LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA PIÙ PRESENTE IN OLANDA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 31, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, più presente nel mercato energetico interno olandese. Il Memorandum d’Intesa con la compagnia Gasunie prospetta anche il prolungamento in Gran Bretagna del Nordstream.

C’è chi è in Unione Europea ed agisce contro l’interesse generale di Bruxelles e chi non è ancora membro dell’UE ed aiuta l’indigenza energetica europea. Nella giornata di giovedì, 30 Maggio, la Russia ha rafforzato la sua presenza nel mercato energetico dell’Olanda.

A margine del Congresso del Business Europeo, ad Amsterdam, il monopolista statale russo, Gazprom, e la compagnia energetica olandese Gasunie hanno firmato un Memorandum d’Intesa per la cooperazione bilaterale.

Nello specifico, Gazprom e Gasunie hanno rafforzato la partnership nell’ambito del trasporto del gas attraverso il sistema infrastrutturale energetico olandese.

Le due parti hanno anche rafforzato la cooperazione nel Nordstream: gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia direttamente alla Germania e bypassare Paesi Baltici, Polonia ed altri Stati dell’Unione Europea politicamente invisi a Mosca.

Per un calcolo geopolitico preciso, Gazprom intende ampliare il Nordstream fino alla Gran Bretagna, nonostante Londra abbia già preferito l’importazione di gas Shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America come fonte di approvvigionamento alternativa al carburante della Norvegia.

La Turchia assicura il gas turkmeno all’UE

Se l’Olanda favorisce un progetto che frammenta l’Unione Europea, e mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica degli Stati UE, e quindi anche la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa, la Turchia ha individuato una fonte di approvvigionamento alternativa per l’UE al gas della Russia.

Sempre giovedì, 30 Maggio, il Presidente turco, Abdullah Gul, ha firmato un Accordo con il suo collega turkmeno, Gurbanguly Berdymukhamedov, per l’avvio dell’importazione di gas del Turkmenistan in Turchia.

L’accordo postula lo sfruttamento del giacimento Galkynysh, il secondo al Mondo per capienza, per inviare gas all’Europa attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP.

Questo gasdotto è stato progettato per veicolare in Europa 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan, e garantire a Bruxelles una fonte di approvvigionamento alternativa al carburante della Russia.

Per avviare il trasporto di gas turkmeno è pero necessaria la realizzazione del Gasdotto Trans Caspico: conduttura sul fondale del Mar Caspio, su cui la Russia esercita una forte opinione contraria.

Il Gasdotto Trans Caspico rientra nella questione politica del controllo del Mar Caspio, in cui, da un lato, Turkmenistan ed Azerbaijan richiedono una divisione equa, mentre Russia ed Iran sostengono la necessita di una gestione collegiale dell’intera zona.

Matteo Cazzulani

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GAS: LA CINA ANCORA SULLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 30, 2013

Il colosso Far East Energy dichiara la ripresa della ricerca di gas non convenzionale in territorio cinese. Le difficoltà pratiche allo sfruttamento di oro blu in Cina rimangono.

Una campagna di ricerca dello Shale per soddisfare il fabbisogno crescente di energia di una superpotenza mondiale. Nella giornata di martedì, 28 Maggio, il colosso energetico Far East Energy, ha dichiarato la ripresa della ricerca di gas Shale in Cina, a partire dal Novembre 2013.

Come riportato dall’agenzia UPI, i giacimenti interessati dalla ricerca di Shale sono 16, a cui, presto, se ne potrebbero aggiungere altri 10.

Secondo le stime della Far East Energy, la Cina possiede un potenziale di 392 Milioni di Piedi Cubi di riserva di gas.

A conferma del dato c’è anche uno studio del Dipartimento all’Energia degli Stati Uniti d’America, che ha preventivato la presenza in Cina di quote di Shale superiori a quelle contenute in USA.

A fermare lo sviluppo dello Shale in Cina è tuttavia la farraginosa burocrazia, che impedisce il rapido sfruttamento di una tecnologia ancora da sviluppare.

