LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin provoca la NATO in Estonia e Lituania

Posted in NATO, Russia by matteocazzulani on August 3, 2015

Squadroni di velivoli dell’esercito della Federazione Russa violano i cieli di Estonia e Lituania a radar spenti. Gli episodi seguono le recenti minacce balistiche di Mosca a Polonia e Romania e l’occupazione militare di una porzione del territorio della Georgia fondamentale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea



Varsavia – Dopo la mini-invasione in Georgia, provocazioni militari di ampia scala nei cieli dei Paesi Baltici. Questa è la strategia della tensione della Russia, la cui aviazione militare, nell’ultima settimana, ha violato lo spazio aereo di Estonia e Lituania con almeno venti velivoli dell’esercito di Mosca.

Come riportato da una nota dell’aviazione militare britannica RAF, e ripreso dall’autorevole portale di informazione Defence24, dieci velivoli militari russi -quattro MiG-31, quattro SU-34 e due AN-26- hanno sorvolato il territorio estone a radar spenti nella giornata di venerdì, 31 Luglio.

Pronta è stata la reazione della RAF che, per scortare i velivoli russi al di fuori dei cieli dell’Estonia, ha inviato dei Typhoon 6 attualmente di stanza presso la base militare estone di Amari nell’ambito delle operazioni NATO di difesa e pattugliamento dei cieli dei Paesi Baltici.

Prima dell’episodio estone, nella giornata di mercoledì, 29 Luglio, dodici velivoli dell’aviazione militare russa, sempre a radar spenti, hanno violato lo spazio aereo della Lituania prima di essere intercettati, e scortati, da F-16 norvegesi.

Le recenti violazioni dello spazio aereo di Estonia e Lituania sono gli ultimi atti di una lunga serie che, dall’annessione militare della Crimea da parte della Russia nel Marzo del 2014, ha visto aerei e navi dell’esercito russo sconfinare, a più riprese, non solo nei cieli e nelle acque territoriali dei Paesi Baltici, ma anche quelli di altri membri della NATO, come Finlandia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia e Romania.

Peraltro, per via della partecipazione al sistema di difesa anti-missilistico della NATO, proprio Polonia e Romania sono finite ufficialmente nel mirino della Russia che, come dichiarato dal Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Yevgeniy Lukianov, ha dislocato batterie di missili Iskander in Crimea puntati direttamente su Varsavia e Bucarest.

Il posizionamento degli Iskander in Crimea segue la medesima manovra che la Russia avrebbe compiuto nell’enclave di Kaliningrad dove, secondo fonti militari, l’esercito russo avrebbe dislocato batterie di Iskander puntati sulle geograficamente vicine Varsavia e Berlino.

Accanto agli sconfinamenti in zona NATO e il posizionamento di elementi balistici puntati su Paesi dell’Unione Europea -atteggiamenti che, in chiave militare, rappresentano una palese provocazione- la Russia ha anche riavviato una consistente attività militare nello spazio ex-sovietico con l’occupazione, in Georgia, di una porzione della regione georgiana dell’Ossezia Meridionale in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa.

Quest’infrastruttura è una delle principali arterie da cui l’olio dell’Azerbaijan viene esportato in Turchia, e successivamente in Unione Europea, senza transitare per il territorio russo: una ragione che ha portato Polonia, Lituania, Azerbaijan, Georgia a ritenere l’oleodotto Baku-Supsa il primo tratto di progetto infrastrutturale concepito per trasportare oro nero in Europa Centrale e, così, decrementare la dipendenza della regione dalle forniture della Russia.

Infine, oltre ad avere intensificato la presenza di reparti armati dell’esercito russo nelle regioni ucraine orientali del Donbas e di Luhansk, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha avviato un pressing diplomatico presso le Cancellerie occidentali per imporre all’Ucraina la concessione di un’ampia autonomia alle regioni occupate militarmente da Mosca.

Obama contestato per essere troppo morbido con Mosca

Come riportato da TVN24, Putin, oltre al tradizionale tacito sostegno del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e del Capo di Stato francese, Francois Hollande, si sarebbe avvalso del supporto occasionale del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, per spingere il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a far votare in Parlamento modifiche costituzionali che riconoscono una formale autonomia al Donbas e alla Oblast di Luhansk.

Come dichiarato dal Rappresentante del Dipartimento di Stato USA per l’Europa, Victoria Nuland, la decisione di convincere Poroshenko ad approvare un provvedimento che, de facto, pone fine all’integrità territoriale dell’Ucraina -un punto che i Leader occidentali hanno sempre dichiarato di sostenere- non è una carta di scambio di cui Obama si sarebbe avvalso per ottenere il sostegno di Putin nell’ambito delle trattative sul nucleare con l’Iran.

Ciò nonostante, negli Stati Uniti sono sempre più le critiche provenienti da ambiti politici e militari in merito alla politica dell’Amministrazione Obama in Europa, ritenuta troppo poco incisiva per potere arrestare l’attivismo militare della Russia e, così, garantire la sicurezza dei Paesi NATO dell’Europa Centro-Orientale.

Oltre ai principali candidati alle primarie del Partito Repubblicano -come Jeb Bush, Ted Cruz, Marco Rubio, Scott Walker e Lindsey Graham- e importanti membri repubblicani del congresso -come il Presidente della Commissione Servizi Armati, John McCain- anche esponenti del Partito Democratico, a cui appartiene Obama, hanno chiesto al Presidente un maggiore impegno nei confronti di Putin.

In diverse occasioni, la principale candidata alle primarie Partito Democratico, Hillary Clinton, ha espresso turbamento dinnanzi all’atteggiamento aggressivo di Putin in Europa Centrale e Orientale.

