LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER L’ACCUSA KUCHMA NON E’ IL MANDANTE DELL’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2011

L’ex-Capo di Stato, accusato di abuso d’Ufficio, continua a rinviare il confronto con i testimoni. Ed assume costosi avvocati.

L'ex-presidente ucraino, Leonid Kuchma

Nulla — quasi — da temere. Questo sembrerebbe il messaggio della Procura Generale nei confronti dell’ex-Presidente ucraino, Leonid Kuchma, sotto processo per l’omicio del giornalista d’opposizione, Gija Gongadze.

Secondo il documento ufficiale, reso noto dai media nella giornata di mercoledì, 30 Marzo, il Capo di Stato emerito è accusato di abuso di potere. Ma non di essere il mandante dell’assassinio del fondatore dell’Ukrajins’ka Pravda, una delle poche voci libere del tempo.

Kuchma, stando all’accusa, avrebbe incaricato l’allora Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, di interrompere l’attività giornalistica del eporter di origine georgiana. Successivamente, sarebbe stato l’ex-titolare del dicastero, suicidatosi nel 2005, ad ordinare l’esecuzione di Gongadze, all’allora Direttore del Servizio di Sicurezza, Oleksij Pukach.

Una ricostruzione che, se confermata, assolverebbe Kuchma dalle più pesanti accuse di partecipazione all’omicidio. Ciò nonostante, l’ex-Presidente è insidiato dalla sua ex-guardia del corpo, Mykola Melnychenko, con cui continua ad evitare ogni confronto.

Melnychenko ha consegnato registrazioni audio, che inchioderebbero il Presidente emerito come mandante dell’assassinio di Gongadze.

Ancora nessuna verità su Gija Gongadze

Una storia intricata, vergognosamente irrisolta da quando, nel 2000, Gija è stato ucciso dopo tre giorni di sequestro. Il suo cadavere, privo della testa, è stato ritrovato nei pressi di Kyiv, da dove si era allontanato. Addescato, forse, da un finto testimone.

Il Presidente, Viktor Janukovych, ha illustrato che il processo a carico del suo “padre politico” è un dovere per la giustizia del Paese.

L’avvocato della famiglia Gongadze, Valentyna Telychenko, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e molti politologi sono scettici sulle reali intenzioni di giustizia del Capo di Stato, e vedono la questione come un suo tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla repressione politica contro avversari politici e stampa libera.

Ciò nonostante, Kuchma si è premunito con una campagna acquisti di legali da Paperone. Nel pool di avvocati è stato ingaggiato persino Alan Derschovitz, difensore del fondatore di Wikileaks, Julien Assange.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE DOGANALE RUSSA ALLA CACCIA DELL’UCRAINA

Posted in Bielorussia, Russia by matteocazzulani on March 31, 2011

Imprenditori russi, bielorussi, e Kazaki liberi di partecipare alle compravendite dei Paesi membri. Mosca invita Kyiv ad abbandorare i progetti UE per quelli della CEE euroasiatica

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Ucraina sempre più al bivio. Nella giornata di mercoledì, 30 Marzo, si sono svolte le ennesime consultazioni per la creazione della Zona di Libero scambio russo-bielorusso-kazaka.

Un appuntamento importante, dal momento in cui è stata introdotta la clausola che permette ad ogni imprenditore di Russia, Bielorussia, e Kazakhstan di partecipare alle aste statali dei Paesi membri. Senza più vincoli, né obblighi burocratici.

Un provvedimento redatto sulla base della legislazione della Federazione Russa, come spiegato dal Capo del Servizio Antimonopolio russo, Igor Artem’ev.

I businessmen dei Paesi Membri già possono prendere parte alle compravendite statali di Mosca, Minsk, ed Astana, alla sola condizione di assumere un proprio rappresentante locale. Fino al’entrata in vigore dell’Unione Doganale, prevista a breve.

Un’insidia per Kyiv

Questioni interne, dunque, ma con l’Ucraina sempre nel mirino. Il Commissario alla Realizzazione dell’Unione Doganale, Sergej Glaz’ev, ha esortato l’Ucraina ad entrare nella CEE eurosiatica, più conveniente dell’UE.

Secondo l’esponente russo, Bruxelles porrebbe condizioni discriminatorie a Kyiv. Che, altresì, godrebbe di sconti su una vasta gamma di prodotti, se membro del progetto di Mosca.

