LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Spartizione dell’Ucraina tra Russia e Polonia: Putin crea un nuovo caso Sikorski per nuocere Tusk in Europa

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 22, 2014

Il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco accusato di avere taciuto la proposta che Putin ha fatto all’ex-Premier, Donald Tusk, di spartizione dell’Ucraina tra Polonia e Russia. L’ex-Ministro degli Esteri si difende, ma riceve forti attacchi sia dalle opposizioni che da suoi stessi colleghi di Partito

Le personalità di spessore che perseguono una linea ben precisa non sono solo oggetto di invidia in Paesi culturalmente in crisi come l’Italia. Essi sono anche dei bersagli scelti, da parte di nemici, avversari e persino del fuoco amico, in un’area del Mondo particolarmente calda, come l’Europa Centro-Orientale.

Nella giornata di martedì, 21 Ottobre, Radoslaw Sikorski, il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco -leggasi Maresciallo del Sejm, ossia la seconda Carica dello Stato- è stato al centro di uno scandalo politico per via di alcune dichiarazioni rilasciate al portale di informazione politica statunitense Politico.

Come riportato all’influente testata USA, Sikorski, durante il suo primo anno alla guida del Ministero degli Esteri polacco, nel 2008, ha saputo da canali ufficiali che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha proposto al Premier polacco, Donald Tusk, la spartizione del territorio dell’Ucraina tra Russia e Polonia.

Nello specifico, Putin avrebbe proposto a Tusk -che secondo Sikorski avrebbe taciuto, sapendo di essere registrato- di prendere il possesso della città di Leopoli in quanto appartenuta alla Polonia per molti anni. In cambio, la Russia avrebbe avuto mano libera ad annettere le Oblast di Kharkiv e Dnipropetrovsk, ubicate nell’est del Paese.

“La proposta di Putin era palesemente una provocazione che non andava nemmeno presa in considerazione, anche se si è rivelata essere realistica dopo che, lo scorso Marzo, la Russia ha annesso militarmente la Crimea, de facto avviando una spartizione dell’Ucraina a cui la Polonia non ha intenzione alcuna di partecipare” ha dichiarato Sikorski, in un’intervista all’autorevole Gazeta Wyborcza, a spiegazione dell’accaduto.

Le giustificazioni del Maresciallo del Sejm non sono bastate a placare la protesta di molti in Polonia, a partire da Jarosław Kaczynski, il Capo del principale Partito di Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che ha annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia per Sikorski, a cui ha dichiarato il suo appoggio anche l’opposizione socialdemocratica del Partito SLD.

Secondo Kaczynski, Sikorski, da Ministro degli Esteri, avrebbe dovuto informare della proposta di Putin sia l’allora Presidente, Lech Kaczynski, che il Comando Supremo della NATO.

Oltre a quello dell’Opposizione, a colpire Sikorski è stato anche il ‘fuoco amico’ di due personalità di spicco appartenenti alla Piattaforma Civica -PO- il Partito di orientamento cristiano-democratico-liberale a cui appartengono sia Sikorski che l’ex-Premier Tusk, che oggi è Presidente-Eletto del Consiglio Europeo.

Il Premier polacco, Ewa Kopacz, ha contestato Sikorski per avere rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti, mentre il nuovo Ministro degli Esteri, Grzegorz Schetyna, ha censurato la condotta del suo predecessore, nonché compagno di Partito.

Il caso Sikorski è il secondo del suo genere a riguardo del Maresciallo del Sejm, che negli ultimi mesi da Ministro degli Esteri è stato coinvolto in uno scandalo intercettazioni, attuato con tutta probabilità da agenti russi per eliminare dal Governo -come poi è avvenuto- il politico europeo responsabile del forte sostegno dato dall’Unione Europea ai manifestanti democratici in Ucraina.

Anche se questa volta involontariamente, Putin è riuscito a gettare l’ennesima ondata di discredito nei confronti di un politico giovane, molto ben preparato e in odore di carriera europea, sia in ambito internazionale che a livello nazionale.

Con la protesta dell’opposizione, e le critiche del Premier Kopacz e del Ministro Schetyna, Putin, sempre involontariamente questa volta, è riuscito a compattare un ampio fronte politico contro Sikorski, che ora rischia davvero di essere costretto a lasciare la Presidenza della Camera Bassa del Parlamento e, così, ad uscire definitivamente dalla vita politica polacca ed europea.

Oltre a Sikorski, l’obiettivo dello scandalo è anche l’ex-Premier polacco Tusk, che a breve è chiamato ad assumere la Presidenza del Consiglio Europeo: una carica che da prestigio e peso politico alla Polonia in seno all’Unione Europea, e che per questo non è accettata da Putin.

Essendo stato coinvolto nello scandalo, Tusk, che non ha commentato il caso Sikorski, potrebbe vedere essere messa in discussione la sua nomina a Capo di uno degli organi più importanti dell’UE.

Mosca insidia l’insegnamento di Giedroyc e Mieroszewski

L’opposizione nei confronti di Sikorski è anche legata ad una ragione storica e culturale polacca, ossia la rinuncia definitiva da parte della Polonia post-Solidarnosc alla città di Leopoli: un centro urbano e culturale storicamente polacco che Varsavia ha riconosciuto per sempre essere una parte integrante dell’Ucraina.

Tale decisione è stata assunta da tutti i Governi della Polonia libera sulla base della lungimirante visione di Jerzy Giedroyc e Juliusz Mieroszewski: pubblicisti del bimestrale dell’emigrazione polacca di Parigi che, nel secondo dopoguerra, hanno postulato la necessità di instaurare relazioni di amicizia e fratellanza tra una Polonia libera ed un’Ucraina indipendente, così da garantire la sicurezza nazionale sia di Varsavia, che dell’Europa.

Con la proposta di spartire l’Ucraina, Putin ha abilmente colpito nel cuore dei polacchi, che, pur accettando la ragion di stato dopo avere rinunciato per sempre ad ogni pretesa su Leopoli, sono tuttavia ancora particolarmente sensibili ad un possibile ritorno della capitale della Galizia alla Polonia.

