LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: vincitori e vinti del Vertice di Milano

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 17, 2014

Seppur privo di risultati, il vertice di Milano ha rappresentato un successo sia per il Premier italiano Matteo Renzi, che per il Presidente ucraino Petro Poroshenko, mentre il Capo di Stato russo, Vladimir Putin, si è rivelato essere sempre più isolato dalla Comunità Internazionale. La riedizione del ‘formato Normandia’ ha portato anche alla vittoria strategica del Cancelliere tedesco Angela Merkel e del Presidente francese Francois Hollande, che mantengono la regia della politica estera europea.

Philadelphia – Tante sono state le speranze riposte, forse in maniera troppo naive, sul vertice multilaterale di Milano, organizzato per risolvere il conflitto armato tra Ucraina e Russia a lato del vertice ASEM. Tuttavia, come prevedibile, pochi sono stati i passi in avanti compiuti per la risoluzione di un conflitto da cui dipende la sicurezza nazionale ed energetica dell’Europa.

Nella giornata di venerdì, 17 Ottobre, i Presidenti di Ucraina e Russia, Petro Poroshenko e Vladimir Putin, si sono incontrati a Milano, con la regia del Premier italiano Matteo Renzi, assieme al Cancelliere tedesco Angela Merkel, al Presidente francese Francois Hollande, al Primo Ministro britannico David Cameron, ai Presidenti di Commissione Europea e Consiglio Europeo, José Manuel Barroso e Herman Van Rompuy e al futuro Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, Federica Mogherini.

Come dichiarato da Renzi alla fine del Vertice, pochi sono stati i risultati ottenuti nelle trattative, complice un’atmosfera difficile e improntata sulla reciproca diffidenza tra Poroshenko e Putin, che tuttavia, come dichiarato dal Premier italiano, hanno per la prima volta discusso in maniera franca e diretta.

Nello specifico, come ha illustrato Renzi, l’oggetto del Vertice è stata la regolazione del controllo del confine ucraino-russo e lo stato della realizzazione degli Accordi di Pace di Minsk, che prevedono il ritiro congiunto degli eserciti di Ucraina e Russia dal Donbass, regione che assieme alla Oblast di Luhansk riceverà da parte del Governo di Kyiv, una maggiore autonomia.

Parere negativo in merito ai risultati del vertice è stato espresso anche dal Presidente Poroshenko, che, come riportato dall’autorevole Reuters, si è detto tutt’altro che ottimista in merito a possibili soluzioni della crisi.

Positivo, invece, è stato il parere di Putin, che ha parlato di “incontro buono e positivo”, ed ha apprezzato la continuazione delle trattative con Poroshenko secondo il ‘formato Normandia’ che, oltre al Presidente ucraino, prevede la partecipazione solo di Germania e Francia.

A sua volta, la Merkel, come riportato dalla Deutsche Welle, ha sottolineato come di obiettivi importanti non ne siano stati affatto raggiunti, mentre il Primo Ministro britannico Cameron ha ricordato a Putin che, in caso di mancato rispetto degli accordi internazionali, l’UE applicherà nuove sanzioni alla Russia.

Dal Vertice di Milano, ad uscire come primo grande vincitore è senza dubbio Renzi, che ha dimostrato la capacità del Governo italiano di mantenere una posizione di mediazione tra Ucraina e Russia senza effettuare concessioni sui valori dell’Occidente -Democrazia, Diritti Umani, Pace e Libertà- né prendere una posizione ambigua che, in passato, ha portato il nostro Paese ad assumere atteggiamenti nemmeno troppo velatamente filorussi.

Altri vincitori si possono definire la Merkel e Hollande, che si sono avvalsi del modestissimo successo del Vertice di Milano per ripristinare il ‘formato Normandia’, così da lasciare la regia della politica estera europea nelle mani delle sole Germania e Francia.

Positiva è stata anche la performance di Poroshenko, che pur non avendo ottenuto risultati in direzione della pace, ha tuttavia dimostrato per l’ennesima volta di essere pronto al dialogo, anche a costo di dolorose concessioni per il suo Paese, pur di arrestare la guerra, che, è opportuno ricordare, l’Ucraina non ha voluto.

Lo sconfitto del vertice è senza dubbio Putin, che ha dimostrato di essere isolato da una Comunità Internazionale decisa a fare rispettare gli Accordi Internazionali e, sopratutto, l’integrità territoriale ucraina.

L’Europa sempre più debole a livello internazionale

Grande sconfitta è però anche l’Unione Europea, che non ha saputo cogliere l’occasione milanese per superare il complesso ‘carolingio’ di cui è sempre stata affetta.

Con la presenza al vertice di Milano delle sole Germania, Francia e Gran Bretagna -oltre all’Italia, che però ha ricoperto il ruolo di ‘padrone di casa’- l’UE ha dimenticato ancora una volta di coinvolgere nelle trattative di pace la Polonia.

Varsavia, per via della sua storia, molto simile a quella ucraina, avrebbe portato al tavolo un Paese in grado di leggere la questione ucraina con maggiore competenza rispetto alle più lontane -sia geograficamente che culturalmente- Germania e Francia.

Inoltre, la presenza della Polonia avrebbe dimostrato a Putin che l’UE non è disposta a tollerare un’escalation del conflitto ucraino anche in Europa Centro-Orientale, che, come dimostrato dai ripetuti sconfinamenti dell’areonautica militare russa in Estonia, Lettonia, Lituania, Svezia, Finlandia, Olanda e Gran Bretagna, è ad oggi un’ipotesi tutt’altro che peregrina.

