LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Giustizia in Ucraina: radiato Kireyev, il “carnefice” di Yulia Tymoshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 19, 2016

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, radia dall’Albo nazionale dei magistrati il giudice che ha condotto il processo alla leader del dissenso democratico al regime di Viktor Yanukovych. Il caso Tymoshenko ritenuto violazione dei Diritti Umani da ONU, OSCE, Europa e Corte Europea dei Diritti Umani



Varsavia – Giustizia è stata fatta, ma troppa acqua, assieme a sangue, odio e guerre, è passata sotto i ponti di un Paese, l’Ucraina, perennemente in bilico tra democrazia e autoritarismo. Nella giornata di martedì, 19 Gennaio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha radiato dall’Albo nazionale dei magistrati Rodion Kiryeyev, il giudice che ha presieduto il processo a Yulia Tymoshenko, la leader del dissenso al regime di Viktor Yanukovych.

Come stabilito dal Decreto del Presidente Poroshenko, il giudice Kiryeyev è reo sia di avere arrestato preventivamente la Tymoshenko senza motivo, che di avere condotto un processo nel quale i diritti e la dignità dell’imputata sono stati ripetutamente violati, così come stabilito dalla Corte Europea dei Diritti Umani con una sentenza del 2013.

Nello specifico, il Decreto presidenziale ha contestato il giudice Kiryeyev anche per avere negato alla Tymoshenko i trattamenti sanitari dei quali l’ex-Premier aveva urgente necessità, affetta com’era, durante e dopo il processo, da una forte ernia al disco, peggiorata a causa delle precarie condizioni nelle quali è stata detenuta. 

Con la radiazione di Kiryeyev si chiude una pagina nera della storia europea. Il processo Tymoshenko ha infatti segnato la più evidente delle repressioni politiche attuate dal regime del Presidente Yanukovych tra il 2010 e il 2014.

In quest’epoca buia, Yanukovych si è reso autore di ripetuti casi di giustizia selettiva, arresti politici, repressione della stampa libera, esautorazione dei poteri del Parlamento, elezioni falsate ed esclusione di partiti del campo democratico dalla competizione elettorale.

In particolare, il processo Tymoshenko, accusata di abuso d’ufficio per avere accettato prezzi onerosi per l’importazione del gas russo nel Gennaio 2009 -un tariffario che la stessa Tymoshenko, allora Premier, è stata costretta ad accettare pur di rinnovare il flusso di gas che la Russia aveva precedentemente tagliato per destabilizzare il Governo filo europeo in Ucraina – è stato costruito su capi d’accusa di natura politica che sarebbero dovuti essere valutati con un voto popolare, e non da una Corte dalla dubbia imparzialità.

L’intero processo Tymoshenko è stato condotto alla luce di ripetute violazioni dei diritti della difesa, privata dapprima della possibilità di chiamare a testimoniare propri tester -all’accusa fu invece accordata la convocazione di ben 22 testimoni- e, successivamente, della possibilità di addurre documentazioni scritte a discarico delle accuse dei Pubblici Ministeri che, invece, hanno visto accluse agli atti prove irregolari, alcune delle quali datate persino il 31 Aprile.

Inoltre, la Tymoshenko è stata arrestata preventivamente il 5 Agosto 2011, dopo poche sedute dall’inizio della fase degli interrogatori -nella quale la Tymoshenko ha saputo sistematicamente confutare le teorie esposte dai testimoni dell’accusa- e molto prima dell’emanazione della condanna definitiva, avvenuta l’11 Ottobre 2011.

A parere della difesa, come dimostrato a più riprese dalla stessa Tymoshenko durante il processo, l’ex-Premier è stata vittima di un’azione di disturbo della compagnia RosUkrEnergo, che si è inserita nella trattativa tra Ucraina e Russia per incrementare il prezzo finale che Kyiv avrebbe dovuto pagare per rinnovare le forniture di gas.

Yanukovych e Pshonka ancora impuniti

A rendere palese la ragione politica del processo Tymoshenko è il fatto che la RosUkrEnergo era posseduta da oligarchi politicamente vicini al Presidente Yanukovych e al suo predecessore Viktor Yushchenko, il candidato alla presidenza dei militanti di quella Rivoluzione Arancione della quale, alla fine, è stata la Tymoshenko, e non Yushchenko, a diventare la vera erede. 

Oltre al pronunciamento della Corte Europea dei Diritti Umani, e a tutte le Istituzioni Europee, il processo Tymoshenko è stato contestato da ONU, OSCE e dalle altre principali organizzazioni internazionali indipendenti, assieme ai Capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Occidente.

Alla fine, la Tymoshenko, che durante la detenzione preventiva in isolamento in un carcere di massima sicurezza di Kharkiv si è vista ripetutamente negare assistenza medico-sanitaria, ha riottenuto la libertà il 22 Ottobre 2014, a poche ore dalla caduta del regime Yanukovych. 

Successivamente, la Tymoshenko ha ripreso un ruolo centrale nella vita politica del suo Paese.

Il giudice Kiryeyev non è l’unico responsabile del processo-farsa Tymoshenko a non avere pagato a lungo per la sua condotta. 

L’ex-Procuratore Generale, Viktor Pshonka, e Yanukovych sono riparati in Russia, lasciando in Ucraina solo i propri ritratti travestiti da divinità latine nella lussuosa residenza presidenziale di Mezhyhirya -ed un Paese ridotto al lastrico, isolato dal resto del Mondo come la Bielorussia di Lukashenka.

Per quanto ritarda Kiryeyev, fonti ben informate lo danno riparato in Crimea, che la Russia ha annesso militarmente pochi giorni dopo la cauda di Yanukovych, con tanto di macchina di lusso e villa, molto probabilmente acquistate grazie ad un lauto pagamento da parte dell’Amministrazione Yanukovych.

Infine, a non “pagare” -moralmente si intende- è anche chi, tra i tanti, trattando di Europa Centro-Orientale ed Ucraina non ha prestato la giusta copertura al caso Tymoshenko, e anzi, ha ritenuto che il regresso democratico attuato da Yanukovych fosse un fenomeno irrilevante.

Matteo Cazzulani

@MatteoCazzulani


Matteo Cazzulani, analista politico dell’Europa Centro Orientale, è stato l’unico giornalista italiano ad avere seguito tutte le sedute del processo a Yulia Tymoshenko. Sulla questione, Cazzulani ha pubblicato il libro “Ucraina, gas e manette. Il processo a Yulia Tymoshenko”, Youcanprint editore. 