Sikorski, rifiutando di prendere in considerazione la provocazione di Putin in merito alla spartizione dell’Ucraina, ha dimostrato un forte senso dell’interesse nazionale polacco, e, sopratutto, la capacità di evitare di cadere nel tranello che la Russia, per mantenere la sua leadership in Europa Centro-Orientale, ha sempre teso a Polonia e Ucraina: il divide et impera.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Tusk: dopo la nomina in Europa, la Polonia è alla ricerca di un nuovo Premier

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 31, 2014

Con l’assunzione della Presidenza del Consiglio Europeo da parte del Premier polacco si apre la corsa alla successione sia alla guida del Governo, che alla Segreteria della cristiano democratica Piattaforma Civica. Il Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, Ewa Kopacz, e il Ministro della Difesa Nazionale, Mateusz Siemoniak, i principali favoriti.

Una nomina storica per la Polonia, che dopo 15 anni di libertà ha visto finalmente riconosciuto il ruolo da protagonista che le dovrebbe già da tempo spettare in Unione Europea, ed anche per l’Europa, che grazie alla guida del Consiglio Europeo da parte di un polacco appare oggi meno ‘carolingia’ e sicuramente più moderna e attenta ai suoi membri della parte centro-orientale del Continente, finora troppo colpevolmente trascurati.

La nomina del Premier polacco, Donald Tusk, alla guida del Consiglio Europeo ha rappresentato uno dei rari casi in cui l’UE ha saputo prendere una decisione in maniera unanime e decisa: a favore della guida del Consiglio da parte del Premier polacco si sono infatti espressi sia il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, sia il Primo Ministro britannico, David Cameron, che il Presidente-Eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker.

La guida del Consiglio Europeo a Tusk è anche un meritato riconoscimento ad un ex-giovane esponente del movimento democratico polacco dell’era di Solidarnosc nonché all’unico Premier della Polonia che ha saputo essere riconfermato alla guida del Governo dal voto popolare, grazie a sette anni di buona amministrazione del Paese.

Oltre ad avere mantenuto in Polonia un buon tasso di crescita e sviluppo nonostante la concomitante forte crisi che ha colpito il resto dell’Europa, Tusk ha anche il merito di aver saputo ‘europeizzare’ la Polonia stringendo buone relazioni con la Germania senza sacrificare nel contempo lo storico impegno dei Governi polacchi a sostegno della democrazia e della libertà in Ucraina e nel resto nell’Europa Orientale.

Oltre al prestigio per la Polonia, la dipartita del Premier in Europa lascia un clima di incertezza nello scenario politico polacco, nel quale due importanti posizioni dovranno essere riempite a breve: la guida dell’Esecutivo e il ruolo di Segretario della cristiano democratica Piattaforma Civica -PO, la forza politica fondata da Tusk che oggi governa in coalizione con il Partito contadini PSL.

L’ipotesi più probabile per la successione a Tusk al premierato è quella di Ewa Kopacz: Presidente della Camera Bassa del Parlamento polacco, nota non solo per essere una personalità estremamente fedele al Premier, ma anche personale amica del neo-nominato Presidente del Consiglio Europeo.

Il passaggio del premierato alla Kopacz darebbe anche la possibilità al Governo di continuare sia con il programma di riforma del settore previdenziale, che con gli altri punti dell’agenda di Governo che Tusk, pochi giorni prima della sua nomina europea, ha esposto in Parlamento per rilanciare l’attività dell’esecutivo dell’esecutivo per il nuovo anno legislativo.

Tuttavia, alla Kopacz potrebbe essere preferito il Ministro della Difesa Nazionale, Mateusz Siemoniak. Questa decisione porterebbe alla guida del Governo una personalità più tecnica rispetto alla Kopacz che, così, assieme agli altri vertici di Partito sarebbe libera di preparare con più calma la candidatura a Premier per le prossime Elezioni Parlamentari.

La nomina del giovane Siemoniak a Premier potrebbe tuttavia essere dettata anche da contingenze esterne, quali la crescente minaccia militare della Russia del Presidente, Vladimir Putin, che, secondo fonti di intelligence, dopo l’Ucraina potrebbe presto aprire un fronte anche nei Paesi Baltici e in Polonia.

Sulla base di quest’ultima motivazione prende quota anche la nomina a Premier di Radoslaw Sikorski: Ministro degli Esteri, dotato di una lunga e rispettabile esperienza, che ha saputo dapprima co-realizzare la sistemazione delle relazioni tra Polonia e Germania dopo gli anni ‘bui’ dei Governi del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS.

Lo scorso Febbraio, Sikorski ha poi saputo dare un forte contributo sia all’abbattimento del regime dittatoriale di Viktor Yanukovych in Ucraina, che alla firma da parte di Georgia e Moldova -oltre che dell’Ucraina- dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre alla carica di Premier, resta aperta la corsa alla successione a Tusk per quanto riguarda anche la guida della PO, che è legata a stretto filo con la corsa al premierato.

Qualora la Kopacz non dovesse ottenere la guida del Governo, per il Presidente della Camera Bassa del Parlamento si aprirebbe la possibilità di guidare il Partito: una carica alla quale aspirano anche l’attuale Vice-Premier, Elzbieta Bienkowska, e il leader della corrente alternativa a Tusk interna alla PO, Grzegorz Schetyna.

La guida della PO rappresenta un nodo fondamentale per garantire alla forza di Governo cristiano democratica il mantenimento della maggioranza in Parlamento, messa in seria discussione dal crollo di consensi registrato nei recenti sondaggi.

Secondo il Professor Norbert Maliszewski dell’Università di Varsavia, la decisione di Tusk di accettare la guida del Consiglio Europeo è motivata dalla necessità di dare una spinta propulsiva all’attività di Governo della PO. Una scelta, quella di Tusk, che sarebbe simile per logica alla decisione di Matteo Renzi di diventare Premier a pochissimi mesi dalla sua elezione alla guida del Partito Democratico.

Secondo l’opinionista Renata Grochal di Gazeta Wyborcza, la decisione di Tusk di andare in Europa è invece destinata ad indebolire la PO che, priva del suo carismatico leader, sarebbe così destinata a consegnare le redini del Paese al PiS del conservatore Jarosław Kaczynski: ex-Premier famoso per la sua retorica euroscettica ed anti-tedesca.

