LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Attentato aereo in Ucraina: Hillary Clinton invita l’Europa a decrementare la dipendenza da Gazprom e ad imporre a Putin sanzioni più forti

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 18, 2014

L’ex-Segretario di Stato USA, nonché probabile candidata democratica alla Casa Bianca, invita l’Unione Europea ad implementare la diversificazione delle forniture di gas dalla Russia, ad approvare sanzioni nei confronti di Mosca più forti rispetto a quelle finora varate, e ad aiutare nel concreto la difesa ucraina. Anche il Presidente USA Obama, il Vicepresidente Biden e il Segretario di Stato Kerry condannano l’abbattimento dell’aereo

Indignazione, indipendenza energetica dalla Russia e aiuti concreti agli ucraini. Questa è la linea che l’Europa farebbe bene ad assumere in seguito all’attentato che ha provocato l’abbattimento del Boeing 777 della Malaysian Airlines nell’est dell’Ucraina giovedì, 17 Luglio.

A dare il prezioso consiglio, frutto di un’analisi lucida della situazione geopolitica, è stato l’ex-Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, nonché probabile candidata democratica alle prossime Elezioni Presidenziali USA, Hillary Clinton.

La Clinton, durante un’intervista al canale PBS, ha dichiarato che, se le prove finora ottenute saranno confermate in toto, la responsabilità dell’attentato ricade tutta sulle milizie pro-russe che stanno occupando l’est dell’Ucraina, e che avrebbero abbattuto il velivolo civile avvalendosi di un equipaggiamento fornito dall’esercito della Russia.

L’esponente dei democratici USA, dopo essersi detta fortemente sorpresa per la mancata reazione di sdegno da parte dei Paesi membri dell’Unione Europea, ha invitato l’Europa a decrementare la dipendenza dal monopolista statale russo del gas Gazprom: longa manus del Cremlino di cui il Presidente russo, Vladimir Putin, si avvale per espandere l’influenza di Mosca sui Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

“Putin questa volta è andato troppo oltre e noi non possiamo più stare a guardare -ha dichiarato la Clinton- Se le prove del coinvolgimento di armamenti russi saranno confermate, l’Europa deve dapprima imporre più forti sanzioni a Mosca, e, successivamente, provvedere a limitare subito la dipendenza da Gazprom, dato che la Russia dipende fortemente dalla vendita del gas in Europa”.

“Inoltre -ha continuato la Clinton- l’Europa deve anche aiutare l’Ucraina a difendere i suoi confini da possibili infiltrazioni russe, fornendo anche aiuti militari per rafforzare le strutture difensive ucraine. Bisogna chiedersi chi ha davvero gli armamenti in grado di abbattere un aereo ad alta quota?”.

Link dell’intervista: http://www.theguardian.com/world/2014/jul/18/mh17-hillary-clinton-says-russian-backed-rebels-likely-shot-down-plane

La posizione della Clinton rappresenta un monito molto importante che gli Stati Uniti hanno dato non solo alla Russia, ma anche all’Europa.

Sulla medesima linea della possibile candidata democratica alla Presidenza USA si è anche schierato l’attuale Presidente, Barack Obama, che, con una nota della Casa Bianca, ha chiesto il cessate il fuoco in Ucraina orientale per permettere a tecnici indipendenti di appurare quanto sia avvenuto.

“Non conosciamo ancora la dinamica dei fatti, ma sappiamo che quanto accaduto è frutto dell’escalation militare provocata dall’appoggio fornito dall’esercito della Russia ai miliziani pro-russi nell’est dell’Ucraina” riporta la nota di Obama, anch’egli democratico.

“Non ci sono dubbi che l’aereo è stato abbattuto” ha aggiunto il Vicepresidente USA, Joe Biden, mentre il Segretario di Stato USA, John Kerry -che come Biden, Clinton e Obama è anch’egli democratico- ha espresso profondo dolore per la morte di persone innocenti.

L’Occidente contesta, mentre la Merkel resta ancora cauta

Posizione dura è stata assunta anche dalla Gran Bretagna, il cui Primo Ministro, David Cameron, ha chiesto, ed ottenuto, la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per esaminare urgentemente la questione.

Critico anche il Capo del Governo australiano, Tony Abbott, che ha chiesto di assicurare alla giustizia i responsabili della morte delle vittime del velivolo, su cui viaggiavano molti cittadini dell’Australia.

A sua volta, il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha dichiarato di non nutrire dubbi sul coinvolgimento dei miliziani pro-russi nell’abbattimento del velivolo malaysiano.

Molle, invece, come purtroppo da tradizione, la posizione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha invitato le parti a cessare il fuoco per permettere i lavori della Commissione Internazionale voluta da Obama.

