LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: approvata la riforma del sistema infrastrutturale energetico in salsa UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 16, 2014

Il Parlamento ucraino da l’imprimatur alla liberalizzazione del controllo dei gasdotti del Paese con la partecipazione di compagnie europee e nordamericane. La Legge approvata con i voti dell’ex-coalizione ‘Scelta Europea’

Una Legge la cui approvazione integra l’Ucraina in Europa. Nella giornata di giovedì, 14 Agosto, il Parlamento ucraino ha approvato la Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico dell’Ucraina in senso europeo: un provvedimento che armonizza la legislazione di Kyiv sull’energia ai regolamenti della Comunità Energetica Europea, che comprende, oltre ai 28 Paesi dell’Unione Europea, e alla stessa Ucraina, anche Moldova, Serbia, Albania, Macedonia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Kosovo.

Come riportato dal sito ufficiale della Rada, a permettere l’approvazione della Legge, votata in seconda e definitiva lettura, sono stati i voti del Partito di ispirazione social-popolare-democratica Batkivshchyna, a cui appartiene il Premier, Arseniy Yatsenyuk, del moderato UDAR -la forza partitica fondata dal Sindaco di Kyiv, Vitaly Klichko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

Queste tre forze politiche, dopo la destituzione del regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych in seguito alla pacifica ‘Rivoluzione della Dignità’ sul Maydan, hanno dato vita alla coalizione ‘Scelta Europea’, scioltasi dopo la decisione di UDAR e Svoboda di lasciare da sola Batkivshchyna a sostenere il Governo Yatsenyuk.

Tra i favorevoli alla Legge vi sono stati anche deputati indipendenti e quelli del gruppo Sviluppo Economico -composto da transfughi dall’establishment dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych- mentre, tra le fila dell’opposizione, i filorussi del Partito delle Regioni si sono astenuti, ed i parlamentari comunisti hanno votato contro.

Come riportato dal Dzerkalo Tyzhnya, la Legge prevede la cessione alla compagnia Ukrtranshaz del ramo della gestione della rete dei gasdotti ucraini da parte del colosso nazionale energetico Naftohaz, che d’ora in poi si occuperà solo della compravendita del gas.

A sua volta, la Ukrtranshaz sarà divisa in due compagnie, che saranno privatizzate anche grazie all’intervento di enti dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Difatti, sia la Mahystralni Hazoprovody Ukrayiny, che si occuperà della gestione dei gasdotti ucraini, che la Pidzemni Hazovi Skhovishchya, dedicata alla gestione dei centri di stoccaggio, saranno possedute per il 51% dal Governo ucraino, mentre il 49% sarà dato in concessione a compagnie statunitensi ed europee.

L’approvazione della legge è dunque importante non solo perché integra il sistema ucraino con quello europeo, ma sopratutto perché concede la possibilità a compagnie UE di gestire il sistema dei gasdotti da cui, ad oggi, transita più del 90% del gas che l’Europa importa dalla Russia.

Le compagnie UE ed USA che intenderanno compartecipare alla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, come previsto da un emendamento al testo già approvato in prima lettura, dovranno tuttavia sottoporre all’avvallo del Parlamento adeguata documentazione in merito alla loro natura azionaria.

Questa misura, fortemente voluta da UDAR e Svoboda, poi accettata anche da Batkivshchyna, consente al Parlamento di controllare, ed evitare, che la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino non finisca nelle mani di una compagnia energetica russa registrata in UE.

Kyiv vuole evitare il Southstream

A motivare questo timore è infatti il continuo ricatto a cui l’Ucraina è costretta dalla Russia, che intende rilevare il controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino per privare Kyiv della possibilità di riscuotere i diritti sul transito del gas russo attraverso il proprio territorio.

Per eliminare l’Ucraina dal traffico del gas in Europa, la Russia ha anche progettato la realizzazione del Southstream: un gasdotto, concepito fino all’Austria dalla Russia meridionale attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, che incrementa la dipendenza dell’UE da Mosca.

“L’approvazione della legge è un chiaro segnale di appartenenza all’Europa che oggi l’Ucraina ha dato -ha dichiarato, come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, il Premier Yatsenyuk, a margine della votazione- Occorre ora fare fronte comune per la sicurezza energetica dell’Europa, e per evitare la realizzazione del Southstream”.

Oltre all’approvazione della riforma del sistema energetico nazionale in senso europeo, l’Ucraina ha ottenuto l’aiuto di Slovacchia, Polonia e Germania a decrementare la dipendenza dal gas della Russia.

La compagnia slovacca Eustream ha dichiarato di avviare la sperimentazione dell’invio di gas russo in Ucraina da ovest, attraverso l’utilizzo in senso invertito, del gasdotto Vojany-Uzhhorod.

