LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia critica la Francia: “la politica bilaterale con Putin penalizza l’Europa”

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on September 30, 2014

Il Vicepremier polacco, Tomasz Siemoniak, lamenta la permanenza di stretti legami militari tra l’Amministrazione francese e quella russa per la vendita delle portaerei Mistral, che mettono a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale. Il Presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski, invita il suo collega francese, Francois Hollande, ad accelerare sull’Unione Energetica Europea

L’ombrello americano è sicuramente più europeo di quello francese. Questa è la posizione assunta dal Vicepremier polacco, Tomasz Siemoniak, che, nella giornata di lunedì, 29 Settembre, ha commentato la gara attualmente in corso tra la società statunitense Raytheon e la francese Thales per la realizzazione in Polonia del sistema di difesa anti-missilistico.

In un’intervista al quotidiano Rzeczpospolita, Siemoniak, che è anche Ministro della Difesa, ha sottolineato come la scelta del Governo polacco potrebbe facilmente ricadere sulla compagnia con sede negli Stati Uniti d’America per via della decisione della Francia di mantenere attuale la vendita di due portaerei di categoria Mistral alla Russia.

L’accordo tra Francia e Russia, secondo Siemoniak, rafforza le strutture militari di un Paese, la Russia, a cui l’Europa, da un lato, ha applicato sanzioni economiche e commerciali in risposta all’aggressione militare all’Ucraina, e la NATO, dall’altro, ha risposto fermamente alle continue provocazioni negli spazi aerei dei Paesi Baltici, Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Olanda, USA e Canada incrementando le strutture difensive dei Paesi dell’Europa Centrale.

“Non posso nascondere che la questione dei Mistral non favorisce la scelta dei francesi: sono però convinto che la Francia saprà fare una scelta saggia” ha dichiarato Siemoniak, alludendo alla solidarietà europea come principio a cui la Francia dovrebbe attenersi nella sua politica militare, sopratutto in momento come quello attuale, in cui la Comunità Atlantica è de facto sotto attacco da parte del Presidente russo, Vladimir Putin.

Oltre ad essere una lamentela nei confronti dell’Amministrazione francese, la posizione di Siemoniak è anche un vero e proprio invito a rilanciare la collaborazione tra Polonia e Francia per la realizzazione, nel più breve tempo possibile, dell’Unione Energetica Europea.

Questo progetto, già concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea del calibro di Jacques Delors e Romano Prodi, è stato rilanciato di recente dall’ex-Premier polacco, Donald Tusk -attuale Presidente-Nominato del Consiglio Europeo- e dal Presidente francese, Francois Hollande.

Nello specifico, l’Unione Energetica Europea prevede la creazione di un mercato europeo unico del gas tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione Europea, la diversificazione delle importazioni di carburante mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, e la creazione di un ente unico UE per la compravendita del gas da Paesi terzi.

Una conferma delle intenzioni conciliatorie di Siemoniak è provenuta dalle dichiarazioni rilasciate dal Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, di cui il Vicepremier è notoriamente uno stretto collaboratore.

Il Presidente Komorowski, a margine del vertice dei Presidenti del Gruppo Arraiolos, ha sottolineato come la solidarietà tra i Paesi UE in ambito energetico sia essenziale affinché Putin capisca che l’utilizzo del gas come mezzo di coercizione geopolitica è sconveniente per la Russia stessa, che ha proprio nelle esportazioni di energia in Europa una fetta molto considerevole del suo bilancio.

Komorowski contro il Southstream

Il Presidente polacco ha inoltre fatto appello affinché i Paesi UE perseguano il progetto dell’Unione Energetica Europea senza supportare progetti bilaterali con Putin, che finiscono per incrementare, anziché diminuire, la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas della Russia, come il gasdotto Southstream.

Questa infrastruttura, concepita da Putin per veicolare gas russo dalla Russia meridionale in Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, è contrastata dalla Commissione Europea, che ha invitato i Paesi UE coinvolti nel progetto a congelare la realizzazione di un progetto che, de facto, mette a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Europa.

“In molti casi, alcuni Paesi membri dell’UE agiscono con criteri imprenditoriali e non politici: è importante che l’UE non incrementi la sua dipendenza dalle forniture di gas della Russia, ad esempio realizzando il Southstream” ha dichiarato Komorowski all’autorevole agenzia PAP.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140930-110538-39938060.jpg

La Comunità Atlantica e la NATO sotto attacco da Putin: lo dice anche il Financial Times

Posted in NATO by matteocazzulani on September 29, 2014

L’autorevole testata internazionale rileva circa 200 sconfinamenti dell’aviazione russa nello spazio aereo di Unione Europea, Stati Uniti d’America e Canada, un gesto da considerarsi come un vero e proprio affronto. Come riportato dalla Deutsche Welle, la Germania non sarebbe in grado di mantenere le promesse fatte all’Alleanza Atlantica per la difesa dell’Europa Centro-Orientale

Il Financial Times lancia l’allarme, Deutsche Welle e Spiegel rincarano la dose. Nella giornata di giovedì, 25 Settembre, la nota testata internazionale in lingua inglese ha sottolineato come siano oramai circa 300 i casi di violazione dello spazio aereo dell’Unione Europea e della NATO da parte della Russia.

Nello specifico, il Financial Times ha rilevato come la sola Lettonia sia stata coinvolta in 150 tra manovre e sconfinamenti di reparti dell’aviazione miliare russa nei cieli lettoni, mentre la Lituania ha subito 68 violazioni del proprio spazio aereo.

Interessate dalle manovre oltre confine dell’aviazione militare russa sono state anche Estonia, Finlandia e Svezia che, sempre secondo la testata internazionale di lingua inglese, hanno registrato un totale di 11 sconfinamenti di velivoli militari russi, al punto da spingere l’ex-Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, a lanciare l’allarme lo scorso 17 Settembre.

Oltre ad essere un gesto militare interpretabile come una vera e propria provocazione, gli sconfinamenti dell’aviazione militare della Russia riportati dal Financial Times hanno anche una connotazione politica.

