LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: l’Iran vuole esportare gas in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 14, 2016

L’Ambasciatore iraniano in Georgia, Abbas Taleb, dichiara la volontà di contribuire al piano dell’Unione Europea di diversificazione delle forniture di gas. Progetto AGRI e rigassificatore polacco di Świnoujście sono le ipotesi per l’importazione del gas di Tehran in Unione Europea



Varsavia – Diversificare le forniture di gas in Europa si può, e i soggetti interessati alla partita sono sempre di più. Nella giornata di giovedì, 11 Febbraio, l’Iran ha dichiarato la volontà di esportare il proprio gas naturale in Europa attraverso il progetto AGRI, una combinazione di gasdotti e rigassificatori che coinvolge Georgia, Romania ed Ungheria.

Come dichiarato dall’Ambasciatore iraniano in Georgia, Abbas Taleb, l’Iran ha avviato consultazioni con il Governo georgiano e con quello dell’Azerbaijan per esportare gas naturale in Georgia attraverso il territorio azero: un’iniziativa che, oltre ad incrementare la quantità di gas importata da Tbilisi, serve a rifornire il mercato dell’Unione Europea, che sta attuando un piano di diversificazione delle forniture di gas.

Nello specifico, l’Iran si è detto interessato ad esportare il proprio gas in Europa attraverso il rigassificatore romeno di Costanza che, secondo i progetti, riceverebbe LNG iraniano dalle coste della Georgia. Questo piano de facto rilancerebbe il progetto AGRI, in merito al quale, nel Luglio 2015, Azerbaijan, Georgia e Romania hanno dichiarato il proprio impegno per finalizzare l’iniziativa.

Oltre al rigassificatore di Costanza, l’AGRI, compartecipato dal colosso nazionale energetico azero SOCAR, dalla Oil and Gas Corporation of Georgia, dalla compagnia energetica ungherese MVM, e dalla romena Romgas per veicolare in Europa gas naturale dall’Azerbaijan attraverso la Georgia ed il Mar Nero, prevede la realizzazione di un gasdotto tra le località di Arad e Szeghed per trasportare il gas dalla Romania all’Ungheria.

Oltre al progetto AGRI, che richiede l’ottenimento di risorse finanziarie dall’UE, l’Iran sta trattando con la Repubblica Ceca per rifornire di gas liquefatto il mercato ceco attraverso il rigassificatore di Świnoujście: una manovra destinata ad incrementare l’importanza di un’infrastruttura attraverso la quale, proprio per diversificare le forniture di gas dirette nel mercato europeo, la Polonia ha avviato l’importazione di LNG dal Qatar.

Oltre a Repubblica Ceca e Polonia, a beneficiare dell’importazione del gas iraniano attraverso il terminale di Świnoujście sarebbero anche Slovacchia, Ungheria e Croazia, i Paesi attraverso i quali transita il Corridoio Nord Sud: infrastruttura concepita per collegare il rigassificatore polacco con quello croato di Krk. 

Dal punto di vista dell’Unione Europea, l’importazione di gas dall’Iran è complementare al Corridoio Energetico Meridionale UE: fascio di gasdotti concepito, sempre nell’ottica del piano di diversificazione delle forniture di energia, per importare, nel mercato europeo, gas naturale dall’Azerbaijan attraverso Turchia, Grecia, Albania e Italia.  

Inoltre, Israele ha dichiarato interesse a rifornire l’Europa di gas proveniente dai giacimenti Leviathan, Tamar e Dalit, ubicati nel Mar Mediterraneo, attraverso Cipro e Grecia.

L’Ucraina per la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea

In aggiunta ad AGRI e rigassificatore di Świnoujście, una possibilità supplementare per le forniture di gas iraniano in Europa potrebbe essere rappresentata dall’Ucraina grazie al terminale di Odessa, un progetto sul quale è già pronto un piano preliminare di realizzazione. 

A rendere forte la richiesta, oltre all’impegno in merito del Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili, sono state le dichiarazioni del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, durante la Conferenza sulla Sicurezza Internazionale di Monaco, ha sottolineato come l’Ucraina garantisca da tempo il flusso di gas in Europa attraverso il proprio sistema infrastrutturale energetico.

Nello specifico, Poroshenko ha evidenziato come l’Ucraina abbia sempre garantito all’Europa forniture stabili di gas naturale proveniente dalla Russia, Paese che, oggi, intende bypassare i gasdotti ucraini mediante l’ampliamento del Nordstream. 

Questa infrastruttura, progettata sul fondale del Mar Baltico, è concepita per veicolare oro blu russo dalla Russia direttamente in Germania, de facto isolando i Paesi dell’Europa Centro Orientale e diminuendo il ruolo dell’Ucraina come Paese di transito del gas russo in Unione Europea.

Sempre durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, critiche al Nordstream sono state espresse dal Presidente della Polonia, Andrzej Duda, che, a nome anche di Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Lettonia ed Estonia, ha sottolineato come l’Unione Europea non abbia bisogno di incrementare le forniture da un Paese, la Russia, dal quale l’UE è ad oggi fortemente dipendente sul piano energetico.

Opinione simile a quella di Duda e Poroshenko è stata espressa, in precedenza, dal Vice Presidente della Commissione Europea, Maros Ševčovič, responsabile per la realizzazione dell’Unione Energetica UE.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

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Buzek e Toia alla guida della Commissione ITRE: l’Unione Energetica Europea si fa sempre più vicina

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 8, 2014

Sia l’ex-Premier polacco che l’ex-Ministro per gli Affari Comunitari italiano sono sostenitori della realizzazione di un mercato europeo unico del gas che diversifichi le forniture e liberalizzi la commercializzazione del carburante. Anche la nomina di Gianni Pittella a Capo del secondo Gruppo del Parlamento Europeo e l’elezione di diversi polacchi alla guida di numerose Commissioni favoriscono il sostegno ad un progetto fondamentale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea

Una Comune politica energetica dell’Unione Europea che porti l’Europa ad essere finalmente competitiva sul piano internazionale e, sopratutto, indipendente dal ricatto di superpotenze globali che si avvalgono dell’energia come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti dei Paesi membri dell’UE. Questo è quanto accomuna l’ex-Premier polacco, Jerzy Buzek, e l’ex-Ministro delle Politiche Comunitarie italiano, Patrizia Toia, che, nella giornata di lunedì, 7 Luglio, sono stati eletti rispettivamente Presidente e Vicepresidente della Commissione Energia, Industria e Ricerca -ITRE- del Parlamento Europeo.

