LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Tymoshenko e Saakashvili incalzano Poroshenko su rimpasto e magistratura

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 29, 2016

Il Blocco del Presidente non riesce a convincere il Partito della carismatica ex-Premier ad appoggiare il Governo Hroysman. Il Governatore della Regione di Odessa critica l’influenza degli oligarchi nella politica del Paese



Varsavia – Senza Governo, senza Procuratore Generale. Così appare oggi l’Ucraina, dopo che, nella giornata di martedì, 29 Marzo, le forze politiche del campo filo europeo non hanno raggiunto l’accordo per formare la nuova coalizione di maggioranza in appoggio ad un nuovo Esecutivo.

Nonostante la quadra sembrasse essere stata raggiunta sulla candidatura a Premier dello Speaker del Parlamento, Volodymyr Hroysman, a sostenere il varo del nuovo Governo sono rimasti solo i due gruppi principali della Rada, il Blocco del Presidente, Petro Poroshenko, e il Fronte Popolare dell’attuale Premier, Arseniy Yatsenyuk.

Apparentemente indeciso sul da farsi è il partito Batkivshchyna, la cui leader, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko, ha posto come condizione sine qua non all’appoggio a Hroysman l’approvazione di 18 progetti di legge inerenti alla difesa dell’agricoltura, all’introduzione di tariffe calmierate per i ceti più poveri della popolazione e alla lotta alla corruzione.

Più che la qualità dei progetti di legge l’impasse nelle trattative ha riguardato la tempistica, con il Blocco Poroshenko favorevole ad approvare i progetti di legge di Batkivshchyna solo dopo il varo del nuovo Esecutivo e la Tymoshenko ferma sulla necessità di votare le sue proposte prima del voto di fiducia al nuovo Governo.

Senza il supporto di Batkivshchyna, il Blocco Poroshenko e il Fronte Popolare, che ha accusato la Tymoshenko di ricattare la maggioranza, non hanno i numeri necessari per approvare il rimpasto di Governo, necessario dopo che l’attuale Esecutivo ha riscosso un indice di gradimento tanto basso da non avere precedenti nella storia del Paese.

Da parte sua, la Tymoshenko ha a favore due fattori. Il primo, l’assenza nella maggioranza di Samopomich e del Partito Radicale di Oleh Lyashko, che hanno dichiarato di non intendere appoggiare il Governo Hroysman. 

In secondo luogo, la Tymoshenko ha dalla sua i sondaggi che la danno favorita sia in caso di Elezioni Parlamentari, che di Elezioni Presidenziali: un risultato ottenuto grazie ad una proposta politica basata sulla lotta alle oligarchie.

Più che alla Tymoshenko, la responsabilità della crisi è da addossare al Fronte Popolare, che poco ha fatto per contrastare la corruzione, tradendo le enormi aspettative che gli ucraini hanno riposto nel Governo Yatsenyuk dopo la deposizione del regime dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych.

Responsabile per la crisi è anche il Presidente Poroshenko, che non ha saputo prendere le distanze dall’abbraccio soffocante degli oligarchi, la cui influenza sul mondo politico è rimasta invariata, se non addirittura aumentata rispetto all’epoca della dittatura di Yanukovych.

A riprova del connubio tra Poroshenko, Yatsenyuk e gli oligarchi vi sono due fattori. In primis, il supporto che i parlamentari vicini agli oligarchi Rinat Akhmetov e Serhiy Liovochkyn, ex-sponsor del regime di Yanukovych hanno dato al Governo Yatsenyuk per mantenere la fiducia.

In secondo luogo, a gettare dubbi sulla trasparenza di Poroshenko e Yatsenyuk è la vicenda legata al Procuratore Generale, Viktor Shokin, che, prima di essere sollevato dall’incarico da un voto del parlamento, sempre nella giornata di martedì, 29 Marzo, ha dimissionato il suo Vice, Davit Sakvarelidze.

Sakvarelidze ha condotto una lotta contro la corruzione che Shokin ha più volte cercato di contrastare per evitare di creare complicazione a deputati del Blocco Poroshenko finiti nel mirino del Vice Procuratore per affari di corruzione.

Dal canto suo, Shokin, senza una decisa condanna da parte di Poroshenko, ha anche avviato una serie di provvedimenti dalla dubbia regolarità, come la richiesta di aprire un’indagine sui movimenti finanziari dell’Ambasciatore degli Stati Uniti a Kyiv, Geoffrey Pyatt.


Si rafforza il movimento anti corruzione

Come sottolineato dal Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili, risulta chiaro che il siluramento di Sakvarelidze sia di matrice politica, dal momento in cui esso è avvenuto a poche ore da una richiesta ufficiale in merito al dimissionamento del Vice Procuratore inviata a Shokin da parte di Serhiy Kivalov: esponente del Blocco Poroshenko, già mentore del regime di Yanukovych.

Saakashvili, ex-Presidente della Georgia e animatore del Movimento per la Pulizia contro la corruzione, ha invitato il Presidente Poroshenko a prendere le distanze dall’accaduto, ed ha criticato l’influenza di esponenti collusi con le oligarchie e con il regime di Yanukovych nella politica ucraina.

Da parte sua, Sakvarelidze ha dichiarato di volersi dedicare all’attività pubblica. Con tutta probabilità, egli entrerà a far parte del Movimento di Saakashvili, così come già ha fatto l’ex-Ministro dello Sviluppo Economico, Aivardas Abromavičius.

Economista lituano di formazione statunitense chiamato da Poroshenko per riformare il Paese, Abromavičius ha rinunciato all’incarico ministeriale dopo avere denunciato pubblicamente l’Amministrazione Presidenziale e l’entourage del Premier di corruzione e nepotismo.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Hroysman e Yaresko in corsa per il premierato

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 23, 2016

Lo Speaker del Parlamento, sostenuto dal Presidente Poroshenko e dal Premier Yatsenyuk, dato in testa rispetto all’attuale Ministro delle Finanze. Cresce l’opposizione del fronte anti-corruzione ed anti-oligarchi



Varsavia – Un garante dello status quo molto politico ed un “tecnico” pronto ad escludere i politici dall’Esecutivo in un periodo di crisi. Questi sono gli identikit dei candidati Premier in Ucraina, corrispondenti rispettivamente allo Speaker del Parlamento, Volodymyr Hroysman, e al Ministro delle Finanze, Natalie Yaresko.

