LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Yatsenyuk torna in campo per contrastare il Southstream

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 29, 2014

Il Premier ucraino invita il Parlamento a votare la riforma che adatta il sistema energetico nazionale alla Legge dell’Unione Europea. Anche l’assestamento di bilancio e la ratifica delle dimissioni del Capo del Governo tra gli argomenti trattati in una riunione a porte chiuse del Consiglio dei Ministri

Di nuovo a presiedere il Consiglio dei Ministri per dare l’ultima chance al Parlamento di garantire la sicurezza energetica e nazionale del Paese: nonostante le dimissioni già annunciate e presentate pubblicamente.

Nella giornata di lunedì, 28 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha condotto una riunione a porte chiuse del Gabinetto dei Ministri, nella quale, come già preannunciato, è stata messa all’ordine del giorno della prossima seduta del Parlamento la votazione della riforma del sistema energetico nazionale in chiave europea, dell’assestamento di bilancio e della ratifica delle dimissioni del Capo del Governo.

Yatsenyuk, che lo scorso 25 Luglio, dopo il crollo coalizione di maggioranza ‘Scelta Europea’, ha formalmente ceduto la guida del Governo al Vicepremier, Volodymyr Hroysman, è ritornato sui suoi passi: una decisione presa soprattutto per supportare l’approvazione della ristrutturazione del sistema energetico nazionale e, così, attuare un passo concreto in direzione dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Questa riforma, secondo quanto previsto dalla Legge UE, prevede lo scorporo di alcune funzioni dal colosso energetico nazionale Naftohaz, a cui spetterà solamente la compravendita del gas: la gestione dei gasdotti, la distribuzione del carburante, ed il controllo dei siti di stoccaggio saranno invece affidate rispettivamente alla compagnia Ukrtranshaz, alla Ukrayinska Hazotransportna Systema, ed alla Ukrayinski Hazovi Schovishcha.

Inoltre, la riforma del settore energetico nazionale apre il possesso del 49% della rete dei gasdotti nazionali a compagnie dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America: una misura necessaria per evitare che la Russia, da cui l’Ucraina dipende per circa il 95% del proprio fabbisogno energetico, arrivi a controllare totalmente anche sistema infrastrutturale energetico di Kyiv.

“L’inclusione delle compagnie europee e statunitensi nella gestione del sistema infrastrutturale energetico del nostro Paese è un provvedimento necessario per arginare la realizzazione del Southstream” ha dichiarato Yatsenyuk, facendo riferimento al gasdotto che la Russia ha concepito sul fondale del Mar Nero per veicolare gas in Austria attraverso Bulgaria, Serbia ed Ungheria, e, così, bypassare l’Ucraina.

La posizione di Yatsenyuk è in linea con quella della Commissione Europea, che ha contestato il Southstream perché destinato ad incrementare la già alta dipendenza energetica dell’UE dalla Russia.

Mosca intende infatti avvalersi della realizzazione del gasdotto nel Mar Nero per contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas che Bruxelles sta approntando per limitare l’uso dell’energia da parte della Russia come mezzo di coercizione geopolitica a spese di Stati europei sovrani ed indipendenti, come Ucraina, Polonia e Paesi Baltici.

Oltre alla battaglia per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa, e sopratutto all’integrazione dell’Ucraina nel costituendo mercato unico europeo dell’energia, Yatsenyuk ha invitato il Parlamento ad approvare anche l’Assestamento di Bilancio, che prevede misure urgenti necessarie per l’ottenimento di prestiti dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale di cui Kyiv ha estremo bisogno.

Oltre all’erogazione di 1,9 Miliardi di Hryvnye per sussidi supplementari all’esercito impegnato nella liberazione delle terre orientali ucraine occupate dai miliziani pro-russi, l’Assestamento -che Yatsenyuk ha dichiarato di volere rendere esecutivo anche in caso di mancata approvazione da parte del Parlamento con una forzatura istituzionale pur di erogare finanze necessarie all’esercito- prevede anche lo stanziamento di 9 Miliardi di Hryvnye per lo sviluppo delle regioni dell’Est e di quelle dell’Ovest del Paese.

Poroshenko si prepara alle elezioni parlamentari anticipate

Tuttavia, per Yatsenyuk, che ha già avviato consultazioni personali con singoli deputati, il successo potrebbe non essere scontato, dal momento in cui, ad oggi, il Premier può contare solamente sul sostegno sicuro dei parlamentari della sua forza di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna.

Le altre forze partitiche che, con Batkivshchyna, hanno partecipato alla coalizione ‘Scelta Europea’, il Partito moderato UDAR del sindaco di Kyiv Vitaliy Klichko e l’ultraconservatore Svoboda, dopo essere uscite dalla maggioranza potrebbero infatti non prestare i loro voti per soddisfare la richiesta di Yatsenyuk e, così, porterebbero all’indizione in tempi ravvicinati di Elezioni Parlamentari Anticipate.

Chi, nel frattempo, si sta preparando all’eventualità di una consultazione elettorale anticipata per il rinnovo del Parlamento è il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, dato in testa in un recente sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv in caso di creazione di un proprio blocco elettorale.

