LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

NIHIL NOVI IN BIELORUSSIA: PER LUKASHENKA UN’ALTRA “CONFERMA” DALLE URNE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 24, 2012

Caroselli elettorali, coercizione al voto, e un’opposizione divisa hanno consentito al Dittatore bielorusso di ottenere una conferma elettorale nelle Elezioni Parlamentari di Domenica, 23 Settembre. Pochi i giornalisti e gli osservatori internazionali ammessi per monitorare la consultazione. 

Il dittatore bielorusso, Alyaksandr Lukashenka

Nel 2004, il dissidente politico bielorusso Syarhyey Kalakin in una conferenza stampa ha comunicato, grazie ad una soffiata di una talpa vicina alle Autorità, gli esiti esatti delle Elezioni Parlamentari a due settimane dal loro svolgimento, nelle quali a vincere, con percentuali plebiscitarie, sarebbe stato – come poi effettivamente avvenuto – lo schieramento fedele al Dittatore della Bielorussia, Alyaksandr Lukashenka.

Pronosticare l’ennesima vittoria a valanga per il Bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – dopo la tornata elettorale di Domenica, 23 Settembre, è ancor più semplice e scontato rispetto a quanto fatto da Kalakin nel 2004.

A consentire percentuali bulgare allo schieramento che sostiene il Presidente bielorusso sono state le solite tecniche di manipolazione del voto attuate dalle Autorità del politiche sin dalla salita al potere di Lukashenka, nel 1994.

L’Organizzazione Non Governativa bielorussa Viasna, impegnata nel rispetto dei Diritti Civili in Bielorussia, è stata affiancata da un numero esiguo di osservatori internazionali, per via delle limitazioni nel rilascio dei visti che le Autorità di Minsk hanno approntato per il periodo dello svolgimento della consultazione elettorale.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza dall’esponente di Viasna, Valancin Stefanovych, in tutto il Paese sono stati organizzati i cosiddetti “caroselli elettorali”: autobus incaricati di portare elettori a votare, ovviamente a favore dello shcieramento pro-Lukashenka, in più di un seggio.

Oltre al trasporto gratuito, presso i seggi gli elettori hanno beneficiato di vettovaglie e prodotti alimentari: offerti a quantità maggiorata ai tanti che hanno fornito prove di avere votato per lo schieramento filo-presidenziale.

Nella campagna di induzione al voto non sono mancati anche metodi coercitivi, come le minacce di licenziamento e di espulsione da scuole ed Università nei confronti di operai, impiegati e studenti: costretti a spendere ore del riposo domenicale, o a recarsi ai seggi nelle giornate di venerdì e sabato – la votazione ha avuto luogo su tre giorni – per sostenere, con il loro voto, il regime.

Cronaca di ordinaria repressione anche per quanto riguarda l’atteggiamento assunto dalla polizia nei confronti di oppositori e giornalisti. Alla vigilia dell’apertura delle urne, alcuni attivisti del movimento Di La Verità, che stavano distribuendo materiale elettorale presso un supermercato, sono stati arrestati assieme ad alcuni giornalisti della Reuters, dell’Associated Press, e di altre agenzie di stampa internazionali che stavano documentando quanto accadeva.

Nella medesima giornata, a Mohylev, sei cittadini di Unione Europea e Stati Uniti d’America sono stati rinchiusi in carcere per avere organizzato un seminario pubblico dedicato all’imminente tornata elettorale, con l’accusa di vilipendio dell’immagine della Bielorussia e diffusione di informazioni false e tendenziose.

A urne chiuse, ma a scrutini ancora in corso, il Presidente Lukashenka ha cantato vittoria, sottolineando come il suo Paese abbia dato l’ennesima prova di maturità democratica in un’Elezione Parlamentare di importanza fondamentale per il futuro dei figli del popolo bielorusso.

Inoltre, il Bat’ka ha criticato le accuse mosse a suo carico per mancato rispetto della libertà di parola e di espressione, ed ha invitato l’Occidente a prendere esempio dalla democrazia bielorussa.

