LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: LA CINA VUOLE LO SHALE

Posted in Cina, Guerra del gas by matteocazzulani on December 30, 2012

Accordo tra il colosso cinese Sinopec è quello USA ConocoPhilips per lo sfruttamento di oro blu non-convenzionale in territorio cinese. Pechino intenzionata a seguire l’esempio di India, Corea del Sud e Singapore.

L'ubicazione dei giacimenti di gas shale in Cina

L’ubicazione dei giacimenti di gas shale in Cina

Se tanta è la sete di gas è bene affidarsi all’esperienza per stringere un’alleanza finalizzata a sviluppare il potenziale energetico nazionale. Nella giornata di martedì, 25 Dicembre, il colosso energetico Sinopec Corporation e quello americano ConocoPhilips hanno firmato un accordo per lo sfruttamento del gas shale in Cina.

Come riportato dall’agenzia Xinhua, i due colossi energetici hanno avviato un programma di studi nella regione di Sichuan e nel blocco di Qijang. Inoltre, la ConocoPhilips aiuterà la Sinopec a sviluppare tecniche di sviluppo e sfruttamento del gas shale.

La decisione della Cina di sfruttare i giacimenti di gas shale ubicati sul suo territorio è legata al crescente fabbisogno di energia che Pechino continua a registrare negli ultimi tempi.

In seguito al mancato accordo con la Russia per l’aumento delle forniture di gas per motivi contrattuali, la Cina ha puntato sull’esportazione di carburante dal Turkmenistan: il quanrto Paese esportatore di gas al mondo, in cui Pechino controlla azioni in diversi giacimenti del Paese.

Gli Stati Uniti d’America rappresentano l’avanguardia nello sfruttamento dello shale. Con l’avvio della commercializzazione del gas non-convenzionale, gli USA hanno aumentato esponenzialmente le esportazioni di oro blu, ed hanno insidiato il primato finora detenuto dalla Russia.

Particolari benefici in Asia dall’incremento delle esportazioni USA è stato registrato da India, Corea de Sud e Singapore, con cui Washington ha firmato contratti per la vendita di gas shale liquefatto.

L’accordo tra la Sinopec e la ConocoPhilips, seppur non ai livelli degli altri Paesi asiatici, permette anche alla Cina di beneficiare dell’esperienza USA nello sfruttamento di gas non convenzionale.

Un’opportunità anche per l’Europa

Noto anche come Gas di Scisto, lo shale è un carburante ubicato in rocce porose a bassa profondità, estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi attuate in sicurezza solo in Nordamerica.

Secondo studi, notevole è la presenza di giacimenti shale anche in Europa, dove Polonia, Gran Bretagna, Germania, Lituania e Romania hanno dato avvio a studi per accertare l’effettiva presenza.

Ad ostacolare lo sfruttanti dello shale in Europa, che è stato vietati in Bulgaria e Francia, sono le lobby ecologiste e la Russia, che comprendo il fabbisogno UE per il 40%, èintenzionata a mantenere la propria egemonia energetica, e quindi anche politica, sul Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

GAS: IL QATAR AIUTA LA CROAZIA PER IL RIGASSIFICATORE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 29, 2012

Il colosso Qatargas firma con il governo croato un accordo per la costruzione di un terminale LNG coordinato con il Gasdotto Trans Adriatico e il Corridoio Nord-Sud. Il Giappone rileva azioni in Gran Bretagna per lo sfruttamento dei giacimenti marittimi.

Il percorso del Gasdotto Ionico Adriatico

Il percorso del Gasdotto Ionico Adriatico

I giapponesi alla conquista della Gran Bretagna con l’aiuto degli italiani. Lo scenario sembrerebbe legato a un sequel inerente alla Seconda Guerra Mondiale, ma in realtà, in maniera del tutto pacifica, il Giappone ha messo seriamente gli occhi sui giacimenti di greggio e gas in Gran Bretagna.

Come riportato da Natural Gas Europe, giovedì, 27 Dicembre, la compagnia giapponese JX Nippon Oil & Gas Exploration ha concordato l’acquisto delle azioni in 17 giacimenti di greggio e gas della Gran Bretagna dal colosso italiano ENI.

L’operazione, che si aggirerebbe attorno ai 2 Miliardi di Euro, pone la compagnia giapponese al fianco del colosso norvegese Statoil nello sfruttamento di una regione d’Europa ricca di gas naturale e greggio.

Come riportato da una nota della compagnia, la JX Nippon Oil % Gas Exploration punta a sfruttare in Gran Bretagna fino a 50 mila barili di greggio al giorno.

