LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA LITUANIA DA IL BENSERVITO A GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 31, 2011

Vilna fissa per il 31 Ottobre 2014 l’esclusione del monopolista russo dal proprio sistema infrastrutturale energetico, forte di una legislazione UE che vieta ad enti non-europei il possesso dei gasdotti del Vecchio Continente. Azerbajdzhan e Turchia trovano l’accordo per le forniture di oro blu all’Europa, ma la Grecia alza la competizione interna al Corridoio Meridionale

Il ministro dell'energia lituano, Arvidas Sekmokas

Una vera e propria cacciata da casa propria in nome dell’Europa e della difesa degli interessi continentali. Nella giornata di venerdì, 28 Ottobre, il governo lituano ha fissato per il 31 Ottobre 2014 il termine entro cui il monopolista russo, Gazprom, deve abbandonare ogni azione della compagnia statale Lietuvos Dujos.

La decisione è stata presa in seguito a trattative tra le Autorità lituane ed esponenti della compagnia tedesca, E.On Ruhrgas – alla quale appartiene il 38,9% della Lietuvos Dujos – a cui non ha partecipato alcun rappresentante di Gazprom, proprietaria del 37,1% dell’ente nazionale lituano che, oltre alla compravendita di gas per la Lituania, è responsabile della gestione delle infrastrutture energetiche del Paese. Un boccone appetitoso per il monopolista russo che, coadiuvato dall’alleato tedesco, ha de facto controllato la Lietuvos Dujos fino ad oggi, ponendone alla presidenza il suo Vice-Capo, Valerij Golubjev: più volte accusato dal governo lituano di condotta antinazionale in quanto responsabile di un’oneroso tariffario ancor oggi applicato da Mosca a Vilna.

A cambiare le carte in tavola il varo, nel 2009, da parte della Commissione Europea, del Terzo Pacchetto Energetico: una legge che stabilisce la liberalizzazione del mercato del gas, vieta la gestione in regime di monopolio dei gasdotti del Vecchio Continente – sopratutto ad enti non-UE – ed impone la messa in comunicazione delle condutture di gas e nafta dei 27 Paesi dell’Unione con l’intento di creare un unico sistema infrastrutturale. Manna dal cielo per la Lituania che, legittimata dalla legislazione di Bruxelles, ha potuto iniziare una manovra per ristabilire la propria indipendenza energetica, allentando la presenza dei russi nel proprio mercato.

Da un lato, Vilna ha programmato la costruzione di una serie di rigassificatori, in sintonia con gli altri Paesi Baltici e con la Polonia – impegnati in simile iniziative, con il medesimo scopo di diminuire la dipendenza da Mosca – dall’altro, ha programmato il riassorbimento forzato della Lietuvos Dujos, il suo scorporo in due compagnie – incaricate rispettivamente della gestione dei gasdotti e della compravendita di gas – e l’immediata vendita delle loro quote all’azionariato lituano ed europeo. Artefice di tale politica è stato il Ministro dell’Energia, Arvidas Sekmokas, deciso nell’applicare fino in fondo la legge UE, anche a costo di mozioni di sfiducia – proposte dall’opposizione socialdemocratica, vicina ai russi, ma respinte dalla maggioranza conservator-liberale a cui appartiene – e ricorsi all’Arbitrato Internazionale.

Atene Cavallo di Troia di Mosca

Una svolta per l’indipendenza energetica dell’Unione Europea è arrivata anche dal fronte meridionale. Mercoledì, 26 Ottobre, Azerbajdzhan e Turchia hanno firmato un accordo per il transito nella penisola anatolica di 10 Miliardi di metri cubi annui di gas dal giacimento azero di Shakh Deniz verso il Vecchio Continente, pronto a riceverlo per mezzo del Corridoio Meridionale: una rete di gasdotti sul fondale del Mediterraneo, progettata per evitare l’importazione di oro blu attraverso il territorio della Russia e, con esso, il ricatto energetico di Mosca.

La principale conduttura di tale sistema di gasdotti dovrebbe essere il Nabucco, concepito dalla Commissione Europea, sostenuto politicamente dal consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – ed economicamente dalle compagnie nazionali di Austria, Romania, Turchia, Azerbajdzhan, e Bulgaria. Tuttavia, di recente si è rafforzata la candidatura dell’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia: gasdotto compartecipato dalla compagnia italiana Edison, dalla statale turca Botas, e dalla greca DESFA, la quale – maggiore sponsor del progetto – ha offerto al consorzio per la gestione di Shakh Deniz l’ampliamento della portata dell’ITGI a 24 Miliardi di metri cubi annui dagli attuali 10.

La manovra greca è stata accolta con sospetto da parte di diversi esperti, in quanto non solo proveniente da un Paese in piena crisi economica, ma, sopratutto, stretto alleato di Gazprom nella costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino, sul fondale del Mar Nero, progettato dal monopolista russo – in collaborazione con l’italiana ENI, le tedesche Wintershall ed RWE, la francese EDF, la greca DESFA, e le compagnie nazionali macedone, serba, e slovena – per contrastare la politica di indipendenza energetica della Commissione Europea, ed aggirare Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Stati Baltici, e Romania – a cui si aggiungono Moldova ed Ucraina. La candidatura dell’ITGI in alternativa al Nabucco non solo innalzerebbe la posta da offrire a Baku per l’ottenimento delle forniture, ma garantirebbe tempo a Mosca per realizzare il Gasdotto Ortodosso – com’è chiamato il Southstream – prima che l’UE riesca a garantirsi l’Indipendenza da Mosca com la conduttura di verdiana denominazione.

Matteo Cazzulani

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L’EURASIA DI PUTIN MUOVE I PRIMI PASSI

Posted in Russia by matteocazzulani on October 30, 2011

La Russia corona con un successo il test nucleare del missile Bulava, ed ottiene vantaggiose concessioni in settori strategici dell’economia moldava in cambio di uno sconto sul gas. L’arringa di Lukashenka e le contromosse di una Polonia Leader dell’Europa

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Testate nucleari, gas, ed un avvocato d’eccezione. E così chela Russia sta costituendo l’Unione Euroasiatica, un progetto fortemente voluto dal primo Ministro russo, Vladimir Putin – presto per la terza volta alla guida del paese dallo scranno più alto, quello presidenziale – per ristabilire il controllo di Mosca sull’area ex-URSS, e spezzare definitivamente la concorrenza di un’Unione Europea sempre più in preda alla crisi dell’Euro – ed ai sogghigni di chi è spesso incline a soddisfare gli appetiti geopolitici del Cremlino in cambio di gas a buon mercato.

