LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Perché necessitiamo un nuovo Prometeismo Arancione

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on June 2, 2011

Riflessione conclusiva a termine della missione Eurobus. La Liberta dell’Ucraina come bisogno per tutta l’Europa.

Buona Volontà, coerenza, e lungimiranza. Tre sono i sentimenti con cui si chiude la corrispondenza dalla missione Eurobus. Non solo sensazioni maturate dopo l’ennesimo tour delle campagne ucraine, ma precisi consigli rivolti a determinati soggetti.

In primo luogo, un appello al popolo ucraino. Litigare tra militanti dello stesso campo e dannoso ed inutile, sopratutto se si appartiene a quello arancione. Non si può votare contro l’Anima del Majdan, e poi lamentarsi di presidenti e ministri, sopratutto della cultura, sgraditi: la democrazia e anche il voto al meno peggio. Chi abita a Milano ne sa qualcosa.

Inoltre, occorre fare chiarezza con il proprio passato, e definire dove veramente si vuole andare. E inammissibile desiderare l’Europa, e non mobilitarsi fermamente dinnanzi alla censura sui giornalisti, agli arresti degli oppositori, ed alle violenze alla lingua e cultura nazionale. Delusione e stanchezza sono comprensibili, ma l’apatia e inammissibile. Di giornalisti e politici che amano l’Ucraina in occidente ce ne sono, seppur pochi. Armatevi di buona volontà, ed aiutate loro ad aiutarvi.

Secondo destinatario e il popolo polacco. Una parte di esso e rimasta coerente con la vocazione storica del proprio Paese, legata alla lotta per la Liberta degli altri Stati ad est di Varsavia, in nome di Solidarnosc, della Repubblica Nobiliare, e delle tradizioni di una Szlachta un tempo esempio di tolleranza per l’Europa. Un’altra, invece, si e allineata all’apparente nuovo orientamento della politica estera del Paese: piastica e filorussa.

Vedere certi sedicenti giovani diplomatici polacchi disprezzare la cultura nazionale ucraina e flirtare con il Partito del Potere e vomitevole e deprimente. Felicemente, c’è chi si ricorda del recente passato, e scrive ed opera per lo sviluppo della Liberta in Ucraina. Persone che meritano rispetto, perché hanno compreso quello che davvero serve al proprio Paese per riprendere credibilità a livello internazionale: la coerenza.

Per quanto riguarda la lungimiranza, il consiglio e rivolto al governo italiano. L’assenza di un rappresentante di Roma alla tavola rotonda degli Ambasciatori UE con l’Eurobus e le Autorita Locali – campioni di autoritarismo sovietico – a Bashtanka e stato davvero deprimente. Sopratutto se l’esponente italiano ha sollevato la questione della Liberta di Stampa. E se ad essa hanno preso parte gli Alti Rappresentanti di Francia, Belgio, Olanda, e Repubblica Ceca: Paesi non rappresentati nell’Eurobus.

Capiamo, ed apprezziamo, le parole di supporto della democrazia in Ucraina da parte dell’esponente dell’Ambasciata – a cui va la nostra gratitudine – ma resta l’amarezza per una Diplomazia che non rappresenta e fa sentire soli.

Occorre non solo essere attivi, ma comprendere che un’Ucraina libera, democratica, giusta, ed europea e un bisogno funzionale alla sicurezza di tutta l’Unione Europea. Lasciare Kyiv al ritorno nell’area delle Liberta represse e un errore fatale, che anche l’Italia potrebbe pagare caro. Molto più del gas, per cui costantemente sacrifica la politica dei valori a quella del pragmatismo, e delle pacche sulle spalle ai peggiori dittatori del Pianeta.

Occorre un nuovo Prometeismo. Per rendere giustizia ad un popolo europeo, che duramente cerca un proprio destino, e garantire le Liberta finora acquisite anche nella nostra Patria.

Matteo Cazzulani

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Krolovec’. Terra di confine tra passato europeo e presente filorusso

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 31, 2011

L’ultima tappa dell’Eurobus nella Oblast’ di Sumy oramai russificata.

Cronaca da un avamposto di frontiera che ha cambiato schieramento. Krolevec’ e un paesone situato nella Oblast’ di Sumy, simile a molti altri dell’Ucraina centro-orientale: due vie principali, un’ampia piazza con il monumento a Lenin, un albergo, e qualche negozio di alimentari sparso per le strade, rifornito ogni mattina da un camioncino proveniente dal capoluogo.

Come nel resto della Oblast’ di Sumy, la lingua più diffusa e il russo, parlata non solo dai più anziani – costretti ad utilizzarla nel periodo sovietico – ma anche dai più giovani.

Una realtà che, a sorpresa, e negata dagli insegnanti del collegio, che assicurano sull’effettivo insegnamento nella sola lingua di Shevchenko – Taras, il Poeta Nazionale. Difficile crederlo, quando gli stessi intervistati passano lentamente dall’ucraino al russo, senza accorgersene. Forse, condizionati dall’altrettanta confusione con cui valutano la situazione politica attuale.

