LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: AUTENTICHE LE REGISTRAZIONI DEL CASO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on April 7, 2011

Confermato il coinvolgimento dell’ex-Presidente, Leonid Kuchma, e dell’attuale Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, nell’omicidio del giornalista di opposizione. La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, chiede di estendere le indagini al giro di affari del Capo di Stato emerito

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Nastri magnetici al centro della politica ucraina. Nella giornata di mercoledì, 6 Aprile, la Procura Generale ha confermato l’autenticità delle registrazioni di Mykola Mel’nychenko. Ex-Guardia del Corpo del Presidente emerito, Leonid Kuchma, coinvolto nel processo per l’omicidio del giornalista di opposizione, Gija Gongadze.

La prova, registrata di nascosto dal militare, certificherebbe le voci non solo di Kuchma, ma anche dello Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn – allora Capo dell’Amministrazione Presidenziale – e dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, suicidatosi nel 2005, e ritenuto il mandante dell’assassinio del fondatore della Ukrajins’ka Pravda.

Tuttavia, regna assoluta cautela. E, come confermato dal Vice-Procuratore Generale, Renat Kuz’min, Kuchma rimane indagato solo per abuso d’ufficio, in una delle pagine più tragiche per la Libertà di Stampa europea. Su cui, dal 2000, ancora non è stata fatta chiarezza.

Julija Tymoshenko per l’ampliamento delle indagini

Ad auspicare un utilizzo responsabile delle registrazioni dei nastri Mel’nychenko è la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Come dichiarato, da essi si potrebbero reperire dettagli non solo sul caso Gongadze – sui cui occorre giustizia – ma anche su un’epoca torbida, quella tra il 1996 ed il 2003, caratterizzata dalla svendita di terre, industrie, risorse energetiche, e benefici statali ad oligarchi vicini all’ex-Presidente.

In particolare, l’anima della Rivoluzione Arancione ha richiesto un’indagine sul possibile coinvolgimento in questo giro di affari dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, e del Premier, Mykola Azarov.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: PER L’ACCUSA KUCHMA NON E’ IL MANDANTE DELL’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2011

L’ex-Capo di Stato, accusato di abuso d’Ufficio, continua a rinviare il confronto con i testimoni. Ed assume costosi avvocati.

L'ex-presidente ucraino, Leonid Kuchma

Nulla — quasi — da temere. Questo sembrerebbe il messaggio della Procura Generale nei confronti dell’ex-Presidente ucraino, Leonid Kuchma, sotto processo per l’omicio del giornalista d’opposizione, Gija Gongadze.

Secondo il documento ufficiale, reso noto dai media nella giornata di mercoledì, 30 Marzo, il Capo di Stato emerito è accusato di abuso di potere. Ma non di essere il mandante dell’assassinio del fondatore dell’Ukrajins’ka Pravda, una delle poche voci libere del tempo.

Kuchma, stando all’accusa, avrebbe incaricato l’allora Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, di interrompere l’attività giornalistica del eporter di origine georgiana. Successivamente, sarebbe stato l’ex-titolare del dicastero, suicidatosi nel 2005, ad ordinare l’esecuzione di Gongadze, all’allora Direttore del Servizio di Sicurezza, Oleksij Pukach.

Una ricostruzione che, se confermata, assolverebbe Kuchma dalle più pesanti accuse di partecipazione all’omicidio. Ciò nonostante, l’ex-Presidente è insidiato dalla sua ex-guardia del corpo, Mykola Melnychenko, con cui continua ad evitare ogni confronto.

Melnychenko ha consegnato registrazioni audio, che inchioderebbero il Presidente emerito come mandante dell’assassinio di Gongadze.

Ancora nessuna verità su Gija Gongadze

Una storia intricata, vergognosamente irrisolta da quando, nel 2000, Gija è stato ucciso dopo tre giorni di sequestro. Il suo cadavere, privo della testa, è stato ritrovato nei pressi di Kyiv, da dove si era allontanato. Addescato, forse, da un finto testimone.

Il Presidente, Viktor Janukovych, ha illustrato che il processo a carico del suo “padre politico” è un dovere per la giustizia del Paese.

L’avvocato della famiglia Gongadze, Valentyna Telychenko, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e molti politologi sono scettici sulle reali intenzioni di giustizia del Capo di Stato, e vedono la questione come un suo tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla repressione politica contro avversari politici e stampa libera.

