LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: le sanzioni UE fanno davvero male a Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 22, 2014

Come riporta uno studio dell’autorevole OSW, la Russia non è in grado di supplire nel breve termine all’embargo applicato dall’Unione Europea, anche per causa delle contro-sanzioni che il Presidente russo ha imposto ai beni agro-alimentari ed ortofrutticoli europei. Tuttavia, la propaganda della Russia sta avendo effetto in diversi Stati membri dell’UE

Non solo per l’isolamento geopolitico: le sanzioni che l’Unione Europea ha applicato alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina, e al sostegno bellico-finanziario ai miliziani pro-russi nel Donbas, stanno facendo davvero male a Mosca e alla sua economia. A riportarlo è uno studio dell’autorevole centro studi OSW, che ha sottolineato come la guerra di sanzioni scatenatasi tra UE e Russia stia per indebolire in maniera consistente sopratutto Mosca.

Le sanzioni imposte dalla Russia lo scorso 7 Agosto, in reazione a quelle applicate dall’UE il Primo di Agosto, riguardano l’embargo sull’importazione dall’Unione Europea di gruppi di merce scelti e di prodotti agricolo-alimentari, il cui fabbisogno, tuttavia, può essere soddisfatto da Mosca solo e solamente grazie all’import dal mercato europeo.

Le sanzioni della Russia all’UE, che come OSW evidenzia sono state adottate dal Governo in fretta e furia, senza alcun consulto con esperti, né esponenti di categoria, ma solo per realizzare un preciso ordine del Presidente russo, Vladimir Putin, stanno infatti portando ad un deficit interno a Mosca tra la domanda e l’offerta, sopratutto per quanto riguarda formaggi e altri latticini, verdura, frutta e prodotti tecnici per le aziende agricole.

Inoltre, come riporta sempre OSW, la Russia, per limitare le importazioni di carni e di altri prodotti alimentari europei nel mercato russo, ha imposto controlli fitosanitari molto stringenti, senza tuttavia occuparsi del controllo degli allevamenti interni, che, a causa di epidemie e incuria, non riescono a colmare il gap dovuto dall’assenza di importazioni dall’UE.

Per arginare il deficit, la Russia non può contare né sull’incremento della produzione interna -un settore in cui, come riporta OSW, le aziende agricole e gli enti regionali sono sempre più indebitati ed arretrati- né sulla diversificazione delle importazioni con l’aumento degli acquisti dei beni alimentari e tecnici da Cina, Turchia, Sudamerica, Egitto e Iran.

Oltre all’elevato costo per il trasporto delle merci, le importazioni da Cina, Turchia, Sudamerica, Egitto e Iran -i Paesi a cui Mosca si è rivolta per porre rimedio alle sanzioni UE- non sono in grado di pareggiare in Russia l’import dall’Europa nemmeno per quanto riguarda la qualità: un aspetto a cui sopratutto gli acquirenti di alto tenore, in Russia in tanti sono particolarmente attenti.

A mettere a repentaglio la situazione della Russia è anche il mancato riexport nel mercato russo di beni europei veicolati da Paesi terzi: la Svizzera e la Norvegia hanno supportato gran parte delle sanzioni UE in ambito economico, mentre Bielorussia e Kazakhstan hanno preferito incrementare l’importazione dei prodotti europei per soddisfare la domanda interna ed abbassare i costi dei beni alimentari presso i loro mercati interni.

Quanto sta accadendo in Bielorussia e Kazakhstan è particolarmente rilevante, dal momento in cui la Russia sta puntando proprio sulla solida alleanza con Minsk e Astana per creare un unico mercato dell’area ex-URSS nell’ambito dell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione geopolitica, concepito da Mosca per restituire al Cremlino lo status di superpotenza mondiale con una cospicua influenza a livello sovra regionale, che le sanzioni UE sono riuscite a mettere in crisi.

Regresso economico e messa a repentaglio dei sogni di grandezza imperiale a parte, la Russia sta tuttavia controbattendo all’Europa in maniera efficace, con la speranza che le armi messe in campo da Mosca riescano a fiaccare la già debole iniziativa dell’UE, prima che gli effetti delle sanzioni europee costringano Putin a porre fine all’appoggio logistico ed economico ai miliziani pro-russi in Ucraina.

La prima arma messa in campo da Mosca sono le contro-sanzioni che, come riporta sempre OSW, hanno già colpito il 20% dell’export agricolo di Estonia, Lettonia, Lituania, Lettonia e Finlandia, e gran parte di quello dei prodotti ittici di Norvegia e di quello ortofrutticolo della Polonia. Inoltre, le sanzioni russe hanno anche colpito il settore agro-alimentare di Italia e Germania, e quello turistico della Slovenia.

La seconda arma di cui la Russia si avvale è l’opera di propaganda, che, forte del ben radicato antiamericanismo in quasi tutta Europa -sopratutto in Francia, Italia e Germania- mira oggi a fomentare la diffusione di notizie sugli effetti negativi delle sanzioni UE a Mosca presso i mercati interni dei Paesi europei: il medesimo meccanismo con cui, ieri, sempre la macchina della disinformazione di Mosca ha presentato gli ucraini come “pericolosi nazisti” e “popolo aggressore”.

In reazione alle sanzioni della Russia, molti tra i Paesi europei -Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania e Norvegia in primis- hanno diversificato il proprio export aprendo a Turchia, Cina, Cile, Bielorussia, Georgia, Kazakhstan ed altri mercati sudamericani ed asiatici.

Tuttavia, in altri Stati dell’UE, la propaganda russa ha ottenuto il proprio risultato, come dimostrato dalle dichiarazioni contro le sanzioni europee espresse dai Presidenti di Repubblica Ceca e Slovacchia, Milos Zeman e Robert Fico, e dal Premier ungherese, Viktor Orban, mentre il Ministro degli Esteri greco, Evangelos Venizelos, ha avviato trattative separate con la Russia per evitare sanzioni da parte di Mosca nonostante la posizione comune dell’UE.

Kyiv potrebbe riottenere la Crimea se il prezzo del greggio continua a scendere

A riprova della crisi in cui si trova la Russia, a causa delle sanzioni UE, è anche il crollo del prezzo del greggio sul mercato mondiale, a cui è collegato il tariffario che Mosca impone all’Ucraina per la compravendita del gas.