L’elezione di Buzek e Toia, frutto di un accordo di coalizione tra il Partito Popolare Europeo, a cui appartiene l’ex-Premier polacco, e il Partito dei Socialisti e Democratici Europei, a cui appartiene l’ex-Ministro italiano, rappresenta un passo fondamentale che il Parlamento Europeo ha compiuto in direzione del sostegno al varo dell’Unione Energetica Europea.

Questo progetto, supportato dal Premier polacco, Donald Tusk, e dal Presidente francese, Francois Hollande, ha lo scopo di diminuire la dipendenza energetica dell’UE da Russia ed Algeria tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi membri, la diversificazione delle forniture di gas mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, e la liberalizzazione del settore dell’energia per garantire la libera concorrenza a livello continentale.

Come dichiarato ad alcuni media polacchi da Buzek a margine della sua elezione, la ITRE, nello specifico, si occuperà della stesura delle clausole e del regolamento dell’Unione Energetica Europea che, dopo essere stato presentato, e votato, dal Parlamento Europeo, necessiterà anche del sostegno della Commissione Europea e del Comsiglio Europeo.

Buzek ha poi aggiunto che la questione energetica ricopre un’importanza fondamentale non solo per ragioni di carattere geopolitico, ma anche per implementare gli altri settori di cui la ITRE si occupa: industria e ricerca.

Sulla medesima frequenza di Buzek si è posizionata Toia, che già durante la scorsa legislatura, passata sempre come Vicepresidente della ITRE, ha più volte sottolineato l’importanza di abbattere il costo dell’energia, mediante l’importazione diversificata del gas, per dare ossigeno all’industria e per reperire risorse da reinvestire nella ricerca.

Sul piano geopolitico, Toia ha sostenuto convintamente il progetto dell’Unione Energetica Europea che, come dichiarato a più riprese, è un’intuizione concepita e già parzialmente attuata da due ex-Presidenti della Commissione Europea appartenenti al centro-sinistra europeo: Jacques Delors e Romano Prodi.

Oltre alla sintonia tra Buzek e Toia, il sostegno del Parlamento Europeo all’Unione Energetica Europea di Tusk e Hollande -e prima ancora di Delors e Prodi secondo il Toia pensiero- è garantito anche dall’elezione dell’italiano Gianni Pittella alla guida del Gruppo del Partito dei Socialisti e Democratici Europei.

Pittella, durante la passata legislatura trascorsa da Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo, si è speso in prima persona per la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, con particolare attenzione all’impatto che un minore costo dell’energia ha per il rilancio del lavoro, sopratutto in Paesi dell’UE dove la crisi economica e sociale è particolarmente forte, come l’Italia.

Un altro elemento che permetterà il supporto del Parlamento Europeo al varo dell’Unione Energetica Europea è l’elezione alla guida di altre Commissioni di molti Europarlamentari provenienti dalla Polonia: il Paese, che per ragioni storiche e culturali, ha molto da insegnare al resto dell’UE in materia di diversificazione e sicurezza energetica.

Danuta Hubner, eurodeputata del PPE, è stata eletta alla Presidenza della Commissione Affari Costituzionali -AFCO- mentre il suo collega Czeslaw Siekierski è stato nominato alla guida della Commissione Agricoltura e Pesca -AGRI.

L’ex-Ministro degli Esteri polacco Anna Fotyga, del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, è stata invece nominata Presidente della sottocommissione Sicurezza e Difesa -SEDE.

Sempre più difficile la nomina di Sikorski ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE

Nonostante la situazione del Parlamento Europeo, a mettere i bastoni tra le ruote alla corsa dell’Unione Energetica Europea è la situazione presso il Consiglio Europeo, dove il Premier polacco Tusk potrebbe non avere i voti necessari per fare eleggere il Ministro degli Esteri del suo Governo, Radoslaw Sikorski, ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE.

Come dichiarato dall’autorevole Euractiv, alcuni Paesi membri, come Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Belgio, Slovenia, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca starebbero optando per il sostegno al Commissario UE uscente bulgaro, Kristalina Georgieva per l’ottenimento della nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera UE.

Sikorski, che si è dichiarato a più riprese un convinto sostenitore dell’Unione Energetica Europea, e che può contare ora sul supporto sicuro solo di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Svezia e Danimarca, è tuttavia avversato dai Paesi pro-Georgieva per via del suo impegno concreto nel sostenere attivamente il ripristino della democrazia in Ucraina e l’avvicinamento all’UE di questo Paese, insieme con Georgia e Moldova, per mezzo della firma dell’Accordo di Associazione.

In caso di elezione della Georgieva -personalità molto accomodante nei confronti della Russia- per Sikorski potrebbe aprirsi la strada della nomina a Commissario UE all’Energia.

Questa posizione, tuttavia, è già stata blindata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha riconfermato la candidatura del Commissario UE all’Energia uscente, Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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GAS: ROMANIA E MOLDOVA CEMENTANO IL GASDOTTO IASI-UNGHENI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 14, 2013

Il Primo Ministro moldavo, Iurie Leanca, invita il suo collega romeno, Victor Ponta, all’inaugurazione dell’infrastruttura concepita per unificare il sistema di trasporto di energia di Bucarest con quello di Chisinau. La cooperazione tra i due Paesi necessaria per ridurre la dipendenza dalle forniture russe.

L’indipendenza economica come l’indipendenza energetica. Nella giornata di venerdì, 12 Luglio, il Premier moldavo Iurie Leanca ha invitato il Premier romeno, Victor Ponta, e il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, all’inaugurazione del Gasdotto Iasi-Ungheni, che avverrà in occasione della Festa dell’Indipendenza della Moldova.

