LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Nuova Via della Seta: l’Ucraina unisce Europa e Cina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 19, 2016

Avviato un nuovo itinerario per veicolare merci e prodotti dal territorio UE a quello cinese attraverso Ucraina, Georgia, Azerbaijan e Kazakhstan. Realizzata l’intuizione del Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili, atta a porre il Mar Nero al centro di una via di scambio veloce e sicura tra Bruxelles e Pechino



Varsavia – La Cina è più vicina, oggi anche grazie all’Ucraina. Nella giornata di venerdì, 15 Gennaio, presso il porto di Illichivsk, vicino ad Odessa, è stata inaugurata la Nuova Via della Seta: un percorso di 5.400 chilometri via mare e terra per il trasporto di merci, prodotti agricoli, industriali e alimentari dalla Lituania alla Cina tramite Ucraina, Georgia, Azerbaijan e Kazakhstan.

Il progetto, inaugurato con la partenza di un primo carico-pilota di prodotti ucraini destinati al settore ferroviario cinese, è frutto di un’intesa che il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il suo collega del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, hanno raggiunto lo scorso 12 Gennaio. 

I due Presidenti, sulla base di accordi precedentemente raggiunti tra il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, e i Capi di Governo dei Paesi interessati, hanno convenuto in merito alla necessità di varare un corridoio per la circolazione delle merci tra Europa Centro Orientale, Caucaso ed Asia centrale più corto rispetto a quello che, attualmente, passa attraverso la Russia.

Importante per il varo della Via della Seta è stato anche il ruolo del Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili, che già ai tempi in cui ricopriva la carica di Presidente della Georgia ha fortemente voluto la realizzazione del progetto per sfruttare al massimo le potenzialità di una regione, quella del Mar Nero, che può collegare due potenze economiche quali Unione Europea e Cina in maniera veloce e sicura.

Tuttavia, oltre ad agricoltura, industria ed alimentari, nella Nuova Via della Seta c’è molto di più. Come dichiarato dal Vicepremier ucraino, Hennadiy Zubko, questo progetto, per Unione Europea ed Ucraina, rappresenta un’opportunità per importare olio e gas naturale provenienti da importanti produttori mondiali quali Kazakhstan ed Azerbaijan.

Del resto, sia l’Unione Europea che l’Ucraina hanno varato progetti per diversificare le forniture di energia atti a diminuire la dipendenza da Russia ed Algeria. 

Polonia e Lituania per la sicurezza energetica ucraina

Da un lato, la Commissione Europea ha incentivato la realizzazione di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America, ed ha stabilito la progressiva integrazione dei sistemi infrastrutturali dei Paesi membri dell’UE. 

In aggiunta, un fascio di gasdotti è stato progettato, sempre dalla Commissione Europea, per importare in Europa gas naturale dall’Azerbaijan attraverso Georgia e Turchia.

D’altro canto, l’Ucraina ha rinunciato alle importazioni di gas dalla Russia, incrementando l’acquisto di oro azzurro russo in Germania veicolato in territorio ucraino tramite i gasdotti della Slovacchia. 

Inoltre, per diversificare le forniture di gas l’Ucraina ha ricevuto due importanti offerte che, in previsione dell’importazione di energia attraverso la Nuova Via della Seta, potrebbero aiutare Kyiv ad incrementare la propria sicurezza energetica.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, la Polonia intende aiutare l’Ucraina fornendo parte del gas che Varsavia riceve dal Qatar presso il rigassificatore di Swinoujscie, una delle infrastrutture energetiche realizzate in conformità alle direttive della Commissione Europea.

A tale scopo, utile si potrebbe rivelare anche il nuovo rigassificatore che, come dichiarato dal Premier polacco, Beata Szydło, la Polonia intende realizzare nei pressi di Danzica.

Inoltre, anche la Lituania si sta attivando per incrementare la sicurezza energetica dell’Ucraina. Come dichiarato dall’Ambasciatore lituano a Kyiv, Marijus Janukonis, Vilna sta lavorando di concerto con la Polonia per avviare le esportazioni del gas liquefatto che la Lituania importa dalla Norvegia presso il terminale di Klaipeda attraverso i gasdotti polacchi.

L’iniziativa lituana è una risposta al diniego dato dal Presidente della Bielorussia, Alyaksandar Lukashenka, in merito ad un precedente progetto di Vilna di veicolare in Ucraina il gas importato a Klaipeda attraverso il territorio bielorusso.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Putin scende in campo alle Europee. Con Le Pen, Salvini, Jobbik ed Alba Dorata

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on April 12, 2014

Secondo l’autorevole centro studi ungherese Political Capital Policy Research and Consulting Institute, per destabilizzare l’Unione Europea ed estendere l’influenza russa in Europa, il Presidente russo, oltre che della forza militare e del gas, si avvale anche di una coalizione di Partiti di estrema destra ed euroscettici in grado di ottenere ampi consensi. La dottrina del conservatorismo post-sovietico e l’odio per l’immigrazione e gli Stati Uniti d’America tra le motivazioni che spingono movimenti europei ad abbracciare lo zar del gas come loro riferimento

Una grande famiglia elettorale europea per ottenere un buon risultato sull’onda dell’euroscetticismo e minare dall’interno il funzionamento di un’Unione Europea che, come dimostrato dal caso ucraino, se agisce unita e con una voce sola è ancora in grado di dare forza allo sviluppo della Democrazia e della Libertà nel Mondo. Questa, secondo quanto riportato da uno studio del Marzo 2014 dell’autorevole centro studi ungherese Political Capital Policy Research and Consulting Institute, è la strategia elettorale per le prossime Elezioni Europee del Presidente russo, Vladimir Putin.

Come riportato dal documento -visualizzabile al seguente link http://www.riskandforecast.com/useruploads/files/pc_flash_report_russian_connection.pdf – Putin avrebbe deciso di estendere l’influenza della Russia in Europa non solo con la forza militare e con il gas, come finora fatto rispettivamente con l’Ucraina e con i Paesi dell’UE, ma anche con la presenza di una coalizione elettorale a lui fedele in grado di influenzare le decisioni politiche delle Istituzioni europee e, se possibile, rallentare la già fin troppo farraginosa macchina decisionale dell’Europa unita.

Il sostegno dato da Putin a questo partiti sarebbe, più che di natura economica, di carattere logistico, con la fornitura di un know how e di una copertura mediatica che, aggiunta all’assistenza data a questi soggetti partitici da Mosca, porta al compattarsi di questa coalizione a partire da elementi di carattere ideologico e propagandistico che, in un’Europa fortemente in crisi, fanno breccia sull’elettorato poco colto ed incolto.

