LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Gas ed economia: la Russia da il vis alla Zona di Libero Scambio CSI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 22, 2012

Il progetto di integrazione economica della Comunità di Stati Indipendenti voluto da Mosca per consolidare la sua egemonia nello spazio ex-sovietico e per rafforzare la politica energetica del Cremlino a discapito di quella varata dalla Commissione Europea per diversificare le proprie forniture di gas. Nel Southstream anche la Republika Srpska

L’integrazione economica della Comunità di Stati Indipedenti e la maschera con cui la Russia sta cercando di impossibilitare la realizzazione dei piani di diversificazione energetica varati dalla Commissione Europea. Nella giornata di venerdì, 21 Settembre, il Segretario Esecutivo della CSI, Sergey Lebedev, ha comunicato l’avvio della fase conclusiva del varo di una Zona di Libero Scambio nello spazio ex-sovietico, della quale faranno parte la Russia, la Bielorussia, l’Ucraina, il Kazakhstan e l’Armenia – che ancora deve presentare la documentazione necessaria.

La Zona di Libero Scambio CSI entrerà definitivamente in funzione il prossimo 12 Ottobre, e permetterà una stretta integrazione tra le economie dei Paesi membri mediante la facilitazione fiscale della circolazione delle merci, l’abbattimento delle dogane per il trasferimento delle merci, e la semplificazione delle procedure burocratiche finalizzata alla creazione di un sistema unico a cui tutti gli Stati aderenti al progetto dovranno attenersi.

L’implementazione dell’integrazione economica della CSI e un preciso piano del Presidente russo, Vladimir Putin, per assicurare l’egemonia della Russia sul piano economico e politico nello spazio ex-sovietico. Di pari passo, la Zona di Libero Scambio e un escamotage per rafforzare la posizione energetica di Mosca nei confronti di un’Unione Europea che, ultimamente, e riuscita ad avviare iniziative concrete per diminuire la propria dipendenza dal gas del Cremlino.

Come confermato dallo stesso Lebedev, la Zona di Libero Scambio CSI prevede anche la facilitazione del commercio del gas nello spazio ex-sovietico, con la relativa concessione di sconti per i Paesi che fanno parte del progetto.

Questa clausola e particolarmente importante per l’Ucraina. Kyiv e membro della Comunità Energetica Europea – una sorta di Unione Europea dell’energia, in cui i Paesi membri sono chiamati ad unificare la rete dei gasdotti nazionali e a garantire l’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico UE: legge continentale che prevede la liberalizzazione della gestione delle condutture e della compravendita del gas – ma di recente il Presidente Yanukovych ha guardato con interesse al vettore russo.

L’ingresso degli ucraini nella Zona di Libero Scambio CSI potrebbe provocare ripercussioni sulla Comunità Energetica Europea, ed impossibilitare la realizzazione di politiche comuni UE sul piano energetico estese anche a Paesi che dell’Unione politicamente non sono parte, come Moldova – che tuttavia ha dichiarato fedeltà all’Europa – e, appunto, Ucraina.

Inoltre, la misura adottata sul piano energetico dalla CSI e speculare alla recente Proposta della Commissione Europea inerente all’avvio di una contrattazione unica a livello continentale con i Paesi esportatori di materie prime energetiche, tra cui Mosca per il gas.

Un altro piano con cui la Russia sta cercando di affossare la politica energetica comune europea e la costruzione del Southstream: gasdotto concepito sul fondale del Mar Nero per rifornire di gas russo direttamente l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica, bypassare Paesi osteggiati politicamente dal Cremlino come Romania e Polonia, ed impossibilitare a Bruxelles l’accesso diretto con proprie condutture ai giacimenti dell’Azerbajdzhan, con cui la Commissione Europea ha già firmato accordi per diversificare le proprie forniture di oro blu da quelle russe e nordafricane.

Sempre venerdì, 21 Settembre, al Southstream ha aderito la Republika Srpska: regione serba della Bosnia Erzegovina che, imitando quanto deciso dalla Serbia, ed anche dai Governi macedoni, montenegrino, e sloveno, ha deciso di sostenere politicamente il progetto energetico di Mosca.

A confermare la natura politica del Gasdotto Ortodosso – com’e altrimenti noto il Southstream – e stato il Capo del consorzio deputato alla sua costruzione, Marcel Kramer, che alla Bloomberg ha confermato la volontà di implementare la costruzione della conduttura com’e risposta all’apertura da parte della Commissione Europea di un’inchiesta ufficiale per condotta anticoncorrenziale del monopolista russo del gas, Gazprom – posseduto per più del 50% dal Cremlino – nei mercati dell’Europa Centro-Orientale.

Il giacimento bulgaro può fermare il Southstream

Oltre alla posizione risoluta della Commissione Europea – che tuttavia e contrastata da Germania, Francia, e dalle lobby filorusse molto forti anche in altri Paesi dell’Europa Occidentale, tra cui l’Italia – a frenare Il Southstream, che gode del sostegno economico di Gazprom, del colosso italiano ENI, e delle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF, potrebbe essere la posizione politica della Bulgaria.

Di recente, Sofia ha comunicato l’intenzione di non partecipare al Southstream in seguito alla richiesta da parte del Cremlino di un maxirisarcimento per la mancata costruzione della centrale nucleare di Belene. Inoltre, lo scorso Marzo al largo delle coste bulgare e stato individuato un giacimento di gas di 15 Mila metri quadrati, che, secondo le stime, potrebbe garantire alla Bulgaria l’autosufficienza energetica per i prossimi vent’anni circa.

L’individuazione del giacimento al largo delle coste bulgare aiuta la realizzazione della politica energetica della Bulgaria, intenzionata a diversificare le proprie forniture di gas per evitare la totale dipendenza che finora ha legato Sofia alla Russia. Per questa ragione, il Governo bulgaro ha sostenuto finanziariamente, con l’aiuto dell’Unione Europea, la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali con quelli della Romania, ed ha avviato lavori per collegare il suo sistema infrastrutturale energetico con quello della Turchia.

Matteo Cazzulani

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