LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA ROSNEFT INCREMENTA IL SUO PESO IN USA E UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 11, 2013

Il monopolista statale russo del greggio ottiene il 30% del controllo di giacimenti negli Stati Uniti d’America in cambio dell’ammissione del colosso statunitense ExxonMobil allo sfruttamento del gas nell’Oceano Artico. Via libera dell’Unione Europea all’acquisizione della TNK-BP.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il colosso mondiale russo dell’energia sbarca ufficialmente nel Golfo del Messico. Nella giornata di mercoledì, 6 Marzo, il monopolista statale russo del greggio, Rosneft, ha acquisito il 30% delle azioni di 20 giacimenti ubicati sulle coste americane del Golfo del Messico controllati dal colosso statunitense ExxonMobil.

Come riportato dall’agenzia RIA Novosti, la transazione, avvenuta con la firma di un contratto a Houston tra il Capo di Rosneft, Igor Sechin, e quello della ExxonMobil, Stephen Grenlee, rappresenta l’attuazione del maxiaccordo siglato di recente tra i due colossi dell’energia per lo sfruttamento congiunto dei ricchi giacimenti di gas dell’Oceano Artico.

Oltre ai giacimenti nel Golfo del Messico e a quelli nell’Oceano Artico, l’accordo tra i due colossi dell’energia prevede anche l’acquisizione da parte di Rosneft di azioni in progetti della ExxonMobil in Alaska, America Latina ed Africa.

La Rosneft, ente controllato dal Cremlino e politicamente sostenuto dal Presidente russo, Vladimir Putin, è diventata la prima oil company al Mondo dopo l’acquisizione della compagnia TNK-BP.

Il 50% del terzo ente energetico per importanza della Russia sarà acquistato cash con un versamento di 28 miliardi di Dollari da parte della Rosneft direttamente nelle casse del consorzio AAR, controllato da oligarchi russi politicamente vicini al Premier, Dmitriy Medvedev.

La British Petroleum, che ha dovuto svendere la metà delle sue azioni nella TNK-BP per compensare i danni ambientali provocati dalla catastrofe nel Golfo del Messico nel 2010, riceverà un versamento di 17,1 miliardi di Dollari, il 12% delle azioni della Rosneft, e sarà obbligato ad acquistare dal Governo russo un ulteriore 5,6% del monopolista statale del greggio.

A dare il via libera all’operazione che ha reso la Rosneft la prima oil company al Mondo è stata anche l’Unione Europea, che nella giornata di venerdì, 8 Marzo, ha ritenuto non rischiosa per la concorrenza interna al mercato UE l’acquisizione della TNK-BP da parte del monopolista russo del greggio.

Sospeso resta invece il parere di Bruxelles sul fatto che la prima oil company al Mondo sia guidata dal Cremlino, in quanto la Commissione Europea si è limitata ad verificare se l’operazione ha costituito o meno la creazione di un monopolio.

Il precedente di Gazprom

Diversa è stata la posizione assunta dalla Commissione Europea nel Settembre 2012, quando Bruxelles ha aperto un’inchiesta ufficiale nei confronti del monopolista statale russo del gas, Gazprom, per condotta anti-concorrenziale nel mercato UE.

Nello specifico, Gazprom è stato accusato di avere discriminato per ragioni politiche i Paesi dell’UE Centro-Orientale con l’imposizione di tariffari per il gas nettamente più alti rispetto a quelli concessi alle principali compagnie dell’Europa Occidentale.

Posseduto anch’esso dal Cremlino, Gazprom controlla il 40% degli approvvigionamenti di gas dell’Unione Europea, e persegue nel Vecchio Continente una politica finalizzata ad impedire i piani di diversificazione delle forniture di energia, approntato dalla Commissione Europea per limitare la dipendenza dalla Russia.

Matteo Cazzulani

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LA BRITISH PETROLEUM HA PROBLEMI IN RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on September 27, 2012

Il colosso britannico impossibilitato a vendere le proprie azioni alla compagnia russa Rosneft – controllata dal Cremlino – per via di una maxi-offerta miliardaria di oligarchi russi. A rischio la luna di miele tra la BP e il Presidente, Vladimir Putin. 

