LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

SHALE: L’ARGENTINA ATTUA POLITICHE INADATTE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 30, 2013

Uno studio riportato dall’agenzia UPI riporta come le politiche del Presidente Cristina Fernandez de Kirschner rendano difficili investimenti nel settore del gas convenzionale. Solo statunitense Chevron da fiducia al Governo argentino

A volte, la politica riesce a dissipare un patrimonio energetico di inestimabile valore. Nella Giormata di martedì, 25 Giugno, un’analisi riportata dall’agenzia UPI certificato come l’Argentina non sia in grado di sfruttare i consistenti giacimenti di gas Shale sul suo territorio a causa delle politiche del Presidente, Cristina Fernandez de Kirchner.

Secondo le stime della EIA, l’Argentina possiede 802 trilioni di piedi cubi di gas Shale nel proprio territorio, una riserva che consente a Buenos Aires di vantare il terzo primato per grandezza nel mondo dopo gli Stati Uniti d’America e la Cina.

Questo patrimonio, concentrato per lo più nel giacimento Vaca Muerta, è pero non ancora sfruttato a causa della scarsa volontà dimostrata dalle compagnie energetiche mondiali leader nello shale di investire nel settore del gas non convenzionale in Argentina.

Il caso più eclatante è quello della compagnia spagnola Repsol, che ha dichiarato la non volontà di investire nello Shale argentino dopo che il Presidente Kirchner, nel Maggio 2012, ha ordinato l’esproprio forzato da parte dello Stato della compagnia YPF.

La YPF, posseduta dalla Repsol, è stata nazionalizzata senza alcuna compensazione alla compagnia spagnola che, tuttavia, la Presidente Kirchner ha poi invitato ad investire nello Shale argentino.

Simile, anche se non così grave, è la condotta del colosso norvegese Statoil, che, dopo un iniziale interesse, si è tenuto alla larga da investimenti coraggiosi nel settore del gas non convenzionale argentino.

L’unica compagnia che ha dimostrato voglia di operare nello Shale argentino è la Chevron, che si è detta fiduciosa di ricevere un trattamento adeguato da parte del Governo argentino.

Un patrimonio energetico inestimabile

Secondo il recente rapporto EIA, l’Argentina, con 802 Trilioni di piedi cubi di Shale, è il terzo Paese al Mondo per riserve di gas non convenzionale, dopo USA (1161 Trilioni di piedi cubi) e Cina (1115) ma prima di Algeria (707), Canada (573) Messico (545), Australia (437), Sud Africa (390), Russia (285) e Brasile (245).

Nonostante la cospicua presenza di gas non convenzionale, il rapporto EIA ha evidenziato come il settore del gas Shale in Argentina sia in uno stato di avanzamento primordiale, a causa delle politiche governative che ostacolano ingenti investimenti.

Matteo Cazzulani

TAP VINCE SU NABUCCO: SCONFITTA L’UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 29, 2013

La British Petroleum conferma la scelta del Gasdotto Trans Adriatico come unica infrastruttura per il trasporto del gas dell’Azerbaijan in Europa. Tramonta il gasdotto dalla verdiana denominazione e la politica energetica comune dell’UE

Una sconfitta politica senza se e senza ma che testimonia un’amara realtà: l’Unione Europea è incapace di avere una politica energetica comune, e nell’Europa Centro-Orientale a comandare sul piano del gas sarà sempre la Russia, salvo intervento USA.

Nella giornata di venerdì, 28 Giugno, una nota del colosso energetico britannico British Petroleum ha confermato la scelta del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- come unica conduttura per il trasporto del gas dell’Azerbaijan in Europa.

Concepita per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania, la TAP è sostenuta politicamente dai Governi di Italia, Svizzera, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Albania e Grecia.

La presenza tra i soci del Gasdotto Trans Adriatico della compagnia svizzera AXPO, della tedesca E.On, e della belga Fluxys -che controlla il sistema di condutture tra Svizzera e Germania, Belgio e Gran Bretagna, e Belgio ed Olanda- permette inoltre alla TAP di servire di gas azero i mercati energetici dei Paesi dell’Europa Nord-Occidentale.