L’interesse giapponese al mercato energetico Europeo non è l’unico esempio di presenza di enti asiatici nel Vecchio Continente. Nella giornata di mercoledì’, 26 Dicembre, il colosso Quatargas ha firmato un accordo di 923 Milioni di Dollari con la Croazia per la costruzione di un rigassificatore dalla portata di 5 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato dalla Bloomberg, il Ministro dell’Energia croato, Ivan Vrdoljak, ha illustrato come il terminale LNG sia necessario sia per la sicurezza energetica di Zagabria, che per quella dell’Europa.

Il rigassificatore della Croazia rappresenta infatti il limite meridionale del Corridoio Nord-Sud: insieme di gasdotti di diversi Paesi UE collegati l’uno all’altro per consentire il trasporto di gas nel centro dell’Europa dal terminale LNG croato e dal rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia.

Oltre che per l’Europa, la costruzione del rigassificatore croato è importante anche per l’Italia. Come riportato dal Ministro Vrdoljak, il terminale sarà collegato attraverso il Gasdotto Ionico Adriatico – IAP – al Gasdotto Trans Adriatico – TAP: conduttura progettata per veicolare in Italia 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

Un ausilio alla diversificazione delle forniture di gas

Il funzionamento congiunto della TAP e del rigassificiatore di Croazia, assieme con l’intensivo sfruttamento dei giacimenti del Mare del Nord, consentirà alla Commissione Europea di implementare la politica di diversificazione delle forniture di gas dal quasi monopolio della Russia.

L’UE dipende dagli approvvigionamenti della Russia per il 40% del fabbisogno energetico complessivo.

Matteo Cazzulani

GAS: IVANISHVILI METTE IN DISCUSSIONE LA PARTNERSHIP TRA GEORGIA E AZERBAIJAN

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 28, 2012

Il Premier georgiano chiede un ribasso delle tariffe per l’oro blu, ventilando l’ipotesi di una rivalutazione degli accordi stretti con Baku per l’esportazione di gas azero in Turchia ed Europa. Tbilisi abbandona i piani energetici e geopolitici internazionali per concentrarsi esclusivamente sul livello regionale

Il leader di Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili

Il leader di Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili

Gas a buon mercato in cambio della prosecuzione dei progetti di transito del carburante dell’Azerbaijan in Europa. Nella giornata di giovedì, 26 Dicembre, il Premier georgiano, Bidzina Ivanishvili, si è recato in Azerbaijan per la prima visita ufficiale dalla sua nomina alla guida del governo di Tbilisi.

Come riportato dall’agenzia Trend, durante i colloqui, che hanno riguardato prevalentemente il tema energetico, Ivanishvili ha richiesto al Ministro dell’Energia azero, Natig Aliyev, uno sconto sulle forniture di gas che la Georgia importa dall’Azerbaijan.

Oltre al lato contrattuale, Ivanishvili ed Aliyev hanno affrontato anche la questione legata ad investimenti infrastrutturali già concordati, come l’implementazione del flusso di gas trasportato in Georgia a 45 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno, e il potenziamento in Georgia delle infrastrutture deputate al trasporto di carburante proveniente dall’Azerbaijan verso Turchia ed Europa.

La mossa di Ivanishvili, che tuttavia ha riconosciuto le tariffe vigenti per l’acquisto di gas azero come convenienti, è indicativa del nuovo corso della politica energetica della Georgia.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, il Premier georgiano, che per mantenere le promesse elettorali deve abbassare le tariffe per l’energia per la popolazione, sta riconsiderando gli accordi internazionali stretti dai precedenti Esecutivi con Paesi fornitori, tra cui l’Azerbaijan.

La partnership energetica tra Baku e Tbilisi si è rafforzata sotto i Governi “rosa” filo-occidentali fedeli all’Amministrazione del Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili.

Per assicurare all’Unione Europea forniture dirette di gas dall’Azerbaijan, il Capo di Stato georgiano – noto per avere guidato nel 2003 il processo democratico in Georgia noto come “Rivoluzione delle Rose” – ha sostenuto la costruzione di gasdotti deputati all’invio di oro blu tra il territorio azero e la Turchia.

D’altro canto, per l’Azerbaijan la Georgia rappresenta il Paese di transito più importante per la costruzione di infrastrutture deputate all’esportazione di carburante verso i mercati europei, nei quali Baku aspira ad espandersi per collocare i priori prodotti energetici, sopratutto considerando la crescente domanda di gas dell’UE.

Secondo indiscrezioni, Ivanishvili – che nelle Elezioni Parlamentari dell’Ottobre 2012 ha battuto la coalizione filo-presidenziale – per ottenere sconti sulle tariffe del gas importato a beneficio del mercato interno sarebbe pronto a mettere in discussione la realizzazione delle infrastrutture già programmate, e con esse il ruolo geopolitico finora assunto dalla Georgia.

La posizione del Premier georgiano – l’uomo più ricco di Georgia, che dopo essersi arricchito tra Russia e Francia si è dato alla politica nel suo Paese – è in linea con il nuovo corso della politica estera assunto dall’Esecutivo di Tbilisi.