Il Presidente Poroshenko, sempre lunedì, 28 Luglio, ha nominato suo consigliere Oleh Medvedev: lo stratega della sua recente vittoriosa campagna elettorale presidenziale, che ha già curato la comunicazione politica dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko tra il 2005 e il 2008, e quella dell’ex-Capo di Stato Viktor Yushchenko dal 2003 al 2005.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Guerra del Gas: la Russia si espande in Europa Centrale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 5, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom possiede siti di stoccaggio in alcuni Paesi dell’Europa Centrale capaci di contenere fino a un massimo di 4510 miliardi di metri cubi di gas. La manovra concepita come coadiuvante alla realizzazione del gasdotto Southstream, su cui, tuttavia, l’Unione Europea è fortemente contraria

4.510 Miliardi di metri cubi di gas immagazzinati nel cuore dell’Europa sono la spina nel fianco che la Russia ha posto all’Unione Europea per anticipare, e agevolare, la realizzazione di un gasdotto, il Southstream, progettato per incrementare la quantità di gas esportata in UE.

Come riportato dall’autorevole portale Defence 24, il primo Paese in cui il monopolista statale russo del gas, Gazprom -longa manus del Cremlino che si avvale dell’energia come mezzo di coercizione geopolitica- possiede il più alto numero di siti di stoccaggio è la Germania, dove, in collaborazione con la compagnia VNG, il monopolista statale russo del gas è capace di immagazzinare un massimo di 100 Milioni di metri cubi di gas.

Sempre con la VNG, Gazprom ha poi programmato la realizzazione del sito di Magdeburgo, dalla capienza massima di 113 Milioni di metri cubi di gas.

Inoltre, sempre in Germania, Gazprom, in collaborazione con la compagnia Wingas -destinata a breve a diventare proprietà del monopolista statale russo- controlla il sito di stoccaggio di Jemgum, capace di raccogliere 1 Miliardo di metri cubi di gas.

Attraverso la Wingas, Gazprom arriverà a controllare anche il sito di Rehden, capiente 4,4 miliardi di metri cubi di gas.

Il sito di Rehden, come quello di Jemgum, si trova sul tragitto dei gasdotti NEL e WEDAL, realizzati per veicolare in Belgio e nei Paesi Bassi il gas russo proveniente in Germania direttamente dalla Russia attraverso il gasdotto Nordstream.

Proprio nei Paesi Bassi, Gazprom già controlla il sito di stoccaggio di Bergermeer, che ha una capacità massima di 1,9 Miliardi di metri cubi di gas.

Altri Paesi UE dove è forte la presenza di Gazprom sono Austria e Repubblica Ceca, dove il monopolista statale russo del gas controlla il sito austriaco di Haidach, dalla capacità di 1,9 Miliardi di metri cubi di gas.

Gazprom controlla poi un’altra stazione di raccolta di gas in fase di realizzazione, posta sul tratto ceco del gasdotto Gazelle, che veicola il gas russo veicolato in Europa dal Nordstream in Germania e poi in Francia.

Altro Paese in cui Gazprom si è insediata è la Serbia, dove il monopolista statale russo controlla il sito di stoccaggio di Banatski Dvor, capace di contenere 200 Milioni di metri cubi di gas.

Infine, la realizzazione di altri siti di stoccaggio di gas naturale sono stati programmati in Turchia e Gran Bretagna: due Paesi che, di recente, hanno particolarmente rafforzato le relazioni energetiche con la Russia.

Il controllo di un alto numero di siti di stoccaggio in Europa da parte di Gazprom rientra nella strategia di politica energetica della Russia, che si avvale dell’energia come arma di coercizione politica per influenzare ed indebolire la già di per sé molto debole politicamente Unione Europea.

Nello specifico, il controllo dei siti di stoccaggio accompagna la realizzazione del Southstream: gasdotto progettato per veicolare in Europa ulteriori 63 Miliardi di metri cubi all’anno di gas russo, così da aumentare la dipendenza dell’UE dal gas della Russia.

Per questa ragione, l’Europa ha bloccato i lavori per la realizzazione del Southstream, che per via della sua natura spiccatamente politica è considerato un’infrastruttura non conforme ai regolamenti UE in materia di concorrenza e trasparenza.

Gazprom contro l’Unione Energetica di Tusk, Prodi e Delors

La decisione dell’Unione Europea di bloccare il Southstream ha provocato le ire della Russia che, per voce del Vicecapo di Gazprom, Alexander Medvedev, ha apostrofato il progetto di Unione Energetica Europea come una stupidaggine.

L’Unione Energetica Europea è invece un programma del Premier polacco, Donald Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande, per incrementare la sicurezza energetica dell’Europa mediante la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

L’Unione Energetica Europea prevede anche il comune acquisto di gas ed energia, il maggiore sfruttamento delle fonti energetiche in territorio europeo, e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas per decrementare la dipendenza dell’Europa da pochi fornitori come Russia.