Il Presidente russo, Vladimir Putin

La necessità di riparare i danni causati nel Golfo del Messico e la difficoltà di svincolare – a caro prezzo – le azioni in Russia sono i due elementi che stanno tenendo in scacco il colosso energetico britannico. In seguito alla fuoriuscita di greggio al largo delle coste statunitensi dell’Aprile 2010, e ai continui litigi con gli oligarchi russi, la compagnia British Petroleum ha deciso di dismettere le sue azioni nel consorzio TNK-BP: terzo ente energetico per importanza in Russia, compartecipato al 50% dalla compagnia britannica, e dal restante 50% dalla russa Alfa Access Renova – AAR.

Nella giornata di Domenica, 23 Dicembre, il Capo della compagnia statale Rosneft, Igor Sechin, ha dichiarato di avere raggiunto l’accordo per l’acquisto della metà delle azioni TNK-BP possedute dal colosso britannico.

Nell’ambito dell’operazione, che avrebbe fruttato alle casse della BP circa 15 Miliardi di Dollari, la British Petroleum si sarebbe impegnata nell’acquisto dal Cremlino di un pacchetto minoritario delle azioni della Rosneft.

L’accordo tra la British Petroleum e la Rosneft è stato sostenuto dal Presidente russo, Vladimir Putin – di cui Sechin è stretto collaboratore – in quanto consente alla compagnia energetica della Federazione Russa, e al Cremlino, consistenti vantaggi. Da un lato, l’acquisto del 10% delle sue azioni da parte dei britannici permetterebbe di realizzare il piano del Cremlino varato per dismettere una parte delle azioni possedute nella Rosneft.

Dall’altro, come riportato dal Sunday Times, il patto di ferro tra Rosneft e British Petroleum potrebbe portare ad uno scambio di azioni tra i due enti, con l’ingresso nel Consiglio Di Amministrazione della BP di un esponente della compagnia russa: un precedente nella storia del colosso di Londra, che in 104 anni ha mantenuto la sua indipendenza.

Ad ostacolare l’operazione tra Rosneft e British Petroleum è stata tuttavia una maxi-offerta di circa 20 Miliardi di Dollari per l’acquisto del 50% della TNK-BP avanzata da azionisti della compagnia AAR.

Come riportato dalla Reuters, la AAR possiede il diritto di prelazione nell’acquisto delle azioni della British Petroleum nel consorzio TNK-BP. Se sarà confermata l’offerta miliardaria degli azionisti russi – che hanno già dichiarato di avere avviato consultazioni con alcune banche – il piano tra il Cremlino e Londra andrebbe dunque in fumo.

La questione della dismissione delle azioni britanniche della TNK-BP non è il primo caso di matrimonio non riuscito tra la British Petroleum e la Rosneft. Nel 2011, il progetto di scambio delle azioni tra i due enti per lo sfruttamento dei giacimenti di greggio nell’Oceano Artico – appoggiato da Vladimir Putin, allora Primo Ministro – è stato fermato sempre dall’opposizione degli azionisti della AAR.

Dal punto di vista britannico, l’accordo con Rosneft è considerato strategico, in quanto consente alla British Petroleum di mantenere un rapporto preferenziale con il Cremlino, spendibile per l’ottenimento di concessioni per lo sfruttamento di giacimenti di greggio sparsi per il mondo controllati da compagnie russe.

Inoltre, la dismissione delle azioni nella TNK-BP permette alla British Petroleum di incassare denaro utile per onorare la riparazioni promesse alla Comunità Internazionale in seguito alla catastrofe ambientale provocata nel Golfo del Messico dell’Aprile 2010.

Un probabile contrasto politico dietro alla questione della TNK-BP

 

Dalla prospettiva russa, la questione sembrerebbe testimoniare un contrasto interno tra l’establishment del Cremlino e quello degli oligarchi che, secondo quanto riportato da Gazeta Wyborcza, sarebbero legati all’entourage del Premier, Dmitriy Medvedev.