Con l’esclusione di Varsavia dal formato milanese, l’Europa ha dimostrato di essere ancora troppo debole, arcaica, fortemente divisa al suo interno e per nulla al passo coi tempi.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Guerra Energetica: UE e Canada rafforzano la Comunità Atlantica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 26, 2014

Il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e il Premier canadese, Stephen Harper, firmano un accordo per implementare le relazioni energetiche. L’accordo tra Unione Europea e Ottawa va di pari passo con quello che l’Europa sta negoziando con gli Stati Uniti d’America per il varo del progetto di Partnership Commerciale e Industriale Transatlantica.

In un Mondo sconvolto da minacce militari provenienti da Iraq, Siria e Russia, l’Occidente ha bisogno di compattarsi e di integrarsi: anche e sopratutto sul piano energetico. Queste sono le intenzioni che, giovedì, 25 Settembre, hanno mosso Unione Europea e Canada a firmare accordi bilaterali per la cooperazione nel settore dei trasporti, delle scienze, dell’ambiente, dell’educazione e, sopratutto, dell’energia.

Come riportato dall’autorevole agenzia UPI, gli accordi, firmati a Bruxelles dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e dal Premier canadese, Stephen Harper, prevedono lo sviluppo delle relazioni energetiche tra UE e Canada, finalizzate all’avvio delle esportazioni di gas e greggio liquefatti da Ottawa in Europa.

Il rafforzamento delle relazioni energetiche tra UE e Canada giovano ad ambo le parti: l’Europa, infatti, vede il Canada come un possibile fornitore di energia alternativo a Russia e Algeria, da cui la Commissione Europea intende decrementare l’alta dipendenza attraverso l’importazione di gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto e Norvegia.

Gli accordi con il Canada vanno di pari passo con l’acceleramento delle trattative con gli Stati Uniti d’America per il varo del progetto di Partnership Commerciale e Industriale Transatlantica -TTIP- che prevede anche la liberalizzazione dell’esportazione di gas liquefatto dagli USA all’UE.

Per quanto riguarda il Canada, gli accordi energetici con l’UE consentono ad Ottawa di avviare la possibilità di diversificare le sue esportazioni di gas e greggio liquefatto che, ad oggi, sono orientate unicamente agli USA.

Anche la Corea del Sud nella Comunità Occidentale

Sempre nell’ambito della medesima strategia, Harper, pochi giorni prima della firma degli accordi con l’UE, martedì, 23 Settembre, a Seoul, ha firmato una Dichiarazione per l’avvio della cooperazione energetica con la Corea del Sud.

Il documento, che il Premier canadese ha firmato con la sua collega coreana, Park Geun-hye, avvia la possibilità per il Canada di esportare gas liquefatto alla Corea del Sud, che occupa il secondo posto nel ranking mondiale degli importatori di LNG.

Con l’accordo con il Canada, la Corea del Sud, considerando lo scacchiere geopolitico globale, si schiera appieno all’interno della Comunità Occidentale.

Già nel 2012, Seoul, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha infatti siglato pre-contratti che autorizzano l’importazione di gas liquefatto con gli USA una volta che il Congresso statunitense darà il via libera all’esportazione di LNG.

I pre-contratti con la Corea del Sud sono stati fortemente voluti dal Presidente USA, Barack Obama, che ha concentrato gli sforzi dell’Amministrazione statunitense nella regione dell’Asia e del Pacifico per contenere la crescente influenza della Cina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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L’Europa diversifica le forniture di gas: a Baku varato il Corridoio Meridionale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 23, 2014

Il progetto, composto dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- consente all’Europa di incrementare la sicurezza energetica importando carburante dal territorio azero. Nel complesso, le infrastrutture, per cui è previsto un investimento di più di 45 Miliardi di Dollari, raggiungono una lunghezza di circa 2 Mila chilometri

Un insieme di gasdotti di circa 2 Mila chilometri dal Caucaso all’Italia, attraverso Turchia, Grecia ed Albania, senza contare le diramazioni che assicureranno a molti Paesi dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas. Nella giornata di sabato, 20 Settembre, a Baku, in Azerbaijan, è stato varato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti, supportato dall’Unione Europea, concepito per veicolare fino a 20 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato dall’Hurriyet Daily News, il Corridoio Meridionale è composto dal già esistente Gasdotto del Caucaso Sud Orientale, che veicola il gas dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia, dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP, che attraversa tutto il territorio turco- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- che conduce il carburante dalla Grecia alla Provincia di Brindisi attraverso l’Albania.

Oltre a questi tre gasdotti, il Corridoio Meridionale prevede alcune diramazioni, come il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- che conduce parte del gas dell’Azerbaijan dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -dove sarà immesso nel Corridoio Nord-Sud che conduce il gas dal rigassificatore croato di Krk fino alla Polonia- e l’Interconnettore Grecia-Bulgaria.

Nel suo complesso, il progetto è compartecipato, oltre che dai Governi dei Paesi interessati, anche da alcune compagnie energetiche, come il colosso azero SOCAR, quello britannico British Petroleum, quello norvegese Statoil, la compagnia francese Total, la tedesca E.On, la belga Fluxys, e la svizzera Axpo.

Soddisfazione per la realizzazione del Corridoio Meridionale, che come dichiarato dal Capo della SOCAR, Rovnag Abdullaev, comporta investimenti per più di 45 Miliardi di Dollari, è stata dichiarata dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che, come riportato dall’autorevole Trend, ha illustrato come il progetto sia necessario a garantire la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, che, ad oggi, dipende quasi esclusivamente da pochi fornitori che, spesso, si avvalgono dell’energia come arma di ricatto geopolitico.