Come riportato da Natural Gas Europe, la conduttura, dalla misura di 43,2 chilometri, unificherà il sistema infrastrutturale energetico moldavo con quello romeno, ed avrà una capacita di 10 Miliardi di metri cubi all’anno di gas.

Il Gasdotto Iasi-Ungheni permette alla Moldova di decrementare la dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia, grazie agli approvvigionamenti che perverranno dalla Romania.

Chisinau potrebbe importare lo Shale da Bucarest

La Romania ha avviato lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale e Shale sul suo territorio, ed è tra i primi promotori del progetto AGRI per veicolare gas dall’Azerbaijan in territorio romeno attraverso un trasporto misto nave-gasdotto.

La Moldova, che dipende al 99% dal gas della Russia, ha concordato con la Commissione Europea il congelamento della partnership nella Comunità Energetica Europea -una UE dell’energia di cui fanno parte i Paesi UE, Serbia, Moldova ed Ucraina- per negoziare il rinnovo delle forniture di oro blu russo.

Anche la Moldova, come la Romania, appoggia il progetto AGRI, ed ha visto nella Comunità Energetica Europea la soluzione per decrementare la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia.

Matteo Cazzulani

RUSSIA E UCRAINA: E’ CRISI POLITICO-ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 19, 2012

Cancellata una visita tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e quello ucraino, Viktor Yanukovych, per via del mancato accordo sull’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale. Contrasti tra i due Capi di Stato anche sul gas.

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Senza accordo la visita non s’ha da fare. Nella giornata di martedì, 18 Dicembre, l’incontro tra Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e il suo collega russo, Vladimir Putin, previsto a Mosca, è stato cancellato.

Come riportato dal ben informato Dzerkalo Tyzhnya, la ragione della cancellazione è legata al mancato accordo tra le parti sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale: progetto di integrazione politica dei Paesi dello spazio ex-sovietico voluto della Russia per restaurare la propria egemonia nel mondo ex-URSS.

Secondo la fonte, Russia e Ucraina sarebbero su due posizioni contrapposte. In cambio dell’ingresso nell’Unione Eurasiatica – a cui, oltre alla Russia, già appartengono Bielorussia e Kazakhstan – Mosca ha offerto agli ucraini condizioni vantaggiose in alcuni settori di cruciale importanza come quello energetico.

Kyiv sostiene invece un’integrazione più moderata nell’Unione Eurasiatica secondo una formula 3+1 che, secondo i calcoli del Presidente Yanukovych, permette agli ucraini di non precludere l’integrazione con l’Europa.

Oltre alla questione strettamente politica, la ragione della cancellazione dell’incontro tra Putin e Yanukovych è legata al gas.

La Russia ha condizionato il mantenimento di relazioni energetiche tra Mosca e Kyiv all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Eurasiatica, ed ha posto agli ucraini il raddoppio della quantità del gas russo importato come condicio sine qua per l’ottenimento di uno sconto per il gas.

Dinnanzi al mancato ottenimento di un ribasso delle tariffe per l’importazione di gas russo – da cui l’Ucraina dipende all’80% circa – il Presidente Yanukovych ha ordinato al Governo ucraino di limitare la quantità di carburante acquistata dalla Russia a 27 miliardi di metri cubi all’anno.

Per compensare l’ammanco del gas di Mosca, Kyiv ha aumentato l’impiego di gasolio, greggio e carbone. Inoltre, il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Boyko, ha firmato un accordo trimestrale con la compagnia tedesca RWE per l’importazione di 57 milioni di metri cubi di gas russo dalla Germania all’Ucraina via Polonia e Ungheria.

Con la cancellazione della visita tra Putin e Yanukovych, i rapporti politici ed energetici tra Russia e Ucraina sono giunti a un punto morto.

Da un lato, la scelta di Yanukovych di barcamenarsi tra la Russia e l’Europa, senza prendere una decisione netta tra Mosca e Bruxelles, ha approfondito l’isolamento internazionale di Kyiv, reso già grave dall’ondata di processi politici scatenati dal Presidente ucraino contro gli esponenti dell’opposizione democratica – tra cui la Leader del dissenso arancione, Yulia Tymoshenko.

Dall’altro, la Russia ha scelto di fare a meno dell’Ucraina nella prosecuzione di una politica energetica orientata all’aumento dell’egemonia nel mercato UE – che soddisfa il 40% del proprio fabbisogno di gas grazie alle forniture di Mosca.

Il 7 Dicembre ha preso il via la costruzione del Southstream: gasdotto progettato dal Cremlino per rifornire l’Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Il Southstream è un progetto politico che isola l’Ucraina – finora principale Paese di transito del gas russo verso l’UE – aumenta la dipendenza energetica dell’Europa da Mosca, e blocca il Corridoio Meridionale: piano varato dalla Commissione Europea per diversificare le forniture di gas in Europa importando in UE gas dall’Azerbaijan tramite nuove infrastrutture.

La Moldova tra Russia ed Europa

Un’altra vittima della politica energetica di Mosca è la Moldova. Come riportato dall’agenzia Interfax, Mosca ha concesso il prolungamento dei contratti per le forniture di gas a Chisinau per un solo anno, lasciando aperta una questione geopolitica che vede Russia e UE ancora su due fronti.

In cambio di sconti sulle forniture di gas, Mosca ha chiesto alla Moldova la rinuncia alla membership nella Comunità Energetica Europea – una sorta di UE del gas che racchiude i 27 Paesi UE, Moldova e Ucraina.

Per evitare a Chisinau una scelta drastica, e mantenere vivo il processo di integrazione della Moldova nell’UE, la Commissione Europea ha concesso al Governo moldavo una deroga di tre anni per l’applicazione dei regolamenti della Comunità Energetica Europea, in attesa di una risoluzione della situazione con la Russia.

la Moldova dipende fortemente dalla forniture di gas russo. Per diminuire la dipendenza energetica della Russia, Chisinau ha sostenuto politicamente sia il Corridoio Meridionale, che il progetto AGRI: piano – ancora lontano dall’essere realizzato – studiato per rifornire di gas dell’Azerbaijan l’Europa attraverso il trasporto combinato via terra e mare del carburante attraverso Georgia, Mar Nero e Romania.