Nella rete della coalizione putiniana in Europa sono presenti sopratutto Partiti di estrema destra e movimenti euroscettici che, con la critica aspra all’Europa basata sul sentore della pancia della gente più che su valide e fondate argomentazioni, da un lato minano a racimolare consensi e, dall’altro, sviluppano un pensiero di netta opposizione non solo all’UE, ma a tutta la civiltà occidentale nel suo complesso, a cui contrappongono la Russia di Putin come nuovo punto di riferimento geopolitico.

Dichiarazioni in tale direzione sono state effettuate, ad esempio, dal Capo del Fronte Nazionale francese, Marine Le Pen, che ha invitato a superare l’UE della burocrazia e delle tasse con l’Unione Pan-Europea che, oltre agli Stati Nazionali europei, comprenda anche Svizzera e Russia, chiudendo le porte alla Turchia.

Tra i principali esponenti della coalizione putiniana lo studio annovera anche il Segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, che ha dichiarato come la Russia sia il futuro e come il Carroccio miri a cementare le relazioni con la Federazione Russa.

Su posizioni marcatamente filorusse ci sono anche i greci di Alba Dorata, che, come dichiarato dal loro Capo, Nikolaos Michaloliakos, propongono una stretta coalizione con Mosca destinata a dominare l’Europa, in quanto la Grecia è ritenuta superpotenza del mare, mentre la Russia e la superpotenza della terra.

A distinguersi per posizioni filo putiniane è anche il movimento di estrema destra ungherese Jobbik che, forte del 20% ottenuto nelle ultime elezioni ungheresi, ritiene necessario costruire un’Unione Euro-Asiatica che valorizzi il ruolo dei popoli e delle regioni, che che veda l’Ungheria esercitare la funzione di ponte tra Europa e Russia.

Oltre al Partito Nazionale Britannico, che ha dichiarato che le elezioni politiche russe sono più corrette di quelle che si attuano in Europa, della coalizione filo putiniana che partecipa alle prossime Elezioni Europee fanno parte anche il Partito della Libertà olandese, la FPO austriaca, i Democratici Svedesi e l’Interesse Fiammingo.

Oltre che tattica, la decisione di Putin di formare una coalizione in suo supporto per le prossime Elezioni Europee è motivata anche dalla dottrina dell’Eurasismo: un preciso progetto ideologico, con cui il Presidente russo si è presentato agli elettori durante le elezioni Presidenziali del 2012, che prevede la costituzione di una superpotenza russa che compatta sotto la sua egida i Paesi dell’Europa, considerata una propaggine della Grande Russa.

Questa dottrina, ribattezzata Conservatorismo post-sovietico, è pienamente accolta dai Partiti di estrema destra europei per contestare l’UE. Non a caso, i Partiti in questione hanno sostenuto i dittatori ucraini, bielorussi e siriani Yanukovych, Lukashenka ed Assad, hanno condannato l’intervento umanitario della NATO in Kosovo, propagano odio verso la Turchia, gli immigrati e il riconoscimento delle coppie di fatto sia etero che omosessuali, attingendo non poco dall’antiamericanismo latente ben radicato in molti dei Paesi dell’Unione, Francia e Italia in primis.

Questi Partiti nulla hanno detto, e semmai hanno persino negato, in merito alle violazioni dei Diritti Umani perpetrate dalla Russia di Putin in Cecenia e in altri teatri geopolitici, né hanno mai condannato la sistematica repressione della Libertà di Stampa, di Parola, di Associazione e di Pensiero, con tanto di arresti ed omicidi di attivisti politici e giornalisti.

Un preciso monito per le prossime Elezioni: salvare la Democrazia e la Libertà

Il rafforzamento della coalizione putiniana, che ha avuto sostenitori, per lo meno sul piano economico, anche da casi singoli appartenenti ad altre famiglie politiche -basti pensare al sostegno a Putin dato da Orban, Berlusconi, Schroder e Tsipras- crea un forte punto di preoccupazione per il mantenimento non solo dell’Unione Europea, ma della civiltà europea in generale.

Per evitare il ritorno ad un medioevo politico, in cui l’odio per il diverso e l’assenza di democrazia regolano la Cosa Pubblica, è auspicabile che ad ottenere il maggior numero di consensi siano quelle forze politiche europee che sostengono un rafforzamento politico dell’UE, in quanto è solo con l’Europa che i Paesi dell’Unione possono uscire dalla crisi.

Gli elettori europei su questo avranno due opzioni ben precise: sostenere chi propone una maggiore attenzione al sociale e al lavoro, oppure chi continua a dare appoggio al rigore finanziario -nello specifico, rispettivamente PSE e PPE- ma senza mai mettere in discussione i valori che l’Europa è stata in grado di garantire per un secolo circa in un continente devastato da secoli di odi e divisioni: Pace, Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani
Analista politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

LA RUSSIA DI PUTIN INIZIA L’OFFENSIVA DEI GASDOLLARI IN BIELORUSSIA ED UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 26, 2013

Il Presidente russo accorda un prestito di due Miliardi di Dollari al suo collega bielorusso Alyaksandar Lukashenka. Erogati anche i primi 3 Miliardi di Dollari dei 15 promessi dalla Federazione Russa al Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych.

17 Miliardi di Dollari e un mare di gas è quanto ammonta l’OPA che la Russia ha sferrato per ottenere il controllo di Ucraina e Bielorussia e, nel contempo, indebolire il rafforzamento interno dell’Unione Europea. Nella giornata di Natale, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso alla Bielorussia un prestito di 2 Miliardi di Dollari per garantire a Minsk risorse necessarie per aiutare il Paese ad inserirsi nel mercato economico mondiale.

Il prestito, concordato durante un incontro tra Putin e il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, rende la Bielorussia ancor più dipendente dalla Russia, dopo che, nel 2012, Minsk è stata costretta a cedere a Mosca il controllo di metà del tessuto industriale e produttivo del Paese, tra cui la gestione dell’importantissima compagnia energetica nazionale Beltransgaz al monopolista statale russo del gas, Gazprom.

La manovra della Russia l’unico aiuto che Lukashenka ha la possibilità di ottenere dopo che il Presidente bielorusso ha rotto le relazioni con l’Europa ed il Fondo Monetario Internazionale a causa della ripetuta violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Simile situazione è quella dell’Ucraina: altro Paese a cui la Russia ha offerto un ‘aiuto fraterno’ di 15 Miliardi di Dollari più uno sconto sul prezzo del gas russo esportato a Kyiv da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5.