L’ipotesi di un Governo Hroysman è, ad oggi, la più accreditata, forte del supporto del Gruppo dei Sette: il “cerchio magico” nel quale vengono prese le decisioni politiche più importanti al quale appartengono, tra gli altri, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, il Premier, Arseniy Yatsenyuk, il Capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, Oleksandr Turchynov, e il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Borys Lozhkin.

Secondo l’accordo, il nuovo Governo godrebbe dell’appoggio delle due principali forze presenti in Parlamento: il Blocco Poroshenko e il Fronte Popolare di Yatsenyuk. Esso sarebbe strutturato ad hoc per mantenere gli equilibri di potere che, finora, sono gestiti per intero dal Presidente e dal Premier.

Nello specifico, nel Governo Hroysman -esponente del Blocco Poroshenko di cui il Presidente si è avvalso per controllare la situazione in Parlamento- resterebbero personalità importanti del Fronte Popolare, come il Ministro degli Interni, Arsen Avakov, e il Ministro della Giustizia, Pavlo Petrenko, mentre il posto vacante di Speaker del Parlamento sarebbe ricoperto dall’attuale Vice Speaker, Andriy Parubiy, anch’egli esponente del Partito del Premier Yatsenyuk.

A rappresentare una sorpresa sarebbe, invece, la nomina alle Finanze di Nina Yuzhanina, esponente del Blocco Poroshenko nota per le sue posizioni totalmente opposte a quelle della Yaresko in ambito economico.

Importante, nel Govermo Hroysman, sarebbe anche la nomina di stranieri, come il primo Ministro dell’Economia della Polonia libera, Leszek Balcerowicz, e l’ex-Ministro delle Finanze slovacco, Ivan Mikloš.

Di differente filosofia è, invece, il Governo proposto dalla Yaresko, che, nella giornata di mercoledì, 23 Marzo, ha ribadito la sua intenzione di candidarsi alla guida di un Esecutivo formato unicamente da tecnici, senza quote di Partito.

A favorire la nomina della Yaresko sarebbero i creditori internazionali, che vedono nell’attuale Ministro delle Finanze -cittadino statunitense che ha preso la cittadinanza ucraina per ricoprire l’incarico ministeriale- un interlocutore serio ed affidabile.

Per questa ragione, l’ipotesi della Yaresko Premier ha riscosso il sostegno di Aivaras Abromavičius, l’ex-Ministro dello Sviluppo Economico -economista lituano che, come la Yaresko, è stato chiamato dal Presidente Poroshenko per riformare il Paese- le cui dimissioni hanno de facto avviato la crisi del Governo Yatsenyuk.

Per quanto riguarda l’attuale Premier, accusato di corruzione e di mancata attività nel riformare il Paese, come testimonia il basso rating di gradimento, si vocifera una sua nomina alla guida della Banca Nazionale ucraina, oppure, ipotesi più accreditata, a capo della Corte Costituzionale.

D’altro canto, il Governo Hroysman riproporrebbe la medesima ricetta politica che, ad oggi, vede Poroshenko e Yatsenyuk governare con il sostegno implicito degli oligarchi dell’est del Paese, alcuni dei quali, come Rinat Akhmetov e Serhiy Liovochkyn, ex-sponsor del regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych.

Contro a questa ipotesi si sono schierati i parlamentari del Blocco Poroshenko appartenenti alla corrente anti-corruzione, che, da tempo, assieme ad Abromavicius ruotano attorno alla figura carismatica del Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili.

Saakashvili, ex-Presidente della Georgia, ha fondato il Movimento Per la Pulizia che, in nome della lotta alla corruzione e di una dura critica nei confronti dell’Esecutivo di Yatsenyuk, gode di un crescente sostegno tra la popolazione.

Posizione simile a quella del Movimento di Saakashvili è stata espressa dal Partito Samopomich, il cui leader, il Sindaco di Leopoli, Andriy Sadoviy, ha rifiutato la nomina a Premier che il Presidente Poroshenko gli ha proposto per formare un esecutivo politico retto dalla medesima coalizione di Partiti filo europei che ha sostenuto il Governo Yatsenyuk.

Altra forza che si oppone al sistema di connubio con le oligarchie è Batkivshchyna, il Partito dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko, anch’esso, come Samopomich, fuoriuscito dalla coalizione di Governo in segno di protesta contro la corruzione.

Come dichiarato dalla stessa Tymoshenko, leader del dissenso democratico durante il regime di Yanukovych, Batkivshchyna attende la decisione in merito al nuovo Premier da parte del Blocco Poorshenko e del Fronte Nazionale, che, in quanto principali forze del Parlamento, hanno la responsabilità di tale scelta.


Yulia Tymoshenko prima nei sondaggi

La strategia attendista della Tymoshenko può essere vincente sopratutto se si considerano i recenti sondaggi dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, secondo i quali la maggioranza degli ucraini vorrebbe proprio Yulia Tymoshenko come nuovo Premier, seguita, nelle preferenze, da Saakashvili.

Oltre al ranking di Premier, Yulia Tymoshenko guida anche la classifica di gradimento come nuovo Presidente, superando l’attuale Capo dello Stato con il 20% contro il 17%.

Infine, il Partito della Tymoshenko, Batkivshchyna, risulta primo nel ranking delle preferenze degli elettori ucraini con il 18%, seguito dal Blocco di Opposizione di Akhmetov e Liovochkyn con il 13%, e dal Blocco Poroshenko con l’11%, a testimonianza del calo di consensi della compagine di Governo.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Giustizia in Ucraina: radiato Kireyev, il “carnefice” di Yulia Tymoshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 19, 2016

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, radia dall’Albo nazionale dei magistrati il giudice che ha condotto il processo alla leader del dissenso democratico al regime di Viktor Yanukovych. Il caso Tymoshenko ritenuto violazione dei Diritti Umani da ONU, OSCE, Europa e Corte Europea dei Diritti Umani



Varsavia – Giustizia è stata fatta, ma troppa acqua, assieme a sangue, odio e guerre, è passata sotto i ponti di un Paese, l’Ucraina, perennemente in bilico tra democrazia e autoritarismo. Nella giornata di martedì, 19 Gennaio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha radiato dall’Albo nazionale dei magistrati Rodion Kiryeyev, il giudice che ha presieduto il processo a Yulia Tymoshenko, la leader del dissenso al regime di Viktor Yanukovych.

