LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Migranti. È l’ipocrisia “gasata” di Germania e Francia a distruggere Vysehrad e l’Europa

Posted in Editoriale by matteocazzulani on September 25, 2015

Il voto sulle quote migranti, e il “voltafaccia” del Premier polacco, Ewa Kopacz, porta alla rottura del Gruppo formato da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Crisi politica interna nello scenario polacco, con il Presidente, Andrzej Duda, favorevole a riportare la Polonia come leader regionale



Varsavia – Divisi nella diversità, nel segno dell’ipocrisia. Nella giornata di martedì, 22 Settembre, il Consiglio dei Ministri degli Interni dei Paesi membri dell’Unione Europea ha approvato, a maggioranza, la redistribuzione di 120 migranti provenienti da Siria, Eritrea ed Iraq tra i Paesi membri dell’UE.

La votazione ha visto la divisione tra Paesi favorevoli alla misura -una coalizione guidata da Germania e Francia- e un fronte contrario composto dai Paesi del Gruppo di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia- più la Romania che, tuttavia, al momento del voto si è a sua volta spaccato.

Infatti, nonostante il fronte di Vysehrad sembrasse compatto sul “no” alla redistribuzione dei migranti fino a poche ore dalla votazione, all’ultimo la Polonia ha sostenuto le quote proposte da Germania e Commissione Europea, lasciando Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania tra i soli Paesi contrari all’iniziativa.

Pronta è stata la reazione della Slovacchia, il cui Premier, Robert Fico, ha promesso ricorso presso la Corte Costituzionale Europea. Dal canto suo, il Premier ungherese, Viktor Orban, ha definito la misura un diktat della Germania a cui l’Unione Europea dovrebbe rispondere con un piano di collaborazione che includa Turchia e Russia.

Repubblica Ceca e Romania, dopo avere fortemente criticato la misura, hanno dichiarato di intendere realizzare i postulati del piano di ridistribuzione dei migranti nonostante la loro opposizione,così da non compromettere il meccanismo della solidarietà europea.

Differente è la situazione della Polonia, in cui il voto sui migranti ha creato un terremoto politico interno dopo che il Viceministro degli Esteri, Rafał Trzaskowski, ha individuato nella possibilità di contare di più nelle prossime trattative la ragione del cambio di fronte del Governo polacco.

In seguito alla critica della leader dell’opposizione conservatrice, Beata Szydlo, che ha definito la scelta del Governo polacco di orientamento moderato un atto grave che ha affondato la collaborazione tra i Paesi del Gruppo di Vysehrad, il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, ha convocato il Ministro degli Interni, Teresa Piotrowska. 

Secco, a riguardo, è stato il diniego del Premier polacco, Ewa Kopacz, che ha argomentato la decisione di evitare ogni colloquio con il Presidente Duda con la necessità di procedere con le trattative fino alla fine.

Con la scelta di cambiare schieramento all’ultimo momento, il Premier Kopacz ha inteso adottare una linea che migliorasse i rapporti della Polonia con la Germania. 

Questa strategia è già stata adottata dal Governo polacco negli ultimi anni senza che, tuttavia, la Polonia vedesse garantita dall’Unione Europea la propria sicurezza nazionale ed energetica, né che il ruolo di Varsavia in seno ad un’UE sempre più a guida franco-tedesca incrementasse.

Per questa ragione, il Presidente Duda ha proposto il rilancio della Polonia come leader regionale dell’Europa Centro Orientale attraverso il rafforzamento delle relazioni con i Paesi Baltici e con il Gruppo di Vysehrad, un disegno di lungo respiro che, tuttavia, il Governo Kopacz ha scalfito con il “voltafaccia” durante il voto.

L’Europa è finita con il Nordstream

Oltre alla questione polacca, aperta è anche la faccenda legata all’opposizione del Gruppo di Vysehrad alle quote di distribuzione dei migranti, sulla quale i media dell’Europa occidentale hanno fatto troppa disinformazione.

L’opposizione del Gruppo di Vysehrad è infatti dettata dalla cronica mancanza di coerenza di Germania, Francia e Italia, che hanno accusato Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia di non rispettare la solidarietà europea quando proprio Berlino, Parigi e Roma non hanno agito in maniera solidale con l’Europa Centro Orientale negli anni passati.

Infatti, Germania, Francia e Italia hanno negato l’appoggio necessario all’Europa Centro Orientale per la realizzazione del Nabucco, gasdotto concepito per limitare la dipendenza del Gruppo di Vysehrad e della Romania dalle importazioni di gas dalla Russia. 

Al contrario, Berlino, Parigi e Roma hanno stretto accordi bilaterali con la Russia. Non ultimo, l’accordo tra Russia e Germania per il raddoppio del Nordstream, gasdotto concepito da Mosca e Berlino per veicolare gas russo nel territorio tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico, isolando sul piano energetico Pseis membri dell’Unione Europea come Polonia, Paesi Baltici e il Gruppo di Vysehrad.

L’accordo per il raddoppio del Nordstream, l’ennesimo di una lunga serie di accordi bilaterali tra Russia e Germania che mettono a serio repentaglio la sicurezza dell’Unione Europea, è stato stretto in piena violazione sia delle sanzioni che l’Unione Europea ha imposto a Mosca dopo l’occupazione della’Ucraina, sia della solidarietà europea tanto sbandierata da Germania, Francia e Italia.

Un altro esempio della mancanza di solidarietà da parte di Germania, Francia e Italia nei confronti dei Paesi dell’Europa Centro Orientale è legato al dislocamento di basi permanenti NATO in Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania. 

Nonostante questo provvedimento sia richiesto a gran voce da Duda e dagli altri leader dell’Europa Centro Orientale come forma di difesa da riattivarsi del militarismo russo in Georgia ed Ucraina, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, non intende concedere aperture per non compromettere i rapporti della Germania con la Russia di Putin.

È quindi l’atteggiamento ipocrita di Germania, Francia e Italia -e non una fantomatica assenza di europeismo da parte dei Paesi dell’Europa Centro Orientale- ad avere motivato l’opposizione alle quote migranti del Gruppo di Vysehrad, Paesi dell’Unione Europea puntualmente mistrattati da un’asse franco-tedesco alla guida di un’Unione Europea sempre più obsoleta.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Elezioni in Gran Bretagna: tifo Cameron

Posted in Editoriale, Gran Bretagna by matteocazzulani on May 6, 2015

La vittoria del Partito Conservatore Tory consente il rafforzamento della Comunità Trans Atlantica ed un’evoluzione dell’Unione Europa atta a garantire la sicurezza del Vecchio Continente. Le posizioni del Primo Ministro britannico uscente su NATO e Russia, e il suo rapporto di amicizia con il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, le chiavi per una politica europea davvero lungimirante

Non solo consultazioni elettorali cruciali per uno dei Paesi più importanti dell’Unione Europea, le Elezioni Generali della Gran Bretagna di mercoledì, 8 Maggio, possono rappresentare un punto di svolta per il futuro della Comunità Trans Atlantica. Secondo le principali rilevazioni sociologiche, le Elezioni britanniche dovrebbero concludersi con una vittoria di misura del Partito Conservatore Tory guidato Primo Ministro uscente, David Cameron.