Inoltre, sia il Segretario alla Difesa, Ash Carter, che il neo-nominato Presidente del Collegio delle Forze Armate USA, Joseph Dunford -la cui nomina è stata proposta dai democratici e sostenuta dai repubblicani- hanno descritto la Russia come la principale minaccia militare da cui gli Stati Uniti devono difendersi per garantire la propria sicurezza nazionale e quella degli alleati in Europa.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Putin elogia Goebbels e potenzia il riarmo ai confini con l’Ucraina

Posted in Russia, Ukraina by matteocazzulani on July 10, 2014

Il Presidente russo dichiara che il Ministro della propaganda nazista è stato una persona di talento in grado di guidare le masse ad agire sulla base di bugie. Dislocata in Russia Occidentale una nuova batteria di missili Iskander, pronti ad essere utilizzati per operazioni di carattere offensivo

Già in passato alcuni ambiti del Cremlino dicono spinti ad elogiare Hitler, ma mai si sono uditi elogi nei confronti di gerarchi nazisti da parte del Presidente della Russia in persona. Nella giornata di mercoledì, 9 Luglio, il Presidente russo, Vladimir Putin, durante un’occasione pubblica ha elogiato il Ministro della Propaganda della Germania nazista di Hitler, Paul Goebbels, per il suo talento nel convincere il popolo di una grande menzogna, quale l’inferiorità della razza ebraica.

Putin, come riportato dall’agenzia russa ITAR-TASS, che subito dopo ha ritirato le frasi imbarazzanti del Presidente russo, ha anche accusato chi, a suo parere, in Europa sta sovvertendo la storia per raccontare una grande bugia.

“Goebbels era una persona di talento -ha dichiarato Putin- Oggi, chi crede di fermare chi ha abbattuto il nazismo, chi cambia nome alla storia, agisce secondo la medesima logica del Ministro della Propaganda nazista, secondo cui un grande bugia viene presa come verità dal popolo”.

Con le sue parole, Putin ha chiaramente attaccato l’Ucraina, che viene presentata dalla propaganda del Cremlino come un covo di nazisti, nonostante gli ebrei di Ucraina abbiano partecipato alla pacifica rivoluzione del Maydan, e nelle ultime Elezioni Presidenziali i Partiti di estrema destra abbiano ottenuto insieme un misero 2%.

Gli ucraini, secondo la propaganda russa, si starebbero ribellando, con l’aiuto della CIA, contro i loro storici fratelli maggiori russi, che, invece, andrebbero ringraziati per avere liberato l’Ucraina, e più in generale l’Europa Centro-Orientale, dall’occupazione nazista.

Niente di più falso, dal momento in cui per gli ucraini, così come per gli altri popoli dell’Europa Centro-Orientale, la vittoria dell’Armata Rossa sui nazisti ha significato l’inizio dell’occupazione da parte di un regime totalitario non meno feroce di quello di Hilter.

Inoltre, il Presidente USA, Barack Obama, si è sempre schierato in favore del dialogo con Mosca, ed è stato sempre cauto nel rafforzare le difese militari della NATO in Europa per non compromettere il faticoso dialogo avviato con Putin dopo l’era del suo predecessore, George W Bush.

Tuttavia, a rendere significative le parole di Putin in elogio al Ministro nazista è la corrispondenza di quanto da lui dichiarato con il comportamento che la Russia, in epoca zarista prima, sovietica poi, e putiniana oggi, ha da secoli mantenuto per legittimare il suo potere in Europa Orientale, ossia avvalendosi dell’appropriazione della storia degli ucraini.

I russi ritengono infatti che la loro storia sia iniziata con la Rus di Kyiv: prima entità statale di slavi estesa tra il IX e il XIII secolo pressapoco nelle attuali terre di Ucraina, Bielorussia e Lituania.

La Rus di Kyiv -termine che andrebbe tradotto come Rutenia, e non come Russia- dopo l’invasione tatara del 1242 si è frammentata in diversi Principati, poi confluiti nel Granducato di Lituania e, infine, nella Repubblica delle Due Nazioni polacco-lituana: l’unica entità statale dell’epoca in cui il re veniva eletto da un’assemblea di nobili, e dove le minoranze etniche e religiose venivano tollerate in un’Europa deve stata dalle guerre di religione.

La Russia, invece, ha avuto origine dalla Moscovia: un principato basato sulla verticale del potere creato sotto la dominazione tatara, che è stato separato dalla storia europea fino al 1667, quando la Pace di Andrushovo con la Polonia-Lituania ha consegnato a Mosca il controllo dell’Ucraina orientale.

Un’operazione di riscrittura della storia attuata da Pietro I e Caterina II ha poi cercato di legittimare la storia della Russia come originatasi presso la Rus di Kyiv, e, così, i russi sono riusciti a presentare sé stessi come eletti dalla storia a dominare i loro ‘fratelli minori’ ucraini e bielorussi.

Oltre a tessere le lodi del Ministro della Propaganda nazista, Putin ha anche provveduto al riarmo dell’esercito russo nell’ovest del Paese con la presentazione ufficiale del nuovo sistema missilistico 9K720 Iskander-M presso il poligono di Kapustin.

Come riportato sempre dalla ITAR-TASS, una volta terminato l’addestramento, il sistema missilistico sarà assegnato ai reparti armati in stanza nell’ovest della Russia, come la 152 Brigata dell’enclave di Kaliningrad -ubicata tra la Polonia e la Lituania- o, molto probabilmente, la 448 Brigata di Kursk, nel sud-ovest del Paese, vicino all’Ucraina.

La NATO chiede rinforzi a Obama in Europa

Proprio la presenza massiccia di reparti dell’esercito russo ha allarmato il Comandante della NATO in Europa, Philip Breedlove, che ha dichiarato che otto battaglioni dell’esercito russo ben equipaggiati sono presenti ai confini dell’Ucraina, pronti a sconfinare in ogni momento.

Pochi giorni prima, il Comandante Breedlove ha fatto appello affinché la permanenza delle forze militari della NATO non venga diminuita, sopratutto considerati i mutati equilibri geopolitici, che, oggi, vedono la Russia non essere più un interlocutore affidabile dell’Occidente, come solo quattro anni fa si è stati portati a pensare.

Il ruolo della NATO in Europa richiesto da Breedlove è fondamentale per garantire la difesa dell’Europa, che da sola non è in grado di contrastare la Russia nemmeno sul piano economico ed energetico.