Come stabilito dal Decreto del Presidente Poroshenko, il giudice Kiryeyev è reo sia di avere arrestato preventivamente la Tymoshenko senza motivo, che di avere condotto un processo nel quale i diritti e la dignità dell’imputata sono stati ripetutamente violati, così come stabilito dalla Corte Europea dei Diritti Umani con una sentenza del 2013.

Nello specifico, il Decreto presidenziale ha contestato il giudice Kiryeyev anche per avere negato alla Tymoshenko i trattamenti sanitari dei quali l’ex-Premier aveva urgente necessità, affetta com’era, durante e dopo il processo, da una forte ernia al disco, peggiorata a causa delle precarie condizioni nelle quali è stata detenuta. 

Con la radiazione di Kiryeyev si chiude una pagina nera della storia europea. Il processo Tymoshenko ha infatti segnato la più evidente delle repressioni politiche attuate dal regime del Presidente Yanukovych tra il 2010 e il 2014.

In quest’epoca buia, Yanukovych si è reso autore di ripetuti casi di giustizia selettiva, arresti politici, repressione della stampa libera, esautorazione dei poteri del Parlamento, elezioni falsate ed esclusione di partiti del campo democratico dalla competizione elettorale.

In particolare, il processo Tymoshenko, accusata di abuso d’ufficio per avere accettato prezzi onerosi per l’importazione del gas russo nel Gennaio 2009 -un tariffario che la stessa Tymoshenko, allora Premier, è stata costretta ad accettare pur di rinnovare il flusso di gas che la Russia aveva precedentemente tagliato per destabilizzare il Governo filo europeo in Ucraina – è stato costruito su capi d’accusa di natura politica che sarebbero dovuti essere valutati con un voto popolare, e non da una Corte dalla dubbia imparzialità.

L’intero processo Tymoshenko è stato condotto alla luce di ripetute violazioni dei diritti della difesa, privata dapprima della possibilità di chiamare a testimoniare propri tester -all’accusa fu invece accordata la convocazione di ben 22 testimoni- e, successivamente, della possibilità di addurre documentazioni scritte a discarico delle accuse dei Pubblici Ministeri che, invece, hanno visto accluse agli atti prove irregolari, alcune delle quali datate persino il 31 Aprile.

Inoltre, la Tymoshenko è stata arrestata preventivamente il 5 Agosto 2011, dopo poche sedute dall’inizio della fase degli interrogatori -nella quale la Tymoshenko ha saputo sistematicamente confutare le teorie esposte dai testimoni dell’accusa- e molto prima dell’emanazione della condanna definitiva, avvenuta l’11 Ottobre 2011.

A parere della difesa, come dimostrato a più riprese dalla stessa Tymoshenko durante il processo, l’ex-Premier è stata vittima di un’azione di disturbo della compagnia RosUkrEnergo, che si è inserita nella trattativa tra Ucraina e Russia per incrementare il prezzo finale che Kyiv avrebbe dovuto pagare per rinnovare le forniture di gas.

Yanukovych e Pshonka ancora impuniti

A rendere palese la ragione politica del processo Tymoshenko è il fatto che la RosUkrEnergo era posseduta da oligarchi politicamente vicini al Presidente Yanukovych e al suo predecessore Viktor Yushchenko, il candidato alla presidenza dei militanti di quella Rivoluzione Arancione della quale, alla fine, è stata la Tymoshenko, e non Yushchenko, a diventare la vera erede. 

Oltre al pronunciamento della Corte Europea dei Diritti Umani, e a tutte le Istituzioni Europee, il processo Tymoshenko è stato contestato da ONU, OSCE e dalle altre principali organizzazioni internazionali indipendenti, assieme ai Capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Occidente.

Alla fine, la Tymoshenko, che durante la detenzione preventiva in isolamento in un carcere di massima sicurezza di Kharkiv si è vista ripetutamente negare assistenza medico-sanitaria, ha riottenuto la libertà il 22 Ottobre 2014, a poche ore dalla caduta del regime Yanukovych. 

Successivamente, la Tymoshenko ha ripreso un ruolo centrale nella vita politica del suo Paese.

Il giudice Kiryeyev non è l’unico responsabile del processo-farsa Tymoshenko a non avere pagato a lungo per la sua condotta. 

L’ex-Procuratore Generale, Viktor Pshonka, e Yanukovych sono riparati in Russia, lasciando in Ucraina solo i propri ritratti travestiti da divinità latine nella lussuosa residenza presidenziale di Mezhyhirya -ed un Paese ridotto al lastrico, isolato dal resto del Mondo come la Bielorussia di Lukashenka.

Per quanto ritarda Kiryeyev, fonti ben informate lo danno riparato in Crimea, che la Russia ha annesso militarmente pochi giorni dopo la cauda di Yanukovych, con tanto di macchina di lusso e villa, molto probabilmente acquistate grazie ad un lauto pagamento da parte dell’Amministrazione Yanukovych.

Infine, a non “pagare” -moralmente si intende- è anche chi, tra i tanti, trattando di Europa Centro-Orientale ed Ucraina non ha prestato la giusta copertura al caso Tymoshenko, e anzi, ha ritenuto che il regresso democratico attuato da Yanukovych fosse un fenomeno irrilevante.

Matteo Cazzulani

@MatteoCazzulani


Matteo Cazzulani, analista politico dell’Europa Centro Orientale, è stato l’unico giornalista italiano ad avere seguito tutte le sedute del processo a Yulia Tymoshenko. Sulla questione, Cazzulani ha pubblicato il libro “Ucraina, gas e manette. Il processo a Yulia Tymoshenko”, Youcanprint editore. 


La Georgia all’ennesimo rimpasto di Governo

Posted in Georgia by matteocazzulani on December 26, 2015

Il Ministro degli Esteri, Giorgi Kvirkashvili, designato nuovo Premier dopo le dimissioni di Irakli Garibashvili. Accordo di Associazione con l’Unione Europea, repressioni politiche e perdita di sovranità l’eredità del Governo uscente



Varsavia – Natale di cambiamenti per la Georgia, Paese europeo che, per ragioni geopolitiche ed energetiche, non appartiene politicamente alla Grande Famiglia europea. Nella giornata di giovedì, 25 Dicembre, il Presidente georgiano, Giorgi Margvelashvili, ha approvato la nomina a Premier di Giorgi Kvirkashvili, Ministro degli Esteri proposto alla guida del Governo dai parlamentari della coalizione di Governo centrista Sogno Georgiano -GD.

