LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

YULIA TYMOSHENKO: EUROPE CONDEMS YANUKOVYCH REGIME IN UKRAINE M.Cazzulani official statement

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 30, 2013

The European Court of HR verdict is an extremely important sign Western democracies gave to a post Soviet dictatorship. Why democracy and HR must be a priority for all western societies

PHILADELPHIA, 04-30-2013. We can have all kind of doubts about today’s world, but one aspect is certain: HR and Democracy are a fundamental value for western civilizations: the USA and the EU.

On Tuesday, April 30th, the European Court of Human Rights described former Ukrainian PM Yulia Tymoshenko’s arrest as a politically motivated violation of the rights of the leader of Ukrainian democratic orange opposition.

European Court’s statement is a positive signal the Western world gave to Ukrainian President Viktor Yanukovych, who since his came to power in 2010 involved Ukraine in a post-Soviet dictatorship, similar to Alyaksandar Lukashenka’s one in Belarus.

Yulia Tymoshenko was arrested on October 2011 after an unfair and non-free trial, during which the Defense had no respected rights, and the same former Ukrainian PM was jailed before the verdict since August 2011.

Tymoshenko was jailed due to the urgent decision she brought to sign on January 2009 a new gas supplies contract with Russia, in order to recover the transit of Russian gas to the EU -as the same EU asked Tymosheko to do- that Moscow previously cut, aiming to destabilize Tymoshenko’s “pro-European” government.

Moreover, Tymoshenko was condemned once again for the bankrupt of YEESU, an energy concern she used to lead before becoming a politician in 1998.

Tymoshenko is also accused for the murder of Deputy Yevhen Shcherban: a fact occurred in 1996 in Donetsk, which de facto helped President Yanukovych political career.

Tymoshenko’s case is a story of HR violation in a corner of Europe. Those, few people, who had the possibility to assist to Tymoshenko trial, agree on that former Ukrainian Opposition was jailed because of a precise political design planed by President Yanukovych’s Administration.

The witnesses of this page of HR violation were heard in Europe by the European Commission, the Council of Europe, Germany, Sweden, Poland, Slovakia, Czech Republic, France, Austria and the UK. In the United States of America, the Presidential Administration, the Department of State, the Democrat lead Senate and the Republican lead House of Representative expressed a strong critic to the regress of democracy and the lack of freedom in Ukraine.

Appeals to free Tymoshenko and stop all political motivated trials in Ukraine, were addressed to Ukrainian President Yanukovych also by Canada, Australia, Russian Federation, Brazil, the Vatican.

Also NATO, the UN and almost all international ONGs engaged in the respect of HR condemned Tymoshenko’s arrest.

 

Nevertheless, several Western countries stood up with less energy than the situation required to do, as Italy and Spain. In Italy, witnesses of Tymoshenko trial were heard by few politicians and few ONG which are supposed to defend democracy in the World.

Several analysts in Italy just underlined the contradictions of Tymoshenko past life, which really exist, by this lead to hide the true nature of Tymoshenko’s case: an unacceptable violation of HR and a regress of democracy in a part of Europe.

The European Court of HR’s verdict gives justice to Tymoshenko and the Ukrainian Orange Democrats, and guarantees HR right activist for Ukraine –in particular to the few Italian ones- a satisfaction they did not received in their Homelands.

Nevertheless, Democracy and HR respect in Ukraine remain far to be a reality. Tymoshenko, and other Opposition’s activists, are still repressed and jailed, the freedom of press is not guaranteed, and President Yanukovych enlarged his personal powers over the Parliament.

 

To understand why Tymsohenko’s freedom, and more in general a democratic Ukraine, must be a priority for the Western world communities, we need to remember that just the spread of democracy worldwide allows the internal security –from the military, social and economic point of view- in those countries yet governed by democracy.

We have also to remember, that the defense of HR must be a priority worldwide. We can’t stand up for HR respect just in internal social matters, as the right to abortion and same sex marriage, and forget that in the world, not only in Ukraine, there are a lot of people suffering for the lack of Democracy and freedom.