Dal ‘Guardian’ le prove del coinvolgimento russo

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha dichiarato che l’attentato all’aereo civile malaysiano è la prova tangibile dell’esistenza di una vera e propria guerra in Ucraina orientale. A sua volta, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha invitato la creazione di una Commissione Internazionale per appurare la verità sull’accaduto.

Appurare la verità sarà tuttavia difficile, dal momento in cui i miliziani pro-russi, dopo avere ammesso la loro responsabilità nell’abbattimento del velivolo malaysiano sui social network e tramite una telefonata intercettata dai Servizi Segreti Ucraini, hanno consegnato le scatole nere direttamente a Mosca, che sulla questione ha già una pozione chiaramente schierata.

Putin ha infatti addossato tutte le colpe dell’accaduto all’Ucraina, ventilando che ad avere abbattuto il velivolo malaysiano sia stato l’esercito ucraino, intenzionato invece a colpire il suo aereo privato di ritorno dal vertice BRIC in Brasile.

A smentire le accuse di Putin sono stati però esperti militari del Royal United Services Institutes che, come riportato dal Guardian, hanno confermato che l’aereo indonesiano ha potuto essere a statuto solamente dal sistema missilistico BUK, che ad oggi, nella regione, è posseduto solo dall’esercito russo.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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UNA VISITA DI KOMOROWSKI CONFERMA LA ROTTURA TRA L’EUROPA E YANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 21, 2012

Il Presidente polacco ribadisce il sostegno all’integrazione europea di Kyiv, ma invita il collega a scegliere tra l’Unione Europea e la Russia, e a porre fine al regresso democratico caratterizzato dalla detenzione in carcere della Leader dell’opposizione arancione, Yulia Tymoshenko. Il Capo di stato ucraino dichiara di preferire l’Eurasia, e nega la liberazione della Lady di Ferro ucraina 

Il presidente polacco, Bronislaw Komorowski

La bella apparenza dettata dalla Ragion di Stato e l’amara realtà con un sonoro ultimatum al vicino sono state le due facce della visita in Ucraina del Presidente polacco, Bronislaw Komorowski. Nella giornata di venerdì, 20 Settembre, il Capo di Stato della Polonia si è recato a Kyiv per un incontro con il suo collega ucraino, Viktor Yanukovych, per tentare di mantenere viva la prospettiva di integrazione europea per l’Ucraina.

Coerentemente con la sua storia, e con l’interesse generale europeo, Varsavia più di tutti ha sempre il mantenimento delle porte aperte per l’Ucraina in vista di una sua pronta integrazione, ma le prospettive di un ingresso di Kyiv nell’UE si sono notevolmente affievolite a causa delle recenti decisioni politiche di Yanukovych.

Egli ha preferito guardare alla Russia anziché a Bruxelles e, sopratutto, si è reso protagonista di un’ondata di repressione del dissenso, con l’arresto di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui suoi due Leader, Yulia Tymoshenko e Yuri Lutsenko.

Consapevole della difficile situazione reale si è dimostrato essere lo stesso Komorowski, che dopo avere ribadito il supporto della Polonia ad ogni forma di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa, ha invitato Yanukovych a scegliere definitivamente tra l’Unione Europea e l’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale voluto dalla Russia di Putin per ripristinare l’egemonia di Mosca sul piano economico e politico nello spazio ex-sovietico.

Inoltre, il Capo di Stato polacco ha sollevato la questione dei diritti civili e del rispetto della democrazia, illustrando come il caso Tymoshenko abbia definitivamente bloccato il processo di integrazione dell’Ucraina nell’UE.

Oltre ad invitare Yanukovych a risolvere la situazione della Leader dell’Opposizione Democratica, Komorowski si è appellato anche affinché le Elezioni Parlamentari si svolgano secondo parametri legati alla correttezza ed alla trasparenza. Il loro svolgimento testimonia la maturità democratica di Kyiv, e da esso dipende la ripresa o meno del cammino dello stato ucraino verso l’Europa.

Chiara è stata la risposta di Yanukovych, che sul piano economico ha dichiarato l’intenzione di guardare sempre più insistentemente all’Unione Eurasiatica e ad altre forme di integrazione sovranazionale del Lontano Est come i Paesi BRICS, l’Organizzazione della Cooperazione di Shangai, e l’Associazione dei Paesi del Sud-Est asiatico.

Sul caso Tymoshenko – che nel mentre ha ricevuto la visita del Primo Premier della Polonia indipendente, Tadeusz Mazowiecki, oggi consigliere di Komorowski – il Capo di Stato ucraino ha augurato pronta guarigione alla Leader dell’Opposizione Democratica – affetta da una forte ernia al disco finora ignorata dalle Autorità carcerarie – ma ha escluso la sua liberazione.

