LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: Georgia sotto l’assedio di Gazprom

Posted in Georgia, Guerra del gas by matteocazzulani on March 12, 2016

Il Vice Premier georgiano, Kakha Kaladze, incerto sull’incremento delle importazioni di gas dalla Russia. L’opposizione denuncia la messa a repentaglio della sicurezza nazionale di Tbilisi



Varsavia – Il gas dalla Russia sì, anzi no, facciamo forse. Questa è la posizione che, nella giornata di venerdì, 4 Marzo, il Governo della Georgia ha assunto in seguito alla firma di un contratto per le forniture di gas con il colosso energetico dell’Azerbaijan SOCAR, avvenuta a poche ore dal fallimento della trattativa con il monopolista statale russo del gas Gazprom per l’incremento delle importazioni di oro azzurro dalla Russia.

Nello specifico, come dichiarato dal Vice Premier con delega all’Energia, Kakha Kaladze, l’aumento di ulteriori 463 milioni di metri cubi all’anno della qualità del gas che la Georgia già importa dall’Azerbaijan è dovuta alla rinuncia, non senza esitazioni, all’importazione di un volume maggiore di oro azzurro dalla Russia.

Nello specifico, Gazprom ha proposto alla Georgia l’incremento del volume di gas che il monopolista statale russo esporta in Armenia attraverso il territorio georgiano, sul quale Tbilisi è autorizzata a trattenere il 10% come forma di pagamento dei Diritti di transito.

Inoltre, Gazprom ha proposto al Governo georgiano la rinegoziazione della forma di pagamento per il gas che la Georgia trattiene sul suo territorio, passando dall’attuale interscambio con i Diritti di transito al versamento di una somma proporzionata ai miliardi di metri cubi di oro blu russo importati all’anno da Tbilisi.

Incerta, dinnanzi alla proposta, è stata la reazione di Kaladze, che dopo avere avviato trattative con i vertici di Gazprom per cercare una mediazione con le richieste di Mosca ha finito per rigettare l’offerta, mantenendo invariate le condizioni attuali.

A contribuire alla decisione definitiva di Kaladze sono stati due fattori. In primis, il timore di mettere a repentaglio la sicurezza energetica della Georgia replicando lo scenario del 2006. Allora, la Russia tagliò le forniture di gas dirette al mercato georgiano -al tempo fortemente dipendente dalle importazioni da Mosca- dopo che Tbilisi ebbe rinunciato ad un incremento delle tariffe di importazione imposto da Gazprom senza preavviso.

Come pronta risposta, l’allora Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, denunciò la condotta di Gazprom come politicamente motivata allo scopo di destabilizzare il Governo georgiano ed impedire l’integrazione della Georgia nella comunità Euroatlantica. Inoltre, Saakashvili promosse una politica di diversificazione delle forniture di gas, avviando importazioni di oro azzurro da Azerbaijan ed Iran per decrementare la dipendenza di Tbilisi da Gazprom.

Un’altra motivazione alla base della decisione di Kaladze è stata una protesta molto partecipata organizzata dal Movimento Popolare Unito -UNM- la principale forza dell’opposizione, di orientamento moderato, alla quale ha appartenuto Saakashvili. 

Nello specifico, l’UNM ha criticato il Governo per mettere a repentaglio la sicurezza nazionale del Paese e smantellare la politica energetica di Saakashvili.

A supportare le critiche dell’opposizione è l’atteggiamento che il Governo ha assunto sulla questione energetica dal 2012, quando al potere salì Sogno Georgiano -GD- la coalizione centrista capeggiata da Bidzina Ivanishvili: imprenditore con stretti legami di affari con la Russia.

Fin dall’inizio dell’attività del nuovo Governo, Kaladze ha cercato a più riprese di incrementare le importazioni di gas dalla Russia, dovendo tuttavia rinunciare dinnanzi alle esose condizioni che il monopolista statale russo ha imposto al Governo georgiano ad ogni occasione.

Ivanishvili come Yanukovych

Oltre alla condotta accomodante nei confronti di Mosca, a preoccupare in Georgia è anche un vertiginoso regresso in materia di democrazia e rispetto dei Diritti Umani registratosi dalla salita al potere di GD per mezzo di un uso selettivo della Giustizia per fini politici.

Nel 2014, l’ex-Premier, Vano Merabishvili, e l’ex-Sindaco di Tbilisi, Gigi Ugulava, entrambi esponenti di spicco del UNM, sono stati arrestati in seguito a processi costruiti su prove fabbricate ad hoc per eliminare due dei principali leader dell’opposizione dalla scena politica georgiana.

Inoltre, a finire nel mirino della giustizia georgiana è stato lo stesso Saakashvili, accusato, subito dopo la fine del suo mandato alla Presidenza del Paese, di abuso d’ufficio: una accusa generica, tradizionalmente utilizzata dai regimi autocratici nel Mondo ex-sovietico per perseguire gli avversari politici.

Accusata di abuso d’ufficio dopo un processo-farsa, e condannata a sette anni di reclusione più tre di interdizione dai pubblici uffici, è stata anche Yulia Tymoshenko: ex-Premier e leader dello schieramento democratico filo europeo ucraino finita vittima, assieme ad altri dissidenti, della giustizia selettiva dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych tra il 2010 e il 2014.

Oggi, sia Saakashvili che Tymoshenko vivono il libertà in Ucraina: l’ex-Presidente georgiano è stato nominato Governatore della Regione di Odessa, mentre l’ex-Premier ucraina è stata liberata, e pienamente riabilitata nel 2014, dopo la deposizione di Yanukovych.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Violenza in Ucraina: Poroshenko rischia tutto con la devolution

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 1, 2015

Il Parlamento ucraino approva in prima lettura una controversa modifica della Costituzione che decentralizza poteri alle regioni occupate dall’esercito russo. I Partiti di estrema destra Svoboda e Pravy Sektor assaltano la Rada provocando morti e feriti tra agenti ucraini



Tre ufficiali delle forze armate ucraine uccisi e più di cento feriti, di cui uno particolarmente grave, è il bilancio della giornata di lunedì, 31 Agosto, nella quale il Parlamento ucraino ha approvato, in prima lettura, una modifica della Costituzione che concede più autonomia a Donbas e Oblast di Luhansk, le regioni dell’Ucraina occupate dall’esercito russo.

La devolution, che per diventare effettiva richiede l’approvazione in seconda lettura da parte di una maggioranza costituzionale di 300 voti, è stata incardinata in Parlamento dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, per realizzare gli Accordi di Pace di Minsk, che in cambio della decentralizzazione prevedono il ritiro dell’esercito russo dalle regioni ucraine occupate.