Matteo Cazzulani

Free Lance Journalist and Witness of Tymoshenko trial

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YULIA TYMOSHENKO PERSEGUITATA POLITICA. IL VERDETTO DELL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 30, 2013

La Corte Europea per I Diritti Umani definisce il processo alla leader dell’Opposizone Democratica ucraina una violazione dei diritti umani. Gli arancioni esultano, mentre tace l’Amministrazione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Un processo motivato che ha costituito una violazione dei diritti umani. Questa e la sentenza emanata dalla Corte di Giustizia Europea per i Diriti Umani di Strasburgo che, martedi, 30 Aprile, si e espressa sul caso di Yulia Tymoshenko.

La Corte ha definito l’arresto dell’ex Primo Ministro ucraino una violazione dei diritti umani politicamente motivata e, cosi, ha de facto condannato la condotta del Presidenteucraino, Viktor Yanukovych, considerato il mandante dell’incarceramento della Tymoshenko e di un’altra decina d esponnti dell’Opposizione Democratica.

Felice la reazione dello shcieramento democratico in Ucraina, che ha richiestio al Presidente Yanukovych l’immediata scarcerazione della Tymoshenko. La figlia dell’ex-Primo Ministro, Yevhenia Tymoshenko, ha sottolineato come la madre sia in precarie condizioni di salute, e per questo necessiti di essere liberata immediatamente.

Bocche chiuse presso lo schieramento del Presidente, assente dalla Capitale, Kyiv, per una vacanza: un comportamento giustificato con la necessita di visionare meglio il testo della risoluzione.

Ma Yulia resta in carcere

Yulia Tymoshenko e stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni e mezzo di carcere, piu tre di interndiziona dala vita politica, dopo un processo irregolare, in cui la difesa e stata privata dei suoi diritti, e l’imputata e stata rinchiusa in carcere in misura preventiva dal 5 Agosto 2011, a meno di un mese dall’inizio del processo.

L’accusa mossa a carico della Tymoshenko e stato abuso d’ufficio per avere firmato da Primo Ministro, accordi energetici con la Russia nel Gennaio 2009, grazie ai quali l’Ucraina ha ripristinato, a caro prezzo, il fluso di gas verso l’Unione Europea che la Russia aveva preventivamente tagliato per destabilizzare il Governo ucraino “filooccidentale”.

La Tymoshenko ha poi subito un secondo arresto per gestione fraudolenta del colosso energetico YEESU, guidato prima della sua discesa in politica nel 1998.

Inolte, la Tymoshenko e stata accusata per l’omicidio del Deputato Yevhen Shcherba, avvenuto nel 1996 nell’aeroporto di Donetsk. Dal fatto a trarre beneficio e stato tuttavia il Presidente Yanukovych, che ha approfittato dell’uscita di scena di Shcherban per ascendere politicamente.

Il Mondo compatto attorno all Leader arancione

Condanna per il trattamento risercvato a Yulia Tymoshenko e stata espressa da Unione Europea, Stati Uniti d’America, NATO, ONU, OSCE, Consiglio d’Europa, Australia, Russa, Canada, Brasile, Vaticano, dal Dalai Lama, e da tutte le ONG Internazionali Indipendenti.

Nel 2004, la Tymoshenko e stata la guidadella Rivoluzione Arancione: processo democratico non violento che ha portato l’Ucraina a diventare, prima della salita al potere di Yanukovych, una moderna democrazia occidentale basata sulla divisione dei poteri e sul rispetto della Liberta di Stampa.

 

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA INCENTIVA LA RICERCA DI GAS NELL’OCEANO ARTICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 30, 2013

Il monopolista statale del gas russo appalta 20 concessioni in giacimenti dell’Oceano Artico. Il Giappone come obiettivo per avviare la corsa al controllo dell’Asia contro gli Stati Uniti d’America

L’Europa e l’Asia attraverso l’Oceano Artico e la Siberia sono gli obiettivi strategici della politica energetica della Russia.

