LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin provoca la NATO in Estonia e Lituania

Posted in NATO, Russia by matteocazzulani on August 3, 2015

Squadroni di velivoli dell’esercito della Federazione Russa violano i cieli di Estonia e Lituania a radar spenti. Gli episodi seguono le recenti minacce balistiche di Mosca a Polonia e Romania e l’occupazione militare di una porzione del territorio della Georgia fondamentale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea



Varsavia – Dopo la mini-invasione in Georgia, provocazioni militari di ampia scala nei cieli dei Paesi Baltici. Questa è la strategia della tensione della Russia, la cui aviazione militare, nell’ultima settimana, ha violato lo spazio aereo di Estonia e Lituania con almeno venti velivoli dell’esercito di Mosca.

Come riportato da una nota dell’aviazione militare britannica RAF, e ripreso dall’autorevole portale di informazione Defence24, dieci velivoli militari russi -quattro MiG-31, quattro SU-34 e due AN-26- hanno sorvolato il territorio estone a radar spenti nella giornata di venerdì, 31 Luglio.

Pronta è stata la reazione della RAF che, per scortare i velivoli russi al di fuori dei cieli dell’Estonia, ha inviato dei Typhoon 6 attualmente di stanza presso la base militare estone di Amari nell’ambito delle operazioni NATO di difesa e pattugliamento dei cieli dei Paesi Baltici.

Prima dell’episodio estone, nella giornata di mercoledì, 29 Luglio, dodici velivoli dell’aviazione militare russa, sempre a radar spenti, hanno violato lo spazio aereo della Lituania prima di essere intercettati, e scortati, da F-16 norvegesi.

Le recenti violazioni dello spazio aereo di Estonia e Lituania sono gli ultimi atti di una lunga serie che, dall’annessione militare della Crimea da parte della Russia nel Marzo del 2014, ha visto aerei e navi dell’esercito russo sconfinare, a più riprese, non solo nei cieli e nelle acque territoriali dei Paesi Baltici, ma anche quelli di altri membri della NATO, come Finlandia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia e Romania.

Peraltro, per via della partecipazione al sistema di difesa anti-missilistico della NATO, proprio Polonia e Romania sono finite ufficialmente nel mirino della Russia che, come dichiarato dal Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Yevgeniy Lukianov, ha dislocato batterie di missili Iskander in Crimea puntati direttamente su Varsavia e Bucarest.

Il posizionamento degli Iskander in Crimea segue la medesima manovra che la Russia avrebbe compiuto nell’enclave di Kaliningrad dove, secondo fonti militari, l’esercito russo avrebbe dislocato batterie di Iskander puntati sulle geograficamente vicine Varsavia e Berlino.

Accanto agli sconfinamenti in zona NATO e il posizionamento di elementi balistici puntati su Paesi dell’Unione Europea -atteggiamenti che, in chiave militare, rappresentano una palese provocazione- la Russia ha anche riavviato una consistente attività militare nello spazio ex-sovietico con l’occupazione, in Georgia, di una porzione della regione georgiana dell’Ossezia Meridionale in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa.

Quest’infrastruttura è una delle principali arterie da cui l’olio dell’Azerbaijan viene esportato in Turchia, e successivamente in Unione Europea, senza transitare per il territorio russo: una ragione che ha portato Polonia, Lituania, Azerbaijan, Georgia a ritenere l’oleodotto Baku-Supsa il primo tratto di progetto infrastrutturale concepito per trasportare oro nero in Europa Centrale e, così, decrementare la dipendenza della regione dalle forniture della Russia.

Infine, oltre ad avere intensificato la presenza di reparti armati dell’esercito russo nelle regioni ucraine orientali del Donbas e di Luhansk, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha avviato un pressing diplomatico presso le Cancellerie occidentali per imporre all’Ucraina la concessione di un’ampia autonomia alle regioni occupate militarmente da Mosca.

Obama contestato per essere troppo morbido con Mosca

Come riportato da TVN24, Putin, oltre al tradizionale tacito sostegno del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e del Capo di Stato francese, Francois Hollande, si sarebbe avvalso del supporto occasionale del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, per spingere il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a far votare in Parlamento modifiche costituzionali che riconoscono una formale autonomia al Donbas e alla Oblast di Luhansk.

Come dichiarato dal Rappresentante del Dipartimento di Stato USA per l’Europa, Victoria Nuland, la decisione di convincere Poroshenko ad approvare un provvedimento che, de facto, pone fine all’integrità territoriale dell’Ucraina -un punto che i Leader occidentali hanno sempre dichiarato di sostenere- non è una carta di scambio di cui Obama si sarebbe avvalso per ottenere il sostegno di Putin nell’ambito delle trattative sul nucleare con l’Iran.

Ciò nonostante, negli Stati Uniti sono sempre più le critiche provenienti da ambiti politici e militari in merito alla politica dell’Amministrazione Obama in Europa, ritenuta troppo poco incisiva per potere arrestare l’attivismo militare della Russia e, così, garantire la sicurezza dei Paesi NATO dell’Europa Centro-Orientale.

Oltre ai principali candidati alle primarie del Partito Repubblicano -come Jeb Bush, Ted Cruz, Marco Rubio, Scott Walker e Lindsey Graham- e importanti membri repubblicani del congresso -come il Presidente della Commissione Servizi Armati, John McCain- anche esponenti del Partito Democratico, a cui appartiene Obama, hanno chiesto al Presidente un maggiore impegno nei confronti di Putin.

In diverse occasioni, la principale candidata alle primarie Partito Democratico, Hillary Clinton, ha espresso turbamento dinnanzi all’atteggiamento aggressivo di Putin in Europa Centrale e Orientale.