Lo scorso 19 Settembre, in piena campagna elettorale per il referendum sull’Indipendenza della Scozia -che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha fortemente sostenuto- due Tu-95 dell’aviazione militare della Russia sono stati intercettati dalla Royal Air Force nei pressi dello spazio aereo della Gran Bretagna.

Sempre il 17 e il 18 Settembre, alla vigilia della visita in USA e Canada del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, una flotta composta da tre MiG-31 e due Tu-95 russi hanno volato a stretta vicinanza dapprima nei cieli dell’Alaska, e, successivamente, vicino allo spazio aereo canadese.

Le manovre dell’aviazione militare russa riportate dal Financial Times sembrano confermare i timori espressi a più riprese in sede NATO dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, in merito alla volontà di Putin di spostare il conflitto armato dall’Ucraina ai Paesi del Baltico.

L’attacco a Estonia, Lettonia e Lituania -Paesi membri dell’UE e della NATO- sarebbe una dichiarazione di guerra diretta all’Europa e alla Comunità Atlantica: un progetto che, come dichiarato in diverse occasioni da esperti del calibro del giornalista britannico Edward Lucas, Putin potrebbe perseguire per ricostruire una Russia imperiale.

Per reagire alla possibile aggressione militare russa, la NATO, nel corso del recente vertice di Newport, in Galles, ha varato la Forza di Reazione Veloce: un’unità armata composta di forze aeree di vari Paesi dell’Alleanza Atlantica, con base in Polonia, impegnata a reagire nell’immediato ad una possibile invasione da parte di Putin.

La Forza di Reazione Veloce è stata varata per rassicurare i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che ad oggi si sentono non adeguatamente tutelati dalla NATO, ma, come riportato dalla Deutsche Welle, potrebbero non esserci le risorse finanziarie per sostenere economicamente il progetto.

Come riportato dalla testata internazionale tedesca, la Germania, che ha promesso l’invio in Polonia di 60 Eurofighter nell’ambito della Forza di Reazione Veloce, possiede in realtà solamente 42 aerei di questo tipo pronti al volare e ad essere ingaggiati in azioni militari immediate.

Secondo questa rilevazione, la Deutsche Welle ha dimostrato come il Governo tedesco potrebbe avere formulato alla NATO promesse che, nella realtà, la Germania non è in grado di mantenere.

La NATO divisa sulla difesa dell’Europa Centro-Orientale

Oltre alla Germania, non è escluso che anche altri Paesi abbiano promesso sostegno militare ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale senza, tuttavia, potere de facto onorare tale impegno.

Tuttavia, lo scontro in merito alla Forza di Reazione Veloce sembra essere molto acceso anche all’interno della stessa NATO.

Come riportato dallo Spiegel, durante il recente Consiglio Militare di Vilna, il Generale Martin Dempsey -la più alta carica militare USA- e il Comandante Generale della NATO in Europa, Philip Breedlove, avrebbero fortemente discusso sull’argomento.

Secondo quanto riportato dalla testata tedesca, Dempsey avrebbe questionato la capacità della Forza di Reazione Veloce di reagire alle minacce in sole 48 ore.

A sua volta, Breedlove avrebbe invitato il Generale statunitense ad esprimere le sue perplessità al Segretario di Stato USA, John Kerry, e al Segretario alla Difesa, Chuck Hagel, che, dopo avere esaminato il progetto, hanno dato il loro assenso.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140929-113012-41412147.jpg

Guerra Energetica: UE e Canada rafforzano la Comunità Atlantica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 26, 2014

Il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e il Premier canadese, Stephen Harper, firmano un accordo per implementare le relazioni energetiche. L’accordo tra Unione Europea e Ottawa va di pari passo con quello che l’Europa sta negoziando con gli Stati Uniti d’America per il varo del progetto di Partnership Commerciale e Industriale Transatlantica.

In un Mondo sconvolto da minacce militari provenienti da Iraq, Siria e Russia, l’Occidente ha bisogno di compattarsi e di integrarsi: anche e sopratutto sul piano energetico. Queste sono le intenzioni che, giovedì, 25 Settembre, hanno mosso Unione Europea e Canada a firmare accordi bilaterali per la cooperazione nel settore dei trasporti, delle scienze, dell’ambiente, dell’educazione e, sopratutto, dell’energia.

Come riportato dall’autorevole agenzia UPI, gli accordi, firmati a Bruxelles dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e dal Premier canadese, Stephen Harper, prevedono lo sviluppo delle relazioni energetiche tra UE e Canada, finalizzate all’avvio delle esportazioni di gas e greggio liquefatti da Ottawa in Europa.

Il rafforzamento delle relazioni energetiche tra UE e Canada giovano ad ambo le parti: l’Europa, infatti, vede il Canada come un possibile fornitore di energia alternativo a Russia e Algeria, da cui la Commissione Europea intende decrementare l’alta dipendenza attraverso l’importazione di gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto e Norvegia.

Gli accordi con il Canada vanno di pari passo con l’acceleramento delle trattative con gli Stati Uniti d’America per il varo del progetto di Partnership Commerciale e Industriale Transatlantica -TTIP- che prevede anche la liberalizzazione dell’esportazione di gas liquefatto dagli USA all’UE.

Per quanto riguarda il Canada, gli accordi energetici con l’UE consentono ad Ottawa di avviare la possibilità di diversificare le sue esportazioni di gas e greggio liquefatto che, ad oggi, sono orientate unicamente agli USA.

Anche la Corea del Sud nella Comunità Occidentale

Sempre nell’ambito della medesima strategia, Harper, pochi giorni prima della firma degli accordi con l’UE, martedì, 23 Settembre, a Seoul, ha firmato una Dichiarazione per l’avvio della cooperazione energetica con la Corea del Sud.

Il documento, che il Premier canadese ha firmato con la sua collega coreana, Park Geun-hye, avvia la possibilità per il Canada di esportare gas liquefatto alla Corea del Sud, che occupa il secondo posto nel ranking mondiale degli importatori di LNG.