Inoltre, un accordo per la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAT- partendo dal tratto della TAP in Albania permetterà di inviare 5 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Croazia tramite Montenegro e Bosnia Erzegovina.

Infine, l’espansione nei Balcani è garantita dalla realizzazione dell’Interconnettore Bulgaria Grecia -IBG- che consentirà al gas azero del Gasdotto Trans Adriatico di raggiungere anche il territorio bulgaro.

Ad illustrare la validità della TAP sono le dichiarazioni del Direttore Manageriale della TAP, Kjetl Tungland, che ha evidenziato come il Gasdotto Trans Adriatico sia la migliore modalità per rifornire di gas dell’Azerbaijan i mercati dell’Europa Nord-Occidentale.

Proprio nelle dichiarazioni di Tungland sta la ratio del perché la scelta della TAP è una sconfitta geopolitica per l’Unione Europea, che, seppur non ufficialmente, ha sempre sostenuto il progetto rivale al Gasdotto Trans Adriatico, il Nabucco.

Questa infrastruttura è stata concepita per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, con possibili ampliamenti in Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca.

Il Nabucco avrebbe quindi garantito la diversificazione delle forniture di gas per i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che sono fortemente dipendenti dalle forniture di gas della Russia.

Per questo, il gasdotto dalla verdiana denominazione è stato supportato politicamente dai Governi di Austria, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Repubblica Ceca.

Nello specifico, l’Austria dipende da Mosca per il 52% del proprio fabbisogno, Polonia, Repubblica Ceca e Romania per circa l’82%, mentre Bulgaria, Slovacchia ed Ungheria per il 99%.

Perdono l’Europa Centro-Orientale e quella Meridionale, Italia inclusa

Con la scelta della TAP come unica infrastruttura per il trasporto del gas azero in Europa, e, sopratutto, con il tramonto definitivo del progetto Nabucco, l’Europa Centro-Orientale resta fortemente dipendente dalla Russia.

Inoltre, il progetto di diversificazione delle forniture di gas in funzione anti-russa, progettato dalla Commissione Europea, è stato calpestato dagli interessi meramente economici di colossi dell’energia come la British Petroleum.

Oltre che all’Europa Centro Orientale, poco da sorridere resta anche all’Europa Meridionale, che dalla scelta della TAP potrebbe rimanere solo apparentemente favorita.

Le dichiarazioni del Direttore Manageriale della TAP lasciano comprendere la reale intenzione del Gasdotto Trans Adriatico di rifornire i mercati dell’Europa Nord-Occidentale, utilizzando i Paesi meridionali -Grecia, Albania e Italia- come meri stati di transito.

La realizzazione di tale scanario sarebbe devastante per l’Italia, che deve avvalersi dei rifornimenti di gas azero per diversificare ulteriormente le forniture di oro blu che, ad oggi, lega il BelPaese unicamente a Russia ed Algeria.

L’assenza di compagnie italiane tra i soci della TAP -che, oltre che dalla tedesca E.On, dalla svizzera AXPO e dalla belga Fluxys è compartecipata anche dal colosso norvegese Statoil- permette di speculare su tale scenario.

Se così fosse, l’Italia perderebbe un’occasione importante per diversificare le forniture di gas dal monopolio di Russia ed Algeria, e, così come l’Unione Europea e l’Europa Centro-Orientale, uscirebbe sconfitta dalla selezione della TAP come unico gasdotto per il trasporto dell’oro blu azero.

Lo Shale di Obama è l’ultima speranza

Dopo il tramonto definitivo del Nabucco, ai Paesi europei che dipendono fortemente dalla Russia non resta che puntare sul gas liquefatto.

L’assunzione del gas liquefatto come alternativa al monopolio energetico della Russia, confermato dalla sconfitta del Nabucco, è stata sostenuta su Twitter dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski,che ha sottolineato l’importanza per la Polonia di accelerare la realizzazione del rigassificatore di Swinoujscie.

La realizzazione massiccia di rigassificatori, progettata dalla Commissione Europea, permette l’importazione di gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Grazie allo sfruttamento dei giacimenti di Shale, gli USA sono diventati il primo produttore di gas al Mondo e, ora, supportano l’avvio delle esportazioni di LNG in Europa.

