LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: Francia e Italia contro l’Unione Energetica Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 12, 2016

Parigi e Roma, ma anche Belgio e Austria, chiedono alla Commissione Europea la revisione del meccanismo di solidarietà tra i Paesi membri dell’UE in materia di energia. L’interesse della Russia dietro alla condotta anti-europea di importanti Stati dell’Unione Europea



Varsavia – Tutti parlano tanto di Europa, ma nessuno, nei fatti, la vuole. Sopratutto quando in ballo c’è il gas di Putin. Nella giornata di lunedì, 11 Aprile, Francia, Italia, Belgio e Austria hanno chiesto ufficialmente la revisione del Pacchetto per la Sicurezza Energetica dell’Unione Europea, un documento varato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Unione Energetica Europea -progetto promosso dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi membri dell’UE.

Come riportato dall’autorevole portale Energetyka 24, i Paesi contrari al Pacchetto hanno richiesto alla Commissione di rivedere il meccanismo di solidarietà tra gli Stati membri. Secondo il progetto, ogni Paese UE è tenuto a condividere le proprie forniture di gas con gli Stati colpiti da crisi energetiche e vittime di Guerre del Gas.

Secondo il Pacchetto per la Sicurezza Energetica UE, l’Unione Europea verrebbe divisa in nove zone energetiche, nelle quali i Paesi facenti parte di ciascuna zona sono chiamati a creare dei micromercati dell’energia unificando i propri sistemi infrastrutturali energetici nazionali. 

Oltre alla Zona Nord Ovest -Gran Bretagna e Irlanda- e alla Zona Nord Sud Ovest -Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Lussemburgo- il Pacchetto per la Sicurezza Energetica prevede il varo della zona del Corridoio Meridionale -Bulgaria, Grecia e Romania- della Zona Centro-Orientale -Germania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia- e della Zona Sud-Orientale -Austria, Croazia, Italia, Slovenia e Ungheria. 

Ad esse, si aggiungono il Primo Mercato Energetico Baltico -Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia- ed il Secondo Mercato Energetico Baltico -Danimarca e Svezia- mentre Cipro e Malta restano Paesi autonomi.

Per realizzare le zone del mercato energetico UE, la proposta della Commissione prevede anche la realizzazione di un alto numero di rigassificatori, atti ad importare gas liquefatto -e, così, diversificare le forniture di gas dalle importazioni da Russia ed Algeria, dalle quali l’UE dipende fortemente- e nuovi gasdotti destinati a mettere in comunicazione i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi delle nove zone.

Considerata la complessità del progetto, l’opposizione di Francia, Italia, Belgio e Austria al disegno della Commissione assume una dimensione anti-europea ed anti-concorrenziale.

Più che legata alla vena anti-concorrenziale -tuttavia molto forte in Paesi dove la tradizione comunista è molto forte, come, per l’appunto, Francia, Italia, Belgio e Austria- l’opposizione di Parigi, Roma, Bruxelles e Vienna al Pacchetto per la Sicurezza Energetica Europea è da leggere come una mossa per forzare l’approvazione di una serie di progetti che questi Paesi Membri dell’UE hanno progettato, in via bilaterale, con la Russia.


Nordstream e Southstream vs solidarietà energetica UE

Infatti, a Francia e Belgio interessa il prolungamento del Nordstream, gasdotto progettato da Russia e Germania per veicolare nel mercato UE 110 miliardi di metri cubi di gas russo, bypassando i Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale e, così, incrementando la dipendenza dell’UE dalle forniture di Mosca.

Da parte loro, Italia e Austria sostengono il Southstream, gasdotto progettato da questi due Paesi con la Russia per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo in Europa meridionale e, così, contrastare il progetto di diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha varato per importare oro azzurro dall’Azerbaijan.

Sia il prolungamento del Nordstream che la realizzazione Southstream sono opposti dalla Commissione Europea perché non in linea con il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta la gestione dei gasdotti, e il possesso del gas venduto attraverso di essi, da parte dello stesso attore.

Inoltre, sia il prolungamento del Nordstream che la realizzazione del Southstream sono considerati contrari alla politica di diversificazione delle forniture di gas dalla Russia: una misura promossa dalla Commissione Europea per incrementare concorrenza e trasparenza.