Con l’accordo con il Canada, la Corea del Sud, considerando lo scacchiere geopolitico globale, si schiera appieno all’interno della Comunità Occidentale.

Già nel 2012, Seoul, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha infatti siglato pre-contratti che autorizzano l’importazione di gas liquefatto con gli USA una volta che il Congresso statunitense darà il via libera all’esportazione di LNG.

I pre-contratti con la Corea del Sud sono stati fortemente voluti dal Presidente USA, Barack Obama, che ha concentrato gli sforzi dell’Amministrazione statunitense nella regione dell’Asia e del Pacifico per contenere la crescente influenza della Cina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

20140925-210741-76061337.jpg

Putin risponde all’Europa con il rilancio del Southstream in Ungheria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 24, 2014

Il Presidente russo concorda con il Premier ungherese, Viktor Orban, il tracciato in territorio magiaro del gasdotto progettato per incrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia. L’accordo avviene all’indomani del varo del Corridoio Meridionale, che apre all’Europa il flusso di gas dall’Azerbaijan, e del diniego al Southstream espresso dal Parlamento Europeo

Una reazione all’Europa e alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea, a pochi giorni dal varo del Corridoio Meridionale. Nella giornata di martedì, 23 Settembre, il monopolista statale russo del gas Gazprom -la longa manus del Cremlino nel settore dell’energia- e il Governo dell’Ungheria hanno concordato il tracciato ungherese del gasdotto Southstream.

Quest’infrastruttura, il Southstream, è concepita per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno in Austria dalla Russia meridionale, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, per incrementare la dipendenza energetica dalla Russia dell’UE, che già è fortemente legata alle forniture di Mosca per soddisfare il proprio fabbisogno.

Come riportato dall’agenzia UPI, l’accordo per la definizione del tracciato del Southstream in Ungheria è stato raggiunto durante un incontro, a Budapest, tra il Capo di Gazprom, Alexei Miller, e il Premier ungherese, Viktor Orban, dedicato anche ad una discussione in merito alle forniture di gas che la Russia ha in programma di inviare in Europa per il nuovo inverno.

Più che un’iniziativa di stampo economico, gli accordi di Budapest sono una risposta politica all’Europa del Presidente russo, Vladimir Putin, all’indomani del varo del Corridoio Meridionale: un fascio di gasdotti, supportato dalla Commissione Europea, progettato dall’Azerbaijan all’Italia meridionale attraverso Georgia, Turchia, Grecia e Albania per veicolare in territorio UE gas azero e, così, diversificare le forniture europee di carburante.

Oltre che una contromossa geopolitica, l’accordo tra Russia e Ungheria rappresenta un affronto politico all’UE, dal momento in cui, solo una settimana prima, il Parlamento Europeo ha approvato una mozione che, in linea con le sanzioni che la comunità occidentale ha imposto a Mosca per l’aggressione militare all’Ucraina, ha invitato i Paesi UE coinvolti nel progetto ad abbandonare la realizzazione del Southstream.

Sia la Commissione Europea che la maggioranza delle forze politiche del Parlamento Europeo -popolari, socialisti e democratici, liberal-democratici, conservatori e verdi- hanno ritenuto un errore la realizzazione di un gasdotto che incrementa la dipendenza energetica dalla Russia, sopratutto in concomitanza con la violazione dell’integrità territoriale di Paesi terzi da parte dell’esercito di Mosca.

Tuttavia, per aggirare la posizione comune dell’UE, e realizzare i suoi piani energetici in Europa, Putin ha fatto leva sul già ben consolidato rapporto personale con Orban, che ha già portato alla firma tra Russia e Ungheria di una lunga serie di accordi economici, energetici e commerciali che hanno incrementato la presenza di capitali russi nel mercato ungherese.

L’energia come mezzo di pressione geopolitica

L’implementazione della realizzazione del Southstream dimostra la volontà di Putin di mantenere l’Europa come mercato principale per l’esportazione del gas russo, nonostante, ultimamente, Gazprom abbia guardato ai mercati dell’Asia e del Pacifico con contratti con la Cina e trattative per la fornitura di oro blu liquefatto ad altri Paesi dell’area del Pacifico.

Oltre che un calcolo meramente energetico, l’interesse della Russia per l’Europa è collegato ad un progetto di natura geopolitica, volto all’incremento della già considerevole influenza di Mosca nell’UE.

Putin mira infatti da un lato a mantenere alta la dipendenza energetica dei Paesi dell’UE per potersi avvalere del gas come arma di ricatto geopolitico, come già fatto da Mosca a più riprese nei confronti di Ucraina, Moldova e dei Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro-Orientale, a cui Gazprom ha sempre mantenuto prezzi alti l’importazione di energia.

D’altro canto, come dichiarato dal noto saggista Edward Lucas durante un’audizione presso il Parlamento britannico, l’incremento della dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia potrebbe favorire l’intervento militare di Mosca in alcuni Paesi membri dell’UE, come Estonia, Lituania, Estonia e Polonia.

A supporto della tesi di Lucas sono i recenti sconfinamenti di mezzi dell’aviazione militare russa negli spazi aeri non solo dei tre Paesi del Baltico, ma anche di Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America e Canada, fissati e riportati da autorevoli testate internazionali.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140924-110727-40047881.jpg

L’Europa diversifica le forniture di gas: a Baku varato il Corridoio Meridionale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 23, 2014

Il progetto, composto dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- consente all’Europa di incrementare la sicurezza energetica importando carburante dal territorio azero. Nel complesso, le infrastrutture, per cui è previsto un investimento di più di 45 Miliardi di Dollari, raggiungono una lunghezza di circa 2 Mila chilometri

Un insieme di gasdotti di circa 2 Mila chilometri dal Caucaso all’Italia, attraverso Turchia, Grecia ed Albania, senza contare le diramazioni che assicureranno a molti Paesi dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas. Nella giornata di sabato, 20 Settembre, a Baku, in Azerbaijan, è stato varato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti, supportato dall’Unione Europea, concepito per veicolare fino a 20 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato dall’Hurriyet Daily News, il Corridoio Meridionale è composto dal già esistente Gasdotto del Caucaso Sud Orientale, che veicola il gas dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia, dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP, che attraversa tutto il territorio turco- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- che conduce il carburante dalla Grecia alla Provincia di Brindisi attraverso l’Albania.