Le sirene russe sono una vera e propria insidia all’Ucraina, spaccata sulla questione. L’entourage del Presidente, Viktor Janukovych, è favorevole all’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale euroasiatica, e vede in Mosca il punto di riferimento della propria politica commerciale, economica, ed estera.

In disaccordo alcuni settori della maggioranza — tra cui il Premier, Mykola Azarov, ed il Ministro egli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko — e l’Opposizione Democratica, favorevoli alla Zona di Libero Scambio con l’Unione Europea. E, per ciò che concerne il campo arancione, di un’integrazione con Bruxelles.

Sul piano economico, a supporto della prospettiva occidentale, non solo i maggiori vantaggi garantiti dall’UE, ma anche la presenza dell’Ucraina al WTO. Le cui clausole impediscono a Kyiv di abbracciare il progetto di Russia, Bielorussia, e Kazakhstan, in quanto Paesi non membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Matteo Cazzulani

ESTONIA: AL VIA IL NUOVO GOVERNO DI CENTRO-DESTRA

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on March 30, 2011

Accordo sugli incarichi tra il Partito delle Riforme e l’Unione Pro Patria e Res Publica. Tanti volti nuovi per una politica di austerity economica

Il premier estone, Andrus Ansip

Un team collaudato alla guida dell’Estonia. E’ questo il quandro delineato dalla distribuzione degli incarichi di governo da parte del Premier estone, Andrus Ansip.

Sei i ministeri per il suo liberal-moderato Partito delle Riforme, tra cui il premierato, Giustizia, e Finanze. Uno in più per gli alleati dell’Unione Pro Patria e Res Pubblica, forza moderata, soddisfatta per i dicasteri di peso ottenuti, quali Presidenza del Parlamento, Interni, Economia, e Difesa.

Un varo della squadra di governo atteso da settimane, e reso possibile dalla comunicazione della lista dei ministri dei due partiti. Un passaggio lontano dall’essere combattuto, dal momento che i due soggetti già hanno governato assieme dal 2009 al 2010.

Peraltro, in un esecutivo di minoranza. Che, malgrado i numeri risicati, è riuscito a superare la crisi economica, rilanciare l’occupazione, e portare l’Estonia in Eurolandia.

I nomi della squadra

Ora, da realizzare è un programma basato su austerity, taglio delle tasse, libero mercato, europeismo, e stretti rapporti con USA e Scandinavia. Obiettivi non di semplice realizzazione, che hanno spinto Ansip a confermare uomini di fiducia.

Tra i volti noti del Partito delle Riforme, oltre al Premier, il suo braccio destro, Urmas Paet, agli Esteri, Hanno Pevkur agli Affari Sociali, Jurgen Ligi alle Finanze, e Rein Lang, spostato dalla Giustizia alla Cultura.

Quelli dell’Unione Pro Patria e Res Pubblica, invece, lo Speaker del Parlamento, Ene Ergma, il Ministro dell’Economia, Juhan Parts, il Titolare degli Affari Regionali, Siim Valmar Kiisler, quello dell’Agricoltura, Helir-Valdor Seeder, e l’ex-responsabile della Difesa, spostato all’Educazione, Jaak Aaviksoo.

Nuovi ministri, seppur di lunga esperienza politica, in ambiti importanti. La Giustizia è stata affidata a Kristen Michal, del Partito delle Riforme, e l’Ambiente al suo collega di forza politica, Keit Pentus.

Alla Difesa il Leader dell’Unione Pro Patria e Res Publica, l’ex Premier, e stimato storico, Mart Laar. Agli Interni, per il medesimo Partito, Ken-Marti Vaher.

Lecito ricordare che, a seguito delle Elezioni Parlamentari dello scorso 6 Marzo, il Partito delle Riforme ha ottenuto 33 seggi, l’Unione Pro Patria e Res Publica 26.

All’opposizione, i 26 parlamentari del liberal-progressista Partito del Centro, guidato dal sindaco filorusso di Tallin, Edgar Savisaar — finanziato dalla Russia — ed i 19 socialdemocratici, il Partito del Capo di Stato, Tomas Ilves.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA VARA UN NUOVO PARTENARIATO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 30, 2011

Non più due politiche distinte tra Mediteraneo ed Oriente, ma piani ad hoc per ciascun Paese, premiato dall’approvazione di riforme concrete, e punito con sanzioni per condotta illiberale. Ma Lukashenka continua con la repressione di dissidenti e giornalisti

Il corrispondente dalla Bielorussia di Gazeta Wyborcza, Andrzej Poczobut

Più riforme, più denaro. Questa la filosofia alla base della nuova Politica di Partenariato dell’Unione Europea. Presentata, martedì 29 Marzo, dal Commissario all’Allargamento, Stefan Fule.