Secondo quanto riportato dall’Ukrayinska Pravda, fino a quando il prezzo del greggio resta superiore ai 100 Dollari al Barile, la Russia può permettersi di perseguire i disegni di aggressione militare a stampo imperialista come quello attuato in Ucraina.

Tuttavia, come riportato dal giornale russo Vedomosti, il prezzo del greggio, a causa sia delle sanzioni UE sul settore energetico russo, che delle crisi politiche in Libia ed Iraq, sta crollando abbastanza vertiginosamente.

Qualora il prezzo del greggio dovesse scendere sotto i 100 Dollari per Barile, la Russia, come riportato sempre dall’Ukrayinska Pravda, potrebbe rinunciare all’impegno armato in Ucraina a fianco dei miliziani pro-russi, finanche a concedere a Kyiv la restituzione della Crimea.

Secondo l’autorevole sito di informazione ucraino, è proprio su questo tema che potrebbe basarsi l’incontro tra il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che Berlino ha fortemente voluto prima del vertice di Minsk tra il Capo di Stato dell’Ucraina, i rappresentanti UE, e quelli dei Paesi dell’Unione Eurasiatica.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina. NATO e Polonia lanciano l’allarme: “Putin pronto ad attaccare”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 6, 2014

La Portavoce dell’Alleanza Atlantica dichiara la presenza di 20 Mila uomini dell’esercito russo ai confini ucraini, e l’intenzione della Russia di intervenire in Ucraina come forza di peacekeeping. Il Premier polacco, Donald Tusk, lamenta la mancata prontezza dell’Unione Europa a reagire ad un possibile attacco del Cremlino

20 mila uomini dell’esercito e il pretesto di intervenire come ‘forza di pace’ per autorizzare l’occupazione militare dell’Ucraina. Questa, secondo quanto riportato da un dossier della NATO, è la tattica adottata dalla Russia, che, come riportato dalla portavoce dell’Alleanza Atlantica, Oana Lungescu, nella giornata di mercoledì, 6 Agosto, ha dislocato circa 20 Mila uomini del suo esercito ai confini dell’Ucraina.

Come riportato dall’autorevole Reuters, l’esponente NATO ha anche lamentato la possibilità che il Presidente russo, Vladimir Putin, ritenga opportuno intervenire con il suo esercito per assicurare una stabilità favorevole alla Russia nelle regioni dell’Ucraina dell’Est, ad oggi occupate dai miliziani pro-russi armati da Mosca.

Questa situazione, secondo la Lungescu, legittimerebbe l’occupazione russa, e porrebbe così a serio repentaglio l’integrità territoriale dell’Ucraina, già violata con l’annessione militare della Crimea lo scorso Marzo.

“Se dovesse verificarsi lo sconfinamento militare della Russia in territorio ucraino, si verificherebbe un episodio pericoloso a cui l’Europa, ad oggi, non è capace di dare una risposta unita e forte” ha commentato, come riportato dalla Yevropeyska Pravda, il Premier polacco, Donald Tusk.

Il Premier polacco, che ha dichiarato che la Russia, secondo fonti dell’intelligence polacca, è pronta ad intervenire in Ucraina nel giro di un paio di ore, ha anche sottolineato come la mancanza di una risposta da parte dell’Unione Europa sia una dimostrazione della debolezza dell’UE.

Concorde con la posizione di Tusk si è detto anche il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, al canale televisivo TVN24, ha dichiarato che l’esercito russo già possiede 10 battaglioni ai confini con l’Ucraina.

“Si tratta di un vero e proprio atto di pressione politica nei confronti di Kyiv da parte di Mosca: a pochi passi dall’Ucraina, i russi hanno dislocato anche un alto numero di tecnologia militare d’avanguardia pronta per azioni di carattere aggressivo” ha affermato il Ministro degli Esteri polacco.

Concorde con Tusk e Sikorski, che appartengono alla Piattaforma Civica -PO, il principale Partito di Governo di ispirazione cristianodemocratica afferente al Partito Popolare Europeo- si è detto anche l’incaricato per la risoluzione della questione ucraina del Parlamento Europeo, Aleksander Kwasniewski.

Il rappresentante polacco, che è stato Presidente della Polonia dal 1995 al 2005 -periodo durante il quale ha contribuito a portare a successo il primo processo democratico ucraino noto come ‘Rivoluzione Arancione’- ed esponente di spicco della forza politica socialdemocratica SLD, ha evidenziato come il disegno di Putin sia quello di creare l’Unione Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico, a cui, oltre alla Russia, hanno già aderito Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgystan ed Armenia, è concepito dal Presidente russo per estendere il dominio della Russia nell’ex-URSS, ma per essere realizzato necessita imprescindibilmente della partecipazione dell’Ucraina, senza la quale Mosca non può forgiarsi del titolo di ‘impero’ globale.

“Le sanzioni che l’Occidente ha applicato alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina sono un buon passo, ma si sono rivelate insufficienti per cambiare il piano geopolitico di Putin -ha dichiarato Kwasniewski in un’intervista esclusiva a Gazeta Wyborcza– La propaganda di Mosca è ancora molto ben influente sopratutto nei Paesi Occidentali dell’UE, che, come nel caso dell’Olanda e dell’Italia, hanno tuttavia dimostrato di recente di avere mutato la loro tradizionalmente morbida posizione nei confronti di Mosca, sopratutto dopo l’abbattimento dell’aereo civile malaysiano nel Donbas”.

Kwasniewski: “poco probabile le nomine di Tusk e Sikorski rispettivamente a Presidente del Consiglio Europeo e Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE”

Oltre alla crisi ucraina, Kwasniewski ha anche commentato le nomine UE, che vedono proprio il Premier Tusk ed il Ministro Sikorski tra i candidati favoriti rispettivamente alla carica di Presidente del Consiglio Europeo e di Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

L’ex-Presidente polacco ha ritenuto poco probabile la nomina di Tusk, in quanto, con la sua dipartita dalla politica polacca, il Premier provocherebbe la vittoria in Polonia dell’Opposizione conservatrice di Diritto e Giustizia -PiS- con cui l’attuale leader della PO si troverebbe costantemente costretto a mediare in seno al Consiglio Europeo.

Per quanto riguarda Sikorski, l’ex-Presidente Kwasniewski ha ritenuto la sua candidatura ottimale, ma ha anche sottolineato come, in sede UE, si preferisca affidare la guida della diplomazia dell’Unione Europea ad una donna nominata dal gruppo dei Socialisti e Democratici Europei.