La debolezza dell’Europa nei confronti della Russia, oltre che per la forte propaganda del Cremlino, è dovuta alla mole di affari ed interessi che lega Mosca ad alcuni Paesi europei spiccatamente filorussi, come Francia, Italia, Belgio, Austria e Grecia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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LA RUSSIA DI PUTIN SI RIARMA CONTRO L’EUROPA E CONTRO OBAMA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 27, 2013

Il Presidente russo vara sottomarini in grado di trasportare testate nucleari. A rischio la tenuta politica dell’Unione Europea e lo scudo antimissilistico della NATO in Europa Centro-Orientale

8 sottomarini e 16 missili con possibilità di caricare testate nucleari sono gli armamenti adottati dal Presidente russo, Vladimir Putin, per rafforzare la posizione della Russia in Europa Orientale, e contrastare il rafforzamento dell’Unione Europea e della NATO. Nella giornata di mercoledì, 26 Dicembre, Putin ha dichiarato di avere ordinato il dislocamento nelle acque del Mar Bianco del sottomarino Aleksander Nevsky: mezzo militare di classe 955 -il cui primo esemplare, il Yuri Dolgoruki, è stato varato nel FGennaio 2013- a cui saranno aggiunti altri sette esemplari della stessa categoria.

Come riportato da diversi ufficiali dell’Esercito russo, i sottomarini di nuova generazione saranno armati con 16 missili di categoria Bulava: intercettori in grado di caricare testate nucleari e, sopratutto, di infrangere le difese anti missilistiche che la NATO si appresta a dislocare in Europa e nel Pacifico.

“È un grande evento per la storia del nostro Paese -ha dichiarato Putin- con i nuovi elementi militari la Russia rafforza in maniera significativa le sue difese”.

Nonostante i proclami, non è chiaro se effettivamente le strutture militari russe saranno in grado di superare il livello di quelle dell’Alleanza Atlantica. Tuttavia, resta il dato geopolitico, che vede la Russia decisa nel perseguire una politica di riarmo orientata chiaramente verso l’Europa.

Le dichiarazioni di Putin seguono infatti di una settimana le indiscrezioni riportate dalla Bild, secondo cui la Russia ha dislocato nell’enclave di Kaliningrad -tra la Polonia e la Lituania- batterie di missili Iskander pronti a colpire Capitali europee come Berlino, Varsavia, Praga, Budapest, Vilna, Stoccolma ed Helsinki.

Alle iniziative militari si sommano le pressioni di carattere economico, energetico e commerciale attuate da Putin nei confronti di Ucraina, Bielorussia, Armenia, Moldova e Georgia per costringere questi Paesi ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è concepito dalla Russia per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, in particolare, annichilire l’UE, che, come dichiarato a più riprese, Putin vede come il primo avversario geopolitico da eliminare -nonché, a suo dire, la patria di “teorie sinistrorse che tutelano deviazioni pericolose come l’omosessualità, il divorzio, l’aborto e le Civil Union”.

Il riarmo della Russia è concepito anche per rispondere alla realizzazione del sistema di difesa antimissilistico della NATO in Europa che, di recente, ha ottenuto l’imprimatur del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Il progetto, che prevede l’installazione di una postazione radar in Turchia e batterie di missili S3 -privi di capacità offensiva- in Romania e Polonia, è concepito per proteggere l’Occidente da possibili minacce balistiche provenienti dall’Iran.

Ciò nonostante, Putin ha sempre ritenuto il progetto lesivo degli interessi della Russia, che ritiene ancora Romania e Polonia appartenenti alla propria sfera di influenza, nonostante l’oramai pluriennale appartenenza di Bucarest e Varsavia all’UE.

Rafforzare l’UE e avviare l’Unione Eurasiatica

A fomentare le ambizioni imperialistiche e militariste di Putin è anche l’assenza di un’UE coesa sul piano politico, che sappia collaborare in maniera costruttiva nell’ambito della NATO, e che parli con una voce sola a livello internazionale.

La costruzione di un’Europa davvero forte, e l’avvio di un processo che evolva la NATO da organizzazione militare difensiva ad organismo politico motore dell’Unione Trans Atlantica tra UE, USA e Canada, sono dunque due passi fondamentali per evitare che, presto, la Russia di Putin diventi un problema geopolitico per tutto l’Occidente.

Matteo Cazzulani

PUTIN LANCIA UN’OPA SULL’UCRAINA PER COLPIRE L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 18, 2013

Il Presidente russo concede al suo collega ucraino un prestito di 15 Miliardi di Dollari ed uno sconto sul prezzo del gas. L’Opposizione teme la svendita degli interessi nazionali, tra cui i gasdotti di Kyiv

Sia le clausole chiare che quelle sottaciute lasciano trasparire un dato di fatto evidente: la Russia ha lanciato sull’Ucraina un’OPA che colpisce direttamente l’Europa. Nella giornata di martedì, 17 Dicembre, il Presidente russo, Vladimir Putin, durante un incontro a Mosca con il suo collega ucraino, Viktor Yanukovych, ha firmato un accordo per l’acquisto di titoli di stato dell’Ucraina per 15 Miliardi di Dollari: un prestito che la Federazione Russa ha de facto erogato per salvare la debole economia di Kyiv.

Inoltre, Putin ha concesso a Yanukovych uno sconto sul prezzo del gas che la Russia vende all’Ucraina, passando da 400 Dollari per Mille metri cubi a 268,5: una notevole riduzione che è stata sempre chiesta a gran voce dal suo collega ucraino Yanukovych.

Pronta è stata la reazione alla notizia della firma degli accordi tra Putin e Yanukovych da parte dei milioni di manifestanti che dal 21 Novembre manifestano in piazza in sostegno della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento, che Yanukovych ha rifiutato di firmare, che integra l’economia ucraina nel mercato libero UE.

Il Leader del Partito di opposizione UDAR, Vitaly Klichko, ha sottolineato come sia possibile l’esistenza di clausole segrete secondo le quali, probabilmente, Yanukovych ha accettato di inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale voluto da Mosca per estendere la sua egemonia nello spazio ex-sovietico ed escludere l’Europa dalla competizione internazionale.