Una necessità, dettata dall’ennesima falsificazione delle elezioni in Bielorussia, con tanto di violenze sui dissidenti, e dalle proteste in Nord Africa.

Cancellata la divisione tra Partenariato Mediterraneo ed Orientale, che ha diviso Francia e Germania, ben prima della Guerra in Libia. Bensì, politiche ad hoc per ciascun candidato alla partnership con Bruxelles, in cui ogni Paese riceverà denaro ed aiuti, solo in base a concrete riforme e progressi.

“Piani individuali per ogni Stato — ha evidenziato Fule — in cui ad essere premiato è chi davvero si attiva per l’integrazione UE”.

Soddisfatto il Ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski, vero protagonista della manovra. Secondo il Capo della diplomazia del Paese che dal prossimo semestre assumerà la guida dell’Unione Europea, è finito il tempo delle vane promesse.

La Politica di Partenariato Riformata — come è stata definita — è simile a quella adottata con Polonia ed altri Stati dell’Europa Centrale — Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, e Paesi Baltici — integrati nel 2004, in cui il cammino vrso l’UE andava costantemente dimostrato.

Inoltre, come illustrato dal polacco, sono previste sanzioni per quei Paesi confinanti, rei di violazioni dei principi di democrazia e libertà.

Lukashenka reprime altri dissidenti

Un esplicito riferimento alla Bielorussia di Lukashenka. Dove, sempre il 29 Marzo, un attivista di opposizione, Mikita Likhavid, è stato condannato a 3 anni e mezzo, colpevole di aver partecipato ad un meeting anti-governativo non autorizzato.

Giustizia alla bielorussa. La quale, nel contempo, ha rispedito al fresco anche il corrispondente da Hrodna di Gazeta Wyborcza, Andrzej Poczobut.

Per il polacco è l’ennesimo arresto, questa volta a causa di alcuni suoi articoli critici con le violazioni delle libertà a Minsk da parte del Bat’ka — come è nominato il Presidente bielorusso in Patria. Ma ora rischia due anni di detenzione.

“A Lukashenka — ha dichiarato Sikorski — non restano che due soluzioni. O trattare con i democratici, e seguire l’esempio di Wojciech Jaruzelski, o continuare nella repressione del dissenso, e finire come il suo collega tunisino”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: L’EUROPA A DIFESA DELLA LINGUA DI SHEVCHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 29, 2011

La Commissione di Venezia condana il progetto di legge della maggioranza sull’elevazione del russo a lingua nazionale. Lite all’interno della maggioranza, con i Parlametari del Partija Rehioniv contro lo Speaker della Rada

Il Poeta Nazionale Ucraino, Taras Shevchenko

Giù le mani dalla lingua ucraina. Categorico l’appello della Commissione di Venezia, al termine della visita in Ucraina.

Secondo la Commissione del Consiglio d’Europa per la Democrazia ed il Diritto, con sede nella località lagunare, promuovere il russo in Ucraina avrebbe effetti complicati sulla società.

In particolare, su quella fetta della popolazione che, dopo secoli di russificazione forzata, zarista e comunista, sta lentamente riscoprendo, ed apprezzando, la lingua di Shevchenko — Taras, il Poeta Nazionale Ucraino.

Crisi nella maggioranza filorussa

Seppur non vincolanti, le conclusioni del Consiglio d’Europa hanno mosso le acque all’interno della maggioranza.

Bersaglio principale, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, che ha invitato la Commissione ad esprimersi sul progetto di Legge che propone il riconoscimento del russo, al pari dell’Ucraino, a lingua di Stato.

Su tutte le furie il firmatario del provvedimento, il capogruppo alla Rada del Partija Rehioniv, Oleksandr Jefremov. Il quale, secondo indiscrezioni, avrebbe alzato i toni con i rappresentati del Consiglio d’Europa.

Critico anche il compagno di Partito, Vadym Kolesnichenko, che ha accusato i diplomatici di non avere prestato ascolto alla maggioranza.

A rispondere al simpatico Parlamentare, che ritiene il Legno Storto un giornaletto da Parrocchia, ed il redattore della Voce Arancione uno studentello di Padova, il Deputato Nazionale dell’Opposizione Democratica, Jaroslav Kendz’or.

