LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: LA GIORDANIA CERCA IL GAS DA ISRAELE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 30, 2013

Il Governo giordano pensa all’oro blu israeliano per importare energia necessaria per compensare gli approvvigionamenti dall’Egitto. Lo Stato Ebraico può rafforzare la sua posizione in Medio Oriente, l’UE può perdere una fonte alternativa di gas

Un disperato bisogno di energia può portare ad alleanze che rimescolano le carte in tavola in uno scacchiere molto caldo dal punto di vista geopolitico. Nella giornata di Domenica, 29 Settembre, Natural Gas Asia ha riportato la notizia secondo cui la Giordania è interessata all’importazione di gas da Israele.

La notizia è motivata dal considerevole bisogno di energia che la Giordania ha avuto dopo il crollo del Regime di Mubarak in Egitto, da cui l’economia giordana ha importato l’80% dell’oro blu necessario per soddisfare il fabbisogno domestico.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti Tamar, Leviathan e Karish, ubicati nel Mar Mediterraneo, Israele ha destinato il 40% del gas estratto sul suo territorio all’esportazione verso due direttrici: Paesi arabi ed Unione Europea.

La vicinanza geografica, ed il bisogno immediato di ingenti quantità di gas in Giordania, potrebbe tuttavia portare Israele a privilegiare l’esportazione di oro blu in territorio giordano, lasciando la direttrice europea in una posizione meno prioritaria.

Tale decisione, che diversi analisti danno come molto probabile, comporterebbe da un lato il rafforzamento di Israele in Medio Oriente sul piano economico e politico.

Dall’altro, l’UE, che dovrebbe importare il gas di Israele attraverso la realizzazione di un gasdotto costruito ad hoc dal territorio israeliano alla Turchia, perderebbe una possibilità per diversificare le forniture di gas dal quasi monopolio detenuto da Algeria e Russia.

Gas liquefatto e solare

Per fronteggiare il venir meno del gas dall’Egitto, la Giordania, oltre che a puntare su Israele, ha anche deciso di costruire un rigassificatore presso il porto di Aqaba.

Questa infrastruttura è necessaria per importare LNG da Qatar e, possibilmente, anche shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America.

Oltre al gas, la Giordania ha puntato sullo sviluppo delle energie rinnovabili, tra cui, grazie alla cospicua quantità di sole, l’eolico e il solare.

Matteo Cazzulani

SHALE: L’ARGENTINA RISCHIA CON LA POLITICA DI NAZIONALIZZAZIONE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 28, 2013

Secondo l’analisi dell’autorevole Platts, il Governo argentino deve aprire ad investimenti stranieri per sfruttare l’abbondanza di gas shale posseduto nel suo territorio. Paragonate al Venezuela le politiche nazionaliste del Presidente, Maria Fernandez de Kirchner

Un ambito aperto alle compagnie estere private e niente paura per quanto riguarda l’aspetto ambientale sono i consigli che il prestigioso think-tank di analisi energetica Platts ha rivolto nei confronti dell’Argentina. Come riportato in un’analisi, giovedì, 26 Settembre, la Platts ha evidenziato come il Governo argentino debba porre fine alle politiche di nazionalizzazione del settore dell’energia per approfittare dello sfruttamento del gas shale.

Nello specifico, la Platts ha sottolineato come non sia stata rassicurante la decisione del Presidente argentino, Maria Fernandez de Kirchner, di estromettere la compagnia spagnola Repsol dalla compartecipazione nel colosso nazionale energetico dell’Argentina YPF, presa nel 2012.

Inoltre, il Presidente Kirchner ha imposto un tetto massimo al costo per l’energia, che, de facto, ha limitato lo sfruttamento di gas in territorio argentino, ed ha obbligato l’Argentina ad importare una lauta quantità di oro blu liquefatto nel 2011.

Secondo l’analisi, il posizionamento del Governo argentino potrebbe portare al modello venezuelano, in cui, nonostante l’abbondante presenza di greggio, l’esclusione di compagnie internazionali dal settore degli idrocarburi in Venezuela ha comportato una diminuzione della produzione di oro nero.

L’opportunità energetica argentina

L’Argentina, dopo USA e Cina, è il terzo Paese al Mondo per quantità di gas shale posseduto nel proprio sottosuolo, che, secondo le stime EIA, si aggirano attorno ai 774 Trilioni di Piedi Cubi.