Nella giornata di venerdì, 28 Ottobre, è andato a buon fine il terzo tentativo di collaudo del missile Bulava: una testata nucleare che, dopo due esperimenti falliti, ha confermato di essere funzionante e, quindi, pronta ad essere annoverata nell’arsenale dell’esercito di Mosca nel caso anche i prossimi due test – la cui data è, ovviamente, top secret – si rivelassero un successo. Come riferito dalle Autorità russe, e confermato dall’autorevole Gazeta.ru, il missile è stato lanciato dall’incrociatore militare Jurij Dolgorukij nel Mar Bianco, ed ha centrato, con la precisione calcolata, un obiettivo situato nel poligono militare di Kura, in Kamchatka.

Nella medesima giornata, il Vice-Premier moldavo con delega agli Affari Economici, Valeriu Lazar, ha riferito in Parlamento circa un nuovo contratto stipulato con Mosca per il rinnovo delle forniture di gas, per le quali Chisinau avrebbe ottenuto uno sconto in cambio di concessioni al Cremlino in settori strategici dell’economia del Paese. Maggiori dettagli su quali siano tali ambiti non sono stati forniti dal Vice-Capo di Governo che, dopo il discorso, non ha risposto alle domande chiarificatrici. Finora, di noto restano solo formula e scadenza dei contratti in vigore tra il monopolista russo, Gazprom, e la società energetica nazionale, Moldovagaz: prezzi di mercato fino al 2011, poi, in base agli accordi raggiunti, un taglio, probabilmente adoperato nel metodo di calcolo del fabbisogno moldavo.

Entusiasta di tali manovre è il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, che, in un articolo comparso sulla stampa russa, ripreso dall’autorevole Radio Liberty, si è detto strenuo sostenitore dei piani eurasiatici di Putin, escludendo pericoli per la perdita dell’Indipendenza della Bielorussia, altresì, rassicurando i propri connazionali sui vantaggi che essi porteranno a Minsk. Dopotutto, la Bielorussia è uno dei Paesi fondatori dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: progetto con cui Mosca intende imitare l’UE nel creare un sistema di economie integrate sotto il controllo del Cremlino, nella cui orbita è prevista l’entrata del Kyrgystan, e di Paesi europei come Ucraina ed Armenia.

Nel caso di Minsk, Lukasheka ha giudicato la CEE post-sovietica un progetto conveniente per aprire sbocchi sull’estero all’economia di un Paese sempre più isolato a livello internazionale, ma presto si è reso conto delle misure svantaggiose prese da Mosca nei suoi confronti, decise da un Comitato Centrale che ha privato le Autorità bielorusse della sovranità decisionale su molte questioni commerciali ed energetiche.

La reazione dell’Europa

Uno scenario preoccupante, che, tuttavia, in Europa ha registrato la reazione della Polonia che, presidente di turno dell’UE, si è attivata sul piano diplomatico per evitare lo scivolamento verso la Russia dei Paesi dell’Europa Orientale – Georgia, e, per l’appunto, Ucraina, Moldova e Bielorussia – la cui Indipendenza da Mosca è condizione necessaria per la sicurezza e la competitività in un Mondo sempre più globalizzato di un Vecchio Continente che, se unito e coeso – e non diviso in base alla divisa monetaria del singolo Stato – può evitare il rischio del riemergere di una nuova URSS, e tornare a correre per una leadership mondiale ed un benessere economico.

Sempre venerdì, 28 Ottobre, Varsavia – sulla soglia di un ricorso all’Arbitrato di Stoccolma contro Gazprom per la revisione di contratti per l’oro blu troppo onerosi – ha rafforzato la cooperazione energetica con l’Ucraina, sopratutto in merito al prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: un progetto chiave per la realizzazione di un Corridoio Eurasiatico che – a differenza di quanto suggerisca il nome – è stato concepito per l’importazione via terra e mare di nafta e gas da Centro Asia, Georgia, e Turchia, evitando il transito per il territorio russo – e, con esso, il ricatto energetico del Cremlino.

Inoltre, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, a colloquio con il Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Rajisa Bohatyrova, ha rilanciato la costituzione di una brigata militare composta da reparti degli eserciti di Polonia, Ucraina, e Lituania, da impiegare in operazioni di peacekeeping sotto l’egida NATO. Un’idea simile a quella che, sempre su spinta polacca, ha visto il Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Slovacchia – varare un progetto militare comune, sempre per missioni di pace dell’Alleanza Atlantica, aperto alla partecipazione di Paesi Baltici e Georgia.

Infine, resta la risoluzione del Parlamento Europeo sulla continuazione dei negoziati con l’Ucraina per la firma di un Accordo di Associazione messo in crisi dalla condanna alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e dalle repressioni ai danni di giornalisti ed altri esponenti di spicco del campo arancione. Nella seduta plenaria di giovedì, 27 Ottobre, l’emiciclo di Strasburgo ha ribadito il rispetto di Democrazia e Diritti Umani come condizione imprescindibile per la sigla di un documento che mira alla maggiore integrazione di Kyiv con Bruxelles, ma, nel contempo, ha invitato il Presidente, Viktor Janukovych, alla ripresa dei negoziati, interrotti dopo la sentenza Tymoshenko, e la svolta filorussa del Capo di Stato ucraino.

Così come Lukashenka, anche Janukovych è stato attratto dalle sirene del gas a buon mercato di Mosca, e dalla Zona di Libero Scambio CSI: altro progetto, simile all’Unione Doganale, con cui il Cremlino sta dando linfa alle proprie ambizioni geopolitiche, privando Stati sovrani della propria autonomia.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA SI E ESPRESSA SU JULIJA TYMOSHENKO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 29, 2011

Il Parlamento Europeo condanna il mancato rispetto di democrazia e stato di diritto in Ucraina, ma invita alla continuazione dei negoziati per la firma dell’Accordo di Associazione e la creazione della Zona di Libero Scambio tra Kyiv e Bruxelles. L’errata percezione da parte delle forze politiche ucraine, e le spiegazioni dell’importanza della risoluzione per gli assetti geopolitici dell’UE

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Un’acrobazia diplomatica per tutelare i diritti fondamentali e tenere viva la speranza di un futuro più sicuro per la comunità europea tirata per i capelli dal destinatario. Questa la sintesi politica della risoluzione del Parlamento Europeo che, giovedì, 26 Ottobre, ha approvato un documento di condanna dell’Ucraina per aperte violazioni della democrazia e dello stato di diritto che, nel contempo, lascia la porta aperta per la firma di un Accordo di Associazione con cui Kyiv può avvicinarsi all’integrazione con Bruxelles.