A favore della devolution hanno votato 265 deputati, quasi tutti i membri del Blocco Poroshenko, del Fronte Popolare del Premier, Arseniy Yatsenyuk, e tutti i rappresentanti del Blocco dell’Opposizione, composto da ex-sostenitori dell’ex-Presidente ucraino, l’autocrate Viktor Yanukovych.

Contro le modifiche costituzionali, ritenute lesive dell’unità nazionale del Paese e favorevoli solo alla Russia, hanno invece votato il movimento Samopomich, il Partito Radicale, e Batkivshchyna dell’ex-Premier e detenuta politica Yulia Tymoshenko.

Durante la votazione, altri due Partiti, Svoboda e Pravy Sektor -forze politiche di estrema destra- hanno organizzato una dimostrazione violenta fuori dal Parlamento, portando alla morte di tre ufficiali delle Forze Armate ucraine e più di 100 feriti. 

Pronta è stata la reazione del Presidente Poroshenko, che ha criticato sia l’opposizione alla devolution di natura pacifica da parte di tre Partiti della Coalizione di Governo, sia l’agguato di stampo terrorista da parte di Svoboda e Pravy Sektor, il cui atteggiamento finisce per provocare instabilità e, di conseguenza, favorire la permanenza dell’esercito russo nell’Ucraina orientale.

La posizione di Poroshenko di condanna delle due forze di estrema destra è supportata dalla condotta che, nel passato recente, Svoboda e Pravy Sektor hanno avuto nello scenario politico ucraino. 

Se, da un lato, Svoboda è stata più volte sospettata di essere supportata da Yanukovych per costringere le forze del campo democratico filo occidentale ad allearsi con un Partito antieuropeo, dall’altro Pravy Sektor ha sottratto al Governo ucraino, con le armi, il controllo della regione occidentale della Transcarpazia, mettendo a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Inoltre, Poroshenko ha dimostrato coraggio nel fronteggiare un’ampia fetta dell’opinione pubblica contraria alla devoluzione pur di realizzare gli accordi internazionali stretti a Minsk tra Ucraina, Russia, Germania e Francia che, come fine ultimo, prevedono il mantenimento dell’integrità territoriale ucraina.

Duda e l’Europa Centro Orientale possono salvare Kyiv

Tuttavia, lo strenuo sostegno alla devolution da parte di Poroshenko, che come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda avrebbe ricevuto a riguardo pressioni personali da parte del Cancelliere tedesco Angela Merkel e persino del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, potrebbe rivelarsi una tattica di corto respiro.

Infatti, gli Accordi di Minsk, di cui la devoluzione di Donbas e Luhansk sono una diretta conseguenza, sono destinati a fallire per diversi motivi. Da un lato, la Russia si avvale delle trattative di pace come mezzo per congelare una guerra ibrida e, così, impedire all’Ucraina di integrarsi autonomamente nella Comunità Occidentale.

Dall’altro, la presenza negli Accordi di Minsk di Germania e Francia come soli rappresentanti dell’Unione Europea è particolarmente riduttiva e dannosa per l’Ucraina, dal momento in cui Berlino e Parigi considerano ogni forma di relazione con l’Ucraina come sussidiaria e dipendente dai rapporti diretti che i Governi tedesco e francese intrattengono con la Russia. 

Con la coalizione di maggioranza in Parlamento de facto divisa, l’immutata permanenza dell’esercito russo nelle regioni orientali, il controllo armato da parte di Pravy Sektor della Transcarpazia, ed un’opinione pubblica che inizia a non supportare le seppur coraggiose scelte del Presidente, Poroshenko si sta ora giocando quasi tutto della sua carriera politica.

Ad aiutare Poroshenko può essere sicuramente un cambio della situazione internazionale, con il superamento dell’attuale formato delle trattative di pace -composto da Ucraina, Russia, Germania e Francia- e l’inclusione in esso degli Stati Uniti d’America e dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, così come proposto dal Presidente della Polonia, Andrzej Duda.

Infatti, a differenza di Germania e Francia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania sono ben consapevoli che l’integrità territoriale ucraina, e ancor più l’integrazione dell’Ucraina nella Comunità Trans Atlantica -NATO e Unione Europea in primis- sono condizioni fondamentali per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Occidente e per la salvaguardia dei suoi ideali fondanti, quali Democrazia, lLbertà e Diritti Umani.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Caso Kohver. Putin dichiara guerra all’Occidente

Posted in NATO by matteocazzulani on August 21, 2015

La Corte Regionale russa di Pskov condanna al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni, prelevato in Estonia e deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca. Dopo le violazioni dello spazio aereo e marittimo dei Paesi del Baltico, l’esercito russo ha innalzato il livello delle provocazioni nei confronti di Stati membri della NATO 



Varsavia – 15 anni di galera e una multa di 1800 euro sono i numeri che caratterizzano un atto intimidatorio, di chiaro stampo politico, che la Russia ha commesso nei confronti della Comunità Occidentale. Così, Unione Europea e NATO devono correre ai ripari per evitare un’escalation militare con Mosca sempre più probabile. 

Nella giornata di mercoledì, 19 Agosto, la Corte regionale di Pskov ha condannato al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni Eston Kohven, detenuto per un anno intero in Russia dopo essere stato rapito in Estonia, ed immediatamente deportato illegalmente in territorio russo, da parte di agenti dei Servizi Segreti di Mosca lo scorso 5 Settembre.

Secondo il verdetto della Corte russa, Kovher sarebbe colpevole di spionaggio e attraversamento illegale della frontiera con la Russia. Tuttavia, il Governo dell’Estonia ritiene che l’ufficiale dei servizi di sicurezza di Tallinn sia stato prelevato a forza in territorio estone.

Alla notizia della condanna, pronta è stata la risposta del Premier estone, Taavi Roivas, che ha definito l’accaduto una grave violazione del Diritto Internazionale nei confronti di un Paese membro dell’Unione Europea e della NATO.

In effetti, dal punto di vista procedurale e formale la condanna di Kohver, e prima ancora il suo arresto in Estonia e la sua deportazione in Russia da parte di agenti  dei Servizi Segreti russi, rappresenta non solo un’azione illegale, ma è anche e sopratutto una vera e propria dichiarazione di guerra.

Del resto, la Russia non è nuova ad atti intimidatori nei confronti di Tallinn e, più in generale, dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e settentrionale, come dimostrano le continue violazioni da parte dell’esercito di Mosca degli spazi aerei e marittimi di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia e Gran Bretagna.

Tuttavia, con l’arresto di Kohver la Russia ha innalzato il livello delle provocazioni, quasi certamente con lo scopo di portare uno dei Paesi membri della NATO a porre le basi per il verificarsi di un casus belli che potrebbe autorizzare un intervento armato russo nel Baltico.