Sempre a Natale, la Russia ha versato nelle casse ucraine la prima tranche del prestito pari a 3 Miliardi di Dollari che, secondo gli accordi firmati tra Putin e il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, servono per acquistare obbligazioni statali di Kyiv.

Così come Lukashenka in Bielorussia, anche Yanukovych si è rivolto alla Russia dopo avere rotto di proposito i rapporti con l’Europa con la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato economico comune dell’UE.

Altra similitudine con Lukashenka è la sistematica violazione dei Diritti Umani e della Democrazia da parte di Yanukovych, fattasi particolarmente viva durante le repressioni violente a carico di donne, giornalisti e politici dell’opposizione impegnati in pacifiche manifestazioni, partecipate da più di un milione di persone, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

L’offerta di aiuto economico a Bielorussia ed Ucraina è una manovra lanciata di proposito da Putin per costringere Minsk e Kyiv ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

Se realizzato, il progetto di Putin, che per ragioni storiche, economiche, geopolitiche ed anche psicologiche non può essere realizzato senza inglobare in esso l’Ucraina, mette a serio repentaglio la sicurezza dell’UE, che, in caso di ricomposizione di un forte Impero Russo ai suoi confini, vede minacciata la sua presenza nella competizione internazionale.

L’Autoritarismo di Putin contro il soft-power di Libertà dell’UE

Del resto, lo stesso Putin ha a più riprese sottolineato come l’Unione Doganale Eurasiatica sia un progetto concepito proprio per annichilire l’Europa, vista, secondo la propaganda russa, come una ‘terra sinistrorsa moralmente deviata dal riconoscimento di diritti quali la democrazia, l’integrazione multirazziale, il divorzio, l’aborto e le Civil Union’.

La contesa per l’Ucraina, su cui Putin è in vantaggio per via dell’immediata disponibilità di denaro rispetto ad un’Europa affannata dalla crisi economica, è dunque non solo una questione geopolitica, ma anche una battaglia che l’UE deve vincere per difendere i valori di Libertà su cui, dopo la sconfitta del nazifascismo, un continente da secoli diviso da guerre, odi e divisioni ha finalmente trovato pace ed unità.

Per reagire ai gasdollari di Putin, l’Europa deve innanzitutto abbattere il regime dei visti per bielorussi ed ucraini, per dimostrare a due popoli europei per storia, cultura e tradizioni -fino al 1654 Ucraina e Bielorussia sono appartenute al Commonwealth Polacco-Lituano, senza avere nulla a che vedere con la Moscovia- che l’UE è davvero un’Entità statale aperta ed accogliente.

Altro passo che l’Europa deve compiere è la diversificazione delle forniture di gas per non dipendere più fortemente dalla Russia, che, al contrario di quello che racconta certa stampa parziale, non è l’unico Paese che è in grado di soddisfare il crescente bisogno di energia dell’UE.

L’importazione di LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, di shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e di oro blu naturale dall’Azerbaijan -per cui Commissione Europea, Italia, Grecia ed Albania hanno di recente firmato la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico TAP- sono importanti soluzioni che permettono all’UE di diversificare le fonti di importazione di gas e, così, evitare di essere esposta al ricatto della Russia: Paese che suole avvalersi dell’energia come arma di costrizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

Inoltre, l’Europa non deve temere le offensive di Putin -che, nonostante la presentazione istrionica di Putin, nascondono una debolezza militare, economica e sociale di cui gli stessi russi hanno imbarazzo- e deve puntare sul rafforzamento dell’idea di UE come Comunità basata non solo su una comune valuta, ma sopratutto su quattro principi: Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani.

Questi tre principi rappresentano un soft-power molto più forte del denaro e del gas di Putin, come ha dimostrato il milione di ucraini che, nonostante il freddo e le cariche delle forze speciali di regime, sono in piazza da più di un mese per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa manifestando sotto le bandiere europee.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH PRONTO A CACCIARE 200 OCCIDENTALI SOLIDALI CON LE MANIFESTAZIONI PER L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 23, 2013

La lista delle Persone non Grate sarebbe stata redatta dal Deputato del Partito delle Regioni Oleh Tsariov, e, come riportato dal Financial Times, avrebbe già colpito imprenditori, accademici e politici dell’Occidente che hanno supportato le proteste in sostegno dell’integrazione ucraina in Unione Europea. Se confermata, l’indiscrezione testimonia la deriva autoritaria di Kyiv sul modello della Bielorussia.

Cacciati dal Paese come agenti stranieri per avere supportato le proteste pacifiche dell’opposizione. Non siamo in Corea del Nord, e nemmeno in Russia o in qualche altro noto regime del Mondo, ma in Ucraina, dove, secondo indiscrezioni, il Presidente, Viktor Yanukovych, ha dato l’ordine di vietare l’ingresso nel Paese a circa 200 tra imprenditori ed accademici “rei” di avere espresso supporto alle manifestazioni in sostegno all’integrazione ucraina in Unione Europea.

L’esistenza della lista nera è stata comunicata dall’autorevole Financial Times, che ha sottolineato come il Deputato del Partito delle Regioni -la forza partitica del Presidente Yanukovych- Oleh Tsariov abbia individuato 200 occidentali considerati dalle Autorità di Kyiv persone non grate.

Tra gli invisi dal Presidente Yanukovych ci sono l’ex-Capo di Stato georgiano, Mikheil Saakashvili -che a più riprese si è recato a Kyiv per sostenere le manifestazioni per l’ingresso di Kyiv nell’UE- il Leader dell’opposizione russa, Boris Nemtsov -a cui, a inizio Dicembre, è stato negato l’ingresso in Ucraina- e imprenditori noti per creare posti di lavoro, come il georgiano Georgi Kivkadze.

L’indiscrezione, confermata anche dal politologo Andreas Umland -esponente del Gruppo di Esperti indipendenti del Parlamento ucraino per i rapporti dell’Ucraina con l’UE- sarebbe l’ennesima deviazione autoritaria del Presidente Yanukovych, dopo l’ondata di arresti che, dal 2010, ha portato in carcere una decina di esponenti dell’Opposizione, tra cui la Leader, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

A Yanukovych si devono anche i brogli durante le Elezioni Amministrative del 2010 e le Elezioni Parlamentari del 2012, l’esautorazione dei poteri del Parlamento per essere accentrati nelle mani del Presidente, e pressioni su giornalisti e stampa indipendente.