Advertisements

La Russia invade l’Ucraina: il Paese compatto attorno al Presidente Poroshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 29, 2014

Il Capo dello Stato ucraino convoca il Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa per reagire all’attacco dei russi, che, dopo avere conquistato la città di Novoazovsk, si apprestano a prendere il porto di Mariupol per aprire un corridoio fino alla Crimea. Solo mezza Europa si attiva a sostegno di Kyiv, mentre dall’altra metà arrivano solo vuote dichiarazioni di preoccupazione

Niente viaggio in Turchia: occorre restare in Patria perché il posto del Presidente ucraino è a Kyiv, sopratutto quando l’Ucraina è oramai palesemente sotto attacco. Questa è la motivazione che, giovedì, 28 Agosto, ha spinto il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ad annullare la visita presso il neoeletto Capo di Stato turco, Tajip Erdogan, e convocare d’urgenza il Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa per affrontare l’invasione attuata dalla Russia.

Nella notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 Agosto, l’esercito russo, già presente nelle Oblast di Donetsk e Luhansk, ha fatto irruzione nel territorio dell’Ucraina sud-orientale arrivando, in poche ore, a prendere il controllo di Novoazovsk: città di importanza cruciale distante pochi chilometri dal porto ucraino di Mariupol.

Come dichiarato dall’autorevole New York Times, con la presa di Mariupol, la Russia intende aprire un corridoio di occupazione tra le regioni occupate dell’est dell’Ucraina e la Crimea: penisola ucraina annessa militarmente dall’esercito russo lo scorso Marzo.

A conferma dell’impegno militare russo è la testimonianza della NATO, che, a poche ore dall’invasione, ha pubblicato foto satellitari che dimostrano la presenza di più di mille soldati della Russia sia nell’est dell’Ucraina, che nella zona occupata durante l’invasione-lampo della scorsa notte.

“I soldati russi sono penetrati in Ucraina dalla frontiera non controllata dalle nostre forze militari. Il gesto è stato effettuato per dare aiuto ai terroristi pro-russi che già occupano il Donbas” ha dichiarato Poroshenko durante la seduta del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, durante la quale ha sottolineato che la situazione nell’est del Paese, seppur complicata, è ancora sotto controllo.

Oltre a quella di Poroshenko, forte è stata anche la reazione dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko, che, da capo del Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna, ha invitato all’unità con il Presidente ad un giorno esatto dalla sfida elettorale lanciata dal sua forza politica proprio al Blocco Poroshenko: coalizione di ispirazione centrista formatasi per sostenere il programma del Capo dello Stato nelle Elezioni Parlamentari ucraine.

Un invito all’azione, e non alle parole, è invece provenuto dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha chiesto all’Occidente di congelare i fondi e i conti bancari russi in tutte le banche dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America, ed ha ritenuto necessaria la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

L’invito di Yatsenyuk è stato colto positivamente dalla Lituania, che, avvalendosi del seggio temporaneo presso le Nazioni Unite, ha ottenuto una riunione straordinaria dell’Assemblea ONU dedicata alla crisi in Ucraina.

Pronta è stata la risposta anche della Lettonia, che ha riconosciuto l’esistenza della guerra tra Russia ed Ucraina, e dell’Estonia, che ha invitato la Comunità Internazionale a riconoscere Mosca come parte del conflitto ucraino, nonostante finora il Presidente russo, Vladimir Putin, abbia negato il coinvolgimento russo nella destabilizzazione armata di Kyiv.

“Quando qualcosa che sembra una papera emette un verso da papera allora è una papera per davvero. L’invasione russa in Ucraina è la crisi più grave per l’Europa dal dopoguerra ad oggi” ha commentato Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Esteri della Polonia: Paese che ha ventilato l’ipotesi che la NATO possa armare l’esercito ucraino.

Abbastanza forti sono state le dichiarazioni del Presidente francese, Francois Hollande, che ha ritenuto pericolosa la presenza di soldati russi in territorio ucraino.

La Merkel nel mirino per i suoi interessi con Putin

Tra i protagonisti della politica internazionale a non essere ancora pervenuti ci sono in primis le Autorità dell’Unione Europea e il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, dai quali l’Ucraina e i Paesi dell’Europa Centro-Orientale attendono una presa di posizione forte e determinata in sostegno dell’integrità territoriale di Kyiv.

A rendere complicata la situazione per gli ucraini sono sopratutto le dichiarazioni del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha ventilato l’ipotesi di inasprire le sanzioni alla Russia in reazione all’invasione dell’Ucraina sud-orientale.

Proprio l’atteggiamento della Merkel, a cui l’UE ha de facto appaltato la gestione della crisi ucraina -commettendo un errore geopolitico difficile da controbilanciare- ha provocato frustrazione tra gli ucraini.

Come riportato da diversi esperti, la Merkel avrebbe infatti garantito a Poroshenko solo un aiuto politico, ma non un appoggio militare: un fatto che è stato visto da Putin come il via libera definitivo per avviare l’occupazione dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140828-204556-74756862.jpg

CRIMEA: MENTRE INIZIA LA GUERRA TRA RUSSIA ED UCRAINA LA POLONIA DA UNA LEZIONE DI KULTURA ALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 20, 2014

I primi soldati ucraini sono stati uccisi e feriti in seguito ad agguati delle forze di occupazione russe in Crimea, mentre la Procura della penisola ucraina separatista ha sequestrato per una notte il Comandante della Flotta militare di Kyiv nel Mar Nero, Serhiy Hayduk. La reazione di Germania, Gran Bretagna e Francia, l’allarme della NATO e l’invito della Polonia a rilanciare democrazia e pace con il rafforzamento dei legami con l’Ucraina

Dopo l’occupazione militare, i primi prigionieri di guerra, ed anche le prime vittime. Nella giornata di martedì, 18 Marzo, in seguito all’assalto militare da parte dell’esercito russo di occupazione della Crimea, a Simferopoli è stato ucciso un soldato ucraino, mentre altri due sono rimasti feriti.