Oltre a questi tre gasdotti, il Corridoio Meridionale prevede alcune diramazioni, come il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- che conduce parte del gas dell’Azerbaijan dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -dove sarà immesso nel Corridoio Nord-Sud che conduce il gas dal rigassificatore croato di Krk fino alla Polonia- e l’Interconnettore Grecia-Bulgaria.

Nel suo complesso, il progetto è compartecipato, oltre che dai Governi dei Paesi interessati, anche da alcune compagnie energetiche, come il colosso azero SOCAR, quello britannico British Petroleum, quello norvegese Statoil, la compagnia francese Total, la tedesca E.On, la belga Fluxys, e la svizzera Axpo.

Soddisfazione per la realizzazione del Corridoio Meridionale, che come dichiarato dal Capo della SOCAR, Rovnag Abdullaev, comporta investimenti per più di 45 Miliardi di Dollari, è stata dichiarata dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che, come riportato dall’autorevole Trend, ha illustrato come il progetto sia necessario a garantire la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, che, ad oggi, dipende quasi esclusivamente da pochi fornitori che, spesso, si avvalgono dell’energia come arma di ricatto geopolitico.

Apprezzamenti sono stati dichiarati anche dal Ministro del Commercio britannico, John Livingston, che ha sottolineato come il Corridoio Meridionale, di cui si sta progettando il prolungamento dall’Italia alla Gran Bretagna, attraverso Svizzera, Germania, Francia e Belgio, sia necessario per lo sviluppo sia di tutti i Paesi interessati dal percorso dei gasdotti, che di tutti quelli dell’UE.

Pareri favorevoli all’infrastruttura sono stati dichiarato da altri rappresentanti dei Paesi coinvolti nel Corridoio Meridionale presenti all’inaugurazione, come, tra gli altri, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, il Premier greco, Antonis Samaras, e il Ministro dell’Energia albanese, Damian Gjiknuri.

Un successo anche del Governo Renzi

Degne di nota sono state le dichiarazioni del Viceministro dello Sviluppo Economico italiano, Claudio De Vincenti, che ha sottolineato come l’Italia sia tra i Paesi più attivi nella realizzazione del Corridoio Meridionale per perseguire una politica mirata alla messa in sicurezza delle proprie forniture di idrocarburi.

Ad oggi, l’Italia dipende quasi esclusivamente dalle forniture di gas di Algeria e Russia, ma con la realizzazione della TAP -l’ultimo tratto del Corridoio Meridionale- ha la possibilità di diventare l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan, e, così, di rafforzare notevolmente il suo peso energetico e politico in UE.

A volere fortemente la realizzazione della TAP, che oltre ad incrementare la sicurezza energetica dell’Italia è destinata a creare nuovi posti di lavoro, sono stati l’attuale Premier, Matteo Renzi, e i due Capi di Governo che lo hanno preceduto, Enrico Letta e Mario Monti.

Per quanto riguarda l’arco parlamentare, a sostenere la TAP, in Italia, sono stati Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica, Socialisti e parte di Forza Italia, mentre parere contrario all’ultimo tratto del Corridoio Meridionale è stato espresso da Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Sinistra-Ecologia-Libertà, Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia.

Esemplificativo della motivazione dell’opposizione di alcune forse politiche alla TAP è il loro totale assenso al Southstream: un gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, e dall’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, per incrementare la quantità di gas russo inviata in Italia.

A differenza della TAP, il Southstream non diversifica le forniture di gas per l’Italia e l’Europa e, per questo, è osteggiato alla Commissione Europea, che ritiene il gasdotto russo non in linea con i principi di rafforzamento della sicurezza energetica che l’UE si è posta con la realizzazione del Corridoio Meridionale e di una serie di rigassificatori in tutto il continente.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140923-113302-41582346.jpg

Polonia, Lituania e Ucraina varano una brigata comune

Posted in NATO by matteocazzulani on September 21, 2014

La formazione militare LitPolUkrBrig ha lo scopo di partecipare alle missioni di pace internazionali, favorire l’integrazione militare ucraina e gettare le basi per la realizzazione di un esercito unico europeo. Il progetto è anche in linea con le direttive approvate nel recente vertice NATO di Newport per la difesa dei Paesi membri più a est.

Un tempo, Lublino è stata la sede della celebre Unione che nel 1569, per mezzo della fusione tra la Corona polacca e il Granducato di Lituania, ha portato alla nascita del Commonwealth polacco-lituano: entità statale, nota anche come Repubblica delle Due Nazioni Polacco-Lituana, che si è caratterizzata per l’elezione diretta del sovrano da parte dell’assemblea di tutti i nobili e per la tolleranza nei confronti di ogni credo in un’Europa insanguinata dalle Guerre di Religione.

Oggi, Lublino non è solo la culla del Commonwealth polacco-lituano -che ha compreso fino al 1792 territori e popolazioni delle attuali Polonia, Lituania, Ucraina, Bielorussia, e di parti di Lettonia e Russia- ma è la sede della LitPolUkrBrig: una brigata, composta da reparti armati di Polonia, Lituania ed Ucraina, impegnata nelle missioni di pace internazionali e nel rafforzamento della partnership militare tra i tre Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Nello specifico, come riportato dalla Reuters, presso la base di Lublino, dove già stazionano 50 soldati polacchi, si aggiungeranno reparti lituani e ucraini fino a raggiungere un totale di 250 militari: un progetto simbolico che, secondo i progetti, può incrementare fino a diventare un modello di integrazione militare per tutta l’Unione Europea.