In alternativa alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, Kwasniewski ha ritenuto interessante per Sikorski il ruolo di Commissario UE all’Energia, poiché la Polonia è il Paese che più di tutti si è battuto per il varo di un’unica politica energetica europea.

Secondo Kwasniewski, per Sikorski, che è il candidato ufficiale della Polonia alla Commissione Europea, più difficile è la nomina a Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione.

A questo ruolo ambiscono infatti sia Paesi dell’Europa Occidentale -intenzionati, secondo l’ex-Presidente polacco, a bloccare l’inclusione in UE di nuovi Paesi- che la Croazia, che ha indicato per il posto da Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione l’ex-Ministro all’Integrazione, Neven Mimica.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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PUTIN LANCIA UN’OPA SULL’UCRAINA PER COLPIRE L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 18, 2013

Il Presidente russo concede al suo collega ucraino un prestito di 15 Miliardi di Dollari ed uno sconto sul prezzo del gas. L’Opposizione teme la svendita degli interessi nazionali, tra cui i gasdotti di Kyiv

Sia le clausole chiare che quelle sottaciute lasciano trasparire un dato di fatto evidente: la Russia ha lanciato sull’Ucraina un’OPA che colpisce direttamente l’Europa. Nella giornata di martedì, 17 Dicembre, il Presidente russo, Vladimir Putin, durante un incontro a Mosca con il suo collega ucraino, Viktor Yanukovych, ha firmato un accordo per l’acquisto di titoli di stato dell’Ucraina per 15 Miliardi di Dollari: un prestito che la Federazione Russa ha de facto erogato per salvare la debole economia di Kyiv.

Inoltre, Putin ha concesso a Yanukovych uno sconto sul prezzo del gas che la Russia vende all’Ucraina, passando da 400 Dollari per Mille metri cubi a 268,5: una notevole riduzione che è stata sempre chiesta a gran voce dal suo collega ucraino Yanukovych.

Pronta è stata la reazione alla notizia della firma degli accordi tra Putin e Yanukovych da parte dei milioni di manifestanti che dal 21 Novembre manifestano in piazza in sostegno della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento, che Yanukovych ha rifiutato di firmare, che integra l’economia ucraina nel mercato libero UE.

Il Leader del Partito di opposizione UDAR, Vitaly Klichko, ha sottolineato come sia possibile l’esistenza di clausole segrete secondo le quali, probabilmente, Yanukovych ha accettato di inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale voluto da Mosca per estendere la sua egemonia nello spazio ex-sovietico ed escludere l’Europa dalla competizione internazionale.

Klichko ha anche ipotizzato la firma di accordi non resi noti che consegnano alla Russia il controllo dei gasdotti ucraini: una svendita degli interessi statali che, de facto, sottomette l’Ucraina al controllo dei russi, che, così, possiedono sia il gas venduto a Kyiv, le infrastrutture attraverso le quali il carburante viene inviato anche in Europa.

Yanukovych come Lukashenka, Putin risolve il problema Southstream

La firma degli accordi con Putin dimostra il fallimento della strategia di corto respiro di Yanukovych che, negando l’associazione con l’Europa, non è riuscito a mantenere il suo Paese equidistante tra l’UE e la Russia per governarlo come un proprio feudo, finendo per dovere chiedere a Mosca un aiuto economico con il cappello in mano.

Con la concessione dello sconto sul prezzo del gas, la Russia si è assicurata la fedeltà dell’Ucraina, che, così, resta il principale Paese di transito del gas russo in UE, in cui, se confermate le indiscrezioni, i russi controllano la gestione dei gasdotti.

Questo fatto espone l’Europa ad un forte rischio, in quanto il transito del carburante importato da Mosca sarebbe ora controllato dallo stesso Paese che vende l’oro blu, e non più da due enti indipendenti, che finora, hanno parzialmente evitato alla Russia di attuare ricatti energetici nei confronti dell’UE.

Lo sconto sul gas concesso all’Ucraina torna utile a Putin anche dopo che la Commissione Europea ha ritenuto fuori legge il Southstream: gasdotto progettato da Mosca per bypassare l’Ucraina, inviando gas dalla Russia meridionale all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

L’accordo tra Putin e Yanukovych mette infine a repentaglio la sicurezza dell’Europa, in quanto assicura la presenza dell’Ucraina nell’orbita della Russia, e, così, avvia un lento ma inesorabile processo di inglobamento di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica di Mosca.

Per questioni di carattere geopolitico, economico e culturale, solo con l’inglobamento dell’Ucraina Putin ha la possibilità di ricreare un impero russo esteso in tutto lo spazio ex-sovietico: una mossa che, creando una forte entità statale nella piattaforma geografica eurasiatica, rende impossibile il rafforzamento dell’UE in un Mondo sempre più globalizzato.

Mosca minaccia l’Occidente coi missili

A testimonianza del clima di aggressività nei confronti dell’Europa che sta dietro all’offerta di aiuto di Putin all’Ucraina è la notizia, confermata da diversi media, del dislocamento di missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, puntati su città europee quali Vilna, Varsavia, Stoccolma, Helsinki e persino Berlino.

Pronta è stata la risposta della NATO, che ha sottolineato come le minacce dei russi sono da considerare come un gesto di offesa nei confronti di tutta la Comunità Atlantica, pronta a reagire per evitare che la politica imperialista di Putin porti ad un’ulteriore incremento della tensione.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: A VUOTO IL SILURO AD AZAROV MENTRE YANUKOVYCH È IN CINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 4, 2013

Il Parlamento ucraino respinge la Mozione di sfiducia al Premier, poi lo Speaker, Volodymyr Rybak, non permette la discussione su una seconda richiesta di dimissioni che avrebbe ottenuto la maggioranza dei voti. l’opposizione decisa a chiedere al Presidente elezioni anticipate

Il viaggio in Cina del Presidente evita il siluro al Premier. Nella giornata di martedì, 3 Dicembre, il Parlamento ucraino ha respinto il voto di sfiducia al Premier, Mykola Azarov, chiesto dalle Opposizioni dopo l’uso della violenza da parte delle forze speciali di polizia sui partecipanti delle manifestazioni in supporto all’integrazione dell’Ucraina nell’UE.