L’Unione Energetica Europea, un disegno concepito già dagli ex-Presidenti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, ha già ottenuto il sostegno di Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Svezia, Spagna, Portogallo e Croazia.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

Ucraina: Putin apre il fronte anche in Transnistria

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 10, 2014

Il riarmo delle forze militari russe nella regione separatista della Moldova, al confine col territorio ucraino, porta all’interruzione delle trattative per la normalizzazione dei rapporti tra Tiraspol e Chisinau. Considerevole l’attività dell’esercito di Mosca anche ai confini delle Regioni orientali dell’Ucraina, dove separatisti foraggiati dal Cremlino hanno occupato gli edifici dell’Amministrazione Locale.

La pressione militare in Moldova, il gas e la il separatismo violento in Ucraina. Queste sono le due armi di cui si sta avvalendo il Presidente russo, Vladimir Putin, per destabilizzare politicamente Moldova ed Ucraina e, così, imporre una volta per tutte l’influenza della Federazione Russa sui due Paesi dell’Europa Orientale che, di recente, hanno integrato i loro mercati in quello comune dell’Unione Europea con la firma dell’Accordo di Associazione.

Nella giornata di mercoledì, 9 Aprile, le Autorità della Transnistria -Regione separatista della Moldova sostenuta politicamente da Mosca in cui stazionano reparti dell’esercito russo- hanno sospeso la partecipazione al Tavolo delle Trattative internazionale per la normalizzazione delle relazioni con la Moldova, in segno di protesta per l’approvazione di sanzioni da parte del Governo moldavo e per il blocco della frontiera da parte di quello ucraino.

Come riportato dal Kommersant”, la decisione di non partecipare al Tavolo delle Trattative -a cui, oltre alla Transnistria, prendono parte anche Ucraina, Moldova, Russia, Stati Uniti d’America e UE- è stata presa dopo che la Russia ha ripristinato esercitazioni militari che hanno coinvolto forze d’assalto utilizzabili per un attacco militare a Paesi vicini alla Transnistria, come, per l’appunto, Moldova ed Ucraina.

Proprio l’Ucraina, più che la Moldova, sembra essere il vero obiettivo della pressione militare di Putin in Transnistria, sopratutto dopo che, nelle Regioni orientali del Paese -russofone ma non russofile- manipoli di separatisti, che secondo fonti ben informate sono stati addestrati e foraggiati da Mosca, hanno occupato gli edifici dell’Amministrazione Locale di Donetsk e Luhansk, ed hanno dichiarato la nascita di Repubbliche autonome intenzionate ad aderire alla Federazione Russa.

A dare manforte ai separatisti del Donbas e di Luhansk è sopratutto la presenza di folti reparti dell’esercito russo a pochi chilometri dalla frontiera ucraina che, negli scorsi giorni, similmente a quanto fatto in Transnistria hanno avviato esercitazioni e manovre che, secondo l’opinione di autorevoli militaristi, lasciano presupporre la preparazione ad un intervento militare.

Kyiv resta senza il gas russo

Oltre alla pressione militare, la Russia ha incrementato in Ucraina anche quella energetica quando, sempre mercoledì, 9 Aprile, il Premier russo, Dmitry Medvedev, ha ventilato l’ipotesi di richiedere il pagamento anticipato per le forniture di gas al Governo ucraino.

La richiesta, congelata -ma non respinta- dal Presidente Putin, segue la decisione del monopolista statale russo del gas, Gazprom, di incrementare il tariffario per le esportazioni in Ucraina da 268,5 Dollari per mille metri cubi di oro blu a 485,5 Dollari per mille metri cubi: un prezzo ben superiore sia alla quota di mercato che alla bolletta imposta dalla Russia ai Paesi UE.

Pronta è stata la riposta del ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che, a poche ore di distanza, ha dichiarato l’interruzione dell’importazione di gas dalla Russia a causa dell’impossibilita di raggiungere un accordo con Mosca sul rinnovo del contratto, ed ha denunciato l’incremento delle tariffe richiesto dalla Federazione Russa come politicamente motivato.

Infatti, l’incremento del prezzo del gas per l’Ucraina è stato richiesto dalla Russia in seguito all’annessione militare della Crimea alla Federazione Russa: un fatto che ha invalidato gli Accordi di Kharkiv.

Questi Accordi, firmati dall’ex-Presidente ucraino Viktor Yanukovych nel Maggio 2010, garantivano a Kyiv uno sconto sulle tariffe per l’importazione di oro blu dalla Russia in cambio del prolungamento dello stazionamento della Flotta Russa del Mar Nero nel porto ucraino di Sebastopoli.

Matteo Cazzulani

Ucraina e Russia vicine ad una nuova Guerra del Gas

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 6, 2014

Il Primo Ministro russo, Dmitry Medvedev, incrementa a ben oltre gli standard di mercato il prezzo del gas imposto agli ucraini per via dell’invalidamento degli Accordi di Kharkiv. Critiche da parte del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che non esclude altre ripercussioni da parte di Mosca su Kyiv.