Inoltre, sia il Segretario alla Difesa, Ash Carter, che il neo-nominato Presidente del Collegio delle Forze Armate USA, Joseph Dunford -la cui nomina è stata proposta dai democratici e sostenuta dai repubblicani- hanno descritto la Russia come la principale minaccia militare da cui gli Stati Uniti devono difendersi per garantire la propria sicurezza nazionale e quella degli alleati in Europa.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

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Un Maidan anche a Mosca: la motivazione della “NATOfobia” di Putin

Posted in Russia by matteocazzulani on September 9, 2014

Come riportato dall’autorevole centro studi Strategia XXI, il Presidente russo ha deciso di giocare la carta della contrapposizione con l’Occidente per arginare la perdita interna di consensi e l’isolamento economico ed energetico internazionale della Russia. La mentalità sovietica, ancora forte in una larga parte della popolazione russa, e l’anti americanismo culturale di alcuni Paesi in Europa sono i più solidi alleati della propaganda di Putin

Ha contestato l’Occidente e gli ha dichiarato apertamente guerra, ma le leggi del libero mercato, e i principi del mondo libero, possono metterlo all’angolo, sopratutto in Patria. Questo è il sottofondo della guerra appena iniziata tra la Russia e la NATO, che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha iniziato con l’invasione diretta dell’Ucraina, e, prima ancora, con l’annessione armata della Crimea e con l’aggressione militare in Georgia.

Come riportato da un’analisi dell’autorevole centro-studi Strategia XXI, a dare benzina alla guerra di Putin contro l’Occidente è una “NATOfobia” che il Presidente russo coltiva da tempo per tratteggiare un nemico comune dinnanzi al quale compattare un popolo che, a causa della condotta del Capo di Stato della Russia stesso, è oramai stanco dopo anni di repressione, corruzione e propaganda.

Oltre che per la pressione interna, che secondo fonti ben informate avrebbe anche coinvolto alcuni degli oligarchi vicini al Cremlino, Putin ha deciso di avvalersi proprio ora della carta della guerra alla NATO per motivi di ordine energetico ed economico.

Con l’avvio di una decisa politica di diversificazione delle forniture di energia da parte dell’Unione Europea, che ha programmato la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori per importare gas naturale e liquefatto da Azerbaijan, Norvegia, Egitto e Qatar, la Russia vede giocoforza ridimensionato il suo peso nel mercato energetico dell’Europa.

Inoltre, a dare la spallata a Putin, sempre in ambito energetico, è il possibile avvio dell’esportazione del gas shale che gli Stati Uniti d’America hanno iniziato a sfruttare e che, previo via libera del Congresso, gli USA inizieranno presto anche ad esportare in Europa e in mercati globali in cui la Russia ha perso la concorrenza con gli USA, come Corea del Sud, Giappone, Singapore, India ed Indonesia.

Per quanto riguarda il lato economico, Putin soffre per le sanzioni che UE ed USA hanno applicato alla Russia per protestare contro l’aggressione militare all’Ucraina.

Le sanzioni, come sottolinea l’analisi di Strategia XXI, sono destinate a congelare in toto i conti bancari dei grandi oligarchi che, finora, hanno sostenuto il Presidente russo.

A complicare la situazione è stata la decisione del Presidente russo di apporre contro-sanzioni vietando alcune importazioni da USA e UE: una ritorsione letale che ha finito per incrementare il costo dei prodotti nel mercato interno russo, dove la popolazione, sempre più povera, ha un potere d’acquisto sempre più basso.

La decisione di avvalersi della NATO come nemico principale di Putin è stata favorita da due fattori. In primis, agitando lo spauracchio dell’Alleanza Atlantica, il Presidente russo intende giocare sulla sensibilità dei nostalgici dell’URSS, che vedono ancora l’Occidente come un attore geopolitica imperialista e nemica.

Lo spauracchio della NATO permette inoltre a Putin di riscuotere successo in Paesi dell’UE in cui l’anti americanismo -che va di pari passo con l’antisemitismo- è molto ben radicato nelle coscienze politiche e nel pensiero dell’opinione pubblica.

Tra questi Paesi è lecito annoverare Francia e Italia, dove una larga fetta del tessuto sociale e del mondo politico, sensibili alla propaganda del Cremlino, è portata a ritenere la NATO come una forza aggressiva, e non difensiva come giustamente concepito da Gran Bretagna, Danimarca e dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Sostituire l’austerity con l’incremento della spesa per la difesa

La guerra che Putin ha dichiarato alla NATO potrebbe presto coinvolgere anche Paesi che fanno parte dell’Alleanza Atlantica stessa, portando così ad un conflitto aperto tra Russia ed Occidente, che, come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, in caso di attacco è pronto ad intervenire per rispettare l’Art. 5 del Patto nordatlantico.

Come spiegato durante un’audizione presso la Camera dei Comuni del Parlamento della Gran Bretagna dall’autorevole politologo Edward Lucas, la Russia, dopo l’aggressione militare all’Ucraina, ha interesse a provocare il conflitto armato anche con i Paesi Baltici, che per via della loro dipendenza economica ed energetica da Mosca rappresentano il ventre molle della NATO.

A conferma di questo sospetto è stato, lo scorso sabato, 6 Settembre, il rapimento del funzionario dei Servizi Segreti dell’Estonia, Eston Rahvan, che, dopo essere stato catturato da agenti russi in territorio estone, è stato già processato e condannato al carcere in Russia.

Dinnanzi a queste minacce, l’Occidente deve prendere una posizione risoluta e aderente alla realtà dei fatti: Putin non è infatti più definibile come un partner, bensì è dichiaratamente un nemico dell’Occidente.

Oltre a rafforzare la presenza militare, possibilmente in maniera permanente, in Europa Centro-Orientale, i Paesi della NATO devono fin da subito incrementare le uscite di bilancio per il rafforzamento delle proprie strutture difensive.

L’incremento del budget per la difesa, da fissare ad almeno il 2% delle uscite di bilancio complessive di ogni Paese NATO, può essere preso, per lo meno in Europa, dalla revoca del Patto di Stabilità, che ad oggi imbavaglia i Governi dell’UE.