Compatto in sostegno del Governo ha votato il Partito delle Regioni del Presidente Viktor Yanukovych, che durante il voto si è recato in Cina, dopodiché lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Rybak, ha chiuso in fretta la seduta, senza permettere l’esame della seconda Mozione di sfiducia presentata dai comunisti, su cui l’opposizione avrebbe votato a favore, permettendo, così, le dimissioni del Governo.

Durante il suo breve discorso -pronunciato in russo anziché in ucraino, come invece previsto dal Regolamento, Azarov si è scusato per l’uso della forza, ed ha accusato i manifestanti di avere provocato la reazione delle forze di polizia.

Pronta la reazione dell’Opposizione, che ha sottolineato come tra i manifestanti siano stati infiltrati dalle Autorità dei provocatori per degenerare la protesta da pacifica a violenta, ed ha dichiarato l’intenzione di marciare verso l’Amministrazione Presidenziale per chiedere al Presidente Yanukovych Elezioni Anticipate.

Obiettivo della protesta apartitica resta la firma immediata dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che integra l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo, che Yanukovych ha rinunciato a firmare con una decisione unilaterale, presa senza il consenso della maggioranza degli ucraini, durante il Vertice del Partenariato Orientale UE di Vilna lo scorso 29 Novembre.

Come riportato da fonti ufficiali, la Commissione Europea ha comunque mantenuto aperta la porta all’Ucraina per la firma dell’Accordo, ed ha accettato per riprendere i colloqui con Kyiv di ricevere una delegazione del Governo ucraino capitanata dal Vicepremier, Serhiy Arbuzov.

Il Presidente guarda a Mosca

Nel contempo, il Presidente Yanukovych ha comunicato, una volta ultimata al visita in Cina, l’intenzione di recarsi a Mosca per colloqui con il suo omologo russo, Vladimir Putin, chensi oppone all’integrazione in Europa dell’Ucraina.

Putin vuole infatti inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale nello spazio ex-sovietico concepito dal Presidente russo per estendere l’egemonia della Russia nello spazio ex-URSS ed escludere l’UE dalla competizione globale internazionale.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: REPRESSE ALCUNE MANIFESTAZIONI PER L’INTEGRAZIONE NELL’UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 26, 2013

La polizia reprime nel sangue manifestazioni a Chernivtsi ed Odessa, mentre a Kyiv i dimostranti reagiscono. La Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko in sciopero della fame dal carcere in cui è detenuta per motivi politici dal 2011.

Nell’Ucraina del Presidente Viktor Yanukovych l’Unione Europea sembra proprio dar fastidio. Nella giornata di lunedì, 25 Novembre, a Chernivtsi ed Odessa le forze speciali di polizia hanno posto fine con la forza alle manifestazioni locali in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’UE.

Simile provvedimento è stato preso durante le manifestazioni a Kyiv, dove in 5 Mila si sono ritrovati, come sempre, presso il Maydan Nezalezhnosti e Piazza Europa: la polizia ha utilizzato gas irritanti ma, a differenza che a Chernivtsi ed Odessa, ha dovuto fare i conti con la determinazione dei dimostranti, che hanno reagito e messo in fuga gli agenti in tenuta antisommossa.

Divieto di manifestare in sostegno dell’ingresso dell’Ucraina in UE è stato ordinato dalle Autorità cittadine di Kharkiv, che, nel contempo, hanno anche vietato ai parenti ed avvocati di recarsi in visita presso la colonia penale femminile locale Kachanivska alla Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko.

Come risposta, la Tymoshenko ha dichiarato l’avvio di uno sciopero della fame per esprimere solidarietà ai manifestanti che, in diverse piazze ucraine e di Paesi UE, stanno dimostrando con tenacia contro la decisione di bloccare le trattative per l’integrazione economica nell’UE presa dal Parlamento ucraino su direttiva del Presidente Yanukovych.

Proprio Yanukovych, sempre lunedì, 25 Novembre, è tornato a farsi vivo con una nota emessa dalla sua cancelleria con cui, al limite del cinismo, ha rassicurato gli ucraini la possibilità di vivere il Sogno Europeo.

L’UE lascia aperta la possibilità di integrazione a Kyiv

Più che dal Presidente Yanukovych, la vera garanzia di Europa agli ucraini è stata data dal Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, e dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, che, con una nota, hanno dichiarato che la porta per l’integrazione dell’Ucraina nell’UE è ancora aperta.

Apertura è stata comunicata anche dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che ha evidenziato come le proteste partecipate da un massimo di 10 Milioni di ucraini ha dato un chiaro segnale della volontà dell’Ucraina che l’UE tiene in considerazione.

Lunedì, 25 Novembre, anche gli Stati Uniti d’America hanno commentatocla situazione ucraina per voce dell’Ambasciatore USA all’Osce, Daniel Baer, che ha illustrato come non sia tollerabile che la Russia, per portare Kyiv a rinunciare all’integrazione nell’UE, abbia introdotto sanzioni nei conformti dell’Ucraina.

Putin minaccia gli ucraini

Per l’integrazione economica nell’UE, l’Ucraina deve firmare l’Accordo di Associazione, che prevede da parte di Kyiv la realizzazione di alcune riforme strutturali e, sopratutto, la liberazione temporanea per cure mediche urgenti per la Tymoshenko: costretta al carcere dal 2011 a seguito di una condanna politica.

Una delle motivazioni con le quali le Autorità ucraine hanno motivato la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione è la mancata erogazione da parte dell’UE di assicurazioni economiche per compensare le perdite generate dal certo inasprimento delle ritorsioni commerciali da parte della Russia.

La Russia vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-Sovietico e, con l’inclusione di Kyiv, estromettere l’UE dalla competizione nel mercato economico globale.

Matteo Cazzulani

ASSOCIAZIONE UCRAINA-UE: L’EUROMAIDAN SUPERA LA RIVOLUZIONE ARANCIONE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 25, 2013

Più di 10 Mila in piazza a Kyiv per sostenere l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea: molte di più del processo democratico del 2004. La polizia usa la forza mentre le Autorità organizzano contro-manifestazioni con truppe cammellate.

Sì all’Europa, no all’Unione Doganale della Russia sono alcuni degli slogan che la fiumana record di manifestanti ha intonato Domenica, 24 Novembre, presso il centrale Maydan Nezalezhnosti durante le dimostrazioni in sostegno dell’Integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea. La manifestazione, chiamata “Euromaidan”, ha ottenuto numeri da record: più di 10 Milioni di persone scese in piazza volontariamente, molte di più di quante, sempre nel mese di Novembre, ma nel 2004, hanno partecipato al processo democratico passato alla storia come “Rivoluzione Arancione”.