Dopo l’aggressione militare alla Georgia nel 2008, l’annessione armata della Crimea e l’occupazione dell’Ucraina Orientale nel 2014, la Russia ha infatti l’obiettivo di estendere la sua azione bellica nel Baltico per ristabilire la totale influenza nell’ex-URSS e nel contempo, indebolire Unione Europea e NATO.

A rafforzare l’iniziativa armata della Russia è la consapevolezza che né la NATO a trazione Obama, né l’Unione Europea guidata dal tandem Juncker-Mogherini sono pronti a difendere i propri Stati membri e, così facendo, contrastare il disegno egemonico di Mosca nello spazio ex-sovietico.

La Polonia di Duda può salvare l’Europa

Nello specifico, il progetto della Russia, così come definito da Alexander Dugin, l’ideologo di orientamento nazibolscevico del Presidente della Federazione Russia, Vladimir Putin, è quello di estendere il dominio di Mosca in Europa, considerata una propaggine geografica della Grande Russia.

Preso atto della debolezza di Unione Europea e NATO, incapaci di arginare l’avanzata della Russia con una politica risoluta e coraggiosa, l’unica soluzione perseguibile per salvare l’Occidente è la realizzazione di un’alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, questa alleanza di Paesi dell’Europa Centro-Orientale -a cui, sotto l’egida della Polonia, potrebbero fare parte Estonia, Lettonia, Lituania, Danimarca, Romania, Croazia e Bulgaria- ha come principale scopo l’ottenimento del posizionamento permanente di contingenti NATO in questa regione d’Europa che, ad oggi, vede minacciata la propria sicurezza per mano della Russia. 

Il disegno, già perseguito tra il 2005 e il 2010 da Lech Kaczynski -il coraggioso Presidente della Polonia scomparso nella controversa Catastrofe di Smolensk- risale alla concezione dell’Intermarium, adottata con successo dal Leader della Seconda Repubblica polacca, Jozef Pilsudski, per arrestare l’avanzata dell’Unione Sovietica in Europa nel 1920.

Oggi come allora, considerato il timore di Germania e Francia nei confronti della Russia, il ruolo-guida della Polonia in Europa Centro-Orientale, che il Presidente Duda ha chiaramente dichiarato di volere ripristinare, è la soluzione che potrebbe garantire la sicurezza dell’Europa. 

Inoltre, solo grazie alla resistenza dell’Europa Centro-Orientale la Comunità Occidentale potrebbe tutelare efficacemente Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Libero Mercato: Valori rispettati nei Paesi dell’Unione Europea e della NATO, ma costantemente calpestati nella Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Più NATO in Europa: Duda parla chiaro alla Merkel

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 19, 2015

Il Presidente Eletto polacco si attiva per l’installazione di basi permanenti NATO in Europa Centrale e per il rafforzamento della collaborazione con gli Stati Uniti d’America. Stop al veto sulla presenza permanente dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale e inclusione della Polonia nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia le principali condizioni poste dall’Amministrazione Duda al Cancelliere tedesco.



VARSAVIA – In Europa ci vuole più atlantismo, sopratutto da quando Putin si arma e continua a provocare l’Unione Europea. E la Merkel stia ad ascoltare. Queste sono le linee guida della nuova politica estera della Polonia improntate dal Presidente Eletto, il conservatore Andrzej Duda, giovane politico capace di sconfiggere il Capo di Stato uscente, il moderato Bronislaw Komorowski, nelle Elezioni Presidenziali polacche.

Come dichiarato dal parlamentare Krzystof Szczerski -stimato Professore dell’autorevole Università Jagellonica di Cracovia prossimo a diventare Ministro degli Affari Esteri presso l’Amministrazione Duda- in un’intervista al giornale Rzeczpospolita, il Presidente Eletto ha già avviato una tattica diplomatica destinata a portare nuovamente la Polonia in prima fila nel supportare il rafforzamento delle strutture trans atlantiche in Europa, a partire della NATO.

Infatti, come dichiarato da Szczerski, la priorità della politica estera di Duda è l’apertura di basi permanenti della NATO in Polonia, così da garantire la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, oggi messa seriamente a repentaglio dall’assenza di reparti militari in grado di resistere ad un attacco da parte della Russia -che, considerando la condotta in Georgia ed Ucraina del Presidente russo, Vladimir Putin, sembra essere tutt’altro che improbabile.

Per ottenere questo scopo, sempre secondo le parole di Szczerski, Duda deve chiedere al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, la rinuncia al veto tedesco sull’installazione di basi permanenti della NATO in Europa Centro-Orientale, un’idea a cui la Germania si è sempre opposta assieme a Paesi notoriamente filorussi dell’Unione Europea, come Francia e Italia.

Oltre alla rinuncia del veto sulla presenza permanente dell’Alleanza Atlantica in Polonia, Duda porrà alle Merkel altre tre condizioni per mantenere vivo il rapporto di stretta collaborazione tra Polonia e Germania: astensione da parte di Berlino alla politica climatica contraria al carbone, inclusione di Polonia e Stati Uniti nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia -a cui finora partecipano anche Germania e Francia- rispetto dei diritti della diaspora polacca in territorio tedesco.

Per controbilanciare il ruolo della Germania, e per rafforzare le strutture trans atlantiche in Europa, Duda, sempre secondo quanto dichiarato da Szczerski, punta su un più stretto rapporto con gli USA e con quei Paesi dell’Unione Europea fortemente atlantisti, come la Gran Bretagna, con cui il Presidente Eletto polacco condivide la richiesta di rivedere il Trattato Europeo per dare più potere ai Parlamenti Nazionali.

Infine, Duda sarà impegnato a rilanciare la Polonia come il Paese leader del Gruppo di Vysehrad e, più in generale, di tutti i Paesi dell’Europa Centrale dal Mar Baltico al Mar Nero: una nuova Intermarium che, secondo Szczerski, permette all’Amministrazione Presidenziale polacca di perseguire la naturale vocazione del Paese come guida regionale di una serie di Stati accomunati da problematiche geopolitiche che il resto dell’Unione Europea, sopratutto nella sua parte occidentale, fatica a comprendere.

Già una solida collaborazione con Stoltenberg e Bush

Coerentemente con quanto dichiarato da Szczerski, Duda ha dimostrato di avere ben chiara la priorità trans atlantica fin durante i suoi primi incontri ufficiali da Presidente Eletto.

Durante un incontro con il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, nella giornata di giovedì, 18 Giugno, Duda ha invitato l’Alleanza Atlantica ad un rafforzamento consistente delle proprie strutture militari in Europa Centro-Orientale, anche attraverso un percorso di informazione dell’opinione pubblica in merito all’opportunità, nonché la necessità, di aumentare la difesa dei confini dell’Unione Europea.