Nella giornata di lunedì, 29 Aprile, il monopolista russo statale del gas, Gazprom, ha concesso 20 appalti per la collaborazione nello sfruttamento dei giacimenti nel Mare di Barents, in quello di Kara, in quello di Churki e in quello della Siberia Orientale.

Come riportato dall’agenzia Rosnedra, Gazprom vuole sfruttare una zona dell’Oceano Artico finora inesplorata, potenzialmente ricca di gas e greggio.

L’utilità dello sfruttamento dei giacimenti nell’Oceano Artico è dovuta principalmente ad aumentare l’esportazione di gas in Europa, dove Gazprom mantiene il quasi monopolio sulle forniture di gas.

In particolare, i giacimenti dell’Oceano Artico servono ad alimentare il Nordstream: gasdotto progettato per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia alla Germania attraverso il fondale del Mar Baltico.

Secondo i progetti, la Russia punta a prolungare il Nordstream alle coste dell’Inghilterra per rifornire di gas russo anche la Gran Bretagna, e per questo conta sullo sfruttamento supplementare dei giacimenti nell’Oceano Artico.

Oltre all’Europa, la Russia sta guardando anche all’Asia, dove Mosca non mantiene una condizione di predominanza, ed è per questo intenzionata ad ampliare la sua presenza.

Sempre lunedì, 29 Aprile, il Governatore della Regione di Sakhalin, Alexandr Khoroshavin, ha sollecitato il Giappone a cooperare nella realizzazione di un rigassificatore in grado di avviare le esportazioni di gas liquefatto dalla Russia in territorio giapponese.

La Russia considera il Giappone l’unico solido alleato sul piano energetico in Asia, dove Mosca deve fare i conti con la cospicua presenza degli Stati Uniti d’America.

La contesa del mercato asiatico del gas

Grazie allo sfruttamento dello shale -gas estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità estratto con sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica- gli USA si stanno preparando a prendere il primato sulle esportazioni di oro blu in Asia, sopratutto in India, Indonesia, Singapore e Corea del Sud.

Il Giappone considera la Russia un importante fornitore di gas che possa contribuire a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico dal nucleare, dopo il disastro alla centrale atomica di Fukushima.

Matteo Cazzulani

GAS: IL NABUCCO APRE LE OSTILITÀ CON LA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 29, 2013

I Ministri degli Esteri di Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria chiedono alla Commissione Europea appoggio unico alla conduttura dalla verdiana denominazione. Attaccato il progetto del Gasdotto Trans Adriatico

Una lettera per dichiarare una guerra civile UE tra i gasdotti. Nella giornata di venerdì, 26 Aprile, i Ministri degli Esteri dei Paesi interessati dalla realizzazione del Nabucco -Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria- hanno chiesto con una lettera il sostegno della Commissione Europea.

Il documento invita Bruxelles a dare u chiaro segnale di supporto al gasdotto dalla verdiana denominazione, progettato per veicolare in Austria 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan dalla Turchia occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

La richiesta dei Ministri degli Esteri dei quattro Paesi UE chiede inoltre alla Commissione Europea di sostenere unicamente il Nabucco a discapito del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Questo gasdotto è progettato in alternativa al Nabucco per veicolare 21 Miliardi di metri cubi del gas azero in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Tra le argomentazioni addotte in supporto del Nabucco, vi è la maggiore capacità di soddisfare il bisogno di diversificazione delle forniture di gas per l’Unione Europea per diminuire la dipendenza da Russia e Algeria.

Secondo gli autori della lettera, il Nabucco consente inoltre di rafforzare la realizzazione di un mercato unico dell’energia, e garantisce approvvigionamenti di gas a Paesi che, ad oggi, sono fortemente dipendenti dalle forniture della Russia.

