un processo politico.

Oltre all’intervento della polizia, le Autorità Governative hanno inscenato una contromanifestazione nominata “Euro Homo” presso la Piazza Mikhaylovska, dove, secondo i testimoni, sono stati costretti a dimostrare minatori delle Regioni orientali del Paese: la roccaforte del Partito delle Regioni del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Con le proteste di Domenica, in contemporanea con dimostrazioni in altre città dell’Ucraina e mobilitazioni in tutto il Mondo, come a Barcellona, Washington, Ginevra, Oslo, Wroclaw e Milano, sono già quattro i giorni che hanno visto gli ucraini scendere in piazza per supportare la firma dell’Accordo di Associazione tra l’Ucraina e l’UE.

La decisione di non firmare l’Accordo che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero UE è stata presa dal Parlamento ucraino su direttiva del Presidente Yanukovych per timore di ripercussioni da parte della Russia, che sta attuando ritorsioni di carattere commerciale per inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è concepito dal Presidente russo Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico, creare un nuovo impero russo, ed annichilire l’UE dalla competizione internazionale in Mondo oramai globalizzato.

L’UE continua a trattare con Kyiv

Per via dell’importanza geopolitica dell’Ucraina -Paese anche ricco di risorse naturali e di un potenziale industriale, agricolo ed umano- l’UE non ha terminato i tentativi di arrivare comunque alla firma dell’Accordo di Associazione.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, l’Inviato Speciale del Parlamento Europeo, l’ex-Presidente polacco, il socialdemocratico Aleksander Kwasniewski, sta conducendo trattative per convincere le Autorità ucraine alla firma del Documento.

Come riportato dall’Ukrayinska Pravda, attaccata da hacker nella giornata di Domenica, anche il Cancelliere tedesco, la cristianodemocratica Angela Merkel, sarebbe pronta a colloqui con Putin per invitare la Russia ad interrompere le ritorsioni commerciali per cercare di influenzare decisioni di Paesi sovrani ed indipendenti come l’Ucraina.

A seguito della manifestazione per l’Associazione dell’Ucraina con l’UE a Milano, a cui hanno partecipato più di 50 tra italiani ed ucraini, si è costituito il Comitato Euromaidan Lombardia, con lo scopo di monitorare la situazione a Kyiv per organizzare azioni di solidarietà ed informare la popolazione italiana sulla necessità per l’Europa di integrare al più presto l’economia ucraina nel mercato unico libero europeo.

Il Comitato è apartitico ed aperto alla partecipazione di tutti anche con una mail a tymoshenkolibera@gmail.com opporre con l’adesione alla pagina Facebook.

Matteo Cazzulani

EUROMAIDAN, HOLODOMOR E DEMOCRAZIA: TRE BUONI MOTIVI PER SCENDERE IN PIAZZA A MILANO PER L’UCRAINA NELL’UE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on November 24, 2013

Organizzata a Kyiv una grande manifestazione contro la decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, di arrestare il processo di integrazione ucraino nell’UE. Il ricordo della Grande Fame: genocidio del popolo ucraino del 1932-1933 che ha portato alla morte per fame di almeno 5 Milioni di ucraini.

La Democrazia, il Ricordo e il Sogno Europeo sono tre motivazioni per le quali oggi, Domenica, 24 Novembre, è bene parlare e manifestare per l’Ucraina. Nel pomeriggio, a Kyiv, presso il centrale Maydan Nezalezhnosti, è programmata una grande manifestazione spontanea degli ucraini che sostengono l’integrazione dell’Ucraina nell’UE.

La protesta, non violenta ed apartitica, prende il nome di Euromaidan e, oggi, è giunta al suo quarto giorno: da giovedì a sabato una media di tre Mila ucraini hanno manifestato non solo a Kyiv, ma anche di altre città dell’Ovest e dell’Est del Paese, resistendo alle cariche della polizia, dislocate dalle Autorità politiche per sedare la dimostrazione.