Matteo Cazzulani

L’Ungheria appoggia il Southstream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 1, 2012

Come riportato da una nota del monopolista nazionale russo, Gazprom, il governo ungherese ha appoggiato il gasdotto progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture del Cremlino. Critica la posizione di Budapest sul piano energetico e geopolitico

La tentazione russa ha spinto il Premier ungherese, Viktor Orban, a mantenere il piede in due scarpe in ambito energetico. Come riportato da una nota del monopolista russo, Gazprom – posseduto per meta dal Cremlino – nella giornata di mercoledì, 31 Ottobre, l’Ungheria ha accettato la costruzione nel proprio territorio del gasdotto Southstream.

Il fatto non costituisce affatto una novità, dal momento in cui già nei giorni precedenti alla visita in Ungheria del vicecapo di Gazprom, Alexandr Medvedev – durante la quale Orban ha concordato il sostegno al gasdotto russo – le voci sull’adesione di Budapest al Southstream si sono fatte sempre più insistenti.

Inoltre, due giorni prima dei colloqui ufficiali con l’Ungheria, il monopolista russo del gas ha firmato un simile documento con la vicina Serbia, che ha garantito la costruzione del Southstream presso il proprio territorio.

Durante gli ultimi anni, l’interesse dell’Ungheria nei confronti del Southstream e oscillato dall’aperto sostegno prestato dai governi socialisti tra il 2006 e il 2010, e l’iniziale raffreddamento approntato dalla salita al potere dei moderati di Orban, che hanno preferito sostenere i progetti della Commissione Europea varati per diversificare le forniture di gas nel Vecchio Continente e diminuire la dipendenza dall’oro blu della Russia.

Nonostante la firma posta dal Governo Orban a inizio Ottobre in calce alla dichiarazione di sostegno politico al Nabucco – gasdotto progettato da Bruxelles per trasportare 16 milioni di gas azero direttamente in Europa transitando per Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria – Budapest ha ceduto al pressing del Cremlino e, come riportato dalla nota di Gazprom, ha concesso il supporto ufficiale anche al Southstream.

Noto come Gasdotto Ortodosso, il Southstream – compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, dalla greca DEPA, e da quelle nazionali slovene e serba – e un progetto di 3600 chilometri concepito per veicolalre 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Europa sud-occidentale e balcanica.

Un altro scopo del Southstream – che transiterà sul fondale del Mar Nero dalle coste della Russia fino alla Bulgaria, da dove una diramazione meridionale si dirigerà in Grecia, mentre una sezione settentrionale risalirà la Penisola Balcanica attraverso Macedonia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia – e quello di impedire all’Unione Europea il trasporto diretto in Europa di gas dall’Azerbaijan tramite il Nabucco.

Con il sostegno al Southsream, l’Ungheria si pone in una posizione abigua sul piano energetico. Da un lato, Budapest sostiene i progetti della Commissione Europea, ma dall’altro supporta anche la politica energetica della Russia, che mira a mantenere l’Europa dipendente dalle proprie forniture di gas.

Bucarest e Sofia a sostegno della politica energetica UE

Chi invece nella guerra del gas tra l’Europa e la Russia ha scelto chiaramente da che parte stare sono Romania e Bulgaria.

Come riportato dall’agenzia Novinite, il vice-Ministro dell’Economia romeno, Rodin Traiku, mercoledì, 31 Ottobre, ha dichiarato l’intenzione di inserire il gasdotto che collegherà il sistema infrastrutturale della Romania con quello della Bulgaria – in via di realizzazione – nell’ambito del Nabucco.

Grazie all’impegno del Presidente Traian Basescu, la Romania si e posta in prima fila nel sostegno alla politica energetica della Commissione Europea non solo prestando un concreto supporto al Nabucco, ma anche avviando le trattative per altri progetti finalizzati alla diversificazione delle forniture di gas per l’Europa.

Tra i piani sostenuti da Bucarest rientrano l’AGRI – progetto per il trasporto di gas in Europa dal Turkmenistan via terra fino alla Georgia, e, dal porto georgiano di Poti, via nave fino al terminale di Costanza, in Romania – e l’avvio dello sfruttamento di giacimenti di oro blu naturale e non-convenzionale nelle acque territoriali romene.

La posizione della Romania in merito al Nabucco e in linea con quella del Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, che, durante il Consiglio Europeo del 22 Ottobre, ha dichiarato l’avvio della costruzione del gasdotto dalla verdiana denominazione in Bulgaria il prossimo Gennaio.

Inoltre, per abbattere la dipendenza dal gas della Russia, la Bulgaria ha avviato un massiccio piano di diversificazione delle importazioni di oro blu mediante la messa in comunicazione del sistema infrastrutturale energetico nazionale non solo con quello romeno, ma anche con quello di Serbia, Macedonia, Grecia, e Turchia.

Matteo Cazzulani

AGRI: AL VIA LA FASE PRELIMINARE PER LA COSTRUZIONE DI UN GASDOTTO UTILE PER LA DIVERSIFICAZIONE DELLE FONTI DI GAS UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 28, 2012

Avviati dalla compagnia britannica Penspen gli studi di fattibilità per la costruzione di una conduttura deputata al trasporto del gas azero in Romania attraverso la Georgia e il fondale del Mar Nero. Il sostegno della Commissione Europea a un progetto di importanza strategica per la sicurezza energetica dell’Europa

Il percorso del progetto AGRI

Valutazione della possibilità di espansione del mercato, della fattibilità del progetto, del rispetto dell’ambiente e della reale capacità di garantire gas all’Europa sono i punti che saranno trattati dallo studio di fattibilità del gasdotto AGRI. Questa conduttura, sostenuta dalla Commissione Europea, è progettata per trasportare 7 miliardi di gas azero in Romania, presso il porto di Costanza, attraverso il territorio della Georgia e una lunga tratta sottomarina sui fondali del Mar Nero.

Come riportato da Pipelines International, i rilevamenti per la fattibilità del progetto sono stati avviati nella giornata di giovedì, 27 Settembre, e dureranno per circa due mesi.