In UE scoppia il ‘caso Vysehrad’

A parte i dilemmi di Governo e di Partito, Tusk, che ha dichiarato la necessità di adottare misure risolute per incrementare la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, si troverà fin da subito a dovere risolvere un problema ben più grande legato alla posizione contraria all’inasprimento delle sanzioni UE nei confronti della Russia espressa dai suoi più strenui sostenitori alla nomina a Presidente del Consiglio Europeo: Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria.

Come riportato dal Financial Times, questi tre Paesi dell’Europa Centrale -che assieme alla Polonia fanno parte del Quartetto di Vysehrad- hanno invitato l’Europa a non adottare misure restrittive nei confronti di Putin nonostante la Russia, come oramai ampiamente confermato e documentato, ed in piena violazione del Diritto Internazionale, abbia invaso militarmente l’Ucraina.

Nello specifico, il Premier ungherese, Viktor Orban -che è legato alla Russia da interessi di carattere privato e bilaterale- si è detto pronto a capeggiare una coalizione pro-Putin all’interno dell’UE alla quale devono aderire tutti quei Paesi dell’Europa che non condividono l’inasprimento delle relazioni con la Russia.

L’invito di Orban è stato raccolto dal Premier slovacco, Robert Fico, che, come riportato dalla Reuters, ha minacciato l’uso del diritto di veto qualora le sanzioni dovessero rivelarsi dannose per la Slovacchia.

Peggiore è stata la posizione del Presidente ceco, Milos Zeman, che ha pubblicamente affermato che il processo democratico in Ucraina è stato realizzato non solo dai democratici ucraini, ma anche da nazionalisti di estrema destra.

Quella dei ‘fascisti in Ucraina’ è una menzogna, fabbricata dalla propaganda del Cremlino per discreditare il movimento democratico in Ucraina, a cui, tuttavia, il Capo di Stato della Repubblica Ceca ha creduto.

“Con l’invasione militare dell’Ucraina, che sta per ratificare l’Accordi di Associazione con l’UE, Putin ha inteso dichiarare guerra all’Europa, e non a Kyiv” è stato il commento del Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, in risposta alla posizione dei tre Capi di Stato e di Governo filorussi dell’Europa Centrale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Ucraina teme l'”aiuto umanitario” di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 12, 2014

Il Presidente russo, durante una conversazione telefonica con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ventila l’ipotesi di una missione di soccorso di Mosca nel Donbas. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, invita Obama a riconoscere a Kyiv lo status di alleato degli Stati Uniti d’America

In epoca sovietica, l”aiuto fraterno’ consisteva nell’invio da parte dell’Unione Sovietica di carri armati e mezzi militari presso quegli Stati satelliti di Mosca che, come l’Ungheria nel 1956 e la Cecoslovacchia nel 1968, intendevano affrancarsi, seppur solo parzialmente, dall’orbita dell’URSS. Oggi, gli ucraini temono un simile ‘aiuto fraterno’ mascherato da aiuto umanitario da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin, teso a inserire in Ucraina truppe dell’esercito russo.

A motivare il timore degli ucraini è stata la dichiarazione del Presidente Putin che, lunedì, 11 Agosto, durante una telefonata con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha dichiarato l’intenzione di inviare in Ucraina un aiuto umanitario russo.

Come riportato dalla Ukrayinska Pravda, Putin avrebbe lamentato la situazione di emergenza umanitaria nell’est dell’Ucraina, colpito dalle operazioni militari tra l’esercito ucraino e i miliziani pro-russi.

La notizia ha subito gettato in allarme l’Ucraina, dal momento in cui, venerdì, 8 Agosto, l’esercito ucraino schierato alla frontiera orientale del Paese ha fermato un convoglio mascherato da missione umanitaria carico di militari russi diretti nel Donbas.

Pronta alle dichiarazioni di Putin è stata la reazione del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che ha subito informato dell’accaduto il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, nonostante la Croce Rossa, come riportato dall’agenzia Ukrinform, abbia dichiarato di non prestare il fianco al transito illegale di armi e di soldati dalla Russia all’Ucraina.

Durante la conversazione con Obama, il Presidente Poroshenko ha anche chiesto al Congresso statunitense di approvare al più presto l’Atto che riconosce ad Ucraina, Georgia e Moldova lo status di Paesi alleati USA.

Questo documento, che deve essere ancora approvato in lettura definitiva, paragona l’Ucraina agli altri Paesi della NATO, verso cui gli USA hanno obbligo di ausilio militare difensivo in caso di aggressione da parte di eserciti di Stati non appartenenti all’Alleanza Atlantica.

Anche UE e NATO stanno con Kyiv

A sostegno di Poroshenko si è subito schierato Barroso, che durante la conversazione con Putin ha messo in guardia il Presidente russo dall’attuare azioni di guerra in maniera unilaterale.

A preoccupare Ucraina ed Europa sono sopratutto le continue esercitazioni militari che l’esercito russo sta attuando a ridosso dei confini ucraini.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, ai confini con l’Ucraina sarebbero presenti circa 40 Mila soldati russi pronti all’invasione delle regioni orientali ucraine.

A parlare di alta probabilità di un attacco russo all’Ucraina è stato, di recente, anche il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: il Governo propone le sue sanzioni alla Russia di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 8, 2014

Il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha ipotizzato misure restrittive per colpire attività in territorio ucraino di persone fisiche e giuridiche russe in risposta all’occupazione del Donbas. Anche Australia e Olanda contro il Presidente della Federazione Russa

172 persone fisiche e 65 enti giuridici, più un invito alla Comunità Internazionale a non armare l’aggressore russo. Nella giornata di venerdì, 8 Agosto, il Governo ucraino ha proposto al Parlamento la ratifica di sanzioni economiche e commerciali nei confronti della Russia.