Klichko ha anche ipotizzato la firma di accordi non resi noti che consegnano alla Russia il controllo dei gasdotti ucraini: una svendita degli interessi statali che, de facto, sottomette l’Ucraina al controllo dei russi, che, così, possiedono sia il gas venduto a Kyiv, le infrastrutture attraverso le quali il carburante viene inviato anche in Europa.

Yanukovych come Lukashenka, Putin risolve il problema Southstream

La firma degli accordi con Putin dimostra il fallimento della strategia di corto respiro di Yanukovych che, negando l’associazione con l’Europa, non è riuscito a mantenere il suo Paese equidistante tra l’UE e la Russia per governarlo come un proprio feudo, finendo per dovere chiedere a Mosca un aiuto economico con il cappello in mano.

Con la concessione dello sconto sul prezzo del gas, la Russia si è assicurata la fedeltà dell’Ucraina, che, così, resta il principale Paese di transito del gas russo in UE, in cui, se confermate le indiscrezioni, i russi controllano la gestione dei gasdotti.

Questo fatto espone l’Europa ad un forte rischio, in quanto il transito del carburante importato da Mosca sarebbe ora controllato dallo stesso Paese che vende l’oro blu, e non più da due enti indipendenti, che finora, hanno parzialmente evitato alla Russia di attuare ricatti energetici nei confronti dell’UE.

Lo sconto sul gas concesso all’Ucraina torna utile a Putin anche dopo che la Commissione Europea ha ritenuto fuori legge il Southstream: gasdotto progettato da Mosca per bypassare l’Ucraina, inviando gas dalla Russia meridionale all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

L’accordo tra Putin e Yanukovych mette infine a repentaglio la sicurezza dell’Europa, in quanto assicura la presenza dell’Ucraina nell’orbita della Russia, e, così, avvia un lento ma inesorabile processo di inglobamento di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica di Mosca.

Per questioni di carattere geopolitico, economico e culturale, solo con l’inglobamento dell’Ucraina Putin ha la possibilità di ricreare un impero russo esteso in tutto lo spazio ex-sovietico: una mossa che, creando una forte entità statale nella piattaforma geografica eurasiatica, rende impossibile il rafforzamento dell’UE in un Mondo sempre più globalizzato.

Mosca minaccia l’Occidente coi missili

A testimonianza del clima di aggressività nei confronti dell’Europa che sta dietro all’offerta di aiuto di Putin all’Ucraina è la notizia, confermata da diversi media, del dislocamento di missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, puntati su città europee quali Vilna, Varsavia, Stoccolma, Helsinki e persino Berlino.

Pronta è stata la risposta della NATO, che ha sottolineato come le minacce dei russi sono da considerare come un gesto di offesa nei confronti di tutta la Comunità Atlantica, pronta a reagire per evitare che la politica imperialista di Putin porti ad un’ulteriore incremento della tensione.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA SEMPRE PIÙ DIVISA SU EUROPA, DEMOCRAZIA E DIRITTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 16, 2013

100 Mila manifestanti sostengono l’Associazione con l’Unione Europea, mentre l’Opposizione denuncia brogli nelle Elezioni Suppletive. Durante un meeting organizzato in sostegno del Presidente, Viktor Yanukovych, il Premier, Mykola Azarov, attacca l’UE sui diritti alle coppie omosessuali

In Ucraina ci sono due fazioni distinte: una maggioranza modernizzatrice che guarda all’Europa come Comunità di Valori -Democrazia, Diritti Umani, Pace e Progresso, ed una minoranza al Governo conservatrice, che vuole finire inglobata nell’Unione Doganale Eurasiatica della Russia di Putin per mantenere vive usanze dei secoli passati.

Nella giornata di Domenica, 16 Dicembre, più di 100 Mila hanno manifestato a Kyiv, nella centralissima Maydan Nezalezhnosti, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea durante un concerto del gruppo Okean Elzy che ha illuminato la piazza principale della capitale ucraina.

Oltre all’evento musicale pacifico, forte è stata la condanna delle opposizioni, che hanno denunciato brogli durante i concomitanti spogli delle Elezioni Suppletive, nelle quali, secondo diverse fonti, i tre Partiti di minoranza Batkivshchyna, UDAR e Svoboda sarebbero stati vittime di falsificazioni simili a quelle delle Elezioni Parlamentari del 2012.

Allora, come certificato dagli osservatori internazionali indipendenti, il Partito delle Regioni del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha attuato falsificazioni su larga scala, come la compravendita dei voti in cambio di denaro e derrate alimentari, caroselli di autobus che conducono a votare le persone in più seggi per tutta la giornata, minacce e pressioni da parte di provocatori presso le urne con il beneplacito della polizia locale.

Come dichiarato dai manifestanti, che nonostante ripetute cariche della polizia dimostrano sotto bandiere ucraine ed europee dal 21 Novembre, dopo che il Presidente Yanukovych non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE -Documento che avrebbe integrato l’economia Ucraina nel mercato unico europeo- l’integrazione in Europa è vista come la possibilità di porre fine nel Paese non solo ai brogli elettorali, ma anche agli arresti di oppositori politici e pressioni sulla stampa indipendente, che hanno luogo dalla salita al potere del Capo dello Stato nel 2010.

L’altra faccia dell’Ucraina è quella che, prima del meeting dei 100 Mila per l’integrazione europea, si è radunata, quasi per ironia, in piazza Europa per dire no all’Associazione con l’UE e supportare l’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Presidente russo Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e contrastare l’Europa unita sul piano economico e geopolitico.

Dal palco della manifestazione, partecipata da un centinaio di persone, trasportati dalle regioni orientali del Paese a pagamento, come riportato dall’Autorevole Dzerkalo Tyzhnya, il Premier, Mykola Azarov, ha descritto l’Europa come un’entità pronta ad imporre all’Ucraina la legalizzazione dei matrimoni omosessuali, contrari alla morale del clero ortodosso del Patriarcato di Mosca, al quale i militanti del Partito delle Regioni sono fedeli.