Nella giornata di giovedì, 11 Giugno, Duda ha ricevuto il candidato alle Elezioni Primarie del Partito Repubblicano USA, Jeb Bush, con cui il Presidente Eletto polacco ha condiviso una visione della geopolitica mondiale basata sulla necessità di rafforzare l’impegno degli Stati Uniti nel garantire la sicurezza dell’Europa Centrale.

Fermezza e valori

Con la nuove direttive di politica estera, Duda ha la possibilità di implementare con forza il rafforzamento delle relazioni trans atlantiche finalizzate alla creazione di un fronte comune tra Stati Uniti ed Unione Europea per la difesa, e possibilmente la promozione nel Mondo, dei valori della Civiltà Occidentale, quali democrazia, libertà, diritti umani e prosperità.

Per farlo, Duda, oltre ad riportare la Polonia ad essere il Paese guida del Gruppo di Vysehrad -i cui Paesi membri hanno ultimamente effettuato un pericoloso riavvicinamento politico alla Russia- può contare su importanti alleati come Jeb Bush negli USA e il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, in Europa.

Con la sua politica estera basata su atlantismo ed Intermarium, Duda riprende il percorso fortemente lungimirante avviato dall’ex-Presidente polacco, Lech Kaczynski. 

Il predecessore di Duda, durante l’aggressione russa alla Georgia nel 2008, ha saputo prevedere l’atteggiamento aggressivo della Russia di Putin nei confronti non solo dei Paesi dell’Europa Orientale, ma anche di Stati membri dell’Unione Europea dell’Europa Centrale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

3 Maggio: ecco cosa la Polonia insegna all’Europa

Posted in Editoriale, Polonia by matteocazzulani on May 3, 2015

La Costituzione del 3 Maggio 1791 è stato il primo documento del suo genere approvato nel continente europeo secondo principi illuminati e moderni come la divisione dei Poteri, l’uguaglianza tra le classi e la libertà di culto. L’integrazione legislativa e burocratica tra Corona Polacca e Granducato di Lituania è un altro aspetto importante di questa Carta costituzionale

Oltre che la Patria di Papa San Giovanni Paolo II -Karol Wojtyla- e lo Stato che, più di tutti, si è battuto nel Secondo Dopoguerra per la Democrazia e la Libertà dall’oppressione sovietica, la Polonia è sopratutto il primo Paese in Europa ad avere raggiunto nella storia una maturità democratica quando, il 3 Maggio 1791, il Parlamento polacco approvò la Costituzione illuminata.

Questo documento, fortemente voluto da Re Stanislao Augusto Poniatowski e da un gruppo di nobili Riformatori, fu il primo nel suo genere in Europa -il secondo al Mondo dopo la Costituzione degli Stati Uniti d’America- ad ispirarsi ai principi illuministici di Libertà Universale e Diritti Umani, politici e civili garantiti alla più ampia fetta della popolazione possibile.

Nello specifico, la Costituzione del 3 Maggio sostituì la repubblica nobiliare fino ad allora in vigore con una Repubblica Costituzionale in cui la borghesia -e non solo i magnati- godevano di diritti politici, ed i contadini, progressivamente sollevati dalle corvée, venivano protetti dallo Stato. Inoltre, la Carta Costituzionale polacca sancì la divisione dei Poteri, affidando il legislativo ad un Parlamento -Sejm- bicamerale, l’esecutivo ad un Consiglio dei Ministri presieduto dal Re, e quello giudiziario ad una magistratura autonoma.

In particolare la Costituzione del 3 Maggio sancì la libertà di culto e la tolleranza religiosa, pur mantenendo il cattolicesimo la confessione ufficiale dello Stato. Infine, questa carta costituzionale integrò le strutture amministrative della Repubblica di Polonia-Lituania, finora divise, sopratutto linguisticamente, tra la Corona polacca e il Granducato lituano.

Come dichiarò lo stesso Re Poniatowski, la Costituzione del 3 Maggio è figlia della Costituzione degli Stati Uniti d’America del 1788, i cui principi liberali ed illuminati furono ripresi ed adattati alla realtà della Polonia del tempo: un Paese culturalmente avanzato e progredito circondato da superpotenze economiche e militari assolutiste, imperialiste e reazionarie.

Proprio queste superpotenze, la Russia di Caterina II e la Prussia di Federico Guglielmo II, non accettarono l’approvazione della Costituzione illuminata e, d’accordo con i nobili polacchi della fazione Repubblicana -una corrente conservatrice contraria alla Costituzione del 3 Maggio, e per questo alternativa a quella dei Riformatori- attaccarono militarmente la Polonia, costrinsero Re Poniatowski ad abolire la nuova Carta costituzionale, e privarono la Repubblica polacco-lituana di alcune delle sue regioni nel 1792 e nel 1793.

A nulla servì la riscossa di un gruppo di Riformatori polacchi guidati da Tadeusz Kosciuszko, che dopo avere avviato, con successo, un’insurrezione armata furono sconfitti da Russia, Prussia ed Austria. 

Questi tre imperi, nel 1795, cancellarono definitivamente la Repubblica polacco-lituana dalle carte geografiche attuando la Terza Spartizione della Polonia.

Capire il passato per comprendere il presente. Ora più che mai

Oltre che per essere totalmente sconosciuta agli italiani, la storia della Costituzione del 3 Maggio è importante da essere tramandata e studiata per via del suo portato di modernità, giustizia e Libertà.

Per la prima volta in Europa, una Carta Costituzionale riconobbe pari diritti politici a nobili e borghesi, stabilì una divisione netta dei Poteri, garantì una certa Libertà di culto, ed integrò i sistemi burocratici di due Stati europei -la Corona polacca e il Granducato di Lituania- finora confederati ma autonomi.

La Costituzione del 3 Maggio è anche un esempio di come la Comunità Trans Atlantica rappresenti il modello culturale più avanzato al mondo: è proprio grazie all’insegnamento degli Stati Uniti d’America, ripreso in Polonia dai promotori della Costituzione di Maggio, che, più tardi, altri Paesi approvarono simili Carte costituzionali ispirate ai principi dell’illuminismo.

Infine, l’epopea della Costituzione del 3 Maggio è anche un esempio di come, in Europa Centro-Orientale, la sovranità e l’indipendenza degli Stati militarmente più deboli è spesso messa a repentaglio dal Vicino aggressore ed imperialista.