In nome dell’interesse bilaterale con la Russia, Francia, Italia, Belgio e Austria -che in altri ambiti si ergono a paladini dell’unità europea- dimostrano di essere poco interessati al meccanismo di solidarietà che, in campo energetico, Paesi membri dell’UE come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia necessitano come garanzia della propria sicurezza nazionale.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

La TAP si rafforza con un rimpasto

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 1, 2014

La compagnia spagnola Enagas entra nel consorzio per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico, mentre la belga Fluxys incrementa le sue quote. La francese Total e la tedesca E.On lasciano il progetto sostenuto dall’Unione Europea

Via tedeschi e francesi, dentro gli spagnoli e più spazio ai belgi. Nella giornata di lunedì, 29 Settembre, la compagnia energetica spagnola Enagas è entrata nel consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- un’infrastruttura supportata dall’Unione Europea per veicolare gas dell’Azerbaijan dalla Grecia in Italia meridionale tramite l’Albania.

Come riportato da una nota ufficiale del consorzio, oltre all’ingresso della Enagas, che ha rilevato il 16% delle azioni TAP, la compagnia energetica del Belgio Fluxys ha incrementato le sue quote all’interno del gasdotto, passando dal 16% al 19%.

Nessun cambiamento, invece, tra i vertici: il colosso britannico British Petroleum, quello azero SOCAR e quello norvegese Statoil mantengono il 20% ciascuno delle azioni della TAP, mentre la compagnia svizzera AXPO ha confermato il suo 5%.

L’ingresso di Enagas, è motivato dalla richiesta di nuovi partner all’interno del consorzio espressa a più riprese dall’UE, che vede nella presenza di un alto numero di aziende economicamente e politicamente forti una sicurezza per l’adeguata realizzazione di un gasdotto ritenuto fondamentale per la sicurezza energetica europea.

“La Enagas è una compagnia con un’indubbia esperienza mondiale nella realizzazione di gasdotti anche a lungo chilometraggio sia in Europa che in Sud America: la sua presenza ci aiuta a rendere la TAP un vero e proprio progetto europeo anche sul lato della qualità” ha dichiarato il Direttore Manageriale del gasdotto, Kjetil Tungland.

Oltre a rafforzare la TAP con l’ingresso di nuovi membri di alta esperienza, l’ingresso di Enagas serve a tamponare la fuoriuscita dal consorzio della compagnia tedesca E.On e della francese Total, che hanno venduto le quote finora possedute nel gasdotto.

La notizia del disimpegno di E.On e Total è stata già nell’aria fin dallo scorso Luglio, quando, come riportato dalla Reuters, le due compagnie hanno avvisato i partner del consorzio della loro intenzione di abbandonare il progetto.

Come più tardi confermato dal Financial Times, la Total, ritenendo sconvenienti i progetti, ha anche rinunciato alle sue quote sia nel Shakh Deniz -il giacimento da cui proviene il gas veicolato dalla TAP- che nel Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- infrastruttura che veicola il carburante dall’Azerbaijan alla TAP.

Il gasdotto sostenuto dai moderati

Lunga circa 870 chilometri, con una portata media di 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, la TAP, assieme alla TANAP, è parte del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito dall’Unione Europea per diversificare le forniture di gas dei Paesi membri, che ad oggi sono fortemente dipendenti da un numero limitato di fornitori come Russia ed Algeria, Paesi che spesso si avvalgono dell’energia come mezzo di ricatto geopolitico.

Parte del Corridoio Meridionale sono anche le diramazioni della TAP previste per veicolare il gas dell’Azerbaijan anche in Europa Centrale e nei Balcani: il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- è concepito per trasportare il carburante azero dall’Albania a Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -e, successivamente, in Ungheria, Slovacchia e Polonia- mentre l’Interconnettore Grecia-Bulgaria potrà essere poi prolungato anche a Romania e Moldova.

La TAP è un progetto di fondamentale importanza sopratutto per l’Italia, che grazie alla sua realizzazione è destinata a diventare l’hub europeo del gas azero: una posizione che, da un lato, incrementa il peso politico del nostro Paese in Europa e, dall’altro, crea nuovi posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica.

La realizzazione della TAP, fortemente voluta dai Governi Renzi e Letta, e prima ancora da quello Monti, è stata sostenuta in Parlamento da Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Socialisti, che hanno evidenziato l’importanza di un’infrastruttura che crea occupazione e incrementa la sicurezza energetica del nostro Paese.