La misura, approvata durante una seduta a porte chiuse del Gabinetto dei Ministri, è stata presa in risposta all’annessione militare della Crimea da parte dell’esercito di Mosca e all’occupazione, ancora in corso, delle regioni orientali ucraine da parte di miliziani pro-russi armati di tutto punto dal Cremlino.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, le sanzioni, che devono essere approvate invia definitiva dal Parlamento, consistono nel congelamento degli utili bancari degli enti interessati, e nel divieto a svolgere attività lucrative né a partecipare a privatizzazioni di enti ucraini per i cittadini russi inseriti nella lista dei soggetti a cui le misure sono state applicate.

Le sanzioni proposte prevedono anche la possibilità di interrompere il transito di beni e merci russe attraverso il territorio dell’Ucraina, l’imposizione del divieto ad aprire conti in banche ucraine per personalità residenti in Russia, e la revoca ai soggetti interessati della possibilità di soggiornare in territorio ucraino.

“Le misure sono dolorose anche per l’Ucraina, ma siamo decisi a compiere questo importante passo, anche ponendo sotto stretta sorveglianza tutte le industrie russe che operano in territorio ucraino” ha dichiarato Yatsenyuk in seguito alla riunione del Gabinetto dei Ministri.

Oltre alle sanzioni, il Premier Yatsenyuk ha anche invitato l’Occidente a non foraggiare la Russia con il commercio di armamenti diretti a Mosca: un chiaro messaggio rivolto dritto alla Francia, che, nonostante le sanzioni applicate dall’Unione Europea, non ha voluto rinunciare alla fornitura al Cremlino di portaerei Mistral.

“L’Ucraina è un Paese indipendente e sovrano che ha pieno diritto di poter scegliere quando realizzare il suo processo di integrazione europea” ha continuato il Premier ucraino, riprendendo una delle promesse fatte durante la recente campagna elettorale presidenziale dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che si è impegnato a presentare la domanda per lo status di Paese candidato UE entro la fine del suo mandato.

Concorde con Yatsenyuk si è detto il Premier australiano, Tony Abbott, che ha ventilato l’ipotesi di un inasprimento delle sanzioni che l’Australia ha applicato alla Russia in seguito all’annessione militare della Crimea decisa, ed attuata, dal Presidente russo, Vladimir Putin.

“La Russia sta terrorizzando il Mondo: il suo atteggiamento non è giustificabile –ha dichiarato Abbott- Voglio rendere noto al Presidente Putin che se egli intende diventare un leader mondiale, allora deve ritirare le sue truppe dal territorio ucraino: se ne stia al di la del confine, e lasci che sia l’Ucraina a scegliere da sola il suo posizionamento in politica internazionale”.

Sulla medesima linea di Abbott si è detto il Ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, che, sulla sua pagina Facebook, ha dichiarato che la politica attuata dalla Russia mette a serio repentaglio la sicurezza di tutti i Paesi del Mondo.

La Polonia decisa a chiedere l’esclusione di Mosca dal WTO

Oltre a quella di Abbott e Timmermans -rappresentanti dei due Paesi coinvolti dall’abbattimento del Boeing malaysiano in Ucraina orientale da parte dei miliziani pro-russi che occupano il Donbas- importante è anche la reazione della Polonia, che la Russia ha inteso colpire con contro-sanzioni dirette inerenti al blocco delle importazioni dei prodotto ortofrutticoli polacchi.

Sempre venerdì, 8 Agosto, il Ministro dell’Agricoltura polacco, Marek Sawicki, ha evidenziato come vi siano tutti i presupposti per escludere la Russia dall’Organizzazione Mondiale del Commercio -WTO- dopo che Mosca, in risposta alle sanzioni dell’Unione Europea, ha posto il bando sui prodotti ortofrutticoli non solo della Polonia, ma anche di USA, UE, Canada, Australia e Norvegia.

“Vi sono argomentazioni sufficienti per richiedere l’esclusione della Russia dal WTO, ma occorre che esse siano supportare all’unanimità dall’Europa” ha dichiarato Sawicki in un’intervista all’autorevole Gazeta Wyborcza, richiedendo il forte intervento dell’Unione Europea in sostegno alla Polonia e all’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Dutkiewicz dopo Tusk: anche la Polonia ha forse il suo Renzi

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 3, 2014

Come riportato dal settimanale Newsweek, il Sindaco di Wroclaw sarebbe pronto a prendere la guida del Governo in caso di nomina a Presidente del Consiglio Europeo dell’attuale Premier. Anche il Capo della corrente interna, Grzegorz Schetyna, il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, e la Presidente della camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz, tra i papabili successori di Tusk.

Un sindaco molto amato di una delle città più artistiche del Paese, pronto alla scalata verso il premierato se il Premier attuale dovesse accettare un incarico in Europa. La storia qui presentata non è quella di Matteo Renzi, sindaco di Firenze diventato Premier dopo una scalata culminata con la sostituzione di Enrico Letta -che è tutt’oggi in odore di nomina in sede europea- ma di Rafal Dutkiewicz: il Sindaco di Wroclaw che, secondo l’autorevole Newsweek Polska, è il possibile prossimo Capo del Governo polacco.

Come riportato dalla versione polacca del noto settimanale, Dutkiewicz avrebbe deciso di abbandonare la guida di Wroclaw -città altrimenti nota come Breslavia- dopo 10 anni di buona amministrazione, fatta di valorizzazione del patrimonio storico e multiculturale della città e di sviluppo del centro abitato, grazie anche e sopratutto al buon utilizzo dei fondi europei e di quelli erogati dalla UEFA per l’organizzazione del campionato europeo di calcio del 2012.

A gettare il sospetto dell’ascesa di Dutkiewicz è stato un incontro che, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il Sindaco di Wroclaw ha avuto, di recente, con il Premier polacco Donald Tusk: uno dei candidati alla Presidenza del Consiglio Europeo con buone probabilità di nomina.

In caso di accettazione dell’incarico in Europa da parte di Tusk, il Governo polacco si troverebbe senza una guida autorevole. Per questo, secondo Newsweek, la Piattaforma Civica -PO, la forza partitica di ispirazione cristianodemocratica di Tusk di maggioranza relativa- avrebbe trovato in Dutkiewicz il sostituto in grado di arginare il crollo di consensi che l’Esecutivo polacco sta registrando dopo la pubblicazione di intercettazioni compromette di alcuni Ministri ed alte cariche dello Stato.