Questo investimento in favore della difesa, oltre ad essere la miglior forma di contenimento nei confronti di Putin, è anche un modo per rivedere una politica economica che finora ha strozzato i Paesi dell’UE.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Putin elogia Goebbels e potenzia il riarmo ai confini con l’Ucraina

Posted in Russia, Ukraina by matteocazzulani on July 10, 2014

Il Presidente russo dichiara che il Ministro della propaganda nazista è stato una persona di talento in grado di guidare le masse ad agire sulla base di bugie. Dislocata in Russia Occidentale una nuova batteria di missili Iskander, pronti ad essere utilizzati per operazioni di carattere offensivo

Già in passato alcuni ambiti del Cremlino dicono spinti ad elogiare Hitler, ma mai si sono uditi elogi nei confronti di gerarchi nazisti da parte del Presidente della Russia in persona. Nella giornata di mercoledì, 9 Luglio, il Presidente russo, Vladimir Putin, durante un’occasione pubblica ha elogiato il Ministro della Propaganda della Germania nazista di Hitler, Paul Goebbels, per il suo talento nel convincere il popolo di una grande menzogna, quale l’inferiorità della razza ebraica.

Putin, come riportato dall’agenzia russa ITAR-TASS, che subito dopo ha ritirato le frasi imbarazzanti del Presidente russo, ha anche accusato chi, a suo parere, in Europa sta sovvertendo la storia per raccontare una grande bugia.

“Goebbels era una persona di talento -ha dichiarato Putin- Oggi, chi crede di fermare chi ha abbattuto il nazismo, chi cambia nome alla storia, agisce secondo la medesima logica del Ministro della Propaganda nazista, secondo cui un grande bugia viene presa come verità dal popolo”.

Con le sue parole, Putin ha chiaramente attaccato l’Ucraina, che viene presentata dalla propaganda del Cremlino come un covo di nazisti, nonostante gli ebrei di Ucraina abbiano partecipato alla pacifica rivoluzione del Maydan, e nelle ultime Elezioni Presidenziali i Partiti di estrema destra abbiano ottenuto insieme un misero 2%.

Gli ucraini, secondo la propaganda russa, si starebbero ribellando, con l’aiuto della CIA, contro i loro storici fratelli maggiori russi, che, invece, andrebbero ringraziati per avere liberato l’Ucraina, e più in generale l’Europa Centro-Orientale, dall’occupazione nazista.

Niente di più falso, dal momento in cui per gli ucraini, così come per gli altri popoli dell’Europa Centro-Orientale, la vittoria dell’Armata Rossa sui nazisti ha significato l’inizio dell’occupazione da parte di un regime totalitario non meno feroce di quello di Hilter.

Inoltre, il Presidente USA, Barack Obama, si è sempre schierato in favore del dialogo con Mosca, ed è stato sempre cauto nel rafforzare le difese militari della NATO in Europa per non compromettere il faticoso dialogo avviato con Putin dopo l’era del suo predecessore, George W Bush.

Tuttavia, a rendere significative le parole di Putin in elogio al Ministro nazista è la corrispondenza di quanto da lui dichiarato con il comportamento che la Russia, in epoca zarista prima, sovietica poi, e putiniana oggi, ha da secoli mantenuto per legittimare il suo potere in Europa Orientale, ossia avvalendosi dell’appropriazione della storia degli ucraini.

I russi ritengono infatti che la loro storia sia iniziata con la Rus di Kyiv: prima entità statale di slavi estesa tra il IX e il XIII secolo pressapoco nelle attuali terre di Ucraina, Bielorussia e Lituania.

La Rus di Kyiv -termine che andrebbe tradotto come Rutenia, e non come Russia- dopo l’invasione tatara del 1242 si è frammentata in diversi Principati, poi confluiti nel Granducato di Lituania e, infine, nella Repubblica delle Due Nazioni polacco-lituana: l’unica entità statale dell’epoca in cui il re veniva eletto da un’assemblea di nobili, e dove le minoranze etniche e religiose venivano tollerate in un’Europa deve stata dalle guerre di religione.

La Russia, invece, ha avuto origine dalla Moscovia: un principato basato sulla verticale del potere creato sotto la dominazione tatara, che è stato separato dalla storia europea fino al 1667, quando la Pace di Andrushovo con la Polonia-Lituania ha consegnato a Mosca il controllo dell’Ucraina orientale.

Un’operazione di riscrittura della storia attuata da Pietro I e Caterina II ha poi cercato di legittimare la storia della Russia come originatasi presso la Rus di Kyiv, e, così, i russi sono riusciti a presentare sé stessi come eletti dalla storia a dominare i loro ‘fratelli minori’ ucraini e bielorussi.

Oltre a tessere le lodi del Ministro della Propaganda nazista, Putin ha anche provveduto al riarmo dell’esercito russo nell’ovest del Paese con la presentazione ufficiale del nuovo sistema missilistico 9K720 Iskander-M presso il poligono di Kapustin.

Come riportato sempre dalla ITAR-TASS, una volta terminato l’addestramento, il sistema missilistico sarà assegnato ai reparti armati in stanza nell’ovest della Russia, come la 152 Brigata dell’enclave di Kaliningrad -ubicata tra la Polonia e la Lituania- o, molto probabilmente, la 448 Brigata di Kursk, nel sud-ovest del Paese, vicino all’Ucraina.

La NATO chiede rinforzi a Obama in Europa

Proprio la presenza massiccia di reparti dell’esercito russo ha allarmato il Comandante della NATO in Europa, Philip Breedlove, che ha dichiarato che otto battaglioni dell’esercito russo ben equipaggiati sono presenti ai confini dell’Ucraina, pronti a sconfinare in ogni momento.

Pochi giorni prima, il Comandante Breedlove ha fatto appello affinché la permanenza delle forze militari della NATO non venga diminuita, sopratutto considerati i mutati equilibri geopolitici, che, oggi, vedono la Russia non essere più un interlocutore affidabile dell’Occidente, come solo quattro anni fa si è stati portati a pensare.