“Attingeremo a tutta la nostra esperienza accumulata nel settore – ha dichiarato il direttore della Penspen, la compagnia britannica incaricata dello lo studio di fattibilità, Michael Simm – L’AGRI ha davvero le potenzialità per aprire all’Europa le porte dei giacimenti dell’Azerbajdzhan”.

Il progetto AGRI – Azerbajdzhan Georgia Romania Interconnector – è stato inserito dalla Commissione Europea tra le infrastrutture del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepiti per diversificare le forniture di gas per l’Europa, attingendo dai giacimenti del Mar Caspio senza appoggiarsi su condutture controllate direttamente o indirettamente dalla Russia – il Paese che, ad oggi, detiene il monopolio della compravendita di oro blu nella parte Centro-Orientale del Vecchio Continente.

La costruzione del gasdotto AGRI è derivata dalla decisione di evolvere – e rendere più sicuro – l’attuale omonimo progetto, che vede impegnati i medesimi Stati nel trasporto di oro blu azero mediante un sistema combinato di gasdotti e rigassificatori.

Come stabilito in un accordo intergovernativo, firmato il 13 Aprile 2010 dal Ministro dell’Energia e dell’Industria azero, Natig Aliyev, dal Ministro dell’Economia e del Commercio romeno, Adriean Videanu, e dal Ministro dell’Energia georgiano, Alexander Khetaguri, il progetto AGRI prevede il trasporto del gas proveniente dall’Azerbajdzhan via terra fino alle coste georgiane, da dove, una volta liquefatto, l’oro blu azero viene trasportato via nave in Romania, presso il terminale LNG di Costanza

Nel febbraio 2011, all’AGRI si è aggiunta anche l’Ungheria, interessata a sostenente la politica energetica della Commissione Europea. Quello di Budapest potrebbe tuttavia non essere l’unico allargamento del progetto a nuovi Paesi.

Anche Bulgaria, Ucraina e Turkmenistan interessate all’AGRI

Come riportato dall’autorevole Trend, anche Ungheria, Bulgaria ed altri Stati della regione sarebbero interessati all’ingresso nell’AGRI per importare gas liquefatto presso i propri terminali LNG.

A dare un fondamento all’indiscrezione, rivelata dal Vice-Ministro dell’Industria azero, Natig Abbasov, è la situazione energetica dei due Paesi in questione.

Kyiv, isolata energicamente dalla Russia e politicamente dall’Europa, è in cerca di nuove fonti di approvvigionamento, mentre Sofia ha varato un programma per abbattere la forte dipendenza da Mosca che, negli ultimi anni, ha visto l’economia bulgara dipendente dall’oro blu del Cremlino per il 100% del suo fabbisogno.

Tra gli altri Paesi interessati alla compartecipazione all’AGRI potrebbe rientrare anche il Turkmenistan: Paese ricco di giacimenti di gas che di recente ha avviato una campagna per la diversificazione delle esportazioni dell’oro blu, aprendo non più solo alla Russia, ma anche a Cina ed Europa.

Come riportato sempre alla Trend da Abbasov, l’Azerbajdzhan si è detta pronta a garantire il transito di gas turkmeno attraverso il proprio territorio.

Matteo Cazzulani

CRISI TRA UNGHERIA, AZERBAJZHAN ED ARMENIA: A RISCHIO IL GAS PER L’UE

Posted in Azerbajdzhan by matteocazzulani on September 8, 2012

Yerevan congela i rapporti diplomatici con Baku e Budapest dopo che la magistratura magiara ha estradato il militare Ramil Safarov, accusato di omicidio di un suo collega armeno, liberato dalle Autorità azere appena rimpatriato. In bilico la politica orientale del Governo Orban ed i piani di sicurezza energetica varati dalla Commissione Europea

Il Premier ungherese, Viktor Orban

Un’estradizione azzardata rischia di mandare in aria i progetti di indipendenza energetica dell’Unione Europea. Nella giornata di venerdì, 31 Agosto, la magistratura ungherese ha estradato in Azerbajdzhan il militare azero Ramil Safarov, accusato dell’omicidio del collega armeno Gurgen Markarian durante le esercitazioni “scolarizzazione per la pace” organizzate dalla NATO a Budapest nel 2004.

La decisione della magistratura magiara ha scatenato una reazione a catena, che ha portato all’avvio di una crisi diplomatica tra i tre Stati in questione. Nonostante le promesse in merito al mantenimento in carcere del militare, le Autorità azere hanno liberato Safarov, lo hanno insignito del grado di Maggiore, e gli hanno garantito abitazione e compensazione finanziaria per gli anni spesi in carcere in Ungheria.

Come reazione, l’Armenia ha rotto le relazioni diplomatiche con l’Ungheria, ed ha avviato un protesta nei confronti del’Azerbajdzhan finita inevitabilmente per sollevare la tensione anche su piano militare. Baku e Yerevan sono infatti coinvolte nella disputa per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh: territorio popolato da 145 mila armeni, perso dagli azeri dopo una sanguinosa guerra combattuta tra il 1988 ed il 1994.

Inoltre, Budapest ha espresso profondo rammarico per il mancato mantenimento delle promesse da parte di Baku, e non è escluso che il caso Safarov possa condizionare il mantenimento di buone relazioni tra le Autorità ungheresi e quelle azere.

La crisi diplomatica tra Ungheria, Azerbajdzhan ed Armenia potrebbe comportare conseguenze di notevole importanza all’immagine e allo status geopolitico dell’Unione Europea.

Tutto ha inizio dallo stretto legame che, fino ad ora, ha legato Budapest a Baku. Il Premier ungherese, Viktor Orban, è uno dei principali sostenitori dei progetti della Commissione Europea volti al trasporto diretto di gas azero in Europa per diminuire la dipendenza del Vecchio Continente dalla Russia.

Oltre ad avere dato il proprio assenso al Nabucco – gasdotto che permetterà l’importazione del’oro blu dall’Azerbajdzhan – Baku ha giocato per Budapest una pedina importante anche per la realizzazione di un altro progetto energetico, l’AGRI.