Secondo il progetto di scalata, Dutkiewicz, che non appartiene alla PO e che governa a Wroclaw a Capo della sua lista Alta Slesia Civica -forza partitica alleata della Piattaforma Civica- dovrebbe aderire al Partito di Tusk subito dopo la nomina in Europa del Premier e, successivamente, ricevere la guida del Governo da parte della maggioranza.

L’adesione di Dutkiewicz alla PO, e la successiva accettazione della guida del Governo, non incontra resistenze sul piano ideologico -il Sindaco di Wroclaw ha appartenuto all’Unione Democratica: la forza Partitica di ispirazione sempre cristianodemocratica precedente alla PO- ma incontra intoppi sopratutto all’interno della Piattaforma Civica.

In primis, vi è l’opposizione di Grzegorz Schetyna: il Capo della corrente interna di minoranza nella PO che intende avanzare la sua candidatura al premierato per vendicare la sconfitta subita nel Congresso Regionale della Piattaforma Civica dell’Alta Slesia per mano di Jacek Protaszewicz, un sostenitore del Premier Tusk e dell’appoggio, a Wroclaw, della forza cristianodemocratica al Sindaco Dutkiewicz.

In secondo luogo, possibile, in caso di partenza di Tusk, è la successione alla carica di Premier di Radoslaw Sikorski: attuale Ministro degli Esteri che, in caso di mancata nomina o della concessione del premierato a Schetyna, potrebbe creare una propria corrente “di destra” interna alla PO.

Tuttavia, anche Sikorski è candidato ad una posizione in Europa dopo che, con una lettera ufficiale, Tusk ha candidato il suo Ministro degli Esteri ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea: un ruolo che l’esponente PO dovrà contendere alla sua collega italiana Federica Mogherini, candidata, in maniera identica a quella del Capo del Governo polacco, dal Presidente del Consiglio italiano Renzi.

In terzo luogo, la scalata di Dutkiewicz è contrastata dalla possibile concessione del premierato al Presidente della Camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz.

La nomina della Kopacz avrebbe, da un lato, lo scopo di sedare la lotta tra le correnti interne alla PO e, dall’altro, quello di affidare l’interim ad una persona che, nonostante la sua appartenenza alla Piattaforma Civica, finora ha ricoperto un ruolo di garanzia istituzionale.

Se Dutkiewicz dovesse diventare Premier, la successione a Tusk richiederebbe la gestione di un’eredità pesante di sette anni di buongoverno di coalizione tra la PO e il Partito contadino PSL, che hanno permesso all’attuale Capo di Governo di essere stato il primo -e finora l’unico- ad avere ottenuto la riconferma del suo mandato dal voto popolare.

L’opposizione conservatrice verso l’alleanza con gli anti europeisti

L’uscita di scena di Tusk, e la lotta interna alla PO ad essa legata, aprirebbe tuttavia degli ampi spazi di manovra per le opposizioni, sopratutto a destra, dove i conservatori di Diritto e Giustizia -PiS: il Partito dell’ex-Premier Jaroslaw Kaczynski- hanno già riunito in un unico cartello elettorale gli altri Partiti della conservazione.

Inoltre, come riportato sempre dal Newsweek, PiS sta strizzando l’occhio ai liberal-conservatori della Nuova Destra della Repubblica -NPR- la forza partitica del politico di lungo corso, Janusz Korwin-Mikke, che ha ottenuto un’exploit elettorale nelle ultime consultazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Korwin-Mikke ha già presentato al Parlamento Europeo il suo vero volto antisemita, razzista, anti europeista e filo-putiniano, al punto da essere stato privato della parola dal Vicepresidente dell’emiciclo di Strasburgo, David Sassoli, dopo avere pronunciato in un discorso in Aula la parola “negro”.

A contrastare l’opposizione conservatrice alla PO non basta la minoranza di sinistra, che, nonostante i tentativi di coalizione tra i socialdemocratici del SLD e i radical-progressisti del Tuo Movimento -TR- non riesce a trovare né unità, né un necessario rinnovamento ideologico di un’impostazione troppo vetero-postcomunista ed anticlericale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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UCRAINA: I RUSSI OCCUPANO ANCHE LA CRIMEA OCCIDENTALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 10, 2014

Militari russi occupano le basi aree ucraine di Chornomorske e Saki per rafforzare l’invio di mezzi armati in Ucraina. La NATO rafforza la difesa dei confini della Polonia in caso di invasione del territorio ucraino dell’esercito di Mosca

Con l’occupazione della base di Chornomorske, avvenuta nella giornata di Domenica, 9 Marzo, salgono a 11 le basi militari controllate dall’esercito russo in Crimea, e nulla sembra potere fermare Putin nel suo progetti di disgregazione territoriale dell’Ucraina. Come riportato da diversi media locali, uomini armati privi di uniforme, ma con espresso accento russo, hanno occupato anche l’aeroporto militare di Saki ed hanno bloccato la strada che porta alla base di Novofedorovce: un’azione che consente alla Russia di assicurarsi l’invio e il posizionamento di ulteriori truppe militari in Crimea per rafforzare una presenza militare che già vede in territorio ucraino un contingente armato di 30 Mila uomini della Federazione Russa.

Pronta è stata la riposta del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha dichiarato che l’integrità territoriale dell’Ucraina è inviolabile, ed ha discusso della situazione militare con l’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America, che, nel frattempo, ha rafforzato la difesa dei Paesi NATO con il posizionamento di uno stormo di 12 aerei militari di categoria F16, con tanto di personali nei confini orientali della Polonia.

La misura difensiva degli USA, resa necessaria dopo che fonti attendibili hanno confermato l’installazione nella zona occupata della Crimea del sistema militare balistico Grad da parte dell’esercito russo, ha anche riguardato la diplomazia.

Sabato, 8 Marzo, il Segretario di Stato USA, John Kerry, in una conversazione telefonica con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha dichiarato che l’occupazione militare della Crimea esclude ogni risoluzione diplomatica della crisi ucraina tra Russia ed Occidente.