Di recente, si sono moltiplicate voci su un possibile sollevamento di Medvedev dalla guida del Governo, e – sempre secondo Gazeta Wyborcza – la questione legata alla TNK-BP potrebbe rispecchiare sul piano economico una frizione politica nel rapporto tra i due Leader che hanno governato la Russia nell’ultimo decennio.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: ACCORDO BRITISH PETROLEUM-ROSNEFT ANCORA IN CRISI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 5, 2011

BP ricorre contro il consorzio AAR, suo socio nel progetto TNK-BP, per mantere la validità dell’accordo con il colosso russo. Ipotizzato un ritorno della multinazionale britannica nel Golfo del Messico, dopo il disastro dello scorso Agosto

Il premier russo, Vladimir Putin

Controffensiva a Stocolma. Nella giornata di lunedì, 4 Aprile, la multinazionale britannica British Petroleum ha esposto ricorso all’Arbitrato Internazionale per difendere l’accordo siglato con il colosso russo Rosneft.

Un patto di ferro, sponsorizzato dai Primi Ministri dei due Paesi, Vladimir Putin, e David Cameron, sospeso da una precedente sentenza della Corte di Stoccolma. La quale ha accolto il ricorso del consorzio AAR — Alfa Access-Renova, controllato da oligarchi russi — riconosciuti parte in causa degli accordi, ingiustamente esclusi dalle trattative.

Difatti, AAR è socia al 50%, con la multinazionale inglese, nel progetto TNK-BP, con cui Rosneft ha trattato. Con il ricorso, British Petroleum punta a convincere l’Arbitrato Internazionale circa la validità di un contratto regolarmente siglato, malgrado i malumori di una parte degli azionisti.

Stretto lo scorso 16 Gennaio, l’accordo prevede la messa in comune di una serie di giacimenti di greggio in Africa, Sudamerica, Asia, e, sopratutto, Polo Nord. A cementare lo sposalizio, l’aumento della presenza di Rosneft in BP al 5%, in cambio dell’incremento delle compartecipazioni di Londra nel colosso di Mosca, dall’1,3% al 10%.

Una manovra di cospicua portata. Che, prima della sentenza dell’Arbitrato di Stoccolma, lo scorso 2 Febbraio, è già stata congelata anche dalla Corte di Londra. Sempre in virtù del mancato coinvolgimento di AAR nelle trattative.

BP torna in America

Malgrado l’importanza dell’accordo, che aprirebbe agli inglesi nuovi mercati energetici, British Petroleum ha già approntato contromisure. Persino, riconsiderando areali particolarmente scottanti.

Sempre lunedì, 4 Aprile, la multinazionale ha comunicato l’intenzione di tornare ad operare nel Golfo del Messico, nonostante i disastri ecologici dell’Agosto 2010.

Secondo quanto riportato dal New York Times, BP potrebbe ripristinare l’attività nei 10 siti di estrazione al largo delle coste americane. Con il solo obbligo di non aprirne, né cenrcarne di nuovi.

Matteo Cazzulani

ACCORDO BRITISH PETROLEUM-ROSNEFT ARRESTATO DALLA CORTE

Posted in Guerra del gas, Polo Nord by matteocazzulani on February 3, 2011

Il Tribunale di Londra sospende l’alleanza. Accolto il ricorso del consorzio AAR, che ha accusato i soci della multinazionale britannica di mancato rispetto dei contratti in essere. Russi ed inglesi comunque fiduciosi

Il Primo Ministro russo, Vladimir Putin

Una vittoria temporanea. Nella giornata di mercoledì, 2 Febbraio, la Corte di Londra ha sospeso l’accordo tra la multinazionale Britush Petroleum e Rosneft.

Una richiesta presentata dal consosrzio AAR — Alfa, Access Industriers e Renova — che ha ritenuto contrario alle clausole contrattuali il patto di ferro tra la multinazionale britannica ed il colosso russo.