La guerra civile dei gasdotti in seno all’UE

La lettera apre la volata tra i due progetti, su cui il consorzio deputato allo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz è chiamato ad esprimersi.

Finora, la Commissione Europea, dopo un iniziale appoggio al Nabucco, ha mantenuto una posizione di neutralità tra il gasdotto dalla verdiana denominazione e la TAP.

Il Nabucco è sostenuto economicamente dalla compagnia austriaca OMV, dall’ungherese MVV, dalla romena Transgaz, e dalla bulgara BEH.

La TAP, sostenuta politicamente da Italia, Grecia, Albania e Svizzera, è compartecipata dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On.

Matteo Cazzulani

SEMPRE PIÙ VIVA LA GUERRA ENERGETICA IN ASIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 28, 2013

USA ed India rinsaldano il legame per l’importazione di gas liquefatto. Gli indiani impegnati in una contesa militare con la Cina per il controllo delle importazioni dal Golfo Persico e dall’Africa dell’Est, mentre la Russia vede il Giappone come obiettivo strategico

L’Asia sta passando dall’essere il Continente della crescita esponenziale della popolazione al centro di una contesa energetica mondiale.

Nella giornata di giovedì, 25 Aprile, l’India ha firmato il secondo accordo per l’importazione di gas dagli Stati Uniti d’America.

L’accordo, firmato tra il colosso indiano Petronet e la compagnia statunitense United LNG, prevede l’esportazione per vent’anni di 360 Miliardi di metri cubi di gas.

L’oro blu destinato all’India sarà caricato su cargo navali presso il rigassificatore Main Pass Hub, nel Golfo del Messico.

L’accordo per l’esportazione di gas all’India entrerà in vigore non appena il Dipartimento dell’Energia USA dara il via libera all’esportazione di gas ai Paesi che non appartengono alla Zona di Libero Scambio.

La misura sta per essere approvata dopo che gli USA hanno avviato l’estrazione dello shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto mediante sofisticate tecniche di fracking utilizzate solo in Nordamerica.

Con il via libera del Dipartimento dell’Energia, tutti i contratti firmati dagli USA con India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia diventeranno effettivi, e Washington diverrà il primo paese esportatore di gas in Asia.

Dal punto di vista indiano, l’accordo tra la Petronet e la United LNG è il secondo contratto firmato tra i due Paesi per l’importazione di gas dagli USA all’India, dopo che un precedente documento ha permesso ad alcune compagnie indiane di avviare lo sfruttamento congiunto di alcuni giacimenti di shale statunitensi.

L’importanza per la parte indiana dell’accordo con gli USA è data anche dalla concorrenza in atto tra India e Cina per il controllo delle risorse energetiche del Golfo Persico e dell’Est Africa che, come riportato dall’agenzia UPI, sta sfociando anche sul piano militare.

Per contrastare gli approvvigionamenti indiani di gas dal Qatar, la Cina ha insediato basi militari a Gwadar, tra Pakistan e Iran, in Sri Lanka, in Myanmar, ed in Bangladesh.

Come pronta risposta, per contrastare l’importazione di greggio della Cina sempre dal Golfo Persico e dall’Africa, l’India ha dislocato la sua flotta nelle isole Andabar e Nicobar, per controllare il Golfo del Bengala e lo Stretto di Malacca.

Il patto tra USA ed India, e la presenza della Cina nella contesa, ha messo in allarme la Russia, che teme di perdere la contesa con gli Stati Uniti d’America per il controllo del mercato dell’energia asiatico.

Come riportato dalla Bloomberg, Mosca ha avviato le operazioni per concedere al colosso statale del greggio, Rosneft, la possibilità di esportare gas liquefatto in Asia, su cui finora il monopolio è spettato al monopolista statale del gas, Gazprom.

Il 18 Aprile, la Rosneft ha inoltre firmato un accordo con la compagnia giapponese Marubeni per l’esportazione di gas liquefatto in Giappone.