Nello specifico, la mozione – frutto di un compromesso tra tutte le forze politiche, compatte a favore, senza distinzioni – richiede processi d’Appello secondo gli standard occidentali, e la partecipazione alla vita politica per la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: lei condannata a sette anni di carcere per gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso dei negoziati per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – dopo un processo farsa in cui la difesa è stata privata di ogni diritto – lui, invece, recluso in isolamento dallo scorso 26 Dicembre, prima ancora che una sentenza ne abbia accertato la colpevolezza – sempre per abuso d’ufficio.

Nel contempo, l’Europarlamento ha ribadito il diritto alla partnership UE per l’Ucraina in quanto Paese europeo – con preciso riferimento all’articolo 49 dell’Atto Fondativo dell’Unione – ed ha invitato la Commissione ad indire una nuova riunione per la continuazione delle trattative ad alto livello in merito all’Accordo di Associazione con il Presidente, Viktor Janukovych. La precedente, fissata per lo scorso 20 Ottobre, è stata cancellata in seguito al verdetto nel processo Tymoshenko, ed alla svolta filo russa del Capo di Stato di Kyiv, che ha firmato con Mosca il varo della Zona di Libero Scambio CSI: un preciso progetto politico di Putin per ristabilire l’egemonia della Russia nel Mondo ex-URSS.

Soddisfatto della risoluzione il Vice-Capo di Bat’kivshchyna – il Partito di Julija Tymoshenko – e responsabile dei rapporti internazionali, Hryhorij Nemyrja, che ha evidenziato come essa rappresenti l’ultima chiamata per un regime, quello di Janukovych, reo di avere infranto il rispetto di democrazia e diritti umani: valori imprenscindibili se si vuole l’integrazione con l’Unione Europea.

“La mozione è stata appoggiata da tutte le forze politiche, dunque è il parere all’unanimità di Bruxelles – ha dichiarato Nemyrja – auspico che sia osservato dalle Autorità di Kyiv, e che le repressioni politiche a carico di diversi esponenti dei governi precedenti siano interrotte quanto prima”.

Reazione positiva anche dal Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Janukovych, il premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – che ha sottolineato come il documento lasci in vigore la chiusura della trattative per l’Accordo di Associazione ed il varo della Zona di Libero Scambio UE-Ucraina.

“E’ un successo della diplomazia ucraina – ha illustrato addirittura il Deputato Vasyl’ Kysel’ov – in quanto il processo di integrazione di Kyiv non è stato interrotto, e Bruxelles si è limitata a raccomandare riforme strutturali della nostra [ucraina, n.d.a.] giustizia. Per Julija Tymoshenko la questione non è ancora chiusa – ha continuato, intervistato dal canale TVi – ci sono ancora Appello e Cassazione”.

Peccato che l’esponente del Patito del Potere abbia dimenticato l’apertura di nuovi fascicoli a carico della Leader dell’Opposizione Democratica – che, oltre ad escludere definitivamente la carismatica guida del campo arancione, conferma il regresso della democrazia ucraina sanzionato dalla risoluzione – così come il fatto che ogni Forza politica abbia presentato come un proprio successo internazionale una mozione necessaria per il futuro dell’UE e dell’Ucraina.

La rilevanza geopolitica della risoluzione

A spiegarne la ratio, l’eurodeputato bulgaro del Partito Popolare Europeo, Andrej Kovachev, il quale ha sottolineato come il popolo ucraino non debba pagare per i propri governanti, e vedersi negare un Accordo di Associazione che, prevedendo anche l’abbattimento del Regime dei Visti Schengen, è destinato a migliorarne la condizione di vita.

“Le porte sono aperte, ma Kyiv deve garantire il rispetto dello stato di diritto nei processi a carico di Julija Tymoshenko ed altri esponenti dell’Opposizione Democratica – ha dichiarato il Deputato a nome di tutti i gruppi del Parlamento Europeo – i rapporti tra UE ed Ucraina sono difficili, occorre che non lo diventino ancora di più, e che gli accordi in fase di negoziazione vengano firmati al più presto”.

Lecito aggiungere che l’Unione Europea si trova in una situazione internazionale molto delicata, non solo per la crisi dell’Euro, ma anche dinnanzi al rinato imperialismo di una Russia che, sotto la guida di Putin – alla sua terza presidenza certa – ambisce a progetti eurasistici orientati in primis contro Bruxelles. L’integrazione ed il rafforzamento della partnership con Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Moldova, Georgia e Bielorussia – ed il mantenimento della loro Indipendenza da Mosca sono le uniche carte che l’UE può giocare per contrastare un processo che, se attuato, non solo vedrà la Russia politicamente egemone su popoli europei per storia, cultura, e tradizione, ma condannerà il Vecchio Continente, in un Mondo sempre più globalizzato, ad una posizione subalterna in campo economico ed energetico.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA COME LA CINA: VICINO L’ACQUISTO DEL DEBITO DELLA SPAGNA

Posted in Russia by matteocazzulani on October 28, 2011

Mosca pronta ad intervenire nell’economia di Madrid per evitare il default con una mossa simile a quella che ha portato Pechino a rilevare cospicue azioni del deficit spagnolo. Il Cremlino sempre più isolato a livello energetico ed economico, ed ancora fuori da WTO a causa del veto georgiano

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Non solo il gas, adesso anche la strategia cinese. Nella giornata di lunedì, 10 Ottobre, il governo della Federazione Russa si candidato ad accollarsi parte del debito pubblico della Spagna: Paese UE sull’orlo del default, che già a Pechino ha venduto cospicue azioni statali per cercare di salvare una situazione sull’orlo del collasso.

A dare la notizia dell’interesse di Mosca, una conferenza stampa congiunta tra il rappresentante del Cremlino, Arkadij Dvorkovich, ed il Ministro dell’Economia spagnolo, Elena Salgado, che, sorprendentemente, non ha concesso alcuna risposta ai giornalisti, laccando la sala subito dopo il suo breve discorso.

“Se Paesi europei sono in crisi – ha dichiarato il russo – ed è necessario l’ausilio da parte del BRIC [le quattro economie emergenti, Brasile, Russia, India, e Cina, n.d.a.] la Russia è pronta a fare la sua parte”.

Secondo diversi esperti, quella di Mosca sarebbe l’ennesima mossa per mantenere uno status di superpotenza mondiale sempre più in crisi, mantenuto finora per mezzo di una spregiudicata politica energetica che, di recente, ha perso sostenitori proprio in seno all’Unione Europea: tradizionalmente attenta ai buoni rapporti con la Russia.