Inoltre, le industrie cinesi non sono in grado di possedere la medesima tecnologia adottata dagli USA per estrarre ed elaborare il gas Shale.

Infine, gran parte dei giacimenti di Shale della Cina si trovano in aree dove le operazioni di fracking sono ostacolate a causa della scarsità di acqua a disposizione.

Gli USA verso il primato mondiale

Lo Shale è un gas estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

L’avvio dello sfruttamento dello Shale ha permesso agli USA di aumentare la produzione di gas e, entro alcuni anni, renderà il Paese tra i primi esportatori al Mondo di LNG, con particolare presenza nel mercato asiatico.

Accordi per l’importazione di Shale statunitense con gli USA sono stati già firmati in Asia da India, Corea del Sud, Taiwan e Singapore in Asia, mentre in Europa, da Gran Bretagna e Spagna.

Il rafforzamento della posizione degli USA nella politica energetica mondiale permette a molti Paesi, tra cui gli Stati dell’Unione Europea, di diminuire la dipendenza dalle importazioni di gas e greggio da regimi autocratici, come Russia, Algeria ed Iran.

Per questo, lo Shale statunitense è da considerare sia come un mezzo per contrastare dittature che si avvalgono del gas e del greggio per realizzare scopi politici, sia per garantire Democrazia e Diritti Umani nel Mondo.

Matteo Cazzulani

SUEZ GAZ DE FRANCE ENTRA NEL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 29, 2013

Il colosso energetico francese rafforza il gasdotto dalla verdiana denominazione concepito per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea. Procedono anche TAP e IAP.

Un progetto che cresce per diminuire la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia. Nella giornata di lunedì, 27 Maggio, il colosso energetico francese Suez Gaz de France è entrato nel consorzio deputato alla realizzazione del gasdotto Nabucco.

Come riportato alla Trend dall’Amministratore Delegato del gasdotto dalla verdiana denominazione, Reinhard Mitschek, l’ingresso di Suez Gas de France da forza al Nabucco, e rende il gasdotto ancor più europeo, grazie alla presenza di un colosso energetico dell’Europa Occidentale.

Oltre che da Suez Gaz de France, il Nabucco è compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla turca BOTAS, dalla romena Transgaz, dalla bulgara BEH e dall’ungherese FGSZ.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione è pianificato per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno estratto in Azerbaijan dalla Turchia Occidentale in Austria, attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Il Nabucco, sostenuto dai Governi di Romania, Bulgaria, Austria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, è un progetto del Corridoio Meridionale, fascio di gasdotti progettato per veicolare il gas azero in Europa.

Firmato sostegno al Gasdotto Ionico Adriatico

Altri due gasdotti del Corridoio Meridionale sono il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- e il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP, che, sabato 25 Maggio, sono stati sostenuti da un accordo intergovernativo tra Albania, Croazia, Bosnia Erzegovina e Montenegro, a Tirana.

La TAP veicolerà 21 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Supportato politicamente da Italia, Grecia, Albania e Svizzera, il Gasdotto Trans Adriatico è compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On.

La IAP è concepita per veicolare il gas azero della TAP fino al terminale croato nell’isola di Krk, a sua volta collegato con il rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia, attraverso il Corridoio Nord-Sud.

Oltre agli enti coinvolti nella TAP, anche la croata Plinacro compartecipa nel Gasdotto Ionico Adriatico.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA VUOLE SERBIA E UCRAINA NEL SUO IMPERO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 28, 2013

Il Presidente russo, Vladimir Putin, impone al suo collega ucraino, Viktor Yanukovych, l’ingresso nell’Unione Doganale, per garantire a Mosca l’egemonia sull’ex-URSS. Firmato con il Capo di Stato serbo, Tomislav Nikolic, una Dichiarazione per la costruzione nei Balcani del Southstream

Due accordi in tre giorni per affossare l’Unione Europea e l’indipendenza energetica di Bruxelles. Nella Giornata di Domenica, 26 Maggio, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha incontrato il suo collega ucraino, Viktor Yanukovych, a Sochi.