La vittoria di Cameron, che dal 2010 governa la Gran Bretagna in coalizione con i LiberalDemocratici, rappresenta il risultato ottimale per intensificare il percorso di rafforzamento della Comunità Trans Atlantica e, più nello specifico, di riforma di un’Unione Europea che fa sempre più fatica a contare sul piano internazionale.

Cameron, infatti, è uno dei pochi leader politici europei che ha ben compreso come solo con uno stretto legame con gli Stati Uniti d’America l’Unione Europea possa finalmente evolversi in quella potenza mondiale tanto sognata dai vari federalisti ed europeisti convinti.

Concordemente con questa visione, il Primo Ministro britannico, che in caso di riconferma alla guida del Governo ha promesso un referendum sull’opportunità o meno per Londra di rimanere in un’Unione Europea ad oggi troppo germano e franco centrica, si è speso a più riprese per il rafforzamento della NATO per garantire la sicurezza nazionale di tutti i Paesi dell’UE.

L’idea di Cameron è una valida alternativa al fantomatico esercito unico europeo che tanto il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, quanto l’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, Federica Mogherini hanno tanto ventilato.

Questo progetto è stato concepito senza considerare che un duplicato della NATO, peraltro senza la partecipazione di Stati Uniti e Canada, sarebbe un’iniziativa inutile, costosa e controproducente per difendere l’Europa, e più in generale la Comunità Trans Atlantica, dall’aggressione della Russia di Putin e dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL.

Inoltre, Cameron, assieme al Premier italiano, Matteo Renzi, è stato l’unico Capo di Governo di un Paese membro dell’Unione Europea ad essere riuscito a mantenere un contatto diretto, ed una collaborazione proficua, con il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.

Il rapporto con Obama, suggellato dalle dichiarazioni di amicizia che, in più occasioni, il Presidente degli Stati Uniti ha rivolto a Cameron pubblicamente, è un punto a favore considerevole per Cameron, sopratutto se si tiene conto di come l’Amministrazione Presidenziale USA abbia dimostrato un sostanziale disimpegno, quando non un moderato disinteresse, rispetto alle questioni legate all’Unione Europea.

In aggiunta, Cameron, assieme ai Premier di Danimarca, Polonia, Lettonia, Estonia e Romania ed alla Presidente della Lituania, è stato uno dei pochi leader dell’Unione Europea ad avere assunto una posizione risoluta nei confronti del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, in seguito all’aggressione militare russa all’Ucraina.

Cameron, che a più riprese ha lamentato provocazioni militari nei cieli della Gran Bretagna da parte di velivoli dell’esercito russo, è stato inoltre tra gli unici leader della Comunità Trans Atlantica, assieme ad Obama ed al Premier polacco, Ewa Kopacz, ad autorizzare l’invio di contingenti dell’esercito in Ucraina per addestrare le forze armate ucraine a difendere i propri confini dal più forte ed equipaggiato esercito della Russia.

Infine, Cameron ha anche implementato il legame tra Europa e Stati Uniti sul piano energetico, varando, come unico leader dell’Unione Europea, un contratto per l’importazione del gas shale statunitense a partire dal 2018.

Questo accordo, oltre che ad incrementare il ruolo degli Stati Uniti come Paese esportatore di gas nel mercato mondiale, dimostra come lo shale statunitense sia una valida alternativa al gas naturale russo, da cui l’Unione Europea dipende ancora troppo fortemente.

Essere più atlantisti per un’Europa davvero potenza mondiale

La politica attuata da Cameron, e più in generale dai Tory, fa della vittoria dei conservatori nelle Elezioni Generali britanniche il risultato su cui l’Europa tutta dovrebbe sperare.

Non sono, infatti, le ricette nazionaliste dello UKIP di Nigel Farage -Partito dalle venature xenofobe peraltro sul libro paga di Putin, come dimostrato da diversi media internazionali- quello di cui l’Europa ha bisogno.

Allo stesso tempo, non è nemmeno la posizione sull’Unione Europea espressa dal Partito Laburista di Ed Milliband, troppo morbida nei confronti di Germania e Francia, a servire all’UE per contare davvero nel Mondo.

Come sostiene Cameron, in Europa occorre essere maggiormente lungimiranti per garantire Democrazia, Libertà, Pace e Prosperità sia ai Paesi membri dell’Unione Europea che ai suoi alleati.

Dunque, occorre essere meno carolingi e più atlantisti: comprendere che non è la retorica franco-tedesca, bensì un saldo legame con gli Stati Uniti, la soluzione per un’Unione Europea davvero forte e protagonista nel Mondo.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, dell’Europa Centro-Orientale ed energetiche

@MatteoCazzulani

3 Maggio: ecco cosa la Polonia insegna all’Europa

Posted in Editoriale, Polonia by matteocazzulani on May 3, 2015

La Costituzione del 3 Maggio 1791 è stato il primo documento del suo genere approvato nel continente europeo secondo principi illuminati e moderni come la divisione dei Poteri, l’uguaglianza tra le classi e la libertà di culto. L’integrazione legislativa e burocratica tra Corona Polacca e Granducato di Lituania è un altro aspetto importante di questa Carta costituzionale

Oltre che la Patria di Papa San Giovanni Paolo II -Karol Wojtyla- e lo Stato che, più di tutti, si è battuto nel Secondo Dopoguerra per la Democrazia e la Libertà dall’oppressione sovietica, la Polonia è sopratutto il primo Paese in Europa ad avere raggiunto nella storia una maturità democratica quando, il 3 Maggio 1791, il Parlamento polacco approvò la Costituzione illuminata.

Questo documento, fortemente voluto da Re Stanislao Augusto Poniatowski e da un gruppo di nobili Riformatori, fu il primo nel suo genere in Europa -il secondo al Mondo dopo la Costituzione degli Stati Uniti d’America- ad ispirarsi ai principi illuministici di Libertà Universale e Diritti Umani, politici e civili garantiti alla più ampia fetta della popolazione possibile.

Nello specifico, la Costituzione del 3 Maggio sostituì la repubblica nobiliare fino ad allora in vigore con una Repubblica Costituzionale in cui la borghesia -e non solo i magnati- godevano di diritti politici, ed i contadini, progressivamente sollevati dalle corvée, venivano protetti dallo Stato. Inoltre, la Carta Costituzionale polacca sancì la divisione dei Poteri, affidando il legislativo ad un Parlamento -Sejm- bicamerale, l’esecutivo ad un Consiglio dei Ministri presieduto dal Re, e quello giudiziario ad una magistratura autonoma.

In particolare la Costituzione del 3 Maggio sancì la libertà di culto e la tolleranza religiosa, pur mantenendo il cattolicesimo la confessione ufficiale dello Stato. Infine, questa carta costituzionale integrò le strutture amministrative della Repubblica di Polonia-Lituania, finora divise, sopratutto linguisticamente, tra la Corona polacca e il Granducato lituano.