L’agguato, avvenuto a poche ore dalla dichiarazione di annessione della Crimea nella Federazione Russa da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin, è stata seguita mercoledì, 19 Marzo, dal rapimento del Comandante della flotta ucraina a Sevastopoli, l’Ammiraglio Serhij Hayduk, assieme ad altri otto uomini dell’esercito dell’Ucraina nel Mar Nero.

L’operazione, decisa dalla Procura della Repubblica autonomista di Crimea, e realizzata da uomini del contingente russo di occupazione, è terminata nella mattinata di giovedì, 20 Marzo, quando l’Ammiraglio Hayduk è stato liberato incolume insieme ai suoi uomini, due dei quali, però, gravemente feriti.

Pronta è stata la riposta del Presidente ad Interim ucraino, Oleksandr Turchynov, che ha attivato un piano di emergenza per coordinare l’esilio degli ucraini di Crimea nella città di Kherson -la prima per vicinanza geografica posta nel territorio statale dell’Ucraina- ed in alti centri abitati dell’Ovest del Paese, sopratutto nella regione di Leopoli.

Oltre alla risoluzione della questione umanitaria, il Presidente Turchynov, insieme al Segretario del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa ucraino, Andriy Parubiy, ha anche disposto la reintroduzione del regime dei visti per i russi, ed ha avviato le procedure per l’uscita dell’Ucraina dalla Comunità di Stati Indipendenti: associazione di Paesi che la Russia, fin dai tempi di Yeltsin, ha fortemente voluto per mantenere un contatto privilegiato con le ex-Repubbliche sovietiche.

Forte è stata la reazione anche da parte di Germania, Gran Bretagna e Francia, che dinnanzi all’avvio delle ostilità militari da parte della Russia in Crimea nei confronti dell’Ucraina hanno dichiarato la necessità di apportare una seconda ondata di sanzioni per colpire gli interessi immobili e finanziari mantenuti in Occidente da personalità di spicco della Federazione Russa.

Preoccupazione è stata espressa anche dal Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che ha sottolineato il timore da parte dell’Alleanza Atlantica che la Crimea possa essere per Putin solamente il primo di una lunga serie di conflitti scatenati per soddisfare gli appetiti imperiali di Mosca, rivolti anche in Moldova, Georgia, Bielorussia, Kazakhstan, e persino verso Stati UE, come Lettonia ed Estonia.

Interessante, e di gran lunga lungimirante, è stata la reazione del Premier polacco, Donald Tusk, che, preso atto delle condivise -e legittime- preoccupazioni di USA, Germania, Francia, Gran Bretagna e NATO in merito all’aggressività di Mosca, ha illustrato come l’Europa debba comprendere che la concessione di un aiuto concreto all’Ucraina sia un investimento necessario per garantire pace e sicurezza in tutto il continente.

Tusk, che ha sottolineato come il rafforzamento di un’Ucraina indipendente e democratica permetta lo sviluppo di democrazia e libertà anche in Russia, ha evidenziato come la fratellanza tra polacchi ed ucraini abbia la medesima portata storica e politica dell’amicizia tra Francia e Germania: così come il motore franco-tedesco ha dato vita ed impulso all’Unione Europea, così anche la stretta partnership tra Polonia ed Ucraina -due Stati divisi da secoli di odi ed eccidi, proprio come francesi e tedeschi- è destinata a ricoprire un ruolo fondamentale per lo sviluppo in Europa dei valori su cui l’UE è stata fondata, quali democrazia, pace, libertà e diritti umani.

I principi enunciati da Tusk riprendono in tutto e per tutto la lezione di Jerzy Giedroyc, Juliusz Mieroszewski e Bohdan Osadchuk: i tre principali esponenti del giornale dell’emigrazione polacca di Parigi “Kultura” -purtroppo poco conosciuti in Italia- che nel Secondo Dopoguerra, quando concepire uno Stato polacco autonomo e un Paese ucraino indipendente dall’Unione Sovietica era una pura illusione, hanno sostenuto la necessità di una stretta alleanza tra Polonia ed Ucraina.

Secondo i “visionari” di Kultura, le cui previsioni politiche si sono realizzate, la pacificazione tra Polonia ed Ucraina -che prevedeva il doloroso riconoscimento dell’appartenenza a Kyiv di territori e città che i polacchi considerano propri, come Leopoli- è necessaria per neutralizzare le velleità imperialistiche della Russia, e favorire il processo democratico che, come previsto dai tre pubblicisti di orientamento progressista e liberale, anche i russi avrebbero attuato seguendo l’esempio di polacchi ed ucraini.

Solo la centralità dell’ONU e dalla prontezza di risposta di UE e NATO possono ora fermare Putin

Le dichiarazioni del Premier Tusk, e, più in generale, la posizione che la Polonia sta ricoprendo in seno all’UE durante la crisi ucraina, dovrebbero essere fatte proprie da tutta l’Europa per comprendere quanto sia fondamentale dare oggi un forte aiuto all’Ucraina non solo economico, ma anche logistico, umano e politico.

L’atteggiamento aggressivo di Putin ha dimostrato che la vena imperialistica del regime di Mosca è intenzionata a portare il conflitto militare ben oltre la Crimea, coinvolgendo l’est dell’Ucraina, la Moldova, la Georgia ed anche la Lettonia: territori su cui il Presidente russo, con una pretesa di hitleriana memoria, potrebbe avocare a sé il diritto di tutelare le minoranze linguistiche russe fuori dalla Federazione Russa.

L’annessione della Crimea nella Federazione Russia, avvenuta dopo una vera e propria occupazione militare, dimostra anche che, ad oggi, i rapporti geopolitici tra i Paesi del Mondo non si regolano più con accordi e trattati, bensì con il terrore ed il riarmo.

Questa prospettiva, che presagisce scenari su cui è bene vegliare, può essere fermata solo se la Comunità Internazionale assumerà una posizione di ferma condanna dell’operato di Mosca: tocca alle Nazioni Unite costringere Putin al rispetto degli accordi a tutela dell’integrità territoriale di Paesi terzi come l’Ucraina.

L’Europa, a sua volta, dovrà cercare di mantenere con Mosca il dialogo il più aperto possibile per non precludere la possibilità di sviluppare anche in Russia un processo democratico simile a quello avvenuto in Ucraina, che Putin ha tanto avversato.

Alla NATO spetta il compito di proteggere l’Occidente dall’aggressione militare russa che, preso atto dei proclami di Putin risalente anche a ben prima dell’occupazione della Crimea, resta un’ipotesi tutt’altro che irrealizzabile.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: DAI NUMERI TUTTE LE BUGIE DI PUTIN SUL REFERENDUM DI CRIMEA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 17, 2014

Secondo i dati, il 95% degli aventi diritto ha votato in favore all’annessione della Crimea alla Russia, ma senza la partecipazione dei tatari e degli ucraini non si sarebbe mai potuto raggiungere l’83% di affluenza tanto sbandierato dagli organizzatori. La consultazione si è svolta sotto il controllo delle sole forze armate di Mosca.

Nella scorrettezza del referendum c’è anche la menzogna dell’affluenza ed i brogli elettorali nel plebiscito che, con il 95% dei consensi, Domenica, 16 Marzo, ha visto la Crimea votare a favore dell’annessione alla Federazione Russa.

Il referendum, che si è svolto sotto il controllo -velato ma non troppo- delle forze armate russe di occupazione della Crimea, è stato partecipato dall’83% degli aventi diritto, pari a 1,25 milioni di cittadini: non si tratta delle percentuali staliniane che si sarebbero volute raggiungere, ma nemmeno di un dato veritiero e verosimile.

Secondo le statistiche ufficiali, in Ucraina vivono 2 Milioni di persone, di cui il 58% di etnia russa, il 24% ucraini, il 12% tatari, e il restante 6% di altre nazionalità, tra cui quella italiana, che è concentrata sopratutto nella città di Kerch. In dati assoluti, gli aventi diritto al referendum di Crimea sono stati 1,5 milioni, di cui 900 Mila russi, 400 Mila ucraini e 200 Mila tatari.

Come dichiarato dai leader della comunità tatara di Crimea, i tatari hanno boicottato il referendum in segno di contrarietà all’annessione della Crimea alla Russia. Lo stesso comportamento è stato mantenuto dagli ucraini, che hanno disertato un voto riconosciuto come irregolare sia dal Governo dell’Ucraina, che da Europa, Stati Uniti d’America, NATO, ONU e dal resto della comunità internazionale.

Simili preoccupazioni sono state fatte proprie dalla comunità italiana di Kerch, che ha espresso timore per il venir meno dell’esistenza della Repubblica Autonoma di Crimea inserita nello stato ucraino: un’entità regionale, che ha ricevuto da Kyiv un’ampia autonomia grazie alla quale è sempre stata garantita una convivenza pacifica tra le varie etnie in essa presenti.

Sottraendo i 400 Mila ucraini e i 200 Mila tatari dall’affluenza alle urne, si evince che al voto si sono recati solo i 900 Mila russi, che non costituiscono affatto l’1,25 milione di elettori votanti che, secondo i dati ufficiali, avrebbe preso parte al referendum appoggiato politicamente da Putin per legittimare il passaggio della Crimea dall’Ucraina alla Russia.

Pertanto, è possibile dedurre tramite la semplice matematica -che non è il forte del sottoscritto, ma che torna utile pur di addurre l’ennesima dimostrazione dell’irregolarità di un’operazione geopolitica che vede la Russia infrangere l’indipendenza territoriale di un Paese sovrano come l’Ucraina- che al voto non si sia recato l’83% della popolazione della Crimea, bensì semmai forse solo l’83% dei russi: la sola etnia ad avere preso parte alla consultazione referendaria.

Preso atto della dimensione numerica, è tuttavia quasi impossibile addurre prove che testimoniano brogli ed irregolarità, dal momento in cui alla consultazione non hanno presenziato osservatori internazionali incaricati dall’OSCE di monitorare il referendum.

Gli amici di Putin a garantire la presunta regolarità del referendum

Tra i pochi testimonial occidentali di eccezione -per così dire- che hanno partecipato alla consultazione elettorale come osservatori spontanei ci sono due personalità note nel panorama politico e musicale italiano.

Il primo è il Parlamentare Europeo di Forza Italia Fabrizio Bertot, che, presente tutta la giornata a Simferopoli, la capitale della Crimea, ha dichiarato a Il Giornale con toni trionfalistici di non avere carpito né brogli, né la presenza militare dei russi, fatta eccezione di qualche carro armato ubicato nei pressi delle sezioni elettorali.

Un altro italiano che ha espresso toni ancor più trionfalistici nei confronti del referendum di Crimea è l’ex-cantante dei Pooh Riccardo Fogli, che per festeggiare la vittoria dei sostenitori dell’annessione della penisola ucraina alla Russia si è esibito in un concerto, pattugliato sempre dalle forze armate russe, durante il quale ha invitato alla pace ed ha osannato la presunta grandezza di Mosca.

Oltre che irresponsabile, imbarazzante, ed anche vergognoso, come ha commentato con una nota il Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici nel Parlamento Europeo, Hannes Swoboda, la condotta di Bertot e Fogli è stata un pieno tradimento della posizione assunta ufficialmente dal Governo italiano che, così come quello degli altri Paesi UE e degli USA, ha ritenuto illegittimo il referendum in Crimea.

UE ed USA hanno anche sottolineato come l’annessione della Crimea alla Russia sia un atto in violazione degli Accordi Internazionali a garanzia dell’indipendenza dell’Ucraina, come il Trattato di Budapest del 1994, che, in cambio della cessione dell’arsenale nucleare ucraino, ha garantito l’inviolabilità dei confini di Kyiv da parte di Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia.

Con il referendum, Putin ha ora compiuto l’annessione di un territorio dell’Ucraina che potrebbe non saziare l’appetito espansionistico di Mosca: mezzi militari russi hanno già avviato la penetrazione a nord della Crimea verso la Tauride, mentre ai confini orientali ucraini forze armate russe si stanno preparando a possibili azioni.

A testimoniare l’atteggiamento aggressivo di una Russia che sembra non volersi fermare alla Crimea è anche il dispiegamento di forze aeree russe in Bielorussia e nell’Oceano Artico, e le esercitazioni urgenti dell’esercito della Russia attuate nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, dove, secondo fonti attendibili i russi avrebbero persino già da tempo dislocato missili Iskander pronti a colpire importanti città europee come Berlino e Varsavia.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA NATO SI PREPARA A PROTEGGERE L’EUROPA DA PUTIN

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 15, 2014

Dopo l’occupazione della Crimea da parte di 60 Mila uomini dell’esercito russo, e le esercitazioni militari di Mosca a Kaliningrad, l’Alleanza Atlantica disloca 15 aerei militari dalla base militare di Aviano a quella di Lask, in Polonia, ed invia sette velivoli in Lituania. Anche la flotta militare statunitense nel Mar Nero allertata in caso di escalation della situazione in Ucraina

Se la Russia non rispetta la diplomazia e rafforza la sua presenza militare in Ucraina, allora tutta l’Europa è in serio pericolo. Questa è la ragione che, nella giornata di venerdì, 14 Marzo, ha portato la NATO ad incrementare la difesa dei confini orientali dell’Unione Europea.

Come riportato da diversi media polacchi, l’Alleanza Atlantica ha provveduto a trasferire sei F-16 Falcon dalla base militare italiana di Aviano a quella polacca di Lask, nei pressi di Lodz, dove già stazionano 10 agenti dell’aviazione degli Stati Uniti d’America, mentre altri 6 aerei militari con 150 uomini, più un altro stormo di tre C-130 con un centinaio di soldati, sono attesi in Polonia a partire dalla prossima settimana.

I velivoli coinvolti nell’operazione, che hanno a lungo stazionato in Corea del Sud, ed hanno preso parte alle operazioni di pace in Irak, nei Balcani ed in Afganistan, saranno presto accompagnati anche da sei F-15C Eagle e da un aereo di categoria KC-135, che la NATO ha dato mandato di trasferire in Lituania sempre nei prossimi giorni.

Secondo la versione ufficiale, i mezzi fanno parte di esercitazioni di routine da tempo pianificate, come il pattugliamento del Mar Baltico, ma non è da sottovalutare la coincidenza con le recenti richieste inviate alla NATO da parte di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania per rafforzare le strutture difensive nazionali, come previsto dall’Articolo 4 dell’Alleanza Atlantica -che prevede l’obbligo per la NATO di rafforzare la difesa militare dei Paesi membri in caso di presunta minaccia.

A motivare la domanda di intervento all’Alleanza Atlantica dei cinque Paesi UE è stata l’occupazione della Crimea -Repubblica dello Stato ucraino che gode un’ampia autonomia politica e linguistica- da parte di un contingente di 60 Mila uomini dell’esercito russo.

A questo fatto -una vera e propria dimostrazione di forza del Presidente russo Putin nei confronti dell’Occidente che ha portato Mosca a violare accordi internazionali che garantiscono l’integrità territoriale dell’Ucraina- sono seguite esercitazioni di sbarchi effettuate dalle forze armate della Federazione Russa nell’enclave di Kaliningrad, tra la Lituania e la Polonia.

Le esercitazioni dei russi a Kaliningrad e il rafforzamento della presenza militare di Mosca in Crimea hanno portato non solo i Paesi dell’Europa centrale a lanciare l’allarme, ma hanno anche mosso gli Stati Uniti d’America a dislocare oggetti militari navali al largo delle coste ucraine per garantire, in caso di aggressione armata della Russia all’Ucraina, un’adeguata difesa militare ai Paesi UE che confinano con Kyiv.

Come riportato da fonti attendibili, nella giornata di sabato, 15 Marzo, l’incrociatore George Bush, che ospita un contingente di 6 Mila soldati, 90 aerei militari e un elicottero, ha ricevuto l’ordine di permanere nell’est del Mar Nero, dove si trova per esercitazioni da tempo programmate.

In aggiunta, anche altre navi USA sono state interessate di recente da spostamenti urgenti: i cacciatorpedinieri Truxtun e Philippine Sea sono stati dislocati rispettivamente nel porto di Costanza, in Romania, e in quello di Aksas, in Turchia, mentre il cacciatorpediniere Roosevelt è arrivato a Spalato, in Croazia, ed è pronto per salpare per il Mar Nero.

Donetsk e Kharkiv nel mirino di Mosca dopo la Crimea

A dare forza al dispiegamento di forze NATO per ragioni difensive sono le parole pronunciate dal Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, che, venerdì, 14 Marzo, ha dichiarato che l’annessione forzata della Crimea da parte della Federazione Russa, su cui il Parlamento della Repubblica Autonoma ucraina si è espresso sotto il controllo dell’esercito di Mosca, è una violazione degli accordi internazionali.

Nello specifico, Rasmussen ha evidenziato come la NATO riterrà illegittimo il risultato del referendum che i Parlamentari della Crimea, sempre su incentivo armato dell’esercito russo, hanno organizzato per dare una mascherata legittimazione popolare alla secessione da Kyiv della penisola ucraina.

Oltre alla Crimea, a preoccupare la NATO sono state anche le mire espansionistiche che Putin ha dimostrato di serbare nei confronti di altre regioni dell’Ucraina, come quelle di Donetsk e di Kharkiv, dove, tra giovedì 13 e venerdì 14 Marzo, huligan russi arrivati dalla Russia hanno provocato scontri, con tanto di morti e feriti, durante le pacifiche manifestazioni organizzate nelle due città più importanti dell’est dell’Ucraina contro l’occupazione russa della Crimea.

Lecito ricordare che, oltre alla NATO, anche Commissione Europea, Parlamento Europeo, Consiglio Europeo, Consiglio d’Europa, Congresso USA ed ONU hanno condannato le azioni militari della Russia in Crimea come una violazione degli accordi internazionali firmati a garanzia dell’inviolabilità della sovranità territoriale di Stati autonomi ed indipendenti come l’Ucraina.

Nello specifico, la Comunità Internazionale ha contestato a Putin l’infrazione dell’Accordo di Budapest del 1994, con cui l’Ucraina, in cambio della cessione del suo intero arsenale bellico nucleare, ha ottenuto il rispetto della sua sovranità territoriale da parte di Russia, USA e Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

CRIMEA: ALCUNI FALSI MITI DA SFATARE PER COMPRENDERE COSA HA SPINTO LA RUSSIA AD INVADERE L’UCRAINA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on March 3, 2014

L’invasione russa in Crimea crea un pericoloso precedente che, se non arginato fin da subito, può portare all’allargamento della crisi militare anche in Paesi dell’Unione Europea. Tutta l’Ucraina manifesta contro Mosca, mentre ancora manca una presa di posizione dell’Europa dinnanzi alla violazione dei Trattati di Budapest del 1994.

Ho taciuto perché scosso dal realizzarsi di eventi che ho previsto da tempo, ed anche perché argomentare una riflessione sul “io ve l’avevo detto da tempo che sarebbe finita così” sarebbe stato antipatico, supponente, arrogante e sopratutto poco costruttivo. Ora, per comprendere bene quello che accade, ma sopratutto quello che accadrà in Ucraina, riporto alcuni punti che, spero, potranno aiutare gli italiani ad analizzare con un po’ più di verità una situazione raccontata in maniera purtroppo sommaria dai media del Belpaese. Lo faccio da italiano che ha vissuto da tempo in Ucraina e che, a detta di molti, conosce molto bene le dinamiche politiche, storiche e sociali di questo Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Il primo punto riguarda la descrizione della situazione per quello che realmente è: la Russia di Putin non solo ha dichiarato guerra all’Ucraina, ma ha anche avviato un’invasione che, secondo fonti ben accertate, ha già portato nel territorio ucraino circa 10 Mila uomini.

A sconvolgere è innanzitutto la modalità con cui Putin ha preparato l’invasione, infiltrando i suoi uomini in Crimea, dove la maggioranza della popolazione è russofona, anche grazie alla distribuzione facilitata di passaporti russi, mentre gli occhi dell’opinione pubblica erano rivolti sulla riuscita della manifestazione pacifica del Maidan, che ha rovesciato il regime dittatoriale di Viktor Yanukovych.

L’invasione preoccupa anche per la modalità con cui è stata argomentata, in quanto Putin si è appellato al diritto di “tutelare le popolazioni russo fonte in Ucraina”. Questa argomentazione non solo è falsa -i russi non sono MAI stati discriminati in ucraina- ma è anche pericolosa, in quanto giustifica il diritto per qualsiasi Paese di occupare regioni di altri Stati ove è presente una propria minoranza nazionale.

L’atto di Putin è una violazione del Trattato di Budapest del 1994, con cui Russia, Stati Uniti e Gran Bretagna si sono impegnati a garantire l’integrità territoriale dell’Ucraina in cambio della cessione da parte di Kyiv del proprio arsenale nucleare. Se Putin sarà lasciato libero di occupare una parte dell’Ucraina, lo stesso potrebbe fare l’Austria con l’Italia, arrogando a se il diritto di occupare l’Alto Adige contro un inesistente mancato rispetto dei diritti dei cittadini di Bolzano da parte del Governo Renzi…

L’ennesimo punto su cui vale la pena di riflettere sono infatti le ripercussioni internazionali che avrà la mossa di Putin in Crimea nei prossimi mesi. Da un lato, il Presidente russo intende mostrare al mondo intero di essere determinato a tutelare gli interessi russi in Paesi sovrani ed indipendenti con tutti i mezzi a disposizione, anche a costo di provocare una guerra in Europa.

Dall’altro, Putin vuole porre un freno alla possibile diffusione in Russia del Maidan. La riuscita della mobilitazione pacifica degli ucraini contro Yanukovych non era prevista da nessuno, tantomeno da Mosca: questo ha infuso coraggio e determinazione anche presso il popolo russo, che da tempo lancia segnali di insofferenza nei confronti del regime di Putin simili a quelli manifestati dagli ucraini.

Altro punto su cui da anni spendo fiumi di parole è la divisione dell’Ucraina tra un oriente filorusso ed un occidente filo occidentale: una menzogna grossa come una casa su cui il Cremlino ha da anni fatto leva per legittimare le sue ambizioni espansionistiche sull’Ucraina.

Come dimostrano le recenti mobilitazioni contro Yanukovych, e sopratutto le manifestazioni contro l’invasione militare di Putin in Crimea, TUTTE le città ucraine sono schierate dalla medesima parte in sostegno dell’indipendenza e dell’integrità territoriale del proprio Paese: dimostrazioni in cui cittadini ucraini, sopratutto in lingua russa, hanno criticato l’invasione militare russa sono state organizzate non solo a Kyiv, Lviv e Uzhhorod, ma anche a Kharkiv, Zaporizzhya, persino nella “russissima” Odessa.

Di pari passo con l’aspetto geografico, non è vero che anche la società ucraina è divisa in due, bensì lo è in tre fazioni. Da una parte vi sono sempre meno sostenitori del Regime di Yanukovych che bene vedono un intervento militare della Russia per riportare al potere un regime dittatoriale isolazionista. Dall’altro, l’opposizione politica, che ha preso in mano le redini del Paese con un Governo di transizione che non solo deve approvare manovre lacrime e sangue per evitare il default nazionale, ma deve anche gestire l’invasione russa.

La terza forza sociale in gioco è il cosiddetto Maidan, ossia la società ucraina che nulla ha a che fare con la politica, e che è scesa in piazza per chiedere libertà e democrazia contro Yanukovych prima, e, oggi, indipendenza e pace contro il Presidente russo Putin. Né l’opposizione, né il Maidan sono manovrati da pericolosi fascisti, come invece ama presentare parte della stampa italiana. La componente di estrema destra è sì presente, ma è residuale in confronto alla stragrande maggioranza dei dimostranti che, invece, si è mobilitata per i propri diritti di vivere sereni e liberi.

L’invasione russa della Crimea deve spingere l’Europa ad un intervento immediato, tempestivo ed incisivo, poiché proprio l’azione diplomatica dell’Unione Europea ha portato al rovesciamento del Regime di Yanukovych dopo due giorni di repressione armata e almeno 100 vittime provocate tra i manifestanti dalla polizia di regime Berkut. Finora, solo l’ONU ha convocato riunioni urgenti per affrontare la questione, mentre la NATO ha assicurato di essere pronta a tutelare i confini dell’UE per evitare che l’aggressione militare russa continui anche in altri Paesi, come Lettonia, Estonia, Lituania se non addirittura Polonia e Romania.

Bene finora hanno fatto i Leader dei Paesi occidentali, a partire dal Presidente USA Obama e da quello francese Hollande, fino al Premier canadese Harper, al Cancelliere tedesco Merkel, a mobilitarsi per sostenere l’integrità territoriale dell’Ucraina e minacciare sanzioni, tra cui l’esclusione dal G8 e l’Isolamento internazionale. Bene ha fatto anche il Premier polacco Tusk a sottolineare come l’aggressione alla Crimea metta a serio repentaglio la sicurezza di tutta l’UE, così come da apprezzare è la presa di posizione urgente del Presidente del Consiglio italiano Renzi in sostegno del popolo ucraino.