Secondo una nota del Cremlino, Putin ha chiesto a Yanukovych la firma di un Memorandum per l’ingresso dell’Ucraina, come membro osservatore, nell’Unione Doganale.

Secondo i piani di Putin, l’Ucraina deve aderire all’Unione Doganale per evitare l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea e, di pari passo, rafforzare Mosca come attore della geopolitica mondiale.

L’Unione Doganale, concepita da Mosca per imporre l’egemonia della Russia nell’ex-Unione Sovietica, è già compartecipato da Bielorussia e Kazakhstan.

Oltre all’ingresso nell’Unione Doganale, Putin ha proposto a Yanukovych la creazione di un consorzio russo-ucraino per la ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico ucraino.

In cambio dell’operazione, che mira a garantire alla Russia il pieno controllo dei gasdotti dell’Ucraina, da cui transita la maggior parte del gas russo importato in Unione Europea, Mosca è pronta a concedere a Kyiv uno sconto sulle forniture di carburante, ad oggi pagate dagli ucraini a prezzi superiori a quelli imposti dal Cremlino a Germania e Francia.

Venerdì, 24 Maggio, il Presidente Putin, ha anche firmato con il suo collega serbo, Tomislav Nikolic, una Dichiarazione di Collaborazione Strategica nei settori dei trasporti, militare e tecnico-militare.

Sul piano energetico, la Dichiarazione stabilisce l’erogazione di un credito da Mosca a Belgrado di 1,7 Miliardi di Euro, ed il totale finanziamento da parte della Russia del Southstream.

Questo gasdotto è concepito per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalle coste meridionali della Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia.

Il pericolo per l’UE e la risposta della Romania

Se realizzato, il Southstream aumenta notevolmente la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas della Russia, ed impossibilita a Bruxelles la realizzazione del piano di diversificazione delle fonti di approvvigionamento di energia.

Per veicolare gas dall’Azerbaijan, ed anche dal Turkmenistan, la Commissione Europea ha progettato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti, tra cui il progetto più importante è il Nabucco.

Questo gasdotto è concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Austria dalla Turchia attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

In vista della realizzazione del Nabucco, la Romania ha approvato il collegamento dei gasdotti romeni con quelli della Moldova mediante la realizzazione della conduttura Jassy-Ungheni.

Questo gasdotto, lungo 43,2 Chilometri, cofinanziato dall’UE, è progettato per veicolare 1,5 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Romania alla Moldova, e garantisce a Chisinau fonti di approvvigionamento alternative a quelle della Russia, da cui l’economia moldava dipende fortemente, una volta realizzato il Nabucco in territorio romeno.

Nell’Ottobre 2012, la Moldova è stata costretta a congelare l’integrazione nella Comunità Energetica Europea per potere rinegoziare l’accordo con la Russia per le importazioni di gas, sulle quali Mosca ha paventato uno sconto in cambio dell’uscita di Chisinau dall’UE del gas.

Matteo Cazzulani

ENERGIA: USA E RUSSIA SI CONTENDONO ANCHE IL SUD AMERICA

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on May 27, 2013

Il colosso statunitense Chevron vicino ad un accordo con il colosso nazionale argentino YPF per lo sfruttamento dei giacimenti di Shale dell’Argentina. Il monopolista russo del greggio Rosneft firma accordi con il colosso nazionale venezuelano PDVSA.

Gli Stati Uniti d’America in Argentina, la Russia in Venezuela. Nella giornata di mercoledì, 22 Maggio, il colosso energetico statunitense Chevron ha avviato procedure per un accordo con il colosso nazionale argentino YPF.

L’accordo, dal valore di 1,5 Miliardi di Dollari, permette al colosso USA di investire risorse nello sfruttamento del Vaca Muerta, un giacimento di Shale ancora inesplorato.

A motivare l’accordo tra il Governo argentino e la Chevron è la volontà di Buenos Aires di avviare lo sfruttamento di Shale per rendere l’Argentina un Paese il meno dipendente possibile sul piano energetico.