Contrari alla TAP, invece, si sono schierati Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sinistra-Ecologia-Libertà, parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia: forze populiste ed ‘estremiste’ che alla TAP sembrano preferire il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per intralciare la TAP ed incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Putin risponde all’Europa con il rilancio del Southstream in Ungheria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 24, 2014

Il Presidente russo concorda con il Premier ungherese, Viktor Orban, il tracciato in territorio magiaro del gasdotto progettato per incrementare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia. L’accordo avviene all’indomani del varo del Corridoio Meridionale, che apre all’Europa il flusso di gas dall’Azerbaijan, e del diniego al Southstream espresso dal Parlamento Europeo

Una reazione all’Europa e alla politica di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea, a pochi giorni dal varo del Corridoio Meridionale. Nella giornata di martedì, 23 Settembre, il monopolista statale russo del gas Gazprom -la longa manus del Cremlino nel settore dell’energia- e il Governo dell’Ungheria hanno concordato il tracciato ungherese del gasdotto Southstream.

Quest’infrastruttura, il Southstream, è concepita per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno in Austria dalla Russia meridionale, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, per incrementare la dipendenza energetica dalla Russia dell’UE, che già è fortemente legata alle forniture di Mosca per soddisfare il proprio fabbisogno.

Come riportato dall’agenzia UPI, l’accordo per la definizione del tracciato del Southstream in Ungheria è stato raggiunto durante un incontro, a Budapest, tra il Capo di Gazprom, Alexei Miller, e il Premier ungherese, Viktor Orban, dedicato anche ad una discussione in merito alle forniture di gas che la Russia ha in programma di inviare in Europa per il nuovo inverno.

Più che un’iniziativa di stampo economico, gli accordi di Budapest sono una risposta politica all’Europa del Presidente russo, Vladimir Putin, all’indomani del varo del Corridoio Meridionale: un fascio di gasdotti, supportato dalla Commissione Europea, progettato dall’Azerbaijan all’Italia meridionale attraverso Georgia, Turchia, Grecia e Albania per veicolare in territorio UE gas azero e, così, diversificare le forniture europee di carburante.

Oltre che una contromossa geopolitica, l’accordo tra Russia e Ungheria rappresenta un affronto politico all’UE, dal momento in cui, solo una settimana prima, il Parlamento Europeo ha approvato una mozione che, in linea con le sanzioni che la comunità occidentale ha imposto a Mosca per l’aggressione militare all’Ucraina, ha invitato i Paesi UE coinvolti nel progetto ad abbandonare la realizzazione del Southstream.

Sia la Commissione Europea che la maggioranza delle forze politiche del Parlamento Europeo -popolari, socialisti e democratici, liberal-democratici, conservatori e verdi- hanno ritenuto un errore la realizzazione di un gasdotto che incrementa la dipendenza energetica dalla Russia, sopratutto in concomitanza con la violazione dell’integrità territoriale di Paesi terzi da parte dell’esercito di Mosca.

Tuttavia, per aggirare la posizione comune dell’UE, e realizzare i suoi piani energetici in Europa, Putin ha fatto leva sul già ben consolidato rapporto personale con Orban, che ha già portato alla firma tra Russia e Ungheria di una lunga serie di accordi economici, energetici e commerciali che hanno incrementato la presenza di capitali russi nel mercato ungherese.

L’energia come mezzo di pressione geopolitica

L’implementazione della realizzazione del Southstream dimostra la volontà di Putin di mantenere l’Europa come mercato principale per l’esportazione del gas russo, nonostante, ultimamente, Gazprom abbia guardato ai mercati dell’Asia e del Pacifico con contratti con la Cina e trattative per la fornitura di oro blu liquefatto ad altri Paesi dell’area del Pacifico.

Oltre che un calcolo meramente energetico, l’interesse della Russia per l’Europa è collegato ad un progetto di natura geopolitica, volto all’incremento della già considerevole influenza di Mosca nell’UE.

Putin mira infatti da un lato a mantenere alta la dipendenza energetica dei Paesi dell’UE per potersi avvalere del gas come arma di ricatto geopolitico, come già fatto da Mosca a più riprese nei confronti di Ucraina, Moldova e dei Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro-Orientale, a cui Gazprom ha sempre mantenuto prezzi alti l’importazione di energia.

D’altro canto, come dichiarato dal noto saggista Edward Lucas durante un’audizione presso il Parlamento britannico, l’incremento della dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia potrebbe favorire l’intervento militare di Mosca in alcuni Paesi membri dell’UE, come Estonia, Lituania, Estonia e Polonia.