Come dichiarò lo stesso Re Poniatowski, la Costituzione del 3 Maggio è figlia della Costituzione degli Stati Uniti d’America del 1788, i cui principi liberali ed illuminati furono ripresi ed adattati alla realtà della Polonia del tempo: un Paese culturalmente avanzato e progredito circondato da superpotenze economiche e militari assolutiste, imperialiste e reazionarie.

Proprio queste superpotenze, la Russia di Caterina II e la Prussia di Federico Guglielmo II, non accettarono l’approvazione della Costituzione illuminata e, d’accordo con i nobili polacchi della fazione Repubblicana -una corrente conservatrice contraria alla Costituzione del 3 Maggio, e per questo alternativa a quella dei Riformatori- attaccarono militarmente la Polonia, costrinsero Re Poniatowski ad abolire la nuova Carta costituzionale, e privarono la Repubblica polacco-lituana di alcune delle sue regioni nel 1792 e nel 1793.

A nulla servì la riscossa di un gruppo di Riformatori polacchi guidati da Tadeusz Kosciuszko, che dopo avere avviato, con successo, un’insurrezione armata furono sconfitti da Russia, Prussia ed Austria. 

Questi tre imperi, nel 1795, cancellarono definitivamente la Repubblica polacco-lituana dalle carte geografiche attuando la Terza Spartizione della Polonia.

Capire il passato per comprendere il presente. Ora più che mai

Oltre che per essere totalmente sconosciuta agli italiani, la storia della Costituzione del 3 Maggio è importante da essere tramandata e studiata per via del suo portato di modernità, giustizia e Libertà.

Per la prima volta in Europa, una Carta Costituzionale riconobbe pari diritti politici a nobili e borghesi, stabilì una divisione netta dei Poteri, garantì una certa Libertà di culto, ed integrò i sistemi burocratici di due Stati europei -la Corona polacca e il Granducato di Lituania- finora confederati ma autonomi.

La Costituzione del 3 Maggio è anche un esempio di come la Comunità Trans Atlantica rappresenti il modello culturale più avanzato al mondo: è proprio grazie all’insegnamento degli Stati Uniti d’America, ripreso in Polonia dai promotori della Costituzione di Maggio, che, più tardi, altri Paesi approvarono simili Carte costituzionali ispirate ai principi dell’illuminismo.

Infine, l’epopea della Costituzione del 3 Maggio è anche un esempio di come, in Europa Centro-Orientale, la sovranità e l’indipendenza degli Stati militarmente più deboli è spesso messa a repentaglio dal Vicino aggressore ed imperialista.

Così come nel XVIII secolo nei confronti della Polonia, anche oggi la Russia -Paese che non ha mai conosciuto la democrazia- esercita pressioni militari attive nei confronti di quei Paesi vicini, come Georgia, Ucraina, Moldova, che, legittimamente, ambiscono ad un futuro all’interno dell’Unione Europea, della NATO e, più in generale, della Comunità Trans Atlantica.

Proprio per via del ripetersi della storia, sarebbe opportuno che il 3 Maggio fosse non solo la Festa della Costituzione polacca, ma diventasse anche una giornata in cui l’Europa tutta -sopratutto i Paesi più filorussi come Francia, Grecia, Ungheria, Repubblica Ceca, Italia e Belgio- riflettesse sull’opportunità di integrare al più presto l’Unione Europea agli Stati Uniti e, sopratutto, di difendere Kyiv e Tbilisi dall’aggressione armata di Mosca.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, energia ed Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

La Voce Arancione riprende: informazione, passione, onestà

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 19, 2015

Dopo uno stop di qualche mese, questo blog riprende, con qualche novità, la sua attività secondo uno stile improntato sull’onestà intellettuale e sul semplice fare informazione. Un particolare ringraziamento alle diverse centinaia di attestazioni di affetto e simpatia pervenute in questi mesi.

Le tante email, le telefonate, i messaggi su Twitter e Facebook, e persino qualche pacca sulla spalla. Non è bastato rifletterci molto dopo diverse centinaia di attestazioni di stima e di inviti a riprendere quello che, negli ultimi mesi, è stato temporaneamente sospeso. 

La Voce Arancione,  Blog che dal Settembre 2010 informa l’opinione pubblica italiana in merito a tematiche legate all’Europa Centro-Orientale, alla geopolitica energetica ed ai rapporti Trans Atlantici, riprende la sua attività con una certa regolarità, seppur con modalità e tempistiche differenti rispetto a quanto avvenuto finora.

Oltre che per le manifestazioni di affetto, alle quali è ancora difficile dare una risposta personale per via dell’alta quantità numerica, la decisione di riprendere l’attività de La Voce Arancione è legata a fattori molteplici. 

In primis, in un’era in cui la sicurezza dei Paesi dell’Unione Europea, se non l’esistenza dell’Unione Europea stessa, è messa a serio repentaglio da minacce globali come l’ISIL e la Russia di Putin, una fonte di informazione concentrata sul fronte orientale -l’Europa Centro-Orientale per intenderci- è fondamentale per tenere informata l’opinione pubblica italiana, tradizionalmente aliena a quanto avviene nella regione per via della scarsa preparazione culturale e della quasi assente obiettività dei principali media.

In secondo luogo, il processo di finalizzazione della ratifica del Partenariato Economico ed Industriale Trans Atlantico -TTIP- e, più in generale, le farraginose trattative per il rafforzamento della cooperazione tra Unione Europea e Stati Uniti sul piano politico, culturale e militare, richiede un’attenzione adeguata. Sempre in Italia, i principali media trattano dell’argomento poco e male, spesso sottolineando gli svantaggi piuttosto che la reale importanza di compattare la Comunità Trans Atlantica per tutelare i valori dell’Occidente dai coltelli dell’ISIL e dai carri armati di Putin.

In terzo luogo, si ritiene necessaria l’esistenza di una Voce in lingua italiana che garantisca informazione e commenti su tematiche globali di stretta attualità attingendo da fonti originali, e non, come invece la maggior parte dei media italiani tende a fare, raccontando, ad esempio, quanto accade in Europa Centro-Orientale avvalendosi prevalentemente di fonti di informazione dalla Russia. 

Così come in passato, per fare Informazione con Passione ed Onestà, La Voce Arancione ritorna a lavorare a pieno ritmo in maniera intellettualmente onesta, con rispetto per chi pensa e scrive diversamente, ma senza alcun timore nei confronti di chi, spesso in malafede, bolla come “fascista” chi, in Italia, osa assumere un punto di vista atlantista, filo occidentale e critico nei confronti della Russia di Putin.

Tuttavia, a cambiare nel nuovo corso de La Voce Arancione è il più stretto legame con l’attività pubblicistica dell’autore: laddove il solo articolo informativo potrebbe non bastare, si farà ricorso ad analisi più dettagliate per offrire ai lettori una chiave di lettura approfondita -ovviamente secondo il modesto punto di vista dell’autore.

A cambiare nella nuova attività de La Voce Arancione sarà anche la tempistica, in quanto gli articoli e le analisi saranno pubblicate con cadenza maggiormente dilatata: non più una volta al giorno, ma ogni qual volta che una notizia degna di interesse ha luogo.