Inoltre, lo sfruttamento dello Shale permette all’Argentina di interrompere le importazioni di carburante, iniziate nel 2012, e di arginare un’inflazione galoppante che ha messo a serio repentaglio la tenuta dell’economia.

Secondo le stime, l’Argentina possiede la terza riserva di greggio Shale al Mondo, dopo USA e Cina.

Orientata all’America Latina è anche la politica energetica della Russia, che nella giornata di sabato, 25 Maggio, ha rafforzato la cooperazione nel settore con il Venezuela.

Nello specifico, il monopolista russo statale del greggio Rosneft ha firmato con il colosso nazionale venezuelano PDVSA un accordo per lo sfruttamento congiunto del giacimento di Carabobo.

Lo sfruttamento congiunto del giacimento, da cui è aspettata la produzione di 120 Mila Barili di greggio al giorno, rientra nella strategia della Rosneft, che ha espresso l’intenzione di investire 10 Miliardi di Dollari a sostegno del settore energetico del Venezuela.

La Nuova Guerra Fredda Energetica in Asia ed America Meridionale

L’America Latina potrebbe costituire il secondo fronte della nuova Guerra Fredda Energetica dopo l’Asia, dove gli USA, che grazie allo sfruttamento dello Shale diventeranno il principale esportatore di gas liquefatto nel continente asiatico, stanno fronteggiando Russia e Cina.

Lo Shale è un tipo di gas e greggio non convenzionale estratto da rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica.

La Russia, primo produttore di gas al Mondo, è contraria allo sfruttamento dello Shale per non perdere la posizione di predominanza assunta fino ad oggi nel mercato mondiale.

Matteo Cazzulani

GAS: L’UNIONE EUROPEA ALLA RICERCA DI UNITA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 26, 2013

Il Consiglio Europeo approva misure comuni per la diversificazione degli approvvigionamenti di gas. Restano divisioni consistenti sullo Shale.

Lo sforzo c’è, ma l’Europa Unita è ancora tutta da costruire, sopratutto sul campo dello Shale. Nella giornata di mercoledì 22 Maggio, il Consiglio Europeo ha invitato i Paesi dell’Unione Europea ad adottare misure per garantire una politica energetica comune.

La riunione dei Capi di Governo UE ha individuato quattro priorità, da seguire per realizzare una politica comune, nella realizzazione di un mercato unico del gas, nella facilitazione di investimenti nel settore dell’energia, nella diversificazione delle forniture di oro blu, e nel raggiungimento dell’efficienza energetica.

Nello specifico, il Consiglio Europeo ha invitato i Paesi UE ad applicare il Terzo Pacchetto Energetico, la legge UE che prevede la creazione di un mercato unico liberalizzato, e che vieta ad enti monopolisti il controllo sia della compravendita del gas che della sua distribuzione.

Inoltre, la riunione dei Capi di Governo UE ha stabilito misure in sostegno della realizzazione di infrastrutture per diversificare le fonti di approvvigionamento dall’estero, che ad oggi costringono l’Europa a dipendere fortemente da Russia ed Algeria.

Sostegno alle misure è stato dato dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, che ha sottolineato la necessita di varare al più presto una politica unica dell’energia dell’UE.

I tentativi di unità sono stati tuttavia contrastati dalla posizione dei singoli Capi di Governo, che hanno rimarcato le differenti strategie nazionali, sopratutto nel settore del gas Shale.

Il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha invitato i Capi di Governo ad adottare misure per fermare l’incremento del prezzo dell’energia, da cui l’Europa potrebbe soffrire notevolmente.

Il Primo Ministro britannico, David Cameron, ha invitato ad avviare lo sfruttamento delle riserve domestiche di gas Shale, come già fatto da Gran Bretagna, Romania, Lituania, Polonia, Spagna ed Ungheria.

Opposizione al disegno di Cameron è stato espresso dal Premier ceco, Petr Necas, che ha sottolineato come la Repubblica Ceca intenda mantenere la moratoria sullo Shale.