Ne è dimostrazione la straordinaria attività con cui la Commissione guidata da José Manuel Barroso ha concepito un sistema di importazione alternativo ai gasdotti russi, progettando condutture sottomarine, rigassificatori, e siglando pesanti contratti con Azerbajdzhan e Turkmenistan per l’acquisto dell’oro blu. Inoltre, le stesse singole compagnie energetiche dell’Europa Occidentale si sono ribellate ai diktat contrattuali del monopolista russo, Gazprom, esigendo uno sconto sulla bolletta ricorrendo persino in tribunale.

Cremlino ancora fuori dal WTO

In aggiunta, Mosca ancora non può contare sull’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, a causa del veto georgiano: Tbilisi chiede, in cambio del suo prezioso imprimatur, il riconoscimento da parte russa dell’appartenenza alla Georgia delle regioni di Abkhazija ed Ossezia Meridionale, occupate dall’esercito del Cremlino dall’aggressione militare dell’Agosto 2008. La medesima posizione è stata mantenuta anche sabato, 8 Ottobre, nel corso delle trattative intavolate per sbloccare la situazione nella neutrale Svizzera.

Matteo Cazzulani

LA COMMISSIONE EUROPEA DICE NO AL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 27, 2011

Bruxelles non concede l’esenzione dalle leggi comunitarie al gasdotto ortodosso, progettato da Mosca per mantenere il monopolio sulle forniture di gas al Vecchio Continente. Il Parlamento Europeo continua i negoziati con l’Ucraina malgrado la svolta autoritaria e le scelte filo russe del Presidente, Viktor Janukovych. L’unità comunitaria come unica soluzione vincente

Il percosrso di Nabucco e Southstream

Mentre qualcuno se la ride – e spacca il Continente – ed altri sono alle prese con guai interni a livello politico ed economico, a Bruxelles c’è chi ancora lavora per un’Europa davvero forte, sicura, e competitiva. Nella giornata di lunedì, 24 Ottobre, la Commissione Europea ha rigettato la proposta del monopolista russo, Gazprom, di inserire il gasdotto Southstream tra le infrastrutture trans-europee: uno status che avrebbe garantito alla conduttura sottomarina – realizzata dalla Russia, in collaborazione con il colosso energetico italiano ENI, le compagnie tedesche Wintershall ed RWE, la francese EDF, e quelle nazionali di Macedonia, Grecia, Serbia, e Slovenia, con il preciso scopo politico di aggirare Paesi invisi a Mosca, come Ucraina, Moldova, Romania, e Polonia – l’esenzione dall’osservanza del Terzo Pacchetto Energetico UE.

Dunque, un vero e proprio salvataggio dell’indipendenza energetica del Vecchio Continente, dal momento in cui il documento prevede per tutti i Paesi UE – inclusi Balcani, Moldova, ed Ucraina – la liberalizzazione dei mercati del gas, la messa in comunicazione delle reti del trasporto dell’oro blu, ed il divieto di gestione in regime di monopolio delle condutture: regole a cui anche il Gasdotto Ortodosso – come è stato ribattezzato il Southstream – dovrà attenersi. Inoltre, con tale decisione la Commissione Europea ha dato un chiaro segnale di sostegno al Nabucco, la principale delle condutture del Corridoio Meridionale: una rete di gasdotti progettata sul fondale del Mediterraneo per l’importazione di gas centro asiatico senza transitare per il territorio russo.

Ma la partita per l’indipendenza dell’Europa da una Russia sempre più imperialista ha riguardato anche il sottile terreno della Diplomazia. Martedì, 25 Ottobre, il Parlamento Europeo ha deciso di continuare il dialogo per la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina, malgrado le condanne politiche e le repressioni ai danni di giornalisti ed esponenti dell’Opposizione Democratica – tra cui la carismatica Leader, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: entrambi reclusi nel carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj – da parte del Presidente, Viktor Janukovych: di recente sempre più vicino alla Russia di Putin, con cui ha firmato il varo di una Zona di Libero Scambio CSI che allontana Kyiv da Bruxelles.

La decisione dell’Europarlamento è frutto di un compromesso dopo ore di dibattito tra due correnti di pensiero: Partito Popolare Europeo ed Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei hanno proposto il congelamento dell’Accordo fino a prove tangibili di rispetto dei valori democratici da parte delle Autorità ucraine, mentre Conservatori e Riformatori Europei, Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, e Verdi hanno sostenuto la subordinazione delle questioni politiche interne a Kyiv alle necessità di politica estera di Bruxelles. Alla fine, la bozza di risoluzione, che sarà votata nelle prossime sedute, da un lato stabilisce la continuazione delle trattative, dall’altro invita le Autorità ucraine a garantire a Julija Tymoshenko e Jurij Lucenko processi giusti e partecipazione alla vita politica.

Tali compromessi oggi sono fondamentali per la sopravvivenza di un’Europa sempre più provincia in un Mondo globalizzato in mano a tigri emergenti ed orsi del gas: l’indipendenza da Mosca e l’integrazione europea dell’Ucraina – e, con essa, di tutta l’Europa Orientale: Georgia, Bielorussia, e Moldova – è condizione imprescindibile per la sicurezza e la competitività di un Vecchio Continente che ad Est vede il ritorno di una Russia dalle rinate velleità imperiali, dirette proprio contro Bruxelles: i recenti accordi per la Zona di Libero Scambio CSI, ed il rafforzamento dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, sono ben più di un campanello d’allarme circa l’intenzione del Primo Ministro russo, Vladimir Putin – prossimo Presidente – di ristabilire il dominio di Mosca sull’ex-URSS, e di dare una zampata alla barcollante UE per realizzare i già proclamati piani eurasiatici.

Perché Cameron è più europeista di Sarkozy

Chi in Europa lo ha capito, purtroppo, è stato sbeffeggiato dall’irritante ironia che ha colpito anche il Premier italiano, Silvio Berlusconi: come rivelato dall’autorevole Guardian, il Presidente Francese, Nicolas Sarkozy, avrebbe invitato a tacere il Primo Ministro inglese, David Cameron – alle prese con il tentativo, poi sventato, tutto interno ai conservatori britannici di indire un referendum per l’uscita di Londra dall’UE – per avere richiesto la compartecipazione dei Paesi non-euro alle decisioni comunitarie per il salvataggio delle economie di Grecia ed Italia – e, con esse, dell’intera Unione Europea. Una posizione, quella del Leader tory, che fa della Gran Bretagna di oggi un Paese paradossalmente molto più europeista dell’asse franco-tedesco: favorevole ad una divisione dell’Unione Europea di cui a trarre vantaggio è solo lo zar del gas.