In aggiunta, la compagnia tedesca RWE si è detta intenzionata ad incrementare di 8,8 milioni di metri cubi al giorno la quantità di gas che già invia in Ucraina da ovest, attraverso i gasdotti ubicati in territorio polacco.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Unione Energetica UE: Tusk rilancia sul rigassificatore di Swinoujscie

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 30, 2014

Il Premier polacco pronto al braccio di ferro con la compagnia italiana Saipem per la realizzazione in tempi brevi di un’infrastruttura necessaria per la sicurezza energetica e nazionale della Polonia. Dalla costruzione del terminale in Pomerania passa l’avvio di un progetto europeo concepito per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea

Un’infrastruttura da realizzare per dotare l’Unione Europea di una politica energetica diversificata, sicura ed efficiente.

Nella giornata di martedì, 29 Luglio, la compagnia energetica polacca Polskie LNG ha confermato la realizzazione in tempi brevi del rigassificatore di Swinoujscie: un’infrastruttura progettata in Pomerania, nella Polonia Nord-Occidentale, per importare in Europa gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

La posizione della Polskie LNG riprende le dichiarazioni enunciate, lo scorso 25 Luglio, dal Premier polacco, Donald Tusk, che ha rassicurato sulla realizzazione del rigassificatore: ritenuto un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza energetica, e quindi nazionale, della Polonia.

Nello specifico, Tusk ha dichiarato di intendere superare l’impasse contrattuale provocato dalla compagnia italiana Saipem, che, come riportato da Polskie Radio, per completare il terminale di Swinoujscie ha richiesto al Governo polacco la revisione del contratto con un ritocco, al rialzo, delle tariffe.

La posizione della Saipem rischia di provocare alla Polonia un esborso ben maggiore della mera questione contrattuale: la compagnia energetica nazionale polacca PGNiG ha infatti già siglato un contratto con la compagnia del Qatar Qatargas per l’acquisto di LNG a partire dal 2015.

“Siamo pronti ad ascoltare le ragioni che hanno portato la compagnia italiana a richiedere nuovi negoziati -ha dichiarato Tusk- Tuttavia, non siamo intenzionati ad accettare alcun ricatto motivato dal bisogno che abbiamo di realizzare l’infrastruttura in tempi brevi”.

Il rigassificatore di Swinoujscie è un’infrastruttura pilota dell’Unione Energetica Eueopea: progetto, supportato da Tusk e dal Presidente francese, Francois Hollande, e prima ancora concepito dagli ex-Presidenti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, che intende perseguire la diversificazione delle forniture di gas dell’UE dalle importazioni da Russia ed Algeria.

Questo scopo, necessario per decrementare la dipendenza dell’Europa sopratutto da Mosca -che spesso si avvale del gas come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi europei sovrani e indipendenti, come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina e Georgia- è realizzabile tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi membri UE e la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori.

Dalla Slovacchia il via libero definitivo per le esportazioni di gas in Ucraina

Un passo in direzione dell’Unione Energetica Europea è stato effettuato anche dalla Slovacchia, che, sempre martedì, 29 Luglio, ha dato l’avvio definitivo all’invio di gas russo in Ucraina attraverso l’utilizzo del gasdotto Vojany-Uzhhorod in senso invertito.

L’iniziativa, che aiuta l’Ucraina a decrementare la dipendenza dalle forniture di gas dirette dalla Russia, de facto mette in comunicazione i sistemi infrastrutturali di due Paesi che appartengono alla Comunità Energetica Europea.

Questo ente è una sorta di UE dell’energia che, oltre ai Paesi membri dell’Unione, comprende anche Georgia, Moldova, Serbia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Bosnia-Erzegovina e Albania.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

Dopo l’Accordo di Associazione, Moldova, Ucraina e Georgia si avvicinano all’Europa

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 5, 2014

L’Alleanza Pro-Europa, la coalizione di maggioranza del Parlamento moldavo, ha approvato l’Accordo di Associazione con l’UE. Il Parlamento ucraino modernizza la gestione del sistema infrastrutturale energetico agli standard dell’Unione Europea, mentre il Governo georgiano ha incrementato la quantità di gas importata dall’Azerbaijan anche per l’Europa

Una ratifica lampo per un Paese che, così, dimostra la sua alta voglia di Europa. Nella giornata di mercoledì, 2 Luglio, il Parlamento moldavo ha ratificato la firma dell’Accordo di Associazione che il Premier moldavo, Iurie Leanca, ha sottoscritto a Bruxelles con l’Unione Europea lo scorso 27 Giugno.

La ratifica, avvenuta dopo meno di una settimana dalla firma dell’Accordo, è stata possibile grazie al voto dell’Alleanza Pro Europa: la coalizione di Governo composta da Partiti pro-europei di differente orientamento ideologico.