La Germania non vede progressi nel dialogo con la Russia

Attiva sul ruolo della diplomazia, seppur invano, è anche la Germania, con il Ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, che ha dichiarato come il tentativo di dialogo finora approntato dall’Unione Europea con la Russia non abbia portato ad alcun risultato.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Steinmeier ha riportato come un accordo tra UE ed USA sia stato preventivamente raggiunto nella giornata di mercoledì, 5 Marzo.

Successivamente, come dichiarato sempre dal Ministro degli Esteri tedesco, l’indizione di un referendum per l’annessione della Crimea alla Russia da parte delle autorità separatiste crimee con l’appoggio di Mosca, giovedì, 6 Marzo, ha tuttavia riportato ad un congelamento delle relazioni tra i russi e l’Occidente.

Critico è stato anche il parere del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha invitato la Russia a non avvalersi della presunta difesa delle minoranze russofone come pretesto per giustificare la presenza militare in Crimea.

Sikorski, che con Steinmeier è stato molto attivo nel risolvere la precedente crisi politica tra i manifestanti per la democrazia e il regime dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha sottolineato che la questione delle minoranze nazionali -che in Ucraina non sono mai state discriminate- deve essere contestualizzata nell’OSCE.

Matteo Cazzulani

OBAMA DURO CON YANUKOVYCH MENTRE VAN ROMPUY SI ARRENDE A PUTIN

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 29, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America mette in guardia il Capo di Stato ucraino dal mancato rispetto della libertà, mentre anche il Canada impone sanzioni sulle Autorità ucraine che non rispettano Democrazia e Diritti Umani a Kyiv. Il Presidente del Consiglio Europeo accorda consultazioni con il Capo di Stato russo per permettere accordi bilaterali tra Bruxelles e i Paesi dell’Europa Orientale, ed autorizza al monopolista statale russo del gas, Gazprom, di non rispettare le Leggi dell’Unione in materia di concorrenza.

Un Leader democratico che prende posizioni coraggiose oltreoceano e un Capo politico conservatore che si arrende alle pretese dello zar del gas. Nella giornata di martedì, 28 Gennaio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, il democratico Barack Obama, ha dichiarato che gli USA sostengono il Diritto del popolo ucraino alla libera espressione e alla libera decisione delle sorti del proprio Paese.

Le parole di Obama, pronunciate durante il discorso sullo Stato della Nazione, sono state anticipate dal Vicepresidente, Joe Biden, che durante una conversazione telefonica ha messo in guardia il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, dalla tentazione di imporre lo Stato di Guerra in Ucraina, ed ha invitato a varare un’amnistia per tutti i detenuti politici che sono stati arrestati durante i due mesi di manifestazione pacifica da parte dell’opposizione.

Gli USA sono stati il primo Paese ad avere imposto sanzioni su quelle Autorità ucraine che non rispettano i Diritti Umani e la Democrazia: una decisione che, nella serata di martedì, 28 Gennaio, ha preso anche il Canada che, come dichiarato dal Ministro dell’Immigrazione, Chris Alexander, ha così inteso reagire alla violenza con cui la polizia di regime Berkut ha represso i manifestanti, portando negli ultimi giorni ad almeno sette vittime tra i manifestanti.

Differente è stato il comportamento dell’Unione Europea che, sempre martedì, 28 Gennaio, nel corso del Vertice UE-Russia, ha dato solo l’impressione di volere contestare il Presidente russo, Vladimir Putin, per avere imposto pressioni politiche ed economiche affinché Yanukovych rinunciasse alla firma dell’Accordo di Associazione con Bruxelles.

Come riportato da Euractiv, il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha concordato periodiche consultazioni con la Russia per armonizzare gli accordi di Partenariato Orientale che l’UE ha firmato ed intende firmare con i Paesi dell’Europa Orientale, tra cui l’Ucraina, che, lecito ricordare, sono Stati indipendenti e sovrani -e non un protettorato personale di Putin.

Inoltre, come riportato da Gazeta Wyborcza, i vertici UE avrebbero dato l’ok alla gestione totale da parte del monopolista statale russo del gas Gazprom del gasdotto OPAL, che veicola in Repubblica Ceca dalla Germania 36 Miliardi di metri cubi di gas provenienti dal Nordstream: conduttura costruita dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas il territorio tedesco bypassando Paesi UE come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

La gestione totale del OPAL è contraria alle Leggi UE che impediscono la gestione totale di un gasdotto ad enti monopolisti che controllano anche la compravendita del gas. Tuttavia, l’operazione ha ottenuto l’avvallo del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che, così, ha dato via libera a Putin nel suo disegno di espansione energetica in Europa.

La debolezza UE autorizza Putin ad aumentare pressioni sul nuovo Premier ucraino

Le decisioni dei vertici UE mettono a serio repentaglio la sicurezza nazionale ed energetica europea, in quanto, da un lato, autorizzano a Gazprom -longa manus del Cremlino- a non rispettare le Leggi dell’Unione e, dall’altro, impediscono a Bruxelles di attuare una politica estera indipendente e sovrana senza dovere negoziare ogni passo con Putin.

Le consultazioni con Mosca sui patti tra UE e Paesi della Eastern Partnership -Ucraina, Moldova, Georgia, Bielorussia ed Azerbaijan- rafforzano il potere contrattuale della Russia, che proprio nell’area ex-sovietica intende realizzare l’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale alternativo ed avversario all’Europa che lo stesso Putin ha a più riprese dichiarato di volere costituire per indebolire la già poco forte Unione Europea.

La resa dell’UE nei confronti della Russia ha già comportato la prima presa di posizione di stampo imperialistico sull’Ucraina da parte di Mosca che, secondo indiscrezioni ben informate, ha messo in dubbio l’erogazione di un prestito di 15 Miliardi di Dollari dopo le dimissioni del Premier ucraino, Mykola Azarov.

Il prestito era una misura -scarsa- che Putin ha concesso a Yanukovych come ricompensa per la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione con l’Europa.

Forse è anche per questo che il Presidente ucraino, anziché restituire la parola agli elettori in elezioni finalmente libere e democratiche, ha concesso l’interim della guida del Governo al Vice di Azarov, Serhiy Arbuzov: personalità nota per realizzare alla lettera le direttive autoritarie di Yanukovych.