La genesi della LitPolUkrBrig ha inizio nel 2009, con una lettera di intenti tra i tre Paesi fondatori orientata alla realizzazione di un progetto militare per rafforzare l’integrazione Euroatlantica dell’Ucraina, rinsaldare la collaborazione tra gli eserciti nazionali nell’ambito della NATO, gettare le basi per la realizzazione di una brigata militare unica europea.

A commento della firma, avvenuta a Varsavia presso la residenza presidenziale, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha espresso rammarico per il ritardo con cui è avvenuta la realizzazione del battaglione che, nell’immediato, aiuta l’esercito ucraino a collaborare con l’Occidente.

“Voglio ricordare che Polonia e Lituania sono impegnate nel sostenere l’Ucraina non solo sul piano militare, ma anche su quello delle riforme dell’amministrazione locali e delle piccole e medie imprese” ha dichiarato Komorowski.

Positivo è stato il commento del Ministro della Difesa polacco, Tomasz Siemoniak, che ha sottolineato come la realizzazione della brigata sia in linea sia con la recente firma dell’Accordo di Associazione tra UE e Ucraina, che con gli intenti di rafforzare la partnership militare tra Kyiv e l’Occidente espressi durante il recente vertice NATO di Newport.

“La brigata aiuta a rafforzare l’amicizia tra Polonia, Lituania e Ucraina, e a garantire più sicurezza in Europa Centro-Orientale” ha commentato, a sua volta, il Ministro della Difesa lituano, Juozas Olekas.

Positivo è stato anche il commento del Ministro della Difesa ucraino, Valeriy Heletey, che, dopo avere illustrato come l’Ucraina già collabori con Polonia e Lituania in diverse missioni pace nel Mondo, dal Kosovo alla Bosnia-Erzegovina, ha evidenziato come, ad oggi, Kyiv sia vittima di un’aggressione militare da parte della Russia.

L’esercito della Russia provoca in Europa e Nordamerica

Oltre all’Ucraina, il Presidente russo, Vladimir Putin, come riportato da TVN24, ha però dimostrato con provocazioni recenti di avere anche altri obiettivi sul piano militare: l’Europa e tutta la Comunità Euroatlantica.

Nella giornata di venerdì, 19 Settembre, bombardieri di categoria SU-24 hanno ripetutamente violato lo spazio aereo della Lettonia e della Svezia: un fatto che ha gettato in allarme il Governo svedese appena eletto.

Del resto, già in passato, sempre a causa degli sconfinamenti dei velivoli militari russi, Stoccolma ha cambiato i vertici militari e ha ipotizzato un suo immediato ingresso nella NATO per tutelare la sua sicurezza nazionale.

Oltre a Lettonia e Svezia, sconfinamenti di aerei militari russi si sono verificati anche in Gran Bretagna, dove, sempre venerdì, 19 Settembre, velivoli di categoria Tu-95 hanno violato lo spazio aereo britannico, e sono stati subito intercettati da aerei della Royal Air Force.

In aggiunta all’Europa, le provocazioni militari di Putin si sono verificate anche negli Stati Uniti d’America dove, come riportato dalla CNN e registrato dal NORAD, una flotta di MIG-35 e aerei cisterna si è avvicinata allo spazio aereo USA, nei cieli dell’Alaska.

Pronta è stata la risposta dell’esercito USA, che ha scortato, fino all’allontanamento dallo spazio aereo degli Stati Uniti, gli aerei militari russi che, tuttavia, si sono poi avvicinati allo spazio aereo del Canada.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140921-101326-36806246.jpg

Nuovo Governo in Polonia: la Kopacz applica il Manuale Cencelli per il dopo-Tusk

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 20, 2014

Il Premier-Designato polacco tiene conto dell’appartenenza di corrente interna alla cristiano-democratica Piattaforma Civica per formare il suo nuovo Esecutivo dopo la nomina dell’ex-Capo del Governo a Presidente del Consiglio Europeo. Le promozioni di Grzegorz Schetyna agli Esteri e di Tomasz Siemoniak a Vicepremier testimoniano la longa manus nella formazione del Governo del Presidente, Bronislaw Komorowski

C’è chi l’ha paragonata a Margaret Thatcher per la decisione, al suo esordio, di varare un Governo politico che bilancia tutte le componenti interne al suo Partito, ma c’è sopratutto chi l’ha già criticata per non avere nominato persone forti nelle posizioni adeguate. Nella giornata di venerdì, 19 Settembre, il Premier-Designato polacco, Ewa Kopacz, ha presentato il suo Governo, chiamato ora a ottenere la fiducia del Parlamento.

Il nuovo Esecutivo, varato dopo la nomina del precedente Premier, Donald Tusk, a Presidente del Consiglio Europeo, è sempre retto dalla coalizione tra la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, il Partito a cui appartengono Tusk, la Kopacz e il Presidente, Bronislaw Komorowski- e il Partito contadino PSL, ma, questa volta, rappresenta tutte le correnti interne alla principale forza politica.

A stupire è infatti la nomina a Ministro degli Esteri di Grzegorz Schetyna: ex-Ministro degli Interni ed ex-Presidente della Camera Bassa del Parlamento, attuale Presidente della Commissione Affari Internazionali e, sopratutto, Capo della corrente interna alla PO avversaria a quella di Tusk, a cui appartiene anche la Kopacz.

Oltre a Schetyna -che grazie alla nomina ritrova spazio in politica dopo essere stato quasi definitivamente marginalizzato da Tusk- a dimostrare la natura politica del nuovo Governo è la decisione della Kopacz di affidare il Ministero della Giustizia a Cezary Grabarczyk, il Capo della terza corrente interna alla PO.

Degna di nota è la decisione di confermare Ministro della Difesa, Tomasz Siemoniak, che, tuttavia, assume anche il ruolo di Vicepremier: una decisione presa da un lato per innalzare il peso delle strutture difensive in un periodo di instabilità internazionale, e, dall’altro, per accontentare il Presidente Komorowski.