All’indomani della vittoria nelle elezioni, Ivanishvili ha dichiarato che la Georgia avrebbe abbandonato il ruolo di attore della geopolitica mondiale assunto dai governi “rosa” filo-occidentali per limitarsi a quello di player regionale.

A serio repentaglio la sicurezza energetica UE

La messa in discussione del sodalizio energetico tra la Georgia e l’Azerbaijan che è stato seriamente ipotizzato dalla visita del Premier Georgiano in Azerbaijan, potrebbe avere serie conseguenze per la politica di diversificazione delle forniture di gas varata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza energetica dalla Russia.

L’alimentazione del Corridoio Meridionale – condutture progettate per veicolare il gas azero dalla Turchia ai Paesi dell’UE – è strettamente legata al transito del carburante dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso il Gasdotto del Caucaso del Sud.

Questa infrastruttura, che attraversa per intero il territorio georgiano, viene utilizzata dalla Georgia non solo come una conduttura da cui ottenere sconti in cambio dei diritti di transito del gas verso Occidente, ma anche come l’unica magistrale con cui Tbilisi soddisfa il proprio fabbisogno nazionale.

Matteo Cazzulani

USA VS RUSSIA: TRA OBAMA E PUTIN UNA NUOVA GUERRA FREDDA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 27, 2012

Il Presidente Statunitense condiziona le relazioni diplomatiche tra Washington e Mosca al rispetto dei diritti umani nella Federazione Russa. La questione del gas alla base della rottura tra la Casa Bianca e il Cremlino.

Il presidente russo, Vladimir Putin

Il presidente russo, Vladimir Putin

L’Obama promotore del dialogo con la Russia di Putin, spesso in maniera ostinata, che finora l’Europa ha conosciuto alla fine potrebbe non rivelarsi poi così accomodante con Mosca. Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il periodo dell’Avvento ha comportato un sensibile peggioramento delle relazioni tra USA e Russia.

Il contrasto tra Washington e Mosca è stato provocato dalla decisione del Presidente USA, Barack Obama, di firmare l’emendamento Jackson-Vanik: un atto politico che subordina le relazioni diplomatiche e commerciali tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa al rispetto dei diritti umani in Russia.

A rendere particolarmente dura la posizione di Obama è la clausola che prevede il congelamento dei beni in territorio USA e il divieto di ingresso negli Stati Uniti d’America per le personalità russe riconosciute colpevoli di mancato rispetto dei diritti fondamentali del cittadino.

L’atto firmato dal Presidente democratico, che è stato spesso accusato dalla minoranza repubblicana di essere troppo morbido nei confronti della Russia dell’autoritario Presidente Vladimir Putin e di altre democrature come l’Iran di Ahmadinejad e la Corea del Nord, è la conseguenza di una serie di provvedimenti ostili agli Stati Uniti d’America approvati di recente dalla Russia.

La Camera Bassa della Duma ha approvato il congelamento dei beni dei cittadini statunitensi ritenuti colpevoli di mancato rispetto dei diritti dei russi.

Un’altra misura fortemente nazionalistica è stata la decisione del Parlamento russo, confermata dal Presidente Putin, di espellere dalla Federazione Russa le Organizzazioni Non Governative statunitensi che ricevono sovvenzioni e aiuti dagli USA, tra cui la USAID: ente impegnato nello sviluppo della democrazia in diverse aree del Mondo.

Alla base del braccio di ferro tra Obama e Putin vi è una ragione di carattere energetico: con l’avvio dello sfruttamento dello shale – gas ubicato a basse profondità estraibile mediante sofisticate e sicure tecniche di fracking attuate finora solo in Nordamerica – gli USA hanno incrementato esponenzialmente le esportazioni di gas, arrivando ad insidiare il monopolio delle esportazioni di oro blu finora detenuto dalla Russia.

La nuova guerra fredda del gas si è fatta particolarmente evidente in Asia: regione del Mondo in cui l’Amministrazione democratica di Obama si è quasi unicamente concentrata – a differenza di quella repubblicana di George W. Bush, che ha preferito concentrarsi in Europa e Caucaso.

Washington ha rafforzato i legami energetici con l’India, aprendo alla gestione diretta dello sfruttamento di giacimenti shale statunitensi per i principali enti indiani ed aumentando l’esportazione di gas a Nuova Delhi.

Inoltre, gli USA hanno firmato contratti importanti per l’esportazione di gas in Corea del Sud e Singapore, aprendo anche a trattative con Cina e Giappone.

Dinnanzi all’espansione degli USA, la Russia ha risposto accelerando la costruzione dell’oleodotto Siberia Occidentale-Oceano Pacifico, con cui Cina e Giappone aumentano la dipendenza energetica dalle forniture russe.