Di recente, il Presidente ha anche autorizzato la repressione violenta sul milione di dimostranti che, da più di un mese, manifesta contro la decisione del Capo di Stato ucraino di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia dell’Ucraina nel mercato unico europeo.

Ad aumentare la rabbia dei manifestanti è stata anche la decisione di Yanukovych di accettare dal Presidente russo, Vladimir Putin, uno sconto sul prezzo del gas e un prestito di 15 Miliardi di Dollari che, de facto, lega l’Ucraina alla Russia ed impedisce l’integrazione europea di Kyiv.

Autoritarismo e cessione alla Russia di parti di sovranità sono tratti che Yanukovych condivide con il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, noto per essere l’ultimo dittatore d’Europa che, dopo avere cercato di collocare la Bielorussia su una posizione equidistante tra Europa e Russia, è stato lentamente, ma inesorabilmente inglobato da Putin nella sua Unione Doganale Eurasiatica.

Questo processo di integrazione sovranazionale è concepito da Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, per mezzo della realizzazione di un nuovo impero russo nell’area ex-URSS -impossibile da creare senza l’Ucraina per motivi culturali, geopolitici, finanche psicologici- per contrastare l’UE nella competizione economica internazionale.

È nato il movimento nazionale Maidan

Nel frattempo, la protesta pacifica in supporto all’integrazione dell’Ucraina in Europa si è costituita dell’Unione Nazionale Maidan: un movimento transpartitico che raccoglie tutte le persone che supportano l’orientamento dell’Ucraina verso l’Europa.

Come dichiarato dall’ex-Ministro degli Esteri, Yuri Lutsenko -l’unico dissidente liberato dal carcere da Yanukovych- il movimento ha lo scopo di mantenere la protesta permanente per costringere il Capo di Stato a dimissionare il Governo del Premier filorusso, Mykola Azarov, e ascoltare la volontà del popolo di pieno appoggio all’Europa e alla democrazia.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH DICE ANCORA NO ALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 14, 2013

Il Presidente ucraino, durante una Tavola Rotonda indetta per risolvere l’impasse politica, illustra come i danni provocati dalla rottura delle relazioni con la Russia siano superiori rispetto ai vantaggi di un Accordo con l’UE. L’Opposizione richiede la fine delle violenze su manifestanti, giornalisti e politici dissidenti, e la scarcerazione immediata delle persone arrestate durante le repressioni della polizia di regime

L’Europa è importante, ma solo a parole, ed in maniera dimostrativa. Nella giornata di venerdì, 13 Dicembre, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha dichiarato che l’Ucraina non firmerà con l’Unione Europea l’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia di Kyiv con il mercato unico europeo.

Durante una tavola rotonda organizzata per risolvere una crisi politica originata dalla decisione di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE, e dalle repressioni attuate dalle forze speciali di polizia Berkut -che operano alle dirette dipendenze della Presidenza- sul milione di manifestanti in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’UE, Yanukovych ha dichiarato che i danni derivanti dalla rottura commerciale con la Russia sono per Kyiv superiori ai vantaggi legati alla scelta europea.

Oltre alla decisione di non firmare l’Accordo di Associazione, Yanukovych ha sottolineato la necessità di indire un dibattito in Parlamento sull’integrazione europea dell’Ucraina già a partire dalla prossima settimana.

Pronta la reazione dei rappresentanti delle Opposizioni, confinate in una parte periferica del tavolo i lavori, che hanno illustrato come la scelta del Presidente dell’Ucraina sia contraria alla volontà del milione di manifestanti sceso in piazza ininterrottamente dallo scorso 21 Novembre -e, secondo tutti i sondaggi, della maggioranza degli ucraini.

Inoltre, le Opposizioni hanno duramente contestato le repressioni attuate sui manifestanti, sui giornalisti e su alcuni politici dissidenti, ed hanno richiesto l’immediato rilascio di tutte le persone arrestate durante le azioni di forza attuate dai Berkut sui dimostranti.

Una decisione di corto respiro

La decisione di Yanukovych di non firmare nuovamente l’Accordo di Associazione con l’UE ben testimonia la volontà del Presidente ucraino di mantenere una posizione equidistante tra UE e Russia per governare da solo, con azioni illiberali ed antidemocratiche, il suo Paese.

Quella di Yanukovych è però una strategia di corto respiro, che, per via della posizione geopolitica in cui si trova l’Ucraina, è destinata a ripercorrere l’esperienza del Dittatore bielorusso Alyaksandar Lukashenka, che dopo aver deciso di isolare Minsk da UE e Russia, è stato costretto progressivamente ma inesorabilmente a cedere sovranità economica a Mosca.

L’UE è sulla buona strada

L’aspirazione degli ucraini che manifestano per l’integrazione, seppur solo economica, nell’UE è un desiderio di appartenere ad una Comunità di Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani che l’Europa deve sapere cogliere per mantenere vivo il Sogno Europeo che, a causa di ondate populiste ed euroscettiche, sembra oggi essere sbiadito.

L’integrazione dell’Ucraina nell’UE è un passo necessario da compiere per l’Unione non solo per garantire la Libertà a Kyiv, ma anche per reagire alle ritorsioni commerciali che la Russia di Putin ha attuato nei confronti degli ucraini, per incentivare Yanukovych a non firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione.

In tale direzione, bene si è mosso il Parlamento Europeo che, giovedì, 12 Dicembre, ha approvato una Risoluzione che richiede alle Autorità UE l’abbattimento del regime dei visti per gli ucraini, condanna l’uso della violenza sui manifestanti da parte di Yanukovych, ed invita la Russia di Putin a non interferire nelle trattative bilaterali tra Europa ed Ucraina.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA POLIZIA ATTACCA MANIFESTANTI, SEDI DI PARTITO E TV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 10, 2013

Le forze speciali di polizia Berkut, alle dirette dipendenze del Presidente, Viktor Yanukovych, irrompono nella sede di Batkivschyna e del canale indipendente INTV. Il Leader dell’Opposizione, Arseny Yatsenyuk, promette la continuazione della manifestazione

Incursione nelle sedi di Partito, occupate le televisioni, malmentati i manifestanti in strada. Così ha visto il suo culmine la giornata in cui in a Kyiv le forze speciali Berkut, alle dirette dipendenze del Presidente, Viktor Yanukovych, hanno avviato la repressione delle dimostrazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Alle ore 16 -ora italiana, in Ucraina erano le 17- la polizia ha dismesso con la forza i presidi che i manifestanti hanno avviato presso le sedi dell’Amministrazione Presidenziale, Parlamentare e Locale, mentre poco più tardi i Berkut hanno avviato cariche sporadiche contro i dimostranti presso il centralissimo Maydan Nezalezhnosti, dove le tende, nelle quali un milione di partecipanti alla manifestazione hanno dormito durante queste notti, sono state disarcionate.