Oltre al Partito Liberal Democratico di Moldova -PLDM- del Premier Leanca, che ha lo status di osservatore presso il Partito Popolare Europeo, l’Alleanza Pro-Europa è composta anche dal Partito Democratico di Moldova del Presidente del Parlamento, Marian Lupu -che fa parte nella qualità di osservatore del Partito dei Socialisti Europei- e dal Partito dei Liberali Riformisti -PLR- che partecipa come osservatore all’Alleanza dei liberali e Democratici Europei.

Assente dalla votazione è stato però il Partito Comunista di Moldavia -PCM- la prima forza politica per numero di parlamentari che, per via del suo orientamento anti-occidentale, ha espresso piena contrarietà all’avvicinamento di Chisinau all’Europa.

Oltre alla Moldova, passi in avanti verso l’Europa sono stati compiuti dall’Ucraina, che, nella giornata di venerdì, 4 Luglio, ha visto approvare dal Parlamento una Legge che armonizza la gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino al regolamento UE in materia.

Nello specifico, la Legge ha separato la gestione della compravendita del gas dalla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, affidate rispettivamente alla compagnia nazionale Naftohaz e alla compagnia Ukrtranshaz.

Inoltre, la legge permette ad enti terzi appartenenti all’Unione Europea e ad altro Paesi della Comunità Energetica Europea -alla quale, oltre ai Paesi membri UE, appartengono Serbia, Moldova, Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Montenegro- di rilevare quote non superiori al 51% nella gestione parziale o totale del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina.

Alla legge, un emendamento ha poi dato la possibilità anche a compagnie statunitensi di partecipare alla gestione del sistema infrastrutturale energetico ucraino: una decisione che aiuta Kyiv a decrementare la dipendenza dalle importazioni di gas della Russia, di cui Mosca si avvale come forma di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi sovrani e indipendenti.

Sempre a proposito di energia, anche la Georgia ha compiuto un passo verso l’Europa con l’incremento della quantità di gas importata dall’Azerbaijan del 20% nell’ultimo anno.

Il flusso di gas dall’Azerbaijan alla Georgia, oltre che per la sicurezza nazionale di Tbilisi, è necessario anche per la realizzazione del progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Europa anche attraverso l’importazione del gas azero in Italia dal territorio georgiano tramite Turchia, Grecia ed Albania.

In UE solo la Lituania in prima fila per la ratifica del documento

Sia l’Ucraina che la Georgia hanno firmato a Bruxelles l’Accordo di Associazione con l’UE, ma, diversamente dalla Moldova, la loro ratifica non è ancora stata fissata in Parlamento.

La mancanza di un voto calendarizzato sulla questione è anche presente presso i Parlamenti dei Paesi membri UE che, così come i Paesi non-UE che hanno firmato l’Accordo, devono ratificare la firma del Documento.

L’unico Paese che finora si è attivato in tale direzione è la Lituania che, come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, intende avviare al più presto le procedure per incentivare l’avvicinamento, e per certi versi anche il ritorno, all’Europa di Moldova, Ucraina e Georgia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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YANUKOVYCH CHIUDE CON L’EUROPA ANCHE SUL GAS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 10, 2014

Il Presidente ucraino interrompe il progetto di integrazione di Kyiv nel mercato unico energetico europeo dopo che la Russia ha concesso uno sconto sull’oro blu condizionato però a progressive cessioni di sovranità politica. Si rafforza il progetto politico di una Grande Russia che mette a serio repentaglio l’esistenza dell’UE

Una tecnica di corto respiro che costringe l’Ucraina a cedere progressivamente parti di sovranità alla Russia di Putin, e che mette a serio repentaglio la sicurezza energetica e politica dell’Europa. Nella giornata di giovedì, 9 Gennaio, il colosso nazionale energetico ucraino Naftohaz ha dichiarato di avere interrotto l’importazione di gas dall’Unione Europea e di non avere alcuna intenzione di implementare la quantità di oro blu importata dall’Europa, come già pianificato.

Per diversificare le forniture di gas da quelle della Russia, da cui l’Ucraina ha dipeso per il 90% del suo fabbisogno nazionale, e sulle quali Mosca ha applicato un sovrapprezzo politico destabilizzare nel 2009 il Governo ‘arancione’ filo-europeo di Yulia Tymoshenko, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha avviato periodiche importazioni di oro blu dalla Germania tramite Polonia ed Ungheria.