La divisione europea e la compattezza statunitense

Secondo rilevazioni, in Europa consistenti giacimenti di Shale sono presenti in territorio polacco, britannico, francese, lituano, spagnolo, tedesco e bulgaro in quantità tali da permettere all’UE la drastica riduzione della dipendenza dalla dipendenza dall’estero.

Tuttavia, una moratoria sullo sfruttamento di Shale è stata posta, oltre che dalla Repubblica Ceca, anche da Francia e Bulgaria.

Negli Stati Uniti d’America, l’avvio dello sfruttamento dello Shale consentirà agli USA di imporsi come primo fornitore di gas nel mercato mondiale, con particolare radicamento in Asia, dove India, Corea del Sud, Singapore e Taiwan hanno già firmato pre-accordi per l’importazione di oro blu liquefatto statunitense.

Lo Shale è un gas estratto da rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi operate solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani

GAS: ANCHE ALLA RUSSIA PIACE LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 25, 2013

La compagnia statale Gazprom Neft avvia un programma per la ricerca di gas non convenzionale nel giacimento di Novoport. L’opposizione di Mosca alle operazioni di fracking in Europa.

Parlano male dello Shale, e conducono campagne contro il suo sfruttamento in Europa per mantenere il monopolio nel Vecchio Continente, ma in Siberia avviano progetti di fracking.

Nella giornata di venerdì, 24 Maggio, la compagnia statale russa Gazprom Neft ha dichiarato l’intenzione di aprire una campagna per la ricerca di gas non convenzionale in nella penisola Yamal mediante operazioni di fracking.

Nello specifico, le operazioni di ricerca del gas Shale riguardano il giacimento di Novoport, che, secondo le stime, contiene 9,5 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Per Gazprom Neft non è il primo caso di ricerca dello Shale mediante operazioni di fracking, tuttavia in passato simili esperimenti non hanno rispettato le alte aspettative riposte dalla Russia nel progetto.

Se da un lato la Russia ricerca lo Shale nel proprio territorio, in Europa Mosca ha assunto una chiara posizione contraria allo sfruttamento di gas non convenzionale.

Infatti, la Russia intende mantenere il monopolio sulle forniture energetiche dell’UE che, in caso di sfruttamento dello Shale, ha la possibilità di ridurre sensibilmente la dipendenza dalle forniture di gas da Mosca.

Secondo diverse stime, l’Europa possiede cospicui giacimenti di Shale in Polonia, Ucraina, Romania, Lituania, Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna, ma lo sfruttamento del gas non convenzionale -avviato solo dal Governo britannico, da quello polacco, da quello lituano e da quello romeno- è contestato da associazioni ambientaliste e lobby filorusse.

Le associazioni ambientaliste, che avanzano critiche di carattere ecologico allo Shale, sono, secondo diverse indiscrezioni, incoraggiate da Mosca a protestare contro il gas non convenzionale, ma difficilmente ora esse prenderanno posizione nei confronti di Gazprom per la scelta di avvalersi del fracking per cercare oro blu a domicilio.

La Rivoluzione Shale e la geopolitica del gas che cambia

Lo sfruttamento dello Shale permetterà agli Stati Uniti d’America di diventare uno dei principali esportatori di gas nel Mondo, con particolare forza in Asia, dove India, Corea del Sud, Singapore e Taiwan hanno già firmato pre-accordi per l’acquisto di oro blu non convenzionale dagli USA.

Lo Shale è un gas estratto in rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani

GAS: ISRAELE PREOCCUPATA PER IL RIARMO DELLA SIRIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 24, 2013

Tel Aviv inquieta per le forniture di missili anti-navali da parte della Russia a Damasco. Lo sviluppo energetico israeliano una possibilità per l’indipendenza dell’Occidente da Russia ed Algeria

Dalla Guerra del Gas alla Guerra Fredda per il controllo delle forniture di oro blu nel Mediterraneo, con tanto di corsa al riarmo. Nella giornata di giovedì. 23 Maggio, Israele ha espresso consistente preoccupazione per il riarmo della Siria, avvenuto tramite la vendita di missili supersonici anti-navali da parte della Russia.