Difatti, di recente Cameron ha sostenuto le posizioni in politica energetica ed estera dei Paesi dell’Europa Centrale, tra cui la Polonia – dei tanto temuti dai francesi idraulici – oggi presidente di turno UE: eccezion fatta per l’esercito comune europeo e l’aumento del bilancio comunitario – voluti da Varsavia ma rigettati da Londra – la Gran Bretagna ha supportato attivamente la liberalizzazione dei mercati continentali, l’estensione del Terzo Pacchetto Energetico a Balcani, Moldova, ed Ucraina, e la continuazione del processo di integrazione dell’Europa Orientale, senza mai cedere sul rispetto dei diritti umani e della democrazia. Una condotta che, seppur relegata all’ambito Diplomatico, meriterebbe plauso ed apprezzamento, più che sogghigni meschini ed inviti al silenzio.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO RICORRE IN APPELLO. LE AUTORITA’ APRONO NUOVI PROCEDIMENTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 26, 2011

Il documento degli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica contrastato da nuove imputazioni da Parte della Procura Generale. La protesta dell’Unione Europea dinnanzi al regresso democratico di Kyiv ignorata dal Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che a Bruxelles preferisce l’Avana, Brasilia e Mosca.

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Un mare di accuse contro un singolo appello, e l’Ucraina è sempre più lontana dall’Europa e vicina a Cuba e Russia. Nella giornata di lunedì, 24 Ottobre, gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, hanno presentato il ricorso in Appello per la condanna a sette anni di carcere, più tre di interdizione dalla vita politica, con cui l’ex-Primo Ministro è stata reclusa in definitiva nel carcere di assima sicurezza Luk’janivs’kyj con l’accusa – “appurata” dopo un processo farsa, in cui la difesa è stata privata di ogni diritto – di gestione fraudolenta del bilancio statale, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

A dare l’annuncio è stato l’avvocato, Serhij Vlasenko, ma ad attirare l’attenzione dei legali della Tymoshenko è stata la quasi concomitante dichiarazione della Procura Generale dell’apertura di 4 nuovi procedimenti a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, inerenti l’acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze, la gestione dei fondi percepiti per rispettare il protocollo di Kyoto, e l’accollo al bilancio statale dei debiti della compagnia JEESU, presieduta dall’ex-Primo Ministro prima della sua discesa in politica.

Proprio in merito all’ultima imputazione, le Autorità non hanno perso tempo, rigettando in Cassazione la sentenza con cui la Tymoshenko è già stata assolta nel 2005, richiedendo un’indagine interna sull’operato del PM di allora, ed aprendo un fascicolo per abuso d’ufficio a carico del magistrato Mykola Zamkovenko, responsabile della scarcerazione della Leader dell’Opposizione Democratica dalla prima sua detenzione – sempre nel carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj – nel 2001 per insufficienza di prove.

Un’escalation di provvedimenti che ha ulteriormente allarmato l’Europa, ferma nel condannare un’accanimento giudiziario contro la carismatica guida del campo arancione – secondo indiscrezioni sempre più gravi condizioni di salute – capitolo di un regresso democratico che rende impossibile la firma dell’Accordo di Associazione con cui l’Ucraina avrebbe potuto avvicinarsi all’integrazione con l’Unione Europea.

“Julija Tymoshenko è stata condannata per decisioni politiche, questo è inaccettabile in UE – ha dichiarato il Presidente del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens – è come se Tony Blair fosse portato in Tribunale per l’entrata in guerra contro l’Irak, o la Merkel, una volta terminato il periodo alla guida della Germania, chiamata dinnanzi ai giudici per gli aiuti finanziari alla Grecia. Le scelte di un Capo di Governo – ha continuato il Leader del maggiore soggetto politico dell’Europarlamento – devono essere valutate in sede parlamentare ed elettorale. Ogni intromissione della magistratura è una chiara violazione della divisione dei poteri”.

Una posizione forte, così come quella ufficiale dell’Unione Europea, che, nella seduta del Consiglio Europeo di Domenica, 23 Ottobre, ha ribadito come il rispetto della democrazia sia condizione imprescindibile per il progresso dei negoziati con i Paesi dell’Europa Orientale, senza il quale alcuna iniziativa del Partenariato Orientale UE – come gli accordi di associazione e le Zone di Libero Scambio, in merito ai quali Bruxelles sta negoziando con Ucraina, Moldova e Georgia – può essere realizzata.

“Il percorso e l’approfondimento dell’integrazione politica ed economica con l’Unione dipende dal rispetto nel paese candidato dello Stato di Diritto e dei principi democratici – riporta una nota UE a chiusura del summit – principi fondamentali su cui Bruxelles basa le sue partnership”.

Mosca dietro al raffreddamento diplomatico tra Kyiv e Bruxelles

Tuttavia, l’ennesimo campanello d’allarme non sembra preoccupare il Presidente, Viktor Janukovych: dopo avere rifiutato la decriminalizzazione dell’articolo del Codice Penale con cui Julija Tymoshenko è stata condannata – il 365 – ha rafforzato i rapporti con la Russia con l’ingresso di Kyiv nella Zona di Libero Scambio CSI – un progetto politico di Putin per ristabilire l’egemonia di Mosca sull’ex-URSS, a spese della sicurezza e competitività futura dell’UE – e un nuovo round di negoziati per il rinnovo dei contratti per il gas che, secondo esperti, si annunciano particolarmente gravosi per l’Ucraina.

Successivamente, ha risposto alla cancellazione della visita a Bruxelles con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso – programmata per discutere lo stato dei negoziati per l’Accordo di Associazione e, con esso, della democrazia in Ucraina – rimpiazzandola con una tournée in Brasile e Cuba, durante la quale ha ottenuto l’abbattimento del regime dei visti con Brasilia, e si è felicitato per la calorosa accoglienza riservatagli dal dittatore comunista, Fidel Castro.

Lecito ricordare che l’Ucraina ha concluso le trattative per un Accordo di Associazione con l’UE che difficilmente sarà ratificato dal Parlamento Europeo a causa della condanna a Julija Tymoshenko e dei procedimenti a carico di una decina di altri esponenti dell’Opposizione Democratica – tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: dallo scorso 26 Dicembre anch’egli detenuto in isolamento prima che una sentenza ne abbia certificato la condanna – che escludono Kyiv dal rispetto dei parametri democratici.