Sulla base di tale schema, che veicola in Ucraina gas russo proveniente dal fondale del Mar Baltico venduto a Kyiv dalla compagnia tedesca RWE, Yanukovych aveva già pronto anche un accordo con la compagnia energetica slovacca Eustream per trasportare oro blu dal territorio tedesco anche attraverso i gasdotti della Slovacchia.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Eduard Stavitsky, la rinuncia di Yanukovych è dovuta alla concessione da parte della Russia di uno sconto sul prezzo del gas da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5: un decremento che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha accordato dopo la rinuncia dell’Ucraina alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Quest’Accordo di Associazione, che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico europeo, era accompagnato dalla realizzazione del mercato energetico unico dell’UE: la messa in comunicazione dei gasdotti dell’UE -più quelli dei Paesi della Comunità Energetica Europea: Ucraina, Serbia, Moldova, Bosnia-Erzegovina, Montenegro ed Albania- per garantire a tutti i Paesi dell’Unione la diversificazione delle forniture.

Il mercato energetico unico UE, che avrebbe permesso all’Ucraina di importare anche gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia ed Egitto, gas naturale dall’Azerbaijan, e shale degli Stati Uniti d’America, sarebbe stato per Kyiv una soluzione a lungo temine, necessaria per limitare il monopolio energetico della Russia.

Tuttavia, il Presidente ucraino ha preferito una strategia di corto respiro, ed ha ceduto alla proposta che il suo collega russo ha confezionato per costringere l’Ucraina a cedere progressivamente alla Russia parti di sovranità: infatti, lo sconto sul prezzo del gas deve essere rinegoziato ogni tre mesi e, in caso di mancato accordo, il prezzo del gas che Mosca vende a Kyiv tornerà ai livelli precedenti all’Accordo tra Putin e Yanukovych.

Il vero vincitore della situazione è il Presidente russo, che, con tutta calma, ha ora il tempo di inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale nello spazio ex-sovietico che, come lo stesso Putin ha dichiarato a più riprese, mira a creare un nuovo Impero Russo che escluda l’UE dalla competizione economica globale.

Oltre che in Ucraina, dimostrazione della politica imperialista di Putin -fatta non più con le Divisioni cosacche o con i Carri dell’Armata Rossa, bensì con la compravendita di gas- è dato dalla Lituania, a cui Mosca ha applicato un prezzo ben superiore allo standard di mercato.

La Lituania resiste alla politica del gas di Mosca

Nella giornata di mercoledì 8 Gennaio, il Governo lituano ha depositato presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma un ricorso contro la politica tariffaria attuata dal monopolista statale russo del gas Gazprom -controllato dal Cremlino.

Simile provvedimento è stato preso dalla Commissione Europea dopo un’indagine che ha provato che la Russia ha attuato una politica irregolare nell’UE.

Putin ha imposto alti prezzi ai Paesi all’Europa Centro-Orientale -tradizionalmente osteggiati da Mosca- mentre ha concesso l’auto sconti solo a quegli Stati che hanno sostenuto la politica energetica di Mosca, anche se lesiva del rafforzamento dell’UE, come Germania, Francia e Olanda.

Altra dimostrazione dell’uso politico del gas da parte di Putin è la realizzazione del Southstream: gasdotto -progettato da un’accordo tra il Presidente Putin e l’ex-Premier italiano Silvio Berlusconi- permette a Gazprom di veicolare in Europa 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno tramite un’infrastruttura da esso posseduta.

La situazione del Gasdotto Ortodosso -come è nominato il Southstream- è in contrasto con il Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta ad un colosso energetico di controllare in maniera congiunta sia la compravendita del gas che le infrastrutture attraverso le quali essa viene effettuata.

Matteo Cazzulani

LA COMMISSIONE EUROPEA RITIENE ILLEGALE IL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 5, 2013

Il Direttore dei Mercati Energetici UE, Klaus Dieter Borchardt, evidenzia come gli accordi bilaterali firmati tra la Russia ed alcuni Paesi UE per la realizzazione del Gasdotto Ortodosso non siano conformi al Terzo Pacchetto Energetico UE. L’infrastruttura russa, pianificata da Putin e Berlusconi, mette a serio repentaglio la sicurezza energetica europea.

Bulgaria, Serbia, Ungheria, Grecia, Slovenia Croazia ed Austria non rispettano la legge UE in tema di energia: l’Italia è avvertita. Nella giornata di mercoledì, 4 Dicembre, il Direttore dei Mercati Energetici della Commissione Europea, Klaus-Dieter Borchardt, ha dichiarato illegali i patti bilaterali tra la Russia ed alcuni Paesi dell’Unione Europea e della Comunità Energetica Europea per la realizzazione del Southstream.

Come riportato durante un’udienza pubblica presso il Parlamento Europeo, Borchardt ha dichiarato che la Russia ha infranto il Terzo Pacchetto Energetico UE: Legge che vieta il possesso dei gasdotti da parte dell’ente che già controlla il gas che da esso viene trasportato.