L’evidente distanza tra Komorowski e Yanukovych conferma le dichiarazioni precedentemente rilasciate dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che ha illustrato come, ad oggi, non vi siano i presupposti per la ripresa delle trattative finalizzate alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento con cui Bruxelles è pronta a riconoscere a Kyiv lo status di partner privilegiato dell’Unione Europea, e a varare una Zona di Libero Scambio per integrare l’economia ucraina a quella del Vecchio Continente.

Durante il Vertice della prospettiva Europea di Yalta, simile posizione è stata espressa da una dichiarazione congiunta del Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, dal Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo, Elmar Brok, e dal Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, che hanno rilavato un peggioramento della situazione in Ucraina in merito a democrazia e libertà di stampa.

Una Corte ucraina obbliga Kyiv a pagare un forte indennizzo alla Russia

Ad approfondire il divario tra l’Ucraina e la Polonia – leggasi l’Europa – è l’inasprimento del caso Tymoshenko, avvenuto nella giornata di venerdì, 19 Settembre per via di una sentenza shock del Tribunale di Kyiv per gli Affari Economici, che ha ordinato al Governo ucraino il pagamento di un debito astronomico al Governo russo.

Nello specifico, la Corte ucraina ha ritenuto l’esecutivo di Kyiv colpevole per il mancato saldo di un debito di 400 Mila Dollari contratto 15 anni or sono dalla corporazione YEESU, allora presieduta dalla Tymoshenko. Secondo il contratto negli anni Novanta la YEESU si era impegnata a ripagare i russi con un baratto: il gas in cambio di materiali utili all’esercito russo.

A rendere sospetta la sentenza sono tre fattori. Il primo è ovviamente legato a Yulia Tymoshenko, che esce dalla questione ancor più discreditata rispetto a quanto finora attuato dai mezzi di informazione ucraini, fortemente controllati, nel complesso, dal Presidente Yanukovych.

Secondo il braccio destro della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Turchynov, la sentenza è politicamente motivata per presentare all’opinione pubblica nazionale una Tymoshenko colpevole di gestione fraudolenta delle casse dello Stato quando ancora non ricopriva posizioni di comando a livello politico.

La sentenza è sospetta anche per la tempistica con cui il caso YEESU è stato avviato. Il Ministero della Difesa russo si è infatti ricordato della questione della YEESU solo nel Settembre 2011, durante l’ultima fase del processo in cui la Tymoshenko è stata accusata – e poi arrestato – per la firma di accordi energetici ritenuti svantaggiosi per le casse ucraine il 19 Gennaio 2009.

Con quella decisione politica, la Tymoshenko – allora Primo Ministro, ha posto fine ad una crisi energetica senza precedenti, provocata dalla chiusura dei rubinetti del gas da parte della Russia: intenzionata a discreditare l’immagine del Governo arancione delle forze democratiche e filo-occidentali in ucraina agli occhi dell’Unione Europea.

Con la firma degli accordi – un diktat di Mosca che ha imposto a Kyiv prezzi onerosi – la Tymoshenko ha garantito al suo Paese e all’Europa il ripristino dell’invio di gas, consentendo a tutto il Vecchio Continente di superare al caldo un inverno terribilmente rigido.

Matteo Cazzulani

E SE CAMERON AVESSE RAGIONE?

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 10, 2011

Il veto del Premier britannico alla riforma fiscale dell’Unione Europea pone in seria difficoltà il Vecchio Continente, chiamato ad un passo di responsabilità storica da cui nessuno dei 27 può sottrarsi. Il perché gettare la croce unicamente addosso al Leader tory è ingiusto, ed una proposta per il vero rilancio dell’Europa

Il Premier britannico, David Cameron

“Traditore dell’Europa”, “Egoista”, “Governante di un’isola sempre più isolata”, “distruttore dell’Unione”: non c’è pace per il Premier britannico, David Cameron, almeno limitandosi alle prime pagine dei media francesi – senza considerare quelli tedeschi ed italiani .

Eppure, una ragione ci deve essere perché il Leader Tory – tutt’altro che un novello della politica – sia stato portato al net alla riforma dell’assetto dell’Unione Europea: oggi questione di vita e di morte non solo per la moneta unica, ma per tutte le economie del Vecchio Continente. Certo, una posizione così dura rappresenta una novità per Londra, che, seppur tradizionalmente molto attenta a concessioni all’integrazione europea, ha sempre finito per raggiungere un compromesso. Negli ultimi anni, così è stato con Margaret Thatcher durante i negoziati per il Trattato di Maastricht, ed anche i premier succeduti alla Lady di Ferro, Mayor e Blair – rispettivamente conservatore e laburista – non hanno mai impedito a Bruxelles di procedere in ambiziosi piani comunitari: né, sopratutto, si sarebbero sognati di farlo se in ballo ci fosse stato il tracollo o meno dell’Europa.