Come dichiarato dal Governo giapponese, che necessita di diversificare le fonti di approvvigionamento di energia dopo il disastro alla centrale atomica di Fukushima, il rapporto energetico con la Russia è considerato di fondamentale importanza per il Giappone.

Il Canada cementa l’alleanza con la Cina

Oltre a USA e Russia, un altro attore nella Guerra Energetica in Asia è il Canada, che vede il mercato asiatico come uno sbocco per la produzione interna di greggio.

Come dichiarato dal Premier canadese, Stephen Harper, il Canada punta a diversificare le esportazioni di greggio dal solo invio di oro nero agli USA.

Il 17 Aprile, il Premier Harper ha favorito l’avvio di investimenti cinesi in Canada, a partire dall’acquisizione della compagnia Nexen da parte del colosso cinese CNOOC.

Matteo Cazzulani

USA: SEMPRE PIÙ VICINA LA REALIZZAZIONE DEL KEYSTONE XL

Posted in Guerra del gas, USA by matteocazzulani on April 27, 2013

La Camera dei Rappresentanti approva una mozione che costringe il Presidente Obama a non ritardare la realizzazione dell’oleodotto. L’importanza dell’infrastruttura per gli USA

No a ritardi in un’infrastruttura di importanza fondamentale per la sicurezza nazionale.

Nella giornata di giovedì, 25 Aprile, la Commissione per le Risorse Naturali della Camera dei Rappresentanti statunitense ha approvato una mozione che impegna il Presidente USA, Barack Obama, a non ritardare la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL.

Nello specifico, il documento impegna l’Amministrazione Presidenziale a varare il Keystone XL entro i termini stabiliti, secondo l’itinerario concepito dalla compagnia Trans Canada Corporation.

Dal Canada, il Keystone XL trasporterà greggio fino alle raffinerie del Golfo del Messico attraverso Stati come Arkansas e Nebraska, che hanno espresso perplessità nei confronti del progetto, costringendo la Trans Canada Corporation a cambiare l’itinerario del progetto.

Il voto della Commissione Risorse Naturali della Camera dei Rappresentanti non è il primo provvedimento che incentiva la realizzazione del Keystone XL, poiché il Senato, nella sua proposta di budget, ha inserito la costruzione dell’oleodotto come priorità per la politica energetica statunitense.

Il si di democratici e repubblicani all’infrastruttura

Sul piano politico, Il provvedimento della Commissione Risorse Naturali è stato voluto dalla minoranza repubblicana, che controlla numericamente la Camera Bassa del Parlamento statunitense, per mettere in difficoltà i democratici, a cui appartiene il Presidente Obama, e che controlla il Senato.

Seppur ufficialmente favorevoli alla realizzazione del Keystone XL, come dimostrato dalla posizione del Senato, i democratici debbono confrontarsi con una minoranza interna vicina a frange ambientaliste, contraria al l’oleodotto per fattori di carattere ambientale.

Nonostante ciò, il Presidente Obama ha sostenuto l’oleodotto, così come il Dipartimento di Stato ha espresso parere favorevole all’infrastruttura.

Dubbi sono stati sollevati dal Dipartimento per le Risorse Ambientali, che ha richiesto al Dipartimento di Stato un esame approfondito della questione.

Matteo Cazzulani

GAS: LITUANIA E RUSSIA ANCORA AI AL BRACCIO DI FERRO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 26, 2013

Il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, non intende rinunciare al ricorso presentato all’Arbitrato di Stoccolma contro il monopolista statale russo Gazprom per condotta anticoncorrenziale. Mosca intenzionata a mantenere il monopolio energetico sull’Europa.

Sconti in cambio di nessuna concessione di carattere politico.

Nella giornata di giovedì, 25 Aprile, il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, ha dichiarato che la Lituania non intende rinunciare al ricorso presentato all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma contro il monopolista statale russo del gas Gazprom.