Nello specifico, l’esponente della Commissione Europea ha anche rilevato come il Southstream -posseduto dal monopolista russo statale del gas Gazprom, che realizza il gasdotto per incrementare le esportazioni in Europa del suo blu- non sia un progetto aperto alla compartecipazione di altre compagnie: de facto esso resta un’infrastruttura nelle mani di Mosca in pieno territorio UE.

Le ragioni per cui la Commissione Europea si è opposta al Southstream sono anche di carattere geopolitico, poiché l’infrastruttura -ribattezzata Gasdotto Ortodosso- è stato concepito appositamente dal Presidente russo Putin per incrementare la quantità di gas che la Russia esporta nei Paesi UE, con lo scopo di mantenere l’Europa fortemente dipendente dalle forniture di Mosca.

Il Southstream, pianificato nel 2009 con un accordo tra Gazprom e il colosso italiano ENI, fortemente voluto da Putin e Berlusconi, è progettato per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia meridionale fino in Bulgaria, per poi continuare in Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia ed Austria.

Se realizzato, il Southstream contrasta con il piano di diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha approntato per garantire ai cittadini UE una bolletta del gas meno cara e, sopratutto, forniture sicure senza dipendere prevalentemente da una sola fonte, quella russa, come invece fatto finora.

Per complementare le importazioni di gas russo, la Commissione Europea ha varato la realizzazione di un alto numero di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e la costruzione di alcuni gasdotti per veicolare oro blu naturale da Azerbaijan ed Israele.

I russi vanno avanti

La condanna della Commissione Europea è un vero e proprio monito per la Bulgaria, che, durante una cerimonia fastosa, ha avviato la realizzazione del Southstream sul suo territorio.

Il medesimo atteggiamento, la Commissione lo ha tenuto nei confronti della Serbia, che pur non appartenendo ancora all’UE, è Stato membro della Comunità Energetica Europea: una sorta di CEE del gas che comprende Paesi extra UE come Moldova ed Ucraina.

La posizione dell’UE ha messo in una situazione di difficoltà anche i Paesi che, in questi mesi, hanno firmato con la Russia accordi bilaterali per la realizzazione del Southstream, come Ungheria, Croazia, Slovenia ed Austria.

Quella sul Southstream non è la prima presa di posizione della Commissione Europea per difendersi dalla politica espansionistica di Putin per mezzo del gas. Nel Settembre 2012, Bruxelles ha aperto un’inchiesta su Gazprom per comportamento atniconcorrenziale nei mercati energetici di alcuni Paesi UE fortemente dipendenti dal gas della Russia, come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Romania e Bulgaria.

Presente al discorso di Borchardt presso il Parlamento Europeo, il Vice Capo di Gazprom, Aleksander Medvedev, ha dichiarato l’intenzione di procedere con la realizzazione del Southstream, mentre il Vice Ministro dell’Energia russo, Anatoly Yankovsky, ha dichiarato che il gasdotto russo deve essere escluso dalla legislazione UE perché non interamente posto in territorio europeo.

L’Italia approva la TAP

Differente la posizione dell’Italia, che, sebbene sia stata tra i principali sponsor del Southstream durante l’era Berlusconi, non ha ancora formato alcun accordo bilaterale con la Russia per la realizzazione del Gasdotto Ortodosso in territorio italiano.

Al contrario, nella giornata di giovedì, 5 Dicembre, la Camera dei Deputati ha approvato il trattato internazionale per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura concepita per veicolare in Italia 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan attraverso Grecia ed Albania.

La TAP, con cui Enel ed Hera hanno già fissato accordi, è una delle infrastrutture concepite dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas e garantire ai Paesi coinvolti la sicurezza energetica nazionale: un piano UE a cui il Premier Letta e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, hanno fortemente voluto tenere fede.

Matteo Cazzulani

L’UE RINNOVA PARTENARIATO ORIENTALE E COMUNITÀ ENERGETICA EUROPEA

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on October 25, 2013

Il Parlamento Europeo invita i Paesi coinvolti nella politica di vicinato ad implementare la sicurezza energetica. La diversificazione delle forniture vista come necessaria per l’allargamento dell’Unione in Europa Orientale.

In Europa Orientale, e non solo, la politica estera va di pari passo con la questione energetica. Ad averlo compreso, e ratificato, è il Parlamento Europeo che, nella giornata di giovedì, 24 Ottobre, ha approvato una risoluzione che invita i Paesi interessati dalla politica di Partenariato Orientale -Ucraina, Georgia, Moldova ed Azerbaijan- ad adottare misure per implementare la sicurezza energetica.

Nello specifico, il Parlamento Europeo ha invitato i Paesi del Partenariato Orientale ad adattare la legislazione nazionale in ambito energetico a quella dell’Unione Europea, per poter arrivare in breve tempo ad una completa integrazione di Ucraina, Georgia, Moldova ed Azerbaijan nel mercato UE dell’energia.