A supporto della tesi di Lucas sono i recenti sconfinamenti di mezzi dell’aviazione militare russa negli spazi aeri non solo dei tre Paesi del Baltico, ma anche di Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America e Canada, fissati e riportati da autorevoli testate internazionali.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Europa diversifica le forniture di gas: a Baku varato il Corridoio Meridionale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 23, 2014

Il progetto, composto dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- consente all’Europa di incrementare la sicurezza energetica importando carburante dal territorio azero. Nel complesso, le infrastrutture, per cui è previsto un investimento di più di 45 Miliardi di Dollari, raggiungono una lunghezza di circa 2 Mila chilometri

Un insieme di gasdotti di circa 2 Mila chilometri dal Caucaso all’Italia, attraverso Turchia, Grecia ed Albania, senza contare le diramazioni che assicureranno a molti Paesi dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas. Nella giornata di sabato, 20 Settembre, a Baku, in Azerbaijan, è stato varato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti, supportato dall’Unione Europea, concepito per veicolare fino a 20 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato dall’Hurriyet Daily News, il Corridoio Meridionale è composto dal già esistente Gasdotto del Caucaso Sud Orientale, che veicola il gas dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia, dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP, che attraversa tutto il territorio turco- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- che conduce il carburante dalla Grecia alla Provincia di Brindisi attraverso l’Albania.

Oltre a questi tre gasdotti, il Corridoio Meridionale prevede alcune diramazioni, come il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- che conduce parte del gas dell’Azerbaijan dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -dove sarà immesso nel Corridoio Nord-Sud che conduce il gas dal rigassificatore croato di Krk fino alla Polonia- e l’Interconnettore Grecia-Bulgaria.

Nel suo complesso, il progetto è compartecipato, oltre che dai Governi dei Paesi interessati, anche da alcune compagnie energetiche, come il colosso azero SOCAR, quello britannico British Petroleum, quello norvegese Statoil, la compagnia francese Total, la tedesca E.On, la belga Fluxys, e la svizzera Axpo.

Soddisfazione per la realizzazione del Corridoio Meridionale, che come dichiarato dal Capo della SOCAR, Rovnag Abdullaev, comporta investimenti per più di 45 Miliardi di Dollari, è stata dichiarata dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che, come riportato dall’autorevole Trend, ha illustrato come il progetto sia necessario a garantire la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, che, ad oggi, dipende quasi esclusivamente da pochi fornitori che, spesso, si avvalgono dell’energia come arma di ricatto geopolitico.

Apprezzamenti sono stati dichiarati anche dal Ministro del Commercio britannico, John Livingston, che ha sottolineato come il Corridoio Meridionale, di cui si sta progettando il prolungamento dall’Italia alla Gran Bretagna, attraverso Svizzera, Germania, Francia e Belgio, sia necessario per lo sviluppo sia di tutti i Paesi interessati dal percorso dei gasdotti, che di tutti quelli dell’UE.

Pareri favorevoli all’infrastruttura sono stati dichiarato da altri rappresentanti dei Paesi coinvolti nel Corridoio Meridionale presenti all’inaugurazione, come, tra gli altri, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, il Premier greco, Antonis Samaras, e il Ministro dell’Energia albanese, Damian Gjiknuri.

Un successo anche del Governo Renzi

Degne di nota sono state le dichiarazioni del Viceministro dello Sviluppo Economico italiano, Claudio De Vincenti, che ha sottolineato come l’Italia sia tra i Paesi più attivi nella realizzazione del Corridoio Meridionale per perseguire una politica mirata alla messa in sicurezza delle proprie forniture di idrocarburi.

Ad oggi, l’Italia dipende quasi esclusivamente dalle forniture di gas di Algeria e Russia, ma con la realizzazione della TAP -l’ultimo tratto del Corridoio Meridionale- ha la possibilità di diventare l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan, e, così, di rafforzare notevolmente il suo peso energetico e politico in UE.

A volere fortemente la realizzazione della TAP, che oltre ad incrementare la sicurezza energetica dell’Italia è destinata a creare nuovi posti di lavoro, sono stati l’attuale Premier, Matteo Renzi, e i due Capi di Governo che lo hanno preceduto, Enrico Letta e Mario Monti.

Per quanto riguarda l’arco parlamentare, a sostenere la TAP, in Italia, sono stati Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica, Socialisti e parte di Forza Italia, mentre parere contrario all’ultimo tratto del Corridoio Meridionale è stato espresso da Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Sinistra-Ecologia-Libertà, Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia.

Esemplificativo della motivazione dell’opposizione di alcune forse politiche alla TAP è il loro totale assenso al Southstream: un gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, e dall’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, per incrementare la quantità di gas russo inviata in Italia.