Ciò nonostante, Kuchma si è premunito con una campagna acquisti di legali da Paperone. Nel pool di avvocati è stato ingaggiato persino Alan Derschovitz, difensore del fondatore di Wikileaks, Julien Assange.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: REPORTER SANS FRONTIERES CONDANNA LA CHIUSURA DEL CASO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on March 4, 2011

La ONG per la Libertà di Stampa critica i giudici ucraini per l’esito, senza colpevoli, del processo sull’uccisione del giornalista d’opposizione. Gli Stati Uniti riprendono Viktor Janukovych per la repressione politica all’Oposizione Democratica

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze, ucciso nel 2000

Indignati per un processo ingiusto. Puntuale la condanna di Reporters sans Frontières nei confronti dei giudici ucraini. I quali, nella giornata di mercoledì, 2 Marzo, hanno chiuso la pratica dell’omicidio el giornalista di opposizione, Gija Gongadze. Senza colpevoli.

Secondo quanto riportato dalla ONG, che si batte per la Libertà di Stampa nel Mondo, la decisione della Corte d’Appello è inammissibile. E, parafrasando le parole dell’avvocato della famiglia Gongadze, dettata da pressioni politiche.

Difatti, ad essere coinvolti nell’assassinio, avvenuto nel 2000, non sarebbero solo l’ex-dipendente del Ministero degli Interni, Oleksij Pukach — sospettato esecutore — e l’ex-Ministro degli Interni, Oleksandr Kravchuk — suicidatosi nel 2005, forse per questa ragione, accusato di essere il mandante. Ma anche l’allora Capo di Stato, Leonid Kuchma, e l’attuale speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. Ad incastrarli, nastri magnetici registrati dall’ex-guardia el corpo del Presidente, Mykola Melnychenko.

Washington contro la repressione dell’Opposizione Democratica

Indignazione anche da parte USA. Però, rivolta alla repressione di oggi contro l’Opposizione Democratica. Come riferito dal Vice-Presidente americano, Joe Biden, al Capo di Stato ucraino, Viktor Janukovych, i rapporti tra Kyiv e Washington devono basarsi sui comuni valori di Democrazia e Libertà civili.

Come quando al governo ucraino sono stati gli arancioni, oggi colpiti da una politica giudiziaria fortemente repressiva.

Sulla base di accuse, senza prove certe, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, è stata confinata in Patria. L’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, detenuto in isolamento, come un carnefice.

L’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, riconosciuto perseguitato dalla Repubblica Ceca, che gli ha assegnato asilo politico.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA CRITICA JANUKOVYCH. L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICADI NUOVO COLPITA

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on September 21, 2010

Bruxelles condanna lo stato di democrazia e libertà in Ucraina. Kyiv rassicura, ma continua a contrastare l’opposizione: Turchynov convocato in procura, registrate le liste-civetta di Bat’kivshyna. La forza politica: “elezioni falsate e media imbavagliati. L‘Europa ci aiuti”.    

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Sterili parole contro fatti concreti. A poco è servita la presa di posizione dell’Unione Europea in merito allo stato della libertà di stampa e della democrazia in Ucraina, diffusa con un apposita nota nella giornata di lunedì, 20 settembre. Ad essa, le autorità di Kyiv hanno risposto registrando le liste-clone del principale partito di opposizione, e convocando in procura uno dei suoi maggiori esponenti.    

Una vera e propria strigliata quella di Bruxelles, con cui il Vecchio continente ha condannato l’operato della nuova amministrazione ucraina. In particolare, a provocare il sussulto europeo è stata la chiusura delle indagini sull’omicidio del giornalista di opposizione Georgij Gongadze – avvenuto nel 2000, di cui è stato incolpato un ex ministro, poi suicidatosi – e la sparizione del direttore di una testata locale della città di Kharkiv, Vasyl’ Klyment’ev, critico nei confronti delle autorità.    

“Ricordiamo le parole del presidente Viktor Janukovych – riporta il documento – con le quali, lo scorso maggio, si è impegnato a rispettare il lavoro dei giornalisti, a non interferire nell’attività dei media, e a garantire il sistema multipartitico ucraino. Siamo sempre pronti al dialogo e ad aiutare Kyiv nell’adattamento delle sue regole agli standard europei. Ma le crescenti pressioni sui media ci turbano. A riguardo, chiediamo chiarezza”.    

Janukovych ha risposto direttamente al Consiglio d‘Europa, rigettando ogni accusa di intromissione nell’operato dei mezzi di informazione, e sincerando Bruxelles circa la sua volontà di tutelare lo sviluppo democratico del Paese, intrapreso da circa cinque anni. Ciò nonostante, la pressione sull’Opposizione ha vissuto l’ennesimo suo capitolo.    