Dopo l’occupazione militare, l’attacco energetico per indebolire ulteriormente la situazione economica e politica dell’Ucraina. Nella giornata di giovedì, 3 Aprile, il Primo Ministro della Federazione Russa, Dmitry Medvedev, ha dichiarato l’aumento a 485 Dollari per mille metri cubi del gas russo venduto dal monopolista statale russo Gazprom all’Ucraina, che dipende dalle importazioni di oro blu della Russia per il 92% del suo fabbisogno.

L’incremento del prezzo del gas è dovuto al venir meno degli Accordi di Kharkiv che, nel Maggio 2010, l’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha firmato con Medvedev in cambio del prolungamento della permanenza della Flotta russa del Mar Nero nel porto ucraino di Sebastopoli.

Secondo il Primo Ministro russo, che agisce alle dirette dipendenze del Presidente, Vladimir Putin, con l’annessione della Crimea alla Federazione Russa, seguita ad un’occupazione militare che ha infranto Accordi Internazionali a garanzia dell’integrità territoriale di Kyiv, le clausole dell’Accordo sono venute meno.

Così, i rapporti contrattuali tra Gazprom e Kyiv sono tornati ai parametri del 2009, quando, pur di ripristinare il flusso di gas interrotto dal Cremlino per destabilizzare la coalizione arancione filo europea al Governo allora in Ucraina, l’ex-Premier ucraina, Yulia Tymoshenko, ha accettato l’imposizione di un tariffario superiore a quello applicato ai Paesi UE.

Pronta è stata la risposta alle pretese di Medvedev del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha definito il tariffario imposto da Mosca inaccettabile, ed ha assicurato in merito alla disponibilità di Kyiv di saldare i debiti finora accumulati con Mosca.

Inoltre, Yatsenyuk, che ha illustrato come possano essere possibili anche pressioni di carattere energetico-commerciale ed economico da parte della Russia, ha dichiarato che il prezzo giusto per la vendita di gas all’Ucraina ammonterebbe a 268 Dollari per mille metri cubi: un tariffario pienamente in linea con i parametri di mercato.

Per questa ragione, il Premier ucraino ha ventilato la possibilità che l’Ucraina interrompa le importazioni di gas dalla Russia. Per fare ciò, Kyiv potrebbe contare sull’implementazione dello sfruttamento dei propri giacimenti e, sopratutto, sull’avvio dell’importazione di gas russo dalla Germania, che la compagnia tedesca RWE si è già detta pronta a vendere all’Ucraina attraverso i gasdotti di Polonia, Slovacchia ed Ungheria.

Kyiv porta Mosca al ricorso all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma

Ancora più risoluta di quella del Premier ucraino è la posizione del Ministro dell’Energia, Yuri Prodan, che ha dichiarato la possibilità di un ricorso dell’Ucraina presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma contro il tariffario iniquo applicato da Gazprom a Kyiv.

Per i russi, non sarebbe la prima volta che Gazprom si trova a dover rispondere ad un ricorso deposto presso l’Arbitrato Internazionale.

Già più volte nel passato, la Corte di Stoccolma ha condannato le condizioni contrattuali imposte dal monopolista statale di Mosca ad altri Paesi a seconda di logiche politiche e geopolitiche, e non meramente commerciali.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH IMPONE UNA FINTA AMNISTIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 30, 2014

Il Parlamento ucraino approva a colpi di maggioranza la liberazione dei partigiani detenuti solo previa evacuazione degli Uffici Pubblici occupati. La Russia congela il prestito di danaro al Presidente ucraino fino alla formazione del nuovo Governo

Una maratona lunga tutto il pomeriggio, alla quale ha partecipato anche il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, per dare l’ennesima prova di come le Autorità ucraine non vogliano concedere aperture ai dimostranti. Nella giornata di mercoledì, 29 Gennaio, il Parlamento ucraino ha approvato un provvedimento che garantisce l’amnistia per i manifestanti arrestati durante gli assalti armati della polizia di regime Berkut, solamente a condizione che i partigiani ucraini liberino gli edifici pubblici occupati, come il Ministero della Giustizia e il Municipio della Capitale Kyiv.

Il Progetto di Legge sull’amnistia è stato approvato con i voti del Partito delle Regioni del Presidente Yanukovych solo dopo che lo stesso Capo di Stato si è recato in Parlamento ed ha condotto incontro su incontro con il Gruppo parlamentare a lui fedele, per assicurarsi che nessuno tra i suoi Deputati avrebbe infranto la disciplina di Partito votando per le proposte dell’Opposizione, che prevedevano un’amnistia non condizionata, secondo quanto invece promesso dallo stesso Capo di Stato.

Negativo, per l’appunto, è stato il parere dell’Opposizione, che ha ritenuto l’amnistia votata dal Partito di Yanukovych una presa in giro delle promesse fatte ufficialmente durante le trattative e, sopratutto, ha chiesto al Capo di Stato di rendere esecutive con la propria firma l’abolizione parziale delle Leggi Liberticide, che il Parlamento ha approvato martedì, 28 Gennaio.