Apprezzamenti sono stati dichiarati anche dal Ministro del Commercio britannico, John Livingston, che ha sottolineato come il Corridoio Meridionale, di cui si sta progettando il prolungamento dall’Italia alla Gran Bretagna, attraverso Svizzera, Germania, Francia e Belgio, sia necessario per lo sviluppo sia di tutti i Paesi interessati dal percorso dei gasdotti, che di tutti quelli dell’UE.

Pareri favorevoli all’infrastruttura sono stati dichiarato da altri rappresentanti dei Paesi coinvolti nel Corridoio Meridionale presenti all’inaugurazione, come, tra gli altri, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, il Premier greco, Antonis Samaras, e il Ministro dell’Energia albanese, Damian Gjiknuri.

Un successo anche del Governo Renzi

Degne di nota sono state le dichiarazioni del Viceministro dello Sviluppo Economico italiano, Claudio De Vincenti, che ha sottolineato come l’Italia sia tra i Paesi più attivi nella realizzazione del Corridoio Meridionale per perseguire una politica mirata alla messa in sicurezza delle proprie forniture di idrocarburi.

Ad oggi, l’Italia dipende quasi esclusivamente dalle forniture di gas di Algeria e Russia, ma con la realizzazione della TAP -l’ultimo tratto del Corridoio Meridionale- ha la possibilità di diventare l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan, e, così, di rafforzare notevolmente il suo peso energetico e politico in UE.

A volere fortemente la realizzazione della TAP, che oltre ad incrementare la sicurezza energetica dell’Italia è destinata a creare nuovi posti di lavoro, sono stati l’attuale Premier, Matteo Renzi, e i due Capi di Governo che lo hanno preceduto, Enrico Letta e Mario Monti.

Per quanto riguarda l’arco parlamentare, a sostenere la TAP, in Italia, sono stati Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica, Socialisti e parte di Forza Italia, mentre parere contrario all’ultimo tratto del Corridoio Meridionale è stato espresso da Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Sinistra-Ecologia-Libertà, Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia.

Esemplificativo della motivazione dell’opposizione di alcune forse politiche alla TAP è il loro totale assenso al Southstream: un gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, e dall’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, per incrementare la quantità di gas russo inviata in Italia.

A differenza della TAP, il Southstream non diversifica le forniture di gas per l’Italia e l’Europa e, per questo, è osteggiato alla Commissione Europea, che ritiene il gasdotto russo non in linea con i principi di rafforzamento della sicurezza energetica che l’UE si è posta con la realizzazione del Corridoio Meridionale e di una serie di rigassificatori in tutto il continente.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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L’Ucraina teme l'”aiuto umanitario” di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 12, 2014

Il Presidente russo, durante una conversazione telefonica con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ventila l’ipotesi di una missione di soccorso di Mosca nel Donbas. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, invita Obama a riconoscere a Kyiv lo status di alleato degli Stati Uniti d’America

In epoca sovietica, l”aiuto fraterno’ consisteva nell’invio da parte dell’Unione Sovietica di carri armati e mezzi militari presso quegli Stati satelliti di Mosca che, come l’Ungheria nel 1956 e la Cecoslovacchia nel 1968, intendevano affrancarsi, seppur solo parzialmente, dall’orbita dell’URSS. Oggi, gli ucraini temono un simile ‘aiuto fraterno’ mascherato da aiuto umanitario da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin, teso a inserire in Ucraina truppe dell’esercito russo.

A motivare il timore degli ucraini è stata la dichiarazione del Presidente Putin che, lunedì, 11 Agosto, durante una telefonata con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha dichiarato l’intenzione di inviare in Ucraina un aiuto umanitario russo.

Come riportato dalla Ukrayinska Pravda, Putin avrebbe lamentato la situazione di emergenza umanitaria nell’est dell’Ucraina, colpito dalle operazioni militari tra l’esercito ucraino e i miliziani pro-russi.

La notizia ha subito gettato in allarme l’Ucraina, dal momento in cui, venerdì, 8 Agosto, l’esercito ucraino schierato alla frontiera orientale del Paese ha fermato un convoglio mascherato da missione umanitaria carico di militari russi diretti nel Donbas.

Pronta alle dichiarazioni di Putin è stata la reazione del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che ha subito informato dell’accaduto il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, nonostante la Croce Rossa, come riportato dall’agenzia Ukrinform, abbia dichiarato di non prestare il fianco al transito illegale di armi e di soldati dalla Russia all’Ucraina.

Durante la conversazione con Obama, il Presidente Poroshenko ha anche chiesto al Congresso statunitense di approvare al più presto l’Atto che riconosce ad Ucraina, Georgia e Moldova lo status di Paesi alleati USA.

Questo documento, che deve essere ancora approvato in lettura definitiva, paragona l’Ucraina agli altri Paesi della NATO, verso cui gli USA hanno obbligo di ausilio militare difensivo in caso di aggressione da parte di eserciti di Stati non appartenenti all’Alleanza Atlantica.

Anche UE e NATO stanno con Kyiv

A sostegno di Poroshenko si è subito schierato Barroso, che durante la conversazione con Putin ha messo in guardia il Presidente russo dall’attuare azioni di guerra in maniera unilaterale.

A preoccupare Ucraina ed Europa sono sopratutto le continue esercitazioni militari che l’esercito russo sta attuando a ridosso dei confini ucraini.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, ai confini con l’Ucraina sarebbero presenti circa 40 Mila soldati russi pronti all’invasione delle regioni orientali ucraine.