Il ruolo della NATO in Europa richiesto da Breedlove è fondamentale per garantire la difesa dell’Europa, che da sola non è in grado di contrastare la Russia nemmeno sul piano economico ed energetico.

La debolezza dell’Europa nei confronti della Russia, oltre che per la forte propaganda del Cremlino, è dovuta alla mole di affari ed interessi che lega Mosca ad alcuni Paesi europei spiccatamente filorussi, come Francia, Italia, Belgio, Austria e Grecia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Putin provoca la NATO

Posted in Russia by matteocazzulani on April 24, 2014

Aerei militari russi violano lo spazio aereo di Danimarca, Gran Bretagna e Paesi Bassi, dopo avere più volte attuato simili provocazioni sopra i cieli di Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia e Svezia. Il Cremlino ordina il riarmo nell’Oceano Artico e ai confini dell’Ucraina occupata

Una provocazione militare all’Occidente per ricreare la Russia imperiale che Putin ha sempre voluto ricostituire dalla sua rielezione nel 2012. Nella giornata di mercoledì, 23 Aprile, velivoli militari russi di categoria Tu-95 hanno violato lo spazio aereo di Gran Bretagna, Danimarca e Paesi Bassi: Stati NATO che, per pronta risposta, hanno sollevato i propri caccia per scortare gli apparecchi dell’esercito della Russia al di fuori del loro territorio.

Come riportato da una nota del Ministero della Difesa olandese, la violazione dello spazio aereo da parte dei russi è solo l’ennesima di una lunga serie iniziata lo scorso 10 Settembre, mentre simili sconfinamenti dei velivoli dell’esercito di Mosca sono già avvenuti, sempre in diverse occasioni, anche sopra il territorio di Estonia, Lettonia e Lituania.

Come riporta l’autorevole Reuters, lo sconfinamento dei velivoli militari russi è motivato dalla volontà di Mosca di testare lo stato di preparazione delle strutture difensive della NATO che, per reagire all’aggressione russa in Ucraina, ha rafforzato le difese in Europa Centrale, sopratutto in Polonia, Lituania e Romania.

Oltre alla volontà aggressiva, che prefigura la preparazione di un conflitto armato, a motivare le provocazioni russe ai Paesi della NATO che si affacciano sull’Oceano Artico, sul Mare del Nord e sul Baltico è anche il desiderio del Presidente russo, Vladimir Putin, di rafforzare la presenza militare di Mosca nel Polo Nord.

Come dichiarato dallo stesso Putin, martedì, 22 Aprile, il rafforzamento militare è dettato dalla necessità di presidiare i giacimenti di greggio e gas dell’Oceano Artico che, nonostante Accordi Internazionali collochino un’area neutrale, la Russia ritiene di propria appartenenza geografica.

Oltre alle provocazioni militari, a ricordare scenari da Seconda Guerra Mondiale è anche il sempre crescente riarmo dell’esercito di Mosca ai confini dell’Ucraina, dopo che, come riportato sempre dalla Reuters, nella città di Rostov sul Don si sono ammassati reparti militari della Federazione Russa.

Ufficialmente, la manovra è stata confermata da Mosca come preparazione per le parate del 9 Maggio -il Giorno della Vittoria URSS nella Seconda Guerra Mondiale, che i russi chiamano Grande Guerra Patriottica- ma mai in una ricorrenza del genere sono stati utilizzati missili terra-aria come quelli dislocati da Putin a pochi chilometri dall’Ucraina.

A dare un segnale di come questi mezzi armati potrebbero essere utilizzati sono le dichiarazioni del Ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, che ha minacciato l’Ucraina di creare una nuova crisi sul modello di quella attuata in Georgia nel 2008, qualora gli interessi della Russia nel territorio ucraino non saranno rispettati.

Mosca aggressiva come Berlino prima della Seconda Guerra Mondiale

Le minacce di Lavrov segue l’occupazione delle Amministrazioni Locali delle Regioni dell’Ucraina orientale da parte di reparti paramilitari spacciatisi per separatisti filorussi ucraini che, come dimostrato da foto pubblicate dal Governo ucraino, fanno parte dell’esercito russo di aggressione.

Il reparto di cui fanno parte i cosiddetti separatisti filorussi nell’est dell’Ucraina è lo stesso che, nel mese di Febbraio, ha occupato militarmente la Crimea prima dell’annessione forzata di questa regione ucraina alla Federazione Russa.

Prima ancora, questo reparto dell’esercito russo ha portato a compimento l’aggressione militare alla Georgia nel 2008 per strappare a Tbilisi le regioni georgiane di Abkhazia ed Ossezia del Sud.

Tutte queste azioni militari in Ucraina e in Georgia sono state motivate dalla volto a di Mosca di tutelare le popolazioni russofone che vivono nei territori ucraino e georgiano.

Questa motivazione è stata utilizzata, prima di Putin, solo da Adolf Hitler per annettere Sudeti, Austria e Corridoio di Danzica al Terzo Reich prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

TRA EUROPA E RUSSIA UNA NUOVA GUERRA FREDDA

Posted in Russia, Unione Europea by matteocazzulani on March 22, 2014

L’Unione Europea firma la parte politica dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina, mentre la Russia annette ufficialmente la Crimea e si riarma per continuare azioni militari ai confini dell’UE. Francia e Germania sospendono la cooperazione militare con Mosca in segno di protesta contro l’occupazione militare della penisola ucraina.

Troppo tempo è passato, troppe persone hanno perso la vita per questo, ma alla fine Europa ed Ucraina hanno firmato l’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico europeo. Nella giornata di venerdì, 21 Marzo, alla presenza del Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi UE, del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, e del Presidente pro-tempore dell’Ucraina, Oleksandr Turchynov, Unione Europea e Kyiv hanno apposto la firma alla parte politica del documento.