Diversamente dall’opposizione, il Primo Firmatario del Progetto Di Legge approvato, Serhiy Miroshnichenko, Deputato del Partito delle Regioni e Delegato del Presidente presso il Parlamento, ha considerato il provvedimento ragionevole, ed ha ritenuto l’ex-Ministro degli Interni, Yuriy Zakharchenko, non responsabile per l’uccisione da parte della polizia di regime di almeno sette persone tra i manifestanti.

A proposito di Governo, resta ancora aperta la questione del nuovo esecutivo, dopo che Yanukovych ha dimissionato il Premier, Mykola Azarov, ed ha concesso la guida ad interim al Vice-Premier, Serhiy Arbuzov.

Secondo indiscrezioni, Yanukovych manterrà alla guida del Governo una persona a lui fedele, come Arbuzov per l’appunto, per evitare ritorsioni da parte della Russia, che è tornata ad esercitare pressioni economiche sull’Ucraina per influenzare gli equilibri interni a Kyiv.

Il Premier russo, Dmitry Medvedev, per soppesare quale sarà la politica del nuovo Esecutivo, ha congelato il prestito di 15 miliardi di Dollari che il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha concesso a Yanukovych in cambio della sua rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea.

A Kyiv continuano le repressioni sui giornalisti

Oltre alle pressioni da parte della Russia, continua la repressione in Ucraina sui giornalisti, con l’incursione da parte di agenti dei Servizi Segreti in casa del giornalista Oleksandr Mykhelson.

Il noto cronista dell’Ukrayinsky Tyzhden ha ricevuto la visita di agenti che hanno confiscato materiali in quanto pericoloso estremista.

Mykhelson è solo l’ennesima vittima del mancato rispetto della Libertà di Stampa in Ucraina, dopo i più di dieci canali indipendenti costretti a chiudere e i circa cento giornalisti aggrediti fisicamente, tra cui il noto caso della giornalista Tetyana Chornovol: ridotta in ospedale da aggressioni di agenti dei Servizi Segreti per avere indagato sul giro di danaro del Presidente Yanukovych.

Matteo Cazzulani

LA COMMISSIONE EUROPEA RITIENE ILLEGALE IL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 5, 2013

Il Direttore dei Mercati Energetici UE, Klaus Dieter Borchardt, evidenzia come gli accordi bilaterali firmati tra la Russia ed alcuni Paesi UE per la realizzazione del Gasdotto Ortodosso non siano conformi al Terzo Pacchetto Energetico UE. L’infrastruttura russa, pianificata da Putin e Berlusconi, mette a serio repentaglio la sicurezza energetica europea.

Bulgaria, Serbia, Ungheria, Grecia, Slovenia Croazia ed Austria non rispettano la legge UE in tema di energia: l’Italia è avvertita. Nella giornata di mercoledì, 4 Dicembre, il Direttore dei Mercati Energetici della Commissione Europea, Klaus-Dieter Borchardt, ha dichiarato illegali i patti bilaterali tra la Russia ed alcuni Paesi dell’Unione Europea e della Comunità Energetica Europea per la realizzazione del Southstream.

Come riportato durante un’udienza pubblica presso il Parlamento Europeo, Borchardt ha dichiarato che la Russia ha infranto il Terzo Pacchetto Energetico UE: Legge che vieta il possesso dei gasdotti da parte dell’ente che già controlla il gas che da esso viene trasportato.

Nello specifico, l’esponente della Commissione Europea ha anche rilevato come il Southstream -posseduto dal monopolista russo statale del gas Gazprom, che realizza il gasdotto per incrementare le esportazioni in Europa del suo blu- non sia un progetto aperto alla compartecipazione di altre compagnie: de facto esso resta un’infrastruttura nelle mani di Mosca in pieno territorio UE.

Le ragioni per cui la Commissione Europea si è opposta al Southstream sono anche di carattere geopolitico, poiché l’infrastruttura -ribattezzata Gasdotto Ortodosso- è stato concepito appositamente dal Presidente russo Putin per incrementare la quantità di gas che la Russia esporta nei Paesi UE, con lo scopo di mantenere l’Europa fortemente dipendente dalle forniture di Mosca.

Il Southstream, pianificato nel 2009 con un accordo tra Gazprom e il colosso italiano ENI, fortemente voluto da Putin e Berlusconi, è progettato per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia meridionale fino in Bulgaria, per poi continuare in Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia ed Austria.

Se realizzato, il Southstream contrasta con il piano di diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha approntato per garantire ai cittadini UE una bolletta del gas meno cara e, sopratutto, forniture sicure senza dipendere prevalentemente da una sola fonte, quella russa, come invece fatto finora.

Per complementare le importazioni di gas russo, la Commissione Europea ha varato la realizzazione di un alto numero di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e la costruzione di alcuni gasdotti per veicolare oro blu naturale da Azerbaijan ed Israele.

I russi vanno avanti

La condanna della Commissione Europea è un vero e proprio monito per la Bulgaria, che, durante una cerimonia fastosa, ha avviato la realizzazione del Southstream sul suo territorio.