Per lo sfruttamento dell’oro blu non convenzionale nel giacimento Vaca Muerta, uno dei più capienti del Paese, la YPF, lo scorso 29 Agosto, ha firmato un accordo con la compagnia statunitense Chevron, già leader nel settore dello shale in Europa Centro-Orientale.

La decisione, che va in controtendenza rispetto alle politiche del Presidente Kirchner, è stato valutato positivamente dalla Platts, che, nonostante l’analisi severa, ha individuato un margine di miglioramento nel settore energetico del Paese.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA TURCHIA ALLA RICERCA DI SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 27, 2013

La compagnia energetica TPAO sfrutta sperimentalmente oro blu non convenzionale in Tracia, mentre il Governo turco invia una delegazione per studiare le tecniche di Stati Uniti e Canada. Il territorio turco comtiene ingenti riserve di gas shale.

Da principale Paese di transito del gas per la diversificazione UE a potenziale produttore di oro blu. Nella giornata di giovedì, 26 Settembre, la Turchia ha avviato la ricerca di gas Shale nella regione della Tracia.

Come riportato dall’Hurriyet Daily News, nella regione sono stati individuati 4,6 Trilioni di metri cubi di gas non convenzionale, su cui la compagnia energetica nazionale TPAO ha già iniziato a lavorare.

Positivo è il commento del Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, che ha sottolineato come la produzione di proprio gas da parte della Turchia consentirà un mutamento della geopolitica energetica di notevole dimensioni.

Il Ministro Yildiz ha inoltre comunicato che una delegazione turca si recherà negli Stati Uniti d’America e in Canada per apprendere meglio le tecniche di sfruttamento dello shale, regolarmente estratto, e commercializzato, in Nordamerica.

Secondo lo studio EIA, il territorio turco possiede una riserva di 651 miliardi di metri cubi di gas shale, abbastanza per soddisfare la domanda di oro blu del Paese per 14 anni.

Prima della Turchia, la ricerca di shale sperimentale è stata avviata in Europa da Gran Bretagna, Polonia, Romania, Danimarca e Lituania, mentre Slovacchia, Ungheria, Portogallo, Austria e Belgio si sono detti favorevoli allo sfruttamento del gas non convenzionale.

Germania, Italia e Spagna hanno dichiarato interesse ad importare shale dagli USA, mentre Francia, Olanda, Bulgaria e Repubblica Ceca hanno posto una moratoria sullo sfruttamento di gas non convenzionale per ragioni di carattere ambientale.

Gasdotti necessari per la diversificazione delle forniture energetiche UE

Oltre che con lo shale, la Turchia è importante anche per quanto riguarda la realizzazione di gasdotti per limitare la dipendenza dell’Europa da Russia ed Algeria, tra cui il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Come dichiarato a New York, durante il Forum del Caspio 2013, dal Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davitoglu, TANAP e TAP sono gasdotti necessari per la sicurezza nazionale dei Paesi coinvolti, ed anche di tutta l’Unione Europea, che rafforzano la cooperazione tra Stati differenti.

La TANAP è progettata per veicolare 30 Miliardi di Metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno dal confine tra Georgia e Turchia a quello tra il territorio turco e la Grecia. La TAP è concepita per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas azero dal confine turco-greco in Italia, attraverso l’Albania.

Inoltre, la Turchia potrebbe diventare il principale Paese di transito in UE anche del gas israeliano, se Israele darà il via alla realizzazione di un gasdotto che veicola l’oro blu in territorio turco dai giacimenti marittimi Leviathan, Tamar e Karish.

Matteo Cazzulani

IL GIAPPONE AVVIA LE IMPORTAZIONI DI SHALE DAL CANADA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 26, 2013

Il Premier giapponese, Shinzo Abe, firma con il suo omologo canadese, Stephen Harper, anche accordi per l’assistenza nello sfruttamento del gas non convenzionale in Nordamerica. Il Giappone diversifica ulteriormente le forniture di oro blu

Lo shale, il commercio, e la difesa. Nella giornata di mercoledì, 25 Settembre, il Premier giapponese, Shinzo Abe, ed il suo collega canadese, Stephen Harper, hanno firmato accordi per avviare l’esportazione di gas shale dal Canada al Giappone.