Nello specifico, i capitoli ratificati sanciscono che Democrazia e Diritti Umani sono principi condivisi da UE ed Ucraina, di cui è stata pienamente riconosciuta l’ambizione europea e, di conseguenza, la possibilità di ambire ad ottenere lo status di Paese candidato alla membership dell’Unione. Condannata è stata altresì l’annessione militare, seguita ad un’occupazione dell’esercito russo, della Crimea da parte della Federazione Russa.

A margine della firma dell’Accordo -che l’ex-Dittatore ucraino, Viktor Yanukovych, ha rifiutato di firmare, provocando la sollevazione del popolo ucraino fino alla sua destituzione, dopo circa tre mesi di protesta repressa nel sangue dalla polizia di regime- Van Rompuy, assieme al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e al Premier polacco, Donald Tusk, hanno evidenziato come l’UE intenda decrementare la dipendenza dal gas della Russia.

Pronta è stata anche la reazione unilaterale di Germania e Francia, che hanno interrotto una collaborazione militare con l’esercito russo che finora ha visto Berlino e Parigi legate da uno stretto rapporto con Mosca.

La presa di posizione dell’Europa in ambito energetico va di pari passo con le sanzioni economiche e personali imposte dall’UE ad alcuni esponenti di spicco della politica russa: una misura necessaria per dare un segnale di forte disapprovazione all’annessione armata della Crimea da parte della Federazione Russa.

Proprio venerdì, 21 Marzo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha ratificato l’ingresso della penisola ucraina nella Russia: quasi in contemporanea con la firma dell’Accordo di Associazione tra UE ed Ucraina.

La Russia, il cui esercito di occupazione in Crimea ha aperto il fuoco contro unità navali della marina ucraina rimaste nello spazio marittimo della Crimea, ha assimilato la penisola ucraina come entità statale costituente e federata a Mosca.

La forza militare per risolvere le controversie internazionali

Come riportato da fonti ben documentate, Putin, che è intervenuto in Crimea con il pretesto di proteggere la popolazione russofona -che non ha mai subito alcuna discriminazione da parte del Governo ucraino- ha anche avanzato pretese sulla minoranza di lingua russa in Estonia: un fatto che conferma il fatto che la Russia intende andare oltre all’annessione della Crimea nella sua azione militare.

L’inglobamento della Crimea nella Russia fissa una nuova pagina della storia della geopolitica mondiale, poiché gli accordi diplomatici, che finora hanno garantito l’inviolabilità territoriale dell’Ucraina, ora sono stati sostituiti dai rapporti di forza come strumento per la risoluzione di controversie internazionali.

A testimonianza dell’avvio di questa nuova Guerra Fredda è il fatto che Mosca ha riattivato le sue forze militari non solo ai confini dell’Ucraina, ma anche nell’enclave di Kaliningrad -ubicata nel cuore dell’Europa: tra la Polonia e la Lituania.

Pronta è stata la riposta della NATO che, accogliendo la richiesta di Polonia e Lituania, ha rafforzato la difesa dei confini dell’UE, come previsto in caso di espressa richiesta da parte di uno degli Stati membri dall’art. 4 dell’Alleanza Atlantica.

Matteo Cazzulani

SOCHI: PUTIN OCCUPA PARTE DELLA GEORGIA E PREPARA L’OFFENSIVA IN UCRAINA

Posted in Russia by matteocazzulani on February 6, 2014

La Russia occupa 11 chilometri del territorio georgiano per questioni di sicurezza inerenti alle Olimpiadi Invernali, ma la mossa vuole bloccare le forniture di gas dell’Azerbaijan dirette in Unione Europea. Mosca pronta a supportare la federalizzazione dell’Ucraina per separare il Paese ed annettere le regioni orientali nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Undici chilometri che limitano la sovranità territoriale di un Paese indipendente e che mettono a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Europa. Nella giornata di martedì, 5 Febbraio, la Federazione Russa ha dichiarato di avere occupato 11 chilometri del territorio della Georgia per garantire il controllo dei dintorni di Sochi, la sede delle Olimpiadi Invernali che i principali Capi di Stato del Mondo libero occidentale -dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, a quello tedesco, Joachim Gauck fino al Capo di Stato francese Francois Hollande- hanno deciso di boicottare per protestare contro le violazioni dei Diritti Umani da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin.

Il territorio occupato riapre una crisi politica tra Russia e Georgia, in quanto esso appartiene all’Abkhazia: regione georgiana strappata da Mosca dopo l’aggressione militare dell’Agosto 2008, alla quale è seguita una fase di stallo che ancora vede l’esercito russo infrangere la sovranità territoriale di Tbilisi.

Oltre che una dimostrazione di forza nei confronti della Georgia, Mosca intende avvicinare la propria frontiera all’area in cui transita il Gasdotto del Caucaso Sud Orientale: infrastruttura che veicola il gas proveniente dall’Azerbaijan in Turchia da cui si rifornirà il Gasdotto Trans Adriatico -TAP, progettato dall’Unione Europea per diversificare le forniture di oro blu veicolando carburante azero in Italia attraverso Grecia ed Albania.

Simile offensiva nei confronti dell’Europa è quella che la Russia sta preparando in Ucraina, dove, come dichiarato in un’intervista al Kommersant” dal Consigliere principale del Presidente Putin, Sergey Glazyev, Mosca sostiene la federalizzazione del Paese sul modello della Groenlandia, con la concessione di poteri di politica fiscale, monetaria ed estera alle singole regioni.

La proposta federalista della Russia, come dichiarato da Glazyev, permette alla parte occidentale dell’Ucraina di entrare nell’UE, mentre le regioni orientali potrebbero aderire all’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale progettato da Mosca per estendere l’influenza della Federazione Russa nel Mondo ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dallo stesso Putin, contrastare l’UE nella competizione economica mondiale.