L’UE apre, ma Yanukovych da la colpa delle repressioni ad altri

Oltre all’Ucraina, a polarizzarsi è anche la politica internazionale, con l’UE e gli Stati Uniti d’America che, con due mozioni bipartisan approvate rispettivamente dal Parlamento Europeo e dal Senato USA, hanno condannato le violenze su manifestanti, giornalisti e politici dell’opposizione attuate dalla polizia di regime, senza però chiudere la porta all’integrazione economica di Kyiv in Europa.

Alle critiche dell’Occidente, pronta è stata la reazione del Presidente Yanukovych, che ha fatto ricadere la colpa sul Vicesegretario del Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza, Volodymyr Sikovych, sul Capo delle forze speciali di polizia di Kyiv, Valery Koriaka, e sul Sindaco della Capitale, Oleksandr Popov: dimissionati senza possibilità di reintegro.

Nel contempo, Yanukovych ha confermato la non volontà di formare l’Accordo di Associazione con l’UE, poiché le garanzie finanziarie offerte dall’Unione sono, a suo dire, troppo poco per compensare le ritorsioni commerciali applicate sull’economia ucraina dalla Russia di Putin.

La Russia si riarma

Oltre che con l’arma del commercio, la Russia, che senza inglobare l’Ucraina non può portare a compimento la restaurazione dell’impero russo nell’ex-URSS, si avvale anche delle pressioni militari sull’UE.

Come riportato dalla tedesca Bildt sulla base di foto da satellite, Putin ha dislocato batterie di missili Iskander-M nell’Enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania: una location che permetterebbe in poco tempo di colpire le città polacche, lituane, lettoni, estoni, svedesi ed anche Berlino.

La mossa, più volte annunciata, dimostra come, anche sull’Ucraina, la Russia intenda giocare con l’UE una partita decisiva per stabilire chi tra l’Europa e Mosca avrà la meglio nei prossimi anni nello spazio economico della nostro continente.

Matteo Cazzulani

UN ALTRO SUCCESSO DI OBAMA: LO SCUDO SPAZIALE NATO IN EUROPA AL VIA

Posted in NATO by matteocazzulani on November 5, 2013

Dislocata in Romania la prima batteria di SM-3 privi di capacita offensiva, a cui seguiranno altri missili difensivi in Polonia ed una postazione radar in Turchia. La capacita del Presidente USA di garantire la sicurezza dell’Occidente e dell’Unione Europea senza troppo irritare la Russia

Un progetto regionale, e non più mondiale, per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea: perché la Russia si riarma e, nonostante le rassicurazioni a parole, è sempre meglio non abbassare la guardia -sopratutto con chi usa il gas come strumento di pressione geopolitica.

Nella giornata di martedì, 28 Ottobre, presso la base aerea militare romena di Deveselu è stata realizzata la prima porzione del sistema di difesa missilistico NATO in Europa con il dislocamento della prima batteria di missili SM-3 controllati dal sistema Aegis.

Il posizionamento degli intercettori balistici, privi di capacita offensiva, è la prima tappa di un complesso sistema di difesa missilistico che, dopo l’installazione di una postazione radar in Turchia, prevede anche il posizionamento di un’altra batteria SM-3 in Polonia.

Come stabilito lo scorso 23 Ottobre durante il vertice dei Ministri della Difesa NATO di Bruxelles, il sistema di difesa antimissilistico è necessario per rafforzare e dare compattezza alle strutture difensive dei Paesi dell’Occidente, in particolare di quelli dell’Unione Europea, in cui la crisi ha imposto tagli consistenti alle forniture per le forze armate.

Lo Scudo Antimissilistico NATO è però sopratutto una vittoria del Presidente USA, Barack Obama, che è riuscito nella realizzazione di un’installazione militare senza provocare, per ora, la reazione della Russia, che si è sempre schierata contro la presenza di elementi militari NATO in Paesi dell’Alleanza Atlantica ritenuti da Mosca erroneamente ancora afferenti alla sfera di influenza russa.

Per contrastare l’avvio dello Scudo Antimissilistico, la Russia ha già installato nell’enclave di Kaliningrad una batteria di missili Iskander puntati su Varsavia, ed ha intensificato voli militari nello spazio aereo di Estonia, Lettonia e Finlandia: una chiara provocazione nei cieli NATO nei confronti della stessa Alleanza Atlantica.

A fomentare la reazione dei russi è stato sopratutto il progetto iniziale del sistema antimissilistico NATO in Europa, varato dal Presidente repubblicano George W Bush -sul modello di quello progettato da Ronald Reagan- che prevedeva l’installazione di una base radar in Repubblica Ceca e il dislocamento di missili Patriot -con capacita offensiva- in Polonia.

Obama, dinnanzi alle ritorsioni del Presidente russo, Vladimir Putin -che non ha mai voluto compartecipare ad un sistema di difesa missilistico congiunto tra Alleanza Atlantica e Mosca, come proposto dal Presidente USA- ha adottato la via del dialogo contestualizzato nell’ambito del consiglio NATO-Russia, ed ha varato uno Scudo Spaziale difensivo -senza la presenza di intercettori capaci di aggredire- senza però rinunciare al dislocamento degli elementi balistici in Europa Centrale.

Per ora, da parte della Russia non sono arrivate proteste eclatanti, ma, secondo diversi esperti, non è escluso che la reazione di Mosca possa farsi più accesa con il posizionamento degli SM-3 in Polonia, dove i russi non desiderano la presenza di elementi NATO.

Questo atteggiamento è indicativo della concezione geopolitica di Putin che, ancora vittima della sindrome da Guerra Fredda, considera l’Europa Centro-Orientale -oggi perfettamente integrata sia nell’UE che nella NATO- una zona di sua influenza.

Grazie alla diplomazia del democratico Obama, e non all’aggressività del repubblicano Bush, l’Occidente ha messo in chiaro a Mosca che tutta l’Europa è votata alla Democrazia ed ai Diritti Umani, e che nessuna pretesa di Putin sui Paesi dell’UE Centro-Orientale è giustificata.