Come riportato dal Global Post, l’accordo presenta anche la possibilità da parte giapponese di offrire assistenza e supporto tecnico per la realizzazione, in territorio canadese, delle infrastrutture necessarie all’esportazione dello shale, e la compartecipazione di compagnie energetiche del Giappone alla ricerca in Canada di gas non convenzionale.

Con la firma dell’accordo, il Giappone, il primo importatore di gas liquefatto al Mondo, diversifica ulteriormente gli approvvigionamenti di LNG, dopo avere siglato pre-contratti anche con Australia, Stati Uniti d’America e Russia.

Importante è anche la posizione del Canada, che si è posto come uno dei principali esportatori di shale in Asia dopo che gli USA hanno avviato una stretta partnership con India, Corea del Sud, Taiwan e Singapore.

Lo shale, gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, operate con regolarità solo in Nordamerica, ha permesso agli USA di incrementare notevolmente la produzione interna di oro blu, dando avvio anche alle prime esportazioni.

Giapponesi e canadesi alleati in progetti di difesa

Oltre che sullo shale, Giappone e Canada hanno stretto la collaborazione per quanto riguarda la Partnership Trans-Pacifica: progetto di cooperazione trans nazionale di Paesi americani ed asiatici, coordinato dagli USA per abbattere molte delle barriere doganali e, così, creare un mercato libero ed unificato nella Regione.

Infine, il Premier giapponese e quello canadese hanno firmato un accordo di mutua assistenza tra le forze armate dei due Paesi durante le operazioni di peacekeeping che vedono coinvolti gli eserciti dei due Paesi in diverse aree del Mondo.

L’accordo, simile a quello firmato dal Governo giapponese con USA ed Australia, è il primo passo per la modifica della Costituzione post-bellica, che, ad oggi, vieta al Giappone di promuovere iniziative di difesa su scala regionale e globale.

Ad allarmare il Giappone è in particolare il riarmo della Corea del Nord, che, nonostante i moniti della Comunità Internazionale, ha sviluppato un programma di proliferazione nucleare.

Matteo Cazzulani

GAS: LA COMMISSIONE EUROPEA SOSTIENE LA LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 25, 2013

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha invitato il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ad attenersi alle regole del libero mercato in fase di rinegoziazione dei contratti con il Governo lituano. La Russia impone tariffari diversificati per rompere l’UE al suo interno

C’è il gas, il nucleare e i missili, e la Commissione Europea prende posizione in difesa dei suoi stati membri. Nella giornata di lunedì, 23 Settembre, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha dichiarato pieno sostegno alla Lituania nella negoziazione dei contratti con il monopolista statale russo del gas Gazprom.

Come riportato da una nota, il Commissario Oettinger ha espresso l’intenzione della Commissione Europea di portare, tra Lituania e Russia, alla regolazione di un tariffario giusto, secondo gli standard di mercato.

Il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, ha invece lamentato il tentativo di Gazprom di imporre un prezzo superiore rispetto a quello applicato ad altri Stati membri UE per ragioni politiche.

A sostegno della posizione del Ministro Linkevicius è la politica energetica che Gazprom ha adottato negli ultimi tempi, con l’imposizione di alti tariffari ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che sono fortemente dipendenti dalle forniture della Russia.

Nel contempo, la Russia ha concesso sconti alle grandi compagnie dell’Europa Occidentale in cambio del sostegno politico di questi Paesi alla politica energetica del Cremlino in Europa, che prevede l’incremento dell’egemonia russa nel mercato del gas UE.

Il divide et impera dell’UE non è piaciuto alla Commissione Europea che, nel Settembre 2012, ha aperto un’inchiesta su Gazprom per condotta anti-concorrenziale in territorio europeo.

Mosca militarizza Kaliningrad

Al sostegno del Commissario Oettinger alla Lituania, pronta è stata la reazione della Russia, che, martedì, 24 Settembre, ha dichiarato la realizzazione di un rigassificatore nell’enclave di Kaliningrad, tra la Lituania e la Polonia.

L’infrastruttura mira a disturbare l’efficienza dei rigassificatori in fase di realizzazione nella lituana Klaipeda e nella polacca Swinoujscie, attraverso cui Lituania e Polonia, per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, vogliono importare LNG da Norvegia, Qatar e Stati Uniti d’America.