In molti tra gli esperti hanno evidenziato come la repressione politica in Ucraina giochi a favore della Russia: pronta ad approfittare dell’impasse diplomatica tra Kyiv e Bruxelles per estendere il proprio dominio economico e politico su un Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni, la cui indipendenza da Mosca ed europeicità sono condicio sine qua non per la sicurezza e la prosperità di un’Unione Europea che, in un periodo di crisi dei mercati, necessita un pronto ritorno a livelli di competitività su scala mondiale.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI BULGARE: CENTRODESTRA IN VANTAGGIO

Posted in Balcani by matteocazzulani on October 25, 2011

Il Leader del partito GJERB, Rosen Plevneliv, in forte vantaggio sul socialdemocratico, Ivajlo Kalfin, ma non abbastanza per evitare il secondo turno. Il fattore turco sull’esito di consultazioni tutt’altro che scontate malgrado il divario tra i maggiori candidati

Il Primo Ministro bulgaro, Bojko Borysov

Sarà necessario il secondo turno per l’elezione del nuovo Presidente del Paese più “giovane” d’Europa. Nelle elezioni presidenziali bulgare, Rosen Plevneliev, candidato del partito di centrodestra Cittadini Per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria – GJERB – ha ottenuto il 41% dei voti, mentre il suo rivale socialdemocratico, Ivajlo Kalfin, alla guida della Coalizione per la Bulgaria, si è fermato al 26,8%.

Un risultato accolto senza euforia dal leader GJERB, sebbene gli esperti siano concordi nell’affermare con certezza la sua vittoria al secondo turno: l’esponente della sinistra non sarebbe i grado di attrarre l’elettorato moderato e di centro che, Domenica 23 Ottobre, nella maggior parte dei casi ha disertato le urne, oppure, se ha votato, ha sostenuto Romen Khrusev, quasi ultimo con un risultato minimo.

Tuttavia, a mischiare le carte potrebbe essere la minoranza turca che, numericamente consistente nel Paese, non ha partecipato al voto per il Presidente, esprimendo la propria preferenza solo nelle concomitanti Elezioni Amministrative – per la cronaca, a Sofia confermata la candidata GJERB, Jordanka Fandykova. Difatti, il Leader del Movimento per i Diritti e le Libertà – DPS – Ahmed Dogan, ha invitato i propri elettori a non sostenere Plevneliev: un’eventualità che, se si verificasse, potrebbe portare molta acqua al mulino di Kalfin, da un lato, riaprendo una contesa tutt’altro che chiusa, dall’altro facendo pesare il supporto turco, ed aprire nuovi scenari politici.

Tra gli altri volti della competizione, bene l’ex-Commissario UE, Meglena Kuneva, terza con un buon 14% ottenuto grazie al ruolo giocato a Bruxelles. Invece, fortemente bassa è l’affluenza: un fattore per cui in pochi addossano la colpa al boicottaggio della parte turca, altresì valutato come messaggio squisitamente politico di sfiducia nella classe dirigente, come, del resto, registrato anche in altri Paesi Occidentali.

Avanti in Europa

Qualora la vittoria di Plavneliv fosse confermata, alla guida della Bulgaria si avrebbe un monocolore di centrodestra, dal momento in cui sullo scranno presidenziale dal 2001 siede il socialista Georgij Pyrvanov: un cambio solo di facciata, poiché a Sofia il Capo dello Stato ha solo compiti di rappresentanza, ed i pieni poteri sono nelle mani del Primo Ministro, Bojko Borysov, autore di una politica di europeizzazione del Paese, sopratutto in ambito energetico, su cui Plavneliv ha espresso pieno accordo.

Lecito ricordare che Borysov ha rotto con la Russia a causa di contratti per l’importazione di gas sempre più onerosi per le casse statali bulgare, ed ha cercato, e trovato, nuove forniture in Turchia.

Inoltre, lo scorso martedì, 11 Ottobre, il Primo Ministro bulgaro ha co-firmato un comune appello con il suo collega romeno, Emil Boc, per accelerare l’ingresso di Sofia e Bucarest nell’Area Schengen, e rafforzare la collaborazione con il resto dei Paesi dell’Unione Europea nei settori dell’energia, del trasporto aereo, e del turismo.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: MOLDOVA, REPUBBLICA CECA E SLOVACCHIA CADONO ALLA RUSSIA. RESISTONO POLONIA E LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 24, 2011

Chisinau, dopo la firma del varo della Zona di Libero Scambio CSI, si accorda con Mosca per il rinnovo delle forniture di oro blu. Praga e Bratislava costrette all’approvvigionamento dal NordStream, mentre Varsavia e Vilna sono alla via giudiziaria contro il Cremlino

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

C’è chi si arrende al richiamo del gas a buon mercato, chi è costretto alle maniere forti per evitare trattamenti impari a livello politico, e chi, da vero europeista, si attiene ai regolamenti UE per liberarsi di un soffocante aiuto fraterno in corso da troppi anni. Nella giornata di sabato, 22 Ottobre, il governo moldavo ha comunicato la raggiunta intesa con la Russia per il rinnovo delle forniture di oro blu.

Nello specifico, ad essere fissata è stata solo la tempistica – 5 anni – ottenuta dal Primo Ministro di Chisinau, Vlad Filat, in cambio della disponibilità di Mosca a rivedere le formule di pagamento, con la speranza di uno sconto sulla bolletta che la compagnia statale, Moldovagaz, deve al monopolista russo, Gazprom, ogni mese. Secondo quanto riportato dall’autorevole UNIAN, la parte moldava intende trattare il prezzo di gas, nafta, e carbone non in base al mercato internazionale, ma a seconda dell’effettivo fabbisogno della popolazione, arrivando ad una stabilizzazione delle tariffe di cui il Paese, particolarmente esposto alla crisi mondiale, ha necessità per quadrare il bilancio.

Lecito ricordare che, sempre a Pietroburgo, lo scorso martedì, 18 Ottobre, la Moldova è stata tra i firmatari del documento per il varo della Zona di Libero Scambio CSI: un progetto, sotto la regia della Russia, mirato alla restaurazione del dominio economico – ergo politico – del Cremlino sull’area ex-URSS, con cui il Primo Ministro, Vladimir Putin – presto terzo Presidente – ha ridato slancio alle velleità imperiali di Mosca, da soddisfare con il fioretto dei rapporti economici privilegiati – oltre alla Zona di Libero Scambio CSI, anche con l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: una CEE euroasiatica in cui, dopo l’ingresso del Kyrgystan, la Russia sta cercando in tutti i modi di trascinare l’Ucraina – e con la tradizionale arma del gas, schierata dritto contro l’Europa.