Forse, ancora una volta nella storia l’Europa potrà essere aiutata solo dagli USA a vincere una battaglia geopolitica, come l’ottenimento di una seria e cospicua diversificazione delle forniture di gas.

Matteo Cazzulani

GRAN BRETAGNA: STUDIO RADDOPPIA LE RISERVE DI SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 28, 2013

L’Ente Geologico Britannico certifica la presenza di 1300 Trilioni di piedi cubi di gas non convenzionale nel sottosuolo del Paese. Aumentate di molto le stime di 26 Trilioni di metri cubi fissate nel rapporto degli Stati Uniti d’America

Da isola indecisa se stare o meno nell’Unione Europea a pozzo che garantirebbe all’Europa una cospicua quantità di gas Shale. Nella giornata di venerdì, 28 giugno, l’Ente Geologico Britannico BGS ha certificato la presenza di 1300 Trilioni di piedi cubi di gas Shale nella parte centrale della Gran Bretagna.

Nello specifico, le stime riportano un minimo di 822 trilioni di piedi cubi ed un massimo di 2281, per una media di 1329 Trilioni di piedi cubi che, secondo la BGS, sarebbero presenti nel sottosuolo britannico, tra le città di Blackpool, Wexham, Nottingham e Scarbourough.

La stima del rapporto raddoppia la quantità di shale posseduta dalla Gran Bretagna che la EIA ha fissato nel suo rapporto annuale.

Secondo l’Amministrazione per l’Informazione Energetica USA, nel sottosuolo britannico sono ubicati 26 Trilioni di piedi cubi di gas non convenzionale.

Lo studio della BGS ha riguardato la quantità di shale che, sulla base delle tecnologie ad oggi possedute, è possibile estrarre e commercializzare oggi.

Il rapporto de facto incrementa le potenzialità energetiche della Gran Bretagna nella geopolitica europea e mondiale dell’energia.

La Gran Bretagna è l’unico Paese UE che ha avviato sia lo sfruttamento dei giacimenti domestici di gas non convenzionale, sia le importazioni di shale liquefatto statunitense.

La decisione di avviare lo sfruttamento dello Shale e di iniziare le importazioni dagli USA è stata fortemente voluta dal Premier britannico, David Cameron.

La Gran Bretagna si trova oggi a dover affrontare la decrescita dei giacimenti di gas del Mare del Nord, da cui, finora, il Paese ha importato la gran parte dell’energia necessaria per soddisfare il fabbisogno nazionale.

Lo Shale britannico per ridurre le emissioni inquinanti

Di pari passo, la Gran Bretagna ha avviato un piano per la massiccia modernizzazione del settore energetico per sfruttare i giacimenti domestici di Shale e sviluppare il nucleare di nuova generazione.

Come dichiarato dal Segretario di Stato per gli Affari Energetici ed i Mutamenti Climatici, Edward Dave, lo scopo della Gran Bretagna è la diminuzione delle emissioni inquinanti, anche attraverso l’incremento dell’uso delle fonti rinnovabili e pulite.

Matteo Cazzulani

FONTI: LA TAP VINCE SUL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 27, 2013

Il consorzio deputato allo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz sceglie il Gasdotto Trans Adriatico come principale infrastruttura per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan. Vincitori e vinti di una decisione oramai definitiva

La notizia non è definitiva, ma c’è chi canta vittoria, e chi ammette la sconfitta. Nella giornata di martedì, 25 Giugno, l’agenzia New Europe ha riportato la notizia secondo cui il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è l’infrastruttura scelta per il trasporto del gas dall’Azerbaijan in Unione Europea.

Nello specifico, la TAP è stata preferita dal consorzio deputato allo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz -il colosso energetico dell’Azerbaijan SOCAR, quello norvegese Statoil, quello britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total- rispetto al Nabucco.

Sempre secondo l’autorevole fonte, la scelta del Gasdotto Trans Adriatico sarebbe stata già comunicata dal Consorzio Shakh Deniz al Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, ai Paesi interessati nella realizzazione della TAP -Italia, Grecia, Svizzera ed Albania- e a quelli che sostengono il Nabucco -Austria, Romania, Ungheria, Turchia e Bulgaria.