Il cambio alla guida del Governo è dovuto alla decisione del Premier uscente, Irakli Garibashvili, di lasciare l’incarico dopo avere guidato l’Esecutivo del Paese dal Novembre 2013. Garibashvili, che si è detto onorato di avere servito alla guida del Governo, fu chiamato a lasciare la guida del Ministero degli Interni per rimpiazzare Bidzina Ivanishvili.

L’ex-Premier Ivanishvili -nella foto- è uno degli imprenditori più ricchi del Paese che, dopo avere fondato Sogno Georgiano, ha condotto, e vinto, una campagna elettorale interamente improntata contro la squadra di Governo dell’allora Presidente, Mikheil Saakashvili, la guida del processo democratico in Georgia noto come Rivoluzione delle Rose.

Pronta al rimpasto di Governo è stata la reazione del principale Partito dell’opposizione, il moderato Movimento Popolare Unito -UNM- che, per voce del parlamentare Giorgi Gabashvili, ha criticato l’avvicendamento alla guida dell’Esecutivo come una manovra per riparare alla caduta di consensi registrata da Sogno Georgiano negli ultimi sondaggi.

Oltre alle strategie elettorali, il Governo Garibashvili lascia dietro di sé un bilancio in chiaroscuro, fatto di qualche risultato positivo, come la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e l’ottenimento della liberalizzazione del regime dei visti UE, e molti elementi oscuri.

In primis, il Governo Garibashvili ha aperto procedimenti giudiziari e condotto arresti preventivi nei confronti di importanti esponenti del precedente Governo, nonché rappresentanti dell’opposizione, come l’ex-Premier Vano Merabishvili, Gigi Ugulava e Bacho Akalaia.

L’arresto dell’ex-Premier Merabishvili, che nelle modalità ricorda molto da vicino il trattamento subito dalla leader del dissenso democratico ucraino Yulia Tymoshenko sotto il regime di Viktor Yanukovych, è stato seguito dall’apertura di fascicoli a riguardo dell’ex-Presidente Saakashvili, nel frattempo nominato Governatore di Odessa da parte del Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Oltre alle pagine di prosecuzione politica, il Governo Garibashvili, e ancor prima quello guidato da Ivanishvili, hanno rinunciato ad ogni tentativo di riprendere il controllo delle regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud che la Russia ha annesso illegalmente nell’Agosto 2008.

I Governi Garibashvili e Ivanishvili hanno anche limitato le aspirazioni di Tbilisi a fare parte della comunità Euroatlantica. Bensì, essi hanno reso la Georgia un link tra l’Europa e l’Asia ed hanno cercato di normalizzare i rapporti con la Russia nonostante Mosca occupi illegalmente una importante porzione del territorio georgiano.

Tbilisi incrementa la dipendenza energetica dalla Russia

Infine, la Georgia ha dichiarato di volere aumentare la quantità di gas importato dalla Russia a spese delle importazioni dall’Azerbaijan. 

Questa decisione mette a serio repentaglio non solo la sicurezza nazionale di Tbilisi, considerato che Mosca si avvale del gas come arma di coercizione geopolitica, ma anche il progetto di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea.

La Georgia è infatti un importante Paese di transito del Corridoio Energetico Europeo, fascio di gasdotti progettato per veicolare gas dall’Azerbaijan -e quindi diminuire la già alta dipendenza dell’Europa dalle importazioni dalla Russia- all’Italia attraverso il territorio georgiano, Turchia, Grecia ed Albania.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: crisi di Governo tra Parlamento, Premier e Presidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 22, 2015

L’opposizione del Partito di Yulia Tymoshenko al bilancio e le frizioni tra l’entourage del Premier Yatsenyuk e l’Amministrazione Poroshenko sulla lotta alla corruzione stanno minando la compattezza della coalizione filo occidentale. L’ex-Presidente georgiano Saakashvili verso un proprio Partito



Varsavia – Spesso, i numeri sono associati con la perdita del senno, e così è per quanto riguarda l’Ucraina, dove la coalizione filo occidentale di Governo sorta dopo la Rivoluzione della Dignità -processo democratico nel 2015 che ha posto fine al regime di Viktor Yanukovych- e le seguenti Elezioni Presidenziali e Parlamentari rischia di crollare sull’approvazione del bilancio statale.

Nella giornata di giovedì, 17 Dicembre, il Parlamento ucraino ha congelato l’approvazione di un bilancio che prevede, oltre ad un’entrata di 601 miliardi di Hryvne ed un’uscita di 674 Miliardi di Hryvne, il rafforzamento dell’esercito e l’incremento degli armonizzatori sociali al 19%.

Le priorità del bilancio, presentate dal Premier, Arseniy Yatsenyuk, hanno trovato il pieno sostegno del Fronte Popolare -la forza politica di Yatsenyuk- e del Blocco Poroshenko -il Partito del Presidente ucraino, Petro Poroshenko- ma non sono piaciute ad una parte consistente della maggioranza. Minacciando una mozione di sfiducia per il Governo, la leader del Partito Batkivshchyna, Yulia Tymoshenko, ha contestato la mancata protezione delle pensioni dall’inflazione e i troppo scarsi finanziamenti alla cultura.

Pronta a quella che appare come una vera e propria crisi politica è stata la risposta del Presidente Poroshenko e del Premier Yatsenyuk che, in una nota congiunta assieme al Presidente del Parlamento, Volodymyr Hroysman, hanno ribadito la continuazione dei lavori della coalizione per raggiungere gli obiettivi prefissati, tra i quali l’integrazione dell’Ucraina nella Comunità Euroatlantica.

A sua volta, il Capogruppo del Blocco Poroshenko, Yuri Lutsenko, ha ribadito la compattezza della maggioranza, minimalizzando l’opposizione della Tymoshenko al bilancio. Tuttavia, più che dalla Tymoshenko -che assieme a Lutsenko è stata la principale dissidente al regime di Yanukovych- la vera e propria destabilizzazione della maggioranza proviene dallo scontro in essere tra il Fronte Popolare e il Blocco Poroshenko e, più in generale, tra l’entourage del Premier Yatsenyuk e l’Amministrazione Presidenziale. 

Le frizioni tra le due realtà sono emerse con un litigio nel corso di una riunione del Consiglio per le Riforme -un organismo composto da Ministri e Governatori, presieduto dal Presidente Poroshenko- tra il Ministro degli Interni, Arsen Avakov, e il Governatore di Odessa, Mikheil Saakashvili, che si sono accusati reciprocamente di corruzione, arrivando al lancio di una bottiglia d’acqua e allo scambio di apprezzamenti poco cordiali.