In seguito, i Berkut hanno fatto irruzione nella sede del principale Partito di opposizione, Batkivshchyna, e nel canale indipendente INTV, dai quali sono stati sequestrati tutti i server, e dove sono stati semidistrutti porte e arredamento.

A riconoscere la paternità delle azioni sono stati i Servizi Segreti, che hanno scollegato la motivazione delle incursioni con la manifestazione in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina all’UE, bensì motivando il gesto come un’azione di normale controllo.

Differente l’opinione del Leader in pectore di Batkivshchyna, Arseny Yatsenyuk, che ha sottolineato come l’azione sia stato un chiaro avvertimento del Presidente Yanukovych di partecipare alla Tavola Rotonda che ha accettato di indire per superare una crisi che dura oramai da più di due settimane.

Yanukovych a Kyiv come Lukashenka a Minsk

Le manifestazioni, che oltre all’ingresso dell’Ucraina in Europa richiedono anche le dimissioni di Yanukovych e del Premier, Mykola Azarov, sono iniziate dopo che il Presidente ucraino non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo.

Yanukovych, che già una volta ha ordinato ai Berkut di intervenire con la forza picchiando manifestanti e giornalisti, non ha firmato l’Accordo di Associazione perché vuole mantenere l’Ucraina equidistante tra UE e Russia che, a sua volta, vuole inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Presidente russo Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

Il progetto di Putin, che senza l’Ucraina non può compiersi, è destinato al successo, perché, così come avvenuto in Bielorussia, anche Kyiv è destinata ad essere inglobata nella Russia se chiude con l’UE.

Questo fatto avrebbe conseguenze non buone per l’UE, dato che, come dichiarato dallo stesso Putin, la creazione dell’Unione Doganale Eurasiatica -possibile solo con l’Ucraina- è concepita per disgregare l’Europa ed escluderla dalla competizione economica mondiale.

Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH COME LUKASHENKA: L’UCRAINA FUORI DALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 29, 2013

Il Presidente ucraino relegato assieme ai rappresentanti del Dittatore bielorusso durante il Vertice del Partenariato Orientale dell’Unione Europea di Vilna, durante il quale Kyiv non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE. Yanukovych scaricato anche dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz

Peggio di così non poteva andare per un Presidente isolato paragonato palesemente a un dittatore. Nella giornata di venerdì, 29 Novembre, l’Ucraina non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero dell’Unione Europea che, secondo programma, avrebbe dovuto essere firmato a chiusura del Summit del Partenariato Orientale europeo di Vilna.

Pessima è stata la figura del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che, nonostante abbia voluto interrompere di sua spontanea volontà le trattative per la firma dell’Accordo con l’UE, ha comunque partecipato al Vertice di Vilna dove, come riportato dalla Ukrayinska Pravda, non è stato considerato dai colleghi, ed è stato confinato nel tavolo dei lavori accanto agli esponenti della Bielorussia del dittatore Alyaksandr Lukashenka.

Gli unici colloqui avuti dal Presidente ucraino sono stati durante la cena di gala di giovedì, 28 Novembre, quando, rivolgendosi al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha lamentato pressione da parte della Russia, ed ha ribadito la richiesta di un’alta somma di denaro come compensazione dei danni che, secondo lui, la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE avrebbe portato a Kyiv in seguito al peggioramento delle relazioni con Mosca.

L’UE, tuttavia, ha compiuto ingenti sforzi anche durante il Vertice di Vilna, come il tentativo da parte del Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, sempre durante la cena, di convincere Yanukovych a firmare l’accordo, oppure le ennesime aperture alla possibilità di un sostegno economico da parte dell’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski, Inviato Speciale in Ucraina del Parlamento Europeo.

Proprio il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che si è sempre battuto per tenere aperta la porta all’Ucraina, ha però scaricato Yanukovych, esprimendo, come riportato da Dzerkalo Tyzhnya, il desiderio di firmare l’Accordo di Associazione con Kyiv con un nuovo Presidente ed una nuova classe politica ucraina.

L’insuccesso di Yanukovych è dimostrato anche dalla mancata firma di un documento alternativo all’Accordo di Associazione, che i vertici UE avevano preparato per mantenere comunque la porta aperta ai lavori con l’Ucraina.

Come riportato da Radio Liberty, il documento cancellava ogni riferimento alla Russia, che, invece, Yanukovych ha voluto coinvolgere a tutti i costi per stabilire i dettagli dell’Accordo di Associazione, ottenendo la pronta risposta dei vertici UE, secondo cui l’Europa non bilancia la sua politica estera in base alla volontà di Paesi terzi.

Importante anche citare le aperture di carattere ideologico che l’UE ha fatto all’Ucraina, come la concessione della possibilità di posticipare la risoluzione dei casi di violazione della democrazia e dei Diritti Umani in Ucraina -come il caso della Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko, arrestata per ragioni politiche dal 2011- pur di facilitare a Yanukovych la firma dell’Accordo di Associazione.

Manifestazione a Milano per l’Ucraina in Europa sabato pomeriggio

Con la mancata firma dell’Accordo di Associazione, che invece è stato ultimato da Moldova e Georgia -che così sono ora più vicine all’UE rispetto a Kyiv- l’Ucraina si trova isolata e, giocoforza, potrà diventare facile preda dell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dalla Russia di Putin per ricreare nello spazio ex-sovietico un nuovo impero che, come dichiarato più volte dallo stesso Presidente russo, intende indebolire l’Unione Europea

Per l’UE, la mancata integrazione di un Paese ricco di potenziale agricolo, industriale ed umano, di un mercato ove collocare i beni prodotti dalle industrie europee, oggi in crisi, e di uno Stato attraverso cui transitano i gasdotti che trasportano la maggior parte del gas che l’Europa importa dalla Russia, rappresenta una sconfitta diplomatica che mette a serio repentaglio la sicurezza economica del Continente europeo.