Molte sono infatti le voci che testimoniano come ad avere avuto l’ultima parola sulle nomine dei Ministri degli Esteri e della Difesa sia stato proprio Komorowski, che, non a caso, ha piazzato al Governo persone a lui fedeli: un segnale che fa pensare ad un tacito accordo sulle competenze, in base al quale il Presidente assume il pieno controllo della politica estera, mentre la Kopacz resta titolare della questioni interne.

Oltre ai nomi già citati, tra i nuovi Ministri figurano anche Andrzej Halicki -uomo della corrente di Schetyna- alla Digitalizzazione, Teresa Piotrowska agli Interni, Maria Wasiak alle Infrastrutture.

Confermati, invece, sono il Ministro dell’Ambiente, Maciej Grabowski, quello del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, il Ministro delle Finanze, Mateusz Szczurek, il Ministro dello Sport, Andrzej Biernat, il Ministro della Sanità, Bartosz Arlukowicz, il Ministro della Cultura, Malgorzata Omilanowska, il Ministro dell’Università e della Ricerca Lena Kolarska-Bobinska, il Ministro dell’Educazione, Johanna Kluzik-Rostowska.

Confermati sono anche i tre Ministri in quota PSL: Janusz Piechocinski all’Economia, Marek Sawicki all’Agricoltura, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz al Lavoro.

Scoppia il caso Sikorski

Oltre ai nuovi Ministri, a far discutere è la detronizzazione dell’ex-Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che, in sette anni di Governo Tusk, è stata l’unica pedina inamovibile per via della sua competenza, dell’ampio consenso riscosso, e dei risultati ottenuti sul campo: dal rafforzamento delle relazioni con la Germania e dalla piena integrazione della Polonia nell’Unione Europea alla detronizzazione in Ucraina del Presidente reazionario Viktor Yanukovych.

Sikorski, più volte candidato a ricoprire incarichi internazionali, come da ultimo il posto di Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa UE, è stato al centro di uno scandalo intercettazioni, il cui movente resta ancor oggi incognito: un fatto che, secondo diversi commentatori, ha comportato la mancata riconferma sia del Ministro degli Esteri, che del titolare del Dicastero degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz.

Il siluramento di Sikorski, che non ha mai avuto buoni rapporti con il Presidente Komorowski e che non possiede una sua corrente interna alla PO, testimonia sopratutto la volontà del Capo di Stato di mantenere sotto il suo controllo la politica estera e quella di difesa, lasciando al Premier Kopacz e ai suoi uomini solo cariche di natura interna.

D’altro canto, la decisione di candidare Sikorski alla Presidenza della Camera Bassa del Parlamento -ruolo finora ricoperto dalla Kopacz- può essere letto come una tattica per inasprire il contrasto con il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- il principale Partito di opposizione, che, secondo i sondaggi, starebbe scavalcando la PO in termini di consensi elettorali.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140920-111835-40715534.jpg

Ucraina: Poroshenko in USA e Canada nel solco dell’Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 19, 2014

Durante il suo discorso al Congresso a Camere riunite, il Presidente ucraino attinge a piene mani della dottrina dell’Internazionalismo Liberale: richiede il rispetto dell’integrità territoriale ucraina, aiuti per realizzare le riforme, armi e lo status di alleato NATO per Kyiv. Presso il Parlamento canadese, Poroshenko dichiara l’inizio di un percorso inarrestabile verso l’Europa

Wilsoniano, Kennediano, Reaganiano e Clintoniano negli Stati Uniti d’America, Churchilliano, invece, in Canada. Queste sono le caratteristiche dimostrate dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, durante i discorsi ufficiali al Congresso USA e al Parlamento canadese, entrambi riuniti a camere congiunte per audire il Capo di Stato dell’Ucraina.

Al Congresso, Poroshenko ha esposto le richieste dell’Ucraina all’alleato statunitense attingendo a piene mani dall’Internazionalismo Liberale: dottrina geopolitica, seguita da moltissimi tra i Presidenti che dal 1918 si sono succeduti alla Casa Bianca, che postula lo sviluppo della Democrazia e della Libertà nel Mondo come condizione necessaria a garanzia della sicurezza dell’intera Comunità Atlantica.

Con l’appello agli USA a mantenere l’impegno di rispettare l’integrità territoriale ucraina sancita nel Memorandum di Budapest del 1994 -con cui USA, Gran Bretagna e Russia hanno riconosciuto l’invio l’abilità dei confini ucraini in cambio della rinuncia da parte di Kyiv alle armi nucleari- e con la richiesta al Congresso di applicare ulteriori sanzioni alla Russia in reazione all’aggressione militare di Mosca all’Ucraina, Poroshenko si è rifatto alla dottrina del Presidente Woodrow Wilson.

Questo Presidente, il “padre” della dottrina dell’Internazionalismo Liberale di appartenenza democratica, nel primo dopoguerra ha ritenuto necessario per la sicurezza degli Stati Uniti adoperarsi ad ogni costo per garantire la Libertà e il rispetto dello Stato di Diritto nel Mondo.

Poroshenko ha poi richiesto al Congresso investimenti affinché l’Ucraina riesca ad attuare riforme in campo economico e giudiziario necessario per approvare riforme importanti finalizzate a soverchiare la corruzione e a garantire la giustizia sociale sulle Rive del Dnipro.

Questo appello ricalca la posizione di John Fitzgerald Kennedy, il Presidente USA di orientamento democratico che, nel solco della tradizione dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Sessanta ha postulato la realizzazione della Comunità per il Progresso: un’alleanza tra i popoli della terra, iniziando da quelli della Comunità Atlantica, per garantire nel Mondo pace e giustizia sociale come mezzo per rafforzare la Democrazia e garantire la Libertà.

Durante il suo discorso, Poroshenko ha anche richiesto agli USA di fornire aiuti di carattere logistico e militare per consentire all’Ucraina di difendersi in maniera adeguata dall’aggressione militare della Russia, dichiarando che gli ucraini vogliono la pace, e che la battaglia per la Libertà sta comportando per Kyiv un prezzo enorme.