Se realizzata, la teoria federalista comporterebbe un danno enorme per l’UE, che si ritroverebbe a dovere integrare la parte occidentale dell’Ucraina economicamente più povera, anche se culturalmente più ricca, mentre la Russia di Putin prenderebbe possesso della zona più industrializzata.

Inoltre, il venir meno di un’Ucraina indipendente e unita pone a serio repentaglio la sicurezza di tutta l’UE, in quanto la Russia di Putin si sentirebbe legittimata pretendere la polverizzazione della sovranità anche di altri Paesi dell’ex-blocco sovietico per rafforzare la sua presenza nel Mondo ex-URSS ed incrementare la pressione politica ed economica su Bruxelles, continuando ad avvalersi del gas come strumento geopolitico -come finora, del resto, Mosca ha sempre fatto.

Yanukovych affida il Premierato ad Arbuzov

A proposito dell’Ucraina, continua la chiusura del Presidente, Viktor Yanukovych, alle richieste di discontinuità da parte dell’opposizione, che si sono fatte più pressanti dopo l’uccisione di almeno sette dimostranti da parte della polizia di regime Berkut e l’arresto di diverse centinaia di altri dissidenti.

Con un decreto urgente, il Presidente Yanukovych ha cambiato alcuni articoli della Costituzione per permettere al Premier ad Interim da lui nominato, Serhiy Arbuzov, e ai Ministri dimissionari -tra cui il titolare del Dicastero degli Interni, Vitaly Zakharchenko, la persona che ha autorizzato la polizia a sparare sui manifestanti dell’opposizione in diverse occasioni- di esercitare a pieno titolo le funzioni di Governo.

La mossa di Yanukovych contrasta con le richieste della Comunità Internazionale, che ha posto come condizione necessaria per evitare l’inasprirsi della crisi la formazione di un Governo tecnico di unità nazionale, incaricato di restituire al Parlamento i poteri ad esso sottratti dal Presidente ucraino nel 2010, e di organizzare nuove Elezioni libere e regolari.

Infine, la concessione ad Arbuzov del Premierato non crea alcuna discontinuità con il passato, quando la carica di Premier è stata ricoperta finora da Mykola Azarov: il braccio destro di Yanukovych che si è sempre dimostrato pronto a realizzare le direttive imposte dal Presidente.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA DI PUTIN SI RIARMA CONTRO L’EUROPA E CONTRO OBAMA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 27, 2013

Il Presidente russo vara sottomarini in grado di trasportare testate nucleari. A rischio la tenuta politica dell’Unione Europea e lo scudo antimissilistico della NATO in Europa Centro-Orientale

8 sottomarini e 16 missili con possibilità di caricare testate nucleari sono gli armamenti adottati dal Presidente russo, Vladimir Putin, per rafforzare la posizione della Russia in Europa Orientale, e contrastare il rafforzamento dell’Unione Europea e della NATO. Nella giornata di mercoledì, 26 Dicembre, Putin ha dichiarato di avere ordinato il dislocamento nelle acque del Mar Bianco del sottomarino Aleksander Nevsky: mezzo militare di classe 955 -il cui primo esemplare, il Yuri Dolgoruki, è stato varato nel FGennaio 2013- a cui saranno aggiunti altri sette esemplari della stessa categoria.

Come riportato da diversi ufficiali dell’Esercito russo, i sottomarini di nuova generazione saranno armati con 16 missili di categoria Bulava: intercettori in grado di caricare testate nucleari e, sopratutto, di infrangere le difese anti missilistiche che la NATO si appresta a dislocare in Europa e nel Pacifico.

“È un grande evento per la storia del nostro Paese -ha dichiarato Putin- con i nuovi elementi militari la Russia rafforza in maniera significativa le sue difese”.

Nonostante i proclami, non è chiaro se effettivamente le strutture militari russe saranno in grado di superare il livello di quelle dell’Alleanza Atlantica. Tuttavia, resta il dato geopolitico, che vede la Russia decisa nel perseguire una politica di riarmo orientata chiaramente verso l’Europa.

Le dichiarazioni di Putin seguono infatti di una settimana le indiscrezioni riportate dalla Bild, secondo cui la Russia ha dislocato nell’enclave di Kaliningrad -tra la Polonia e la Lituania- batterie di missili Iskander pronti a colpire Capitali europee come Berlino, Varsavia, Praga, Budapest, Vilna, Stoccolma ed Helsinki.

Alle iniziative militari si sommano le pressioni di carattere economico, energetico e commerciale attuate da Putin nei confronti di Ucraina, Bielorussia, Armenia, Moldova e Georgia per costringere questi Paesi ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è concepito dalla Russia per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, in particolare, annichilire l’UE, che, come dichiarato a più riprese, Putin vede come il primo avversario geopolitico da eliminare -nonché, a suo dire, la patria di “teorie sinistrorse che tutelano deviazioni pericolose come l’omosessualità, il divorzio, l’aborto e le Civil Union”.

Il riarmo della Russia è concepito anche per rispondere alla realizzazione del sistema di difesa antimissilistico della NATO in Europa che, di recente, ha ottenuto l’imprimatur del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Il progetto, che prevede l’installazione di una postazione radar in Turchia e batterie di missili S3 -privi di capacità offensiva- in Romania e Polonia, è concepito per proteggere l’Occidente da possibili minacce balistiche provenienti dall’Iran.

Ciò nonostante, Putin ha sempre ritenuto il progetto lesivo degli interessi della Russia, che ritiene ancora Romania e Polonia appartenenti alla propria sfera di influenza, nonostante l’oramai pluriennale appartenenza di Bucarest e Varsavia all’UE.

Rafforzare l’UE e avviare l’Unione Eurasiatica

A fomentare le ambizioni imperialistiche e militariste di Putin è anche l’assenza di un’UE coesa sul piano politico, che sappia collaborare in maniera costruttiva nell’ambito della NATO, e che parli con una voce sola a livello internazionale.