A differenza della TAP, il Southstream non diversifica le forniture di gas per l’Italia e l’Europa e, per questo, è osteggiato alla Commissione Europea, che ritiene il gasdotto russo non in linea con i principi di rafforzamento della sicurezza energetica che l’UE si è posta con la realizzazione del Corridoio Meridionale e di una serie di rigassificatori in tutto il continente.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Gas: Anche Barroso presenta una proposta di politica energetica europea comune

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 29, 2014

Il Presidente della Commissione Europea sostiene la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione Europea, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e un maggior ruolo dell’Europa per aiutare i Paesi membri a negoziare contratti con gli Stati terzi. La proposta collima con l’Unione Energetica Europea del Premier polacco, Donald Tusk, che prevede anche maggiore solidarietà interna e un’Agenzia Unica UE per l’acquisto di gas da Paesi terzi.

È forse l’ultimo atto della Commissione Barroso, ma di sicuro è quello che può dare il via ad un provvedimento per garantire la sicurezza energetica e politica dell’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 27 Maggio, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha esposto le linee guida per una Comune Politica Energetica dell’UE in grado in tempi brevi, di affrontare le conseguenze legate all’instabilità politica dei Paesi del Nord Africa e, sopratutto, alla politica imperialista della Russia di Vladimir Putin.

Il progetto di Barroso prevede alcune priorità, come la messa in comunicazione di almeno il 15% dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE entro il 2015, e la realizzazione di infrastrutture per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas da quelle russe, norvegesi ed algerine, da cui l’Europa importa rispettivamente il 39%, il 33% e il 22% del fabbisogno complessivo di oro blu.

Queste infrastrutture sono, in primis, il Corridoio Meridionale -concepito per veicolare in Italia dalla Turchia attraverso Grecia ed Albania gas naturale proveniente dall’Azerbaijan- e rigassificatori atti ad importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Tra le priorità del progetto di Barroso, rientrano anche meccanismi di solidarietà tra gli Stati UE in caso di emergenza energetica, lo sviluppo delle fonti di energia indigene, tra cui le rinnovabili, e un maggiore ruolo della Commissione Europea nella fase preliminare dei negoziati per le forniture di gas tra Stati UE e Paesi terzi.

La proposta di Barroso, che sarà testata con una prova atta a verificare l’effettiva capacità degli attuali sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE di rispondere positivamente a possibili crisi energetiche provocate da Stati terzi, ricalca molto da vicino l’Unione Energetica Europea avanzata dal Premier polacco Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande.

Il progetto di Tusk, che riprende l’intuizione dell’ex-Presidente della Commissione Europea, il Francese Jacques Delors, prevede sei filari: realizzazione di un meccanismo solidaristico tra gli Stati UE, un maggiore impegno delle Istituzioni Europee per la costruzione di infrastrutture necessarie per la sicurezza energetica sopratutto dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, diversificazione delle forniture di gas, comune acquisto di gas per mezzo della creazione di un’Agenzia Europea per l’Importazione del gas, sfruttamento del carbone e dei giacimenti europei di shale.

La proposta di Tusk e Hollande è stata appoggiata dal Ministro dell’Energia lituano, Jaroslav Neverovic, e dal Premier ungherese, Viktor Orban, mentre il
Segretario di Stato per gli affari energetici ceco, Tomas Prouza, ha supportato il disegno ad eccezione della realizzazione dell’Agenzia Europea per l’acquisto di gas.

Sia la proposta di Barroso che quella di Tusk saranno discusse durante la prossima riunione del Consiglio Europeo.

La Bulgaria rimproverata per il Southstream

Nel frattempo, Barroso ha fortemente criticato la Bulgaria per l’appoggio dato al Southstream: gasdotto, progettato dalla Russia di Putin per incrementare la quantità di gas inviata da Mosca in Europa, che la Commissione Europea ha a più riprese ritenuto essere contrario alla politica UE di diversificazione delle forniture di gas.

Inoltre, la compagnia incaricata di realizzare il tratto in Bulgaria del Southstream, la russo-bulgara Stroytransgaz, appartiene ad un’ente, la Volga Group, appartenente a Gennady Timchenko: oligarca russo inserito nella lista delle persone russe a cui USA e UE hanno applicato sa zio mi per rispondere all’aggressione militare all’Ucraina.

Esempio contrario a quello della Bulgaria è la Lituania che, per decrementare la dipendenza dalle importazioni della Russia, da cui Vilna dipende per il 99% del suo fabbisogno complessivo di energia, si è accordata per l’importazione di gas liquefatto dal colosso norvegese Statoil.

Come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, l’LNG norvegese sarà importato in territorio lituano tramite il rigassificatore di Klaipeda: uno dei progetti necessari per decrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di energia dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

GAS: LA SOCAR RILEVA LA DESFA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 23, 2013

Il colosso energetico azero rileva il controllo della compagnia greca gestore del sistema di distribuzione del gas ellenico. Sempre più accesa la contesa tra TAP e Nabucco.