Come riportato dal Baltic Course, il Premier Butkevicius si è detto pronto ad avviare trattative per la revisione al ribasso delle tariffe per il gas importato con Gazprom, che controlla il 99% delle importazioni della Lituania.

Allo stesso tempo, il Premier Butkevicius ha evidenziato come il Governo lituano non intenda rinunciare al ricorso avviato presso la Corte Internazionale di Stoccolma, come richiesto da Gazprom in cambio della concessione dello sconto sulle forniture.

Nello specifico, Gazprom ha chiesto a Vilna di abbandonare il ricorso presentato per denunciare la condotta anticoncorrenziale del monopolista russo, dopo che l’ente energetico controllato dal Cremlino ha imposto tariffe altissime ai Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale.

Oltre ad incrementare le tariffe per gli Stati UE che dipendono maggiormente dalle forniture di gas della Russia, Gazprom ha concesso lauti sconti alle compagnie energetiche dell’Europa Occidentale, in cambio del loro sostegno, anche come lobby, alla politica energetica di Mosca in Europa.

Tra leggi, rigassificatori, gasdotti e shale

Per diminuire la dipendenza dalla Russia, la Lituania ha applicato alla lettera il Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che vieta la presenza di monopoli che controllano sia la compravendita che la distribuzione del gas.

Vilna ha provveduto al passaggio della compagnia Lietuvos Dujos, controllata da Gazprom, alla Amber Grid: ente incaricato di re-privatizzare la Lietuvos Dujos senza concedere quote a Gazprom.

Sempre in linea con le direttive della Commissione Europea, la Lituania ha avviato la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e USA e, così, diminuire la dipendenza dalla Russia.

Vilna ha concordato la realizzazione del Gasdotto Trans Baltico: infrastruttura supportata dalla Commissione Europea, concepita per veicolare LNG importato sempre da Qatar, Norvegia ed USA , dal rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia in Lituania.

Infine, la Lituania ha avviato la ricerca sul proprio territorio dello shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità sfruttato ad oggi con sofisticate tecniche di fracking solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani

GAS: RUSSIA ED AZERBAIJAN SI CONTENDONO LA GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 24, 2013

Atene inserisce clausole volute dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, per ottenere il controllo della compagnia nazionale greca. L’Azerbaijan ancora in corsa per garantire la diversificazione delle forniture di oro blu all’Europa

Una partita per il controllo del sistema energetico europeo che si sta combattendo nel cuore della Civiltà mediterranea. Nella giornata di lunedì, 22 Aprile, il Governo greco ha eliminato l’obbligo di imporre un deposito del 20% non rimborsabile per concorrere alla scalata della compagnia nazionale DEPA.

Come riportato da Natural Gas Europe, il Governo greco ha anche deciso di approvare una clausola per la restituzione del capitale investito alla compagnia vincitrice della scalata alla DEPA in caso di uscita della Grecia dalla Zona Euro.

Come riportato da Natural Gas Europe, ambo i provvedimenti sono stati fortemente voluti dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, interessato alla presa di possesso della DEPA.

Per Gazprom, la Grecia rappresenta un obiettivo importante per implementare l’espansione in Unione Europea ed incrementare la posizione di monopolio nel mercato energetico dell’UE -che ad oggi dipende dalle importazioni di gas dalla Russia per il 40% del fabbisogno continentale.

A contendere la scalata alla DEPA a Gazprom è il colosso energetico azero SOCAR, che ha avanzato un’offerta alla compagnia nazionale greca per garantire la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Questa infrastruttura, sostenuta dal Governo greco, è concepita dalla Commissione Europea per veicolare in Italia gas dall’Azerbaijan partendo dalla Grecia attraverso l’Albania, con lo scopo di diversificare le fonti di approvvigionamento dal monopolio di Russia ed Algeria.

Una decisione necessaria per fermare la crisi economica

La Grecia è costretta a cedere la DEPA per ripianare i debiti contratti per le operazioni di salvataggio del Paese nel corso della crisi economica.