Inoltre, Mosca ha rafforzato le relazioni energetiche con il Giappone, programmando l’avvio delle esportazioni di gas liquefatto in terra nipponica in cambio della compartecipazione dell’ente giapponese Itachi al Southstream: gasdotto avviato in Europa dal monopolista russo Gazprom per aumentare la dipendenza energetica alla Russia dell’Unione Europea – ad oggi legata al Cremlino per il 40% del fabbisogno complessivo continentale.

L’Europa sede della guerra fredda del gas tra USA e Russia

Proprio l’Europa potrebbe rivelarsi il nuovo campo di battaglia della guerra fredda del gas tra USA e Russia.

L’Amministrazione Presidenziale democratica, concordemente con la minoranza parlamentare repubblicana, ha sostenuto la necessità di avviare l’esportazione di shale liquefatto anche in Europa, con lo scopo di battere la concorrenza dei russi nel mercato europeo, e di consentire all’Unione Europea di diversificare le forniture di gas con approvvigionamenti sicuri e convenienti.

La battaglia in Europa si prospetta quantomai aspra, a causa della frammentazione del Vecchio Continente in stati ideologicamente filo-russi e Paesi convinti della reale necessità di diversificare gli approvvigionamenti di gas per l’UE.

La Russia può contare sul supporto di Francia e Germania, a cui ha concesso sconti sulle forniture di gas in cambio del sostegno politico ai piani energetici di Mosca in sede UE.

Il Cremlino si avvale del gas per realizzare una politica di divide et impera, e mantenere la propria egemonia energetica e politica in Europa.

Oltre alla costruzione di gasdotti che aumentano la dipendenza dell’UE da Mosca – come il Nordstream e il già citato Southstream – il Cremlino da un lato ha concesso sconti ai Paesi dell’Europa occidentale in cambio della loro fedeltà politica, dall’altro ha tenuto alte le tariffe per gli Stati dell’Europa Centro-Orientale.

Polonia, Lituania, Romania ed Ungheria – costrette a pagare a Mosca prezzi altissimi per il gas – sono tra i principali sostenitori della politica di diversificazione delle forniture di gas progettata dalla Commissione Europea per importare oro blu naturale direttamente dall’Azerbaijan mediante la costruzione di nuovi gasdotti – il Nabucco e la TAP – e gas liquefatto mediante la realizzazione di un massiccio numero di rigassificatori.

Polonia, Lituania e Romania, insieme con Germania e Gran Bretagna, sono tra i Paesi che hanno avviato in Europa la ricerca di gas shale, convinte che l’esempio statunitense possa costituire la chiave di volta per una nuova stagione della politica energetica internazionale.

Matteo Cazzulani

GAS: LA TAP PROGETTO DI INTERESSE NAZIONALE IN ALBANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 26, 2012

Il Governo albanese supporta il Gasdotto Trans Adriatico come priorità per l’indipendenza energetica della nazione. Il gasdotto farà dell’Italia l’hub in Europa del gas dell’Azerbaijan 

L'itinerario della TAP

L’itinerario della TAP

La trasparenza e la consultazione con i territori è una strategia che paga. Nella giornata di mercoledì, 25 Dicembre, l’Albania ha concesso lo status di progetto di interesse nazionale al Gasdotto Trans Adriatico – TAP.

Come riportato dall’autorevole Trend, la decisione è stata presa di persona dal Primo Ministro albanese, Sali Berisha, dopo che il consorzio deputato alla costruzione della TAP ha terminato consultazioni con le comunità dei territori in cui è prevista la costruzione della sezione di 209 chilometri del gasdotto.

Soddisfazione è stata espressa dal Direttore Generale della TAP, Kjetl Tungland, che ha sottolineato come il consorzio deputato alla costruzione del gasdotto lavorerà fianco a fianco con le Autorità di Tirana affinché il progetto possa garantire al più presto la sicurezza energetica dell’Albania.

Il pieno sostegno politico dell’Albania alla TAP è da considerarsi come estremamente positivo anche per l’Italia, in quanto il Gasdotto Trans Adriatico è progettato per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal confine tra Grecia e Turchia, attraverso il territorio albanese, fino in Puglia.

Con la realizzazione della TAP, compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera Axpo, e dalla tedesca E.On, l’Italia diventerà l’hub di distribuzione dell’oro blu di Azerbaijan in Europa, rafforzerà la sua posizione politica in seno all’Unione Europea, e creerà posti di lavoro in un momento di crisi occupazionale ed economica.

Chi ha compreso l’importanza della TAP è stato il Governo tecnico di Mario Monti. Nel Settembre 2012, il Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, con la firma di un documento ufficiale, ha concesso al Gasdotto Trans Adriatico il sostegno politico dell’Italia.

Sul piano economico, interesse a rilevare quote della TAP è stato espresso anche dalla seconda compagnia energetica italiana, Enel.

Sostenitrice della TAP è anche la Grecia, che il 19 Dicembre ha avviato le procedure per la firma dell’Accordo Governativo per la realizzazione dell’infrastruttura.