Il medesimo atteggiamento, la Commissione lo ha tenuto nei confronti della Serbia, che pur non appartenendo ancora all’UE, è Stato membro della Comunità Energetica Europea: una sorta di CEE del gas che comprende Paesi extra UE come Moldova ed Ucraina.

La posizione dell’UE ha messo in una situazione di difficoltà anche i Paesi che, in questi mesi, hanno firmato con la Russia accordi bilaterali per la realizzazione del Southstream, come Ungheria, Croazia, Slovenia ed Austria.

Quella sul Southstream non è la prima presa di posizione della Commissione Europea per difendersi dalla politica espansionistica di Putin per mezzo del gas. Nel Settembre 2012, Bruxelles ha aperto un’inchiesta su Gazprom per comportamento atniconcorrenziale nei mercati energetici di alcuni Paesi UE fortemente dipendenti dal gas della Russia, come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Romania e Bulgaria.

Presente al discorso di Borchardt presso il Parlamento Europeo, il Vice Capo di Gazprom, Aleksander Medvedev, ha dichiarato l’intenzione di procedere con la realizzazione del Southstream, mentre il Vice Ministro dell’Energia russo, Anatoly Yankovsky, ha dichiarato che il gasdotto russo deve essere escluso dalla legislazione UE perché non interamente posto in territorio europeo.

L’Italia approva la TAP

Differente la posizione dell’Italia, che, sebbene sia stata tra i principali sponsor del Southstream durante l’era Berlusconi, non ha ancora formato alcun accordo bilaterale con la Russia per la realizzazione del Gasdotto Ortodosso in territorio italiano.

Al contrario, nella giornata di giovedì, 5 Dicembre, la Camera dei Deputati ha approvato il trattato internazionale per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura concepita per veicolare in Italia 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan attraverso Grecia ed Albania.

La TAP, con cui Enel ed Hera hanno già fissato accordi, è una delle infrastrutture concepite dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas e garantire ai Paesi coinvolti la sicurezza energetica nazionale: un piano UE a cui il Premier Letta e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, hanno fortemente voluto tenere fede.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: DALLA RUSSIA NIENTE SANZIONI SE L’UCRAINA DICE NO ALL’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 18, 2013

Il monopolista statale russo del gas Gazprom rinuncia all’imposizione di sanzioni e al pagamento immediato del debito da parte del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz. Le trattative tra Mosca e Kyiv contestualizzate in quelle per la creazione dell’Unione Doganale Eurasiatica

Tutto come preventivato da Putin: il gas blocca l’integrazione economica dell’Ucraina nell’UE. Nella giornata di Domenica, 17 Novembre, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha dichiarato il ripristino dell’importazione del carburante russo in Ucraina secondo le quantità contrattuali da parte del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz.

La nota di Gazprom ha seguito due vertici politici tra i Presidenti di Russia ed Ucraina, Vladimir Putin e Viktor Yanukovych, e tra i due Premier, Dmitriy Medvedev e Mykola Azarov, in cui Mosca e Kyiv sarebbero giunte ad un accordo per risolvere un’impasse energetica iniziata giovedì, 14 Novembre.

Allora, come reazione alla minaccia di sanzioni da parte di Gazprom in caso di mancato pagamento immediato del debito per le forniture precedenti, il colosso Naftohaz ha interrotto l’importazione del ‘Gas Tecnico’ necessario per rendere possibile il trasporto dell’oro blu dalla Russia in Unione Europea: una decisione che ha portato Mosca a ventilare una possibile interruzione duratura delle forniture di carburante all’UE durante tutto l’inverno.

Sulla risoluzione della crisi energetica è stata emanata solo una nota da parte del Premier russo Medvedev, con cui si riconosce che, nonostante la tregua temporanea, le trattative tra Russia ed Ucraina riprendono nel corso del vertice della Comunità degli Stati Indipendenti: un’associazione di Stati dello spazio ex-sovietico coordinata da Mosca.

Sull’aspetto economico non è stato rivelato alcun dettaglio, se non un’indiscrezione del giornale russo Kommersant” che ha riportato come la Russia avrebbe accordato il posticipo a data da destinarsi del pagamento del debito contratto da Naftohaz per le forniture pregresse, pari a circa 2 Miliardi di Dollari

La contestualizzazione delle trattative per il gas nell’ambito della CSI evidenzia la ratio politica dell’accordo tra Ucraina e Russia: le minacce di Gazprom a Naftohaz hanno infatti preceduto di poco la possibile firma dell’Accordo di Associazione con l’UE da parte di Kyiv.

Questo documento, che integra l’economia ucraina nel mercato unico UE, è contrastato da Mosca, che vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Putin per imporre l’egemonia della Russia nel Mondo ex-Sovietico.

Come ventilato da diversi esperti, la Russia avrebbe evitato all’Ucraina l’imposizione di sanzioni, ed il pagamento immediato del debito pregresso, in cambio della rinuncia da parte di Yanukovych alla firma dell’Accordo di Associazione tra Kyiv e l’UE.