“L’Ucraina deve mantenere la propria autonomia – spiega Natalija Viktorivna, insegnante filologa – spero nell’integrazione con Bruxelles, ma senza rompere con Mosca. Una scelta bilanciata e possibile e necessaria”.

A smentire le rassicurazioni sull’insegnamento in ucraino, i libri di testo delle discipline scientifiche: scritti nella lingua di Pushkin, e visibilmente datati. Al contrario, gli unici manuali ad essere aggiornati, e questi si in ucraino, sono quelli storia, recentemente riscritti in chiave filorussa dalle nuove autorità.

Questione linguistica a parte, c’è anche la politica a testimoniare un cambio di orientamento radicale. Dopo anni di governo arancione, le autorità locali sono passate al partito del potere. Che oggi, assieme al prefetto, di nomina presidenziale, governa indisturbato il territorio.

“Tutto e rincarato – evidenzia Natalija Anatolivna, pensionata – i servizi mancano, e non ci sono spazi ricreativi. Inoltre – continua – sono sempre più quelli che emigrano in cerca di lavoro. E che non tornano”.

Il decremento demografico, dunque. Una costante della Oblast’ di Sumy che non e cambiata, al contrario dell’orientamento politico e di quello culturale: seppur a poca distanza dalla Russia, la regione e stata tra le maggiormente fieramente patriottiche.

Krolevec’ in particolare può vantare una storia antica ed invidiabile: fondato dai re polacchi nel 14 secolo, conserva il passato nel Vecchio Continente nel suo nome, simile a quella Krolewiec che, nota anche come Konigsberg, e poi Kalinigrad, ha dato i natali a padri del pensiero occidentale quali Immanuel Kant.

Una realtà innegabile, purtroppo rimasta solo nella toponomastica, e nel ricordo di pochi. Di sicuro, non in quella di Olesija Vasyl’ovna, direttrice dell’impresa di tessitura dei tradizionali Rushnyky, una particolarità di Krolovec’.

“Siamo un unico popolo con russi e bielorussi. A Kyiv piccoli, a Minsk bianchi, a Mosca grandi. Discendiamo dagli sciiti, padri della cultura mondiale. Sopratutto di quella greca, indiana, e romana”.

A testimoniare tale ennesima confusione, lo stemma dell’impero russo, impresso su uno dei Rushnyky tradizionali, mostrati ai membri della missione europea. Un simbolo che deve portare non solo gli ucraini a chiarire il proprio orientamento, ma anche gli occidentali alla necessita di comprendere quanto davvero la libertà e l’indipendenza sono fondamentali per tutta l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

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Bilozers’ke. Insediamenti polacchi nel Donbas non contemplati dalla storia

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 30, 2011

In esclusiva per il Legno Storto la testimonianza di Viktor Batyc’kyj, ucraino di nascita, alla riscoperta della diaspora polacca nella Oblast’ di Donec’k.

Una pagina di storia non ancora scritta. Questa e la situazione in cui si trova Viktor Batyc’kyj. Vice Direttore di una piccola impresa nella Oblast’ di Donec’k, e un ucraino che, preso atto del proprio cognome di chiara origine polacca, ha iniziato la ricerca delle proprie radici, arrivando a conclusioni ignote alla storiografia tradizionale.

Secondo quanto scoperto, un alto numero di polacchi si sarebbe stabilito nei pressi di Donec’k nella seconda meta del 19 secolo. Costoro, integratisi con la comunita autocrona, sono stati vittime della politica di russificazione dell’impero zarista, ed hanno perso sia la propria identità, che la memoria del proprio passato.

“Tutto e iniziato dal mio interesse per la cultura polacca – spiega Batyc’kyj – da li ho scoperto le mie origini polacche. Ed il desiderio di ricostruirne il
passato”.

Un lavoro di archivio, che, seppur difficile, per via della burocrazia, ha dato frutti concreti. Di sicuro, i vari Batyc’kyj, Malynovs’kyj, Kovals’kyj, e Hudryn del luogo sono figli di resistenti polacchi dell’insurrezione del 1963, inizialmente condannati alla deportazione in Siberia, ma per un motivo ancora da scoprire, trattenuti nel Donbas.

“Sotto il comunismo hanno dovuto nascondere la propria polonita – continua Batyc’kyj – ma si sono dichiarati ucraini o russi di religione cattolica romana. Un piccolo indizio per conservare la propria identità, che ci ha permesso di risalire con certezza alla loro natura”.

Ad aiutare Batyc’kyj, non solo l’Amministrazione Statale Ucraina del dopo Indipendenza, che ha permesso la libera consultazione dei censimenti dell’epoca sovietica. Anche il consolato polacco e molto attivo, ed appoggia le iniziative di Batyc’kyj.

Tra esse, l’annuale Festa d’Autunno dei Campi Deserti: un carnevale di cucina, canzoni, e danze polacche nel cuore del Donbas. Ad organizzarla, l’associazione Makijivs’ke Tovarystvo Pols’koji Kultury “Polonija”, fondata da Batyc’kyj e da altri riscoperti polacchi d’origine. Oltre al continuo lavoro di ricerca negli archivi, la Polonija ha anche un proprio coro, che partecipa a diverse manifestazioni culturali in Polonia.