Così come in passato, La Voce Arancione lavorerà in tandem con la sua versione internazionale The Orange Voice ed in collaborazione con alcuni siti di informazione amici presso i quali i post di questo blog vengono spesso pubblicati –Guerra Ucraina, Welfare Network, Lombardi Nel Mondo, LS Blog e altri.

Infine, si permetta nuovamente una nota di gratitudine a tutti coloro che, con i loro messaggi ed attestati di stima, hanno dimostrato attaccamento, simpatia ed affetto a questo blog, ed hanno chiesto all’autore di andare avanti nel suo impegno di informare, commentare e fare riflettere.

È sopratutto grazie a costoro -ancor più che grazie ai commenti dei troll filorussi che, con cadenza quasi giornaliera, accusano La Voce Arancione di essere un organi di informazione della CIA- che si è deciso di non mollare e di andare avanti in nome della Democrazia e della Libertà: i principi dell’Occidente che La Voce Arancione sposa e condivide appieno.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energia

@MatteoCazzulani

“Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”. Intervista con l’autore Matteo Cazzulani su Radio Liberty

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 16, 2014

Roma – “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”: questo titolo è appena uscito in Italia. L’autore è il giovane analista politico milanese Matteo Cazzulani, che ha seguito il noto processo nel 2011 a Kyiv. Questo saggio-documentativo tratta anche delle Guerre del Gas tra Ucraina e Russia, della giustizia selettiva e dell’autoritarismo in Ucraina dimostrato dalla persecuzione del politico ucraino più noto in occidente. Nello stesso tempo, come sottolinea l’autore a Radio Liberty, il saggio non è un panegirico.

-Essendo stato Lei diretto osservatore del processo a Yulia Tymoshenko, come lo descrive?

“Questo processo è definibile come un Autodafé politico, ossia la pratica che ha portato gli integralisti cattolici a mandare al rogo gli ‘eretici’ in Spagna e Portogallo tra il XVI e il XVII secolo. Il processo a Yulia Tymoshenko è stato uno dei tanti Autodafé politici di cui si è servito Yanukovych [l’ex-Presidente ucraino, n.d.t.] per eliminare i suoi oppositori politici. Da un lato, il processo a Yulia Tymoshenko ha fiaccato il desiderio di giustizia e la capacità di reazione alle ingiustizie del popolo ucraino. Solo con il peggioramento della situazione interna e la mancata volontà di Yanukovych di formare l’accordo di associazione con l’UE, il popolo ucraino si è finalmente rivoltato, dando origine al nuovo Maidan”.

Alcuni ucraini ritengono che l’incarceramento dell’ex-Premier Tymoshenko ha giocato a suo favore, poiché altrimenti ci si sarebbe presto dimenticati di lei. Cosa ne pensa?

“Non credo che il processo abbia giovato a favore di Yulia Tymoshenko. È ovvio che oggi oggi lei è nota per essere la principale vittima della repressione del regime di Yanukovych, ma questa ‘gloria’ le è stata regalata dallo stesso Yanukovych in maniera inconsapevole. L’ex-Presidente non aveva lo scopo di rafforzare l’immagine della sua concorrente, ma secondo me ha agito in maniera impulsiva e incomprensibile, e così ha finito per rafforzare quella sua principale oppositrice che lui stesso voleva eliminare dalla politica per via giudiziaria”.

-Secondo i fatti descritti nel libro, Yulia Tymoshenko viene rappresentata come una donna decisa e coraggiosa in una società fortemente patriarcale e corrotta. Non è che Lei ha mitizzato un PO’ troppo la sua immagine?

“Il mio libro non è un panegirico di Yulia Tymoshenko. Io mi soffermo sul processo politico che ho osservato con i miei occhi e che ho analizzato in maniera approfondita. È così che Yulia Tymoshenko emerge essere una vittima di un processo politico. Tuttavia, tra le righe sostengo che nei confronti di Yulia Tymoshenko solamente in nuovo processo può appurare quanto effettivamente è avvenuto, anche se il mio obiettivo è solamente quello di presentare la violazione dei diritti umani durante l’era di Yanukovych. Quando alcuni media italiani definiscono ‘nazisti’ gli ucraini che si battono contro un regime autoritario sul Maidan, io dimostro che i veri nazisti sono semmai coloro che hanno sbattuto in galera gli oppositori politici”.

– Il Maidan di Kyiv ha liberato Yulia Tymoshenko ma non la ha accettata come sua leader. Che è successo? In che cosa ha sbagliato l’ex-Premier?

“Yulia Tymoshenko ha attuato una politica troppo personalistica, e non è stata abbastanza attenta al suo passato e, sopratutto, non ha fatto abbastanza chiarezza sui suoi passati legami con Pavlo Lazarenko. È normale che, come accade a tutti i politici carismatici, Yulia a Tymoshenko o la si ama, o la si odia. Ed è naturale che, dal momento in cui questo politico rimane per molto tempo al di fuori della vita politica reale, in scena appaiono nuovi leader e, purtroppo, il popolo dimentica troppo in fretta la sua precedente guida”.

– Dopo la liberazione, Yulia Tymoshenko ha perso una grossa fetta del suo elettorato, al punto che per la seconda volta ha perso le elezioni presidenziali. Come giudica le chance del suo partito nelle prossime elezioni parlamentari?

“Penso che il suo partito otterrà un’alta percentuale di consensi alle elezioni. Yulia Tymoshenko è in grande forma, è molto ben preparata e fa bene a puntare su due precisi punti nella sua campagna elettorale: integrazione dell’Ucraina nella NATO, e rafforzamento delle relazioni diplomatiche con i Paesi dell’Occidente al fine di rafforzare la posizione dell’Ucraina nella Comunità Euro atlantica. Credo che il suo Partito otterrà abbastanza voti da avere un forte peso in Parlamento e persino da ottenere almeno due posti nel Governo, tra cui il Ministero dell’Energia”.

– Ha avuto difficoltà a pubblicare questo libro in Italia. Perché?

“La maggior parte delle case editrici alle quali mi sono rivolto non ha ritenuto interessante pubblicare un libro sull’Ucraina e sulla violazione dei diritti umani rappresentata dal caso di Yulia Tymoshenko. Ciò mi lascia perplesso, poiché la storia che racconto non è inventata, ma presento ai lettori italiani fatti reali che hanno ripercussioni su tutta l’Europa. Spesso sono accreditato come una persona che sa tanto di Ucraina, e questo fa si che io possa ricoprire solo posti ‘di nicchia’ perché non rispetto certi ‘criteri’ tanto in voga in Italia, dove se ti occupi di Ucraina devi sempre tirare in ballo anche la Russia: parlare solo di Ucraina è pressoché impossibile.
Tuttavia, nel libro argomento che parlare della violazione dei diritti umani in Ucraina non è affatto una posizione anti-russa, anzi, ritengo che ciò sia molto ‘filo-russo’. Il processo di rafforzamento della democrazia in Ucraina si sviluppa molto lentamente, ma è destinato a interessare anche la Russia. C’è la speranza che anche questo Paese, la Russia, diventi un giorno anch’essa libera e democratica.