Come riportato dall’Agenzia UPI, Israele ha illustrato la possibilità che gli armamenti finiscano nelle mani di gruppi terroristi, come Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina, e che i progetti di estrazione di gas dai giacimenti israeliani siano messi a serio repentaglio.

Israele di recente ha avviato lo sfruttamento del Tamar e del Leviathian, due giacimenti situati nel Mar Mediterraneo, capienti rispettivamente di 10 e 20 Trilioni di piedi cubi di gas.

Ai due giacimenti, sfruttati dalla compagnia statunitense Noble Energy, e dalle israeliane Delek Group, Isramco e Dor Alon, si è aggiunto il Karish che, ubicato sempre nel Mar Mediterraneo, conta una riserva di 2 Trilioni di piedi cubi.

La cospicua presenza di gas porta Israele ad evolvere da Paese importatore a Paese esportatore di gas, con particolare attenzione ai mercati dell’Unione Europea, che è oggi alla ricerca di fonti di approvvigionamento alternative a quelle di Algeria e Russia.

Una Guerra Fredda del Gas in Medio Oriente

In seguito al riappacificamento diplomatico con la Turchia, avvenuto grazie all’intervento del Presidente USA, Barack Obama, Israele ha preventivato l’esportazione di gas in UE attraverso i gasdotti turchi, mediante la realizzazione di una conduttura per veicolare l’oro blu israeliano nella penisola anatolica.

Il progetto, sostenuto da Turchia, UE e USA, non piace a Siria, Giordania, Libano ed Iran, che mal digeriscono l’emancipazione energetica dello Stato ebraico, finora costretto ad importare il 100% dell’energia necessaria per soddisfare il suo fabbisogno nazionale.

A contrastare i piani di esportazione del gas israeliano in Europa è anche la Russia, che vede nei disegni di Israele una minaccia al mantenimento dell’egemonia del Cremlino nel mercato energetico UE.

Per questa ragione, la vendita di missili anti-navali dalla Russia alla Siria, e, più in generale, il supporto dato da Mosca al Regime siriano di Bashar al Assad, sono considerati con particolare allarme da Israele, che ha individuato nei siti energetici israeliani un obiettivo di possibili attacchi terroristici.

Matteo Cazzulani

LA GEORGIA COME L’UCRAINA: EX-PRIMO MINISTRO CONDANNATO AL CARCERE

Posted in Georgia by matteocazzulani on May 23, 2013

Vano Merabishvili condannato a due anni di reclusione per abuso d’ufficio in regime di detenzione preventiva. La Democrazia sempre più in pericolo in Europa Orientale dopo il caso ucraino della Tymoshenko.

Cambia la durata della pena, ma resta un ex-Primo Ministro condannato per abuso d’ufficio in stato di arresto preventivo, proprio come in Ucraina. Nella giornata di giovedì, 23 Maggio, l’ex-Primo Ministro georgiano, Vano Merabivshili, è stato condannato a due anni di reclusione per abuso d’ufficio.

La sentenza, emanata dal Tribunale di Kutuaisi, è stata pronunciata con l’imputato arrestato in misura preventiva assieme all’ex-Ministro della Sanità, Zurab Chiaberashvili, rilasciato su cauzione di 13 Mila Dollari.

Pronta è stata la critica del Partito di Merabishvili, il Movimento Popolare Unito, che ha condannato la natura politica del gesto, ed ha definito l’arresto dell’ex-Primo Ministro un atto di Giustizia Selettiva.

Critico è stato anche il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, che dalla sconfitta nelle Elezioni Parlamentari del 2012 ha lamentato un uso politico della giustizia da parte del Primo Ministro, Bidzina Ivanishvili.

Contestazione velata è provenuta dagli Stati Uniti d’America che, con una nota di Patrick Ventrell, il Vice Porta Voce del Segretario di Stato USA, ha espresso particolare attenzione ai processi aperti di recente a carico dei membri del Governo sconfitto nelle ultime elezioni.

Parole di disprezzo alla misura sono state pubblicate anche dall’OSCE, che ha evidenziato come Merabishvili sia uno dei possibili candidati alle prossime Elezioni Presidenziali.