Nello specifico, i punti della protesta sono due. Il primo è il Maydan Nezalezhosti, dove sono riunite le Associazioni di cittadini senza bandiere politiche, mentre in Piazza Europa si è mobilitata l’Opposizione con una tendopoli che, già nella notte, è finita nel mirino delle forse speciali di polizia, che hanno cercato, invano, di disperdere la folla.

La protesta europea ha anche varato un piano d’azione: mobilitazione permanente fino al 29 Novembre -data del Vertice di Vilna in cui l’Ucraina è chiamata a firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che integra l’economia di Kyiv nel mercato libero europeo- e richiesta al Parlamento di votare le clausole chieste dall’Unione per la firma dell’Accordo di Associazione -tra cui la liberazione temporanea per cure mediche urgenti per la Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko: incarcerata nel 2011 dopo un processo politico.

Oltre all’intervento della polizia, le Autorità Governative hanno inscenato una contromanifestazione nominata “Euro Homo” presso la Piazza Mikhaylovska, dove, secondo i testimoni, sono stati costretti a dimostrare minatori delle Regioni orientali del Paese: la roccaforte del Partito delle Regioni del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Con le proteste di Domenica, in contemporanea con dimostrazioni in altre città dell’Ucraina e mobilitazioni in tutto il Mondo, come a Barcellona, Washington, Ginevra, Oslo, Wroclaw e Milano, sono già quattro i giorni che hanno visto gli ucraini scendere in piazza per supportare la firma dell’Accordo di Associazione tra l’Ucraina e l’UE.

La decisione di non firmare l’Accordo che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero UE è stata presa dal Parlamento ucraino su direttiva del Presidente Yanukovych per timore di ripercussioni da parte della Russia, che sta attuando ritorsioni di carattere commerciale per inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è concepito dal Presidente russo Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico, creare un nuovo impero russo, ed annichilire l’UE dalla competizione internazionale in Mondo oramai globalizzato.

L’UE continua a trattare con Kyiv

Per via dell’importanza geopolitica dell’Ucraina -Paese anche ricco di risorse naturali e di un potenziale industriale, agricolo ed umano- l’UE non ha terminato i tentativi di arrivare comunque alla firma dell’Accordo di Associazione.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, l’Inviato Speciale del Parlamento Europeo, l’ex-Presidente polacco, il socialdemocratico Aleksander Kwasniewski, sta conducendo trattative per convincere le Autorità ucraine alla firma del Documento.

Come riportato dall’Ukrayinska Pravda, attaccata da hacker nella giornata di Domenica, anche il Cancelliere tedesco, la cristianodemocratica Angela Merkel, sarebbe pronta a colloqui con Putin per invitare la Russia ad interrompere le ritorsioni commerciali per cercare di influenzare decisioni di Paesi sovrani ed indipendenti come l’Ucraina.

A seguito della manifestazione per l’Associazione dell’Ucraina con l’UE a Milano, a cui hanno partecipato più di 50 tra italiani ed ucraini, si è costituito il Comitato Euromaidan Lombardia, con lo scopo di monitorare la situazione a Kyiv per organizzare azioni di solidarietà ed informare la popolazione italiana sulla necessità per l’Europa di integrare al più presto l’economia ucraina nel mercato unico libero europeo.

Il Comitato è apartitico ed aperto alla partecipazione di tutti anche con una mail a tymoshenkolibera@gmail.com opporre con l’adesione alla pagina Facebook.

Matteo Cazzulani

EUROMAIDAN, HOLODOMOR E DEMOCRAZIA: TRE BUONI MOTIVI PER SCENDERE IN PIAZZA A MILANO PER L’UCRAINA NELL’UE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on November 24, 2013

Organizzata a Kyiv una grande manifestazione contro la decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, di arrestare il processo di integrazione ucraino nell’UE. Il ricordo della Grande Fame: genocidio del popolo ucraino del 1932-1933 che ha portato alla morte per fame di almeno 5 Milioni di ucraini.

La Democrazia, il Ricordo e il Sogno Europeo sono tre motivazioni per le quali oggi, Domenica, 24 Novembre, è bene parlare e manifestare per l’Ucraina. Nel pomeriggio, a Kyiv, presso il centrale Maydan Nezalezhnosti, è programmata una grande manifestazione spontanea degli ucraini che sostengono l’integrazione dell’Ucraina nell’UE.

La protesta, non violenta ed apartitica, prende il nome di Euromaidan e, oggi, è giunta al suo quarto giorno: da giovedì a sabato una media di tre Mila ucraini hanno manifestato non solo a Kyiv, ma anche di altre città dell’Ovest e dell’Est del Paese, resistendo alle cariche della polizia, dislocate dalle Autorità politiche per sedare la dimostrazione.

La manifestazione è stata provocata dalla decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e del Premier, Mykola Azarov, di non firmare con l’UE l’Accordo di Associazione: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero europeo, e consente a Kyiv un vantaggio finanziario notevole, come la facilitazione per l’ottenimento del credito internazionale di cui l’Ucraina ha bisogno per porre fine ad una grave crisi che dura dal 2009.

Il niet ucraino, dimostrato con la votazione contraria della maggioranza filo-presidenziale in Parlamento ai sei Progetti di Legge che permettono cure mediche urgenti alla Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko -conditio sine qua non posta da Bruxelles per la firma dell’Accordo di Associazione- è stato motivato dagli ucraini con la mancata garanzia da parte dell’UE di rimborsi economici all’Ucraina derivanti dalle ritorsioni che la Russia avrebbe potuto apportare in caso di integrazione di Kyiv nel mercato unico europeo.

Domenica, 26 Novembre, è la ricorrenza del Grande Holodomor: genocidio del popolo ucraino voluto da Stalin nel 1932-1933, contestualizzato nel processo di collettivizzazione coatta delle terre nell’URSS, per eliminare una popolazione ritenuta troppo intraprendente, ribelle ed incline alle rivendicazioni di indipendenza ed autonomia da Mosca.

Lo Holodomor del 1932 e 1933 -anticipato da quello del 1920, e seguito da quello del 1946- ha comportato l’eliminazione di circa 5 Milioni di persone, ed è consistito nel razionamento totale delle derrate alimentari da parte dell’Armata Rossa, che ha occupato case e villaggi, e, così, ha impedito agli ucraini del centro e dell’Est del Paese di nutrirsi.