Come riporta il documento, la sicurezza energetica è uno dei principi fondamentali su cui si basa il Partenariato Orientale, che il Parlamento Europeo ha deciso di rinnovare assieme alla Comunità Energetica Europea: una sorta di UE dell’energia che, oltre ai 28 Paesi dell’Unione, comprende anche Serbia, Albania, Bosnia Erzegovina, Moldova, Georgia ed Ucraina.

L’aver posto la questione energetica al centro del Partenariato Orientale è una decisione strategica assunta dall’Unione Europea per implementare la sicurezza energetica mediante la diversificazione delle forniture di gas.

In particolare, Georgia, Moldova ed Albania sono Paesi fondamentali per garantire in Europa l’importazione di gas dall’Azerbaijan necessario per diminuire la forte dipendenza che lega l’UE alle forniture di oro blu da Russia ed Algeria.

L’integrazione dell’Ucraina in un mercato unico dell’energia UE permette poi un maggiore controllo su un importante sistema di gasdotti da cui, ad oggi, transita la maggior parte del gas che l’Unione importa dalla Russia, e che, in passato, spesso è stato interrotto da Mosca per ostacolare il percorso di integrazione euro-atlantica intrapreso da Kyiv.

Niente progressi su shale e Diritti Umani

Nonostante i progressi registrati per quanto riguarda la Comunità Energetica Europea, in una fase di stallo resta il gas shale, sul cui sfruttamento in Europa il Parlamento Europeo non è ancora giunto ad una posizione condivisa.

Con l’avvicinarsi delle Elezioni Europee, lo shale è diventato una tematica marginale, anche se la politica UE è frammentata sull’argomento.

Da un lato, ci sono i favorevoli, come il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, i Parlamentari dei gruppi popolari e conservatori, e Paesi come Polonia, Romania, Gran Bretagna, Danimarca, Lituania ed Ungheria.

Dall’altro, ci sono i contrari, come il Commissario UE all’Ambiente Janez Potocnik, i gruppi LiberalDemocratico e Verde, con alcuni Parlamentari dei Socialisti e Democratici, e Paesi come Francia, Bulgaria e Repubblica Ceca.

Capitolo importante della risoluzione del Parlamento Europeo sul Partenariato Orientale ha riguardato anche il rispetto dei Diritti umani e della Democrazia nei Paesi membri dell’iniziativa.

Con il documento, il Parlamento Europeo ha rilevato regressi nel rispetto della Democrazia in Ucraina e Georgia, ed ha invitato i Paesi del Partenariato Orientale ad adattarsi ai parametri Occidentali per poter implementare l’integrazione, anche solo economica ed energetica nell’UE.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEI GASDOTTI: AVVIATA LA REALIZZAZIONE DEL GASDOTTO IASI-UNGHENI TRA MOLDOVA E ROMANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 29, 2013

L’infrastruttura concepita per diversificare gli approvvigionamenti energetici di Chisinau e Bucarest. La Commissione Europea ritiene il progetto strategico

Un’infrastruttura per cementare i rapporti tra la Moldova e l’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 27 Agosto, è stata avviata la realizzazione del Gasdotto Iasi-Ungheni, concepito per veicolare 1,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Romania alla Moldova e viceversa.

Il progetto, lungo 43,2 chilometri, è cofinanziato da Romania e Commissione Europea per rafforzare l’indipendenza energetica della Moldova, ad oggi fortemente dipendente dalle importazioni di gas russo.

Il Gasdotto Iasi-Ungheni ha particolarmente lo scopo di veicolare in Moldova gas proveniente dai giacimenti di oro blu del Mar Nero, e di integrare Chisinau nel sistema infrastrutturale energetico UE.

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha ritenuto l’occasione come storica, ed ha evidenziato l’importanza di rafforzare la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per la Moldova.

Il Premier romeno, Victor Ponta, ha dichiarato che Chisinau potrà contare sulle forniture di gas naturale e shale sfruttato in Romania.

Chisinau più vicina all’UE

Sul piano geopolitico, la realizzazione del Gasdotto Iasi-Ungheni rafforza la partecipazione della Moldova nella Comunità Energetica Europea: un’UE del gas che, oltre ai Paesi dell’Unione, ed alla Moldova, comprende anche Ucraina e Serbia.

Il processo di integrazione della Moldova nella Comunità Energetica Europea è stato congelato su pressione della Russia per via del mancato accordo sul rinnovo del contratto per le forniture di gas a Chisinau da parte di Mosca.

La Moldova è vicina anche nella firma dell’Accordo di Associazione con l’UE, un documento che integra Chisinau nell’Unione dal punto di vista economico.