Così come nel XVIII secolo nei confronti della Polonia, anche oggi la Russia -Paese che non ha mai conosciuto la democrazia- esercita pressioni militari attive nei confronti di quei Paesi vicini, come Georgia, Ucraina, Moldova, che, legittimamente, ambiscono ad un futuro all’interno dell’Unione Europea, della NATO e, più in generale, della Comunità Trans Atlantica.

Proprio per via del ripetersi della storia, sarebbe opportuno che il 3 Maggio fosse non solo la Festa della Costituzione polacca, ma diventasse anche una giornata in cui l’Europa tutta -sopratutto i Paesi più filorussi come Francia, Grecia, Ungheria, Repubblica Ceca, Italia e Belgio- riflettesse sull’opportunità di integrare al più presto l’Unione Europea agli Stati Uniti e, sopratutto, di difendere Kyiv e Tbilisi dall’aggressione armata di Mosca.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, energia ed Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

“Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”. Intervista con l’autore Matteo Cazzulani su Radio Liberty

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 16, 2014

Roma – “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”: questo titolo è appena uscito in Italia. L’autore è il giovane analista politico milanese Matteo Cazzulani, che ha seguito il noto processo nel 2011 a Kyiv. Questo saggio-documentativo tratta anche delle Guerre del Gas tra Ucraina e Russia, della giustizia selettiva e dell’autoritarismo in Ucraina dimostrato dalla persecuzione del politico ucraino più noto in occidente. Nello stesso tempo, come sottolinea l’autore a Radio Liberty, il saggio non è un panegirico.

-Essendo stato Lei diretto osservatore del processo a Yulia Tymoshenko, come lo descrive?

“Questo processo è definibile come un Autodafé politico, ossia la pratica che ha portato gli integralisti cattolici a mandare al rogo gli ‘eretici’ in Spagna e Portogallo tra il XVI e il XVII secolo. Il processo a Yulia Tymoshenko è stato uno dei tanti Autodafé politici di cui si è servito Yanukovych [l’ex-Presidente ucraino, n.d.t.] per eliminare i suoi oppositori politici. Da un lato, il processo a Yulia Tymoshenko ha fiaccato il desiderio di giustizia e la capacità di reazione alle ingiustizie del popolo ucraino. Solo con il peggioramento della situazione interna e la mancata volontà di Yanukovych di formare l’accordo di associazione con l’UE, il popolo ucraino si è finalmente rivoltato, dando origine al nuovo Maidan”.

Alcuni ucraini ritengono che l’incarceramento dell’ex-Premier Tymoshenko ha giocato a suo favore, poiché altrimenti ci si sarebbe presto dimenticati di lei. Cosa ne pensa?

“Non credo che il processo abbia giovato a favore di Yulia Tymoshenko. È ovvio che oggi oggi lei è nota per essere la principale vittima della repressione del regime di Yanukovych, ma questa ‘gloria’ le è stata regalata dallo stesso Yanukovych in maniera inconsapevole. L’ex-Presidente non aveva lo scopo di rafforzare l’immagine della sua concorrente, ma secondo me ha agito in maniera impulsiva e incomprensibile, e così ha finito per rafforzare quella sua principale oppositrice che lui stesso voleva eliminare dalla politica per via giudiziaria”.

-Secondo i fatti descritti nel libro, Yulia Tymoshenko viene rappresentata come una donna decisa e coraggiosa in una società fortemente patriarcale e corrotta. Non è che Lei ha mitizzato un PO’ troppo la sua immagine?

“Il mio libro non è un panegirico di Yulia Tymoshenko. Io mi soffermo sul processo politico che ho osservato con i miei occhi e che ho analizzato in maniera approfondita. È così che Yulia Tymoshenko emerge essere una vittima di un processo politico. Tuttavia, tra le righe sostengo che nei confronti di Yulia Tymoshenko solamente in nuovo processo può appurare quanto effettivamente è avvenuto, anche se il mio obiettivo è solamente quello di presentare la violazione dei diritti umani durante l’era di Yanukovych. Quando alcuni media italiani definiscono ‘nazisti’ gli ucraini che si battono contro un regime autoritario sul Maidan, io dimostro che i veri nazisti sono semmai coloro che hanno sbattuto in galera gli oppositori politici”.

– Il Maidan di Kyiv ha liberato Yulia Tymoshenko ma non la ha accettata come sua leader. Che è successo? In che cosa ha sbagliato l’ex-Premier?

“Yulia Tymoshenko ha attuato una politica troppo personalistica, e non è stata abbastanza attenta al suo passato e, sopratutto, non ha fatto abbastanza chiarezza sui suoi passati legami con Pavlo Lazarenko. È normale che, come accade a tutti i politici carismatici, Yulia a Tymoshenko o la si ama, o la si odia. Ed è naturale che, dal momento in cui questo politico rimane per molto tempo al di fuori della vita politica reale, in scena appaiono nuovi leader e, purtroppo, il popolo dimentica troppo in fretta la sua precedente guida”.

– Dopo la liberazione, Yulia Tymoshenko ha perso una grossa fetta del suo elettorato, al punto che per la seconda volta ha perso le elezioni presidenziali. Come giudica le chance del suo partito nelle prossime elezioni parlamentari?

“Penso che il suo partito otterrà un’alta percentuale di consensi alle elezioni. Yulia Tymoshenko è in grande forma, è molto ben preparata e fa bene a puntare su due precisi punti nella sua campagna elettorale: integrazione dell’Ucraina nella NATO, e rafforzamento delle relazioni diplomatiche con i Paesi dell’Occidente al fine di rafforzare la posizione dell’Ucraina nella Comunità Euro atlantica. Credo che il suo Partito otterrà abbastanza voti da avere un forte peso in Parlamento e persino da ottenere almeno due posti nel Governo, tra cui il Ministero dell’Energia”.

– Ha avuto difficoltà a pubblicare questo libro in Italia. Perché?

“La maggior parte delle case editrici alle quali mi sono rivolto non ha ritenuto interessante pubblicare un libro sull’Ucraina e sulla violazione dei diritti umani rappresentata dal caso di Yulia Tymoshenko. Ciò mi lascia perplesso, poiché la storia che racconto non è inventata, ma presento ai lettori italiani fatti reali che hanno ripercussioni su tutta l’Europa. Spesso sono accreditato come una persona che sa tanto di Ucraina, e questo fa si che io possa ricoprire solo posti ‘di nicchia’ perché non rispetto certi ‘criteri’ tanto in voga in Italia, dove se ti occupi di Ucraina devi sempre tirare in ballo anche la Russia: parlare solo di Ucraina è pressoché impossibile.
Tuttavia, nel libro argomento che parlare della violazione dei diritti umani in Ucraina non è affatto una posizione anti-russa, anzi, ritengo che ciò sia molto ‘filo-russo’. Il processo di rafforzamento della democrazia in Ucraina si sviluppa molto lentamente, ma è destinato a interessare anche la Russia. C’è la speranza che anche questo Paese, la Russia, diventi un giorno anch’essa libera e democratica.