Matteo Cazzulani

OLANDA E UNGHERIA DANNO UNA MANO A PUTIN PER DISGREGARE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 21, 2014

Il Premier olandese Mark Rutte decrementa la quantità di gas sfruttato dal giacimento Groningen, da cui importano anche Gran Bretagna, Francia, Belgio ed Italia. Il Capo del governo ungherese, Viktor Orban, accelera la realizzazione del Southstream e accetta prestiti russi per una centrale nucleare

Non solo in Ucraina, la Russia di Putin sta insediando l’Europa anche in due importanti Paesi dell’Europa Occidentale e Centrale con l’arma più forte che Mosca possiede, e di cui spesso si avvale per scopi politici, l’energia. Nella giornata di lunedì, 21 Gennaio, l’Olanda ha ridotto lo sfruttamento di gas naturale dal giacimento Groningen, da cui sono stati finora sfruttati 53,8 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno necessari non solo per il fabbisogno olandese, ma anche per l’esportazione in Gran Bretagna, Italia, Germania e Francia.

La decisione, che come riportato da Gazeta Wyborcza è stata presa dal Premier olandese Mark Rutte per obiezioni di carattere sismologico, rappresenta un duro colpo per la sicurezza energetica dell’Olanda, che ora, così come i Paesi verso cui il carburante del Groningen era esportato, sarà costretta ad importare più gas dall’estero, sopratutto dopo che il Governo ha deciso di porre una moratoria sullo sfruttamento dei giacimenti di gas shale.

A ottenere vantaggio potrebbe essere con tutta probabilità il monopolista statale russo del gas, Gazprom, che rifornirà del proprio gas il territorio olandese attraverso il gasdotto NEL: infrastruttura progettata per veicolare nel Benelux 25 miliardi di metri cubi di gas russo trasportato precedentemente in Germania direttamente dalla Russia attraverso il Nordstream.

Questa seconda infrastruttura, realizzata sul fondale del Mar Baltico, è stata realizzata per volere diretto del Presidente russo, Vladimir Putin, per veicolare direttamente 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia alla Germania, e così bypassare Polonia, Lituania ed altri Paesi dell’Unione Europea che Mosca ritiene nemici.

Oltre che in Olanda, la Russia incrementa la sua posizione anche in Ungheria sulla base di accordi che, nella giornata di sabato, 18 Gennaio, sono stati firmati di persona dal Putin e dal Premier ungherese Viktor Orban per avviare la realizzazione della centrale nucleare di Paks.

Secondo l’accordo, che, come dichiarato dal entro studi di politiche dell’Europa Orientale di Varsavia OSW, non è stato reso pubblico, né comunicato alla stampa, il reattore atomico sarà realizzato grazie ad un prestito russo di circa 12 Miliardi di Euro che il Governo ungherese si impegna a garantire: una misura che certifica l’avvio di un rapporto di subordinazione economica tra Budapest e Mosca

Inoltre, il patto tra Putin e Orban prevede anche la realizzazione del tratto ungherese del Southstream: gasdotto progettato da Mosca per incrementare la quantità di gas russo inviata in Europa di 63 Miliardi di metri cubi attraverso una conduttura che transita sul fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia ed Austria.

Il gasdotto è stato ritenuto contrario all’interesse energetico dell’UE dalla Commissione Europea, che ha sottolineato come il Southstream non rispetti le Leggi dell’Unione che impediscono ad un ente monopolista come Gazprom di controllare sia la compravendita del gas che il suo trasporto.

Così l’UE può reagire alla politica energetica di Putin

La decisione di Rutte e il patto con Putin di Orban agevolano la frammentazione politica interna dell’Unione Europea: un progetto che la Russia ha in cantiere per indebolire l’UE con la tecnica del divide ed impera, ed escluderla dalla competizione in un mercato di un mondo sempre più globalizzato.

Sarebbe infatti opportuno per i Paesi europei astenersi da accordi energetici che aumentano la dipendenza dalla Russia -che già rifornisce un’importante fetta del fabbisogno energetico europeo- e, al contrario, rafforzare la realizzazione di una comune politica del gas UE che punta alla creazione di un mercato unico del gas ed alla diversificazione delle forniture.

Oltre alla Russia, da cui non si può prescindere, ma non si deve neanche dipendere troppo, è possibile importare gas naturale da Azerbaijan ed Israele attraverso la già approvata realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- e la progettazione di un’infrastruttura per veicolare l’oro blu israeliano in Grecia.

Si può anche importare più LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, lo shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America -che grazie alla cospicua disponibilità stanno abbattendo i prezzi dell’oro blu- attraverso la realizzazione di un numero consistente di rigassificatori che la Commissione Europea ha già programmato di finanziare.

Infine, si può poi avviare lo sfruttamento dei giacimenti di shale in Europa, sopratutto in Polonia, Gran Bretagna, Romania, Francia, Bulgaria e Germania, su cui, però, occorre vincere l’opposizione di Gazprom,di alcuni Paesi filorussi come Francia e Bulgaria, e di sedicenti associazioni ambientaliste antishale che, secondo indiscrezioni ben informate, trarrebbero i proventi della loro critica da Mosca.

Matteo Cazzulani

IL PPE CERCA UN CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE EUROPEA. JUNCKER FACORITO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 22, 2013

L’ex-Capo dell’Eurogruppo dato per favorito nella corsa alla Candidatura per la più alta carica UE. In corsa anche due Commissari Europei e quattro Premier voluti dalla Merkel

Sostegno del proprio Partito più di quello di altri due appartenenti al Partito Popolare Europeo. Questi sono i requisiti, stabiliti durante il vertice di Meise di giovedì, 20 Dicembre, che i Candidati alla Presidenza del Consiglio Europeo del PPE -la forza politica di maggioranza relativa al Parlamento Europeo- devono possedere per potere concorrere alla più alta carica dell’Unione Europea.

Il Candidato, che sarà selezionato nel prossimo vertice PPE, sarà anche il volto con cui la forza politica di centrodestra si presenterà agli elettori in una campagna elettorale che si preannuncia molto difficile, sopratutto in virtù del crescente euroscetticismo in molti dei Paesi in cui il Partito è molto forte.