Lo Holodomor è riconosciuto come genocidio del popolo ucraino da parte di tredici stati, tra cui l’Italia, ma non dalla Russia, che ha sempre negato, e continua tuttora, che la Grande Fame sia stato un processo voluto da Mosca per eliminare la nazione ucraina.

Putin non vuole Kyiv in Europa

Proprio la Russia è protagonista nel quadro politico ucraino, dal momento in cui i russi stanno cercando in tutti i modi di inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: processo di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Federazione Russa nel mondo ex-Sovietico.

L’entrata dell’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica è un passo fondamentale affinché la Russia ricostruisca un suo impero nello spazio ex-URSS: un’entità statale che, come dichiarato a più riprese dal Presidente Putin, deve portare alla disgregazione dell’UE, ed alla sua eliminazione dalla competizione economica mondiale.

Per questa ragione, la Russia ha contrastato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento di cui Bruxelles -così come Kyiv- ha bisogno per evitare il ricostituirsi di un impero russo ai suoi confini e, sopratutto, per integrare al più presto un Paese di fondamentale importanza sul piano economico, infrastrutturale energetico, agricolo, umano ed industriale.

Manifestazione oggi a Milano, ore 15 via Dante

Voglia di Europa da parte degli ucraini, ricordo dello Holodomor, e necessita per l’UE di aprire al più presto le porte ad un Paese con cui, soprattutto l’Italia, ha già forti legami storici, umani e sociali -si pensi alle numerose badanti ed infermiere di nazionalità ucraina che lavorano nel nostro Paese, senza contare l’alto numero di studenti attratti dalla cultura e dalla lingua italiana- sono dunque tre valide motivazioni per scendere in piazza per supportare pubblicamente l’Ucraina da italiani.

Ci troviamo oggi a Milano alle 15 in via Dante, angolo Piazza Cairoli, con indosso un qualcosa di ucraino, di europeo -basta una bandiera per chi ne è in possesso- o un capo arancione, per dire no alla condotta autoritaria di un Presidente che decide senza ascoltare il suo popolo, ed esprimere il nostro sostengo affinché l’Europa sia un sogno realizzabile anche per i nostri fratelli ucraini.

Non possiamo, come ha detto un importante poeta del romanticismo europeo, amare la libertà se non si hanno a cuore le sorti di almeno un’altro popolo oltre al nostro.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA DI YANUKOVYCH DICE NO ALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 22, 2013

Il Parlamento ucraino respinge sei Progetti di Legge che permettono cure mediche urgenti all’estero alla Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko, mentre il Presidente è assente e il Premier e il Vicepremier, Mykola Azarov e Yuri Boyko, chiedono soldi in cambio dell’integrazione di Kyiv nel mercato unico europeo. L’amarezza dell’Europa e degli Stati Uniti d’America

No all’Europa, sì ad un ‘glorioso’ isolamento che di glorioso ha molto poco, ma tanto ha di autoritarismo e dittatura. Nella giornata di giovedì, 21 Novembre, l’Ucraina ha deciso di non firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea: un documento che avrebbe permesso l’integrazione dell’economia ucraina nel mercato libero comune dell’UE.

La notizia è stata comunicata in forma indiretta già nella mattinata, quando la maggioranza in Parlamento ha respinto sei Progetti di Legge che garantivano cure mediche urgenti in Germania alla Leader dell’opposizione, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko: una condizione chiave che l’UE ha posto all’Ucraina per la firma dell’Accordo di Associazione.

A riguardo, decisa è stata la posizione del Premier ucraino, Mykola Azarov, che -nonostante la chiarezza con cui l’UE ha posto il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani da parte di Kyiv come conditio sine qua non per la firma dell’Accordo di Associazione, ha criticato l’Europa, rea, a suo dire, di collegare il caso Tymoshenko con l’integrazione dell’economia ucraina nel mercato unico europeo.

La conferma della rinuncia di Kyiv all’Europa è arrivata poco dopo la votazione del Parlamento dal Vicepremier, Yuri Boyko, che ha comunicato l’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione perché, secondo lui, l’UE non avrebbe fornito le garanzie finanziarie all’Ucraina per compensare la perdita di flusso commerciale con la Russia che l’integrazione nel mercato europeo avrebbe comportato all’economia ucraina.

Ancora più chiaro è il silenzio proveniente dal Presidente, Viktor Yanukovych, che, pur essendo l’autorità suprema dell’Ucraina, al momento della votazione in Parlamento si è trovato in Austria: un chiaro segnale di disinteresse nei confronti dell’UE.

Pronta è stata la riposta dell’UE, che, per voce dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Catrine Ashton, ha sottolineato come l’Europa ha considerato la scelta dell’Ucraina con profonda delusione, sopratutto perché la firma dell’Accordo di Associazione avrebbe garantito a Kyiv una posizione più forte nella negoziazione del prestito con il Fondo Monetario Internazionae di cui l’economia ucraina ha bisogno per superare un momento di forte crisi.

Toni amari anche da parte degli inviati speciali del Parlamento Europeo in Ucraina, l’ex-Presidente polacco Aleksander Kwasniewski e l’ex-Premier irlandese Pat Cox, che hanno comunicato l’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione e, nel contempo, hanno invitato, a nome del Presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, a mantenere comunque aperta la prospettiva di integrazione di Kyiv nell’UE.

Sulla linea della posizione dei vertici UE sono anche gli Stati Uniti d’America che, con una nota del Dipartimento di Stato, hanno dichiarato la necessita di ascoltare la vera volontà del popolo ucraino, che, per la maggioranza, vuole l’integrazione nel mercato unico europeo.

A dimostrazione di ciò sono state le manifestazioni spontanee di protesta che, nella notte di giovedì, 21 Novembre, hanno radunato più di 3 Mila persone, molte delle quali nel Maydan Nezalezhnosti: la piazza principale della capitale, Kyiv, già centro nel 2004 del processo democratico non violento ucraino, passato alla storia come ‘Rivoluzione Arancione’.

Yanukovych in Ucraina come Lukashenka in Bielorussia

La scelta di Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE è dettata da due fattori.

Il primo è la volontà di dare precedenza alla politica interna piuttosto che a quella estera: Yanukovych ha così preferito il mantenimento in carcere della sua più temuta rivale, Yulia Tymoshenko, all’ottenimento della prosperità e del progresso del Paese di cui è Presidente.