Con Matteo Cazzulani ha conversato Natalia Kudryk di Radio Liberty

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“Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko è acquistabile a questo link

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O.T.: Presentato in Italia un libro sulla prosecuzione della Yulia Tymoshenko – Dal sito tymoshenko.ua

Posted in Attivita politica by matteocazzulani on October 6, 2014

A Milano è stato presentato il libro Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko sulla prosecuzione della leader del Partito Batkivshchyna durante l’epoca del regime di Yanukovych.

Durante la presentazione, avvenuta nella sede del Consiglio della Regione Lombardia, sono intervenuti la Vicepresidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo Patrizia Toia, il deputato al Parlamento italiano Vinicio Peluffo, il membro del Consiglio Regionale della Lombardia Carlo Borghetti, l’autore del libro e analista politico Matteo Cazzulani, Yevhenia Tymoshenko [la figlia di Yulia Tymoshenko, n.d.t.] e il Presidente della Commissione Integrazione Europea della Rada ucraina Hryhoriy Nemyria.

“Il rilevante processo all’ex-Premier Yulia Tymoshenko è una pagina della storia sia dell’Ucraina che dell’Europa che gli italiani devono conoscere per capire cosa siano davvero la prosecuzione selettiva e l’autocrazia” ha dichiarato durante la presentazione Matteo Cazzulani, che ha osservato il processo a Yulia Tymoshenko e lo ha relazionato per i media italiani.

Matteo Cazzulani ha dichiarato che l’Ucraina e l’Europa sono strettamente legate, e che tutto ciò che accade in Ucraina ha un’influenza diretta sui Paesi dell’Unione Europea. “L’Europa non può assicurare la sicurezza ai suoi cittadini senza un’Ucraina democratica, indipendente, europea e libera” ha affermato.

La prefazione del libro è stata scritta dal Capo del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici del Parlamento Europeo Gianni Pittella, che si è impegnato per la liberazione di Yulia Tymoshenko dal carcere.

“È un momento molto toccante per me. È straordinario come l’influente analista politico Matteo Cazzulani abbia potuto osservare il processo a mia mamma e relazionare al
Mondo le repressioni politiche e la sua lotta per la giustizia e la libertà per l’Ucraina” ha dichiarato Yevhenia Tymoshenko.

Secondo le parole di Yevhenia Tymoshenko, il titolo del libro “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko” dimostra la totale comprensione da parte dell’autore che la questione energetica è la principale fonte di dipendenza dell’Ucraina. Cazzulani attua un simbolico parallelo tra l’Ucraina e le sorti di Yulia Tymoshenko, a cui pure è stata negata la libertà a causa della sua lotta contro la corruzione, le oligarchie e contro la dipendenza del settore energetico dell’Ucraina dalle risorse di energia della Russia.

Yevhenia Tymoshenko ha ricordato che sua madre è stata più volte imprigionata a causa della sua posizione contro il meccanismo della corruzione, e che ella è riuscita ad attuare riforme che ancor oggi recano vantaggio all’Ucraina.

“Mia madre è stata simbolo della lotta per la libertà e la giustizia in Ucraina. Durante la sua detenzione i politici europei spesso hanno detto “Liberare Yulia Tymoshenko significa liberare l’Ucraina” ha evidenziato.

Inoltre, durante la presentazione Yevhenia Tymoshenko si è rivolta ai presenti con l’invito ad aiutare l’Ucraina nella sua lotta contro l’aggressione della Russia, che mette a serio repentaglio non solo l’Ucraina, ma l’intero ordine mondiale.

Se il mondo democratico non fermerà Putin oggi, domani uscirà un simile libro nel quale si raccontano le sorti dei politici europei che lottano per difendere la libertà, i valori europei, e l’indipendenza energetica dei loro Paesi. Non permettete che ciò accada” ha dichiarato Yevhenia Tymoshenko.

Fonte originale – sito di Yulia Tymoshenko

Versione ucraina – http://www2.tymoshenko.ua/news/v-italiyi-prezentovano-knygu-pro-peresliduvannya-yuliyi-tymoshenko/

Versione inglese – http://www2.tymoshenko.ua/en/news-en/book-on-persecution-of-yulia-tymoshenko-presented-in-italy/

Versione russa – http://www2.tymoshenko.ua/ru/novosti/v-ytalyy-prezentovaly-knygu-o-presledovanyy-yulyy-tymoshenko/

L’Ufficio Stampa di “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”

Email – matteo.cazzulani.uagasmanette@gmail.com

Ucraina: Poroshenko in USA e Canada nel solco dell’Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 19, 2014

Durante il suo discorso al Congresso a Camere riunite, il Presidente ucraino attinge a piene mani della dottrina dell’Internazionalismo Liberale: richiede il rispetto dell’integrità territoriale ucraina, aiuti per realizzare le riforme, armi e lo status di alleato NATO per Kyiv. Presso il Parlamento canadese, Poroshenko dichiara l’inizio di un percorso inarrestabile verso l’Europa

Wilsoniano, Kennediano, Reaganiano e Clintoniano negli Stati Uniti d’America, Churchilliano, invece, in Canada. Queste sono le caratteristiche dimostrate dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, durante i discorsi ufficiali al Congresso USA e al Parlamento canadese, entrambi riuniti a camere congiunte per audire il Capo di Stato dell’Ucraina.

Al Congresso, Poroshenko ha esposto le richieste dell’Ucraina all’alleato statunitense attingendo a piene mani dall’Internazionalismo Liberale: dottrina geopolitica, seguita da moltissimi tra i Presidenti che dal 1918 si sono succeduti alla Casa Bianca, che postula lo sviluppo della Democrazia e della Libertà nel Mondo come condizione necessaria a garanzia della sicurezza dell’intera Comunità Atlantica.

Con l’appello agli USA a mantenere l’impegno di rispettare l’integrità territoriale ucraina sancita nel Memorandum di Budapest del 1994 -con cui USA, Gran Bretagna e Russia hanno riconosciuto l’invio l’abilità dei confini ucraini in cambio della rinuncia da parte di Kyiv alle armi nucleari- e con la richiesta al Congresso di applicare ulteriori sanzioni alla Russia in reazione all’aggressione militare di Mosca all’Ucraina, Poroshenko si è rifatto alla dottrina del Presidente Woodrow Wilson.

Questo Presidente, il “padre” della dottrina dell’Internazionalismo Liberale di appartenenza democratica, nel primo dopoguerra ha ritenuto necessario per la sicurezza degli Stati Uniti adoperarsi ad ogni costo per garantire la Libertà e il rispetto dello Stato di Diritto nel Mondo.