Responsabilità per la vittoria a valanga di Lukashenka sono da addossare anche alle opposizioni, che non sono state in grado di cooperare ed unire le forze per creare un unico schieramento anti-governativo.

Dopo la decisione delle Autorità di non permettere la corsa a un seggio ai Leader del dissenso, tra cui lo storico oppositore di Lukashenka, Alyaksandr Milinkevich, i due principali partiti dello schieramento democratico – il Fronte Nazionale Bielorusso e il Partito Nazionale Civico – hanno ritirato tutte le loro candidature. I soggetti politici rimasti in corsa – il partito socialdemocratico Hramada, il partito Mondo Giusto, e Di La Verità – hanno optato per la battaglia in solitaria.

Lukashenka guarda alla Russia

Dopo le Elezioni Parlamentari, Alyaksandr Lukashenka resta libero di attuare una politica estera schizofrenica, destinata ad accentuare la dipendenza della Bielorussia nei confronti della Russia sul piano politico, economico ed energetico.

Nella giornata di Domenica, 16 Settembre, Lukashenka ha incontrato a Sochi il Presidente russo, Vladimir Putin, per confermare le tappe dell’integrazione della Biielorussia nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico voluto da Mosca per sancire l’egemonia del Cremlino nell’URSS di un tempo.

Inoltre, i due Presidenti hanno concordato l’avvio della costruzione di una centrale nucleare in Bielorussia, a Ostrovets, compartecipata da compagnie russe e bielorusse.

L’asse di ferro tra Mosca e Minsk è stato confermato mercoledì, 19 Settembre, dall’incontro a Mosca tra il nuovo Ministro degli Esteri bielorusso, Uladzimir Makey, e il suo collega russo, Sergey Lavrov. Per Makey, si è trattato della prima visita da capo della Diplomazia della Bielorussia.

Totalmente assenti sono invece i rapporti con l’Unione Europea, che ha deciso di chiudere i rapporti diplomatici con la Bielorussia dopo l’espulsione dal territorio bielorusso dell’Ambasciatore della Svezia Stefan Ericsson: ritenuto responsabile dell’azione dimostrativa organizzata dall’associazione svedese Studio Total.

Con un aereo partito da Vilna, la capitale della Lituania, attivisti della Studio Total, abbigliati con maschere da orso, hanno riversato su Minsk volantini inneggiati al rispetto della libertà di stampa e di parola: un gesto mal sopportato dalle Autorità bielorusse.

I rapporti tra l’UE e la Bielorussia si sono incrinati già nel Dicembre 2010, quando a seguito della falsificazione di massa delle Elezioni Presidenziali bielorusse – in cui i candidati alternativi a Lukashenka sono stati picchiati ed arrestati – Bruxelles ha escluso Minsk dalla Politica di Partenariato Orientale: iniziativa europea, voluta da Svezia e Polonia, per preparare i Paesi dell’Europa Orientale – Bielorussia, Ucraina, Moldova, Georgia, Azerbajdzhan ed Armenia – all’integrazione politica ed economica nelle strutture del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

TRA SVEZIA E BIELORUSSIA E’ CRISI DIPLOMATICA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on August 4, 2012

Cacciato l’Ambasciatore svedese a Minsk, Stefan Ericsson, noto per il fluente bielorusso ed il ruolo attivo profuso nel rafforzamento dei rapporti bilaterali nel campo della cultura, della musica. Un’iniziativa svedese in sostegno della libertà di stampa la causa che avrebbe spinto il dittatore Alyaksandar Lukashenka ad allontanare il Diplomatico

il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Via l'”Ambasciatore letterato” per il suo sostegno alla cultura bielorussa e alla libertà di stampa. Nella giornata di venerdì, 3 Agosto, l’Addetto del Ministero degli esteri bielorusso, Andrej Savinykh, ha comunicato la decisione inerente all’allontanamento dalla Bielorussia dell’Ambasciatore della Svezia, Stefan Ericsson: ritenuto dalle Autorità di Minsk persona non grata.