Con Matteo Cazzulani ha conversato Natalia Kudryk di Radio Liberty

Versione testuale dell’intervista qui

Versione audio del l’intervista qui

“Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko è acquistabile a questo link

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O.T.: La figlia di Yulia Tymoshenko oggi a Milano per presentare il saggio-romanzo di Cazzulani sull’Ucraina

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 3, 2014

Milano, 3/10/2014 – Yevhenia Tymoshenko, la figlia dell’ex-Premier ucraina Yulia Tymoshenko, e Hryhoriy Nemyria, Vice-Premier del Governo Tymoshenko e attuale Presidente della Commissione Integrazione Europea del Parlamento ucraino, venerdì, 3 Ottobre, alle ore 18:15, presso la Sala Gonfalone di Palazzo Pirelli, in via Fabio Filzi 22, a Milano, partecipano alla presentazione del nuovo saggio di Matteo Cazzulani “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”.

Oltre a Yevhenia Tymoshenko, Nemyria e all’autore, alla presentazione del saggio di Cazzulani, edito con una prefazione del Presidente del Gruppo S&D al Parlamento Europeo, Gianni Pittella, in collaborazione con Welfare Cremona Network, intervengono il Vicepresidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, Patrizia Toia, il parlamentare Vinicio Peluffo, e il Consigliere Regionale Carlo Borghetti.

Prima della presentazione del saggio di Cazzulani, Yevhenia Tymoshenko e Nemyria tengono, alle ore 17, sempre in Sala Gonfalone, una conferenza stampa sulla situazione attuale in Ucraina, sul processo di avvicinamento di Kyiv all’Europa e sui rapporti energetici tra il loro Paese e l’Unione Europea.

“Il mio nuovo lavoro, un saggio-romanzo a sfondo politico, prende spunto dal processo Tymoshenko, che ho seguito come corrispondente da Kyiv, per testimoniare le ripetute violazioni dei diritti umani in Ucraina durante l’era Yanukovych e per analizzare i rapporti energetici tra Europa e Russia, di cui l’Ucraina è elemento determinante” ha dichiarato l’autore Cazzulani.

“La presenza di Yevhenia Tymoshenko e Hryhoriy Nemyria, in vece di Yulia Tymoshenko, rappresenta un’occasione unica per interagire dal vivo con alcuni dei protagonisti di uno degli episodi più neri della recente storia europea, come le repressioni politiche in un angolo d’Europa” ha continuato Cazzulani presentando l’evento.

FINE

BIOGRAFIE DEI PARTECIPANTI

Yevhenya TYMOSHENKO – figlia di Yulia Tymoshenko, ex-Premier ucraina nel 2005 e, dal 2007 al 2010, leader dell’opposizione democratica e detenuta politica dall’Ottobre 2011 al Febbraio 2014. In seguito alla condanna della madre, e già durante il processo, Yevhenya Tymoshenko è stata portavoce di Yulia Tymoshenko presso le cancellerie mondiali e gli organismi internazionali. Ad oggi è ancora ambasciatrice della madre presso conferenze, convegni e manifestazioni pubbliche a cui Yulia Tymoshenko, per motivi legati all’attività politica in Ucraina, spesso non può partecipare.

Hryhoriy NEMYRIA – Vicepremier del Governo Tymoshenko, attualmente Presidente della Commissione Integrazione Europea del Parlamento monocamerale ucraino. Nemyria si è sempre occupato delle relazioni tra l’Ucraina e l’Europa, con particolare attenzione all’avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea sul piano politico, economico, commerciale ed energetico.

Patrizia TOIA – Vicepresidente della Commissione Energia, Industria e Ricerca del Parlamento Europeo , Capodelegazione del Partito Democratico in Europa, già Vicepresidente del Gruppo S&D. È stata anche Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Ministro per le Politiche Comunitarie e Sottosegretario agli Affari Esteri con delega per i Diritti Umani.

Vinicio PELUFFO – Parlamentare, membro della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati. Per conto del Partito Democratico si impegna anche di tematiche energetiche in Parlamento, come l’approvazione del gasdotto TAP.

Carlo BORGHETTI – Consigliere Regionale della Lombardia, Capodelegazione del Partito Democratico in Commissione Sanità. È co-firmatario di una mozione recentemente approvata per la pace in Ucraina, ed è impegnato nella stesura di un Progetto di Legge sulle Assistenti Familiari -le cosiddette “badanti”.

Matteo CAZZULANI – esperto di politica e cultura dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e geopolitica energetica per conto del portale “Welfare Network”, del giornale ucraino “Dzerkalo Tyzhnya” e del portale polacco “Eastbook” e, inoltre, membro di AISU – Associazione Italiana di Studi Ucraini. La prima pubblicazione di Cazzulani è La Democrazia Arancione. Storia Ucraina dall’Indipendenza alle Presidenziali del 2010 (Milano 2010, Ed. Libribianchi).

Su UCRAINA, GAS E MANETTE: IL PROCESSO A YULIA TYMOSHENKO

Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko di Matteo Cazzulani, introdotto da una prefazione del Presidente del Gruppo S&D del Parlamento Europeo Gianni Pittella, è un saggio-romanzo nato dalle testimonianze dirette raccolte dall’autore durante il processo a Yulia Tymoshenko, che Cazzulani ha seguito come corrispondente a Kyiv.
Nello specifico, il saggio tratta della questione della giustizia selettiva in Ucraina durante l’era Yanukovych, dei rapporti energetici tra Europa e Russia –in cui l’Ucraina riveste un ruolo strategico- e, infine, della questione femminile in una società post-sovietica come quella ucraina.

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Polonia, Ucraina e Bielorussia un’unica koiné lessicale dell’Europa: una prova linguistica per demistificare la propaganda della Russia di Putin

Posted in Editoriale by matteocazzulani on June 11, 2014

Se una mattina -Rano in polacco, Ranok in ucraino, Ranitsa in bielorusso, ma Utro in russo- volete un cappuccino, o meglio una frittata di uova -per stare alle tradizioni alimentari del luogo- in Polonia vi fate uno Sniadanie -colazione- che in Ucraina si chiama Snidanok, in Bielorussia Snyadania, mentre in russo è Zavtrak.

Se poi, dopo l’abbondante colazione -e non può essere diversamente in Europa Centro-Orientale- vi recate al lavoro, magari in auto, allora ecco che potreste trovarvi immersi nel Ruch, in polacco, che è Rukh anche in ucraino e in bielorusso, ma che in russo è Dvyzheniye.

Il Lavoro, appunto: grande tema di attualità e spinosa questione, sopratutto per i giovani in Italia. In polacco si dice Praca, in ucraino Pratsya, in bielorusso Pratsa, mentre in russo è Trud.