Proteste sono state già organizzate dagli ucraini che, da giovedì 21 Novembre, in decine di migliaia stanno già protestando nelle principali piazze ucraine sotto le bandiere dell’UE contro la decisione del Presidente Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE.

In Italia, un presidio è stato programmato a Milano per sabato 30 Novembre, alle ore 15, in via Dante angolo piazza Castello, a cui parteciperanno tutte le persone, di qualsiasi nazionalità, che sostengono le aspirazioni europee del popolo ucraino.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA DI YANUKOVYCH DICE NO ALL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 22, 2013

Il Parlamento ucraino respinge sei Progetti di Legge che permettono cure mediche urgenti all’estero alla Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko, mentre il Presidente è assente e il Premier e il Vicepremier, Mykola Azarov e Yuri Boyko, chiedono soldi in cambio dell’integrazione di Kyiv nel mercato unico europeo. L’amarezza dell’Europa e degli Stati Uniti d’America

No all’Europa, sì ad un ‘glorioso’ isolamento che di glorioso ha molto poco, ma tanto ha di autoritarismo e dittatura. Nella giornata di giovedì, 21 Novembre, l’Ucraina ha deciso di non firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea: un documento che avrebbe permesso l’integrazione dell’economia ucraina nel mercato libero comune dell’UE.

La notizia è stata comunicata in forma indiretta già nella mattinata, quando la maggioranza in Parlamento ha respinto sei Progetti di Legge che garantivano cure mediche urgenti in Germania alla Leader dell’opposizione, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko: una condizione chiave che l’UE ha posto all’Ucraina per la firma dell’Accordo di Associazione.

A riguardo, decisa è stata la posizione del Premier ucraino, Mykola Azarov, che -nonostante la chiarezza con cui l’UE ha posto il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani da parte di Kyiv come conditio sine qua non per la firma dell’Accordo di Associazione, ha criticato l’Europa, rea, a suo dire, di collegare il caso Tymoshenko con l’integrazione dell’economia ucraina nel mercato unico europeo.

La conferma della rinuncia di Kyiv all’Europa è arrivata poco dopo la votazione del Parlamento dal Vicepremier, Yuri Boyko, che ha comunicato l’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione perché, secondo lui, l’UE non avrebbe fornito le garanzie finanziarie all’Ucraina per compensare la perdita di flusso commerciale con la Russia che l’integrazione nel mercato europeo avrebbe comportato all’economia ucraina.

Ancora più chiaro è il silenzio proveniente dal Presidente, Viktor Yanukovych, che, pur essendo l’autorità suprema dell’Ucraina, al momento della votazione in Parlamento si è trovato in Austria: un chiaro segnale di disinteresse nei confronti dell’UE.

Pronta è stata la riposta dell’UE, che, per voce dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Catrine Ashton, ha sottolineato come l’Europa ha considerato la scelta dell’Ucraina con profonda delusione, sopratutto perché la firma dell’Accordo di Associazione avrebbe garantito a Kyiv una posizione più forte nella negoziazione del prestito con il Fondo Monetario Internazionae di cui l’economia ucraina ha bisogno per superare un momento di forte crisi.

Toni amari anche da parte degli inviati speciali del Parlamento Europeo in Ucraina, l’ex-Presidente polacco Aleksander Kwasniewski e l’ex-Premier irlandese Pat Cox, che hanno comunicato l’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione e, nel contempo, hanno invitato, a nome del Presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, a mantenere comunque aperta la prospettiva di integrazione di Kyiv nell’UE.

Sulla linea della posizione dei vertici UE sono anche gli Stati Uniti d’America che, con una nota del Dipartimento di Stato, hanno dichiarato la necessita di ascoltare la vera volontà del popolo ucraino, che, per la maggioranza, vuole l’integrazione nel mercato unico europeo.

A dimostrazione di ciò sono state le manifestazioni spontanee di protesta che, nella notte di giovedì, 21 Novembre, hanno radunato più di 3 Mila persone, molte delle quali nel Maydan Nezalezhnosti: la piazza principale della capitale, Kyiv, già centro nel 2004 del processo democratico non violento ucraino, passato alla storia come ‘Rivoluzione Arancione’.

Yanukovych in Ucraina come Lukashenka in Bielorussia

La scelta di Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE è dettata da due fattori.

Il primo è la volontà di dare precedenza alla politica interna piuttosto che a quella estera: Yanukovych ha così preferito il mantenimento in carcere della sua più temuta rivale, Yulia Tymoshenko, all’ottenimento della prosperità e del progresso del Paese di cui è Presidente.

La seconda ragione è collegata alla volontà di Yanukovych di mantenere l’Ucraina in una posizione di neutralità tra UE e Russia: una strategia che, però, in Europa Orientale non paga, come dimostrato in Bielorussia dal Dittatore Alyaksandar Lukashenka, che dopo avere cercato di mantenere Minsk neutrale tra Bruxelles e Mosca, ha dovuto cedere a Putin il comtrollo di più della metà dell’economia bielorussa.

L’UE deve usare il Bastone e la Carota con Kyiv

Per l’UE, la rinuncia dell’Ucraina all’integrazione con l’Europa, anche se solo economica, rappresenta una sconfitta geopolitica che rischia di mettere a serio repentaglio la propserita dell’Unione stessa.

Lontano dall’UE, l’Ucraina, come la Bielorussia, rischia infatti di essere inglobata nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dalla Russia per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

La creazione di un nuovo Impero Russo nell’ex-URSS, possibile solo con l’inglobamento dell’Ucraina nella sfera di influenza della Russia, per l’UE rappresenta un duro colpo, sopratutto perché, come dichiarato da Putin, lo scopo di Mosca è quello di annichilire l’Europa per escludere il Vecchio Continente dalla competizione mondiale con USA, Cina, India e Brasile.

È dunque necessario per l’UE, come dichiarato da Kwasniewski, non chiudere definitivamente la prospettiva europea all’Ucraina, per procedere all’integrazione economica e politica di un Paese importantissimo per l’interesse geopolitico dell’Unione una volta che a Kyiv ritornerà la democrazia.

Preso atto dell’impossibilita di firmare l’Accordo di Associazione con una dittatura -dalla salita al potere di Yanukovych nel 2010 una dozzina di oppositori, tra cui la Tymoshenko, sono state vittime di giustizia selettiva, i media indipendenti sono stati repressi, e le Elezioni Ammimistrative e quelle Parlamentari del 2010 e 2012 sono state falsate- l’UE dovrebbe assumere la strategia del ‘Bastone e della Carota’.