La Crimea come i Sudeti

Tuttavia, l’Europa deve fare di più. Se non sarà fermata, l’invasione della Russia in Ucraina provocherà un precedente preoccupante simile a quello dei Sudeti nel 1934, quando la Germania di Hitler occupò una parte dell’allora Cecoslovacchia senza che la Comunità Internazionale osasse proferire verbo perché preoccupata di irritare Berlino.

Occorre essere coscienti che in Crimea è in atto solo il primo passo di un’espansione militare da parte di una potenza autoritaria che vede nella sopraffazione l’unico mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L’immagine dei soldati ucraini, che seppur circondati nella caserme della Crimea dai militari russi di rifiutano di consegnare le armi, ricorda molto quanto accaduto alla Divisione Aqui a Cefalonia dopo l’Armistizio del 1943…

Potremmo essere solo all’inizio di una crisi mondiale che va disinnescata fin da subito. L’Europa e gli europei non devono essere preoccupati di Putin, ma devono assumersi appieno le proprie responsabilità ed agire da protagonisti per evitare il dilagare di una crisi politica che sembra sempre più inarrestabile.

Matteo Cazzulani

CONFERMATE LE TORTURE SU BULATOV: YANUKOVYCH RISCHIA UN PROCESSO ALL’ONU

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 5, 2014

Dopo la conferma delle torture sul Leader della protesta Automaidan, la Lituania valuta di denunciare il Presidente ucraino per la violazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura. Il Vicepresidente USA Joe Biden si appella a porre fine alle violenze su oppositori, manifestanti e giornalisti.

Picchiato, torturato e crocefisso: tutto confermato dalle Autorità mediche lituane che, nella giornata di martedì, 4 Febbraio, hanno operato nuovamente il dissidente ucraino Dmytro Bulatov, l’organizzatore della protesta Automaidan organizzata per mobilitare gli automobilisti in opposizione al regime del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Come riportato da un bollettino medico ufficiale, Bulatov presenta sul suo corpo segni di perdurata tortura e persino un incipit di annegamento: una descrizione che conferma le parole dello stesso Bulatov che, dopo essere stato ritrovato vivo in un campo ghiacciato alla periferia di Kyiv lo scorso 30 Gennaio, ha dichiarato di essere stato rapito da agenti dei servizi segreti ucraini, malmenato a più riprese, amputato di un orecchio e persino crocefisso.

Pronta la presa di posizione del Ministero degli Esteri della Lituania che ha chiesto alle Autorità ucraine l’immediata apertura di un’inchiesta per il trattamento riservato non solo a Bulatov, ma anche alle diverse centinaia di feriti ed arrestati tra i manifestanti che, dal 21 Novembre scorso, dimostrano pacificamente per l’integrazione dell’Ucraina in Unione Europea e contro il regime autocratico del Presidente Yanukovych.

Nello specifico, il Ministero degli Esteri lituano ha dichiarato che il referto medico di Bulatov dimostra come l’Ucraina non abbia rispettato la Convenzione delle Nazioni Unite contro le Torture, le a repressioni ed altri trattamenti disumani, ed ha ventilato l’ipotesi di una denuncia all’ONU contro Yanukovych.

Dura è anche la posizione degli Stati Uniti d’America che, mercoledì, 5 Febbraio, per voce del Vicepresidente Joe Biden ha invitato l’Amministrazione Presidenziale ucraina a porre fine alle violenze su manifestanti, oppositori e giornalisti, che, finora, ha portato ad almeno sette morti accertate tra i dissidenti.

Biden ha dichiarato che solo il ritorno al dialogo tra l’Amministrazione Presidenziale e l’opposizione, la formazione di un nuovo Governo che abbia la fiducia degli ucraini, e la fine di ogni uso della forza sono le condizioni che possono portare l’Ucraina ad uscire dalla crisi politica in cui è precipitata.

Yanukovych persona non grata a Praga

Anche la Repubblica Ceca ha preso una posizione ferma contro Yanukovych con la decisione da parte del Sindaco di Praga, Tomas Hudecek, di vietare al Presidente ucraino di atterrare nell’aeroporto della Capitale Ceca, che porta il nome del Primo Presidente del Paese, Vaclav Havel: uno dei più illustri difensori dei Diritti Umani nel mondo ex-sovietico.

Il giovane Primo Cittadino ha dichiarato che è incomprensibile permettere la presenza nell’aeroporto dedicato al Presidente Havel a un Capo di Stato responsabile della violazione della Democrazia e del mancato rispetto dei Diritti Umani.

Hudecek, che pone così in forse la presenza di Yanukovych al prossimo vertice della Eastern Partnership UE, ha anche dichiarato che il Comune di Praga invierà aiuti per un totale di 500 Mila Corone Ceche agli oppositori ucraini.

Simili aiuti, soprattutto fisici ed alimentari, sono stati inviati ai dissidenti ucraini dalla Polonia, ma sono stati bloccati e sequestrati dalle forze speciali di polizia ucraine.

Matteo Cazzulani

TYMOSHENKO: YANUKOVYCH BLUFFA CON L’UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 19, 2013

Il Presidente ucraino disposto a permettere cure all’estero alla Leader dell’Opposizione solo dopo un improbabile pronunciamento a favore del Parlamento, che finora ha ignorato la questione. La richiesta presentata dal Parlamento Europeo come condizione per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina

Una timida apertura che promette molto ma garantisce poco. Nella Giornata di giovedì, 17 Ottobre, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha dichiarato di essere pronto a concedere il permesso di cure in Germania alla Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko, previo voto del Parlamento.

La Tymoshenko, uno dei dieci membri dell’Opposizione ucraina arrestati per ragioni politiche dalla salita al potere del Presidente Yanukovych, è detenuta da tre anni nella colonia penale femminile Kachankivska di Kharkiv, privata delle cure mediche di cui ha bisogno per contrastare l’ernia al disco di cui è affetta.

L’apertura del Presidente Yanukovych è però difficilmente realizzabile, dal momento in cui il Progetto di Legge che permette ai detenuti politici di essere curati all’estero è stato depositato da tempo in Parlamento, senza che la maggioranza filo-presidenziale lo abbia mai incardinato nel lavori d’Aula.