Avakov, esponente dell’entourage del Premier, ha reagito con durezza alle accuse di corruzione che Saakashvili, ex-Presidente della Georgia e stretto alleato del Presidente Poroshenko, ha rivolto a Yatsenyuk facendo riferimento ai legami del Capo del Fronte Popolare con oligarchi del calibro di Mykola Martynenko, Ihor Kolomoisky e Rinat Akhmetov -quest’ultimo già sponsor del regime Yanukovych.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, Saakashvili, che in occasione dello scontro con Avakov e Yatsenyuk ha ottenuto l’appoggio del Presidente Poroshenko, non ha perso tempo e, già nella giornata di Domenica, 20 Dicembre, ha raccolto alcuni deputati del Blocco Poroshenko e del Partito Samopomich -altra forza della maggioranza- in una cena che, secondo autorevoli commentatori, segna il primo passo verso la creazione di un Partito dell’ex-Presidente georgiano.

Turchynov verso il Premierato

Secondo ipotesi molto accreditate, Saakashvili, in ascesa di gradimento come certificano i principali sondaggi, ambirebbe ad una nomina governativa come Vice Premier con delega all’Integrazione Europea, anche se tale passo appare difficile da essere realizzato per due ragioni.

In primis, per la nomina di Saakashvili mancherebbero i voti in Parlamento, ed una sua candidatura forzata da parte del Presidente Poroshenko porterebbe inevitabilmente ad un crollo della coalizione di Governo, costringendo il Blocco Poroshenko a cercare alleati nel Blocco dell’Opposizione, creatura politica filorussa sorta sulle ceneri del Partito delle Regioni di Yanukovych.

In secondo luogo, l’alleanza tra l’entourage del Premier Yatsenyuk e l’Amministrazione Presidenziale è vista come garanzia di stabilità da parte del Fondo Monetario Internazionale, al quale l’Ucraina è legata da un ingente debito.

Per questa ragione, è molto accreditata l’ipotesi, riportata da Radio Liberty, secondo la quale Poroshenko, in cerca di un sostituto per Yatsenyuk, in caduta libera nei sondaggi, starebbe optando per il Capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa dell’Ucraina, Oleksandr Turchynov.

Già Presidente ad interim e Speaker del Parlamento, e ancor prima Vice Premier e Premier ad interim dopo il dimissionamento di Yulia Tymoshenko per mano di Yanukovych nel 2010, Turchynov è esponente di spicco del Fronte Popolare, nonché personalità vicina al Premier Yatsenyuk.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Europa: Anche la Georgia ratifica l’Accordo di Associazione con l’UE

Posted in Georgia by matteocazzulani on July 19, 2014

Dopo la Moldova, anche il Parlamento georgiano vota all’unanimità il Documento che integra l’economia georgiana nel mercato economico comune dell’Unione Europea. L’Opposizione in aula denuncia processi politici

Una ratifica all’unanimità che bussa diritto all’Europa, anche se il dibattito non è mancato. Nella giornata di venerdì, 18 Luglio, la Georgia, durante una sessione speciale del suo Parlamento, ha ratificato l’Accordo di Associazione che il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, ha firmato a Bruxelles lo scorso 27 Giugno.

Oltre al Premier Garibavshili, alla votazione hanno preso parte anche il Presidente georgiano, Giorgi Margvelashvili, i Ministri degli Esteri di Bulgaria e Lettonia, Kristina Vigenin e Edgards Rinkevics, il Vicepresidente del Parlamento austriaco, Karlheinz Kopf, e il Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule.

Proprio il Commissario Fule, in un suo discorso, ha dichiarato che l’Accordo di Associazione apre molte opportunità per la Georgia, come la realizzazione di una Zona di Libero Mercato con l’UE.

A sua volta, il Ministro degli Esteri georgiano, Maja Panjikidze, ha promesso l’attuazione dell’80% delle clausole dell’Accordo nel vicino termine, mentre il Presidente della Commissione per l’Integrazione Europea del Parlamento georgiano, Victor Dolidze, ha invitato fin da subito ad implementare il Documento per arrivare ad una più stretta integrazione europea di Tbilisi.

“Con il voto di oggi, noi georgiani stiamo bussando attentamente alla porta dell’Europa, e continueremo a farlo” ha dichiarato il Deputato Gigla Agulashvili, della coalizione centrista Sogno Georgiano -GD- a cui appartengono il Premier Garibavshili e il Presidente Margvelashvili.

La portata storica della votazione è stata sottolineata dalla GD Tina Khidashledi, che ha evidenziato come il merito sia da attribuire anche ai Presidenti georgiani che hanno fortemente creduto e lavorato per l’integrazione della Georgia nella Comunità euro-atlantica, come Zviad Gamsakhurdia, Eduard Shevernadze, e Mikheil Saakashvili.

Proprio il Partito di Saakashvili, il Movimento Popolare Unito -UNM- ha accolto con soddisfazione la ratifica dell’accordo, ma ha denunciato la mancata maturità in senso europeo espressa dalla maggioranza.

Come dichiarato dall’UNM Giorgi Tsereteli, in Georgia, a partire dai tempi del Governo dell’ex-Premier Bidzina Ivanishvili, fondatore del GD, sono avvenuti casi di giustizia selettiva che hanno portato ad arresti e processi politicamente motivati come quello organizzato dall’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, all’ex-Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko.

“Oggi stiamo compiendo un enorme passo nella giusta direzione -ha dichiarato l’UNM Giorgi Gabashvili- A volerlo sono i georgiani, e la maggioranza deve attenersi al mandato europeo che il popolo ha chiaramente dichiarato di volere”.

L’approvazione dell’Accordo passa all’UE

Finora, l’Accordo di Associazione con l’Europa è stato ratificato solo dalla Moldova, dopo una votazione in cui la colazione pro-europea si è imposta sull’opposizione comunista, mentre in Ucraina la ratifica del documento deve essere ancora calendarizzata.

Per entrare in vigore, l’Accordo di Associazione tra Georgia, Moldova e Ucraina ed Unione Europea richiede la ratifica dei 28 Paesi UE.

Per adesso, solo la Lituania tra i Paesi membri dell’UE, ha ratificato l’Accordo firmato tra l’UE e la Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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UCRAINA: YANUKOVYCH STRUMENTALIZZA I TAFFERUGLI A KYIV. ECCO COME

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 20, 2014

Una trentina i feriti e più di venti gli arrestati dalla polizia, che durante gli sconti ha usato proiettili di gomma, gas lacrimogeno ed idranti nonostante le temperature polari. L’Opposizione contraria alla violenza.