Esso prevede il trasporto del gas via terra dall’Azerbajdzhan alla Georgia e, successivamente, il suo trasferimento via mare dal porto georgiano di Poti a quello romeno di Costanza, da cui il carburante è previsto arrivi in Ungheria.

Ad arricchire “l’apertura all’Oriente” – come è stata ribattezzata la politica estera di Orban – sarebbe stato anche l’impegno espresso da parte delle Autorità azere di acquistare obbligazioni ungheresi per il valore di 2-3 Miliardi di Euro.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui Baku ha sempre smentito queste indiscrezioni. Tuttavia, la manovra avrebbe una sua logica, sopratutto se si considera la recente rinuncia da parte di Orban all’erogazione di un prestito da parte del Fondo Monetario Internazionale necessario per sistemare la situazione economica magiara.

L’impasse diplomatica venutasi a creare potrebbe rompere l’idillio tra Ungheria e Azerbajdzhan e, in un secondo luogo, avere ricadute anche sulla politica energetica della Commissione Europea, che vede proprio in Baku il serbatoio principale da cui attingere il gas necessario a garantire la sicurezza dei rifornimenti per il Vecchio Continente.

A trarre vantaggio da tale situazione sarebbe la Russia, che già oggi sta cercando in tutti i modi di impedire la realizzazione del Nabucco e l’accesso diretto dell’Europa ai ricchi giacimenti del Mar Caspio.

Inoltre, il sostegno diretto che Mosca ha sempre prestato alla parte armena nel conflitto con l’Azerbajdzhan potrebbe convincere Yerevan a rafforzare il legame con il Cremlino, magari entrando nell’Unione Eurasiatica russo-bielorusso-kazako-kirgyza, ed abbandonare nella politica di Partenariato Orientale dell’UE.

Questo progetto è stato varato da Bruxelles, su iniziativa di Svezia e Polonia, per preparare i Paesi dell’Europa Orientale e del Caucaso – Moldova, Bielorussia, Ucraina, Georgia, Azerbajdzhan ed Armenia – a relazioni più strette con il Vecchio Continente, quando no addirittura ad una loro integrazione.

Oltre che sul piano energetico e politico, l’Unione Europea potrebbe registrare un danno d’immagine anche sul piano diplomatico. Bruxelles non è stata in grado di intervenire ed impedire la realizzazione di un’estradizione che, come si poteva facilmente prevedere, avrebbe provocato una certa crisi internazionale in una delle aree più calde del pianeta.

La NATO cerca di ricompattare

A testimonianza dell’importanza ricoperta dal Caucaso per la Comunità Occidentale è la missione urgente organizzata dal Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che ha rimproverato le Autorità azere per la decisione di liberare Safarov, senza mantenere le promesse fatte all’Ungheria.

“Non possiamo permettere una nuova escalation militare tra Azerbajdzhan ed Armenia – ha dichiarato Rasmussen durante la sua visita all’Accademia Militare di Baku – la decisione [di liberare Safarov, n.d.a.] costituisce una minaccia per la pace nel Mondo”.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’EUROPA AVANTI CON I PROGETTI DI SICUREZZA ENERGETICA DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 7, 2012

L’Estonia da il via alla costruzione di un rigassificatore, mentre la Romania sostiene la realizzazione del Nabucco e del progetto AGRI. Ambigua la posizione della Bulgaria nei confronti della Commissione Europea

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

Si alla politica energetica europea, alla costruzione di rigassificatori nel Baltico e alla messa a punto di progetti di approvvigionamento alternativi a quelli legati al gas russo. A seguito dell’avvio dell’inchiesta ufficiale da parte della Commissione Europea nei confronti del monopolista russo, Gazprom, per condotta monopolistica ed anti-concorrenziale, la sicurezza energetica dell’Europa ha raccolto importanti sostegni politici ed economici.

Nella giornata di venerdì, 7 Settembre, l’Estonia ha dato il via libera alla costruzione sul proprio territorio di un rigassificatore in grado di soddisfare il fabbisogno energetico anche degli altri due Stati Baltici – Lituania e Lettonia – e della Finlandia. Come riportato dall’autorevole Bloomberg, l’infrastruttura, compartecipata dalle compagnie Elering AS, Tallina Sadam e Vopak LNG Holding, sarà costruita a pochi chilometri dalla Capitale, Tallinn.

Con tutta probabilità, un terzo dei 221 Milioni di Euro necessari per la sua realizzazione saranno erogati dall’Unione Europea. Essa, giudicando la portata dell’operazione, potrebbe inserire il rigassificatore estone tra i progetti di importanza continentale.

L’iniziativa dell’Estonia va di pari passo con quanto approntato in Lituania, dove, entro il 2014, è prevista la costruzione di un rigassificatore presso il porto di Klaipeda. Simile progetto è stato varato anche in Polonia, che sta ultimando la realizzazione di un terminale LNG a Swinoujscie, in Pomerania.

Tallinn, Vilna e Varsavia sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas russo, e per questo hanno deciso di sostenere le indicazioni della Commissione Europea in merito alla diversificazione delle forniture di oro blu. Presso i terminali marittimi sarà infatti importato gas proveniente da Norvegia e Qatar, utile per garantire a Polonia, Estonia e Lituania l’approvvigionamento energetico in caso di interruzione delle forniture da parte di Gazprom.

A sostegno dei piani di indipendenza energetica della Commissione Europea si sono schierati anche due Paesi della penisola balcanica. Come riportato dall’agenzia FOCUS, il Premier bulgaro, Boyko Borysov, ha appoggiato l’iniziativa di Bruxelles in quanto volta ad eliminare i monopoli dal mercanti interno all’UE.

La posizione della Bulgaria è tuttavia molto ambigua. Sofia, pochi giorni prima dall’apertura dell’inchiesta UE su Gazprom, ha firmato con il monopolista russo l’accordo per la costruzione in territorio bulgaro del Southstream: gasdotto progettato da Mosca per rifornire direttamente di proprio gas l’Europa Sud-Occidentale ed impedire all’Unione Europea l’importazione diretta di gas azero nel Vecchio Continente.