Inoltre, la realizzazione dei rigassificatori a Kaliningrad, da cui la Russia punta ad esportare gas liquefatto in Europa, de facto rende l’enclave russa tra la Polonia e la Lituania una zona fortemente calda.

A Kaliningrad, i russi hanno progettato la realizzazione di una centrale nucleare, ubicata vicino ai confini con Polonia e Lituania.

Inoltre, a Kaliningrad restano posizionati i missili Iskander, che la Russia ha dislocato per alzare la pressione su polacchi, lituani ed altri Stati dell’Europa Centro-Orientale.

Il dislocamento degli Iskander a Kaliningrad, nel 2008, ha spinto la Polonia a sostenere la realizzazione del sistema di difesa antimissilistico NATO, che, oggi, l’Amministrazione statunitense di Barack Obama sta realizzando con alcune modifiche rispetto al progetto originale.

Matteo Cazzulani

TAP E NABUCCO: L’EUROPA FORSE S’È DESTA!

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 24, 2013

Redatta la lista delle infrastrutture per diversificare gli approvvigionamenti di gas finanziate dalla Commissione Europea. Oltre al Gasdotto Trans Adriatico e al Nabucco, inseriti nella lista anche ITGI, IAP e Gasdotto Trans Baltico.

Sia la TAP che il Nabucco si faranno, con buona pace della Russia e della politica energetica imperialistica del Cremlino. Nella giornata di lunedì, 23 Settembre, la Commissione Europea ha inserito una serie di gasdotti nella lista delle infrastrutture che riceveranno fondi UE per la loro realizzazione.

Come riportato dalla Reuters, la lista contiene innanzitutto il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- l’unica infrastruttura che ha ottenuto il diritto di veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Altro gasdotto inserito nella lista della Commissione Europea è il Nabucco, progettato -ma poi scartato perché ad esso è stata preferita la TAP- per veicolare il gas azero in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Secondo indiscrezioni, tra i progetti finanziati dall’UE ci sarà anche il connettore ITGI -Turchia, Italia, Grecia- un progetto, parallelo alla TAP, concepito per veicolare gas in Italia dalla Turchia transitando attraverso le coste della Grecia del Mar Egeo.

Altre infrastrutture potrebbero essere il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP, che dal tratto in Albania della TAP veicolerà 5 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Croazia attraverso Montenegro e Bosnia Erzegovina- e il Gasdotto Trans Baltico.

Quest’ultima infrastruttura è progettata per veicolare LNG importato in Polonia, presso il rigassificatore di Swinoujscie, in Lituania, ed aiutare così il Paese Baltico a diminuire la forte dipendenza dalla Russia.

Nella lista non è stato inserito il Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per incrementare la quantità di gas russo esportata in UE attraverso un’infrastruttura dalle coste della Federazione Russa, il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Slovenia e l’Italia, fino in Austria.

Dalla lista dei finanziamenti della Commissione Europea, si evince innanzitutto il pieno sostegno di Bruxelles alla TAP che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere prolungata dall’Italia a Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna.

Il mantenimento in auge del Nabucco è un’importante notizia, perché comporta l’aumento dell’importazione di gas dall’Azerbaijan per diminuire la forte dipendenza energetica dalla Russia dei Paesi dell’Europa Centrale, che oggi soffrono l’utilizzo del gas come strumento politico da parte di Mosca.

La presenza dell’ITGI presuppone inoltre la realizzazione del progetto di importare gas da Cipro e Israele, che di recente hanno avviato lo sfruttamento di consistenti giacimenti di oro blu nelle proprie acque territoriali.

La notizia più rassicurante è l’esclusione del Southstream, che, come più volte ripetuto dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, lede al progetto di diversificazione delle forniture di energia dalla Russia che l’UE ha, faticosamente, avviato.

La politica russa ostruisce l’UE

Vincere il Southstream è però impresa difficile, a causa della forte lobby filorussa che, sulla stampa e nei corridoi della politica, difende la politica energetica imperiale della Russia di Putin sopratutto in Francia, Germania, Italia ed altri Paesi UE fortemente filorussi.

La politica energetica russa fa però molto male all’Europa, che, sotto la pressione del Cremlino, resta divisa e senza un unico piano d’azione.