La manifestazione è stata provocata dalla decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e del Premier, Mykola Azarov, di non firmare con l’UE l’Accordo di Associazione: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero europeo, e consente a Kyiv un vantaggio finanziario notevole, come la facilitazione per l’ottenimento del credito internazionale di cui l’Ucraina ha bisogno per porre fine ad una grave crisi che dura dal 2009.

Il niet ucraino, dimostrato con la votazione contraria della maggioranza filo-presidenziale in Parlamento ai sei Progetti di Legge che permettono cure mediche urgenti alla Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko -conditio sine qua non posta da Bruxelles per la firma dell’Accordo di Associazione- è stato motivato dagli ucraini con la mancata garanzia da parte dell’UE di rimborsi economici all’Ucraina derivanti dalle ritorsioni che la Russia avrebbe potuto apportare in caso di integrazione di Kyiv nel mercato unico europeo.

Domenica, 26 Novembre, è la ricorrenza del Grande Holodomor: genocidio del popolo ucraino voluto da Stalin nel 1932-1933, contestualizzato nel processo di collettivizzazione coatta delle terre nell’URSS, per eliminare una popolazione ritenuta troppo intraprendente, ribelle ed incline alle rivendicazioni di indipendenza ed autonomia da Mosca.

Lo Holodomor del 1932 e 1933 -anticipato da quello del 1920, e seguito da quello del 1946- ha comportato l’eliminazione di circa 5 Milioni di persone, ed è consistito nel razionamento totale delle derrate alimentari da parte dell’Armata Rossa, che ha occupato case e villaggi, e, così, ha impedito agli ucraini del centro e dell’Est del Paese di nutrirsi.

Lo Holodomor è riconosciuto come genocidio del popolo ucraino da parte di tredici stati, tra cui l’Italia, ma non dalla Russia, che ha sempre negato, e continua tuttora, che la Grande Fame sia stato un processo voluto da Mosca per eliminare la nazione ucraina.

Putin non vuole Kyiv in Europa

Proprio la Russia è protagonista nel quadro politico ucraino, dal momento in cui i russi stanno cercando in tutti i modi di inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: processo di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Federazione Russa nel mondo ex-Sovietico.

L’entrata dell’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica è un passo fondamentale affinché la Russia ricostruisca un suo impero nello spazio ex-URSS: un’entità statale che, come dichiarato a più riprese dal Presidente Putin, deve portare alla disgregazione dell’UE, ed alla sua eliminazione dalla competizione economica mondiale.

Per questa ragione, la Russia ha contrastato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento di cui Bruxelles -così come Kyiv- ha bisogno per evitare il ricostituirsi di un impero russo ai suoi confini e, sopratutto, per integrare al più presto un Paese di fondamentale importanza sul piano economico, infrastrutturale energetico, agricolo, umano ed industriale.

Manifestazione oggi a Milano, ore 15 via Dante

Voglia di Europa da parte degli ucraini, ricordo dello Holodomor, e necessita per l’UE di aprire al più presto le porte ad un Paese con cui, soprattutto l’Italia, ha già forti legami storici, umani e sociali -si pensi alle numerose badanti ed infermiere di nazionalità ucraina che lavorano nel nostro Paese, senza contare l’alto numero di studenti attratti dalla cultura e dalla lingua italiana- sono dunque tre valide motivazioni per scendere in piazza per supportare pubblicamente l’Ucraina da italiani.

Ci troviamo oggi a Milano alle 15 in via Dante, angolo Piazza Cairoli, con indosso un qualcosa di ucraino, di europeo -basta una bandiera per chi ne è in possesso- o un capo arancione, per dire no alla condotta autoritaria di un Presidente che decide senza ascoltare il suo popolo, ed esprimere il nostro sostengo affinché l’Europa sia un sogno realizzabile anche per i nostri fratelli ucraini.

Non possiamo, come ha detto un importante poeta del romanticismo europeo, amare la libertà se non si hanno a cuore le sorti di almeno un’altro popolo oltre al nostro.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA MANIFESTA PER L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 23, 2013

Repressa con la forza, seppur senza successo, la manifestazione di più di 3 Mila persome contro la decisione del Presidente, Viktor Yanukovych, di interrompere l’integrazione europea di Kyiv. Dimostrazioni anche in altre città del Paese.

La stessa piazza, la stessa voglia di Europa nove anni dopo la Rivoluzione Arancione. Nella giornata di venerdì, 22 Novembre, più di 3 Mila manifestanti sono scesi in piazza a Kyiv, nel centralissimo Maydan Nezalezhnosti per protestare contro la decisione del Presidente, Viktor Yanukovych, di sospendere il processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

La protesta -che, così come durante il processo democratico ‘arancione’ del 2004 ha radunato in maniera spontanea e non violenta i manifestanti nella piazza principale della capitale ucraina in favore dell’Europa, della Democrazia e dei Diritti Umani- non è stata gradita dalle Autorità che, dopo avere schierato le forze speciali di polizia, ha dato via ad alcune cariche per cercare, invano, di interrompere la manifestazione.

Simili dimostrazioni in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’UE hanno avuto luogo a Leopoli -dove la protesta ha visto un’alta partecipazioni di giovani e studenti- Chernivtsi, Kharkiv, Donetsk, Vinnitsya e Kryvy Rih, dove, nel complesso, hanno manifestato per tutta la notte in più di 15 Mila.

La protesta è apartitica, ma le voci di sostegno dei politici non si sono fatte attendere, come quella della Leader dell’Opposizione -già guida della Rivoluzione Arancione- Yulia Tymoshenko, con un lettera aperta dal carcere in cui è reclusa per motivazioni politiche.

La Tymoshenko ha invitato il Presidente Yanukovych ad adottare una strategia di lungo respiro e firmare l’Accordo di Associazione con l’UE, senza temere ripercussioni dalla Russia.

La Leader dell’Opposizione ucraina ha anche dichiarato, pur di permettere la firma dell’Accordo tra Ucraina e l’UE, di rinunciare alla sua liberazione temporanea per cure mediche urgenti in Germania: una condizione che l’Europa ha posto come basilare per il varo del documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero europeo.

Anche Milano si mobilita

Reazioni sono pervenute anche dal Commissario UE per l’Allargamento e l’Integrazione, Stefan Fule, che ha comunque lasciato intendere la possibilità per l’Ucraina di firmare l’Accordo di Associazione anche dopo la bocciatura da parte del Parlamento ucraino di sei Progetti di Legge che consentivano cure mediche urgenti alla Tymoshenko.

Più forte è stata la reazione del Segretario di Stato statunitense, John Kerry, che ha annullato la visita a Kyiv già pianificata come segno di protesta da parte degli Stati Uniti d’America nei confronti del mancato rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo.

Oltre alle manifestazioni di protesta in Ucraina, anche il resto del Mondo si mobilita. A Milano, la comunità ucraina locale ha organizzato per Domenica 24 Novembre, alle ore 15, un presidio in via Dante per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Tutti gli affezionati della Democrazia e dei Diritti Umani sono invitati a partecipare indossando qualcosa di arancione.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA DI YANUKOVYCH DICE NO ALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 22, 2013

Il Parlamento ucraino respinge sei Progetti di Legge che permettono cure mediche urgenti all’estero alla Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko, mentre il Presidente è assente e il Premier e il Vicepremier, Mykola Azarov e Yuri Boyko, chiedono soldi in cambio dell’integrazione di Kyiv nel mercato unico europeo. L’amarezza dell’Europa e degli Stati Uniti d’America

No all’Europa, sì ad un ‘glorioso’ isolamento che di glorioso ha molto poco, ma tanto ha di autoritarismo e dittatura. Nella giornata di giovedì, 21 Novembre, l’Ucraina ha deciso di non firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea: un documento che avrebbe permesso l’integrazione dell’economia ucraina nel mercato libero comune dell’UE.

La notizia è stata comunicata in forma indiretta già nella mattinata, quando la maggioranza in Parlamento ha respinto sei Progetti di Legge che garantivano cure mediche urgenti in Germania alla Leader dell’opposizione, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko: una condizione chiave che l’UE ha posto all’Ucraina per la firma dell’Accordo di Associazione.

A riguardo, decisa è stata la posizione del Premier ucraino, Mykola Azarov, che -nonostante la chiarezza con cui l’UE ha posto il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani da parte di Kyiv come conditio sine qua non per la firma dell’Accordo di Associazione, ha criticato l’Europa, rea, a suo dire, di collegare il caso Tymoshenko con l’integrazione dell’economia ucraina nel mercato unico europeo.

La conferma della rinuncia di Kyiv all’Europa è arrivata poco dopo la votazione del Parlamento dal Vicepremier, Yuri Boyko, che ha comunicato l’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione perché, secondo lui, l’UE non avrebbe fornito le garanzie finanziarie all’Ucraina per compensare la perdita di flusso commerciale con la Russia che l’integrazione nel mercato europeo avrebbe comportato all’economia ucraina.

Ancora più chiaro è il silenzio proveniente dal Presidente, Viktor Yanukovych, che, pur essendo l’autorità suprema dell’Ucraina, al momento della votazione in Parlamento si è trovato in Austria: un chiaro segnale di disinteresse nei confronti dell’UE.

Pronta è stata la riposta dell’UE, che, per voce dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Catrine Ashton, ha sottolineato come l’Europa ha considerato la scelta dell’Ucraina con profonda delusione, sopratutto perché la firma dell’Accordo di Associazione avrebbe garantito a Kyiv una posizione più forte nella negoziazione del prestito con il Fondo Monetario Internazionae di cui l’economia ucraina ha bisogno per superare un momento di forte crisi.

Toni amari anche da parte degli inviati speciali del Parlamento Europeo in Ucraina, l’ex-Presidente polacco Aleksander Kwasniewski e l’ex-Premier irlandese Pat Cox, che hanno comunicato l’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione e, nel contempo, hanno invitato, a nome del Presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, a mantenere comunque aperta la prospettiva di integrazione di Kyiv nell’UE.

Sulla linea della posizione dei vertici UE sono anche gli Stati Uniti d’America che, con una nota del Dipartimento di Stato, hanno dichiarato la necessita di ascoltare la vera volontà del popolo ucraino, che, per la maggioranza, vuole l’integrazione nel mercato unico europeo.

A dimostrazione di ciò sono state le manifestazioni spontanee di protesta che, nella notte di giovedì, 21 Novembre, hanno radunato più di 3 Mila persone, molte delle quali nel Maydan Nezalezhnosti: la piazza principale della capitale, Kyiv, già centro nel 2004 del processo democratico non violento ucraino, passato alla storia come ‘Rivoluzione Arancione’.

Yanukovych in Ucraina come Lukashenka in Bielorussia

La scelta di Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE è dettata da due fattori.

Il primo è la volontà di dare precedenza alla politica interna piuttosto che a quella estera: Yanukovych ha così preferito il mantenimento in carcere della sua più temuta rivale, Yulia Tymoshenko, all’ottenimento della prosperità e del progresso del Paese di cui è Presidente.

La seconda ragione è collegata alla volontà di Yanukovych di mantenere l’Ucraina in una posizione di neutralità tra UE e Russia: una strategia che, però, in Europa Orientale non paga, come dimostrato in Bielorussia dal Dittatore Alyaksandar Lukashenka, che dopo avere cercato di mantenere Minsk neutrale tra Bruxelles e Mosca, ha dovuto cedere a Putin il comtrollo di più della metà dell’economia bielorussa.

L’UE deve usare il Bastone e la Carota con Kyiv

Per l’UE, la rinuncia dell’Ucraina all’integrazione con l’Europa, anche se solo economica, rappresenta una sconfitta geopolitica che rischia di mettere a serio repentaglio la propserita dell’Unione stessa.

Lontano dall’UE, l’Ucraina, come la Bielorussia, rischia infatti di essere inglobata nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dalla Russia per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

La creazione di un nuovo Impero Russo nell’ex-URSS, possibile solo con l’inglobamento dell’Ucraina nella sfera di influenza della Russia, per l’UE rappresenta un duro colpo, sopratutto perché, come dichiarato da Putin, lo scopo di Mosca è quello di annichilire l’Europa per escludere il Vecchio Continente dalla competizione mondiale con USA, Cina, India e Brasile.

È dunque necessario per l’UE, come dichiarato da Kwasniewski, non chiudere definitivamente la prospettiva europea all’Ucraina, per procedere all’integrazione economica e politica di un Paese importantissimo per l’interesse geopolitico dell’Unione una volta che a Kyiv ritornerà la democrazia.

Preso atto dell’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione con una dittatura -dalla salita al potere di Yanukovych nel 2010 una dozzina di oppositori, tra cui la Tymoshenko, sono state vittime di giustizia selettiva, i media indipendenti sono stati repressi, e le Elezioni Ammimistrative e quelle Parlamentari del 2010 e 2012 sono state falsate- l’UE dovrebbe assumere la strategia del ‘Bastone e della Carota’.

Nello specifico, l’UE, per non permettere l’inglobamento dell’Ucraina nella sfera di influenza della Russia, dovrebbe firmare comunque l’Accordo di Associazione con Yanukovych, per poi imporre al Presidente ucraino il rilascio della Tymoshenko, ed il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani, pena la rinuncia immediata di tutti i benefici derivati dall’appartenenza degli ucraini al mercato unico europeo.

Come ci ha insegnato Churchill nei confronti di Stalin, e, in misura differente, oggi Obama con Assad, con i Dittatori occorre giocare spesso di tattica, anche concedendo spazio nella scacchiera pur di compiere lo scacco matto finale.

Così, l’UE avrebbe dovuto concedere la Carota -l’integrazione dell’Ucraina nel mercato UE- per poi usare il Bastone con Yanukovych, senza pregiudicare l’ingresso dell’Ucraina in Europa e, sopratutto, senza regalare la possibilità alla Russia di estendere la sua egemonia sul territorio ucraino.

Matteo Cazzulani

RIMPASTO DI GOVERNO IN POLONIA: DA TUSK UNA LEZIONE DI EUROPA E CORAGGIO

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 21, 2013

Il Premier polacco si affida all’esperienza giovanile ed europea di Ministri nuovi e capaci determinati ad integrare l’economia polacca nell’Unione Europea. Confermati alcuni Ministri della cristianodemocratica Piattaforma Civica e quelli del partito contadino PSL.

Un esercito di quarantenni chiamati a governare un Paese dinamico in un periodo di inizio crisi secondo esperienze di respiro europeo. Nella giornata di mercoledì, 20 Novembre, il Premier polacco, Donald Tusk, ha presentato il rimpasto di Governo, con l’inserimento di sette nuovi ministri, tutti appartenenti alla Piattaforma Civica -PO: la forza partitica cristianodemocratica del Capo del Governo.

Il nuovo Vicepremier è Elzbieta Bienkowska: giovane ministro uscente dello sviluppo regionale a cui è stata affidata la guida del superministero dei Trasporti, Infrastrutture, Sviluppo Regionale ed Economia Marittima.

La nomina della Bienkowska alla guida del dicastero più potente è stata motivata dalla capacità che, da Ministro per lo Sviluppo Regionale, il nuovo Vicepremier ha dimostrato nell’attrarre ed utilizzare in maniera adeguata i fondi europei per la realizzazione di infrastrutture nelle regioni meno sviluppate del Paese.

Europa e giovani è il motto con cui è stato nominato il nuovo Ministro delle Finanze, Mateusz Szczurek: un giovane talento 38enne, già Principale Economista della Banca ING con una serie di master tra l’Università del Sussex e quella di Francoforte.

Nonostante il talento, Szczurek, la cui nomina rappresenta una vera e propria sorpresa, non è un politico: una situazione che, de facto, indebolisce il giovane Ministro, ed aumenta l’influenza della Cancelleria del Premier sulle questioni di carattere finanziario, finora affidate all’ex-Vicepremier, Jacek Rostowski.