Una sconfitta per l’UE

Questa situazione penalizza fortemente l’UE, che, in caso di mancata integrazione economica dell’Ucraina, perde una possibilità di rafforzare la propria posizione nel mercato di un Mondo sempre più globalizzato.

Se poi l’Ucraina dovesse optare per l’integrazione nell’Unione Doganale Eurasiatica di Putin, la situazione per l’UE sarebbe ancora più critica.

Infatti, o scopo del progetto di integrazione sovranazionale nell’ex-URSS è infatti dettato dalla volontà della Russia di interrompere il processo di allargamento e di integrazione interna dell’Unione per escludere l’Europa dalla competizione mondiale.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA LANCIA L’OFFENSIVA IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 5, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, aumenta le forniture di gas a Italia, Germania e Francia e diminuisce il prezzo dell’oro blu per ENI, Wintershall e Suez Gaz de France. In pericolo il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea

Aumento delle forniture e decremento dei prezzi sono le due tecniche adottate dalla Russia per mantenere l’egemonia nel mercato del gas dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 4 Giugno, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha dichiarato l’intenzione di incrementare le forniture di gas all’Europa a 152 miliardi di metri cubi all’anno, dai 138 dello scorso anno, per ottenere il controllo del 32% del mercato UE dell’oro blu.

Il Vice Capo di Gazprom, Aleksandr Medvedev, ha dichiarato anche l’intenzione di abbassare i prezzi del gas inviato via gasdotto al colosso italiano ENI, alla compagnia francese Suez Gaz de France, e alla tedesca Wintershall, con le quali il monopolista russo avvierà anche un rapporto di stretta collaborazione per la realizzazione di nuove infrastrutture.

Tra i progetti, Medvedev ha illustrato la realizzazione del Southstream: gasdotto concepito per rifornire l’Europa di 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria attraverso in fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Il decremento dei prezzi del gas punta ad assicurare a Gazprom il mantenimento di un’unica direttrice per l’esportazione di gas, quella dell’Europa Occidentale, dopo che il monopolista statale russo del gas sta perdendo la concorrenza con il monopolista statale del greggio, Rosneft, e con gli Stati Uniti d’America, per il controllo del crescente mercato asiatico.

La mossa di Gazprom ha conseguenze gravi per Francia, Germania e Italia, che, spinte dalle compagnie energetiche nazionali, finirebbero per incrementare la dipendenza dall’unico fornitore russo, mandando a monte i progetti di diversificazione degli approvvigionamenti di gas varate dalla Commissione Europea.

Per limitare le importazioni di gas dalla Russia, Paese che si avvale delle risorse energetiche per realizzare scopi di natura geopolitica, la Commissione Europea ha progettato la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti per veicolare gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa attraverso due percorsi.

Nabucco e Gasdotto Trans Adriatico in forse

Il primo dei due gasdotti è il Nabucco, concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Il Nabucco, compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH, e dalla francese Suez Gaz de France, è supportato politicamente da Austria, Romania, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Turchia.

Il secondo progetto, concepito per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas azero in Italia dalla Grecia via Albania, è il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, la TAP è sostenuta politicamente dai Governi di Italia, Grecia, Svizzera ed Albania.

Matteo Cazzulani

PUTIN CONTRO OBAMA: RUSSIA E CINA VARANO UN’ALLEANZA ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 26, 2013

Nella sua prima visita a Mosca, il Presidente cinese, Xi Jinping, cementa la partnership energetica con il monopolista statale russo del greggio, Rosneft, e quello nazionale del gas, Gazprom. Il Cremlino veicolerà a Pechino 31 milioni di Tonnellate all’anno di oro nero, e 60 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno

Barili di greggio e fiumi di gas hanno caratterizzato la prima visita del nuovo Presidente della Cina, Xi Jinping, a Mosca, dove il Capo dello Stato cinese ha incontrato il suo collega russo, Vladimir Putin.

L’incontro è stato contrassegnato dalla firma di 35 documenti che hanno rafforzato la partnership sino-russa in vari ambiti, tra cui quello energetico, nel quale Cina e Russia hanno stabilito una cooperazione stretta e duratura per i prossimi anni.

Il monopolista statale russo del greggio, Rosneft, e il colosso nazionale cinese CNPC hanno concordato l’aumento della compravendita di carburante dalla Russia alla Cina, e la costruzione di una raffineria a Tiencin.

La CNPC ha inoltre aumentato la quantità di greggio da importare dalla Russia nei prossimi 25 anni, mentre la Rosneft ha ottenuto un credito di 2 Miliardi di Dollari dalla Banca Cinese dello Sviluppo, ed ha firmato un protocollo per il rafforzamento della partnership con la compagnia energetica Sinopec.

Per quanto riguarda il gas, il Presidente Jimping e il Capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, Alexei Miller, hanno firmati un accordo per la costruzione della Eastern Route: un gasdotto che veicolerà dalla Russia alla Cina 38 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Come ha dichiarato Miller, l’accordo apre la possibilità di rinnovare al più presto l’accordo per le forniture di gas dalla Russia alla Cina, congelato nel 2012 per protesta da Pechino nei confronti delle troppo alte condizioni contrattuali imposte da Mosca per la costruzione di un gasdotto in grado di veicolare carburante direttamente tra i due Paesi.