Alla corsa alla compagnia greca solo inizialmente hanno preso parte il colosso italiano ENI e la compagnia francese Suez-Gaz de France, che poi si sono ritirate.

Matteo Cazzulani

TAP: ITALIA, GRECIA E ALBANIA FIRMANO UN ACCORDO DI PARTNERSHIP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 23, 2013

I Governi italiano, greco e albanese varano una Commissione Speciale per coordinare i lavori per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico. L’infrastruttura fondamentale per la diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea

Una lobby politica transnazionale per garantire la sicurezza energetica europea. Nella giornata di lunedì, 22 Aprile, a Roma, Italia, Grecia ed Albania hanno firmato un accordo di cooperazione internazionale per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

L’accordo prevede il varo di una CommissioneSpeciale per coordinare i lavori della TAP, e facilitare il contatto tra i tre Paesi impegnati nella realizzazione dell’infrastruttura.

Come dichiarato dal Viceministro dello Sviluppo Economico italiano, Claudio De Vincenti, l’accordo caratterizza un importante passo per i tre Paesi, per l’Europa meridionale e, più in generale, per tutto il Vecchio Continente.

Soddisfazione è stata espressa dal Vice Ministro dell’Energia greco, Makos Papayeorgiu, che ha sottolineato come la TAP sia fondamentale per assicurare la sicurezza energetica ai Paesi coinvolti nella realizzazione dell’infrastruttura.

Il Vice Ministro degli Esteri albanese, Edith Harxhi, ha infine evidenziato il valore politico della Commissione Speciale in sostegno al Gasdotto Trans Adriatico per portare all’effettiva realizzazione dell’infrastruttura.

La TAP è progettata per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Supportato economicamente dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e da quella tedesca E.On, il Gasdotto Trans Adriatico è sostenuto politicamente da Italia, Grecia, Albania, ed anche da Croazia e Svizzera, dove sono previste diramazioni della conduttura.

La TAP è uno dei progetti del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettato dall’UE per veicolare gas dall’Azerbaijan e, così, diminuire la dipendenza dalla Russia, da cui l’Europa importa il 40% del fabbisogno di gas complessivo.

La concorrenza del Nabucco

L’altro progetto del Corridoio Meridionale è il Nabucco: gasdotto concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno di provenienza azera in Austria dalla Turchia occidentale, attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Supportato economicamente dalla compagnia austriaca OMV, da quella ungherese MVV, da quella romena Transgaz, e dalla bulgara BEH, il Nabucco è sostenuto politicamente da Romania, Austria, Turchia, Slovacchia, Polonia e Bulgaria.

Matteo Cazzulani

POLONIA: LA RUSSIA PROVOCA DIMISSIONI DEL MINISTRO PRO-SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 22, 2013

Il Premier polacco, Donald Tusk, dimissiona il Ministro del Tesoro, Mikolaj Budzianowski, per il mancato controllo sulla compagnia nazionale PGNiG durante la firma tra l’ente russo-polacco EuRoPolGaz ed il monopolista statale russo Gazprom di un contratto per la realizzazione della seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa. In pericolo l’indipendenza energetica in Europa dal quasi monopolio del Cremlino.

Una questione complicata che ha portato ad una bufera politica nella capitale dello shale gas in Europa. Nella giornata di giovedì, 17 Aprile, il Premier polacco, Donald Tusk, ha dimissionato il Ministro del Tesoro, Mikolaj Budzianowski, per mancato controllo sulla compagnia energetica nazionale PGNiG.

La decisione di Tusk è stata presa in seguito all’esame di un rapporto preparato dal Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, sulla firma di un accordo tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la compagnia russo-polacca EuRoPolGaz -compartecipata al 50% ciascuno da PGNiG e Gazprom- per la realizzazione del secondo tratto del Gasdotto Yamal-Europa.