In particolare, lo scopo della Russia è quello di bloccare il progetto di diversificazione delle forniture di gas UE, e di mantenere la totale egemonia sopratutto in Europa Centrale.

Matteo Cazzulani

I PAESI BASSI DICONO NO ALLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 23, 2013

Il Governo olandese blocca per due anni lo sfruttamento del gas non convenzionale dopo il voto negativo di Laburisti e Conservator-Liberali. Le troppo basse profondità la motivazione della contrarietà allo shale.

Filo occidentali in politica estera, filorussi in quella energetica. Nella giornata di venerdì, 20 Settembre, il Governo olandese ha annunciato il congelamento della decisione sull’avvio dello sfruttamento del gas shale per due anni.

Come riportato dall’agenzia UPI, il Ministro degli Affari Economici, Henk Kamp, ha dichiarato che l’Esecutivo dei Paesi Bassi necessita di più tempo per esaminare i possibili rischi ambientali che lo sfruttamento dello shale può produrre nel territorio olandese.

Il parere negativo sullo sfruttamento dello shale è stato formulato dopo che il Partito Laburista -PvdA, partner della coalizione di Governo del Partito della Libertà e della Democrazia -VVD, la forza politica conservatrice-liberale del Premier Mark Rutte e del Ministro Kamp- ha assunto una posizione contraria al gas non convenzionale.

A motivare la contrarietà del Parlamento olandese è stato un rapporto tecnico che ha evidenziato come, nei Paesi Bassi, i giacimenti di shale si trovino in profondità inferiori rispetto ad altri Stati che sfruttano regolarmente il gas non convenzionale, come USA e Gran Bretagna.

Delusa è stata la reazione della compagnia britannica Cuadrilla, che ha ottenuto il permesso di effettuare esperimenti per appurare la possibilità di sfruttare lo shale in territorio olandese.

Festeggiano, invece, alcune comunità locali, e, sopratutto, alcuni giganti dell’industria che, come la Heineken e la Vitens, hanno contrastato lo sfruttamento dello shale nei Paesi Bassi.

Gli olandesi fanno un favore a Putin

Con la rinuncia allo shale, i Paesi Bassi si pongono tra i pochi Stati dell’Unione Europea che hanno posto una moratoria sullo sfruttamento del gas non convenzionale, come Bulgaria, Francia e Repubblica Ceca.

Gran Bretagna e Polonia hanno avviato sperimentazioni per lo sfruttamento dello shale, Romania, Ungheria, Lituania, Danimarca, Belgio, Svezia, Portogallo, Austria e Grecia hanno espresso parere favorevole, mentre Spagna, Italia e Germania hanno accolto con favore la possibilità di importare gas non convenzionale dagli USA.

La decisione del Governo olandese di non sfruttare lo shale implementa la dipendenza dell’Europa dal gas della Russia, a cui i Paesi Bassi sono legati dal Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato ad hoc dal Cremlino sul fondale del Mar Baltico per aggirare Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, e, grazie al sostegno politico anche di Paesi Bassi, Francia e Belgio, rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente la Germania.

La dipendenza energetica dalla Russia nello scenario olandese va controcorrente rispetto all’atteggiamento dei Paesi Bassi in politica estera.

Come sottolineato dal Segretario di Stato USA, John Kerry, sempre venerdì 20 Settembre, prima di un’incontro con il Ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, i Paesi Bassi hanno sempre supportato i rapporti trans-atlantici e il rispetto dei Diritti Umani nel Mondo.

Matteo Cazzulani

GAS E GEOPOLITICA: LA CINA CONTRASTA LA RUSSIA IN ASIA CENTRALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 22, 2013

Il Presidente cinese, Xi Jimping, firma importanti accordi energetici con Turkmenistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan ed Uzbekistan. Il rafforzamento della Cina anche sul piano commerciale

Una dimostrazione di forza che apre nuovi scenari geopolitici. Nella giornata di venerdì, 13 Settembre, il Presidente cinese, Xi Jimping, ha terminato la prima visita del suo mandato in Turkmenistan, Kazakhstan, Uzbekistan e Kyrgyzstan, finita con la firma di importanti accordi commerciali ed energetici.