A parlare di alta probabilità di un attacco russo all’Ucraina è stato, di recente, anche il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ancora prove della presenza militare russa in Ucraina: Poroshenko protesta con Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 13, 2014

Una colonna di carri armati e camion carichi di soldati battenti bandiera russa sono stati avvistati nelle città di Snizhne, Torez e Makyeyevka, nel Donbas. Il Presidente ucraino telefona al suo collega russo per protestare

I Mondiali di calcio sono appena iniziati, e la propaganda russa ha già compiuto i primi clamorosi autogol. Nella giornata di giovedì, 12 Giugno, una colonna di carri armati e camion carichi di soldati battenti bandiera russa è stata avvistata nelle città di Torez e Makiyivka, nell’est dell’Ucraina.

La colonna, che è stata immortalata dal giornale di informazione Donbass UA e da un alto numero di video amatori, tutti ripresi dai principali media internazionali, è stata anticipata dall’ingresso in Ucraina, nella cittadina di Snizhne, sempre nel Donbas, di tre carri armati russi di categoria T-72.

Su segnalazione del Ministero degli Interni ucraino, i carri militari russi hanno oltrepassato illegalmente il confine tra Ucraina e Russia.

“L’ingresso dei carri russi in Ucraina sono una prova reale che la Russia invia di continuo rifornimenti militari nel Donbas” ha dichiarato il Ministro degli Esteri ucraino, Andriy Deshchytsya.

A confermare la notizia, è stata la testimonianza sul canale RBK – posseduto dal Presidente russo, Vladimir Putin- del Presidente del Sindacato Autonomo dei Minatori del Donbas, Mykhaylo Volynets, che ha candidamente ammesso il costante afflusso nella regione di camion con targa russa contenenti armi destinate agli occupanti.

Volynets ha inoltre evidenziato come i minatori del Donbas, a differenza di quanto diffuso dai media russi, non sostengano affatto le azioni dell’esercito russo in Ucraina Orientale: una dichiarazione che, sommata alla testimonianza della prova dei rifornimenti militari russi, ha mandato su tutte le furie il conduttore, che, da Mosca, ha bruscamente interrotto la trasmissione.

http://censor.net.ua/video_news/289564/propagandistskiyi_konfuz_na_putinskom_tv_v_zahvachennye_separatistami_zdaniya_zavozyat_orujie_na_gruzovikah

Alle ennesime prove dell’invasione russa in Ucraina, pronta è stata la reazione del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che ha convocato d’urgenza il gabinetto di crisi con i responsabili delle strutture militari locali dell’esercito.

Poroshenko, dopo avere dato disposizione di rafforzare i controllo alla frontiera con la Russia, ha informato dell’accaduto il Vicepresidente USA, Joe Biden, e il Cancelliere tedesco, Angela Merkel.

Infine, Poroshenko ha anche contattato telefonicamente il suo collega russo Putin, in una conversazione che, come riportato da fonti ufficiali, è stata costruttiva, chiara, ed improntata sui provvedimenti da prendere per normalizzare la situazione in Ucraina orientale.

“Il Presidente ucraino ha dichiarato in maniera categorica che la violazione della sovranità territoriale dell’Ucraina da parte dei carri armati russi non è accettabile” ha dichiarato l’Addetto Stampa del Presidente ucraino, Svyatoslav Tseholgo.

L’Europa sta con Kyiv

Pronta, a sostegno di Poroshenko, è stata la reazione del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che ha ritenuto positiva la conversazione telefonica tra il Capo di Stato ucraino e Putin, ed ha invitato la Russia ad evacuare l’Ucraina per porre fine a quella che è una vera e propria invasione militare.

“Nulla fermerà la firma dell’Accordo di Associazione tra Unione Europea e Ucraina -ha poi aggiunto Barroso- L’Accordo, che adatta l’economia dei Paesi firmatari agli standard economici europei, sarà firmato anche con Georgia e Moldova” ha continuato il Presidente della Commissione Europea da Tbilisi, dove si trovava in visita ufficiale proprio per sostenere il processo di avvicinamento economico della Georgia all’Europa.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Europa: sul Presidente della Commissione regna ancora l’incertezza

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 31, 2014

Il Consiglio Europeo da mandato al suo Presidente Herman Van Rompuy di nominare il capo della coalizione di maggioranza del Parlamento Europeo. Al nome di Juncker sono accostati quello del Premier popolare finlandese Katainen e di quello socialista danese Thorning Schmidt.

Un gioco di nomine in una maggioranza troppo risicata rischia di non considerare il parere degli elettori per la nomina del Presidente della Commissione Europea. Nella giornata di giovedì, 27 Maggio, il Consiglio Europeo ha dato mandato esplorativo al suo Presidente, il popolare belga Herman Van Rompuy, di individuare un candidato alla Presidenza della Commissione Europea in grado di trovare una maggioranza solida in Parlamento.

Il primo interlocutore di Van Rompuy sarà Jean Claude Juncker: ex-Premier lussemburghese, candidato Presidente della Commissione Europea del Partito Popolare Europeo PPE: la forza politica di centro-destra uscita vincitrice dalle Elezioni Europee.

Sulla carta, Juncker ha i numeri per potere governare grazie ad una grande coalizione tra il PPE, che conta su 213 seggi in Parlamento, e il Partito dei Socialisti Europei PSE: la seconda forza politica, con 191 seggi in Parlamento, che, come dichiarato dal suo capogruppo, Hannes Swoboda, sostiene convintamente la nomina a Presidente della Commissione del candidato del Partito uscito vincitore dalle Elezioni.