“Gli inviati della Commissione — ha evidenziato l’esponente di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona — sono rimasti sorpresi dalla presenza di solo il 15% delle scuole in lingua ucraina nel Donbas. Da qui — ha concluso — la legittima deduzione che nel Paese la lingua nazionale va difesa”.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: ACCORDO ITALO-UCRAINO PER IL MAR NERO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 29, 2011

L’ENI si accorda con Kyiv per l’estrazione di metano al largo della Crimea, e l’individuazione di nuovi giacimenti. Si inasprisce il contrasto tra il Southstream ed il Nabucco

I percorsi del Southstream e del Nabucco

Oltre al pallone il metano. Nella giornata di lunedì, 28 Marzo, ad unire Italia ed Ucraina non è stato solamente l’arrivo della rappresentativa campione del Mondo, per l’incontro amichevole di calcio, ma anche un importante importante accordo energetico.

Alla presenza del Ministro dell’Energia, Mykola Zlochevs’kyj, Kyiv si è accordata con la compagnia italiana ENI per l’estrazione di gas metano nel Mar Nero.

Il memorandum prevede anche lo studio di nuove modalità di inividuazione, e reperimento, dell’oro blu in altre zone, attraverso un’intensa collaborazione.

Soddisfazione da ambo le parti. Sopratutto da quella ucraina. Che, così, procede nella propria politica energetica, basata sull’intensivo sfruttamento dei giacimenti di gas sul proprio territorio.

Obiettivo, l’alleggerimento della dipendenza dalla Russia. Con cui l’Ucraina, malgrado le onerose concessioni politico-militari — prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero a Sebastopoli fino al 2042, in cambio di un risibile sconto sulle tariffe — non è riuscita a negoziare tariffe convenienti.

Ancora concorrenza tra Southstream e Nabucco

Ed è proprio Mosca il convitato di pietra dell’accordo ENI-Kyiv. La compagnia italiana è uno dei principali partner del monopolista russo dell’oro blu, Gazprom. Con cui, tra gli altri progetti, ha ideato, e finanziato, il Southstream.

Un gasdotto sottomarino, concepito per inviare gas in Europa Occidentale, bypassando Paesi ritenuti inaffidabili dal Cremlino, quali Moldova, Romania, ed Ucraina.

Un piede in due scarpe, sembrerebbe. Anche se la presenza di ENI nel Gasdotto Meridionale si è leggermente offuscata, a causa del recente ingresso di nuovi soci.

Oltre alla francese Suez-Gaz de France, ed alle compagnie statali dei Paesi interessati — Grecia, Macedonia, Bulgaria, ed Austria — per volere di Mosca è stato rinsaldato il ruolo di Serbia e Slovenia, ed inserita la tedesca Wintershall. La quale, assieme alla già presente RWE, ha rafforzato la componente teutonica nel gasdotto russo-italiano.

Per contrastare il Gasdotto Ortodosso — come è nominato il Southstream — l’Unione Europea ha sposato il Nabucco. Un gasdotto, sempre sottomarino, che trasporterà oro blu centroasiatico attraverso il mediterraneo, saltando il territorio russo.

Oltre a Bruxelles, appoggio politico all’infrastruttura di verdiana denominazione è garantito dal consorzio AGRI — Azerbajdzhan, Georgia, Ungheria, e Romania. Quello economico, da un consorzio compartecipato dalle compagnie romena Transgaz, ungherese MOL, austriaca OMV, turca BOTAS, tedesca RWE, e bulgara Bulgargaz.

A confermare l’importanza per l’Unione Europea del Nabucco per diminuire la dipendenza dalla Russia, le dichiarazioni all’autorevole AFP del Commissario all’Energia, Gunter Oettinger.

“Riteniamo i russi dei partner importanti — ha evidenziato — ma per ciò che riguarda il gas da paesi terzi, l’UE non deve essere obbligata a dipendere dalla Federazione Russia come intermediario. Per l’oro blu azero e turkmeno c’è una via più breve”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: OPPOSIZIONE DEMOCRATICA PER LA CANCELLAZIONE DEGLI ACCORDI DI KHARKIV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 28, 2011

Il Deputato Nazionale Andrij Parubij ha presentato una mozione di condanna dei patti con cui il Presidente, Viktor Janukovych, ha prolungato la presenza dell’esercito russo in Crimea fino al 2042

Il parlamentare dell'Opposizione Democratica, Andrij Parubij

Spallata al governo, sul tema più spinoso. E’ questa l’intenzione dell’Opposizione Democratica. Che, lo scorso venerdì, 25 Marzo, ha registrato in Parlamento una mozione di denuncia degli Accordi di Kharkiv.