Un gasdotto per l’indipendenza energetica dell’UE

La TAP rientra nel Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti sostenuto dalla Commissione Europea per veicolare direttamente in Europa gas dall’Azerbaijan e limitare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture della Russia, che ad oggi coprono il 40% del fabbisogno complessivo UE.

Oltre all’Enel, anche il colosso britannico British Petroleum ha espresso interesse a rilevare importanti quote nel progetto.

Inoltre, la TAP ha siglato un accordo di cooperazione con il consorzio deputato allo sfruttamento del giacimento di Azerbaijan Shakh Deniz – compartecipato dal colosso azero SOCAR, British Petroleum, Statoil, dalla compagnia francese Total, dalla turca TPAO, e dalla russo-italiana LukAgip – da cui è previsto il rifornimento di gas per il funzionamento del Gasdotto Trans Adriatico.

Matteo Cazzulani

Gas: la Turchia diversifica le fonti di approvvigionamento

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 25, 2012

Il Governo turco aumenta le forniture dall’Algeria e punta sullo shale USA. Il sistema già diversificato di Ankara come modello per l’Unione Europea

Bene le forniture di gas dalla Russia, ma per garantire una reale indipendenza energetica e opportuno diversificare.

Nella giornata di lunedì, 23 Dicembre, la Turchia ha dichiarato l’intenzione di prolungare il contratto per le forniture di 4,4 Miliardi di metri cubi di gas liquefatto dall’Algeria.

Come riportato dalla Reuters, il ministro dell’energia turco, Taner Yildiz, ha dichiarato anche la volontà di aumentare la quantità di gas acquistata dallo Stato nordafricano a 6 Miliardi di metri cubi all’anno, e di prolungare la durata del contratto, in scadenza, a non meno di 5 anni.

Altro fronte di interesse per la politica energetica della Turchia sono gli Stati Uniti d’America. Yildiz ha dichiarato l’intenzione di firmare con gli USA un accordo per l’importazione di 6 Miliardi di metri cubi di gas liquefatto all’anno.

Con il sodalizio energetico con gli Stati Uniti d’America, la Turchia e il primo Paese europeo ad accogliere l’invito della Casa Bianca di importare gas shale liquefatto di provenienza USA.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale – gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, ad oggi sfruttato solo in Nordamerica – gli Stati Uniti d’America hanno aumentato esponenzialmente le esportazioni, ed hanno insidiato Russia, Iran, Qatar e Turkmenistan tra i primi esportatori di gas al Mondo.

Dopo avere firmato accordi per l’esportazione dello shale liquefatto in India, Corea del Sud e Singapore, l’Amministrazione Presidenziale del democratico Barack Obama, e la minoranza repubblicana in parlamento, hanno sostenuto la necessità di esportare carburante non convenzionale a buon mercato anche nel mercato UE per battere la concorrenza della Russia.

L’importanza della Turchia per la sicurezza energetica UE

La strategia di diversificazione delle forniture di gas della Turchia e legata alla volontà di Ankara di diminuire la dipendenza da Russia, Iran e Azerbaijan. Mosca rifornisce Ankara di 30 Miliardi di metri cubi di gas per mezzo del gasdotto Blue Stream – costruito dalla Russia alla Turchia sul fondale del Mar Nero con una portata di 16 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno – e del Gasdotto Trans Balcanico – che veicola via Moldova, Romania e Bulgaria 14 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

L’Iran rifornisce la Turchia di 10 miliardi di gas, mentre l’Azerbaijan assicura ad Ankara altri 6,6 Miliardi di metri cubi di oro blu attraverso il Gasdotto del Caucaso del Sud.

Proprio grazie al gas azero, la Turchia ricopre un ruolo fondamentale per l’indipendenza energetica dell’Unione Europea.

Attraverso il territorio turco e prevista la costruzione del Gasdotto Trans Anatolico: conduttura concepita per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno verso l’Unione Europea.

L’importazione del gas azero e un progetto voluto dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento dal quasi monopolio della Russia, che ad oggi controlla il 40% delle forniture complessive di oro blu per il Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

ENERGIA: LA BRITISH PETROLEUM PERDE IL SUO IMPERO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 24, 2012

Il colosso energetico britannico svende compartecipazioni in ricchi giacimenti di gas in Asia e Mare del Nord a compagnie del golfo persico e scozzesi. Consistente il risarcimento richiesto dalle Autorità USA per il disastro ecologico del 2010 nel Golfo del Messico.

Il presidente USA, Barack Obama

Il presidente USA, Barack Obama

37,2 Milioni di Dollari da ricompensare per il disastro ecologico del Golfo del Messico del 2010, e la British Petroleum liquida quasi tutto. Nella giornata di lunedì, 18 Dicembre, il colosso energetico britannico British Petroleum ha venduto il 34,3% delle azioni possedute nel giacimento di gas Yacheng, controllato a maggioranza dalla compagnia cinese CNOOC.