La vicenda di Merabishvili ricorda molto quella in Ucraina di Yulia Tymoshenko, Leader dell’Opposizione Democratica condannata a sette anni di detenzione, più tre di interdizione dalla vita politica, dopo un Processo Selettivo aperto a pochi mesi dal suo dimissionamento da Primo Ministro.

La Tymoshenko nel 2004 ha guidato la Rivoluzione Arancione, processo democratico non violento che ha reso l’Ucraina una democrazia occidentale per cinque anni.

Merabishvili nel 2003 è stato uno dei protagonisti della Rivoluzione delle Rose, processo democratico georgiano guidato dal Presidente Saakashvili e culminato con la transizione pacifica del potere dal campo rosa all’opposizione in Elezioni Parlamentari riconosciute come libere e regolari.

In Ucraina, la Tymoshenko è stata arrestata nel contesto di un’ondata di repressione politica organizzata dal Presidente, Viktor Yanukovych, che ha congelato il processo di integrazione di Kyiv nell’Unione Europea.

In Georgia, il Presidente Saakashvili ha più volte lamentato l’uso selettivo della giustizia dalla salita al potere del Premier Ivanishvili, mettendo in allarme l’UE.

Vince Mosca

La Giustizia Selettiva sia in Ucraina che in Georgia gioca a favore della Russia, che punta a stabilire la sua influenza nello spazio ex-sovietico mediante l’ingresso di Kyiv e Tbilisi nell’Unione Doganale Eurasiatica.

A questo progetto di integrazione sovranazionale progettato da Mosca partecipano già, oltre alla Federazione Russa, anche Bielorussia e Kazakhstan.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA ABBASSA LE TASSE SULLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 23, 2013

Varsavia intende rafforzare l’attenzione delle compagnie internazionali sulle ingenti riserve di gas non convenzionale. Cala la presenza delle compagnie USA in territorio polacco

Via le tasse per incentivare l’indipendenza energetica della Polonia e dell’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 21 Maggio, la Polonia ha congelato le tasse per lo sfruttamento del gas shale in territorio polacco fino al 2020.

A comunicare la decisione è stato il Ministro delle Finanze polacco, Jacek Rostowski, che ha così posticipato l’entrata in vigore del regime fiscale sull’estrazione dello shale, prevista nel 2015.

La mossa è motivata dalla necessità per la Polonia di mantenere viva l’attenzione sullo shale polacco, dopo che enti internazionali stanno abbandonando alla spicciolata il Paese centro-europeo.

Dopo il colosso statunitense ExxonMobil, che ha firmato un protocollo d’intesa con il monopolista statale russo del greggio, Rosneft -contrario allo sfruttamento dello shale polacco- anche la compagnia canadese Talisman Energy ha abbandonato i progetti di sfruttamento dello shale polacco.

A rimanere in Polonia sono ad oggi l’altro colosso USA, Chevron, e la compagnia irlandese San Leon Energy, che ha acquisito azioni sui giacimenti ad oggi controllati dalla Talisman Energy.

Secondo le stime dell’Agenzia per l’Informazione Energetica statunitense, la Polonia possiede la più consistente riserva di gas shale in Europa, pari a 5,3 Trilioni di metri cubi.

Lo shale per liberare l’UE dalla dipendenza dai russi

Per Varsavia, lo shale rappresenta un progetto strategico per diminuire la dipendenza nazionale ed europea dalla Russia, che copre l’82% del fabbisogno di gas polacco.

Oltre che dalla Polonia, in Europa lo sfruttamento dello shale è stato già approvato da Lituania, Gran Bretagna, Spagna, Romania, Slovacchia, Austria, Germania.

L’avvio dello sfruttamento di shale ha permesso agli USA di incrementare la produzione di gas, e di imporsi nel 2019 come primo fornitore in Asia.

Contraria allo sfruttamento di shale è la Russia, che vede nel gas non-convenzionale una minaccia al mantenimento dell’egemonia energetica nel mercato europeo.

Lo shale è un gas estratto da rocce porose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica.

Matteo Cazzulani