Questa, in sintesi, è una tabella pubblicata dalla sezione bielorussa di Radio Liberty sul suo account Facebook nella giornata di martedì, 10 Giugno, da cui, ad esempio, si evince che ‘scoppio’ in polacco, ucraino e bielorusso si dice Vybuch, mente in russo è Zriv, ‘bene’ si dice Dobrze in polacco, Dobro e Dobra in ucraino e bielorusso, ma Khorosho in russo, e ‘tassa’ è Podatek in polacco, Podatok in ucraino, Padatak in bielorusso, e Nalog in russo.

Lo scopo dell’immagine è quello di mostrare come Polonia, Ucraina e Bielorussia hanno molto più in comune sul piano culturale e storico di quanto gli europei occidentali, bombardati da secoli di propaganda russa, oggi possano immaginare.

Infatti, la comunanza lessicale di queste tre lingue slave -una, il polacco, appartenente al ceppo occidentale, le altre due appartenente a quello orientale- testimonia un passato comune di cui poco si sa e si vuole parlare sopratutto in quei Paesi, come Italia e Francia, in cui è comodo accettare la vulgata secondo cui ucraini e bielorussi sarebbero cugini dei russi, talvolta un po’ deviati e nazistoidi.

Tra i secoli XIV e XVII, polacchi, ucraini e bielorussi hanno infatti convissuto nella Repubblica delle Due Nazioni Polacco-Lituana: un Commonwealth multiculturale, a cui appartenevano anche lituani, olandesi, ebrei, italiani e scozzesi, nel quale il re veniva eletto da un collegio di nobili, e dove ogni religione veniva appieno tollerata.

Non è un caso se in questa Repubblica Nobiliare, nominata anche ‘Stato senza roghi’ per via della sua apertura nei confronti di tutte le confessioni del Cristianesimo, che altrove in Europa si combattevano l’un l’altra nelle Guerre di Religione, attorno al 1600 si concentrava l’80% della popolazione ebraica.

Nel Commonwealth polacco-lituano, che ha raggiunto una superficie massima di circa 1.500.000 chilometri quadrati, gli ebrei, caso unico nel Mondo, si sono persino ruralizzati, abbandonando, per molti casi, la loro tradizionale vocazione cittadina.

Oltre che per la proto-democrazia della Repubblica Nobiliare, che sicuramente rappresentava una forma di Governo più avanzata rispetto all’Assolutismo in Europa Occidentale, e per la tolleranza religiosa, la Repubblica delle Due Nazioni polacco-lituana ha anche caratterizzato un esempio di progresso anche per quanto riguarda il tema dei Diritti.

Il 3 Maggio 1791, oramai alla vigilia delle spartizioni con cui gli Imperi assoluti di Russia, Prussia ed Austria avrebbero di lì a poco cancellato la Repubblica polacco-lituana dalle cartine geografiche, il Commonwealth ha approvato la prima Costituzione di stampo illuministico in Europa -la seconda al Mondo dopo quella USA del 1787.

La Konstytucja 3 Maja ha evoluto la Repubblica nobiliare a Repubblica Costituzionale con il re eletto a suffragio universale. La Carta Costituzionale ha poi affrancato i contadini dalla servitù, ed ha sancito il principio dell’uguaglianza tra i Popoli al suo interno.

I Popoli del Commonwealth, polacchi, ucraini e bielorussi, per via della simile lingua parlata, hanno sviluppato, all’interno della Repubblica delle Due Nazioni polacco-lituana, una koiné linguistica slava che, ancor oggi, sul piano lessicale accomuna polacco, ucraino e bielorusso.

Questo legame storico e culturale, e per certi versi anche politico e spirituale, è stato a più riprese negato dalla propaganda di Mosca, che in epoca zarista prima, sovietica poi, e putiniana oggi, ha voluto presentare all’opinione pubblica mondiale ucraini e bielorussi come popoli ‘fratelli’ della Russia.

La negazione da parte dei russi dei legami storici degli ucraini e dei bielorussi con i polacchi, è stata rafforzata da secoli di russificazione forzata, che oltre che in Bielorussia ha avuto i suoi effetti più incisivi in Ucraina orientale e in Crimea.

Inoltre i russi ha diffuso una vulgata secondo la quale la storia della Russia avrebbe avuto inizio nella Rus di Kyiv: un principato che raccoglieva le popolazioni slave dei bacini del Dnipro e del Don.

In realtà, la Rus -termine che andrebbe tradotto in maniera più appropriata come ‘Rutenia’ e non come ‘Russia’, dopo l’invasione tatara nel XIII secolo è stata inglobata nel Principato di Volodymyr-Halich. Successivamente, essa è stata integrata nel Granducato di Lituania, che nel 1385 è confluita, assieme alla Corona Polacca, nella Repubblica delle Due Nazioni.

Se studiata adeguatamente, la storia è sufficiente per spiegare quanto la propaganda russa sia forte nel plasmare la realtà a uso e consumo delle logiche neoimperiali di Putin.

Inoltre, la storia, quella vera, ci aiuta anche a capire quanto Ucraina e Bielorussia siano, come la Polonia, Paesi dell’Europa, che hanno pieno diritto a fare parte della Grande Famiglia Europea.

A proposito, ‘Paese’ in polacco si dice Kraj, così come in ucraino si dice Krayina, e in bielorusso Kraina. In russo, invece, si dice Strana.

Matteo Cazzulani
Analista Politico e studioso di Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Obama a Varsavia ridà fiducia all’Europa

Posted in Editoriale by matteocazzulani on June 4, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America promette un miliardo di Dollari per rafforzare la presenza a turni di forze militari NATO a difesa dei confini dell’Europa Centrale, minacciata dalle provocazioni militari di stampo imperialista della Russia di Putin. Oltre alla difesa, gli USA hanno invitato l’Unione Europea anche ad accelerare la creazione di una Zona di Libero scambio transatlantica

Parole così forti, tanto inaspettate quanto gradite alle orecchie dei polacchi, dei popoli dell’Europa centrale, e di chi si batte per il sostegno della democrazia nel Mondo, non si erano mai udite dalle labbra del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che, a Varsavia, nella giornata di mercoledì, 4 Giugno, ha rafforzato l’impegno statunitense per la sicurezza e la difesa dell’Europa.

A conclusione della due giorni polacca, organizzata in occasione del 25 anniversario delle Elezioni del Giugno 1989 -che, con la vittoria di di Solidarnosc, hanno portato all’inizio della fine del regime sovietico- il Presidente USA ha apprezzato il contributo che, sopratutto la Polonia, ha saputo dare allo sviluppo della Democrazia e della Libertà: una presa di posizione importante, che ha rafforzato l’alleanza tra gli USA e il Paese che più di tutti sente oggi minacciata la propria sicurezza nazionale in seguito all’aggressione militare della Russia all’Ucraina.

“I giorni degli imperi e delle aree di influenza sono finiti -ha dichiarato Obama- la Polonia non sarà mai più sola, e con essa anche l’Estonia, la Lettonia, la Lituania e la Romania. Non sono parole al vento, ma un impegno concreto. Noi non minacciamo nessuno, ma intendiamo garantire la sicurezza nazionale di Paesi nostri amici”.