Iniziatore, il Deputato Nazionale di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, Andrij Parubij, a cui si sono aggiunti molti colleghi di partito. E del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, il principale gruppo dell’Opposizione Democratica.

Secondo il documento, gli Accordi sarebbero illegali, poiché la Costituzione Ucraina, sul suolo Patrio, non consente l’installazione di basi militari straniere. E prevede lo stazionamento di eserciti di altri Paesi solo a carattere temporaneo, e limitato.

Inoltre, essi sono stati ratificati dalla Rada, senza il parere della Corte Costituzionale, come richiesto dal regolamento parlamentare.

Il provvedimento è stato inserito tra le tematiche delle prossime Sedute Plenarie del Parlamento. Ma, stando alle cifre, difficilmente l’Opposizione Democratica riuscirà nell’annullamento di un patto che, come illustrato da Parubij, minaccia la sicurezza nazionale, energetica, e politica del Paese.

La messa in pericolo dell’Indipendenza Nazionale Ucraina

Stretti nell’ex-Capitale dell’Ucraina Sovietica, lo scorso 21 Aprile, dai Presidenti di Ucraina e Russia, Viktor Janukovych, e Dmitrij Medvedev, gli Accordi prevedono il prolungamento fino al 2042 della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea.

In cambio, Mosca ha conesso a Kyiv un risibile sconto sul gas. Successivamente, vanificato dall’aumento del 50% della bolletta per la popolazione. Stabilito dal Governo, con scarso preavviso, lo scorso Primo di Agosto.

I patti, poi, sono stati ratificati dalla Rada il 27 Aprile, in una seduta surreale. Per evitare la cessione di parte della sovranità nazionale sul proprio territorio, l’Opposizione Democratica ha organizzato persino una coreografia, con bandiere ucraine, fumogeni, e lancio di uova, all’indirizzo dello Speaker, Volodymyr Lytvyn.

Il quale, malgrado la forte contrarietà di una parte dell’aula, e del Popolo ucraino, ha aperto il voto, e consentito l’approvazione in prima ed unica lettura.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: GOVERNO ED OPPOSIZIONE DEMOCRATICA DESIDERANO PIÙ EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 28, 2011

Il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, chiede un aumento dei finanziamenti per la membership con Bruxelles. Julija Tymoshenko invita i Leader europei ad inserire Kyiv nella revisione delle centrali nucleari programmata da Bruxelles

Il ministro egli esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko

Chi chiede soldi, e chi aiuto tecnico. Ma con un unico obiettivo, l’Integrazione Europea. Durante il vertice UE di sabato, 26 Marzo, il Ministro degli Esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko, ha lamentato la scarsità dei prestiti di Bruxelles per chi, come Kyiv, è candidato alla partnership.

Nell’ambito delle tappe di pre-adesione, per i Paesi dell’Europa Orientale, l’Unione Europea ha erogato prestiti annuali pari a 30 Euro per cittadino. Ma, ad oggi, l’Ucraina ne riceve solo 3.

Uno snaturamento della Politica di Partenariato, come lo ha definito Hryshchenko, che ostacola i due obiettivi primari di Kyiv, quali l’ingresso nell’Unione Europea, e, prima ancora, la Zona di Libero Mercato.

L’UE nella modernizzazione delle centrali nucleari ucraine

Più concete le richieste all’Europa di chi, nel 2008, la Zona di Libero Mercato l’ha concordata, ed avviata.

Nel corso del summit del Partito Popolare Europeo, lo scorso giovedì, 24 Marzo, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ha invitato i maggiori politici del Vecchio Continente a modernizzare le centrali nucleari del suo Paese.

Un’attività urgente, sia per la sicurezza di tutta l’Europa, che, prima ancora, per quella dell’Ucraina, che dal nucleare dipende al 50%.

”I recenti fatti in Asia — ha dichiarato in un’intervista al 5 Kanal — ci impongono una revisione delle centrali nucleari. L’Unione Europea — ha continuato l’anima della Rivoluzione Arancione — lo ha programmato su scala continentale. Ho richiesto che l’Ucraina sia parte questo processo”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA CHIESA GRECO-ORTODOSSA HA UNA NUOVA GUIDA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 27, 2011

Svjatoslav Shevchuk è il nuovo Arcivescovo Supremo di una delle confessioni a metà tra cattolicesimo ed ortodossia presenti in tutto il pianeta

L'Arcivescovo Supremo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, Svjatoslav Shevchuk

Giovane età, sorpresa, ed internazionalità. Questi i tre fattori alla base dell’elezione del Vescovo Svjatoslav Shevchuk alla guida della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina.