Un passo in Grecia con lo sguardo in Bulgaria per garantire la sicurezza energetica all’Unione Europea. Nella giornata di sabato, 22 Giugno, il colosso nazionale azero SOCAR ha raggiunto un accordo per l’acquisto della compagnia greca DESFA, incaricata della gestione del sistema di distribuzione del gas in terreno ellenico.

Come riportato da Natural Gas Europe, la SOCAR si è accordata per acquisire il possesso parziale della DESFA dal Fondo della Repubblica Ellenica di Sviluppo, mentre il restante 35% delle azioni dell’ente incaricato della distribuzione del gas in Grecia Sara ceduto da Atene in seguito ad un’asta pubblica.

L’acquisizione della DESFA da impulso alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan in Italia dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

Il Gasdotto Trans Adriatico è un progetto concorrente al Nabucco, conduttura progettata per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Austria dalla Turchia Occidentale via Romania, Ungheria e Bulgaria.

Proprio la Bulgaria e il Nabucco sono al centro degli interessi energetici di Unione Europea ed Azerbaijan, in quanto la SOCAR ha espresso l’intenzione di rifornire del proprio gas il gasdotto dalla verdiana denominazione e, tramite le condutture bulgare, anche la Grecia.

Particolare importanza è ricoperta dall’Interconnettore Grecia Bulgaria -IGB- concepito per veicolare gas dal territorio bulgaro a quello greco nel caso il Nabucco sia preferito alla TAP.

Il Nabucco e la TAP, gasdotti supportati dalla Commissione Europea, sono le due condutture candidate al trasporto del gas azero in Unione Europea tra le quali la SOCAR deve presto compiere una scelta.

La corsa alla DEPA ancora aperta

Decisiva per la realizzazione di Nabucco e TAP è anche la corsa per il controllo della compagnia nazionale DEPA, che il Governo greco ha messo all’asta per reperire le risorse necessarie a rispettare gli impegni finanziari presi con l’Unione Europea.

Dopo l’uscita dalla scalata del monopolista nazionale russo Gazprom, che è intenzionato a bloccare TAP e Nabucco per non perdere la posizione egemonica nel mercato del gas dell’UE, la SOCAR è favorita anche per l’acquisizione della compagnia nazionale greca.

Il possesso della DEPA da parte della SOCAR incentiva la realizzazione delle infrastrutture progettate dalla Commissione Europea per diversificare gli approvvigionamenti energetici UE con l’importazione diretta di gas azero.

Matteo Cazzulani

GAZPROM NON È PIU INTERESSATO ALLA GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 11, 2013

Il monopolista statale russo lascia la scalata alla compagnia nazionale energetica greca. La decisione garantisce la realizzazione dei piani per la diversificazione degli approvvigionamenti di gas dell’Unione Europea.

Un’operazione abbandonata o una decisione tattica da cui dipende l’indipendenza energetica europea. Nella giornata di lunedì, 10 Giugno, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha abbandonato la corsa per il possesso della compagnia nazionale energetica greca DEPA.

La decisione, che secondo una nota è stata assunta per evitare rischi, pone a serio rischio la realizzazione del progetto di svendita dei gioielli dell’industria nazionale progettato da Atene per rispettare la promessa fatta alla Trojka -Banca Centrale Europea, FMI e Unione Europea- per recuperare 2,6 Miliardi di Euro per risollevare la situazione economica del Paese.

Pur di mantenere Gazprom nella scalata, il Governo greco ha abbassato la percentuale di deposito richiesta, ed ha promesso il disimpegno del monopolista russo dall’operazione in caso di fuoriuscita della Grecia dall’Euro.

In cambio, Gazprom ha promesso la ristrutturazione del sistema infrastrutturale greco, e, secondo fonti ben accreditate, ha posto come condicio sine qua non la realizzazione del settore meridionale del Southstream.

Questo gasdotto è progettato dalla Russia per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno in Austria dalle coste meridionali russe, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia, mentre un ramo meridionale è stato pianificato dalla Grecia all’Italia.

Se realizzato, il Southstream blocca la costruzione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti -Nabucco e Gasdotto Trans Adriatico TAP- progettato dall’Unione Europea per veicolare gas dall’Azerbaijan, e, così, diminuire la dipendenza dalla Russia.

In particolare, infrastruttura interessata per quanto riguarda la Grecia è la TAP, progettata per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas azero in Italia dal confine greco-turco attraverso l’Albania, percorrendo il tracciato meridionale preventivato dal Southstream.