Turchynov di nuovo in procura    

Il braccio destro di Julija Tymoshenko, Oleksandr Turchynov

Lo stesso lunedì, 20 settembre, i servizi segreti hanno convocato per un interrogatorio l’ex vicepremier, Oleksandr Turchynov. Il braccio destro della leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, era impegnato per un tour elettorale nelle campagne del Paese, in vista delle prossime amministrative del 31 ottobre. Convocato di urgenza – per la seconda volta in un mese – è stato costretto ad interrompere la sua attività politica, cancellare gli impegni e rinetrare nella capitale.    

“Mi hanno posto le medesime domande – ha evidenziato alla stampa – a cui ho dato le stesse risposte. La motivazione della convocazione non mi è stata data, e, ad ora, mi è ignota. Deduco – ha continuato – che sia l’ennesimo tentativo delle autorità di intralciare il lavoro di un dirigente di partito dell’Opposizione. E di colpire una personalità vicina all’ex premier”.    

In effetti, da tempo circolano voci sul possibile arresto di Turchynov. Timore, peraltro, confermato dalla stessa Lady di Ferro ucraina, che dalla sconfitta elettorale dello scorso febbraio è già stata colpita dall’arresto di tre dei suoi collaboratori al tempo del premierato: l’ex vice capo di Naftohaz – il colosso ucraino del gas – Ihor Didenko, l’ex capo del controllo Statale di frontiera, Anatolij Makarenko, e l’ex ministro degli esteri, Bohdan Danylyshyn. Ma non è tutto.    

Accolte le liste-civetta    

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Nella medesima giornata, la Corte di Appello Amministrativa di Kyiv – una sorta di TAR del Lazio ucraino – ha riconosciuto la legalità delle liste-clone di Bat’kivshchyna, presentate, nelle Oblast’ di Leopoli e della capitale, da ex-coordinatori locali, espulsi per aver appoggiato in parlamento mozioni della maggioranza.    

Il membro della Commissione Elettorale Centrale Mykhajlo Okhendovskyj ha spiegato che la sua organizzazione riterrà legittime le liste approvate dal Ministero della Giustizia, intenzionato a rispettare la sentenza della Corte d‘appello. Dinnanzi a tale posizione, Bat‘kivshchyna ha ventilato l‘ipotesi di boicottare il voto laddove tali irregolarità sono state compiute.    

“I candidati di quelle liste sono illegittimi – ha denunciato il parlamentare del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Kostjantyn Bondarjev – non sono altro che personalità inserite dal Partija Rehioniv [il partito egemone nel Paese, a cui appartengono presidente, premier e quasi tutti i ministri, n.d.a.] che ha sostenuto la registrazione di liste-civetta con l’appoggio dei nostri ex-coordinatori locali”.    

L’appello di Bat’kivshchyna    

Julija Tymoshenko al vertice del PPE

Nella serata, l’ennesima reazione ufficiale di Bat’kivshchyna. Che, con una nota, ha richiesto l’intervento della comunità internazionale per interrompere la censura di cui la forza politica è continuamente vittima dall’inizio della campagna elettorale.    

“Ogni critica alle autorità – riporta il documento – da parte delle opposizioni è ignorata da certuni mezzi di informazione. Anche le critiche della comunità internazionale passano sotto silenzio. Ne è esempio la partecipazione di Julija Tymoshenko al summit del PPE, di cui in pochi hanno riportato la notizia, e sottolineato la rilevanza”.    

Lecito ricordare che, la scorsa settimana, il Partito Popolare Europeo – unico nel Vecchio Continente – ha espresso viva preoccupazione dinnanzi al peggioramento della situazione a Kyiv. E, con un’apposita risoluzione, ha promesso di sollevare la questione in seno al Consiglio d’Europa, esprimendo solidarietà a Bat’kivshchyna – suo partito membro – e alla sua leader, Julija Tymoshenko.    

Matteo Cazzulani

DIECI ANNI FA L’OMICIDIO GONGADZE. GIORNALISTA LIBERO. UOMO CORAGGIOSO

Posted in Caso Gongadze by matteocazzulani on September 16, 2010

Chiuse le indagini sull’omicidio del giornalista indipendente. Mandante riconosciuto nell’ex ministro dell’interno, suicidatosi nel 2005. Sconforto della madre, perplessità di legale ed opposizione. Solidarietà dai colleghi: “Giustizia”.

Girija Gongadze

Dopo dieci anni, sul caso Gongadze nessuna verità. Nella giornata di mercoledì, 15 settembre, la Procuratura generale ha chiuso le indagini sull’omicidio del giornalista indipendente ucraino, individuandone il mandante nell’ex ministro degli interni, Jurij Kravchenko.