La seconda ragione è collegata alla volontà di Yanukovych di mantenere l’Ucraina in una posizione di neutralità tra UE e Russia: una strategia che, però, in Europa Orientale non paga, come dimostrato in Bielorussia dal Dittatore Alyaksandar Lukashenka, che dopo avere cercato di mantenere Minsk neutrale tra Bruxelles e Mosca, ha dovuto cedere a Putin il comtrollo di più della metà dell’economia bielorussa.

L’UE deve usare il Bastone e la Carota con Kyiv

Per l’UE, la rinuncia dell’Ucraina all’integrazione con l’Europa, anche se solo economica, rappresenta una sconfitta geopolitica che rischia di mettere a serio repentaglio la propserita dell’Unione stessa.

Lontano dall’UE, l’Ucraina, come la Bielorussia, rischia infatti di essere inglobata nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dalla Russia per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

La creazione di un nuovo Impero Russo nell’ex-URSS, possibile solo con l’inglobamento dell’Ucraina nella sfera di influenza della Russia, per l’UE rappresenta un duro colpo, sopratutto perché, come dichiarato da Putin, lo scopo di Mosca è quello di annichilire l’Europa per escludere il Vecchio Continente dalla competizione mondiale con USA, Cina, India e Brasile.

È dunque necessario per l’UE, come dichiarato da Kwasniewski, non chiudere definitivamente la prospettiva europea all’Ucraina, per procedere all’integrazione economica e politica di un Paese importantissimo per l’interesse geopolitico dell’Unione una volta che a Kyiv ritornerà la democrazia.

Preso atto dell’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione con una dittatura -dalla salita al potere di Yanukovych nel 2010 una dozzina di oppositori, tra cui la Tymoshenko, sono state vittime di giustizia selettiva, i media indipendenti sono stati repressi, e le Elezioni Ammimistrative e quelle Parlamentari del 2010 e 2012 sono state falsate- l’UE dovrebbe assumere la strategia del ‘Bastone e della Carota’.

Nello specifico, l’UE, per non permettere l’inglobamento dell’Ucraina nella sfera di influenza della Russia, dovrebbe firmare comunque l’Accordo di Associazione con Yanukovych, per poi imporre al Presidente ucraino il rilascio della Tymoshenko, ed il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani, pena la rinuncia immediata di tutti i benefici derivati dall’appartenenza degli ucraini al mercato unico europeo.

Come ci ha insegnato Churchill nei confronti di Stalin, e, in misura differente, oggi Obama con Assad, con i Dittatori occorre giocare spesso di tattica, anche concedendo spazio nella scacchiera pur di compiere lo scacco matto finale.

Così, l’UE avrebbe dovuto concedere la Carota -l’integrazione dell’Ucraina nel mercato UE- per poi usare il Bastone con Yanukovych, senza pregiudicare l’ingresso dell’Ucraina in Europa e, sopratutto, senza regalare la possibilità alla Russia di estendere la sua egemonia sul territorio ucraino.

Matteo Cazzulani

ABBATTIMENTO VISTI UE: LA MOLDOVA DAVANTI A GEORGIA E UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 17, 2013

La Commissione Europea riconosce Chisinau come pronta per l’integrazione nell’Unione Europea, mentre Tbilisi e Kyiv hanno ancora lavoro da fare. Premiata la condotta filo-europea della maggioranza moldava

Sull’avvicinamento all’Europa, la Moldova c’è, la Georgia quasi, mentre l’Ucraina ha ancora tanta strada da fare. Nella giornata di venerdì, 15 Novembre, la Commissione Europea ha valutato lo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione del Piano di Azione per la Liberalizzazione dei Visti -VLAP- presso i tre Paesi del Partenariato Orientale dell’Unione Europea più vicini all’integrazione nell’UE.

Il migliore risultato è stato riscontrato in Moldova, che, su indicazione della Commissione Europea, ha realizzato riforme importanti, come quella del Ministero dell’Interno, ha implementato la cooperazione transfrontaliera con i Paesi confinanti in tema di lotta alla criminalità e polizia, ed ha implementato le misure di rispetto dei Diritti di Cittadinanza, Asilo, e dei Diritti Umani.

La Georgia, sempre secondo le Direttive della Commissione Europea, ha lavorato molto sui passaporti biometrici e sulla cooperazione transfrontaliera, ed ha raggiunto un buono stato di avanzamento per quanto riguarda la garanzia dei Diritti di Cittadinanza, Asilo e dei Diritti Umani.

L’Ucraina, secondo la Commissione Europea, ha svolto un importante lavoro sui passaporti biometrici, ma non ancora abbastanza è stato fatto per garantire diritti di Asilo, Cittadinanza e Diritti Umani.

Sulla base del rapporto della Commissione, la Moldova è dunque la prima candidata alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che integra l’economia dei Paesi dell’Europa Orientale nel mercato unico europeo. Ancora molto da fare resta invece in Georgia ed Ucraina.

La Moldova, governata da una coalizione apertamente filo-europea, ha ripetutamente posto come obiettivo principale l’integrazione anche politica nell’UE, e, per questo, ha realizzato tutte le riforme ritenute dalla Commissione Europea necessarie per la forma dell’Accordo di Associazione.

In Georgia, la transizione dal Governo del Presidente Mikheil Saakashvili a quella della coalizione Sogno Georgiano del magnate Bidzina Ivanishvili è avvenuta in maniera democratica, ma restano dubbi su alcuni casi processuali aperti dalla nuova maggioranza nei confronti di esponenti dell’opposizione.

L’Ucraina paga il mancato rispetto dei Diritti Umani per quanto riguarda l’ondata di repressione politica su una decina di esponenti dell’opposizione, tra cui la Leader, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko, e lo svolgimento di elezioni non regolari dalla salita al potere del Presidente Viktor Yanukovych.

Abbattere i visti per salvare l’Europa dell’Est da Putin

Il VLAP, programma varato dalla Commissione Europea per abbattere in maniera progressiva il regime dei visti con i Paesi candidati all’ingresso nell’UE, è suddiviso in quattro capitoli: modernizzazione e biometrizzazione dei documenti, gestione integrata dei confini e delle politiche migratorie, ordine pubblico e sicurezza, diritti fondamentali e Diritti Umani.