Poroshenko ha poi richiesto al Congresso investimenti affinché l’Ucraina riesca ad attuare riforme in campo economico e giudiziario necessario per approvare riforme importanti finalizzate a soverchiare la corruzione e a garantire la giustizia sociale sulle Rive del Dnipro.

Questo appello ricalca la posizione di John Fitzgerald Kennedy, il Presidente USA di orientamento democratico che, nel solco della tradizione dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Sessanta ha postulato la realizzazione della Comunità per il Progresso: un’alleanza tra i popoli della terra, iniziando da quelli della Comunità Atlantica, per garantire nel Mondo pace e giustizia sociale come mezzo per rafforzare la Democrazia e garantire la Libertà.

Durante il suo discorso, Poroshenko ha anche richiesto agli USA di fornire aiuti di carattere logistico e militare per consentire all’Ucraina di difendersi in maniera adeguata dall’aggressione militare della Russia, dichiarando che gli ucraini vogliono la pace, e che la battaglia per la Libertà sta comportando per Kyiv un prezzo enorme.

Questa richiesta ha scaldato i cuori dell’ala repubblicana del Congresso, in quanto ha attinto a piene mani dalla dottrina del Presidente Ronald Reagan, che, sempre nel solco dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Ottanta ha postulato la necessità per il Mondo libero occidentale, di combattere a tutto campo per la difesa della Democrazia, anche per mezzo di un considerevole riarmo.

Infine, Poroshenko ha attinto dall’orientamento del Presidente democratico Bill Clinton che, negli anni Novanta, sempre facendo riferimento alla dottrina wilsoniana, ha postulato la riforma della NATO dopo la caduta dell’Unione Sovietica da patto a garanzia della sicurezza della comunità Euroatlantica ad alleanza impegnata nello sviluppo e nella tutela della Democrazia, dei Diritti Umani e della Libertà nel Mondo.

Poroshenko, nel suo discorso, si è infatti appellato al Congresso affinché gli USA riconoscessero all’Ucraina lo status di “alleato speciale” della NATO: una carica, concessa già ad Israele, Argentina, Corea del Sud, Giappone, Thailandia e Kuwait, che garantisce ai Paesi che la possiedono aiuti da parte dell’Alleanza Atlantica in caso di aggressione militare.

Prima del discorso al Congresso, Poroshenko ha parlato presso il Parlamento del Canada, un Paese tradizionalmente vicino all’Ucraina per via della consistente diaspora ucraina, che da circa un secolo vive pienamente integrata nel tessuto sociale canadese.

Dopo avere sottolineato come l’Ucraina abbia intrapreso un percorso verso l’Europa oramai inarrestabile, Poroshenko ha citato l’ex-Primo Ministro britannico Wiston Churchill nell’elogiare il difficile compito avuto dal politico inglese durante la Seconda Guerra Mondiale di frenare il nazismo dovendo guardarsi anche dal rafforzamento dei sovietici.

Il Presidente ucraino ha inoltre citato Churchill anche per condividere l’apprezzamento per il Canada come Paese impegnato nel rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo che il Primo Ministro della Gran Bretagna ha espresso a più riprese.

Aiuti finanziari e militari

I discorsi di Poroshenko in USA e Canada hanno portato a risultati contrastanti. In USA, come riportato da Radio Liberty il Senato, presso la Commissione Esteri, ha approvato un progetto di legge per riconoscere all’Ucraina lo status di alleato della NATO e armamenti per una quantità di 350 Dollari.

Nonostante il voto del Senato, come riportato dalla CNN, il Presidente USA, Barack Obama, ha dichiarato che il riconoscimento dello status di alleato NATO all’Ucraina non sia necessario, in quanto la cooperazione tra l’Alleanza Atlantica e Kyiv è già a un livello superiore rispetto a quello con l’Argentina e gli altri Paesi che godono dello status richiesto dal Presidente Poroshenko.

Da parte sua, come riportato dalla Cancelleria del Capo del Governo, il Premier canadese, Stephen Harper, ha promesso l’implementazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina per i settori dell’energia, dell’agricoltura, della tecnologia e della realizzazione di macchinari.

Il Canada ha poi concesso un prestito di 200 Milioni di Dollari che l’Ucraina è chiamata ad utilizzare per il rafforzamento della sua economia, e a restituire nei prossimi 5 anni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: Obama può fermare Putin in Africa

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 18, 2014

A seguito del summit Stati Uniti-Africa di Washington, il Presidente USA ha surclassato l’espansione della Russia nel Continente Nero. La penetrazione economica e commerciale considerata dal Cremlino un importante mezzo per sostenere la politica aggressiva nei confronti di Kyiv.

Non tanto tre le case di Donetsk o nelle pianure del Donbas occupate dai miliziani armati dal Cremlino, bensì è in Africa che il Presidente russo, Vladimir Putin, potrebbe perdere la guerra in Ucraina. La situazione si è presentata dopo il successo ottenuto dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, nel Summit USA-Africa di Washington, quando, lo scorso 4 Agosto, l’Amministrazione Presidenziale statunitense ha rafforzato la cooperazione economica con 50 Paesi del Continente Nero.

Nello specifico, il successo del Summit USA-Africa sta nell’avvio di misure che mirano al rafforzamento dei rapporti commerciali tra gli Stati Uniti e i Paesi africani coinvolti nel summit.

Obama ha infatti stabilito lo stanziamento di 7 Miliardi di Dollari che, assieme ai 14 miliardi aggiuntivi stanziati da grandi colossi statunitensi -come la Coca-Cola, la General Electric, la Blackstone Energy e la Marriot Hotels- favoriranno anche lo sviluppo delle infrastrutture, del settore aviario e finanziario, e del sistema energetico degli Stati africani che hanno preso parte al summit.

A favorire il progetto di partnership tra USA e Paesi dell’Africa è anche la creazione di due organismi, quali la Consulta per lo sviluppo dell’Africa e il programma Giovani Leader Africani: quest’ultimo orientato a crescere una nuova classe dirigente preparata e aperta all’Occidente.

Come riportato dall’autorevole centro di studi geopolitici Strategia XXI, la manovra di Obama rappresenta un duro colpo per le ambizioni di Putin in Africa, che, secondo il suo progetto geopolitico finora perseguito, ha considerato il rafforzamento dell’influenza di Mosca in Africa come il mezzo per sostenere una politica militarmente aggressiva in Europa Orientale, a partire da Ucraina, Georgia e Cecenia.