“Una menzogna totale” ha commentato la madre alla Deutche Welle, distrutta, dinnanzi alla notizia della fine del processo, beffardamente conclusosi esattamente a dieci anni dalla scomparsa di suo figlio.
Nato in Georgia, Girija – com’era chiamato da coleghi ed amici – era un giornalista indipendente. Una di quelle penne libere, impegnate nello sviluppo della democrazia nell’Ucraina di Leonid Kuchma. Presidentissimo avversato, sulla cui condotta autoritaria Gongadze spendeva fiumi di inchiostro virtuale dalla Ukrajins’ka Pravda, il giornale on-line da lui fondato.

Un giornalista libero. Un uomo coraggioso 

Girija ha pagato caro il suo impegno politico: il 16 settembre del 2000, il suo corpo è stato ritrovato nei pressi della capitale, in un campo, privo della testa. Tre giorni prima, era salito a bordo di una Hundai Sonata, attirato da un presunto testimone che lo aveva contattato. Due mesi più tardi, il 28 novembre, sono spuntati dei nastri magnetici in cui l’ex guardia del corpo del presidente, Mykola Mel’nychenko, avrebbe registrato l’ordine di eliminare Girija, dato da Kuchma a Kravchenko ed al procuratore generale, Oleksij Pukach.

Proteste sul Majdan Nezalezhnosti

Nonostante la scarsa qualità, le registrazioni – poi rivelatesi autentiche – sono state sufficienti per avviare le indagini e, soprattutto, provocare lo sdegno generale, concretizzatosi nel movimento di protesta “Ucraina senza Kuchma”, autore di una mobilitazione permanente nella piazza principale di Kyiv, il Majdan Nezalezhnosti.
In dieci anni di inchiesta, Pukach ha indicato come mandante dell’omicidio Kravchenko, suicidatosi nel 2005. All’indomani di quella Rivoluzione Arancione che, con le armi della non violenza, ha detronizzato Kuchma – nel frattempo, sempre dichiaratosi innocente.

Perplessità sulla sentenza

Dubbioso sulla sentenza anche l’avvocato della madre di Girija, Andrij Fedur, secondo cui non vi sarebbe alcuna spiegazione logica sul perché l’ex ministro degli interni avrebbe commissionato l’omicidio del giornalista indipendente. Il legale ha promesso di continuare la battaglia in tribunale, affinché sulla faccenda sia fatta chiarezza.

Il deputato dell’Opposizione Democratica, Stepan Kurpil’, ha sottolineato la valenza politica della sentenza, con la volontà da parte del presidente, Viktor Janukovych, di chiudere la pratica per dimostrare di avere a cuore la questione. Tuttavia, il parlamentare del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna ha sottolineato come una reale impegno sulla questione non sia mai stato profuso, né durante i primi mesi di amministrazione dell’attuale presidente – allora delfino di Kuchma – né sotto quella del predecessore, Viktor Jushchenko.

Chi non si arrende sono anche organizzazioni apartitiche e, soprattutto, i colleghi di Gongadze, determinati nel richiedere giustizia e pene severe per i reali mandanti di quella che è stata una delle pagine più nere della storia recente dell’Ucraina. A dichiararlo, sempre alla Deutsche Welle, il Presidente dell’Accademia della Stampa ucraina, Valerij Ivanov.

La risposta di Kuchma. Le preoccupazioni della Merkel. Il silenzio di Obama

Dal canto suo, Kuchma ha accolto la sentenza con soddisfazione, e ha definito l’affaire una provocazione internazionale organizzata da servizi segreti occidentali. A conferma del suo punto di vista, ha lodato il nuovo corso della politica estera americana, ed invitato Obama ad avere uno sguardo meno intrusivo sul Paese. 

Malgrado le rassicurazioni di Kuchma, in molti in Ucraina – e non solo – chiedono giustizia e verità. In particolare, in seguito ad un simile caso, recentemente verificatosi nella città di Kharkiv. Lo scorso 11 agosto, si sono perse le tracce del redattore della rivista locale “Novyj Styl’”, Vasyl’ Klyment’jev, impegnato in un’inchiesta sui servizi segreti ucraini.
Pochi giorni prima, l’associazione internazionale Réportères Sans Frontières ha lanciato l’allarme circa il peggioramento della condizione dei giornalisti in Ucraina dallo scorso mese di marzo. Tale preoccupazione è stata ripresa, ed esposta a Janukovych, dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, in occasione dell’ultimo vertice bilaterale di Berlino.

Matteo Cazzulani