Il serbatoio di gas situato al largo delle coste sud della Cina, da cui il carburante è trasportato a Hong Kong tramite un gasdotto sottomarino di 780 chilometri, è stato ceduto alla compagnia del Kuwait KUFPEC, che si trova ora a gestire l’importante giacimento in tandem solitario coi cinesi.

Quello di Yacheng non è l’unico affare in uscita nel portafoglio della British Petroleum con una compagnia del Golfo Persico. Nel Novembre 2012, il colosso britannico ha venduto un considerevole numero di azioni possedute in alcuni giacimenti di gas nel Mare del Nord alla compagnia di Abu Dhabi TAQA.

Allo stesso tempo, il 50% del pacchetto azionario controllato nello Sean – ricco serbatoio di oro blu, ubicato sempre nel Mare del Nord, finora sfruttato in partnership con il colosso olandese Shell – è stato invece ceduto alla compagnia scozzese SPP.

Degna di nota è anche la svendita del 50% delle azioni della terza compagnia energetica russa TNK-BP al monopolista statale del greggio russo Rosneft. Tale passo, avvenuto nell’Ottobre 2012, ha permesso all’ente controllato direttamente dal Cremlino di diventare la prima Oil Company al Mondo.

La ragione della svendita di azioni da parte della British Petroleum è dovuta alla necessità di compensare i danni umani ed ambientali provocati nel Golfo del Messico.

Nel Marzo 2010, un incidente alla stazione di perforazione Deepwater Horizon ha dapprima comportato la morte di 11 lavoratori e, successivamente, ha riversato in mare 5 Milioni di barili di greggio, danneggiando gravemente l’ecosistema delle coste statunitensi del Golfo del Messico.

Secondo la Corte Federale USA, la British Petroleum deve risarcire 37 Milioni di Dollari, di cui 7,8 per danni all’economia locale.

Il verdetto, maturato dopo due anni dall’avvenimento, è stato contestato dal colosso britannico, in quanto la cifra richiesta è di gran lunga superiore alla dichiarazione dei redditi finora presentata dagli operatori della pesca e del turismo delle aree colpite dalla catastrofe ecologica.

Oltre al maxirisarcimento, il conto da pagare per la British Petroleum comporta anche i 4,5 Milioni di Dollari già versati al Dipartimento della Giustizia per il congelamento del procedimento inerente alla morte dei lavori della Deepwater Horizon, e la multa di 1,8 milioni di Dollari per i danni al territorio provocati nelle regioni Statunitensi del Golfo del Messico.

In aggiunta, presso il Tribunale Federale di New Orleans è stata depositata una denuncia da privati che hanno richiesto al colosso britannico il pagamento di un risarcimento di circa 8 Milioni di Dollari.

Tra USA e British Petroleum è guerra aperta

Oltre al danno economico, il colosso britannico ha subito anche conseguenze di carattere politico. Sempre alla fine di Novembre, l’Agenzia di Protezione dell’Ambiente USA ha vietato al Governo Federale la firma di ogni accordo con la British Petroleum.

Come riportato dalle sentenza, la durata della sanzione è commisurata al tempo impiegato dal colosso britannico per adottare procedure in linea con la legislazione federale USA in materia di sicurezza ambientale.

Con una nota ufficiale, nel Giugno del 2010, il Presidente USA, Barack Obama, ha ritenuto la fuoriuscita di greggio dalla Deepwater Horizon una catastrofe ambientale assimilabile a un terremoto e ad un uragano, ed ha promesso di impegnarsi affinché la British Petrolueum paghi per i danni provocati nel Golfo del Messico.

La mossa delle Autorità USA è tanto determinata quanto fortemente rischiosa. Fino al 2011, la British Petroleum è stato il primo fornitore di greggio per gli USA: il Paese leader nel rating mondiale degli Stati consumatori di oro nero.

Matteo Cazzulani

Gli USA lasciano l’Africa per puntare sullo shale in patria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 23, 2012

Il colosso energetico ConocoPhilips cede ad enti indonesiani e russi il controllo di giacimenti di greggio nel continente africano per concentrarsi sull’oro blu non convenzionale negli Stati Uniti. La crescita di Washington come Paese esportatore di carburante.

Un notevole disinvestimento dal continente nero per puntare tutto sul gas non convenzionale di casa propria. Nella giornata di lunedì, 18 Dicembre, il colosso energetico USA ConocoPhilips ha venduto tre dei giacimenti di greggio finora controllati in Algeria alla compagnia indonesiana Petramina.

L’operazione, dalla portata di 1,75 milioni di Dollari, rientra in un progetto ben più ampio che, come riportato da Gazeta Wyborcza, ha visto già in passato la vendita di azioni di giacimenti di greggio in Africa da parte di compagnie statunitensi ad enti energetici russi, come la Lukoil, con cui la ConocoPhilips ha stretto un’alleanza strategica.