La costruzione di un’Europa davvero forte, e l’avvio di un processo che evolva la NATO da organizzazione militare difensiva ad organismo politico motore dell’Unione Trans Atlantica tra UE, USA e Canada, sono dunque due passi fondamentali per evitare che, presto, la Russia di Putin diventi un problema geopolitico per tutto l’Occidente.

Matteo Cazzulani

NON DIMENTICHIAMO ANNA POLITKOVSKAYA. ANCHE SE PUTIN RISCHIA IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Editoriale, Russia by matteocazzulani on October 7, 2013

Sette anni fa è stata assassinata la coraggiosa giornalista della Novaya Gazeta che ha testimoniato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia. Prove indicano responsabilità per l’omicidio delle Autorità politiche russe

Coraggio, dedizione, passione ed ostinatezza nel raccontare violazioni dei Diritto Umani di cui il Mondo è tutt’oggi ancora ignaro. Le qualità che hanno caratterizzato Anna Politkovskaya, giornalista russa assassinata il 7 Ottobre del 2006, sono tanto chiare quanto terribilmente legate con la sua uccisione.

Mentre rientrava a casa dalla spesa, come una mamma qualunque, la Politkovskaya è stata uccisa da sicari con sette colpi di pistola nell’androne di casa. Il messaggio legato al gesto è inequivocabile: ad essere colpita, con la Politkovskaya, è stata anche la Libertà di Stampa, in un Paese, la Federazione Russa, in cui Democrazia e rispetto dei Diritti Umani sono puntualmente violati.

Del resto, la Politkovskaya, che ha documentato con minuzia le violazioni dei Diritti Umani perpetrate dall’esercito russo in Cecenia per mezzo dei suoi articoli sul giornale di impronta liberale Novaya Gazeta -uno dei pochi media non allineati con il Cremlino- dava fastidio a molti in Russia.

L’assassinio della Politkovskaya è ancora un caso irrisolto, anche se numerose prove -tra cui il giorno dell’omicidio: il compleanno del Presidente russo, Vladimir Putin- suggeriscono che i sicari abbiano agito per conto delle Autorità politiche della Russia.

Curioso come, proprio in questi giorni, il Presidente Putin sia stato candidato al Premio Nobel per la Pace per via della sua opposizione al presunto attacco armato degli Stati Uniti in Siria -azione che, come dimostrato dall’effettivo possesso delle armi chimiche da parte del Regime di Damasco, sarebbe stata legittima.

Se la Comunità Internazionale non ha la memoria corta, Putin più che il Nobel per la Pace riceverà un invito a chiarire il più presto possibile l’omicidio della coraggiosa giornalista russa, e, con lei, di molti altri operatori dei media ed attivisti per i Diritti Umani e Civili repressi con sistematicità dal 2000 -anno della presa del potere da parte del Presidente russo.

Gas e geopolitica imperialista

Inoltre, la Comunità Internazionale deve dire chiaramente basta all’uso delle risorse energetiche come mezzo per l’attuazione di disegni geopolitici di stampo imperialista, come da anni Putin fa con il gas.

Per imporre l’egemonia della Russia sull’Europa Orientale, ed impedire la realizzazione di un’Unione Europea forte e coesa -obiettivi che Putin ha dichiarato a più riprese anche durante l’ultima campagna elettorale- il Presidente russo ha imposto tariffe altissime per il gas ai Paesi dell’Europa Centrale -Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria.

Inoltre, il Cremlino ha concesso sconti ai colossi energetici degli Stati dell’Europa Occidentale -Francia, Germania, Olanda- ottenendo in cambio il loro appoggio politico a Mosca, ed ha progettato gasdotti per togliere ai Paesi dell’Europa Orientale -Ucraina e Bielorussia- lo status di territorio di transito del gas della Russia in UE.

Questo atteggiamento va di pari passo con l’aggressione militare del 2008 nei confronti della Georgia: Paese libero ed indipendente punito per avere dichiarato di ambire all’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea.

Una Russia democratica agevola i rapporti economici

La Russia è un Paese con una cultura letteraria inestimabile, ma sul piano politico rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale del Mondo civilizzato, sopratutto della Comunità Occidentale.

È per questo auspicabile e necessario uno sforzo maggiore rispetto a quanto fatto finora affinché, da dittatura nostalgica dell’URSS e dell’Impero zarista, la Russia evolva in una moderna democrazia rispettosa dei Diritti Umani e Civili, della Libertà di Stampa, e delle legittime scelte di politica estera dei suoi vicini.

Aiutare la Russia in questo non facile percorso non significa sacrificare il business con Mosca, bensì agevolare l’instaurazione di relazioni più chiare non solo sul piano commerciale, ma anche politico, umano ed amichevole.

Matteo Cazzulani
Attivista per i Diritti Umani e analista energetico
Presidente Comm. Integrazione Filitalia International-Distretto Italia
Testimone del processo Tymoshenko
Primo Presidente dell’associazione AnnaViva

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RUSSIA: L’ELECTION DAY FA TREMARE PUTIN

Posted in Russia by matteocazzulani on September 9, 2013

Il Candidato dell’Opposizione, Alexei Navalny, ottiene un buon risultato nelle elezioni comunali di Mosca, nonostante la campagna mediatica del Cremlino volta a discreditarlo. Gli oppositori vincono a Yekaterinburg.

Da Mosca arriva un risultato ineccepibile, come la vittorie delle opposizioni al Presidente russo, Vladimir Putin. Nella giornata di Domenica, 8 Settembre, il candidato dell’opposizione, Alexei Navalny, ha ottenuto il 29% dei consensi nelle Elezioni Comunali di Mosca, contro il 51% riscosso dall’esponente sostenuto dal Cremlino, Sergei Sobyanin.

A rendere straordinaria la vittoria è stata la difficoltà incontrata da Navalny nel combattere contro il Cremlino, che ha scatenato media e sistema giudiziario contro il candidato delle opposizioni.