La rinuncia di Gazprom alla scalata alla DEPA segna da un lato un punto a favore per la realizzazione del Corridoio Meridionale, ma, dall’altro, può essere letta come una mossa tattica per ottenere dalla Grecia più concessioni in ambito geopolitico.

Per Vilna, Mosca è una minaccia geopolitica

A sottolineare la pericolosità della Russia è un rapporto del Dipartimento della Sicurezza dello Stato lituano, che ha ritenuto Gazprom la principale minaccia alla sicurezza nazionale della Lituania.

Secondo il Rapporto, la Russia si avvale dell’energia per mantenere il controllo geopolitico dei Paesi Baltici, e per questo è intenzionata a disturbare in ogni modo la diversificazione delle forniture che sta per essere approntata dalla Lituania.

Oltre alla realizzazione del rigassificatore di Klaipeda per importare LNG da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America, la Lituania, che dipende al 99% dal gas della Russia, ha deciso di integrare i gasdotti nazionali con il sistema infrastrutturale energetico europeo, come suggerito dalla Legge UE.

Matteo Cazzulani

RUSSIA E CINA SEMPRE PIÙ VICINE VERSO UNA NUOVA GUERRA FREDDA DELL’ENERGIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 1, 2013

Il monopolista statale russo del greggio Rosneft e il colosso statale cinese CNPC varano un accordo per la cooperazione in giacimenti in Russia nel Mare di Barents e in territorio di Mosca. La minaccia per l’Occidente data dall’accordo tra Pechino e il Cremlino

La Guerra Fredda è finita, ma un nuovo conflitto energetico mondiale sembra essere alle porte. Nella giornata di venerdì, 30 Maggio, Russia e Cina hanno rafforzato la cooperazione nel settore dell’energia.

Nello specifico, il monopolista statale russo del greggio Rosneft ha firmato un memorandum d’intesa con il colosso statale cinese CNPC per la cooperazione nei giacimenti della Russia situati nel Mare di Barents, della Pechora, nella penisola di Irkutsk, a Krasnoyarsk, e nella zone del Niemen.

L’accordo, comunicato con una nota da Rosneft, rafforza la cooperazione sino-russa in ambito energetico.

Dopo avere firmato un accordo per le forniture di 31 Milioni di Tonnellate di greggio da parte di Rosneft alla CNPC, Russia e Cina non sono però ancora giunte ad un accordo per quanto riguarda la questione della costruzione di un oleodotto necessario per veicolare il carburante.

La Russia ha infatti chiesto un intervento economico ingente da parte della Cina che, contraria, ha rifiutato, preferendo importare energia dal Turkmenistan, il quarto produttore al Mondo di gas.

La NATO sostiene lo Shale in UE

In risposta all’accordo tra Russia e Cina, la NATO sta valutando l’ipotesi di avvalersi del gas per rafforzare il Mondo Occidentale.

Come riportato in un rapporto sulla questione energetica, la NATO ha indicato come necessaria la costruzione dei gasdotti concepiti per veicolare gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa, come il Nabucco e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Tuttavia, la NATO vede con favore l’avvio dello sfruttamento del gas Shale in Europa: una manovra che permetterebbe all’UE di diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia e, nel contempo, renderebbe non prioritaria la realizzazione di infrastrutture per importare carburante dall’Azerbaijan.

La NATO da il suo supporto anche all’avvio delle esportazioni dello Shale dagli Stati Uniti d’America in Europa, un fatto che rafforzerebbe il mercato continentale del LNG.

Con l’avvio dello sfruttamento di Shale, gli USA hanno aumentato la produzione di gas, e, secondo le stime EIA, sono mossi a diventare il primo esportatore di LNG al Mondo, con particolare presenza in Asia.

Pre-accordi per l’importazione dello shale USA sono stati firmati da India, Corea del Sud, Taiwan e Singapore.

In USA, sia l’Amministrazione Presidenziale e la maggioranza al Congresso democratica che la minoranza repubblicana hanno sostenuto nel complesso l’avvio delle esportazioni dello Shale liquefatto in Europa.

Lo Shale è un tipo di gas estratto in rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Contraria allo Shale è la Russia che, secondo indiscrezioni, sostiene movimenti ambientalisti che protestano contro lo sfruttamento di oro blu non convenzionale per fermare la Rivoluzione Shale in Europa, dove i russi vogliono mantenere la loro egemonia sul piano geopolitico.