La grande coalizione tra PPE e PSE -nella quale il candidato Presidente della Commissione del PSE, Martin Schulz, dovrebbe ottenere la carica di Vicepresidente con delega agli Affari Economici e Monetari- sarebbe già fatta se non fosse per l’opposizione alla nomina di Juncker di alcuni capi di Governo, come il Premier britannico conservatore, David Cameron, il Premier ungherese popolare, Viktor Orban, e quello svedese popolare, Frederik Reinfeldt.

L’opposizione di Cameron, Orban e Reinfeldt alla nomina di Juncker ha riaperto il totonomine sul prossimo Presidente della Commissione, che, su ammissione del cancelliere tedesco, Angela Merkel, potrebbe anche non essere scelto tra i candidati indicati dai Partiti europei durante le ultime Elezioni.

Tra i sostituti di Juncker, circolano i nomi del Premier popolare finlandese, Jyrki Katainen, e di quello socialdemocratico danese, Helle Thorning Schmidt: due nomi che riceverebbero un endorsement più ampio di quello riscosso da Juncker.

Legato al totonomine per la presidenza della Commissione Europea è anche la conformazione della maggioranza al Parlamento Europeo: la Grande coalizione di popolari e socialisti supera di poco il 50%, e per questo è ipotizzabile un suo allargamento all’Alleanza dei Liberali e Democratici ALDE con l’appoggio esterno dei verdi, proprio come ipotizzato da Juncker.

In alternativa alla Grande Coalizione di popolari e socialisti, possibile, seppur solo sulla carta, è anche una maggioranza di destra, composta da PPE, ALDE, dal gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei ECR, e dal gruppo dell’Europa per la Libertà e la Democrazia EFD: formazione euroscettica capitanata dagli ultraconservatori britannici dello UKIP e dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Meno probabile, ma fattibile stando i numeri, resta poi una maggioranza di sinistra composta da PSE, ALDE, Verdi e dal gruppo della Sinistra Europea Unita GUE.

Sicuro, invece, è il posizionamento all’opposizione dell’Alleanza Europea per la Libertà -EAF: gruppo euroscettico, alternativo all’EFD, formato dal Fronte Nazionale di Marie Le Pen e dalla Lega Nord di Matteo Salvini.

Sikorski, D’Alema e Pittella per la comune politica estera UE

Oltre che sul nome del prossimo Presidente della Commisisiome, aperta resta anche la nomination del nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea: una posizione per la quale, nella giornata di venerdì, 30 Maggio, il Premier polacco, il popolare Donald Tusk, ha ufficialmente candidato il suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski.

Sikorski, come ha piegato Tusk, ha dimostrato sul campo di meritare la guida della politica estera UE: è stato proprio Sikorski, infatti, a dare un forte contributo alla caduta del regime di Viktor Yanukovych in Ucraina e a favorire l’avvicinamento all’Europa di Georgia e Moldova.

A rendere complicata la nomina di Sikorski è però il possibile insediamento di un candidato popolare alla Presidenza sia della Commissione che del Consiglio Europeo: un fatto che implicherebbe la nomina di un esponente del PSE alla guida della politica estera UE.

Tra i possibili candidati PSE alternativi a Sikorski, circolano i nomi di due italiani, grazie sopratutto all’ottimo risultato elettorale ottenuto in Italia dal Partito Democratico di Matteo Renzi che, assieme al PSD romeno di Victor Ponta, rappresenta la componente più forte all’interno del PSE.

Tra gli italiani in corsa per la guida della Politica Estera comune dell’UE c’è l’ex-Premier, Massimo D’Alema, anche se non è esclusa la nomina del PD Gianni Pittella: Vicepresidente uscente del Parlamento Europeo che, sul piano estero, ben si è mosso sopratutto sulla questione ucraina, sulla comune politica UE per l’immigrazione, sull’avvicinamento all’UE di Albania e Serbia, e sul caso dei Marò italiani detenuti in India.

Sia in caso di nomina di Sikorski che di Pittella, ma per certi versi anche di D’Alema, l’Europa potrebbe contare su due dei principali sostenitori dello sviluppo pacifico della Democrazia e dell’integrità territoriale dell’Ucraina: un risultato che, se ottenuto, potrebbe contribuire alla fine dell’aggressione militare russa in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

Gas: Anche Barroso presenta una proposta di politica energetica europea comune

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 29, 2014

Il Presidente della Commissione Europea sostiene la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione Europea, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e un maggior ruolo dell’Europa per aiutare i Paesi membri a negoziare contratti con gli Stati terzi. La proposta collima con l’Unione Energetica Europea del Premier polacco, Donald Tusk, che prevede anche maggiore solidarietà interna e un’Agenzia Unica UE per l’acquisto di gas da Paesi terzi.

È forse l’ultimo atto della Commissione Barroso, ma di sicuro è quello che può dare il via ad un provvedimento per garantire la sicurezza energetica e politica dell’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 27 Maggio, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha esposto le linee guida per una Comune Politica Energetica dell’UE in grado in tempi brevi, di affrontare le conseguenze legate all’instabilità politica dei Paesi del Nord Africa e, sopratutto, alla politica imperialista della Russia di Vladimir Putin.

Il progetto di Barroso prevede alcune priorità, come la messa in comunicazione di almeno il 15% dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE entro il 2015, e la realizzazione di infrastrutture per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas da quelle russe, norvegesi ed algerine, da cui l’Europa importa rispettivamente il 39%, il 33% e il 22% del fabbisogno complessivo di oro blu.