Dal rapporto si evince che il Ministro Budzianowski non è stato informato sulla stipula di un preaccordo che getta le basi per la costruzione di un’infrastruttura destinata ad incrementare il peso della Russia nel mercato energetico dell’Unione Europea -che dipende dalle forniture di Mosca per il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

La seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa è progettata per veicolare 15 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno dalla Bielorussia all’Ungheria tramite Polonia e Slovacchia.

Se realizzata, l’infrastruttura non solo aumenta la quantità di gas russo trasportata in UE, ma blocca la realizzazione del Corridoio Nord-Sud.

Il Corridoio Nord-Sud è stato progettato dalla Commissione Europea per collegare il rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia, con quello di Krk, in Croazia, concepiti per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dell’UE dal monopolio della Russia attraverso la ricezione di oro blu liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia, e Stati Uniti d’America.

Il Premier Tusk ha dichiarato che la mancanza di informazioni di Budzianowski ha caratterizzato un rischio per la sicurezza energetica della Polonia, tanto da sollevare dal l’incarico il Ministro.

Budzianowski, autore di una carriera fulminea nel giro di poco tempo, già in passato ha avuto posizioni discutibili in determinate questioni di sua competenza, come la gestione della situazione della compagnia aerea di bandiera polacca LOT.

Budzianowski è stato tuttavia uno dei più accesi sostenitori dell’avvio dello sfruttamento in Polonia del gas Shale: oro blu ubicato a bassa profondità estratto mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Secondo diverse stime, la Polonia possiede il giacimento di shale più ricco d’Europa, il cui sfruttamento consentirebbe a Varsavia di azzerare la dipendenza dall’importazione di gas naturale dalla Russia.

Mosca, che ad oggi rifornisce l’82% del fabbisogno dell’economia polacca, sta conducendo una campagna contro l’estrazione di gas non-convenzionale in Europa, anche sostenendo movimenti ambientalisti ed una campagna di disinformazione sia sulle potenzialità, che sulle procedure di sfruttamento dello shale -che ha portato gli USA ad affermarsi nel mercato dell’Asia a discapito proprio dei piani di espansione di Mosca.

Il siluramento di Budzianowski, che ha caldeggiato l’avvio immediato dell’estrazione di shale in Polonia, rappresenta dunque un colpo ai progetti di indipendenza energetica di Varsavia, e più un generale dell’Unione Europea, dalla Russia.

Il nuovo ministro del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, ha dichiarato che la realizzazione della seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa non rientra tra le iniziative del Governo polacco, che, in ambito energetico, mantiene l’intenzione di diversificare gli approvvigionamenti di energia dal monopolio della Russia.

La posizione poco chiara degli alleati di Governo di Tusk

Il Premier Tusk ha dichiarato il varo di un apposito Ministero dell’Energia per affrontare la questione in maniera attenta ed accurata.

La guida del nuovo Dicastero sarà concordata tra la Piattaforma Civica -PO, la Forza Politica di orientamento cristiano-democratico del Premier Tusk- e gli alleati di Governo del Partito contadino -PSL.

Proprio al PSL è legato un sospetto sulla questione che ha portato al dimissionamento di Budzianowski, in quanto la firma del memorandum tra Gazprom ed EuRoPolGaz per la realizzazione della seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa è stata anticipata da un incontro tra il Capo PSL, Janusz Piechocinski, e il Direttore della compagnia russo-polacca, Miroslaw Dobrut.

Già in passato, esponenti del PSL si sono dimostrati inclini ad accettare ricatti energetici imposti dalla Russia alla Polonia, come il contratto per l’acquisizione del controllo dei gasdotti polacchi nel 2010-firmato dall’ex-Vicepremier, Waldemar Pawlak, poi bloccato dalla Commissione Europea- e la realizzazione del primo tratto del Gasdotto Yamal-Europa, nel 1993 -voluto dal PSL, allora membro di una coalizione di governo con i Socialdemocratici del SLD.

Matteo Cazzulani