Matteo Cazzulani

SUEZ GAZ DE FRANCE ENTRA NEL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 29, 2013

Il colosso energetico francese rafforza il gasdotto dalla verdiana denominazione concepito per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea. Procedono anche TAP e IAP.

Un progetto che cresce per diminuire la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia. Nella giornata di lunedì, 27 Maggio, il colosso energetico francese Suez Gaz de France è entrato nel consorzio deputato alla realizzazione del gasdotto Nabucco.

Come riportato alla Trend dall’Amministratore Delegato del gasdotto dalla verdiana denominazione, Reinhard Mitschek, l’ingresso di Suez Gas de France da forza al Nabucco, e rende il gasdotto ancor più europeo, grazie alla presenza di un colosso energetico dell’Europa Occidentale.

Oltre che da Suez Gaz de France, il Nabucco è compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla turca BOTAS, dalla romena Transgaz, dalla bulgara BEH e dall’ungherese FGSZ.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione è pianificato per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno estratto in Azerbaijan dalla Turchia Occidentale in Austria, attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Il Nabucco, sostenuto dai Governi di Romania, Bulgaria, Austria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, è un progetto del Corridoio Meridionale, fascio di gasdotti progettato per veicolare il gas azero in Europa.

Firmato sostegno al Gasdotto Ionico Adriatico

Altri due gasdotti del Corridoio Meridionale sono il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- e il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP, che, sabato 25 Maggio, sono stati sostenuti da un accordo intergovernativo tra Albania, Croazia, Bosnia Erzegovina e Montenegro, a Tirana.

La TAP veicolerà 21 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Supportato politicamente da Italia, Grecia, Albania e Svizzera, il Gasdotto Trans Adriatico è compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On.

La IAP è concepita per veicolare il gas azero della TAP fino al terminale croato nell’isola di Krk, a sua volta collegato con il rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia, attraverso il Corridoio Nord-Sud.

Oltre agli enti coinvolti nella TAP, anche la croata Plinacro compartecipa nel Gasdotto Ionico Adriatico.

Matteo Cazzulani

GAS: ISRAELE SCOPRE IL TERZO GIACIMENTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 17, 2013

La piattaforma Kadish individua 3 Trilioni di piedi cubi di oro blu utili per rafforzare l’indipendenza energetica israeliana. Le esportazioni di gas in Europa, tramite la Turchia, destinate ad aumentare grazie al ruolo degli USA

Prezzi competitivi, sicurezza energetica, indipendenza dall’estero e consolidamento della posizione del mercato internazionale del gas. Nella giornata di mercoledì, 15 Maggio, Israele ha scoperto un giacimento di 2 trilioni di piedi cubi di gas presso la piattaforma Karish, al largo delle coste israeliane nel Mar Mediterraneo.

Come riportato da Natural Gas Asia, il giacimento consente ad Israele di diminuire i costi della bolletta energetica per il mercato interno e le importazioni di gas dall’estero.

Il Karish è il terzo giacimento di gas scoperto da Israele negli ultimi anni; nel 2009, sempre nel Mar Mediterraneo, il giacimento Tamar è stato scoperto, seguito, nel 2010, dal Leviathan.

L’avvio dello sfruttamento del Tamar, e quello programmato più tardi del Leviathan, permetteranno ad Israele di avviare le esportazioni di gas in Unione Europea, garantendo all’UE una fonte di approvvigionamento di gas alternativa a Russia ed Algeria.

Il progetto di esportazione del gas israeliano in Europa è stato reso possibile grazie al rappacificamento con la Turchia, dopo una lunga crisi diplomatica, fortemente voluto dal Presidente USA, Barack Obama.

Israele ha progettato la realizzazione di un gasdotto per veicolare il gas dei giacimenti del Mar Mediterraneo in Turchia.

I gasdotti del Corridoio Meridionale -TANAP, Nabucco e TAP- veicoleranno poi il gas israeliano in Unione Europea attraverso la penisola anatolica.

Russia, Siria e Giordania contrarie alle esportazioni di gas israeliano in UE

Il progetto, sostenuto da Israele, Turchia e dall’Unione Europea, ha incontrato l’opposizione di Giordania, Siria e Russia.

Il Cremlino ha espresso preoccupazione per la realizzazione di un disegno destinato a diminuire l’egemonia di Mosca nel mercato UE dell’energia.

Gas e gasdotti sono i mezzi di cui finora la Russia si è servita per realizzare nel Vecchio Continente scopi di natura squisitamente politica, come il controllo economico dell’Europa Orientale, e il contrasto all’allargamento dell’UE nel Mondo ex-sovietico.

Matteo Cazzulani