Queste infrastrutture sono, in primis, il Corridoio Meridionale -concepito per veicolare in Italia dalla Turchia attraverso Grecia ed Albania gas naturale proveniente dall’Azerbaijan- e rigassificatori atti ad importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Tra le priorità del progetto di Barroso, rientrano anche meccanismi di solidarietà tra gli Stati UE in caso di emergenza energetica, lo sviluppo delle fonti di energia indigene, tra cui le rinnovabili, e un maggiore ruolo della Commissione Europea nella fase preliminare dei negoziati per le forniture di gas tra Stati UE e Paesi terzi.

La proposta di Barroso, che sarà testata con una prova atta a verificare l’effettiva capacità degli attuali sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE di rispondere positivamente a possibili crisi energetiche provocate da Stati terzi, ricalca molto da vicino l’Unione Energetica Europea avanzata dal Premier polacco Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande.

Il progetto di Tusk, che riprende l’intuizione dell’ex-Presidente della Commissione Europea, il Francese Jacques Delors, prevede sei filari: realizzazione di un meccanismo solidaristico tra gli Stati UE, un maggiore impegno delle Istituzioni Europee per la costruzione di infrastrutture necessarie per la sicurezza energetica sopratutto dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, diversificazione delle forniture di gas, comune acquisto di gas per mezzo della creazione di un’Agenzia Europea per l’Importazione del gas, sfruttamento del carbone e dei giacimenti europei di shale.

La proposta di Tusk e Hollande è stata appoggiata dal Ministro dell’Energia lituano, Jaroslav Neverovic, e dal Premier ungherese, Viktor Orban, mentre il
Segretario di Stato per gli affari energetici ceco, Tomas Prouza, ha supportato il disegno ad eccezione della realizzazione dell’Agenzia Europea per l’acquisto di gas.

Sia la proposta di Barroso che quella di Tusk saranno discusse durante la prossima riunione del Consiglio Europeo.

La Bulgaria rimproverata per il Southstream

Nel frattempo, Barroso ha fortemente criticato la Bulgaria per l’appoggio dato al Southstream: gasdotto, progettato dalla Russia di Putin per incrementare la quantità di gas inviata da Mosca in Europa, che la Commissione Europea ha a più riprese ritenuto essere contrario alla politica UE di diversificazione delle forniture di gas.

Inoltre, la compagnia incaricata di realizzare il tratto in Bulgaria del Southstream, la russo-bulgara Stroytransgaz, appartiene ad un’ente, la Volga Group, appartenente a Gennady Timchenko: oligarca russo inserito nella lista delle persone russe a cui USA e UE hanno applicato sa zio mi per rispondere all’aggressione militare all’Ucraina.

Esempio contrario a quello della Bulgaria è la Lituania che, per decrementare la dipendenza dalle importazioni della Russia, da cui Vilna dipende per il 99% del suo fabbisogno complessivo di energia, si è accordata per l’importazione di gas liquefatto dal colosso norvegese Statoil.

Come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, l’LNG norvegese sarà importato in territorio lituano tramite il rigassificatore di Klaipeda: uno dei progetti necessari per decrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di energia dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

Europa: Juncker in testa nel totonomine per la Presidenza della Commissione Europea

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 27, 2014

Il Candidato PPE dichiara la volontà di creare una Grande Coalizione con PSE e ALDE. Cameron e Orban contrari alla nomina del politico lussemburghese

Una grande coalizione di popolari, socialisti e democratici, e liberal-democratici, aperta ai verdi, ma senza alcun appoggio esterno da parte delle forze euroscettiche e conservatrici. Così il candidato alla Presidenza della Commissione Europea del Partito Popolare Europeo -PPE- Jean Claude Juncker, ha presentato il suo progetto politico, dopo avere ricevuto l’investitura popolare con la vittoria del PPE nelle Elezioni Europee di Domenica, 25 Maggio.

Come dichiarato dall’ex-Premier lussemburghese, l’alta percentuale ottenuta dai Partiti euroscettici -che per via delle loro differenze interne difficilmente saranno in grado di costituire un gruppo unico in Parlamento- costringe il PPE a trovare partner di maggioranza nel Partito dei Socialisti Europei -PSE- e nell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE.

All’interno della Grande Coalizione, da decidere è il ruolo che spetta al Candidato alla Presidenza della Commissione Europea del PSE, Martin Schulz, che, secondo indiscrezioni, potrebbe ottenere la Vicepresidenza con delega agli Affari Economici e Monetari.

Nel frattempo, prove di unità tra le due principali famiglie politiche europee è stata data dal Cancelliere austriaco, il socialdemocratico Werner Faymann, che ha dichiarato la necessità di tenere conto della volontà popolare dei cittadini e, quindi, di nominare Juncker Presidente della Commissione Europea.

Il gesto di Faymann, che ricorda l’appoggio dato nel 2009 dall’ex-Premier socialdemocratico spagnolo José Luis Zapatero al candidato dei popolari alla Presidenza della Commissione Europea, José Manuel Barroso, non è però condiviso né dal Primo Ministro britannico, il conservatore David Cameron, né dal Premier ungherese, Viktor Orban, che pure appartiene al PPE di Juncker.

L’opposizione di Cameron e Orban alla nomina di Juncker ha rimesso in discussione la possibile nomina alla Presidenza della Commissione Europea di un candidato alternativo all’ex-Premier lussemburghese.

Secondo indiscrezioni, oltre a un esponente ‘tecnico’, a rientrare in gioco per la Presidenza della Commissione Europea è il PSE Schulz, che potrebbe contare sull’appoggio del cancelliere tedesco Angela Merkel -il vero leader del PPE- in cambio di qualche concessione da parte della SPD a favore della CDU all’interno della Grande Coalizione che governa in Germania.