Non è un caso se lo scorso giovedì, 20 Ottobre, anche Repubblica Ceca e Slovacchia hanno aderito indirettamente al NordStream: gasdotto sul fondale del Mar Baltico, realizzato dalla Russia – in collaborazione con le compagnie energetiche nazionali di Germania, Francia ed Olanda – con il preciso intento politico di bypassare Paesi ostili come Polonia, Lituania, Lettonia, ed Estonia, e mantenere l’Unione Europea divisa sul campo energetico attraverso una sottile politica del divide et impera. Come evidenziato da Radio Praha, i cechi e gli slovacchi sfrutteranno la conduttura terrestre NordStream-OPAL, con cui l’oro blu di Gazprom viene trasportato da Greifswald – località tedesca sul Mar Baltico – verso sud.

L’Europa unita contro l’imperialismo russo

Secondo gli esperti, quella di Praga è una scelta dovuta dalla realtà dei fatti, che vede l’Europa Centrale aggirata dai gasdotti putiniani, e l’Unione Europea solo da poco impegnata in una politica energetica unica che, guidata dalla Commissione Barroso, mira alla diminuzione della dipendenza dalla Russia: uno scopo per cui molto si è spesa anche la Presidenza di turno polacca.

Proprio la Polonia è stata oggetto dell’uso politico del gas da parte di Mosca: sulla base di quanto concesso alle altre compagnie energetiche nazionali del Vecchio Continente, il colosso polacco PGNiG ha richiesto a Gazprom la revisione al ribasso di un contratto che, ad oggi, costringe Varsavia a pagare l’oro più a prezzi maggiori di quelli applicati a Germania, Francia, ed Italia che, con le buone o le cattive – ma sempre non senza forti concessioni – hanno ottenuto dal monopolista russo sensibili sconti. Un trattamento privilegiato negato da Mosca, che ha costretto la Polonia all’ultimatum: o il pronto ritocco del contratto – il cui diritto è garantito da precise clausole – o il ricorso all’Arbitrato di Stoccolma.

Opportuno illustrare come, sempre secondo il parere di diversi esperti, quella russa sarebbe una dura risposta all’allargamento ai Balcani, Ucraina, e Moldova del Terzo Pacchetto Energetico: documento che liberalizza la gestione dei gasdotti dei Paesi firmatari, e ne vieta la gestione in regime di monopolio da parte di enti di Paesi extra-UE. Tale legislazione impedisce al Cremlino di mettere mano sui sistemi infrastrutturali del Vecchio Continente, e ha dato la possibilità ad alcuni Paesi di liberarsi definitivamente dell’opprimente dipendenza energetica dalla Russia: amara eredità di un’epoca sovietica, solo all’apparenza chiusasi con la caduta del Muro di Berlino.

La Lituania – altro Paese non interessato dalla campagna sconti del Cremlino, per ragioni squisitamente politiche – ha utilizzato il Terzo Pacchetto Energetico per riprendere possesso del colosso statale Lietuvos Dujos dal controllo di Gazprom – padrone con il 37,1% – e del suo alleato tedesco E.On Rurhgas – con il 38,9% – per poi reprivatizzarlo senza la partecipazione del monopolista russo. L’operazione è stata intralciata dal ricorso di Mosca all’Arbitrato di Stoccolma, ma Vilna si è detta determinata a procedere secondo la legislazione di un’Unione Europea che, quando parla ad una voce sola – e non teme ripercussioni da parte di un vicino parimenti colpito dalla crisi – è davvero ancora capace di rivestire un ruolo da protagonista sullo scenario mondiale.

Matteo Cazzulani

RUSSIA-UE: LO SCONTRO PASSA SUL PIANO MILITARE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 23, 2011

Aerei dell’esercito russo hanno sorvolato il confine con l’Unione Europea sul Baltico, mettendo in allerta caccia NATO e Diplomazie di Lettonia, Estonia, e Finlandia. Preoccupazione dinnanzi al recente riarmo di Mosca nell’area. Si riaccende lo scontro sul gas

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Dopo i gasdotti gli aerei militari, e pensare che ce lo saremmo dovuti aspettare. Nella giornata di martedì, 18 Ottobre – ma l’autorevole Radio Liberty ne ha dato notizia solo pochi giorni più tardi – velivoli dell’esercito russo hanno sorvolato il tratto neutrale del Mar Baltico al confine con Lettonia ed Estonia, avvicinandosi di molto allo spazio aereo dell’Unione Europea.

Nulla di male nella forma, ma non nella sostanza, dal momento in cui nel codice militare certe manovre sono una chiara dimostrazione di forza, che non solo ha allertato i caccia NATO – pronti ad alzarsi in volo e a scortare i velivoli russi – ma ha preoccupato non poco i Paesi confinanti con la Federazione Russa: da tempo inquieti dinnanzi al riarmo militare di una Russia che, come dichiarato dallo stesso Primo Ministro – e prossimo presidente – Vladimir Putin – è pronta a ripristinare una politica di forza nei confronti del Vecchio Continente

“E una chiara dimostrazione di forza, che ha le sue radici nella Guerra Fredda – ha dichiarato il Ministro della Difesa lettone, Andris Pabriks – è da un anno che la Russia ha ripreso a pattugliare il Baltico, dove di oggetti sensibili non ce ne sono. Per questo – ha continuato – siamo convinti che è solo una maniera di dimostrare come i veri rapporti di forza si misurino sulla forza militare”.

Una situazione davvero critica, poiché, come illustrato dal Capo delle Forze Armate estoni, Ants Laaneot, l’UE nel suo complesso taglia i budget alla difesa, mentre la Russia aumenta le dotazioni militari, e dispiega interi reparti ai confini orientali dell’Unione Europea. Lo sa bene anche la Finlandia che, con un rapporto dettagliato, di recente ha informato Bruxelles circa la fusione dei distretti militari di Mosca e Pietroburgo: de facto spostando il centro delle operazioni nella Oblast’ di Leningrado – così si chiama ancora la Regione di Pietroburgo – a pochi chilometri dal Paese scandinavo.

Si riaccende lo scontro anche sul gas

La Russia ha giustificato le manovre come parte fondamentale di una risistemazione delle proprie Forze Armate, ma non è stata in grado di spiegare il perché del sorvolo a pochi metri dall’UE, adoperato con velivoli attrezzati per la distruzione di obiettivi industriali e civili. Una dimostrazione di forza che non può non passare inosservata, sopratutto se collegata con l’altrettanto spregiudicata politica energetica, approntata da Mosca nei confronti di un’Europa che, malgrado le croniche divisioni, sembra avere trovato un minimo di coesione attorno al piano di diminuzione della dipendenza dal gas russo, fortemente supportato dalla Commissione Barroso e dalla Presidenza di turno polacca.