Gli accordi più importanti sono quelli firmati con il Turkmenistan per la realizzazione di un gasdotto che, attraverso Uzbekistan, Tadzikistan e Kyrgyzstan, trasporta 25 Miliardi di metri cubi di gas naturale turkmeno all’anno in Cina, e per lo sfruttamento completo del più grande giacimento di gas al Mondo, il Galkynysh.

Importanti sono anche gli accordi firmati con il Kazakhstan per il controllo dell’8,33% del Kashagan, il più grande giacimento di greggio kazako, che de facto ha eliminato dalla contesa per il suo controllo il colosso energetico indiano ONGC.

La missione del Presidente Xi Jimping è servita da un lato ad implementare la sicurezza energetica della Cina, che non ha voluto varare un accordo per l’importazione di gas dalla Russia a causa di tensioni legate al prezzo.

Dall’altro, la Cina ha intensificato il controllo su un’area di espansione economica e commerciale che garantisce all’economia cinese il trasporto delle merci nazionali verso l’Occidente.

L’egemonia russa nell’area messa in discussione

Il Capo di Stato cinese, con la visita in Asia Centrale, ha dato dimostrazione di forza geopolitica alla Russia, de facto accentuando la presenza della Cina in una zona su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, non ha mai nascosto di volere estendere la propria influenza.

Con la visita in Centro Asia la Cina ha infatti dimostrato la debolezza russa nell’area, dovuta anche al fatto che, ora, gli sforzi di Putin sono concentrati unicamente sull’estensione dell’Unione Doganale Eurasiatica -progetto di integrazione sovranazionale voluto dal Cremlino per stabilire l’egemonia della Russia nell’ex-URSS- in Europa Orientale e sulla Siria.

Inoltre, la visita di Xi Jimping dimostra l’inefficienza dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, che è stata creata dalla Russia per coordinare le posizioni su questioni internazionali degli Stati membri – Tadzikistan, Kazakhstan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Cina e Uzbekistan.

Matteo Cazzulani

GERMANIA E FRANCIA RUBANO LA TAP ALL’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 21, 2013

I contratti firmati dalla compagnia tedesca E.On e della francese Suez Gaz de France con l’Azerbaijan presuppongono il prolungamento del Gasdotto Trans Adriatico in Nord Europa. Si rafforza anche la posizione di Albania, Grecia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Turchia, Belgio e Svizzera

Contratti che rafforzano un progetto energetico europeo ma mettono a serio rischio la posizione dell’Italia. Nella giornata di venerdì, 20 Settembre, due importanti compagnie energetiche europee hanno annunciato la firma di contratti per l’importazione di gas dall’Azerbaijan attraverso il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Come riportato dall’autorevole UPI, la compagnia tedesca E.On ha firmato un contratto per l’acquisto di 1,4 miliardi di metri cubi di gas azero all’anno, mentre la francese Suez Gaz de France ha concordato l’importazione di 92 miliardi di metri cubi di oro blu dell’Azerbaijan.

Proprio l’Azerbaijan dall’accordo trae il massimo del vantaggio, in quanto è riuscito ad aprire un’importante breccia nel mercato energetico dell’Europa centro-occidentale che, finora, è stato appannaggio della sola Russia.

Positiva è anche la posizione di Germania e Francia, che possono contare sul gas dell’Azerbaijan per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas sempre dal monopolio russo.

La Turchia si rafforza come Paese di transito del gas azero ai confini dell’UE, in quanto la TAP riceve l’oro blu dell’Azerbaijan dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP-, progettato dalla Georgia alle Regioni turche occidentali.

Altro importante elemento è il rafforzamento della TAP, che è stata individuata dalla Commissione Europea come il gasdotto deputato al trasporto del gas azero in UE dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Oltre a greci ed albanesi, ad essere avantaggiati dai contratti delle compagnie energetiche franco-tedesche con l’Azerbaijan sono anche Montenegro, Bosnia Erzegovina e Croazia: Paesi che importeranno il gas azero dalla TAP attraverso il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP.

La IAP è concepita per veicolare 5 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dall’Albania attraverso il territorio montenegrino e bosniaco fino a quello croato, dove il gasdotto confluirà nel Corridoio Nord-Sud che collega il rigassificatore di Krk, sul Mare Adriatico, con quello di Swinoujscie, in Polonia.