Anche a Parigi interessa la NATO

Oltre al lato di geopolitica internazionale, anche la situazione locale è interessata dalla realizzazione del sistema di difesa antimissilistico NATO in Europa Centro-Orientale, con la Romania che è diventata il primo partner militare degli USA nel Vecchio Continente.

Già utilizzata come base per le operazioni militari in Afghanistan e Iraq, la Romania ha firmato un accordo con gli USA per la modernizzazione delle forze armate rumene che, con l’allargamento dell’area Schengen, si trovano a difendere i confini dell’UE.

Simile ruolo sarà ricoperto dalla Polonia, che, assieme a Bucarest, farà dell’Europa Centro-Orientale l’alleato più forte degli USA per la realizzazione di un sistema di difesa unico ed integrato per l’UE e per tutto l’Occidente.

Oltre a Romania e Polonia, alla NATO guarda anche la Francia, che, come dimostrato nelle esercitazioni Steadfast Jazz, ha surclassato la Germania in quanto a numero di soldati impegnati in queste importanti operazioni.

Come sottolineato dagli esperti dell’Atlantic Council, tale situazione è dovuta da un lato ai tagli alla difesa apportati dal Presidente francese, Francois Hollande, che, così vede nella NATO la possibilità di continuare una forte tradizione militare francese senza limitarne il prestigio.

Dall’altro, è importante anche la scarsa attenzione che il Cancelliere tedesco, Angela Merkel -più attenta alle questioni di carattere economico nell’UE- ha prestato alle operazioni militari, facendo sì che la Germania delegasse ad altri Paesi la responsabilità per la difesa europea.

Matteo Cazzulani

GAS: LA COMMISSIONE EUROPEA SOSTIENE LA LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 25, 2013

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha invitato il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ad attenersi alle regole del libero mercato in fase di rinegoziazione dei contratti con il Governo lituano. La Russia impone tariffari diversificati per rompere l’UE al suo interno

C’è il gas, il nucleare e i missili, e la Commissione Europea prende posizione in difesa dei suoi stati membri. Nella giornata di lunedì, 23 Settembre, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha dichiarato pieno sostegno alla Lituania nella negoziazione dei contratti con il monopolista statale russo del gas Gazprom.

Come riportato da una nota, il Commissario Oettinger ha espresso l’intenzione della Commissione Europea di portare, tra Lituania e Russia, alla regolazione di un tariffario giusto, secondo gli standard di mercato.

Il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, ha invece lamentato il tentativo di Gazprom di imporre un prezzo superiore rispetto a quello applicato ad altri Stati membri UE per ragioni politiche.

A sostegno della posizione del Ministro Linkevicius è la politica energetica che Gazprom ha adottato negli ultimi tempi, con l’imposizione di alti tariffari ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che sono fortemente dipendenti dalle forniture della Russia.

Nel contempo, la Russia ha concesso sconti alle grandi compagnie dell’Europa Occidentale in cambio del sostegno politico di questi Paesi alla politica energetica del Cremlino in Europa, che prevede l’incremento dell’egemonia russa nel mercato del gas UE.

Il divide et impera dell’UE non è piaciuto alla Commissione Europea che, nel Settembre 2012, ha aperto un’inchiesta su Gazprom per condotta anti-concorrenziale in territorio europeo.

Mosca militarizza Kaliningrad

Al sostegno del Commissario Oettinger alla Lituania, pronta è stata la reazione della Russia, che, martedì, 24 Settembre, ha dichiarato la realizzazione di un rigassificatore nell’enclave di Kaliningrad, tra la Lituania e la Polonia.

L’infrastruttura mira a disturbare l’efficienza dei rigassificatori in fase di realizzazione nella lituana Klaipeda e nella polacca Swinoujscie, attraverso cui Lituania e Polonia, per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, vogliono importare LNG da Norvegia, Qatar e Stati Uniti d’America.

Inoltre, la realizzazione dei rigassificatori a Kaliningrad, da cui la Russia punta ad esportare gas liquefatto in Europa, de facto rende l’enclave russa tra la Polonia e la Lituania una zona fortemente calda.

A Kaliningrad, i russi hanno progettato la realizzazione di una centrale nucleare, ubicata vicino ai confini con Polonia e Lituania.

Inoltre, a Kaliningrad restano posizionati i missili Iskander, che la Russia ha dislocato per alzare la pressione su polacchi, lituani ed altri Stati dell’Europa Centro-Orientale.

Il dislocamento degli Iskander a Kaliningrad, nel 2008, ha spinto la Polonia a sostenere la realizzazione del sistema di difesa antimissilistico NATO, che, oggi, l’Amministrazione statunitense di Barack Obama sta realizzando con alcune modifiche rispetto al progetto originale.

Matteo Cazzulani

OBAMA TEMPOREGGIA: LA POLONIA DA IL VIA AL SUO SCUDO SPAZIALE

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 25, 2012

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, da il via libera definitivo alla costruzione di un sistema di difesa antimissilistico nazionale per tutelare il suo Paese da possibili minacce balistiche provenienti da Stati extra-europei. Il progetto di Varsavia sarà parte integrante del piano NATO del 2018, concepito per proteggere l’Europa da attacchi iraniani e nordcoreani

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Un progetto per la sicurezza militare della Polonia e dell’Europa utile anche al rafforzamento delle strutture delle forze armate polacche. Nella giornata di lunedì, 24 Settembre, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha dato il via all’attuazione di un Decreto per la costruzione di un sistema di difesa antimissilistico in Polonia.

Secondo Komorowski, il progetto sarà composto da postazioni radar e missili di medio e corto raggio dislocati sul territorio polacco. Tra gli scopi principali dell’operazione, il Presidente della Polonia ha illustrato la necessità di dotare Varsavia di una struttura all’avanguardia in grado di proteggere i confini nazionali e di modernizzare l’apparato militare del Paese.

Lo scudo spaziale polacco – che sarà parte integrante del costituendo sistema di difesa missilistico della NATO in Europa Centrale – è stato varato durante l’ultima riunione del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa: organismo che riunisce le massime cariche dello Stato e i Leader del delle forze politiche rappresentate in Parlamento.

Il perché della decisione della Polonia di costruire un proprio sistema di difesa missilistico è dovuto alla scarso impegno in materia prestato dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha rimandato la realizzazione dello scudo spaziale NATO in Europa Centrale a dopo il 2018.

Secondo quanto riportato dal Presidente polacco, Varsavia ha necessità di dotarsi di uno strumento difensivo prima del termine fissato dal Capo di Stato USA. Per questa ragione, la Polonia ha accelerato i tempi, sottolineando come lo scudo spaziale di Varsavia sarà comunque destinato a confluire in quello dell’Alleanza Atlantica.

Per prevenire minacce balistiche da Iran e Corea del Nord, la NATO nel 2010 ha preventivato la costruzione di un sistema di difesa antimissilistico composto da una postazione radar in Turchia e batterie di missili mobili, privi di capacità offensiva, dislocati a rotazione in Polonia e Romania.

Previsto inizialmente per il 2015, il via dello scudo spaziale è slittato al 2018, come dichiarato da Obama durante il vertice NATO del Maggio 2012, avvenuto a Chicago.

La Russia e i suoi Iskander a Kaliningrad

L’idea del progetto di divezza antimissilistica è un’evoluzione approntata dall’Amministrazione democratica dello suo spaziale concepito dal Presidente repubblicano George W Bush, che, sempre per proteggere l’Occidente da possibili attacchi balistici iraniani e nordcoreani, ha progettato l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca e il posizionamento di missili Patriot – dotati di capacità offensiva – in Polonia.

Ottenuta la partecipazione di Praga e Varsavia dopo l’aggressione militare della Russia ai danni della Georgia – che ha svelato l’inesistenza di una politica comune europea in grado di tutelare la sicurezza militare dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale – gli USA hanno poi rinunciato al progetto dopo la salita il potere di Obama, che ha deciso di ammorbidire lo scudo spaziale per stemperare le tensioni della Russia.

Mosca ritiene che il progetto di difesa antimissilistico NATO sia schierato contro i russi, e il Cremlino arroga a se il diritto di porre il veto sulla decisione legittima dell’Alleanza Atlantica di costruire impianti militari nel Vecchio Continente, entro i confini di Stati membri.

Per cercare di convincere i Paesi europei a non partecipare al sistema di difesa spaziale, la Russia ha inoltre dislocato una posizione radar e batterie di missili Iskander – dotati di capacità offensiva – nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, nel cuore dell’Europa.

Matteo Cazzulani

PUTIN SI ARMA E CACCIA DALLA RUSSIA LE ORGANIZZAZIONI AMERICANE

Posted in Russia by matteocazzulani on September 20, 2012

La USAID – ente impegnato nella tutela dell’ambiente, nello sviluppo delle strutture democratiche e nel supporto della costituzione di una società civile – estromessa dalla Federazione Russa per volere del Ministero degli Esteri alla vigilia delle Elezioni Amministrative. Il Ministero della Difesa di Mosca avvia un programma per il rafforzamento dell’aviazione militare.

Il presidente russo, Vladimir Putin

Dopo la caduta del comunismo è stata attiva in Russia nell’ambito della difesa dell’ambiente, dello sviluppo socio-economico e del tentativo di rafforzamento delle strutture democratiche. Nell’anno 2012, l’organizzazione USAID è stata cacciata definitivamente dalla Russia di Putin.

Nella giornata di mercoledì, 19 Settembre, il Ministero degli Esteri russo ha dato il benservito all’organizzazione internazionale statunitense, particolarmente attiva negli ultimi tempi nel monitoraggio della preparazione delle Elezioni Regionali, in programma in Russia alla metà di Ottobre.

A dare la notizia è stata la rappresentante della Segreteria di Stato USA, Victoria Nuland, che, nonostante la cacciata della USAID, ha tuttavia confermato la cooperazione con le organizzazioni indipendenti russe impegnate nel rafforzamento della democrazia e dei diritti umani, tra cui l’associazione Memorial e l’ONG Golos.

Proprio la Golos ha espresso allarme per la chiusura della sede moscovita della USAID. Grazie a fondi dell’organizzazione statunitense, la ONG russa sta stilando una mappa dei brogli elettorali, con diversi corrispondenti dislocati nei seggi periferici per monitorare l’andamento delle votazioni amministrative, sopratutto nel Nord del Caucaso.

“Sono profondamente turbata dall’allontanamento della USAID – ha dichiarato a Radio Liberty la Direttrice di Golos, Liliya Shibanova – avevamo pianificato un accurato lavoro di monitoraggio della preparazione delle elezioni, ma l’assenza dell’organizzazione statunitense mette a rischio il nostro progetto”.

A confermare che la paternità della decisione è legata al Cremlino è stato il Ministero degli Esteri russo, che, con una nota, ha motivato l’espulsione della USAID con la volontà di allontanare dal Paese un ente straniero intenzionato ad interessarsi degli affari interni della Russia.

La cacciata della USAID rappresenta un duro colpo per l’immagine del Presidente USA, Barack Obama, che ha fatto del dialogo con il Presidente russo, Vladimir Putin, la bandiera della sua attività di politica estera.

Lo schiaffo ricevuto dal Cremlino, in piena corsa alla Casa Bianca, è un assist alle critiche mosse dallo schieramento repubblicano al Presidente democratico per avere assunto una posizione troppo morbida nei confronti dei regimi autocratici, come la Russia di Putin e l’Iran di Akhmadinedjad.

La cacciata dell’USAID è stata accompagnata dall’ennesimo step legato al rafforzamento delle strutture dell’esercito russo. Sempre mercoledì, 19 Settembre, il Ministro della Difesa russo, Dmitriy Rogozin, ha dichiarato l’avvio della costruzione di una flotta di aerei supersonici di ultima generazione, invisibili ai radar, concepiti per concorrere con il simile velivolo sperimentale statunitense Boeing X-51.

Se realizzato, il progetto di Rogozin innalzerebbe in maniera sensibile il potenziale militare dell’esercito russo, che Mosca sta nel contempo mostrando al Mondo con i missili Iskander e Tochka lanciati durante l’operazione Caucaso 2012: un’esercitazione organizzata dimostrativamente – e provocatoriamente – a pochi chilometri dal confine con la Georgia alla vigilia di delicate Elezioni Parlamentari.