“Siamo totalmente contrari al Terzo Pacchetto Energetico – ha dichiarato il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, commentando a Radio Ekho Moskvy il documento con cui Bruxelles ha impedito la gestione in regime di monopolio dei propri gasdotti da parti di compagnie non-UE – così come contestiamo ogni posizione dell’Unione Europea sul gas presa senza il nostro parere. Siamo pronti a ricorrere al Tribunale Internazionale, anche se questa è una risoluzione che non preferiamo”.

Con tutta probabilità, Lavrov si è riferito implicitamente alla decisione del Turkmenistan di ignorare la Russia, e trovare un accordo con Azerbajdzhan e Kazakhstan per la costruzione del gasdotto Transcaspico: una conduttura, fondamentale per il trasporto nel Vecchio Continente di gas centro asiatico, per cui contratti sono già stati firmati dalla Commissione Barroso.

Bruxelles intende importare oro blu senza transitare per il territorio russo, attraverso una rete di gasdotti sul fondale del Mediterraneo, battezzato Corridoio Meridionale. Una pronta risposta alle simili iniziative sottomarine Nordstream e Southstream: condutture volute dal monopolista russo, Gazprom, e dalle singole compagnie energetiche di Germania, Francia, Olanda, ed Italia, per bypassare Paesi invisi al Cremlino come Polonia, Stati Baltici, Ucraina, Moldova, e Romania, e mantenere il Vecchio Continente dipendente dal Cremlino per mezzo della politica del divide et impera.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA NON CEDE ALLA RUSSIA: TERMINATE LE TRATTATIVE PER LA ZONA DI LIBERO SCAMBIO UE-UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 22, 2011

Il Commissario Europeo al Commercio, Karel De Gucht, ed il Vice Premier ucraino, Andrij Kljujev, hanno chiuso le trattative per la sigla di un’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Kyiv che, secondo esperti ed europarlamentari, è necessario tenere in vita per non consegnare il Paese alla Russia, e porre così a rischio la sicurezza ed il rafforzamento dell’Unione su scala mondiale e regionale. Le contromosse di Mosca e la difficile strada del documento presso i Parlamenti Europeo e nazionali

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

“La palla passa al Presidente ucraino, Viktor Janukovych: vero responsabile delle sorti del suo Paese”. Così il Commissario Europeo al Commercio, il belga Karel De Gucht, ha commentato il notevole progresso dei negoziati per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un progetto che, pur senza una vera e propria integrazione politica, mira al pieno coinvolgimento di Kyiv nelle strutture economiche, commerciali e sociali di Bruxelles. Nello specifico, le parti hanno concluso le trattative per il varo di una Zona di Libero Scambio UE-Ucraina: la parte più importante, fatta di dettagli tecnici – come il nome dei prodotti – ed altre questioni strettamente specifiche, necessarie da discutere per uniformare le strutture di Kyiv agli standard europei.

Come rilevato da diversi esperti, la continuazione delle trattative è un segnale importante lanciato dall’Unione Europea ad un’Ucraina sempre più lontana, sopratutto in seguito all’avvicinamento alla Russia di Putin – con la firma del trattato di costituzione della Zona di Libero Scambio CSI: un progetto politico del Primo Ministro russo per riprendere il controllo dell’area ex-URSS, firmato, oltre che dall’Ucraina, anche da Bielorussia, Moldova, Tadzhikistan, Armenia, e Kazakhstan – ed alla condanna a sette anni di carcere per la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: sentenza incresciosa, maturata in seguito ad un processo farsa dalle chiare connotazioni politiche, che esclude Kyiv dal rispetto degli standard democratici richiesti ad ogni Paese candidato alla collaborazione con l’UE.

Proprio la questione Tymoshenko è una patata bollente che, ora, Janukovych deve risolvere per dimostrare di volere un avvicinamento all’Occidente iniziato, nel 2008, proprio dal governo della carismatica guida del campo arancione appena fatta arrestare. Se, come si vocifera a Kyiv, l’articolo 365 sarà decriminalizzato per via parlamentare, e l’ex-Primo Ministro liberata, l’Accordo di Associazione avrebbe serie possibilità di essere ratificato dapprima dal Parlamento Europeo e, successivamente, da quello dei singoli Paesi membri. Altrimenti, l’assenza di progressi in campo democratico da parte delle Autorità ucraine segnerebbe la chiusura della via europea, e l’inevitabile avvicinamento alla Russia che, dopo il colpo della Zona di Libero Scambio CSI, si prepara ad inglobare l’Ucraina anche dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka – a cui, martedì, 18 Ottobre, ha aderito anche il Kyrgystan.

La discussione al Parlamento Europeo

Uno scenario che va evitato a tutti i costi, poiché la consegna di Kyiv a Mosca significherebbe una sconfitta per l’UE, per cui l’indipendenza e l’europeicità dei Paesi dell’Europa Orientale – oltre all’Ucraina, Moldova, Georgia e, possibilmente, Bielorussia – è condizione necessaria per la sicurezza ed il progresso di Bruxelles.

“Rompere le trattative sarebbe stato come vincere una staffetta senza il testimone – ha commentato, sempre restando sullo sportivo, il Vice-Presidente del Parlamento Europeo, Pawel Zalewski – un vantaggio considerevole sui concorrenti mandato in fumo”.

Concordi con Zalewski – appartenente al Partito Popolare Europeo – anche altri Parlamentari di differente schieramento, come il conservatore Pawel Kowal, secondo cui la chiusura delle trattative per il varo della Zona di Libero Scambio UE-Ucraina è stato l’unico segnale possibile da inviare alle autorità di Kyiv per mantenere la porta aperta, pur senza tralasciare il problema del deficit di democrazia sulle Rive del Dnipro.

“Occorre chiudere l’accordo al più presto – ha dichiarato il Capo-Delegazione dei Rapporti UE-Ucraina – poiché una presidenza a Bruxelles così favorevole alle aspirazioni occidentali di Kyiv come quella polacca difficilmente si ripresenterà. E un’occasione da non sprecare – ha continuato il polacco, intervistato dalla Deutsche Welle – se davvero si vuole il benessere ed il progresso per il popolo ucraino”

Ad applaudire alla chiusura delle trattative è anche il suo connazionale dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Marek Siwec, che ha illustrato quale possa essere la vera conseguenza della rottura delle relazioni con l’Ucraina, altresì fortemente voluto dall’asse franco-tedesco.

“La Russia sta giocando un ruolo attivo – ha dichiarato alla versione ucraina della BBC – e tenta di continuo l’Ucraina con la carta dell’Unione Doganale. Per il Cremlino, il fallimento delle trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina sarebbe un’occasione da non perdere per strappare una volta per tutte Kyiv nella propria sfera di dominio economico, commerciale, e politico”.

Matteo Cazzulani