Il compimento del VLAP da parte di Moldova, Georgia ed Ucraina è, sopratutto sul piano geopolitico, un passo necessario per la Commissione Europea, poiché permette l’integrazione nell’UE di Paesi che, per via del loro posizionamento geografico e della loro ricchezza infrastrutturale energetica, consentono la sicurezza ed il progresso dell’Unione.

Il VLAP, e, più in generale, la firma dell’Accordo di Associazione, è contrastata apertamente dalla Russia di Putin che, per estendere la sua egemonia su Paesi liberi ed indipendenti situati nello spazio ex-URSS, vuole inglobare Moldova, Georgia ed Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è stato concepito dal Cremlino anche per indebolire l’allargamento e il consolidamento interno dell’UE, che Putin giudica il primo avversario da eliminare nella geopolitica e nel mercato economico di un Mondo sempre più globalizzato.

Matteo Cazzulani

CASO TYMOSHENKO: SCHULZ DA ANCORA TEMPO ALL’UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 14, 2013

Il Presidente del Parlamento Europeo concede tempo a Kyiv per realizzare la condizione necessaria all’integrazione economica del mercato ucraino nell’Unione Europea. Fiducia e dubbi degli invitati speciali dell’UE, Aleksander Kwasniewski e Pat Cox, e il doppiogioco del Capo di Stato dell’Ucraina, Viktor Yanukovych

L’Ucraina è sempre più autoritaria, ma l’Europa prende tempo per non mandare all’aria una trattativa delicata da cui dipende la sicurezza economica ed energetica dell’UE. Nella giornata di mercoledì, 13 Novembre, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha prolungato la missione diplomatica in Ucraina per agevolare la firma dell’Accordo di Associazione tra Kyiv e Bruxelles: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico dell’UE.

La decisione di Schulz è stata presa una volta audito il resoconto dei due inviati speciali del Parlamento Europeo in Ucraina, l’ex-Presidente polacco, il socialdemocratico Aleksander Kwasniewski, e l’ex-Premier irlandese, il liberale Pat Cox, che, nei giorni passati, hanno intrattenuto colloqui, spesso al limite della lite, con il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Rybak, e il Capogruppo del Partito delle Regioni -la forza partitica del Capo di Stato- Oleksandr Yefremov.

Kwasniewski e Cox sono rientrati in Europa dopo che la Rada -il Parlamento ucraino- malgrado le richieste UE, non è riuscita a varare una legge che consente cure mediche urgenti in Germania alla Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko: una condizione posta dalla Commissione Europea come necessaria per la firma dell’Accordo di Associazione con Kyiv.

La Tymoshenko, famosa per avere guidato il processo democratico ucraino nel 2004 noto come ‘Rivoluzione Arancione’, è costretta al carcere dal 2011 in seguito ad una condanna che l’UE e la Comunità Internazionale ritengono politicamente motivata dalla volontà del Presidente Yanukovych di reprimere il dissenso.

A commento della missione, Kwasniewski si è detto fiducioso che il Parlamento ucraino possa trovare un accordo su un provvedimento condiviso entro il 19 Novembre: proprio il giorno in cui il Consiglio Europeo è chiamato a decidere se procedere o meno con la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina.

Meno ottimistica è la posizione di Cox, che, nonostante la fiducia nel buon senso dei politici ucraini, ha ammesso che la pazienza degli inviati speciali del Parlamento Europeo è stata messa a dura prova dalle Autorità di Kyiv.

A rincarare la dose è il Parlamentare Europeo popolare Jacek Saryusz Wolski, che ha contestato i veritici UE per non considerare l’evidente assenza di volontà da parte delle Autorità ucraine di firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea.

Negli ultimi tempi, il Presidente Yanukovych ha dato rassicurazioni sulla risoluzione del caso Tymoshenko, ma , finora, nessun provvedimento su tale questione è stato ancora preso dal Parlamento ucraino, dove la maggioranza è fedele al Capo dello Stato.

Inoltre, Yanukovych durante la permanenza della missione del Parlamento Europeo si è recato in Russia per consultazioni sull’Accordo di Associazione con il Presidente russo, Vladimir Putin, che si è detto contrario all’integrazione dell’Ucraina nell’UE.

La tattica di Yanukovych mira, da un lato, ad evitare la risoluzione del caso Tymoshenko per mantenere la temuta rivale fuori dalla vita politica del Paese. Dall’altro, il Presidente ucraino cerca di mantenere l’Ucraina equidistante tra l’UE e la Russia: una decisione che, però, è destinata a fallire.

Putin ricostruisce l’URSS mentre l’UE è divisa

Mosca vuole infatti inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto in integrazione sovranazionale concepito da Putin per estendere l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico la cui realizzazione, ed estensione all’Ucraina, mette a serio repentaglio il rafforzamento e la competitività su scala mondiale dell’UE.

Invece, per contrastare in maniera efficace la crisi economica, l’UE ha la necessita di integrare l’economia dell’Ucraina: Paese europeo per storia, cultura e tradizioni, ricco di materie prime e potenziale agricolo, infrastrutturale energetico, industriale ed umano.

Per l’Europa, l’Ucraina è anche uno snodo da cui transitano i più importanti gasdotti che, ad oggi, veicolano in territorio UE il gas dalla Russia: una fonte di energia da cui l’Unione dipende fortemente, e di cui la Russia si avvale per esercitare pressioni geopolitiche sugli Stati dell’Unione.

A rendere debole la posizione dell’UE, oltre alla mancanza di volontà da altre delle Autorità ucraine di rispettare la Democrazia ed i Diritti Umani, è la divisione interna tra Paesi e forze politiche favorevoli all’integrazione economica dell’Ucraina anche senza la risoluzione immediata del caso Tymoshenko -Polonia, Lituania, Estonia, Romania, Gran Bretagna, Slovacchia, e i Gruppi Parlamentari dei Socialisti e Democratici e dei Conservatori e Riformatori- e Stati e Partiti contrari all’allargamento del mercato unico UE a chi non rispetta la Libertà -Germania, Francia, Svezia, Repubblica Ceca, e i Gruppi Parlamentari dei Popolari, dei Verdi e dei LiberalDemocratici.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, a sostegno dell’integrazione economica dell’Ucraina nell’UE sono anche Stati Uniti d’America e Fondo Monetario Internazionale, preoccupati rispettivamente per l’espansione geopolitica della Russia in Europa e per l’impossibilita di Kyiv di onorare il programma di finanziamento del debito pubblico ucraino.

Matteo Cazzulani