Navalny, che nelle ultime elezioni presidenziali ha sfidato Putin, dove ha ottenuto il 7% dei consensi, ed ha guidato le proteste nonviolente che, nel Dicembre 2012, hanno portato migliaia di persone a manifestare contro il Cremlino, è stato contrastato da una feroce campagna mediatica.

A pochi giorni dall’avvio della campagna elettorale, Navalny è stato arrestato per furto di legna, poi rilasciato in seguito a partecipate manifestazioni di piazza organizzate in suo sostegno a Mosca e a San Pietroburgo.

A rendere la corsa di Navalny ulteriormente complicata è stata anche la caratura dell’avversario Sobyanin, che, de facto, ha esercitato le funzioni di sindaco della Capitale da quando, nel 2012, è stato nominato da Putin al posto del dimissionario Yuri Luzhkov, noto per le sue posizioni omofobe e razziste.

Ciononostante, Navalny non si è abbattuto, ed ha realizzato una campagna elettorale porta a porta, che gli è valsa il consenso di giovani, professionisti colti ed intellettuali.

Il risultato di Navalny porta anche al tramonto definitivo di comunisti, nazionalisti e socialdemocratici: opposizioni-marionetta create da Putin per mascherare il suo regime agli occhi del Mondo con una pseudo-democrazia

Oltre che a Mosca, nota per essere la roccaforte delle opposizioni, il dissenso a Putin ha vinto anche a Yekaterinburg, dove il candidato Yevgeniy Royzman ha ottenuto una decisa maggioranza.

Diverso invece il quadro delle altre regioni e città dove si è votato durante l’election day, nelle quali a vincere, senza sorprese, sono stati i candidati di Russia Unita, il Partito di Putin.

Il Cremlino perde consensi

La sconfitta di Putin segna un momento topico per la Russia, dove è ben chiaro il supporto crescente dato dalla popolazione agli esponenti dell’opposizione.

Il voto a Navalny, e agli altri candidati del dissenso a Putin, è infatti un segnale di aperta opposizione al Cremlino che mina le Autorità russe dal suo interno, come già è stato dimostrato dalle manifestazioni di piazza del 2012.

Seppur circoscritto alla sola Mosca e a Yekaterinburg, la vittoria delle opposizioni è un piccolo passaggio verso l’evoluzione di una Russia autoritaria, illiberale e a tratti persino xenofoba come quella di Putin, ad un Paese che guarda finalmente alla democrazia e al modello occidentale di difesa dei Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani

L’ARMENIA SI INTEGRA NELL’UNIONE DOGANALE EURASIATICA DI MOSCA

Posted in Russia by matteocazzulani on September 6, 2013

Il Presidente armeno, Serzh Sargsyan, opta per Mosca per avere gas meno caro ed appoggio militare nel Nagorno-Karabakh. La situazione rappresenta una vittoria per la Russia, mentre esce sconfitta l’Unione Europea

Con l’Armenia, la Russia diventa sempre più un impero. Nella giornata di mercoledì, 4 Settembre, il Presidente armeno, Serzh Sargsyan, durante una conferenza stampa con il Capo di Stato russo, Vladimir Putin, ha dichiarato l’ingresso di Yerevan nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Il Presidente Sargsyan ha dichiarato che la partecipazione dell’Armenia nell’alleanza militare CSTO con la Russia -una sorta di anti-NATO- non è ulteriormente perseguibile senza un’integrazione di Yerevan con Mosca anche sul piano economico.

Inoltre, l’Armenia conta di utilizzare l’ingresso nell’Unione Doganale Eurasiatica per ottenere dalla Russia prezzi bassi per l’energia e appoggio politico nella questione della contesa della regione del Nagorno-Karabakh con l’Azerbaijan.

Con l’ingresso nell’Unione Doganale, un progetto politico pianificato da Mosca per sancire l’egemonia della Russia nell’ex-URSS, l’Armenia de facto ha optato per l’integrazione nello spazio ex-sovietico.

Inoltre, Yerevan ha abbandonato definitivamente il vettore europeo, nonostante, di recente, il Governo armeno abbia approvato riforme per soddisfare i requisiti richiesti dall’Unione Europea per la firma dell’Accordo di Associazione: documento che stabilisce l’ingresso del Paese firmatario nel mercato UE.

La decisione del Presidente Sargsyan rappresenta una vittoria per la Russia, che molto sta lavorando per estendere la sua egemonia sul mondo ex-sovietico per soddisfare le tendenze imperialiste cavalcate da Putin durante l’ultima Campagna Elettorale.

Cone vera sconfitta esce invece l’Europa, la cui politica di Eastern Partneship -progetto che punta all’integrazione economica nell’UE di Bielorussia, Ucraina, Moldova, Georgia, Azerbaijan ed Armenia- è stata soppiantata dall’azione di Mosca.

Sempre più contese tra Mosca ed UE Georgia, Ucraina e Moldova

Questo fatto potrebbe avere ripercussioni anche sulla Georgia, il cui Premier, Bidzina Ivanishvili, si è detto pronto a sacrificare il desiderio di integrazione nell’UE dei Georgiani se l’Unione Doganale dovesse rappresentare un’opzione vantaggiosa.

Incerta appare anche la situazione di Ucraina e Moldova, che sono vicine alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Bruxelles potrebbe spingere per integrare economicamente fin da subito Kyiv e Chisinau nell’UE, anche tralasciando la giustizia selettiva applicata dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych nei confronti dell’Opposizione interna.

La Russia sta cercando di integrare l’Ucraina, ed anche la Georgia, per ottenere lo status di superpotenza mondiale a discapito dell’UE e, più in generale, del Mondo Occidentale.

Come ha dichiarato a più riprese lo stesso Putin, lo scopo della politica estera russa è quello di annichilire l’UE per eliminare un pericoloso concorrente nella competizione economica del Mondo.

Matteo Cazzulani