La notizia è stata confermata da una nota della compagnia austriaca OMV, coinvolta nel Nabucco, che ha dichiarato di rispettare la decisione del consorzio Shakh Deniz, ed ha comunque ribadito l’impegno a lavorare per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa.

Anche i media della Romania, Paese in prima fila in sostegno del gasdotto dalla verdiana denominazione, hanno riportato che le possibilità di scelta della TAP sul Nabucco sono decisamente alte.

Ottimistico il parere espresso dal Governo greco, che ha dichiarato pieno sostegno alla decisione di preferire la TAP al Nabucco per il trasporto del gas azero in UE.

Positiva anche la reazione del Premier albanese, Sali Berisha, che ha sottolineato l’appoggio fornito dall’Albania alla TAP.

Concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania, la TAP è compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, dalla tedesca E.On e dalla belga Fluxys.

Il Gasdotto Trans Adriatico è supportato politicamente da Italia, Svizzera, Albania, Grecia, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro.

Il Nabucco è concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Compartecipato economicamente dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dalla bulgara BEH, dall’ungherese MMSZ e dalla francese Suez Gaz de France, il gasdotto dalla verdiana denominazione è appoggiato politicamente da Austria, Turchia, Romania, Ungheria, Polonia, Slovacchia, e Bulgaria.

L’UE resta dipendente dalla Russia

Se confermata, la scelta della TAP favorisce i Paesi UE del Mediterraneo -Italia, Grecia e Croazia- a ricoprire un ruolo di straordinaria importanza per la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea dal monopolio di Russia ed Algeria.

Tuttavia, l’esclusione del Nabucco condanna alla totale dipendenza dalle forniture della Russia l’Europa Centrale: l’Austria è legata alle importazioni di oro blu russo per il 52% del fabbisogno nazionale, la Romania per circa l’80%, la Polonia per l’82%, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia al 99%.

L’esclusione del Nabucco da inoltre il via libera alla realizzazione del Southstream: gasdotto, contrastato dalla Commissione Europea, progettato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno in Austria dalle coste russe attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

Considerato l’aumento della dipendenza dal gas della Russia, la scelta della TAP, e l’esclusione del Nabucco, è una decisione che non tutela la sicurezza energetica dell’Unione Europea per favorire non la diversificazione degli approvvigionamenti di gas, ma incrementa la presenza di Mosca nel mercato UE dell’energia.

Matteo Cazzulani

USA: CLIMA E GAS SHALE LE PRIORITÀ DELLA POLITICA ESTERA DI OBAMA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 26, 2013

Il Presidente statunitense si fa promotore di un nuovo Accordo Internazionale per la riduzione delle emissioni inquinanti e lo sviluppo di fonti di energia pulita. Rilanciato il rafforzamento della posizione degli Stati Uniti nel mercato mondiale del gas.

Da supporter della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo, gli Stati Uniti d’America diventano il promotore della lotta alle emissioni inquinanti. Nella giornata di martedì, 25 Giugno, il Presidente statunitense, il democratico Barack Obama, ha posto la lotta all’inquinamento nel pianeta come priorità dell’agenda politica della Casa Bianca.

Durante un discorso ufficiale, Obama ha sottolineato la necessità per gli USA di guidare un’azione mondiale per invitare India, Cina, Brasile, ed altre potenze economiche del pianeta, ad approvare una nuova Carta Internazionale del Clima.

Obama, che ha invitato anche i Paesi dell’Unione Europea a raddoppiare gli sforzi per limitare le emissioni inquinanti, ha dato mandato all’Agenzia della Protezione Ambientale di stabilire nuovi standard per favorire lo sviluppo di energie rinnovabili.

Come riportato dal Presidente USA, lo scopo della politica energetica della Casa Bianca è quello di ridurre del 20% le emissioni inquinanti, e di soddisfare la il fabbisogno di 6 Milioni di case attraverso energia solare, eolica e rinnovabile entro il 2020.

“Il nostro impegno da solo non è sufficiente per arginare il surriscaldamento globale -ha dichiarato Obama- ma gli Stati Uniti d’America devono compiere il primo passo per dare il buon esempio agli altri Paesi del pianeta”.

Nel piano generale di Obama, particolare importanza è ricoperta dal gas, la cui produzione interna è incrementata a dismisura da quando gli USA hanno avviato lo sfruttamento dello Shale.