Matteo Cazzulani

OETTINGER PROPONE L’UNIONE TRANSATLANTICA DELL’ENERGIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 18, 2013

Il Commissario UE all’Energia invita gli Stati Uniti d’America a rifornire di shale l’Europa, e ad inserire la questione nelle trattative per l’Unione Commerciale tra USA ed Unione Europea. Risvolti positivi anche sul piano ambientale.

L’Unione Transatlantica nom solo come entità politica, ma anche come realtà energetica. Nella giornata di mercoledì, 17 Luglio, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha sostenuto la necessita di stringere le relazioni tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America in campo energetico.

Come riportato in un discorso pubblico al Centro di Studi Strategici di Washington, Oettinger ha sottolineato come lo sfruttamento di gas shale negli USA possa caratterizzare un’opportunità per diversificare le fonti di approvvigionamento di oro blu dell’Unione Europea.

Oettinger ha anche illustrato la necessita per l’UE di importare shale dagli USA non solo per ridurre una dipendenza europea dalle forniture estere, che, secondo le stime ufficiali, è destinata ad aumentare vertiginosamente, ma anche per abbattere le emissioni inquinanti, come dichiarato di recente dal Presidente statunitense, Barack Obama.

Per questa ragione, Oettinger ha ritenuto opportuno inserire la cooperazione energetica all’interno delle trattative per il varo della Zona di Libero Scambio USA-UE, ed ha invitato gli statunitensi ad aiutare gli europei nello sfruttamento dei giacimenti di shale ubicati nel Vecchio Continente.

“USA ed UE hanno comuni valori in campo energetico, che devono essere fissati nella partnership per la Zona di Libero Scambio che stiamo negoziando attualmente -ha dichiarato Oettinger- Dobbiamo sviluppare un più forte set di regole che consenta di affrontare il mercato globale”.

Oettinger sulla buona strada

Oettinger si è anche soffermato sul ruolo della Russia, il primo fornitore di gas dell’Europa, ed ha sottolineato la necessità di diminuire la dipendenza dagli approvvigionamenti di Mosca mediante un’intensificazione della diversificazione delle forniture di gas.

Infine, Oettinger ha anche apprezzato l’ingresso dell’Ucraina nella Comunità Energetica Europea nel 2011, un passo che rende ora possibile forti relazioni tra enti ucraini e operatori statunitensi ed europei impegnati nello sfruttamento dello shale.

Il discorso di Oettinger va nella giusta strada, in quanto l’UE e gli USA necessitano la costituzione dell’Unione Transatlantica per rafforzare la posizione dell’Occidente in un mondo sempre più globalizzato.

L’Unione Transatlantica permette non solo la difesa dell’Occidente dall’aggressività economica della Cina e da quella energetica della Russia, ma anche la diffusione dei valori della cultura occidentale, come Democrazia, Diritti Umani, Libero Mercato e Libertà di Stampa.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA: VARATO UN NUOVO GOVERNO CHE GUARDA ALL’UE

Posted in Moldova by matteocazzulani on June 2, 2013

La ‘Coalizione pro-Europea per Governare’ è composta dal Partito Liberal-Democratico, dal Partito Democratico e dai Liberal-Riformatori. L’Integrazione Europea confermato il primo obiettivo.

Una nuova coalizione per continuare un percorso verso l’Europa oramai avviato. Nella giornata di venerdì, 31 Maggio, in Moldova è stata varata una nuova coalizione di Governo che ha posto l’Integrazione Europea come obiettivo della sua attività politica.

La Coalizione, denominata ‘Coalizione pro-Europea per Governare’, è composta dal Partito Liberal-Democratico dell’ex-Premier, Vlad Filat, dal Partito Democratico dell’ex-Speaker del Parlamento, Marian Lupu, e dai riformatori del Partito Liberale guidati da Ion Hadarca.

Nuovo Premier è stato nominato Iurie Leanca, del Partito Liberal-Democratico, mentre come nuovo Speaker del Parlamento è stato scelto Igor Corman, del Partito Democratico.

All’opposizione sono rimasti il Partito Liberale dell’ex-alleato di Governo, Mihai Ghimpu, e i comunisti.

Il varo di una nuova maggioranza è stato necessario dopo la caduta dell’Alleanza per l’Integrazione Europea, coalizione di Governo composta da Partito Liberal-Democratico, Partito Democratico e Partito Liberale.

Il 13 Febbraio, l’ex-Premier, Vlad Filat, ha sancito la fuoriuscita del suo Partito Liberal-Democratico dopo avere accusato gli alleati di Governo, tra cui l’ex-Vice Speaker del Parlamento, Vladimir Plahotniuc, di corruzione.

La coalizione di Governo, che ha confermato quasi l’intero organigramma del precedente Esecutivo, mantiene la Moldova orientata verso l’Occidente in politica estera ed energetica.