In cambio dell’accordo con Gazprom, che secondo Miller e destinato ad incrementare il flusso di oro blu esportato dalla Russia alla Cina a 60 Miliardi di metri cubi all’anno, Mosca ha concesso alla CNPC lo sfruttamento di alcuni giacimenti di oro blu nell’Oceano Artico.

Una nuova Guerra Fredda tra Stati Uniti d’America e Russia in Asia

Il rafforzamento della partnership energetica con la Cina rappresenta una vittoria diplomatica per la Russia, che mira a contrastare l’influenza degli Stati Uniti d’America in Asia, implementata in maniera considerevole dall’Amministrazione del Presidente democratico, Barack Obama.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di Shale -gas estratto da rocce ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking- gli USA si sono imposti come principale esportatore di oro blu in India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

Mosca vede nella cooperazione con la Cina, la seconda economia al Mondo, anche un modo per aprire un nuovo mercato del gas dinnanzi alla stagnazione di quello europeo, nel quale la Russia esercita un quasi totale monopolio.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA DOPO CIPRO APRE ANCHE IL FRONTE UCRAINO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 22, 2013

Mosca invita apertamente l’Ucraina ad abbandonare il processo di integrazione con l’Unione Europea per concedere sconti sulle forniture di gas. Il possesso dei gasdotti di Kyiv strategico affinché il Cremlino incrementi la sua egemonia nei confronti dell’Unione Europea

L’Ucraina dopo Cipro, ma non è una novità. Nella giornata di giovedì, 21 Marzo, il Premier russo, Dmitriy Medvedev, ha dichiarato ufficialmente che la Russia ha l’obiettivo di costringere l’Ucraina ad abbandonare il processo di integrazione con l’Unione Europea.

Come riportato dall’agenzia Interfax, Medvedev ha sottolineato come il varo di un consorzio russo-ucraino, necessario affinché Kyiv possa ottenere da Mosca uno sconto forniture di gas, dipende solo dalla fuoriuscita dell’Ucraina dalla Comunità Energetica Europea.

Nel 2011, l’Ucraina ha aderito alla Comunità Energetica Europea: una sorta di UE del gas, che comprende tutti i Paesi dell’Unione Europea più Ucraina, Moldova, Serbia e Croazia, finalizzata alla creazione di un mercato unico dell’energia nel Vecchio Continente.

Pronta è stata la risposta della Commissione Europea, che ritiene la cooperazione dell’Ucraina nella Comunità Energetica Europea condicio sine qua non per l’implementazione del processo di integrazione di Kyiv nell’UE.

Con una nota, Bruxelles ha illustrato come il mercato unico dell’energia sia necessario affinché l’Ucraina possa emanciparsi dalla dipendenza da un solo fornitore di gas -la Russia- ed ha invitato l’Ucraina a rispettare gli accordi presi con l’Unione Europea, sopratutto in materia di energia.

Per la Russia, il possesso dei gasdotti ucraini è un obiettivo strategico, che consente di eliminare l’unico Paese di transito rimasto nel traffico del gas da Mosca all’Unione Europea e, così, aumentare il peso del Cremlino nei confronti di un’UE ancora priva di una politica energetica comune -e che già importa dalla Russia il 40% del totale del gas importato.

Dal punto di vista ucraino, è difficile per Kyiv resistere alle sirene di Mosca, dal momento in cui il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, ha già espresso segnali di apprezzamento nei confronti di un’integrazione del suo Paese nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto sovranazionale concepito dalla Russia per sancire l’egemonia del Cremlino nello spazio ex-sovietico.

Oltre all’Ucraina, altri due sono gli obiettivi della politica energetica che la Russia sta conducendo nei confronti dell’Europa.

Il primo è Cipro, di cui Mosca mira a controllare le riserve nazionali di gas naturale -stimate a 7 trilioni di piedi cubi- per impedire all’Unione Europea di limitare la dipendenza dalle forniture della Russia.

Cipro è anche impegnato in un progetto con Israele volto ad avviare l’esportazione in Europa di gas dai giacimenti Leviathan e Tamar: se realizzato, il piano consentirebbe all’UE di diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento di gas, e di arginare il monopolio di Russia e Algeria nel settore.

Anche l’Azerbaijan nel mirino

La Russia e inoltre impegnata nel bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti progettati dalla Commissione Europea per veicolare in Europa 30 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dall’Azerbaijan.

Per contrastare il progetto, la Russia ha avviato la costruzione del Southstream: gasdotto concepito per veicolare in Austria 63 Miliardi di metri cubi all’anno dal territorio russo attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Nonostante il parere negativo al gasdotto della Commissione Europea, il Southstream è sostenuto politicamente da Ungheria e Bulgaria, ed è compartecipato, oltre che dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, anche dal colosso energetico ENI, e dalle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF.

Matteo Cazzulani