La ragione del disimpegno USA nel mercato energetico africano e dettata dalla necessita di investire nello sfruttamento di giacimenti di gas shale negli Stati Uniti d’America.

La ConocoPhilips, assieme ad altri colossi USA come ExxonMobil e Chevron, hanno avviato di recente lo sfruttamento di gas non convenzionale in molti degli Stati USA, Texas e Pennsylvania in primis.

Lo shale e un gas presente in rocce porose poste a bassa profondità estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale, gli USA hanno notevolmente aumentato le esportazioni nazionali, insediando Russia, Iran, Qatar e Turkmenistan nella classifica mondiale dei Paesi esportatori di oro blu.

Gli Stati Uniti d’America hanno firmato contratti importanti con Corea del Sud, Singapore ed India per l’esportazione in Asia dello shale liquefatto.

L’Amministrazione democratica del Presidente Barack Obama, e la minoranza repubblicana, hanno anche sostenuto l’avvio delle esportazioni di shale a buon mercato in Europa, per permettere all’UE di diminuire la dipendenza dalle forniture di gas naturale della Russia.

I norvegesi interessati allo shale USA

A testimoniare il reale potenziale energetico degli Stati Uniti e anche l’impegno del colosso norvegese Statoil che, giovedì 20 Dicembre, ha rilevato il controllo negli USA per 590 Milioni di Dollari del giacimento di gas shale Marcellus.

L’operazione non e l’unica dimostrazione di interesse del colosso norvegese negli Stati Uniti: Statoil già controlla giacimenti di shale in Ohio, Virginia Occidentale, Montana, Texas e Nord Dakota.

Il colosso Norvegese ha inoltre pianificato entro il 2020 l’aumento dello sfruttamento di carburante non convenzionale in Nordamerica fino a 500 Mila barili all’anno.

Matteo Cazzulani

GAS: TRA UE E RUSSIA E’ GUERRA APERTA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 22, 2012

Il Presidente russo, Vladimir Putin, nel corso del Summit UE-Russia accusa l’Unione Europea di inciviltà e pretende l’estromissione dei gasdotti di Mosca dalla giurisdizione di Bruxelles. Il Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, mantiene le criticità in merito a Nordstream e Southstream

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Europa e Russia hanno interessi energetici diametralmente opposti e il vertice di venerdì, 21 Dicembre lo ha dimostrato, con il Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, fermi su posizioni antitetiche.

Come riportato alla Reuters, Barroso ha utilizzato il lessico della diplomazia per descrivere le relazioni tra UE e Russia in campo energetico, sottolineando come Bruxelles e Mosca sostengano differenti progetti di gasdotti per garantire la sicurezza energetica al Vecchio Continente.

A sua volta, sempre secondo la Reuters, Putin ha descritto come incivile il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE varata dal Parlamento Europeo per creare, e liberalizzare, un mercato unico europeo del gas, ed vietare a compagnie monopoliste la gestione congiunta della compravendita dell’oro blu e del trasporto del carburante.

La ratio delle parole forti di Putin è legata al Nordstream e al Southstream: due gasdotti progettati rispettivamente sul fondale del Mar Baltico e su quello del Mar Nero per aumentare la dipendenza dell’Europa dal gas della Russia, le cui forniture già coprono il 40% del fabbisogno complessivo UE.

Nello specifico, il Nordstream, attivo dal Febbraio 2012, veicola 55 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno dalla Russia alla Germania, bypassando Paesi UE politicamente osteggiati da Mosca come Polonia e Stati Baltici.

Il Southstream, la cui costruzione è stata avviata lo scorso 7 Dicembre, trasporta 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Come riportato dallo EU Observer, Putin ha preteso dai vertici UE l’estromissione dal Terzo Pacchetto Energetico di Nordstream, Southstream, NEL e OPAL – i due gasdotti che veicolano il gas trasportato dal Nordstream nel cuore dell’Europa Occidentale.

Al contrario, la Commissione Europea ha richiesto il rispetto della legge dell’Unione con l’apertura anche a enti terzi della gestione dei gasdotti progettati e controllati dal monopolista statale russo del gas, Gazprom – che è posseduto direttamente dal Cremlino.

Continua la guerra dei gasdotti tra Russia e UE

Parallelamente al Summit UE-Russia, il monopolista Gazprom ha incontrato i vertici politici dei Paesi in cui è previsto il transito del Southstream per fissare la data di avvio della costruzione del gasdotto.

Come riportato da Natural Gas Europe, In Slovenia ed Ungheria lo studio di fattibilità ambientale è a buon punto, mentre in Bulgaria la costruzione del Southstream è stata pianificata per il Giugno 2013.