L’ostacolo russo all’Integrazione Europea

La Moldova è uno dei primi candidati per l’ottenimento della firma dell’Accordo di Associazione con l’UE, documento che permette l’integrazione economica di Chisinau nell’Unione Europea.

La Moldova è anche membro della Comunità Energetica Europea, un’Unione Europea del gas che comprende i Paesi UE e quelli dell’Europa Orientale e Balcanica non sono ancora entrati nel Vecchio Continente.

La Comunità Energetica Europea prevede la creazione di un mercato unico del gas UE, la messa in comunicazione di tutti i gasdotti del Vecchio Continente, e la diversificazione delle forniture di oro blu per diminuire la dipendenza dagli approvvigionamenti dalla Russia.

La membership della Moldova è stata congelata dall’UE per permettere a Chisinau di negoziare con la Russia un nuovo accordo per le forniture di gas.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA DOPO CIPRO APRE ANCHE IL FRONTE UCRAINO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 22, 2013

Mosca invita apertamente l’Ucraina ad abbandonare il processo di integrazione con l’Unione Europea per concedere sconti sulle forniture di gas. Il possesso dei gasdotti di Kyiv strategico affinché il Cremlino incrementi la sua egemonia nei confronti dell’Unione Europea

L’Ucraina dopo Cipro, ma non è una novità. Nella giornata di giovedì, 21 Marzo, il Premier russo, Dmitriy Medvedev, ha dichiarato ufficialmente che la Russia ha l’obiettivo di costringere l’Ucraina ad abbandonare il processo di integrazione con l’Unione Europea.

Come riportato dall’agenzia Interfax, Medvedev ha sottolineato come il varo di un consorzio russo-ucraino, necessario affinché Kyiv possa ottenere da Mosca uno sconto forniture di gas, dipende solo dalla fuoriuscita dell’Ucraina dalla Comunità Energetica Europea.

Nel 2011, l’Ucraina ha aderito alla Comunità Energetica Europea: una sorta di UE del gas, che comprende tutti i Paesi dell’Unione Europea più Ucraina, Moldova, Serbia e Croazia, finalizzata alla creazione di un mercato unico dell’energia nel Vecchio Continente.

Pronta è stata la risposta della Commissione Europea, che ritiene la cooperazione dell’Ucraina nella Comunità Energetica Europea condicio sine qua non per l’implementazione del processo di integrazione di Kyiv nell’UE.

Con una nota, Bruxelles ha illustrato come il mercato unico dell’energia sia necessario affinché l’Ucraina possa emanciparsi dalla dipendenza da un solo fornitore di gas -la Russia- ed ha invitato l’Ucraina a rispettare gli accordi presi con l’Unione Europea, sopratutto in materia di energia.

Per la Russia, il possesso dei gasdotti ucraini è un obiettivo strategico, che consente di eliminare l’unico Paese di transito rimasto nel traffico del gas da Mosca all’Unione Europea e, così, aumentare il peso del Cremlino nei confronti di un’UE ancora priva di una politica energetica comune -e che già importa dalla Russia il 40% del totale del gas importato.

Dal punto di vista ucraino, è difficile per Kyiv resistere alle sirene di Mosca, dal momento in cui il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, ha già espresso segnali di apprezzamento nei confronti di un’integrazione del suo Paese nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto sovranazionale concepito dalla Russia per sancire l’egemonia del Cremlino nello spazio ex-sovietico.

Oltre all’Ucraina, altri due sono gli obiettivi della politica energetica che la Russia sta conducendo nei confronti dell’Europa.

Il primo è Cipro, di cui Mosca mira a controllare le riserve nazionali di gas naturale -stimate a 7 trilioni di piedi cubi- per impedire all’Unione Europea di limitare la dipendenza dalle forniture della Russia.

Cipro è anche impegnato in un progetto con Israele volto ad avviare l’esportazione in Europa di gas dai giacimenti Leviathan e Tamar: se realizzato, il piano consentirebbe all’UE di diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento di gas, e di arginare il monopolio di Russia e Algeria nel settore.

Anche l’Azerbaijan nel mirino

La Russia e inoltre impegnata nel bloccare la realizzazione del Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti progettati dalla Commissione Europea per veicolare in Europa 30 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dall’Azerbaijan.

Per contrastare il progetto, la Russia ha avviato la costruzione del Southstream: gasdotto concepito per veicolare in Austria 63 Miliardi di metri cubi all’anno dal territorio russo attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Nonostante il parere negativo al gasdotto della Commissione Europea, il Southstream è sostenuto politicamente da Ungheria e Bulgaria, ed è compartecipato, oltre che dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, anche dal colosso energetico ENI, e dalle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF.

Matteo Cazzulani