Questo carburante, estratto da giacimenti posti a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking orizzontale e verticale, ad oggi adoperate solo in Nordamerica, ha permesso agli Stati Uniti d’America di incrementare notevolmente la produzione interna di gas.

Il Presidente USA ha ribadito la necessita di sostituire le emissioni carbonifere, altamente inquinanti, con il gas, ed ha posto il rafforzamento degli Stati Uniti nel mercato mondiale dell’oro blu come obiettivo di prioritaria importanza strategica per la Casa Bianca.

“Il nostro piano prevede l’uso di più gas, investimenti in fonti di energia pulita, e l’avvio di misure per ridurre lo spreco -ha dichiarato Obama- La strada è molto lunga, ma occorre agire prima che sia troppo tardi”.

Gli USA incrementano la sicurezza energetica dell’Europa

Sul piano geopolitico, il piano di Obama da un lato rilancia la figura degli USA nel Mondo con un piano ambizioso, necessario per la salvaguardia del pianeta e l’arresto dei mutamenti climatici dovuti al crescente inquinamento.

Dall’altro, il Presidente statunitense rafforza la posizione degli USA nel mercato mondiale del gas, in cui, secondo le stime, gli Stati Uniti d’America diventeranno il primo Paese esportatore di oro blu nel Mondo.

Dopo avere consildato la posizione in Asia con l’avvio delle forniture di Shale in India e la firma di pre-contratti con Singapore, Taiwan e Corea del Sud, l’Amministrazione Obama ha coinvolto anche l’Europa con i primi invii di gas non convenzionale liquefatto in Gran Bretagna.

Interesse all’importazione di gas dagli USA è stato espresso anche da Paesi dell’Unione Europea fortemente dipendenti dalle forniture di energia dall’estero, come Polonia, Germania, Lituania, Spagna ed Italia.

Appello al sostegno bipartisan

Sul lato politico interno, Obama ha espresso appoggio condizionato alla realizzazione del Keystone XL, oleodotto progettato per veicolare greggio dal Canada alle raffinerie del Golfo del Messico.

Il Presidente USA si è detto favorevole all’infrastruttura, solo a patto che la realizzazione della conduttura non provochi l’incremento delle emissioni inquinanti.

Obama non dovrebbe avere problemi a realizzare le misure presentate, in quanto il progetto non richiede alcuna approvazione da parte del Congresso, in cui la Camera dei Rappresentanti è controllata dai repubblicani.

Ciò nonostante, il Presidente USA ha invitato i democratici -che controllano la Casa Bianca e il Senato- e la minoranza repubblicana -che controlla la Camera dei Rappresentanti- a lavorare insieme per sostenere il progetto della Casa Bianca senza preconcetti né tattiche di natura politica.

“Il 97% degli scienziati sono concordi sul fatto che il pianeta sta cambiando in maniera influente per il futuro dell’umanità, non dobbiamo scegliere tra la salute dell’economia e quella dei nostri figli, ma non possiamo condannare le future generazioni a vivere in un Pianeta lontano dall’essere migliorato”.

Matteo Cazzulani

ENERGIA: LA ROSNEFT FA IL PIENO A PIETROBURGO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 25, 2013

Durante il noto summit economico, il monopolista statale russo del greggio rafforza le relazioni con il colosso energetico USA ExxonMobil. Firmati accordi con il colosso cinese CNPC e la compagnia giapponese Marubeni per l’esportazione di gas LNG in Asia.

Il vertice economico di Pietroburgo porta un bottino a tutto campo per la prima compagnia energetica del pianeta. Nella giornata di lunedì, 24 Giugno, il monopolista statale russo del greggio Rosneft, ha firmato un accordo con il colosso energetico statunitense ExxonMobil per la cooperazione nel Mar Nero, nel Mare di Chukchi, nel Mare di Laptev e nel Mare di Kara

Inoltre, Rosneft ed ExxonMobil hanno stabilito la realizzazione di un rigassificatore in Siberia Orientale per avviare l’ esportazione di gas liquefatto russo in Asia.

A riguardo, sempre durante il vertice di Pietroburgo, la Rosneft ha firmato un accordo per l’esportazione di 1,25 Milioni di Tonnellate di LNG all’anno in Giappone con la compagnia giapponese Marubeni.

Inoltre, la Rosneft ha accordato con il colosso nazionale cinese CNPC l’incremento del totale di greggio russo importato dalla Cina a 219 Barili all’anno dai 109 attuali.

L’accordo con la Marubeni e la CNPC -che ha rilevato il 20% del rigassificatore che i russi intendono costruire nella penisola di Yamal- consente alla Russia di rafforzare la posizione in Asia.

Nel continente asiatico, dopo l’avvio dello sfruttamento di gas Shale, gli Stati Uniti d’America, hanno incrementato la loro presenza nel mercato energetico asiatico, soprattutto in India, Corea del Sud, Singapore e Taiwan.

Oltre che con la ExxonMobil, Marubeni e CNPC, la Rosneft ha firmato accordi anche con il Ministero dell’Economia della Croazia, con il colosso energetico norvegese Statoil, con quello italiano ENI, con la compagnia polacca Orlen PKN, e con le compagnie Sanors, Soneco, General Electric, Vitold e Trafigura.

Anche Gazprom si rafforza

Importanti progressi sono stati compiuti anche dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, che, sempre durante il vertice di Pietroburgo, ha dichiarato l’intenzione di realizzare un rigassificatore nella Regione di Leningrado.

Lo scopo dell’infrastruttura, secondo quanto dichiarato dal Capo di Gazprom, Alexei Miller, è l’esportazione di gas liquefatto in Europa per 10 Milioni di Tonnellate al giorno.

Miller ha anche incontrato l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, per parlare dell’avanzamento del prolungamento del Southstream.

Questo gasdotto è progettato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno in Austria dalle coste russe attraverso il Fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

Il Southstream, contestato dalla Commissione Europea, è compartecipato da Gazprom, ENI, dalla compagnia tedesca E.On e da quella francese EDF.

Matteo Cazzulani

ISRAELE DIVENTA UN PAESE ESPORTATORE DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 24, 2013

Il Governo israeliano autorizza l’esportazione del 40% delle riserve nazionali di gas. L’Unione Europea resta la principale interessata alle esportazioni dell’oro blu dello Stato ebraico

Un Paese tradizionalmente povero di energia destinato a ricoprire un ruolo predominante nella politica energetica europea. Nella giornata di Domenica, 23 Giugno, Israele ha deciso di destinare il 40% delle riserve nazionali di gas all’esportazione

Come riportato da Natural Gas Europe, la decisione è stata comunicata dal Premier israeliano, Binyamin Netanyahu, insieme con il Ministro delle Finanze, Yair Lapid, ed il Governatore della Banca Nazionale di Israele, Stanley Fischer.

Nello specifico, il Governo ha stabilito di trattenere il 60% delle risorse di gas per la sicurezza energetica nazionale, mentre il restante 40% sarà utilizzato per rafforzare la posizione di Israele come Paese esportatore di energia.

Un punto interrogativo resta sulla destinazione che Israele intende scegliere per esportare il suo gas.

Come riportato dall’agenzia UPI, la prima direttrice può essere l’Europa attraverso la Turchia, per mezzo di un gasdotto costruito sul fondale del Mar Mediterraneo per collegare i giacimenti israeliani al territorio turco.

Il progetto è supportato dagli Stati Uniti d’America, che vedono nella cooperazione energetica tra Israele e Turchia un mezzo per rafforzare due alleati strategici in Medio Oriente.

Nel contempo, l’Amministrazione del Presidente statunitense, il democratico Barack Obama -che si è impegnato per ripianare una forte crisi diplomatica tra Israele e Turchia- ritiene il progetto una fonte di approvvigionamento che garantisce agli alleati dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas dalla dipendenza da Russia ed Algeria.

Secondo progetto, sempre orientato verso l’Europa, è l’esportazione di gas liquefatto a Cipro, dove la compagnia USA Noble Energy, in cooperazione con l’israeliana Delek -i due enti che sfruttano i giacimenti di oro blu di Israele- sta realizzando un rigassificatore.

La soluzione cipriota è supportata dalla Grecia, ma è opposta dalla Turchia, che vede Cipro come un potenziale avversario al mantenimento dello status di principale Paese di transito in Europa del gas necessario all’Unione Europea per diminuire la dipendenza dalla Russia.

La terza soluzione è l’esportazione di gas liquefatto verso Egitto e Golfo Persico tramite la realizzazione di un rigassificatore nel Golfo di Eliat.

Questa soluzione porta Israele a competere nel mercato energetico mondiale con due potenze del settore, come Qatar, Iran ed Egitto.

Una decisione storica che cambia la posizione geopolitica israeliana

Il giacimento Leviathan contiene 7 trilioni di piedi cubi di gas, mentre il Tamar 10 Trilioni di piedi cubi.

Per il Governo israeliano la decisione rappresenta una pagina di storia, dal momento in cui i due giacimenti sono stati scoperti nel Mar Mediterraneo solo nel 2010.

Da allora, Israele è diventato un Paese in primo piano nel mercato energetico mondiale.

Matteo Cazzulani

GAS: LA SOCAR RILEVA LA DESFA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 23, 2013

Il colosso energetico azero rileva il controllo della compagnia greca gestore del sistema di distribuzione del gas ellenico. Sempre più accesa la contesa tra TAP e Nabucco.

Un passo in Grecia con lo sguardo in Bulgaria per garantire la sicurezza energetica all’Unione Europea. Nella giornata di sabato, 22 Giugno, il colosso nazionale azero SOCAR ha raggiunto un accordo per l’acquisto della compagnia greca DESFA, incaricata della gestione del sistema di distribuzione del gas in terreno ellenico.

Come riportato da Natural Gas Europe, la SOCAR si è accordata per acquisire il possesso parziale della DESFA dal Fondo della Repubblica Ellenica di Sviluppo, mentre il restante 35% delle azioni dell’ente incaricato della distribuzione del gas in Grecia Sara ceduto da Atene in seguito ad un’asta pubblica.

L’acquisizione della DESFA da impulso alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

Il Gasdotto Trans Adriatico è un progetto concorrente al Nabucco, conduttura progettata per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Austria dalla Turchia Occidentale via Romania, Ungheria e Bulgaria.

Proprio la Bulgaria e il Nabucco sono al centro degli interessi energetici di Unione Europea ed Azerbaijan, in quanto la SOCAR ha espresso l’intenzione di rifornire del proprio gas il gasdotto dalla verdiana denominazione e, tramite le condutture bulgare, anche la Grecia.

Particolare importanza è ricoperta dall’Interconnettore Grecia Bulgaria -IGB- concepito per veicolare gas dal territorio bulgaro a quello greco nel caso il Nabucco sia preferito alla TAP.

Il Nabucco e la TAP, gasdotti supportati dalla Commissione Europea, sono le due condutture candidate al trasporto del gas azero in Unione Europea tra le quali la SOCAR deve presto compiere una scelta.

La corsa alla DEPA ancora aperta

Decisiva per la realizzazione di Nabucco e TAP è anche la corsa per il controllo della compagnia nazionale DEPA, che il Governo greco ha messo all’asta per reperire le risorse necessarie a rispettare gli impegni finanziari presi con l’Unione Europea.

Dopo l’uscita dalla scalata del monopolista nazionale russo Gazprom, che è intenzionato a bloccare TAP e Nabucco per non perdere la posizione egemonica nel mercato del gas dell’UE, la SOCAR è favorita anche per l’acquisizione della compagnia nazionale greca.

Il possesso della DEPA da parte della SOCAR incentiva la realizzazione delle infrastrutture progettate dalla Commissione Europea per diversificare gli approvvigionamenti energetici UE con l’importazione diretta di gas azero.

Matteo Cazzulani

GAS: CIPRO VEICOLA IL GAS ISRAELIANO IN UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 22, 2013

Il Governo cipriota avvia trattative con la compagnia israeliana Delek. Anche la statunitense Noble Energy e la francese Technip coinvolte nel progetto

La cordata israelo-americana garantisce all’Unione Europea il gas da Israele.

Nella giornata di mercoledì, 19 Giugno, Cipro ha dichiarato l’avvio di trattative con la compagnia energetica israeliana Delek per la realizzazione di un rigassificatore in territorio cipriota.