30 feriti e più di 20 arrestati, tra cui alcuni giornalisti anche di testate internazionali sono i numeri della notte di scontri che, Domenica, 19 Gennaio, ha infiammato in Ucraina le strade della Capitale Kyiv, con le forze speciali di polizia da un lato e i militanti, divisi tra frange pacifiche e facinorosi, dall’altro.

Da parte della polizia sono volati gas lacrimogeni, proiettili di gomma e acqua sui manifestanti in una notte gelata, gettata ad hoc per congelare il più alto numero possibile tra i 2 Mila dimostranti assiepati presso lo stadio della Dinamo Kyiv.

Dall’altra, un gruppetto di manifestanti -che non è escluso siano agenti infiltrati dalle Autorità politiche per discreditare la protesta, che finora ha mantenuto carattere pacifico- ha lanciato bombe molotov ed ha incendiato un pullman delle forze speciali di polizia Berkut per cercare di raggiungere la sede dell’Amministrazione Presidenziale e il Parlamento, dove lo scorso giovedì sono state approvate Leggi che limitano il Diritto di manifestare.

Pronta è stata la reazione dei Leader dell’Opposizione, con Vitaly Klichko, ex-pugile a capo del Partito moderato UDAR, che si è posto di persona tra i manifestanti e il cordone di polizia per evitare l’escalation violenta degli scontri.

Dal palco sul Maydan, il Leader in pectore del Partito social-popolar-democratico Batkivshchyna, Arseny Yatsenyuk, ha invitato i facinorosi a mantenere il carattere nonviolento della protesta, che finora ha contraddistinto le dimostrazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Chi esce vincitore dalla notte di scontri è il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che ha approfittato del primo atteggiamento violento di una minoranza di manifestanti per accogliere la richiesta di trattative dell’Opposizione dopo più di due mesi dalla sua formulazione.

È infatti dal 21 Novembre, da quando le manifestazioni in supporto dell’Ucraina in Europa hanno avuto inizio, che l’Opposizione chiede al Presidente colloqui urgenti per risolvere la crisi.

Invece di accogliere la richiesta, Yanukovych ha dato ordine di reprimere a più riprese le manifestazioni, ha fatto picchiare politici dell’opposizione e giornalisti, ed ha assediato la piazza in cui sono accampati i dimostranti per vietare loro gli approvvigionamenti di cibo e legname.

Ci sta prendendo in giro

Con la furba, ma tardiva apertura -enfatizzata dai media filorussi- Yanukovych cerca di accreditarsi agli occhi dell’Opinione Pubblica come tollerante e aperto.

Tuttavia, con ancora più di cento tra oppositori arrestati per ragioni politiche e una decina di dissidenti costretti all’esilio in Europa, con i media indipendenti imbavagliati, e con Leggi che de facto rendono illegale ogni forma di espressione di dissenso, sarà difficile sperare nel buon esito delle aperture di un autocrate che, in quattro anni, ha reso l’Ucraina un’autocrazia post-sovietica sul modello della Bielorussia.

Matteo Cazzulani

L’OCCIDENTE VERSO LE SANZIONI PER YANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 16, 2014

Al Parlamento Europeo apprezzata la dimostrazione di supporto per l’Europa da parte dei manifestanti ucraini. La Commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti d’America per il rispetto della democrazia e della libertà in Ucraina

Sanzioni, democrazia ed esempio di mobilitazione per la Libertà ed i Diritti sono i concetti sull’Ucraina su cui hanno dibattuto il Parlamento Europeo e il Senato degli Stati Uniti d’America. Nella giornata di martedì, 14 Gennaio, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha evidenziato come la manifestazione per l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea renda chiaro l’attaccamento all’Europa di un popolo che, finora, è rimasto escluso dalle strutture politiche continentali.

Intervenuto durante la Seduta Plenaria del Parlamento Europeo, Barroso, che è anche esponente del Partito Popolare Europeo, ha sottolineato come la manifestazione pacifica degli ucraini in supporto all’integrazione europea sia da prendere da esempio per tutti quegli euroscettici che, oggi, negli Stati UE dimostrato poca fiducia nell’Europa.

Il Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, a sua volta ha illustrato come la mobilitazione degli ucraini in sostegno dell’Europa sia un segnale di vitalità civile che dimostra la precisa volontà geopolitica di un popolo.

Swoboda ha anche osservato come la richiesta di ingresso nell’UE degli ucraini siano valori ben più forti dei soldi che, invece, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha dimostrato di volere privilegiare sacrificando la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina ad un prestito di danaro dalla Russia.

Prima del dibattito al Parlamento Europeo, l’esponente popolare Michael Galer e il Vicepresidente del Parlamento Europeo, il progressista Gianni Pittella, hanno avanzato l’ipotesi di applicare sanzioni personali alle Autorità ucraine che sono responsabili della violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Il tema della sanzioni è stato sollevato anche dal Vicesegretario di Stato USA con delega all’Europa, Victoria Nuland che, durante una sessione della Commissione Esteri del Senato dedicata all’Ucraina, mercoledi, 15 Gennaio, ha dichiarato che il Dipartimento di Stato sta lavorando sull’ipotesi di misure punitive nei confronti di alcune Autorità ucraine.

Il Vicesegretario di Stato, una democratica, ha anche sottolineato come gli USA si impegneranno affinché in Ucraina siamo ristabilite elezioni oneste e regolari, senza fare il tifo per nessun candidato, ed ha evidenziato come anche la questione del rilascio della Leader dell’opposizione ucraina Yulia Tymoshenko dalla detenzione politica a cui è costretta dall’Agosto 2011 sia una questione ancora aperta.

La Nuland ha anche apprezzato la mobilitazione pacifica degli ucraini, ed ha invitato l’Ucraina a rinnovare la partnership con il Fondo Monetario Internazionale per evitare di dipendere dai prestiti della Russia.

L’ex-Consigliere per la politica estera del Presidente Carter, Zbigniew Brzezinski, ha criticato la propaganda del Capo di Stato russo, Vladimir Putin, che presenta gli ucraini come etnicamente russi, quando invece le radici dell’Ucraina risalgono alla Rus di Kyiv: entità statale traducibile correttamente in italiano come Rutenia, che non va confusa con la Russia.