Nello specifico, l’UE, per non permettere l’inglobamento dell’Ucraina nella sfera di influenza della Russia, dovrebbe firmare comunque l’Accordo di Associazione con Yanukovych, per poi imporre al Presidente ucraino il rilascio della Tymoshenko, ed il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani, pena la rinuncia immediata di tutti i benefici derivati dall’appartenenza degli ucraini al mercato unico europeo.

Come ci ha insegnato Churchill nei confronti di Stalin, e, in misura differente, oggi Obama con Assad, con i Dittatori occorre giocare spesso di tattica, anche concedendo spazio nella scacchiera pur di compiere lo scacco matto finale.

Così, l’UE avrebbe dovuto concedere la Carota -l’integrazione dell’Ucraina nel mercato UE- per poi usare il Bastone con Yanukovych, senza pregiudicare l’ingresso dell’Ucraina in Europa e, sopratutto, senza regalare la possibilità alla Russia di estendere la sua egemonia sul territorio ucraino.

Matteo Cazzulani

NIHIL NOVI IN BIELORUSSIA: PER LUKASHENKA UN’ALTRA “CONFERMA” DALLE URNE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 24, 2012

Caroselli elettorali, coercizione al voto, e un’opposizione divisa hanno consentito al Dittatore bielorusso di ottenere una conferma elettorale nelle Elezioni Parlamentari di Domenica, 23 Settembre. Pochi i giornalisti e gli osservatori internazionali ammessi per monitorare la consultazione. 

Il dittatore bielorusso, Alyaksandr Lukashenka

Nel 2004, il dissidente politico bielorusso Syarhyey Kalakin in una conferenza stampa ha comunicato, grazie ad una soffiata di una talpa vicina alle Autorità, gli esiti esatti delle Elezioni Parlamentari a due settimane dal loro svolgimento, nelle quali a vincere, con percentuali plebiscitarie, sarebbe stato – come poi effettivamente avvenuto – lo schieramento fedele al Dittatore della Bielorussia, Alyaksandr Lukashenka.

Pronosticare l’ennesima vittoria a valanga per il Bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – dopo la tornata elettorale di Domenica, 23 Settembre, è ancor più semplice e scontato rispetto a quanto fatto da Kalakin nel 2004.

A consentire percentuali bulgare allo schieramento che sostiene il Presidente bielorusso sono state le solite tecniche di manipolazione del voto attuate dalle Autorità del politiche sin dalla salita al potere di Lukashenka, nel 1994.

L’Organizzazione Non Governativa bielorussa Viasna, impegnata nel rispetto dei Diritti Civili in Bielorussia, è stata affiancata da un numero esiguo di osservatori internazionali, per via delle limitazioni nel rilascio dei visti che le Autorità di Minsk hanno approntato per il periodo dello svolgimento della consultazione elettorale.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza dall’esponente di Viasna, Valancin Stefanovych, in tutto il Paese sono stati organizzati i cosiddetti “caroselli elettorali”: autobus incaricati di portare elettori a votare, ovviamente a favore dello shcieramento pro-Lukashenka, in più di un seggio.

Oltre al trasporto gratuito, presso i seggi gli elettori hanno beneficiato di vettovaglie e prodotti alimentari: offerti a quantità maggiorata ai tanti che hanno fornito prove di avere votato per lo schieramento filo-presidenziale.

Nella campagna di induzione al voto non sono mancati anche metodi coercitivi, come le minacce di licenziamento e di espulsione da scuole ed Università nei confronti di operai, impiegati e studenti: costretti a spendere ore del riposo domenicale, o a recarsi ai seggi nelle giornate di venerdì e sabato – la votazione ha avuto luogo su tre giorni – per sostenere, con il loro voto, il regime.

Cronaca di ordinaria repressione anche per quanto riguarda l’atteggiamento assunto dalla polizia nei confronti di oppositori e giornalisti. Alla vigilia dell’apertura delle urne, alcuni attivisti del movimento Di La Verità, che stavano distribuendo materiale elettorale presso un supermercato, sono stati arrestati assieme ad alcuni giornalisti della Reuters, dell’Associated Press, e di altre agenzie di stampa internazionali che stavano documentando quanto accadeva.

Nella medesima giornata, a Mohylev, sei cittadini di Unione Europea e Stati Uniti d’America sono stati rinchiusi in carcere per avere organizzato un seminario pubblico dedicato all’imminente tornata elettorale, con l’accusa di vilipendio dell’immagine della Bielorussia e diffusione di informazioni false e tendenziose.

A urne chiuse, ma a scrutini ancora in corso, il Presidente Lukashenka ha cantato vittoria, sottolineando come il suo Paese abbia dato l’ennesima prova di maturità democratica in un’Elezione Parlamentare di importanza fondamentale per il futuro dei figli del popolo bielorusso.

Inoltre, il Bat’ka ha criticato le accuse mosse a suo carico per mancato rispetto della libertà di parola e di espressione, ed ha invitato l’Occidente a prendere esempio dalla democrazia bielorussa.

Responsabilità per la vittoria a valanga di Lukashenka sono da addossare anche alle opposizioni, che non sono state in grado di cooperare ed unire le forze per creare un unico schieramento anti-governativo.

Dopo la decisione delle Autorità di non permettere la corsa a un seggio ai Leader del dissenso, tra cui lo storico oppositore di Lukashenka, Alyaksandr Milinkevich, i due principali partiti dello schieramento democratico – il Fronte Nazionale Bielorusso e il Partito Nazionale Civico – hanno ritirato tutte le loro candidature. I soggetti politici rimasti in corsa – il partito socialdemocratico Hramada, il partito Mondo Giusto, e Di La Verità – hanno optato per la battaglia in solitaria.

Lukashenka guarda alla Russia

Dopo le Elezioni Parlamentari, Alyaksandr Lukashenka resta libero di attuare una politica estera schizofrenica, destinata ad accentuare la dipendenza della Bielorussia nei confronti della Russia sul piano politico, economico ed energetico.

Nella giornata di Domenica, 16 Settembre, Lukashenka ha incontrato a Sochi il Presidente russo, Vladimir Putin, per confermare le tappe dell’integrazione della Biielorussia nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico voluto da Mosca per sancire l’egemonia del Cremlino nell’URSS di un tempo.

Inoltre, i due Presidenti hanno concordato l’avvio della costruzione di una centrale nucleare in Bielorussia, a Ostrovets, compartecipata da compagnie russe e bielorusse.