A dare l’imprimatur definitivo alla sua intronizzazione, Domenica, 27 Marzo, la conferma di Papa Benedetto XVI alla scelta del Sinodo, che per tre giorni ha riunito i vescovi di tutte le diocesi a Leopoli.

Come dichiarato da fonti ufficiali, un Conclave particolarmente combattuto, con molti candidati, nessuno dei quali in grado di ottenere i due terzi dei consensi necessari all’elezione. Solo il terzo giorno, il Ssegretario dell’uscente Arcivescovo Supremo, Ljubomyr Huzar — ritiratosi per motivi di salute — ha messo d’accordo tutti.

41enne, Svjatoslav Shevchuk ha un notevole bagaglio culturale, ed una consistente esperienza ecclesiastica. Nato in Galizia, ha studiato presso il Seminario di Leopoli, discusso il Dottorato alla Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino, e si è specializzato in Filosofia Teoretica in Argentina.

Già vice-rettore del Seminario di Leopoli, ha espletato funzioni di amministrazione apostolica anche a Buenos Aires.

Tra internazionalizzazione ed unione delle Chiese ucraine

Sulle sue spalle, importanti responsabilità, in un periodo particolarmente delicato. Non occorre solo rafforzare le diocesi dell’Ucraina Occidentale, dove vive la maggior parte dei 5,5 milioni di fedeli. Ma anche internazionalizzare una Chiesa — di rito ortodosso, ma sottoposta al Papa di Roma — che grazie alla diaspora conta adepti in tutto il pianeta.

Secondo un sondaggio, da Shevchuk la comunità greco-cattolica si aspetta la continuazione della condotta dell’amato predecessore.

Una figura di altro profilo, moralmente e spiritualmente autorevole, impegnata nell’unificazione delle chiese ucraine — sulle rive del Dnipro coesistono quelle ortodosse del patriarcato di Kyiv, Mosca, e Bisanzio, quella greco-cattolica, e quella cattolica-romana.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: SULLA LEADERSHIP RUSSA LA ZAVORRA CINESE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 27, 2011

Secondo il politologo russo, Andrej Piontovskij, guerra in Libia e terremoto in Giappone hanno rotto gli equilibri mondiali in favore di Mosca. Che, tuttavia, non riuscirà a ripresentarsi come leader mondiale, se non nel breve tempo

Il premier russo, Vladimir Putin

Una politica di corto respiro, che graverà sull’Europa. Questo il parere espresso a Radio Liberty dallo stimato politologo russo, Andrej Piontkovskij. Secondo l’esperto in materia energetica, i recenti fatti di mondo arabo ed Asia giocherebbero a favore dell’economia russia, rafforzandone il ruolo di serbatoio energetico del Mondo.

Piontkovskij pone l’accento sulle recenti dichiarazioni anti-occidentali del primo Ministro, Vladimir Putin, e del programmato aumento dell’estrazione di gas e materie prime, per un’Europa sempre più assetata di energia, e dipendente dall’unico fornitore moscovita.

Una situazione che, secondo il politologo russo, potrebbe sì riportare la Russia ai fasti del 2007, con un’economia ai livelli pre-crisi, ma per un limitato lasso di tempo. A provocarne il collasso, l’impossibilità di soddisfare la crescente domanda proveniente dalla Cina, con cui Mosca ha siglato importanti accordi. Che, oramai, la legano indissolubilmente a Pechino, oltre che a Bruxelles.

“Torneremo al Periodo del 2006-2007 — ha evidenziato a Radio Liberty — ed alla propaganda della Russia come Grande Potenza energetica. E’ un bene per un breve periodo, ma non a lungo”.

Tariffe più care per Bruxelles

Fatto sta che i bombardamenti in Libia, ed il disastro del Fukushima I, hanno messo in ginocchio l’economia mondiale, causato un’incremento delle materie energetiche, e, nel Vecchio Continente, rotto quel già precario equilibrio energetico dato da un ventaglio, nemmeno troppo esteso, di diversi fornitori.

Non a caso, la Russia non solo ha aumentato le esportazioni di Gas in Europa — pagate a caro prezzo — ma invitato compagnie mondiali, anche giapponesi, ad investire sui propri giacimenti in Siberia di oro blu, nafta, e carbone.

Matteo Cazzulani