Il discorso di Obama in Piazza del Castello a Varsavia, pronunciato in maniera impeccabile, con l’accento e l’intonazione posta sulle parole giuste, è stato anticipato da una giornata di incontri con i Capi di Stato dei Paesi dell’Europa Centrale, a cui il Presidente USA ha promesso lo stanziamento da parte del Congresso di un miliardo di Dollari per garantire una presenza più consistente dei reparti di difesa statunitensi a tutela dei confini orientali dell’Unione Europea.

“Allargheremo l’ambito delle nostre esercitazioni e dell’addestramento con i nostri alleati -ha dichiarato Obama durante l’incontro con i Presidenti di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania- aumenteremo la presenza del personale militare statunitense, dell’aviazione USA e della flotta, che stazioneranno a rotazione in Europa Centrale. Rafforzeremo poi la nostra collaborazione con i nostri amici di Ucraina, Moldova e Georgia, da cui proviene una richiesta di tutela della loro sicurezza”.

Infine, degno di nota è stato il colloquio con il Premier polacco, Donald Tusk, al quale Obama ha sottolineato come l’accelerazione delle trattative per il varo della Zona di Libero Scambio USA-UE possa favorire l’avvio delle esportazioni in Europa di gas shale: una fonte di energia necessaria per decrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di gas di Russia ed Algeria.

Sicurezza ed energia

La duegiorni di Obama a Varsavia è servita per restituire fiducia, speranza e consapevolezza della presenza degli USA nel Mondo in sostegno della democrazia, della pace, della libertà e del progresso.

A Varsavia, Obama ha dato l’ennesima prova di essere pienamente inserito nel solco dell’Internazionalismo Liberale: dottrina, elaborata da Woodrow Wilson, e attuata da Presidenti statunitensi del calibro di Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Lindon Johnson, Ronald Reagan e Bill Clinton, che prevede il pieno coinvolgimento degli USA nello sviluppo delle democrazia e della libertà nel Mondo come mezzo per garantire la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e, più in generale, della civiltà occidentale.

Obama, infatti, con la sua presenza accanto ai Capi di Stato dei Paesi dell’Europa Orientale, ha lanciato un chiaro segnale alla Russia di Putin circa l’inopportunità di mettere a repentaglio l’integrità territoriale di Stati sovrani, indipendenti e democratici, come Ucraina, Georgia e i Paesi UE dell’Europa Centro-Orientale.

In particolare, il Presidente USA ha voluto restituire slancio e forza politica alla NATO, a cui spetta il delicato compito di garantire la sicurezza dei confini orientali dell’UE dalle continue provocazioni che gli aerei militari russi, nel pieno silenzio dei media italiani, stanno compiendo con una certa regolarità sui cieli di Estonia, Lettonia, Svezia, Finlandia e persino Gran Bretagna.

In secondo luogo, Obama ha voluto lanciare un salvagente all’UE, che senza gli USA si è dimostrata incapace di potere adottare, in tempi brevi, una politica chiara e risoluta in sostegno della propria sicurezza territoriale ed energetica dinnanzi all’aggressività militare di stampo imperialistico della Russia di Putin.

Degno di nota è stato l’invito fatto al Premier Tusk a procedere con le trattative per la zona di libero scambio USA-UE: una procedura che è stata interrotta per via dell’opposizione di alcuni Paesi tradizionalmente filorussi come la Francia.

Per attuare quanto promesso, Obama deve tuttavia affrontare alcuni scogli. In primis, l’ostilità del Congresso a concedere uscite di bilancio destinate all’estero.

Inoltre, da combattere resta il forte anti-americanismo, ben radicato sopratutto nei Paesi dell’Europa Occidentale, fomentato sopratutto dai forti legami economici ed energetici che legano in particolare Francia, Italia, Germania e Belgio alla Russia di Putin.

Prova della pericolosità dell’antiamericanismo dell’Europa Occidentale è stata la decisione di Obama di non infrangere l’accordo con cui la NATO, in cambio dell’integrazione dei Paesi dell’Europa Centrale, ha promesso alla Russia nel 1999 di non posizionare reparti armati dell’Alleanza Atlantica in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Paesi Baltici e Romania.

A chiedere il superamento di una clausola che limita le possibilità di difesa dell’Europa Centrale da parte della NATO sono stati, tra gli altri, il Presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski, e il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Don Camillo, Peppone e Matteo Renzi

Posted in Editoriale by matteocazzulani on June 3, 2014

Per chi, come il sottoscritto, in gioventù ai cartoni animati e alle partite di calcio ha preferito anche leggere qualche libro storia, “Don Camillo”, pellicola tratta dai romanzi di Giovannino Guareschi sulla rivalità tra un parroco attivista e un Sindaco comunista in un Paese della bassa reggiana- è un must che ha segnato la propria formazione personale.

Brescello, la località nella quale “Don Camillo” è stato girato, è un paesino di una manciata di chilometri quadrati di estensione, con un Museo dedicato al celebre film, qualche reperto disseminato tra i cinque bar intitolati a Don Camillo e Peppone -il soprannome del Sindaco comunista del film, Giuseppe Bottazzi- e le statue che raffigurano i due protagonisti del film poste rispettivamente davanti alla chiesa e davanti al Municipio.

Osservando questa piazza per la prima volta, all’indomani della storica vittoria del PD alle elezioni europee, è facile comprendere quanto l’epoca raccontata da Guareschi sia a noi tanto lontana e definitivamente archiviata quanto, per certi versi, più felice rispetto a quella attuale sul piano del progresso e della fiducia nella politica.

Oggi, lo scontro tra parroci attivisti della Democrazia Cristiana e Sindaci militanti del Partito Comunista Italiano, che Guareschi ci presenta con una sottile ironia, è stato definitivamente sorpassato da un Partito, il PD, che, dopo avere faticosamente amalgamato le due tradizioni politiche a cui appartengono Don Camillo e Peppone -quella democristiana e quella post-comunista, ma anche quella socialista e repubblicana- è diventato il primo Partito del Paese con il 40% dei consensi degli italiani ottenuto nelle Elezioni Europee.

Il merito del risultato storico, mai raggiunto prima d’ora nemmeno dalla DC di Amintore Fanfani, è sicuramente del Segretario del PD, il Premier Matteo Renzi, che, con la sua carica di innovazione e con la sua capacità comunicativa, è riuscito a neutralizzare sia il tradizionale parere negativo dell’elettorato nei confronti dei Partiti al Governo che, sopratutto, il facile e becero populismo anti europeo di Beppe Grillo e Silvio Berlusconi.

Durante il Congresso che ha portato Renzi alla guida del PD, in molti, a torto, hanno accusato l’attuale Segretario di non essere in grado di tenere insieme il Partito.

Il Segretario, invece, non solo ha lievitato l’importanza del PD nello scenario politico italiano mettendo all’angolo nemici che sotto l’era di Pierluigi Bersani sembravano imbattibili, ma è anche stato capace di presentare finalmente il PD come un soggetto partitico di centrosinistra staccato dagli steccati ideologici del Novecento.