L’infrastruttura è programmata dalla Cyprus National Hydrocarbon Company, in collaborazione con la compagnia franceseTechnip, per trasportare gas asiatico e dell’Europa Sud-Orientale in Unione Europea.

In particolare, l’infrastruttura è concepita anche per veicolare in Europa il gas proveniente dal giacimento Aphrodite, ubicato nelle acque territoriali cipriote.

L’Aphrodite, che secondo le stime contiene 6 Trilioni di piedi cubi di gas, è sfruttato dalla Delek, dalla compagnia israeliana Asvel, e dalla compagnia USA Noble Energy.

Inoltre, il rigassificatore cipriota serve anche per veicolare in Unione Europea il gas israeliano dei giacimenti Leviathan, Tamar e Kadish.

I giacimenti israeliani sono sfruttati, oltre che dalla Delek, anche dalla Noble Energy, che è interessata nella realizzazione del rigassificatore a Cipro.

Un’alternativa alla dipendenza dal transito dal Medio Oriente

L’utilizzo di Cipro come hub del gas cipriota e israeliano permette ad Israele di superare l’impasse nell’invio dell’oro blu finora incontrata a causa della posizione di Siria e Giordania.

Questi due Paesi si sono opposti alla realizzazione di un gasdotto pianificato da Israele per veicolare il gas in Europa attraverso la Turchia.

Il progetto turco-israeliano è stato possibile grazie all’intervento del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha invitato Turchia ed Israele a superare una crisi diplomatica.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA IMPLEMENTA LA DIVERSIFICAZIONE DELLE FORNITURE DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 21, 2013

Il Governo polacco progetta un gasdotto per raggiungere tramite la Slovacchia le forniture di gas dell’Azerbaijan in Europa. Simili progetti con Lituania, Germania e Danimarca.

La Slovacchia, ma anche la Danimarca, i Paesi Baltici, la Repubblica Ceca e gli Stati Uniti d’America. Questi sono i Paesi che la Polonia ha individuato per garantire l’indipendenza energetica del Paese, che ad oggi è legato alle forniture della Russia per l’82% del fabbisogno nazionale.

Come riportato dalla Reuters, la Direttrice del Dipartimento Gas e Greggio del Ministero dell’Economia polacco, Malgorzata Szymanska, ha rivelato l’intenzione della Polonia di costruire un gasdotto dalla portata di 5 Milioni di metri cubi di oro blu all’anno per unificare il sistema energetico nazionale con quello della Slovacchia.

L’infrastruttura, per cui la compagnia polacca Gaz-System SA e la slovacca Eustream AS hanno già firmato un contratto, permette alla Polonia di accedere al Nabucco: gasdotto progettato dalla Commissione Europea per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria ed Austria.

Simili progetti per diversificare le forniture di gas sono stati pianificati dalla Polonia con Repubblica Ceca e Danimarca, mentre con la Lituania il Governo polacco ha progettato l’Amber Grid.

Questo gasdotto unifica il rigassificatore di Swinoujscie con quello lituano di Klaipeda, da cui i due Paesi importeranno LNG da Qatar, Egitto e Norvegia.

Le infrastrutture progettate con Repubblica Ceca, Danimarca e Lituania sono state necessarie dopo che la Polonia ha tentato di diversificare le forniture di gas con un accordo con la Germania per importare gas russo proveniente dal Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato nel 2012 dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per rifornire di oro blu direttamente l’economia tedesca, bypassando i Paesi dell’Europa Centrale, tra cui la Polonia.

La dipendenza dal gas russo ha tuttavia mosso la Polonia ad individuare anche fonti di approvvigionamento alternative, tra cui il gas Shale.

Lo Shale statunitense ed UE

Come dichiarato dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, la Polonia intende acquistare gas non convenzionale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, che, con l’avvio dello sfruttamento dello Shale, hanno progettato l’avvio delle esportazioni all’estero di oro blu.

Oltre al gas non convenzionale statunitense, la Polonia è tra i Paesi più attivi nella ricerca di Shale in Unione Europea.

Secondo le stime EIA, la Polonia possiede la più cospicua riserva di Shale in UE, pari a 148 Trilioni di piedi cubi.

Matteo Cazzulani