In effetti con l’aggressione militare all’Ucraina, Putin ha rallentato il progetto di espansione economica e geopolitica russa in Africa che, prima di allora, aveva visto la Russia molto ben presente nel Continente Nero, con accordi di partnership stretti con Algeria, Angola, Egitto, Mauritania, Marocco, Mozambico, Eritrea, Sudan, Sudan del Sud, Uganda e Zimbabwe.

In particolare, come riportato da Eurasia Review, la Russia ha instaurato rapporti di collaborazione militare con la Libia, e si è attivata per permettere ai monopolisti energetici russi del gas e del greggio, Gazprom e Rosneft, ed alle banche VEB e VTB, di ottenere importanti commesse in Africa.

Questa perdita di influenza in Africa, sempre secondo il rapporto di Strategia XXI, è destinata ad avere ripercussioni per quanto riguarda la posizione politica, economica e commerciale della Russia a livello globale.

Putin, come sintetizza il centro di studi di geopolitica, ha infatti perso una reale chance di rafforzare la posizione di Mosca nel Mondo cedendo alla tentazione di volere a tutti costi assoggettare l’Ucraina.

La ratio dell’errore di Putin è insita nella stessa cultura politica russa, che, tradizionalmente, considera il possesso dell’Ucraina da parte della Russia come il fattore geopolitico che certifica il passaggio della Russia da una connotazione federale, come quella attuale, ad un assetto imperiale di superpotenza mondiale, come quello assunto in epoca zarista e sovietica.

Gli USA in battaglia anche con la Cina

Oltre alla questione ucraina, il vertice USA-Africa ha assunto importanti conseguenze anche per quanto riguarda la rivalità per l’influenza nel Continente Nero tra Washington e la Cina, che Obama ha saputo porre su un piano ideologico, oltre che meramente finanziario.

Il Presidente USA ha infatti definito l’Africa “la terra delle opportunità per un comune sviluppo economico che apre ad ulteriori opportunità per la Comunità Internazionale”, mentre, finora, la retorica cinese nei confronti del Continente Nero si è basata sul motto “l’Africa è un ricchissimo luogo di risorse naturali, in primo luogo energetiche”.

Con la sua posizione, Obama ha posto un chiaro tratto distintivo da chi in Africa intende solo sfruttare le risorse naturali, come la Cina -e anche la Russia.

Il Presidente USA, invece, intende, con maggiore lungimiranza, dare all’Africa una prospettiva di sviluppo e prosperità facendo leva sui valori dell’Occidente -tanto avversati da Mosca- quali Democrazia, Libertà, Pace e Diritti Umani.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Ucraina dice no al ‘convoglio umanitario’ di Putin: “Trasporta armi dalla Russia”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 13, 2014

Il Portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Andriy Lysenko, si oppone al convoglio che il Presidente russo intende inviare nel Donbas senza avere specificato il contenuto. La Croce Rossa dichiara neutralità e incredulità per la condotta di Mosca

Due tentativi di invasione in una settimana è troppo per accettare un finto aiuto umanitario da parte di un Paese che, come provato, arma e finanzia miliziani impegnati ad occupare una consistente regione ucraina. Questa è la motivazione che ha portato l’Ucraina a rifiutare il convoglio che la Russia ha dichiarato di avere fatto partire per portare nelle zone occupate dai miliziani pro-russi soccorsi sanitari.

Come dichiarato dal Portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Andriy Lysenko, l’Ucraina teme, sulla base di prove e di numerose testimonianze, che la Russia intende avvalersi dell’operazione umanitaria per infiltrare nel Donbas arme e truppe a rinforzo dei miliziani pro-russi.

A conferma dei sospetti è anche la posizione della Croce Rossa che, nonostante le dichiarazioni del Presidente russo, Vladimir Putin, in merito alla volontà di coinvolgere l’ente internazionale, ha dichiarato di non avere ricevuto da Mosca alcuna indicazione in merito al contenuto del carico diretto dalla Russia all’Ucraina.

Nello specifico, il Portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Andre Loersch, ha invitato la Russia ad accettare presso il confine con l’Ucraina il trasbordo del contenuto su mezzi ucraini noleggiati dall’organizzazione internazionale, che, così, avrebbero potuto raggiungere il Donbas sotto l’egida di un ente impegnato a mantenere la neutralità.

Pronta è stata la risposta del Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che ha negato la possibilità di trasbordo dai mezzi russi a quelli ucraini del carico del cosiddetto ‘aiuto umanitario’ di Putin.

Secondo quanto accaduto nella storia, come in Ungheria nel 1954, in Cecoslovacchia nel 1968, e in Georgia nel 2008, la Russia è solita inviare ‘aiuti fraterni’, composti da mezzi armati e truppe d’assalto, per occupare quei Paesi sovrani ed indipendenti che osano affrancarsi dall’influenza di Mosca.

Lo scorso venerdì, 8 Agosto, come dichiarato sempre dal Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, l’esercito dell’Ucraina ha fermato un simile convoglio di ‘aiuti umanitari’ proveniente dalla Russia che, in realtà, conteneva armamenti e reparti dell’esercito russo intenzionati ad entrare nel Donbas.

Per questa ragione, anche l’Ucraina ha avuto il legittimo pensiero che l”aiuto umanitario’ di Putin potesse essere motivato dalla medesima intenzione di quelli che hanno portato nel 2008 all’occupazione delle regioni di Abkhazia ed Ossezia del Sud.

Renzi con Obama accanto a Kyiv

A sostegno dell’Ucraina si sono schierati il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, e il Premier italiano, Matteo Renzi, che, come riportato da una nota della Casa Bianca, hanno apprezzato gli sforzi di Kyiv per ottenere aiuti umanitari, ed ha messo in guardia la Russia dal prendere iniziative unilaterali che, senza il consenso del Governo ucraino, sono da ritenere illegali.

In aggiunta, il Premier Renzi, come riporta una nota di Palazzo Chigi, durante una conversazione telefonica con il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha ribadito il pieno sostegno dell’Italia all’integrità territoriale ucraina.

La posizione di Renzi, saggia e coraggiosa, porta l’Italia all’interno dell’alveo dell’Occidente dopo anni di politica marcatamente filorussa sotto i Governi dei Premier Berlusconi e Monti.

Con il sostegno all’integrità territoriale ucraina, Renzi ha attinto a piene mani all’insegnamento morale della Resistenza, che chiama gli italiani a porsi a difesa della pace, della democrazia, della libertà, del progresso e dell’Europa.

Dinnanzi all’aggressione di un Paese dalla rinata velleità militarista di stampo imperialista come la Russia, l’Italia ben fa dunque a schierarsi accanto all’Ucraina, che è un Paese europeo per storia, cultura, società, lingua, religione e tradizioni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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