L’asse di ferro tra Mosca e Minsk è stato confermato mercoledì, 19 Settembre, dall’incontro a Mosca tra il nuovo Ministro degli Esteri bielorusso, Uladzimir Makey, e il suo collega russo, Sergey Lavrov. Per Makey, si è trattato della prima visita da capo della Diplomazia della Bielorussia.

Totalmente assenti sono invece i rapporti con l’Unione Europea, che ha deciso di chiudere i rapporti diplomatici con la Bielorussia dopo l’espulsione dal territorio bielorusso dell’Ambasciatore della Svezia Stefan Ericsson: ritenuto responsabile dell’azione dimostrativa organizzata dall’associazione svedese Studio Total.

Con un aereo partito da Vilna, la capitale della Lituania, attivisti della Studio Total, abbigliati con maschere da orso, hanno riversato su Minsk volantini inneggiati al rispetto della libertà di stampa e di parola: un gesto mal sopportato dalle Autorità bielorusse.

I rapporti tra l’UE e la Bielorussia si sono incrinati già nel Dicembre 2010, quando a seguito della falsificazione di massa delle Elezioni Presidenziali bielorusse – in cui i candidati alternativi a Lukashenka sono stati picchiati ed arrestati – Bruxelles ha escluso Minsk dalla Politica di Partenariato Orientale: iniziativa europea, voluta da Svezia e Polonia, per preparare i Paesi dell’Europa Orientale – Bielorussia, Ucraina, Moldova, Georgia, Azerbajdzhan ed Armenia – all’integrazione politica ed economica nelle strutture del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

Bielorussia: Lukashenka esclude oppositori dalle liste elettorali

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on August 23, 2012

Divieto di partecipazione per il Leader del movimento liberale e filoeuropeo Za Svabodu, Alyaksandr Milinkevych, e per il noto dissidente Niklau Paskevych. Le divisioni del dissenso bielorusso dinnanzi ad una consultazione parlamentare in cui ad avere la meglio sono con certezza le forze politiche filo-presidenziali

Firme scorrette, moduli irregolari, dichiarazioni dei redditi incomplete e sentenze giudiziarie sono le ragioni per le quali le Autorità bielorusse hanno decimato le liste dell’Opposizione in vista delle prossime Elezioni Parlamentari. Nella giornata di mercoledì, 22 Agosto, la Commissione Elettorale Centrale ha negato la partecipazione alla consultazione legislativa al Leader del Movimento filo-europeo di orientamento liberale Za Svabodu, Alyaksandr Milinkevych, e al noto oppositore del regime di Minsk, Niklau Paskevych.

Secondo la motivazione ufficiale, i due oppositori avrebbero omesso documenti importanti durante la presentazione delle loro candidature, ma gli attivisti dell’Opposizione bielorussa accusano il regime di volere sistematicamente escludere dalle liste elettorali ogni esponente di spicco del dissenso in Bielorussia.

Così, infatti, e capitato anche ad altri due leader dell’Opposizione, Niklau Statkevych ed Uladzimir Niaklayeu. Il primo e stato condannato a sei anni di detenzione per avere protestato contro i brogli elettorali perpetrati dalle Autorità Bielorusse durante le Elezioni Presidenziali del 19 Dicembre 2010, mentre al secondo la “giustizia” bielorussa ha imposto due anni di divieto di partecipazione alla vita politica per la medesima motivazione.

Oltre che l’estromissione dei principali candidati dell’Opposizione, a penalizzare il dissenso bielorusso e anche la cronica divisione con cui le diverse forze politiche si presentano alla tornata elettorale. Il movimento Bielorussia Europea, guidato dall’ex-Candidato alla presidenza, Andrey Sannikau, e la Democrazia Cristiana Bielorussa hanno deciso di boicottare la consultazione, mentre Za Svabodu e il Partito Mondo Giusto hanno giudicato utile prendere parte al voto con propri candidati.

Più originale e la posizione del Fronte Nazionale Bielorusso – capeggiato da Alyaksey Yanukevych – e del Partito Civico Unito di Anton Labiedzka, che hanno optato per la partecipazione al voto e l’immediata rinuncia da parte dei candidati eletti al mandato parlamentare in segno di protesta.

Dal canto loro, le Autorità governative si presentano agli elettori compatte, con liste uniche in sostegno del Presidente, Alyaksandr Lukashenka. Esse sono favorite, oltre che dall’estromissione dei principali avversari mediante l’arma della magistratura, anche dall’utilizzo di risorse statali e del favore della stampa di regime.

Tra i candidati dello schieramento filo-presidenziale emergono l’esponente di spicco del KGB bielorusso, Viktar Rusak, il Procuratore Eduard Senkevych, e il generale del Ministero degli Esteri Valery Gaydukevych.

Cacciato il Ministro degli Esteri vicino a Bruxelles

A proposito del Ministero degli Esteri, ha fatto discutere la decisione presa dal Presidente Lukashenka di sostituire il Capo della Diplomazia di Minsk, Syarhey Martynau, con il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Uladzimir Makey.

Martynau e stato l’unico esponente del governo della Bielorussia a non essere stato colpito dal divieto di ingresso in Unione Europea imposto da Bruxelles in risposta alle sistematiche violazioni dei Diritti Umani e della burocrazia da parte del regime di Lukashenka.

Inoltre, l’ex-Ministro degli Esteri e stato sempre considerato dalla Commissione Europea come l’unica personalità moderata dell’entourage di Lukashenka con cui potere dialogare per mantenere vivo il difficile dialogo tra la Bielorussia e l’Occidente.

Makey, il nuovo Capo della Diplomazia Bielorussia, di formazione pedagogica e linguistica, e il braccio destro di Lukashenka, e, secondo l’autorevole Radio pubblica polacca Polskie Radio, e uno degli esponenti politici di Minsk colpiti dal divieto di ingresso in Unione Europea.

Nonostante da Capo dell’Amministrazione Presidenziale Makey sia stato l’esecutore del tiepido processo di liberalizzazione in Bielorussia avvenuto dal 2008 al 2010 secondo le indicazioni UE, egli e considerato dai più importanti politologi l’esecutore delle direttive di Lukashenka.

La decisione di sostituire Martynau – dopo nove anni di servizio a capo del Dicastero degli Esteri – e un passo voluto dal Presidente bielorusso per rafforzare il controllo diretto di ogni settore della vita politica, e, nel contempo, di chiudere l’unico canale di cui l’Occidente ha potuto finora servirsi per mantenere aperto il dialogo con Minsk.

Matteo Cazzulani