Intervenuto durante la seduta, Brzezinski, un democratico di origine polacca che ha tra i primi ha sostenuto la Corsa alle Primarie democratiche dell’attuale Presidente USA, Barack Obama, ha anche evidenziato come la mobilitazione degli ucraini sia la dimostrazione della consapevolezza nazionale di un popolo che rivendica la sua appartenenza all’Europa.

L’ex-Consigliere del Presidente Carter ha anche sottolineato come per l’opposizione ucraina sia necessario trovare un unico candidato per battere Yanukovych, che teme elezioni libere e regolari perché consapevole di perdere.

Infine, il Senatore repubblicano John McCain ha invitato gli USA a non lasciare soli gli ucraini con i loro problemi.

L’ex avversario di Obama nella corsa alla Casa Bianca del 2008 ha anche sottolineato come Yanukovych sia un Capo di Stato che si avvale del potere solo per arricchirsi.

Kyiv lontana dal rispetto della democrazia

Con il pestaggio a sangue del noto dissidente Yuri Lutsenko e della giornalista indipendente Tetyana Chornovol, e, prima ancora, con le repressioni nei confronti dei manifestanti non violenti che dimostrano in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa a Kyiv dallo scorso 21 Novembre, il Presidente Yanukovych ha dimostrato di non essere in grado di rispettare principi su cui l’Europa si basa, quali Democrazia e Libertà.

A questi fatti si sommano le detenzioni politiche a carico di un centinaio di esponenti dell’opposizione -tra cui la Tymoshenko- dopo processi riconosciuti come irregolari da parte degli osservatori internazionali, la limitazione della Libertà di Stampa, le minacce alla Chiesa Greco-cattolica per avere celebrato messe durante le manifestazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa, l’esautorazione dei poteri del Parlamento a vantaggio del Presidente, e la falsificazione delle Elezioni Amministrative del 2010 e di quelle Parlamentari del 2012.

Ripetute sono già state le condanne a Yanukovych inviate dal Parlamento Europeo, dalla Commissione Europea, dal Congresso USA e dalla Corte Europea dei Diritti Umani.

Matteo Cazzulani

PRESIDENZA UE ALLA GRECIA: UN’OPPORTUNITÀ PER UNA NUOVA EUROPA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 1, 2014

Crescita e Lavoro, ma anche Energia e Democrazia sono le priorità della Presidenza greca del Consiglio Europeo. L’esempio della Lituania deve muovere i greci a rendere l’Europa più equa e tollerante

Da una giovane democrazia che capisce ed ama l’Europa alla culla del migliore dei sistemi politici esistenti che, oggi, vede l’Unione Europea come un fastidio più che come un’impareggiabile opportunità. Il passaggio dalla Presidenza di turno dell’UE dalla Lituania alla Grecia, che ha avuto luogo giovedì, Primo di Gennaio, è un evento carico di aspettative e possibilità per il rilancio politico ed economico dell’Europa.

Tra le priorità della Presidenza greca, che per dare un segnale in tempo di crisi ha messo al bando gadget e cravatte dedicate all’evento, c’è in primis la crescita economica e la lotta alla disoccupazione, sopratutto giovanile, che in Grecia, così come in altri Paesi dell’Europa Meridionale, tocca percentuali da capogiro.

Altra priorità per Grecia è il negoziato sulla ristrutturazione e liquidazione delle banche secondo un regolamento unico per tutta l’UE: una battaglia da vincere a tutti i costi per un Paese costretto a manovre economiche di lacrime e sangue pur di ottenere dal Fondo Monetario Internazionale un prestito necessario per migliorare la situazione economica di Atene.

Proprio per questa ragione, la gran parte del popolo greco ha espresso forte criticità nei confronti dell’Europa che, oggi, è vista come un superstato ostile ad Atene nelle mani delle grandi banche e del Cancelliere tedesco, Angela Merkel.

La Presidenza di turno della Grecia sarà anche attiva nella gestione della frontiera dell’UE del Mediterraneo: tema delicato per un’UE che, come auspicato anche da Papa Francesco a Lampedusa durante la prima visita all’Estero del suo Pontificato, deve tornare a presentarsi al Mondo come la Patria dell’accoglienza, dell’uguaglianza e delle opportunità, e non più come un fortino chiuso, isolato ed intollerante.

Altro punto importante per la Presidenza di turno greca, su cui l’Italia deve collaborare con un forte impegno, è l’Energia. La Grecia, insieme al Governo italiano e a quello albanese, è partner del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita dalla Commissione Europea per importare dal 2018 gas naturale dall’Azerbaijan.

Inoltre, la Grecia è tra i Paesi attivi nella realizzazione di un progetto per importare in Europa il gas che Israele ha di recente scoperto nelle proprie acque territoriali, nei giacimenti Tamar, Karish e Leviathan.

La TAP e il gas di Israele consentono all’Europa la diversificazione delle forniture di gas dal monopolio di Russia ed Algeria: Paesi che -come dimostrato in Ucraina da Mosca- sogliono avvalersi dell’energia come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

La Presidenza di turno della Grecia, che coincide anche con la Campagna Elettorale per le Elezioni Europee, in cui le forze euroscettiche sono date in forte crescita, assume così un’importanza inestimabile per il rilancio dell’Europa.

Durante la Presidenza di turno della Grecia, L’UE può presentarsi non più solamente come l’Unione monetaria delle banche, ma deve tornare a coltivare l’idea di grande opportunità che, finora, ha garantito Pace, Progresso, Democrazia e Libertà in un continente travagliato da secoli di guerre ed odi.

Per la Grecia sarà tuttavia difficile pareggiare quanto fatto dalla Lituania, da cui è stata ereditata la Presidenza di turno dell’UE, che è riuscita a realizzare ben 144 progetti, tra cui il negoziato sul budget comunitario dopo la storica opposizione del Parlamento Europeo alla proposta del Consiglio Europeo.

Tra gli altri successi della Presidenza di turno lituana è bene citare anche le misure contro la disoccupazione ed in favore della stabilità finanziaria, e, sopratutto, i passi per la realizzazione di un mercato unico UE dell’Energia che, proprio la Lituania -che dipende per il 99% del suo fabbisogno dalla Russia- ha fortemente voluto per diminuire la dipendenza dell’Europa dall’oro blu di Mosca.