Inoltre, il Presidente ucraino ha dichiarato che, anche in caso di voto favorevole del Parlamento, l’ultima parola per l’approvazione definitiva della Legge spetta alla Corte Costituzionale: un ulteriore passaggio che rende ancor meno probabile la liberazione, seppur temporanea, della Tymoshenko.

Il permesso di cure mediche in Germania per la Leader del dissenso ucraino è stato chiesto dagli inviati speciali del Parlamento Europeo, l’ex-Premier irlandese Pat Cox e l’ex-Presidente polacco Aleksander Kwasniewski, per permettere la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Questo documento, che integra l’Ucraina nel mercato unico europeo, è stato congelato nel 2011 dalla Commissione Europea perché la condanna della Tymoshenko a sette anni di detenzione per la firma di contratti sconvenienti con la Russia per l’acquisto del gas è maturata dopo un processo ritenuto irregolare.

Kyiv ancora lontana dall’Occidente

L’UE ha posto la liberazione della Tymoshenko come condicio sine qua non per l’integrazione dell’Ucraina in Europa, mentre gli Stati Uniti d’America hanno invitato Yanukovych a porre fine all’uso selettivo della giustizia nei comfronti di militanti dell’Opposizione.

NATO, ONU, Consiglio d’Europa, Australia, Canada, Sudafrica hanno ritenuto il processo alla Tymoshenko non in linea con gli standard di regolarità in vigore nelle democrazie occidentali.

Matteo Cazzulani

TYMOSHENKO: L’UE APRE ALL’UCRAINA A DUE ANNI DALLA CONDANNA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 11, 2013

Un pressing suo filo del cronometro per convincere l’Ucraina che Democrazia e Diritti Umani sono un mezzo per implementare l’economia. Nella Giormata di giovedì, 10 Ottobre, il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha invitato il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, a permettere cure mediche in Germania alla Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko.

Westerwelle, che ha preso parte ad un incontro a Kyiv con Yanukovych ed il Ministro degli Esteri ucraino, Leonid Kozhara, definito intensivo e fruttuoso sia sul piano tecnico che su quello politico, ha dichiarato che la Germania è pronta ad accogliere la Tymoshenko non appena ottenuto il via libera dall’Ucraina.

Westerwelle ha anche illustrato come la concessione alla Tymoshenko di cure mediche in Germania avvicina la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che integra Kyiv nel mercato unico dell’Unione Europea.

Un passo in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa è stato dato, quasi in contemporanea, dal Parlamento Europeo, dove la Commissione Affari Esteri ha approvato una Risoluzione che, in caso di firma da parte di Kyiv, prevede l’esecuzione immediata dell’Accordo di Associazione, senza attendere la ratifica dei 28 Stati membri UE.

Tuttavia, i Parlamentari Europei hanno posto il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani come condizione necessaria per la firma dell’Accordo di Associazione, poiché l’adesione all’UE è una scelta ideologica e di civiltà, e non solamente di carattere economico.

Condannata e torturata da due anni

La presa di posizione della Diplomazia UE avviene proprio alla vigilia del secondo anniversario della condanna della Tymoshenko che l’11 Ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di reclusione, più tre di interdizione dai pubblici uffici, per la firma di accordi energetici con la Russia nel Gennaio 2009 ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Privata della possibilità di difendersi dinnanzi alla Corte, la Tymoshenko si è vista negare le cure mediche di cui ha bisogno per curare l’ernia al disco di cui è affetta, e, durante la detenzione, è stata osservata da telecamere nascoste, e persino picchiata.

UE, USA, ONU, NATO, Canada ed Austrialia hanno ritenuto la condanna della Tymoshenko un esempio di giustizia selettiva che ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Inoltre, la Comunità Internazionale ha espresso condanna per la modalità di trattamento riservata alla Tymoshenko in carcere.

Matteo Cazzulani

LA LIBIA POSSIEDE PIÙ GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 18, 2013

La compagnia energetica libica NOC e quella polacca PGNiG individuano l’ennesimo giacimento a Sud-Ovest di Tripoli. Le opportunità per l’Italia per diversificare le fonti di approvvigionamento di oro blu

Da colonia italiana a pozzo di petrolio, ed ora anche contenitore di gas. Nella giornata di mercoledì, 11 Settembre, la compagnia nazionale energetica libica NOC ha dichiarato l’esistenza di un nuovo giacimento di gas a Murzeq, a 750 chilometri a Sud-Ovest della Capitale Tripoli.

Come riportato da Natural Gas Asia, la scoperta del giacimento, da cui si potranno sfruttare 4 Milioni di Piedi Cubi di gas al giorno, è stata realizzata dalla NOC e dalla compagnia energetica polacca PGNiG.

La scoperta del giacimento segue quella realizzata presso il Bacino di Ghadames, a 800 chilometri a Sud-Ovest di Tripoli, che consente lo sfruttamento di 10 Milioni di Piedi Cubi di gas al giorno.

Quest’ultimo giacimento è stato scoperto dal colosso nazionale algerino Sonatrach, in collaborazione con le compagnie indiane Oil India ed Indian Oil.

La scoperta del gas in Libia rappresenta una buona notizia anche per l’Italia che, sulla carta, ha ora la possibilità di incrementare la quantità di gas importata dalla Libia e, così, diminuire la dipendenza da Russia ed Algeria.

Per mezzo del Greenstream -gasdotto compartecipato da ENI e NOC che collega la città libica di Wafa a Gela- l’Italia già importa dalla Libia 8 Miliardi di metri cubi di gas all’anno sfruttati dal giacimento Bahr Essalam.

Le Nazioni Unite preoccupate per il Governo libico

Nonostante la scoperta, il gas libico potrebbe non essere sfruttato per via dell’instabile situazione politica che caratterizza il Paese.

Nella giornata di martedì, 17 Settembre, l’inviato delle Nazioni Unite, Tarek Mitri, ha invitato la Libia a sospendere le azioni di guerra interna per potere mantenere fede agli obblighi contrattuali che legano il Paese a Stati importatori.

Con lo scoppio della guerra, la Libia, dinnanzi ad una situazione fuori controllo, ha congelato tutti i contratti energetici.

Secondo le rilevazioni EIA, la Libia possiede riserve per 58 Trilioni di piedi cubi di gas naturale.

Matteo Cazzulani