Importante è anche la dichiarazione emessa dall’ambasciata della Romania in Azerbajdzhan, con la quale Bucarest ha auspicato il rapido varo del progetto AGRI. Esso prevede l’invio costante di gas e greggio azero via terra in Georgia e, dal porto di Poti, via mare fino alla città romena di Costanza.

Proprio il Presidente della Romania, Traian Basescu, a più riprese ha sostenuto le iniziative orientate alla diversificazione energetica varate dalla Commissione Europea come il gasdotto Nabucco: infrastruttura progettata per importare in Romania, Ungheria e Austria oro blu di provenienza azera dalla Turchia, dove la conduttura dalla verdiana denominazione si collegherà con la TANAP.

Per l’Europa anche il gas turkmeno

Proprio quest’ultima infrastruttura, nota anche come Gasdotto Transanatolico, ha visto le sue quotazioni impennare in seguito ad un vertice tra il Commissario Europeo all’Energia, Gunther Oettinger, ed i Ministri dell’Energia di Azerbajdzhan e Turkmenistan, Natig Aliev e Murat Artikov.

Dai colloqui, come riportato dall’agenzia Europolitics, è emersa la volontà da parte di Ashgabat di rifornire di proprio gas la TANAP e, una volta costruito, il Nabucco, per contribuire, assieme a Baku, alla realizzazione dei progetti di diversificazione energetica dell’UE.

Per garantire l’effettiva manutenzione delle infrastrutture deputate al trasporto di gas centro-asiatico in Europa, la compagnia azera SOCAR ha dichiarato la messa in vendita del 29% delle azioni della TANAP a potenziali partner europei, come il colosso norvegese Statoil, quello britannico British Petroleum, e la compagnia francese Total.

Secondo le stime, la SOCAR manterrà il 51% del Gasdotto Transanatolico, mentre alla compagnia turca BOTAS resterà il 20% delle azioni dell’infrastruttura.

Matteo Cazzulani

Una visita della Merkel avvicina la Moldova all’Unione Europea

Posted in Moldova, Unione Europea by matteocazzulani on August 26, 2012

Il Cancelliere tedesco applaude ai progressi in ambito democratico compiuti da Chisinau, e conferma la buona strada intrapresa dalle Autorità moldave per la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE. A favorire tale posizione e Stato anche il regresso democratico in Ucraina, che ha allontanato Kyiv da Bruxelles

Chisinau e sulla buona strada, anche se i chilometri da percorrere per raggiungere l’Europa sono ancora molti. Nella giornata di martedì, 22 Agosto, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha compiuto una visita ufficiale in Moldova, durante la quale la Leader della Germania ha confermato la prospettiva europea di Chisinau.

Nello specifico, la Merkel, che ha incontrato il Primo Ministro moldavo, Vladimir Filat, e il Presidente, Nicolae Timofti ha affrontato diverse tematiche, come la lotta alla corruzione, le riforme in senso economico e democratico, e la questione della Transnistria.

Il Cancelliere tedesco ha espresso soddisfazione per le riforme attuate da Chisinau in linea con quanto suggerito dall’Unione Europea. Secondo la Merkel, questo fatto posiziona di diritto la Moldova in prima fila tra i Paesi della Politica di Partenariato Orientale UE candidati all’ottenimento dell’Accordo di Associazione: documento con cui Bruxelles riconosce lo status di partner privilegiato, e vara una Zona di Libero Scambio con il Paese cofirmatario.

Positive sono state le reazioni da parte moldava, che ha giudicato la mezza giornata trascorsa dalla Merkel come un via libera ad un’integrazione nell’UE che la coalizione di Governo liberal-democratica – nominata per l’appunto Alleanza per l’Integrazione Europea – ha posto in cima alla sua agenda.

Con una nota, il Ministero degli Esteri di Chisinau ha dichiarato soddisfazione per il sorpasso compiuto dalla Moldova ai danni dell’Ucraina tra i Paesi in attesa della concessione dell’Accordo di Associazione.

La Diplomazia moldava ha infatti ricordato come, nel Dicembre 2011, gli arresti politici compiuti in Ucraina da parte del Presidente Viktor Yanukovych abbiano comportato il congelamento della firma del documento, e, de facto, depennato Kyiv tra le priorità della politica estera di Bruxelles.

Come sancito dall’ultimo vertice del Partenariato Orientale di Varsavia, la prospettiva di allargamento dell’UE ai Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Moldova e Georgia – resta una priorità della politica estera UE, nonostante la crisi economica interna alla zona euro.

Dopo la condanna al carcere inflitta per motivi politici alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko, l’Unione Europea anziché l’Ucraina ha preferito concentrare gli sforzi per l’integrazione con Bruxelles di Moldova e Georgia.

Chisinau ha compiuto progressi notevoli in ambito democratico, ma ancora deve realizzare molto per adattare le sue strutture economiche a quelle dell’Unione Europea. Tbilisi, al contrario, ha registrato eccellenti progressi in ambito economico, ma registra problematiche di carattere democratico che, tuttavia, il Presidente Mikheil Saakashvili ha promesso di realizzare nel breve termine.

Una ragione energetica

Ucraina, Moldova e Georgia sono tre Paesi di importanza fondamentale per l’Unione Europea sul piano energetico e geopolitico. Kyiv, Chisinau e Tbilisi sono infatti indispensabili per la costruzione delle infrastrutture necessarie all’importazione di gas centro-asiatico direttamente in Europa, consentendo di diminuire la dipendenza dell’UE dall’oro blu della Russia.

Tra i progetti in cantiere figurano in particolare il Corridoio Meridionale – fascio di gasdotti deputati al trasporto del gas dall’Azerbajdzhan e dal Turkmenistan fino all’Europa attraverso la Georgia – il progetto AGRI – varato per inviare oro blu centro-asiatico in Unione Europea via terra fino al porto georgiano di Poti, e poi via mare in Ucraina, Moldova e al porto romeno di Costanza – e il Gasdotto White Stream – progettato dalla Georgia all’Ucraina, oppure dalla Georgia alla Romania, per veicolare in UE carburante non-russo.