In Polonia vince la Piattaforma Civica

Nel frattempo, a rafforzare la nomina di un candidato PPE alla guida della Commissione Europea è la vittoria in Polonia della cristiano-democratica Piattaforma Civica che, nel conteggio definitivo dei voti, ha superato i conservatori di Diritto e Giustizia, dati in vantaggio fino al 93% delle schede scrutinate.

Secondo il dato definitivo, che tuttavia non cambia il numero dei seggi del Parlamento Europeo assegnati alle singole liste, la Piattaforma Civica -che è membro del PPE- ha ottenuto il 32% dei consensi, mentre Diritto e Giustizia -che appartiene al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei ECR- il 31%.

A seguire, la colazione socialdemocratica SLD-UP -membro del PSE- è ferma al 9%, i contadini del PSL -membro PPE- si sono classificati quarti con il 7%, tanto quanto la Nuova Destra che, con il suo storico ingresso al Parlamento Europeo, va a rinforzare le fila delle forze euroscettiche in Parlamento.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

TRA EUROPA E RUSSIA UNA NUOVA GUERRA FREDDA

Posted in Russia, Unione Europea by matteocazzulani on March 22, 2014

L’Unione Europea firma la parte politica dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina, mentre la Russia annette ufficialmente la Crimea e si riarma per continuare azioni militari ai confini dell’UE. Francia e Germania sospendono la cooperazione militare con Mosca in segno di protesta contro l’occupazione militare della penisola ucraina.

Troppo tempo è passato, troppe persone hanno perso la vita per questo, ma alla fine Europa ed Ucraina hanno firmato l’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico europeo. Nella giornata di venerdì, 21 Marzo, alla presenza del Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi UE, del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, e del Presidente pro-tempore dell’Ucraina, Oleksandr Turchynov, Unione Europea e Kyiv hanno apposto la firma alla parte politica del documento.

Nello specifico, i capitoli ratificati sanciscono che Democrazia e Diritti Umani sono principi condivisi da UE ed Ucraina, di cui è stata pienamente riconosciuta l’ambizione europea e, di conseguenza, la possibilità di ambire ad ottenere lo status di Paese candidato alla membership dell’Unione. Condannata è stata altresì l’annessione militare, seguita ad un’occupazione dell’esercito russo, della Crimea da parte della Federazione Russa.

A margine della firma dell’Accordo -che l’ex-Dittatore ucraino, Viktor Yanukovych, ha rifiutato di firmare, provocando la sollevazione del popolo ucraino fino alla sua destituzione, dopo circa tre mesi di protesta repressa nel sangue dalla polizia di regime- Van Rompuy, assieme al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e al Premier polacco, Donald Tusk, hanno evidenziato come l’UE intenda decrementare la dipendenza dal gas della Russia.

Pronta è stata anche la reazione unilaterale di Germania e Francia, che hanno interrotto una collaborazione militare con l’esercito russo che finora ha visto Berlino e Parigi legate da uno stretto rapporto con Mosca.

La presa di posizione dell’Europa in ambito energetico va di pari passo con le sanzioni economiche e personali imposte dall’UE ad alcuni esponenti di spicco della politica russa: una misura necessaria per dare un segnale di forte disapprovazione all’annessione armata della Crimea da parte della Federazione Russa.

Proprio venerdì, 21 Marzo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha ratificato l’ingresso della penisola ucraina nella Russia: quasi in contemporanea con la firma dell’Accordo di Associazione tra UE ed Ucraina.

La Russia, il cui esercito di occupazione in Crimea ha aperto il fuoco contro unità navali della marina ucraina rimaste nello spazio marittimo della Crimea, ha assimilato la penisola ucraina come entità statale costituente e federata a Mosca.

La forza militare per risolvere le controversie internazionali

Come riportato da fonti ben documentate, Putin, che è intervenuto in Crimea con il pretesto di proteggere la popolazione russofona -che non ha mai subito alcuna discriminazione da parte del Governo ucraino- ha anche avanzato pretese sulla minoranza di lingua russa in Estonia: un fatto che conferma il fatto che la Russia intende andare oltre all’annessione della Crimea nella sua azione militare.

L’inglobamento della Crimea nella Russia fissa una nuova pagina della storia della geopolitica mondiale, poiché gli accordi diplomatici, che finora hanno garantito l’inviolabilità territoriale dell’Ucraina, ora sono stati sostituiti dai rapporti di forza come strumento per la risoluzione di controversie internazionali.

A testimonianza dell’avvio di questa nuova Guerra Fredda è il fatto che Mosca ha riattivato le sue forze militari non solo ai confini dell’Ucraina, ma anche nell’enclave di Kaliningrad -ubicata nel cuore dell’Europa: tra la Polonia e la Lituania.

Pronta è stata la riposta della NATO che, accogliendo la richiesta di Polonia e Lituania, ha rafforzato la difesa dei confini dell’UE, come previsto in caso di espressa richiesta da parte di uno degli Stati membri dall’art. 4 dell’Alleanza Atlantica.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PUTIN ANNETTE LA CRIMEA E MARCIA SULLA TAURIDE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 12, 2014

Il Parlamento della Repubblica Autonoma ucraina ha dichiarato l’indipendenza sotto la pressione delle armate russe, mentre spie di Mosca sono state arrestate a Kherson, nell’Ucraina meridionale. L’Europa impone nuove sanzioni mentre la NATO rafforza la difesa dell’Unione Europea

Uno scenario a lungo temuto e negato, ma che alla fine è avvenuto: la Russia ha annesso la Crimea e, ora, punta dritto al resto dell’Ucraina per cancellare lo Stato ucraino dalle cartine geografiche per dare all’Occidente una prova di forza tipica di un’era che comunemente si credeva essere chiusa.