Nonostante le ricadute positive, ad avere la posizione più delicata è l’Italia, che rischia di passare dall’essere il Paese di approdo della TAP a diventare un mero Paese di transito, senza avere negoziato in termini contrattuali il cambio di status.

La firma dei contratti con l’Azerbaijan da parte di E.On e Suez Gaz de France conferma le indiscrezioni sul prolungamento della TAP in Svizzera, Germania, Francia, Belgio e Gran Bretagna: un disegno sostenuto dalle compagnie che compartecipano la TAP.

È probabilmente interesse del colosso britannico British Petroleum, di quello norvegese Statoil, di quello azero SOCAR, della compagnia belga Fluxys, della francese Total, della tedesca E.On e della svizzera AXPO terminare la TAP in Europa Nord-Occidentale, e non in Italia.

Da hub del gas azero a Stato di transito

Se questo dovesse accadere, l’Italia si troverebbe ridotta da principale hub in UE del gas dell’Azerbaijan a Paese di transito dell’oro blu azero in Nord-Europa, senza avere negoziato diritti di trasporto del carburante in termini economici.

Per questo, è necessario che la politica italiana vigili e, immediatamente, agisca per evitare che una grande occasione, come l’afflusso del gas azero in Europa, non diventi per l’Italia un’opportunità persa.

Matteo Cazzulani

IN ROMANIA IL CENTRO-SINISTRA È IN DIFFICOLTÀ

Posted in Balcani by matteocazzulani on September 20, 2013

Una manifestazione contro la cava d’oro a Rosia Montana crea dissidi all’interno della coalizione di Governo tra il Partito SocialDemocratico del Premier Ponta e il Partito NazionalLiberale del Presidente del Senato, Crin Antonescu. Differenze programmatiche ed Elezioni Presidenziali i principali punti di disaccordo

Una protesta ambientale può diventare la causa della caduta del Governo. Nella giornata di mercoledì, 18 Settembre, in Romania, presso il Comune di Rosia Montana, una manifestazione compartecipata da qualche migliaio di persone ha raggiunto le due settimane di durata.

I manifestanti protestano contro la decisione del Governo di concedere alla cava di oro locale lo status di infrastruttura di interesse nazionale strategico: un provvedimento che garantisce la concessione delle licenze necessarie per l’avvio dello sfruttamento entro breve.

Sulla spinta delle proteste, il Premier romeno, Victor Ponta, ha dichiarato che il Partito SocialDemocratico -PSD- di cui è Leader, non voterà per la concessione dello status di infrastruttura di interesse strategico per la cava, ma ha ribadito che l’operazione ha un’estrema importanza sul piano sociale ed economico.

La posizione del Premier Ponta non è piaciuta ai partner di coalizione dei socialdemocratici, il Partito NazionalLiberale -PNL, il cui Leader, Crin Antonescu, si è schierato contro l’installazione della cava.

La diversità di vedute tra i due partner dell’Unione Sociale Liberale -USL, coalizione di Governo formata dopo le elezioni del 2012, ha riaperto i dissidi tra due Partiti con vedute differenti, uniti solo dalla comune opposizione al Presidente romeno, il moderato Traian Basescu.

I socialdemocratici, che hanno una visione della politica nazionale improntata su provvedimenti di carattere sociale, stanno infatti accelerando per una riforma della Costituzione e delle Amministrazioni Locali, mentre i Nazional-Liberali, che perseguono una retorica politica simile a quella del Partito Democratico Liberale di Basescu, temono che il PSD possa rifiutare di appoggiare la candidatura di Antonescu alle prossime elezioni presidenziali romene.

La situazione energetica

Oltre che sul piano politico, la protesta contro la cava potrebbe avere conseguenze anche sul piano energetico: un ambito in cui la Romania è impegnata per l’ottenimento della propria sicurezza energetica e per quella dell’Unione Europea.

Particolarmente importante è lo sfruttamento di idrocarburi nel Mar Nero e, di recente, anche il via libera bipartisan dato allo sfruttamento del gas shale: oro blu estratto da rocce argillose presenti a basse profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

La Romania, grazie sopratutto all’impegno del Presidente Basescu, ha appoggiato fortemente il Nabucco: gasdotto progettato per veicolare in Austria, attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan.

Il Nabucco è stato però sostituito dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, che si estende dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania, prescelta per l’invio del gas azero in Unione Europea.

Matteo Cazzulani