Nello specifico, AAR, socia di BP nel progetto TNK-BP, ha contestato la mancata ricevuta comunicazione a riguardo, obbligatoria, in caso di accordo con parti terze.

Soddisfatto il consorzio, che, per voce del suo Addetto Stampa, Sten Polovets, ha rilevato come la sentenza abbia confermato la totale scorrettezza dell’alleanza russo-britannica.

Lo sposalizio s’ha da fare

Di diverso avviso, Rosneft, comunque fiduciosa nel ripristino della partnership con BP, dal momento in cui il verdetto della Corte londinese ha validità solamente per qualche settimana.

“Siamo ottimisti — riporta una nota, diffusa dalla Reuters — la decisione del Giudice non può influire sulla nostra strategia”.

Sulla medesima frequenza, il Capo di BP, Robert Dalli, che spera ancora di ricucire con i partner delusi. Già lo scorso martedì, Primo di Febbraio, ha cercato la mediazione, e proposto, invano, ad AAR un coinvolgimento nell’operazione.

Concordi sulla conferma, e sul successivo consolidamento dell’alleanza russo-britannica, anche molti esperti. Troppi gli interessi garantiti dall’accordo.

Lo scorso 16 Gennaio, BR ha ceduto il 5% delle sue azioni a Rosneft, in cambio dell’aumento della sua partecipazione nel colosso russo dall’1,3% attuale, al 10,8%.

Inoltre, la multinazionale ha aperto al nuovo partner l’accesso a svaraiti giacimenti, dall’Africa all’America, fino ad Asia, e Polo Nord.

Ad appogiare l’operazione, i Primi Ministri dei due Paesi, Vladimir Putin e David Cameron.

In prima fila, nel caldeggiare un’alleanza, destinata a mutare gli equilibri della geopolitica energetica mondiale.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: PARTNER DI BRITISH PETROLEUM CONTRO IL PATTO CON ROSNEFT

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 28, 2011

Il consorzio AAR denuncia in tribunale l’accordo anglo-russo. BR accusata di mancato rispetto degli accordi con i soci precedenti. All’orizzonte un lungo processo

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

L’alleanza anglo-russa finisce a carte bollate. Nella giornata di giovedì, 27 Gennaio, il consorzio AAR ha esposto ricorso alla Corte di Londra, in merito all’accordo tra la British Petroleum ed il colosso russo Rosneft.

Secondo AAR — composta dalle compagnie Alfa, Access Industries e Renova — la multinazionale avrebbe infranto gli accordi, che la obbligano ad informare i partner dell’intenzione di stringere collaborazioni con soggeti terzi.

Una clausola non rispettata. Dal momento in cui, i soci della compagnia britannica — legata ad AAR nel progetto TNK-BP — non hanno rievuto alcuna comunicazione in merito al patto di ferro siglato coi russi.

Fiducioso il Capo di BR, Robert Dalli, che ha spiegato come l’operazione non abbia in alcun modo calpestato gli obblighi nei confronti di soggetti terzi. Convinto della sterilità dell’iniziativa legale, anche il Vice-Premier russo, Igor Sechin, tra i firmatari dell’intesa con Londra.

Una partnership importante

Stretto lo scorso 16 Gennaio, l’accordo ha consegnato ai russi il 5% delle azioni del colosso britannico. Che, in cambio, ha incrementato la sua partecipazione in Rosneft, dall’1,3% al 10,8%.

Inoltre, il Cremlino ha ottenuto il diritto di partecipazione ad operazioni nel Golfo del Messico, nel Mare del Nord, in Alaska, Azerbajdzhan, e Nordafrica.

Il ricorso AAR sarà esaminato in breve tempo. A differenza di Sechin, fiducioso sulle sue buone possibilità di riuscita si è detto l’esperto Aleksej Makarkin.

A supporto delle sue convinzioni, la nota impermeabilità della magistratura britannica. Anche dinnanzi ad un accordo, voluto di persona dai due Primi Ministri, Vladimir Putin, e David Cameron.

Matteo Cazzulani