In particolare, il Ministero degli Esteri bielorusso ha specificato che nei confronti di Ericsson non è stato applicato alcun provvedimento di espulsione. Bensì, Minsk ha ritenuto opportuno non prolungare l’accredito dello svedese presso il corpo consolare di Stoccolma dopo sette anni di onorato servizio.

In effetti Ericsson ha passato sì sette anni in Bielorussia, ma durante i primi tre, dal 2005 al 2008, ha lavorato presso il Consolato di Minsk. Successivamente, egli è stato promosso al rango di Ambasciatore, e, in soli 4 anni, si è distinto per lo straordinario impegno profuso nello sviluppo dei rapporti tra Svezia e Bielorussia.

Ericsson è stato tra i più vivi sostenitori del Partenariato Orientale dell’Unione Europea, varato da Bruxelles, su iniziativa polacca e svedese, per avviare il processo di integrazione nell’UE dei Paesi dell’Europa Orientale: Georgia, Ucraina, Moldova, Azerbajdzhan, Armenia e, per l’appunto, Bielorussia.

Infine, l’Ambasciatore della Svezia è stato l’unico esponente di un corpo diplomatico del’UE a padroneggiare fluentemente – e senza accento – la lingua bielorussa, al punto da consacrare il tempo libero alla traduzione in svedese di opere letterarie di autori molto noti, come Vasyl Bukau e Uladzimir Arlou. Inoltre, Ericsson ha promosso a Stoccolma l’organizzazione di concerti di bande rock provenienti da Minsk.

Come riportato su Gazeta Wyborcza da Andrzej Poczobut – giornalista che in più di un’occasione è stato vittima di arresti da parte delle Autorità bielorusse per via della sua professione – a provocare l’allontanamento di Ericsson è stato l’episodio legato al volo organizzato dalla compagnia svedese Studio Total.

Essa, con un aereo partito da Vilna, è riuscita ad eludere la sorveglianza delle forze dell’aviazione bielorusse e, giunta su Minsk, ha riversato tra la gente volantini inneggianti la libertà di stampa e il diritto alla libera espressione.

Tanto sarebbe bastato per portare il dittatore bielorusso, Alyaksandr Lukashenka, a decretare la cacciata dell’Ambasciatore svedese e, più in generale, l’apertura della crisi politica tra Bielorussia e Svezia. A Minsk, il Bat’ka – com’è definito Lukashenka in Patria – mal digerisce l’attività dei giornalisti non controllati dal regime, al punto da ricorrere in maniera sistematica ad arresti e repressioni di ogni genere nei confronti degli operatori della stampa e delle televisioni.

Un esempio è il trattamento riservato alla Belsat: televisione libera, promossa dal Governo polacco per dare una voce al dissenso e per rompere il monopolio delle emittenti filo-governative, che è stata più volte oscurata e privata, per mezzo di espulsioni, dei suoi corrispondenti in Bielorussia.

La crisi è anche con l’Europa

Il Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, ha promesso una pronta risposta da parte delle Autorità della Svezia. Già due diplomatici bielorussi sono stati espulsi dalla Svezia, ed altre simili iniziative potrebbero seguire. “Lukashenka ha deciso di cacciare il nostro Ambasciatore – ha scritto Bildt sulla sua pagina Twitter – il regime in Bielorussia mostra il suo vero volto”.

Il caso legato ad Ericsson può trasformarsi presto in una questione diretta tra la Bielorussia e l’Unione Europea. La Svezia è uno dei più accesi promotori del progetto di Partenariato Orientale, e il ruolo diplomatico di Stoccolma a Minsk è fondamentale per lo sviluppo delle relazioni euro-bielorusse.

I rapporti tra Unione Europea e Bielorussia sono notevolmente peggiorati dal Dicembre 2010, quando, nel corso delle Elezioni Presidenziali, Lukashenka ha fatto arrestare, e in molti casi anche picchiare, i suoi concorrenti.

Tra essi, il Coordinatore dell’Associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikau, l’esponente del liberale Partito Civico Unito, Yaroslau Romanchuk, il poeta confidato dell’Associazione “Di la verità”, Uladzimir Nyaklyayeu, ed il segretario del partito scialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych.

Matteo Cazzulani