Certo, l’opera di Renzi è tutt’altro che conclusa. Ora, il PD ha un’occasione unica per cambiare verso davvero, sopratutto in Europa, dove Renzi, a causa del fallimento di Francois Hollande e della scarsa prestazione elettorale della SPD, è il primo Leader del centrosinistra europeo, in grado di interloquire con Cancelliere tedesco, Angela Merkel.

Il ruolo di Renzi in Europa può finalmente portare al varo di una comune politica UE dell’immigrazione, ad una posizione in ambito estero più forte, e alla diversificazione delle forniture di gas dal monopolio di ‘Stati canaglia’ che si avvalgono dell’energia come mezzo di coercizione e sopruso nei confronti di Paesi terzi sovrani e indipendenti.

Renzi, sia in Europa che in Italia, può e deve portare ad una riforma del settore del lavoro, comprendendo che senza la cancellazione delle disuguaglianze sociali, delle disparità di trattamento tra raccomandati e non, e senza un incisivo intervento della politica per permettere ai giovani di avere la dignità di un lavoro che dia loro la possibilità di metter su famiglia, l’Italia è destinata al collasso e ad un inesorabile declino.

Il carico sulle spalle di Renzi è tanto pesante quanto importante: il Segretario del PD, dopo avere davvero creato il Partito Democratico a vocazione maggioritaria sognato da Prodi e Veltroni, e prima ancora da Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, ha oggi la possibilità di dare risposte chiare e certe alle sfide della modernità.

Questo, in sintesi, è quanto mi è giunto alla mente nel caldo pomeriggio della Festa della Repubblica quando, preso dallo sconforto di una situazione di precarietà che non si riesce ad accettare, ho guardato le statue di Don Camillo e Peppone e, ricordando l’entusiasmo con cui fin dall’inizio -e per davvero- ho sostenuto convintamente l’ascesa di Renzi, ho deciso di trovare ancora un appiglio per non perdere la speranza.

Matteo Cazzulani
Responsabile per i rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo
Twitter: @MatteoCazzulani

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Russia vs. Ucraina. La Polonia da una lezione ai sostenitori di Putin in Europa

Posted in Editoriale by matteocazzulani on May 10, 2014

Quella in Ucraina è la crisi più grave dalla caduta del comunismo provocata da un paese, la Russia di Putin, che non ha mai saputo fare i conti con la sua storia. Questa è la più importante delle analisi contenute nell’exposé al Parlamento polacco pronunciato giovedì, 8 Maggio, dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha sottolineato in primis come la Polonia, uno dei Paesi più importanti dell’Unione Europea in quanto capofila degli Stati dell’UE Centro-Orientale, viva con particolare preoccupazione la volontà della Russia di aprire uno scontro aperto con l’Occidente.

“La Polonia vuole buoni rapporti con la Russia, ma rimaniamo colpiti quando Mosca annette con la forza militare territori appartenenti a Paesi sovrani ed indipendenti -ha dichiarato Sikorski, facendo riferimento all’annessione armata della Crimea da parte dei russi- Mosca non ha ancora fatto i conti col suo passato totalitarista ad un secolo esatto dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale”.

Sikorski, che ha dichiarato che l’esistenza di un’Ucraina, di una Bielorussia e di Paesi Baltici indipendenti e sovrani è la prerogativa fondamentale della politica estera polacca, ha poi sottolineato come Kyiv sia stata aggredita militarmente dalla Russia proprio perché, in seguito al successo della pacifica protesta del Maydan, gli ucraini hanno gettato le basi per la realizzazione di una statualità indipendente e forte.

“Occorre riconoscere come nessuna minoranza etnica e linguistica sia mai stata perseguitata in Ucraina -ha continuato Sikorski- e che la Russia ha utilizzato la tutela delle minoranze russofone che abitano in territorio ucraino come pretesto per aggredire Kyiv militarmente”.

La crisi ucraina, come ha evidenziato Sikorski, deve portare la Polonia ad implementare il processo di integrazione europea per costruire un’Europa davvero forte ed unita, anche per mezzo dell’ingresso di Varsavia nella Zona Euro, e per permettere che ogni Stato membro dell’Unione si senta garantito in caso di aggressione da parte di Paesi terzi.

Infine, Sikorski, dopo avere sottolineato il bisogno di realizzare un’Unione Europea del’Energia per decrementare la dipendenza energetica dell’UE da pochi fornitori che spesso si avvalgono del gas e del greggio come arma di coercizione geopolitica, ha ritenuto necessario per ridare slancio ad un’Europa che necessità di una guida forte il rafforzamento sia delle relazioni con la Germania che di quelle con la Francia.

La politica estera tratteggiata da Sikorski rappresenta una vera e propria lezione di geopolitica che in molti in Europa, sopratutto chi in Europa Occidentale ritiene legittima l’aggressione militare russa in Ucraina, dovrebbero fare propria, sopratutto per quanto riguarda la situazione ucraina.

L’indipendenza e la sovranità ucraina sono fattori necessari non solo per la sicurezza della Polonia, ma anche per il mantenimento della Democrazia, della Pace, della Libertà e del rispetto dei Diritti Umani in tutta l’Europa geografica. Da un lato, l’inviolabilità dei confini di Kyiv è garantita da trattati internazionali co-firmati dalla stessa Russia che sanciscono la denuclearizzazione eterna dell’esercito dell’Ucraina.

Dall’altro, il possesso dell’Ucraina rappresenta per i russi un’ossessione geopolitica tradizionalmente radicata nella storia di Mosca, che senza il controllo delle terre ucraine la Russia non ha potuto essere un Impero: obiettivo a cui, oggi, tende il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per annichilire l’UE ed avere il predominio sulla penisola eurasiatica.

Infine, un altro motivo che fa dell’exposé di Sikorski un discorso fondamentale per gli europei è l’affermazione della necessità di rafforzare le relazioni con la Germania: un obiettivo storico, che può fare solo bene all’UE, già avviato negli ultimi anni con la stretta cooperazione in ambito politico interno ed internazionale tra Varsavia e Berlino.

Sia il riconoscimento dell’indipendenza di Ucraina, Bielorussia e Paesi Baltici come condizione necessaria per la sicurezza, la Pace e la Democrazia in Europa, sia la necessità di rafforzare il motore polacco-tedesco sono le due grandi intuizioni elaborate fin dal Secondo dopoguerra da Jerzy Giedroyc, Juliusz Mieroszewski, Bohdan Osadczuk, Leopold Hunger.

Costoro, insieme altri pensatori politici di Kultura -la rivista dell’emigrazione polacca di Parigi di orientamento ‘liberale’ opposta a quella conservatrice di Londra- per le loro intuizioni geopolitiche sono di diritto tra i principali pensatori politici dell’Europa che, tuttavia, sono in Europa Occidentale, ed anche in quella Centrale ed Orientale, ancora poco conosciuti.

È anche per battere questo velo di ignoranza, che ancora rappresenta una cortina di ferro tra l’Europa Occidentale e quella Centro-Orientale, che l’exposé di Sikorski dovrebbe essere letto approfonditamente da molte persone che credono di conoscere l’Europa nel suo complesso.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani