LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Ucraina è Europa. La Russia no

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 6, 2015

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, nomina l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, Governatore della Regione di Odessa. La nomina segue la costituzione di una Commissione Speciale per l’adattamento di Kyiv agli standard dell’Unione Europea e la nomina di tre Ministri provenienti da Paesi della Comunità Trans Atlantica



C’è chi l’Europa la desidera e la include, e chi, invece, la combatte e la rifiuta. Questa è la differenza tra l’Ucraina e la Russia, due Paesi impegnati in una guerra ibrida provocata da Mosca dopo che, nel Febbraio 2014, il popolo ucraino, con il successo della “Rivoluzione della Dignità”, ha deposto il regime filorusso di Viktor Yanukovych ed ha scelto chiaramente l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea e, più in generale, nella Comunità Trans Atlantica come obiettivo della sua azione diplomatica.

Nella giornata di sabato, 30 Maggio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha nominato Governatore della Regione di Odessa l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili: la guida del processo democratico georgiano del 2003, passato alla storia come “Rivoluzione delle Rose”.

Saakashvili, che dopo la salita al potere dei suoi oppositori nel 2012 è finito nel mirino di una magistratura dalla dubbia imparzialità sulla base di presunte accuse di corruzione che la Comunità Internazionale ha ritenuto essere politicamente motivate, è stato nominato da Poroshenko per via della capacità dimostrata nell’avere evoluto la Georgia da Repubblica ex-sovietica a Paese pienamente democratico e totalmente in linea con gli standard politici dell’UE.

Nello specifico, Poroshenko ha incaricato Saakashvili di rendere la regione di Odessa la capitale del Mar Nero, valorizzandone, in particolare, il lato multiculturale, tenendo conto della presenza dell’elemento ucraino, russo, ebraico, romeno e bulgaro.

Prima della nomina a Governatore della Regione di Odessa, Saakashvili è stato nominato, sempre da Poroshenko, alla guida di una Commissione Speciale per l’adattamento dell’Ucraina agli standard economici e politici della Comunità Trans Atlantica.

Oltre che da Saakashvili, la Commissione Speciale è composta da politici di spicco di Paesi della Comunità Trans Atlantica pronti a dare il proprio contributo per evolvere l’Ucraina secondo gli standard politici ed economici dell’Unione Europea, come i Parlamentari Europei Elmar Brok e Jacek Saryusz-Wolski, gli ex-Premier di Lituania e Slovacchia, Andrijus Kubilijus e Mikulas Dzurinda, l’ex-Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, e l’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski. 

Seppur invitato, il Senatore degli Stati Uniti d’America, John McCain, ha rifiutato in quanto la legislazione statunitense non permette a nessun membro del Congresso di ricoprire cariche pubbliche in altri Paesi, ma si è detto pronto a collaborare con l’Amministrazione Presidenziale ucraina in altre maniere possibili.

Saakashvili e i membri della Commissione Speciale per l’Integrazione dell’Ucraina nella Comunità Trans Atlantica non sono gli unici casi in cui l’Amministrazione Poroshenko ha affidato incarichi di responsabilità a importanti esponenti politici di Paesi della Comunità Trans Atlantica per evolvere l’Ucraina secondo gli standard dell’Occidente.

Nel Dicembre 2014, il Presidente Poroshenko ha nominato tre esponenti politici provenienti da Georgia, Lituania e Stati Uniti d’America a Capo di tre dei Ministeri di cui, secondo un accordo di coalizione con il Premier, Arseniy Yatsenyuk, il Capo dello Stato avrebbe personalmente scelto la guida.

Nello specifico, il georgiano Aleksandr Kvitavshili è stato nominato alla guida del Ministero della Sanità -medesima carica ricoperta in Georgia ai tempi dell’Amministrazione Saakashvili- il lituano Aivaras Abromavicius a Capo del Dicastero dell’Economia, e la statunitense Natalie Jaresko Ministro delle Finanze.

Putin nega il visto a 89 politici UE

Se l’Ucraina si riempie di Europa e Comunità Trans Atlantica, dall’altro lato la Russia ha dimostrato di volere chiudere ogni rapporto con l’Unione Europea con l’emanazione, sempre nella giornata di sabato, 30 Maggio, di una Black List di 89 personalità di spicco della politica dei Paesi UE a cui è stato vietato l’ingresso in territorio russo.

Tra le persone inserite nella Black List russa vi sono il Capogruppo dell’Alleanza dei Democratici e Liberali Europei al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, il Presidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, la Presidente della Commissione Difesa del Parlamento Europeo, Anna Fotyga, il Coordinatore del Gruppo Parlamentare per l’Amicizia tedesco-ucraina del il Bundestag tedesco, Karl Georg Wellmann, il Maresciallo del Senato polacco, Bogdan Borusewicz, e l’ex-Presidente della Commissione per i Rapporti tra il Parlamento Europeo e l’Ucraina, Pawel Kowal.

Dopo l’aggressione militare a Georgia ed Ucraina, e le continue provocazioni militari sui cieli e nelle acque territoriali di Paesi della NATO come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca, la Black List della Russia dimostra la volontà da parte del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di aprile le ostilità con l’Unione Europea.

L’Unione Europea, in balia com’è delle lobby filorusse e divisa al suo interno tra Paesi legati ad una concezione arcaica ed anti-americana dell’UE -come Francia, Germania e Italia- e Stati membri illuminati consapevoli dell’importanza dei legami trans atlantici -come Gran Bretagna, Polonia, Danimarca e Romania- sembra incapace di reagire all’ennesima provocazione di Putin.

Da parte sua, la Russia ha ottenuto l’ennesima dimostrazione della debolezza dell’Unione Europea, e dell’incapacità di Bruxelles di aprire le porte ad un Paese, come l’Ucraina, che dimostra in tutto e per tutto di essere degno di fare parte politicamente, oltre che storicamente, culturalmente e socialmente, della Grande Famiglia Europea.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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La Comunità Atlantica e la NATO sotto attacco da Putin: lo dice anche il Financial Times

Posted in NATO by matteocazzulani on September 29, 2014

L’autorevole testata internazionale rileva circa 200 sconfinamenti dell’aviazione russa nello spazio aereo di Unione Europea, Stati Uniti d’America e Canada, un gesto da considerarsi come un vero e proprio affronto. Come riportato dalla Deutsche Welle, la Germania non sarebbe in grado di mantenere le promesse fatte all’Alleanza Atlantica per la difesa dell’Europa Centro-Orientale

Il Financial Times lancia l’allarme, Deutsche Welle e Spiegel rincarano la dose. Nella giornata di giovedì, 25 Settembre, la nota testata internazionale in lingua inglese ha sottolineato come siano oramai circa 300 i casi di violazione dello spazio aereo dell’Unione Europea e della NATO da parte della Russia.

Nello specifico, il Financial Times ha rilevato come la sola Lettonia sia stata coinvolta in 150 tra manovre e sconfinamenti di reparti dell’aviazione miliare russa nei cieli lettoni, mentre la Lituania ha subito 68 violazioni del proprio spazio aereo.

Interessate dalle manovre oltre confine dell’aviazione militare russa sono state anche Estonia, Finlandia e Svezia che, sempre secondo la testata internazionale di lingua inglese, hanno registrato un totale di 11 sconfinamenti di velivoli militari russi, al punto da spingere l’ex-Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, a lanciare l’allarme lo scorso 17 Settembre.

Oltre ad essere un gesto militare interpretabile come una vera e propria provocazione, gli sconfinamenti dell’aviazione militare della Russia riportati dal Financial Times hanno anche una connotazione politica.

Lo scorso 19 Settembre, in piena campagna elettorale per il referendum sull’Indipendenza della Scozia -che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha fortemente sostenuto- due Tu-95 dell’aviazione militare della Russia sono stati intercettati dalla Royal Air Force nei pressi dello spazio aereo della Gran Bretagna.

Sempre il 17 e il 18 Settembre, alla vigilia della visita in USA e Canada del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, una flotta composta da tre MiG-31 e due Tu-95 russi hanno volato a stretta vicinanza dapprima nei cieli dell’Alaska, e, successivamente, vicino allo spazio aereo canadese.

Le manovre dell’aviazione militare russa riportate dal Financial Times sembrano confermare i timori espressi a più riprese in sede NATO dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, in merito alla volontà di Putin di spostare il conflitto armato dall’Ucraina ai Paesi del Baltico.

L’attacco a Estonia, Lettonia e Lituania -Paesi membri dell’UE e della NATO- sarebbe una dichiarazione di guerra diretta all’Europa e alla Comunità Atlantica: un progetto che, come dichiarato in diverse occasioni da esperti del calibro del giornalista britannico Edward Lucas, Putin potrebbe perseguire per ricostruire una Russia imperiale.

Per reagire alla possibile aggressione militare russa, la NATO, nel corso del recente vertice di Newport, in Galles, ha varato la Forza di Reazione Veloce: un’unità armata composta di forze aeree di vari Paesi dell’Alleanza Atlantica, con base in Polonia, impegnata a reagire nell’immediato ad una possibile invasione da parte di Putin.

La Forza di Reazione Veloce è stata varata per rassicurare i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che ad oggi si sentono non adeguatamente tutelati dalla NATO, ma, come riportato dalla Deutsche Welle, potrebbero non esserci le risorse finanziarie per sostenere economicamente il progetto.

Come riportato dalla testata internazionale tedesca, la Germania, che ha promesso l’invio in Polonia di 60 Eurofighter nell’ambito della Forza di Reazione Veloce, possiede in realtà solamente 42 aerei di questo tipo pronti al volare e ad essere ingaggiati in azioni militari immediate.

Secondo questa rilevazione, la Deutsche Welle ha dimostrato come il Governo tedesco potrebbe avere formulato alla NATO promesse che, nella realtà, la Germania non è in grado di mantenere.

La NATO divisa sulla difesa dell’Europa Centro-Orientale

Oltre alla Germania, non è escluso che anche altri Paesi abbiano promesso sostegno militare ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale senza, tuttavia, potere de facto onorare tale impegno.

Tuttavia, lo scontro in merito alla Forza di Reazione Veloce sembra essere molto acceso anche all’interno della stessa NATO.

Come riportato dallo Spiegel, durante il recente Consiglio Militare di Vilna, il Generale Martin Dempsey -la più alta carica militare USA- e il Comandante Generale della NATO in Europa, Philip Breedlove, avrebbero fortemente discusso sull’argomento.

Secondo quanto riportato dalla testata tedesca, Dempsey avrebbe questionato la capacità della Forza di Reazione Veloce di reagire alle minacce in sole 48 ore.

A sua volta, Breedlove avrebbe invitato il Generale statunitense ad esprimere le sue perplessità al Segretario di Stato USA, John Kerry, e al Segretario alla Difesa, Chuck Hagel, che, dopo avere esaminato il progetto, hanno dato il loro assenso.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Il Governo Tusk ottiene la fiducia del Parlamento dopo lo scandalo intercettazioni

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 26, 2014

Il Premier polacco ottiene la Fiducia dopo la messa ai voti di una mozione urgente da lui presentata per dare pieno mandato al suo Governo di negoziare la nomina delle più altre Cariche in seno all’Unione Europea. L’opposizione promette battaglia con una sua Mozione di Sfiducia

La Polonia ha un Premier e un Governo autorevole in grado di avere un forte peso durante le trattative per le nomine che contano davvero in seno all’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 25 Giugno, il Premier polacco, Donald Tusk, ha ottenuto la fiducia della Camera Bassa del Parlamento sulla base di una sua specifica richiesta rivolta, un po’ a sorpresa, alla fine del discorso con cui ha riferito ai Deputati in merito allo scandalo intercettazioni che ha coinvolto alcune delle alte Cariche dello Stato, Ministri e Viceministri del suo Governo.

Nello specifico, la fiducia è stata votata da 237 Deputati, tra cui 201 della cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO- la forza politica a cui appartengono Tusk e i Ministri e i Viceministri intercettati: il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, l’ex-Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, e l’ex-portavoce del Premier, Pawel Gras.

Ai sostenitori del Governo si sono poi aggiunti 31 Deputati del Partito contadino PSL -che è alleato di Governo della PO- un esponente del radicaleggiante Tuo Movimento -TR- e 4 Indipendenti.

Contrari alla fiducia a Tusk si sono invece schierati 203 Parlamentari, di cui 127 del principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- 32 di Tuo Movimento, 23 della socialdemocratica SLD, 11 del Gruppo di orientamento conservatore Polonia Solidale -SP- e 10 Indipendenti.

Dopo avere chiesto scusa per il linguaggio scurrile utilizzato dai suoi Ministri nelle intercettazioni, ed avere sottolineato, in maniera indiretta ma chiara, come lo scandalo sia stato organizzato in maniera irregolare con tutta probabilità da lobby energetiche legate alla Russia, Tusk ha chiesto la fiducia immediata al Parlamento.

“Da domani sarò a Bruxelles per importanti negoziati che riguardano la posizione della Polonia in Europa -ha dichiarato Tusk- Il Governo necessita la fiducia del Parlamento per avere pieno mandato a trattare con i nostri Partner europei”.

Pronta è stata la risposta del PiS, che per voce del Capogruppo, Mariusz Blaszczak, ha promesso di presentare al più presto una propria Mozione di Sfiducia al Governo, supportata anche dalla Leader di Polonia Solidale, Beata Kempa, e dal Capo dell’altro gruppo conservatore moderato Polonia Insieme, Jaroslaw Gowin.

“Non vedo come ci sia da discutere dinnanzi ad uno scandalo che ha dimostrato l’arroganza, la volgarità e l’attenzione degli interessi privati del singolo su quello della collettività” ha dichiarato il Segretario SLD, Leszek Miller, supportato anche dal Leader di TR, Janusz Palikot.

Il voto di fiducia conferisce a Tusk pieno mandato di trattare in Europa per permettere la nomina di importanti personalità polacche in posti cruciali per gli interessi nazionali della Polonia.

Inoltre la decisione di mettere il Governo alla prova del voto di Fiducia ha rappresentato una scelta tattica adeguata da parte di Tusk, che, così, ha disinnescato sul nascere una crisi di Governo che avrebbe indebolito l’immagine della Polonia nel Mondo e, sopratutto, il suo peso politico in Europa.

L’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa europea e il Commissario UE all’Energia per il Ministro Sikorski

Tra le posizioni desiderate da Tusk vi è quella dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, per cui il Governo polacco ha candidato il Ministro degli Esteri Sikorski.

Sikorski, indebolito dallo scandalo intercettazioni, deve superare la concorrenza di altri Ministri degli Esteri: lo svedese Carl Bildt, il francese Laurent Fabius, l’italiana Federica Mogherini, l’olandese Frans Timmermans, lo slovacco Miroslav Lajcak, e la bulgara Kristalina Georgieva.

In caso di mancata nomina, Sikorski potrebbe essere nominato Commissario UE all’Energia: una posizione fortemente voluta dal Governo polacco per potere realizzare con ancora più incisività il progetto di Unione Energetica Europea, che Tusk sta supportando assieme al Presidente francese, Francois Hollande, al Premier romeno, Victor Ponta, e al Premier spagnolo, Mariano Rajoy.

Tuttavia, per la carica di Commissario UE all’Energia, Sikorski dovrà vincere la concorrenza dell’uscente Gunther Oettinger, che, sempre mercoledì, 25 Giugno, è stato riconfermato candidato Commissario dal Governo tedesco.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Southstream: Putin in Austria divide l’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 25, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom firma un accordo con la compagnia energetica austriaca OMV per la realizzazione del gasdotto colpito dalle sanzioni dell’Unione Europea. Il Presidente russo accolto con tutti gli onori da un Capo di Stato UE per la prima volta dopo l’aggressione militare all’Ucraina

Il Southstream si farà ed arriverà in Austria, inondando l’Europa di un’ampia quantità di gas russo destinato solamente a mettere a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 24 Giugno, il monopolista statale russo del gas Gazprom e la compagnia energetica austriaca OMV hanno firmato un accordo per la realizzazione del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per veicolare in Austria 32 Miliardi di metri cubi di gas attraverso Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia.

Oltre al Southstream, su cui l’investimento stimato è pari ad un minimo di 25 Miliardi di Euro, Gazprom e la OMV hanno discusso in merito alla cessione al monopolista russo di una quota considerevole del terminale di Baumgartner: il punto di arrivo del Southstream, destinato a diventare il principale hub del gas russo in Europa.

L’operazione Southstream rappresenta una vittoria geopolitica per la Russia, che con la realizzazione del gasdotto, ed il controllo del terminale di Baumgartner, rafforza la presenza di Mosca nei mercati energetici dei Paesi dell’Europa Centrale, già di per sé fortemente dipendenti dalle forniture di gas russo.

Inoltre, l’asse tra Gazprom e la OMV ha anche una valenza politica, in quanto il Southstream è stato congelato in seguito alle sanzioni applicate dall’Unione Europea alla Russia per l’aggressione militare all’Ucraina.

La firma dell’Accordo per il Southstream tra Gazprom e la OMV è stata infatti l’occasione per il Presidente russo, Vladimir Putin, di rompere l’isolamento internazionale posto nei suoi confronti dai principali Paesi UE, facendosi ricevere con tutti gli onori dal Capo di Stato austriaco, Heinz Fischer.

Putin, che con sé a Vienna ha portato anche Vladimir Yakunin, Capo delle Ferrovie russe colpito dalle sanzioni applicate dall’Occidente, ha dimostrato di essere in grado di rompere il fronte europeo, che nei confronti della Russia si è sempre mosso diviso tra Paesi occidentali filorussi e Paesi dell’Europa Centro-Orientale maggiormente critici nei confronti di Mosca.

Il divide et impera di Putin ha come primo obiettivo la Commissione Europea, che oltre ad avere congelato il Southstream ha anche questionato la conformità del gasdotto con i regolamenti UE in materia di trasparenza e di libera concorrenza.

La Commissione Europea, che sta approntando un progetto di diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dal carburante russo, ha anche ammonito la OMV sulla cessione a Gazprom di quote del terminale di Baumgartner: una decisione ritenuta pericolosa per l’indipendenza energetica dei Paesi UE.

Infine, l’accordo di Putin con l’Austria rappresenta un colpo inferto a singoli Paesi UE, tra cui l’Italia, che, secondo i progetti iniziali, sarebbe dovuta essere il punto di approdo del Southstream, al posto dell’Austria.

Con l’approdo del gasdotto a Baumgartner, l’Italia è stata così punita dalla Russia per il sostegno dato al Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato dall’Unione Europea per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan dalla Grecia attraverso l’Albania direttamente in Salento.

L’accordo Putin-Austria sul Southstream colpisce anche la Slovacchia, che finora è stato il principale Paese UE di transito del gas russo dall’Ucraina all’Europa occidentale.

La Slovacchia, che col Southstream si troverà de facto bypassata, è stata punita dalla Russia per essersi avvalsa dei suoi gasdotti per rifornire l’Ucraina di gas russo da ovest.

Infine, tra i puniti da parte di Putin c’è la Polonia: il Paese che, più di tutti, sta supportando la realizzazione dell’Unione Energetica Europea per dotare l’UE di un’unica politica in materia di energia che porti l’Europa a decrementare la dipendenza dalla Russia.

I polacchi mostrano agli austriaci come si sta in Europa

A commento dell’accordo tra Gazprom e OMV per il Southstream, criticato fin da subito dal Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, il Presidente austriaco Fischer ha dichiarato che il ruolo geopolitico dell’Austria è quello di costruire ponti tra l’Europa e la Russia, a prescindere dalla posizione assunta dall’Unione Europea.

Più tagliente delle dichiarazioni di stampo eurasista di Fischer sono state le parole del Ministro austriaco dell’Economia, Reinhold Mitterlehner, riportate dall’autorevole Gazeta Wyborcza. “Quando questo inverno mancherà il gas -ha dichiarato- sarà inutile spiegare alla nostra gente che esiste una solidarietà europea”.

A smentire le parole di Mitterlehner sono tuttavia i fatti compiuti dalla Polonia, che, grazie ai finanziamenti europei, sta realizzando nuovi gasdotti per mettere in comunicazione il sistema infrastrutturale energetico polacco con quello di Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia e degli altri Paesi UE.

La Polonia, sempre grazie anche ad investimenti europei, sta inoltre realizzando il rigassificatore di Swinoujscie, in Pomerania, per importare in Europa gas liquefatto proveniente da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America.

“Se tutti i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE fossero uniti tra loro l’Europa Centro-Orientale, che è fortemente dipendente dal gas della Russia, potrebbe tranquillamente importare gas dai rigassificatori della Spagna” ha dichiarato il Premier polacco, Donald Tusk, durante una conferenza stampa con il suo collega spagnolo, Mariano Rajoy.

Il progetto di Tusk è avallato dall’Unione Europea, ed è fortemente sostenuto anche da altri Paesi UE che necessitano di diversificare la loro dipendenza dalle forniture di gas della Russia, come la Repubblica Ceca.

Oggi, Praga è legata al gas che la Russia veicola in Germania attraverso il gasdotto Nordstream, ubicato sul fondale del Mar Baltico, e, successivamente, via terra attraverso le condutture OPAL e Gazelle.

Per questa ragione, in seguito alla riunione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, il Ministro dell’Industria ceco, Jan Mladek, ha ritenuto importante per la Repubblica Ceca la realizzazione del Corridoio Nord-Sud, su cui la Polonia sta investendo molto, per importare gas alternativo a quello russo dal terminale di Swinoujscie e dal rigassificatore di Krk, in via di costruzione in Croazia.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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CRIMEA: PUTIN AVANZA COL SUO ESERCITO IN UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 23, 2014

Le forze armate di occupazione russe in Crimea prende il controllo di importanti basi militari e di quasi tutta la flotta militare ucraina. La NATO rafforza ulteriormente la difesa dei confini dell’Europa

Una marina alla deriva e la sicurezza dell’Unione Europea sempre più messa a serio repentaglio. Nella giornata di sabato, 22 Marzo, l’esercito di occupazione russo ha preso il controllo di diverse basi militari ucraine in Crimea, tra cui quella di Belbek: aeroporto delle forze armate dell’Ucraina conquistato dopo un assalto armato a base di spari e granate, che hanno portato anche al ferimento di un giornalista e all’arresto dell’Ufficiale Yuliy Mamchur.

Oltre che via terra, l’offensiva russa ha riguardato anche le forze marittime dell’esercito ucraino che, dopo una giornata di combattimenti, ha perso ben 54 dei suoi 67 vascelli da guerra. In particolare, i russi hanno preso il controllo delle corvette della marina marina militare ucraina Ternopil, Lutsk, Khmelnitsky e Slavutych: quest’ultima arresasi solo dopo un’eroica resistenza.

Come riportato da alcune fonti ben informate, le forze di terra dell’esercito russo hanno iniziato anche la penetrazione nel sud dell’Ucraina verso la città di Kherson, ed anche nelle zone centro-orientali del Paese come Kharkiv e Donetsk, dove il Presidente della Russia, Vladimir Putin, così come fatto in Crimea per giustificare il suo intervento armato, ha avocato a sé il diritto di difendere le popolazioni russofone da presunte discriminazioni -che, tuttavia, lo stato ucraino non ha mai attuato.

All’attivismo militare di Putin, che ha anche detto di volersi occupare dei diritti della popolazione russofona in due Paesi UE come Estonia e Lettonia, pronta è stata la risposta della NATO, che ha dislocato forze armate dell’aviazione francese di categoria Mirage 2000 e Rafal in Polonia e negli Stati Baltici per rafforzare il pattugliamento dei cieli dei confini orientali dell’Europa.

L’operazione, di recente rafforzata dall’invio di velivoli militari degli Stati Uniti d’America di stanza nella base di Aviano in Polonia e di aerei da guerra della Danimarca in Lituania, è stata fortemente voluta dai ministri della Difesa di Francia e Germania, Jean Yves Le Drian e Ursula Von der Leyen, che, come riportato da Der Spiegel, ha sottolineato come sia necessario che la NATO, dinnanzi all’aggressione russa all’Ucraina, lanci un segnale di aperto sostegno ai Paesi dell’Europa Orientale.

Mosca ha provocato un nuovo riarmo

Sulla medesima onda di analisi è anche il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, come dichiarato alla Bild, ha invitato la NATO a prepararsi ad ogni scenario, anche al più bellicoso, ed ha illustrato come la crisi ucraina abbia portato al compattarsi della Troyka di Weimar: collaborazione militare tra Francia, Germania e Polonia orientata alla creazione di una forza comune europea di pronta reazione a situazioni di emergenza sullo scenario internazionale.

Concorde con Sikorski è stato anche il Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che, in un’intervista alla Welt Am Sontdag, ha evidenziato come l’annessione militare della Crimea alla Russia abbia portato alla violazione del Diritto Internazionale: una situazione che porta a regolare i raporti diplomatici tra Paesi del Mondo non più sulla diplomazia e la politica, ma sulla forza armata ed il riarmo.

Matteo Cazzulani

NULAND COME SNOWDEN: PUTIN CERCA DI DIVIDERE USA ED EUROPA ANCHE IN UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 7, 2014

Pubblicata in Russia una conversazione con l’Ambasciatore a Kyiv degli Stati Uniti d’America, Geoffrey Pyatt, in cui il Vice Segretario di Stato USA Victoria Nuland manda letteralmente a quel Paese l’Unione Europea. L’Europa invita a chiarire la modalità con cui i russi sono venuti in possesso della registrazione, mentre il Cancelliere tedesco Angela Merkel critica Washington.

Un Vaffa che ha poco di grillino e molto di spy story internazionale per destabilizzare il fronte occidentale nella situazione ucraina. Nella giornata di giovedì, 6 Febbraio, è stata resa nota la registrazione di una conversazione tra il Vice Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Victoria Nuland, e l’Ambasciatore USA a Kyiv, Geoffrey Pyatt, nella quale la Nuland dice a Pyatt di volere mandare letteralmente a quel Paese l’Unione Europea per via dell’immobilismo dimostrato nei confronti del Regime del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dopo l’uccisione di almeno sette manifestanti e il ferimento di centinaia tra i dissidenti provocati dalle forse speciali di polizia Berkut su ordine del Ministero degli Interni.

Pronta è stata la replica della stessa Nuland, che si è scusata per le frasi inopportune, descritte come una conversazione privata tra due colleghi intercettate e pubblicate da parte di chi ha un preciso interesse ad indebolire il lavoro comune che USA ed UE stanno approntando in Ucraina.

In risposta, la portavoce dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Maja Kocjancic, ha declinato ogni commento, ed ha evidenziato come importante il fatto che la conversazione tra la Nuland e l’Ambasciatore Pyatt sia stata pubblicata per la prima volta su Twitter da Dmitry Loskutov, il braccio destro del Vicepremier russo Dmitry Rogozin: una delle personalità più vicine al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

A notare la coincidenza del coinvolgimento della Russia nella questione è stato il Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, che ha illustrato come sia curiosa la decisione di pubblicare solo parti scelte della conversazione tra la Nuland e Pyatt.

Differente è stata la reazione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha espresso profondo turbamento per le frasi pronunciate dal Vice Segretario USA, ed ha dichiarato piena fiducia all’operato della Ashton in Ucraina, ritenuto dalla Nuland debole e inconcludente.

La rivelazione della conversazione tra la Nuland e Pyatt rileva sì un atteggiamento poco elegante da parte degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, ma dimostra come la Russia di Putin sia stata abile nell’avvalersi delle sue capacità di intercettare messaggi, che dovrebbero essere segreti, per discreditare l’Occidente e dividere USA ed UE, anche sulla questione ucraina, nella quale Washington e Bruxelles hanno collaborato strettamente in difesa della democrazia e della libertà.

Nella sostanza, la pubblicazione delle conversazioni che rischiano di rendere le relazioni tra USA ed UE ancor più tese ha come precedente quello di Edward Snowden: talpa, riparata poi in Russia, che ha rivelato il piano statunitense di monitoraggio di alcuni alleati europei come la Germania.

Lecito anche sottolineare che il caso Snowden ha provocato il congelamento delle trattative per la realizzazione dell’Unione Trans Atlantica: progetto di abbattimento delle barriere doganali tra USA e UE per creare un unico mercato dell’Occidente in grado di tutelare gli interessi europei e statunitensi in un’economia sempre più globalizzata.

Ancora feriti in Ucraina mentre Bulatov mostra le prove delle torture

In aggiunta all’incrinamento dei rapporti tra USA ed UE, le rilevazioni della conversazione tra la Nuland e Pyatt hanno permesso alla Russia di aiutare il regime di Yanukovych a distogliere l’attenzione dei media dall’escalation della violenza in Ucraina, dove un pacco bomba mascherato da confezione di medicine è esploso nel quartier generale dei manifestanti, provocando due feriti che hanno perso dita e occhio.

Oltre all’esplosione, importanti sono anche state le rivelazioni delle torture subite per mano delle forze speciali di polizia da parte dell’organizzatore della protesta Automaidan, Dmytro Bulatov.

Dalla Lituania, dove il dissidente è stato ricoverato per subire operazioni urgenti, Bulatov ha confermato in una conferenza stampa di avere subito ripetute percosse da parte di agenti professionisti dall’accento russo, che dopo averlo accusato di essere un agente pagato dagli USA, gli hanno tagliato un orecchio e lo hanno crocefisso alla porta: particolari mostrati ai giornalisti presenti in sala.

Il Parlamento Europeo chiede sanzioni, ma la Commissione non lo ascolta

In aggiunta alle violenze, da registrare è anche l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di una Risoluzione condivisa da tutte le forze politiche che invita la Commissione Europea a condannare con forza le repressioni sui manifestati attuate dall’Amministrazione Presidenziale.

Il Documento invita anche le Istituzioni Europee formulare un’offerta economica di aiuto all’Ucraina, anche in collaborazione con il FMI e, in caso di mancato dialogo tra il Presidente Yanukovych e i manifestanti, chiede l’imposizione di sanzioni personali, come il diniego della concessione dei visti e il congelamento dei conti bancari, per quelle Autorità ucraine ritenute responsabili della violazione della democrazia e dei diritti umani.

Ciò nonostante, la risoluzione del Parlamento Europeo -che non ha poteri legislativi come invece hanno i Parlamenti nazionali- non è stata accolta dal Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, che ha dichiarato come le sanzioni siano l’ultima delle misure che l’Europa intende prendere nei confronti dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: YANUKOVYCH TENTA DI INDEBOLIRE IL MAYDAN CON IL DIVIDE ET IMPERA E LA PAURA DELLO STRANIERO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 25, 2014

Il Presidente ucraino difende le forze di polizia, minimizza le violenze, non cita le vittime tra i manifestanti, e nomina il responsabile delle aggressioni armate sui dimostranti Andriy Klyuyev, a Capo dell’Amministrazione Presidenziale. Svezia e Polonia condannano la violenza, mentre Italia e Francia convocano gli Ambasciatori per consultazioni urgenti

Bugiardo, scaltro, ed anche cinico. Nella giornata di venerdì, 24 Gennaio, il Presidente ucraino, Vitkor Yanukovych, ha dichiarato la volontà di dividere tra facinorosi e pacifici l’Euromaidan, la manifestazione iniziata il 21 Novembre in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa, diventata guerra civile dopo ripetuti interventi armati da parte della polizia di regime Berkut, che hanno provocato già almeno 5 morti.

Durante un vertice con le Chiese di Ucraina, il Capo di Stato ucraino ha difeso l’operato delle forze di polizia ed ha accusato i dimostranti di essere coadiuvati da agenti violenti stranieri arrivati in Ucraina per destabilizzare la situazione politica del Paese.

Il Presidente ucraino ha poi promesso una dura reazione alle occupazioni delle Prefetture delle Regioni occidentali del Paese, dove i manifestanti, assieme alle Forze dell’Ordine -che sono passate in massa con i dimostranti- hanno rovesciato i Prefetti nominati da Yanukovych.

Yanukovych ha anche dichiarato di comprendere con tristezza le condizioni in cui versano i manifestanti che, come da lui dichiarato, hanno visto anche un caso di congelamento.

Infine, il Presidente ucraino ha nominato a Capo dell’Amministrazione Presidenziale Andriy Klyuyev: ex-Capo del Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza, già responsabile delle aggressioni violente sui manifestanti.

Klyuyev, su cui l’Austria ha avviato un processo di congelamento dei beni immobili per essere stato responsabile della violazione dei diritti umani e della democrazia, rimpiazza Serhiy Lyovochkin: famoso nel Paese per avere assunto un linea più morbida rispetto a quella di Yanukovych.

Pronta è stata la reazione dell’Opposizione filo europea, che ha dichiarato l’intenzione di continuare la protesta in maniera pacifica, senza chiudere la porta a negoziati con il Presidente ucraino, né però tollerare ogni forma di violenza.

A livello internazionale, il Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, ha descritto come una sconfitta il tentativo da parte del regime ucraino di risolvere la situazione con la forza, mentre in Polonia il Parlamento ha approvato una risoluzione che richiede l’imposizione di sanzioni nei confronti di quelle Autorità ucraine responsabili del mancato rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani.

Sanzioni nei confronti della Autorità ucraine -sulla base di quanto già fatto dagli Stati Uniti d’America- sono state chieste ufficialmente anche dal Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, mentre il Viceministro degli Esteri italiano, Marta Dassù, ha convocato l’Ambasciatore ucraino in Italia, Yevhen Perelihyn, così come fatto dal Ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius.

Il Presidente ucraino omette la realtà

Le dichiarazioni di Yanukovych mirano a rovesciare in pieno sui manifestanti la responsabilità degli scontri nel pieno centro della Capitale Kyiv. Infatti, nessuna parola è stata detta dal Capo di Stato ucraino in merito agli spari ad altezza d’uomo che la polizia ha avviato per prima sui manifestanti, così come non è stato commentato il video che ha ripreso un giovane arrestato umiliato nudo in mezzo alla neve, secondo un rituale di nazista memoria.

La presentazione di una protesta equamente divisa tra falchi e colombe da parte di Yanukovych, oltre che non veritiera, è poi una forzatura che mira a indebolire una manifestazione imponente, che non ha precedenti nella storia del Paese, e che ha visto continui picchi di partecipazione addirittura verso il milione di persone.

Il Presidente ucraino cerca di fare leva sull’opinione pubblica ucraina anche rinnovando l’immaginario del complotto straniero: uno stratagemma già adottato a più riprese dalle Autorità in epoca sovietica che serve a Yanukovych per distogliere l’attenzione sull’infiltrazione di agenti russi tra i Berkut, come alcune ben documentate indiscrezioni hanno riportato.

Infine, con la dichiarazione in merito alla persona congelata, non è chiaro se il Presidente ucraino abbia fatto riferimento a Yuri Verbitsky: l’unica vittima morta per congelamento dopo essere stata rapita e torturata dalle forze dell’ordine.

Matteo Cazzulani

APPROVATE LEGGI LIBERTICIDE: L’UCRAINA È UFFICIALMENTE UNA DITTATURA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 17, 2014

Il Parlamento ucraino, senza una votazione vera e propria, approva la reclusione per chi manifesta senza permesso e chi viaggia in caroselli formati da più di cinque auto, la de-liberalizzazione dell’acquisto di carte SIM, e la definizione delle Associazioni di volontariato civile e sociale che ottengono finanziamenti dall’Estero come “agenti di Paesi Stranieri”. Approvato un bilancio che rende Kyiv sempre più dipendente dalla Russia di Putin

Dall’essere simile alla Bielorussia di Lukashenka all’imitare in tutto e per tutto il modello di dittatura della Russia di Putin. Nella giornata di giovedì, 16 Gennaio, il Parlamento ucraino -la Rada- ha approvato un pacchetto di misure urgenti che limitano la libertà di manifestazione, di stampa, di associazione e di riunione.

Il provvedimento, registrato con il numero 3879, già firmato -quindi reso esecutivo- dal Presidente, Viktor Yanukovych, impone la detenzione per chi manifesta senza permesso delle autorità, vieta agli autisti di viaggiare in caroselli composti da più di cinque auto e di sostare presso case ed abitazioni private.

Le misure prevedono anche l’obbligo da parte delle Associazioni che ottengono fondi dall’Estero -persino per quelle impegnate nel volontariato civile e sociale- di dichiararsi come “Organizzazioni che svolgono funzione di Agente di uno Stato straniero”, ed impone la de-liberalizzazione dell’acquisto di carte SIM, che, ora, saranno associate ad un preciso documento in un determinato registro.

Le misure sono state approvate ad hoc per criminalizzare le manifestazioni pacifiche in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, che hanno luogo in tendopoli installate nelle piazze delle principali città ucraine dallo scorso 21 Novembre.

In particolare, le misure contro gli autisti impediscono l’organizzazione di proteste presso la Dimora privata del Presidente: una villa lussuosa, costruita con i soldi pubblici, situata a qualche Chilometro dalla capitale.

L’approvazione del pacchetto di misure restrittive è stato approvato dal Parlamento su alzata di mano, e non su voto elettronico, come da prassi per provvedimenti del genere, per via dell’ostruzionismo dell’opposizione, che ha fatto mancare a più riprese il numero legale.

Oltre che con la votazione sul modello putiniano -presso la Duma russa la presa d’atto dei provvedimenti avviene molto spesso senza la conta di quanti effettivamente hanno espresso voto favorevole- l’ostruzionismo dell’opposizione è stato infranto dalle aggressioni fisiche che hanno ridotto un parlamentare dell’opposizione con la testa insanguinata.

Pronta è stata la condanna da parte dell’Ambasciatore UE a Kyiv, Jan Tombinski, che ha sottolineato come i provvedimenti, se non sono approvati secondo le procedure, pongano in serio dubbio la natura democratica dell’Ucraina.

Critiche sono pervenute anche dal Ministro degli Esteri svedese Karl Bild, dal Capo della diplomazia polacca Radoslaw Sikorski, e dal Titolare del Dicastero degli Esteri lituano, Linas Linkevicius.

Più forti sono state le posizioni degli Stati Uniti d’America che, con una nota del Dipartimento di Stato, ha ritenuto inammissibili misure che limitano la democrazia e la Libertà, e la modalità con cui esse sono state approvate.

Le misure restrittive sono state accompagnate anche dall’approvazione del Bilancio preventivo, che il Parlamento ha deliberato senza alcuna discussione sempre su votazione “facilitata” dalla sola alzata di mano.

Il Budget è basato unicamente sul prestito di 15 Miliardi di Dollari che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso all’Ucraina dopo che Yanukovych ha rinunciato alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico europeo.

Oggi Kyiv, domani la democrazia e la libertà in Europa

Con la nuova manovra, l’Ucraina diventa de facto dipendente dalla Russia sia sul piano morale -le leggi restrittive approvate dalla Rada ricordano molto quelle liberticide imposte da Putin- che su quello economico, dal momento in cui, tra tre mesi, Kyiv sarà chiamata a rinegoziare gli accordi per l’acquisto di gas da Mosca che la Federazione Russa ha concesso a Yanukovych sempre in cambio della rinuncia all’integrazione con l’UE.

Tale passo, che costringerà l’Ucraina a cedere ingenti parti di sovranità politica alla Russia, favorisce l’inglobamento di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per ristabilire un nuovo Impero Russo nello spazio ex-sovietico che, come ha dichiarato a più riprese lo stesso Putin, ha lo scopo di estromettere ed annichilire l’UE.

L’Europa sta così perdendo una battaglia importante: un fatto da cui potrebbe essere messa a serio repentaglio la tenuta dell’UE stessa, poiché è solo grazie all’inglobamento dell’Ucraina nella sua sfera di influenza che la Russia può ritornare ad avere ambizioni imperiali.

È quindi interesse strategico dell’Europa il mantenimento di un’Ucraina indipendente, sovrana, democratica ed europea che, oltre a salvaguardare l’UE, agevoli una democratizzazione della Russia, in vista anche di un suo possibile coinvolgimento in relazioni strette con l’UE basate sul rispetto reciproco e sul riconoscimento dei Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA SEMPRE PIÙ DIVISA SU EUROPA, DEMOCRAZIA E DIRITTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 16, 2013

100 Mila manifestanti sostengono l’Associazione con l’Unione Europea, mentre l’Opposizione denuncia brogli nelle Elezioni Suppletive. Durante un meeting organizzato in sostegno del Presidente, Viktor Yanukovych, il Premier, Mykola Azarov, attacca l’UE sui diritti alle coppie omosessuali

In Ucraina ci sono due fazioni distinte: una maggioranza modernizzatrice che guarda all’Europa come Comunità di Valori -Democrazia, Diritti Umani, Pace e Progresso, ed una minoranza al Governo conservatrice, che vuole finire inglobata nell’Unione Doganale Eurasiatica della Russia di Putin per mantenere vive usanze dei secoli passati.

Nella giornata di Domenica, 16 Dicembre, più di 100 Mila hanno manifestato a Kyiv, nella centralissima Maydan Nezalezhnosti, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea durante un concerto del gruppo Okean Elzy che ha illuminato la piazza principale della capitale ucraina.

Oltre all’evento musicale pacifico, forte è stata la condanna delle opposizioni, che hanno denunciato brogli durante i concomitanti spogli delle Elezioni Suppletive, nelle quali, secondo diverse fonti, i tre Partiti di minoranza Batkivshchyna, UDAR e Svoboda sarebbero stati vittime di falsificazioni simili a quelle delle Elezioni Parlamentari del 2012.

Allora, come certificato dagli osservatori internazionali indipendenti, il Partito delle Regioni del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha attuato falsificazioni su larga scala, come la compravendita dei voti in cambio di denaro e derrate alimentari, caroselli di autobus che conducono a votare le persone in più seggi per tutta la giornata, minacce e pressioni da parte di provocatori presso le urne con il beneplacito della polizia locale.

Come dichiarato dai manifestanti, che nonostante ripetute cariche della polizia dimostrano sotto bandiere ucraine ed europee dal 21 Novembre, dopo che il Presidente Yanukovych non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE -Documento che avrebbe integrato l’economia Ucraina nel mercato unico europeo- l’integrazione in Europa è vista come la possibilità di porre fine nel Paese non solo ai brogli elettorali, ma anche agli arresti di oppositori politici e pressioni sulla stampa indipendente, che hanno luogo dalla salita al potere del Capo dello Stato nel 2010.

L’altra faccia dell’Ucraina è quella che, prima del meeting dei 100 Mila per l’integrazione europea, si è radunata, quasi per ironia, in piazza Europa per dire no all’Associazione con l’UE e supportare l’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Presidente russo Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e contrastare l’Europa unita sul piano economico e geopolitico.

Dal palco della manifestazione, partecipata da un centinaio di persone, trasportati dalle regioni orientali del Paese a pagamento, come riportato dall’Autorevole Dzerkalo Tyzhnya, il Premier, Mykola Azarov, ha descritto l’Europa come un’entità pronta ad imporre all’Ucraina la legalizzazione dei matrimoni omosessuali, contrari alla morale del clero ortodosso del Patriarcato di Mosca, al quale i militanti del Partito delle Regioni sono fedeli.

L’UE apre, ma Yanukovych da la colpa delle repressioni ad altri

Oltre all’Ucraina, a polarizzarsi è anche la politica internazionale, con l’UE e gli Stati Uniti d’America che, con due mozioni bipartisan approvate rispettivamente dal Parlamento Europeo e dal Senato USA, hanno condannato le violenze su manifestanti, giornalisti e politici dell’opposizione attuate dalla polizia di regime, senza però chiudere la porta all’integrazione economica di Kyiv in Europa.

Alle critiche dell’Occidente, pronta è stata la reazione del Presidente Yanukovych, che ha fatto ricadere la colpa sul Vicesegretario del Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza, Volodymyr Sikovych, sul Capo delle forze speciali di polizia di Kyiv, Valery Koriaka, e sul Sindaco della Capitale, Oleksandr Popov: dimissionati senza possibilità di reintegro.

Nel contempo, Yanukovych ha confermato la non volontà di formare l’Accordo di Associazione con l’UE, poiché le garanzie finanziarie offerte dall’Unione sono, a suo dire, troppo poco per compensare le ritorsioni commerciali applicate sull’economia ucraina dalla Russia di Putin.

La Russia si riarma

Oltre che con l’arma del commercio, la Russia, che senza inglobare l’Ucraina non può portare a compimento la restaurazione dell’impero russo nell’ex-URSS, si avvale anche delle pressioni militari sull’UE.

Come riportato dalla tedesca Bildt sulla base di foto da satellite, Putin ha dislocato batterie di missili Iskander-M nell’Enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania: una location che permetterebbe in poco tempo di colpire le città polacche, lituane, lettoni, estoni, svedesi ed anche Berlino.

La mossa, più volte annunciata, dimostra come, anche sull’Ucraina, la Russia intenda giocare con l’UE una partita decisiva per stabilire chi tra l’Europa e Mosca avrà la meglio nei prossimi anni nello spazio economico della nostro continente.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH FORSE HA GIÀ FIRMATO CON PUTIN

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 7, 2013

Indiscrezioni dell’autorevole Economist sottolineano come il Presidente ucraino abbia concesso l’inglobamento di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica in cambio di uno sconto sul gas. I più di 10 Mila manifestanti chiedono Elezioni Anticipate dopo le repressioni dei cortei da parte della polizia

Di ritorno dalla Cina, subito in Russia, e poi solo dopo in Ucraina. Nella giornata di sabato, 7 Dicembre, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, è ritornato in Ucraina dopo una visita ufficiale in Cina e in Russia.

Ad attendere il Presidente Yanukovych, una manifestazione di più di 10 Mila dimostranti pacifici che, come da due settimane a questa parte, protesta contro la decisione del Capo dello Stato di non avere firmato l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea: un accordo che consente l’integrazione economica di Kyiv nell’UE.

Oltre che sul versante europeo, la protesta dei 10 Mila ucraini si è focalizzata sull’incapacità di risolvere la crisi economica, e sulle repressioni con la forza delle passate manifestazioni, da parte del Governo del Premier Mykola Azarov: delfino di Yanukovych, di cui i manifestanti continuano a richiedere le dimissioni.

Da parte sua, Azarov, a colloquio con i Ministri degli Esteri di Germania, Polonia e Svezia, Guido Westerwelle, Radoslaw Sikorski e Carl Bildt -accorsi a Kyiv assieme all’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, per sostenere i manifestanti contro le repressioni della polizia di regime- ha accusato i manifestanti di teppismo, ed ha inviato l’UE a considerare solo il Governo ucraino come autorevole interlocutore.

Dubbi sono stati sollevati dalla visita di Yanukovych al Presidente russo Putin che, secondo indiscrezioni dell’autorevole Economist, in cambio di uno sconto sul prezzo del gas importato dalla Russia avrebbe effettuato concessioni politiche a Mosca, come la promessa di partecipazione all’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è stato concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-Sovietico, e, solo previo inglobamento dell’Ucraina, creare un nuovo Impero Russo che elimina l’UE dalla competizione internazionale.

Pronta è stata la risposta alle indiscrezioni da parte delle Opposizioni, che hanno chiesto immediate nuove elezioni per dimissionare il Governo. Dal carcere in cui è detenuta dal 2011 per una condanna politica, la Leader del dissenso ucraino, Yulia Tymoshenko, ha interrotto lo sciopero della fame, ed ha invitato i dimostranti a lottare per le dimissioni del Premier Azarov e del Presidente Yanukovych.

I Vescovi di Polonia scrivono ai Vertici ecclesiastici ucraini

Importante, oltre a quello delle Autorità UE, è stato il tentativo di mediazione da parte dei Vescovi polacchi, che hanno mandato una lettera aperta ai Capi dell’Episcopato Greco-Cattolico e Cattolico Ucraino per sottolineare la vicinanza e la fratellanza tra Polonia ed Ucraina nel nome delle comuni radici ideologiche europee.

L’iniziativa del Clero polacco ha un significato particolare, se si considera che fu proprio una Lettera Aperta dei Vescovi di Polonia, con la quale fu chiesto perdono per avere sottaciuto dinnanzi allo spostamento forzato della popolazione tedesca dalla Slesia voluto da Stalin nel 1968, che ha avuto inizio il processo di riappacificamento polacco-tedesco.

Matteo Cazzulani