Dal punto di vista interno, Cameron deve fronteggiare una minoranza intestina ai Tory fortemente euroscettica, con cui di recente ha sì vinto un braccio di ferro, respingendo la pretesa degli 81 “ribelli” di un referendum sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’UE, ma che deve pur sempre tenere da conto, in quanto rappresentativa di una fetta del suo elettorato. Inoltre, il Premier britannico non può ignorare gli interessi della City di Londra: il cuore finanziario della Capitale è ben più influente di qualsiasi fumoso sogno europeo, al punto, secondo diverse indiscrezioni, da ordinare a due ministri del gabinetto Cameron repentine dimissioni qualora il Leader Tory avesse firmato qualsiasi carta a Bruxelles, permettendo, così, il controllo del “supervisore europeo” sugli affari economici del’ Isola.

Ma c’ è dell’altro. Non è un mistero che l’uscita della Gran Bretagna dalla Serie A dell’UE sia la realizzazione dei sogni della Francia: da sempre intenzionata a liberarsi di un pericoloso competitor nell’amministrazione degli affari europei, che Parigi gelosamente intende dividere solamente con la Germania. Del resto, è questo lo spirito con cui il Presidente transalpino, Nicolas Sarkozy, ed il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, hanno intavolato la trattativa: il nuovo patto fiscale non è che una proposta dell’asse franco-alemanno, a cui, senza largo margine di trattativa, si sono dovuti accodare il resto dei Paesi Eurolandia. Ad essi, poi, si sono aggiunti sua sponte i “virtuosi” – sopratutto Polonia, Romania, Lituania, Lettonia, e Danimarca – che, pur non avendo adottato la moneta unica, hanno accettato di condividere le sorti dell’Euro, gettando letteralmente il cuore oltre l’ostacolo.

Se letta in questi termini, si comprende come, in realtà, il vero “isolatore” non sia il Premier britannico. Certo, il veto della Gran Bretagna al nuovo progetto fiscale è un errore politico che potrebbe avere serie conseguenze sull’assetto del Vecchio Continente: da oggi privo di un prezioso compagno di viaggio in grado di controbilanciare l’arroganza spesso ostentata dai capofila francesi e tedeschi. Tuttavia, resta il dubbio che il net britannico sia stato un invito all’integrazione ben più lungimirante dei proclami di Merkel e Sarkozy.

Meno europeismo, più atlantismo

Spesso Londra è stata accusata di connivenza con gli USA in una presunta cospirazione per impedire la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa: teorie prive di fondamento – molto di moda sopratutto tra gli anti-americani ed i vari movimenti no-global francesi, italiani, e tedeschi, e puntualmente emerse anche all’indomani dell’ultimo vertice europeo – che, tuttavia, potrebbero inavvertitamente proporre una soluzione alla crisi dell’Unione Europea. Se la soluzione non fosse una più stretta unione del giardinetto UE, ma un rafforzamento dei rapporti atlantici?

L’idea non è peregrina, sopratutto se a condividere la pesante crisi economica del Vecchio Continente sono in primis gli Stati Uniti d’America, in preda ad un crollo finanziario così serio da modificare persino i toni della prossima campagna elettorale: secondo tutte le previsioni, per la priva volta dal 1776, la corsa alla Casa Bianca verterà unicamente su tematiche finanziarie e sociali.

Forse, in quella che è la giungla economica del Mondo globalizzato, in cui a regnare sono le tigri emergenti asiatiche, i puma brasiliani, e gli orsi russi – in una parola, i cosiddetti BRICS – ha senso che l’Occidente si decida a procedere a ranghi stretti e passi comuni, in nome degli interessi e dei valori alla base della nostra civiltà: liberi mercato, iniziativa, e concorrenza, democrazia, diritti umani, divisione dei poteri, giustizia sociale, tutela della proprietà e dell’iniziativa privata per dirne alcuni.

Gli ideali non hanno mai fatto la politica, ma è altresì vero che a fare la forza è l’unione, e, nel Mondo d’oggi, l’unica possibile è quella tra le due sponde settentrionali dell’Atlantico. Solo così si potrà porre un argine all’espansione economica, finanziaria, e politica di Cina, India e Russia – con Mosca la questione riguarda anche l’ambito energetico – e tornare ad un’epoca di prosperità per un Occidente che, dopo anni di direttorio carolingio, politica dei sorrisi meschini, e volemose bene obamiano con i peggiori dittatori della terra, ha perso sé stesso.

Matteo Cazzulani