Proprio la Bulgaria è stata al centro della controffensiva dell’UE alla battaglia dei gasdotti lanciata dalla Russia.

Sempre venerdì, 21 Dicembre, Il Governo bulgaro ha approvato lo studio di fattibilità ambientale del Nabucco: gasdotto progettato dalla Commissione Europea per importare 30 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dall’Azerbaijan per diminuire la dipendenza energetica UE dalla Russia.

Un sostegno al Nabucco è stato dato anche dal consorzio deputato alla gestione del giacimento azero Shakh Deniz: il serbatoio del gasdotto dalla verdiana denominazione.

Come riportato dall’agenzia Novinite, gli enti energetici del consorzio Shakh Deniz – il colosso azero SOCAR, quello norvegese Statoil, quello britannico British Petroleum, la compagnia francese Total, quella turca TPAO, e la russo-italiana LukAgip – hanno intenzione di rilevare la metà delle azioni del Nabucco.

L’operazione garantirebbe la funzionalità del progetto, ancora in fase di progettazione. Un simile passo è stato effettuato dal consorzio Shakh Deniz anche nei confronti del Gasdotto Trans Adriatico – TAP – l’altro gasdotto progettato per veicolare in Europa 21 miliardi di metri cubi di gas azero in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Matteo Cazzulani

GAS: ANCHE I PROGRESSISITI DI ROMANIA SOSTENGONO LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 21, 2012

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta, ritira la moratoria precedentemente posta e concede alla compagnia USA Chevron il via libera per lo sfruttamento di gas non convenzionale. Bucarest tra i Paesi che sostengono lo shale come Gran Bretagna, Polonia, Germania e Lituania.

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta

Convenienza e sicurezza energetica nazionale possono spingere capi di governo a radicali dietrofront in campo energetico. Nella giornata di giovedì, 20 Dicembre, il Primo Ministro romeno, Victor Ponta, ha avviato gli studi e lo sfruttamento del gas shale in Romania.

Come riportato da Romania Insider, Ponta, che è stato di recente confermato dal voto popolare alla guida del Governo romeno a capo di una coalizione socialista-liberale, ha concluso le trattative con la compagnia energetica USA Chevron: già impegnata nello sfruttamento dello shale in Polonia.

Ponta ha motivato la scelta di implementare lo sfruttamento dello shale in Romania con la convenienza economica e politica. Il gas non-convenzionale da un lato consente un notevole risparmio sul costo del carburante che oggi Bucarest acquista per 450 Dollari per Mille metri cubi dal monopolista russo del gas Gazprom.

Dall’altro lato, l’avvio dello sfruttamento dello shale permette alla Romania di diminuire in maniera sensibile la dipendenza energetica dalla Russia, le cui forniture ad oggi coprono gran parte del fabbisogno romeno, e il 40% di quello complessivo dell’Unione Europea.

La decisione di Ponta rappresenta una vera e propria inversione ad u della posizione dell’Unione Socialista-Liberale – la coalizione di Governo – nei confronti dello shale.

Appena investito Primo Ministro per la prima volta, nel Maggio 2012, Ponta, cavalcando l’onda ecologista, ha posto una moratoria sullo sfruttamento di gas non convenzionale in Romania, ed ha sostenuto la necessità di implementare le relazioni bilaterali con la Russia.

La posizione di Ponta ha comportato uno scontro con il Presidente, il moderato Traian Basescu, che, al contrario, ha sostenuto lo sfruttamento dello shale.

Inoltre, il Capo di Stato ha supportato la politica energetica varata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dal gas russo tramite la costruzione di nuovi gasdotti – il Corridoio Meridionale UE – atti al trasporto diretto di oro blu di Azerbaijan e Turkmenistan in Europa.

Con la nuova posizione del Premier Ponta, la Romania si schiera tra i Paesi UE che sostengono lo shale, al pari di Polonia – che possiede il giacimento di shake più capiente – Gran Bretagna, Germania e Lituania, dove il gas non-convenzionale è stato supportato da un altro governo di centro-sinistra.

Contrarie al gas non-convenzionale sono invece Bulgaria e Francia, dove è stata posta una moratoria sullo shale per motivazioni di carattere ambientale e pregiudiziale.

L’UE avvia consultazioni popolari sul gas non-convenzionale

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un gas non convenzionale ubicato in rocce porose a bassa profondità, estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking.

Ad oggi, lo shale è utilizzato con regolarità e sicurezza in Nordamerica, e il suo sfruttamento ha consentito agli USA di aumentare sensibilmente le proprie esportazioni di gas.

Come riportato dal portale di informazione wnp.pl, l’Unione Europea ha avviato una pubblica consultazione sullo shale dopo che il Parlamento Europeo, grazie al voto contrario di popolari e conservatori, ha respinto una proposta di moratoria sul gas non-convenzionale avanzata da Verdi e LiberalDemocratici.

Matteo Cazzulani