“Riscrivere la storia e un dovere che sento mio – evidenzia Batyc’kyj – ma senza estremizzare. Io sono ucraino, parlo la lingua di Shevchenko, e faccio il tifo per lo Shakhtar Donec’k. Non voglio riscrivere la mia identità – illustra – ma prendere atto che ucraini, bielorussi, e polacchi hanno una storia in comune, diversa da quella russa. Oltre al Commonwealth Polacco-Lituano – conclude, dimostrando di essersi informato adeguatamente – migrazioni, integrazioni, e destini condivisi, che la
Storia ci deve consegnare”.

Matteo Cazzulani

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Svjatohorivka. Capitale della politica giovane tra noia e tare.

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 28, 2011

L’Eurobus in un paesino del Donbas, nell’est industriale e minerario del Paese. Iniziativa locale contro alcol e disoccupazione

Dal Dnipro al Don la distanza e davvero molta. Svjatohirs’k e situata nella oblast’ di Donec’k, nell’est del Paese. Una regione, meglio nota come Donbas, molto diversa dal resto dell’Ucraina.

Prevalentemente russofona, sia linguisticamente, che politicamente, e caratterizzata da una forte presenza dell’industria, perlopiù mineraria. E a causa della conformazione geologica che la terra e di colore nero vivo, molto diverso dal giallo luccicante del grano che cresce sul
Bacino del Dnipro.

Tuttavia, oltre alla geografia, altre sono le particolarità del luogo, di cui il piccolo paesino risente inevitabilmente. La maggior parte della popolazione lavora non in campagna, ma nelle miniere: un tempo tutte di proprietà statale, oggi, per la maggior parte privatizzate, nelle mani di grandi businessman.

“Di lavoro ce n’è sempre meno – evidenzia Vasyl’, una vita nella Shakhta Bilozers’ka – in passato la miniera ha dato lavoro a tutti. Oggi, acquistata dalla ADT, lascia a casa sempre più persone”.

Continuando la conversazione, non senza fatica, e reso noto che dietro la compagnia c’è Rinat Akhmetov: oligarca, tra i principali sponsor politici del Presidente, proprietario della squadra di calcio Shakhtar Donec’k, campione d’Ucraina.

“Un bravo imprenditore – tiene a sottolineare Vasyl’ – ha dato a molti una casa, ed una realtà sportiva di cui tutti vanno fieri a Svjatohirs’k”.

Tuttavia, a Svjatohirs’k non c’è solo sport e miniera.

“La disoccupazione ha aumentato l’uso di alcool e droghe – ci evidenzia la moglie, Olena – spesso sono gli stessi genitori ad esserne vittime – continua – e non correggono la condotta dei figli”.

A favorire questa tara, i pochi stimoli che il paesino offre: nessun luogo di aggregazione, ne di diffusione di cultura ed informazioni. Solo una scuola, peraltro con un solo accesso ad internet, e la Rada locale. Nulla di piu. Persino il mercato piu vicino dista sei chilometri.

Troppo poco per evitare che i due negozi di alimentari siano presi d’assalto dai cultori della birra già nel primo pomeriggio.

Per risolvere tale scenario occorrerebbe un’autorita locale davvero competente. A Svjatohirs’k, il Consiglio Comunale e retto da Viktor Jevhenjevych: con i suoi 22 anni, il più giovane amministratore di tutta l’Ucraina.

A sostenerlo, non solo il Partija Rehioniv – padrone assoluto del Comune, con più voti di tutta l’Opposizione unita – ma anche le massime personalità di Svjatohirs’k, dal Direttore della scuola, ai più ricchi proprietari terrieri. Il tutto, malgrado la sua residenza in un altro centro, poco lontano da quello amministrato.

La conoscenza del territorio, oltre alla passione politica, gli e stata trasmessa dalla madre: consigliera Regionale di carriera, e tanto amante della libertà di stampa al punto da voler modificare la lezione di giornalismo dell’Eurobus, tenuta da due reporter dell’Unione Europea.

La libertà di stampa, appunto. Un miraggio nei giornali locali, in cui i cronisti sono ancora vittime di pressioni da parte delle autorita. A confidarlo, un collega di una televisione locale – che per etica professionale non sara citato – il quale, dopo avere cercato di intervistare gli esponenti UE sotto il ritratto presidenziale, e, cosi, politicizzare la missione Eurobus, si e dichiarato controcorrente, aperto alle diverse posizioni di ciascuno.
Ci si chiede di chi, a Svjatohirs’k, dal momento in cui la politica non sembra interessare proprio a nessuno.

Un quadro abbastanza desolante, in grado di abbattere persino l’entusiasmo di chi desidera un’Ucraina migliore. Felicemente, un’adeguata risposta proviene da un gruppetto di volenterosi, che, armati di buona volontà e legno / e, loro si, legati al territorio, vinto un concorso, hanno costruito ex novo un pozzetto, ed una fermata del bus: la prima della decina del Paese.

Peccato che ciò sia stato possibile nell’adiacente Hannivka, e non a Svjatohirs’k.

Matteo Cazzulani

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Sofijivka. Il prezzo avvelenato della stabilita

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 27, 2011

L’Eurobus nella prima località della Riva Sinistra. Tra promesse e problemi ecologici

“Costruiamo una nuova Dnipropetrovshchyna con il nostro Presidente”. Così lo slogan delle bandierine del Partija Rehioniv, affisse al cruscotto di quasi tutte le macchine di Sofijivka.

Di colore blu scuro, sono la divisa del partito del potere, a cui appartengono il Capo dello Stato, il Premier, quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri, e le amministrazioni locali della Oblast’ di Dnipropetrovs’k. A tutti loro, Buon Lavoro: da fare ce n’è. Tanto.

Sofijivka e un centro della Oblast’ di Dnipropetrovs’k, nel cuore del Paese. Ad abitarlo, circa 10 mila persone. Di esse, più della meta e senza impiego, e passa il tempo a passeggiare lungo le due vie principali.

La prima, dalla scuola alla Casa della Cultura, e ricca di negozietti ed uffici pubblici. La seconda collega il Monumento a Lenin al mercato cittadino. Ed e proprio tra le bancarelle che si ha subito la panoramica del luogo.

Oleksija Petrovna vende frutta e verdura. E una sofijivskjana DOC, delusa dalla situazione del proprio paese natio.

“Il lavoro e sempre più duro – illustra – ed anche la vita di tutti i giorni. Il gas costa – continua – e l’acqua, altrettanto cara, e disponibile solo fino alle 18”.

Una situazione inammissibile, seppur migliore rispetto al passato. A spiegare il perché, il Direttore del Liceo locale. A Sofijivka, in passato circa 90 fabbriche hanno dato il pane alla popolazione. Oggi, non ce n’è nemmeno più una.

Fisico di formazione, il Rettore si ritiene un privilegiato: e uno dei pochi a ricevere uno stipendio fisso, ed avere contributi pagati e garantiti. Ma nel paese c’e chi sta molto meglio.

Vadym Ashchaulov e il giovane Capogruppo del Partija Rehioniv al Consiglio Comunale, a soli 22 anni. Una responsabilità notevole, dal momento in cui il Partito di Presidente e Premier possiede la maggioranza assoluta dei seggi alla Rada locale. Un dominio storico, notevolmente rinforzato dopo le ultime elezioni amministrative del 2010 – ritenute da osservatori internazionali come non totalmente regolari. Scopo dell’amministrazione pluriennale, la stabilita, la garanzia di paghe sociali, e provvigioni per i senza impiego.

Dunque, tutto e bene in un Paese dove la disoccupazione supera il 50%, il gas scarseggia nelle case, e l’acqua manca nelle ore serali. La motivazione e tanto logica, quanto tragica.

I tubi dell’oro blu sono esterni alle abitazioni, e non interrati. Un modo per intervenire prontamente in caso di avaria, spiegano le autorita. E pazienza se spesso si rompono, e qualcuno resta senza riscaldamento. Magari, d’inverno.

Invece, l’acquedotto preleva l’acqua dal Dnipro, fino a Kryvyj Rih. Da qui, altri tubi, di precaria condizione, la portano fino alla Oblast’ di Dnipropetrovs’k. La sua qualità e non solo pessima, ma altamente nociva.

A confermarlo, le parole di Marija, commessa della bancarella della carne del
Mercato cittadino. Spiega di aver perso marito e genitori causa di quell’acqua: un liquido intriso di uranio, e portatore di inguaribili malattie.

Sulla effettiva presenza di materiale radioattivo si può dubitare. Ma un dato e certo: La commessa di origine moldava ora vive sola, e cresce i due figli grazie alla mucca annuale. Che, per ottenere costantemente latte di qualità, e costretta a macellare ogni anno.

Una mesta necessita, stando alle testimonianze dei presenti, condivisa da molti altri a Sofijivka.

La miopia dell’Occidente

In conclusione, un’amara ma opportuna riflessione. Le autorità al governo del Paese, della Oblast’ di Dnipropetrovs’k, e di Sofijivka, hanno assicurato l’Europa sulla raggiunta stabilita nel Paese. L’UE non ha obiettato. E la stampa occidentale, sopratutto quella di sinistra, elogiato tale operato.

Dinnanzi a quanto registrato in loco, l’autore – e non il progetto dell’Eurobus – si chiede se e questa la stabilita necessaria all’Ucraina. E se i suoi colleghi occidentali, prima di elogiare le autorità – e sorvolare sul regresso della Libertà di Stampa sulle Rive del Dnipro – siano mai stati a Sofijivka.

Matteo Cazzulani

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Armjans’k. Terra multiculturale di frontiera nel ricordo dei Tatari

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 26, 2011

L’Eurobus nella città più settentrionale della Crimea. Dove vivo e il ricordo dell’Orda D’Oro, e delle repressioni staliniane

Dopo i cosacchi, i tatari. E un viaggio ricco di tradizioni tutte da scoprire quello dell’Eurobus, per la prima volta in Crimea.

Un ingresso nella repubblica autonoma altro che facile: il mezzo e stato fermato dalla Polstrada. E, a cospetto del monumento a Lenin, ed all’Armata Rossa, e stato sottoposto ad un controllo ben più rigido di quello della frontiera tra Ucraina e Polonia.

La tappa della missione e Armjans’k, centro urbano più settentrionale della penisola. A popolarlo, non solo i 24 mila cittadini di 5 nazionalità differenti, ma una ricchezza di storia e tradizioni davvero sorprendente.

Caratteristica del territorio e l’etnia tatara. Una minoranza, di religione per lo più mussulmana, diventata tale a causa delle deportazioni comuniste. La più feroce, quella del 1944.

A guerra non ancora finita, Stalin ha deportato quasi l’intera popolazione tartara in Siberia, convinto del loro collaborazionismo coi nazisti. E non fa niente se ad essere colpiti sono stati anche 4 eroi dell’Armata Rossa.

Proprio il 18 Maggio ricorre l’anniversario di tale tragedia. Ricordato, ai piedi del memoriale, da un centinaio di sopravvissuti e figli delle vittime.

Tra essi, Elina Miroshenko, rappresentante dei lavoratori della fabbrica Titan, il colosso locale che da lavoro a tutti. Spiega come quella del 1944 sia stata una repressione da cui apprendere per un futuro senza odi interculturali. Lei stessa, come altri dal 1945, proviene dal Kazakhstan, tornata ad Armjans’k per ripopolare la città dei padri.

“Non abbiamo abbastanza sussidi dal governo – evidenzia la rappresentante dei figli dei reduci – solo parole di conforto. La lingua tatara – continua – e la memoria storica sono ignorate da questa Amministrazione”.

Malgrado le difficoltà politiche, la comunità tatara non nutre ostilità alcuna. Per essi, il 9 maggio – Festa della Sconfitta della Germania per merito URSS – e il giorno della Vittoria sul nazismo. E pazienza se tocca festeggiarlo con i successivi carnefici.

Ad illuminare sul perché di tale apertura, la direttrice del museo Cittadino.

“La repressione staliniana – illustra in esclusiva per il Legno Storto – ha colpito anche armeni, tedeschi, ebrei, greci, e cosacchi. Normale che la comunità tatara, memore di quanto vissuto, si astenga da ogni politicizzazione di una pagina nera della propria storia”.

Ma non solo di pagine tristi e fatta la storia di Armjans’k. Avamposto del dominio degli sciiti, e stata occupata da goti, unni, ed Orda D’Oro. Nel 1400, e divenuta zona di influenza dei turchi, contesa con il crescente impero russo.

A testimonianza di tale conflitti, il Turec’kyj Val’: trincea di svariate centinaia di chilometri, posseduta da Ankara e Mosca, fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando hanno segnato la linea di difesa dell’Armata Rossa.

I Giovani a conservare la Memoria

A conservare tale presente, e ad attivizzare il passato, in vista di un migliore futuro, svariate associazioni giovanili, apolitiche, ed impegnate nel sociale. Grazie ad esse, i giovani di Armjans’k hanno potuto coltivare la memoria, e redigere progetti per una città maggiormente viva.

Non e sulla medesima linea il Sindaco, Valentyn Demydov. Pur apprezzando l’impegno delle ONG, ha posto come principale obiettivo il miglioramento della rete di comunicazione. E, in secondo luogo, il sistema sanitario.

Un programma in linea con quello del governo centrale e della repubblica autonoma di Crimea, con bilancio, Rada, Amministrazione, lingua regionale – russa – e leggi autonomi.

A governare entrambi, il Partija Rehioniv, a cui appartengono il Presidente, il Primo Ministro, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Tanta attenzione per una stabilita nulla affatto raggiunta. E poco, per la memoria storica. Indiscutibile fondamento di ogni popolo orgoglioso e fiero della propria esistenza.

Matteo Cazzulani

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Nova Kakhovka e Dniprjany. Funzionale Federalismo a corto respiro

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 25, 2011

La quarta tappa dell’Eurobus sono due paesi nella Oblast’ di Kherson, nel sud dell’Ucraina

Tanta attenzione per il presente. Meno per futuro e passato. Questa e la situazione in cui si trovano Nova Kakhovka e Dnyprjany, due centri della Oblast’ di Kherson.

Un’isola felice, nel caso del primo dei due centri, retta da un amministrazione locale attenta ad ogni ambito della vita di tutti giorni. La cura del verde, le esercitazioni dei vigili del fuoco, la manutenzione di centri di aggregazione giovanile.

Tra essi, degno di nota particolare e lo stadio locale: roccaforte della squadra Enerhija, leader indiscussa del proprio campionato di categoria, a punteggio pieno.

A permettere tale tenore di vita, una completa autonomia fiscale. Una sorta di federalismo, molto raro nel Paese. Nova Kakhovka trattiene per se tasse ed introiti. E, grazie a tale particolare regime, riesce a garantire un adeguato tenore di vita per la sua cittadinanza.

“Vogliamo fare del nostro circondario un centro in cui tutti gli ucraini vogliono vivere” spiega Oleksandr Dmytrovych, deputato di maggioranza del consiglio comunale.

Tutto ideale, sembrerebbe. Anche sul piano politico, dove, a livello cittadino, regna una cospicua stabilita. L’intero potere e nelle mani del Partija Rehioniv, a cui, oltre al Presidente ed al Premier ucraini, appartengono 26 consiglieri di Nova Kakhovka su 50. Abbastanza per approvare senza interruzioni ogni provvedimento per il bene della vita dei cittadini di tutti i giorni.

Il presente, appunto. Questo e forse il vero problema.

“Qui si vice bene, ma nessun piano a lungo raggio garantisce sicurezza per il futuro – spiega Tamara Ivanovna, Direttrice della seconda scuola di Dniprjany – i nostri studenti sognano di studiare nell’Unione Europea. Ma e difficile ottenere visti e documentazioni necessarie”.

A questo, va aggiunto lo scarso insegnamento dell’inglese, e l’insufficiente diffusione di internet. Troppo poco per progettare un futuro all’altezza delle aspirazioni dei giovani studenti.

“Le autorità cittadine non si oppongono affatto – continua la direttrice, anch’essa deputata, indipendente, del consiglio comunale – ma si limitano al mero patrocinio. Dobbiamo fare tutto da soli. Stilare progetti, stabilire contatti, organizzare iniziative. Ovviamente, a nostre spese”.

Tuttavia, oltre al futuro, importante e anche il passato. Sempre secondo Tamara Ivanovna, storica di formazione, Nova Kakhovka e Dniprjany sono state strappate ai turchi da Caterina II. Malgrado l’appartenenza all’impero russo, la cultura ucraina ha resistito, seppur a fatica. Ed anche oggi, in un periodo di ritorno di una russificazione nelle scuole e nei media, c’è chi cerca di resistere, e di coltivare la memoria di una pagina di storia locale differente da quella dettata da Mosca.

“Malgrado la gente parli normalmente il russo – continua la Tamara Ivanovna – qui incentiviamo gli studenti ad avvalersi dell’ucraino anche tra di loro”.

Non una costrizione, come, opportunaamente, evidenzia, ma un atto di rispetto per un Paese tutt altro che diviso.

Anche qui ha colpito molto duro lo Holodomor. Ed e in ricordo del genocidio del popolo ucraino, perpetrato da Stalin nel 1932-33, che la direttrice si e strenuamente battuta per l’installazione di un monumento.

Una semplice croce di legno. Per tenere vivo un passato, in vista di un futuro migliore.

Matteo Cazzulani

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BASHTANKA. AMBASCIATORI UE SUPPORTANO MEDIA GIOVANILI, DIFFUSIONE DEL WEB, E LIBERTA DI STAMPA

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 22, 2011

La terza tappa dell Eurobus nella Oblast di Mykolajiv. La rappresentanza europea apre alle richieste della gioventu locale. Le autorita locali meno.

Una parentesi di dialogo in un oceano di silenzio assordante. Questo quanto accaduto a Bashtanka, nella Oblast’ di Mykolajiv. Il Piccolo centro, legato alla locale industria casearia, per un giorno ha avito l onore di essere capitale della diplomazia, ed ospitare la tavola rotonda tra i diplomaticI della missione Eurobus, le Autorita locali, ed I Rappresentati UE.

Un occasione per gli ambasciatori in Ucraina di Francia, Olanda, Belgio, Lettonia, e Lituania, per ascoltare le problematiche locali, in vista di una piu stretta collaborazione con Kyiv.

“Il governo ucraino – ha commentato la capo delegazione di Bruxelles, Maria Jurikova – ha intrapreso una posizione ambiziosa, in vista dell accordo di associazione. Impegni concreti – ha continuato, riassumendo le tematiche emerse – che Kyiv si e impegnata a rispettare. Monitoreremo ogni passo con la dovuta attenzione”.

Una netta apertura nei confronti delle richieste dei membri dell Eurobus. Da un lato, la crezione di un organismo permanente per lo sviluppo della societa nelle campagne. Dall altro, supporto alle iniziative editoriali di giovani giornalisti, la diffusione di internet per tutti, il libero accesso ad ogni fonte di informazione. E, sopratutto, il monitoraggio continuo della Liberta di Stampa nel Paese.

“L ambasciata tedesca ci ha negato I visti per I nostri studenti – ha affermato la rappresentante delle Autorita locali – una situazione spiacevole, da risolvere al piu presto” .

Da parte dei poteri locali, solo una richiesta netta, ma nessun commento sul mancato finanziamento alla costruzione di centri di aggregazione per giovani. E questo, malgrado alla tavola rotonda fosse presente anche il Presidente dell Amministrazione Provinciale, disponibile alle domande dei giornalisti solo al termine del pranzo di congedo.

Tuttavia, a dare una risposta ai rappresentanti del popolo, alcuni esempi di buona volonta. Molti dei giovani partecipanti al training di giornalismo dell Eurobus hanno aperto un proprio blog, con il sogno di una futura carriera. Inoltre, la radio locale sta predisponendo il passaggio in streaming. Un progetto tanto ambizioso quanto importante, per rendere noto al mondo un Paese misterioso. Non solo per la scarsa diffusione di internet ad alta velocita, ma anche per l orientamento politico degli stessi abitanti.

Per strada e nelle case, le famiglie parlano solo di tematiche frivole, scherzose. Lesinano la politica, se non per incensare Sindaco e Presidente dell’Amministrazione Provinciale. Temperamento italiano, giustificano. Ma presto e spiegato il perche di tale emulazione dello stereotipo del Belpaese.

Dati alla mano, nelle elezioni seguenti alla Rivoluzione Arancione, a Bashtanka ad avere la meglio sono state le forze del campo democratico. Fino alle votazioni locali del Novembre 2010 – ritenute dagli osservatori internazionali parzialmente regolari – in cui ad avere la meglio e stato il Partito del potere. Risultato, oggi a tale fazione appartnengono le principali cariche. Dal sindaco – eletto – al Presidente dell Amministrazione Provinciale – nominato da quella Presidenziale.

Forse, un cambio di opinione di cui I cittadini di Bashtanka non vogliono parlare. Oppure, una sentita devozione per persone elette. Tanto attente alla cura della cosa pubblica, quanto scrupolose nell impossibilitare ogni spazio libero ai giornalisti al seguito della missione dell Eurobus.

Un eccesso di attenzione, se non un abile piano, che rende possible dare ai lettori solo limportante dato politico. Ma non, come desiderabile, la geografia del Paese. Eccezion fatta per la Casa della Cultura, di colore rosa. E, ai piedi dell ennesimo monumento a Lenin, una Fontana. Attiva, stando a molti testimoni, solo in occasioni speciali. Come la presenza di alti rappresntanti dell Unione Europea.

Una Voce indipendente di presa diretta

Anche in questo caso, l autore e costretto ad una spiacevole chiosa. Il contenuto dell articolo e frutto dell esperienza personale, e non la voce ufficiale del progetto Eurobus. Qualora I professionisti del discredit sovietico volessero dedicarsi all ennesima traduzione creativa, sono pregati di interessarsi anche di questa parte. Di cui l autore, e non il bus, si ritiene coscienziosamente responsabile.

Matteo Cazzulani

KOZAC’KE. LA NECESSITA DELLA RICOSTRUIRE NELLA PATRIA DEI COSACCHI

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 20, 2011

L’Eurobus nel cuore della tradizione cosacca.  Ancora tutto da ricostruire.

Un angolo di storia in perenne costruzione. Sono molti gli spunti che, spesso in maniera inaspettata, un piccolo centro può regalare. Kozac’ke è uno di questi.

Paese di 2 mila anime, nel cuore della Oblast’ di Cherkasy, nel nome contiene la sua origine: i cosacchi. Difensori della nazione ucraina, fin dai tempi delle lotte contro la Polonia e l’Impero Russo.

Tutta la sua storia, sembrerebbe. Nulla affatto. Kozac’ke ha vissuto la sua pagina più dolorosa nel1905. Quando, a cavallo della rivoluzione, è stato distrutto totalmente. A restare, solo il mulino,oggi in precarie condizioni.

“Diversi milioni di Hryvnje – evidenzia il Sindaco, nello spiegare l’elaborazione del progetto di ricostruzione dei siti storici – che non si sa dove trovare. Le tradizioni – procede – vanno mantenute”.

Lo confermano i bambini della scuola locale, legati non solo alle arti dei cosacchi, ma anche alle celebrazioni di Taras Shevchenko, il Poeta Nazionale ucraino. Storia e presente, che impongono al futuro continui lavori. Anche nella medicina.

Un ambito davvero delicato, poiché a curare gli Abitanti c’è un solo Dottore. Peraltro, oramai vicino alla pensione. I giovani laureati evitano il lavoro nelle campagne, troppo costoso e faticoso. Ma a nuocere alla sanità locale, oltre alla pigrizia dei più giovani, ci si è messa anche la politica.

“Nel 2009 sono arrivate le Opel – illustra il medico – dotazione del governo di Julija Tymoshenko. Ci hanno permesso di aiutare molte persone”.

Il tutto, però, fino a quando la benzina non è incrementata, la crisi economica mondiale non si è fatta sentire anche qui, e gli arancioni al governo non hanno ripreso a litigare. Fino alla presa del potere di altri, oggi al governo del Paese.

Risultato, per Kozac’ke: i sei milioni promessi per l’ampliamento dell’ambulatorio sono stati congelati. Ed il restauro del Sanatorio bloccato persino dall’UNESCO.

Logica conseguenza, la crescente emigrazione verso Occidente. Un fenomeno inevitabile che, come lamenta l’Insegnante di Educazione Fisica, sta spopolando il circondario. A tale inesorabile fenomeno, saggia la risposta data dalle arzille vecchine del gruppo di cantanti popolari.

“Nella nostra vita – illustra Ljudmyla Ljudmylivna – abbiamo visto di tutto. Non è il buio oltre l’oggi a spaventarci”.

In attesa del prossimo discredito. Per un’Ucraina libera e giusta

Le citazioni a persone e riferimenti di ogni tipo sono espressamente vaghi. L’autore tiene non solo alla carriera dei suoi intervistati, ma anche alla missione dell’Eurobus. Consapevole che i temi trattati toccano questioni di attualità politica particolarmente scottanti.

Soprattutto, alla luce dei provvedimenti giudiziari a carico di Julija Tymoshenko. Oggi, Leader dell’Opposizione Democratica, confinata in Patria proprio per il presunto acquisto irregolare delle citate Opel.

Memore dell’attenzione riservata da parte di talune sedicenti agenzie di informazione di stampo sovietico, preferisce non offrire un calcio di rigore ai professionisti della menzogna in lingua russa.

Oppure, rendere agli amici – si fa per dire – di INOSMI più difficile la redazione dell’ennesima traduzione creativa per discreditare l’Eurobus. Progetto apartitico. Che – opinione a titolo personale – davvero lavora per migliorare la vita della gente.

Matteo Cazzulani

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Zvernohorodka. Patriottismo europeo sulle orme di Shevchenko

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 17, 2011

La seconda tappa dell’Eurobus a pochi passi dai luoghi del Poeta Nazionale, legata all’Occidente, ed ancorata all’eredita sovietica

Alla ricerca dell’Europa sulle orme della tradizione letteraria. Non senza il fardello sovietico Zvernohorodka e il paesone che non ti aspetti. All’apparenza anonimo, quasi uguale a molti altri dell’Ucraina. La posta, l’albergo con il ristorante, i piccoli magazzini. Pochi centri per l’aggregazione sociale e giovanile.

C’e anche la genuina flemma degli abitanti Divisi tra chi lavora la terra. E chi, con un poco più di fretta, raggiunge in macchina Cherkasy, il capoluogo di regione.

Tuttavia, Zvernohorodka vede 4 mila abitanti circa, carichi di speranze, sogni, rimpianti, e nostalgie. Tra essi il signor Ivan Fedorovych – come tiene a farsi chiamare. Una nipote in America con una borsa di studio, una figlia già badante in Italia, ed un passato di servizio nell’Armata Rossa

“La gloria militare e qualcosa che rimane” evidenzia. Fa effetto sentire tutto cio sotto il monumento a Lenin, dinnanzi al Comune. Ma ad Ivan Fedorovych, che con la pensione paga appena gas, luce, acqua e vitto, guai a ricordare i sovietici.

“I tempi sono cambiati. C’e meno stabilita – ammette – ma oggi l’Ucraina e Indipendente. E libera di decidere da se”.

Non una banalità, se proveniente da un abitante DOC del luogo. Cherkasy, come spiega Tetjana Ljudmylivna, dell’amministrazione cittadina, e una delle capitali morali dell’Ucraina. Baluardo delle lotte per la libertà contro l’Imperialismo russo. Zarista prima, sovietico poi.

“La pagina più importante e lo Kholodnyj Jar – evidenzia – quando reparti dell’esercito si sono battuti eroicamente, per propria Patria. Fino alla morte”.

Pero, alla base del patriottismo locale c’è anche la cultura. Poco lontano e nato Taras Shevchenko, il Poeta Nazionale ucraino. Sopratutto, uno dei massimi esponenti del romanticismo europeo. Un artista eclettico, cantore e pittore della propria nazione, sacrificato nelle storie della letteratura del Vecchio Continente in nome di un politically correct gasato.

A ricordare il Kobzar, poco distante dalla Tomba della Madre, una casa museo. La gestione e tenuta da tre commesse abbastanza esperte di vita, ma ancora capaci di emozionarsi alla visita inaspettata di qualche occidentale, particolarmente legato al Shevchenko nazionale – quello serio e vero.

Un chilometro più lontano, anche la casa ove il poeta ha studiato. Riparata da una copertura in vetro isolante. Luoghi da visitare, se si vuole comprendere una parte di Europa ignorata dai più. Un’oasi di cultura, circondata da una distesa in continua trasformazione.

Solo pochi anni fa, cinque erano le industrie agricole operanti nel luogo. Oggi e rimasta solo quella casearia. Tra l’altro, rilevata dai francesi. A contribuire a tutto ciò, il grano cinese, principale killer del mercato di quello che e conosciuto come il maggiore serbatoio del granaio dell’Europa.

“Crisi economica, politiche esuberanti, che non rispettano il territorio, e privatizzazioni selvagge – evidenza Oksana Pavlovna, medico del servizio pubblico – costringono i giovani a cercale il lavoro in Occidente. E, noi che rimaniamo, a bere latte chimico, se ci scordiamo di acquistare quello casalingo”.

Matteo Cazzulani

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