Fondamentale è la nomina di uno dei massimi esperti di economia di mercato in Polonia, l’ex-Sortosegretario di Stato presso il Ministero delle Finanze, Maciej Grabowski, a Ministro dell’Ambiente: una carica che il nuovo Titolare di dicastero ha ricevuto per accelerare i lavori per l’avvio dello sfruttamento del gas shale.

Lo sfruttamento di questo gas -di cui il territorio polacco, secondo le stime EIA è ricco per 148 trilioni di piedi cubi- permette alla Polonia di ridurre la dipendenza dalle importazioni dalla Russia, e, per questo, è osteggiata da pressioni provenienti da Mosca, che spinge in maniera più o meno lecita le compagnie internazionali impegnate nella ricerca di shale in territorio polacco ad abbandonare la loro presenza nel Paese.

Altre nomine europee sono quelle dei Parlamentari Europei Lena Kolarska-Bobinska a Ministro dell’Istruzione Superiore, e del 41enne Rafal Trzaskowski alla guida del Ministero della Digitalizzazione.

Più legate alle dinamiche di politiche interne sono invece le nomine a Ministro dell’Educazione di Joanna Kluzik-Rostowska -approdata alla PO dopo un avere servito da Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel governo guidato dal Capo del partito conservatore Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski- e alla guida del Ministero dello Sport di Andrzej Biernat: finora Vicecapogruppo PO alla Camera Bassa.

Confermati sono invece alcuni dicasteri di peso, tra cui il Ministero degli Esteri -saldo nelle mani di Radoslaw Sikorski, di recente promosso a Vice-Capo del consiglio dei Mimistri degli Esteri e della Difesa del Partito Popolare Europeo- e quello della Difesa -mantenuto dal giovane Tomasz Siemomiak.

Restano anche il Ministro degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz, della Cultura, Bogdan Zrojewski, della Sanità, Bartosz Arlukowicz, del Lavoro e Politiche Sociali, Wladyslaw Kosiniak-Kamisz, del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, e della Giustizia, Marek Biernacki.

Restano anche i due Ministri in quota al partito contadino PSL -che governa in coalizione con la PO- il titolare dell’Economia, Janusz Piechocinski, e il Capo del Dicastero dell’Agricoltura, Stanislaw Kalemba.

Il rimpasto di governo a forte vocazione europea è avvenuto dopo un importante successo politico di Tusk nell’ambito dell’approvazione del bilancio UE, da cui la Polonia risulta essere la prima beneficiaria con l’erogazione di 105,8 Milioni di Euro, prevalentemente dal Fondo Europeo di Coesione e dal primo e secondo filare della PAC.

L’Europeismo polacco e il berlusconismo-d’alemiano italiano

Tuttavia, per il premier Tusk La situazione non è tutta rosea, dal momento in cui il rimpasto di Governo è stato necessario per rimpiazzare alcune importanti caselle rimaste vuote a causa di scandali, come quello di Slawomir Nowak: ex-Ministro dei Trasporti dimessosi per avere omesso dalla dichiarazione dei redditi un costosissimo orologio mostrato in pubblico.

Il Premier Tusk paga anche un crollo di consenso per la PO dovuto agli inizi della crisi che sta avvantaggiando i conservatori di Diritto e Giustizia: pronti ad una campagna elettorale per le prossime Elezioni Europee basate su toni euroscettici.

Con la decisione di affidarsi a nuovi Ministri giovani con esperienze europee, Tusk ha dimostrato non solo coraggio, ma anche la capacità politica di dare spazio ad energie nuove che, accompagnate all’esperienza dei più anziani, deve spingere la Polonia verso un’ancora più profonda integrazione nelle strutture UE per uscire dalla crisi il quanto prima possibile.

Il comportamento di Tusk deve fare riflettere sullo stato di avanzamento politico e culturale della Polonia: un Paese che, nell’Italia Governata dagli eterni Berlusconi e D’Alema -e dai troppi tuttologi che parlano senza essersi informati- è troppo spesso vituperato in maniera gratuita, bieca, grezza e, me lo si permetta, stolta.

Matteo Cazzulani