Questa richiesta ha scaldato i cuori dell’ala repubblicana del Congresso, in quanto ha attinto a piene mani dalla dottrina del Presidente Ronald Reagan, che, sempre nel solco dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Ottanta ha postulato la necessità per il Mondo libero occidentale, di combattere a tutto campo per la difesa della Democrazia, anche per mezzo di un considerevole riarmo.

Infine, Poroshenko ha attinto dall’orientamento del Presidente democratico Bill Clinton che, negli anni Novanta, sempre facendo riferimento alla dottrina wilsoniana, ha postulato la riforma della NATO dopo la caduta dell’Unione Sovietica da patto a garanzia della sicurezza della comunità Euroatlantica ad alleanza impegnata nello sviluppo e nella tutela della Democrazia, dei Diritti Umani e della Libertà nel Mondo.

Poroshenko, nel suo discorso, si è infatti appellato al Congresso affinché gli USA riconoscessero all’Ucraina lo status di “alleato speciale” della NATO: una carica, concessa già ad Israele, Argentina, Corea del Sud, Giappone, Thailandia e Kuwait, che garantisce ai Paesi che la possiedono aiuti da parte dell’Alleanza Atlantica in caso di aggressione militare.

Prima del discorso al Congresso, Poroshenko ha parlato presso il Parlamento del Canada, un Paese tradizionalmente vicino all’Ucraina per via della consistente diaspora ucraina, che da circa un secolo vive pienamente integrata nel tessuto sociale canadese.

Dopo avere sottolineato come l’Ucraina abbia intrapreso un percorso verso l’Europa oramai inarrestabile, Poroshenko ha citato l’ex-Primo Ministro britannico Wiston Churchill nell’elogiare il difficile compito avuto dal politico inglese durante la Seconda Guerra Mondiale di frenare il nazismo dovendo guardarsi anche dal rafforzamento dei sovietici.

Il Presidente ucraino ha inoltre citato Churchill anche per condividere l’apprezzamento per il Canada come Paese impegnato nel rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo che il Primo Ministro della Gran Bretagna ha espresso a più riprese.

Aiuti finanziari e militari

I discorsi di Poroshenko in USA e Canada hanno portato a risultati contrastanti. In USA, come riportato da Radio Liberty il Senato, presso la Commissione Esteri, ha approvato un progetto di legge per riconoscere all’Ucraina lo status di alleato della NATO e armamenti per una quantità di 350 Dollari.

Nonostante il voto del Senato, come riportato dalla CNN, il Presidente USA, Barack Obama, ha dichiarato che il riconoscimento dello status di alleato NATO all’Ucraina non sia necessario, in quanto la cooperazione tra l’Alleanza Atlantica e Kyiv è già a un livello superiore rispetto a quello con l’Argentina e gli altri Paesi che godono dello status richiesto dal Presidente Poroshenko.

Da parte sua, come riportato dalla Cancelleria del Capo del Governo, il Premier canadese, Stephen Harper, ha promesso l’implementazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina per i settori dell’energia, dell’agricoltura, della tecnologia e della realizzazione di macchinari.

Il Canada ha poi concesso un prestito di 200 Milioni di Dollari che l’Ucraina è chiamata ad utilizzare per il rafforzamento della sua economia, e a restituire nei prossimi 5 anni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140919-110336-39816756.jpg

Ucraina: Lettonia, Lituania ed Estonia preparano la resistenza a Putin

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on September 18, 2014

Il Ministro degli Interni lettone e quello lituano, con l’appoggio del loro collega estone, varano una Commissione deputata alla garanzia della sicurezza nazionale interna dei tre Paesi del Baltico. Le provocazioni del Presidente russo alla base del documento

Una misura per garantire la sicurezza nazionale, prima che le provocazioni del Presidente russo, Vladimir Putin, destabilizzino il “ventre molle” dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 16 Settembre, Lettonia, Lituania ed Estonia hanno varato un accordo per la creazione di una Commissione per la Sicurezza Interna dei tre Paesi del Baltico.

Come riportato dal portale Delfi, l’accordo è stato già siglato dal Ministro degli Interni lettone, Rihard Kozlovskis, e dal suo collega lituano, Alfonsas Barakausas, in attesa che anche il titolare degli Interni estone, Hanno Pevkur, apporti la propria firma, dopo avere tuttavia dichiarato il suo sostegno all’iniziativa.

Nello specifico, la Commissione sarà composta da esperti e veterani in materia di sicurezza chiamati a sorvegliare la situazione interna ai tre Paesi Baltici e ad adottare misure di reazione immediata in caso di minacce e provocazioni provenienti dall’estero.

L’accordo tra i tre Paesi del Baltico è motivato dalla crescente insicurezza legata alle recenti provocazioni di carattere politico-militare che la Russia sta attuando in Lettonia, Lituania ed Estonia.

Dopo avere sostenuto apertamente le manifestazioni della minoranza russofona in territorio lettone, Mosca ha preteso l’estradizione di alcuni “disertori” lituani che hanno rifiutato di servire nell’Armata Rossa dopo il crollo dell’URSS.

Per quanto riguarda l’Estonia, le forze speciali russe hanno rapito in territorio estone l’agente dei Servizi Segreti Eston Rahvan, subito deportato in Russia, processato e condannato al carcere per presunte azioni di spionaggio nei confronti di Mosca.

Ad accrescere il timore dei Paesi Baltici è anche la rivelazione di alcuni dossier di molti esperti, come l’inglese Edward Lucas, che hanno riportato come, dopo l’aggressione militare all’Ucraina, il vero obiettivo di Putin sia quello di attaccare l’Europa.

Pur essendo membri della NATO, e parte dell’UE, Lettonia, Lituania ed Estonia sono tuttavia territori privi di barriere naturali, e, sopratutto, Stati notevolmente dipendenti dalla Russia sul piano economico ed energetico.