L’integrazione con Bruxelles dei tre Paesi dell’Europa Orientale consente inoltre al Vecchio Continente di evitare il consolidamento nello spazio ex-sovietico della Federazione Russa, che con l’arma del gas, e – come avvenuto in Georgia nell’Agosto 2008 – anche con la forza militare, e intenzionata a ricreare un suo impero per permettere a Mosca di giuocare in ambito internazionale un ruolo di superpotenza perso dai tempi dell’Unione Sovietica

Matteo Cazzulani

Medvedev in Ossezia del Sud mette in allarme Georgia ed Unione Europea

Posted in Georgia by matteocazzulani on August 15, 2012

La visita del Premier russo nella regione georgiana occupata in occasione dell’anniversario dell’aggressione militare dell’Agosto 2008, accompagnata da attacchi verbali diretti a Tbilisi, provoca la dura reazione delle Autorità georgiane. Condanne anche da Bruxelles, che ha invitato Mosca a rispettare la sovranità territoriale di uno Stato indipendente e sovrano.

Il Primo Ministro russo, Dmitry Medvedev può essere chiamato davanti ad un tribunale georgiano per avere violato le leggi di Tbilisi. Nella giornata di lunedì, 13 Agosto, il Ministero degli Esteri della Georgia ha espresso forte criticità in seguito alla visita di Medvedev a Tskhinvali, in Ossezia del Sud, svolta l’8 Agosto: il giorno dell’anniversario dell’aggressione militare russa a Tbilisi del 2008.

Secondo quanto riportato dal Dicastero della Diplomazia georgiana, la visita di Medvedev ha violato la legge sui territori occupati, che prevede una forte multa, e persino la detenzione, per quelle persone che dalla Russia si recano senza preavviso nelle regioni della Georgia occupate dall’esercito russo dall’Agosto 2008.

Preoccupazione e condanna risoluta alla visita di Medvedev sono state riportate dal Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, che ha evidenziato come la Russia continui a provocare Tbilisi senza rispettare gli Accordi di Pace pattuiti con la Comunità Internazionale.

Il Capo di Stato georgiano ha motivato la condotta di Mosca con la volontà di impedire ad ogni costo l’integrazione della Georgia nell’Unione Europea e nella NATO, e di mantenere nello spazio ex-sovietico la propria egemonia politica, culturale ed economica, a discapito di quei Paesi che, come Tbilisi, dopo la caduta dell’URSS si sono resi indipendenti.

Critiche sono state espresse anche dall’Unione Europea, che con una nota emanata dall’Ambasciata di Tbilisi ha giudicato il comportamento di Medvedev contrario al principio di sovranità nazionale e pericoloso per il mantenimento dell’integrità territoriale georgiana.

“L’Unione Europea riconosce e sostiene l’integrità territoriale georgiana – riporta la nota firmata dall’Ambasciatore UE a Tbilisi, Philip Dimitrov – ed auspica che il gesto del Primo Ministro russo, contrario al rispetto dello Stato di Diritto, e lesivo dell’indipendenza della Georgia, non comporti conseguenze nella risoluzione pacifica del conflitto russo-georgiano”.

A motivare le forti proteste da parte dei vertici politici georgiani e della Comunità Occidentale sono state le parole espresse da Medvedev durante la visita dell’8 Agosto. A colloquio con il Presidente dell’Ossezia del Sud, Leonid Tibilov, il Premier russo ha definito la Georgia uno stato aggressore, e ha descritto la decisione presa nel 2008 – allora Medvedev ricopriva la carica di Presidente della Federazione Russa – di attaccare la Georgia ed occupare le regioni separatiste come una scelta necessaria per garantire la stabilita e ristabilire l’equilibrio delle forze nel Caucaso.

Le regioni di Ossezia del Sud e Abkhazia appartengono da un punto di vista culturale e storico alla Georgia. Dalla caduta dell’Unione Sovietica, esse sono state teatro di un’opera di distribuzione di massa di passaporti russi presso la popolazione, motivata dalla volontà di Mosca di destabilizzare la regione per impedire allo Stato indipendente georgiano l’integrazione nelle organizzazioni Occidentali.

Nell’Agosto del 2008, approfittando della distrazione dell’Opinione Pubblica mondiale a causa delle Olimpiadi di Pechino, la Russia ha invaso militarmente la Georgia e, dopo avere occupato con le proprie armate Ossezia del Sud ed Abkhazia, ha riconosciuto unilateralmente la loro indipendenza.

La Georgia tuttora lamenta la presenza dell’esercito russo sul proprio territorio, e contesta la mancata volontà di Mosca di rispettare l’Accordo di Pace stabilito con la mediazione dell’Unione Europea, che prevede l’abbandono di Ossezia del Sud ed Abkhazia da parte dei soldati della Russia.

Problemi per l’indipendenza energetica europea

Dietro l’aggressione militare russa della Georgia risiede non solo una finalità di carattere politico, ma sopratutto energetico. Tbilisi ricopre un ruolo fondamentale per garantire il transito del gas che l’Unione Europea inizierà ad acquistare nel breve tempo da Azerbajdzhan e Turkmenistan: presso il territorio georgiano e infatti previsto il transito non solo di mezzi deputati al trasporto dell’oro blu, ma anche la costruzione di infrastrutture di fondamentale importanza per l’indipendenza energetica europea.

La Georgia e membro del consorzio AGRI: progetto compartecipato anche da Azerbajdzhan, Romania ed Ungheria che prevede il trasporto del gas azero via mare dal terminale georgiano di Poti al porto romeno di Costanza.

Inoltre, Tbilisi ha dato il suo assenso al transito sul proprio territorio dei gasdotti destinati a far parte del Corridoio Meridionale UE: un fascio di infrastrutture con le quali Bruxelles intende diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia.

Dal canto suo, Mosca mira a mantenere il monopolio della compravendita del gas in Europa, con il preciso scopo di impossibilitare la nascita di un’Europa economicamente forte e politicamente indipendente. Per questa ragione, i russi cercano di mantenere la loro presenza in Georgia, anche per mezzo di aggressioni militari e palesi violazioni degli Accordi Internazionali.

Matteo Cazzulani