Tra i nomi in lizza per la candidatura a Presidente della Commissione Europea risalta quello dell’ex-Presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, che già ha comunicato la sua disponibilità a correre come leader dei popolari europei e che, sulla base di primi calcoli, potrebbe essere supportato dai Paesi del Benelux, Germania, Danimarca, Svezia ed anche Francia.

Altro nome di peso è quello del Commissario UE alla Giustizia, Vivianne Reding, così come quello del Commissario al Mercato Interno, Michel Barnier. La Reding piace molto in Germania, e potrebbe ottenere appoggi anche in alcuni Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Possibili candidati sono anche molti Primi Ministri, a cui il Cancelliere tedesco, Angela Merkel -la vera regista del PPE- ha concesso tempo per valutare se lasciare i propri Paesi per la corsa alla Presidenza della Commissione.

Tra essi, ci sono il Premier irlandese, Enda Kenny, quello finlandese, Jurki Katainen, e l’ex-Capo del Governo lettone, Valdis Dombrovskis, che piace molto alla Cancelliere tedesca ed è rappresentativo dell’Europa Centro-Orientale, dove i popolari sono molto forti.

Notevole, come riportato da Gazeta Wyborcza, il pressing della Merkel sul Premier polacco, Donald Tusk, che, però, venerdì, 20 Dicembre ha dichiarato di essere interessato solamente al suo mandato in Polonia, che scade nel 2015.

PSE e Sinistra hanno già scelto, Liberali e Verdi al Congresso

Il PPE è l’ultimo Partito europeo che, come stabilito dal Trattato di Lisbona, deve indicare un candidato da contrapporre a quello del Partito Socialista Europeo, che ha scelto il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e a quello della Sinistra Europea, che ha già investito Alexis Tsipras.

L’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei ha indetto un Congresso per scegliere tra il Commissario UE all’Economia, Oli Rehn -appoggiato dai Partiti del Nord e Centro Europa- e il Capogruppo ALDE al Parlamento Europeo, Guy Verhofstad -supportato dai liberali del Sud e dell’Ovest dell’Unione.

Primarie sono state indette dai Verdi europei, che vedono la Capogruppo al Parlamento Europeo, Rebecca Harms, contrapposta all’italiana Angela Frassinetti.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA ACCELERA PER LA FIRMA DELL’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE CON GEORGIA E MOLDOVA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 21, 2013

Il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, premia il lavoro di adattamento alle strutture economiche e politiche europee fatto da georgiani e moldavi. La Russia pronta a ritorsioni

Un’accelerazione per Georgia e Moldova, un freno per l’Ucraina. Nella giornata di venerdì, 20 Dicembre, il Consiglio Europeo ha deciso di accelerare le procedure per la firma dell’Accordo di Associazione con Georgia e Moldova: un documento che integra le economie di Tbilisi e Chisinau nel mercato unico europeo.

Georgia e Moldova, che hanno concluso le trattative per l’Accordo in occasione del Vertice del Partenariato Orientale UE di Vilna, lo scorso 28 e 29 Novembre, sono state premiate per la determinazione con cui hanno adattato le loro strutture democratiche ed economiche agli standard europei.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, l’Accordo con Georgia e Moldova va firmato al più presto, prima del mese di Agosto: una data importante in quanto, da tradizione, l’attenzione dei media internazionali cala e, di conseguenza, Tbilisi e Chisinau possono essere esposte a forti ritorsioni commerciali ed economiche da parte della Russia di Putin.

Il Presidente russo si oppone alla firma dell’Accordo di Associazione UE da parte di Paesi che aspira ad inglobare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dallo stesso Putin, contrastare il rafforzamento dell’Europa unita nella competizione internazionale.

Nell’Agosto del 2008, per punire le aspirazioni di ingresso alla NATO e all’UE della Georgia, la Russia ha aggredito militarmente Tbilisi approfittando dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino per occupare le Regioni georgiane di Ossezia del Sud ed Abkhazia.

Per quanto riguarda la Moldova, da tempo la Russia sta applicando ritorsioni commerciali sull’importazione di beni alimentari e sui permessi di lavoro concessi ai moldavi in territorio russo.

Da parte sua, l’UE ha subito aumentato la quantità di vino moldavo importato per proteggere la Moldova dalle ritorsioni della Russia, e dimostrate di essere capace di integrare l’economia di Chisinau senza particolari problemi.

Per quanto riguarda la Georgia, l’UE valorizza posizione strategica di un Paese attraverso il quale transiterà il gas che, dall’Azerbaijan, sarà importato in Europa tramite il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, da realizzare dalla Grecia fino in Italia attraverso l’Albania, che diversifica le forniture di gas dal quasi monopolio di Russia ed Algeria.

Yanukovych era già d’accordo con Putin mentre trattava con l’UE

Esclusa dal processo di firma degli Accordi di Associazione resta l’Ucraina, il cui Presidente, Viktor Yanukovych, ha dapprima rinunciato a concludere il documento, poi ha realizzato con il suo collega russo, Vladimir Putin, accordi commerciali che legano Kyiv a Mosca.

Nonostante la presa di posizione di Yanukovych, Van Rompuy ha ribadito che l’UE lascia le porte aperte all’Ucraina, sopratutto per dare un importante segnale al milione di manifestanti ucraini che, giorno e notte, dal 21 Novembre scorso, manifestano per l’integrazione in Europa nel centro di Kyiv ed in altre città del Paese.

A complicare le trattative tra UE ed Ucraina è l’indiscrezione secondo la quale il Presidente Yanukovych avrebbe già da tempo negoziato con Putin la firma di un accordo per ottenere un prestito di 15 Miliardi di Dollari e uno sconto sul prezzo del gas.

Ciò nonostante, come riporta l’autorevole Gazeta Wyborcza, il Presidente ucraino avrebbe promesso all’UE la firma dell’Accordo, chiedendo, in cambio dell’Associazione dell’Ucraina, un prestito fino a 20 miliardi di Dollari.

Matteo Cazzulani