Lecito, infine, ricordare il successo ottenuto dalla Lituania nell’ambito dell’Allargamento dell’UE a Moldova e Georgia, con la firma, da parte di Chisinau e Tbilisi, dell’Accordo di Associazione: documento che integra le economie moldava e georgiana nel mercato unico europeo.

Vietato dimenticarsi di Ucraina ed Albania

Proprio in materia di energia ed allargamento, anche la Grecia dovrebbe occuparsi con la stessa intensità prestata dalla Lituania sopratutto per quanto riguarda Ucraina ed Albania.

A Kyiv, l’UE deve favorire il ripristino della democrazia dopo le repressioni di dissenso, Parlamento e stampa libera da parte del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Per quanto riguarda l’Albania, la Grecia ben farebbe, assieme all’Italia, a sostenere la concessione dello status di Paese candidato all’ingresso nell’UE per Tirana: Paese che, con il Governo italiano ed Atene, condivide la realizzazione della TAP ed altri progetti di natura regionale.

Matteo Cazzulani

IN POLONIA È INIZIATA LA CAMPAGNA PER LE ELEZIONI EUROPEE

Posted in Polonia by matteocazzulani on December 16, 2013

Il Partito cristianodemocratico Piattaforma Civica -PO- propone una Polonia più forte in Europa, mentre i socialdemocratici della SLD candidano il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, alla Presidenza della Commissione Europea. I conservatori di Diritto e Giustizia -PiS- vanno invece in piazza per proporre un’Europa delle Nazioni.

Non solo Partito Democratico, Nuovo Centro Destra e Lega Nord in Italia, anche in Polonia il week end che si è appena concluso è stato tempo di Congressi. Nella giornata di sabato, 14 Dicembre, il Partito cristianodemocratico Piattaforma Civica -PO- ha celebrato la Sua Assemblea Nazionale per il rinnovo dei quadri dirigenti dopo un ciclo che ha visto Primarie per l’elezione del Segretario, vinte dal Premier, Donald Tusk, e Congressi Locali per l’elezione dei Segretari provinciali e regionali.

Durante il suo discorso, il Premier Tusk ha ricordato i successi ottenuti dalla PO durante gli ultimi sei anni passati al Governo, ed ha sottolineato come, per evitare una crisi più profonda nei prossimi anni, sarà necessaria una politica di sviluppo collegata alla disciplina di bilancio.

Dopo avere sottolineato la grande prova di democrazia data con le primarie e i Congressi locali dalla PO, il Premier Tusk ha dichiarato la necessità di prestare più attenzione all’istruzione per favorire innovazione nel mercato del lavoro e, di conseguenza, favorire occupazione di alto livello.

Oltre alla valorizzazione delle donne, con la nomina a Vicesegretario del Partito del Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz, l’Assemblea Nazionale PO è stata l’occasione per il lancio della campagna elettorale per le Elezioni Europee.

“Dobbiamo trovare almeno cinque persone competenti come Martin Schulz che rafforzino la posizione della Polonia in Europa” ha dichiarato Tusk, aprendo de facto ad una candidatura alla Presidenza della Commissione Europea dell’attuale Presidente del Parlamento Europeo, che è già stato candidato dal Partito Socialista Europeo.

A rendere importanti le dichiarazioni di Tusk di sostegno -seppur indiretto- alla candidatura di Martin Schulz è l’appartenenza della PO al Partito Popolare Europeo: forza politica alla quale appartengono alcuni Partiti cristianodemocratici europei come, tra gli altri, la CDU del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che è ancora in cerca di un suo pretendente alla più alta carica UE.

Proprio Schulz ha preso parte nella medesima giornata alla Convenzione Nazionale del Partito socialdemocratico SLD, che, oltre ad avere nominato il Presidente del Parlamento Europeo suo candidato alla Presidenza della Commissione Europea come tutti le forze partitiche che appartengono al PSE, ha esposto le linee guida per la Polonia e l’Europa.

Come dichiarato dal Segretario del SLD, Leszek Miller, i socialdemocratici supportano anche l’incremento delle pensioni, l’abbattimento dell’età previdenziale -ad oggi fissata a 61 anni- incentivi per i medicinali per i meno abbienti, e una riforma dell’assetto amministrativo con la moltiplicazione dei Voivodati -Regioni- a 49, per meglio recepire le esigenze del territorio.

In contemporanea agli eventi di PO ed SLD, anche il Partito conservatore Polonia Solidale -SP- e il neonato Partito liberal-conservatore Polonia Insieme -PR, creata dal candidato sconfitto dal Premier Tusk nelle Primarie PO, Jaroslaw Gowin- hanno celebrato le loro Assemblee Nazionali, mentre il Partito liberal-radicale Tuo Movimento -TR- ha celebrato il suo congresso la settimana precedente.

Differente la scelta del principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che per lanciare la campagna europea ai congressi e alle primarie ha preferito la piazza, con una dimostrazione in ricordo della proclamazione dello Stato di Guerra nel 1981.

Come dichiarato dal Capo di PiS, Jaroslaw Kaczynski, la Polonia soffre diritti calpestati per i lavoratori, un sistema sanitario che non cura realmente chi si trova nel momento del bisogno, paghe troppo basse, e, nel complesso, una società ingiusta che va ristrutturata ripartendo dalla solidarietà nazionale.

Sulle questioni internazionali, Kaczynski, Capo di uno dei Partiti più critici nei confronti dell’Europa che appartiene al Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -insieme, tra gli altri, ai Tory inglesi- ha proposto una nuova Europa in cui la Polonia abbia una dimensione più autonoma e sovrana rispetto alle tendenze integrazioniste sostenute da PO ed SLD.

Malgrado le differenze in politica interna, i Partiti polacchi hanno l’occasione di trovare una posizione comune in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Unione Europea durante una Tavola Rotonda che il Premier Tusk ha dichiarato di volere convocare in collaborazione con il Presidente Bronislaw Komorowski.

Una competizione aperta

A motivare il lancio della campagna elettorale europea è stato anche l’ultimo sondaggio, che da PO e PiS appollaiati al 22%, seguiti da un forte SLD con il 10%.

Quarto, con il 6%, si classificherebbe il Partito Contadino PSL, che governa in coalizione con la PO e che, così come i partner di maggioranza, appartiene al PPE nonostante alcuni orientamenti tipici di una forza di sinistra.

Quinto, con il 3%, il TR: movimento formato da fuoriusciti dal SLD e dalla PO che ha avviato trattative per appartenere al Partito Liberale Europeo e al PSE.

Matteo Cazzulani