Nella giornata di martedì, 11 Marzo, il Parlamento della Repubblica Autonoma ucraina di Crimea, controllato da forze militari russe, ha emanato la Dichiarazione di Indipendenza da Kyiv ed ha richiesto l’annessione della penisola alla Federazione Russa tramite un referendum il cui svolgimento sarà controllato sempre dall’esercito inviato da Mosca.

La dichiarazione di indipendenza della Crimea è l’ultimo atto di un’occupazione militare russa che, dopo il rovesciamento del regime di Viktor Yanukovych a causa della protesta pacifica del Maidan, ha visto il Presidente russo, Vladimir Putin, intervenire con proprie armate per tutelare gli interessi della popolazione russofona della penisola che si affaccia sul Mar Nero.

Il giorno successivo, mercoledì, 12 Marzo, spie russe sono state fermate dalla polizia ucraina nei pressi di Kherson, nel sud dell’Ucraina, oltre i confini della Crimea. Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, le spie stavano compiendo un inventario della preparazione dell’esercito ucraino, con particolare attenzione alla capacità di resistenza e alle strutture difensive.

Pronta è stata la riposta dell’Europa, che, per voce del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha condannato l’annessione di una regione dell’Ucraina da parte della Russia. L’Unione Europea ha poi dato il via ad una seconda ondata di sanzioni personali nei confronti di Mosca, ed ha congelato la realizzazione di alcune infrastrutture energetiche, come il Southstream, concepite per accrescere la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas della Russia.

Una forte reazione è provenuta anche dalla NATO, che già martedì, 11 Marzo, ha rafforzato la difesa aerea presso i confini di Polonia e Romania con l’Ucraina, ed ha posizionato alcune portaerei statunitensi al largo delle coste romene con una chiara mossa di carattere difensivo.

L’Europa per la democrazia, l’Italia per la pace

I fatti di Crimea avvalorano l’ipotesi che Putin intenda annichilire l’Ucraina, con un’invasione militare che parte dalla Crimea per toccare anche il resto del Paese, per dimostrare all’Occidente che la Russia è una superpotenza militare che bisogna temere, sopratutto nella sua vocazione imperialista che guarda all’Europa.

Le avvisaglie del comportamento aggressivo di Putin datano già all’Agosto del 2008, quando l’esercito russo, approfittando dell’apertura delle Olimpiadi di Pechino, ha invaso alcune regioni della Georgia -Abkhazia ed Ossezia del Sud- sempre con la scusa di tutelare le popolazioni autoctone russofona.

Dinnanzi ai fatti di Crimea, ben fa l’Europa a condannare l’accaduto. L’occupazione militare russa della penisola è una piena violazione dell’Accordo di Budapest del 1994, con cui l’Ucraina, in cambio della cessione dell’intero suo arsenale nucleare, si è vista riconosciuta la sua indipendenza ed integrità territoriale da Russia, USA e Gran Bretagna.

Opportuna è stata anche la proposta avanzata dal Premier polacco Donald Tusk al Cancelliere tedesco Angela Merkel, secondo cui l’UE deve diminuire la dipendenza energetica dalla Russia attraverso la realizzazione di gasdotti per importare gas naturale da Azerbaijan, Turkmenistan ed Israele e rigassificatori per acquistare gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia ed USA.

Su questo, ben si è mossa anche l’Italia, che per volere dell’allora Premier Enrico Letta e dell’allora Ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini ha supportato con forza la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- per veicolare gas dell’Azerbaijan in Salento, e, così, rendere il nostro Paese l’hub europeo dell’oro blu azero.

Un ruolo attivo può essere giocato anche dalla NATO, che ha già iniziato a mobilitare le sue truppe in difesa dei confini dell’UE, con particolare attenzione a Polonia, Romania e Paesi Baltici: gli Stati verso i quali, nemmeno troppo velatamente, Putin ha sempre inviato pretese di carattere espansionistico.

Oltre a manovre difensive, la NATO sta valutando cin da subito di integrare al suo interno Georgia, Moldova ed Ucraina. Questi Paesi sono stati mantenuti fuori dall’Alleanza Atlantica per paura di irritare la Russia che, come dimostrato dai fatti ucraini, alla fine ha tuttavia mostrato il suo vero volto violento, a prescindere dall’appeasement dell’Europa.

Dopo la Georgia e la Crimea, è sempre più alta la preoccupazione che la Russia di Putin possa allargare il conflitto ad altre zone dell’Ucraina, se non ad altri Paesi dell’Europa: come ha dichiarato Putin a più riprese sopratutto durante l’ultima campagna elettorale, Mosca ritiene che l’Europa sia il principale avversario della Russia, che il Cremlino deve eliminare il prima possibile dalla competizione internazionale per recuperare lo status di superpotenza imperiale.

In questo, ben fa l’Italia a mantenere, per ragioni culturali ed economiche, una posizione equilibrata per cercare fino all’ultimo una soluzione pacifica del conflitto attraverso il dialogo con tutti.

L’Europa, dal canto suo, deve mantenere una posizione ferma in sostegno della pace, della democrazia, dei diritti umani e del progresso: valori su cui val bene la pena di sacrificare qualche goccia di gas.

Matteo Cazzulani