La Russia rompe la tregua in Crimea, i miliziani pro-russi nel Donbas,

A conferma dell’aggressività di Putin è l’intenzione di rafforzare la presenza dell’esercito russo in Crimea: regione ucraina che la Russia ha annesso militarmente lo scorso Marzo, in piena violazione degli accordi internazionali.

Come dichiarato dal Ministro della Difesa russo, Sergey Shoygu, la Russia è pronta a dislocare reparti dell’esercito aggiuntivi in Crimea.

Pronta è stata la risposta della NATO che, come riportato dall’autorevole Reuters, ha ritenuto le intenzioni della Russia destabilizzanti della regione e ulteriore prova delle reali intenzioni aggressive di Mosca.

Sul medesimo livello è la notizia della violazione della tregua con l’Ucraina nel Donbas da parte dei miliziani pro-russi, supportati politicamente e logisticamente dalla Russia.

Come riportato da numerose fonti internazionali, i miliziani pro-russi hanno attaccato l’aeroporto di Donetsk e i quartieri circostanti, nonostante il Governo ucraino abbia concesso la tregua, l’amnistia per i colpevoli di reati e lo Statuto Speciale al Donbas e alla Oblast di Luhansk.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140917-195536-71736424.jpg

UE e Ucraina ratificano l’Accordo di Associazione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 17, 2014

Il Parlamento Europeo e la Rada ucraina votano in contemporanea il Documento che rafforza la partnership politica tra Unione Europea e Kyiv. Sia il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che il Capo di Stato ucraino, Petro Poroshenko, ritengono la votazione una pagina di storia

Per l’Europa ci si batte, ci si crede, ci si applica, e in molti casi si può persino morire. Nella giornata di martedì, 16 Settembre, il Parlamento Europeo e la Rada Ucraina hanno ratificato, in contemporanea, l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che rafforza la collaborazione politica tra Bruxelles e Kyiv in ambiti quali energia, trasporti ed educazione.

L’Accordo di Associazione, che al Parlamento Europeo ha ottenuto 535 voti favorevoli, 127 contrari e 35 astensioni, è stato approvato solo dopo che la Commissione Europea ha concordato lo slittamento al 2016 della realizzazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina: una clausola che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha imposto per dare il suo avvallo all’approvazione.

A margine della votazione, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha definito la ratifica dell’Accordo di Associazione un passo storico che testimonia il pieno sostengo dell’Europa all’integrità territoriale dell’Ucraina: Paese pienamente europeo per via del suo rispetto della democrazia.

“Gli ucraini hanno pagato un prezzo troppo alto in termini di vite umane per l’Accordo di Associazione. Questo voto istituzionalizza la voce dell’Ucraina nel mondo, e cementa il cammino di Kyiv accanto all’Europa nel futuro” ha dichiarato il relatore del provvedimento al Parlamento Europeo, Jacek Saryusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo.

Nel suo intervento, il Relatore PPE ha fatto riferimento alle proteste pacifiche sul Maidan di Kyiv contro la decisione dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych, di non firmare l’Accordo di Associazione, che lo stesso Yanukovych ha dato mandato di reprimere nel sangue lo scorso Gennaio.

Soddisfazione per la ratifica è stata espressa anche dal Presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, Gianni Pittella, che ha sottolineato come una precedente approvazione del Documento avrebbe permesso di risparmiare numerose vite.

Inoltre, il Presidente S&D ha contestato -pur riconoscendola utile per garantire la pace- la decisione di posticipare la realizzazione della Zona di Libero Scambio per via delle pressioni della Russia.

Stupore per la decisione di posticipare l’entrata in vigore della parte economica dell’Accordo di Associazione è stata espressa anche da Petras Austrevicius dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei e da Rebecca Harms dei Verdi, Europei, mentre Charles Tannock, dei Conservatori e Riformatori Europei, ha messo in guardia dalle prossime provocazioni militari che Putin è portato a effettuare.

In contemporanea con il voto di Strasburgo, la Rada a Kyiv ha approvato l’Accordo di Associazione con il voto favorevole di 355 Deputati Nazionali, e nessun Deputato contrario.

Come dichiarato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, per l’Ucraina la ratifica dell’Accordo ha la medesima importanza dell’Indipendenza del 1991, con l’aggravante di essere avvenuta solo dopo la morte di migliaia di ucraini.

“Nessuna nazione ha mai pagato un prezzo così alto per l’Europa. È difficile ora chiudere ancora le porte dell’Unione Europea dinanzi all’Ucraina, ed è anche difficile porsi contro la concessione a noi della prospettiva di appartenenza all’UE” ha dichiarato Poroshenko dopo il voto.

Simile opinione è stata espressa dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha sottolineato come, con la ratifica dell’Accordo di Associazione, l’Ucraina ha avviato un percorso che punta all’Europa in maniera chiara ed inequivocabile.

Il Donbas e la Oblast di Luhansk ottengono lo Statuto Speciale

Oltre all’Accordo di Associazione, la Rada ha anche approvato una Legge che concede lo Statuto Speciale al Donbas e alla Oblast di Luhansk, le regioni occupate dai miliziani pro-russi armate e sostenute politicamente dall’esercito di Mosca.

Il provvedimento prevede la concessione alle due regioni ucraine dello Statuto Speciale per tre anni, durante i quali il Donbas e la Regione di Luhansk hanno piena autonomia in materia penale e di polizia.

Inoltre, la Legge concede a Donbas e Oblast di Luhansk la possibilità di godere del sostegno del bilancio statale ucraino per il welfare, e devono cooperare con le Autorità russe per il controllo della frontiera tra Ucraina e Russia.

La Legge, sostenuta dal gruppo parlamentare del Presidente Ucraina Europea Sovrana, dal Partito moderato UDAR, dal gruppo Sviluppo Economico, dal Partito delle Regioni e dai Comunisti, è stata criticata dal Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna e dagli ultraconservatori di Svoboda.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140916-220635-79595134.jpg