Una vendetta gasata

Sullo sfondo dell’allontanamento della USAID, e del riarmo dell’esercito di Mosca, resta la questione energetica, di cui il Cremlino si avvale per realizzare precisi fini geopolitici a discapito dell’Occidente e, in particolare, dell’Unione Europea.

Dinnanzi alla condotta anticoncorrenziale del monopolista energetico russo, Gazprom – ente posseduto per più del 50% dal Cremlino, contestato da Bruxelles per avere legato la concessione di sconti sulle tariffe del gas alla fedeltà politica a Mosca dimostrata da alcuni Paesi dell’UE, sopratutto Germania e Francia – la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale, che potrebbe portare ad onerose sanzioni nei confronti della Russia.

In risposta, il Presidente Putin – che ha definito la Commissione Europea come schiava dei Paesi al di fuori della zona euro – ha obbligato ogni ente russo ad informare e concordare con il Cremlino le strategie da adottare nei confronti di Stati ed organizzazioni terze. De facto, egli ha assimilato la politica commerciale, economica ed energetica al diretto controllo politico della sua Amministrazione.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA LANCIA MISSILI VICINO ALLA GEORGIA: LA SVEZIA SI RIARMA

Posted in Georgia, Unione Europea by matteocazzulani on September 18, 2012

Il Governo svedese interrompe il suo status di neutralità per acquistare una flotta di aerei militari. NATO e Governo georgiano protestano per l’avvio dell’operazione Caucaso 2012 da parte dell’esercito russo a pochi chilometri dal confine di Tbilisi e a ridosso delle Elezioni Parlamentari.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Ci dicono che va tutto bene e che l’Europa è militarmente sicura in un periodo di pace mondiale, ma il riarmo svedese, il terrore georgiano, e i missili russi sembrano testimoniare il contrario. Nella giornata di lunedì, 17 Settembre, la Svenska Dagbladet ha rivelato il piano voluto dal Governo svedese per l’acquisto di un’intera flotta di aerei militari di categoria Jas-Gripen.

Secondo il giornale, la spesa, fissata nel bilancio per 60 apparecchi da guerra, è dettata dall’insicurezza sentita da Stoccolma nei confronti dei recenti sviluppi geopolitici, con una Russia sempre più aggressiva e un’Europa assente sul piano politico e militare.

Inoltre, il Governo svedese, che necessita di tutelare in ogni modo i propri interessi nell’Oceano Artico, sopratutto sui ricchi giacimenti di gas naturale in esso presenti, ripone poca fiducia nelle strutture euroatlantiche e negli Stati Uniti. Secondo Stoccolma, Washington, dalla salita al potere di Barack Obama, si è interessata unicamente dello scenario asiatico, dimenticando quello europeo.

Il riarmo della Svezia è una vera e propria notizia, dal momento in cui Stoccolma è sempre stata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale un Paese neutrale, che ha sempre rifiutato l’adozione di un esercito, al punto da restare al di fuori della NATO.

Durante il periodo della Guerra Fredda, le spese dello Stato svedese per la difesa si sono dimezzate, ma solo oggi, per la prima volta dopo vent’anni, il Governo di Stoccolma è tornato a parlare apertamente di periodo insicuro e preoccupante.

L’atteggiamento allarmistico della Svezia è condiviso dalla Georgia, che, sempre lunedì, 17 Settembre, ha denunciato la ripresa delle azioni militari dell’esercito russo a pochi chilometri dalla frontiera georgiana.

A preoccupare Tbilisi è la circostanza storica: le esercitazioni militari di Mosca, nominate “Operazione Caucaso 2012”, ben ricordano la precedente edizione del 2008, a pochi mesi dall’invasione della Georgia durante la guerra-lampo dell’Agosto 2008, al termine della quale il Cremlino ha strappato allo Stato georgiano il controllo di due sue regioni quali Abkhazia ed Ossezia del Sud.

A rendere ancor più delicata la situazione è la concomitante campagna elettorale in vista delle Elezioni Parlamentari georgiane. Oltre Movimento Popolare Unito del Presidente Mikheil Saakashvili – favorevole al mantenimento del percorso verso l’integrazione nelle strutture euro-atlantiche – a correre è il partito Sogno Georgiano, guidato dall’oligarca Bidzina Ivanishvili, più propenso all’avvicinamento alla Russia rispetto che all’Occidente.

Nonostante le proteste di Tbilisi e la preoccupazione della NATO – che malgrado gli accordi internazionali non è stata informata dai russi dell’esercitazione, l’Operazione Caucaso 2012 ha avuto il suo inizio con la presenza di 8 Mila soldati, 10 mezzi militari, 100 sistemi di artiglieria, ed il lancio di missili di categoria Iskander e Tochka-U.

Secondo il Ministero della Difesa russo, l’Operazione Caucaso 2012, programmata per due settimane, è finalizzata alla verifica delle strutture difensive e dello stato di sicurezza presso la frontiere meridionali della Russia. Tuttavia, a dare una valenza meramente politica è stata la presenza del Presidente russo, Vladimir Putin, che ha osservato la prima giornata di esercitazioni in loco.

Un riarmo su larga scala

Dalla sua salita al potere, Putin ha intensificato il programma di riarmo militare della Russia a livello nazionale ed internazionale. Di recente, diverse sono state le segnalazioni della presenza di oggetti dell’esercito russo ben lontano dal territorio nazionale, come gli aerei militari sui cieli di Estonia, Finlandia ed Estonia, e i sottomarini armati al largo degli Stati Uniti, nel Golfo del Messico.

Inoltre, Mosca, per reagire alla costruzione del sistema di difesa antimissilistico della NATO – concepito per proteggere l’Europa da minacce balistiche provenienti da Iran e Corea del Nord – ha dislocato batterie di missili Iskander, puntati dritto verso Varsavia, nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, nel pieno centro dell’Europa.

Matteo Cazzulani